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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘autocritica’

Primavera araba

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 marzo 2012

English: Franco Frattini, Italian politician

Image via Wikipedia

Roma. Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha concluso il denso e ricco convegno sulla primavera araba, che ha visto alternarsi ventisette oratori per cinque sessioni di studio e di approfondimento. “Il clima di oggi – ha detto Impagliazzo – non autorizza ad essere, di fronte ai grandi avvenimenti della primavera araba, spettatori scettici, ma piuttosto accompagnatori rispettosi e appassionati. Come? Con tre parole chiave: incontro, ascolto, amicizia. Il realismo dell’amicizia va oltre la dicotomia ottimismo-pessimismo e ci fa leggere gli eventi con più passione e più profondità. Noi europei dovremmo sentirci di più chiamati in gioco. Dovremmo avere lo stesso entusiasmo, certo non acritico, che avvertimmo durante i grandi avvenimenti dell’Ottantanove. L’Islam sta cambiando, è un fatto epocale che deve suscitare sostegno e simpatia”. Il Presidente di Sant’Egidio ha sottolineato in particolare due aspetti di grande novità, emersi dal dibattito: si partecipa al processo di cambiamento nei propri paesi, come cittadini e non come aderenti ad un’etnia o a una religione. E inoltre, i nuovi equilibri politici che si vanno disegnando mostrano un’inedita via di riconciliazione tra fede e laicità. Basterebbe solo questo per non lesinare passione e simpatia nei confronti di un movimento che sta facendo la storia del nostro tempo.
Il mondo arabo è attraversato dal vento della storia. Il convegno organizzato da Sant’Egidio, attraverso i ventisette oratori, ha cercato di leggerne gli eventi cercando di penetrarne la complessità. Lo ha fatto anche per “mettere a punto un giudizio” italiano ed europeo, come ha sottolineato nel suo intervento Massimo D’Alema. L’ex premier, ora Presidente della Commissione parlamentare per la Sicurezza, si è confrontato con Franco Frattini, già ministro degli Esteri, nell’ultima sessione del convegno, dedicata proprio al ruolo dell’Europa. “Si è chiusa la pagina dell’islamofobia – ha detto D’Alema – occorre oggi tener conto della forza di trascinamento popolare dell’Islam politico. Bisogna superare visioni demonizzanti e aprire un dialogo con le nuove forze, certo tenendo conto che la democrazia non è solo voto, ma soprattutto diritto delle minoranze a fare opposizione. Tuttavia i nuovi movimenti non sono antioccidentali; anzi, sono nati e si sono rafforzati utilizzando ampiamente valori e strumenti di diffusione comuni. L’Europa non può rispondere con il sospetto, con l’attendismo e men che meno con la nostalgia. Dà più garanzie alla sua stessa sicurezza il cambiamento in corso. Deve aprire perciò una nuova fase della sua politica verso il Mediterraneo, costruendo una partnership finalmente paritaria, un partenariato della civiltà, oltre i meri rapporti commerciali o d’interesse. Deve stabilire una politica comune sull’immigrazione e quindi verso l’Africa, tenendo conto che anche i paesi della riva sud sono ormai più destinatari di flussi in arrivo, che esportatori di emigrati. Deve ripensare una politica della pace e della sicurezza, lavorando insieme con i paesi arabi sull’agenda dei conflitti aperti, primo tra tutti quello israelo-palestinese. L’Ottantanove è stato la nostra primavera – ha concluso D’Alema – e in quell’occasione l’Europa fu promotrice del sogno dell’allargamento europeo. Oggi dobbiamo fare qualcosa di simile con i nostri vicini del Mediterraneo”.
Frattini ha colto la suggestione proponendo una “nuova CSCE”. Come la Conferenza di Helsinki fu il grimaldello per scardinare la cortina di ferro, così occorre inventare oggi un organismo comune che dia solidità alla nuova prospettiva euro mediterranea. L’ex ministro degli Esteri ha parlato di un processo democratico irreversibile e ha invitato l’Europa all’autocritica: “Il partenariato di convenienza non poteva durare a lungo”. Oggi il programma è: “money, mobility, markets. Money: sviluppo paritario e sostenibile, dunque investimenti e non donazioni. Mobility: ripensare Erasmus in funzione euro mediterranea, poiché i giovani sono un grande investimento sul futuro. Markets: basta con i protezionismi. È interesse dell’Europa e della sua sicurezza aprire i mercati e favorire una solida crescita economica di tutto il bacino mediterraneo”. Tra i due leader politici italiani, più sintonia che discordia.

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Berlusconi: autocritica costruttiva

Posted by fidest press agency su martedì, 12 ottobre 2010

“Il fallimento del PdL è il fallimento del bipartitismo, ma è anche il successo del bipolarismo o quanto meno della necessità di rafforzarlo, per questo l’autocritica di Berlusconi va salutata positivamente” – quanto si legge oggi in un editoriale apparso sul sito dell’associazione AreaNazionale, che si riconosce nelle posizioni degli on. Roberto Menia e Silvano Moffa (Fli). “A questo punto nessuno può pensare di tornare indietro, ma è opportuno che in tanti si pensi ad andare avanti” – conclude l’editoriale sul sito areanazionale.it.  E quanto alla posizione assunta dal Secolo d’Italia sulla necessità di ascoltare gli animatori del “No Gelmini Day”, i futuristi nazionali sostengono: “che il presidente Fini sia diventato di sinistra non lo crediamo affatto, ma che ‘Il Secolo’ si diverta a cavalcare tutte le proteste contro il governo è ormai un dato di fatto. Qualsiasi persona di buon senso non darebbe troppa rilevanza alla manifestazione di venerdì scorso, piuttosto sarebbe affascinate indagare sulle strane e insolite reazioni dei benpensanti di destra. Cerchiamo di assumerci le nostre responsabilità “da adulti” e dare vita a un ripensamento del sistema scolastico, perché oggi più che mai è necessario guardare oltre il proprio orizzonte temporale” – conclude l’articolo.

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Brunetta e l’autocritica

Posted by fidest press agency su sabato, 11 settembre 2010

“Ai tanti Bersani, Epifani e compagni vari che si adontano per le mie parole sui fatti di Torino non è mai passato per la testa di fare un poco di autocritica pensando alla loro storia, alla loro ideologia, alle macerie sotto cui sono rimasti dopo il crollo del muro di Berlino, alla loro incapacità di  diventare realmente socialdemocratici e riformisti così come a quella di riconoscere i loro avversari come tali senza demonizzarli e irriderli, al loro arrivare sempre in ritardo con gli appuntamenti della storia, al loro storicismo d’accatto del tipo “avevamo torto ma avevamo ragione ad aver torto”  mentre i loro avversari “avevano ragione ma avevano torto ad aver ragione?”

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Qualcosa di sbagliato nel Pdl?

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2010

“Ci sarà pur stato qualcosa di sbagliato nella linea di condotta del PdL se Gianfranco Fini e’ diventato l’arbitro della Legislatura, se da lui dipendono la continuita’  del Governo e della più grande maggioranza della storia del Paese.” Lo afferma in una nota Giuliano Cazzola, deputato del PdL, che aggiunge “E’ quasi paradossale che tutto il mondo politico stia in attesa di quanto Fini dira’ tra poche ore a Mirabello. Forse dovremmo fare tesoro – conclude Cazzola – dell’insegnamento dei protagonisti della prima Repubblica che non disdegnavano, quando era necessaria, l’autocritica”.

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Vittoria del centrodestra in Campania

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2010

“Quella di Caldoro è stata una vittoria annunciata. Il piano del Partito Democratico di imporre un candidato interno alle proprie file si è rilevata una tattica sbagliata. La scelta di una guida regionale con procedimenti giudiziari a carico non poteva avere altro esito. Rifacciamoci al modello vincente di Vendola”. Così Licia Palmentieri, viceresponsabile per la Campania dell’Italia dei Diritti, analizza la vittoria del candidato presidente del Pdl alle elezioni regionali, Stefano Caldoro. “Anche se abbiamo appoggiato De Luca, il Pd all’indomani delle elezioni deve fare autocritica, la scelta di un nome da proporre non deve necessariamente ricadere all’interno del partito stesso, piuttosto sarebbe stato più ovvio ricorrere ad un nome forte, ad una persona trasparente e pulita, capace di contare su un proprio bacino elettorale, come magari De Magistris – prosegue l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – È stata una svista imperdonabile non servirsi delle primarie per la scelta del nominativo più idoneo”.

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