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Posts Tagged ‘autoctoni’

Filippine: la ministra per l’ambiente Regina Lopez costretta a lasciare l’incarico

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 Mag 2017

filippineIn seguito alla mancata conferma nelle Filippine della ministra per l’ambiente Regina Lopez, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è detta preoccupata per quello che a tutti gli effetti sembra una vittoria dell’industria mineraria a scapito delle popolazioni indigene del paese e dell’ambiente.Dopo essere stata in carica per 10 mesi, lo scorso 3 maggio la commissione parlamentare che avrebbe dovuto ratificare la nomina della Lopez l’ha invece sollevata dal suo incarico. Per l’APM si tratta di una evidente vittoria della potente lobby legata all’industria mineraria che da mesi tenta di impedire le limitazioni ambientali imposte dalla Lopez all’industria dell’estrazione mineraria. Le Filippine sono attualmente la quinta nazione mondiale per attività mineraria e sono uno dei più importanti fornitori di nichel al mondo.Nei dieci mesi del suo incarico, la Lopez ha fatto chiudere 22 miniere su 41 per non aver rispettato i diritti delle popolazioni indigene e/o la legislazione sull’ambiente. Regina Lopez non si era fatta intimidire dalla potente lobby dell’industria estrattiva e solo pochi giorni fa la ministra aveva proibito le miniere a cielo aperto per gli ingenti danni ambientali da queste causati. Per le 110 popolazioni indigene delle Filippine la Lopez costituiva una speranza per vedere finalmente rispettati i loro diritti. Ora temono una nuova ondata di violenza e l’ulteriore distruzione della loro base vitale da parte dell’industria estrattiva.La notizia della mancata conferma di Regina Lopez è stata accolta dalle borse di tutto il mondo con un notevole aumento delle quotazioni delle imprese estrattive operanti nelle Filippine. Evidentemente gli operatori di borsa partono dal presupposto che alla fine del mandato della Lopez seguirà ora l’annullamento delle limitazioni imposte dalla ministra.
Fino a marzo 2016 nel paese asiatico sono state concesse 246 licenze per l’estrazione mineraria su 610.000 ettari di terre indigene. Le licenze erano state concesse in base a una controversa legge del 1995. I progetti minerari hanno causato la deportazione di migliaia di persone, la distruzione di intere foreste e la contaminazione dei fiumi in cui le miniere scaricavano i residui chimici della loro attività. L’attività mineraria è anche alla base dei 76 assassini di attivisti per i diritti indigeni compiuti dal 2010 al 2016 nelle Filippine. Dal giungo 2016 ad oggi solamente sull’isola di Mindanao sono state uccise 16 persone appartenenti al popolo dei Lumad con l’intento di intimorire e ridurre al silenzio la popolazione.
Dei complessivamente 98 milioni di abitanti delle Filippine, circa 15 milioni di persone appartengono a uno dei 110 popoli indigeni presenti nel paese.

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Vitigni autoctoni: E’ il momento di controllarli

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2016

vino_hofstatter_martinE’ il momento di controllare i vitigni autoctoni. Perche’ mai? Perche’ in questo periodo, con frutti e foglie, e’ possibile individuarli con facilita’, anche con una semplice ispezione visiva, contrariamente al periodo di latenza durante il quale occorre un controllo piu’ dettagliato. Il motivo della richiesta, che facciamo al ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina, e’ dovuto agli scandali del settore che, ogni tanto, assurgono agli onori della cronaca: far passare come vitigno autoctono e quindi vino, con i relativi prezzi, un vitigno internazionale (Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Sauvignon Blanc, Pinot Noir ecc.). In Italia i vitigni autoctoni sono in numero di 350, il piu’ alto nel mondo. Occorre valorizzare questo patrimonio ineguagliabile ma, soprattutto, occorre evitare le solite fregature dei soliti furbi che realizzano contraffazioni vendendo, a caro prezzo, un vino “globalizzato” come autoctono. Vorremmo sapere dal ministro Martina se tali ispezioni siano state fatte nel passato, quali siano statti i risultati e se intende procedere a salvaguardia della nostra produzione di qualita’ e a tutela dei consumatori. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Le cittadelle del “sapere”

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2011

Oggi essere anziani, ma ancora in buona salute, è un dramma. Pochi sopportano l’idea di tirare i remi in barca e passare nell’area “giardinetti” per diventare un habitué delle panchine. Un artigiano o chi è aduso alla manualità lavorativa forse avverte di meno tale disagio in quanto qualche “lavoretto” o lo trova o se lo inventa, ma per un travet è diverso. Da qui l’idea di una “cittadella del sapere” da collocare in quei paesi del nord Africa quali la Tunisia, la Libia, l’Algeria e il Marocco. Si tratterebbe di prendere in affitto un’area di una trentina di kmq per costruire una piccola città in grado d’ospitare alcune migliaia di persone. Gli edifici dovrebbero essere bifamiliari per ospitare una coppia di anziani (europei) e l’altra di autoctoni. I primi dovrebbero fare da tutor ai secondi e questi ultimi da supporter per le piccole necessità dei primi. Avremmo, da una parte dei possessori di piccole rendite ma in grado di sostenere, sia pure in parte, le necessità dei locali e al tempo stesso favorirli nell’apprendimento di un lavoro, sia manuale si intellettuale per una crescita culturale e un proficuo scambio di conoscenze. In questo modo otterremmo diversi benefici pratici a partire dal migliore utilizzo delle risorse degli anziani e in un ambiente dove si riserva maggiore rispetto e considerazione per chi è avanti nell’età ma che si trova ad essere intellettivamente ancora efficiente ma non altrettanto nella funzionalità motoria e fragilità fisica. Una cittadella del “sapere” perché si possono costruire insieme tante opere utili e ridurre al tempo stesso la mobilità lavorativa degli autoctoni, espatriando. Una cittadella viva e dotata di ospedali, scuole, centri servizi, laboratori artigianali, piccole attività industriali e tecnologiche, ecc. Una cittadella dove si impara a convivere e ad apprezzare la solidarietà e a comprendere come i valori della vita possono essere esaltati attraverso la costanza della loro crescita. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Vitigni autoctoni

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 agosto 2010

E’ il momento di controllare i vitigni autoctoni. Perche’ mai? Perche’ in questo periodo, con frutti e foglie, è possibile individuarli con facilità, anche con una semplice ispezione visiva, contrariamente al periodo di latenza durante il quale occorre un controllo piu’ dettagliato. Il motivo della richiesta, che facciamo al ministro per le Politiche agricole, Giancarlo Galan, è dovuto agli scandali del settore che, ogni tanto, assurgono agli onori della cronaca: far passare come vitigno autoctono e quindi vino, con i relativi prezzi, un vitigno internazionale (Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Sauvignon Blanc, Pinot Noir ecc.). In Italia i vitigni autoctoni sono 350; siamo i primi nel mondo. Occorre valorizzare questo patrimonio ineguagliabile ma, soprattutto, occorre evitare le solite fregature dei soliti furbi che realizzano contraffazioni vendendo, a caro prezzo, un vino “globalizzato” come autoctono. Vorremmo sapere dal ministro Galan se tali ispezioni siano state fatte nel passato, quali siano statti i risultati e se intende procedere a salvaguardia della nostra produzione di qualita’ e dei consumatori. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Vitigni autoctoni

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2009

Roma, E’ il momento di controllare i vitigni autoctoni. Perche’ mai? Perche’ in questo periodo, con frutti e foglie, e’ possibile individuarli con facilita’, anche con una semplice ispezione visiva, contrariamente al periodo di latenza durante il quale occorre un controllo piu’ dettagliato. Il motivo della richiesta, che facciamo al ministro per le Politiche agricole, Luca Zaia, e’ dovuto agli scandali del settore che, ogni tanto, assurgono agli  onori della cronaca: far passare come vitigno autoctono e quindi vino, con i relativi prezzi, un vitigno internazionale (Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Sauvignon Blanc, Pinot Noir ecc.). In Italia i vitigni autoctoni sono 350, il piu’ alto numero nel mondo. Occorre valorizzare questo patrimonio ineguagliabile ma, soprattutto, occorre evitare le solite fregature dei soliti furbi che realizzano contraffazioni vendendo, a caro prezzo, un vino “globalizzato” come autoctono. Vorremmo sapere dal ministro Zaia se tali ispezioni siano state fatte nel passato, quali siano statti i risultati e se intende procedere a salvaguardia della nostra produzione di qualita’ e dei consumatori. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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