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La ripartenza digitale è un volano per la crescita delle aziende?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 giugno 2021

Webinar AVM: 29 giugno 2021 – ore 15.30. Per la digitalizzazione delle attività delle micro, piccole e medie imprese italiane è fondamentale conoscere quali siano le reali opportunità in termini, per esempio, di contributi digitali, voucher connettività e 4.0, investimenti per la fibra ottica e altro ancora.Ma è davvero tutto chiaro, gli imprenditori sono al corrente delle varie iniziative che le istituzioni stanno mettendo in atto? Si parla molto di Decreto Semplificazioni, di PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e contributi a fondo perduto delle Camere di Commercio, ma tutto questo cosa offre realmente alle aziende? Sappiamo che il Governo è già al lavoro con l’obiettivo per il 2026 di portare la banda ultra larga su tutto il territorio nazionale; per le imprese diventa strategico essere pronte a questo appuntamento avendo creato una rete aziendale in grado di rispondere alle esigenze di oggi e dei prossimi anni.Il webinar AVM del 29 giugno alle ore 15.30 ha l’obiettivo di far chiarezza – grazie alla consulenza di Gabriele Matteo Fiorentini, avvocato esperto di diritto delle telecomunicazioni – su vari aspetti legati alla digitalizzazione. Nello specifico, si parlerà delle disposizioni legali e regolamentari in materia di scelta dei dispositivi di connessione, in termini di diritti per il consumatore ed economici, affinché le imprese siano correttamente informate e capaci di affrontare la ripartenza digitale comprendendo quali siano gli strumenti e potendo esercitare il diritto di scegliere la miglior dotazione che consenta di personalizzare la CPE (Customer Premises Equipment) per rispondere alle caratteristiche specifiche del proprio business.

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Lobbying e Advocacy, per ripartire sempre più aziende investono nella consulenza

Posted by fidest press agency su martedì, 8 giugno 2021

Le apprensioni legate alla pandemia stanno progressivamente lasciando spazio agli obiettivi della ripresa economica. La strategia e l’organizzazione all’interno delle aziende è diventata fondamentale in questa fase. Sempre più soggetti si stanno rivolgendo ai professionisti per il proprio posizionamento e l’analisi del quadro legislativo comunitario, nazionale e regionale. “Molte aziende stanno programmando la ripartenza, anche in correlazione a una crescita di cui tutto il Paese potrà beneficiare nei prossimi anni grazie al PNRR. È chiaro che gli attori che saranno in grado di leggere le prospettive a medio e lungo termine, riusciranno ad essere un passo più avanti rispetto agli altri. Negli ultimi mesi stiamo ricevendo un aumento della richiesta di consulenza strutturata che potremmo stimare attorno al 20%”. Così Claudio Di Mario, Founding Partner di ADL Consulting, società di consulenza strategica, public affairs e comunicazione istituzionale. L’azienda, partner del MIP Politecnico di Milano Graduate School of Business per la formazione executive, è specializzata in attività di digital lobbying, advocacy e change management.A livello strategico sono cambiate anche le priorità. Temi come quello della transizione ecologica e digitale investiranno tutte le organizzazioni: “Si tratta di priorità strategiche che sono seconde solo all’emergenza legata al piano vaccinale” – spiega Marialessandra Carro, partner di ADL Consulting – “Le attività di lobbying possono contribuire a migliorare la qualità di tutti i processi decisionali pubblici e in questa fase risultano fondamentali per interpretare e accompagnare alcune scelte legislative legate al PNRR di Next Generation EU. L’utilizzo innovativo, avanzato e dinamico di smart data, accompagnato da analisi robuste ed efficaci, rappresenta oggi una condizione indispensabile per prendere decisioni migliori”.In questa ripresa i professionisti dei public affairs si sono affidati sempre più a servizi di consulenza ed esperti esterni all’azienda per il monitoraggio legislativo e la verifica delle informazioni. Determinante è diventata anche la lettura degli open government data. Il tempismo nelle campagne di stakeholder engagement o di advocacy sarà un elemento capace di fare la differenza nella crescita, nel posizionamento, nella prevenzione e gestione delle crisi.I partner di ADL Consulting affrontano le opportunità del settore anche nel nuovo libro “Digital lobbying”. Un volume interamente dedicato alla gestione strategica delle relazioni istituzionali attraverso smart data e strumenti digitali per una migliore comprensione della realtà. Il testo, pubblicato da Carrocci Editore, è firmato da Marialessandra Carro e Claudio Di Mario, con la prefazione di Alberto Bitonti.Nel libro vengono presentate le sei fasi chiave del metodo di digital lobbying: monitoraggio, analisi, valutazioni strategiche, posizionamento, azione, valutazione dei risultati. Si analizza il valore dei canali digitali e della trasformazione dei big data in smart data. Vengono inoltre discussi gli asset di intelligenza artificiale, open data, sentiment analysis e le analisi applicate alle reti social come elementi chiave per il supporto alle decisioni dei vertici di imprese e organizzazioni.Un testo che si rivolge a un pubblico di professionisti dei public affairs, di organizzazioni private o del terzo settore, agenzie, consulenti, digital strategist e figure decisionali che operano all’interno dell’azienda sul capitale relazionale: asset strategico di ogni impresa che vuole portare le proprie strategie di lobbying e advocacy a un livello più avanzato, in una logica data-driven, strategica e misurabile. Un target è rappresentato da aziende medio-grandi, che mettono al centro della loro attività di rappresentanza degli interessi analisi basate sui dati e l’opportunità di prendere decisioni in modo rapido e coordinato.La società ha sviluppato inoltre il software KMIND® (Knowledge Management per il Public Affairs): una piattaforma unica e integrata che supporta le aziende nel gestire le loro relazioni con i decisori pubblici, in maniera trasparente e misurabile, mediante una dashboard di strumenti smart. Il software connette e analizza dati e informazioni provenienti dall’interno e dall’esterno del perimetro aziendale, grazie a un sistema di business intelligence che consente l’archiviazione e l’utilizzo dei dati a fini strategici.

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La lista delle aziende nelle quali crescere professionalmente in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2021

LinkedIn, il più grande network professionale online al mondo, annuncia oggi la lista Top Companies 2021 Italia, la prima in assoluto per il nostro Paese. La lista comprende le 25 aziende considerate dagli italiani come luoghi di lavoro che offrono le migliori prospettive di carriera.In questa prima edizione per l’Italia, circa il 50% delle aziende è di origine italiana o a partecipazione italiana, a partire da Intesa Sanpaolo e Generali, ai primi posti, oltre ad altre importanti aziende riconosciute anche all’estero come ENI, Leonardo, TIM, Enel e Banca Mediolanum.La lista completa delle Top Companies Italia 2021 comprende: Intesa Sanpaolo; Accenture; Stellantis; Generali; UniCredit; Comcast (Sky); Deloitte; STMicroelectronics; BNP Paribas; Eni; Leonardo; GSK; Capgemini; PwC; ABB; Reply; Enel Group; TIM; Volkswagen AG; Deutsche Bank; Banca Mediolanum; AXA; Essilor-Luxottica; Siemens; Johnson & Johnson.Per la compilazione della lista Top Companies 2021, la redazione di LinkedIn Notizie e i data scientist di LinkedIn hanno condotto un’analisi relativa alla percezione degli utenti su alcuni temi chiave, come ad esempio cosa significhi riuscire a costruirsi una buona carriera professionale e li hanno mixati con i dati unici dalla piattaforma LinkedIn. Allo stesso modo, sono stati presi in considerazione sette elementi fondamentali che esaminano le informazioni relative al rapporto delle aziende con i propri dipendenti, ciascuno dei quali rappresenta un importante indicatore di crescita all’interno della realtà aziendale:Capacità di avanzamento: monitora le promozioni dei dipendenti all’interno di un’azienda e tiene traccia di quando si trasferiscono in una nuova azienda, sulla base di qualifiche lavorative standardizzate.Sviluppo delle competenze: considera come i dipendenti dell’azienda acquisiscono competenze durante il periodo di assunzione, basate su competenze standardizzate da LinkedIn.Stabilità dell’azienda: monitora i tassi di abbandono nel corso dell’ultimo anno, nonché la percentuale di dipendenti che resta nell’azienda per almeno tre anni.Opportunità esterne: considera la strategia di contatto dei recruiter nei confronti dei dipendenti dell’azienda, indice della richiesta di lavoratori provenienti da tali aziende.Affinità aziendale: misura quanto è di supporto la cultura aziendale ed esamina il volume di collegamenti su LinkedIn tra i dipendenti, considerando le dimensioni dell’azienda. Diversità di genere: misura i livelli relativi alla parità di genere all’interno di un’azienda e delle sue filiali.Background accademico: considera la varietà dei livelli di istruzione tra i dipendenti, da nessuna laurea fino al possesso di un PhD, indice dell’impegno ad assumere un’ampia gamma di professionisti.Per essere ritenute idonee, le aziende devono avere in organico almeno 500 dipendenti nel Paese alla data del 31 dicembre 2020 e il tasso di riduzione del personale, comprensivo di dimissioni e licenziamenti, non deve essere superiore al 10% (in base ai dati di LinkedIn e agli annunci pubblici). Vengono classificate solo le società madri; le filiali controllate a maggioranza e i relativi dati sono inclusi nel punteggio totale dell’azienda madre. I conteggi dei dati vengono normalizzati in base alle dimensioni dell’azienda sull’insieme delle aziende idonee per la classifica. L’intervallo di tempo considerato va dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020. Tutti i dati vengono utilizzati in forma aggregata e/o anonima. Sono escluse tutte le aziende e agenzie di recruiting e per la ricerca del personale, gli istituti didattici e le agenzie governative. Sono escluse anche LinkedIn, la sua società madre Microsoft e le filiali di Microsoft.

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Nuova opportunità per le aziende dell’asse Spilimbergo-Maniago

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2021

Per loro vi è la possibilità di essere coinvolte nel progetto di Cross Fertilization che vede protagonisti da una parte il Consorzio NIP- Nucleo di Industrializzazione della Provincia di Pordenone e dall’altra la Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo. Si tratta di una collaborazione volta a favorire l’innovazione e il trasferimento tecnologico, attraverso la possibilità per i team di lavoro delle imprese manifatturiere del territorio di beneficiare dell’impulso creativo derivante da un contesto socio-culturale dinamico com’è quello della Scuola Mosaicisti del Friuli.La prima azienda che ha già colto questa opportunità è la SIAP Spa insediata proprio in Zona industriale NIP di Maniago, che rappresenta il centro d’eccellenza del Gruppo Carraro per la componentistica e l’ingranaggeria di qualità. Il Vicepresidente del Gruppo e Presidente di SIAP, Tomaso Carraro, ha infatti visitato la sede della Scuola Mosaicisti insieme a Paolo De Col, che non solo è Direttore Generale e Consigliere d’amministrazione di SIAP ma è anche consigliere del CDA proprio del Consorzio NIP. Un incontro stimolante che ha messo in luce come sia possibile combinare l’arte con lo sviluppo imprenditoriale del territorio.

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Percorsi di videoformazione on line da parte delle aziende

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2021

Com’è cambiata la formazione per le imprese durante il 2020, l’anno della pandemia? Quali sono gli strumenti utilizzati per la formazione a distanza? Quali le priorità da soddisfare per rimare al passo coi tempi in questa fase di emergenza sanitaria? A queste domande sono state chiamate a rispondere le imprese coinvolte nella survey Fòrema 2021. Lo studio annuale promosso dall’ente di formazione di Assindustria Venetocentro di Padova, diretto da Matteo Sinigaglia. Un’indagine incentrata sui cambiamenti nel mondo della formazione avvenuti nell’ultimo anno, l’anno dell’emergenza Covid-19. “La ricerca è stata completata a gennaio 2021. Ha coinvolto 104 aziende, +20% rispetto alla stessa ricerca effettuata ad inizio 2020”, spiega Roberto Baldo, responsabile delle attività finanziate di Fòrema. “Realtà rappresentative del sistema industriale e delle specializzazioni produttive venete. Coinvolte per il 47% piccole imprese, 39% medie imprese e per il 14 % grandi imprese. A queste è stato chiesto come il Covid abbia modificato i fabbisogni formativi rispetto allo scorso anno, come vengono valutate le nuove metodologie formative a distanza e alcune opinioni rispetto ad alcuni temi di frontiera. I settori coinvolti sono stati diversi, a partire dal metalmeccanico (quasi 50% degli intervistati), per proseguire con i settori moda, sport e calzatura, edilizia e costruzioni, cartotecnico, legno e arredo, alimentare, gomma e plastica, commercio e grande distribuzione, servizi innovativi e tecnologici”.Il 2020 è stato anche l’anno in cui i sistemi formativi hanno sperimentato le nuove modalità di erogazione dei percorsi. Dalla videoformazione sincrona (compresenza a distanza dei partecipanti), alle varie forme di elearning asincrono (pillole o tutorial online), all’implementazione di sistemi completi per la gestione del ciclo formativo (LMS – learning management system). L’approccio alla video formazione “in diretta” appare più semplice rispetto all’elearning asincrono (42% vs 35%), e in generale l’utilizzo dei nuovi canali non sembra rappresentare un ostacolo (solo il 16% li vede come un limite) alla formazione. Per le aziende manifatturiere i temi prioritari sono ancorati al mondo fabbrica. Dall’impatto della digitalizzazione dei processi (21%) e dall’esigenza di portarli ad efficienza (19%), ai conseguenti interventi di aggiornamento delle competenze del personale (20%). Il tema della sostenibilità è più sentito in questo rispetto al resto dei settori (16%). Il 2021 è anche l’anno del nuovo bilancio dell’Unione Europea e dei programmi di finanziamento che verranno messi a disposizione delle Regioni e dei Paesi membri. Secondo le imprese, l’utilizzo dei fondi per la formazione dovrà essere indirizzato prioritariamente alla riconversione professionale (reskilling) e apprendimento permanente (50% priorità alta o massima), alla qualità dell’offerta di competenze sul territorio (39%), all’inclusione sociale attiva dei gruppi svantaggiati (36%). Per contro i temi dell’accesso al mercato del lavoro e alle opportunità formative mostrano la minore incidenza relativa. FÒREMA Nata a Padova nel 1983 in seno all’Associazione degli Industriali con l’obiettivo di formare i propri associati, dal 2012 ha iniziato a concentrarsi nella formazione esperienziale applicata allo sviluppo delle persone.

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Con il COVID-19 e il climate change, cresce l’engagement di LGIM verso le aziende

Posted by fidest press agency su sabato, 3 aprile 2021

Legal & General Investment Management (LGIM), uno dei più grandi asset manager al mondo, ha pubblicato il suo decimo “Active Ownership” report annuale. La società rivela che nel corso del 2020 ha aumentato del 21% le azioni di engagement con le aziende e ha continuato a esercitare il suo diritto di voto a livello globale, opponendosi all’elezione di oltre 4.700 amministratori di società, con l’obiettivo di apportare cambiamenti positivi nelle aziende in cui investe. Il 2020 è stato un anno eccezionale per l’engagement. A marzo LGIM ha scritto alle aziende presentando suggerimenti costruttivi su come affrontare la pandemia in corso e i relativi lockdown, dal sostegno ai dipendenti alla raccolta di capitali. Oltre al crescente focus su temi quali la retribuzione dei dirigenti, la governance dei consigli di amministrazione e le disuguaglianze di reddito, la stewardship di LGIM ha continuato a far luce sulla diversity di genere ed etnica delle aziende, nonché sulla minaccia di lungo termine del cambiamento climatico. Nel 2020, LGIM ha ampliato i suoi UK Principles of Executive Pay per evidenziare che aumenterà i controlli su quelle società che hanno ricevuto sostegno dal governo o dagli azionisti – tramite capitale aggiuntivo o dividendi sospesi – o quelle che hanno effettuato licenziamenti del personale, ma hanno continuato a pagare bonus ai dirigenti. LGIM è stata coinvolta in 145 consultazioni sulle retribuzioni – rispetto alle 96 del 2019 – riguardanti le modifiche alle politiche da sottoporre agli azionisti alle assemblee generali del 2021 e le ulteriori incertezze sulla pandemia di COVID-19. Nel 2020, sono state 341 le proposte di adozione di una nuova politica retributiva presso le società del Regno Unito, ed LGIM ha espresso voto contrario per 128 (il 37,5%). Di queste, 82 (il 64%) riguardavano politiche con requisiti di partecipazione azionaria successiva all’uscita che non soddisfacevano i principi retributivi individuati da LGIM. All’inizio del 2020, LGIM ha annunciato la sua decisione di votare contro tutte le società in cui i ruoli di presidente del consiglio di amministrazione e CEO fossero congiunti e nel corso dell’anno ha votato contro 411 società in cui le due funzioni erano unite. Solo in Nord America, ha espresso voto contrario nei confronti di 280 amministratori con ruoli non separati e ha sostenuto 42 proposte degli azionisti che chiedevano un presidente indipendente.LGIM ha rafforzato il suo engagement sui temi della diversity nel 2020, lanciando campagne di alto profilo per promuovere una maggiore diversity etnica all’interno dei consigli, impegnandosi nel contempo sulla diversity di genere e di leadership in Giappone.

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Klarna ricerca nuovi talenti in Italia per la crescita del business

Posted by fidest press agency su martedì, 2 marzo 2021

A distanza di pochi mesi dal lancio di “Paga in 3 rate” in Italia e dall’apertura ufficiale della nuova sede di Milano, Klarna – leader globale nei servizi di pagamento e di acquisto, è alla ricerca di nuove figure da inserire nel team italiano per supportare il business in rapida crescita a livello sia locale, sia internazionale. I profili selezionati andranno a rafforzare i dipartimenti Engineering (per lo più Software Engineer), Commercial, Product Management e Service Delivery e molti altri in arrivo.Con 90 milioni di utenti e oltre 200.000 merchant a livello globale, dopo Stoccolma e Berlino, Klarna ha scelto Milano come sede del suo quarto tech-hub europeo, passando in pochi mesi da 10 a 72 persone nel team: esperti che si dedicano allo sviluppo di servizi nuovi nell’ambito degli acquisti e della gestione dei pagamenti digitali, per offrire ai brand soluzioni che semplifichino l’esperienza di shopping. Ospitati nel cuore del capoluogo lombardo, gli uffici di Klarna rispecchiano l’atmosfera moderna e cosmopolita della città, principale polo del fintech in Italia.
Combinando il respiro innovativo e lo stile unico che caratterizzano le realtà più all’avanguardia, Klarna ha scelto di investire sul capitale umano attraverso un piano di espansione che prevede di raddoppiare il suo organico entro il 2022, da inserire in un ambiente stimolante in grado di liberare il potenziale di ciascuno.La filosofia di Klarna si basa sull’idea che il successo si possa raggiungere mettendo a frutto i talenti delle persone: chi entra a far parte del team non viene vincolato a un ruolo predefinito, ma ha la possibilità di seguire un percorso di carriera atipico (irregular career path), spaziando in ambiti differenti sulla base delle proprie inclinazioni. Il comun denominatore per qualsiasi strada si scelga di intraprendere è l’elevata autonomia professionale e decisionale offerta da un approccio orientato al risultato, che prevede orari di lavoro flessibili.In Italia, Klarna propone fin da subito contratti di lavoro a tempo indeterminato, insieme a programmi di welfare aziendale e a una dotazione tecnica personalizzabile di primo livello. Inoltre, è previsto un percorso di formazione on-the-job che favorisce l’immediata crescita professionale e dà l’opportunità di mettersi alla prova in un ambiente lavorativo giovane, dinamico e internazionale. In tale contesto, la sede di Milano rappresenta un punto di riferimento, dove i colleghi possono confrontarsi e condividere idee o progetti nuovi per le implementazioni locali o globali.I candidati ideali sono in possesso di una buona conoscenza della lingua inglese e, per i profili in ambito engineering, di una comprovata esperienza nel settore (il diploma di laurea non rappresenta un requisito indispensabile).Per entrare a far parte del team di Klarna è possibile consultare i dettagli sulle posizioni aperte e inviare la propria candidatura compilando il form sulla pagina web dedicata.

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Proteggere aziende in difficoltà anche dalla criminalità

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2021

Roma – “Dalle cronache, anche di questi giorni, ma soprattutto dal costante dialogo con il mondo dell’imprenditoria, emergono situazioni sempre più complicate, storie difficili a cui la politica deve dare risposta. E va fatto ora. Non c’è più tempo. La contrazione economica del 2020 – secondo uno studio Banca d’Italia – Eurosistema, potrebbe comportare un aumento di 6.500 fallimenti, rispetto al livello fisiologico di 11.000, entro il 2022, con una quota significativa che si potrebbe materializzare già nel 2021. Quota che solo in parte verrebbe compensata dalla crescita prevista nel 2021 e 2022.Anche per questo nel Decreto Scostamento vanno inserite quelle misure “Salva Imprese” che, come MoVimento 5 Stelle, abbiamo predisposto da mesi.Sentire parlare di fallimenti pilotati, quando le aziende stanno vivendo un periodo di crisi gravissima, è desolante.Compito nostro è quello di supportare il tessuto economico, per farlo arrivare pronto alla ripartenza e per fare in modo che non siano altri ad occupare quelle quote di mercato importanti che si stanno liberando in questi mesi.Proprio in quest’ottica serve, da un lato, dare più tempo alle imprese per riorganizzarsi e, dall’altro, semplificare le modalità per accedere ai piani di risanamento e ai concordati. Perché alle misure per la liquidità, che abbiamo rifinanziato con la Legge di Bilancio ed ai ristori, che approveremo anche con il prossimo Decreto, serve accompagnare norme che evitino la chiusura delle imprese, e che anzi consentano ai nostri imprenditori di programmare, o riprogrammare, la loro attività. E serve, anche, a garantire la legalità.Far ripartire le imprese, vuol dire assicurare lavoro e far ripartire il Paese”. Così, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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I 10 consigli per proteggere la sicurezza dei dati di aziende e utenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2021

Ecco allora i 5 consigli degli esperti alle aziende per proteggere i dati gestiti:
NOMINARE UN DATA PROTECTION OFFICER In Italia i DPO formalmente incaricati sono circa 6mila: devono possedere competenze trasversali, legali e di organizzazione aziendale, poiché la normativa influisce sull’intera struttura organizzativa.
PROMUOVERE UNA CULTURA AZIENDALE DI ATTENZIONE AL DATO PERSONALE, tutte le aziende oggi dispongono di moltissimi dati personali di dipendenti e di clienti, è necessario sensibilizzare ad un uso corretto di queste informazioni attraverso workshop e policy precise e condivise.
ADOTTARE STRUMENTI E SOLUZIONI EFFICACI Dotare il DPO di strumenti organizzativi e tecnologici necessari a garantire l’efficacia del suo operato: non giocare al risparmio di risorse, poiché le sanzioni in caso di inadempienza sono davvero sostanziose.
PERSONALIZZARE IN BASE ALLE PROPRIE ESIGENZE Implementare una soluzione tecnologica che sia versatile e in grado di adattarsi alla realtà aziendale specifica: la GDPR cambia in base all’organizzazione, perciò non esiste una soluzione uguale per tutti.
LA TECNOLOGIA È IL VOSTRO PARTNER… VERSUS CRIME Per una gestione efficace e rapida della GDPR, la tecnologia dev’essere intuitiva e di facile implementazione: la norma è di per sé già molto complessa, se la tecnologia non aiuta a semplificare non porta risultati.
Infine, ecco i 5 consigli degli esperti dedicati agli utenti per tutelare la propria privacy in rete:
NON APRITE QUELLA MAIL Non aprire mai link e allegati nelle mail provenienti apparentemente da banche, poste e indirizzi sconosciuti in cui vengono richieste credenziali e dati personali.
PROTEGGI IL COMPUTER CON L’ANTIVIRUS Software antivirus e firewall aiutano a identificare le minacce e a proteggersi: ricordarsi di aggiornarli insieme al sistema operativo e al browser per mantenere alta la protezione.
PASSWORD COMPLESSE E AGGIORNATE IS THE ANSWER Utilizzare password complesse, non riconducibili ai propri dati, cambiandole con frequenza e non utilizzando la stessa per portali diversi.
SÍ AI SOCIAL, MA ATTENZIONE AI DATI Per non diventare complici dei malintenzionati, evitare di diffondere informazioni personali sui social network, come ad esempio foto dei propri documenti di riconoscimento.
SE IL SERVIZIO È GRATIS, IL PRODOTTO SEI TU Prestare attenzione ai cookie di profilazione e quando si clicca “acconsento”, in quanto si potrebbe autorizzare il trattamento dei dati per finalità di marketing indesiderate. By Matteo Gavioli

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Il 94% delle aziende italiane manterrà la piena retribuzione per i dipendenti in smart-working

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 dicembre 2020

Le imprese europee prevedono che nei prossimi tre anni un terzo (29%) dei propri dipendenti continuerà a lavorare da casa, con una riduzione contenuta rispetto al dato attuale (38%) determinato da pandemia e quarantena. Lo rivela la “Flexible Work and Rewards Survey” condotta da Willis Towers Watson. La survey mostra che, nonostante alcuni dipendenti torneranno negli uffici quando ci sarà maggiore sicurezza, il lavoro da remoto – che tre anni fa riguardava appena il 6% della popolazione aziendale – diventerà una trasformazione strategica sul lungo periodo. Molti dipendenti sono preoccupati che il lavoro da remoto comporterà una delocalizzazione in altri Paesi. Altri temono che i datori di lavoro li pagheranno diversamente in base al luogo in cui vivono – una mossa che alcune grandi aziende hanno dichiarato di considerare. Le prospettive per l’Italia sono leggermente migliori della media europea: dalla survey emerge che il 94% delle aziende (85% la media europea) pagherà i dipendenti che lavorano da remoto quanto quelli che lavorano in ufficio, a prescindere dal luogo di lavoro, mentre il 6% (5%) differenzierà invece la retribuzione in base a dove i dipendenti da remoto effettivamente vivono. Il 42% delle aziende ha poi affermato di non essere interessato a dove viene svolto il lavoro (39%). Le aziende tuttavia stanno considerando alcune delocalizzazioni del lavoro all’estero. Il 33% dei ruoli che adesso sono gestiti con un’organizzazione flessibile del lavoro sarà trasferito in altri Paesi nel corso dei prossimi tre anni (14%), mentre il 12% delle aziende afferma che non delocalizzerà alcun posto di lavoro di questo tipo (29%). Il 27% dei datori di lavoro non ha inoltre ancora una policy ufficiale per la gestione flessibile del lavoro (34%). “Il Covid ha accelerato bruscamente il passaggio già in atto verso il lavoro agile, e le aziende devono stare al passo. Le modalità con cui il lavoro è organizzato, come e dove viene svolto, e come è gestita la retribuzione sono ancora tutte basate sull’idea che il lavoro sia svolto in ufficio da Team su base geografica. Questo dovrà cambiare se le aziende vogliono continuare a prosperare” ha aggiunto Ciccarelli. “Le aziende ora devono fermarsi a esaminare il futuro assetto organizzativo e determinare come gestire al meglio la nuova forza lavoro agile. Molte imprese stanno rivedendo le politiche di remunerazione e studiando nuovi modi per motivare e coinvolgere i propri dipendenti”. Hanno partecipato 279 aziende in Europa occidentale, di cui 26 in Italia. È stata condotta tra settembre e ottobre 2020. Coloro che hanno risposto rappresentano circa 263 milioni di dipendenti, di cui 143.000 in Italia.

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Il Covid? In Borsa si sconfigge puntando sulle aziende familiari

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 dicembre 2020

A cura di Paolo Paschetta, Country Head Italia di Pictet Asset Management. Sono il 90% delle imprese attive in tutto il mondo e rappresentano quasi il 20% dell’indice MSCI ACWI. Una loro caratteristica distintiva consiste nell’essere intrinsecamente più resilienti nei periodi di crisi (come conferma una vasta letteratura accademica). Parliamo delle imprese familiari, solide e resilienti. Se è pur vero che a volte presentano dimensioni piccole e problemi di governance, in questo mare magnum rientrano anche storie di grande successo e gruppi che sono diventati veri e propri colossi, leader dei loro mercati di riferimento, come Amplifon, Hermès o la cinese NetEase. Molte vantano storie secolari, raccolte dall’associazione internazionale Henokiens e raccontate nei libri di management delle Università di tutto il mondo. La stessa Pictet AM rientra in tale circolo esclusivo, essendo una società familiare fondata più di 200 anni fa. E, per quanto non tutte le imprese familiari possano vantare una storia ultra-secolare, siamo in ricca compagnia: le aziende gestite dal fondatore o da una famiglia rappresentano, difatti, una parte importante di quelle che popolano i listini globali, oltre che l’ossatura dell’economia reale in molti Paesi: per esempio, in Francia sono l’80% del totale; in Germania il 90%, in Spagna l’83% e in UK l’80%. Un report dell’Economist, stima che le imprese familiari rappresentino più del 90% di tutte le imprese attive nel mondo. Secondo l’ultimo aggiornamento del Global Family Business Index, realizzato dall’Università svizzera di San Gallo insieme a EY, e che raccoglie le maggiori 500 società a controllo familiare in tutto il mondo, i Paesi più rappresentati in assoluto sono Stati Uniti (con 122 società), Germania (79), Francia (28), Hong Kong (21), Svizzera (19) e India (17). L’Italia è al settimo posto con 17 imprese familiari.In tutto, nel nostro Paese, l’Associazione delle aziende familiari (Aidaf) calcola che siano l’85% del totale e il 60% delle quotate (o il 25% in termini di capitalizzazione). Mediamente di piccola dimensione, ma in crescita negli ultimi dieci anni: quelle con fatturato sopra i 50 milioni pesano oggi per il 27,7% del totale, rispetto al 23,3% del 2007. Anche sul fronte della governance, le aziende familiari domestiche migliorano: se i leader ultra-settantenni sono aumentati di quasi dieci punti in percentuale a scapito di quella degli under 50 (oggi il 20,7% rispetto al 26,9% del 2007), è cresciuto anche il modello collegiale, ovvero la coesistenza al vertice di rappresentati di diverse generazioni: il peso di questa formula è passato dal 21,2% a oltre il 40% del 2007. E sono sempre più numerosi anche i manager professionisti. Il dato più interessante è tuttavia quello relativo alla maggior redditività: le imprese familiari sono riuscite a recuperare il terreno perso nel corso della crisi del 2008, facendo meglio delle altre tipologie di aziende. Un recente paper della Bocconi segnala che anche durante l’esplosione del Covid, nei primi sei mesi del 2020, in media hanno mostrato ritorni superiori del 10% rispetto alle aziende non familiari. Una gestione oculata delle finanze aziendali familiari favorisce la stabilità dell’attività e porta a mantenere un livello adeguato di liquidità e a non fare eccessivo ricorso all’indebitamento. Altri fattori, invece, meritano di essere spiegati più a fondo: “rinnovamento imprenditoriale” è, per dirla con le parole del professor Vogel, “il modo in cui la nuova generazione porta idee e metodi innovativi in un’azienda a conduzione familiare; una specie di processo naturale di rivitalizzazione”. Ragionando sul concetto di “filantropia e CSR”, Vogel analizza esempi recenti di aziende familiari che hanno rapidamente adeguato la produzione alle necessità del momento, una flessibilità che è più facilmente attuabile da imprese che hanno alla guida un singolo proprietario. Vogel nutre molta fiducia sul fatto che le aziende a conduzione familiare prospereranno nei prossimi anni, perché fondamentalmente hanno gli strumenti e le capacità per affrontare stravolgimenti e choc e per riemergere più forti della concorrenza, anche cambiando completamente business come, nella storia, le aziende familiari hanno spesso dimostrato di saper fare. diana.ferla@bc-communication.it, beatrice.cagnoni@bc-communication.it, federica.calvia@bc-communication.it,

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Cia-Agricoltori: oltre 1000 aziende pronte per consegne a domicilio in tutta Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2020

Oltre 1000 aziende, tra attività agricole e strutture agrituristiche di Cia-Agricoltori Italiani, pronte per la consegna a domicilio in tutta Italia, di materie prime fresche e di qualità, oltre che di piatti tipici contadini. L’organizzazione rafforza così la sua capillarità sul territorio per essere sempre più a servizio dei cittadini, di famiglie e anziani, in una fase di instabilità e di frammentazione tra le regioni, ora soggette a limitazioni, più o meno restrittive, per contenere il Covid. A 6 mesi dal lancio del portale dedicato alla consegna a domicilio “I Prodotti dal campo alla tavola”, Cia intende assicurare anche in vista delle festività natalizie che saranno, comunque, meno fuori casa, il necessario approvvigionamento alimentare in tutte le regioni del Paese, arrivando a supportare le aree rurali e più marginali, le periferie e i contesti con maggior disagio.Il presidio del territorio, resta per Cia, di cruciale importanza per la tenuta socioeconomica dell’Italia alle prese da una parte con nuovi livelli di povertà e oltre 2 milioni di famiglie a rischio e dall’altra, con il settore agricolo fiaccato da perdite reddituali importanti, soprattutto legate alle nuove misure restrittive per il canale Horeca (bar e ristoranti) che valgono una perdita di quasi 41 miliardi di euro per l’alimentare, in un Paese in cui un terzo dei consumi è, appunto, fuori casa. A sostegno di cittadini e imprenditori agricoli, Cia con il contributo delle sue associazioni – al femminile (Donne in Campo), giovani (Agia), pensionati (Anp), per la vendita diretta (la Spesa in Campagna) e agrituristica (Turismo Verde) – sta lavorando, dunque, affinché la spesa a km 0 sia tutelata e possa arrivare direttamente nelle case degli italiani in un momento in cui, non va assolutamente trascurato il valore di una corretta alimentazione con materie prime fresche e di stagione, ricette semplici anche emblema della dieta mediterranea. Carne, latte, frutta, verdura, olio, vino, pasta e tanto altro, ma anche piatti per il weekend preparati dagli Agrichef, sono con Cia, sempre online sul portale dedicato (https://iprodottidalcampoallatavola.cia.it/) e facili d’acquistare. Bastano pochi secondi per individuare la regione d’interesse, l’azienda più vicina e procedere con la richiesta dei prodotti, che gli agricoltori consegneranno nel pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie.

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Value in Italia, ora più che mai: ecco le aziende più resilienti

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2020

A cura di Antonio Amendola, co-gestore di Italia ed Europa di AcomeA SGR. Nelle ultime settimane, la seconda ondata di contagi in Europa e gli spettri di un secondo lockdown tengono i mercati con il fiato sospeso. In questo ambito, gli investitori si stanno posizionando nuovamente sui cosiddetti “safe asset”, che in ambito azionario si traducono in quei titoli “quality” che continuano a registrare nuovi massimi nonostante l’elevato posizionamento del mercato.Sicuramente le dinamiche macroeconomiche e le politiche delle banche centrali non cambieranno nel brevissimo periodo, ma avere un portafoglio totalmente investito in titoli con caratteristiche growth può presentare notevoli rischi. Ovviamente è impossibile prevedere il periodo esatto di inversione dello stile, ma proprio per questo motivo sarebbe opportuno iniziare gradualmente a drenare risorse (magari ad intervalli cadenzati) da uno stile all’altro.Gli ultimi giorni potrebbero essere un ipotetico buon punto di ingresso, sulla base di un accurata selezione di titoli affidata ad una gestione attiva.Mai come in questa fase storica le valutazioni e le previsioni degli analisti sono altamente incerte, data l’unicità del momento e la poca visibilità a breve termine da parte delle società. Questo ci porta ad analizzare le società sulla base della loro resilienza e sostenibilità del business a nuovi ed improvvisi shock, come un potenziale lockdown dell’economia.Dell’universo investibile italiano (escluso i finanziari) abbiamo quindi generato un punteggio sulla base delle seguenti variabili: – Debito netto (escluso i leasing operativi) – ROE medio degli ultimi 5 anni – Cash&Cash Equivalent rispetto al debito a breve termine – Performance da inizio anno – Roic / Wacc ratio: la capacità di avere una redditività superiore al costo del capitale. Lo scopo è quindi quello di individuare (in prima battuta a livello quantitativo), le società che nonostante le performance, godono di una solidità finanziaria tale da poter resistere ad uno shock come quello di marzo 2020. Non solo, la selezione di queste società deve tenere conto anche di un livello di redditività medio accettabile, in quanto auspicabilmente tenderanno a quei valori in un futuro prossimo. Infine, anche la presenza cassa in eccesso potrebbe rivelarsi un fattore chiave per una crescita organica nel medio periodo.

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“Candidatura Calenda inesistente, non riuscì a risolvere crisi di aziende strategiche per Roma”

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2020

“Calenda, leader di una forza politica inesistente sia in parlamento che nella Nazione, si candida a Roma in cerca dei riflettori dei media, sapendo già di esprimere una candidatura “inutile”. Sotto la sua guida, il Mise non riuscì a risolvere gravi crisi industriali come la chiusura della sede romana di Sky e la grave crisi di Alitalia, che vedeva tante famiglie romane occupate. I dati del suo dicastero sono fra i peggiori: a febbraio 2018 ha lasciato più di 160 tavoli di crisi aziendale aperti, con più di 180 mila lavoratori abbandonati a sé stessi.” Così il deputato FDI Federico Mollicone.

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Secursat Srl annoverata tra le migliori 400 aziende in Italia per crescita di fatturato

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

Lo studio dell’Istituto Tedesco Qualità e Finanza, giunto alla sua terza edizione, individua le aziende italiane in maggiore espansione economica. Ben 12.000 le aziende candidate ad un posto in classifica, che hanno partecipando inviando il proprio bilancio e dimostrando di possedere tutti gli stringenti requisiti e criteri di ammissione. 400 le migliori, tra cui Secursat, con una crescita del 15.8 % del fatturato tra il 2016 ed il 2019. La dettagliata indagine ha così messo in luce molte delle eccellenze dell’imprenditoria italiana, soprattutto del Centro-Nord – Secursat ha sede legale ad Asti e sedi a Milano e Roma – che, nonostante un quadro macroeconomico difficile e di prolungata crisi quale quello del triennio considerato, hanno registrato uno sviluppo notevole e un buon livello di onorabilità, indipendenza economica, sviluppo organico e capacità a competere a livello internazionale. Giustamente orgogliosa del successo economico ottenuto, che si è tradotto naturalmente, e per tutte le quattrocento aziende della classifica, anche in un incremento di posti di lavoro, Secursat ha assecondato questo trend anche durante il difficile periodo, tuttora in corso, dell’emergenza da Covid-19. Lo ha fatto anche incanalando le sue energie nel fornire risposte ai bisogni di consulenza e servizi in tema di sicurezza secondo un proprio originale modello di business, che unisce procedure di comportamento e tecnologia. Il Ceo di Secursat, Giuseppe Calabrese, lo ha raccontato anche recentemente in un convegno dedicato alla governance umana dell’Intelligenza Artificiale, a Roma, dove ha indicato quali siano le linee ispiratrici dei protocolli ideati da Secursat. Se le strategie economiche e politiche oggi sono inevitabilmente basate sull’analisi dei dati e dei comportamenti e su un uso non sempre trasparente della Rete, va perseguito per Calabrese l’equilibrio tra questo ed il diritto di protezione delle sfere di diritti individuali e collettivi, della privacy e della sicurezza personale. Gli strumenti digitali, l’intelligenza artificiale, le app possono in questo senso diventare presupposto per un più facile scambio di servizi ed informazioni e per immaginare/progettare modelli per rendere il mondo più sicuro, che è poi la mission di Secursat.

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LGIM aumenta la pressione sulle aziende affinché affrontino il rischio climatico

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

Londra. Legal & General Investment Management (LGIM), uno dei maggiori asset manager al mondo, ha pubblicato oggi il suo Climate Impact Pledge annuale, ampliando le ambizioni del suo programma di engagement.Utilizzando metriche quantitative, compreso il modello climatico proprietario di LGIMi, i rating climatici per oltre 1.000 aziende all’intero di settori chiave saranno pubblicamente disponibili attraverso un sistema a “semaforo” sul sito web di LGIM. Vi sarà un aumento di più di dieci volte delle società coperte: le aziende selezionate sono responsabili di oltre il 60% delle emissioni di gas serra provenienti da società quotate. Le aziende il cui punteggio sarà inferiore agli standard minimi di LGIM, ad esempio quelle che mancano di una disclosure completa sulle emissioni o delle principali certificazioni di sostenibilità – saranno soggette a voto contrario e alla possibilità di disinvestimento da fondi selezionati. LGIM intende “aumentare” il rigore dei suoi standard e delle sue sanzioni nel tempo. Questo annuncio arriva dopo che un’analisi indipendente ha evidenziato il forte ruolo di LGIM nell’esercizio dei diritti di voto: la società è uno dei principali sostenitori delle risoluzioni degli azionisti legate al cambiamento climatico rispetto ai 12 maggiori gestori patrimoniali al mondoii.Nel 2016, LGIM ha intrapreso azioni di engagement con circa 80 delle più grandi aziende nei settori dell’energia, dei trasporti, del food retail e finanziario, rispetto alla forza delle loro strategie per la sostenibilità. Le aziende con le migliori best practices sono state rese note pubblicamente, mentre LGIM ha votato contro e disinvestito dalle aziende con scarsi risultati sul clima, tra cui ExxonMobil, dalla sua gamma di fondi Future World. Il programma ha contribuito ai passi avanti intrapresi da aziende come Dominion Energy, inoltre LGIM ha annunciato che la casa automobilistica giapponese Subaru – precedentemente nella sua lista di esclusione – sarà ora reintegrata nei suoi fondi Future World a seguito dei miglioramenti negli obiettivi di emissione e nella disclosure.Dal 2016, è diventato sempre più evidente e riconosciuto che il raggiungimento di zero emissioni nette di carbonio a livello globale entro il 2050 sia il percorso ideale per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul cambiamento climatico. Alla crescente urgenza del tema si è dato risposta attraverso miglioramenti significativi nella disponibilità di dati e analisi sul clima nel mercato. Alla luce di questi cambiamenti, LGIM sta ora rafforzando il suo impegno sull’impatto climatico attraverso una copertura ampia e un commitment concentrato sia sulle politiche sia sulle aziende rispetto alla sfida delle emissioni nette zero.

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Nel Lazio il fatturato 2019 delle aziende di vendita a domicilio

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

E’ stato di 123 milioni 813 mila euro (pari al 7,8% del totale nazionale), mentre i venditori operanti nella regione sono stati 13.779 (il 9,4% del totale). Questo fa del Lazio la prima regione del Centro Italia per fatturato e per numero di venditori secondo i dati annuali elaborati da Univendita, la maggiore associazione di categoria del settore con 1,587 miliardi di fatturato complessivo e 146mila venditori. Il Centro Italia rappresenta il 17,3% del fatturato delle aziende di Univendita. Dopo il Lazio, per quanto riguarda il fatturato, la seconda posizione è occupata dalla Toscana (92 milioni 66 mila euro, 5,8% del totale), seguita dalle Marche (33 milioni 334 mila euro, 2,1%) e dall’Umbria (25 milioni 397 mila euro, 1,6%).Stesse posizioni anche per la classifica basata sulla presenza dei venditori: in Toscana sono 5.864 (il 4% del totale nazionale), nelle Marche 2.492 (2,1%) e in Umbria 1.319 (1,6%).Se i dati 2019 confermano le tendenze degli anni precedenti, alcune sorprese potrebbero arrivare dalle future rilevazioni post-Covid. «È naturalmente troppo presto per poter ipotizzare se l’impatto della crisi si tradurrà in grossi cambiamenti nella distribuzione regionale di fatturato e di venditori – sottolinea Sinatra –. Ciò che sappiamo è che dopo il lockdown la vendita a domicilio è stata protagonista di una pronta ripresa, con livelli di fatturato nei mesi estivi in crescita rispetto al 2019. Possiamo quindi prevedere che il nostro settore, che ha sempre svolto un ruolo anticiclico dal punto di vista occupazionale, continuerà ad attrarre nei prossimi mesi un gran numero di persone alla ricerca di una seconda vita professionale o di una modalità per integrare il reddito familiare. Le nostre imprese in questo momento offrono oltre 30mila opportunità di lavoro supportate da percorsi di formazione gratuita e qualificata».

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Cybersecurity e ESG: quelle aziende controverse a cui fare attenzione

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

Analisi a cura di Rahul Bhushan, co-fondatore di Rize ETF. L’industria della cybersecurity ha attirato molta attenzione da parte degli investitori negli ultimi tempi. Non c’è dubbio che il settore sia sull’orlo di un’enorme ondata di crescita, anche a seguito di alcune gravissime violazioni di dati avvenute recentemente, come quelle subite da easyJet, Twitter, Instagram, TikTok, Marriott ed Experian.Dalle società che costruiscono firewall nel cloud (ad esempio Cloudflare), a quelle che sviluppano strumenti per la sicurezza degli endpoint crowdsourced (ad esempio CrowdStrike), a quelle che lavorano su software per la privacy orientati al consumatore (ad esempio Avast), il settore della cybersecurity sembra in grado di far emergere un nuovo gigante da un momento all’altro. Il 2019 ha visto le IPO di diverse nuove aziende, tra cui la società di gestione dell’accesso all’identità Ping Identity (segmento particolarmente caldo in questo momento di boom del lavoro a distanza).Con l’ingresso di queste nuove aziende nei mercati pubblici, i grandi player della sicurezza informatica hanno dovuto tenere il passo sul versante dell’innovazione. Molti hanno ricalibrato le loro attività, reinventandosi come qualcosa di nuovo. Altri ancora sono rimasti indietro. Il passaggio dalla tradizionale sicurezza aziendale alla sicurezza nativa del cloud ha creato molte aziende zombie. Allo stesso modo, l’avvento dell’intelligenza artificiale e il passaggio accelerato a modelli di sicurezza predittivi hanno lasciato molti player tradizionali a grattarsi la testa per nuove idee.Per gli investitori, in un settore in così rapida trasformazione, separare le vere società di cybersecurity dalle società di sicurezza generaliste è stata una sfida. Con quasi tutte le aziende della più ampia categoria “sicurezza” che si proclamano specialiste della sicurezza informatica di nuova generazione, le vere aziende di sicurezza informatica con vantaggi competitivi unici e sostenibili sono state messe in ombra dai giganti più grandi, e soprattutto dalle loro allettanti campagne di marketing digitale.Questo è particolarmente evidente nel sottosettore “difesa”. Contemporaneamente al boom della sicurezza informatica degli ultimi anni, un gran numero di aziende tradizionali della “difesa” si sono riconfezionate e rivendute al mercato come specialisti della sicurezza informatica. Le conseguenze per gli investitori sono importanti: rischiano infatti di trovarsi esposti a società che non solo hanno poco a che fare con la sicurezza informatica, ma soprattutto che hanno un track record ESG piuttosto discutibile – cosa non insolita per le aziende del settore difesa.Per questo motivo, è fondamentale per gli investitori valutare la loro esposizione alla sicurezza informatica per assicurarsi di essere esposti solo alle più interessanti ed entusiasmanti società pure-play del settore. La tabella seguente fa un po’ di luce sulle aziende della difesa che compaiono regolarmente nella categoria della cybersecurity a cui gli investitori dovrebbero prestare attenzione. Un rapido sguardo ai loro bilanci (o un’e-mail al dipartimento di relazioni con gli investitori) rivela un’esposizione trascurabile dei ricavi alla cybersecurity.Inoltre, nella tabella mostriamo in che misura queste aziende siano impegnate nella produzione di armi controverse. Questo include non solo le aziende che producono componenti chiave per le armi nucleari, ma anche quelle che sviluppano nuove tecnologie controverse come i sistemi d’arma autonomi.Colpisce anche come tutte queste aziende siano impegnate nell’esportazione di armi in paesi considerati “controversi” (definiti come paesi non liberi da varie organizzazioni indipendenti), e addirittura direttamente o indirettamente coinvolti nella guerra nello Yemen. In particolare ci riferiamo alla Lockheed Martin e la General Dynamics negli Stati Uniti, la BAE Systems nel Regno Unito, la Rheinmetall in Germania e la Thales in Francia.Da una prospettiva ESG, gli investimenti in queste società semplicemente non hanno senso e dovrebbero quindi essere esclusi dalle esposizioni sulla cybersecurity. Questo senza nemmeno considerare l’esposizione dei ricavi alla cybersecurity, che nella migliore delle ipotesi è esigua.Riteniamo pertanto che sia necessario un attento controllo quando ci si espone al settore della cybersecurity. Gli investitori dovrebbero valutare le singole aziende presenti nei fondi che stanno acquistando, per assicurarsi che non stiano inconsapevolmente investendo in ben altro che sicurezza informatica, macchiando tra l’altro il proprio track record.

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Un accordo in favore delle aziende per il recupero dei crediti sui mercati internazionali

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2020

SACE SRV, società di SACE specializzata nei servizi di recupero crediti all’estero, e CRIBIS, società del Gruppo CRIF, leader in Italia nei servizi per la gestione del credito commerciale e lo sviluppo del business in Italia e all’estero, annunciano la sottoscrizione di un importante accordo di collaborazione per supportare al meglio le aziende italiane nella gestione e nel recupero dei crediti commerciali insoluti sui mercati internazionali.Con questa partnership, CRIBIS promuoverà alle imprese clienti il servizio di recupero crediti esteri che sarà svolto da SACE SRV, beneficiando in maniera sinergica delle competenze e dell’esperienza della società nel settore del recupero dei crediti commerciali all’estero e soprattutto in geografie emergenti e complesse. Un aspetto, quest’ultimo, che potrà essere fondamentale per le stesse imprese, in una congiuntura globale particolarmente complicata a causa dell’emergenza Covid-19 e dei suoi impatti, economico-finanziari e commerciali.“Siamo molto orgogliosi di proporre al mercato questa partnership con CRIBIS, per mettere a disposizione di un numero crescente di aziende italiane un’esperienza di oltre 40 anni nel recupero dei crediti sui principali mercati emergenti ed extraeuropei. Queste geografie, infatti, hanno un grado di complessità tale da richiedere il supporto di un operatore altamente specializzato come SACE SRV, in grado di operare a livello globale grazie ad una vasta e consolidata rete di uffici e partner locali – ha dichiarato Valerio Ranciaro, Direttore Generale di SACE SRV -. Il servizio di recupero crediti è e sarà sempre più strategico per le imprese italiane: un’attività in crescita, considerando che solo nell’ultimo anno siamo stati al fianco di oltre 30.000 aziende, recuperando 50 milioni di euro di crediti”.“E’ una partnership molto importante. La qualità dei servizi che diamo ai nostri clienti è da sempre una priorità assoluta e questa partnership con SACE SRV aiuterà tante aziende a raggiungere i propri obiettivi. Sono oltre 15.000 le aziende, dai leader di mercato alle PMI, che utilizzando i servizi di CRIBIS per la gestione del credito commerciale. Molte di queste si rivolgono a CRIBIS anche per essere supportate nel processo di internazionalizzazione e la gestione dei crediti è un fattore molto importante per la crescita all’estero di un’azienda. Con la partnership con SACE pensiamo di aggiungere un tassello fondamentale alla nostra offerta per lo sviluppo dell’Export ed essere ancora più vicini ai nostri clienti” ha dichiarato Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS.

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Uso dei dati da parte delle aziende per gestire il business

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2020

Bogani, per conto di SAP SE una multinazionale europea per la produzione di software gestionale, ha annunciato una nuova ricerca, in collaborazione con Oxford Economics, realizzata per capire come le organizzazioni stanno mettendo in atto un approccio di gestione olistico nella strategia e nella gestione delle attività di tutti i giorni.Questo approccio, noto come pensiero sistemico, richiede che ogni parte di un’organizzazione, inclusi i suoi partner e clienti, utilizzi informazioni in tempo reale basate su dati di alta qualità e affidabilità. Lo studio è stato condotto intervistando 3.000 executive aziendali globali di 10 settori durante l’inizio della pandemia di coronavirus, tra marzo e maggio 2020. Dallo studio si evince che il pensiero sistemico rappresenti un’area prioritaria per i manager. Molti degli intervistati hanno affermato di stare gestendo processi in ottica end-to-end, facilitando la collaborazione tra funzioni diverse e focalizzandosi sulle condizioni ambientali e l’eccellenza nella governance, ma la maggior parte del campione sta ancora lavorando per creare un’organizzazione realmente interconnessa. All’interno del campione, infatti il 25% delle organizzazioni ha affermato che la comunicazione, la condivisione dei dati e la gestione dei processi sono completamente integrate, a differenza del 21% che ha affermato che queste funzioni sono in qualche modo o completamente isolate.Un approccio integrato paga, e le organizzazioni riconoscono di essere in grado di realizzare una serie di vantaggi come risultato dell’integrazione dei processi di diverse funzioni aziendali: il 47% delle organizzazioni che ha processi di business integrati tra alcune funzioni cita la riduzione dei costi e della spesa come vantaggio il 38% delle organizzazioni che ha integrato le aree per la gestione dei talenti e del personale cita come vantaggio una maggiore fidelizzazione dei dipendenti il 53% delle organizzazioni che ha integrato la raccolta dei dati e le attività di analisi cita come vantaggio una migliore capacità di prendere decisioni informate. Dare la priorità all’esperienza dei dipendenti è un imperativo: il 72% dei responsabili intervistati afferma infatti che la cultura aziendale ha un impatto positivo sulla capacità di sviluppare e fornire migliori prodotti o servizi.

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