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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘autonomi’

Emergenza Covid-19: al via la consulenza gratuita per aziende e lavoratori autonomi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2020

In questo momento di emergenza causato dal COVID-19 i lavoratori autonomi ed imprese potranno contare su una consulenza gratuita, al fine di capire le necessità in materia di Consulting/Facility Management e General Services, ed ottenere un servizio ad hoc in base alle specifiche esigenze di ognuno.È quanto offre il Gruppo Luca Barbieri, con la sua divisione “Consulting – Cost Reduction & Service “, che si mette a disposizione delle imprese e professionisti che si trovano a dover affrontare, in questo periodo particolare, problematiche mai affrontate in passato.Nell’ambito dell’iniziativa verrà reso disponibile un team di professionisti con pluriennale esperienza nei settori di competenza, con sviluppate capacità di problem solving, con l’intento di assistere autonomi ed imprese in questo particolare momento di difficoltà generale.La consulenza è mirata alla risoluzione delle problematiche relative ai settori immobiliare (sia per proprietari che per conduttori), legale (nella gestione dei rapporti di lavoro in special modo), finanziario (rinegoziazione di debiti pregressi e nuovi finanziamenti ai sensi dei Decreti Ministeriali emanati), gestionale (business process reengineering; tramite un nostro Process Innovation Manager certificato possiamo garantire un processo di riconfigurazione dei processi aziendali al fine della riduzione dei costi (principalmente dei costi “no core business”), fiscale ed assicurativo.Il Gruppo Luca Barbieri metterà a disposizione di quanti ne avranno bisogno, sia presso la sede del cliente (quando permesso) o via Internet a mezzo di teleconferenze, ed mail, il proprio Know-How, al fine di rendere veramente possibile, anche per le aziende, il motto “Tutto andrà bene”. Fonte: http://www.gruppolucabarbieri.com.

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Essere autonomi in Italia: un’opportunità e un’impresa più che altrove

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 novembre 2019

Con oltre 5 milioni di lavoratori autonomi, l’Italia è il Paese europeo con il più alto numero di occupati in proprio. L’incidenza sul totale degli occupati è la più alta anche fra i giovani: su poco più di 4 milioni di occupati tra i 25 e i 34 anni, il 16,3% svolge un lavoro autonomo contro una media UE del 9,4%. È quanto emerge dall’analisi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro “Il lavoro autonomo in Italia, un confronto con l’Europa”, presentata in occasione della Giornata delle Professioni Liberali. Una platea di lavoratori che è mediamente più istruita dei dipendenti, specie tra i più giovani (il 37,2% degli autonomi è laureato rispetto al 27,9% dei dipendenti), e molto presente nel settore terziario, da sempre motore dell’economia del Paese. Ma non solo. Dallo studio emerge inoltre che circa la metà degli occupati indipendenti in Italia sono collocati al vertice della piramide professionale: il 12,3% sono manager o titolari di aziende, il 20,4% professionisti ad alta qualificazione e il 17,1% figure tecniche. Eppure la propensione a mettersi in proprio si riduce sempre di più. Fra il 2009 e il 2018, complici il calo demografico e le maggiori difficoltà di accesso al mercato del lavoro, gli autonomi sono diminuiti del 5,14%. Le conseguenze sulla tenuta del sistema economico sono facilmente prevedibili se si considera che ad oggi professionisti, imprenditori, artigiani, ma anche consulenti e freelance, riders e lavoratori della gig economy costituiscono un universo ampio e estremamente articolato che contribuisce al 21,7% dell’occupazione del nostro Paese (a fronte di una media europea del 14,3%). Eppure continuano a mancare interventi sufficienti a sostegno dei tanti lavoratori autonomi italiani. Da ultimo il disegno di legge di Bilancio 2020 che sembra dimenticare l’apporto che il lavoro autonomo fornisce allo sviluppo del Paese. Nonostante ciò in tanti decidono di “mettersi in proprio”. Alla base di questa decisione, nel 39% dei casi, c’è l’“opportunità di fare business”, mentre nel 24,2% c’è la volontà di mantenere “in vita” l’attività di famiglia. Ma essere lavoratori autonomi è un’impresa non priva di ostacoli, nel Bel Paese più che altrove: 9 autonomi su 10 (89,9%) lamentano la presenza di notevoli difficoltà nello svolgimento del proprio lavoro: una condizione che in Europa interessa il 71,7% della platea. In testa alle criticità degli italiani spicca il carico burocratico (il 25,8% degli autonomi contro il 13,1% della media europea), seguito dall’instabilità degli incarichi e dei committenti (il 21,6% contro il 12,3% della media europea dichiara di dover affrontare periodi di non lavoro, perché senza progetti o clienti) e dal ritardo dei pagamenti (il 20,2% contro l’11,7%). Pesano, infine, anche la difficoltà di accesso ai finanziamenti, l’impossibilità di incidere sui prezzi di servizi e prodotti e la mancanza di coperture in caso di malattia o infortunio.
“A differenza dei luoghi comuni, lo studio sul lavoro autonomo dimostra che gli italiani hanno una grande voglia di mettersi in gioco e di contribuire a costruire la ricchezza del Paese avviando un’attività autonoma”. A dichiararlo il Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca. “Nella maggior parte dei casi, però – sottolinea – chi vuole mettersi in proprio è frenato da difficoltà oggettive tipiche del mercato del lavoro italiano, fra cui spiccano i costi burocratici per avviare un’attività produttiva e il mancato sostegno da parte dello Stato. Eppure sono tanti i giovani pronti a darsi da fare per costruirsi un futuro considerando l’importante incidenza del lavoro autonomo sull’occupazione italiana, un’inversione di tendenza è quanto mai urgente. La manovra 2020 dovrebbe essere l’occasione per incrementare il sostegno ai liberi professionisti – evidenzia De Luca –, attraverso la riduzione dei carichi fiscali, degli oneri burocratici, la promozione della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e l’introduzione dell’equo compenso per garantire una retribuzione dignitosa anche a questa categoria professionale”.

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Veicoli autonomi sicuri

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 gennaio 2017

Parma ateneoParma Il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Parma è il capofila del nuovo progetto Europeo SAFERUN (Secure And Fast rEal-time planneR for aUtoNomous vehicles – http://www.ce.unipr.it/saferun), coordinato dal prof. Corrado Guarino Lo Bianco, che ha l’obiettivo di sviluppare nuove metodologie per il controllo dei veicoli industriali senza operatore. Il progetto è parte del programma Europeo ECHORD++ (The European Coordination Hub for Open Robotics Development – http://echord.eu), che promuove la collaborazione tra i produttori di robot, i ricercatori e gli utilizzatori finali.Il progetto si occuperà in particolare di individuare tecniche innovative di pianificazione del moto che aumentino il livello di sicurezza e al contempo migliorino le prestazioni complessive degli LGV (Veicoli a Guida Laser) negli ambienti in cui operano insieme a personale umano. Il progetto nasce infatti dalla collaborazione tra il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, la ditta Elettric 80, nota azienda produttrice di veicoli autonomi industriali, e la ditta PreGel, presso il cui stabilimento saranno svolti i test del nuovo sistema di navigazione.Gli LGV sono normalmente utilizzati negli stabilimenti e nei magazzini per movimentare, stoccare e caricare le merci in modo automatico. Solitamente una flotta di LGV viene gestita da un sistema di supervisione che ne coordina i movimenti entro un ambiente in cui sono spesso presenti anche operatori umani. Il progetto SAFERUN ha l’obiettivo di incrementare gli attuali standard di sicurezza dotando gli LGV di una capacità propria di pianificare la velocità, e quindi di reagire in modo immediato a situazioni di emergenza, quali la presenza imprevista di oggetti o di esseri umani lungo la propria traiettoria.Questa capacità di reazione autonoma potrà inoltre essere utilizzata per mantenere e possibilmente innalzare i livelli di produttività degli impianti. Il progetto è stato infatti concepito non solo per essere implementato in nuovi impianti, ma anche per essere installato in sistemi già esistenti, migliorandone così gli standard di sicurezza e di produttività.

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Valorizzare i veri autonomi: una risposta a Tiziano Treu

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2015

tiziano treuSul Sole 24 ore del 6 maggio è apparso un interessante contributo del senatore Tiziano Treu (“Ora vanno valorizzati i veri autonomi”), che testimonia un’attenzione crescente al lavoro autonomo, il riconoscimento del suo ruolo per il funzionamento dell’economia moderna e l’accettazione della sua specifica identità, non più lavoro atipico da riportare entro gli schemi del lavoro subordinato. Nell’articolo Treu sostiene la necessità di interventi sostanziali.
Innanzitutto sul fronte previdenziale dove auspica una riduzione della contribuzione alla gestione separata (non solo il blocco alla situazione attuale) e “l’integrazione delle pensioni contributive, a condizioni definite, con prestazioni ulteriori finanziate dal fisco” con cui sembra richiamare un suo vecchio disegno di legge (del 2009 a firma anche di Giuliano Cazzola), che come Acta abbiamo subito apprezzato e che prevedeva una pensione di base, equiparabile all’assegno sociale, aggiuntiva rispetto a quanto garantito dal sistema contributivo. Un meccanismo che aiuterebbe a riequilibrare il divario che separa il sistema contributivo da quello retributivo e incentiverebbe l’investimento pensionistico.
Treu cita inoltre una serie di misure che accolgono molte delle proposte che fanno parte della “piattaforma” Acta: tutele nelle situazioni di malattia e disoccupazione, congedi parentali, detassazione della formazione, garanzia dei tempi di pagamento.
Allo stesso tempo tuttavia, l’articolo contiene alcuni punti che ci preoccupano, laddove menziona una proposta di legge (più volte rivista) per uno Statuto del lavoro autonomo e dove sottolinea, peraltro in coerenza con il citato Statuto, la necessità di configurare tutele specifiche per i lavoratori economicamente dipendenti, identificati principalmente sulla base della monocommittenza, eventualmente con un parametro aggiuntivo legato al reddito.
Questo della monocommittenza è un vecchio refrain. Rispetto alle interpretazioni dominanti degli ultimi anni osserviamo un’evoluzione: la monocommittenza non è più considerata necessariamente dimostrazione di subordinazione[2], ma la monocommittenza rappresenta comunque una situazione che deve essere trattata in maniera diversa. In sostanza chi è monocommittente ha minori possibilità concrete di reperire sul mercato adeguate alternative, è più debole e perciò deve fruire di alcune tutele essenziali relative al contratto, al welfare e alle politiche attive.
Tutto ciò in coerenza con i pareri del Comitato economico e sociale europeo (CESE) e con quanto avviene in altri paesi europei, ed in particolare in Spagna, che ha introdotto uno Statuto del lavoro autonomo che prevede la figura del lavoratore economicamente dipendente (TRADE).
La scelta di agire a favore esclusivamente dei freelance monocommittenti è però un modo per continuare a legare il sistema di tutele alla posizione lavorativa. Come Acta sosteniamo invece la necessità di strumenti universalistici, che prescindano dalla specifica posizione lavorativa, per più motivi.
1. L’esigenza di tutele essenziali interessa tutti i freelance, non solo quelli monocommittenti. Anche un pluricommittente può essere economicamente debole, perché pur avendo più clienti il suo fatturato complessivo è esiguo. Anche un pluricommittente con elevato fatturato può essere messo in crisi da clienti che non pagano o da una situazione di malattia che gli impedisce di lavorare per lunghi periodi. Tutto il lavoro autonomo per le imprese non può essere abbandonato alla regolamentazione del mercato, ma richiede un quadro di nuove garanzie.
2. L’adozione di un sistema di tutele specifico per il lavoro economicamente dipendente prevede oneri a carico del committente, che sarà perciò incentivato a trovare fornitori non monocommittenti, in modo da ridurre i propri impegni.
3. Il lavoratore monocommittente può non voler rendere nota questa situazione al proprio committente, in modo da non indebolire il proprio potere contrattuale.
Quindi non solo non è risolutivo per tutti i freelance, ma è anche di difficile applicazione per resistenze che possono riguardare sia il lavoratore sia il committente, tanto è vero che l’esperienza spagnola non può certo dirsi di successo[3].
Lo statuto del lavoro autonomo tuttavia non tratta solo del lavoro economicamente dipendente. Esso ha il merito di affermare la centralità di tutto il lavoro autonomo e contiene alcune novità interessanti, come ad esempio l’estensione anche agli autonomi dello stesso diritto concesso ai dipendenti di prelazione in caso di fallimento del committente, l’introduzione di linee guida per la determinazione di equi compensi da parte della pubblica amministrazione e la definizione di tempi certi di pagamento.
Ma nel complesso è una proposta pasticciata, che rivela l’inadeguatezza di un approccio che non riconosce le specificità dei freelance, del lavoro autonomo di seconda generazione. Esso si rivolge a tutto il lavoro autonomo – imprenditoriale e usa una logica additiva. Alle tradizionali politiche per l’imprenditorialità (incentivi ai primi anni di attività, politiche per imprenditorialità femminile, sostegno alle riconversioni, interventi in situazioni di crisi, sostegno alla Ricerca e sviluppo, fondi di garanzia) aggiunge strumenti che provengono dal lavoro dipendente (contrattazione collettiva[4] e sportelli informativi e per l’incrocio tra domanda e offerta, servizi pubblici e privati accreditati che offrano consulenza e bilanci delle competenze[5]), il tutto condito con misure volute per dare sostanza alla legge 4/2013 sul riconoscimento delle professioni, per regolare e limitare l’accesso alla professione[6]. Un mix che è ben lontano dal fornire un quadro coerente per il lavoro autonomo, come si richiederebbe ad uno statuto, e che insospettisce perché molte parti sono dirette a rafforzare le rappresentanze più che i lavoratori autonomi[7]. Infatti, con lo Statuto l’iscrizione ad un’associazione riconosciuta diventerebbe necessaria ad esercitare una professione, e più in generale le organizzazioni di rappresentanza potrebbero partecipare all’erogazione di nuovi servizi, come gli sportelli informativi, di incontro domanda e offerta, di consulenza, per il bilancio delle competenze…, e avere un ruolo chiave nella formazione, che sarà incentivata (attraverso la totale deducibilità dei costi) solo se svolta entro enti accreditati o se funzionale all’acquisizione di crediti formativi. Con quali conseguenze per i freelance? Di sicuro maggiori costi (iscrizione obbligatoria ad una associazione rappresentata) e limitazioni, in particolare con riferimento alla formazione, dove la presenza di vincoli è spesso funzionale agli interessi degli enti formativi. La formazione è uno dei principali canali di finanziamento per molte organizzazioni di rappresentanza ed è la prova tangibile del crescente divario tra i propri interessi e quelli dei soggetti che dovrebbero essere rappresentati.
In definitiva ci sembra che la situazione non sia ancora matura per proporre uno Statuto del lavoro autonomo, e ancor meno uno Statuto dei lavori. Più pragmaticamente siamo interessati a discutere singole misure, a partire dai temi prioritari richiamati nell’articolo di Treu: riduzione dei contributi alla gestione separata (attualmente al 27,72%) e pensioni contributive adeguate (a fine maggio Boeri ha promesso la busta arancione con le proiezioni pensionistiche anche agli iscritti alla Gestione Separata e allora sarà chiaro a tutti l’abisso tra il sistema contributivo e quello retributivo), tutele nelle situazioni di malattia grave, accogliendo la battaglia che stiamo conducendo a supporto di Afrodite K[8], e di disoccupazione, norme sulla conciliazione che favoriscano anche la partecipazione dei papà ai compiti di cura, detassazione totale della formazione (senza vincoli corporativi), abbandono delle gare pubbliche al massimo ribasso, a vantaggio di una valorizzazione delle competenze, interventi per garantire l’effettivo rispetto dei tempi di pagamento e porre così un argine ad un problema drammatico per molti freelance… (Anna Soru)

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Sussidio di disoccupazione per i lavoratori autonomi

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 aprile 2012

Novità per l’Italia Il regolamento si concentra anche sulla situazione dei lavoratori autonomi transfrontalieri (un lavoratore che fa ritorno al suo paese natale almeno una volta la settimana) per quanto riguarda l’accesso alle prestazioni di disoccupazione. In Italia, un sussidio di disoccupazione per i lavoratori autonomi non è previsto. Tuttavia secondo il testo, un lavoratore autonomo che lavora in un paese dell’UE diverso da quello d’origine, dove paga i contributi necessari al sussidio di disoccupazione, e che ritorna nel proprio paese, dove un simile sostegno finanziario non è previsto, avrebbe il diritto a ricevere ugualmente il sussidio, pagato dall’ultimo paese dove ha esercitato la sua attività. Tale provvedimento si applicherebbe dunque all’Italia.
In seguito a una discussione che dura da oltre un anno, il 1° dicembre 2011 il Consiglio ha approvato, a maggioranza qualificata, un approccio generale per modificare i regolamenti 883/2004 e 987/2009. Il Parlamento ha incluso la posizione del Consiglio negli emendamenti approvati, al fine di ottenere un accordo in prima lettura.

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AAA Postazione di lavoro offresi

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 giugno 2011

Il Coworking arriva a Bergamo. Si scrive COWO®, si legge Coworking Project: Wikipedia lo definisce il “ritrovo sociale di lavoratori che, sebbene continuino a lavorare in maniera indipendente, condividono alcuni valori comuni e sono interessati alle sinergie che si possono creare nel momento in cui si lavora con altri professionisti nello stesso luogo fisico.” In poche parole, il Coworking è un nuovo metodo di condivisione di spazi lavorativi da parte di aziende, enti, associazioni che mettono a disposizione di lavoratori autonomi “senza fissa dimora” singole postazioni non utilizzate, uffici e sale riunioni, a prezzi più bassi della locazione tradizionale, e con il grande vantaggio di lavorare di fianco ad altre persone che potrebbero rivelarsi professionalmente interessanti. Realtà attiva già da qualche tempo in Europa, in Italia è arrivata ovviamente prima a Milano grazie al progetto COWO®dell’agenzia Monkey Business, che ha poi allargato il network coinvolgendo altre città italiane. Finalmente anche la città di Bergamo ha un COWO®: si tratta dell’agenzia di comunicazione 8com, che mette a disposizione ben 8 postazioni di lavoro e 2 sale riunioni, oltre a numerosi servizi condivisi con lo staff dell’agenzia. Il vantaggio per i lavoratori “nomadi” è di poter lavorare in una struttura già avviata e popolata di altri professionisti.

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Qualità dell’assistenza domiciliare

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2010

La Commissione Ue con la partecipazione di sette paesi, tra cui l’Italia, capofila la Regione Veneto ha finanziato un progetto europeo che ha stabilito 140 indicatori per monitorare la qualità dell’assistenza domiciliare. Tra questi, per esempio il livello della prevenzione, l’attività fisica, le attività sociali nonché l’indipendenza delle persone anziane. I risultati di 20 mesi di attività, sono stati illustrati nel corso di un incontro tenutosi a Bruxelles e hanno evidenziato la necessità di maggiore attenzione soprattutto sulla gestione dei bisogni degli anziani non autosufficienti e su come migliorare la loro qualità della vita. Nella presentazione del progetto è stato chiarito che l’assistenza domiciliare è lo strumento principale per de-istituzionalizzare la cura e per gestire pazienti anziani non più autonomi. Questo permette di assicurare loro una migliore qualità della vita, senza rinunciare tuttavia all’assistenza sociosanitaria che è in grado di prevenire un abbassamento del livello di autonomia. La condivisione della conduzione dei lavori ha anche consentito lo scambio tra i paesi partecipanti della buona pratica legata alla legislazione e alle politiche attuate sul territorio puntando sulla qualità delle risorse umane e sull’integrazione tra i sistemi sociali e sanitari. (fonte farmacista33)

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Autotrasportatori autonomi

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 giugno 2010

Una “mannaia” si abbatte sulla categoria degli autotrasportatori autonomi in provincia di Venezia: il voto con cui il Parlamento Europeo ha fissato il tetto massimo di lavoro settimanale a 48 ore, equiparando di fatto gli artigiani agli autotrasportatori dipendenti, rischia di gettare sul lastrico oltre 1400 padroncini nel territorio provinciale e di porre un grosso freno alla competitività dell’intero settore italiano. L’esito ha scatenato la protesta anche di Confartigianato Provinciale di Venezia, vista l’alta concentrazione di autotrasportatori autonomi nel territorio. Un settore che già sta scontando la crisi economica in atto, visto che le aziende totali iscritte all’albo provinciale dei trasporti sono diminuite del 18,6% nell’ultimo biennio, passando dalle 2156 del 2008 alle 1755 del 2010. E di queste 1755, l’80% (1404) è costituito da artigiani autonomi, iscritti alla Confartigianato Provinciale. Sia l’U.E.T.R. (l’Unione Europea degli Autotrasportatori) sia la Commissione Europea hanno annunciato di voler riaprire il dibattito in sede parlamentare, ma ribaltare la decisione rimane un’impresa molto difficile.

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Orario lavoro autotrasportatori e autonomi

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2010

Strasburgo Parlamento europeo. Gli autisti di bus e camionisti, quando sono lavoratori autonomi, devono essere soggetti alle stesse regole sull’orario lavorativo alle quali sono sottoposte le società di autotrasporti: questo è quanto ha sottolineato la commissione per l’occupazione e gli affari sociali del Parlamento europeo in una proposta in materia di norme sull’orario di lavoro, che sarà votata a Strasburgo giovedì prossimo.

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Aiuti alla Grecia in affanno

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 maggio 2010

L’Italia farà la sua parte. Il ministro Tremonti ha annunciato che il nostro paese darà probabilmente cinque miliardi e mezzo di euro per tamponare la falla che è stata aperta dai greci e che mina la stessa stabilità monetaria di eurolandia. Sulla stessa linea di tendenza opereranno gli altri paesi della Comunità. Ma il prezzo finale che la Grecia dovrà pagare è molto alto per assicurare i suoi finanziatori che sta facendo di tutto per contenere il deficit. E’ un prezzo, e non poteva essere altrimenti, secondo la logica capitalistica, che sarà pagato in primis dai lavoratori dipendenti e autonomi e dai pensionati, ovvero da percettori di rendite medio basse. Nello stesso tempo l’Italia trae un sospiro di sollievo. La speculazione internazionale si è tenuta lontana dai lidi nazionali tanto che i titoli pubblici hanno avuto, con l’asta di qualche giorno fa, più compratori della disponibilità offerta. Ma i nostri mali restano. Pensiamo alla crisi del mondo del lavoro, alla disoccupazione e alle mancate riforme dalla giustizia, alla scuola, al federalismo fiscale o meglio ancora alla riforma fiscale, alla sanità. Riforme che sono sulla bocca di tutti da almeno 20 anni e che i politici ad ogni stagione ripropongono e che al più si trasformano in piccole modifiche e a volte controproducenti e foriere di altri disagi. E’ come dire: la montagna che partorisce il topolino.

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Contrasto all’evasione fiscale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2010

L’Agenzia delle entrate ha fissato gli indirizzi operativi per la prevenzione e il contrasto all’evasione fiscale nel 2010. Dopo un 2009 che ha visto un incremento delle entrate del 32% rispetto all’anno precedente, l’Agenzia rafforza l’impegno e affianca alla capacità repressiva dei controlli anche quella dissuasiva, per ottenere un adempimento spontaneo degli obblighi fiscali da parte dei contribuenti. Le azioni previste si concentreranno sulle imprese di qualsiasi dimensione, sui lavoratori autonomi, sulle persone fisiche, sugli enti commerciali e onlus. Per i grandi contribuenti, il tutoraggio (con cui il contribuente riceve il beneficio dell’assistenza fiscale gratuita) è esteso alle imprese che hanno conseguito nel 2008 un volume di affari o di ricavi non inferiori a 200 milioni di euro. Per le imprese di medie dimensioni, un incremento delle attività di controllo; per le imprese di minori dimensioni e per i professionisti, valorizzazione degli studi di settore e delle situazioni di non congruità, ma anche controlli sulla platea dei “congrui”, con circa diecimila interventi previsti per verificare la veridicità dei dati dichiarati ai fini dell’applicazione degli studi di settore. Per le partite Iva, intensificazione del contrasto del fenomeno delle compensazioni con crediti inesistenti. Per le persone fisiche, incremento degli accertamenti (ad es., riguardo evidenti manifestazioni di capacità contributiva incompatibili con i redditi dichiarati), e contrasto dei fenomeni di residenza fittizia. Per gli enti non commerciali e le onlus, individuazione degli abusi nell’utilizzo dei regimi agevolativi. Dossier “Contrasto all’evasione fiscale, linee strategiche per il 2010”

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Autotrasporto: frenata sui tempi di guida degli autonomi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2009

Il Parlamento ha respinto la proposta volta a aggiornare le norme sull’organizzazione dell’orario di lavoro degli autotrasportatori. La Commissione, infatti, non propone – come richiesto dai deputati – una piena inclusione degli autotrasportatori autonomi nel campo d’applicazione della direttiva che definisce i tempi di guida e di riposo di camionisti e autisti. La direttiva 2002/15/CE, entrata in vigore il 23 marzo 2005, è stata un importante passo in avanti verso il miglioramento della protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori mobili del settore dell’autotrasporto definendo delle norme comuni relative ai tempi di guida e di riposo dei conducenti. In previsione dell’estensione della sua applicazione agli autotrasportatori autonomi (dal 23 marzo 2009), la Commissione era chiamata a proporre le modalità per rispondere a questo impegno, sulla base di una relazione che valutasse l’attuazione della direttiva ed esponesse le possibili conseguenze.  In questa relazione, la Commissione era giunta alla conclusione che non vi fosse un elemento decisivo per includere gli autotrasportatori autonomi nel campo di applicazione della direttiva. Osservava poi che la distinzione tra autotrasportatori autonomi e lavoratori mobili non fosse chiara, aumentando così il rischio del fenomeno dei “falsi” autotrasportatori autonomi i quali, per non rientrare nel campo di applicazione della direttiva, non sono legati ad un datore di lavoro da un contratto di lavoro ma non hanno la libertà di intrattenere relazioni con più clienti. Per quanto riguarda il lavoro notturno, la Commissione aveva concluso che non vi fosse esigenza di modificare o armonizzare ulteriormente le disposizioni in materia

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