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Posts Tagged ‘autocertificazione’

Autocertificazioni ed obbligo di verità

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 aprile 2021

In questi giorni sta rimbalzando, soprattutto online, la notizia che mentire nelle autocertificazioni non costituirebbe reato.Al fine di evitare la diffusione di notizie poco chiare e che legittimano un comportamento scorretto e potenzialmente dannoso, si ritiene opportuno fare alcune dovute e necessarie precisazioni.Siamo, infatti, innanzi ad un comportamento che va disincentivato e non incentivato! Siamo certi che la falsità non porterà ad una condanna?Sulla falsità nelle autocertificazioni non esiste un orientamento unico, anzi c’è un profondo contrasto che porta alla conseguenza, paradossale ma che si verifica sovente nei Tribunali, che due persone che hanno tenuto il medesimo comportamento, seppure giudicate nello stesso luogo ma da Giudici diversi, abbiano sentenze contrastanti. Una persona potrebbe essere assolta e l’altra condannata. E’ quindi sbagliato e falso credere che mentendo nelle dichiarazioni contenute nelle autocertificazioni non si subiranno conseguenze. Cosa dicono i DPCM? Dovrebbe essere circostanza nota (il condizionale è d’obbligo) che la violazione delle norme contenute nei vari DPCM, che sono ancora in vigore sebbene parzialmente modificati dai provvedimenti successivi, comporta il rischio di essere sanzionati amministrativamente oppure di vedersi contestato un reato. Quelle che vengono elevate per il mancato uso della mascherina, per la violazione del divieto di assembramento o di circolazione, possono variare dai € 400 ai € 1.000, ed in entrambi i casi, se si paga entro 5 giorni da quando è stata elevata, si potrà usufruire di uno sconto del 30%. Per tale ragione spesso si sente dire che la multa è pari ad € 280! I reati Mentre le sanzioni amministrative non hanno creato scalpore, le conseguenze penali legate alla violazione dei DPCM hanno generato un vero e proprio dibattito. In alcuni casi la violazione del DPCM non si traduce in una semplice sanzione amministrativa ma nella contestazione del reato previsto dall’art. 483 cp ovvero falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.Cosa prevede la norma? “Chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni. Se si tratta di false attestazioni in atti dello stato civile, la reclusione non può essere inferiore a tre mesi.” Vista così sembrerebbe che non ci sia scampo, che il reato venga commesso ogni volta che si propone all’Autorità una giustificazione falsa. La domanda è naturale: se la norma è chiara perché c’è contrasto giurisprudenziale? Perché alcuni giudici assolvono? Per alcuni Giudici non è possibile procedere alla condanna perché “Un simile obbligo di riferire la verità non è previsto da alcuna norma di legge e perché un tale obbligo sarebbe in palese contrasto con il diritto di difesa del singolo”. Verrebbe da pensare, quindi, che i DPCM non sono una Legge ma sarebbe un pensiero errato. Semplicemente nei DPCM manca una norma specifica sull’obbligo di dire la verità nelle autocertificazioni dell’emergenza sanitaria e una legge che preveda l’obbligo di fare autocertificazione in questi casi. Per taluni Giudici, infatti, i DPCM sono dei semplici atti regolamentari e per tale ragione non avrebbero la “forza” normativa per costringere qualcuno a non uscire di casa. Cosa fare? La cosa migliore, indipendentemente da come si vogliono interpretare i DPCM o dal valore giuridico che si vuole riconoscere agli stessi, è di rispettarli, di evitare uscite inutili per una semplice questione di tutela della salute. La cosa migliore è evitare il rischio perché NON è vero che non verrà contestato il reato o che sicuramente si verrà assolti (ed in questo caso comunque andrebbero sostenute le spese legali e del giudizio). Sara Astorino, legale, consulente Aduc

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Coronavirus. La nuova “autocertificazione” rischia di essere controproducente?

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

Abbiamo già avuto modo di chiarire qual è la portata applicativa del reato previsto e punito dall’art. 650 del codice penale, ossia il mancato rispetto di un provvedimento legalmente dato dall’Autorità. Abbiamo anche avuto modo di accennare quali sono i limiti applicativi dei reati richiamati nel modello di “auto-dichiarazione” che può essere richiesto al momento dei controlli disposti dalle Forze dell’Ordine.In sintesi: ferma restando ogni valutazione di legittimità del provvedimento reso dall’Autorità e ferma restando ogni considerazione che caratterizza il caso singolo, in linea di massima, può essere contestata, a chi non rispetti gli obblighi enucleati nei decreti, la citata contravvenzione.In questo caso, non potranno essere applicate misure “precautelari” e dunque la persona fermata, pur denunciata dovrà essere lasciata libera dopo l’identificazione e non potrà essere arrestata. In un secondo momento, se il procedimento non dovesse essere archiviato dal Pubblico Ministero, l’interessato riceverà la notifica degli atti giudiziari e dovrà valutare, con il proprio avvocato, la migliore strategia difensiva. Nel caso di notifica di un decreto penale di condanna, che prevede il semplice pagamento di una pena pecuniaria, ci saranno brevi termini (di 15 giorni) per fare importanti valutazioni difensive, anche per evitare la iscrizione del precedente nella “fedina” penale (ossia il certificato penale). Il Governo aveva inoltre fatto riferimento alla c.d. autodichiarazione (che è disciplinata dal DPR 445/2000) ed è stato divulgato un modello, recentemente aggiornato, da compilare e da consegnare alle forze dell’ordine al momento del controllo.Il nuovo modello prevede – per quanto qui interessa – che chi debba uscire dalla propria dimora dichiari di essere “consapevole delle conseguenze penali previste in caso di dichiarazioni mendaci a pubblico ufficiale (art. 495 c.p.)”, di “non essere sottoposto alla misura della quarantena e di non essere risultato positivo al virus COVID-19”, “di essere a conoscenza delle sanzioni previste (…) in caso di inottemperanza delle predette misure di contenimento (art. 650 c.p., salvo che il fatto non costituisca più grave reato)”.Nel resto ricalca il precedente modello. Ebbene, le perplessità già analizzate restano e, anzi, si acuiscono. Da un primo punto di vista, il richiamo all’art. 495 c.p. pare fuorviante.Altro effetto ottenuto era quello di rendere possibile l’arresto immediato nel caso in cui i soggetti controllati avessero fornito false attestazioni al pubblico ufficiale.Ad ogni buon conto, il richiamo a quel delitto è improprio anche perché il contenuto dei modelli non riguarda l’identità o lo stato (civile) o le qualità personali, ma riguarda un fatto: la necessità di uscire di casa, la circostanza di essere positivi al test o di trovarsi in quarantena obbligatoria.Il problema – come abbiamo detto più volte – non è secondario perché per la violazione dell’art. 495 c.p. è ammesso l’arresto facoltativo.Ma il nuovo modello lascia spazio ad ulteriori perplessità soprattutto in relazione alla positività al test.In particolare, viene da chiedersi se la nuova “autocertificazione” non sia criminogena, controproducente, o peggio, non rischi di avere l’effetto perverso di estendere il contagio.La domanda è semplice: come si può pretendere che gli individui si sottopongano al test se sanno che, una volta risultati positivi, avranno conseguenze giuridiche solo peggiorative?Il risultato che si ottiene con la minaccia di gravi sanzioni ai soggetti “risultati positivi” pare quello di disincentivare la trasparenza e le comunicazione fra soggetti “non ancora risultati positivi” ed il Sistema Sanitario, individui che potrebbero percepire un vantaggio a sottrarsi ai test.Insomma, il richiamo fuorviante a norme sanzionatorie che non sembrano neppure applicabili rischia di comprimere il ricorso alle strutture sanitarie e dunque di estendere il contagio. (Fabio Clauser, legale, consulente Aduc)

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Gruppo FS: Autocertificazione spostamenti

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

Il Gruppo FS Italiane mette a disposizione di tutti i cittadini, e dei propri dipendenti, un’App gratuita per la compilazione del nuovo modello di autocertificazione in caso di spostamenti. Il modulo è necessario per il rispetto delle prescrizioni adottate dal governo per il contenimento del contagio epidemiologico da COVID-19, noto come Coronavirus. Dopo la compilazione dei dati da parte dell’interessato, l’App permette di generare un file PDF da stampare e mostrare agli operatori di polizia.Il download dell’App – Autocertificazione FS – è già disponibile attraverso lo store ufficiale Android e presto, per i dispositivi Apple, tramite lo store iOS. Le stesse funzionalità sono anche disponibili da browser all’indirizzo https://autocertificazione.fsitaliane.it e, per i dipendenti del Gruppo FS Italiane, tramite il portale Intranet aziendale. Il lancio dell’App è un’ulteriore azione, dopo quelle già avviate dal Gruppo FS Italiane, a tutela e a sostegno di viaggiatori e dipendenti.L’App recepisce il nuovo modello di autocertificazione del Ministero dell’Interno del 17 marzo 2020. Il file PDF, secondo quanto previsto dalle disposizioni del Ministero dell’Interno, deve essere stampato e mostrato durante i controlli di polizia per la controfirma da parte degli operatori, previa identificazione del dichiarante. I dati raccolti nel modulo non vengono conservati sui server aziendali. Una volta effettuato il download della dichiarazione vengono cancellati. Sarà cura dell’interessato conservare una copia dell’autodichiarazione.

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Scuola: Vaccini obbligatori, basterà l’autocertificazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 luglio 2018

Stamane è stato ufficializzato, con una circolare congiunta, firmata dalla Ministra della Salute Giulia Grillo e dal Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che per l’iscrizione al prossimo anno scolastico basterà l’autocertificazione, facendo così decadere la scadenza del 10 luglio prossimo che imponeva alle famiglie degli alunni di presentare documenti comprovabili l’avvenuta somministrazione dei dieci vaccini dichiarati indispensabili. È dunque finita come doveva finire: perché il provvedimento interdittivo, il divieto di accesso ai bambini non vaccinati, non ha mai avuto valenza costituzionale. Perché per salvaguardare un diritto, quello della salute, se ne calpestava un altro, quello dell’istruzione. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Siamo stati l’unico sindacato della scuola a prendere posizione in modo forte contro quel provvedimento illogico, esprimendo la nostra contrarietà sin dal primo giorno dell’approvazione della legge sull’obbligo dei dieci vaccini e poi impugnando il provvedimento voluto dall’ex Ministra Beatrice Lorenzin. La modifica della norma era inevitabile, ancora di più perché lo Stato ha sforato le proprie competenze. Senza dimenticare che nel corso dei mesi si è scoperto che il decreto Lorenzin è stato attuato in ogni Regione in modo diversificato, andando così ad aggiungere anche un altro problema. Ma l’aspetto più paradossale è stato quello di voler espellere l’alunno non in regola o multare le famiglie inadempienti nella scuola dell’obbligo e obbligarle alla vaccinazione dei nostri figli nel percorso 0-6 anno, laddove lo Stato italiano era consapevole di coprire nel sistema integrato nemmeno un terzo dei bambini scolarizzati, quindi iscritti agli asili nido e alle scuole dell’infanzia.

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Incentivi e bonus

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 aprile 2010

Da una prima verifica svolta da Adiconsum su come potrà funzionare il meccanismo del bonus incentivi ha evidenziato una difficoltà che occorre correggere. Il bonus previsto dalla legge vale solo per i prodotti acquistati in sostituzione di analogo prodotto rottamato. Questo perché l’incentivo intende favorire acquisti aggiuntivi a quelli che normalmente si sarebbero fatti. I negozianti interpellati richiedono infatti il certificato della rottamazione della vecchia cucina o della vecchia lavastoviglie. Ma questo certificato è praticamente impossibile da ottenere poiché pochi sono i Centri di raccolta che rilasciano questo documento. Adiconsum propone quindi, come già avvenuto a suo tempo per i frigoriferi, che sia ritenuta valida un’autocertificazione da parte del consumatore. In caso contrario questo vincolo rischia di rende inefficace lo stesso bonus.

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Autocertificazione sottoscrittori liste elettorali

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2010

La normativa nazionale -cosi’ come gran parte di quella regionale- prevede che da 180 giorni prima delle votazioni sia possibile iniziare la raccolta delle firme sulle liste di candidati, su moduli conformi alle indicazioni del Ministero dell’interno o su quelli predisposti dalle Regioni che hanno adottato delle proprie leggi elettorali. Il numero dei sottoscrittori varia a seconda la popolazione e la legge regionale. L’onere della raccolta firme, nata per difendere la democrazia ed arginare le candidature temerarie e le liste senza rappresentatività, è invece divenuto uno strumento per impedire l’accesso alle elezioni di quelle forze politiche che vivono fuori dal recinto partitocratico. A fronte delle migliaia di sottoscrizioni, autenticate e certificate, complessivamente necessarie per presentare le liste, e’ praticamente impossibile raccogliere legalmente le firme per una forza politica priva di consiglieri comunali e provinciali. Come dettagliatamente denunciato dalla Lista Bonino-Pannella: – i cittadini italiani non sono stati in nessun modo informati, tantomeno dal servizio pubblico Rai in violazione della legge, delle modalità del procedimento elettorale ne’ del loro diritto di sottoscrivere le liste di candidati; – 200 mila persone, cui la legge affida la funzione di autenticare le firme, non hanno ricevuto nessuna disposizione per esercitare utilmente il loro potere-dovere di farlo; – Comuni, Province, Tribunali e Procure non hanno predisposto ed organizzato un servizio pubblico di autenticazione, che la legge prevede possa svolgersi anche al di fuori degli uffici comunali; – Il 75% dei Comuni non si è dotato della PEC (posta elettronica certificata), obbligatoria dal 30 giugno 2009, e ciò impedisce di inviare a costi ridotti e tempestivamente le liste provinciali da far sottoscrivere ai cittadini (l’alternativa e’ quella di inviarle a costi elevati, mezzo corriere, ai Comuni). A fronte di questa situazione di assoluta illegalità e incertezza, appare necessario quantomeno intervenire sulla possibilità che i cittadini possano, in base alla legge e al principio di autocertificazione, apporre la propria firma sulle liste cui poi deve essere annotata la certificazione elettorale e vagliate dalle rispettive Corti d’Appello. E’ questo il senso del ddl depositato con il senatore Marco Perduca “Disposizioni per l’autenticazione delle firme negli atti presentati agli uffici elettorali”. Non si tratta di una sovrapposizione di strumenti, perche’ la modalità tradizionale viene mantenuta per le firme rese collettivamente: qui ha senso che un soggetto terzo controlli la libertàà del volere dei sottoscrittori, che proponendosi come gruppo potrebbero connotare di coercizione indebita l’adesione del singolo. Quando invece la sottoscrizione è dell’individuo, in un atto singolo, e’ sufficiente far capo alla modalità dell’articolo 38, comma 3 del D.P.R. n. 445, che contempla l’allegazione di una fotocopia del documento di riconoscimento valido nella parte in cui reca la firma del titolare. La presentazione può essere delegata a chi raccoglie gli atti e, pertanto, fa da tramite non gia’ per l’espressione della volontà, ma per la comunicazione della stessa all’Ufficio elettorale: in tal modo si salvano le esigenze di libertà del volere e, nel contempo, si snelliscono quelle di sua trasmissione all’organo amministrativo, il quale potra’ sempre esercitare (ex ante o ex post, in integrale o a campione) il controllo sull’autenticità delle firme visionando quelle apposte sul documento di riconoscimento fotocopiato.”

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Autocertificazione. Nuova scheda pratica dell’Aduc

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 dicembre 2009

E’ in linea sul sito Internet dell’associazione, una nuova scheda pratica su “Autocertificazione”, una serie di indicazioni pratiche e aggiornate per cercare di farsi meno male nei rapporti quotidiani con la burocrazia. A cura di Rita Sabelli, responsabile per l’Aduc dell’aggiornamento normativo. Nonostante la legge che ha istituito questa facilitazione nei rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione sia in vigore da marzo del 2001, ancora numerose sono le lacune interpretative e applicative; una situazione in cui chi ci rimette e’ sempre l’ultimo anello della catena, cioè il cittadino utente dei pubblici servizi. La conoscenza dei propri diritti e doveri e’, quindi, fondamentale per non farsi mettere i piedi in testa e per aiutare chi ci amministra a farlo meglio. Cosi’ la struttura della scheda pratica: – Dichiarazione sostitutiva di certificazioni. E’ una dichiarazione scritta su carta semplice, senza bolli ne’ timbri, con la quale il cittadino puo’ attestare sotto la propria responsabilita’  la data e il luogo di nascita, la residenza, la cittadinanza, il godimento dei diritti civili e politici, etc. – Dichiarazione sostitutiva di atto di notorieta’. Occorre per attestare tutti gli stati, i fatti, le qualita’ personali non inclusi nella lista di cui sopra, ovvero per le quali non e’ sufficiente l’autocertificazione. – Presentazione di istanze e dichiarazioni. Qualsiasi dichiarazione o istanza che va presentata alla pubblica amministrazione (enti statali e/o locali comprese scuole, universita’, etc.) o ai gestori od esercenti di servizi pubblici (per esempio le poste, Trenitalia, Enel, i gestori nel settore dell’energia e telefonia, la Rai, la societa’ Autostrade, etc.) puo’ essere consegnata personalmente o inviata per posta, per fax o per via telematica.
– Impedimento alla firma. Se il soggetto e’ nell’impossibilita’ di avvalersi della forma scritta, perche’ analfabeta o perche’ fisicamente impossibilitato a firmare, la dichiarazione (escluse quelle fiscali) e’ raccolta dal dipendente addetto nelle vesti di pubblico ufficiale. – False dichiarazioni. Le dichiarazioni sono ovviamente rilasciate sotto la propria responsabilita’, e in caso di affermazioni mendaci o false sono applicabili sanzioni penali.Qui il link della scheda pratica: http://sosonline.aduc.it/scheda/autocertificazione_2368.php

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