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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘aziende’

“Sostenere le aziende nell’Export passa anche dalla politica economica nazionale”

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

E noi sappiamo fare gioco di squadra. Grazie anche al grande lavoro del Ministro Di Maio, che sul commercio estero ha avviato una riforma capace di guardare al futuro e di innovare ciò che era stato lasciato indietro. Grazie alle tante aziende, fatte di storia e di amore per un Paese fantastico come il nostro che ci fa essere grandi nel mondo”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, durante l’incontro con gli imprenditori della Provincia di Foggia, cui ha partecipato assieme al Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

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Il rilancio dell’economia affidato ad aziende in debito o parassite?

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 settembre 2020

Ricordiamo solo due settori in cui lo Stato si sta molto impegnando per il rilancio dell’economia, e anche con molti soldi: trasporto aereo e telecomunicazioni. Due settori molto strategici e su cui gravitano quasi tutte le altre economie.
Trasporto aereo. In crisi come in tutto il resto del mondo. Peculiarità, quindi, non generali ma specifiche, legate al trascorso e alla loro gestione. Al momento l’impegno dello Stato è tutto teso verso la rigenerazione di Alitalia, azienda sopravvissuta nell’ultimo mezzo secolo solo grazie ai soldi dello Stato. Quello Stato che sta prestando poca attenzione agli altri operatori che volano nei nostri cieli o usano i nostri hub, tant’è che, salvo casi marginali, sono tutte compagnie non-italiane. L’altra grande compagnie italiana che c’era – Alisarda, poi divenuta Meridiana e poi ancora Air Italy – proprio in questi giorni dopo un tentativo di rilancio, ha “definitivamente” chiuso.La vicenda Alitalia è nota e drammatica, soprattutto perché in queste settimane, dopo ulteriori e notevoli finanziamenti pubblici, non riesce ancora a “decollare”.Comunque, se si sentono i vari ministri, e soprattutto quello dei Trasporti, è su Alitalia che governo e maggioranza puntano per il rilancio dell’economia in questo settore.
Telecomunicazioni. Sembra che sia stato raggiunto l’accordo per la creazione della società che dovrebbe gestire la Rete Unica. Saranno due società ad essere l’asse portante: Tim e Open Fiber. Mentre Tim ha una partecipazione minoritaria dello Stato al proprio capitale, Open Fiber ha un partecipazione pubblica maggioritaria. Tim ha debiti finanziari di svariati miliardi mentre Open Fiber si “limita” a poco più di 100 milioni. Da ricordare che Tim è l’erede del monopolio (e alcune servizi continua a gestirli in regime di monopolio), mentre Open Fiber è la punta di diamante per eccellenza delle politiche di investimento dello Stato, poiché il suo capitale dominante è della Cassa Depositi e Prestiti (CdP), istituzione finanziaria del ministero dell’Economia.Entrambe società che hanno operato ed operano col privilegio, oltre che del portafoglio, anche della considerazione. E che, nonostante questo, sono “in rosso”. Questo per significare che la loro gestione, pur in un mercato in cui la domanda è incessante e travolgente, hanno risultati economici negativi.
Bene. Tra trasporti e telecomunicazioni. Il rilancio della nostra economia è affidato a queste società: Alitalia, Tim e Open Fiber. Certo, ognuna di queste società (in particolare quelle di Tlc) hanno intrecci economici e finanziari che per comprenderli e stargli dietro occorrerebbe uno stuolo di consulenti di alto livello finanziario… ma nonostante questa loro mastodonticità e introduzione economica, hanno problemi economici notevoli che non nascono dall’iperuranio ma dalla gestione che fanno del loro business. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Rete Unica Tlc. Gli interessi del potere delle aziende o quelli degli utenti?

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2020

Il gap tecnologico legato alla carenza della Rete Unica Tlc lo abbiamo sperimentato nel periodo del confinamento. Le cronache dei problemi, in modo particolare sulla scuola a distanza, sono ancora negli occhi e nelle orecchie di tutti.
Per la gestione della Rete Unica va avanti da anni un tira e molla che, al momento, ha come unico risultato che questa Rete non c’è e non c’è una politica di gestione. Questo grazie anche al fatto che la questione sembra essere SOLO UNA PREOCCUPAZIONE, degli italiani, degli addetti al settore e di alcuni governanti E NON UN DIRITTO. Cioé, non esiste un diritto ad avere la banda (adsl, fibra) per collegarsi alla Rete, diritto che invece esiste per la linea “tradizionale” (RTG – rete telefonica generale); per cui, per esempio, ad una richiesta di linea Rtg nel posto più sperduto, gli operatori di telefonia fissa devono ottemperare. Per la banda, se non si abita in una zona coperta, si può chiedere questo servizio ma non pretenderlo.
L’assenza del diritto fa sì che i tempi di realizzazione siano molto più sfilacciati e discrezionali. E noi utenti possiamo solo attendere.Sembra che il ministro dell’Economia voglia attribuire al pubblico un peso determinante nella fusione che ci dovrebbe essere tra i due attuali protagonisti per il controllo, Tim e Open Fiber (che ha vinto le gare per le aree bianche, ed è in ritardo per la realizzazione con velocità di almeno 30 Mbit/s prevista dalla Commissione Europea). Obiettivo del ministro: colmare il gap tecnologico e non perdere i fondi della “Recovery and Resilience Facility” per potenziare le infrastrutture entro cinque anni. La ex-Telecom vuole mantenere il controllo societario e la governance di ciò che dovrebbe nascere. Open Fiber (controllata da Enel e Cdp, Cassa depositi e prestiti nelle mani del ministero dell’Economia, che è anche azionista di Tim) al momento sembra solo aspettare. A far rispettare le condizioni di questa nuova entità (newco) potrebbe esserci un delegato del Governo o dell’Agcom (Autorità delle Comunicazioni).Questo “balletto” va avanti da anni, coi risultati del gap tecnologico di cui tutti sono consapevoli. La prospettiva che questo servizio sia indispensabile più che mai (le “prove generali” del recente confinamento sono una cartina al tornasole), è un campanello d’allarme che sembra poco valutato.
Newco Alitalia sì, newco Tlc… Il nostro governo ha dimostrato tanta operatività, disponibilità e spudoratezza per assimilare la decotta azienda Alitalia e la creazione della newco, operazione di cui si sarebbe potuto farne a meno visto i costi della stessa per i contribuenti (nel passato, oggi e in futuro), e visto che i servizi di questo vettore sono stati tranquillamente e più onorevolmente sostituiti nel tempo da altri vettori più economici ed affidabili. Ma per la newco della Rete Unica Tlc, che economicamente non ha costi da far gravare sui contribuenti come con Alitalia, si segna il passo in attesa delle operazioni economiche e di potere di quelli che al momento sono chiamati a farne parte. Noi crediamo che l’interesse degli utenti dovrebbe essere prioritario, ma sembra che apparteniamo ad un mondo strano. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Pessimismo sul futuro delle aziende

Posted by fidest press agency su sabato, 8 agosto 2020

Per i primi sei mesi dell’anno il network di consulenza internazionale Grant Thornton indica un deciso calo dell’ottimismo da parte delle aziende italiane (-10%) per quel che riguarda le aspettative economiche per i prossimi 12 mesi, con solo il 23% delle aziende ottimiste sulla ripresa. La performance italiana segue il trend di forte peggioramento su scala mondiale (-16%) che tocca il livello più basso dalla crisi dell’Eurozona del 2011-2012. Anche in Europa si inasprisce l’ottimismo che, in linea con il dato globale, diminuisce del 16% rispetto al 2° semestre dell’anno, con solo il 29% di imprese positive.Una quota importante di aziende, pari al 65%, si aspetta che il Covid-19 avrà un impatto negativo sui ricavi nel 2020 che, secondo le aziende intervistate, diminuiranno in media a livello globale del 9,7% nel 2020 a causa degli effetti della pandemia. Andando a focalizzare i diversi livelli di perdita, in Italia lo scenario di previsione non sembra così scoraggiante, infatti, è di solo il 2,7% il numero di imprese che vede gli impatti del Covid come causa di perdita economica superiore al 50%, per l’11,3% rappresenta una perdita tra il 20 e il 29%, mentre la quota maggiore, il 32,7%, si aspetta una perdita minore, compresa tra l’1 e il 9%. Fa ben sperare un 4,7% che immagina un aumento dei ricavi del 10%.L’attuale contesto di crisi ha determinato un forte picco di incertezza economica: il 66% delle aziende identifica l’incertezza come un vincolo aziendale (con quasi 1 su 3 aziende che lo identifica come un “grave” vincolo). In Italia il dato sale al 68% (+19% rispetto al secondo semestre del 2019) mentre in Europa rimane più basso al 59% (+14%).Tra i fattori più limitanti per la crescita vi è anche la carenza di ordini, dichiarata come vincolo dal 57% delle aziende italiane, che supera di poco il dato globale al 55% (più basso quello europeo al 51%). Il crollo della domanda, elevati livelli di incertezza e preoccupazioni per la disponibilità finanziaria sono tutti elementi che in egual misura contribuiranno a ridurre le intenzioni di investimento.In Italia, diminuisce (-18%) il numero delle imprese che pianificano di investire nella qualità dei prodotti e servizi, con solo il 29% delle imprese che prevede di aumentare le spese in R&S nei prossimi 12 mesi. Dati negativi anche sulla crescita dell’export, sul quale la percentuale delle imprese ottimistiche è più che dimezzata passando dal 38% del 2019 al 16% di quest’anno.A causa delle conseguenze della crisi in atto, molte aziende (quasi il 50%) stanno prendendo in considerazione l’implementazione di misure di sicurezza sul lavoro in vista della ripresa, un sentiment forte anche in Italia (quasi il 35%) e in Europa (38%). Rimarrà alta l’attenzione verso il mantenimento del flusso di cassa: a livello globale il 40% delle aziende ha iniziato a pianificare le risorse necessarie per la fase di rilancio, in Italia il 19% e in Europa il 30%. Oltre a sensibilizzare le imprese sulla necessità di maggiore tecnologia e trasformazione digitale nelle prossime strategia aziendali (Italia 31%, Europa quasi il 36% e nel mondo circa il 46%), la pandemia da Covid-19 ha evidenziato l’importanza di una migliore flessibilità delle organizzazioni (riconosciuta dal 30% delle imprese italiane, 40% europee e 46% globali) e dei processi di gestione delle crisi (circa 25% delle imprese italiane, 31% europee e 42% globali).

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Anche in Italia pessimismo sul futuro delle aziende

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 agosto 2020

Per i primi sei mesi dell’anno il network di consulenza internazionale Grant Thornton indica un deciso calo dell’ottimismo da parte delle aziende italiane (-10%) per quel che riguarda le aspettative economiche per i prossimi 12 mesi, con solo il 23% delle aziende ottimiste sulla ripresa. La performance italiana segue il trend di forte peggioramento su scala mondiale (-16%) che tocca il livello più basso dalla crisi dell’Eurozona del 2011-2012. Anche in Europa si inasprisce l’ottimismo che, in linea con il dato globale, diminuisce del 16% rispetto al 2° semestre dell’anno, con solo il 29% di imprese positive.
Una quota importante di aziende, pari al 65%, si aspetta che il Covid-19 avrà un impatto negativo sui ricavi nel 2020 che, secondo le aziende intervistate, diminuiranno in media a livello globale del 9,7% nel 2020 a causa degli effetti della pandemia. Andando a focalizzare i diversi livelli di perdita, in Italia lo scenario di previsione non sembra così scoraggiante, infatti, è di solo il 2,7% il numero di imprese che vede gli impatti del Covid come causa di perdita economica superiore al 50%, per l’11,3% rappresenta una perdita tra il 20 e il 29%, mentre la quota maggiore, il 32,7%, si aspetta una perdita minore, compresa tra l’1 e il 9%. Fa ben sperare un 4,7% che immagina un aumento dei ricavi del 10%.Tra i fattori più limitanti per la crescita vi è anche la carenza di ordini, dichiarata come vincolo dal 57% delle aziende italiane, che supera di poco il dato globale al 55% (più basso quello europeo al 51%). Il crollo della domanda, elevati livelli di incertezza e preoccupazioni per la disponibilità finanziaria sono tutti elementi che in egual misura contribuiranno a ridurre le intenzioni di investimento.In Italia, diminuisce (-18%) il numero delle imprese che pianificano di investire nella qualità dei prodotti e servizi, con solo il 29% delle imprese che prevede di aumentare le spese in R&S nei prossimi 12 mesi. Dati negativi anche sulla crescita dell’export, sul quale la percentuale delle imprese ottimistiche è più che dimezzata passando dal 38% del 2019 al 16% di quest’anno.
A causa delle conseguenze della crisi in atto, molte aziende (quasi il 50%) stanno prendendo in considerazione l’implementazione di misure di sicurezza sul lavoro in vista della ripresa, un sentiment forte anche in Italia (quasi il 35%) e in Europa (38%). Rimarrà alta l’attenzione verso il mantenimento del flusso di cassa: a livello globale il 40% delle aziende ha iniziato a pianificare le risorse necessarie per la fase di rilancio, in Italia il 19% e in Europa il 30%. Oltre a sensibilizzare le imprese sulla necessità di maggiore tecnologia e trasformazione digitale nelle prossime strategia aziendali (Italia 31%, Europa quasi il 36% e nel mondo circa il 46%), la pandemia da Covid-19 ha evidenziato l’importanza di una migliore flessibilità delle organizzazioni (riconosciuta dal 30% delle imprese italiane, 40% europee e 46% globali) e dei processi di gestione delle crisi (circa 25% delle imprese italiane, 31% europee e 42% globali).

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Le aziende che hanno saputo reagire alla crisi

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2020

Resilienti, pronti al cambiamento e ad affrontare le sfide, anche le più inaspettate, contando sulle proprie forze e sulla capacità di guardare oltre, nonostante il particolare momento: è questo il profilo degli imprenditori della manifattura italiana fotografato oggi dall’Osservatorio MECSPE (Fiere di Parma, 29-31 ottobre 2020), che Senaf ha realizzato analizzando il II trimestre dell’anno in corso. Il virus ha inciso inevitabilmente sulla performance delle PMI italiane, impattando negativamente su quasi 9 aziende su 10. Se però il 14% degli imprenditori dichiara di essere già tornato pienamente alla normalità e il 65% conta di farlo entro massimo un anno (il 23% entro 6 mesi), l’indice di fiducia generale registrato dall’indagine posiziona lo stato d’animo delle imprese italiane, in una scala da 1 a 9, su un livello “medio” rispetto alla situazione attuale. Gli ultimi mesi hanno visto un’accelerazione digitale necessaria, soprattutto in fase di lockdown, per coloro che non sono stati costretti a bloccare per un periodo le attività di produzione, pari al 62% degli intervistati. Una spinta a cui 6 aziende su 10 si sono adeguate prontamente, sapendo reagire alla crisi grazie agli investimenti introdotti da tempo in nuove tecnologie, e alla messa in campo di strumenti utili al distanziamento sociale: piattaforme per la gestione da remoto di riunioni e meeting, adottate dal 36%, tecnologie di design per ridisegnare in ottica di sicurezza i nuovi spazi della fabbrica 4.0 (10%), sistemi virtuali che consentono il controllo da remoto di attività operative (7%), fino alle piattaforme di design collaborativo e di simulazione del processo produttivo per lo sviluppo dell’intero prodotto (5%) e alle app e software per localizzare e tracciare i percorsi delle persone presenti in fabbrica (4%). La resilienza delle aziende della manifattura, inoltre, si dimostra anche nella scelta, già attuata o in valutazione, di riconvertire la produzione su altri settori (12%), nonché nei provvedimenti tempestivi attuati nel corso della fase emergenziale, tra cui rientrano i piani di sicurezza redatti per evitare i rischi di contagio (55%), l’introduzione di formule di smart/flex working (43%), con il 34% che ha previsto la riduzione dei costi di esercizio, il 29% che ha continuato a investire su innovazione e nuove tecnologie e il 19% che ha puntato sulla formazione aziendale a distanza. Conseguenze che hanno probabilmente portato alla scelta, per quasi la metà, di continuare a investire entro l’anno fino al 10% del proprio fatturato in innovazione, con un 17% degli intervistati intenzionato a spingersi tra l’11% e il 20%.
La pandemia da Covid-19 ha messo in crisi i tradizionali schemi di mercato adottati fino a qualche mese fa.La nuova fase, all’insegna della rapida corsa dei processi digitali, ha aperto di conseguenza nuove opportunità per inserire e formare più giovani in fabbrica. Se da un lato il 26% preferisce non prevedere al momento assunzioni di questo tipo, il 20% sta valutando di introdurre giovani specializzati nel campo delle tecnologie 4.0 provenienti da ITS o Università o con già un minimo di esperienza lavorativa. Il 13%, inoltre, sta predisponendo percorsi formativi interni ai giovani già dipendenti dell’azienda, mentre il 9% sta valutando di assumere giovani anche senza una precedente formazione scolastica o lavorativa, predisponendo però percorsi formativi specifici interni.
Gli utenti sembrano apprezzare le numerose iniziative di business nate in versione digitale negli ultimi mesi per imprese e professionisti a seguito della situazione imposta, soprattutto per questioni di sicurezza (21%), ma l’off-line rimane il canale preferenziale. Il 27%, pur giudicando l’online una valida alternativa, continua a frequentare eventi live, e il 35% crede che prossimamente l’esperienza digitale delle manifestazioni dovrà necessariamente tornare ad essere abbinata all’esperienza fisica, con le tradizionali fiere già dal prossimo autunno.

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Digital transformation e colloqui da remoto: 6 consigli per le aziende

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2020

Fino a qualche mese fa i colloqui da remoto, realizzati mediante videocall, erano una rarità, un’opzione utilizzata solo in particolari i casi, e unicamente da aziende e da agenzie che avevano saputo prendere di petto la digital trasformation. L’emergenza sanitaria internazionale ha però rivoluzionato in modo importante anche il mondo della ricerca e selezione del personale, mettendo al centro dei processi proprio la tecnologia video per il recruiting dei migliori talenti. E se da una parte i candidati hanno dovuto ripensare le migliori tecniche e i più efficaci approcci per affrontare un colloquio da remoto, dall’altra parte anche le aziende, abituate a effettuare delle interviste in presenza, si sono trovate costrette ad adattarsi alla situazione.Ma in che modo vanno organizzati i colloqui da remoto da parte dei recruiter? Come è possibili gestirli al meglio, così che le interviste a distanza abbiano la medesima efficacia dei classici colloqui di lavoro in presenza?Carola Adami ha sottolineato 6 linee guida da seguire, per eseguire al meglio un colloquio di lavoro a distanza.
1- Istruire il candidato. Nel momento in cui si contatta un candidato per fissare un colloquio di lavoro da remoto è necessario essere molto precisi, con una serie di indicazioni pratiche volte a preparare il terreno per un’intervista fluida ed efficace. È dunque necessario condividere con anticipo le necessarie informazioni relative alla piattaforma per videochiamate che verrà utilizzata, all’uso di cuffie e microfoni e via dicendo.
2- Preparare l’hardware. Non solo il candidato deve prepararsi al meglio per affrontare il colloquio di lavoro. Anche chi condurrà l’intervista da remoto deve fare lo stesso, controllando la connessione, la carica del dispositivo, il funzionamento di videocamera e microfono. Sono da preferire, in ogni caso, computer desktop e portatili, affidandosi a dei dispositivi mobili solo quando non è possibile fare altrimenti.
3- Fare un test. Prima di avviare i colloqui da remoto è necessario effettuare dei test, per individuare la presenza di eco o il corretto posizionamento della videocamera del pc. A questo proposito, quest’ultima va posizionata in modo che sia visibile il mezzo busto dell’intervistatore. È da evitare, invece, il posizionamento troppo vicino della videocamera.
4- Guardare in camera. Per analizzare il candidato intervistato il selezionatore deve studiare anche la sua gestualità e le sue espressioni, prendendo quindi in considerazione anche il linguaggio del suo corpo. Ciononostante, in alcuni precisi momenti è bene staccare lo sguardo dallo schermo per puntarlo invece verso la videocamera – posta abitualmente subito sopra: in questo modo si potrà dare al candidato l’impressione di guardarlo dritto negli occhi.
5- Lo sfondo giusto. Per una videochiamata il più possibile efficace è fluida sono da evitare gli sfondi “classici”, come per esempio le librerie: per fare in modo di restituire un’immagine nitida e chiara è consigliabile posizionarsi di fronte a uno sfondo neutro, come per esempio una parete bianca, meglio ancora se in un ambiente illuminato con della luce naturale.
6- Ripensare le tempistiche. Fare dei colloqui di selezione da remoto significa muoversi in modo più veloce. Per programmare un colloquio in videocall non è necessario aspettare delle settimane: se infatti solitamente per affrontare un colloquio di lavoro i candidati devono ritagliarsi almeno mezza giornata libera, nel caso delle videochiamate basterà un’ora del loro tempo. Non sarà poi necessario prenotare delle sale riunioni, né programmare spostamenti. Questo significa che è possibile – e consigliabile – ripensare il ritmo del processo di selezione del personale, a tutto vantaggio di azienda e candidati.
Per saperne di più visitare il sito internet http://www.adamiassociati.com.

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Dalla crescita alla sopravvivenza: le parole d’ordine sono agilità e resilienza

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Qual è stato l’impatto della crisi sulle aziende italiane ed europee in questi primi mesi? E quali sono le strategie più efficaci per superarla?Per rispondere a queste domande, BDO ha condotto un’indagine su 244 senior manager di aziende europee di differenti settori in 8 Paesi (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Spagna e UK).L’Italia è stato uno dei primi Paesi europei ad essere colpito dalla pandemia e il 38% delle nostre aziende intervistate ha giudicato “rilevante” o “grave” l’impatto del Covid-19, con conseguenze che vanno da significative perdite in termini di introiti a difficoltà finanziarie che hanno richiesto un importante taglio dei costi.Tuttavia, è stato significativo il ricorso anche a ulteriori azioni per affrontare la crisi e limitare i danni economici, soprattutto in Italia rispetto all’Europa: il 39% ha attuato una riduzione dei salari, fondo di integrazione salariale e piani di contingenza; il 39% ha rinegoziato i contratti con i fornitori e il 35% è stato costretto a sospendere temporaneamente le attività.
E il futuro? “Sarà un autunno complesso ma sono dell’opinione che supereremo con rinnovato vigore le sfide internazionali.I dati emersi dallo studio che abbiamo realizzato ci danno la misura della situazione che stanno vivendo le nostre aziende e quelle europee nell’era Covid-19. Si tratta di un banco di prova senza precedenti che ha richiesto flessibilità e capacità di prendere delle decisioni importanti in tempi rapidi. I manager italiani riconoscono, più dei colleghi europei 65%, l’importanza del ruolo del Governo rispetto alle misure messe in atto per sostenere le imprese durante i mesi di crisi.Il 77%, infatti, ritiene importante il supporto ricevuto dal Governo e dalle istituzioni per la sopravvivenza della propria azienda. In particolare, lo considera utile per far fronte alle pressioni dovute alla gestione dei flussi di cassa nel breve periodo.
Se nel 2019 il focus delle aziende era rivolto agli investimenti finalizzati alla crescita del business (come emerso dai risultati della prima edizione della survey condotta nel terzo trimestre 2019), la pandemia ha necessariamente cambiato la situazione e costretto le imprese a rivedere le proprie priorità per i prossimi sei mesi.In Europa, il 31% di tutte le aziende intervistate, infatti, mira, in primis, a garantire la stabilità finanziaria e il 27% ha come obiettivo quello di mantenere la propria quota di mercato.E in Italia qual è la priorità delle aziende?Il 26% dichiara che lavorerà per la stabilità finanziaria e un altro 26% punta a mantenere la propria quota di mercato.Il 33% dei manager italiani ritiene, tuttavia, che sarà necessario rivedere il proprio business model nei prossimi mesi così come la supply chain, messa a dura prova durante la crisi, che il 23% ha valutato essere molto più vulnerabile di quanto pensassero.Come uscire dalla crisi, dunque? Adozione di nuove tecnologie e soluzioni digitali (71%); valorizzazione dei talenti (61%); nuovi prodotti e servizi (61%); incremento della produttività e miglioramento dei processi di gestione (61%); riorganizzazione della supply chain (52%) e riduzione dei costi (45%), le principali iniziative proposte dalle aziende italiane per i prossimi sei mesi.

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Le aziende italiane sottovalutano il rischio nella gestione dei dati non finanziari

Posted by fidest press agency su martedì, 28 luglio 2020

Emissioni inquinanti, consumi energetici, contratti imposti ai fornitori, smartworking, organizzazione del lavoro. Gli indicatori d’impatto ambientale e sociale di un’azienda sono molteplici e i dati prodotti da queste voci sono pressoché infiniti.
Una legge del 2016 impone agli enti di interesse pubblico con più di 500 dipendenti di comunicare questi dati e affida alla Consob il compito di verificarne la veridicità. Ma anche per il resto del mondo produttivo e imprenditoriale italiano, gestire al meglio questa mole di dati e comunicarla all’esterno sta diventando fondamentale. Il motivo è semplice: per decidere quale direzione prendere e su quale impresa scommettere o meno, gli investitori internazionali tendono a guardare proprio questi parametri, raccolti sotto i tre pilastri environmental, social e governance (ESG). Dati non finanziari, ma che fotografano bene il modello di business di un’azienda, la sua organizzazione interna e la supply chain di cui si serve.Eppure in Italia ancora manca una cultura della gestione razionale di questi dati. Lo testimoniano i risultati della survey straordinaria condotta da ETicaNews in collaborazione con ESGeo, realizzata nell’ambito dell’Integrated Governance Index 2020, indice quantitativo sull’integrazione degli ESG nella governance aziendale, che ha coinvolto 74 aziende italiane, di cui 16 non quotate.Solo il 38% dichiara di assegnare obiettivi non finanziari al management e oltre il 42% non ha un protocollo di sicurezza in grado di individuare dei responsabili lungo la catena della raccolta dei dati ESG.
La ricerca ETicaNews/EsGeo, divisa in 3 sezioni ‘monitoraggio e gestione’, ‘sicurezza’ e ‘condivisione’, delinea un quadro prospettico chiaro di volontà e necessità di investire in un sistema digitale End2End in grado di gestire in maniere efficiente i dati non finanziari. La minoranza delle aziende che oggi può dire di essere fortemente strutturata da questo punto di vista ha investito in sviluppi personalizzati con forti investimenti di risorse e di tempo. ESGeo copre questa esigenza con un modello di business accessibile per costi e tempi di implementazione. Anche in Italia c’è chi lo fa. Si tratta di grandi aziende che hanno investito anni e significative risorse per sviluppare piattaforme custom based. ESGeo permette di colmare il gap in poche settimane.Secondo Integrated Governance Index 2020, queste sono le 5 aziende più virtuose nella gestione dei Dati Non finanziari e sono Poste Italiane, Eni, A2A, Iren, Italgas

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Tre imprenditori siciliani aiutano le aziende a riprendersi dopo il lockdown

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Una tre giorni di successo al Pollina Resort, per il primo excellence tour di Sicily target, il progetto di tre imprenditori che punta a promuovere le eccellenze siciliane. “Siamo soddisfatti ma questo è solo l’inizio – dicono i tre imprenditori Carmelo Bonetti, Leonardo La Bara e Laura Arcilesi – stiamo già preparando la seconda tappa che sarà fatta a Sciacca nell’altro resort di Aeroviaggi che ha sposato a pieno l’iniziativa, dal 16 al 18 ottobre, e contestualmente ci sarà anche il convegno Fijet, federazione internazionale di giornalisti e scrittori del turismo”. Al Pollina Resort si è svolto il convegno dal titolo “Lo sviluppo dell’export nel processo di internazionalizzazione delle eccellenze siciliane”, era presente Lorenzo Zurino, fondatore di “The One company”, azienda specializzata nella promozione delle imprese italiane sui mercati esteri, nonché presidente del Forum italiano dell’export. Zurino ha spiegato le potenzialità dell’export italiano soprattutto dopo il coronaviruis e ha parlato del grande ruolo della Sicilia in questo processo di ripartenza. Durante l’evento è stata consegnata una targa da parte del presidente Fijet Giacomo Glaviano a Lorenzo Zurino e Federico Marino per premiare la loro impresa innovativa Italia Cigar Company, unico produttore siciliano di tabacco da sigari di alta qualità. All’incontro hanno partecipato il sindaco di Pollina Magda Culotta, il sindaco di Caccamo Nicasio Di Cola, il presidente dell’Ente Parco delle Madonie Angelo Merlino e alcune personalità del mondo dell’imprenditoria che si occupano di export, Sicily Target sta nel frattempo sviluppando degli accordi per consentire alle aziende di esportare i propri prodotti in vari mercati. Questo in fondo è l’obiettivo del progetto: portare i prodotti siciliani in giro per il mondo e aiutare gli imprenditori a riprendersi dopo questo periodo di chiusura delle attività.

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Webinar gratuiti per offrire un supporto concreto alle aziende

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Una palestra per aumentare l’efficacia commerciale di piccoli imprenditori e professionisti. E’ questa l’iniziativa lanciata in tutta Italia per offrire un aiuto concreto alle aziende che vogliono rimettersi in moto rapidamente dopo alcuni mesi di stop, aumentando la loro velocità ed efficienza nel portare a termine affari e trattative commerciali. A lanciarla è Paola Aronne, esperta di efficacia commerciale, presidente dell’associazione no-profit con sede a Coriano (RN) “Resilienza Territoriale” (in prima linea nel supportare gli imprenditori responsabili del territorio con laboratori e progetti che coinvolgono anche le scuole). Aronne ha all’attivo oltre 16mila ore di analisi commerciale, ha gestito 18.600 appuntamenti commerciali certificati e ha ottenuto per 4 volte il premio ‘Lion Wing’ di Generali Spa per i risultati in termini di vendite.Il lancio della palestra sarà preceduto da 4 Webinar gratuiti in programma dal 27 al 30 luglio prossimi (dalle ore 21), nel corso dei quali verranno affrontati quattro argomenti specifici legati alle operazioni di vendita, dalla componente psicologica ed empatica alla scontistica, dal tracciamento dei dati all’ottimizzazione del tempo. Non mancheranno momenti ‘pratici’, in cui ad esempio verranno simulati degli appuntamenti di lavoro con la chiusura di una trattativa. Di seguito il link per iscriversi gratuitamente agli appuntamenti: https://www.efficaciacommerciale.com/lp-webinar-luglio/ A dialogare con Paola saranno altri 4 professionisti: Paolo Pugni, ideatore del podcast ‘Vendere Valore’, consulente nel campo delle reti commerciali, formatore ed organizzatore di webinar (27 luglio); Riccardo Amici, esperto di marketing con una propensione per l’ottimizzazione dei processi commerciali (28 luglio); Davide Recchia, copywriter, esperto di marketing specializzato in micro-aziende con una grande focalizzazione alla visione umana (29 luglio); Giovanni Lorenzi, esperto di strategie digitali e nell’incrementare le performance di vendita online (30 luglio).

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A Pollina per promuovere le aziende siciliane

Posted by fidest press agency su sabato, 25 luglio 2020

Una tre giorni di successo al Pollina Resort, per il primo excellence tour di Sicily target, il progetto di tre imprenditori che punta a promuovere le eccellenze siciliane. “Siamo soddisfatti ma questo è solo l’inizio – dicono i tre imprenditori Carmelo Bonetti, Leonardo La Bara e Laura Arcilesi – stiamo già preparando la seconda tappa che sarà fatta a Sciacca nell’altro resort di Aeroviaggi che ha sposato a pieno l’iniziativa, dal 16 al 18 ottobre, e contestualmente ci sarà anche il convegno Fijet, federazione internazionale di giornalisti e scrittori del turismo”. Al Pollina Resort si è svolto il convegno dal titolo “Lo sviluppo dell’export nel processo di internazionalizzazione delle eccellenze siciliane”, era presente Lorenzo Zurino, fondatore di “The One company”, azienda specializzata nella promozione delle imprese italiane sui mercati esteri, nonché presidente del Forum italiano dell’export. Zurino ha spiegato le potenzialità dell’export italiano soprattutto dopo il coronaviruis e ha parlato del grande ruolo della Sicilia in questo processo di ripartenza. Durante l’evento è stata consegnata una targa da parte del presidente Fijet Giacomo Glaviano a Lorenzo Zurino e Federico Marino per premiare la loro impresa innovativa Italia Cigar Company, unico produttore siciliano di tabacco da sigari di alta qualità. All’incontro hanno partecipato il sindaco di Pollina Magda Culotta, il sindaco di Caccamo Nicasio Di Cola, il presidente dell’Ente Parco delle Madonie Angelo Merlino e alcune personalità del mondo dell’imprenditoria che si occupano di export, Sicily Target sta nel frattempo sviluppando degli accordi per consentire alle aziende di esportare i propri prodotti in vari mercati. Questo in fondo è l’obiettivo del progetto: portare i prodotti siciliani in giro per il mondo e aiutare gli imprenditori a riprendersi dopo questo periodo di chiusura delle attività.

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“Aziende, decisori e pazienti insieme per una governance farmaceutica ancora più sostenibile”

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

Il controllo della spesa farmaceutica rappresenta una sfida importante per il SSN. Negli ultimi due anni quasi tutte le Regioni hanno mancato l’obiettivo del rispetto. Per far ripartire il nostro Paese, abbiamo deciso di concentrarci su 3 tematiche fondamentali: salute, scienza e industria. Nell’ambito della salute, l’acquisto dei dispositivi medici in Italia per ogni cittadino conta 190 euro, poco rispetto ai 212 euro di media in Europa. È il momento di investire nel nostro SSN per poter garantire una maggiore assistenza sul territorio nazionale, la situazione attuale purtroppo vede oltre la metà dei respiratori in uso nelle terapie intensive obsoleti, con una capacità ridotta del 50% e con un’età media di 10 anni, solo per fare un esempio.Promuovere un rinnovamento tecnologico degli ospedali, investire in assistenza territoriale per essere vicini alle persone, con telemedicina e consulto a distanza e con programmi di HTA che valorizzino le nuove tecnologie. Nell’ambito ricerca, Confindustria Dispositivi Medici investe il 6% del fatturato e abbiamo elaborato un codice etico a garanzia di trasparenza al quale tutte le Aziende affiliate sono regolamentate con principi etici e precisi comportamenti, proponiamo, quindi, di tornare ad un usufruire di una ricerca di base, con partner tecnologici e puntare a progetti nel nostro Paese, per attrarre investimenti italiani ed esteri. Favorendo un rapporto virtuoso medico e industria. Per il capitolo dell’industria, le imprese che commercializzano dispositivi medici sono quasi 4000 e la maggior parte sono piccole imprese, la politica del prezzo più basso non incentiva la crescita, quindi proponiamo per un consolidamento del comparto industriale nel nostro Paese, di stabilizzare i pagamenti in 30 giorni e rivedere il gravoso sistema di tassazione. Diventa fondamentale il confronto tra tutta la filiera della salute per continuare a lavorare alla ripartenza dell’Italia”, queste le parole (di Daniela Delledonne, Vicepresidente di Confindustria Dispositivi Medici)

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Sodexo Italia scende in campo al fianco di 1000 aziende con la campagna “RISE”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2020

Sodexo Italia, l’azienda dei 100 mestieri leader nei servizi per la qualità della vita, scende in campo al fianco di oltre 1000 aziende italiane con la campagna “Rise”, un programma creato per affiancare i clienti nella ripartenza e nella crescita attraverso un approccio sistemico che presidia cinque aree di intervento (pianificare per la ripartenza, proteggere la salute e sicurezza delle persone, attivare il miglior percorso dei consumatori calibrato sui loro bisogni, supportare il benessere e la corretta informazione, ridisegnare spazi e ambienti per combinare comfort ed efficienza). L’iniziativa vuole creare un impatto positivo sul business e consentire di tornare gradualmente ad utilizzare e vivere gli ambienti di lavoro, vecchi e nuovi, per coniugare il bisogno di relazione e benessere delle persone con quello di innovazione, sviluppo ed efficienza del business. A frenare imprese e lavoratori italiani è l’eredità più pesante di questo periodo di lockdown: incertezza e paura. Come testimoniato da diversi studi, questi stati emotivi nelle grandi pandemie hanno molti volti caratteristici; dall’incertezza per il futuro, allo spaesamento di fronte alle novità, al timore di non essere in grado di proteggere sé stessi e i propri cari, all’incognita del lavoro. Per superare questi timori serve un rinnovato patto di collaborazione tra lavoratori e imprese basato sull’ascolto, sulla fiducia reciproca e sul sostegno. Una modalità che Sodexo suggerisce ai propri clienti proprio perché l’ha sperimentata per prima. “Oggi siamo pronti a ricominciare perché non abbiamo mai smesso – ha spiegato Enrico Bartoli, Direttore Divisione Corporate di Sodexo Italia – Le nostre persone sono sempre state a fianco dei tanti clienti che non hanno mai interrotto la propria attività, condividendo con loro le medesime paure ed incertezze, trovando insieme le soluzioni in un genuino spirito di partnership. La fiducia e la tranquillità sul posto di lavoro l’abbiamo raggiunta grazie alla grande esperienza del nostro gruppo in tutti i settori in cui operiamo, mutuando nelle aziende clienti le stesse modalità operative precedentemente riservate al comparto sanitario e facendo tesoro dei suggerimenti arrivati dai nostri colleghi internazionali che hanno gestito l’emergenza prima di noi. Inoltre, questo lavoro è stato possibile grazie anche al nostro pool di 30 esperti della sicurezza, specializzati per tipologia di settore (aziendale, istruzione, sociosanitario) e ambiti operativi, che hanno curato sette protocolli specifici per gli ambiti della ristorazione e delle pulizie, della manutenzione, del workplace, dei servizi educativi per i nidi, per l’infanzia e l’adolescenza. I contenuti dei protocolli, resi accessibili a tutti con infografiche, vademecum e segnaletica, permettono anche la diffusione tra i dipendenti della cultura e delle “buone maniere” dell’igiene attraverso un linguaggio semplice e innovativo. “Siamo un’azienda leader nel settore dei servizi alla persona – ha sottolineato Stefano Biaggi, Amministratore Delegato di Sodexo Italia – E con oltre 10mila collaboratori e diverse relazioni con fornitori delle filiere agroalimentari, delle manutenzioni, della sanificazione, dei servizi educativi, ci siamo rimboccati le maniche perché sentiamo la responsabilità di fare la nostra parte proponendo alle aziende e agli enti pubblici e privati soluzioni per la nuova normalità”.

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-13%, ancora a scendere la produzione per le aziende artigiane manifatturiere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2020

CNA Lombardia sta interloquendo costantemente e positivamente con i vertici di Regione in merito alle più opportune azioni di ristoro e di rilancio del tessuto economico del territorio. In questo senso, il Presidente di CNA Lombardia, Daniele Parolo, non riesce a nascondere la preoccupazione:“Il sovraccarico di spesa sanitaria derivante dall’emergenza pandemica, se affrontato con i soli fondi di Regione Lombardia, rischia di sottrarre a lungo risorse disponibili per la ricostruzione e la crescita, proprio nel momento del bisogno.” Il conto pagato dai lombardi all’emergenza Covid 19 è salatissimo, sia in termini di vite umane sia in termini di perdita di competitività. Come evidenziato anche dalle recenti analisi congiunturali, la produzione per le aziende artigiane manifatturiere scende su base tendenziale del 13%. L’indice della produzione industriale si attesta ai livelli del 2010. Il vero e proprio “buco” del Covid, con una sospensione “per decreto” del gioco offerta – domanda, ha dilapidato in due mesi e mezzo 7 anni di moderata crescita. “Colpisce molto come le politiche economiche definite finora non tengano conto della situazione delle aree più colpite dalla pandemia e dai suoi impatti economici e sociali: proprio partendo da qui, da un supporto ai Territori più colpiti e dalla locomotiva d’Italia, possiamo fare davvero gli interessi del Paese”, commenta il Segretario di CNA Lombardia, Stefano Binda, mentre il Presidente Parolo rilancia con forza: “Non possiamo più aspettare. Serve mettere in campo il massimo di solidarietà tra gli stakeholder e il massimo di collaborazione tra i differenti livelli istituzionali e di Governo per costruire politiche dedicate”.

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Simoncini: il solo modo per sostenere le aziende è dare liquidità immediata

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

«Valutare lo stato di salute di un’azienda in base al fatturato non solo è sbagliato ma è anche dannoso. Fatturare non vuol dire guadagnare: potremmo registrare dei fatturati altissimi con un guadagno pari a zero. Quel che conta sono le competenze e non il fatturato o la cassa». E’ quanto dichiara il prof. Sandro Simoncini, urbanista e docente a contratto di economia delle imprese all’Università Uninettuno.«Sarebbe più giusto- continua Simoncini – guardare i margini Tentare di aiutare le aziende in crisi, calcolando il calo di fatturato nel periodo di marzo, aprile e maggio è fuorviante: fino a questo momento, infatti, molte aziende hanno anno vissuto di rendita, fatturando lavori assunti prima dello scoppio dell’epidemia. Le difficoltà reali arrivano ora, con le riaperture delle attività».«L’aspetto più grave della crisi – conclude Simoncini – è la carenza di liquidità a breve termine. Ecco perché per uscire dal disastro del lockdown, è indispensabile assicurare liquidità in tempi rapidi. Tutte le altre misure come i crediti d’imposta o i prestiti agevolati lasciano il tempo che trovano».

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Le imprese familiari devono affrontare il tema del ricambio generazionale e valutare l’integrazione con le grandi aziende

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2020

In queste settimane, l’Italia sta gradualmente riprendendo le sue attività economiche, dopo mesi di lockdown. La fase che stiamo attualmente attraversando non è però esente da preoccupazioni e timori dovuti, da una parte, alla possibilità di essere ancora vittime del Coronavirus, dato che sta continuando a circolare, e, dall’altra, di tipo occupazionale legate alla perdita del lavoro e al trovarsi in una situazione di difficoltà economica. Anche le aziende affrontano la ripartenza in un contesto sfidante e pieno di incognite, con l’obbligo di sostenere investimenti importanti e non preventivati per ottemperare alle normative richieste dal Governo per limitare la diffusione del virus. Di questi argomenti di attualità si è parlato nel corso del recente “Coffee with Partners”, il webinar organizzato da INplacement e a cui ha preso parte Enrico Rovere, Managing Director Valuation Advisory di Duff & Phelps in Italia.

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Le aziende devono far fronte ai rischi di cyber security

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2020

Il Network Insights Report 2020 di NTT Ltd. evidenzia come il passaggio delle applicazioni aziendali su ambienti multi-cloud ha fatto sì che gli investimenti sul cloud superassero la spesa per le infrastrutture on-premise. Questo ha provocato un rallentamento dei refresh e degli aggiornamenti, con molte aziende che stanno continuando a sfruttare gli asset di rete e a rallentare gli investimenti nella riprogettazione della propria rete e della propria infrastruttura di sicurezza. Di conseguenza, c’è stato un incremento dei dispositivi di rete obsoleti e non adeguatamente aggiornati che presentano quindi vulnerabilità software, introducono ulteriori rischi ed espongono le organizzazioni a nuove minacce di sicurezza informatica.Il report, basato sui dati provenienti da assessment tecnologici effettuati su più 1.000 clienti e che contano più di 800.000 dispositivi di rete, ha rilevato che il 47,9% (45,6 in Europa) degli asset di rete aziendali sono datati o obsoleti, rispetto ai dati del 2017 quando questo dato rappresentava solo il 13,1% (12% in Europa).
I dispositivi obsoleti presentano in media il doppio delle vulnerabilità (42,2) rispetto a quelli datati (26,8) e a quelli recenti (19,4), dando origine a rischi inutili. Tale rischio viene esasperato ulteriormente quando le aziende non eseguono gli aggiornamenti di un dispositivo o non rivedono le versioni del sistema operativo durante l’intero ciclo di vita. E anche se l’aggiornamento consta di un’attività relativamente semplice e spesso non vincolata a contratti di manutenzione o all’estensione di garanzia, la maggior parte delle aziende continua a non aggiornare i propri dispositivi.Nella ‘nuova normalità’, dal momento che le aziende stanno reimpostando il proprio modo di lavorare, integrare la resilienza all’interno delle operazioni sarà fondamentale. La pandemia modificherà in modo permanente le modalità con cui operano le organizzazioni inclusa l’implementazione di spazi di lavoro intelligenti in grado di garantire il distanziamento sociale, mentre molte altre aziende continueranno a ricorrere al lavoro da remoto. Contemporaneamente, con l’adozione in crescita delle infrastrutture wireless – un incremento annuo del 13% – e un aumento degli uffici in open space e degli spazi di co-working, sarà necessario considerare un nuovo approccio per tutta l’infrastruttura di rete.Le aziende avranno bisogno di strumenti, conoscenze e competenze per essere in grado di riprogettare la rete in un’ottica di evoluzione nel breve, medio e lungo periodo tenendo conto delle persone che lavorano in modalità remota e che si connettono con qualsiasi tipo di dispositivo, in qualsiasi momento. Pertanto, dovranno avvalersi di partner strategici capaci di guidarle verso quella che sarà la rete del futuro – non solo in termini di supporto dello spazio aziendale ma anche delle aree aperte al pubblico e nei punti vendita dove il distanziamento sociale è più difficile da mantenere. Ad esempio, l’intelligenza artificiale e il machine learning potrebbero essere applicati per aiutare a monitorare le distanze da tenere e la rete diventerebbe quindi l’abilitatore della piattaforma.Come parte delle strategie di trasformazione digitale, le principali organizzazioni stanno già ricorrendo alle reti per abilitare nuovi modelli di business (es. the Internet of Things) o ottimizzare i modelli operativi esistenti (es. Il tracciamento degli asset). In alternativa, le aziende potrebbero investire in tecnologie quali Ia robotic process automation (RPA) all’interno delle proprie iniziative di trasformazione digitale per ridurre i costi ed essere in grado di scalare i propri servizi in modo agile. Indipendente dalla motivazione, la digital transformation sta contribuendo a migliorare l’esperienza di clienti e dipendenti attraverso le reti. Queste iniziative potranno essere accelerate solo grazie al supporto di infrastrutture pertinenti e sicure, soprattutto per quanto riguarda le iniziative tecnologiche, operative e finanziarie delle aziende.Rob Lopez ha concluso, commentando “La rete costituisce la piattaforma per la trasformazione digitale del business e deve essere pervasiva, flessibile, robusta e sicura per adattarsi facilmente ai cambiamenti aziendali e, al contempo, incrementare la maturità degli ambienti di supporto operativo. Le organizzazioni che ricorrono a un elevato livello di automazione e intelligenza della rete per ottimizzare l’operatività potranno raggiungere un significativo vantaggio competitivo e realizzare i benefici della cloud economy, in modo sicuro.”

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Propensione all’export delle aziende italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Piccole ma virtuose: fra le province che puntano di più all’export spiccano Vicenza, con l’11,9% di imprese sul totale di quelle attive sul territorio, Lecco (11,4%) e Varese (11,1%). È quanto emerge da un’analisi sulle aziende del nostro Paese effettuata da CRIBIS attraverso Margò, la nuova piattaforma per lo sviluppo commerciale realizzata dalla società del gruppo CRIF specializzata nella business information.Solo il 4,6% delle imprese italiane dimostra un’elevata propensione all’internazionalizzazione. Il Nord è l’area geografica con la percentuale più alta (74,6%) di aziende che investono maggiormente all’estero, hanno avviato attività di export, fanno parte di filiere internazionalizzate o di grandi gruppi globali. Sul podio della classifica regionale stilata da CRIBIS troviamo Lombardia (9,3%), Veneto (7,9%) e Friuli – Venezia Giulia (7,4%). Seguono Emilia – Romagna (6,6%) e Toscana (6,2%), mentre all’ultima posizione c’è la Calabria (0,5%), preceduta da Sardegna, Basilicata (entrambe con lo 0,7%) e Molise (0,8%).“Le aziende italiane, in particolare le PMI, stanno affrontando la ripartenza dopo il lockdown dovuto all’emergenza Covid-19, con difficoltà per il made in Italy e le nostre esportazioni”, dichiara Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS. “Mai come in questo momento è necessaria la massima attenzione per non perdere posizioni nella catena produttiva internazionale e far sì che la ripartenza diventi un’occasione di rilancio”.A livello provinciale, alle spalle di Vicenza, Lecco e Varese troviamo nell’ordine Como e Monza e Brianza (pari merito con il 10,3%) e solo dopo Milano con il 9,7%, che ovviamente è in testa per numeri assoluti (12,9% del campione preso in esame). Chiudono la classifica Crotone, Sud Sardegna, Vibo Valentia, Cosenza, Reggio Calabria e Nuoro, tutte con lo 0,5%.Per quanto riguarda i settori merceologici, a livello macro guardano ai mercati esteri soprattutto “industria e produzione” (62,7%), “commercio all’ingrosso” (19,9%) e “servizi” (9,6%), mentre fra i micro-settori il più rappresentativo è quello dell’ “industria manufatti in metallo” (3,8%), seguito da “commercio all’ingrosso” (2,6%), “servizi commerciali” (2,5%) e “industrie della gomma e plastica” (2%).

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Molte aziende tagliano i dividendi

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2020

«In Italia su 86 aziende quotate in borsa 35 hanno deciso il taglio o rinvio dei dividendi: un numero importante di imprese che si prepara all’impatto post Coronavirus. Peccato per le società che hanno tra gli azionisti lo Stato (Tesoro o enti pubblici) le quali continuano a distribuire milioni su milioni per remunerare i propri soci, senza tener conto delle enormi difficoltà finanziarie presenti e future».E’ quanto dichiara il prof. Sandro Simoncini, urbanista e docente a contratto di economia delle imprese all’Università Uninettuno in merito allo studio di Azimut per Dataroom, Corriere della Sera. «Il capitale risparmiato – continua Simoncini – potrebbe essere impiegato per sostenere famiglie e imprese in difficoltà. Per questo occorrerebbe che in Italia la politica facesse davvero la sua parte salvaguardando i più deboli come i lavoratori dipendenti, invece di privilegiare i soci che, per altro, dovrebbero rinunciare a un guadagno immediato per beneficiarne magari in futuro, in maniera più vantaggiosa».

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