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Mercati emergenti: gli utili e i fondamentali guidano la crescita dell’azionario nel lungo periodo

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2022

A cura di Dara White, Responsabile globale azioni mercati emergenti di Columbia Threadneedle Investments. Dalla fine del terzo trimestre del 2021, i mercati emergenti hanno registrato una fase di elevata volatilità. Di recente abbiamo assistito a una significativa rotazione dallo stile growth a quello value. Rassicura il fatto che abbiamo affrontato situazioni simili in passato e che la scelta di concentrarci sul nostro processo di investimento è stata cruciale per il nostro successo a lungo termine: verso la fine del 2016, all’indomani dell’elezione di Donald Trump, e nella seconda metà del 2018, sulla scia delle dichiarazioni in merito alle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, i timori a livello macroeconomico hanno messo in ombra la solidità dei fondamentali aziendali e i mercati azionari emergenti hanno registrato un’analoga rotazione dai titoli growth a quelli value. Questi sono stati i soli periodi nella storia della nostra strategia in cui la mitigazione del rischio di ribasso è stata poco efficace. Tuttavia, grazie all’enfasi sulla qualità e sulle valutazioni mantenuta anche durante questi periodi, ci siamo trovati nella posizione ideale per beneficiare della ripresa del mercato e delle successive fasi di sovraperformance nel 2017 e nel 2019, a riprova della validità del nostro approccio d’investimento. In questo periodo, i mercati emergenti sono dominati dalla volatilità macroeconomica, che mette in ombra i fondamentali. Questa volatilità è il risultato di una varietà di eventi e questioni, compresa la stretta normativa in Cina, l’impatto delle politiche legate alla pandemia di Covid-19, il quadro macroeconomico brasiliano, i timori d’inflazione, l’inasprimento delle politiche monetarie e, più recentemente, l’invasione russa dell’Ucraina. Essendo investitori con approccio bottom-up, questa fase di volatilità è per noi impegnativa, ma restiamo fermamente convinti che siano gli utili a trainare i mercati azionari nel lungo periodo e che, sebbene la volatilità macro possa persistere nel breve termine, alla fine l’enfasi sui fondamentali sarà premiante. In Cina abbiamo ritenuto che la reazione del mercato alla stretta normativa fosse eccessiva, dato che molte misure sembrano riflettere la lista dei desideri dei governi dei mercati sviluppati, come le norme antitrust o la limitazione delle pratiche monopolistiche e dell’uso dei dati dei consumatori da parte dei colossi tecnologici. Crediamo che si sia conclusa la prima fase di regolamentazione in cui il premio per il rischio azionario legato alla regolamentazione interna sembrava già scontato e si stia passando alla fase successiva, in cui le disposizioni regolamentari vengono applicate, che sarà probabilmente caratterizzata da una minore volatilità. Le misure politiche nel settore immobiliare stanno mostrando segni di allentamento, ad esempio per quanto riguarda la disponibilità di mutui, e ciò rappresenta un ulteriore elemento positivo. Inoltre, poiché il 2022 è un anno di elezioni per la Cina, prevediamo politiche monetarie e fiscali moderatamente accomodanti piuttosto che vaste misure di stimolo – vale a dire ciò che abbiamo visto finora. A nostro avviso, la politica “zero Covid” perseguita da Pechino ha frenato l’economia, e stiamo monitorando i progressi su questo fronte. In Brasile, il contesto macroeconomico è stato particolarmente difficile nel 2021, e i timori per l’impatto della spesa legata alla pandemia sui conti pubblici, per l’inflazione e per i tassi d’interesse, uniti all’incertezza attorno alle elezioni, hanno pesato sul sentiment. Pur restando prudenti, date le turbolenze macroeconomiche e le loro ricadute sui singoli titoli, rimaniamo ottimisti sul Brasile nel lungo termine, alla luce dell’evoluzione dell’imprenditorialità e dei tipi di società e modelli di business in arrivo sul mercato. Le attuali valutazioni riflettono l’elevato rischio macroeconomico, che a nostro avviso è prossimo al picco. Riteniamo che la banca centrale abbia reagito in modo adeguato all’aumento dell’inflazione. È sufficiente guardare alla Turchia per osservare gli effetti della reazione opposta, ma l’azione dell’istituto centrale ha effettivamente frenato il mercato azionario. I segnali di un’imminente conclusione del ciclo di rialzo dei tassi di interesse, uniti ai commenti collaborativi di entrambi gli schieramenti, hanno attenuato i timori sulle elezioni. In retrospettiva, avremmo potuto ridurre prima il nostro sovrappeso sul Brasile lo scorso anno, ma è interessante notare che il mercato brasiliano ha messo a segno una delle migliori performance da inizio 2022. Il conflitto russo-ucraino è indubbiamente un cigno nero. È evidente che le variabili macroeconomiche pesano sul mercato nel breve termine, determinando un de-risking dell’universo investibile, con vendite che hanno causato ampi movimenti dei prezzi a livello di singole azioni. A sua volta, questo ha condotto a una performance azionaria deludente nel breve termine. Manteniamo il nostro focus sul nostro lavoro fondamentale e di valutazione. Il dopoguerra avrà un impatto sull’inflazione, spingendo al rialzo i prezzi dei generi alimentari e dei carburanti, con conseguenti pressioni sui consumatori sia nei mercati emergenti sia a livello globale. In questo contesto, stiamo rafforzando la nostra esposizione ai settori che beneficiano dell’inflazione, come i titoli finanziari e i produttori di materie prime; d’altro canto, continuiamo a concentrarci sulle opportunità di crescita strutturale, privilegiando un portafoglio “barbell” per beneficiare dell’attuale scenario. Ci siamo già trovati in questa situazione, e, sebbene essere nell’occhio del ciclone possa essere impegnativo, in periodi altrettanto volatili la nostra filosofia e il nostro processo d’investimento ci hanno guidato e alla fine hanno prevalso. Fonte: http://www.columbiathreadneedle.it

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Azionario USA: tre temi da seguire attentamente in un anno all’insegna della selettività

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 gennaio 2022

A cura di Nicolas Janvier, Responsabile azionario USA (EMEA), Paul DiGiacomo, Responsabile della ricerca azionaria e Benedikt Blomberg, Gestore di portafoglio. Il 2022 sarà un anno nuovo sotto molti aspetti. In un mercato probabilmente caratterizzato da una vasta disparità tra titoli vincenti e perdenti, sarà essenziale svolgere un’intensa attività di ricerca per individuare le azioni più redditizie. Una tale ricerca implica l’interazione con i vertici aziendali per comprendere la posizione competitiva delle rispettive società e come reagiranno all’impatto dei principali temi economici del 2022. Abbiamo individuato tre temi che svolgeranno a nostro avviso un ruolo cruciale all’inizio di quello che si preannuncia come un anno turbolento. Mentre all’orizzonte si profila la ripresa, peraltro non lineare, dalla pandemia di Covid-19, gli investitori meglio attrezzati saranno quelli in grado di comprendere come le condizioni macroeconomiche prevalenti e questi temi cruciali incideranno sulle singole società e sui loro modelli di business. La prima questione che si pone è verso che aree si indirizzerà la domanda inespressa. Prima della pandemia, i consumatori preferivano le “esperienze”. Di conseguenza, viaggi, alberghi, ristoranti, voli e crociere erano oggetto di forte domanda. Tuttavia il distanziamento sociale ha sconvolto le abitudini di spesa dei consumatori spingendo verso l’alto beni come mobili e abbigliamento, che negli Stati Uniti hanno segnato un rialzo del 21% rispetto alla fine del 2019, mentre la spesa per servizi langue ai livelli pre-pandemia. Con il progredire del 2022 e la probabile fine della pandemia i servizi riprenderanno quota. Ma fino a che punto? Le varianti Omicron e Delta rallenteranno l’inversione di tendenza? Un tema correlato riguarda le carenze che affliggono l’economia e alimentano l’inflazione. L’impatto è avvertito soprattutto in tre aree: scorte al dettaglio, catena delle forniture e manodopera. In primo luogo, i distributori faticano a tenere il passo con la domanda di beni dei consumatori dati i livelli insufficienti delle scorte, che frenano le vendite. Anche le catene delle forniture sono sotto pressione a causa di fattori quali la ripresa della domanda e le previsioni errate. Riteniamo che le strozzature nelle catene delle forniture si attenueranno all’inizio del 2022; nel corso dell’anno si osserverà poi una stabilizzazione e all’inizio del 2023 si tornerà alla normalità. Per quanto riguarda la manodopera, continuano a mancare quattro milioni di lavoratori a causa dell’impatto combinato di decessi da Covid-19, pensionamenti anticipati, operatori sanitari ancora fuori servizio e bassi livelli di immigrazione. Paradossalmente, le carenze potrebbero favorire alcune società facendo salire i prezzi. I nostri analisti ritengono che le aziende potenzialmente più avvantaggiate sono quelle attive in aree quali trasporto aereo e agricoltura, mentre case automobilistiche, società minerarie e anche le banche sono quelle più a rischio. Uno dei temi più a lungo termine che assumerà maggiore rilevanza nel 2022 riguarda le preoccupazioni dei consumatori per il cambiamento climatico. Le società nordamericane stanno già cominciando a reagire mutando i propri comportamenti; riteniamo che questo trend subirà un’accelerazione nel 2022. Per esempio, Union Pacific, la compagnia ferroviaria più importante del Nord America, ha pubblicato alla fine del 2021 il suo primo piano d’azione sul clima, che illustra nel dettaglio i passi che intende adottare per ridurre il proprio impatto ambientale e ridurre a zero le emissioni entro il 2050. Altre aziende faranno altrettanto. Interagiamo con le società in un ruolo consultivo discutendo di temi ambientali, sociali e di governance (ESG) al fine di comprenderne l’operato e capire quale possa essere l’impatto delle prassi aziendali sugli utili nel corso del tempo. Il 2022 sarà l’anno in cui la Federal Reserve ridurrà gli stimoli monetari per la prima volta dalla crisi finanziaria globale del 2009. Questo rappresenterà per molti versi una svolta. L’inasprimento delle condizioni monetarie renderà più selettivi i mercati azionari giacché l’aumento degli utili diverrà il principale fattore di traino delle quotazioni azionarie. In un contesto profondamente mutato, le azioni evidenzieranno progressi altalenanti e disomogenei. Sarà necessario fare ricorso a un’intensa attività di ricerca per individuare le società in grado di conseguire la crescita costante degli utili.

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Previsioni per l’azionario Europeo

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 dicembre 2021

By Niall Gallagher, Investment Director European Equities di GAM Investments. Ci stiamo approcciando a un contesto molto diverso da quello degli ultimi 15 anni. Il periodo successivo alla crisi finanziaria globale ha visto una fase di crescita economica piuttosto bassa, inflazione molto bassa e rendimenti obbligazionari in calo. Durante tale periodo, anche caratterizzato dal fenomeno del deleveraging e da bassi livelli di investimenti materiali, alcune tipologie di azioni hanno performato molto bene. Si è trattato essenzialmente di titoli di qualità; bassa volatilità, società a flusso di cassa costante e anche società in crescita, perché in un contesto di scarsa crescita questo genere di aziende ha performato bene e in una fase di calo dei rendimenti obbligazionari molti titoli di qualità o in crescita sono stati rivalutati. Pensiamo che, mentre stiamo attraversando la pandemia, ci stiamo anche dirigendo verso un contesto in cui ci sarà un po’ più di inflazione. Ci saranno probabilmente alti livelli di crescita. Allo stesso tempo stiamo entrando in un super ciclo per gli investimenti di capitale, che, in parte, sarà guidato dai governi che vogliono investire di più solo per sostenere le proprie economie. Inoltre, la transizione verso il Net Zero richiederà quantità molto significative di investimenti in tutta la gamma di settori, reti energetiche e anche in ambiti come quello degli immobili residenziali. Dunque, negli ultimi 18 mesi o due anni abbiamo aumentato gradualmente l’esposizione verso alcune di queste forti tendenze di crescita strutturale.La preoccupazione ovvia è che le mutazioni del coronavirus ci facciano finire in una situazione di chiusure continue. Alcune reazioni di panico da parte dei governi sono state dannose, ma pensiamo che la maggior parte delle aziende saranno abbastanza preparate, anche se siamo in una situazione di stop/start, con l’eccezione forse di quelle nel settore dei viaggi che potrebbero essere più colpite. Pensiamo che questo sia il rischio maggiore. L’altro rischio, che non riteniamo sia grave, è che potremmo avere un aumento dell’inflazione più serio di quanto i politici si aspettino. Pensiamo che le banche centrali siano in ritardo rispetto alla curva. Anche se pensiamo di essere ben posizionati per un contesto di inflazione più elevata, un contesto simile potrebbe anche essere piuttosto devastante per alcune asset class.Swetha Ramachandran, Investment Manager e Responsabile del fondo GAM Luxury Brands Equity di GAM Investments. La forte performance delle azioni del settore del lusso è sostenuta dai continui upgrade degli utili. I fattori di crescita sono strutturali: la continua ascesa della classe media emergente asiatica, l’influenza dei consumatori più giovani e la digitalizzazione – sia per ridurre l’intensità del capitale per il settore fornendo un servizio ai consumatori a costi inferiori sia per costruire nuovi flussi di entrate nel metaverso. Il filo conduttore di questi fattori è anche il ruolo crescente delle preoccupazioni relative alla sostenibilità nel comportamento di consumo: “comprare meno, comprare meglio” è il motto de facto del settore del lusso. Crediamo che il mercato stia sottovalutando il potere di determinazione dei prezzi del settore, che dovrebbe alimentare l’espansione dei margini fino al 2022, a fronte di un contesto di domanda sana e sostenuta nel 2021. Prevediamo che lo slancio in corso a fine anno si rivelerà un catalizzatore per una continua sovraperformance del settore, in un contesto macroeconomico favorevole.

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Azionario e inflazione: vincitori e vinti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer Moneyfarm. Con la prospettiva di un’inflazione che sembra essere “più alta, più a lungo” è opportuno ragionare su quelli che potrebbero essere i vincitori e gli sconfitti di questo scenario nel contesto dei mercati azionari.In primo luogo, c’è una teoria che sostiene che le azioni rappresentino una discreta copertura contro l’inflazione, questo perchè nel medio periodo le aziende quotate hanno il potere di aumentare i prezzi. Ma la realtà è molto più complessa e l’effettivo potere sul prezzo dipende anche da altri fattori, come lo scenario concorrenziale nel settore. L’altro problema è che le azioni possono essere una copertura accettabile contro l’inflazione fino a quando la crescita dei prezzi raggiunge il punto in cui le banche centrali si sentono obbligate ad agire, stringendo i cordoni della politica monetaria. Ciò può portare il valore delle azioni a diminuire, poiché il valore dei multipli diminuisce e i ricavi aziendali potenzialmente diminuiscono, a seconda di quanto le banche centrali decidano di essere aggressive.Fatte queste considerazioni, ecco alcune ipotesi (non esaustive e anche un po’ contraddittorie) su possibili vincitori e vinti dell’inflazione nel contesto dei mercati azionari. Il primo modo di vedere il problema, in modo piuttosto limitativo, è che le azioni “value” potrebbero sovraperformare, in particolare se l’inflazione è guidata dalla domanda. È l’argomento “la marea solleva tutte le barche”: se l’inflazione è in aumento, allora tutti dovrebbero vedere migliorare i propri ricavi (anche se non necessariamente i propri volumi).La seconda ipotesi è quella che sostiene che le “aziende di qualità” dovrebbero sovraperformare. In questo contesto, l’inflazione non aiuta tutti: ciò che conta davvero è se le aziende riescono a gestire la differenza tra l’inflazione dei ricavi e l’inflazione dei costi. Se la crescita dei ricavi è superiore all’aumento dei costi della produzione, bene. In caso contrario, la capacità di generare utili dovrebbe diminuire. In teoria, le aziende “di qualità” dovrebbero avvantaggiarsi della situazione. Ma come si individuano le aziende di qualità? Si possono utilizzare metriche finanziarie come il margine lordo o il ROI. Da una prospettiva macroeconomica, si potrebbe utilizzare lo spread tra l’inflazione dei prezzi al consumo e quella dei costi di produzione per stabilire se i margini aziendali tendono ad aumentare o diminuire. Sfortunatamente, l’analisi non è così semplice. La terza ipotesi è che le grandi imprese dovrebbero fare meglio delle piccole imprese in un contesto di inflazione. Le grandi aziende potrebbero essere in grado di negoziare in modo più aggressivo con i fornitori e sono solitamente più diversificate e meno suscettibili all’inflazione dei costi.L’ultimo elemento riguarda i tassi d’interesse: se le banche centrali alzano i tassi, cosa potrebbe succedere? Una linea di argomentazione suggerisce che sono le azioni con valutazioni elevate a essere maggiormente a rischio, poiché i tassi di sconto aumentano. È un’analisi semplicistica, ovviamente, ma potrebbe prefigurare uno scenario non del tutto favorevole per i titoli tecnologici che hanno dominato il mercato in questi anni.Negli ultimi mesi, come Moneyfarm, abbiamo mantenuto invariata la nostra esposizione azionaria, riflettendo l’idea che l’inflazione non sarà per ora un ostacolo significativo per le azioni. Per quanto riguarda i vincitori, preferiamo gli argomenti in favore della qualità e delle dimensioni. Crediamo ci siano anche dei meriti nell’argomento in favore dei titoli value, ma pensiamo che un ambiente più inflazionistico favorisca soprattutto le imprese “ad alta qualità”.

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Azionario 2021: vedremo ancora crescita?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2021

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer Moneyfarm. Quando pianifichiamo per il futuro, ci sono sempre una miriade di fattori da tenere a mente. In questo aggiornamento di mercato ne esploreremo alcuni per agevolare una migliore comprensione del nostro processo decisionale e dell’impatto che le nostre scelte potrebbero avere sui portafogli nei prossimi mesi. Non è infrequente che i mercati finanziari si lascino ossessionare da un singolo dato. Questa settimana è il turno del tasso di interesse sui titoli di stato statunitensi a 10 anni. Il rendimento dei Treasury è aumentato notevolmente quest’anno, spingendo al ribasso i prezzi delle obbligazioni in modo abbastanza netto. La dinamica ha in qualche modo preoccupato gli operatori di mercato, che si chiedono se la Federal Reserve dovrà intervenire per gestire la situazione, andando a rallentare il suo supporto all’economia. Ma la Fed finora sembra rilassata e l’impatto sul mercato azionario è stato molto sfumato. Nel breve termine, diciamo nei prossimi sei mesi, la questione è aperta all’interpretazione. Come reagiranno i mercati finanziari al probabile scenario di una ripresa più forte e di un aumento, forse temporaneo, dell’inflazione? Riteniamo che questo sarà un ambiente abbastanza positivo per le azioni e continuiamo a guardare con favore a un’esposizione ai titoli value nei nostri portafogli più rischiosi. Ricordiamo che, alla fine dello scorso anno, abbiamo deciso di puntare su questi titoli, ed essi resteranno il nostro focus quando decideremo di aumentare ulteriormente il rischio dei portafogli perché crediamo che né l’inflazione né i rendimenti dei titoli di Stato aumenteranno tanto di più di quanto abbiano fatto finora.In questo momento l’incertezza riguarda più la sostenibilità della ripresa. Vedremo numeri di forte crescita nel 2021, ma si tradurranno in una ripresa economica più sostenuta nel 2022 e oltre? Dobbiamo pensare alla sostenibilità della ripresa in termini di crescita economica complessiva e, soprattutto, in termini di miglioramento del mercato del lavoro, riduzione della povertà e transizione da livelli molto elevati di sostegno dei governi all’economia verso un ritorno alla centralità del settore privato.Dopo la crisi finanziaria del 2008-2009, le economie dei mercati sviluppati hanno subito registrato una ripresa piuttosto forte. Ma il ritmo della ripresa negli anni successivi è stato piuttosto lento, almeno rispetto agli standard storici. Una ripresa lunga e lenta si è rivelata positiva per le attività finanziarie, ma non si può dire lo stesso per il tenore di vita generale.Con molto più sostegno del governo durante il 2020 rispetto a 10-12 anni fa, questa volta potremmo assistere a una ripresa più rapida, ma non è ancora chiaro se tutti gli stimoli che abbiamo visto finora getteranno una base solida per la crescita a lungo termine o resteranno solo un importante impulso di breve termine.Per quanto riguarda l’inflazione, aspettiamo di vedere una ripresa dei tassi di inflazione nel 2021, ma la crescita dei prezzi dovrebbe normalizzarsi in futuro. Questo scenario dovrebbe semplificare la vita alle banche centrali nel tracciare un percorso verso una crescita sostenibile con prezzi relativamente stabili. Dovremmo anche considerare l’attuale situazione sanitaria. I mercati finanziari ci sembrano mostrare fiducia nel fatto che ci sarà un chiaro percorso verso un ritorno alla “normalità”. In fin dei conti la loro fiducia nella capacità della scienza di risolvere le sfide di Covid-19 finora è stata ben riposta. E questo è alla base delle nostre ipotesi di una robusta ripresa nel 2021. Certo i dati dall’Europa e dal Brasile, in particolare, indicano uno scenario che invita ancora a qualche cautela. Emergeranno nuove varianti? Il Covid-19 sarà un evento stagionale, che richiede vaccinazioni biennali? Quale impatto potrebbe avere sull’attività economica e sui mercati finanziari? Siamo cautamente ottimisti riguardo alle prospettive per gli asset rischiosi come le azioni, quest’anno, anche se vediamo alcune aree in cui le valutazioni e le aspettative sono già piuttosto elevate. Ma nonostante tutto il discorso sul 2021, pensiamo che la partita si giochi sul prossimo anno e oltre. Il 2021 continuerà a premiare gli investitori? Dipenderà da una sana ripresa del mercato del lavoro, da un’inflazione favorevole, dalle capacità della politica (sia da parte dei governi che delle banche centrali) e da una gestione di successo di lungo termine del Covid-19. I primi segnali sono senza dubbio incoraggianti.Mentre consideriamo il nostro prossimo ribilanciamento, ci sono alcune decisioni da prendere. In primo luogo, le azioni possono continuare a registrare una performance relativamente buona? Pensiamo che la risposta sia sì. In secondo luogo, i rendimenti delle obbligazioni continueranno a salire? Riteniamo che dopo la rincorsa, i rendimenti obbligazionari rimarranno in stallo nei prossimi mesi. Pensiamo che questo sia un ambiente abbastanza positivo.In termini di rischi, riteniamo che saranno fondamentali i progressi sulla vaccinazione e sul percorso di ripresa economica. Più specificamente, poiché vediamo più segnali di ripresa nei prossimi mesi, pensiamo che il centro dell’attenzione si sposterà al 2022, se vedremo il rimbalzo del 2021 tradursi in una ripresa economica sostenibile nel 2022 e oltre. I primi segnali fanno sperare, ma continueremo a monitorare i dati economici e le decisioni politiche.

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“Vendite massicce sul mercato obbligazionario: ci siamo?”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 febbraio 2021

A cura di Ella Hoxha, Senior Investment Manager, Andres Sanchez Balcazar, Head of Global Bonds di Pictet Asset Management. La pandemia ha spostato per sempre il baricentro dei tassi?Negli ultimi quarant’anni, i tassi d’interesse sono scesi incessantemente. Il COVID-19 invertirà anche questo trend, come ha fatto per molti altri? A prima vista, potrebbe sembrare di sì.Dopotutto, lo scoppio della pandemia ha causato una spesa senza precedenti da parte dei governi di tutto il mondo, a prescindere dalle loro reali possibilità, con la decisione drastica, presa nel giro di poche settimane, di un simultaneo allentamento monetario e fiscale. Alcuni Paesi sono prossimi ad adottare il tipo di finanziamento della spesa pubblica da parte delle banche centrali previsto dalla Teoria Monetaria Moderna, una misura fino a poco tempo fa ai margini del pensiero economico.Quindi, con capi di governo apparentemente disponibili a lasciar lievitare il debito pubblico, il mondo sta per entrare in una fase in cui i tassi di interesse e l’inflazione saranno molto più elevati? In breve: è davvero finita per le obbligazioni? Il dibattito sulla politica economica è cambiato; gli stimoli fiscali avranno un ruolo maggiore nel sostenere la crescita. Tuttavia, questo non significa necessariamente una maggiore inflazione e, nonostante la crescita tenda ad aumentare di pari passo con la crescita della spesa pubblica, tali effetti sono generalmente di breve durata.Cambieremmo idea sul tema “tassi bassi per lungo tempo” se a un certo punto la spesa fiscale venisse finanziata direttamente dalla stampa di moneta da parte delle banche centrali, aggirando i mercati e il settore finanziario. Ma, al momento, gli ostacoli legali sono ancora notevoli in molti Paesi e un cambiamento richiederebbe molto tempo.
Riteniamo anche di non aver visto un coordinamento sufficiente a giustificare un atteggiamento di cautela. Il Washington Consensus forse appartiene al passato, tuttavia ciò non significa che ci muoveremo esattamente nella direzione opposta. A nostro avviso, l’ipotesi che negli Stati Uniti i Democratici eserciteranno piena discrezionalità nei loro piani di spesa ci pare ottimistica. Il segmento più centrista del partito democratico è contrario alle pesanti spese fiscali e all’aumento delle imposte. Inoltre, la presenza del processo di ostruzionismo (che richiede una maggioranza del 60% del Senato per approvare una legge) significa che sarà difficile per Joe Biden ottenere l’approvazione in Senato per notevoli aumenti della spesa e che potrebbe dover far più ricorso a ordini esecutivi. Nel Regno Unito, l’allentamento dei cordoni della borsa da parte del Ministro del Tesoro non è stato accompagnato dalla promessa che questo atteggiamento andrà avanti per sempre. Infatti, il Ministro ha già parlato dei costi del COVID-19 e del congelamento degli stipendi nel settore pubblico. Nell’Europa continentale, nel frattempo, non abbiamo ancora assistito all’attuazione del piano fiscale comune, il cui ampliamento non è nemmeno preso in considerazione per il momento. Tutto ciò significa che le banche centrali continueranno a fare il lavoro pesante, offrendo un sostegno economico tramite il quantitative easing e sostenendo un’ulteriore offerta di obbligazioni emesse dagli emittenti sovrani. Secondo noi, quindi, i tassi rimarranno bassi ancora per un bel po’! (abstract)

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Settore azionario: i temi chiave per i prossimi mesi

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2020

A cura di Columbia Threadneedle Investments By Nicolas Janvier Responsabile azionario USA, EMEA Mentre inizia la fase di ripresa, il team azionario statunitense lavora a stretto contatto con il team di ricerca fondamentale per analizzare due importanti temi che influiranno sul posizionamento settoriale e sulla selezione dei titoli nei prossimi mesi. Il primo è la spesa per consumi. La situazione finanziaria delle famiglie è decisamente più solida rispetto alla fine delle precedenti recessioni, ma nel 2021 la spesa per consumi esibirà trend diversi da quelli osservati prima del Covid. L'”economia dell’esperienza”, emersa con vigore nello scorso decennio, evidenzierà la crescita più sostenuta. Ciò significa che il turismo, l’intrattenimento fuori casa e le spese per il tempo libero ne trarranno vantaggio. I viaggi d’affari non torneranno tuttavia ai livelli precedenti: il calo sarà significativo, pari forse addirittura al 50% rispetto ai livelli pre-crisi. Il secondo tema riguarda l’aumento della leva operativa e della redditività dovuto al mutamento dei costi aziendali, in un contesto di recupero dei ricavi. Cercheremo di individuare le società che sono riuscite a ridurre in modo permanente i costi operativi durante la pandemia. La presidenza di Joe Biden con un governo diviso potrebbe essere positiva per le utility (il trend a favore della generazione di energia più pulita dovrebbe proseguire a vantaggio delle aziende regolamentate), il settore immobiliare, i beni di prima necessità e i materiali. Le prospettive sono probabilmente meno rosee per la salute, l’energia e la finanza. Sono infatti diminuite le probabilità di aumento delle imposte societarie, il che è positivo per il settore finanziario, che tuttavia risente delle prospettive di un inasprimento normativo.

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Moneyfarm: è il momento di incrementare l’azionario value

Posted by fidest press agency su domenica, 6 dicembre 2020

A cura di Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm. Il 2021 potrà essere un anno di rimbalzo per l’economia globale, in special modo per i settori più colpiti dalle misure di lockdown. Ci aspettiamo, che il mercato possa subire ancora apprezzamenti consistenti quando il vaccino sarà ufficiale e distribuito.Certo le valutazioni azionarie (ovvero il prezzo dei titoli rispetto ai risultati delle aziende) sono salite, soprattutto dopo le performance molto positive che abbiamo visto nella seconda parte dell’anno. Qualcuno potrebbe argomentare che, nonostante lo scenario in miglioramento, i prezzi delle azioni siano molto elevati e questo non lascerebbe molto spazio a un’ulteriore crescita dei titoli.Il fatto che le azioni siano care è fuor di dubbio, ma ci muoviamo in un contesto in cui le obbligazioni sono ancora più care e le valutazioni non sono slegate dai fondamentali. Le valutazioni sono sostenute da aspettative di medio termine positive e da una politica monetaria e fiscale decisamente accomodante. C’è poi un altro tema cruciale da considerare. Le valutazioni non sono allo stesso livello in tutti i settori. Ci sono alcuni comparti (settori growth, tecnologico e aziende vincitrici dell’economia del lockdown) che hanno recuperato ampiamente le perdite di marzo e, ad oggi, sono in positivo del 10% rispetto ai massimi da inizio anno. Altri settori e aree geografiche, che hanno pagato di più le misure di quarantena, sono ancora lontani dai livelli di febbraio (ad esempio l’MSCI Europe è ancora sotto del’8%).Questa differenza si nota soprattutto tra i titoli growth (+27,8%) e i titoli value (-3,8%). Per questo motivo, da un punto di vista strategico, stiamo rivedendo il nostro posizionamento azionario incrementando, su molte delle nostre linee, l’esposizione relativa di quei comparti e di quelle geografie che crediamo abbiano maggiori possibilità di fare bene nel 2021. Nell’aumentare il rischio, in un contesto economico che ci sembra in miglioramento, ci siamo chiesti dove potremmo ricercare rendimenti in un mercato che resta caro. In un mercato sempre più eterogeneo, andiamo a cercare delle opportunità di rendimento specifiche. Crediamo che in un’ottica di lungo termine ci sia ancora strada da fare per i settori che hanno pagato di più nel 2020 e che hanno maggiormente da guadagnare in caso di un ritorno alla normalità. Si pensi a settori come utilities e real estate (che da inizio anno sono al -4,1% e utilities al +3,2%).Siamo alle porte di un nuovo ciclo economico, lo scorso ciclo è durato oltre 10 anni e ha visto i mercati crescere e trasformarsi, offrendo enormi opportunità di profitto per gli investitori. A oggi nessuno può dire come sarà il prossimo ciclo: non è affatto detto che i settori che sono stati protagonisti negli ultimi 10 anni continueranno a essere i campioni del rendimento.In queste fasi, per cogliere le opportunità che sono tipiche di questi momenti, ci vuole lungimiranza e visione strategica. Per gli investitori il consiglio è sempre quello di non focalizzarsi sul breve termine e pensare alla costruzione della propria posizione finanziaria e al raggiungimento dei propri obiettivi.

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Mercato azionario italiano: perché crediamo nelle mid e small cap

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

A cura di Antonio Amendola, co-gestore di Italia ed Europa di AcomeA SGR. Il 2020 verrà ricordato come l’anno orribile del Coronavirus, che ha letteralmente scosso e cambiato la vita di tutti i giorni. In Borsa, se guardiamo ai mercati azionari statunitensi ci sembra di aver vissuto solo un temporaneo “Start and Stop”, mentre in Europa gli indici principali viaggiano ancora in territori ampiamente negativi. Da inizio anno, il FTSE Mib Italiano è sotto del 18.3%, il FTSE Mid Cap italia del 15.2%, il Ftse Small Cap italia del 16.1%. Sulla stessa falsa riga del FTSE Mib anche l’indice principale di Parigi (CAC 40), mentre il Dax tedesco è il best performer con un ritorno negativo del 4,89%. In un contesto di mercato come quello attuale e con una situazione macroeconomica senza precedenti storici, le valutazioni classiche andrebbero ponderate con considerazioni di più ampio spettro. Inoltre, è importante in fasi come queste avere un processo di selezione di investimenti che si basi su solidi capisaldi: qualità: scegliere aziende con poco indebitamento. Questo perché avranno meno pressioni a livello operativo e potranno crescere per linee esterne a prezzi ragionevoli; redditività: scegliere aziende con margini sostenibili e difesi da forti vantaggi competitivi; presenza del management: scegliere aziende con manager di prima categoria e direttamente coinvolti nei risultati aziendali; ottica internazionale: scegliere aziende con prodotti internazionali e ad alto valore aggiunto. Aziende con simili caratteristiche prendono il nome di “Multinazionali Tascabili” e sono particolarmente presenti nel panorama italiano. Riteniamo quindi che vi sia molto valore all’interno del comparto delle piccole e medie imprese Italiane.Oltre alle dinamiche esposte, le piccole e medie aziende italiane potrebbero beneficiare di uno dei megatrend dei prossimi anni: il rimpatrio della produzione dai paesi in via di sviluppo. L’ Italia in questo processo può giocare un ruolo da protagonista e in ottica di investimento si traduce ancora una volta nel preferire le mid small cap alle large cap, specialmente per una composizione settoriale diversa. Come vediamo, il Ftse Mib ha per la maggiore Finanziari (30.12%) ed Utilities (24.07%). Mentre il Ftse Mid Cap ha sia Finanziari (24.95% anche se per la maggior parte non sono banche, ma società di servizi finanziari) che Comsumer Discretionary (20.09%) che Industriali (15.77%). Importante considerare anche la differenza di Tecnologia dove il Ftse Mib ha circa il 7% (tuttavia concentrato in pochi titoli) mentre il Mid Cap ha l’11% (con molte piccole società attive nella consulenza ad alto valore). Alla luce delle considerazioni fatte, quindi, continuiamo a preferire le mid e small cap italiane alle large cap, sia perché rappresentano la spina dorsale del nostro Paese, sia perché riscontriamo la presenza di maggiore valore intrinseco in un orizzonte temporale di medio lungo periodo. A livello settoriale, sul fondo AcomeA Italia e AcomeA Esente, manteniamo una rilevante presenza nella tecnologia e nell’industria, mentre la parte finanziaria è più caratterizzata da “Specialty Finance” e da titoli subordinati di banche italiane.

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Recovery Fund: quali prospettive per il mercato azionario?

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2020

A cura di Antonio Amendola, co-gestore di Italia ed Europa AcomeA SGR. I leader europei hanno finalmente raggiunto uno storico accorso sul tanto atteso “Recovery Fund”: 390 miliardi sotto forma di trasferimenti e 360 miliardi sotto forma di prestiti, con l’Italia primo beneficiario netto. Ma cosa vuol dire tutto questo e come si può riflettere nella scelta dei titoli? Il primo punto da toccare, a discapito di quello che notano in molti, non è l’ammontare del piano bensì il “precedente” che si è venuto a creare con questo accordo, il che costituisce un nuovo strumento nelle mani dei Governi per fronteggiare crisi future.
Partiamo dalle performance dei principali indici europei da inizio anno. Come possiamo vedere, solo l’indice tedesco si avvia verso la parità da inizio anno, con l’Italia in linea con la Francia, e la Spagna ancora oltre il -20%. Le performance ci fanno quindi capire che il mercato ancora è scettico circa il recupero dei livelli pre-Covid per la periferia, nonostante sia vista come la maggior beneficiaria degli investimenti Europei.Guardiamo in dettaglio il mercato italiano, e vediamo come si sono comportati da inizio anno i tre indici principali: Ftse Mib, Ftse Mid Cap e Ftse Small Cap. Come possiamo vedere, contrariamente alle performance storiche, il Ftse Mib sovraperforma rispetto agli indici delle società di media e piccola capitalizzazione. La motivazione principale è da ricercarsi in una dinamica di flussi: gli investitori (specie esteri) seppur positivi sull’Italia non sono ancora così convinti da spingersi a comprare titoli più piccoli e legati al ciclo. Al contrario, invece noi crediamo sia questo il momento di iniziare a posizionarsi su quelle storie che beneficeranno dei macro temi come investimento infrastrutturale, digitalizzazione e green economy. Passando alle valutazioni, in una fase come quella attuale può essere fuorviante affidarsi alle classiche metriche di valutazione perché c’è troppa variabilità nelle stime. Tuttavia, una buona bussola può essere il rapporto prezzo/valore contabile dei mezzi propri (P/BV).Per più di un decennio le banche centrali hanno giocato il ruolo di protagoniste indiscusse della scena economica, ma oggi siamo dinanzi a un cambio di paradigma in cui le politiche fiscali saranno sempre più importanti. L’Italia è chiamata a fare la sua parte e può dare una svolta importante al suo sentiero di crescita grazie al canale degli investimenti. Questo nuovo corso di politica economica potrebbe, a nostro avviso, avvantaggiare il tessuto produttivo delle realtà medio piccole che tutto il mondo ci invidia.Il posizionamento nei nostri portafogli rimane orientato verso aziende che mostrano tutte le carte in regola per beneficiare degli investimenti infrastrutturali e della crescita della green economy. L’identikit ideale è da ricercare nelle società medio piccole, che sono rimaste per troppo tempo lontane dai radar del mercato. Come dimostrato in basso, i multipli presenti nei nostri fondi riflettono questo posizionamento.

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Mercato azionario americano: un cambio di paradigma all’orizzonte?

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

A cura di Alberto Artoni, Portfolio Manager US Equity di AcomeA SGR. Dall’inizio della crisi ad oggi l’indice S&P500 ha perso circa il 26%, toccando il suo minimo di periodo il 23 marzo. Sono bastati soltanto 21 giorni, per proiettare l’indice S&P500 da un bull market a un bear market. La rapidità con cui tutto questo è accaduto non si era mai vista prima d’ora. Il mercato sconta ormai una recessione inevitabile dell’economia statunitense.Il coronavirus determinerà una contrazione del PIL americano, con variazioni negative in doppia cifra nel primo e nel secondo trimestre. A partire dal terzo e quarto trimestre inizierà la fase di ripresa. Ma la recessione non è la descrizione corretta di ciò a cui stiamo assistendo attualmente. È una brusca interruzione dell’attività economica, da 100 a zero in pochi giorni o settimane.Almeno 10 milioni di persone hanno fatto richiesta di sussidi di disoccupazione nelle ultime due settimane e maggiori perdite si avranno man mano che le misure di contenimento di Covid-19 si diffondono e si intensificano. Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti potrebbe passare da un minimo storico del 3,4% prima della crisi Covid-19, a un massimo storico del 15-20% entro giugno di quest’anno. Si stima comunque che circa il 5% di questo incremento potrebbe tornare immediatamente al lavoro alla fine delle misure di contenimento. Per fare un confronto storico, la crisi finanziaria globale ha visto il picco del tasso di disoccupazione al 10%, mentre il massimo postbellico è stato del 10,8% nel 1982.La risposta della politica fiscale allo shock di COVID-19 è stata considerevole e di vasta portata. Il CARES Act recentemente approvato è un atto legislativo gigantesco che dovrebbe aiutare a proteggere l’economia statunitense dagli effetti economici della pandemia. Il disegno di legge assegna circa $ 2,3 trilioni a famiglie, aziende e governi statali e locali. L’iniezione più immediata di liquidità nell’economia ammonta a circa $900mld e arriva attraverso tre canali: sostegno ai redditi dei cittadini ($ 290 miliardi), aumento dell’indennità di disoccupazione ($ 260 miliardi) e prestiti/sovvenzioni alle piccole e medie imprese ($ 350 miliardi).Il sostegno al reddito dei cittadini prevede pagamenti diretti per un importo di $ 1.200 per adulto e $ 500 per bambino, stimati per un totale di $ 290 miliardi. Sono esclusi i sostegni ai redditi superiori a 100mila dollari.Un altro elemento chiave del pacchetto di incentivi è l’aggiunta di $ 600 ai sussidi di disoccupazione settimanale ordinaria per i prossimi quattro mesi, insieme all’espansione delle regole di ammissibilità per includere i lavoratori autonomi e a un’estensione per ulteriori 13 settimane di benefici. Si stima che l’intero pacchetto fornirà $ 260 miliardi di benefici aggiuntivi.Infine, le piccole e medie imprese possono richiedere prestiti fino a $ 10mln per pagare le spese operative. Anche se strutturati come prestiti, i fondi saranno prestati con l’intenzione di essere cancellati per le imprese che mantengono intatta la loro forza lavoro e, quindi, potrebbero essere considerati come vere e proprie sovvenzioni.
Da inizio anno, i settori che hanno registrato le migliori performance relative sono i consumer staples (-11,61%), farmaceutici (-14,39%), utilities (-19,05%). Questi settori più difensivi non hanno, infatti, risentito dello shock della domanda a causa delle misure di lockdown e degli effetti economici del virus. È interessante notare come la tecnologia (-15,43%), pur essendo tradizionalmente correlata al ciclo economico, si posizioni ancora tra i migliori settori, premiata dagli investitori grazie al profilo strutturale di crescita superiore al resto del mercato.I settori ciclici sono invece quelli che in questa fase stanno risentendo maggiormente il calo congiunturale della domanda di beni e servizi legati all’andamento dell’economia globale. I più penalizzati sono l’energy (-49,21%), finanziari (-35,65%), industrials (-30,31%), materials (-30,16%) e consumer discretionary (-25,96%).
Rispetto alla crisi finanziaria del 2008, oggi la risposta dei governi e delle banche centrali è stata tempestiva e rilevante. Oltre al supporto della FED, attraverso acquisti “infiniti” dei titoli del debito statunitense, il Tesoro ha messo in atto il piano di stimoli fiscali da 2,3 trilioni di dollari.Il maggior interventismo sul fronte fiscale da parte dei governi potrebbe dunque rappresentare uno dei catalist per il recupero della performance dei settori ciclici nei prossimi anni. Dall’inizio della crisi, il fondo America è passato da una esposizione netta di poco inferiore al 90% a una di poco superiore al 100%, tenendo conto della posizione in derivati.
La nostra view rimane di lungo termine. Oggi, il mercato azionario americano tratta a circa 16 volte gli utili. Un livello che potrebbe non sembrare estremamente a sconto su base storica, ma che sicuramente va interpretato con un’ottica differente dal passato. Questa crisi determinerà inevitabilmente un aumento dell’indebitamento pubblico e privato dell’economia e l’unico modo per mantenere la sostenibilità dei debiti è attraverso un bassissimo livello dei tassi di interesse. È lecito dunque attendersi tassi di interesse vicini allo zero per ancora molti anni. L’effetto di questo “new normal” è che potremmo ritrovarci in un nuovo contesto di mercato caratterizzato da multipli più elevati rispetto alla media storica. Per gli investitori dunque l’attrattività del mercato azionario sarà ancor più marcata rispetto all’investimento in titoli del reddito fisso.

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22° Premio Alto Rendimento come migliore fondo azionario internazionale small cap”

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

Importante riconoscimento per il comparto Threadneedle (Lux) Global Smaller Companies AE USD*: il comparto con un rendimento netto (classe di azioni Accumulazione AE USD, ISIN LU0757428866) pari al 35,9% (rispetto al rendimento lordo dell’indice di riferimento, MSCI World Small Cap Index, pari al 26,8%), ha ottenuto il 22° Premio Alto Rendimento nella categoria “Migliore fondo azionario internazionale Small Cap”, bissando il successo del 2018.Il comparto Threadneedle (Lux) Global Smaller Companies Fund, lanciato nel novembre 2013 e gestito da Scott Woods a partire da aprile 2019, è un comparto azionario globale che investe almeno due terzi del proprio patrimonio in azioni globali di società a piccola capitalizzazione, dall’elevata qualità e potenzialità di crescita, ma che si ritengono sottovalutate dal mercato. Le small cap sono, in generale, una classe di attivo unica e differenziata. In particolare, il comparto si focalizza su quelle con un’imprenditorialità più marcata, attive in specifiche nicchie di mercato, che possono generare rendimenti potenzialmente superiori. La strategia Threadneedle (Lux) Global Smaller Companies beneficia, inoltre, dell’apporto di team regionali in Regno Unito, Europa, Stati Uniti, Giappone e Asia e di un approccio di ricerca bottom up, basato sui fondamentali volto alla costruzione di un portafoglio con circa 90 titoli, che rappresentano un buon equilibrio fra convinzione e diversificazione.Il Premio Alto Rendimento è un riconoscimento attribuito dal Sole 24 Ore alle Società di Gestione e ai Fondi Comuni d’investimento che si sono distinti per i risultati conseguiti, nonché per l’impegno e la professionalità nel prendersi cura degli investimenti, ispirandosi al fondamentale valore della tutela del risparmiatore. Il premio, vera e propria pietra miliare per chi deve decidere dove investire i propri risparmi, viene assegnato sulla base dei criteri e della metodologia della società di analisi indipendente Cfs Rating, partner storico del premio.

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