Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Posts Tagged ‘autostrade’

Governo. Il Ponte torna nelle mani di Autostrade

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 agosto 2020

Il Ponte san Giorgio (ex Morandi) torna nelle mani della società Autostrade.Ma come, si chiedono in molti, non si era annunciata la revoca della concessione? Conte, Di Maio, Toninelli e il M5S non avevano tuonato contro Autostrade e data la revoca come imminente?Sono passati due anni dalla tragedia e due governi, Conte1, con il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli (M5S), e Conte2, con la ministra dei Trasporti, Paola De Micheli (PD), e siamo all’impasse.
E’ necessario, ancora, valutare il modello tariffario, poi si dovrà sentire il parere dell’Avvocatura di Stato, poi quello dei vari organismi tecnici, dal Cipe alla Cassa depositi e prestiti ma, soprattutto, c’è un problema che si chiama manleva, che possiamo tradurre in esonero della responsabilità.Vediamo di capire
La Cassa depositi e prestiti (Cdp) è una società controllata all’83% dal Ministero dell’Economia, in pratica è una istituzione pubblica. La Cdp dovrebbe entrare nel capitale di Autostrade, il che significa lo Stato dentro Autostrade.
Già, ma chi assumerà la responsabilità penale e civile della rete autostradale dopo quello che è successo al ponte Morandi?
La Cdp, cioè lo Stato, vorrebbe essere sollevata da tale responsabilità ma Atlantia, che controlla Autostrade, non è d’accordo.
Insomma, tutto è fermo dopo due anni e due governi, però siamo “un popolo di eroi, di santi, di poeti, di artisti, di navigatori, di colonizzatori e di trasmigratori.”Basta crederci. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Autostrade. Le promesse per la riduzione delle tariffe. Dubbiosi… aspettiamo, e ragioniamo

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

“Abbiamo vinto il primo tempo di questa delicata partita entrando con lo Stato dentro Aspi e togliendo ai Benetton la gestione di Autostrade. Adesso pero’ c’e’ un secondo tempo da giocare, fondamentale. Dobbiamo abbassare le tariffe e mettere in sicurezza le nostre autostrade”. Lo scrive su Facebook il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “È la priorita’ di uno Stato che non pensa ai profitti ma a tutelare i propri cittadini”, aggiunge. (agenzia Dire) Auguriamo al ministro tutto il bene possibile, con tutto il cuore e il portafogli. Suo, degli specifici utenti, dei contribuenti tutti e dei risparmiatori: che danno fiducia alle Poste investendo sui loro prodotti, soldi che sono gestiti dalla Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) che oggi è chiamata a gestire al posto di Atlantia investendo circa tre miliardi in attesa dell’intervento di futuri azionisti. Il portafogli del ministro, comunque, non è a rischio. E lo sanno tutti. Il portafoglio dei contribuenti è sempre a rischio, soprattutto quando lo Stato si fa gestore di attività che fino ad oggi sono state patrimonio di attività private, e soprattutto perché lo Stato, che avrebbe dovuto controllare i privati a cui aveva concesso, non ha dimostrato di saperlo fare,vista la tragedia da cui parte tutta la vicenda…. Insomma uno Stato poco affidabile che oggi diventa controllore e contraollato.Il portafoglio dei risparmiatori (gestito da Cdp) è quello di chi evidentemente non sa chi e come gestisce i propri risparmi, altrimenti è probabile che da tempo li avrebbero spostati altrove, visto che, proprio perché si sono rivolti alla Poste, è probabile che non abbiano una così alta propensione al rischio.Non ci resta che aspettare la riduzione delle tariffe per l’uso delle Autostrade e gli utili che lo Stato incasserà. Ovviamente con la consapevolezza che se si saranno perdite in questa nuova gestione, la vacanza al mare della famiglia Rossi gliel’ha avrà pagata anche la famiglia Bianchi che mai si sarebbe sognata di usare un’autostrada perché col clima economico che divampa, hanno a stento gli occhi per piangere. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Autostrade: Lo Stato compra una sua struttura privatizzata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2020

Questo sostiene l’ex ministro dell’economia Carlo Calenda e con qualche ragione. Egli dice una cosa che nessuno dice: con questa operazione lo Stato ha comprato, per altro con soldi dei risparmiatori postali italiani, una società ch’era già sua.
Altro che “storico primato” del governo. Dov’è, in che cosa consiste questo strombazzato primato? Chi ha buona memoria ricorderà che nella tanto biasimata “Prima Repubblica” quasi la metà della realtà economica italiana era diretta proprietà dello Stato o da esso partecipata. Comprese le strade e le autostrade!!! Nella lista c’erano anche l’industria siderurgica, mineraria, la telefonia, le Poste, l’energia, i trasporti, settori dell’alimentare, parti dell’automobilistica, le principali banche, ecc. ecc., .
Lo Stato e la rete diffusa della cooperative sociali di produzione costituivano l’ossatura strategica della economia italiana e assicuravano milioni di posti di lavoro degnamente retribuiti. Fra nazionalizzazioni e partecipazioni (volute e sostenute dai tre principali partiti Dc. Pci e Psi) , grazie a questa originale realtà economica mista (pubblica e privata), l’Italia divenne la QUINTA potenza economica mondiale. Oggi è degradata sotto il 40° posto! Questo “miracolo” fu possibile grazie a una scelta politica e sindacale unitaria che creò gli enti di gestione coordinati da un Ministero delle Partecipazioni Statali. Certo, quella gestione non fu tutta rose e fiori. Vi furono errori e talune devianze.Tuttavia, nel complesso, il sistema funzionò e con risultati evidenti in certi comparti.Per altro, aggiungo che anche il Parlamento svolgeva una funzione di controllo e d’indirizzo, tramite la commissione per le Partecipazioni Statali (PP.SS.) della Camera dei Deputati della quale mi onoro di aver fatto parte.
Purtroppo, nella “seconda” e “terza” Repubblica questa lungimirante politica fu completamente abbandonata. Il ministero PP.SS fu abolito poiché prevalse la linea, dettata anche da grandi interessi stranieri, della privatizzazione selvaggia ossia della svendita dei beni strategici di proprietà del popolo italiano. In altri Paesi europei (Francia, Germania ecc) la privatizzazione non fu generalizzata come in Italia.Questa scelta, che ha segnato la vita politica dell’ultimo trentennio, può considerarsi il vero banco di prova di quasi tutte le forze politiche, alternatesi al governo del Paese con il beneplacito delle grandi oligarchie finanziarie internazionali e globaliste. On. Agostino Spataro (già deputato Pci, membro della commissione Bilancio e Partecipazioni Statali della Camera dei Deputati).

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Antitrust: istruttoria su Autostrade per l’Italia per mancata riduzione tariffe

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 giugno 2020

L’Antitrust ha avviato un procedimento istruttorio nei confronti di Autostrade per l’Italia S.p.A. in relazione al mancato adeguamento del pedaggio autostradale a fronte della riduzione delle corsie di marcia nonché di specifiche limitazioni ad 80 km/h della velocità massima consentita.”Fantastico, ottima notizia!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”E’ di tutta evidenza che chi va in autostrada paga il pedaggio sulla base del presupposto di poter raggiungere una località in breve tempo e ad alta velocità. Se invece resta imbottigliato perennemente ad 80 km/h per lavori in corso, il pedaggio è giusto che sia adeguato in modo corrispondente” conclude Dona.

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Autostrade Rampelli: Revocare concessione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

“Ogni volta che si torna a parlare di Autostrade si smarriscono le ragioni del confronto serrato e della proposta di revoca. Occorre rammentare che la rete autostradale è stata costruita esclusivamente con i soldi dei cittadini italiani, comprese gallerie, viadotti, ponti, valichi, caselli, svincoli. Che una generosa quanto inopportuna concessione ha dato alla società Atlantia la sua intera gestione in cambio di una manutenzione ordinaria e straordinaria appaltata a ditte amiche secondo criteri non trasparenti, con il corollario di consulenze milionarie e clientelari, probabilmente suggerite da partiti amici. Che detta società ha quindi iniziato a riscuotere pedaggi, affitti per subconcessioni di spazi, materiali e immateriali, ricadenti sul sedime della stessa rete, praticamente facendo cassa su beni costruiti dallo Stato. Che il crollo del ponte Morandi e la condizione di degrado e rischio in cui versano decine di infrastrutture dimostrano che l’unica attività svolta dalla ‘società autostrade’ era effettuare la manutenzione ordinaria minima tale da giustificare i rincari annuali automatici delle tariffe. Che dall’inizio della privatizzazione selvaggia a oggi non è stato realizzato un solo km di nuova autostrada a carico del concessionario, il processo di automazione ai caselli non ha sviluppato nuova occupazione ma semmai l’ha rivista al ribasso. Che in molte nazioni a economia liberale le autostrade sono gestite direttamente dallo Stato ovvero da società dallo stesso partecipate, con conseguente garanzia di reinvestimenti degli utili di esercizio. Pertanto appare paradossale il ritardo con cui si stia procedendo verso la revoca e l’entrata dello Stato nella futura società che gestirà il traffico su gomma in Italia. Certo è che l’atteggiamento di Atlantia è risultato fin dal principio poco rispettoso delle prerogative della nostra comunità, come dimostrano anche i maxi profitti realizzati sulla gestione di Aeroporti di Roma, dove è stata incoraggiata la concorrenza sleale delle compagnie low-cost a danno di Alitalia e, ora, minacciando immaginifici licenziamenti in blocco dei dipendenti della società autostrade. Inutile precisare infatti che i lavoratori non perderanno affatto il loro posto perché l’attività di gestione, semmai, passerà solo di mano. Una minaccia scorretta che tradisce, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la natura di questa multinazionale che ha succhiato risorse pubbliche per decenni, regalandoci una gestione pessima della rete autostradale, fino alla tragedia di Genova. Il Governo proceda in fretta alla revoca e vari un nuovo piano che consenta l’uso dei 5 miliardi l’anno di utili a beneficio della collettività”.E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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“Concessioni autostradali e risoluzione contratto per inadempienze”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 dicembre 2019

La Corte dei Conti conferma quella che è sempre stata l’interpretazione di Fratelli d’Italia: le clausole che prevedono l’indennizzo all’esercente anche in caso di risoluzione per inadempienza sono nulle perché chiaramente in violazione con i principi del diritto civile. In particolare la Corte dei Conti ricorda che il codice civile “dispone la nullità di patti che escludono o limitano preventivamente la responsabilità del debitore per dolo o colpa grave”. Niente più scuse, vanno riviste tutte le concessioni autostradali e aeroportuali per assicurare che sia garantita la tutela dell’interesse nazionale». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Sicurezza e manutenzione autostrade

Posted by fidest press agency su sabato, 28 dicembre 2019

Sta rientrando l’emergenza dopo le lunghe code sulla A14 in seguito al sequestro di alcuni viadotti ad opera della magistratura.Una vicenda che ripropone il tema della sicurezza, particolarmente delicato e rilevante, a maggior ragione dopo gli avvenimenti di un anno fa a Genova.Riteniamo fondamentale che, nella discussione in queste ore sulle concessioni autostradali, la sicurezza venga posta al centro di ogni decisione: “Non ci interessa a chi saranno affidate le concessioni, quello che ci interessa è quale parte dei proventi dovrà essere destinata alla manutenzione delle tratte.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.Per questo riteniamo fondamentale che nella cabina di monitoraggio sulle concessioni e sulla realizzazione delle opere manutentive vi sia una rappresentanza delle Associazioni dei Consumatori.Le indagini dimostrano come, probabilmente, le quote pagate dai cittadini tramite tariffe autostradali non siano poi state investite a sufficienza in opere di manutenzione e messa in sicurezza, o come le opere realizzate non siano adeguate. Avvieremo ogni atto opportuno per verificare lo stato relativo all’utilizzo di tali risorse, interpellando gli enti competenti.
Viste le critiche pervenute in queste ore, in ogni caso, esprimiamo il nostro pieno sostegno all’operato della magistratura, che ha attuato i sequestri a tutela dei cittadini e non per danneggiarli. Una volta chiariti gli esiti delle indagini, non mancheremo di avviare ogni azione, anche di carattere legale, per tutelare i cittadini e garantirne la sicurezza e l’incolumità.

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La situazione delle autostrade in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 10 settembre 2019

Lo dichiara il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli e precisa: “risulta penalizzata dalla mancanza di investimenti e di lavori per la manutenzione promessi dai concessionari. Nonostante il giro d’affari sui guadagni provenienti dalle autostrade sia molto alto, le spese per gli investimenti e la manutenzione stradale registrano una flessione. C’è voluta una tragedia, quella del crollo del Ponte Morandi, per pubblicare integralmente le convezioni autostradali, per anni una richiesta vana. Non è possibile attendere un altro incidente, un altro dramma come quello che ha colpito Genova e scosso profondamente l’Italia, per cambiare, una volta per tutte, la gestione di questo settore, tanto delicato quanto cruciale per il Paese. L’Associazione Codici rinnova quindi la richiesta di un controllo attento della situazione, per garantire la sicurezza dei cittadini. In questa ottica auspichiamo un incremento del personale preposto e degli strumenti in dotazione delle autorità, così da creare le condizioni necessarie per un’efficace attività di vigilanza che faccia emergere un quadro chiaro dei lavori svolti e del costo delle opere, effettuate e programmate. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, è importante che i controlli si soffermino anche sui tipi di investimenti, così da evitare quelli poco utili o difficili da realizzare, messi in cantiere solo per ottenere una proroga della concessione. Riteniamo inoltre necessaria una verifica delle concessioni. Un’operazione indispensabile per fare luce su tanti aspetti che al momento risultano poco chiari a causa dell’incertezza sull’affidamento. Le procedure per le nuove concessioni sono lunghe, spesso scattano dopo la scadenza e questo è a vantaggio delle concessionarie e a danno dei consumatori, costretti a fare i conti con servizi scadenti, oltre che pericolosi. Al riguardo riteniamo doveroso accelerare l’iter, affinché le nuove concessioni vengano attivate prima della scadenza di quelle vecchie. Il tempo degli avvisi e dei moniti è scaduto. La mancata apertura al mercato ha già creato tanti danni, tra tariffe pazze e investimenti fantasma. È il momento di sanzionare chi non rispetta le regole, con interventi tempestivi e rigorosi. Non ci riferiamo soltanto alle società, ma anche a quei funzionari pubblici che non hanno vigilato in maniera corretta sul comportamento del concessionario. Queste, a nostro avviso, sono le vie da seguire per voltare finalmente pagina. Un cambio di rotta radicale, tenendo sempre bene a mente la figura del cittadino. Lo diciamo da tempo e lo ribadiamo oggi – conclude il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – ogni cittadino che usufruisce delle autostrade è a tutti gli effetti un consumatore e dunque come tale deve essere tutelato”.

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Autostrade: sindacati confermano sciopero 25-26 agosto

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 agosto 2019

Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Sla Cisal e Ugl Viabilità e Logistica hanno confermato la proclamazione dello sciopero per Domenica 25 e lunedì 26 agosto.”Inaccettabile e vergognoso uno sciopero del personale delle autostrade proprio durante il controesodo. Intervenga il ministro dei Trasporti Toninelli, precettando i casellanti e, come previsto dalla legge n. 146 del ’90, dopo aver esperito un tentativo di conciliazione, adotti un’ordinanza, disponendo il differimento dell’astensione collettiva ad altra data” chiede a gran voce Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”E’ evidente che, in questo settore chiave, va rivista la regolamentazione, oramai anacronistica. Un tempo in occasione dello sciopero dei casellanti, l’utente non pagava. Si danneggiava l’azienda e si faceva felice il consumatore. Ora, con i nuovi mezzi tecnologici, si formano solo code estenuanti ai caselli. Nessun danno economico per le società concessionarie, che dovrebbero essere, invece, il vero obiettivo dello sciopero, e disagi immani per gli automobilisti, vittime innocenti dei mancati rinnovi contrattuali. Va, quindi, impedito qualunque sciopero durante tutti i giorni da bollino nero e questo va scritto nero su bianco” conclude Dona.

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Autostrade: stop aumento pedaggi fino al 15 settembre 2019

Posted by fidest press agency su sabato, 29 giugno 2019

“Ottima notizia il blocco dei pedaggi autostradali fino alla fine dell’esodo estivo. Ci piacerebbe anche capire se riguarda tutti i concessionari o solo alcuni e quali, se è una libera iniziativa autonoma di alcuni concessionari, come annunciato stamane da Autostrade per l’Italia o merito della politica, come dichiarato dall’on Di Maio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”In ogni caso resta comunque una good news che si aggiunge alla riforma dei pedaggi dell’Autorità dei trasporti, che finalmente impedirà rincari spropositati ed ingiustificati a danno dei consumatori” prosegue Dona.”Il nuovo sistema tariffario eviterà che le concessionarie, approfittando di contratti generici, possano inserire voci improprie per giustificare gli aumenti dei pedaggi, a fronte di investimenti inesistenti e servizi per gli utenti invariati” aggiunge Dona.”Ora l’Authority, a fronte di verifiche annuali, potrà anche revocare gli aumenti dei pedaggi in caso di mancato rispetto dei cronoprogrammi. Meglio di così!” conclude Dona.

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Unione Naz. Consumatori su autostrade

Posted by fidest press agency su martedì, 25 giugno 2019

Il ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli ha annunciato di aver dato il via libera a un’ulteriore proroga, fino a fine anno, dell’accordo tra il Mit e Aiscat che prevede lo sconto del 30% ai caselli autostradali in favore dei motociclisti dotati di Telepass.”Gli sconti vanno estesi anche agli automobilisti pendolari. Fin da marzo abbiamo scritto al ministro Toninelli, chiedendogli di rinnovare il protocollo d’intesa tra il Ministero dei Trasporti, Aiscat e le società concessionarie di autostrade, che prevedeva agevolazioni agli utenti pendolari muniti di Telepass, e che orami è scaduto il 31 dicembre 2017″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Ad oggi non abbiamo avuto una risposta. Un peccato perché gli sconti, che arrivavano fino al 20%, compensavano i costi che i lavoratori devono sostenere per raggiungere in auto il posto di lavoro” conclude Dona.

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Autostrade: ok Autorità nuovo sistema tariffario

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

Via libera dell’Autorità di regolazione dei trasporti al nuovo sistema tariffario per i pedaggi autostradali.”Bene, passo avanti verso la trasparenza. Ora le concessionarie non potranno più inserire voci improprie per giustificare gli aumenti dei pedaggi autostradali e questo avrà effetti positivi per limitare i futuri rincari, in passato troppo spesso autorizzati a casaccio, a fronte di un servizio per niente migliorato” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ora anche il ministero dei Trasporti deve fare la sua parte, chiarendo cosa succederà a fine mese ai pedaggi, congelati a gennaio per 6 mesi. Non vorremmo che proprio per l’esodo estivo gli italiani si ritrovassero rialzi, magari raddoppiati per compensare il blocco precedente. Sarebbe una beffa” conclude Dona.

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Autostrade: Che fine ha fatto la revoca delle concessioni?

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

“Apprendiamo che nell’ambito delle indagini sul crollo di ponte Morandi ci sono una decina di nuovi indagati, accusati di falso in relazione alle valutazioni sul profilo di sicurezza di alcuni viadotti italiani che avevano presentato criticità, tra cui ‘Paolillo’ in Puglia, il ‘Pecetti’ e il ‘Sei Luci’ a Genova. Al netto della tragedia del Ponte Morandi, anche alla luce delle nuove notizie, si confermano le evidenti responsabilità del concessionario sulla manutenzione delle infrastrutture. Che fine ha fatto la revoca? Proprio all’indomani del dramma di Genova, infatti, il Governo aveva annunciato in pompa magna la revoca della concessione, ma poi qualcosa è cambiato fino alla scomparsa dai tavoli di lavoro e dai radar mediatici di tale proposta. Lega Nord e 5 Stelle battano un colpo, la sicurezza della rete autostradale italiana è una priorità, a meno che sulla gestione del nostro patrimonio viario Salvini e Di Maio non abbiano ammainato la bandiera del sovranismo per piegarsi alle pressioni delle lobby”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Autostrade: Fondamentale il potere di controllo dello Stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 settembre 2018

«Il dibattito che si è sviluppato intorno al destino delle autostrade italiane rischia di essere fuorviante e di spostare l’obiettivo dal vero nodo della questione: il ruolo di controllore che lo Stato ha il diritto-dovere di esercitare, sia quando un’attività che ha impatto sull’intera comunità è in capo a un privato sia nel caso in cui essa venga svolta da un soggetto a partecipazione pubblica».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.«Ritenere che la nazionalizzazione della rete autostradale possa di per sé garantire l’incolumità di chi la utilizza è evidentemente una sciocchezza. Uno degli ultimi viadotti crollati, quello della tangenziale di Fossano, era affidato per la manutenzione ad Anas, azienda di cui era azionario per intero il ministero dell’Economia e che fu protagonista di un rimpallo di responsabilità con la Provincia di Cuneo. Le società a partecipazione comunale, altro esempio, sono spesso tutt’altro che efficienti e sicure: basta guardare alla qualità del servizio offerto dall’azienda dei trasporti di Roma, l’Atac, che vanta pure il triste primato di mezzi distrutti per autocombustione.Ovviamente ci sono diverse società pubbliche virtuose, come tante aziende per la raccolta dei rifiuti di realtà urbane medio-piccole, ma non sono rari i casi di aziende trasformate in ufficio di collocamento clientelare al servizio non dei cittadini ma di personaggi senza scrupoli. Anche in questi casi è il ruolo dello Stato e della pubblica amministrazione, in tutte le sue diramazioni territoriali, ad avere peccato di superficialità o, peggio, di connivenza nell’attività di controllo. Non tutto ciò che viene gestito dai privati è soggetto a speculazione e aggiramento delle regole, così come non tutto quello che è in mano al pubblico brilla per virtù e rispetto delle norme». (Giorgio Giuliani)

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Concessionarie autostradali: come cambiare

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 agosto 2018

di Giorgio Ragazzi. La tragedia del ponte Morandi ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica sul ruolo delle concessionarie. Il Governo ha dichiarato l’intenzione di revocare la concessione all’ ASPI (Autostrade “per l‘Italia”).
L’istituto delle concessione si giustifica in teoria per l’idea che opere pubbliche possano essere finanziate con capitali privati, e poi devolute allo Stato a fine concessione, senza oneri per il bilancio pubblico. Ma questo non è storicamente mai avvenuto in Italia: il grosso della rete fu costruita, negli anni ’60 e ’70, tutta a debito, quasi sempre con garanzia dello Stato, mentre gli azionisti, IRI compresa, versavano solo pochi spiccioli in conto capitale. Rimborsati i debiti con il gettito dei pedaggi, invece di devolvere le infrastrutture allo Stato come previsto dai contratti, le concessioni sono state via via e spesso più volte prorogate “gratuitamente”: veri e propri regali grazie ai quali i concessionari hanno iniziato ad arricchirsi senza alcuna giustificazione.
La via delle proroghe gratuite fu iniziata per facilitare la privatizzazione della Autostrade e consentire quindi un rilevante incasso all’IRI, ma ne beneficiarono anche tutti gli altri concessionari, in primis il gruppo Gavio (per la storia delle proroghe e delle rivalutazioni monetarie rimando al mio libro “I Signori delle Autostrade”, il Mulino).
Gli unici che hanno pagato allo Stato (o meglio all’IRI) somme rilevanti per la concessione sono stati gli azionisti della Schemaventotto (controllata al 60% dai Benetton) che, a fine 1999, versarono 2,5 miliardi per il 30% della Autostrade. Nei cinque anni successivi i pedaggi aumentarono del 21%, con un incasso complessivo di oltre 11 miliardi, mentre gli investimenti venivano contenuti al minimo, appena il 16% di quanto previsto nella convenzione e nell’atto aggiuntivo. Si creava quindi un ampio polmone finanziario che consentiva alla Schemaventotto di lanciare un’OPA totalitaria sulla Autostrade che si concludeva, nel febbraio 2003, portando la quota di Schemaventotto all’84% circa. Questo acquisto, con un esborso di circa 6 miliardi (quanto incassato dall’IRI per la vendita di tutta la società), venne finanziato interamente a debito tramite una newco poi subito fusa nella Autostrade: così Schemaventotto passò dal 30 all’84% della Autostrade senza sborsare un euro, accollando alla società un debito che questa avrebbe ripagato coi pedaggi.
Successivamente Schemaventotto fece cassa cedendo le quote in esubero rispetto a quanto opportuno per mantenere il controllo e così, dopo appena tre anni, recuperò quasi interamente quanto pagato all’IRI, restando però al controllo di una società con ancora 30 anni di concessione e profitti attorno al miliardo l’anno.
Un affare davvero strepitoso per i Benetton e loro coazionisti, senza il minimo rischio! E pare che oggi, in caso di revoca della concessione, possano chiedere una penale indennizzo di 20 miliardi!
Tornando alle concessionarie, mentre non hanno storicamente svolto un ruolo socialmente utile, oggi sono divenute una palla al piede per l’economia, perchè investono in Italia solo una piccola parte del cospicuo flusso di cassa che deriva dai pedaggi: gran parte del resto viene investito all’estero o per diversificare in altri settori, mentre i pedaggi gravano sulla mobilità e riducono la competitività dell’economia. Nel 2017 ASPI ha avuto un margine operativo lordo di 2.450 milioni ma ne ha investiti nella rete solo 517. La holding Atlantia acquista invece quote del Tunnel sotto la Manica, il controllo della spagnola Abertis ed altri investimenti all’estero.
In sostanza lo Stato, a partire dall’infausta privatizzazione della società Autostrade, ha regalato quasi tutta la rete autostradale a soggetti che di soldi, all’origine, ne hanno investiti pochissimi, ma non si può reclamare oggi quanto donato, i contratti devono essere rispettati e i regali non possono essere revocati.
Per revocare la concessione all’ASPI il Governo dovrà dimostrare che vi sia stata grave inadempienza da parte della concessionaria; quand’anche riesca ad esibire prove in tal senso è scontato che la società farà opposizione sul piano legale, non solo in Italia, aprendo controversie forse assai lunghe e dagli esiti imprevedibili, anche per gli eventuali oneri a carico dello Stato. Esistono anche altri modi per eliminare gradualmente questo bubbone cresciuto nella nostra economia. Innanzi tutto occorrerebbe evitare qualunque nuova proroga e abrogare almeno qualcuna delle tante proroghe concesse dal ministro Delrio, quando sia possibile farlo senza violare contratti, come sembrerebbe possibile ad esempio per l’Autobrennero.
I profitti delle concessionarie potrebbero poi essere contenuti con una valutazione più rigorosa degli investimenti e riducendo l’oltremodo generoso tasso al quale vengono oggi remunerati.
Si dovrebbe infine stabilire il principio che quando una concessione scade l’opera venga devoluta allo Stato, come previsto dal contratto, senza essere né prorogata né rimessa in gara. Quando un’autostrada è stata ammortizzata il pedaggio diventa per lo più un’imposta e, se non si riduce il pedaggio, è meglio allora che la riscuota lo Stato piuttosto che un concessionario.
Lo Stato può ben gestire “in house” le nostre autostrade senza che per questo si debba parlare di “nazionalizzazione”. Lo Stato può facilmente appaltare in gara le due funzioni svolte dalle concessionarie, manutenzione ed esazione dei pedaggi, senza assumere alcun dipendente pubblico e con vantaggio per trasparenza e concorrenza. Il gettito dei pedaggi in genere copre ampiamente il costo di nuovi investimenti, che potrebbero essere appaltati con gare aperte invece che riservate a imprese controllate delle concessionarie.
Ci sono due casi in cui un tale cambiamento di politica potrebbe essere applicato da subito: quelli della Torino-Piacenza e dell’ATIVA, entrambe controllate dal gruppo Gavio, con concessioni già scadute ed opere già ammortizzate e che non necessitano di nuovi investimenti. Aspettiamo di vedere. (fonte: newsletter di Società Libera)

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Autostrade. Rampelli (FdI): “Lo Stato resti nella gestione di Autostrade”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 agosto 2018

“La furia ideologica pro privatizzazioni c’è stata, ha fatto danni all’Italia e deve essere consegnata al passato. Lo Stato ha fatto bene a liberarsi dell’Olio Bertolli, dei Supermercati GS, a non produrre più panettoni o latticini, ma quando si interviene su strutture strategiche, come ponti, viadotti, gallerie, reti autostradali o di telecomunicazioni, trasporto aereo, porti e aeroporti, bisogna andarci con i piedi di piombo. Occorre valutare laicamente costi e benefici e, se prevalesse la valutazione positiva sulla cessione ai privati, da quel preciso istante lo Stato deve diventare controparte e controllare ossessivamente il rispetto dei contratti di servizio, la qualità e la quantità delle opere realizzate, le manutenzioni per evitare che il privato si sottragga ai propri compiti per aumentare i profitti. La cosa diventa ancora più inaccettabile se le infrastrutture concesse sono state realizzate con i soldi dei cittadini e su quelle il privato incassa il pedaggio.
Il regime concessorio può quindi essere una trappola mortale per i cittadini.
Bisogna aprire un’indagine ampia per capire quale sia la convenienza per i cittadini su quei servizi concessi dallo Stato al privato. E comunque per giungere all’eventuale rinegoziazione della gestione autostradale non può che rendersi necessaria la revoca e la nazionalizzazione, anche temporanea. Non è detto infatti che la nazionalizzazione debba essere il destino delle autostrade, ma comunque lo Stato deve restare all’interno della società che gestirà Autostrade. Invece non si è nemmeno tenuto la golden share, la “quota d’oro” con la relativa possibilità di interdizione sulle scelte del socio e sugli indirizzi strategici. La privatizzazione fu fatta dalla sinistra con superficialità”. E’ quanto dichiara il Vicepresidente della Camera e deputato di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli nel corso della trasmissione ‘Coffee Break’ interpellato sulle scelte del governo in merito ad Autostrade.

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Autostrade: pubblicata convenzione

Posted by fidest press agency su martedì, 28 agosto 2018

La società Autostrade per l’Italia ha pubblicato on line il testo della convezione in essere con il ministero delle Infrastrutture e trasporti, con tutti gli allegati. L’operazione trasparenza! Tutte le convenzioni andrebbero pubblicate. Quanto al merito, con la pubblicazione della Convenzione e dell’allegato E si conferma, qualora ce ne fosse bisogno, che la formula adottata per l’adeguamento delle tariffe va rivista al più presto, essendo decisamente troppo generosa” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non solo viene consentita la remunerazione degli investimenti, cosa ovviamente giusta, ma nella formula tariffaria si conteggia anche il tasso di inflazione programmato” prosegue Dona. “Insomma, per lo Stato i gestori delle autostrade hanno diritto per legge alla rivalutazione della tariffa in base all’inflazione, ma non i dipendenti ed i pensionati, che devono attendere sentenze della Consulta per veder riconosciuto, peraltro molto parzialmente, quanto hanno perso in termini di adeguamento al costo della vita in questi anni di crisi” conclude Dona.

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Toninelli: autostrade Italia risultano le più care d’Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 28 agosto 2018

Per il ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli, in audizione in Parlamento sul sistema tariffario e la redditività per i concessionari, le nostre autostrade risultano essere le più care d’Europa.”Il ministro conferma quanto andiamo sostenendo da anni. Le tariffe autostradali, che con la privatizzazione ci dicevano che sarebbero scese e avrebbero fatto risparmiare gli automobilisti, sono aumentate sempre più dell’inflazione. Un fallimento totale, sia perché il mercato non può funzionare quando si tratta di monopoli ed il consumatore non ha possibilità di scelta, sia perché non è possibile garantire un utile per legge, inserendo nella formula tariffaria il recupero del tasso di inflazione programmato” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Chiediamo al ministro di ricontrollare tutti gli aumenti dei pedaggi registrati dal 1999, anno della presunta liberalizzazione, ad oggi, per verificare se erano realmente dovuti oppure no, in relazione agli effettivi investimenti realizzati” conclude Dona.

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Autostrade: tutelare gli interessi degli italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 25 agosto 2018

“Lo Stato deve tutelare i suoi interessi che sono, o dovrebbero essere, quelli dei cittadini. Quando si entra in sistemi complessi e strategici, come la rete autostradale, bisogna almeno garantirsi la cosiddetta quota d’oro, (golden share). In questo caso, pare assurdo che lo Stato non abbia nel Cda di Autostrade neppure un suo componente e ancora più incomprensibile è l’inconsapevolezza, nella cessione della gestione, di essere controparte rispetto al privato, dovendo quindi esercitare controlli quotidiani stringenti e dare adeguati indirizzi. Alle presenti condizioni, per ragioni pratiche e non ideologiche, conviene incamerare direttamente gli incassi dei pedaggi che ‘cubano’ 6 miliardi l’anno, facendo meglio la manutenzione ordinaria e straordinaria e riprendendo la costruzione di nuove tratte, promesse e mai realizzate dal gestore. Il regalo all’epoca non è solo quello di aver apparecchiato a un solo imprenditore la tavola della rete autostradale, ma anche quello di aver preparato tutto per beneficiare un imprenditore tessile che non aveva alcuna competenza in materia, a meno che l’asfalto non dovesse essere ricoperto con tappeti e moquette”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia, intervenendo a Coffee Break dal Meeting dell’Amicizia di Rimini.

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Crollo del ponte Morandi e situazione autostradale in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 agosto 2018

L’Associazione Nazionale Coordinamento Camperisti chiede ai gestori delle autostrade che NON paghi alcun pedaggio l’utente che proviene dalla costa toscana diretto a Ventimiglia e l’utente che parte dalla costa ligure diretto alla costa toscana, a prescindere da quale casello entra e/o esce. Ciò quale per modesto risarcimento perché, il dover percorrere 105 chilometri in più (vedi deviazione aprendo https://goo.gl/maps/6Ff86hM77m92), comporta:
il perdere mediamente un’ora e mezza (un costo medio persona di circa 50,00 euro);
le spese consumo carburante, spese per consumi generali del veicolo per un costo medio autovettura di 50 euro e per un autotreno di 100,00 euro;
l’aumento del rischio di essere coinvolti in incidenti e/o nel maltempo (costi da tenere in conto anche se non ponderabili);
il dover pagare un pedaggio autostradale aggiunto Auto/moto 9,60 € e 4 Assi 19,50 € (prima il Percorso Genova Ovest – Genova Prà via Ponte Morandi era: Auto/moto 1,10 € e 4 Assi 2,30 € mentre oggi è rispettivamente di 10,70 e 21,80), quindi milioni di euro in più di incassi per i concessionari autostrade.
In sintesi, mediamente ogni utente che percorre la bretella obbligatoria per bypassare Genova, subisce una spesa di 150,00 euro che, se ricaricate su servizi e merci, arriva a danno del cittadino aumentata dell’IVA. Pronti a cambiare i dati se qualcuno ci dimostra un errore nei calcoli.
L’Associazione Nazionale Coordinamento CamperistiSi lamenta, altresì, che non arriva alcuna risposta dai concessionari autostrade nonostante i rilanci di alcuni organi di informazione ma, che Autostrade concede un pedaggio gratis su rete Genova, cioè meno di un’elemosina e i milioni di stranieri che percorreranno quella bretella, trovandosi penalizzati e costretti a pagare, riterrebbero gli italiani incapaci di saper governare un Paese.
Al Governo il diritto-dovere d’intervenire per verificare l’ottemperanza degli obblighi contrattuali dei concessionari delle nostre autostrade nonché attivare tempestive ispezioni su tutto il percorso autostradale al fine di verificare se gli interventi e le manutenzioni sono eseguite nel rispetto del contratto di concessione. Ispezioni a tappeto aumentando in modo significativo il numero dei tecnici della task force già in organico al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, attingendo tecnici dai Provveditorati Interregionali per le opere pubbliche e/o assumendoli.

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