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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘autonomia’

Autonomia: Cgil Cisl Uil, forte preoccupazione effetti su Beni Culturali

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 agosto 2019

Bonisoli preservi unitarietà del Mibac, no a deregolamentazione. “Fortissima preoccupazione per l’impatto dell’autonomia differenziata sulle attività oggi di competenza del Ministero per i Beni e le attività Culturali, bisogna preservare l’unitarietà del dicastero”. Ad affermarlo sono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa, in vista, fanno sapere, dell’annunciato vertice ristretto del Governo e delle regioni interessate con il Ministro Bonisoli avente come tema l’autonomia differenziata in materia di tutela, gestione e promozione dei beni culturali.Per i sindacati, l’autonomia differenziata sulle attività di competenza del Ministero “metterebbe in seria discussione il principio di unicità della gestione statale della tutela dei beni culturali, producendo uno strappo gravissimo, un precedente difficilmente giustificabile che apre un fase di deregolamentazione in un settore fondamentale per la crescita civile, sociale ed economica del nostro paese”.
Per queste ragioni, Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa, “nel condividere l’appello lanciato nei giorni scorsi dal Comitato per la Bellezza, auspicano che il Ministro Bonisoli sappia resistere al tentativo di sottrazione alla titolarità del Mibac di territori strategici per la gestione del nostro patrimonio culturale. In caso contrario si valuteranno tutte le iniziative conseguenti di mobilitazione e di protesta”, concludono.

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Autonomia – Castelli, “Importante contributo dalla Corte dei Conti”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2019

“Apprendo con grande interesse il contenuto della relazione della Corte dei Conti sul tema dell’autonomia differenziata. I meccanismi di finanziamento dell’autonomia, come da noi più volte sostenuto, devono raccordarsi con la legge attuativa del federalismo fiscale e non possono sottrarsi alla perequazione interregionale.La Corte, in sostanza, ci dice che dobbiamo ripartire dalla piena attuazione del Decreto Legislativo 68/2011, ed io aggiungo, che è il momento di ripartire soprattutto dalla perequazione infrastrutturale”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, commenta quanto emerso dalla relazione della Sezione delle Autonomie della Corte dei conti, nel corso dell’audizione a Palazzo San Macuto, davanti alla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale.

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M5S Lombardia: “Autonomia si farà”

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 luglio 2019

“L’autonomia si farà con serietà e impegno. Non accettiamo inutili fughe in avanti o forzature, lavoriamo responsabilmente sui testi per tutelare tanto i lombardi quanto tutti gli italiani.
Ovviamente rispetteremo il referendum, per il M5S ha un valore assoluto perché è espressione della volontà diretta dei cittadini, e il contratto di Governo.
Di certo sul tema non prendiamo lezioni da Forza Italia, partito storicamente e culturalmente contrario all’autonomia. Le dichiarazioni degli esponenti lombardi risultano assolutamente ridicole e sono smentite dai loro massimi dirigenti nazionali.
Carfagna e Prestigiacomo si sono affrettate nei giorni scorsi a rilasciare interviste all’insegna della totale contrarietà del partito all’autonomia di Lombardia e Veneto. È il centralismo e l’assistenzialismo il loro modello politico-istituzionale”, così Dario Violi, consigliere regionale del M5S Lombardia, interviene nel dibattito sull’autonomia.

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Scuola: Autonomia differenziata

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Lombardia e Veneto spingono per la gestione “fatta in casa” di diversi servizi pubblici, ad iniziare da quello scolastico. Solo che per realizzarlo il Governo dovrebbe drasticamente tagliare diversi fondi oggi assegnati agli istituti del Sud del Paese già in difficoltà. Marcello Pacifico (Anief): Con il via libera al modello imposto dalla Lega, sulla scia di quello adottato già nelle province a statuto speciale di Trento e Bolzano, tornato in auge dopo le elezioni europee di domenica scorsa, stravinte dal Carroccio, si andrebbe a realizzare una secessione mascherata da una Costituzione violata in diversi punti. Una chimera la promessa di stipendi maggiori sul modello trentino perché lo Stato, dopo aver prosciugato il Meridione, non avrebbe ulteriori risorse. Anief è pronta a rivolgersi alla Consulta. Il modello a cui la Lega si ispira per introdurre la regionalizzazione scolastica, applicando l’articolo 116 della Costituzione per oltre 70 anni non adottato (chissà perché), potrebbe coinvolgere subito almeno un lavoratore della scuola su quattro. A questi dipendenti, che lavoreranno diverse ore in più a settimane, è vero che potrebbe arrivare ad assegnare circa 200 euro in più, intervenendo sul contratto integrativo, ma “per ottenere i fondi, nonostante le assicurazioni della ministra leghista Erika Stefani, non si potrà che attingere alle risorse generali togliendo disponibilità e servizi alle altre diciotto regioni, a partire dalle scuole del Sud”, ha sottolineato qualche settimana fa La Repubblica. Le anticipazioni riguardano anche il destino di questo personale: “Nelle tre regioni del Nord che chiedono l’autonomia differenziata — ma l’Emilia vuole più poteri solo sull’istruzione tecnico-professionale – lavora il 23 per cento dei docenti: sono 176 mila. Solo Lombardia e Veneto hanno chiesto le graduatorie parallele su base volontaria: significa che entro un anno dall’approvazione della legge un docente, un preside, un amministrativo potranno chiedere di essere trasferiti alla nuova scuola regionale”.
È questo l’obiettivo della Lega. Ed è questo modello a cui i vertici del partito vogliono arrivare in breve tempo. A ribadirlo è stato il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, indicando, a caldo, i provvedimenti sui quali l’Esecutivo deve ora accelerare, subito dopo avere appreso l’esito positivo delle elezioni europee. Alle parole di Salvini si aggiungono quelle recenti pronunciate da un alto esponente leghista, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, per il quale l’autonomia è un’opportunità che porterebbe maggiori risorse. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “il processo di autonomia differenziata condurrà verso la scuola ‘spezzatino’: si verrebbe a creare un sistema scolastico spezzettato, non più dettato da una linea nazionale unitaria dei percorsi formativi. Il tutto verrebbe gestito da governatori che spesso in passato hanno pensato a gestire importanti fondi più per benefici personali che per il bene del servizio che si deve realizzare”.

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Scuola: Pausa di riflessione sul progetto di autonomia regionale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 aprile 2019

Per capire quali competenze e risorse lo Stato debba concedere salvaguardando l’unità nazionale e il rispetto della Costituzione. Ma anche spinte in avanti per avallare il nuovo sistema fiscale. Marcello Pacifico (Anief) così commenta le parole del vice-premier Matteo Salvini (Lega) sulla necessità estrema di approvare l’autonomia differenziata, e dell’on. Luigi Gallo (M5S) che rivendica finanziamenti per l’Istruzione pubblica: Basta con le parole, ora più di prima bisogna governare per gli italiani. “Se qualcuno ha dubbi se li faccia passare perché c’è nel contratto di governo. Abbiamo lavorato come matti, i governatori hanno lavorato e il mistero Stefani ha lavorato. È ora di fare e di mettere il primo mattone perché é un passaggio storico che fa bene a tutti e non solo a Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, ma a tutta Italia”: lo ha detto oggi il ministro dell’Interno e vice-premier Matteo Salvini, rivolgendosi chiaramente all’alleato di governo, il M5S, che sulla realizzazione ha posto più di un dubbio, rallentando il già avviato iter di approvazione partito dal Consiglio dei Ministri e in procinto di arrivare in Parlamento con il testo inemendabile. Salvini, inoltre, rivendica la flat tax, “che è nel contratto di governo”. Ma mentre chi governa cerca la quadra su queste proposte da attuare, il problema è che si tralasciano i veri obiettivi da raggiungere. Come quello del potenziamento della scuola. Lo ha detto anche l’on. Luigi Gallo (M5S), che invia un messaggio molto chiaro: “13 miliardi per la Flat Tax? Non scherziamo! Nel 2020 abbiamo da cancellare le classi pollaio, aumentare il numero di famiglie per la No Tax Area universitaria e trasformare le supplenze a scuola in posti a tempo…”.Secondo il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, “nel governo è giunta l’ora di gettare la maschera e far capire ai cittadini cosa si vuole fare: se avallare progetti dannosi, come la regionalizzazione, che andrebbe a creare anche un gap maggiore dell’attuale tra zone ricche e zone povere di servizi e risorse, oppure se puntare sullo sviluppo del Paese. Un obiettivo che non può prescindere dal rilancio della scuola, la quale rappresenta per definizione l’unità nazionale. Si fermino, a questo proposito, disegni di leggi velleitari, come il vincolo di 5 anni con cui il governo vorrebbe tenere fermi tutti i docenti, e si guardi all’Europa dove gli stipendi e il trattamento del personale, anche precario, è di tutt’altro spessore”.

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Autonomia regioni e attuazione articolo 116 Costituzione

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 marzo 2019

“Apprendiamo che il Consiglio federale della Lega Nord oggi avrebbe deciso – attraverso le dichiarazioni del segretario nazionale Matteo Salvini – che le nuove intese sull’autonomia sono di esclusiva competenza delle regioni e del governo e che valuterà come coinvolgere il Parlamento senza stravolgere il testo. Praticamente l’intenzione è quella di fare una sostanziale modifica costituzionale, attivando l’art. 116 della nostra Carta, senza però i quattro passaggi rituali. Ma è bene si sappia che non si può fare. L’art. 116 che consente questa procedura prevede una legge che lo regolamenti e che non è mai stata approvata. L’art. 116 senza questa legge attuativa non si può attivare per tale materia. Per cui se Salvini, che non vuole evidentemente affrontare il dibattito parlamentare, conferendogli tutti i poteri della rappresentanza popolare, intende utilizzare la procedura facilitata del 116 deve approvare in CdM un disegno di legge per normarlo. Fino a quel momento ogni tentativo di evitare le Camere sarà da ritenersi un colpo di mano, un accordicchio elettorale consentito dal M5S in cambio di qualche altra cosa, magari del blocco del Tav. Alla faccia del senso dello Stato”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Autonomia regioni: Fontana, Governatore della Lombardia, a Radio 24

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 gennaio 2019

“Le cose procedono a rilento ma sono convinto che il termine del 15 febbraio, posto come invalicabile da Salvini, resti valido. A quel punto, o il governo accetta la bozza dell’accordo mandato due mesi fa a Roma, con le modifiche e i chiarimenti che i ministeri avranno apportato, o la risposta dovrà essere intesa come un no. E allora qualche considerazione andrà fatta e andrà fatta anche a livello politico perché quella dell’autonomia è una questione su cui noi della Lega e noi come cittadini lombardi non intendiamo derogare. In Consiglio stiamo per approvare una mozione che va in questa direzione, in cui si chiede di sollecitare la risposta del governo in merito alla scelta della popolazione lombarda sulla questione autonomia. “ Lo dichiara il Governatore della Lombardia Fontana a Effetto Giorno di Simone Spetia su Radio 24. Se l’autonomia non venisse concessa nei termini previsti, salterebbe il governo? domanda Spetia. “Non sono io a doverlo decidere. Sicuramente si incrinerebbe uno degli elementi su cui si fonda il contratto di governo, perché era stato inserito come uno degli elementi essenziali per la nostra parte politica. Quindi io credo che quelle sarebbero le conseguenze, anche se non sono certamente io a doverle decidere. Io sicuramente auspicherei un intervento in questo senso.” Quindi o cadrebbe il governo o si romperebbe il suo rapporto e quello di Zaia con Salvini…? “Chiaro. Chiaro. Anche se la seconda è un’ipotesi di risulta”. L’impressione è che sia il m5s a fare un po’ melina? “Così io leggo su tutti i giornali – risponde il Governatore a Radio 24 – e i nostri tecnici presenti a Roma per cercare di sciogliere gli ultimi nodi mi confermano che c’è una certa resistenza, in particolare da alcuni ministri del Movimento 5 Stelle.” (fonte: ilsole24ore.com)

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Scuola: l’autonomia non va

Posted by fidest press agency su sabato, 15 luglio 2017

ministero-pubblica-istruzioneIn base al DM n.496 del 7 luglio scorso, risultano sì ridotte di quasi 80 unità le dirigenze scolastiche a livello nazionale e anche incrementate quelle sottodimensionate (diventano 354) prive del loro preside, ma andando in pensione 487 capi d’istituto arriverà a 1.900 il numero di scuole che andranno in reggenza. Considerando che il totale delle dirigenze scolastiche scenderà sotto quota 8mila, questo significa che in Italia una scuola su due avrà un preside costretto a gestire due scuole autonome, con almeno una decina di plessi complessivi. La problematica è poi ancora più complessa se si pensa che sempre dal prossimo 1° settembre mancheranno all’appello ben 1.700 Direttori dei servizi generali e amministrativi. Con delle regioni dove la situazione sarà a dir poco critica: in Lombardia, a esempio, saranno vacanti ben 416 posti di Dsga su 1.132. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): bisogna partire con urgenza con i concorsi, perché altrimenti, andando avanti di questo passo, la situazione diventerà ingovernabile. Chiediamo anche che entrambi tengano conto delle precedenti tornate selettive e di chi ha permesso in questi anni di condurre comunque le scuole, affiancando o sostituendo i presidi o i Dsga. I continui rimandi del concorso per presidi, con il test preselettivo ora sembra slittato in autunno, e la bocciatura, nel decreto vaccini di ieri in Senato, dell’emendamento che dava il via libera al concorso per Dsga, non fanno presagire nulla di buono.Il giovane sindacato ribadisce inoltre l’esigenza di far partecipare alle prove anche i precari laureati, con cinque anni di servizio svolto, come stabilito dal Tar Lazio e dalla Corte di Giustizia europea: è già attivo il ricorso contro l’esclusione illegittima dal concorso per dirigenti scolastici. Nel frattempo, Eurosofia ha avviato da tempo corsi in presenza e a distanza per prepararsi alle prove del concorso a preside.Inoltre, l’Anief promuovespecifici ricorsi contro il criterio della cosiddetta ‘temporizzazione’ applicato ai responsabili amministrativi e agli assistenti amministrativi transitati nei ruoli di DSGA e per ottenere il riconoscimento integrale del servizio pregresso ai fini della ricostruzione di carriera. Il sindacato ricorda, infine, che in collaborazione con Eurosofia, ha predisposto un corso formativo per il Concorso DSGA, specifico per affrontare e superare le prove selettive.

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Difendiamo autonomia informazione in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 marzo 2017

giornalismo“Condivido fino in fondo l’appello della Federazione Nazionale della Stampa Italiana che denuncia la scelta del Dipartimento Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri per aver scelto un bando di gara europeo per l’assegnazione dei contratti di servizio con le Agenzie di Stampa Nazionali per l’informazione giornalistica primaria italiana a partire dal secondo semestre dell’anno 2017.Una scelta grave che penalizza l’informazione italiana e i livelli occupazionali dei giornalisti impegnati a mantenere una informazione parlamentare e politica nel nostro Paese di qualità. La dimensione occupazionale del settore è attualmente rappresentata da 830 giornalisti articolo 1 più 1.400 giornalisti collaboratori per un totale di 2.230 giornalisti e circa 800 lavoratori del settore poligrafico per un totale occupazione di oltre 3.000 lavoratori occupati nel settore giornalistico e poligrafico.Una scelta aberrante, per nulla dovuta, che rischia di mettere in ombra gli interesse nazionali qualora a gestire l’informazione primaria delle agenzie fosse un soggetto estraneo alla vita ed al futuro della nostra nazione. Da notare che gli altri Paesi europei si guarderebbero bene dall’aprire la loro platea informativa delle istituzioni politiche a soggetti estranei al Paese. Con una interrogazione del gruppo di Forza Italia chiederemo al Governo, tra l’altro, di valutare le ripercussioni occupazionali; di salvaguardare gli interessi nazionali; di escludere dalle procedure relative alle agenzie di stampa i contratti di servizio senza diritto di reciprocità; di riaffermare (art.7 della Legge sull’Editoria) l’acquisto dei servizi di agenzie di stampa da parte gli Enti Locali, Regioni, Aree Metropolitane e Comuni. Tutto ciò con l’unico obiettivo di difendere l’autonomia e la completezza dell’informazione italiana.” Così Maristella Gelmini, vice capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera.

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Responsabilità civile dei magistrati, l’analisi di Sirchi

Posted by fidest press agency su sabato, 28 febbraio 2015

legge-e-giustiziaApprovata alla Camera con 265 sì, 51 no e 63 astenuti la legge sulla responsabilità civile dei magistrati, varata in modifica della legge Vassalli del 1988. Fermo restante il principio della responsabilità indiretta, in base al quale il cittadino che ritiene di aver subito un danno ingiusto cita lo Stato lasciando poi a quest’ultimo l’onere di rifarsi in seconda battuta sul giudice, la neonata legge di riforma amplia le possibilità di ricorso da parte del cittadino, innalzando la soglia economica di rivalsa fino a metà stipendio, eliminando il filtro di ammissibilità e introducendo la possibilità di agire anche in caso di negligenza grave e travisamento del fatto e delle prove.In merito alle riforme introdotte dalla nuova legge, Massimiliano Sirchi, responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti, si è così espresso: “Le recenti modifiche apportate alla legge sulla responsabilità civile dei magistrati colmano un vuoto normativo di anni. Nonostante i timori ‘interessati’ del presidente dell’ANM occorre precisare che nessuno intende pregiudicare il principio di autonomia ed imparzialità del potere giudiziario, tanto è vero che l’azione civile risarcitoria, privata del filtro di ammissibilità dell’azione, potrà essere introdotta solo nei confronti dello Stato e non del singolo magistrato. A ciò si aggiunga che l’eventuale rivalsa nei confronti del giudice resosi responsabile di ‘violazione manifesta della legge o di macroscopico travisamento dei fatti’, è limitata alla metà dello stipendio netto annuale, e quindi a circa 25.000,00 euro, che potrebbero essere coperti da una normale assicurazione come accade per tutti i cittadini italiani. Da non dimenticare poi che più volte anche la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha condannato l’Italia perché la vecchia legge Vassalli non prevedeva il risarcimento di danni cagionati da un provvedimento giudiziario conseguente al travisamento del fatto o della prova e perché nei pochissimi casi di condanna del magistrato il risarcimento appariva quasi insignificante se non impossibile. Le nuove norme rispondono, pertanto, al principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, art. 3 della Cost., in modo tale da evitare che i responsabili di gravi condotte si sottraggano a qualsivoglia azione di responsabilità e magari vengano anche premiati con avanzamenti di carriera, il caso Tortora insegna. E poi non dimentichiamoci che sull’azione risarcitoria avanzata da un cittadino nei confronti di un magistrato, vi è la garanzia che la decisione verrà adottata da altri magistrati”.

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La giustizia in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2013

Ho scritto queste cose venti anni fa. Sta al lettore di oggi rilevare le eventuali diversità intro-dotte nel sistema giudiziario italiano e capire, come credo, quanto poco sia stato fatto per restituire al precetto giuridico la sua identità e il suo indirizzo nella realtà sociale e civile di un Paese che vorremmo definire a democrazia compiuta.
Come posso ampiamente rilevare la società contemporanea, da una parte, ha fatto tesoro delle esperienze passate, recenti e remote, maturate negli studi approfonditi degli studiosi del diritto che, a mio avviso, hanno inteso, in questo modo, tutelare l’ordinato evolversi della “comunità” rispetto ai suoi compositi impegni ai quali è, di volta in volta, chiamata. Alla base di questo modello “evoluto e specialistico”, offertoci dall’amministrazione della giustizia, vi è stata, da sempre, la convinzione che solo una “società” ordinata, secondo certi principi universalmente riconosciuti e accettati dalle genti che sceglievano di vivere in comunità e che tracciavano un’area autonoma di territorio dove costruire il loro avvenire, potesse offrire una base concreta sulla quale poter assicurare forza e determinazione ai suoi progetti unitari. Scrivevo, infatti: “La storia, per altro, ci insegna che là dove è venuta meno la giustizia e con essa l’autonomia del giudice dagli altri poteri forti dello Stato, vi è stato il collasso statuale e la crisi è diventata irreversibile fino alle sue estreme conseguenze con le dittature, lo Stato di polizia e via dicendo.” Ma la giustizia per essere valida non ha solo bisogno di buone leggi e quindi di un legislatore nato per essere “saggio, accorto e sensibile alle realtà del mondo che cambia”, ma deve far sentire la sua presenza facendo in modo che essa pervenga ai destinatari, attori o convenuti che siano, con tempestività, equità e uniformità di giudizio a prescindere dalle loro condizioni sociali, dal ceto e dal ruolo politico svolto. Ebbene in Italia, e in una certa misura anche nel resto del mondo industrializzato e non, stanno venendo meno questi presupposti perché si sta scivolando sul piano inclinato di una giustizia che si vuole al servizio di qualcuno, ad usum delphini e non nell’interesse generale. Questo malessere è avvertito un po’ da tutti. Scriveva nel 1986, tra l’altro, il Presidente pro tempore della Corte di Appello di Roma Carlo Sammarco: “Finora il cittadino italiano nutriva una sostanziale fiducia nei suoi giudici, pur essendo ripagato con disfunzioni e ritardi.” “Di recente ha mutato atteggiamento: esso è divenuto critico se non sospettoso nei confronti dell’istituzione giudiziaria.” La verità è che il giudice italiano è chiamato a rendere giustizia in una società che nel-l’ultimo trentennio si è profondamente trasformata e lo ha fatto ad un ritmo vertiginoso. L’avvento dello stato sociale, finalizzato a garantire a tutti i conso-ciati i benefici conseguiti attraverso lo sviluppo eco-nomico, ha comportato la tendenza alla socializ-zazione del diritto; nel contempo il processo di democratizzazione del sistema socio-economico, per effetto di una imponente moltiplicazione dei sog-getti economici sociali ed istituzionali, ha, a sua volta, sviluppato la tendenza al policentrismo del diritto, essendosi la funzione legislativa del Parla-mento rivolta alla composizione degli interessi ed alla regolamentazione dei poteri dei corpi intermedi e dei gruppi in competizione fra di loro, per cui le leggi spesso si atteggiano a veri e propri statuti di gruppo. A queste due tendenze del diritto se n’è aggiunta una terza: la proliferazione del diritto; le leggi si accumulano, si contraddicono, si cancellano, il tutto in maniera caotica. Di conseguenza, è venuta appannandosi la posizione di terziarità del giudice, per cui taluno ha parlato di amministrativizzazione della funzione giudiziaria.” Ebbene mentre cambia-vano, a un ritmo inusitato, i connotati sostanziali della giurisdizione e il ruolo del giudice si ampliava e si potenziava occupando spazi un tempo impen-sabile, non si provvedeva prontamente alla riconsi-derazione della sua professionalità e al rinnovamento della legge concernente il loro status e dei codici di rito e tanto meno all’ammodernamento delle strutture organizzative. Cosicché, accanto alle disfunzioni di sempre, andatesi viepiù aggravandosi, è venuta proponendosi una messa in mora per i modi in cui la giustizia è amministrata in Italia. Un evento, questo, carico di conseguenze negative per l’ordinato vivere civile della comunità nazionale di fronte alla quale non si può rimanere inerti e conti-nuare a credere che tutto possa rimanere come prima. Ebbene nonostante questo e molti altri appelli apparsi sugli organi di stampa, non solo spe-cialistici, e in tutte quelle sedi, compreso il Parla-mento dove non solo si poteva informare ma anche decidere una svolta, nel senso voluto in apparenza da tutti, per ridare fiato alla questione giustizia e a conferirle quella funzione vitale per la tenuta stessa della democrazia, poco o nulla è stato fatto. Queste riflessioni ho incominciato a farle nella prima stesura di un mio lavoro, ovvero nel 1995. L’ho vista come la giustizia che si propone con sconti di pena, di condoni e di amnistie, ma nessuno sembrava voler prendere il classico toro per le corna ed affrontare il problema alla radice. E’ sempre di quel tempo il commento-sfogo, fin troppo amaro, per quanto fosse realistico, di un magistrato, Fabio Salamone – chiamato a svolgere una delicata inchiesta – quando in un’intervista, rilasciata a un giornalista del “Corriere della sera”, dice: “Come il solito in questa Italia che continua a prendersi in giro, il problema non è posto correttamente, mi pare.” Intanto, i processi una volta in piedi si devono fare. Salvo che il potere politico si assuma la responsabilità di bloccarli o modificarne la procedura in corso d’opera. “Ovviamente – egli rileva – non spetta a noi magistrati decidere.” “Siamo solo dei tecnici che potremmo esprimere un parere, se richiesto, fermo restando l’obbligo di applicare leggi e norme fatte da altri, da un altro potere costituzionale, appunto quel-lo legislativo.” “II chiarimento, quindi, va ricercato esclusivamente in sede politica.” Se ci soffermiamo un attimo a considerare proprio questo specifico aspetto richiamato da Salamone, per quanto ovvio, ci troviamo a dover registrare la prima grossa incongruenza nel sistema Italia. Il Parlamento legifera ed è quello che è chiamato a fare nel caso specifico, ma non ci sembra corretto, per non dire altro, che una volta affidate le leggi, da esso emanate, ai magistrati per farle applicare, si debba dire “tra le righe” che se colpiscono certi uomini influenti le stesse norme non valgono più e che, ancor peggio, esistono degli “intoccabili” che possono rubare, uccidere e compiere qualsiasi illecito, ma guai a chi osa chiamarli a risponderne. Anche in questa circostanza continua a valere la logica del più forte, quella del vincitore che in guerra si vede assolte le sue atrocità mentre condanna quelle del nemico sconfitto, che trasforma in “eroi” dei biechi assassini e riduce a “carnefici” quelli dell’altra parte che hanno avuto il demerito di essere dei perdenti. Dov’è la giustizia in questi casi? E’ indubbiamente in un solo posto: nel cuore dei malvagi, dei prevaricatori, e allora non chiamiamola, ipocritamente, giustizia, ma qualcosa d’altro. E al contrario di quanto pensa Salamone, dico che in Italia, e aggiungo non solo in Italia, non si tratta di schizofrenia del potere politico quando affronta i temi della giustizia peccando di farlo senza uno studio sereno, né di avvalersi di emozioni legate a casi particolari tanto da valutare ogni grande tematica in rapporto solo alla soluzione di una singola emergenza, ma è qualcosa di ancora più grave. E’ vero e proprio disfattismo. La corru-zione non è solo il frutto di una burocrazia malata, ma è la volontà di alcune categorie di voler comun-que mestare nel torbido per ricavarvi il massimo profitto a costo zero. Ci sembra persino comico il voler perseguire il capo della lega Bossi allorché “minaccia” il “separatismo” per voler fondare la repubblica del Nord. E a chi si straccia le vesti scandalizzato per queste oscenità da “ergastolo”, chiediamo se onestamente lo Stato italiano, dalla sua unità a oggi, abbia mai fatto qualcosa in nome di tutta la nazione o, più semplicemente, se non si sia servito del Meridione come di un semplice mercato di sbocco delle produzioni concentrate nel Nord.
Allo stesso modo si è comportata la Francia di Napoleone III nel momento in cui intese favorire l’unità d’Italia.
La sua riserva mentale era quella di procurarsi uno spazio “privilegiato” per i suoi commerci in Italia in cambio degli appoggi resi.
Le forze politiche devono quindi avere la serenità di valutare i temi della giustizia nella loro globalità e senza preconcetti.
C’è troppa confusione. L’ignoranza della legge non scusa, si dice. Ma non esiste un codex, un corpus con tutte le norme penali. Si fa una legge finanziaria e s’inserisce una norma penale. Si vara una legge sui bovini ed è lo stesso.
Con la conseguenza che nessuno sa quanto siano i reati in Italia.
A questo punto è urgentissimo ordinare la materia. Non dimentichiamo che nel nostro Paese vige un codice penale di una società che non esiste più.
“A questo si aggiunge il problema del sovraccarico degli uffici penali”. (Riccardo Alfonso)

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I debiti della Rai

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

RAI

RAI (Photo credit: Marco Gentili)

“La Rai ha annunciato con un ottimismo fuori luogo di aver chiuso il bilancio annuale con oltre 4 milioni di attivo. Si è dimenticata tuttavia di ricordare che l’ha chiuso anche con 240 milioni di passività accumulata nel tempo. Non serve grande immaginazione per comprendere la difficoltà di presentarsi di fronte a qualsiasi istituto di credito in queste condizoni e le pesantissime incognite che gravano sul futuro dell’azienda e del servizio pubblico”. Lo afferma in una nota il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti. “Il governo non può fingere di non sapere e non vedere. E soprattutto non si può consentire che si voglia procedere ad una proroga silenziosa, surrettizia e furbesca. L’immediata modifica della Legge Gasparri peraltro non è una necessità solo per la Rai ma anche un obbligo istituzionale se si vuole arrivare ad una qualsiasi ipotesi di riforma della legge elttorale”. “Non ci sarà legge elettorale accettabile – conclude Giulietti – fino a quando non sarà affrontato anche il nodo del conflitto di interessi, dell’autonomia dell’Autorità di garanzia, della Rai e del ripristino della parità di accesso tra i diversi soggetti politici e istituzionali”.

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Semplificazioni: verso approvazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

Con 246 voti favorevoli, 33 voti contrari, e due astenuti l’Aula del Senato ha approvato il ddl di conversione del decreto legge sulle Semplificazioni normative. Il provvedimento ora dovrà tornare alla Camera per essere definitivamente convertito in legge entro il 9 aprile. Nel corso dell’iter di conversione il testo è stato arricchito da alcune richieste formulate direttamente dai cittadini e raccolte dall’iniziativa “Burocrazia, diamoci un taglio – Le tue idee per semplificare” del Ministero per la Pubblica amministrazione e la Semplificazione. Di seguito l’analisi dei suoi principali contenuti:
· I cambi di residenza in tempi reali in modo da evitare i gravi disagi e gli inconvenienti determinati dalla lunghezza degli attuali tempi di attesa. Secondo i dati Istat i cambi di residenza tra Comuni diversi sono circa 1.400.000 all’anno;
· Le procedure anagrafiche e di stato civile saranno più veloci. Oltre 7 milioni di comunicazioni verranno effettuate esclusivamente in via telematica. I cittadini avranno tempi più rapidi nella trascrizione degli atti di stato civile, essenziale a fronte dei fondamentali eventi della vita (nascita, matrimonio e morte), nella cancellazione e iscrizione alle liste elettorali e nei cambi di residenza. Inoltre, con la medesima modalità sono previste le comunicazioni tra Comuni e Questure relative ai cartellini delle carte d’identità e alle iscrizioni, cancellazioni e variazioni anagrafiche degli stranieri. Le comunicazioni telematiche consentiranno un risparmio per le amministrazioni quantificabile in almeno 10 milioni di euro all’anno (tenendo conto solo delle spese di spedizione);
· I documenti di riconoscimento scadranno il giorno del compleanno: la norma intende evitare gli inconvenienti che derivano spesso dal non avvedersi della scadenza;
· Tempi più brevi per il rinnovo delle patenti di guida degli ultraottantenni: la visita verrà effettuata dal medico monocratico e non più dalla Commissione medica;
· Il bollino blu che oggi deve essere rinnovato annualmente sarà contestuale alla revisione dell’auto che avviene la prima volta dopo quattro anni e poi con cadenza biennale, con evidenti risparmi di tempo e denaro;
Permesso auto per persone con disabilità. Con un apposito decreto sono definite le modalità per riconoscere la validità del permesso su tutto il territorio nazionale.
· Meno oneri per le imprese per partecipare alle gare di appalto, con la Banca dati unica le amministrazioni potranno consultare un fascicolo elettronico della documentazione di impresa ed effettuare i controlli sul possesso dei requisiti senza richiedere la documentazione alle imprese. Il risparmio stimato per le PMI è di circa 140 milioni all’anno;
Astensione anticipata dal lavoro delle lavoratrici in gravidanza. La norma modifica l’articolo 17 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n.151 in materia di interdizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza prevedendo diverse fattispecie di astensione obbligatoria in presenza di determinate condizioni.
Procedure più semplici di esenzione del ticket per i malati cronici. Ad oggi, sono stabilite a livello nazionale le patologie croniche o malattie rare cui è associata l’esenzione dal pagamento di tutte, o di parte, delle prestazioni sanitarie. Tuttavia, non è fissata, per ciascuna esenzione, la durata. Di conseguenza in molte Regioni, i cittadini devono ripetere ogni anno gli adempimenti necessari per ottenere l’esenzione. L’emendamento prevede che con un apposito decreto del Ministero della Salute, d’intesa con le Regioni, venga definita la durata delle esenzioni. In questo modo verranno eliminati gli adempimenti amministrativi inutili per coloro che sono affetti da malattie che non possono migliorare.
Multe, mensa scolastica, tassa sui rifiuti, ticket direttamente da casa. Le amministrazioni sono tenute a pubblicare sui siti istituzionali e sulle richieste di pagamento (bollettini, ecc.) i codici IBAN e le causali di versamento per effettuare pagamenti elettronici tramite bonifico. In questo modo, chi lo desidera, potrà effettuare i pagamenti telematici senza muoversi di casa. La disposizione sarà operativa dopo 3 mesi dall’entrata in vigore della Legge.
Pagamento del bollo on-line. Per agevolare l’invio delle domande per via telematica è prevista la possibilità di pagare il bollo online, anche attraverso l’uso della carta di credito o prepagata.
Ai cittadini extracomunitari non verranno più richiesti i certificati per le procedure connesse alle leggi sull’immigrazione (permessi di soggiorno, ricongiungimenti familiari, ecc.). Saranno le amministrazioni ad acquisire d’ufficio la prescritta documentazione. La disposizione entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2013 in modo da consentire alle amministrazioni competenti di organizzarsi.
A partire dal 1° gennaio 2014 tutte le procedure per i cittadini e le imprese saranno on line. Le comunicazioni tra gli uffici dovranno avvenire esclusivamente attraverso i canali e servizi telematici e la posta certificata;
La certificazione antimafia e il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) saranno acquisiti d’ufficio dalle amministrazioni: le certezze pubbliche saranno garantite senza complicazioni per le imprese.
Al via un programma di riduzione degli oneri per le amministrazioni pubbliche: attraverso una ampia consultazione, anche on-line, verranno individuate le procedure più critiche ed onerose per le amministrazioni statali, regionali e locali, che verranno semplificate con appositi regolamenti. Previsto anche un nuovo programma triennale 2012-2015 per ridurre ulteriormente gli oneri per i cittadini e le imprese.
Saranno potenziati i compiti della cabina di regia per l’Agenda Digitale. Questi i principali obiettivi:
a) realizzazione delle infrastrutture tecnologiche per servizi digitali in settori chiave quali la mobilità, il risparmio energetico, il sistema educativo, la sicurezza, la sanità, i servizi sociali e la cultura;
b) promozione del paradigma dei dati aperti (open data) e valorizzazione del patrimonio informativo pubblico;
c) potenziamento delle applicazioni di amministrazione digitale (e-government) per il miglioramento dei servizi ai cittadini e alle imprese;
d) promozione della diffusione di architetture di cloud computing per le attività e i servizi delle Pubbliche Amministrazioni;
e) infrastrutturazione per favorire l’accesso alla rete internet in grandi spazi pubblici collettivi quali scuole, università, spazi urbani e locali pubblici in genere.
Per la gestione dei servizi ICT i Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti saranno obbligati a organizzarsi in forma associativa. Le funzioni ICT comprendono infrastrutture di rete, acquisto di licenze software, banche dati, applicativi software ecc.
Sanità digitale: nei Piani di sanità nazionali e regionali si privilegia la gestione elettronica delle pratiche cliniche, attraverso l’utilizzo della cartella clinica elettronica, così come i sistemi di prenotazione elettronica delle visite e offerta diretta di cure attraverso la telemedicina mobile.
Procedure più rapide per le iscrizioni all’università Il nuovo emendamento intende consentire all’università l’accesso all’anagrafe degli studenti per verificare le autocertificazioni degli studenti al momento delle iscrizioni in via telematica. Lo scopo è quello di snellire l’attività delle segreterie delle università che, al momento delle iscrizioni, potranno controllare in tempo reale il possesso del diploma di maturità degli studenti che si iscrivono al primo anno.
Articolo 50 Il testo dell’articolo 50 del dl semplificazione sull’attuazione dell’autonomia conferma l’emanazione delle linee guida entro 60 giorni dalla conversione in legge per il potenziamento dell’autonomia scolastica, la costituzione di reti territoriali tra scuole, la nascita di un organico dell’autonomia per tutte le esigenze della didattica ordinaria e di un organico di rete anche per l’integrazione degli alunni con bisogni educativi speciali e la prevenzione della dispersione.
Sia l’organico di rete che quello dell’autonomia saranno definiti con cadenza triennale con un decreto interministeriale Miur-Mef – anche sulla base dell’andamento demografico degli alunni. Gli organici potranno essere incrementati utilizzando le economie ottenute attraverso i processi di razionalizzazione messi in atto negli ultimi anni.

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Manovra: pregiudiziale costituzionalità

Posted by fidest press agency su martedì, 13 settembre 2011

art. 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità s...

Il Governo non è intervenuto con tempestività ed adeguatezza in ordine alle riforme strutturali promesse, ha sottovalutato la durata e gli effetti della crisi economica, è stato reticente sulle sue ricadute, è responsabile del ritardo e dell’insufficienza dell’azione politica ed economica, che ha già compromesso la credibilità del Paese e mina la sua permanenza al tavolo delle grandi nazioni.
Diverse disposizioni del disegno di legge generano perplessità sotto il profilo della legittimità costituzionale quali:
• L’articolo 2, è del tutto evidente l’incostituzionalità della disposizione con la quale si opera una decurtazione secca del trattamento economico dei soli dipendenti pubblici, in violazione dei principi di eguaglianza e di progressività del sistema fiscale, in palese contrasto con gli articoli 3 e 53 della Costituzione;
• la previsione di cui all’articolo 2, comma 3, che affida ampi poteri all’amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, a decreti dirigenziali la definizione di nuove modalità per lo svolgimento i giochi e finanche la misura del prelievo erariale unico, rimette ad una fonte secondaria emanata da un’autorità amministrativa la determinazione dell’entità di una prestazione di natura patrimoniale violando la riserva assoluta di legge di cui all’articolo 23 della Costituzione, che preclude a fonti diverse dalla legge ogni intervento circa la determinazione dei tributi;
• l’articolo 9, che modifica le norme sul collocamento obbligatorio dei disabili, l’articolo 10, sui fondi interprofessionali per la formazione continua, e l’articolo 11, in materia di tirocini, sono privi dei requisiti di necessità e urgenza – in particolare, in ordine alla questione dei tirocini formativi, la giurisprudenza costituzionale ne ha indicato la competenza regionale;
Gravemente lesive di principi ed articoli costituzionali risultano, in particolare, le disposizioni di cui agli articoli 3 e 8:
in ordine al comma 1, dell’articolo 3, la decorrenza della disposizione è legata ad un termine – un anno dall’entrata in vigore della legge di conversione – in netta contraddizione con i requisiti di necessità ed urgenza imposti dalla Costituzione per i decreti-legge; inoltre, altro effetto abnorme, i divieti recati dalle leggi vigenti non saranno più condizione sufficiente per ritenere che l’iniziativa e l’attività economica privata non siano libere: occorrerà anche che la disposizione normativa recante il divieto appartenga ad una precisa tipologia di atti di rango primario, incidenti sulle materie indicate, con larga imprecisione, dalle lettere da a) ad e) del medesimo comma 1;
nel novembre u.s. il Parlamento ha autorizzato il ministro Sacconi ad emanare decreti legislativi per realizzare lo “statuto dei lavori”, previa identificazione “di un nucleo di diritti universali ed indisponibili” e, conseguentemente, della “rimanente area di tutele”, rimodulabili dalla contrattazione collettiva, ma l’articolo 8 del provvedimento in esame – oculatamente e tempestivamente inserito sulla scia dell’emergenza finanziaria – regola la contrattazione collettiva di lavoro, estendendo quella aziendale a scapito di quella nazionale;
nel metodo, l’introduzione dell’articolo 8 riflette un abuso costituzionale, in quanto norma priva dei requisiti della necessità e dell’urgenza, estranea agli obiettivi di contenimento della spesa pubblica e di stabilizzazione finanziaria, manifestamente illegittima nel metodo e nel merito;
nel merito, la lesione perpetrata con l’articolo 8 ha dimensioni colossali: la libertà e la dignità del lavoro sono considerate ostacolo alla produttività dell’impresa ed alla sua capacità competitiva, così come è considerato un ostacolo un sindacato autonomo; in luogo delle misure per la crescita, al posto degli investimenti in ricerca, innovazione, istruzione e qualità, al posto della politica industriale ed energetica, il Governo offre il declassamento, nella gerarchia degli interessi meritevoli della tutela dello Stato, delle lavoratrici e dei lavoratori;
i principi e gli articoli costituzionali in materia di lavoro – a cominciare dall’articolo 1, fondamento ed essenza della nostra Repubblica – sono i perni del nostro ordinamento democratico, violato dalle disposizioni di cui all’articolo 8: esse sono affette da molti vizi di incostituzionalità – sufficienti ad inficiare, in base ai principi del nostro ordinamento, l’intero provvedimento –ed appaiono, in ordine di tempo, quali ultimi episodi delle persistenti torsioni cui il Governo sottopone, ad avviso dei sottoscrittori, il nostro sistema democratico, facendo e perseverando nel fare ciò che la Costituzione gli vieta, con ciò svuotando le istituzioni ed inficiando le regole democratiche.

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Giustizia dal governo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 marzo 2011

Il disegno di legge costituzionale per la riforma della giustizia approvato dal Consiglio dei Ministri il 10 marzo 2011 si fonda sulla separazione delle carriere dei magistrati, che si distinguono in giudici e pubblici ministeri. L’ufficio del pm è organizzato secondo le norme dell’ordinamento giudiziario che ne assicurano l’autonomia e l’indipendenza. È prevista l’istituzione di due distinti Consigli superiori, della magistratura giudicante e di quella requirente, presieduti, come l’attuale CSM, dal Presidente della Repubblica e costituiti da membri eletti per metà dai magistrati e per metà dal Parlamento. Sono anche indicate tassativamente le funzioni dei due Consigli, tra le quali non figura più la funzione disciplinare, affidata alla Corte di disciplina di nuova istituzione. Del Consiglio Superiore della Magistratura giudicante fa parte di diritto il primo presidente della Corte di Cassazione e gli altri componenti sono eletti per metà da tutti i giudici ordinari tra gli appartenenti alla medesima categoria previo sorteggio degli eleggibili e per metà dal Parlamento in seduta comune fra professori ordinari di università in materia giuridiche e avvocati dopo 15 anni di esercizio. I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono rieleggibili. Del Consiglio Superiore della magistratura requirente fa parte di diritto il procuratore generale della Corte di Cassazione. Gli altri componenti sono eletti per metà da tutti i pubblici ministeri fra gli appartenenti alla medesima categoria previo sorteggio degli eleggibili e per metà dal parlamento in seduta comune, tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo 15 anni di esercizio. I membri elettivi durano in carica quattro anni e non sono rieleggibili. Ai due Consigli spettano, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assegnazioni, le assunzioni, i trasferimenti, le promozioni nei riguardi dei giudici.

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Roma: Accordo Acea-Gaz

Posted by fidest press agency su sabato, 18 dicembre 2010

«Con la firma dell’accordo fra Acea e Gaz de France Suez Energia Italia oggi si chiude con successo una lunga fase di trattativa che ha fortemente impegnato tutto il management delle due società. Il nuovo assetto che è stato costruito con questo accordo garantisce all’Acea la piena autonomia operativa e la possibilità di rilanciarsi in tutti i propri settori di attività senza rinunciare all’apporto finanziario e all’alleanza con un grande partner europeo come Gaz de France. Ai vertici di Acea come ai vertici di Gaz de France va il mio ringraziamento per lo sforzo profuso e per il risultato ottenuto che rilancia oggettivamente la multiutility capitolina».  Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

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Rinascita della Sicilia

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 novembre 2010

Il Fronte Nazionale Siciliano –“Sicilia Indipendente” rende noto in un comunicato a firma del suo segretario nazionale Giuseppe Scianò: “Le recenti dichiarazioni di Lombardo hanno spiazzato coloro che avevano creduto che l’Autonomia Siciliana, “risuscitata” a tempo scaduto, potesse essere strumentalizzata in funzione anti-indipendentista e come sanatoria alla violazione del Pactum istituzionale del 1946, sul quale era nato il compromesso autonomistico. Ovviamente, gli strumentalizzatori dell’Autonomia non hanno ben compreso o fingevano di non aver compreso che i 64 anni trascorsi invano sono stati sufficienti a consolidare la violazione del Pactum. E a rimettere tutto (e tutti) in discussione. Non aggiungiamo, per il momento, altro. Da Lombardo, dal quale abbiamo ascoltato anche altre affermazioni egregie, – che hanno, comunque, un indiscutibile e indissolubile valore storico, giuridico e politico, – ci aspettiamo altri passi in avanti. Dal “No” al Ponte-Imbuto sullo Stretto di Messina, al “No” all’infame progetto di smembrare la Sicilia in Tre Regionicchie (peraltro, in funzione anti-siciliana); al “No” alla subordinazione della Sicilia all’Imperialismo commerciale, economico, finanziario ed …. etnico della Cina; alla moralizzazione della vita pubblica, della pubblica amministrazione e della politica politicata che in Sicilia adotta metodi, regole, logiche ed “etiche” che sono propri  della mafia; alla lotta contro la Mafia anche attraverso una legislazione “specifica” più adatta alla “Specificità” del fenomeno mafioso. Ci aspettiamo una Strategia “siciliana” per l’economia siciliana. E …. ci aspettiamo tante altre cose ancora!”

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Vicenda Unicredit

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 settembre 2010

Dichiarazione di Michele De Lucia, Tesoriere di Radicali italiani La risposta più efficace alla vicenda Unicredit la sta dando, in queste ore, il mercato: la perdita di sei punti in due sedute accusata dal titolo, significa che la sfiducia a Profumo viene valutata, tra l’altro, come un’operazione non nell’interesse degli azionisti. Trattasi, infatti, di normalizzazione partitocratica. La crisi in corso avrebbe dovuto insegnare che quando la “politica” mette il naso nelle banche, succedono disastri. In Italia, oltre al naso, ci mette mani e piedi. L’autonomia imprenditoriale dovrebbe essere sacrosanta anche nel sistema bancario. In regime di partitocrazia, così – invece –non può essere.

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Regionali Puglia: le accuse di Tatarella all’Idv

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 febbraio 2010

Le accuse di Tatarella sono ridicole e pretestuose. Non abbiamo mai parlato o chiesto assessorati di sorta, sapendo bene che tale prerogativa spetta alla scelta autonoma del presidente della Giunta. Quanto poi al fatto che IdV, secondo l’europarlamentare del Pdl, vorrebbe mettere Vendola sotto l’ala protettrice di una toga, lo invitiamo a guardare al suo candidato. Siamo sicuri che i cittadini pugliesi sapranno distinguere il grano dall’oglio” lo dichiara in una nota l’on. Pierfelice Zazzera, deputato di IdV e coordinatore regionale della Puglia.

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Torino, su radio3 e in live streaming

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 febbraio 2010

5 febbraio 2010 alle 20.30, all’Auditorium Rai di Torino, in diretta su Radio3 e in live streaming sul sito http://www.orchestrasinfonica.rai.it, si apre con la prima esecuzione italiana di un lavoro per soprano, violino e orchestra di Ivan Fedele. Si tratta di En Archè (Kata Iôannen), composto nel 2008, e che trae le sue forti immagini simboliche da alcuni passi del Prologo del Vangelo Secondo Giovanni, nei quali “l’incarnazione di Dio appare tanto vicina all’uomo da compenetrarne tutta l’esistenza” (Fedele). Interpreti dell’opera sono il soprano Valentina Coladonato e il violinista Francesco D’Orazio. A seguire Agile, per orchestra, composta nel 2004 da Giovanni Verrando, nato a Sanremo nel 1965 e noto per essere riuscito a individuare con forza un proprio linguaggio, capace di un’autonomia che assume i tratti della ribellione alla mercificazione del prodotto artistico. Dopo l’intervallo il brano di uno dei più autorevoli compositori italiani viventi: Aldo Clementi. La sua Rapsodia I per soprano, contralto e orchestra, è una commissione della Staatsorchester di Stoccarda, dove è stata eseguita per la prima volta il 24 aprile 1994 in occasione del quattrocentesimo anniversario della fondazione della compagine.  Interpreti del testo, tratto da alcuni Lieder di Schubert su testi di Goethe, Alda Cajello e Valentina Coladonato. In chiusura un altro lavoro vocale, del compositore belga Philippe Boesmans, reduce dallo straordinario successo della sua opera Yvonne, princesse de Bourgogne all’Opéra di Parigi. Si tratta dei Trakl-Lieder per soprano e orchestra, su testi del poeta salisburghese Georg Trakl (1887-1914), composti nel 1986, rielaborati in una seconda versione nel 1990, e presentati in prima esecuzione italiana nell’interpretazione di Alda Cajello. Il concerto, come tutte le cinque serate di Rai Nuova Musica, è arricchito dal progetto Rai NuovaLounge: una sonorizzazione elettronica del foyer dell’Auditorium Rai realizzata dall’associazione torinese Situazione Xplosiva. In particolare venerdì 5 febbraio, dalle ore 20, il live set di Lorenzo Senni accompagnerà il pubblico prima del concerto e durante l’intervallo, quando alcuni brani eseguiti nella prima parte della serata troveranno nuove e inaudite dimensioni nei remix del dj e nei bit delle nuove tecnologie. Ma la serata inaugurale è preceduta da un altro appuntamento: l’incontro con i compositori, previsto alle 18.30 presso la Sala prove coro dell’Auditorium Rai, con ingresso libero, durante la quale verrà presentato anche il nuovo cd dell’Orchestra Rai pubblicato sa Stradivarius, diretto da Marco Angius e interamente dedicato a Ivan Fedele. Gli abbonamenti all’intera rassegna Rai NuovaMusica, proposti a 20 euro per gli adulti e a 10 euro per i giovani nati dal 1980 in poi, sono in vendita dal 12 gennaio 2010 sia online sul sito http://www.orchestrasinfonica.rai.it, che presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino. I biglietti per i singoli concerti, proposti a 5 euro per gli adulti e a 3 euro per i giovani, sono invece acquistabili dal 26 gennaio e le sere dei concerti, a partire da un’ora prima dell’inizio.

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