Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘aziende’

Classifica aziende top in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2022

Per il secondo anno consecutivo la Vivenda Spa, azienda del Gruppo La Cascina Cooperativa leader nei settori della ristorazione collettiva e del global service, ottiene un importante riconoscimento dall’Istituto Tedesco Qualità Finanza (Itqf) e dal media partner La Repubblica Affari&Finanza. Se nel 2021 era stata premiata, nel nostro Paese, fra i migliori 200 datori di lavoro per una donna, con l’indagine “Italy’ s best employers for women” (l’85% della forza lavoro è donna), questa volta la Vivenda Spa è stata inserita fra le 400 aziende top attive in Italia.A determinare il premio “Top Job – Italy’s Best Employers 2022/2023” hanno concorso ben 27 parametri come prospettive di crescita, sostenibilità, sviluppo professionale, clima di lavoro e valori aziendali.Basandosi sul social listening, che analizza dettagliatamente i commenti online di dipendenti e clienti, l’istituto ha notato come l’azienda fosse da tutti percepita come luogo di lavoro ideale. Su un campione di 2.000 realtà imprenditoriali italiane, soltanto una su cinque ha quindi ricevuto l’attestato di “best employers”.I risultati sono stati ottenuti dall’ Itqf, ente indipendente leader in Europa nelle indagini di qualità, ascoltando il web, oggi fondamentale nella valutazione di aziende perché dipendenti e consumatori utilizzano sempre di più le piattaforme social per esprimersi.“Questo secondo riconoscimento da parte dell’Istituto Tedesco Qualità Finanza conferma la bontà del nostro operato e delle scelte messe in campo prima per fronteggiare le difficoltà derivate da due anni di pandemia, poi per consolidare la nostra presenza sul territorio accrecendo il numero degli occupati e dando garanzia di stabilità ai nostri lavoratori”, è il commento di Fabrizio Di Maggio, direttore delle Risorse Umane per la Vivenda Spa. È stato possibile grazie a una precisa visione d’insieme, allo spirito di sacrificio e alla professionalità dei nostri lavoratori, per la maggior parte donne. È grazie a loro se oggi possiamo ricevere questo importante premio, frutto del social listening e, quindi, del giudizio e della percezione che hanno della Vivenda sia i clienti sia i lavoratori”.

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Le principali aziende di media intelligence

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 settembre 2022

Milano. La maggiore impresa di media monitoring in Italia e tra le principali aziende di media intelligence anche a livello europeo, ha acquisito il 50% delle quote della società PostPickr, prima realtà italiana nello sviluppo di software per il social media management. PostPickr ha contestualmente varato un piano di crescita ambizioso, volto ad estendere le capacità del primo tool di social media publishing italiano. Alla guida della società rimarranno i soci fondatori Maurizio Lotito (Responsabile Marketing e Product Design) e Maria Miracapillo (Amministratore Delegato), mentre Pietro Biglia e Leonardo Frugiuele entreranno a far parte del CDA in rappresentanza de L’Eco della Stampa. Le sinergie tra le due società si faranno sentire presto e si preannunciano iniziative congiunte sul fronte dell’offerta per i content creator e per i professionisti della comunicazione sui social network. «PostPickr intende consolidare la sua presenza nel mercato italiano diventando il principale punto di riferimento per professionisti, agenzie, organizzazioni e brand attivi sui social media, ed avviando parallelamente una fase di progressiva espansione all’estero” commenta Maurizio Lotito, che aggiunge: “La partnership industriale con una realtà complementare e strutturata come L’Eco della Stampa rappresenta una milestone per l’evoluzione del prodotto, che favorirà l’ampliamento dei servizi, la diversificazione dell’offerta ed il potenziamento dell’organico.» Nella fase di negoziazione e di finalizzazione dell’operazione, PostPickr è stata assistita da OnLe Studio Legale di Andria, nelle persone degli avv. Sabino Sernia e dell’avv. Celeste Liso. L’Eco della Stampa si è avvalsa della consulenza finanziaria del dott. Davide Sala Peup e del dott. Alessio Frigerio, entrambi partner dello studio Athena Professionisti e Consulenti Associati di Milano, mentre la consulenza legale è stata curata dall’avv. Lorenzo Biglia dello Studio Legale Biglia di Milano.

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Metaverso: metà delle aziende cerca spazi online per facilitare il lavoro ibrido

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 agosto 2022

Le riunioni nel Metaverso potrebbero diventare realtà per milioni di lavoratori britannici nel prossimo futuro, è quanto emerge dal nuovo studio Regus che ha rilevato come centinaia di aziende stanno cercando o costruendo uffici nella tecnologia virtuale.La ricerca condotta da Regus, brand parte di IWG – il più grande gruppo mondiale di spazi di lavoro flessibili presente in Italia con i brand Copernico, Spaces, Signature e HQ – ha rilevato che due terzi (66%) dei dirigenti d’azienda considerano il Metaverso come la naturale evoluzione del lavoro ibrido e che la metà (48%) sta esplorando lo spazio ufficio all’interno del mondo online per i propri dipendenti.Consentendo ai lavoratori di diverse sedi di interagire tramite avatar 3D, i dirigenti ritengono che il Metaverso avrà un impatto significativo sul nostro modo di lavorare. Il 70% prevede che aumenterà la richiesta di lavoro flessibile, in quanto ridurrà la necessità per il personale di lavorare dalla stessa sede.Il top management ritiene inoltre che la flessibilità offerta dal Metaverso porterà una serie di opportunità, tra cui una maggiore varietà di ambienti di lavoro (62%), un miglioramento della salute mentale (57%), una riduzione del presenteismo (54%) e un miglioramento dei rapporti tra i lavoratori in trasferta e quello in ufficio (54%). Sette su 10 (71%) pensano inoltre che offrirà nuove opportunità di business, una notizia gradita tra i timori di una recessione all’orizzonte.Nonostante l’entusiasmo del management per il Metaverso, i lavoratori temono che le aziende non siano ancora pronte per fare il grande passo con la nuova tecnologia. Quasi due terzi (63%) pensa che il proprio datore di lavoro aspetterà di vedere come si comportano le altre aziende prima di investire in prima persona, mentre meno della metà (46%) pensa che la propria azienda sarà una visionaria del Metaverso. Solo il 6% pensa che la propria azienda adotterà la tecnologia nei prossimi 12 mesi, mentre la maggior parte (33%) prevede che ci vorranno 3-4 anni.L’entusiasmo dei lavoratori per la rapida adozione di questa tecnologia è dovuto ai vantaggi percepiti. La comunicazione tra i membri del team (44%), il lavoro di squadra (41%), le opportunità di lavoro a distanza (40%) e la creatività (39%) sono stati identificati dal personale come i maggiori vantaggi del lavoro nel Metaverso.Per quanto riguarda l’implementazione della nuova tecnologia, il 56% del top management afferma che lo spazio condiviso per gli uffici sarà fondamentale. Il 61% è così ottimista sulle sue prospettive che ritiene che diventerà fondamentale per le comunicazioni tra i diversi uffici aziendali. Un’indagine condotta separatamente da Regus ha rilevato che il numero di aziende del FTSE 250 interessate ad applicare un modello di ufficio ibrido sia, infatti, tre volte superiore al numero di imprese che intendo continuare a lavorare come prima della pandemia. Questo suggerisce che l’interesse per il lavoro nel Metaverso non potrà che aumentare. Per soddisfare questa domanda, IWG la società madre di Regus, prevede di aggiungere alla sua rete globale più di 1.000 nuove sedi nel corso del 2022, la maggior parte dei quali in zone rurali e suburbane.

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Le aziende italiane e le risorse umane

Posted by fidest press agency su domenica, 14 agosto 2022

Man mano che la pandemia prendeva il sopravvento, 3/4 delle aziende introduceva il congelamento delle assunzioni (un sondaggio Gartner del 2020 ha rivelato che il 74% delle aziende ha bloccato le assunzioni in risposta al COVID-19). Ora, nel momento in cui i mercati e le opportunità iniziano a riaprirsi, le aziende devono affrontare nuove lotte nella cosiddetta “guerra dei talenti”. Da un’intervista di ADP a 2000 lavoratori italiani durante il periodo Covid (“People at Work: a Global Workforce View”), il 27% degli intervistati ha dichiarato di pensare che il Covid abbia contribuito a sviluppare le proprie competenze, e il 25% di perfezionare il proprio metodo di lavoro. L’83% dei dipendenti ritiene di disporre delle competenze necessarie per avere successo nella propria carriera, ma non necessariamente con il datore di lavoro attuale. Un buon 20% ha dichiarato di essere attivamente alla ricerca di un impiego in un settore completamente diverso da quello attuale. Con la diffusione del lavoro remoto, i dipendenti stanno realizzando la possibilità di nuove opportunità di carriera, senza l’ostacolo dalla posizione geografica. A fronte di tutti i progressi compiuti per facilitare il lavoro flessibile e remoto durante la pandemia, esistono ancora numerosi ostacoli da superare, non ultimo il modo in cui le aziende monitorano e gestiscono i team che lavorano in località e in fusi orari diversi.“Le ricadute della pandemia sono servite per ampliare il deficit di competenze in molte aziende, in parte nel momento in cui le aziende si affrettavano per adottare le tecnologie di automazione e intelligenza artificiale. Ma non sono solo le “hard” skill, come le conoscenze digitali, a scarseggiare. Le competenze sociali, di adattabilità e di resilienza contribuiscono alla produttività e alle prestazioni aziendali. Queste ultime diventano ancora più essenziali quando la forza lavoro opera in modo virtuale” sostiene Campagnoli.Il panorama post-COVID presenta molte potenziali disparità legate al posto di lavoro che l’ufficio risorse umane deve valutare: generi, genitori e non genitori, gruppi di età, razze, dipendenti con e senza disabilità e lavoratori essenziali e non essenziali.Mentre il personale comincia a tornare sul posto di lavoro, va da sé che verranno alla luce nuove questioni di cui tenere conto. Come riporta l’indagine, secondo gran parte dei dipendenti italiani con figli (48%), i datori di lavoro si sono dimostrati accomodanti nei confronti delle esigenze genitoriali dei lavoratori alle prese con l’accudimento dei figli o la chiusura delle scuole. Inoltre, secondo il 34% dei genitori, il proprio manager ha addirittura consentito maggiori misure a loro favore rispetto a quelle consentite dall’azienda e previste da regolamento. Infine, arriviamo alle ricadute sui dipendenti della Generazione Z (18-24enni), che con molta probabilità sono stati quelli maggiormente colpiti dall’impatto dal COVID rispetto a qualsiasi gruppo di dipendenti.Secondo i dati ADP Research Institute, a perdere il lavoro (con licenziamento, non rinnovo contratto o momentaneamente) è stato il 23,5% dei ragazzi di età compresa tra i 18 e 24 anni, la stessa fascia d’età più vulnerabile anche a livello contrattuale. Segue la generazione dei millenials (25-34 anni) con l’11,5%, la fascia 35-44 con il 9%, per poi scemare al 6% e 5% per le fasce più alte. Che ci aspettino o meno altri lockdown, nella pandemia attuale o in futuro, i dipendenti esigeranno sempre più che i team delle risorse umane assegnino la priorità e sostengano opzioni lavorative maggiormente flessibili. Garantire una flessibilità significativa ai lavoratori significa offrire opzioni che vanno ben oltre l’orario di lavoro e l’obbligo di lavorare in sede in determinati giorni della settimana. Riguarda la filosofia aziendale nel suo complesso rispetto ai lavoratori come esseri umani con una vita multidimensionale.Occorre però una maggiore attenzione per quel che riguarda il bilanciamento vita privata-lavorativa. Lo smartworking, infatti, se da un lato lo ha migliorato, ha però in certi casi contribuito a un significativo aumento delle ore lavorative: durante la pandemia, le ore di straordinario non pagate a settimana sono passate a circa 6 ore a persona, mentre nei livelli pre-Covid si attestavano a 4 ore settimanali.A mano a mano che lo smart working si è diffuso, molti dei cardini del rapporto tradizionale tra datore di lavoro e dipendente sono stati ridefiniti.I dipendenti sanno che le loro responsabilità non si esauriscono con la garanzia di un orario di lavoro flessibile e che la loro azienda può solo guadagnare dal garantire loro sostegno in altro modo. (abstract)

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Trasformazione digitale delle aziende italiane promossa da CIONET e Workday

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 agosto 2022

Per il 71% dei direttori informatici italiani la scarsa cultura aziendale è il primo ostacolo alla digitalizzazione delle imprese. Al secondo posto i Cio hanno indicato le capacità lavorative dei dipendenti (54%), seguite da i requisiti di compliance e privacy in materia di cybersicurezza (33%). Questo è uno degli spunti di interesse che emerge della ricerca “CIOs & The Board”: dal report, inoltre, risulta che le aziende italiane risultano parzialmente digitalizzate, con una percentuale pari al 61%. Sono presenti dati anche relativi al revenue mix: circa il 70% dei Cio dichiara che solamente il 20% del fatturato aziendale deriva da attività digitali. “La trasformazione digitale è un cambiamento culturale prima che operativo e proprio la paura del cambiamento è il primo ostacolo da superare”, commenta Federico Francini, country manager di Workday per l’Italia, azienda multinazionale leader nelle applicazioni cloud native per la gestione finanziaria e delle risorse umane.

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Lavoro, 4 aziende su 10 non riescono a trovare candidati

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2022

Durante il primo semestre 2022, infatti, circa il 40% delle aziende ha avuto difficoltà nel reperire i lavoratori: all’appello mancano quasi 1 milione di candidati. Ancora più complicata la situazione per operai e artigiani specializzati, introvabili per oltre il 50% delle aziende.Dati che preoccupano se teniamo conto che i Neet (i giovani tra i 15 e i 29 anni non occupati né inseriti in un percorso di istruzione/formazione) sono complessivamente più di 3 milioni (il 25%), con una prevalenza femminile pari a 1,7 milioni secondo il recente report “Neet working” elaborato dal ministero per le Politiche giovanili. I giovani, intanto, tornano a riscoprire gli antichi mestieri del passato: dall’ornatista fino al conciatore di pelli: “È fondamentale intraprendere un percorso condiviso assieme agli istituti scolastici che possa portare all’incontro formativo tra le imprese artigiane del territorio e i giovani favorendo, al tempo stesso, l’occupazione”, afferma Gino Di Luca, fondatore di Cameo Italiano, azienda leader specializzata nella creazione di camei su conchiglia. Cameo Italiano rappresenta solo un esempio di molte piccole e medie imprese che sono alla ricerca di profili altamente specializzati: i distretti conciari in Toscana, Veneto e Campania cercano conciatori per la lavorazione delle pelli; nelle aziende tessili mancano ricamatrici a mano ed esperte di uncinetto; intagliatori del legno, ornatisti del marmo e decoratori manuali sono sempre richiesti per le loro abilità manuali. Vediamo quindi quali sono, secondo un’indagine effettuata da Espresso Communication per Cameo Italiano sulle principali testate di settore, i 10 antichi mestieri artigiani più ricercati.

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Inflazione, le aziende del Nord America rafforzano la gestione del rischio credito, secondo il sondaggio Atradius

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2022

Amsterdam/Roma. L’impatto della forte crescita dell’inflazione che ha messo in allarme le aziende e la conseguente necessità di adottare misure per proteggerne la redditività e la stessa sopravvivenza, sono i principali risultati emersi nell’ultima edizione del “Barometro sui comportamenti di pagamento tra aziende in Canada, Messico e Stati Uniti – luglio 2022” condotto da Atradius, tra i leader mondiali nel settore dell’assicurazione del credito commerciale, fideiussioni e recupero crediti in Italia ed all’estero. Diversi fattori, come il brusco aumento dei prezzi dell’energia e la grave instabilità causata dai disordini geopolitici, hanno fatto salire l’indice di inflazione globale ad un livello che non si vedeva ormai da decenni. Una situazione che ha messo in agitazione le aziende di tutto il mondo che temono un aumento del rischio di insolvenza nei pagamenti delle fatture commerciali delle aziende clienti. Secondo le previsioni Atradius, questo fenomeno rappresenterà una minaccia significativa alla redditività e, nella peggiore delle ipotesi, un rischio per le aziende di trovarsi in stato di completa inattività. Il Barometro Atradius rivela che le aziende di Stati Uniti, Canada e Messico, che fanno parte della zona di libero scambio USMCA hanno risposto a tale preoccupazione migliorando notevolmente la gestione del rischio credito nelle transazioni commerciali con i propri clienti B2B. Le imprese locali che hanno scelto di affrontare il problema internamente, hanno riferito di aver effettuato controlli sul credito dei propri clienti in maniera più regolare al fine di individuare con anticipo possibili segnali di allerta su eventuali mancati pagamenti. Questa pratica è stata riportata dal 53% delle aziende della regione, con la percentuale che sale al 61% in Messico. Le aziende intervistate hanno anche riferito di avere il più delle volte aumentato il flusso di cassa offrendo sconti alle aziende clienti per ottenere il pagamento anticipato delle fatture, oppure di aver concesso ai clienti tempi più brevi per saldare i pagamenti delle vendite a credito fatte ai fornitori. Questa pratica è stata segnalata più frequentemente in Canada e in Messico. Dal sondaggio di Atradius risulta inoltre che il 70% delle aziende statunitensi che hanno assicurato i propri crediti commerciali ha dichiarato che continuerà a fare affidamento all’assicurazione del credito strumento il prossimo anno, e, molte di loro, integreranno questo strumento con altre soluzioni come lettere di credito e operazioni di cartolarizzazione dei crediti commerciali. I dati riportati evidenziano un 67% in Messico e un 58% in Canada. Il Barometro sui comportamenti di pagamento tra aziende in USMCA è stato condotto negli Stati Uniti, in Messico e in Canada.

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Allianz: nel 2022 il 17% delle aziende segnala ritardi di pagamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2022

Allianz Trade in collaborazione con Format Research ha realizzato una ricerca sul sentiment delle imprese analizzando l’impatto della crisi internazionale, tenendo in considerazione cinque grandi fattori di rischio: l’aumento del costo energetico, i problemi delle catene di approvvigionamento globali, l’aumento dei costi delle materie prime, l’accesso al credito e i relativi costi ed infine la ripartenza dei mancati pagamenti e i default aziendali. Tali dinamiche delle imprese sono state clusterizzate in dieci settori del Made in Italy. La crisi in atto ha inferto un duro colpo al livello di fiducia delle imprese italiane sia nell’andamento del proprio settore di attività economica, sia nell’andamento della propria impresa. Dal report “Italia delle Imprese”, emerge che l’indicatore del clima di fiducia rispetto alla propria impresa in prospettiva nel 2022 rispetto al 2021 sul totale del campione è pari a -4,5. Lo stesso dato è comunque visto in lieve rialzo nel 2023 registrando +11,8. L’impatto dell’aumento del costo delle materie prime è risultato rilevante per il 76,5% delle imprese intervistate e determinerà per la maggior parte delle aziende del campione tensioni sulla gestione finanziaria dell’azienda generando un impatto negativo sui margini (EBITDA) pari al -17,1%. Il “rischio del credito”, ovvero il “rischio di insolvenza dei creditori” costituisce in qualche modo un ritorno sullo scenario economico dopo diversi anni di relativa quiete in questo senso. Il primo segnale in questo senso è costituito dal peggioramento dell’indicatore relativo al ritardo nei pagamenti da parte dei clienti. L’indicatore composito relativo al 2022 sul 2021 segna -14,3, la prospettiva del 2023 sul 2022 è pari a -4,2. E’ interessante notare come la pressoché totalità dei settori di attività economica considerati fanno registrare un valore di segno negativo. Le imprese che hanno visto aumentare i tempi di pagamento da parte dei propri clienti, ovvero con pagamenti oltre le date contrattualmente stabilite, sono risultate nel 2022 il 17,1%. Tra queste oltre il 27% ha assistito a ritardi nei pagamenti di oltre 30 giorni, il 37% circa, a ritardi fino a 60 giorni, il 16% a ritardi fino a 90 giorni, e quasi il 20% a ritardi nei pagamenti superiori ai 90 giorni. Il peggioramento del rischio del credito è evidente anche con riferimento alle “perdite” vere e proprie, ossia a quando “il cliente paga meno o non paga affatto”. Con riferimento al mercato domestico il rischio di perdite parziali sui crediti è aumentato nel 2022 rispetto al 2021 secondo l’11,6% delle imprese, mentre il rischio di perdite totali (default) è aumentato per il 10,2% delle imprese. Sui mercati internazionali il rischio di perdite parziali è aumentato secondo l’8,2% delle imprese, mentre il rischio dei default è aumentato per il 7,4% delle imprese.

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Le aziende e il riscatto ai criminali informatici

Posted by fidest press agency su martedì, 24 Maggio 2022

LAS VEGAS, NV: VeeamON. Le aziende stanno perdendo la battaglia contro il ransomware, secondo il Veeam® 2022 Ransomware Trends Report, il 72% delle aziende ha subito attacchi parziali o completi ai propri archivi di backup, con un impatto drammatico sulla capacità di recuperare i dati senza pagare il riscatto. Veeam Software, leader nelle soluzioni di backup, ripristino e data management per la Modern Data Protection, ha rilevato che l’80% degli attacchi andati a buon fine ha preso di mira vulnerabilità note, sottolineando l’importanza di applicare patch e aggiornare il software. Quasi tutti gli aggressori hanno tentato di distruggere i repository di backup per disabilitare la capacità di recupero dei dati senza pagare il riscatto. Il Veeam 2022 Ransomware Trends Report rivela i risultati di un sondaggio condotto da una società di ricerca indipendente che ha coinvolto 1.000 leader IT le cui aziende sono state attaccate con successo da ransomware almeno una volta negli ultimi 12 mesi, rendendolo uno dei report più importanti del suo genere. Il report, primo nel suo genere, esamina i principali insegnamenti tratti da questa tipologia di attacchi, il loro impatto sugli ambienti IT e le misure adottate per implementare strategie per la Modern Data Protection che siano in grado di garantire la continuità aziendale. La ricerca ha intervistato specificamente quattro figure IT (CISO, professionisti della sicurezza, amministratori di backup e operazioni IT). Tra le aziende intervistate, la maggior parte (76%) ha pagato il riscatto per porre fine a un attacco e recuperare i dati. Sfortunatamente, mentre il 52% ha pagato ed è riuscito a recuperare i dati, il 24% non è stato in grado di recuperare alcun dato nonostante il pagamento. Inoltre, il report rivela che il 19% delle aziende non ha pagato alcun riscatto perché è riuscito a recuperare i propri dati. È a questo che deve aspirare il restante 81% delle vittime informatiche: recuperare i dati senza pagare il riscatto. La superficie di attacco per i criminali è molto ampia. Il più delle volte i cybercriminali hanno avuto accesso agli ambienti di produzione attraverso utenti che hanno cliccato su link dannosi, visitato siti web non sicuri o risposto a messaggi di phishing, sottolineando quindi come sia possibile evitare molti incidenti. Una volta ottenuto l’accesso all’ambiente IT, non si rilevano grandi differenze nei tassi di infezione tra i server dei data center, le piattaforme degli uffici remoti e i server ospitati nel cloud. Nella maggior parte dei casi, gli intrusi hanno sfruttato vulnerabilità note, tra cui quelle dei sistemi operativi e degli hypervisor più comuni, delle piattaforme NAS e dei database server, senza lasciare nulla di intentato e sfruttando qualsiasi software senza patch o, più semplicemente, obsoleto. Infine, i tassi di infezione significativamente più alti sono stati riportati dai professionisti della sicurezza e dagli amministratori di backup, rispetto alle operazioni IT o ai CISO, evidenziando come coloro che sono più vicini ad un problema, riescono a vederlo con più chiarezza. Gli intervistati hanno confermato che il 94% degli aggressori ha tentato di distruggere i repository di backup e, nel 72% dei casi, questa strategia ha avuto un successo almeno parziale. La rimozione del backup di un’azienda è una strategia di attacco molto diffusa poiché aumenta la probabilità che le vittime non abbiano altra scelta che pagare il riscatto. L’unico modo per proteggersi da questo scenario è disporre di almeno un livello immutabile o air-gapped all’interno del framework per la protezione dei dati: una strategia utilizzata dal 95% degli intervistati. Molte aziende hanno infatti dichiarato di avere un certo livello di immutabilità o di supporti air-gap in più di un livello della loro strategia su disco, cloud e nastro.

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Il motore delle aziende a conduzione familiare: l’azionariato attivo

Posted by fidest press agency su domenica, 10 aprile 2022

A cura di Duncan Downes, Senior Client Portfolio Manager e Cyril Benier, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. È un problema che ha ossessionato gli economisti per decenni, ma il dilemma principale-agente, vale a dire la tendenza dei proprietari e dei dirigenti senior di una società a orientarsi in direzioni diverse, è una questione che dovrebbe interessare anche agli investitori azionari. Il sorgere di conflitti di questo tipo, infatti, solitamente ha un effetto negativo sui risultati aziendali e, in ultima analisi, sui rendimenti dell’investimento.Le società a conduzione familiare quotate offrono agli investitori la possibilità di evitare la trappola principale-agente: non solo queste aziende, per loro stessa natura, vedono coincidere gli interessi dei proprietari e dei manager, ma hanno anche imparato ad adeguare il loro modello operativo man mano che crescono e si trasformano in aziende più complesse.In altre parole, le aziende a conduzione familiare di oggi hanno scoperto nuovi modi per conservare le caratteristiche del cosiddetto “azionariato attivo” dei loro fondatori. Ciò si è rivelato fondamentale per il loro successo commerciale.Le ricerche dimostrano che, grazie alla loro leadership stabile, le aziende a conduzione familiare ottengono risultati migliori rispetto alle altre tipologie di aziende. Gestiscono le proprie finanze in modo più prudente, investono di più in innovazione e ricerca e sviluppo e, solitamente, non perseguono costose fusioni e acquisizioni.[1] Tendono anche a prendere più seriamente le questioni ambientali, sociali e di governance, ottenendo punteggi ESG migliori rispetto alle società quotate non a conduzione familiare. I ricercatori hanno raccolto dati su 2.000 società quotate, metà delle quali guidate dai CEO fondatori, per determinare se esistesse un rapporto tra questi e la performance finanziaria di un’azienda.Hanno scoperto che le società dirette dal fondatore hanno attirato valutazioni di borsa di quasi il 10% più elevate rispetto alle società senza fondatori nel consiglio di amministrazione. Col tempo, tuttavia, i vantaggi diminuiscono. Lo stesso studio ha scoperto che i fondatori diventano più preziosi per l’azienda quando cambiano ruolo e trasmettono le responsabilità operative e di strategia aziendale a manager professionisti, mantenendo però una certa influenza sulla cultura aziendale. Vi sono segnali che indicano come le aziende a conduzione familiare stiano migliorando nell’attenuare il rischio di avere fondatori-manager più a lungo di quanto sarebbero utili.Nel 2019, il fondatore del marchio sportivo Under Armour, Kevin Plank, ha lasciato il posto di CEO, consegnando le redini all’allora direttore operativo David Bergman. Plank non ha però abbandonato l’azienda. Ha invece assunto i ruoli di presidente e responsabile del marchio: una mossa che gli ha permesso di mettere a frutto la sua esperienza e rimanere parte integrante della cultura aziendale.Le aziende a conduzione familiare, quindi, hanno scoperto nuovi modi per conservare quella particolare energia imprenditoriale propria dei loro visionari fondatori. Riteniamo che i segni distintivi del cosiddetto “azionariato attivo” (pianificazione a lungo termine, management che rischia in proprio, elevati investimenti in innovazione) siano comuni a un universo di aziende a conduzione familiare quotate che continua a espandersi: aziende giovani e società mature, che hanno un membro della famiglia fondatrice come CEO o la cui proprietà familiare mantiene un’influenza senza essere nel consiglio di amministrazione. Questo, a nostro avviso, è ciò che li rende investimenti azionari potenzialmente di qualità superiore. (abstract da https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2022/idee-di-investimento/03/il-motore-delle-aziende-a-conduzione-familiare-l-azionariato-attivo

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Aziende: Crisi del personale

Posted by fidest press agency su sabato, 26 marzo 2022

Dagli aspiranti camerieri che chiedono “di poter lavorare in nero per non perdere il reddito di cittadinanza” ai candidati che, dopo un primo colloquio, spariscono letteralmente nel nulla. Da quelli che si rifiutano di lavorare nel fine settimana a cuochi e baristi con famiglia e mutuo a carico che, a causa della pandemia, hanno abbandonato la professione in favore di occupazioni più stabili. Senza dimenticare gli ‘scippi’ di collaboratori tra locali concorrenti (“50 euro in più e ti salutano”). Sono queste alcune delle facce della crisi del personale che da diversi anni a questa parte attanaglia hotel, ristoranti e bar di tutta Italia. I nodi del mercato del lavoro saranno al centro dell’edizione 2022 di “Camerieri Venditori”, il corso dal vivo dedicato alla vendita professionale di sala, in programma martedì 29 marzo al Palazzo dei Congressi di Riccione (Rimini). In arrivo 1.350 persone da tutta Italia.”Non è più pensabile che basti uno stipendio a tenere stretto un dipendente di valore – afferma Giuliano Lanzetti – Sono d’accordo con chi afferma che non si può continuare con politiche retributive al ribasso. Nella mia attività siamo arrivati a garantire vitto e alloggio per essere più competitivi pagando cifre importanti a portarli di ricerca personale. Occorrono poi formazione continua e anche un sistema di incentivi progressivi, basato non solo sui numeri, che porti il cameriere a crescere professionalmente ma anche a vedere ricompensati i propri sforzi. Per le aziende serie il personale è un valore aggiuntivo, su cui investire, da formare, e retribuire degnamente. Non dobbiamo dimenticare che i collaboratori di talento sono come delle mosche bianche: non sono le aziende a sceglierli, ma loro a scegliere le aziende”.

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Risorse umane: La maggior sfida per le aziende italiane nel 2022

Posted by fidest press agency su martedì, 1 febbraio 2022

Secondo una recente ricerca di SD Worx, leader europeo nei servizi di gestione delle risorse umane e delle paghe, in tutta Europa, e in particolare in Italia, la cura dei dipendenti sarà la priorità per le aziende nei prossimi 12 mesi.”La pandemia ha avuto un serio impatto su come organizziamo il nostro lavoro. Per questo le aziende stanno investendo più tempo e sforzi nel loro asset più importante: le persone. Le aziende si dovranno prendere cura dei propri dipendenti in modo genuino, più che mai, e questa è la loro principale sfida per il prossimo anno”, ha dichiarato Federico Fedele, Direttore Generale di SD Worx Italy.A confermarlo i dati provenienti da uno studio annuale, “The Future of Work and People”, che SD Worx ha realizzato coinvolgendo più di 2700 responsabili HR e 5000 dipendenti in tutta Europa. “Le ricadute delle prime ondate di Covid e la successiva incertezza economica sono state affrontate. Ora è il momento di tornare a concentrarsi sulla crescita. E questo ispira le aziende a rimettere al centro il capitale più importante: le persone. Le 5 principali sfide HR, per quanto riguarda la metà delle aziende europee, riguardano la (ri)connessione con la forza lavoro e la sua responsabilizzazione: il benessere e la resilienza dei dipendenti, l’esperienza dei dipendenti nella relazione con l’azienda ed il loro grado di coinvolgimento, l’attrazione di nuovi talenti, l’occupabilità sostenibile, lo sviluppo dei talenti” ha affermato Federico Fedele che ha poi aggiunto: “L’Italia non fa eccezione: il benessere e la resilienza dei dipendenti sono al primo posto nella lista delle priorità”.

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Isoclima acquisisce due aziende in Nord America

Posted by fidest press agency su domenica, 7 novembre 2021

Il Gruppo Isoclima, leader mondiale nelle soluzioni trasparenti e in vetro ad alte prestazioni, annuncia l’acquisizione di Global Security Glazing e Dlubak Specialty Glass Corporation da SSI Consolidated Holdings. Fondato a Este (PD) nel 1977, il Gruppo Isoclima, in collaborazione con aziende leader mondiali nei settori automobilistico, aerospaziale, marittimo e ferroviario, ha sviluppato una serie di prodotti che hanno rivoluzionato il mercato, offrendo soluzioni innovative e ad elevata tecnologia, quali ad esempio Omniarmor, Omnilite, Isolite.Il Gruppo Isoclima è un leader globale nel panorama delle soluzioni per vetrate ad alte prestazioni. Il marchio Isoclima rappresenta l’eccellenza nello sviluppo di prodotti di design, progettati per fornire sicurezza a terra, in mare e in aria. Isoclima progetta e produce soluzioni di vetratura e trasparenti personalizzate di alta qualità e hi-tech, anticipando le aspettative dei clienti in termini di innovazione ed eccellenza. Ha tre siti di produzione in Europa e uno in Messico, con quasi 1.000 dipendenti in tutto il mondo. Global Security Glazing e Dlubak Specialty Glass sono leader di mercato da oltre 60 anni e sono note per la loro capacità di fornire soluzioni complete ai requisiti di vetrature di sicurezza, di protezione, vetro speciale e architettonico. Le due aziende gestiscono impianti di produzione certificati ISO 9001:2015 rispettivamente in Alabama e in Pennsylvania.

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Apertura al cambiamento delle aziende italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 ottobre 2021

Partiamo da un dato: il World Economic Forum, nel suo report Future of Work, ha stimato che nei prossimi 5 anni il 50% della popolazione lavorativa dovrà adeguare le proprie competenze per tenere il passo con la competizione sempre più incalzante. La strada è già segnata e, inevitabilmente, si dipana lungo i binari della Trasformazione Digitale, ovvero quel processo di integrazione delle tecnologie digitali in tutti gli aspetti del business, che comporta all’interno delle organizzazioni cambiamenti sostanziali a livello di strumenti, cultura, operazioni e generazione di valore. Facile a dirsi, un po’ meno ad attuarsi.E qui entra in gioco Smartive, una full-service company al 100% italiana e focalizzata nel supportare le aziende e le organizzazioni – collaborando con Leadership Team, Direzioni HR / Digital & Innovation – nei processi di change management, proponendo percorsi studiati su misura in grado di coinvolgere in maniera diretta le singole persone impegnate con ruoli e mansioni diversi all’interno dell’azienda stessa.A guidare la strada, fin dal via iniziale di ogni percorso, sono le indicazioni fornite dalla SmartiveMap, un tool di people analytics, capace di inquadrare il livello di attitudine e la propensione alla trasformazione digitale dell’intera popolazione aziendale. Un test online che restituisce all’utente il proprio report con punteggi e confronti con il benchmark e all’azienda un cruscotto di analisi di dati relativi all’assessement, consultabile in real time.Incrociando skill, background e attitudini personali oltre che professionali, la SmartiveMap identifica 5 profili, dal più propenso verso il cambiamento digitale e dotato di elevati livelli di competenza al meno aperto nei confronti dell’innovazione e meno pratico nell’utilizzo delle nuove tecnologie. Nell’ordine: Embracer, Believer, Ally, Skeptic e Resister.

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Nuova business unit dedicata alla ricerca del talento per le aziende

Posted by fidest press agency su domenica, 24 ottobre 2021

L’Istat prevede che in Italia ci sarà una crescita sostenuta del Pil (+4,7% nel 2021 e +4,4% nel 2022) a cui si accompagnerà un’evoluzione dell’occupazione. Le imprese, però, stanno affrontando un talent shortage, cioè una difficoltà nell’individuazione di talenti, sempre più forte. Zeta Service, realtà specializzata in paghe, amministrazione del personale, consulenza del lavoro, consulenza HR, ha creato Individua una nuova divisione che, completando l’offerta dell’azienda, si occuperà di talent acquisition, con lo scopo di incrociare i destini di persone e aziende, per realizzare progetti, supportando la people strategy e la crescita delle organizzazioni. Ogni progetto di ricerca di Individua è diverso perché costruito sulla base dell’identità dell’azienda cliente e la strategia operativa di ricerca evolve durante il processo, grazie a un continuo scambio di informazioni. Anche le prove di selezione sono sempre nuove, in base all’ecosistema aziendale e alle necessità dell’hiring manager. Individua è guidata dalla responsabilità di creare un progetto di felicità per il candidato e di successo organizzativo per l’azienda. «Crediamo che l’esperienza della ricerca – afferma Ivan Moretti Board Member di Zeta Service – debba essere in ogni caso un momento di apprendimento e miglioramento per tutti. Restiamo al fianco dell’azienda e del candidato anche dopo l’inserimento, nella fase di ingresso nel team e di ingresso nel ruolo». Non solo, la business unit offre un supporto strategico e flessibile all’HR, dai servizi RPO, dedicando un proprio professionista al progetto che si occuperà di tutte le fasi (dall’analisi all’inserimento), agli assessment di selezione e sviluppo, fino all’Exit Interview, per dialogare con le persone che lasciano l’azienda, così da conoscere le loro motivazioni e trasformarle in azioni di miglioramento.

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Dove lavorare? Le migliori aziende al mondo

Posted by fidest press agency su domenica, 24 ottobre 2021

100 paesi coinvolti, 7500 indagini effettuate, oltre 3 milioni di risposte ottenute e 20 milioni di collaboratori rappresentati: questi sono i numeri che mettono in luce il minuzioso lavoro di analisi messo in atto da Great Place to Work, company leader nell’analisi del clima aziendale e dell’employer branding, per la realizzazione della classifica dei World’s Best Workplaces, consultabile al seguente link: greatplacetowork.it. Dal punto di vista operativo, le organizzazioni vengono valutate sulla base delle modalità messe in atto per creare eccellenti luoghi di lavoro e, allo stesso tempo, viene preso in considerazione anche l’impatto che le stesse imprese generano nei confronti delle persone e delle comunità. Per essere considerate, le aziende devono comparire almeno in 5 classifiche Best Workplaces all’interno di una o più regioni geografiche (Asia, Europa, America Latina, Africa, Nord America o Australia) in un arco di tempo che comprende l’intero 2020 e l’inizio del 2021. Ma non è tutto, infatti, le organizzazioni presenti nella classifica delle migliori al mondo devono avere almeno 5mila collaboratori in tutto il globo e, di questi, almeno il 40% devono trovarsi al di fuori del Paese in cui si trova l’headquarter aziendale.Restando in ottica classifica, un dato spicca maggiormente rispetto ad altri, ovvero il fatto che l’Italia, come in occasione degli Europe’s Best Workplaces, conquista la medaglia d’argento. Infatti, il Bel Paese è il 2° paese europeo, dietro solo al Regno Unito, per numero di filiali premiate, ben 12. Il podio di quest’anno è composto da DHL, 1° in classifica poiché premiata in 38 paesi diversi, seguita da Cisco, premiata in 22 e, infine, Hilton, in 21. “Coinvolgere un numero così elevato di aziende e collaboratori per la realizzazione della classifica è un traguardo che ci rende particolarmente orgogliosi e soddisfatti del nostro operato – afferma Alessandro Zollo, Amministratore Delegato di Great Place to Work Italia – Il lavoro svolto per raccogliere tutto il materiale necessario è stato notevole e proprio per questo motivo siamo ancora più entusiasti di vedere che l’Italia è addirittura sul podio dei paesi europei con il maggior numero di filiali premiate. Studiare la People Experience è e sarà sempre la base del nostro lavoro perché le aziende, soprattutto in questo momento, hanno necessità di comprendere le esigenze dei propri collaboratori per iniziare quel processo di trasformazione aziendale che sta influenzando il panorama globale. Il benessere organizzativo, la diversity e l’Inclusion (D&I), la sostenibilità e il lavoro ibrido sono oggi le tematiche più ricorrenti nelle nostre survey e questi argomenti entrano istantaneamente nelle agende degli Amministratori Delegati in tutto il mondo”.

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7 aziende su 10 hanno difficoltà nell’assumere nuovo personale a causa del talent shortage

Posted by fidest press agency su martedì, 12 ottobre 2021

Individua riduce al minimo i tempi di assunzione, creando l’intreccio perfetto tra i desideri del candidato e quelli dell’azienda. L’Istat prevede che in Italia ci sarà una crescita sostenuta del Pil (+4,7% nel 2021 e +4,4% nel 2022) a cui si accompagnerà un’evoluzione dell’occupazione. Le imprese, però, stanno affrontando un talent shortage, cioè una difficoltà nell’individuazione di talenti, sempre più forte. Zeta Service, realtà specializzata in paghe, amministrazione del personale, consulenza del lavoro, consulenza HR, ha creato Individua una nuova divisione che, completando l’offerta dell’azienda, si occuperà di talent acquisition, con lo scopo di incrociare i destini di persone e aziende, per realizzare progetti di felicità, supportando la people strategy e la crescita delle organizzazioni. Da oltre 10 anni nella top 10 delle migliori aziende in Italia del Great Place To Work Institute®, e da 3 anche in quella europea, l’azienda guidata da Silvia Bolzoni e i figli Debora e Ivan Moretti mette a disposizione un metodo scientifico, creativo e umano per la ricerca dei talenti. Il metodo INDIVIDUA, infatti, è stato studiato per ridurre al minimo i tempi di assunzione e creare l’intreccio perfetto tra i desideri della persona e quelli dell’azienda. Con coerenza etica e metodologica, la nuova business unit aiuta le imprese a far fiorire il loro potenziale, basandosi su metodologie come la Behavioral Event Interview (BEI), l’analisi Person-Organization Fit e lo studio delle più attuali dimensioni dell’intelligenza emotiva. Prevede differenti approcci, dalla gamification allo studio dei comportamenti e delle motivazioni, con accreditamento Insights TTi e accreditamento EQ TTI sul quoziente emotivo.Ogni progetto di ricerca di Individua è diverso perché costruito sulla base dell’identità dell’azienda cliente e la strategia operativa di ricerca evolve durante il processo, grazie a un continuo scambio di informazioni. Anche le prove di selezione sono sempre nuove, in base all’ecosistema aziendale e alle necessità dell’hiring manager. Individua è guidata dalla responsabilità di creare un progetto di felicità per il candidato e di successo organizzativo per l’azienda. «Crediamo che l’esperienza della ricerca – afferma Ivan Moretti Board Member di Zeta Service – debba essere in ogni caso un momento di apprendimento e miglioramento per tutti. Restiamo al fianco dell’azienda e del candidato anche dopo l’inserimento, nella fase di ingresso nel team e di ingresso nel ruolo».Non solo, la business unit offre un supporto strategico e flessibile all’HR, dai servizi RPO, dedicando un proprio professionista al progetto che si occuperà di tutte le fasi (dall’analisi all’inserimento), agli assessment di selezione e sviluppo, fino all’Exit Interview, per dialogare con le persone che lasciano l’azienda, così da conoscere le loro motivazioni e trasformarle in azioni di miglioramento.

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Le migliori aziende per cui lavorare in Europa nel 2021

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 ottobre 2021

21 paesi del Vecchio Continente partecipanti, 150 aziende premiate e 3.000 imprese coinvolte: sono questi i numeri della classifica “Europe’s Best Workplaces 2021” di Great Place to Work®, azienda leader nello studio e nell’analisi del clima aziendale e dell’employer branding. Il ranking, suddiviso in quattro categorie (Large, Medium, Small e Multinational Companies) in base al numero di collaboratori presenti, registra una grande crescita in termini di partecipazione: la classifica, per l’occasione, è stata estesa di 25 posizioni e ciò ha portato anche ad una conseguente crescita del numero di premi, passati da 125 a 150 in totale. Le organizzazioni premiate hanno registrato l’88% di media Trust Index, un dato di 8 punti superiore alla media delle imprese non premiate. Per quanto riguarda i settori di riferimento, l’IT si prende la scena con il 32% di aziende classificate, seguono con grande distacco l’asset dei servizi professionali (14%) e quello dei servizi finanziari e assicurazioni (13%). Facendo invece un focus sull’Italia, il Bel Paese conta ben 20 organizzazioni in classifica, di cui 14 local entities di aziende multinazionali. Ma non è tutto, infatti, per la prima volta l’Italia è presente nel segmento dedicato alle Large Companies con due aziende, ovvero Illimity, gruppo bancario italiano ad alto tasso tecnologico fondato nel 2018, ed Elettronica, dal 1951 specialista nazionale della Difesa Elettronica. Risulta rilevante anche la categoria Medium Companies che vede la presenza di 3 aziende premiate: Biogen Italia, Zeta Service e Insight Technology Solutions e la categoria Small Companies, in cui è premiata Camasia. La classifica completa è consultabile al seguente link: greatplacetowork.it/ecco-la-classifica-europea-2021. “Vedere così tante aziende italiane nella classifica degli Europe’s Best Workplaces ci rende particolarmente orgogliosi e, soprattutto, fiduciosi in vista di un futuro sempre più in crescita – afferma Alessandro Zollo, Amministratore Delegato di Great Place to Work Italia – Le indagini su cui si basano i risultati che hanno portato a realizzare questa classifica sono state svolte in un periodo estremamente complesso, in cui le organizzazioni eccellenti si sono spinte oltre al consueto per supportare le persone appartenenti al proprio clima aziendale: da segnalare a questo proposito che l’82% dei collaboratori degli Europe’s Best Workplaces afferma che in azienda le persone sono pronte a dare qualcosa in più per portare a termine il lavoro. Ciò è sicuramente frutto di un ottimo lavoro svolto in termini di benessere organizzativo. Tenere sotto stretta osservazione l’employee experience dei singoli professionisti consente, in seguito, ai leader d’impresa di costruire ottime basi per sviluppare percorsi di change management o trasformazione aziendale finalizzati a migliorare sia il clima organizzativo sia i risultati economici dell’impresa in quanto tale”. By Giacomo Beretta

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Le aziende cinesi possono continuare a fare profitti?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2021

By Jian Shi Cortesi, Investment Director Azionario Cina e Asia di GAM. A seguito di una significativa correzione estiva nelle azioni cinesi, dovuta principalmente al cambiamento normativo, è importante guardare oltre i movimenti del mercato e concentrarsi sui driver sottostanti alla politica e considerare ciò che probabilmente accadrà nei prossimi mesi. La Cina sta subendo un cambiamento di paradigma in ambito politico, verso la “prosperità comune”. In precedenza, le autorità si erano accontentate della creazione di ricchezza. Attualmente l’1% più ricco possiede il 30% della ricchezza cinese e il resto possiede meno del 10%. Un crescente divario di ricchezza sta creando alcune tensioni sociali. Questo non è dissimile da altri paesi, e quei paesi hanno spesso visto la frustrazione per il divario di ricchezza incanalata sotto forma di elezioni. In Cina, con la missione di “servire il popolo”, il governo ha delineato tre divari di ricchezza da affrontare – urbano contro rurale, ricco contro povero e regioni costiere contro aree interne con redditi inferiori alla media. L’obiettivo finale è una società più armoniosa, una minore tensione sociale e un migliore benessere fisico e mentale per i cittadini. Non si tratta di un’uguaglianza di ricchezza e di reddito, ma piuttosto di aiutare i poveri a progredire. Come abbiamo visto, il cambiamento normativo riguarda molti settori, tra cui internet, il settore housing e il tutoraggio. Le aziende cinesi possono continuare a fare profitti? Siamo fiduciosi che molte possano adattarsi bene. In sostanza, la Cina non è contro le aziende private, poiché il settore è cruciale per la crescita economica – le aziende private sono responsabili della creazione del 90% dei nuovi posti di lavoro. In futuro, la Cina continuerà ad affrontare lo stesso dilemma politico – un eccessivo irrigidimento normativo nei settori può portare al panico, alla riduzione degli investimenti e a una minore crescita economica, mentre una regolamentazione meno rigida causa disordine e aumenta la possibilità di frodi e di bassi standard. Ci aspettiamo che i cicli politici continuino a guidare il mercato azionario cinese. Per ora, l’incertezza politica ha fatto scendere i prezzi delle azioni e sta creando opportunità di acquisto. Le aziende “Rising Star” possono anche beneficiare di un campo di gioco più livellato in vari settori. Negli spazi del consumo e della tecnologia, le valutazioni di alcune società appaiono interessanti dopo la correzione e nel lungo termine continuiamo a vedere opportunità nelle energie rinnovabili, nella tecnologia, nei semiconduttori e nella produzione di fascia alta.

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“Alla fine del 2020 si prevedeva il 26% in più di aziende in insolvenza”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 settembre 2021

Un dato spaventoso che ci ha, da subito, fatto introdurre norme a sostegno delle imprese, ma anche disposizioni che dessero più tempo, a quelle in crisi, di riorganizzarsi. Così è nato il grande lavoro sul decreto “Crisi d’Impresa”, che mette al centro l’interesse del Paese consentendo alle imprese di mantenere la continuità aziendale e permette loro di accordarsi coi creditori, ricorrendo a strumenti più facili e snelli, il più possibile fuori dai Tribunali. È un chiaro segnale di fiducia nei confronti di questi imprenditori.A Benevento ho partecipato ad un’importante occasione di confronto, con professionisti ed operatori del settore, anche in previsione della fase parlamentare di conversione del Decreto. Quanto fatto, fino ad oggi, rappresenta il primo tassello di un progetto molto più ambizioso. La piccola e media impresa, il mondo dell’artigianato, hanno fatto grande il nostro Paese ed oggi possono dare una spinta decisiva alla ripartenza.Serviranno altre misure da introdurre velocemente, come quelle di re-shoring o ulteriori iniziative per favorire l’internazionalizzazione delle nostre imprese. Ma siamo sulla buona strada. L’Italia riparte anche da qui”. Così, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, dopo essere intervenuta al convegno “Prevenzione e gestione della crisi: una nuova cultura d’impresa”, organizzata, tra gli altri, dall’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili e dalle locali Sezioni dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e dell’Unione dei Giovani Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.

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