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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘avvocati’

Legali d’impresa e avvocati esterni

Posted by fidest press agency su martedì, 12 novembre 2019

Martedì 12 novembre 2019 – Piazza Borromeo, 12 Milano 17:30 – 19:00 Seminario. L’incontro sarà l’occasione per discutere, con taglio pratico, degli ingredienti necessari per una virtuosa cooperazione tra legali interni ed esterni, che permetta di affrontare in modo efficace il contenzioso ordinario e arbitrale. Come avviare e gestire lo scambio iniziale di informazioni? Come elaborare insieme la migliore strategia? Come preparare la fase istruttoria? Quali peculiarità presenta l’arbitrato?Ci confronteremo su questi e altri interrogativi, sulla base delle esperienze degli speaker e dei partecipanti alla discussione.Interverranno:
Avv. Simona Girimonte (Responsabile Affari Legali, Esselunga S.p.A)
Avv. Martina Lucenti (Partner, Portolano Cavallo)
Avv. Micael Montinari (Partner, Portolano Cavallo)
Avv. Clemente Perrone Da Zara (Of Counsel, Portolano Cavallo)
Avv. Raffaella Romano (General Counsel and Compliance Officer, Bottega Veneta)
Avv. Pierluigi Zaccaria (Head of Legal Affairs, SEA)
Il numero dei posti è limitato.

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Cresce ancora l’area Banche e Finanza di La Scala Società tra Avvocati

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 gennaio 2019

L’Assemblea dello Studio ha ammesso alla partnership Marco Contini e Laura Pelucchi, della sede di Milano, e Federico Valeri della sede di Roma.
Marco Contini, 36 anni, laureato all’Università degli Studi di Pavia, è entrato a far parte di La Scala Società tra Avvocati nel 2009 dove si è occupato in particolare di recupero crediti e diritto civile. Coordina il team Utilities di La Scala dal 2015. Fornisce assistenza a primari operatori delle utilities e delle telecomunicazioni nella risoluzione delle loro criticità tipiche e nel recupero dei crediti correlati.
Laura Pelucchi, 37 anni, laureata all’Università Statale di Milano, ha fatto il suo ingresso in La Scala nel 2012. Si occupa di contenzioso bancario con specializzazione nelle attività di gestione e recupero dei crediti assistendo primari istituti di credito. Pelucchi è autrice di pubblicazioni e approfondimenti, oltre che relatrice a seminari e convegni, in materia di procedure esecutive. E’ membro del comitato scientifico e docente di “La Scala Youth Programme”.
Federico Valeri, 42 anni, laureato all’Università La Sapienza di Roma, è entrato a far parte di La Scala Società tra Avvocati nel 2010. Specializzato in diritto bancario e finanziario con focus nella gestione dei non performing loans, ha maturato esperienze nel coordinamento in outsourcing delle attività di recupero crediti di natura bancaria, in special modo nel settore dei “large ticket”. E’ docente di “La Scala Youth Programme”.
Lo Studio, nelle sue 10 sedi italiane, conta su 290 risorse, comprendendo 190 professionisti e uno staff di 100 persone.Fondato nel 1991, La Scala offre ai propri clienti, da oltre venticinque anni, una gamma completa e integrata di servizi legali. Tra i primi studi legali nel contenzioso bancario e fallimentare, è oggi leader riconosciuto nei servizi di recupero crediti giudiziale. E’ inoltre attivo nei servizi professionali dedicati alle imprese, nonché nel diritto civile e di famiglia.Dopo la sede principale di Milano, nel corso degli anni sono state aperte le altre sedi di Roma, Torino, Bologna, Firenze, Venezia, Vicenza, Padova, Ancona e una seconda sede a Milano.Oggi La Scala comprende circa 190 professionisti e uno staff di oltre 100 persone, e assiste stabilmente tutti i principali gruppi bancari italiani, numerose imprese industriali e commerciali, importanti istituzioni finanziarie.
All’inizio del 2018 La Scala si è trasformato in Società tra Avvocati per azioni.Dal 2000 pubblica IUSLETTER che, nata come rivista bimestrale, nel 2012 è diventata un vero e proprio portale web di informazione giuridica, quotidianamente aggiornato.

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RC professionale avvocati

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 settembre 2017

toga avvocatoSono oltre 300.000 gli avvocati in Italia che, entro il prossimo 11 ottobre, dovranno obbligatoriamente dotarsi di una polizza RC professionale, così come stabilito dal Decreto del Ministero della Giustizia del 22 settembre 2016. Per far fronte alle direttive, le compagnie di assicurazione hanno messo a punto diverse soluzioni, creando un mercato che, per la sola copertura RC professionale ed escludendo quella di infortunio – anch’essa resa obbligatoria dal decreto – secondo le stime di Facile.it ha un valore potenziale di oltre 64 milioni di euro.
Il costo dell’RC professionale per avvocati, in media poco più di 200 euro annui, varia notevolmente in base ad alcuni fattori: in primis il fatturato dichiarato dal professionista, ma anche il massimale e le garanzie accessorie scelte. La polizza deve prevedere la copertura dell’avvocato per tutti i danni che dovesse causare a terzi nello svolgimento dell’attività professionale (ad esclusione però di collaboratori e familiari dell’assicurato).L’assicurazione, obbligatoria per tutti gli avvocati, sia i singoli professionisti sia i soci o collaboratori di studi associati, deve includere non solo la responsabilità per qualsiasi tipo di danno causato nello svolgimento della propria attività (patrimoniale, non patrimoniale, indiretto, permanente, temporaneo, futuro), ma anche quella derivante dalla custodia di documenti, denaro, titoli e valori ricevuti in deposito dai clienti o dalle controparti di questi ultimi. Resta valida, inoltre, la possibilità di estendere la copertura ad ogni altra attività che l’avvocato è abilitato a svolgere. In caso di responsabilità congiunta dell’avvocato con altri soggetti (ad esempio un consulente tecnico di parte), la polizza dovrà garantire una copertura dell’intero danno, fatto salvo il diritto dell’assicurato di rivalersi nei confronti degli altri soggetti corresponsabili.
Il titolare dello studio è anche tenuto a rispondere, in sede civile, di danni cagionati da comportamenti colposi o dolosi di collaboratori, praticanti, dipendenti e sostituti processuali.
La polizza, oltre a tutelare il professionista mentre è in attività, garantisce anche i suoi familiari che possono contare su una retroattività illimitata e un’ultrattività almeno decennale per gli avvocati che cessano di esercitare l’attività nel periodo di validità della polizza.
Un’ulteriore tutela per i clienti, prevista nel decreto, è l’obbligo da parte del professionista di comunicare all’assistito tutti gli estremi della polizza assicurativa, che saranno disponibili anche sui siti internet dell’Ordine di appartenenza del singolo avvocato e del Consiglio nazionale forense.
La mancata osservanza dell’obbligo assicurativo comporta la cancellazione dall’albo per l’assenza di uno dei requisiti essenziali previsti per l’esercizio della professione.
Secondo le ultime statistiche ufficiali, in Italia sono iscritti all’Ordine 312.644 avvocati. In termini di distribuzione territoriale, le regioni che contano più avvocati sono la Campania (52.685), il Lazio (43.492), la Lombardia (36.866) e la Sicilia (32.537). Guardando invece al numero di avvocati per abitante, la regione d’Italia con la più alta densità è la Calabria (con 9,7 avvocati per ogni mille abitanti); seguono la Campania (9 ogni mille abitanti) e il Lazio (7,4 ogni mille abitanti).

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La Crisi degli Avvocati ed il Declino di una Professione: “Siamo i Nuovi Esodati”

Posted by fidest press agency su martedì, 26 aprile 2016

avvocatiSono gli avvocati i nuovi esodati? Pare proprio di sì. Abbandonata la vecchia immagine della professione, che la vedeva come qualificante, bella e, perché no, remunerativa, oggi a mettere i bastoni tra le ruote ai professionisti del diritto e ad affossare l’antico mestiere ci pensano sempre più provvedimenti (o non provvedimenti) di dubbia convenienza. Valeria Zeppilli, avvocato in Ascoli Piceno ed articolista per il sito di news giuridiche Studio Cataldi (www.studiocataldi.it), ha stilato un elenco di tutti i provvedimenti che finora hanno danneggiato la professione, pregiudicandone pesantemente il futuro. Vediamolo insieme. Niente numero chiuso Per l’accesso alla laurea e alla professione dell’avvocato manca il numero chiuso. Attualmente solo alcune facoltà sono a numero chiuso: Architettura, Medicina e chirurgia, Medicina in lingua inglese, Odontoiatria e protesi dentaria, Scienze della formazione, Veterinaria. Sono a numero chiuso anche i corsi triennali delle professioni sanitarie. Ma per la laurea in giurisprudenza non c’è il numero chiuso, con la conseguenza che ci sono molti più avvocati di quante siano le reali esigenze di assistenza e che molti studenti si riversano sulla facoltà di giurisprudenza solo perché non hanno “di meglio” da fare o perchè non sono riusciti ad accedere ad altre facoltà. Nonostante in maniera sempre più insistente si stia valutando la possibilità di inserire giurisprudenza tra le facoltà a numero chiuso e anche di limitare l’accesso alla pratica forense, di certo quello del numero eccessivo, anche valutando il complesso del sistema universitario e di accesso alle professioni italiano, si è posto storicamente come uno dei primi problemi del declino dell’avvocatura. Intanto l’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione forense e per la valutazione delle prove scritte e orali è stato modificato, con la pubblicazione del relativo decreto in Gazzetta Ufficiale lo scorso 7 aprile. Aumento del contributo unificato In ogni caso quello dell’accesso alla professione non è di certo l’unico problema. Si pensi, ad esempio, all’aumento del contributo unificato, che, volto a deflazionare l’eccessivo arretrato che grava sui tribunali, ha scoraggiato i cittadini dal far valere giudizialmente le proprie ragioni. Chiusura delle sedi distaccate A tutto ciò si è aggiunta la chiusura di molte sedi distaccate di tribunale e giudice di pace, che ha contribuito a lasciare ai margini alcuni degli avvocati “di periferia”. Situazione, peraltro, che rischia di essere ulteriormente aggravata se la riforma della geografia giudiziaria attualmente in discussione finirà per andare in porto. Diminuzione degli onorari e aumento dei costi di previdenza E in termini strettamente economici? Non possiamo dimenticare che mentre da un lato sono diminuiti gli onorari degli avvocati, in forza di numerosi interventi che li hanno aggrediti su più fronti, dall’altro si è resa obbligatoria per tutti gli iscritti all’albo l’iscrizione anche a Cassa Forense e sono stati addirittura aumentati i contributi previdenziali. Rendendo per i giovani avvocati l’avvio autonomo della professione quasi un’utopia. Esercizio continuativo della professione Ultimamente, poi, è stato pubblicato in Gazzetta il decreto con il quale sono stati stabiliti i requisiti in assenza dei quali gli avvocati non possono più restare iscritti all’albo. Per poter continuare ad esercitare, in particolare, è necessario che l’avvocato sia titolare di una partita Iva attiva o faccia parte di una società o associazione professionale titolare di partita Iva attiva; abbia l’uso di locali e di almeno un’utenza telefonica destinati allo svolgimento dell’attivita’ professionale; abbia trattato almeno cinque affari per ciascun anno; sia titolare di un indirizzo p.e.c.; abbia assolto l’obbligo di aggiornamento professionale e abbia sottoscritto una polizza assicurativa a copertura della responsabilità professionale. Divorzio senza avvocato Come se non bastasse, si è incentivato il “fai da te” dei cittadini. Ci si riferisce, in particolare, alla possibilità di divorziare, seppur con dei limiti, senza l’assistenza di un avvocato sia in Tribunale che in Municipio. È chiaro insomma che l’immagine della professione ha perso completamente il suo scintillio, del tutto immeritatamente. Ben lontani dai vecchi tempi, quando la professione dell’avvocato era sinonimo di ricchezza e prestigio. Alla luce di tutto ciò, in fondo, oggi chiamare gli avvocati “i nuovi esodati” non è poi del tutto azzardato. StudioCataldi.it (foto avvocati)

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Giustizia. Molti giudici di pace negano ai cittadini il diritto di difendersi senza avvocato. Lettera al ministro

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2015

giustiziaGentile Signor Ministro, nell’ambito della tutela del consumatore accade spesso che si presentino controversie di modesto valore, nell’ordine di qualche centinaia di Euro. In molti casi, avvalersi di un legale è un controsenso, in quanto la parcella del professionista finisce per vanificare e talvolta addirittura superare il valore della causa stessa. Per questo, l’ordinamento italiano e europeo prevedono specifici procedimenti per cause di modesta entità in cui il cittadino può rappresentarsi in proprio, senza difesa tecnica. In particolare:
– la citazione orale per cause di valore inferiore a 1.100 Euro (artt. 82 e 316 cpc). Invece di una citazione scritta, che generalmente richiede un certo grado di conoscenze giuridiche, il cittadino espone oralmente le proprie ragioni e richieste all’ufficio del giudice di pace, e quest’ultimo provvede alla redazione dell’atto. Dopodiché il cittadino potrà stare in giudizio personalmente.
– il procedimento europeo per le cause transfrontaliere di valore inferiore a 2.000 Euro (Regolamento CE n. 861/2007). L’atto introduttivo è costituito da un modulo facile da compilare, la trasmissione degli atti avviene per raccomandata a/r (senza necessità di notifiche a mezzo ufficiale giudiziario), e non è necessaria l’udienza né l’assistenza di un legale. La sentenza emessa è immediatamente esecutiva in tutti i Paesi membri dell’UE. Ebbene, numerosi cittadini ci segnalano che moltissimi giudici di pace scoraggiano o apertamente negano l’utilizzo di questi strumenti di tutela. In merito alla citazione orale, molti uffici “spiegano” ai malcapitati che si tratta di un procedimento obsoleto e non più in uso (sic!), altri affermano di non essere organizzati per poter effettuare quel servizio, altri ancora si limitano a ribadire l’obbligatorietà dell’avvocato per qualsiasi causa. Ancor peggio il destino del procedimento europeo per le cause di modesta entità: molti uffici del giudice di pace semplicemente ne ignorano l’esistenza e per questo rifiutano le istanze. Quasi sempre i cittadini finiscono per rinunciare ai propri diritti pur di non essere costretti a rivolgersi ad un legale. Come biasimarli, quando proprio gli uffici che dovrebbero garantire loro giustizia finiscono per negarla, violando così la legge italiana e il diritto europeo? Per questo, Le chiediamo di adottare tutte le misure necessarie per ripristinare la legalità ed il rispetto del diritto di difesa dei cittadini. Gli uffici del giudice di pace devono essere informati (e aggiornati) su questi strumenti di tutela, e devono essere richiamati ad adempiere i loro doveri d’ufficio, organizzandosi quanto prima a tale scopo.Confidiamo in un Suo tempestivo intervento, per evitare che sia (ancora una volta) la Corte di Giustizia UE ad affrontare le carenze del nostro sistema giudiziario. (Pietro Yates Moretti, vicepresidente Aduc)

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Avvocato, dove ha lo studio? Se lo si dice in un articolo si è sanzionabili

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 febbraio 2015

studio legaleChe gli ordini professionali e molte delle regole deontologiche che disciplinano il comportamento dei liberi professionisti siano residuati ed arzigogoli del periodo fascista non vi sono dubbi e sono gli stessi ordini a mettersi d’impegno per ribadire questo concetto.
Il Consiglio Nazionale forense (la massima espressione dei vari Ordini degli avvocati) l’ha voluto recentemente ribadire. Vediamo come. Si legge in una sentenza resa da quest’organismo che costituisce illecito disciplinare per l’avvocato l’aver consentito l’inserimento dei propri recapiti di studio nella pubblicazione di un articolo “con la conseguenza, …, di aver ricevuto personalmente, per un certo periodo, a tali indirizzi le lettere con richiesta di pareri e consigli legali” ciò, si prosegue nel provvedimento “integra una forma di pubblicità non ammessa dai canoni del codice deontologico, in quanto potenziale strumento di accaparramento o sviamento della clientela. Sono, infatti, gli strumenti usati che configurano come lecita, ovvero conforme alla correttezza ed al decoro, ai sensi dell’art. 19 CDF, o meno l’attività di acquisizione della clientela” (C.N.F. sentenza n. 83/2014).
Essere figlio di un avvocato con studio avviato e ritrovarsi la clientela dietro la porta è una fortuna, essere un giovane avvocato e cercala facendo conoscere la propria attività attraverso la pubblicazione di un articolo d’interesse, no, anzi potrebbe diventare una macchia sul proprio curriculum professionale. Se un qualunque avvocato volesse fare sapere alla cittadinanza che è in grado di risolvere un problema (o magari che l’ha già risolto) spiegandone i motivi e facendo sapere dov’è, non potrebbe farlo o se lo facesse (e molti lo fanno) rischierebbe una condanna per violazione del codice deontologico. Si può firmare l’articolo ma non dire dove si ha lo studio. Che ipocrisia! L’acquisizione di clientela, per la massima espressione del corporativismo forense, non può avvenire in questo modo, ma evidentemente solo incrementando una rete di relazioni personali che sfuggono a valutazioni d’ogni genere: alla faccia della tutela del decoro professionale! Qual è il danno reale al decoro professionale che può derivare da un avvocato che tiene una rubrica su un giornale (on-line o cartaceo)? La pubblicità, come quella che utilizza chi fa impresa, è vietata: qual è il senso di vietare anche la possibilità di far conoscere la propria professionalità attraverso questa forma di comunicazione? Le risposte vanno cercate volgendo i lumi della ragione alle giustificazioni che si usavano quando Guttenberg doveva ancora nascere e che già allora un cittadino di media intelligenza avrebbe considerato errate. Vietare la diffusione di conoscenza e soprattutto la legittima aspirazione di un qualunque professionista a crearsi la propria clientela senza sotterfugi, ma solamente contando sulla propria intelligenza, è cosa mortifera innanzitutto rispetto al concetto di libera professione, oltre che naturalmente per l’utenza finale. Sanzionare queste forme di comunicazione vuol dire rafforzare e difendere non il decoro professionale ma l’indecoroso sistema di baronie presenti in tanti studi legali nel nostro paese. Molti praticanti avvocati e molti giovani avvocati, è cosa nota, vedono svilita la propria dignità – e qui sì il decoro della professione – da chi molto spesso ha l’interesse a tenere a freno la concorrenza piuttosto che a valorizzare le professionalità che lo circondano. Siamo convinti che nessun avvocato di buon senso, qualunque sia la sua età, veda come dannoso un proprio collega che per far conoscere una questione e la sua possibile soluzione lo faccia tramite un articolo su un giornale o su internet.
Una rivisitazione in chiave liberale di questo e di altri ridicoli limiti previsti dal codice deontologico forense sarebbe auspicabile, ma questa è una chimera visto che il codice deontologico è stato appena modificato. E nel frattempo? Nel frattempo accadrà quel che è accaduto all’automobilista che per una vita ha parcheggiato in sosta vietata davanti al comando dei vigili urbani senza essere mai multato e poi un bel giorno si è svegliato con la contravvenzione sul parabrezza: insomma l’avvocato resterà in balia dei suoi colleghi controllori che discrezionalmente ed arbitrariamente, ma con il diritto dalla loro, potranno sanzionarlo a proprio piacimento. Con buona pace della certezza del diritto e della sua funzione. (Alessandro Gallucci, legale Aduc)

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Diventare avvocati online

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2013

02 vettura e staff studentiÈ stato attivato, per l’anno accademico 2013-2014, un corso di laurea magistrale a percorso unitario in Giurisprudenza erogato in modalità teledidattica in convenzione con il Consorzio Unitelma Sapienza.
Il corso prevede il medesimo percorso formativo, le stesse materie ed esami del corso in aula, salvo la possibilità di seguire le lezioni on-line. Le prove, compresa quella finale di discussione della tesi di laurea, si svolgono secondo i calendari e nelle sedi stabilite per tutti gli studenti della facoltà. La convenzione con Unitelma ha disposto che, per i prossimi 5 anni accademici, la tassa di iscrizione al corso sarà di € 1.600 annue più tassa regionale, a prescindere dall’ISEE di appartenenza del singolo studente. La tassa potrà essere corrisposta in due rate, di € 800 ciascuna, con le modalità e i tempi stabiliti annualmente nel Manifesto generale degli studi. Sarà possibile iscriversi entro il 9 settembre, mentre la prova d’ingresso per la verifica delle conoscenze si svolgerà il 17 settembre 2013. Tutte le informazioni di merito sono contenute sul bando pubblicato sul sito della Sapienza, (http://www.uniroma1.it/sites/default/files/documentiofferta/2013/ 14875.pdf).Attraverso l’Università telematica Unitelma Sapienza, nata nel 2010, l’Ateneo intende favorire il diritto allo studio e offrire la possibilità di accedere agli studi universitari anche a coloro che non sono in grado di frequentare le attività didattiche. (02 vettura)

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Rinnovo ordine avvocati romani

Posted by fidest press agency su sabato, 18 febbraio 2012

Per gli avvocati di Roma Cambia tutto. Confermata la “rivoluzione” alle elezioni per il rinnovo dell’Ordine degli Avvocati di Roma Le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma si sono concluse con l’elezione di 13 Consiglieri della Lista Mauro Vaglio e 2 della Lista Insieme del Presidente uscente Antonio Conte.Dopo l’elezione al primo turno dell’Avv. Mauro Vaglio, che ha costituito un evento storico in quanto non si verificava da 32 anni, un altro segnale importante è venuto dall’Avvocatura romana: la volontà di cambiamento totale. Infatti, degli 11 Consiglieri uscenti della maggioranza che ha governato per il precedente biennio il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma solo 2 sono stati confermati, mentre la Lista Mauro Vaglio è passata da 4 Consiglieri a ben 13.”In questo momento di soddisfazione per un’affermazione di tale entità – dichiara l’Avvocato Mauro Vaglio – ritengo mio dovere ringraziare prima di tutto gli unici due candidati della Lista Mauro Vaglio che, per pochi voti, non sono riusciti a diventare Consiglieri dell’Ordine. Il merito di questo risultato è stato di tutti e 15 i candidati che negli ultimi due anni si sono messi al servizio dell’Avvocatura romana ed hanno dimostrato con i fatti che si può operare in modo concreto ed incisivo in favore della nostra categoria. Quello che si è verificato in queste elezioni può considerarsi una vera e propria “rivoluzione sociale”, legata evidentemente anche alla pesante crisi che si è abbattuta sulla società e sulla nostra professione. L’Avvocatura romana ha dimostrato che cambiare si può e che il peso della “base” torna ad essere determinante nello scegliere chi deve governare e tracciare la rotta per uscire dalla crisi. Non era mai successo, almeno a mia che l’elettorato forense decidesse di sostituire ben 9 Consiglieri dell’Ordine Uscenti . Questo è però un messaggio preciso per noi e che ci affida un compito enorme: traghettare la Categoria fuori dalla crisi e non deludere le aspettative che sono state riposte in noi. Naturalmente non ci tireremo indietro e con l’impegno di sempre affronteremo uno ad uno tutti i problemi che assillano gli Avvocati con l’aiuto di tutti coloro, tra i 23.000 iscritti all’albo di Roma, che vorranno dare il proprio contributo concreto e fattivo. Sarà un Consiglio dell’Ordine di tutti gli Avvocati ed opererà in coesione con l’Organismo Unitario dell’Avvocatura, con il Consiglio Nazionale Forense, con la Cassa Forense, con l’Unione Distrettuale del Lazio, con gli altri Consigli dell’Ordine territoriali, con tutte le altre Istituzioni Forensi e, soprattutto, con il mondo associativo di base. La ricchezza dell’Avvocatura è la sua molteplicità di componenti, ma se il numero di 250.000 Avvocati italiani fino ad oggi è stato un limite per la mancanza di una forte rappresentatività unica, lavoreremo in modo da conseguire quell’unità di indirizzo politico, indispensabile per contare nella società italiana. Non dimentichiamo che i numeri sono dalla nostra parte e che anche la “politica” dovrà rendersi conto che noi Avvocati italiani possiamo rappresentare un bacino di almeno 1.000.000 di voti. Non creda il mondo politico di poter continuare a tenerci fuori dalle decisioni che riguardano la nostra vita professionale e la sacrosanta tutela dei diritti dei cittadini. Con questo spirito di unità parteciperemo alle manifestazioni del 23 e 24 febbraio a Roma ed al Congresso Straordinario Forense di Milano del prossimo mese di marzo”.

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Avvocati e specializzazioni

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2011

Il TAR di Roma dichiara la nullità del regolamento sulle c.d. specializzazioni degli avvocati voluto da CNF Avv. Galletti: la sentenza ha accolto la nostra denuncia di assenza di una disposizione che attribuisse potere regolamentare in materia al Consiglio Nazionale Forense Nel settembre del 2010 siamo stati i primi a scagliarci contro l’odioso ed illegittimo regolamento sulle specializzazioni imposto (purtroppo) dal Consiglio Nazionale Forense (il nostro organo giurisdizionale domestico) – spiega l’Avvocato Antonino Galletti, Coordinatore della Commissione di Diritto Amministrativo dell OUA e Presidente di Azione Legale col quale si è preteso di regolamentare il riconoscimento del titolo di specialista a partire dal prossimo 30 giugno 2011: dopo 6 anni dall iscrizione all’albo gli avvocati avrebbero potuto frequentare un corso biennale di almeno 200 ore complessive (con assenze non superiori al 10%) che avrebbe dato loro diritto a sostenere un esame (scritto + orale) dinanzi al CNF per conseguire il diploma di specialista in una (o al massimo due) delle n. 11 aree del diritto individuate dal CNF che, dunque, avrebbe tenuto ulteriori 11 elenchi di avvocati (oltre l’albo dei cassazionisti). Abbiamo denunciato – continua l’avv. Galletti – l’assenza di una disposizione che attribuisse il potere regolamentare nella materia al CNF ed addirittura la perdurante vigenza di una disposizione, della nostra legge professionale, che vietava le specializzazioni tra i professionisti forensi. Con la sentenza di accoglimento n. 5151 del 2011 depositata il 9.6.2011 il Tar romano ha accolto in pieno le nostre tesi difensive (e politico-forensi), evidenziando addirittura come al Collegio non è dato comprendere da quale fonte normativa il CNF abbia derivato la sua pretesa potestà, esercitata con l’atto impugnato, di creare ex novo una figura professionale precedentemente non contemplata dal vigente ordinamento, quella dell’avvocato specialista in ben 11 materie che si aggiunge alle figure dell’avvocato iscritto all’albo e dell’avvocato abilitato al patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori e, ancora che in ogni caso non è consentito dubitare che la via regolamentare è assolutamente inidonea ad incidere autonomamente su tale preclusione, posta da fonte di rango normativo primario.

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I primi guai per gli avvocati contrari alla mediazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2011

Avvocati nei guai per non aver ottemperato all’obbligatorietà dell’esperimento del tentativo di conciliazione per le materie entrate in vigore il 20 marzo 2011. Il presidente del tribunale di Prato, Dott. Francesco Antonio Genovese, ha alleggerito la posizione dell’avvocato che ha presentato direttamente un domanda giudiziale  per una materia obbligatoriamente conciliabile, risultato:  le parti sono state invitate  a trovarsi un organismo per il tentativo obbligatorio di conciliazione. Irrilevante è stata da parte dell’avvocato l’esibizione della “famosa informativa”  fattasi firmare del cliente, valida solo per le materie e per la tutela di diritti disponibili non rientrante fra quelle previste dall’art. 5 del D.Leg. 28/2010. Anche per queste “informative” quando verranno al “nodo” ed al vaglio del giudice nasceranno guai seri, staremo a vedere come l’avvocato giustificherà al proprio cliente  il mancato componimento conciliativo  che poteva essere fatto a costo zero. C’è da dire che il presidente del Tribunale, nei confronti di questo avvocato poco propenso alla mediazione, è stato molto benevole.  Secondo  il parere del presidente dell’A.N.P.A.R. (Associazione Nazionale per l’Arbitrato & la conciliazione), l’avvocato, forse,  ha commesso il reato di patrocinio infedele  delitto sanzionabile  ai sensi dell’articolo 380 n. 1 c.p. in quanto  ha tenuto una condotta del patrocinatore irrispettosa dei doveri professionali, stabiliti per fini di giustizia a tutela della parte assistita ed, in secondo luogo, un evento che implichi un nocumento agli interessi di quest’ultimo, inteso non necessariamente in senso civilistico di danno patrimoniale, ma anche nel senso di mancato conseguimento dei beni giuridici o dei benefici di ordine anche solo morale, che alla stessa p! arte sarebbero potuti derivare dal corretto e leale esercizio del patrocinio legale. Nella specie, continua Pecoraro, l’avvocato si  è reso responsabile di una condotta sicuramente irrispettosa dei doveri professionali, consistita nella consapevole omissione di non esperire il tentativo di conciliazione  obbligatorio per la materia trattata, così determinando nocumento alla parte assistita, correttamente individuato nella perdita da parte del patrocinato di ogni possibilità di far valere le proprie ragioni in conciliazione. In questa fase, continua Pecoraro, una cosa è certa, che  il cliente  può  già chiedere all’avvocato il risarcimento danni causato, c.d.,  per la mancata conciliazione, per la perdita di tempo e per li rimborso delle spese di giustizia anticipate oltre la revoca del mandato a suo tempo firmato.

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Mediazione civile e lobby avvocati

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2011

Non ha fatto in tempo a partire la riforma della “mediazione civile” che la lobby degli avvocati si è messa in stato di agitazione dopo aver già bloccato dal 16 al 22 marzo le aule di giustizia. Come è noto ormai a molti, infatti, a partire dal 21 marzo è entrato in vigore il Decreto Legislativo n. 28 del 4 marzo 2010 che ha introdotto in Italia un nuovo istituto di diritto, per l’appunto la “mediazione civile”, che ha lo scopo di far addivenire le parti ad una conciliazione attraverso l’opera di un mediatore, vale a dire un soggetto professionale, qualificato e terzo che aiuti le parti in conflitto a comporre una controversia in via extragiudiziale e che sarà obbligatoria per determinate questioni in materia civile stabilite dall’articolo 5 del suddetto decreto legislativo. Senza entrare nel merito sulla bontà della riforma che comunque ha negli intenti quello di deflazionare il contenzioso giudiziario che vede l’Italia  tra i primi posti per numero di cause  e per la lentezza dei processi, Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di IDV e fondatore dello “Sportello Dei Diritti” rileva un’anomalia tutta italiana che denota una forma di “cerchiobottismo” per non parlare d’incoerenza evidente: da una parte gli avvocati promettono battaglia contro il tentativo di riforma e dall’altra approntano gli organismi di mediazione sul territorio nazionale. Basta scorrere, infatti, il Registro degli Organismi accreditati presso il Ministero della giustizia che è rintracciabile al seguente link http://www.giustizia.it/ giustizia/it/ mg_1_10_1.wp?previsiousPage=mg_2_7_5_2per rendersi conto che gran parte degli ordini professionali degli avvocati si sono attrezzati per procedere già da subito alle mediazioni. La domanda nasce spontanea: che al di là di tutto si sia fiutato comunque l’affare?

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Le parcelle degli avvocati di Berlusconi

Posted by fidest press agency su domenica, 23 gennaio 2011

Il presidente del consiglio ha anche tracciato una sorta di contabilità della vicenda giudiziaria che gli è costata “oltre 300 milioni di euro per avvocati e consulenti”.(Il Messaggero del   23 gennaio 2011) L’ameno presidente del consigli le spara sempre più grosse e non si accorge nemmeno di lanciare boomerang che, crudelmente gli tornano in faccia, come se fossero una miniatura del duomo di Milano. Lamenta il costo degli avvocati, come se pretendesse il rimborso, ma ignora che sarebbe tenuto a conservare le fatture di tali parcelle, almeno per dieci anni. La Guardia di  Finanza, stante questa ammissione, avrebbe il dovere di verificare:
l’esistenza delle fatture degli avvocati,
il riscontro dei pagamenti effettuati,  tramite bonifici con le coordinate dei medesimi, oppure con regolari ricevute se in contanti.
finalmente verificare se tali esosi avvocati hanno dichiarato i proventi cavallereschi nelle loro dichiarazione dei redditi e il pagamento della relativa IRPEF.
Vorrei proprio vedere le reazioni dei suoi avvocati alle esternazioni attuali. (Rosario Amico Roxas)

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Sciopero nazionale degli avvocati

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2010

10 marzo sciopero nazionale degli avvocati contro la mancata calendarizzazione al Senato del Disegno di legge di riforma dell’ordinamento forense. In proposito Tiziano Alessandrini dice la sua sui problemi del territorio.«Mentre l’attenzione generale viene dirottata sul ddl per il processo breve, la realtà forlivese è costretta a ridurre gli orari di apertura al pubblico degli uffici per carenza di personale e a Cesena, sede distaccata del Tribunale di Forlì, a causa del progressivo pensionamento del personale, le cancellerie rimangono addirittura chiuse al pubblico e agli avvocati per due mattine la settimana. Per le udienze tenute dai Giudici, ad esempio nel settore lavoro, un lavoratore per avere ragione di un credito deve attendere la sentenza per oltre un anno e se il processo passa in appello a Bologna si rischia la paralisi. Il punto è – dice Alessandrini – che le piante organiche e molte leggi sulle procedure risalgono a 50 anni fa, e il processo telematico non è mai stato attuato. L’unico sistema usato nella provincia consente agli avvocati abbonati di accedere dal proprio studio al terminale per vedere lo stato delle proprie cause, ma non possono trasmettere atti via internet».«Questi sono problemi da affrontare senza ulteriori ritardi, trovare le risorse e mettere in atto soluzioni si può, attraverso investimenti sul personale amministrativo, sulla riqualificazione, sull’innovazione informatica. Sappiamo che con l’informatizzazione dei Tribunali e il processo telematico si potrebbe immediatamente ridurre il tempo dei processi penali a meno di un anno. Quanto al processo breve – conclude Tiziano Alessandrini – di nuovo siamo di fronte a leggi prive di razionalità e di coerenza, pensate dalla destra esclusivamente con riferimento a singole vicende giudiziarie e che hanno finito per mettere in ginocchio la giustizia penale in questo Paese».

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