Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘aziende’

Il 70% delle aziende esportatrici è concentrato in Lombardia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

Seguono: Veneto (13,7%), Emilia-Romagna (10,6%), Piemonte (8,9%) e Toscana (8,1%), da dove si esportano merci per un valore pari ai 3/4 del totale nazionale. È quanto emerge dallo Studio sulle aziende esportatrici realizzato da CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata nella business information, che ha esaminato i dati di un campione di 110 mila aziende che scambiano con l’estero beni e servizi per 400 miliardi di euro (80% circa del totale nazionale).Meno di un’azienda piemontese su 10 (8,85%) ha relazioni commerciali con l’estero e una situazione simile è stata rilevata da CRIBIS in Toscana (8,05%). La quota di imprese esportatrici si riduce progressivamente in Campania (4,34%), Lazio (3,93%), Marche (3,37%), Puglia (3%) e Friuli-Venezia-Giulia (2,91%), per poi raggiungere quote inferiori all’1% in Calabria, Sardegna, Basilicata, e Valle d’Aosta.“Milano – spiega Marco Preti, Amministratore Delegato CRIBIS – è la provincia italiana dove si concentra il maggior numero di aziende esportatrici (11%, pari al 14,8% del valore dell’export italiano), questo in virtù del fatto che ormai Milano è l’hub del commercio e dei servizi in Italia. – precisa Preti. Molto più distaccata nella classifica delle province segue Torino (4%), Brescia (3,7%), Vicenza (3,3%) e Bergamo (3,3%)” In quanto partner del network di Dun & Bradstreet, CRIBIS è storicamente a fianco delle aziende che vogliono esportare, sia grandi realtà ma anche migliaia di PMI. Recentemente abbiamo lanciato proprio una nuova suite di soluzioni, CRIBIS Export, che supportano le PMI in tutte le fasi del percorso di internazionalizzazione: dall’autovalutazione e l’analisi dei mercati più potenziali, alla ricerca di nuovi clienti, distributori e importatori fino al monitoraggio del rischio di credito e alla consulenza operativa per l’export.”L’analisi di CRIBIS evidenzia come in soli 15 settori produttivi si concentri il 70% del valore totale degli scambi internazionali del nostro Paese. In testa ci sono i “macchinari industriali” (14,6%), e in successione “attrezzature da trasporto” (8,4%), “prodotti alimentari” e “attrezzature elettriche ed elettroniche” (6,2% ciascuna), “metallurgia” (5,9%), “prodotti chimici” e “manufatti in metallo” (5,8% ciascuna). “Analizzando nel dettaglio i singoli settori produttivi – aggiunge Marco Preti– abbiamo notato che la maggiore incidenza di aziende esportatrici si registra nel comparto ‘prodotti chimici’, dove più di un’azienda su tre (34,6%) ha interscambi con l’estero. A seguire ci sono i ‘macchinari industriali’ (31%) e ‘gomma e plastica’ (29,7%)”.Secondo l’analisi di CRIBIS il 60% delle aziende esportatrici ha fatturati in crescita mentre per quel che concerne la dimensione delle imprese oltre la metà (51,5%) è costituita da microimprese che però genera solo il 4,8% del fatturato nazionale estero.
“In linea generale – conclude Preti – le aziende che esportano sono più affidabili: il 38% ha una rischiosità commerciale ‘bassa’ contro una media nazionale del 9% e solo il 6% paga i fornitori con ritardi superiori ai 30 giorni, contro una media nazionale dell’11,5%”.

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Scuola: Dipartimento incontra aziende, garantiti livelli occupazionali nella refezione

Posted by fidest press agency su sabato, 30 novembre 2019

Il Dipartimento Politiche Educative di Roma Capitale ha incontrato ieri pomeriggio le aziende aggiudicatarie della gara d’appalto per il servizio di ristorazione educativa e scolastica e riscontrato da parte loro l’impegno ad assorbire il personale ad oggi impiegato nei servizi rispettando la clausola sociale a garanzia dei livelli occupazionali. L’avvio del nuovo appalto è programmato a gennaio.La gara d’appalto, vigilata dall’Anac nel quadro rigoroso che questa Amministrazione ha voluto adottare in materia di appalti, contiene infatti al suo interno una clausola sociale fortemente voluta dall’Amministrazione al fine di tutelare i livelli occupazionali ai sensi di legge e la continuità nell’ottica di garantire la massima qualità dei cibi e del servizio rivolto agli alunni.Inoltre il Dipartimento ha ricevuto la risposta attesa dall’Avvocatura Capitolina in merito agli approfondimenti di natura tecnico legale previsti dall’accordo siglato a settembre con i sindacati. Il parere, sollecitato dalla stessa Amministrazione accolte le istanze sindacali in tal senso, è stato tuttavia negativo.Lo stato di avanzamento della procedura è stato condiviso oggi in un incontro tra l’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità solidale e i rappresentanti dei sindacati maggiormente rappresentativi del settore, durante il quale l’Amministrazione ha ribadito massima apertura e disponibilità nel continuare a condividere con le sigle sindacali l’avanzamento del percorso avviato a tutela dei lavoratori nelle nuove aziende.

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La ripresa si è fermata, ma le aziende italiane restano solide

Posted by fidest press agency su domenica, 17 novembre 2019

Indici di redditività in calo, fatturato in aumento in termini nominali (+4,1%, l‘anno prima era 4,4) ma nella sostanza fermo ai livelli del 2017, valore aggiunto cresciuto (+4,1%) a ritmi più ridotti dei costi del lavoro (+5,6%), con effetti negativi sulla produttività e sui margini, tempi e ritardi nei pagamenti di nuovo peggiorati, dopo una lunga fase di miglioramento: la ripresa delle PMI, che durava dal 2013, nel 2018 ha perso slancio e ha continuato a perderlo anche nella prima parte del 2019. Eppure, nonostante la congiuntura non più favorevole, le aziende italiane sono finanziariamente sempre più solide.A dirlo è il Rapporto Cerved PMI 2019, presentato oggi a Osservitalia in collaborazione con Borsa Italiana, che fotografa lo stato di salute economico-finanziaria delle piccole e medie imprese italiane dal punto di vista dei bilanci, della demografia, del credito e del debito commerciale, del rischio di default, grazie al vasto patrimonio di informazioni di Cerved integrato con i sistemi di rating, di score e dai modelli previsionali sviluppati dall’azienda. Il focus quest’anno è dedicato al nuovo Codice della crisi, a cui Cerved ha contribuito in qualità di partner scientifico del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili nell’elaborazione degli indici della crisi.Le procedure di allerta previste dal nuovo Codice mirano a un’emersione anticipata delle crisi aziendali, con lo scopo di risanare società per cui la difficoltà è temporanea e rendere più rapida e meno costosa l’uscita dal mercato per quelle in cui è invece irreversibile. Il rispetto degli ‘obblighi organizzativi’ previsto dalle nuove norme richiederà alle imprese di dotarsi di sistemi di autovalutazione per monitorare il proprio rischio di default. Ciò comporterà investimenti non trascurabili in sistemi di risk management, formazione e per nominare gli organi di controllo, con maggiori costi per ogni PMI compresi tra 20 e 40 mila euro all’anno. I benefici per il sistema potrebbero comunque superare i costi e raggiungere i 10 miliardi di euro (contro 6 miliardi di spesa) se le PMI coglieranno quest’opportunità per migliorare la loro gestione economico-finanziaria.Secondo il precedente Rapporto, in Italia nel 2017 la ripresa economica si era consolidata, con un’accelerazione dei ricavi e della redditività delle imprese, in un contesto di grande solidità finanziaria. I dati del nuovo Report di Cerved, giunto alla sesta edizione, indicano invece come nel 2018 e nella prima parte del 2019 la crescita del fatturato e dei profitti si sia fermata, senza però incidere negativamente sui profili di rischio delle aziende, ulteriormente migliorati rispetto all’anno precedente.Anche nel prossimo triennio, secondo l’analisi, le PMI italiane continueranno a evidenziare profili solidi, pur crescendo poco in ragione di una congiuntura economica debole, al di sotto di un punto percentuale in termini reali: nel 2019, infatti, i fatturati segneranno una netta frenata e accelereranno leggermente nel successivo biennio, mentre la redditività lorda sarà sostanzialmente ferma per poi crescere a ritmi lenti. Gli indici di redditività subiranno un’ulteriore flessione: nel 2021, al termine del periodo di previsione, il ROE si attesterà al 10,4% (dall’11% del 2018). Ciononostante, il rafforzamento patrimoniale e il calo della rischiosità dovrebbero proseguire, anche se più lentamente rispetto al passato.

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Europa occidentale: a rischio la stabilità finanziaria delle aziende secondo Atradius

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

In aumento quest’anno i casi d’insolvenza in Europa occidentale, dopo anni di sostanziale stabilità. Si prevede che il 2019 si chiuda con un incremento delle insolvenze al 2,7%, un trend di crescita che dovrebbe confermarsi anche nel 2020.ll rallentamento della crescita economica globale, il protrarsi della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, nonché l’incertezza relativa ai futuri rapporti tra Regno Unito ed Unione Europea sono considerati i fattori principali alla base di un atteso aumento dei casi d’insolvenza in Europa occidentale.Andreas Tesch, Chief Market Officer di Atradius, ha dichiarato: “Per quest’anno non s’intravede la fine della difficile situazione congiunturale, e anche per il prossimo anno le previsioni non sono positive. Il contesto economico globale è peggiorato, e dovrebbe rimanere instabile nei prossimi mesi. Le previsioni indicano un ulteriore aumento delle insolvenze nel 2020, che metterà a dura prova la stabilità finanziaria delle imprese”.Secondo quanto emerge dall’edizione 2019 del “Barometro Atradius sui comportamenti di pagamento a livello internazionale – Focus: Europa Occidentale”, le transazioni commerciali tra aziende vedono un più frequente ricorso alla concessione di credito commerciale rispetto allo scorso anno, verosimilmente per sostenere la crescita della domanda interna e rimanere competitive sui mercati esteri.In media, il 60,4% del valore totale delle transazioni commerciali tra aziende in Europa occidentale è stato effettuato a credito (lo scorso anno il dato si attestava al 41,4%). Questo dato raggiunge il 67,2% in Europa orientale, il 50,9% nelle Americhe e il 55,5% in Asia-Pacifico (passando rispettivamente dal 38,8%, 45,8% e 48,1% dello scorso anno).Nel dettaglio, le aziende danesi sono le più propense a concedere credito ai propri clienti (75,5% di vendite a credito) e quelle francesi le meno convinte (44,6%). Nel mezzo il dato relativo alle vendite a credito degli intervistati italiani pari al 52,9% del totale delle vendite tra aziende, al di sotto della media europea del 60,4%.Restano sostanzialmente stabili le tempistiche medie concesse dai fornitori ai clienti per saldare le fatture. Non sorprende il fatto che la continua incertezza sulle relazioni future tra il Regno Unito e l’Unione Europea abbia sensibilmente acuito la percezione del rischio di credito da parte delle aziende del Regno Unito (dilazioni di pagamento medie concesse pari a 20 giorni, rispetto ai 24 giorni dello scorso anno) e dell’Irlanda (28 giorni, rispetto ai 31 giorni di un anno fa). Restano, invece, superiori alla media per l’Europa occidentale (pari a 34 giorni) le dilazioni di pagamento medie concesse dalle aziende italiane, che si attestano a 51 giorni dalla data di emissione della fattura.Per quanto riguarda i crediti insoluti, circa il 30% del valore totale delle fatture B2B emesse dagli intervistati in Europa occidentale nell’ultimo anno è rimasto non pagato alla scadenza. Il dato sale al 35,1% nel Regno Unito, si attesta al 31,3% in Italia, e tocca il minimo al 20,3% in Danimarca.
La valutazione della solvibilità degli acquirenti, unitamente all’invio di solleciti di pagamento, sono le attività di gestione del credito commerciale più frequentemente utilizzate in Europa occidentale. La Grecia è la più attiva in tal senso (39% di media degli intervistati) mentre l’Italia si posiziona al 42%, contro una media del 35% per l’Europa occidentale.
L’edizione di ottobre 2019 del “Barometro Atradius sui comportamenti di pagamento tra imprese a livello internazionale – Focus: Europa occidentale” è il risultato del sondaggio condotto in Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Spain, Svezia, Svizzera, Olandai e Regno Unito. I report possono essere scaricati dal sito web Atradius all’indirizzo https://group.atradius.com (sezione Publications/Payment Practices Barometer).

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Molino Rossetto riceve il Premio Aziende Eccellenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 settembre 2019

Pontelongo (PD)Molino Rossetto ha ricevuto anche quest’anno il Premio Aziende Eccellenti 2019. Per l’azienda di Pontelongo, guidata da Chiara e Paolo Rossetto, si tratta della seconda volta in Borsa Italiana a Palazzo Mezzanotte per la consegna di questo prestigioso premio assegnato da Global Strategy. L’evento, intitolato “Sostenibilità e Creazione di Valore. Un binomio da ricercare”, quest’anno è stato dedicato al rapporto tra le PMI italiane e le tematiche ESG (Environmental, Social, Governance).Le Aziende eccellenti d’Italia sono state individuate, come ogni anno, dall’OsservatorioPMI di Global Strategy, società di consulenza strategica e finanziaria, arrivato quest’anno all’XI edizione. Global Strategy ha analizzato un universo di riferimento di 10.800 aziende italiane, distribuite su tutto il territorio nazionale, e il cui VdP (Valore della Produzione) è compreso tra i 20 e i 250 milioni di Euro nel manifatturiero e nei servizi e tra i 20 e i 500 nei settori del commercio.
Tra le oltre 10mila aziende di partenza, sono 722 quelle che possono fregiarsi del titolo di Azienda Eccellente: si tratta di aziende che negli ultimi cinque anni sono state capaci a livello aggregato di saper coniugare crescita dimensionale (Valore della Produzione che è aumentato in 5 anni del 68%) con una marcata efficienza operativa (l’indice Return on Sales % è praticamente raddoppiato passando dal 6,3% del 2013 al 12,2% del 2017), e che di fatto costituiscono, da nord a sud, la spina dorsale dell’eccellenza produttiva italiana.

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Incontro tra investitori internazionali e aziende innovative

Posted by fidest press agency su sabato, 28 settembre 2019

Il 24 ottobre prende il via a Milano l’edizione 2019 dell’appuntamento riservato all’incontro tra investitori internazionali e aziende innovative che hanno obiettivi di raccolta compresi tra i 3 e i 30 milioni di euro.
La giuria ScaleIT ha scelto la rosa delle 14 aziende innovative che avranno accesso alla quinta edizione dell’esclusivo evento-piattaforma nato per favorire l’incontro tra le migliori scaleup italiane e dell’Europa sudorientale con gli investitori internazionali interessati a realtà ad alto potenziale che hanno dimostrato la validità del proprio modello di business.Anche quest’anno è confermato il grande interesse verso il sistema di start up italiano e dell’Europa sudorientale con 30 fondi internazionali che si sono già registrati all’evento del 24 ottobre a Milano, tra cui: Accel, Acton, Ardian, Atomico, BlackFin, Brega, Digital+, Eight Roads, ETF Partners, HV Ventures, Hummingbird Ventures, Idinvest, Iris Capital, Project A, molti dei quali hanno già aderito alle edizioni passate.L’Advisory Board guidato da Lorenzo Franchini, fondatore di ScaleIT, e composto tra gli altri da Michele Novelli, venture capitalist, Emil Abirascid, giornalista e imprenditore, e dall’angel investor, Pietro De Nardis, dopo aver analizzato le performance delle oltre 1.300 scaleup appartenenti al database proprietario di ScaleIT e aver identificato e intervistato le più promettenti per modello di business e performance raggiunte, hanno selezionato le seguenti 14 realtà (12 italiane e 2 dell’Europa sudorientale). Aziende selezionate:
APPQUALITY è la piattaforma “crowd-based” per il test della User Experience di app, website, chatbot e qualsiasi asset digitale.
ARTEMEST è un marketplace online di prodotti di design contemporaneo di lusso.
COVERHOLDER è una piattaforma web per gli intermediari assicurativi che distribuisce e sottoscrive polizze assicurative digitalmente.
HOMEPAL è l’agenzia immobiliare online leader in Italia.
INVRSION inVRsion sviluppa software e soluzioni per gestire use case retail attraverso la realtà virtuale.
INXPECT sviluppa tecnologie smart radar per la sicurezza industriale e la robotica.
LE CESARINE piattaforma leader nelle esperienze di cucina casalinga italiana.
MANET sfrutta una tecnologia software proprietaria per fornire soluzioni disruptive nel settore del turismo & ospitalità, con focus sull’engagement dei clienti.
MEDIATELY è una piattaforma mobile che supporta i medici nell’adozione di decisioni cliniche migliori.
SAILOGY è un marketplace online per il noleggio di imbarcazioni.
SOUL-K è la scale-up food-tech B2B che produce ingredienti semilavorati freschi, supportati da strumenti digital, che permettono di aumentare la qualità e scalare in maniera immediata il proprio business HO.RE.CA e G.D.O.
TRAVEL APPEAL è la Startup B2B che utilizza Data Science e AI per aiutare hotel, ristoranti, destinazioni e negozi fisici a ridefinire le proprie strategie di business.
VIVENSE è una azienda che produce e vende arredamento e oggettistica per la casa con una strategia di vendita omnicanale.
WONDERFLOW trasforma i feedback dei consumatori in raccomandazioni per il business.
Obiettivo: aggiudicarsi finanziamenti di serie A, B e C da un minimo di 3 fino a un massimo di 30 milioni di euro dimostrando di essere realtà altamente innovative, con requisiti di performance verificati, modelli di business validi, team solidi e potenzialità di crescita interessanti.

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Aziende modenesi insieme per la sostenibilità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 luglio 2019

In Emilia si respira aria più pulita grazie alle scelte e al know how di due aziende storiche del territorio. Bompani – grazie al bando regionale per la riconversione e riqualificazione industriale (legge 14) – ha interamente ricoperto di pannelli fotovoltaici lo stabilimento produttivo di Ostellato: si tratta di una superficie di oltre 20 mila metri quadrati, per un impianto con una potenza di circa 1.000 Kw. Durante i lavori di rifacimento delle coperture sono stati rimossi 20.000 mq di amianto e oggi lo stabilimento ne è completamente privo.L’impianto fotovoltaico è entrato in funzione in questi giorni, dopo lavori durati quasi un anno: l’energia prodotta viene tutta dedicata all’autoconsumo e permette di ridurre le emissioni di CO2 di 784 tonnellate l’anno, che corrispondono a circa 300 tonnellate di petrolio risparmiate. Ora l’azienda è completamente autonoma per i consumi diurni nei mesi primaverili ed estivi, quelli con più luce. L’impianto fotovoltaico ha tra gli altri vantaggi quello di ridurre la temperatura all’interno delle aree produttive durante la stagione estiva, minimizzando l’assorbimento di energia solare e, di conseguenza, migliora il benessere all’interno dell’ambiente di lavoro.Questo è solo uno step di un più ampio programma di efficientamento energetico che interessa l’intero stabilimento, finalizzato a limitare gli impatti ambientali del sito industriale: è stata eseguita la coibentazione delle coperture ed è prevista a breve quella degli infissi, l’installazione di nuove caldaie più efficienti con un sistema di recupero del calore dalla smalteria e di un impianto di ventilazione che migliorerà il microclima interno; in più l’illuminazione è oggi in gran parte prevista con luce naturale. Bompani è il marchio dell’elettrodomestico made in Italy. Dal 1954 progetta e realizza nel cuore dell’Emilia Romagna – terra di motori, arte ed eccellenza culinaria – elettrodomestici per la cottura, quali cucine, forni incasso, piani cottura. L’offerta a marchio Bompani comprende anche lavastoviglie, frigoriferi, congelatori, lavatrici, asciugatrici e cappe. La scelta di tecnologie all’avanguardia, nuovi materiali, design ricercato si coniuga con la funzionalità e l’ergonomia dei prodotti per rendere concreta la filosofia aziendale: consentire a tutti di sentirsi chef a casa propria in un ambiente accogliente e stimolante. Con Bompani si “vive e cucina italiano”.

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Sblocca cantieri: migliaia di aziende rischiano estromissione da appalti

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

“Con il decreto sblocca cantieri migliaia di aziende rischiano di essere estromesse dalle gare d’appalto. Infatti, il decreto prevede all’art.1, comma 1: ‘Un operatore economico può essere escluso dalla partecipazione a una procedura d’appalto se la stazione appaltante è a conoscenza e può adeguatamente dimostrare che lo stesso non ha ottemperato agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali non definitivamente accertati’. Questa modifica, a nostro parere, viola palesemente il diritto dei contribuenti a difendersi da eventuali pretese fiscali o contributive illegittime, in quanto obbliga le aziende a pagare senza potersi difendere, pena l’esclusione dagli appalti. Ci sono centinaia di piccole e medie aziende in contenzioso con l’erario che sperano in questi appalti per mantenere il livello occupazionale ed eventualmente incrementarlo. Faremo di tutto affinchè il governo riveda tale articolo e non si renda complice di altre chiusure di queste aziende già in difficoltà”. Lo dichiarano il senatore di Fratelli d’Italia, Giovanbattista Fazzolari e Lino Ricchiuti, presidente nazionale del movimento Popolo Partite Iva.

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Stripe lancia Billing in Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

Come prodotto basato sull’infrastruttura di pagamento fondante di Stripe, Stripe Billing semplifica il processo di fatturazione ricorrente per le aziende SaaS e che offrono servizi in abbonamento, come nel caso di Slack e Meetup negli Stati Uniti. Gli abbonamenti sono una forza trainante nella internet economy. Il mercato delle vendite in abbonamento per l’e-commerce è cresciuto di oltre il 100% all’anno negli ultimi cinque anni, e il 32 percento delle persone preferisce acquistare beni tramite abbonamento piuttosto che attraverso acquisti unici. In Europa, le aziende che offrono servizi in abbonamento stanno crescendo ancora più velocemente che negli Stati Uniti.Con Stripe Billing, le aziende europee di tutte le dimensioni ora hanno accesso a strumenti di alto livello per implementare modelli di abbonamento in modo rapido e su larga scala. Billing utilizza l’infrastruttura avanzata di machine learning di Stripe per aiutare le aziende a incrementare le entrate, muoversi più rapidamente e ridurre significativamente gli sforzi di progettazione. Invece di dover ritentare manualmente i prelievi dalle carte di credito, i tentativi smart di Stripe Billing utilizzano il machine learning per calcolare il momento migliore per ritentare i prelievi non riusciti. Negli Stati Uniti, dove Stripe Billing è stato lanciato lo scorso anno, la tecnologia smart utilizzata per ritentare i prelievi ha portato a un aumento medio del 7% delle entrate recuperate, per le aziende che utilizzano Billing. Si tratta di entrate che le aziende non sarebbero state altrimenti in grado di riscuotere.Inoltre, Stripe Billing genera automaticamente fatture per conto delle aziende. Invece di fatture statiche, Stripe crea fatture in hosting che consistono di pagine di pagamento interattive, rendendo in questo modo facile per i clienti inviare un pagamento istantaneamente, senza nemmeno dover aprire una nuova scheda del browser. Infatti, le fatture in hosting di Stripe vengono pagate 3 volte più velocemente delle fatture standard.Come ulteriore vantaggio per le aziende europee, Stripe Billing offre anche il percorso più semplice per ottenere la piena conformità con la SCA per gli abbonamenti online. Entro la fine dell’anno, la seconda direttiva europea sui servizi di pagamento (PSD2) richiederà la Strong Consumer Authentication (SCA) per la maggior parte delle transazioni online. Questo cambiamento radicale richiederà a oltre 300 milioni di consumatori europei di confermare la propria identità utilizzando un secondo elemento (ad esempio una password, un numero di telefono o un’impronta digitale) per completare un acquisto. Per le aziende che accettano pagamenti ricorrenti, questo rappresenta una sfida significativa, dato che i loro clienti sono abituati a effettuare i pagamenti automaticamente. Stripe Billing aiuterà le aziende a identificare automaticamente esattamente quali addebiti richiedono la SCA e invierà email personalizzabili agli abbonati quando è necessaria un’autenticazione aggiuntiva, riducendo al minimo l’attrito con i clienti e la perdita di entrate.Stripe Billing include anche il supporto per l’imposta sul valore aggiunto (IVA) in tutta l’Unione Europea. Può essere particolarmente difficoltoso per le aziende verificare, riscuotere e denunciare l’IVA, dato che le tariffe variano a seconda dei diversi paesi e settori. Con Stripe Billing, le aziende europee dispongono ora di strumenti per la gestione dell’IVA completamente integrati con il proprio account Stripe.

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Direttiva UE plastica: “A rischio chiusura 30 aziende italiane con 3000 addetti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 aprile 2019

Bruxelles. Con l’entrata in vigore della direttiva UE sulla plastica monouso rischiano la chiusura trenta aziende italiane della filiera della plastica che danno impiego complessivamente a 3.000 addetti. L’allarme viene lanciato dal movimento ecologista europeo Fare Ambiente insieme a 7 associazioni di categoria e consorzi tra cui Unionplast (Federazione Italiana Gomma Plastica), Corepla (Consorzio Nazionale per la raccolta e il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica), Confida (Associazione Italiana Distribuzione Automatica): “La nuova normativa – spiega Vincenzo Pepe, Presidente di Fare Ambiente – non inciderà, se non in minima parte, sul problema ambientale. Infatti il 90% della plastica presente negli oceani proviene da dieci fiumi extra-europei, come dimostrano i dati del Programma Ambiente delle Nazioni Unite (Unep) mentre i rischi produttivi e occupazionali per le imprese italiane sono alti”. E’ il messaggio che le associazioni questa mattina hanno lanciato ai rappresentanti delle istituzioni presenti al convegno tematico organizzato a palazzo Giustiniani: tra i politici in sala il sottosegretario all’Ambiente Vannia Gava, il presidente della commissione Industria Gianni Pietro Girotto, l’europarlamentare Lara Comi e la deputata Maria Stella Gelmini. Il movimento ecologista europeo Fare Ambiente punta il dito anche sulle possibili conseguenze sulla sicurezza alimentare: “Si pensi soprattutto ad esempio a piatti e bicchieri di plastica usati negli ospedali. Vietarne l’uso porterà rischi per la salute dei consumatori”. E la tesi è confermata anche dallo studio del prof. David Mc Dowell dell’Università dell’Ulster e presidente in carica del comitato consultivo britannico per la sicurezza alimentare, che ha “provato il collegamento tra il bando dei prodotti monouso in plastica e l’aumento della diffusione di batteri come escherichia coli, campylobacter, listeria, norovirus e altri virus che causano gastroenteriti acute”.

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Le aziende a caccia di informazioni per il post Brexit

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Quello del Regno Unito è un mercato che, per l’export 2018 del Fvg, vale oltre 723 milioni di euro: esportiamo soprattutto mobili (per il 40% dell’export, ossia il primo mercato in assoluto e ancora in crescita tra 2017 e 2018), ma anche macchinari, apparecchi per uso domestico, articoli in materie plastiche, apparecchi per le telecomunicazioni, alimentari e bevande (in particolare vino). Un mercato su cui le ancora incerte modalità della Brexit influiranno non poco, soprattutto in caso di “no deal” o di uscita disordinata, come è stato evidenziato all’approfondimento specializzato, organizzato per le imprese friulane dalla Camera di Commercio di Pordenone-Udine tramite Promos Italia assieme All’Agenzia delle Dogane, con la partecipazione di Ice e dei funzionari dell’agenzia delle dogane stessa. Una giornata informativa che si è svolta in contemporanea a livello nazionale ed è stata declinata su tutti i territori, per quello friulano a Udine il mattino e Pordenone nel pomeriggio.
Il Regno Unito, ha precisato la componente di giunta Lucia Piu, intervenuta in rappresentanza della Camera nell’appuntamento udinese, è il 4° paese di esportazione per l’Italia ed è il sesto per il Friuli Venezia Giulia. Come ha poi evidenziato Roberto Luongo, il direttore generale Ice – fino a poco fa proprio direttore dell’Ice-Londra e quindi particolarmente esperto del tema Brexit –, «vi sono circa 43 mila imprese italiane che esportano in Uk e sono quasi esclusivamente imprese piccole e medie». Quanto all’export, per il Fvg si è già registrato un piccolo calo: si è passati dai 731 milioni di export registrati nel 2017 ai 723 nel 2018.«Come Ice abbiamo studiato diversi scenari a seconda della modalità di uscita e in caso di no deal o uscita disordinata, l’effetto calcolato sarebbe una perdita di 4,5 miliardi di export difficilmente riassorbibili da altri mercati». E i settori economici italiani coinvolti sono numerosi e “di peso”: oltre ai già citati mobili e alla meccanica, tutta la componentistica auto motive, l’innovazione, il fashion, ma anche i vini, per cui la Gran Bretagna è addirittura il terzo mercato mondiale, concentrandoci sul Fvg.L’Ice resta al momento punto di riferimento fondamentale per le imprese e ha già studiato l’avvio di un Desk di informazione e orientamento, che sarà attivato subito dopo l’uscita effettiva, quindi dopo il 29 marzo. «Ice inoltre ha avviato una serie di collaborazioni sui singoli settori e coordina tutte le iniziative di promozione dei prodotti italiani in Uk affinché le imprese italiane possano continuare a operare con successo su questo fondamentale mercato». Ad approfondire tutti gli aspetti pratici a livello doganale sono stati il responsabile dell’agenzia delle dogane di Udine Giovanni Muro e quindi i funzionari Cinzia Grassani (sulle semplificazioni all’export come il sistema degli esportatori registrati e lo status di esportatore autorizzato), Daniele Candolini e Olivo Pascoli (sull’impatto della Brexit nel settore delle accise).

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Lidl nella classifica delle aziende migliori in cui lavorare in italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

Lidl, catena di supermercati leader in Italia con oltre 15.000 collaboratori su tutto il territorio nazionale, ha ricevuto dal Great Place to Work Institute il riconoscimento di “Best Workplace 2019” nella categoria Large Companies. L’Istituto Internazionale che certifica le aziende capaci di creare un ambiente di lavoro eccellente, ha inserito Lidl nella prestigiosa classifica confermando il primato di unica azienda per il settore GDO nella top 10. Il riconoscimento, ricevuto dall’Insegna per il quinto anno consecutivo, è stato annunciato lo scorso venerdì sera, nella cerimonia ufficiale di premiazione che si è tenuta presso il Megawatt Court a Milano.Il Great Place to Work Institute ha valutato le Aziende intervistando a campione circa 40.000 collaboratori attraverso l’indagine Trust Index, che analizza la fiducia accordata dai dipendenti, il grado di orgoglio nei confronti dell’organizzazione e il livello di correttezza dei rapporti tra colleghi. Lidl Italia si è distinta per le proprie politiche di valorizzazione delle risorse in ambito HR forte anche dei recenti impegni di welfare presi dall’Azienda, come commenta Roberto Eretta, Amministratore Delegato Risorse Umane di Lidl Italia.

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L’innovazione in azienda passa dal nuovo IT manager

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Oltre 300 professionisti formati negli ultimi due anni e un programma che è sempre più dedicato alla creazione del nuovo IT manager. L’AcademIT, progetto formativo che nasce in Nordest Servizi, azienda di Udine leader nei servizi informatici oggi parte del gruppo Eurosystem, lancia tre nuovi appuntamenti per la creazione delle nuove professionalità di chi lavora nel settore dell’information technology: il corso “CIO First” strutturato in due edizioni (Udine e Treviso) di quattro giorni l’una e due webinar sui temi dell’allineamento business-IT e della sicurezza informatica si propongono infatti di formare gli IT manager dell’era 4.0. Il filo conduttore è sempre la digitalizzazione. «La digitalizzazione è un processo irreversibile, che è andato e andrà a interessare progressivamente tutte le aziende. Da quelle che operano in ambito produttivo a quante lavorano nel campo del marketing fino a chi si occupa di supply chain, tutte sono chiamate ad adeguare il loro modello di business secondo la visione portata dalla rivoluzione del digitale», premette Mauro Sarti, formatore di Nordest Servizi e responsabile dei programmi di AcademIT. «Al professionista che si occupa di IT all’interno di un’azienda non vengono più – ed esclusivamente – richieste delle competenze prettamente tecniche, ma anche e soprattutto un approccio sempre più manageriale, ovvero essere partecipe e interprete del processo di business della stessa azienda. È un cambio di prospettiva necessario che arriva a formulare una nuova professionalità per l’IT manager». Una visione che AcademIT condivide con CUOA Business School, una delle principali scuole di management d’Italia, che dal 2011 lavora con uno specifico centro di competenza e un’offerta formativa dedicata, per creare consapevolezza del valore strategico della funzione ICT, privilegiando un approccio manageriale e di business per integrare le elevate skills tecniche dell’ICT con spiccate doti manageriali. «Un centro di formazione di elevato valore con il quale abbiamo delineato per la seconda metà del 2019 una collaborazione in tema di percorsi formativi per l’IT manager del futuro», conclude Sarti.Il corso “CIO First” è in programma per la zona di Udine il 14, 21, 28 marzo e 2 aprile; per la zona di Treviso invece è previsto il 4, 9, 11 e 18 aprile. Nelle quattro giornate di aula, ciascuna da otto ore di lezione, si parla di strategie, organizzazione, valutazione e innovazione nell’ottica di fornire tutti gli strumenti necessari per dare corpo alla nuova professionalità dell’IT manager. «Dando voce a chi si occupa di IT in azienda, viene proposto un percorso formativo concreto», prosegue Sarti. «La docenza è affidata ad un CIO evoluto; un professionista come Cristiano di Paolo, CIO del Gruppo Pittini, che ha già affrontato questi temi all’interno della sua azienda ed è in grado di passare dalla teoria alla pratica con esempi concreti; un manager che parla la lingua dei manager».
Ad aprire le quattro giornate il tema delle strategie: ovvero come il comparto IT deve allinearsi alle esigenze dell’azienda. «Questo significa avere una visione più ampia: spostarsi dalla “macchina” al modello di business per far crescere l’azienda», sottolinea Sarti. La seconda giornata è dedicata all’organizzazione per rendere i processi più semplici e fluidi; la terza alla valutazione perché, come ricorda il referente di Nordest Servizi, «occorre avere dei parametri di confronto per fare valutazioni corrette». Da ultimo, l’approccio all’innovazione. «Innovare non è seguire la tecnologia, ma scegliere tra le moltissime e continue evoluzioni quella che meglio fa al caso nostro. Sempre con l’obiettivo di rispondere alle esigenze di business dell’azienda».Sono invece due i webinair che l’AcademIT di Nordest Servizi ha in programma. Il primo, previsto già oggi mercoledì 13 marzo (dalle 15 alle 16) dal titolo “Allineare business e IT” punta a migliorare i processi e l’organizzazione dell’azienda attraverso implementazioni tecnologiche. «Il reparto IT è un centro di investimento e non di costi», osserva Sarti. «Con Davide Toniolo, IT manager di Battistolli SpA, parliamo di soluzioni che hanno risposto a specifiche esigenze di business: assolvere a reali richieste di operations portando risposte congruenti e metodologie efficaci e sostenibili è un traguardo per tutti gli IT manager».Il secondo, previsto il 17 aprile (dalle 15 alle 16), affronta il tema della sicurezza informatica perché le aziende sono oggetto di minacce quasi sempre trascurate. In “Perché il Deep web è una minaccia?” Athos Cauchioli, ex hacker, oggi consulente aziendale sulla cybersicurezza, guarda allo stato di salute del proprio IT, rintracciando problemi esistenti e potenziali su cui intervenire non solo con l’implementazione di tecnologie, ma anche (e soprattutto) facendo formazione.

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La maggior parte delle aziende perde valore con la cessione di asset

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Secondo il Divestment Performance Monitor di Willis Towers Watson, realizzato in collaborazione con Cass Business School, più della metà delle aziende che hanno effettuato cessioni di asset dal 2010 a oggi hanno perso valore azionario.Il nuovo database globale analizza l’andamento del prezzo delle azioni delle aziende che cedono asset, da sei mesi prima dell’annuncio dell’operazione fino a sei mesi dopo il completamento.Matteo Fiocchi, Head of Executive Compensation and Strategic Reward di Willis Towers Watson, ha dichiarato: “Le cessioni rappresentano una parte cruciale, ma spesso trascurata, della definizione del portafoglio di attività di un’azienda, offrendo un’opportunità reale per conseguire una redditività più alta grazie a un’assegnazione migliore dei capitali, una maggiore attenzione sulle attività principali e più fondi da investire per crescere. Tuttavia, i nostri dati mostrano che le aziende che cedono asset continuano a faticare nella creazione di valore per gli azionisti, in quanto spesso gli investitori tendono a valutare negativamente le aziende che non hanno strategie di lungo termine convincenti”.
Lo studio di Willis Towers Watson, che prende in esame le aziende che cedono alcuni asset sia a aziende quotate sia a compratori privati, ha rilevato anche che:
· Le difficoltà nel creare valore a valle delle cessioni nel corso dell’ultimo decennio sono state riscontrate in tutte le aree geografiche, a prescindere dalle dimensioni degli accordi e dai settori di attività.
· Un’analisi dello studio ha mostrato che il valore creato dalla minoranza di aziende che hanno effettuato le cessioni con successo (2.000 miliardi di dollari di performance sopra la media dal 45% di aziende cedenti) ha superato marginalmente la performance negativa della maggioranza che ha chiuso in perdita (1.900 miliardi di dollari dal 55% di aziende cedenti).
· Tra il 2010 e il 2018, le cessioni verso gli acquirenti private equity, con un calo del 3,3%, hanno vissuto una performance peggiore di quelle verso le aziende acquirenti, calate del 2,2%. Questo può essere in parte spiegato dal fatto che gli acquirenti private equity si rivolgono ad aziende cedenti con maggiori difficoltà, e che dunque possono avere rendimenti più bassi; inoltre, i team di negoziazione degli acquirenti private equity tendono ad avere team per le transazioni più specializzati e che trattano un flusso maggiore di accordi, permettendo loro di negoziare con maggiore aggressività. Al fine di ottimizzare il valore e garantire che gli acquirenti non vincano a loro spese, riteniamo che le aziende cedenti trarrebbero vantaggio da una pianificazione più accurata e dalla preparazione delle attività per la vendita.Lo studio mostra anche che molte delle cessioni con migliori prestazioni sono state spin-off, che sono spesso giustificate dalla volontà di separare un’azienda di successo dalla casa madre per mettere in risalto il suo valore come azienda indipendente. Secondo Willis Towers Watson, questo dimostra l’importanza della preparazione pre-deal e dell’impegno dei business leader, all’interno e all’esterno dell’aziende, nel promuovere le ragioni della vendita e dimostrarne così il valore e le prospettive anche per l’attività che non viene ceduta.Matteo Fiocchi, Head of Executive Compensation and Strategic Reward di Willis Towers Watson ha dichiarato: “La creazione di valore dagli accordi di cessione non è automatica. In condizioni di mercato difficili, quanto un’azienda possa guadagnare o perdere dipende molto da quanto l’approccio all’operazione sia ponderato. Lato vendita, investire le giuste risorse per eseguire la due diligence, preparare l’attività per la cessione e costruire una solida impalcatura logica che motivi l’operazione è fondamentale per attirare migliori potenziali acquirenti. Questi faranno offerte migliori per un accordo che ritengono possa creare più valore per loro, e saranno in una posizione meno forte nelle negoziazioni con un’azienda cedente che si sia preparata con cura. Ciò è particolarmente vero quando si tratta di acquirenti private equity, che vantano notevoli competenze in materia di fusioni e acquisizioni e un’esperienza nelle negoziazioni aggressivUna volta identificato un potenziale acquirente per la cessione, è altrettanto importante mantenere motivati i manager comunicando il loro valore per l’azienda, rafforzando la sensazione di opportunità derivante dall’operazione e infondendo la massima fiducia possibile tramite il giusto riconoscimento della loro performance. Ciò avrà un impatto positivo sull’organizzazione e sul successo dell’operazione”. (by Daniela Pradella)

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Trecentomila aziende italiane hanno raggiunto i massimi livelli di affidabilità

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Nel 2018 sale al 5,3% il numero di aziende italiane che meritano il titolo CRIBIS Prime Company, ovvero poco più di 300 mila imprese a cui CRIBIS, società del Gruppo CRIF specializzata nella business information, riconosce il massimo livello di affidabilità dal punto di vista delle relazioni commerciali. Nel 2017 la percentuale delle CRIBIS Prime Company era del 4,6%.Il Nord Est si conferma l’area geografica con la percentuale più elevata (8,9%) di CRIBIS Prime Company sul totale delle aziende attive sul territorio, con il Trentino-Alto Adige al primo posto (11%), seguito dal Veneto (9%) e dal Friuli-Venezia Giulia (8,4%). Più bassa l’incidenza al Sud dove sul totale di aziende presenti, le CRIBIS Prime Company rappresentano soltanto il 2,2%, e Sicilia (1,88%) e Campania (1,65%) sono agli ultimi posti.A livello provinciale la più alta concentrazione di imprese affidabili dal punto di vista commerciale si registra a Trento (15,9%). Al secondo posto si trova Sondrio (12,9%) seguita a breve distanza da Belluno, (12,3%). Al Sud il minor numero di CRIBIS Prime Company si trova a Napoli e Caserta (entrambe con una percentuale dell’1,3) seguite da Caltanissetta (1,4%).
Il riconoscimento CRIBIS Prime Company costituisce il massimo livello di valutazione dell’affidabilità commerciale di un’organizzazione ed è rilasciata solo ed esclusivamente ad aziende che mantengono costantemente un’elevata affidabilità economico-commerciale e sono virtuose nei pagamenti verso i fornitori.
Dal punto di vista settoriale, la percentuale più alta di CRIBIS Prime Company fa capo al macro-settore Industria e produzione, con l’11,8%, seguito dai servizi con il 6,6%. Situazione meno positiva per il settore dell’Edilizia che ha il minor numero di imprese virtuose, il 2,4% del totale. Secondo l’analisi stilata da CRIBIS le aziende fondate prima del 1951 sono quelle più affidabili con una percentuale del 18,9%, mentre quelle più giovani (imprese nate tra il 2011 e il 2019) sono le meno affidabili, solide dal punto di vista commerciale con solo lo 0,9% sul totale. (by Luigi Santo)

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Pernigotti: cinque aziende italiane interessate alla divisione gelati

Posted by fidest press agency su martedì, 12 marzo 2019

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) Sono cinque e tutte italiane le aziende interessate a rilevare la divisione I&P di Pernigotti, impegnata nella produzione e commercializzazione di preparati per gelaterie artigianali e pasticcerie. La vendita del ramo d’azienda è stata decisa durante il Consiglio di amministrazione che si è tenuto lo scorso 14 dicembre e l’incarico è stato affidato a Vitale e Associati spa. Le trattative, come risulta a Radiocor, sono in corso e nel giro di sei settimane dovrebbe concludersi l’accordo con una delle cinque aziende candidate. Prosegue anche la ricerca di acquirenti per Pernigotti, i cui dipendenti sono dal 5 febbraio in Cassa integrazione. Il 20 marzo a Roma ci sarà un incontro tra l’advisor Sernet e le aziende interessate a rilevare l’impianto (il marchio la proprietà turca non intende alienarlo). I pretendenti sarebbero tre, tutti terzisti. Tra questi una importante cooperativa di Torino impegnata nell’alimentare e Laica, azienda del novarese specializzata nella produzione di cioccolato. Non è tramontata l’ipotesi che a rilevare l’azienda possa essere un fondo indiano menzionato più volte anche in passato. Il fondo sarebbe però interessato a rilevare anche il marchio. (by Maria Luisa Chioda)

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Riforma PAC. Greenpeace: “bisogna tutelare ambiente e piccole aziende agricole”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

«Gli allevamenti intensivi sono un problema per il clima e per l’ambiente e spingono le aziende agricole di piccola dimensione fuori dal mercato, come dimostrato dal nostro rapporto ‘Soldi in pasto agli allevamenti intensivi’. Con il voto di oggi i deputati europei propongono alcuni passi concreti per cambiare l’attuale sistema della Politica Agricola Comune (PAC). Anche la Commissione Agricoltura Ue dovrà seguire una direzione analoga per proteggere il Pianeta e aiutare le piccole aziende agricole». A dichiararlo Federica Ferrario, responsabile Campagna Agricoltura di Greenpeace Italia, dopo che la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo si è espressa a favore di una maggior protezione dell’ambiente e del benessere degli animali nell’ambito della nuova PAC (2012-2027).Gli eurodeputati hanno votato oggi per limitare i finanziamenti alle aziende zootecniche che superano una determinata densità negli allevamenti e per fissare obiettivi chiari per ridurre la densità complessiva. La Commissione Ambiente ha votato, inoltre, per bloccare i sussidi ai grandi allevamenti intensivi che non rispettano i principi di base del benessere animale e ha proposto di aumentare i finanziamenti riservati alle misure di salvaguardia per il clima e l’ambiente.«La direzione è quella giusta – commenta Ferrario – ma mancano ancora alcuni elementi cruciali per il necessario cambio di rotta della Politica Agricola Comune: destinare i fondi pubblici per sostenere e accompagnare agricoltori e allevatori verso una produzione basata su metodi ecologici, ridurre la quantità complessiva di animali allevati, aumentare la qualità, preservare l’ambiente e garantire il sostentamento di agricoltori e comunità rurali, e non solo di pochi attori industriali. Se si fosse agito in questo senso già da prima, i pastori sardi che oggi lottano per la loro sopravvivenza avrebbero avuto un strumento in più di salvaguardia», conclude Ferrario.La Commissione Agricoltura europea si esprimerà nel merito il 6 o 7 marzo e ad aprile la riforma dalla PAC dovrebbe essere discussa nella plenaria del Parlamento Ue.

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Le aziende che hanno investito per salvaguardare la privacy delle informazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 gennaio 2019

Secondo lo studio globale Cisco 2019 Data Privacy Benchmark Study, le aziende che hanno investito per salvaguardare la privacy dei dati sensibili, stanno ottenendo benefici di business tangibili, confermando dunque il legame esistente tra questi due elementi. Gli intervistati che hanno preso parte allo studio confermano infatti minori ritardi nelle vendite così come un numero inferiore di violazioni e di relative perdite economiche. Il regolamento Europeo sulla protezione dei dati, noto come GDPR, che intende rafforzare la protezione dei dati personali e della privacy dei residenti europei, è entrato in vigore nel maggio del 2018. Le aziende di tutto il mondo hanno lavorato assiduamente per essere pronte in ottica GDPR. Secondo il report Cisco 2019 Data Privacy Benchmark Study, il 59% delle aziende ha dichiarato di aver soddisfatto tutti o la maggior parte dei requisiti, il 29% prevede di farlo entro un anno mentre per il 9% ci vorrà oltre un anno. “Quest’anno in particolare, riservatezza e privacy dei dati sono stati aspetti molto importanti. Il dato è la nuova valuta e, mentre il mercato evolve, le aziende ottengono benefici di business reali dai propri investimenti nella protezione dei dati,” ha commentato Michelle Dennedy, Chief Privacy Officer di Cisco. “In Cisco, crediamo fortemente sia nella protezione dei nostri clienti che nella creazione del successo aziendale grazie all’ottimizzazione del valore dei dati e alla diminuzione del rischio”. I clienti vogliono sempre più che i prodotti e i servizi implementati forniscano l’adeguata salvaguardia della privacy. Tali aziende, che hanno investito nella riservatezza dei dati per soddisfare i requisiti del GDPR, hanno subito minor ritardi nelle vendite ai clienti esistenti: 3,4 settimane rispetto a 5,4 settimane per le aziende meno pronte in ottica GDPR. Nel complesso, il ritardo medio nelle vendite ai clienti esistenti è stato di 3,9 settimane, in calo rispetto alle 7,8 settimane registrate un anno fa. Le aziende pronte per il GDPR hanno indicato una minor incidenza delle violazioni dei dati, un minor numero di record coinvolti in incidenti legati alla sicurezza e tempi inferiori di inattività del sistema. Inoltre, la probabilità di subire una perdita finanziaria significativa a causa di una violazione dei dati è stata molto inferiore. Oltre a ciò, il 75% degli intervistati ha dichiarato di aver ottenuto diversi benefici dagli investimenti fatti nella salvaguardia della privacy, che includono maggiore agilità e innovazione derivanti da un adeguato controlli dei dati, nonché vantaggio competitivo e maggiore efficienza operativa grazie a una pronta organizzazione e classificazione dei dati.

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«Humans Wanted: Robots Need You»

Posted by fidest press agency su martedì, 29 gennaio 2019

La ricerca di ManpowerGroup «Humans Wanted: Robots Need You» rileva che l’87% di aziende nel mondo e il 94% in Italia ha pianificato di aumentare o mantenere la sua forza lavoro per il terzo anno consecutivo come effetto dei processi di automazione adottati all’interno. Il report, presentato a Davos nell’ambito del World Economic Forum, ha coinvolto 19.000 datori di lavoro in 44 paesi sul tema: quale impatto avrà l’automazione industriale sui posti di lavoro nei prossimi due anni.“Il focus sul timore che i robot possano eliminare lavoro per gli esseri umani sta distogliendo l’attenzione dal vero problema”, ha affermato Jonas Prising, Presidente e CEO di ManpowerGroup. “È vero che sempre di più i robot vengono impiegati a supporto di attività umane, ma queste tuttavia rimangono. Non possiamo fermare l’evoluzione tecnologica ed è nostra responsabilità come leader diventare «Chief Learning Officers» e individuare le migliori soluzioni per integrare il lavoro umano con quello delle macchine.”Inoltre, la ricerca «Humans Wanted: Robots Need You» evidenzia come la domanda per competenze informatiche stia crescendo in modo significativo e veloce: il 16% delle aziende prevede di incrementare il personale nelle mansioni IT.

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Lavoro, in Italia 193mila posti vacanti: “1 su 3 non sarà mai occupato”

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 gennaio 2019

Milano. Checché se ne dica ad oggi in Italia ci sono aziende floride e di successo, che stanno ricevendo una pioggia continua di ordini sia dal nostro Paese che dall’estero e che necessitano urgentemente di nuova forza lavoro. Nonostante questo, quelle stesse imprese talvolta non riescono a lavorare a pieno regime, e si trovano perfino a bloccare gli ordini e a tenere spenta gran parte dei macchinari.
Questo accade perché tante piccole, medie e grandi aziende che non riescono a soddisfare la propria fame di talenti. Dice bene infatti il leader degli industriali Vincenzo Boccia quando afferma che «l’Italia non ha materia prime, ma ha capitale umano, conoscenza e talento, e su questo dobbiamo puntare per costruire il futuro del paese». Il problema è che spesso – troppo spesso – le conoscenze ci sono, ma non sono quelle giuste.Tutto questo, in un Paese che esce da una forte crisi economica e che continua a sbattere contro un altissimo tasso di disoccupazione giovanile, sembra davvero paradossale. Eppure è proprio così.«Le imprese trainanti la ripresa hanno ricominciato ad assumere, ma incontrano di frequente delle serie difficoltà nell’individuare dei candidati con le skills più adatte» spiega Carola Adami, founder e CEO della società di head hunting di Milano Adami & Associati, aggiungendo che «il mismatch tra offerta formativa e domanda delle imprese è un problema che rischia di formare un grave vuoto di competenze».A fotografare il ritardo accumulato dal nostro Paese nel formare specifici profili professionali ci pensa una recente indagine di Confindustria, presentata in occasione della venticinquesima giornata nazionale Orientagiovani. Stando a questo studio, nel triennio 2019-2021 saranno quasi 193mila i posti di lavoro vacanti nei settori dell’alimentare, ICT, meccanica, tessile, chimica e legno-arredo. Il problema, però, è che un terzo di questi lavoratori risulterà introvabile. È proprio questo il minaccioso ‘vuoto di competenze’ al quale ha accennato Adami.La soluzione a questa grave mancanza?
Alla luce di tuto questo diventa fondamentale, per le aziende di qualsiasi dimensione, affidarsi a dei veri specialisti per la ricerca del personale necessario, così da assicurarsi i migliori talenti disponibili sul mercato.
«Appoggiarsi a delle agenzie di selezione del personale esperte significa poter fare affidamento su un attento servizio di HR Investigation, il quale porta all’individuazione del profilo più idoneo in tempi brevi, a tutto vantaggio dell’azienda» sottolinea l’head hunter. In uno scenario in cui i talenti sembrano latitare, non riuscire a mettere le mani per primi su un candidato particolarmente preparato vuol dire lasciarlo alla concorrenza, e il danno rischia così di essere doppio.Nella maggior parte dei casi, i profili più difficili da individuare sono ingegneri, periti tecnici e operai specializzati, tanti ruoli non assegnati che rallentano le imprese non per mancanza di ordini, quanto per carenza di capitale umano.

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