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Posts Tagged ‘aziende’

Cia-Agricoltori: oltre 1000 aziende pronte per consegne a domicilio in tutta Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2020

Oltre 1000 aziende, tra attività agricole e strutture agrituristiche di Cia-Agricoltori Italiani, pronte per la consegna a domicilio in tutta Italia, di materie prime fresche e di qualità, oltre che di piatti tipici contadini. L’organizzazione rafforza così la sua capillarità sul territorio per essere sempre più a servizio dei cittadini, di famiglie e anziani, in una fase di instabilità e di frammentazione tra le regioni, ora soggette a limitazioni, più o meno restrittive, per contenere il Covid. A 6 mesi dal lancio del portale dedicato alla consegna a domicilio “I Prodotti dal campo alla tavola”, Cia intende assicurare anche in vista delle festività natalizie che saranno, comunque, meno fuori casa, il necessario approvvigionamento alimentare in tutte le regioni del Paese, arrivando a supportare le aree rurali e più marginali, le periferie e i contesti con maggior disagio.Il presidio del territorio, resta per Cia, di cruciale importanza per la tenuta socioeconomica dell’Italia alle prese da una parte con nuovi livelli di povertà e oltre 2 milioni di famiglie a rischio e dall’altra, con il settore agricolo fiaccato da perdite reddituali importanti, soprattutto legate alle nuove misure restrittive per il canale Horeca (bar e ristoranti) che valgono una perdita di quasi 41 miliardi di euro per l’alimentare, in un Paese in cui un terzo dei consumi è, appunto, fuori casa. A sostegno di cittadini e imprenditori agricoli, Cia con il contributo delle sue associazioni – al femminile (Donne in Campo), giovani (Agia), pensionati (Anp), per la vendita diretta (la Spesa in Campagna) e agrituristica (Turismo Verde) – sta lavorando, dunque, affinché la spesa a km 0 sia tutelata e possa arrivare direttamente nelle case degli italiani in un momento in cui, non va assolutamente trascurato il valore di una corretta alimentazione con materie prime fresche e di stagione, ricette semplici anche emblema della dieta mediterranea. Carne, latte, frutta, verdura, olio, vino, pasta e tanto altro, ma anche piatti per il weekend preparati dagli Agrichef, sono con Cia, sempre online sul portale dedicato (https://iprodottidalcampoallatavola.cia.it/) e facili d’acquistare. Bastano pochi secondi per individuare la regione d’interesse, l’azienda più vicina e procedere con la richiesta dei prodotti, che gli agricoltori consegneranno nel pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie.

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Value in Italia, ora più che mai: ecco le aziende più resilienti

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2020

A cura di Antonio Amendola, co-gestore di Italia ed Europa di AcomeA SGR. Nelle ultime settimane, la seconda ondata di contagi in Europa e gli spettri di un secondo lockdown tengono i mercati con il fiato sospeso. In questo ambito, gli investitori si stanno posizionando nuovamente sui cosiddetti “safe asset”, che in ambito azionario si traducono in quei titoli “quality” che continuano a registrare nuovi massimi nonostante l’elevato posizionamento del mercato.Sicuramente le dinamiche macroeconomiche e le politiche delle banche centrali non cambieranno nel brevissimo periodo, ma avere un portafoglio totalmente investito in titoli con caratteristiche growth può presentare notevoli rischi. Ovviamente è impossibile prevedere il periodo esatto di inversione dello stile, ma proprio per questo motivo sarebbe opportuno iniziare gradualmente a drenare risorse (magari ad intervalli cadenzati) da uno stile all’altro.Gli ultimi giorni potrebbero essere un ipotetico buon punto di ingresso, sulla base di un accurata selezione di titoli affidata ad una gestione attiva.Mai come in questa fase storica le valutazioni e le previsioni degli analisti sono altamente incerte, data l’unicità del momento e la poca visibilità a breve termine da parte delle società. Questo ci porta ad analizzare le società sulla base della loro resilienza e sostenibilità del business a nuovi ed improvvisi shock, come un potenziale lockdown dell’economia.Dell’universo investibile italiano (escluso i finanziari) abbiamo quindi generato un punteggio sulla base delle seguenti variabili: – Debito netto (escluso i leasing operativi) – ROE medio degli ultimi 5 anni – Cash&Cash Equivalent rispetto al debito a breve termine – Performance da inizio anno – Roic / Wacc ratio: la capacità di avere una redditività superiore al costo del capitale. Lo scopo è quindi quello di individuare (in prima battuta a livello quantitativo), le società che nonostante le performance, godono di una solidità finanziaria tale da poter resistere ad uno shock come quello di marzo 2020. Non solo, la selezione di queste società deve tenere conto anche di un livello di redditività medio accettabile, in quanto auspicabilmente tenderanno a quei valori in un futuro prossimo. Infine, anche la presenza cassa in eccesso potrebbe rivelarsi un fattore chiave per una crescita organica nel medio periodo.

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“Candidatura Calenda inesistente, non riuscì a risolvere crisi di aziende strategiche per Roma”

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2020

“Calenda, leader di una forza politica inesistente sia in parlamento che nella Nazione, si candida a Roma in cerca dei riflettori dei media, sapendo già di esprimere una candidatura “inutile”. Sotto la sua guida, il Mise non riuscì a risolvere gravi crisi industriali come la chiusura della sede romana di Sky e la grave crisi di Alitalia, che vedeva tante famiglie romane occupate. I dati del suo dicastero sono fra i peggiori: a febbraio 2018 ha lasciato più di 160 tavoli di crisi aziendale aperti, con più di 180 mila lavoratori abbandonati a sé stessi.” Così il deputato FDI Federico Mollicone.

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Secursat Srl annoverata tra le migliori 400 aziende in Italia per crescita di fatturato

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

Lo studio dell’Istituto Tedesco Qualità e Finanza, giunto alla sua terza edizione, individua le aziende italiane in maggiore espansione economica. Ben 12.000 le aziende candidate ad un posto in classifica, che hanno partecipando inviando il proprio bilancio e dimostrando di possedere tutti gli stringenti requisiti e criteri di ammissione. 400 le migliori, tra cui Secursat, con una crescita del 15.8 % del fatturato tra il 2016 ed il 2019. La dettagliata indagine ha così messo in luce molte delle eccellenze dell’imprenditoria italiana, soprattutto del Centro-Nord – Secursat ha sede legale ad Asti e sedi a Milano e Roma – che, nonostante un quadro macroeconomico difficile e di prolungata crisi quale quello del triennio considerato, hanno registrato uno sviluppo notevole e un buon livello di onorabilità, indipendenza economica, sviluppo organico e capacità a competere a livello internazionale. Giustamente orgogliosa del successo economico ottenuto, che si è tradotto naturalmente, e per tutte le quattrocento aziende della classifica, anche in un incremento di posti di lavoro, Secursat ha assecondato questo trend anche durante il difficile periodo, tuttora in corso, dell’emergenza da Covid-19. Lo ha fatto anche incanalando le sue energie nel fornire risposte ai bisogni di consulenza e servizi in tema di sicurezza secondo un proprio originale modello di business, che unisce procedure di comportamento e tecnologia. Il Ceo di Secursat, Giuseppe Calabrese, lo ha raccontato anche recentemente in un convegno dedicato alla governance umana dell’Intelligenza Artificiale, a Roma, dove ha indicato quali siano le linee ispiratrici dei protocolli ideati da Secursat. Se le strategie economiche e politiche oggi sono inevitabilmente basate sull’analisi dei dati e dei comportamenti e su un uso non sempre trasparente della Rete, va perseguito per Calabrese l’equilibrio tra questo ed il diritto di protezione delle sfere di diritti individuali e collettivi, della privacy e della sicurezza personale. Gli strumenti digitali, l’intelligenza artificiale, le app possono in questo senso diventare presupposto per un più facile scambio di servizi ed informazioni e per immaginare/progettare modelli per rendere il mondo più sicuro, che è poi la mission di Secursat.

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LGIM aumenta la pressione sulle aziende affinché affrontino il rischio climatico

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

Londra. Legal & General Investment Management (LGIM), uno dei maggiori asset manager al mondo, ha pubblicato oggi il suo Climate Impact Pledge annuale, ampliando le ambizioni del suo programma di engagement.Utilizzando metriche quantitative, compreso il modello climatico proprietario di LGIMi, i rating climatici per oltre 1.000 aziende all’intero di settori chiave saranno pubblicamente disponibili attraverso un sistema a “semaforo” sul sito web di LGIM. Vi sarà un aumento di più di dieci volte delle società coperte: le aziende selezionate sono responsabili di oltre il 60% delle emissioni di gas serra provenienti da società quotate. Le aziende il cui punteggio sarà inferiore agli standard minimi di LGIM, ad esempio quelle che mancano di una disclosure completa sulle emissioni o delle principali certificazioni di sostenibilità – saranno soggette a voto contrario e alla possibilità di disinvestimento da fondi selezionati. LGIM intende “aumentare” il rigore dei suoi standard e delle sue sanzioni nel tempo. Questo annuncio arriva dopo che un’analisi indipendente ha evidenziato il forte ruolo di LGIM nell’esercizio dei diritti di voto: la società è uno dei principali sostenitori delle risoluzioni degli azionisti legate al cambiamento climatico rispetto ai 12 maggiori gestori patrimoniali al mondoii.Nel 2016, LGIM ha intrapreso azioni di engagement con circa 80 delle più grandi aziende nei settori dell’energia, dei trasporti, del food retail e finanziario, rispetto alla forza delle loro strategie per la sostenibilità. Le aziende con le migliori best practices sono state rese note pubblicamente, mentre LGIM ha votato contro e disinvestito dalle aziende con scarsi risultati sul clima, tra cui ExxonMobil, dalla sua gamma di fondi Future World. Il programma ha contribuito ai passi avanti intrapresi da aziende come Dominion Energy, inoltre LGIM ha annunciato che la casa automobilistica giapponese Subaru – precedentemente nella sua lista di esclusione – sarà ora reintegrata nei suoi fondi Future World a seguito dei miglioramenti negli obiettivi di emissione e nella disclosure.Dal 2016, è diventato sempre più evidente e riconosciuto che il raggiungimento di zero emissioni nette di carbonio a livello globale entro il 2050 sia il percorso ideale per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul cambiamento climatico. Alla crescente urgenza del tema si è dato risposta attraverso miglioramenti significativi nella disponibilità di dati e analisi sul clima nel mercato. Alla luce di questi cambiamenti, LGIM sta ora rafforzando il suo impegno sull’impatto climatico attraverso una copertura ampia e un commitment concentrato sia sulle politiche sia sulle aziende rispetto alla sfida delle emissioni nette zero.

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Nel Lazio il fatturato 2019 delle aziende di vendita a domicilio

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

E’ stato di 123 milioni 813 mila euro (pari al 7,8% del totale nazionale), mentre i venditori operanti nella regione sono stati 13.779 (il 9,4% del totale). Questo fa del Lazio la prima regione del Centro Italia per fatturato e per numero di venditori secondo i dati annuali elaborati da Univendita, la maggiore associazione di categoria del settore con 1,587 miliardi di fatturato complessivo e 146mila venditori. Il Centro Italia rappresenta il 17,3% del fatturato delle aziende di Univendita. Dopo il Lazio, per quanto riguarda il fatturato, la seconda posizione è occupata dalla Toscana (92 milioni 66 mila euro, 5,8% del totale), seguita dalle Marche (33 milioni 334 mila euro, 2,1%) e dall’Umbria (25 milioni 397 mila euro, 1,6%).Stesse posizioni anche per la classifica basata sulla presenza dei venditori: in Toscana sono 5.864 (il 4% del totale nazionale), nelle Marche 2.492 (2,1%) e in Umbria 1.319 (1,6%).Se i dati 2019 confermano le tendenze degli anni precedenti, alcune sorprese potrebbero arrivare dalle future rilevazioni post-Covid. «È naturalmente troppo presto per poter ipotizzare se l’impatto della crisi si tradurrà in grossi cambiamenti nella distribuzione regionale di fatturato e di venditori – sottolinea Sinatra –. Ciò che sappiamo è che dopo il lockdown la vendita a domicilio è stata protagonista di una pronta ripresa, con livelli di fatturato nei mesi estivi in crescita rispetto al 2019. Possiamo quindi prevedere che il nostro settore, che ha sempre svolto un ruolo anticiclico dal punto di vista occupazionale, continuerà ad attrarre nei prossimi mesi un gran numero di persone alla ricerca di una seconda vita professionale o di una modalità per integrare il reddito familiare. Le nostre imprese in questo momento offrono oltre 30mila opportunità di lavoro supportate da percorsi di formazione gratuita e qualificata».

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Cybersecurity e ESG: quelle aziende controverse a cui fare attenzione

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

Analisi a cura di Rahul Bhushan, co-fondatore di Rize ETF. L’industria della cybersecurity ha attirato molta attenzione da parte degli investitori negli ultimi tempi. Non c’è dubbio che il settore sia sull’orlo di un’enorme ondata di crescita, anche a seguito di alcune gravissime violazioni di dati avvenute recentemente, come quelle subite da easyJet, Twitter, Instagram, TikTok, Marriott ed Experian.Dalle società che costruiscono firewall nel cloud (ad esempio Cloudflare), a quelle che sviluppano strumenti per la sicurezza degli endpoint crowdsourced (ad esempio CrowdStrike), a quelle che lavorano su software per la privacy orientati al consumatore (ad esempio Avast), il settore della cybersecurity sembra in grado di far emergere un nuovo gigante da un momento all’altro. Il 2019 ha visto le IPO di diverse nuove aziende, tra cui la società di gestione dell’accesso all’identità Ping Identity (segmento particolarmente caldo in questo momento di boom del lavoro a distanza).Con l’ingresso di queste nuove aziende nei mercati pubblici, i grandi player della sicurezza informatica hanno dovuto tenere il passo sul versante dell’innovazione. Molti hanno ricalibrato le loro attività, reinventandosi come qualcosa di nuovo. Altri ancora sono rimasti indietro. Il passaggio dalla tradizionale sicurezza aziendale alla sicurezza nativa del cloud ha creato molte aziende zombie. Allo stesso modo, l’avvento dell’intelligenza artificiale e il passaggio accelerato a modelli di sicurezza predittivi hanno lasciato molti player tradizionali a grattarsi la testa per nuove idee.Per gli investitori, in un settore in così rapida trasformazione, separare le vere società di cybersecurity dalle società di sicurezza generaliste è stata una sfida. Con quasi tutte le aziende della più ampia categoria “sicurezza” che si proclamano specialiste della sicurezza informatica di nuova generazione, le vere aziende di sicurezza informatica con vantaggi competitivi unici e sostenibili sono state messe in ombra dai giganti più grandi, e soprattutto dalle loro allettanti campagne di marketing digitale.Questo è particolarmente evidente nel sottosettore “difesa”. Contemporaneamente al boom della sicurezza informatica degli ultimi anni, un gran numero di aziende tradizionali della “difesa” si sono riconfezionate e rivendute al mercato come specialisti della sicurezza informatica. Le conseguenze per gli investitori sono importanti: rischiano infatti di trovarsi esposti a società che non solo hanno poco a che fare con la sicurezza informatica, ma soprattutto che hanno un track record ESG piuttosto discutibile – cosa non insolita per le aziende del settore difesa.Per questo motivo, è fondamentale per gli investitori valutare la loro esposizione alla sicurezza informatica per assicurarsi di essere esposti solo alle più interessanti ed entusiasmanti società pure-play del settore. La tabella seguente fa un po’ di luce sulle aziende della difesa che compaiono regolarmente nella categoria della cybersecurity a cui gli investitori dovrebbero prestare attenzione. Un rapido sguardo ai loro bilanci (o un’e-mail al dipartimento di relazioni con gli investitori) rivela un’esposizione trascurabile dei ricavi alla cybersecurity.Inoltre, nella tabella mostriamo in che misura queste aziende siano impegnate nella produzione di armi controverse. Questo include non solo le aziende che producono componenti chiave per le armi nucleari, ma anche quelle che sviluppano nuove tecnologie controverse come i sistemi d’arma autonomi.Colpisce anche come tutte queste aziende siano impegnate nell’esportazione di armi in paesi considerati “controversi” (definiti come paesi non liberi da varie organizzazioni indipendenti), e addirittura direttamente o indirettamente coinvolti nella guerra nello Yemen. In particolare ci riferiamo alla Lockheed Martin e la General Dynamics negli Stati Uniti, la BAE Systems nel Regno Unito, la Rheinmetall in Germania e la Thales in Francia.Da una prospettiva ESG, gli investimenti in queste società semplicemente non hanno senso e dovrebbero quindi essere esclusi dalle esposizioni sulla cybersecurity. Questo senza nemmeno considerare l’esposizione dei ricavi alla cybersecurity, che nella migliore delle ipotesi è esigua.Riteniamo pertanto che sia necessario un attento controllo quando ci si espone al settore della cybersecurity. Gli investitori dovrebbero valutare le singole aziende presenti nei fondi che stanno acquistando, per assicurarsi che non stiano inconsapevolmente investendo in ben altro che sicurezza informatica, macchiando tra l’altro il proprio track record.

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Un accordo in favore delle aziende per il recupero dei crediti sui mercati internazionali

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2020

SACE SRV, società di SACE specializzata nei servizi di recupero crediti all’estero, e CRIBIS, società del Gruppo CRIF, leader in Italia nei servizi per la gestione del credito commerciale e lo sviluppo del business in Italia e all’estero, annunciano la sottoscrizione di un importante accordo di collaborazione per supportare al meglio le aziende italiane nella gestione e nel recupero dei crediti commerciali insoluti sui mercati internazionali.Con questa partnership, CRIBIS promuoverà alle imprese clienti il servizio di recupero crediti esteri che sarà svolto da SACE SRV, beneficiando in maniera sinergica delle competenze e dell’esperienza della società nel settore del recupero dei crediti commerciali all’estero e soprattutto in geografie emergenti e complesse. Un aspetto, quest’ultimo, che potrà essere fondamentale per le stesse imprese, in una congiuntura globale particolarmente complicata a causa dell’emergenza Covid-19 e dei suoi impatti, economico-finanziari e commerciali.“Siamo molto orgogliosi di proporre al mercato questa partnership con CRIBIS, per mettere a disposizione di un numero crescente di aziende italiane un’esperienza di oltre 40 anni nel recupero dei crediti sui principali mercati emergenti ed extraeuropei. Queste geografie, infatti, hanno un grado di complessità tale da richiedere il supporto di un operatore altamente specializzato come SACE SRV, in grado di operare a livello globale grazie ad una vasta e consolidata rete di uffici e partner locali – ha dichiarato Valerio Ranciaro, Direttore Generale di SACE SRV -. Il servizio di recupero crediti è e sarà sempre più strategico per le imprese italiane: un’attività in crescita, considerando che solo nell’ultimo anno siamo stati al fianco di oltre 30.000 aziende, recuperando 50 milioni di euro di crediti”.“E’ una partnership molto importante. La qualità dei servizi che diamo ai nostri clienti è da sempre una priorità assoluta e questa partnership con SACE SRV aiuterà tante aziende a raggiungere i propri obiettivi. Sono oltre 15.000 le aziende, dai leader di mercato alle PMI, che utilizzando i servizi di CRIBIS per la gestione del credito commerciale. Molte di queste si rivolgono a CRIBIS anche per essere supportate nel processo di internazionalizzazione e la gestione dei crediti è un fattore molto importante per la crescita all’estero di un’azienda. Con la partnership con SACE pensiamo di aggiungere un tassello fondamentale alla nostra offerta per lo sviluppo dell’Export ed essere ancora più vicini ai nostri clienti” ha dichiarato Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS.

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Uso dei dati da parte delle aziende per gestire il business

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2020

Bogani, per conto di SAP SE una multinazionale europea per la produzione di software gestionale, ha annunciato una nuova ricerca, in collaborazione con Oxford Economics, realizzata per capire come le organizzazioni stanno mettendo in atto un approccio di gestione olistico nella strategia e nella gestione delle attività di tutti i giorni.Questo approccio, noto come pensiero sistemico, richiede che ogni parte di un’organizzazione, inclusi i suoi partner e clienti, utilizzi informazioni in tempo reale basate su dati di alta qualità e affidabilità. Lo studio è stato condotto intervistando 3.000 executive aziendali globali di 10 settori durante l’inizio della pandemia di coronavirus, tra marzo e maggio 2020. Dallo studio si evince che il pensiero sistemico rappresenti un’area prioritaria per i manager. Molti degli intervistati hanno affermato di stare gestendo processi in ottica end-to-end, facilitando la collaborazione tra funzioni diverse e focalizzandosi sulle condizioni ambientali e l’eccellenza nella governance, ma la maggior parte del campione sta ancora lavorando per creare un’organizzazione realmente interconnessa. All’interno del campione, infatti il 25% delle organizzazioni ha affermato che la comunicazione, la condivisione dei dati e la gestione dei processi sono completamente integrate, a differenza del 21% che ha affermato che queste funzioni sono in qualche modo o completamente isolate.Un approccio integrato paga, e le organizzazioni riconoscono di essere in grado di realizzare una serie di vantaggi come risultato dell’integrazione dei processi di diverse funzioni aziendali: il 47% delle organizzazioni che ha processi di business integrati tra alcune funzioni cita la riduzione dei costi e della spesa come vantaggio il 38% delle organizzazioni che ha integrato le aree per la gestione dei talenti e del personale cita come vantaggio una maggiore fidelizzazione dei dipendenti il 53% delle organizzazioni che ha integrato la raccolta dei dati e le attività di analisi cita come vantaggio una migliore capacità di prendere decisioni informate. Dare la priorità all’esperienza dei dipendenti è un imperativo: il 72% dei responsabili intervistati afferma infatti che la cultura aziendale ha un impatto positivo sulla capacità di sviluppare e fornire migliori prodotti o servizi.

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“Sostenere le aziende nell’Export passa anche dalla politica economica nazionale”

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

E noi sappiamo fare gioco di squadra. Grazie anche al grande lavoro del Ministro Di Maio, che sul commercio estero ha avviato una riforma capace di guardare al futuro e di innovare ciò che era stato lasciato indietro. Grazie alle tante aziende, fatte di storia e di amore per un Paese fantastico come il nostro che ci fa essere grandi nel mondo”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, durante l’incontro con gli imprenditori della Provincia di Foggia, cui ha partecipato assieme al Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

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Il rilancio dell’economia affidato ad aziende in debito o parassite?

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 settembre 2020

Ricordiamo solo due settori in cui lo Stato si sta molto impegnando per il rilancio dell’economia, e anche con molti soldi: trasporto aereo e telecomunicazioni. Due settori molto strategici e su cui gravitano quasi tutte le altre economie.
Trasporto aereo. In crisi come in tutto il resto del mondo. Peculiarità, quindi, non generali ma specifiche, legate al trascorso e alla loro gestione. Al momento l’impegno dello Stato è tutto teso verso la rigenerazione di Alitalia, azienda sopravvissuta nell’ultimo mezzo secolo solo grazie ai soldi dello Stato. Quello Stato che sta prestando poca attenzione agli altri operatori che volano nei nostri cieli o usano i nostri hub, tant’è che, salvo casi marginali, sono tutte compagnie non-italiane. L’altra grande compagnie italiana che c’era – Alisarda, poi divenuta Meridiana e poi ancora Air Italy – proprio in questi giorni dopo un tentativo di rilancio, ha “definitivamente” chiuso.La vicenda Alitalia è nota e drammatica, soprattutto perché in queste settimane, dopo ulteriori e notevoli finanziamenti pubblici, non riesce ancora a “decollare”.Comunque, se si sentono i vari ministri, e soprattutto quello dei Trasporti, è su Alitalia che governo e maggioranza puntano per il rilancio dell’economia in questo settore.
Telecomunicazioni. Sembra che sia stato raggiunto l’accordo per la creazione della società che dovrebbe gestire la Rete Unica. Saranno due società ad essere l’asse portante: Tim e Open Fiber. Mentre Tim ha una partecipazione minoritaria dello Stato al proprio capitale, Open Fiber ha un partecipazione pubblica maggioritaria. Tim ha debiti finanziari di svariati miliardi mentre Open Fiber si “limita” a poco più di 100 milioni. Da ricordare che Tim è l’erede del monopolio (e alcune servizi continua a gestirli in regime di monopolio), mentre Open Fiber è la punta di diamante per eccellenza delle politiche di investimento dello Stato, poiché il suo capitale dominante è della Cassa Depositi e Prestiti (CdP), istituzione finanziaria del ministero dell’Economia.Entrambe società che hanno operato ed operano col privilegio, oltre che del portafoglio, anche della considerazione. E che, nonostante questo, sono “in rosso”. Questo per significare che la loro gestione, pur in un mercato in cui la domanda è incessante e travolgente, hanno risultati economici negativi.
Bene. Tra trasporti e telecomunicazioni. Il rilancio della nostra economia è affidato a queste società: Alitalia, Tim e Open Fiber. Certo, ognuna di queste società (in particolare quelle di Tlc) hanno intrecci economici e finanziari che per comprenderli e stargli dietro occorrerebbe uno stuolo di consulenti di alto livello finanziario… ma nonostante questa loro mastodonticità e introduzione economica, hanno problemi economici notevoli che non nascono dall’iperuranio ma dalla gestione che fanno del loro business. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Rete Unica Tlc. Gli interessi del potere delle aziende o quelli degli utenti?

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2020

Il gap tecnologico legato alla carenza della Rete Unica Tlc lo abbiamo sperimentato nel periodo del confinamento. Le cronache dei problemi, in modo particolare sulla scuola a distanza, sono ancora negli occhi e nelle orecchie di tutti.
Per la gestione della Rete Unica va avanti da anni un tira e molla che, al momento, ha come unico risultato che questa Rete non c’è e non c’è una politica di gestione. Questo grazie anche al fatto che la questione sembra essere SOLO UNA PREOCCUPAZIONE, degli italiani, degli addetti al settore e di alcuni governanti E NON UN DIRITTO. Cioé, non esiste un diritto ad avere la banda (adsl, fibra) per collegarsi alla Rete, diritto che invece esiste per la linea “tradizionale” (RTG – rete telefonica generale); per cui, per esempio, ad una richiesta di linea Rtg nel posto più sperduto, gli operatori di telefonia fissa devono ottemperare. Per la banda, se non si abita in una zona coperta, si può chiedere questo servizio ma non pretenderlo.
L’assenza del diritto fa sì che i tempi di realizzazione siano molto più sfilacciati e discrezionali. E noi utenti possiamo solo attendere.Sembra che il ministro dell’Economia voglia attribuire al pubblico un peso determinante nella fusione che ci dovrebbe essere tra i due attuali protagonisti per il controllo, Tim e Open Fiber (che ha vinto le gare per le aree bianche, ed è in ritardo per la realizzazione con velocità di almeno 30 Mbit/s prevista dalla Commissione Europea). Obiettivo del ministro: colmare il gap tecnologico e non perdere i fondi della “Recovery and Resilience Facility” per potenziare le infrastrutture entro cinque anni. La ex-Telecom vuole mantenere il controllo societario e la governance di ciò che dovrebbe nascere. Open Fiber (controllata da Enel e Cdp, Cassa depositi e prestiti nelle mani del ministero dell’Economia, che è anche azionista di Tim) al momento sembra solo aspettare. A far rispettare le condizioni di questa nuova entità (newco) potrebbe esserci un delegato del Governo o dell’Agcom (Autorità delle Comunicazioni).Questo “balletto” va avanti da anni, coi risultati del gap tecnologico di cui tutti sono consapevoli. La prospettiva che questo servizio sia indispensabile più che mai (le “prove generali” del recente confinamento sono una cartina al tornasole), è un campanello d’allarme che sembra poco valutato.
Newco Alitalia sì, newco Tlc… Il nostro governo ha dimostrato tanta operatività, disponibilità e spudoratezza per assimilare la decotta azienda Alitalia e la creazione della newco, operazione di cui si sarebbe potuto farne a meno visto i costi della stessa per i contribuenti (nel passato, oggi e in futuro), e visto che i servizi di questo vettore sono stati tranquillamente e più onorevolmente sostituiti nel tempo da altri vettori più economici ed affidabili. Ma per la newco della Rete Unica Tlc, che economicamente non ha costi da far gravare sui contribuenti come con Alitalia, si segna il passo in attesa delle operazioni economiche e di potere di quelli che al momento sono chiamati a farne parte. Noi crediamo che l’interesse degli utenti dovrebbe essere prioritario, ma sembra che apparteniamo ad un mondo strano. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Pessimismo sul futuro delle aziende

Posted by fidest press agency su sabato, 8 agosto 2020

Per i primi sei mesi dell’anno il network di consulenza internazionale Grant Thornton indica un deciso calo dell’ottimismo da parte delle aziende italiane (-10%) per quel che riguarda le aspettative economiche per i prossimi 12 mesi, con solo il 23% delle aziende ottimiste sulla ripresa. La performance italiana segue il trend di forte peggioramento su scala mondiale (-16%) che tocca il livello più basso dalla crisi dell’Eurozona del 2011-2012. Anche in Europa si inasprisce l’ottimismo che, in linea con il dato globale, diminuisce del 16% rispetto al 2° semestre dell’anno, con solo il 29% di imprese positive.Una quota importante di aziende, pari al 65%, si aspetta che il Covid-19 avrà un impatto negativo sui ricavi nel 2020 che, secondo le aziende intervistate, diminuiranno in media a livello globale del 9,7% nel 2020 a causa degli effetti della pandemia. Andando a focalizzare i diversi livelli di perdita, in Italia lo scenario di previsione non sembra così scoraggiante, infatti, è di solo il 2,7% il numero di imprese che vede gli impatti del Covid come causa di perdita economica superiore al 50%, per l’11,3% rappresenta una perdita tra il 20 e il 29%, mentre la quota maggiore, il 32,7%, si aspetta una perdita minore, compresa tra l’1 e il 9%. Fa ben sperare un 4,7% che immagina un aumento dei ricavi del 10%.L’attuale contesto di crisi ha determinato un forte picco di incertezza economica: il 66% delle aziende identifica l’incertezza come un vincolo aziendale (con quasi 1 su 3 aziende che lo identifica come un “grave” vincolo). In Italia il dato sale al 68% (+19% rispetto al secondo semestre del 2019) mentre in Europa rimane più basso al 59% (+14%).Tra i fattori più limitanti per la crescita vi è anche la carenza di ordini, dichiarata come vincolo dal 57% delle aziende italiane, che supera di poco il dato globale al 55% (più basso quello europeo al 51%). Il crollo della domanda, elevati livelli di incertezza e preoccupazioni per la disponibilità finanziaria sono tutti elementi che in egual misura contribuiranno a ridurre le intenzioni di investimento.In Italia, diminuisce (-18%) il numero delle imprese che pianificano di investire nella qualità dei prodotti e servizi, con solo il 29% delle imprese che prevede di aumentare le spese in R&S nei prossimi 12 mesi. Dati negativi anche sulla crescita dell’export, sul quale la percentuale delle imprese ottimistiche è più che dimezzata passando dal 38% del 2019 al 16% di quest’anno.A causa delle conseguenze della crisi in atto, molte aziende (quasi il 50%) stanno prendendo in considerazione l’implementazione di misure di sicurezza sul lavoro in vista della ripresa, un sentiment forte anche in Italia (quasi il 35%) e in Europa (38%). Rimarrà alta l’attenzione verso il mantenimento del flusso di cassa: a livello globale il 40% delle aziende ha iniziato a pianificare le risorse necessarie per la fase di rilancio, in Italia il 19% e in Europa il 30%. Oltre a sensibilizzare le imprese sulla necessità di maggiore tecnologia e trasformazione digitale nelle prossime strategia aziendali (Italia 31%, Europa quasi il 36% e nel mondo circa il 46%), la pandemia da Covid-19 ha evidenziato l’importanza di una migliore flessibilità delle organizzazioni (riconosciuta dal 30% delle imprese italiane, 40% europee e 46% globali) e dei processi di gestione delle crisi (circa 25% delle imprese italiane, 31% europee e 42% globali).

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Anche in Italia pessimismo sul futuro delle aziende

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 agosto 2020

Per i primi sei mesi dell’anno il network di consulenza internazionale Grant Thornton indica un deciso calo dell’ottimismo da parte delle aziende italiane (-10%) per quel che riguarda le aspettative economiche per i prossimi 12 mesi, con solo il 23% delle aziende ottimiste sulla ripresa. La performance italiana segue il trend di forte peggioramento su scala mondiale (-16%) che tocca il livello più basso dalla crisi dell’Eurozona del 2011-2012. Anche in Europa si inasprisce l’ottimismo che, in linea con il dato globale, diminuisce del 16% rispetto al 2° semestre dell’anno, con solo il 29% di imprese positive.
Una quota importante di aziende, pari al 65%, si aspetta che il Covid-19 avrà un impatto negativo sui ricavi nel 2020 che, secondo le aziende intervistate, diminuiranno in media a livello globale del 9,7% nel 2020 a causa degli effetti della pandemia. Andando a focalizzare i diversi livelli di perdita, in Italia lo scenario di previsione non sembra così scoraggiante, infatti, è di solo il 2,7% il numero di imprese che vede gli impatti del Covid come causa di perdita economica superiore al 50%, per l’11,3% rappresenta una perdita tra il 20 e il 29%, mentre la quota maggiore, il 32,7%, si aspetta una perdita minore, compresa tra l’1 e il 9%. Fa ben sperare un 4,7% che immagina un aumento dei ricavi del 10%.Tra i fattori più limitanti per la crescita vi è anche la carenza di ordini, dichiarata come vincolo dal 57% delle aziende italiane, che supera di poco il dato globale al 55% (più basso quello europeo al 51%). Il crollo della domanda, elevati livelli di incertezza e preoccupazioni per la disponibilità finanziaria sono tutti elementi che in egual misura contribuiranno a ridurre le intenzioni di investimento.In Italia, diminuisce (-18%) il numero delle imprese che pianificano di investire nella qualità dei prodotti e servizi, con solo il 29% delle imprese che prevede di aumentare le spese in R&S nei prossimi 12 mesi. Dati negativi anche sulla crescita dell’export, sul quale la percentuale delle imprese ottimistiche è più che dimezzata passando dal 38% del 2019 al 16% di quest’anno.
A causa delle conseguenze della crisi in atto, molte aziende (quasi il 50%) stanno prendendo in considerazione l’implementazione di misure di sicurezza sul lavoro in vista della ripresa, un sentiment forte anche in Italia (quasi il 35%) e in Europa (38%). Rimarrà alta l’attenzione verso il mantenimento del flusso di cassa: a livello globale il 40% delle aziende ha iniziato a pianificare le risorse necessarie per la fase di rilancio, in Italia il 19% e in Europa il 30%. Oltre a sensibilizzare le imprese sulla necessità di maggiore tecnologia e trasformazione digitale nelle prossime strategia aziendali (Italia 31%, Europa quasi il 36% e nel mondo circa il 46%), la pandemia da Covid-19 ha evidenziato l’importanza di una migliore flessibilità delle organizzazioni (riconosciuta dal 30% delle imprese italiane, 40% europee e 46% globali) e dei processi di gestione delle crisi (circa 25% delle imprese italiane, 31% europee e 42% globali).

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Le aziende che hanno saputo reagire alla crisi

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2020

Resilienti, pronti al cambiamento e ad affrontare le sfide, anche le più inaspettate, contando sulle proprie forze e sulla capacità di guardare oltre, nonostante il particolare momento: è questo il profilo degli imprenditori della manifattura italiana fotografato oggi dall’Osservatorio MECSPE (Fiere di Parma, 29-31 ottobre 2020), che Senaf ha realizzato analizzando il II trimestre dell’anno in corso. Il virus ha inciso inevitabilmente sulla performance delle PMI italiane, impattando negativamente su quasi 9 aziende su 10. Se però il 14% degli imprenditori dichiara di essere già tornato pienamente alla normalità e il 65% conta di farlo entro massimo un anno (il 23% entro 6 mesi), l’indice di fiducia generale registrato dall’indagine posiziona lo stato d’animo delle imprese italiane, in una scala da 1 a 9, su un livello “medio” rispetto alla situazione attuale. Gli ultimi mesi hanno visto un’accelerazione digitale necessaria, soprattutto in fase di lockdown, per coloro che non sono stati costretti a bloccare per un periodo le attività di produzione, pari al 62% degli intervistati. Una spinta a cui 6 aziende su 10 si sono adeguate prontamente, sapendo reagire alla crisi grazie agli investimenti introdotti da tempo in nuove tecnologie, e alla messa in campo di strumenti utili al distanziamento sociale: piattaforme per la gestione da remoto di riunioni e meeting, adottate dal 36%, tecnologie di design per ridisegnare in ottica di sicurezza i nuovi spazi della fabbrica 4.0 (10%), sistemi virtuali che consentono il controllo da remoto di attività operative (7%), fino alle piattaforme di design collaborativo e di simulazione del processo produttivo per lo sviluppo dell’intero prodotto (5%) e alle app e software per localizzare e tracciare i percorsi delle persone presenti in fabbrica (4%). La resilienza delle aziende della manifattura, inoltre, si dimostra anche nella scelta, già attuata o in valutazione, di riconvertire la produzione su altri settori (12%), nonché nei provvedimenti tempestivi attuati nel corso della fase emergenziale, tra cui rientrano i piani di sicurezza redatti per evitare i rischi di contagio (55%), l’introduzione di formule di smart/flex working (43%), con il 34% che ha previsto la riduzione dei costi di esercizio, il 29% che ha continuato a investire su innovazione e nuove tecnologie e il 19% che ha puntato sulla formazione aziendale a distanza. Conseguenze che hanno probabilmente portato alla scelta, per quasi la metà, di continuare a investire entro l’anno fino al 10% del proprio fatturato in innovazione, con un 17% degli intervistati intenzionato a spingersi tra l’11% e il 20%.
La pandemia da Covid-19 ha messo in crisi i tradizionali schemi di mercato adottati fino a qualche mese fa.La nuova fase, all’insegna della rapida corsa dei processi digitali, ha aperto di conseguenza nuove opportunità per inserire e formare più giovani in fabbrica. Se da un lato il 26% preferisce non prevedere al momento assunzioni di questo tipo, il 20% sta valutando di introdurre giovani specializzati nel campo delle tecnologie 4.0 provenienti da ITS o Università o con già un minimo di esperienza lavorativa. Il 13%, inoltre, sta predisponendo percorsi formativi interni ai giovani già dipendenti dell’azienda, mentre il 9% sta valutando di assumere giovani anche senza una precedente formazione scolastica o lavorativa, predisponendo però percorsi formativi specifici interni.
Gli utenti sembrano apprezzare le numerose iniziative di business nate in versione digitale negli ultimi mesi per imprese e professionisti a seguito della situazione imposta, soprattutto per questioni di sicurezza (21%), ma l’off-line rimane il canale preferenziale. Il 27%, pur giudicando l’online una valida alternativa, continua a frequentare eventi live, e il 35% crede che prossimamente l’esperienza digitale delle manifestazioni dovrà necessariamente tornare ad essere abbinata all’esperienza fisica, con le tradizionali fiere già dal prossimo autunno.

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Digital transformation e colloqui da remoto: 6 consigli per le aziende

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2020

Fino a qualche mese fa i colloqui da remoto, realizzati mediante videocall, erano una rarità, un’opzione utilizzata solo in particolari i casi, e unicamente da aziende e da agenzie che avevano saputo prendere di petto la digital trasformation. L’emergenza sanitaria internazionale ha però rivoluzionato in modo importante anche il mondo della ricerca e selezione del personale, mettendo al centro dei processi proprio la tecnologia video per il recruiting dei migliori talenti. E se da una parte i candidati hanno dovuto ripensare le migliori tecniche e i più efficaci approcci per affrontare un colloquio da remoto, dall’altra parte anche le aziende, abituate a effettuare delle interviste in presenza, si sono trovate costrette ad adattarsi alla situazione.Ma in che modo vanno organizzati i colloqui da remoto da parte dei recruiter? Come è possibili gestirli al meglio, così che le interviste a distanza abbiano la medesima efficacia dei classici colloqui di lavoro in presenza?Carola Adami ha sottolineato 6 linee guida da seguire, per eseguire al meglio un colloquio di lavoro a distanza.
1- Istruire il candidato. Nel momento in cui si contatta un candidato per fissare un colloquio di lavoro da remoto è necessario essere molto precisi, con una serie di indicazioni pratiche volte a preparare il terreno per un’intervista fluida ed efficace. È dunque necessario condividere con anticipo le necessarie informazioni relative alla piattaforma per videochiamate che verrà utilizzata, all’uso di cuffie e microfoni e via dicendo.
2- Preparare l’hardware. Non solo il candidato deve prepararsi al meglio per affrontare il colloquio di lavoro. Anche chi condurrà l’intervista da remoto deve fare lo stesso, controllando la connessione, la carica del dispositivo, il funzionamento di videocamera e microfono. Sono da preferire, in ogni caso, computer desktop e portatili, affidandosi a dei dispositivi mobili solo quando non è possibile fare altrimenti.
3- Fare un test. Prima di avviare i colloqui da remoto è necessario effettuare dei test, per individuare la presenza di eco o il corretto posizionamento della videocamera del pc. A questo proposito, quest’ultima va posizionata in modo che sia visibile il mezzo busto dell’intervistatore. È da evitare, invece, il posizionamento troppo vicino della videocamera.
4- Guardare in camera. Per analizzare il candidato intervistato il selezionatore deve studiare anche la sua gestualità e le sue espressioni, prendendo quindi in considerazione anche il linguaggio del suo corpo. Ciononostante, in alcuni precisi momenti è bene staccare lo sguardo dallo schermo per puntarlo invece verso la videocamera – posta abitualmente subito sopra: in questo modo si potrà dare al candidato l’impressione di guardarlo dritto negli occhi.
5- Lo sfondo giusto. Per una videochiamata il più possibile efficace è fluida sono da evitare gli sfondi “classici”, come per esempio le librerie: per fare in modo di restituire un’immagine nitida e chiara è consigliabile posizionarsi di fronte a uno sfondo neutro, come per esempio una parete bianca, meglio ancora se in un ambiente illuminato con della luce naturale.
6- Ripensare le tempistiche. Fare dei colloqui di selezione da remoto significa muoversi in modo più veloce. Per programmare un colloquio in videocall non è necessario aspettare delle settimane: se infatti solitamente per affrontare un colloquio di lavoro i candidati devono ritagliarsi almeno mezza giornata libera, nel caso delle videochiamate basterà un’ora del loro tempo. Non sarà poi necessario prenotare delle sale riunioni, né programmare spostamenti. Questo significa che è possibile – e consigliabile – ripensare il ritmo del processo di selezione del personale, a tutto vantaggio di azienda e candidati.
Per saperne di più visitare il sito internet http://www.adamiassociati.com.

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Dalla crescita alla sopravvivenza: le parole d’ordine sono agilità e resilienza

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Qual è stato l’impatto della crisi sulle aziende italiane ed europee in questi primi mesi? E quali sono le strategie più efficaci per superarla?Per rispondere a queste domande, BDO ha condotto un’indagine su 244 senior manager di aziende europee di differenti settori in 8 Paesi (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Spagna e UK).L’Italia è stato uno dei primi Paesi europei ad essere colpito dalla pandemia e il 38% delle nostre aziende intervistate ha giudicato “rilevante” o “grave” l’impatto del Covid-19, con conseguenze che vanno da significative perdite in termini di introiti a difficoltà finanziarie che hanno richiesto un importante taglio dei costi.Tuttavia, è stato significativo il ricorso anche a ulteriori azioni per affrontare la crisi e limitare i danni economici, soprattutto in Italia rispetto all’Europa: il 39% ha attuato una riduzione dei salari, fondo di integrazione salariale e piani di contingenza; il 39% ha rinegoziato i contratti con i fornitori e il 35% è stato costretto a sospendere temporaneamente le attività.
E il futuro? “Sarà un autunno complesso ma sono dell’opinione che supereremo con rinnovato vigore le sfide internazionali.I dati emersi dallo studio che abbiamo realizzato ci danno la misura della situazione che stanno vivendo le nostre aziende e quelle europee nell’era Covid-19. Si tratta di un banco di prova senza precedenti che ha richiesto flessibilità e capacità di prendere delle decisioni importanti in tempi rapidi. I manager italiani riconoscono, più dei colleghi europei 65%, l’importanza del ruolo del Governo rispetto alle misure messe in atto per sostenere le imprese durante i mesi di crisi.Il 77%, infatti, ritiene importante il supporto ricevuto dal Governo e dalle istituzioni per la sopravvivenza della propria azienda. In particolare, lo considera utile per far fronte alle pressioni dovute alla gestione dei flussi di cassa nel breve periodo.
Se nel 2019 il focus delle aziende era rivolto agli investimenti finalizzati alla crescita del business (come emerso dai risultati della prima edizione della survey condotta nel terzo trimestre 2019), la pandemia ha necessariamente cambiato la situazione e costretto le imprese a rivedere le proprie priorità per i prossimi sei mesi.In Europa, il 31% di tutte le aziende intervistate, infatti, mira, in primis, a garantire la stabilità finanziaria e il 27% ha come obiettivo quello di mantenere la propria quota di mercato.E in Italia qual è la priorità delle aziende?Il 26% dichiara che lavorerà per la stabilità finanziaria e un altro 26% punta a mantenere la propria quota di mercato.Il 33% dei manager italiani ritiene, tuttavia, che sarà necessario rivedere il proprio business model nei prossimi mesi così come la supply chain, messa a dura prova durante la crisi, che il 23% ha valutato essere molto più vulnerabile di quanto pensassero.Come uscire dalla crisi, dunque? Adozione di nuove tecnologie e soluzioni digitali (71%); valorizzazione dei talenti (61%); nuovi prodotti e servizi (61%); incremento della produttività e miglioramento dei processi di gestione (61%); riorganizzazione della supply chain (52%) e riduzione dei costi (45%), le principali iniziative proposte dalle aziende italiane per i prossimi sei mesi.

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Le aziende italiane sottovalutano il rischio nella gestione dei dati non finanziari

Posted by fidest press agency su martedì, 28 luglio 2020

Emissioni inquinanti, consumi energetici, contratti imposti ai fornitori, smartworking, organizzazione del lavoro. Gli indicatori d’impatto ambientale e sociale di un’azienda sono molteplici e i dati prodotti da queste voci sono pressoché infiniti.
Una legge del 2016 impone agli enti di interesse pubblico con più di 500 dipendenti di comunicare questi dati e affida alla Consob il compito di verificarne la veridicità. Ma anche per il resto del mondo produttivo e imprenditoriale italiano, gestire al meglio questa mole di dati e comunicarla all’esterno sta diventando fondamentale. Il motivo è semplice: per decidere quale direzione prendere e su quale impresa scommettere o meno, gli investitori internazionali tendono a guardare proprio questi parametri, raccolti sotto i tre pilastri environmental, social e governance (ESG). Dati non finanziari, ma che fotografano bene il modello di business di un’azienda, la sua organizzazione interna e la supply chain di cui si serve.Eppure in Italia ancora manca una cultura della gestione razionale di questi dati. Lo testimoniano i risultati della survey straordinaria condotta da ETicaNews in collaborazione con ESGeo, realizzata nell’ambito dell’Integrated Governance Index 2020, indice quantitativo sull’integrazione degli ESG nella governance aziendale, che ha coinvolto 74 aziende italiane, di cui 16 non quotate.Solo il 38% dichiara di assegnare obiettivi non finanziari al management e oltre il 42% non ha un protocollo di sicurezza in grado di individuare dei responsabili lungo la catena della raccolta dei dati ESG.
La ricerca ETicaNews/EsGeo, divisa in 3 sezioni ‘monitoraggio e gestione’, ‘sicurezza’ e ‘condivisione’, delinea un quadro prospettico chiaro di volontà e necessità di investire in un sistema digitale End2End in grado di gestire in maniere efficiente i dati non finanziari. La minoranza delle aziende che oggi può dire di essere fortemente strutturata da questo punto di vista ha investito in sviluppi personalizzati con forti investimenti di risorse e di tempo. ESGeo copre questa esigenza con un modello di business accessibile per costi e tempi di implementazione. Anche in Italia c’è chi lo fa. Si tratta di grandi aziende che hanno investito anni e significative risorse per sviluppare piattaforme custom based. ESGeo permette di colmare il gap in poche settimane.Secondo Integrated Governance Index 2020, queste sono le 5 aziende più virtuose nella gestione dei Dati Non finanziari e sono Poste Italiane, Eni, A2A, Iren, Italgas

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Tre imprenditori siciliani aiutano le aziende a riprendersi dopo il lockdown

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Una tre giorni di successo al Pollina Resort, per il primo excellence tour di Sicily target, il progetto di tre imprenditori che punta a promuovere le eccellenze siciliane. “Siamo soddisfatti ma questo è solo l’inizio – dicono i tre imprenditori Carmelo Bonetti, Leonardo La Bara e Laura Arcilesi – stiamo già preparando la seconda tappa che sarà fatta a Sciacca nell’altro resort di Aeroviaggi che ha sposato a pieno l’iniziativa, dal 16 al 18 ottobre, e contestualmente ci sarà anche il convegno Fijet, federazione internazionale di giornalisti e scrittori del turismo”. Al Pollina Resort si è svolto il convegno dal titolo “Lo sviluppo dell’export nel processo di internazionalizzazione delle eccellenze siciliane”, era presente Lorenzo Zurino, fondatore di “The One company”, azienda specializzata nella promozione delle imprese italiane sui mercati esteri, nonché presidente del Forum italiano dell’export. Zurino ha spiegato le potenzialità dell’export italiano soprattutto dopo il coronaviruis e ha parlato del grande ruolo della Sicilia in questo processo di ripartenza. Durante l’evento è stata consegnata una targa da parte del presidente Fijet Giacomo Glaviano a Lorenzo Zurino e Federico Marino per premiare la loro impresa innovativa Italia Cigar Company, unico produttore siciliano di tabacco da sigari di alta qualità. All’incontro hanno partecipato il sindaco di Pollina Magda Culotta, il sindaco di Caccamo Nicasio Di Cola, il presidente dell’Ente Parco delle Madonie Angelo Merlino e alcune personalità del mondo dell’imprenditoria che si occupano di export, Sicily Target sta nel frattempo sviluppando degli accordi per consentire alle aziende di esportare i propri prodotti in vari mercati. Questo in fondo è l’obiettivo del progetto: portare i prodotti siciliani in giro per il mondo e aiutare gli imprenditori a riprendersi dopo questo periodo di chiusura delle attività.

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Webinar gratuiti per offrire un supporto concreto alle aziende

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Una palestra per aumentare l’efficacia commerciale di piccoli imprenditori e professionisti. E’ questa l’iniziativa lanciata in tutta Italia per offrire un aiuto concreto alle aziende che vogliono rimettersi in moto rapidamente dopo alcuni mesi di stop, aumentando la loro velocità ed efficienza nel portare a termine affari e trattative commerciali. A lanciarla è Paola Aronne, esperta di efficacia commerciale, presidente dell’associazione no-profit con sede a Coriano (RN) “Resilienza Territoriale” (in prima linea nel supportare gli imprenditori responsabili del territorio con laboratori e progetti che coinvolgono anche le scuole). Aronne ha all’attivo oltre 16mila ore di analisi commerciale, ha gestito 18.600 appuntamenti commerciali certificati e ha ottenuto per 4 volte il premio ‘Lion Wing’ di Generali Spa per i risultati in termini di vendite.Il lancio della palestra sarà preceduto da 4 Webinar gratuiti in programma dal 27 al 30 luglio prossimi (dalle ore 21), nel corso dei quali verranno affrontati quattro argomenti specifici legati alle operazioni di vendita, dalla componente psicologica ed empatica alla scontistica, dal tracciamento dei dati all’ottimizzazione del tempo. Non mancheranno momenti ‘pratici’, in cui ad esempio verranno simulati degli appuntamenti di lavoro con la chiusura di una trattativa. Di seguito il link per iscriversi gratuitamente agli appuntamenti: https://www.efficaciacommerciale.com/lp-webinar-luglio/ A dialogare con Paola saranno altri 4 professionisti: Paolo Pugni, ideatore del podcast ‘Vendere Valore’, consulente nel campo delle reti commerciali, formatore ed organizzatore di webinar (27 luglio); Riccardo Amici, esperto di marketing con una propensione per l’ottimizzazione dei processi commerciali (28 luglio); Davide Recchia, copywriter, esperto di marketing specializzato in micro-aziende con una grande focalizzazione alla visione umana (29 luglio); Giovanni Lorenzi, esperto di strategie digitali e nell’incrementare le performance di vendita online (30 luglio).

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