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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

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La crescita rallenta ma le azioni continuano a sovraperformare

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2021

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer Moneyfarm. Di recente abbiamo notato indicatori che mostrano un rallentamento della spinta economica in molte aree chiave. Le azioni, tuttavia, continuano a performare in senso positivo. Come si spiega? Partiamo dalla teoria. È possibile mettere in relazione crescita economica e rendimenti azionari? Le evidenze sono contrastanti soprattutto nel breve e nel medio termine. Un’ampia letteratura sostiene che la correlazione sia piuttosto scarsa. Il primo punto da menzionare riguarda le valutazioni: se la crescita è forte, ma le valutazioni sono elevate, ciò potrebbe suggerire il fatto che le azioni prezzino già tale crescita. Una relazione più interessante potrebbe esserci tra la crescita economica e gli utili aziendali. Anche questa relazione non è, tuttavia, così chiara. In termini di dati storici, è notevole il caso della Cina, dove una crescita molto forte del PIL reale non si è sempre tradotta in una migliore redditività aziendale.Aggiungiamo che la crescita del PIL reale potrebbe non essere la metrica più importante per gli investitori azionari. Dopotutto, gli investitori sono interessati ai rendimenti nominali. Tutto considerato, ci sembra di poter dire che la crescita economica a breve termine potrebbe non essere il driver più importante per i rendimenti azionari. L’attuale contesto di crescita sembra un po’ più debole di quanto ci saremmo aspettati alcuni mesi fa. Ecco alcuni grafici per illustrare il punto. Il primo mostra le previsioni per il PIL degli Stati Uniti per il 2021 e suggerisce che le previsioni sono positive ma sono state riviste al ribasso durante il secondo semestre. Niente di drammatico, ma la direzione del trend (un rallentamento della forte ripresa recente) sembra abbastanza chiara. Lasciando in pace i cinici per un momento, sembra chiaro che le aziende statunitensi quotate abbiano continuato a fare bene nel terzo trimestre. Ma forse questo non coglie appieno l’intera portata delle sfide – catena di approvvigionamento, inflazione – che si stagliano all’orizzonte. Guardando i dati forniti da Reuters, possiamo vedere che, per le società che hanno segnalato finora, in media le aspettative per il prossimo trimestre sono diminuite solo marginalmente (di meno dell’1%). Questi cambi nelle aspettative sono probabilmente la conseguenza dei segnali che le aziende mandano agli analisti per indicare un trend di rallentamento. Sfortunatamente, non disponiamo di dati esaustivi per stabilire con certezza se si tratti di una tendenza fisiologica dopo mesi di forte espansione o del sintomo di un rallentamento più strutturale dell’economia. Ma si tratta di un altro indizio da considerare nell’ambito delle nostre valutazioni sui mercati e dell’economia nei prossimi mesi. (abstract) http://www.moneyfarm.com

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Progretto internazionale sulle azioni di tutorato

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 ottobre 2021

Camerino Esplorare il potenziale dell’intelligenza artificiale per prevedere il successo accademico, rilevare in anticipo gli studenti a rischio di abbandono e sviluppare servizi di tutoraggio innovativi per fornire un supporto tempestivo e personalizzato agli studenti: questi sono stati i temi trattati nel primo meeting transnazionale di STAR.APP, tenutosi presso l’Università di Camerino. I lavori sono stati aperti dalla Delegata del Rettore per il Tutorato, prof.ssa Loredana Cappellacci, che ha ringraziato le università straniere e tutti i partner di progetto per il lavoro svolto durante i lunghi periodi di lockdown, rivolgendo anche un ringraziamento particolare al coordinatore scientifico del progetto, prof. Renato De Leone, docente della sezione di Matematica di Unicam e Delegato del rettore la mobilità internazionale.STAR.APP è un progetto finanziato dal programma Erasmus+ e coinvolge 6 partner di 5 paesi europei. Il progetto fa incontrare e comunicare saperi legati all’orientamento, alla pedagogia e all’intelligenza artificiale per sviluppare servizi di tutorato efficaci ed innovativi per gli studenti universitari. https://www.star-app.eu/

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Ammissione a quotazione delle azioni ordinarie ATON Green Storage S.p.A.

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 giugno 2021

Spilamberto (Modena). ATON Green Storage S.p.A (PMI Innovativa) (“ATON” o la “Società”) operante nel mercato dell’ingegnerizzazione e produzione di sistemi di accumulo di energia per impianti fotovoltaici comunica che, in data odierna, Borsa Italiana S.p.A. ha disposto l’ammissione a quotazione delle azioni ordinarie ATON Green Storage S.p.A. su AIM Italia, mercato organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.A. Nell’ambito del collocamento sono state offerte in sottoscrizione n. 2,5 milioni di azioni ordinarie dinuova emissione. Il prezzo di offerta è stato fissato in Euro 4,0 per azione, per una raccolta complessiva di € 10 milioni. La domanda complessiva, che al prezzo di offerta ha superato di quasi 5 volte il quantitativo di azioni offerto, è pervenuta da primari investitori qualificati italiani ed esteri. Alla data di inizio delle negoziazioni la capitalizzazione di mercato ed il flottante previsti di ATON saranno, rispettivamente, pari a circa Euro 30 milioni ed al 33.33% del capitale sociale della Società.

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Le azioni value guideranno i rendimenti del resto dell’anno?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2021

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer Moneyfarm. Il primo trimestre di quest’anno è stato molto fluido e ricco di spunti. Uno dei movimenti più interessanti è senza dubbio quello dei tassi sulle obbligazioni governative statunitensi a lungo termine. Il tasso di interesse sui titoli di stato a 10 anni è aumentato costantemente nel corso del trimestre. A inizio gennaio era dello 0,91%, ha chiuso il trimestre all’1,74%. Un movimento così netto non è stato sicuramente ideale per la parte obbligazionaria dei portafogli (i quali in generale hanno performato positivamente, trainati dalla componente azionaria). Se volessimo trovare una lettura positiva, l’aumento dei rendimenti obbligazionari è il sintomo di una considerevole ripresa economica nel 2021. Molti indicatori, sia nell’industria sia nei servizi, hanno già cominciato a dare segnali forti in questo senso. L’aspetto problematico è sicuramente la possibilità di vedere un aumento dell’inflazione, ma come abbiamo già avuto modo di dire, non ci aspettiamo di vedere un’accelerazione talmente sostenuta da costringere le banche centrali a una stretta monetaria.Il secondo tema che ha caratterizzato il trimestre è la rotazione azionaria, un movimento che avevamo in qualche modo anticipato già alla fine dello scorso anno. Abbiamo visto gli investitori spostare la loro attenzione dai cosiddetti titoli growth ai titoli value, aziende che hanno sofferto lo scorso anno le cui prospettive potrebbero migliorare con l’accelerazione dell’economia globale. Nel 2020, il principale indice growth ha sovraperformato la sua controparte value di circa il 35%. Nel primo trimestre di quest’anno, value ha battuto growth di oltre il 9,5%. In terzo luogo, gli investitori rimangono affascinati dalle aziende e dalle tecnologie dirompenti. Le criptovalute e le cosiddette SPAC (Special Purpose Acquisition Company) continuano a suscitare un notevole interesse. Enormi flussi di investimento continuano a confluire in investimenti “sostenibili”. Questa rincorsa verso l’innovazione sta condizionando anche la direzione delle politiche. Ad esempio, l’amministrazione statunitense è già stata piuttosto attiva sul fronte fiscale, avanzando proposte per aumentare le aliquote dell’imposta sui profitti delle aziende e introducendo un’aliquota fiscale globale minima per ridurre l’elusione fiscale da parte delle multinazionali. Quarto: abbiamo ricordato i potenziali colli di bottiglia nell’economia globale. Il blocco del Canale di Suez da parte della nave portacontainer Ever Given ha ricordato in modo suggestivo quanto ancora le catene del valore mondiali dipendano da pochi snodi cruciali. Quinto, l’ascesa della Cina continua. Il governo cinese è diventato sempre più attivo nella sua diplomazia e le sue relazioni con gli Stati Uniti sembrano piuttosto gelide. Dal punto di vista economico vediamo invece il dragone andare in controtendenza. Mentre il resto del mondo sta cercando di accelerare la crescita, le autorità cinesi sembrano frenarla, cercando di limitare il livello di leva di un’economia che resta fortemente dipendente dal credito. Con la ripresa economica in Cina più avanzata che altrove, questo potrebbe rivelarsi un processo decisionale efficace. Sesto punto, la Brexit. Inevitabilmente, con l’economia bloccata dal Covid-19 è difficile ottenere un quadro completo delle effettive conseguenze dell’uscita del Regno Unito dall’Ue, un banco di prova non solo per quanto riguarda il futuro di quella che resta la quinta economia globale, ma anche per la solidità del progetto europeo (che risulterebbe sicuramente indebolito se, oltre a una migliore gestione del piano vaccinale, il Regno unito centrasse anche la ripresa economica in modo efficace). I primi segnali non sembrano particolarmente buoni per le future relazioni Regno Unito-Ue. Infine, sul fronte sanitario il lancio della campagna vaccinale è stato agrodolce. Gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno mostrato alcuni notevoli successi, un netto miglioramento rispetto alle loro prestazioni pandemiche del 2020. L’Ue, in particolare, è rimasta indietro e le disparità nella diffusione dei vaccini a livello globale rimangono una fonte di preoccupazione, non solo per i possibili effetti della pandemia nei paesi rimasti indietro ma, soprattutto, perché continuano ad emergere nuove varianti. Abbiamo deciso, tuttavia, di aumentare il livello di rischio dei portafogli, convinti che questo ci aiuterà a cogliere importanti opportunità di rendimento nel lungo termine. Continuiamo a guardare avanti, analizzando tutti i nuovi trend che caratterizzano l’economia mondiale.

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Azioni europee: l’apice del pessimismo è ormai alle nostre spalle

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 gennaio 2021

A cura di Ann Steele, Gestore di portafoglio di Columbia Threadneedle Investments. Vi sono motivi di ottimismo per il 2021. Dimenticatevi la ripresa a forma di “U”; la lettera del 2021 è la “V” di “vaccino”. Secondo il nostro scenario di riferimento, nella prima parte del 2021 in Europa si assisterà alla distribuzione dei vaccini, che consentirà a imprese e consumatori di iniziare a tornare alla normalità. Anche in caso di ritardi e ulteriori chiusure, l’impatto economico del Covid-19 dovrebbe ridursi notevolmente nel nuovo anno. Ci aspettiamo una netta ripresa degli utili delle società penalizzate dal virus, nonché sostegno dalle misure di stimolo fiscale a livello europeo, iniezioni di liquidità dalle banche centrali e una ripartenza per aziende e consumatori.La disoccupazione dovrebbe salire, ma molti dei consumatori europei che hanno mantenuto il lavoro hanno costituito riserve di liquidità, come dimostrato dal saggio di risparmio delle famiglie nell’eurozona, che nel secondo trimestre 2020 ha raggiunto un record massimo del 24,6%.1 L’Unione europea ha approvato un pacchetto di stimoli da 750 miliardi di euro2 per contrastare la pandemia, inoltre il quantitative easing e i tassi d’interesse ai minimi storici della Banca centrale europea, della Bank of England e di altri istituti centrali europei dovrebbero protrarsi nel 2021.Numerose società europee hanno tagliato i costi e migliorato l’efficienza operativa sulla scia del Covid-19. Ragion per cui la nostra tesi centrale parte dal presupposto che le azioni europee godano di un buon supporto. Ciononostante, riteniamo che alcune aziende non sopravviveranno o saranno penalizzate dalla crisi. Quindi, data la presenza di leader e fanalini di coda, le performance come sempre dipenderanno dalla selezione dei titoli.Siamo dell’idea che i vincitori europei del 2021 ricadranno in due categorie. La prima è composta da società competitive a livello mondiale con marchi validi, solidi team dirigenziali e un forte potere di fissazione dei prezzi. Spesso i modelli di business di queste aziende hanno salvaguardato i loro utili nel 2020 e in alcuni casi, come sanità e tecnologia, hanno permesso loro di trarre vantaggio dal contesto di “nuova normalità”.La seconda riunisce quelle società che hanno subito un calo degli utili ma anche un crollo delle quotazioni, titoli fortemente ipervenduti a fine anno, che in alcuni casi non meritavano una punizione così severa. Ci aspettiamo che molti di questi titoli evidenzino una solida ripresa degli utili nel 2021. Inoltre, mentre il 2020 volge al termine, molte società europee sono talmente a buon mercato da farci ipotizzare un boom delle operazioni di fusione e acquisizione.Alla luce di ciò, proprio come nel 2020, la selezione dei titoli sarà fondamentale e farà leva sui maggiori punti di forza di Columbia Threadneedle Investments, dove le decisioni di investimento sono supportate da un team completo di analisti settoriali esperti.
Oltre al vaccino, altri due temi influiranno sui mercati azionari europei all’inizio del 2021: i rapporti tra Londra e Bruxelles dopo la Brexit e l’impatto dell’arrivo di Joe Biden alla presidenza degli USA.Occorre mettere in conto potenziali perturbazioni degli scambi commerciali tanto per le imprese britanniche quanto per quelle europee l’anno prossimo, a causa della riorganizzazione delle catene di produzione. Tuttavia, tenuto conto della buona volontà di entrambe le parti di appianare i dissidi, prevediamo che eventuali problematiche di grossa entità avranno vita breve.Da parte sua, la vittoria di Biden ha già prodotto un impatto positivo sui mercati globali: gli indici azionari hanno messo a segno forti rialzi all’indomani delle elezioni e man mano che venivano annunciate le alte cariche della nuova amministrazione. Il clima tornerà probabilmente in primo piano a livello globale, specialmente alla luce dell’imminente Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico nonché della promessa della Cina di azzerare le emissioni nette di carbonio entro il 2060. Ciò è positivo per le strategie che applicano criteri ambientali, sociali e di governance (ESG). Il 2020 è stato un anno complesso per gli investitori. Dal suo punto di minimo al suo punto di massimo (durante il lockdown di marzo, all’apice del pessimismo), l’Euro Stoxx 50 Index ha ceduto quasi il 40%.4 Ma alle porte del 2021 il pessimismo è ormai acqua passata. E per gli investitori azionari ciò significa che vi sono potenziali guadagni da inseguire.

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“Quali sono le prospettive per le azioni e i mercati statunitensi?”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 gennaio 2021

A cura di Nicolas Janvier, Responsabile azionario USA, EMEA di Columbia Threadneedle Investments. Oggi a mezzogiorno, come previsto dalla Costituzione degli Stati Uniti, Joseph Robinette Biden Jr, presterà giuramento come 46° presidente degli Stati Uniti. Ogni elezione presidenziale americana è controversa; tuttavia, la straordinaria faziosità della stagione elettorale ha portato a quello che di solito è un periodo di “buoni rapporti”, in quanto il potere passa da un’amministrazione all’altra. Mentre i Democratici hanno ora il controllo effettivo sia della Camera dei Rappresentanti sia del Senato, la debole maggioranza della Camera, insieme ad un Senato diviso, metterà probabilmente alla prova l’abilità politica del nuovo Presidente nel mettere in atto il suo programma.
Naturalmente, l’amministrazione statunitense entrante influenzerà anche il mondo del business. La nostra ricerca indica che ci saranno chiari vincitori e perdenti di settore in una presidenza Biden. Tuttavia, i cambiamenti nelle amministrazioni presidenziali raramente portano a cambiamenti sostanziali e radicali nell’economia statunitense, anche quando si passa da un’amministrazione conservatrice a una liberale, o viceversa. In termini di performance complessiva del mercato, abbiamo visto i mercati performare bene sia sotto i presidenti repubblicani sia sotto quelli democratici. Tuttavia, ci sono aspetti su cui gli investitori potrebbero voler rivolgere la loro attenzione.Il percorso dell’introduzione del vaccino Covid-19 sarà probabilmente al centro dei primi giorni di lavoro di Biden, che si è impegnato ad effettuare 100 milioni di vaccinazioni nei suoi primi 100 giorni. Per mitigare l’impatto della pandemia, prevediamo un nuovo ciclo di stimoli, un pacchetto che comprende una combinazione di sostegno aggiuntivo alle piccole imprese e pagamenti diretti alle famiglie, tra le altre cose, che sarà il primo ordine del giorno per la nuova amministrazione e il Congresso. Questo impegno potrebbe fare la differenza, poiché lo stimolo fiscale a breve termine è un ponte importante che potrebbe aiutare a superare il baratro dell’economia derivante dall’attuale crisi sanitaria.Nel corso del 2020, l’S&P 500 ha prodotto un rendimento totale di oltre il 18%, un risultato notevole se si considera che ha sopportato la più rapida discesa in un bear market della storia; utilizzando solo 16 sessioni di trading per scendere del 20% a marzo, e scendendo di oltre il 30% dal punto di massimo. Ma con le azioni che ora sono di nuovo vicine ai massimi storici, trainate da stimoli fiscali e monetari e dall’accesso a vaccini efficaci sempre più forti, la domanda principale per gli investitori dei mercati azionari statunitensi è come posizionare i loro portafogli per un’economia che torna alla normalità dopo lo shock del Covid-19? In questo contesto, crediamo che un approccio attivo e disciplinato, alimentato da una profonda ricerca di base, abbia senso.Per quanto riguarda i settori, è probabile che ci saranno vincitori e vinti a causa dei cambiamenti di politica, mentre gran parte del contesto politico ed economico continuerà a essere in evoluzione. Pertanto, il nostro team di US Equity sta lavorando a stretto contatto con il nostro team di Ricerca Fondamentale per analizzare i temi principali che guideranno il nostro posizionamento di settore e la selezione dei titoli nei mesi e negli anni a venire. Con l’aumento della volatilità e la crescente dispersione dei rendimenti azionari, è più importante che mai contenere il fenomeno. Capire come le singole aziende si comporteranno probabilmente in un ambiente dominato dai principali temi che abbiamo identificato, è probabile che si presentino opportunità significative nei prossimi trimestri e anni. Si tratta di una situazione che favorisce fortemente un approccio attivo e bottom up alla selezione dei titoli basato sulla ricerca fondamentale.
La transizione pacifica del potere in America risale al 1797, quando George Washington passò le responsabilità dell’Ufficio del Presidente degli Stati Uniti a John Adams. Dato il divario politico che il Paese sta conoscendo in questo momento, sarà importante che gli investitori superino una tendenza a reagire in maniera emotiva. La storia ci dice che l’economia e i mercati andranno avanti. Rimarremo impegnati a sostenere i nostri clienti e a mantenere il loro successo come nostra priorità.

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Importanti cambiamenti all’orizzonte per il 2021: Azioni europee

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2020

A cura di Columbia Threadneedle Investments. By Ann Steele Gestore di portafoglio, Azioni europee. Nel 2021 il mondo cambierà! La Brexit si sarà conclusa, vi sarà un nuovo presidente alla Casa Bianca e i vaccini contro il Covid-19 saranno disponibili. I trend negativi del 2020 non si sono ancora del tutto esauriti, ma possiamo essere ottimisti. Ci aspettiamo una netta ripresa degli utili di società penalizzate dal virus, nonché sostegno dalle misure di stimolo fiscale, abbondante liquidità e una ripresa per le aziende e i consumatori. L’Europa vanta un gran numero di aziende solide con marchi validi, competitive a livello globale e che possono contare su un eccellente potere di prezzo e su un’ottima gestione. Gli utili dovrebbero recuperare terreno e le società che hanno retto alla crisi e che sono state ipervendute nel 2020 dovrebbero registrare un rimbalzo. Alcune aziende non sopravviveranno o saranno penalizzate dalla crisi. Quindi, data la presenza di leader e fanalini di coda, le performance come sempre dipenderanno dalla selezione dei titoli. La Brexit potrebbe danneggiare notevolmente le imprese sia europee sia britanniche. Un’uscita senza accordo è ancora possibile, ma appare più probabile un accordo “di base”, in quanto la buona volontà di entrambe le parti dovrebbe assicurare il raggiungimento di un’intesa. Tuttavia la complessità delle catene di produzione e delle operazioni continua a far temere potenziali destabilizzazioni. Nel 2021, Joe Biden potrebbe concordare un’agenda globale comune con la Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, con un nuovo orientamento degli Stati Uniti sul tema. Tenuto anche conto del recente annuncio dell’intenzione della Cina di azzerare le emissioni nette di carbonio entro il 2060, tali sviluppi potrebbero inaugurare l’avvio di una politica coerente su scala globale; è quindi essenziale rivalutare il posizionamento sui temi ambientali a livello mondiale.

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Covid-19: “Azioni immediate, ma le scuole restino aperte”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Intervenire subito con chiusure nelle aree più a rischio, potenziare test e tracciamento, mantenere aperte le scuole per i ragazzi fino ai 14 anni. Sono queste alcune delle richieste espresse da 12 tra i più importanti medici e ricercatori italiani, contenute in un documento inviato al governo e ai membri del Comitato Tecnico Scientifico, in vista della firma del nuovo DPCM prevista per oggi. Il testo, sottoscritto tra gli altri da Antonella Viola, immunologa dell’Università di Padova, e Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria dell’Università di Parma e consulente dell’OMS, si sottolinea la gravità della situazione in Italia: «Tutti i dati confermano la forte criticità della diffusione di SARS-CoV-2 nel Paese. La maggior parte delle Regioni italiane presenta le caratteristiche descritte nello scenario n. 4 del Piano redatto dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità» Questo quadro, continuano gli autori del documento, «impone azioni restrittive da attuarsi rapidamente».Le misure richieste nel documento vanno dalla costituzione di “zone rosse” per un periodo minimo di 3 settimane nelle città di Milano, Napoli, Roma e Genova. Nel resto del Paese si individua come prioritaria l’assunzione di personale sanitario, l’adeguamento tecnologico per le attività di test e tracciamento, e il potenziamento del trasporto pubblico nelle aree a maggior rischio.Gli scienziati domandano, inoltre, l’inserimento nel prossimo pacchetto di misure previste dal governo l’obbligo allo smart working per tutte le attività dei settori pubblici e privati effettuabili in modalità agile e la sospensione per un periodo di due settimane delle attività non essenziali.Particolare attenzione è riservata al tema delle scuole: secondo gli autori, è «essenziale» che i servizi educativi 0-6 anni, le scuole elementari e medie continuino le attività educative e didattiche in presenza. «La loro chiusura avrebbe conseguenze psicologiche, educative e sociali drammatiche, a fronte di una non significativa riduzione dei contagi». Bocciata anche l’ipotesi, circolata negli ultimi giorni, di spostare in didattica a distanza i ragazzi di terza media. Per quanto riguarda i più piccoli, le scuole aperte avrebbero anche conseguenze economiche: «la frequenza a questi servizi dei bambini di 0-6 anni consentirebbe l’attività lavorativa dei genitori».Una strategia differente viene invece individuata per le università, per le quali i medici chiedono il passaggio alle lezioni online al 100% per il primo semestre dell’anno accademico, ad eccezione dei tirocini professionalizzanti e delle attività di laboratorio.Gli autori concludono chiedendo «l’elaborazione di una strategia di medio-lungo periodo», in cui le scuole aperte devono essere considerate dal governo come un servizio essenziale.

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Le azioni aurifere sono sempre più una fonte di reddito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Dopo la fusione tra Barrick e Randgold e la successiva acquisizione di Goldcorp da parte di Newmont, entrambe le società hanno costantemente mostrato di volersi focalizzare sui rendimenti per gli azionisti piuttosto che sull’aumento dei volumi gestiti. Entrambe hanno aumentato i dividendi ed enfatizzato il fatto che dispongono di asset dalla durata e dalla diversificazione ritenuti adatti per mantenere questi pagamenti per molto tempo. Tutto ciò non è passato inosservato alle altre società del settore, molte delle quali si stanno sforzando per raggiungere questi risultati, né agli investitori in cerca di reddito. Questo aspetto è stato messo in mostra nel report di Berkshire Hathaway, che quest’anno si è esposta a Barrick per 500 milioni di dollari. Molti sono rimasti stupiti dato che Warren Buffet è sempre stato considerato scettico nei confronti dell’oro, avendo egli stesso affermato che “manca di utilità” e “non produce nulla”.In ogni caso, questa mossa evidenzia l’attuale forza intrinseca del settore estrattivo connesso al metallo giallo, che poi è ciò che gli permette di sostenere l’aumento dei dividendi, quando tutti gli altri settori hanno dovuto tagliarli. I rendimenti aggregati sono sempre stati il fulcro della filosofia di investimento di Buffet e, dopo molti anni passati ad inseguire unicamente la crescita, le imprese nel settore si sono ora maggiormente concentrate nell’aumentare i ritorni e restituire parte dei guadagni che hanno generato agli azionisti. Ci aspettiamo che sempre più investitori generalisti inizieranno ad osservare più attentamente questo settore e che le imprese che vi operano inizino ad indirizzare il loro business sempre di più verso l’attrazione di questo gran numero di investitori di lungo periodo.Ci aspettiamo che l’attuale prezzo dell’oro resti stabile; la combinazione tra rendimenti reali negativi, importanti stimoli fiscali da parte delle banche centrali e un dollaro indebolito sosterrà la domanda. La correlazione negativa tra oro e rendimenti reali è ormai più che acclarata e i recenti interventi delle banche centrali hanno rafforzato la possibilità di utilizzare oro e azioni aurifere come fattore di diversificazione del portafoglio nel lungo periodo.Confermiamo anche la nostra previsione sul potenziale di crescita di questi titoli, nonostante gli alti guadagni già conseguiti quest’anno. Le azioni forniscono certamente una leva positiva nei confronti dell’aumento del prezzo dell’oro; tuttavia, anche se le sue quotazioni dovessero mantenersi all’interno del range attuale, è pur sempre vero che le società del settore stanno godendo di margini e produttività molto elevati e, nella maggior parte dei casi, di alti livelli di flussi di cassa netti. I bilanci sono solidi, i team di management sono cresciuti, il loro focus è maggiormente concentrato sui flussi monetari e sui rendimenti e meno sui volumi.Inoltre, dato che gli investitori sono attenti alle implicazioni di lungo periodo della pandemia, è probabile che aumenti la loro diffidenza verso l’esposizione ai debiti sovrani. Questo accresce ulteriormente l’attrattiva dell’oro e, se la commodity in sé non offre opportunità di reddito, le azioni lo fanno tramite i dividendi, che stanno crescendo sempre di più.In sintesi, guardando al futuro, se da un lato c’è incertezza rispetto al quadro macroeconomico, dall’altro, a nostro avviso, possiamo essere certi che l’oro e le azioni aurifere continueranno a rivestire un ruolo strategico all’interno di un portafoglio.

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“Riflessioni sul crescente interesse per le azioni nel mercato brasiliano”

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2020

A cura di Dara White, Responsabile globale azioni mercati emergenti di Columbia Threadneedle Investments. È vero che spesso nell’investimento ogni cosa ha il suo prezzo, ossia che per conseguire rendimenti elevati spesso occorre esporsi a un alto rischio, ma negli ultimi decenni gli investitori brasiliani hanno avuto il lusso di beneficiare di rendimenti interessanti sui depositi bancari a fronte di un rischio decisamente contenuto. Negli ultimi 10 anni i tassi d’interesse si sono attestati in media al 10% e nel 2016 il SELIC (il tasso di riferimento brasiliano) era a quota 14,25%.Non sorprenderemo nessuno affermando che con i tassi d’interesse su livelli tanto elevati il paese ha una base di investitori al dettaglio assai ridotta. Con un tasso d’interesse medio di ben il 10% nell’ultimo decennio, gli investitori non avevano motivo di acquistare azioni o investimenti alternativi. Infatti, meno dell’1% degli adulti brasiliani investe in borsa, una percentuale microscopica rispetto al 40% circa degli adulti statunitensi. Nel paese gli investimenti azionari al dettaglio si attestano ad appena il 10%, un livello insignificante rispetto agli investimenti pensionistici e obbligazionari, che con il 72% la fanno da padrone.In Brasile la spesa per consumi rappresenta circa due terzi del PIL, pertanto l’impatto della flessione dei tassi può essere un importante fattore di stimolo per l’economia. A fine anno i dati relativi al credito e ai prestiti evidenziavano una crescita assai rapida, soprattutto per le famiglie, e il settore delle vendite al dettaglio non ha fatto eccezione. Il Brasile ospita il più grande settore della gestione patrimoniale dell’America latina: al 31 dicembre 2019 era valutato a 8.600 miliardi di real (2.100 miliardi di dollari) e negli ultimi cinque anni è cresciuto di ben il 14,5%. Pur essendo senz’altro elevata a livello regionale, pari al 74% del PIL a fronte del 22% del Cile o al 10% del Messico, la penetrazione del settore è ancora bassa rispetto allo standard globale (negli Stati Uniti si attesta a circa il 120%), quindi le opportunità di crescita sono notevoli. Inoltre, nel 2019 nel paese il pool di risparmio dei privati raggiungeva quasi gli 800 miliardi di real (199 miliardi di dollari), l’equivalente del 16% delle masse in gestione totali (negli USA è pari a circa il 10%), a suggerire che è giunto il momento di investire.Cosa implica questa combinazione perfetta (tassi d’interesse più bassi, maggiore partecipazione degli investitori al dettaglio e cambiamenti strutturali del settore dei servizi finanziari) per gli stock picker come noi? Prendere in considerazione i temi top-down è essenziale per valutare il successo dei titoli bottom-up, ma è indispensabile individuare imprese di qualità per partecipare al meglio a questa osservazione tematica. A nostro avviso, è giunto il momento di dare via libera ai broker online, che stanno cambiando la dinamica competitiva del settore e democratizzando l’accesso ai prodotti d’investimento offrendo una piattaforma che permette ai brasiliani di accedere a gestori indipendenti e a fondi di terze parti.Prevediamo che l’intermediazione online sarà sostenuta anche da afflussi significativi nel mercato azionario brasiliano, in quanto i risparmiatori ricercano rendimenti più appetibili dopo il calo dei tassi d’interesse. Si stima che i nuovi investimenti possano avvicinarsi ai 91 miliardi di real (17 miliardi di dollari) nei prossimi cinque anni e, secondo le stime più prudenti, entro il 2025 l’allocazione azionaria dovrebbe raggiungere il 25% delle masse in gestione, a fronte dell’attuale 10% circa. Questa opportunità dovrebbe consentire ai broker online di crescere con un ritmo più rapido rispetto al settore e modificare la natura estremamente concentrata della gestione patrimoniale brasiliana, in particolare per le società basate sull’imprenditorialità nel cui DNA sono insite la tecnologia e l’innovazione, permettendo loro di trarre i maggiori vantaggi da questa trasformazione dirompente. Questa è senz’altro una fase entusiasmante per essere uno stock picker in Brasile: le IPO sono aumentate del 66% nel 2019, in controtendenza rispetto al trend globale che le vedeva in calo del 17% nello stesso periodo. Osserviamo un’accresciuta concorrenza tra le borse locali ed estere, come il Nasdaq, per ospitare queste nuove quotazioni. Con il progressivo incremento dello spessore e della qualità di questo universo in un simile contesto, la gestione attiva assume un ruolo centrale e il Brasile diventa il terreno ideale per permettere agli stock picker come noi di differenziarsi ancora di più.

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Trimestre da record per i mercati azionari, le valutazioni sono troppo alte?

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2020

Commento a cura di Roberto Rossignoli Portfolio Manager di Moneyfarm, L’ultimo mese è stato caratterizzato da una volatilità elevata sui principali listini, sebbene sia stata in parte riassorbita rispetto ai momenti più acuti della crisi (Vix a circa 30.4). L’andamento di mercato, caratterizzato da diverse settimane da una crescita continua e costante dell’azionario intramezzata da veloci correzioni, riflette quelli che sono i fattori principali che stanno muovendo i mercati. Bisogna sottolineare che il trimestre che si è appena chiuso è stato il migliore per l’azionario americano dal 1987. Una performance del genere impone una riflessione su quello che potrebbe essere il percorso nei prossimi mesi. Ma andiamo con ordine: le settimane appena passate sono state caratterizzate da una serie di dati positivi, sia da un punto di vista dei dati macro, sia per quanto riguarda la fiducia degli operatori. L’indice di sorpresa economica pubblicato da Bank of America ha fatto segnare un record positivo. Questo vuol dire che le notizie che giungono dall’economia reale, per quanto negative, sono state comunque meno negative di quanto ci si aspettasse nel trimestre caratterizzato dalla quarantena.
La previsione degli investitori è che i dati macroeconomici positivi si trasmetteranno sui risultati delle aziende, dati che verranno pubblicati nelle prossime settimane. Una stagione degli utili in grado di sorprendere le aspettative renderebbe le valutazioni azionarie più sostenibili.
Il prezzo relativo dei mercati azionari, calcolato come costo delle azioni in relazione agli utili generati dalle aziende, resta infatti uno dei grandi punti interrogativi di questa fase. Se ci dovessimo limitare a una sola valutazione dell’indicatore Prezzo/Utili troveremmo che in questo momento è posizionato piuttosto in alto rispetto alla storia.In realtà questo dato non è rilevante da solo, ma va valutato nel contesto. Innanzitutto, come abbiamo già ricordato, c’è l’effetto positivo che potrebbe derivare dalla pubblicazione dei risultati di metà anno delle aziende in caso di sorpresa positiva. In seconda analisi, bisogna considerare nell’equazione il livello dei tassi. Quando i tassi sono bassi come in questo momento anche valutazioni così elevate diventano maggiormente sostenibili. Come mai?
Gli utili futuri sono scontati a un tasso più basso, il valore attuale di quegli utili – o il prezzo fondamentale – sale, e di conseguenza il rapporto prezzo/utili, ma anche le altre metriche di valutazione, salgono.
Dal punto di vista macroeconomico, si può assumere che un costo del capitale generalmente più basso favorisca il mondo delle imprese, in particolare quelle ad alto potenziale di crescita che riescono a investire con prospettive di rendimento più alte.
Sempre dal punto di vista macro, è interessante la relazione tra tassi e inflazione. Tassi bassi e poco volatili riflettono anche un’inflazione bassa e sotto controllo. E questo è positivo per l’azionario.
Ovviamente la condizione per cui questo avvenga è una progressiva risoluzione dell’emergenza sanitaria. I dati delle ultime settimane non sono incoraggianti, specialmente negli Stati Uniti e in Sud America, ma non bisogna incorrere nell’errore di drammatizzarli eccessivamente. In generale, anche in caso di un riemergere dei contagi, il livello di preparazione dei governi sarebbe sicuramente superiore rispetto a pochi mesi fa e ciò ci dà confidenza per continuare a riposizionare gradualmente le nostre allocazioni verso gli obiettivi di redditività e volatilità di medio-lungo termine.

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Le parole che racchiudono azioni e le espressioni artistiche

Posted by fidest press agency su sabato, 9 Maggio 2020

La newsletter di oggi è diversa dal solito, perché vogliamo testimoniare il periodo che stiamo vivendo solo con parole che racchiudono azioni, invece che attraverso espressioni artistiche. Un periodo molto complesso e difficile di cui tutto non si può raccontare. Vogliamo perciò ospitare e divulgare alcune delle iniziative che riguardano il nostro mondo, non presentando opere, appunto, ma alcune delle iniziative nate in questa emergenza come riflessione e denuncia riguardo al settore dell’arte contemporanea. Nessuno al governo parla di fare qualcosa di concreto per il comparto, che, già sofferente economicamente in seguito a tagli scellerati e atteggiamenti politici irresponsabili da oltre 20 anni, oggi é bloccato da questa emergenza per chissà quanto tempo (è evidente che la riapertura dei musei non possa bastare). Per questo vi segnaliamo una nuova piattaforma operativa, che aspira a una migliore riorganizzazione del settore, rappresentata da lavoratrici e lavoratori dell’arte contemporanea, poi una lettera aperta, che illustra l’insieme dei non diritti delle artiste madri, poi un documento che sarà la base di tavoli futuri, redatto da una piattaforma che da qualche anno indaga sui nostri problemi e il nostro sviluppo e infine un appello per una proposta di finanziamento pubblico sottoscritta da molti di noi. Sono iniziative nate in seguito alla consapevolezza che bisogna attivarci tutti, essendo uniti ed essendo tanti, perché per ora, in questi due mesi nessuna seria proposta è stata avviata e nulla è stato attivato concretamente per noi da chi ci governa. Per ora ancora nulla e dopo sarà troppo tardi. E non possiamo tacere su quello che sta succedendo alle donne italiane, non comprese nelle stanze dei bottoni neanche in questa emergenza, perciò l’ultima, ma non ultima, news riguarderà proprio una delle varie iniziative che chiedono a gran voce di valorizzare le differenze attraverso l’applicazione delle leggi sulla parità di genere in tutti i luoghi decisionali del Paese e in particolare nelle commissioni ‘task force’. Perché noi donne siamo il 52% della popolazione, #datecivoce!
Today’s newsletter is different from usual, because we want to witness the period we are experiencing only through words that talk about actions, rather than through artistic expressions. A very complex and difficult period, of which everything cannot be told. We thus want to host and disseminate some of the initiatives that concern our world, presenting not artworks but texts and statements born within this emergency as a critical reflection on the contemporary art sector.May 1st has just passed so we want to focus on all the workers of the arts and in particular on those of contemporary art, among the most neglected, unprotected and not respected. We are the ones who, since “we work for passion” do not need compensation, protection, rights. Satisfaction must suffice. No one in the Government talks about doing anything concrete for the sector, which has been already suffering for over 20 years because of several funding cuts and irresponsible political attitudes, and is now blocked by this emergency. Who knows for how long (it is evident that the reopening of museums is not enough). Therefore, we point out a new operating platform, which aspires to a better reorganization of the sector, represented by workers of contemporary art; an open letter, which illustrates the set of non-rights of the mother artists; a document that will be the basis of future tables, drawn up by a platform that for some years has been investigating our issues and our development; an appeal for a public funding proposal signed by many of us. These initiatives were born following the awareness that we must all be active, being united and being many, because for now, in these two months no serious proposal has been launched and nothing has been activated for us by those who govern us. For now still nothing and afterwards it will be too late.And we can not keep being silent on what is happening to Italian women, never included in the button rooms – even in this emergency – so the last, but not least, one of the news will concern one of the many initiatives that aim at highlighting the differences in the application of gender equality laws in all decision-making places in the country and in particular in the recent emergency task force. Because women are 52% of the population, so #datecivoce!

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Coronavirus e mercati azionari: è davvero la fine del mondo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

A cura di Giovanni Buffa, Portfolio Manager di AcomeA SGR It’s the end of the world as we know it…è un celebre brano dei Rem che ben si presta a descrivere il sentimento prevalente sui mercati azionari di questo periodo. Eppure, l’anno era cominciato sotto i migliori auspici: dopo il travagliato accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina raggiunto a fine 2019, i mercati proseguivano la loro inarrestabile ascesa segnando nuovi massimi storici appena un mese fa. Poi, come spesso succede, improvvisamente tutto è cambiato.Sono bastati soltanto 21 giorni per passare da un mercato ai massimi storici ad un “bear market”. Nell’arco di poche settimane, le borse mondiali sono letteralmente implose: l‘indice S&P500 ha perso in 1 mese il 28%, il Ftse Mib il 39%, l’indice Europeo il 32% con il mercato greco che si è letteralmente dimezzato. Non è andata meglio nel resto del mondo con il Giappone sotto del 23%, l’Australia del 33% e il Brasile del 40%. È bene sottolineare che queste variazioni sono avvenute in appena 30 giorni, e hanno coinvolto indifferentemente tutti i settori, nessuno escluso.Anche le materie prime sono state particolarmente sotto pressione con il palladio e il platino che hanno perso il 38%, il petrolio il 64%(!), il rame il 22% e lo zucchero il 18% solo per citarne alcune.Contestualmente si è assistito a violentissimi movimenti sul lato valutario, in special modo verso quelle valute più legate alle commodities come il peso messicano (-22.5%), il rublo russo (-21%), il real brasiliano (-15%) e il rand sudafricano (-13%).Anche le obbligazioni dei paesi periferici area euro, dei paesi emergenti e dei corporate non sono state risparmiate a causa di un massiccio allargamento degli spread e di seri problemi di liquidità nel mercato dei repos. Un “melt down” completo su tutte le asset class insomma dove anche i beni rifugio come l’oro sono stati liquidati senza troppi ripensamenti.Fino a metà febbraio il mercato non sembrava essere molto preoccupato dal virus. Molti investitori inizialmente ritenevano che questo fosse un problema circoscritto localmente alla Cina. Dopo il contenimento dei casi nella sola provincia di Hubei, grazie alle restrizioni introdotte dal governo cinese, i mercati avevano addirittura trovato la forza di raggiungere nuovi massimi storici. Lo stesso indice domestico cinese aveva completamente recuperato le perdite accumulate da inizio anno. Tutto sembrava tornato alla normalità come se niente fosse successo.Tuttavia, la diffusione del contagio al di fuori della Cina ha fatto emergere in tutta la sua brutalità la realtà della situazione. Il mercato si è reso conto che il virus Covid-19, una volta superati i confini cinesi, non era più controllabile.
Una crisi sanitaria si è trasformata in una crisi finanziaria con un contemporaneo shock della domanda e uno dell’offerta, ipotesi che forse fino a qualche mese fa era confinata ai libri di testo. Al momento ogni normale attività economiche è congelata, quasi ogni negozio è chiuso, non c’è domanda di prodotti discrezionali al di fuori dei beni di prima necessità, il turismo è inesistente, i trasporti sono fermi, gli eventi, anche quelli sportivi, sono stati cancellati o posticipati. I mercati prezzano ampiamente una recessione sincronizzata dell’economia mondiale. Ciò che preoccupa di più gli operatori, tuttavia, non è tanto la situazione attuale, che tutti sanno essere temporanea, ma la mancanza assoluta di visibilità sulla crisi. Nessuno riesce a sbilanciarsi su quanto possa durare il lockdown, se le misure restrittive saranno di breve o dureranno mesi e quali saranno i tempi di recupero una volta che l’epidemia avrà raggiunto il suo picco.La seconda ragione del crollo delle borse è più di natura tecnica. Lo scorso bull market (ormai ne possiamo tranquillamente decretare la fine) è stato il più lungo della storia ed è stato in parte agevolato dalle politiche monetarie molto accomodanti delle banche centrali.A completare il quadro del sell-off ha contribuito anche il sostanziale fallimento dell’Opec+ nel trovare un accordo sulle quote di greggio in un momento in cui la domanda di petrolio è particolarmente debole. Il mancato accordo ha dato il via ad una guerra di prezzi tra Russia e Arabia Saudita, tra i produttori con i più bassi costi di estrazione, per accaparrarsi quote di mercato. La conseguenza è che il petrolio è sceso del 60% sotto quota 30$, trainando al ribasso i titoli energetici dei listini. Negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli sforzi e gli annunci delle banche centrali e dei governi in tutto il mondo a sostegno delle economie e di riflesso dei mercati.La Fed ha tagliato i tassi quasi a zero annunciando contestualmente un nuovo QE e iniettando potenzialmente trilioni di dollari nel sistema. Nel mentre il governo degli Stati Uniti si appresta a lanciare un bazooka fiscale con rumors che vedono un budget di circa 2 trilioni di dollari. Per la prima volta si parla seriamente di Helicopter Money, e cioè di accreditare direttamente denaro nel conto corrente dei cittadini, per sostenerli temporaneamente durante la crisi, una teoria da molti osteggiata, ma che oggi viene vista come l’unico modo di aiutare direttamente l’economia reale.In Europa si discute di Eurobond e molti governi hanno già annunciato piani di stimolo dell’economia di centinaia di miliardi offrendo aiuto diretto alle imprese colpite dalla crisi con la Bce pronta a fare la sua parte con un pacchetto di acuisti di 750bn di euro estendibile.In buona sostanza il quadro generale che si va delineando è che le banche centrali finanzieranno la spesa pubblica dei governi in questi momenti di crisi, superando ostacoli che una volta si reputavano insormontabili. Riteniamo che questa crisi avrà indubbiamente ripercussioni di lungo periodo in termini di politica economica (ruolo delle banche centrali, MMT, monetizzazione del debito, budget deficit molto importanti, ecc.) e di un ulteriore spinta verso la de-globalizzazione dell’economia ma in definitiva rimarrà una crisi temporanea.Sul fondo Paesi Emergenti, il nostro focus principale è orientato verso il segmento delle Small Cap Value. Da inizio anno, l’indice MSCI Small Cap Value ha infatti registrato una performance al ribasso più ampia rispetto al mercato. Riteniamo dunque che possano emergere interessanti opportunità in questo mercato.
Nel libro “La guerra dei mondi” di H.G. Wells (1922) i marziani, invasori della terra, furono sconfitti non dagli eserciti delle nazioni ma dai batteri presenti nell’aria, gli stessi che gli uomini avevano sconfitto in millenni di evoluzione del proprio organismo.I mercati, pur con notevoli oscillazioni, hanno sempre resistito a qualunque evento nefasto di qualsivoglia natura: guerre mondiali, terremoti, tsunami, cambi di regime valutario, rischi di conflitti termonucleari, guerre fredde, fallimenti di hedge funds, fallimenti di Stati e di banche sistemiche e chi più ne ha più ne metta. La ragione è banale: in momenti di crisi come questo che viviamo, o come quello del 2008, le istituzioni che ci governano sono pronte a tutto pur di sostenere le loro economie e anche questa volta non sarà differente.It’s the end of the world as we know it… and I feel fine…

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22° Premio Alto Rendimento nella categoria “Miglior fondo SRI – Azionari Ambiente”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Pictet Asset Management nuovamente protagonista nell’ambito degli investimenti socialmente responsabili con il Pictet – Global Environmental Opportunities (GEO). Il fondo, lanciato nel 2011, ben prima dell’esplosione degli investimenti ESG, è stato insignito del 22° Premio Alto Rendimento nella categoria “Miglior fondo SRI – Azionari Ambiente” che viene assegnato al fondo con il miglior rendimento a un anno e che ha evidenziato uno score ESG sopra la media della categoria, grazie a una performance di +36,76% registrata nel 2019 (+8,41% rispetto alla categoria Morningstar e +10,16% rispetto all’indice MSCI World USD). Un prestigioso riconoscimento che ribadisce il ruolo pionieristico della società di gestione nell’ambito della sostenibilità e dell’approccio tematico.
Il fondo azionario globale, gestito da Luciano Diana, investe in azioni di società che operano nella catena di valore ambientale dell’energia pulita e dell’acqua, dell’agricoltura, del legno e che contribuiscono alla salvaguardia delle risorse naturali mondiali. Il tutto si traduce in un portafoglio globale concentrato, diversificato a livello settoriale e con un forte orientamento alla crescita, costruito con un approccio bottom-up nella selezione dei titoli. L’efficacia della strategia di investimento nasce da una combinazione di un approccio rigoroso dalle solide basi scientifiche e della decennale esperienza di Pictet Asset Management nell’ambito degli investimenti responsabili.

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Azioni Camfin in opa: da restituire la maggiorazione del prezzo di offerta

Posted by fidest press agency su domenica, 8 marzo 2020

La storia della borsa italiana è piena di racconti ed episodi a tratti surreali e a cui si stenta a credere.
Non si era ancora vista, però, una società chiedere agli aderenti ad un’offerta pubblica di acquisto di restituire una parte del prezzo pagato. E’ ciò che sta accadendo agli ex azionisti Camfin che nel 2013 apportarono le proprie azioni all’opa lanciata dalla società Lauro 61, partecipata tra gli altri dalla Marco Tronchetti Provera & C., proponendo un prezzo di acquisto pari a 0,80 per azione.
La Consob aveva però disposto la rettifica del prezzo, da 0,80 a 0,83 euro per azione, causando all’offerente un maggior esborso di circa 8,5 milioni di euro. Secondo la Commissione, vi erano stati acquisti sul mercato da parte di soggetti riconducibili a Lauro 61 fino ad prezzo appunto di 0,83 euro.
A seguito di ricorsi amministrativi, la decisione della Consob è stata il 9 novembre 2018 annullata in via definitiva dal Consiglio di Stato (Sentenza 6330) che, accogliendo le istanze, ha ritenuto non sussistenti le condotte contestate dall’Autorità riconoscendo che nel corso dell’Offerta Lauro61 aveva operato sempre in piena legittimità. La richiesta di danni alla Consob è stata invece rigettata in quanto mal formulata e senza la doverosa quantificazione del danno, che in linea di principio è ancora possibile richiedere mediante l’avvio di una causa civile.Il Consiglio di Amministrazione di Camfin ha invitato gli azionisti che avevano beneficiato della modifica in aumento del prezzo dell’OPA del 2013 ad estinguere la loro obbligazione devolvendo direttamente le somme ricevute in eccesso ad un’associazione non-profit per la ricerca. L’invito sta pervenendo a mezzo lettera raccomandata, nella quale la società comunica pure che si riserva di agire per il recupero dell’indebito arricchimento. (vedi allegato)
Gli azionisti interessati sono davanti a un bivio: pagare oppure attendere l’eventuale richiesta successiva che perverrà tramite invito alla negoziazione assistita. Non è infatti detto che la società proceda, specie per importi non elevati.
In ambo i casi, sono pur’essi titolati a richiedere a loro volta alla Consob la somma contestata. Operazione all’atto pratico tutt’altro che semplice. Anche la sola estensione alla Commissione del giudizio intentato da Camfin non è pacifica.Qualche dubbio sussiste pure in merito al capital gain pagato all’epoca, ma a parere di chi scrive si ha diritto alla contabilizzazione di una minusvalenza in base all’articolo 6, comma 2 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, laddove prevede che “i proventi conseguiti in sostituzione dei redditi e le indennità ottenute, anche in forma assicurativa, a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidità o morte, costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti”.
Soprattutto, la vicenda Camfin evidenza tutta l’inadeguatezza della Giustizia in Italia riguardo i tempi di intervento, peggio ancora quando rapportati alla velocità dei mercati finanziari e dell’economia in generale. (Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc)

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“Low for long: perché nel prossimo decennio le azioni vincono”

Posted by fidest press agency su martedì, 18 febbraio 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Investment Advisory, Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Gli anni Venti saranno con ogni probabilità caratterizzati da un nuovo paradigma, in cui crescita potenziale e inflazione ‘normale’ sono ridimensionate rispetto al passato. Un mondo inedito in cui le politiche monetarie hanno esaurito il proprio ruolo di stimolo all’economia e a cui potrebbe subentrare una fiscalità espansiva, come auspicato da Mario Draghi e ribadito da Christine Lagarde. L’andamento dell’attività economica è anemico ma forse, come abbiamo accennato in apertura, questo corrisponde a un nuovo paradigma in cui crescita potenziale e inflazione ‘normale’ sono ridimensionate rispetto al passato.La lettura del ciclo economico attuale presenta, tuttavia, alcune difficoltà, per via delle contraddizioni che lo caratterizzano: in particolare, il manifatturiero ha un andamento estremamente negativo in contrasto ai servizi che mostrano uno stato di buona salute; il mondo sviluppato tentenna a fronte di Paesi in via di sviluppo che aumentano la propria forza relativa; i consumi appaiono solidi rispetto alle altre componenti della domanda, ovvero investimenti e commercio estero in sensibile decelerazione. Riteniamo di poter spiegare tali dinamiche come segue:
• le spese in conto capitale (Capex) delle aziende languono o sono in recessione. L’epicentro del problema in questo caso è rintracciabile nel commercio estero e, in particolare, nelle istanze protezionistiche che Donald Trump incarna alla massima potenza con l’approccio “America First” che si traduce in incertezza regolamentare o sui dazi che ha un impatto ovviamente negativo sui parametri del commercio internazionale e sulle scelte di investimento. Nel lungo periodo si osserva in ogni caso un timido recupero degli investimenti in grado di divergere dal calo degli ordini che è l’effetto più grave dell’escalation della guerra commerciale e del calo dell’export complessivo globale.
• I consumi privati sono particolarmente importanti perché rappresentano i tre quarti della domanda e quindi del PIL domestico. La loro solidità dipende da fondamentali supportivi: in particolare la crescita reale dei salari che si mantiene tra l’1 e l’1,5% nonostante i salari nominali abbiano di recente segnato un tasso di crescita sotto il 3%. I tassi reali sono sostenuti da un’inflazione che resta a livelli molto al di sotto del target del 2% e da tassi di disoccupazione sui minimi. Un collasso dei consumi appare improbabile. Il buon andamento dei Salari Reali rappresenta altresì una buona notizia per i mercati finanziari perché non si tradurrà in una compressione degli utili aziendali in quanto la produttività riesce a tenere il passo con essi, lasciando invariata la ripartizione del reddito.
Tutto quanto osservato ci porta di nuovo alla constatazione che potremmo essere in nuovo paradigma basato su regole inedite che vale la pena indagare.
• Le condizioni finanziarie appaiono ancora estremamente favorevoli e il 2020 si avvia avendo a disposizione una notevole spinta monetaria. La Fed, che alla fine del 2018 aveva tentato di normalizzare il bilancio e poi di agire al rialzo sui tassi, ha dovuto fare rapidamente marcia indietro osservando che il sistema iniziava a scricchiolare ben prima del punto di arrivo. Le banche necessitano di un livello di riserve libere molto superiore rispetto al passato: una volta emerso questo fattore che non si era correttamente calibrato sono stati necessari nuovi interventi sulla liquidità. Al momento la Fed sta acquistando titoli a breve sul mercato in attesa di avviare una soluzione permanente. Ma un fatto è chiaro: tornare indietro dal quantitative easing (QE) prolungato è faticoso, per non dire impossibile.
La politica fiscale dal canto suo conta su una condizione particolarmente favorevole nel rapporto tra crescita nominale, seppure contenuta, e tassi di interesse complessivamente talmente bassi da configurare una buona sostenibilità del debito pubblico. Nel suo primo speech come governatore della Bce Lagarde è andata caldeggiando l’idea che la politica fiscale non sia necessariamente debito ma possa tradursi anche in riqualificazione delle poste. Dunque, si può indirizzare agli investimenti.Nel nuovo paradigma in cui ci muoviamo, riteniamo che il prossimo whatever it takes potrebbe essere di tipo fiscale, tenendo a mente in questo passaggio di testimone che il modus operandi della politica fiscale è diametralmente opposto da quello della politica monetaria, sia in termini di processo necessario all’attivazione sia in termini di effetto su economia e mercati. Per prendere decisioni di politica monetaria è sufficiente un tempo molto breve ma l’efficacia si spalma in un periodo di 12-18 mesi e l’impatto immediato sull’economia è pressoché nullo, mentre l’impatto sui mercati può essere rilevante.La politica fiscale ha una gestazione al contrario molto lunga e complessa e potrebbe comportare in Europa persino la revisione del patto di stabilità, ma ha un’efficacia immediata sul PIL o sui consumi.
In questo nuovo paradigma che abbiamo disegnato, il livello attuale dei tassi di interesse, molto prossimo allo zero, appare strutturale. Se è così le valutazioni finanziarie ne dovranno tenere conto insieme a una serie di fattori secolari, dalla demografia, all’innovazione, alla deglobalizzazione che sono alla base della riduzione strutturale del metabolismo dell’economia e che, insieme agli elementi più ciclici, impattano nei componenti dei ritorni obbligazionari e azionari.Per quanto attiene al fronte obbligazionario, le previsioni per i tassi di interesse a 10 anni si collocano al 2,3% sul decennale Usa e allo 0,25% sul Bund, con un Total Return medio atteso dell’1,6% all’anno per quanto riguarda il T-Note e una perdita di 0,5% (annuale) per il Bund.I tassi di interesse strutturalmente bassi, dunque, non rappresentano un’occasione d’oro per le obbligazioni (se si copre il T-Note per il rischio cambio si perde comunque), ma neppure una tragedia. Sono, invece, una buona notizia per l’equity, con un extra rendimento che nello scenario low for long può arrivare anche al 3% e, portando il mercato Usa tra l’8 e il 10%. Cerchiamo di spiegare su cosa si basano queste previsioni.
L’analisi delle altre due componenti, ovvero crescita degli utili e variazione delle valutazioni, permette, invece, di calcolare il potenziale capital gain tenendo sempre in mente l’ipotesi di tassi di interesse fermi oppure molto bassi nell’orizzonte di previsione. Vediamo i tre elementi una alla volta:
1) crescita degli utili. Una delle congetture nel mercato è che i margini siano sui massimi e pertanto destinati a scendere. Questa tesi appare valida e suffragata dai dati per alcune parti del mercato, ma diventa facilmente confutabile se si guardano i numeri di contabilità nazionale, in base a cui la quota di profitti rispetto al PIL negli ultimi 50 anni si è già ridotta in maniera sensibile. Pertanto, la marginalità delle imprese è già scesa, il che non esclude che possa continuare a farlo, ma rende evidente che non sia vero che siamo su livelli estremamente alti per cui un calo sarebbe pressoché inevitabile.
2) I tassi di interesse influenzano la redditività delle imprese attraverso il canale del costo del credito e impattano sul valore in termini di fattore di sconto. Per descrivere l’andamento di questa variabile abbiamo tentato di isolare il fattore “tassi di interesse” che è tra i quattro che determinano la marginalità dell’impresa. Gli altri sono la pressione fiscale, l’andamento del commercio mondiale e infine la velocità di crociera alla quale si sta viaggiando. In particolare, la redditività subisce un impatto negativo in caso di aumento delle tasse o dei tassi e positivo in caso di aumento del commercio mondiale o di accelerazione della velocità di crociera. Attualmente la redditiva è, in linea con le medie storiche, al 9,7%, ma nello scenario in cui i tassi restino bassi nel lungo periodo, la marginalità appare in possibile miglioramento, pur non essendo questa revisione scontata dal mercato. Insomma, i margini non solo non sono a rischio ma sono supportati dall’eventuale validità dello scenario low for long.
3) Il terzo fattore è la variazione delle valutazioni. Il rendimento atteso delle azioni è frutto del rendimento corrente del capital gain e una parte considerevole del capital gain dipende da quante volte si è disposti a pagare gli utili. Osservando la dinamica di questi ultimi nel biennio appena trascorso e quella dei tassi reali appare evidente dai livelli dei Price/Earnings che l’andamento delle valutazioni dipenda appunto dei tassi di interesse reali. Il premio per il rischio si colloca su livelli abbastanza generosi e potrebbe ritracciare per riagganciare la media storica, ma può altresì aumentare per una discesa dei P/E o per una salita dei tassi reali che si normalizzano intorno all’1,5% con un aumento del rischio sul fronte azionario.In conclusione, è possibile ipotizzare tre scenari sui tassi di interesse con le relative conseguenze sui rendimenti attesi dei mercati azionari:
la normalizzazione dei tassi reali (probabilità 40%) intorno all’1,5%: l’aggiustamento del premio per il rischio avviene appunto a scapito dei tassi, con valutazioni azionarie stabili attorno ai livelli attuali, pertanto con nessun contributo di re/de-rating. In questa ipotesi, la normalizzazione dei premi per il rischio (misurata dalla combinazione tra tassi reali e variazione delle valutazioni annuali) implicherebbe una contrazione delle valutazioni di 1 o 2 punti percentuali. La normalizzazione dei tassi si trasmette in una perdita tra il 2 o il 3% sul rendimento atteso delle azioni.L’alternativa è lo scenario low for long (probabilità 40%) in cui i tassi di interesse reali stazionano tra lo 0 e lo 0,5%. In questo caso la normalizzazione delle valutazioni potrebbe avvenire per effetto della discesa degli earnings yield delle azioni. Questo implicherebbe un aumento del P/E in presenza di redditività costante e si sostanzierebbe in un rerating. Con i tassi reali intorno allo zero, un premio al rischio normalizzato in termini di aumento delle valutazioni azionarie vale circa 3 punti per anno. Ma questo livello di tassi ha un’implicazione importante sul rendimento atteso delle azioni perché offre un extra rendimento in conto capitale tra l’1 e il 3% annuo.Infine, un terzo scenario è quello in cui si considera una recessione (probabilità 20%): in questo caso i tassi scendono ma le valutazioni non migliorano.

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“Aggiornamento multi-asset mensile: perché aumentare l’esposizione alle azioni (britanniche)?”

Posted by fidest press agency su sabato, 1 febbraio 2020

A cura di Maya Bhandari, Gestore Multi-asset. Un anno può fare una grande differenza. Dopo un 2018 penalizzante, il 2019 ha permesso agli investitori di cogliere la seconda migliore performance registrata negli ultimi trent’anni da un mix di azioni globali e obbligazioni a lunga scadenza. Per i mercati azionari il 2019 è stato anche un anno record in termini di espansione dei multipli, superato in una sola occasione dalla fine degli anni ’80: nel 2009, quando i listini erano in ripresa dalla schiacciante crisi finanziaria. Di conseguenza, nel 2020 la crescita degli utili dovrà trasferirsi ai prezzi affinché il rally sia sostenuto. Vi sono almeno due motivi per credere che ciò potrebbe accadere. In primo luogo, le minacce legate al commercio globale e a una hard Brexit sono diminuite notevolmente, persino rispetto a metà dicembre[1]. La minore incertezza dovrebbe favorire una certa ripresa della fiducia delle imprese e degli utili societari nel 2020, specialmente nelle aree più sensibili agli sviluppi su ciascuno dei due fronti. In secondo luogo, stando sia al consensus sia alle nostre previsioni, la crescita economica dovrebbe attestarsi su un ritmo pressoché ideale, né tanto forte da rendere necessario un aumento dei tassi d’interesse, né tanto debole da riaccendere i timori di una recessione. Le autorità sono pertanto orientante a mantenere i tassi bassi per un periodo prolungato, sicché è probabile che il tasso di sconto applicato agli utili attesi rimanga vantaggiosamente ridotto, con gli spread creditizi contenuti. Questi ultimi tendono a sconsigliare un investimento azionario ad ampio raggio, se i mercati obbligazionari si trovano nel posto sbagliato. Vi sono tuttavia alcune eccezioni, e il Regno Unito sembra in misura crescente una di queste. All’inizio di gennaio abbiamo innalzato il nostro giudizio sulle azioni britanniche da neutrale a favorevole, promuovendo le azioni nel complesso a classe di attivi tra le preferite. Per quanto i titoli del Regno Unito abbiano partecipato al rialzo generalizzato delle valutazioni dello scorso anno, l’andamento rispetto ad altri mercati è stato sufficientemente sottotono tanto che lo scarto tra i P/E prospettici a un anno si è ampliato a quasi 2x rispetto all’Europa e a 3,5x rispetto alle azioni globali, portandosi su livelli più che doppi rispetto alle medie storiche e sui massimi degli ultimi 15 anni (Figura 3). Anche le posizioni di sottopeso degli investitori appaiono estreme, nonostante il modesto aumento dei flussi verso gli ETF a seguito delle elezioni. Ciò non significa che le prospettive per il Regno Unito siano certe, ma soltanto l’incertezza è diminuita sensibilmente rispetto a un paio di mesi fa. I rischi sull’approdo finale della Brexit rimangono: con i Conservatori in forte maggioranza, la probabilità di un accordo commerciale di portata ridotta potrebbe in realtà essere aumentata, mentre è diminuito il rischio estremo positivo di una soluzione che mantenga i benefici di uno stretto allineamento. Un accordo o persino una proroga della fase di transizione richiede, inoltre, l’approvazione di tutti gli Stati membri dell’UE. A fronte di ciò, tuttavia, sono scomparsi i rischi di un aumento delle imposte societarie, di un processo di nazionalizzazione e di un inasprimento della regolamentazione promessi da un governo guidato da Corbyn. Inoltre, naturalmente, il Regno Unito è anche un mercato essenzialmente difensivo, che continua a distribuire dividendi discreti. Nel complesso, il mercato britannico offre un premio al rischio interessante, sia in relazione al proprio contesto sia, in particolare, rispetto ad altri mercati. La svolta nelle revisioni delle stime sugli utili da parte degli analisti nelle ultime settimane suggerisce un ottimismo maggiore rispetto a quanto attualmente scontato nelle valutazioni di mercato.

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Acquisto delle azioni da parte di SHOWA DENKO K.K.

Posted by fidest press agency su sabato, 25 gennaio 2020

Hitachi Chemical Co., Ltd (detentore del 51% della quota di capitale di Fiamm Energy Technology), conferma la decisione intrapresa nell’incontro del 18 dicembre u.s., dove il Consiglio di Amministrazione di Hitachi Chemical ha deliberato l’avvio della partnership con SHOWA DENKO K.K. Lo stesso CdA ha espresso parere favorevole sull’offerta di acquisto, da parte della stessa SHOWA DENKO K.K., per le quote di Hitachi Chemical, suggerendo ai suoi azionisti di mettere a disposizione le loro quote nell’offerta di acquisto.
La finalizzazione dell’offerta di acquisto di SHOWA DENKO K.K. è prevista nel mese di Febbraio 2020, l’operazione avverrà nel rispetto completo di tutte le leggi e i regolamenti vigenti. Conseguentemente, l’impresa avvia un percorso per diventare una sussidiaria di SHOWA DENKO K.K.La stessa SHOWA DENKO K.K. procederà con atti formali volti a seguire la procedura di acquisto, nel rispetto completo di leggi e di regolamentazioni che tengono in considerazione anche la competizione nazionale e internazionale, nonché tutte le normative in materia. Tenuto conto che la procedura dipende dai sistemi di autorizzazione vigenti in ogni Paese, ad oggi non è possibile determinare ed indicare esattamente la data precisa di quando l’offerta di acquisto avrà inizio. Va sottolineato che questa operatività porterà la nostra impresa a far fronte alle procedure nel modo più agile possibile in modo da non creare nessuna problematica alle attività in corso.Sebbene la compagine azionaria sarà soggetta a cambi, Hitachi Chemical e tutte le sue aziende affiliate (come ad esempio FIAMM Energy Technology), conferma la stabilità sia dell’operatività e delle transazioni con gli attuali business partner con l’obiettivo di una futura e reciproca crescita.Hitachi Chemical e Fiamm Energy Technology comunicheranno prontamente ogni eventuale cambiamento nel processo di transizione futura e assicureranno supporto laddove eventualmente necessario.

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“Prospettive per il 2020: azioni giapponesi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 gennaio 2020

A cura di Daisuke Nomoto, Responsabile azioni giapponesi di Columbia Threadneedle Investments. Vi sono diverse ragioni per essere ottimisti nei confronti delle azioni giapponesi nel 2020. Per prima cosa, bisogna considerare l’elevato numero di riforme strutturali. In particolare, riteniamo che le riforme della corporate governance attuate in Giappone rappresentino un importante punto di svolta per gli investitori azionari a lungo termine.La rinnovata enfasi sull’utilizzo della liquidità in eccesso per finanziare riacquisti di azioni proprie, dividendi e acquisizioni ha già permesso di raddoppiare la redditività del capitale proprio a circa il 10% negli ultimi cinque anni, in linea con le medie europee. Crediamo che questa tendenza possa accentuarsi ulteriormente, il che può solamente essere positivo per le quotazioni azionarie. In secondo luogo, non bisogna dimenticare l’economia giapponese. È vero che la crescita economica globale ha segnato il passo nel 2019, ma alcuni segnali indicano che la congiuntura potrebbe aver raggiunto un minimo. Al pari di quanto avvenuto in Asia e in Europa, la produzione industriale ha registrato una ripresa in Giappone, come confermato dall’aumento delle esportazioni e degli ordini di macchine utensili. Una situazione di stabilità sarebbe sufficiente a sostenere le azioni giapponesi, soprattutto i titoli ciclici.
Riteniamo inoltre che le azioni nipponiche scontino già gran parte dei rischi di ribasso legati ai negoziati commerciali in corso tra Stati Uniti e Cina. Un eventuale esito favorevole eserciterebbe un impatto nettamente positivo sul mercato azionario giapponese, fortemente orientato al ciclo economico.Le valutazioni appaiono molto interessanti. Sia in base al rapporto prezzo/valore contabile sia in base al rapporto prezzo/utili, le azioni nipponiche sono tra le più sottovalutate tra quelle dei mercati sviluppati.Infine, gli investitori non devono dimenticare le Olimpiadi del 2020 che si terranno in Giappone. Nel 1964 il Giappone sfruttò l’occasione dei giochi olimpici per esibire il suo pionieristico treno ad alta velocità, lo Shinkansen. Questa volta il Paese svelerà le sue numerose innovazioni tecnologiche all’avanguardia, dalla robotica alla guida autonoma. Le Olimpiadi sono un altro buon motivo per ritenere che il 2020 sarà un anno positivo per le azioni giapponesi.
Columbia Threadneedle Investments è un gruppo specializzato nell’attività di asset management leader a livello globale che si contraddistingue per un’ampia offerta di strategie a gestione attiva e molteplici soluzioni d’investimento per clienti individuali, istituzionali e corporate in tutto il mondo.Con l’ausilio di oltre 2.000 collaboratori tra cui più di 450 professionisti dell’investimento operanti nel Nord America, in Europa e Asia, il Gruppo gestisce un patrimonio pari a EUR 430 miliardi che copre azioni dei mercati sviluppati ed emergenti, reddito fisso, soluzioni multi-asset e strumenti alternativi.Columbia Threadneedle Investments è la società specializzata in asset management che opera a livello globale e che fa parte di Ameriprise Financial, Inc. (NYSE: AMP), uno dei principali Gruppi statunitensi per offerta di servizi finanziari. In quanto parte di Ameriprise, Columbia Threadneedle beneficia quindi del sostegno di una grande società leader nei servizi finanziari, diversificata e adeguatamente patrimonializzata.www.columbiathreadneedle.com

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Sanlorenzo Spa: collocamento azioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 novembre 2019

Sanlorenzo S.p.A., marchio leader a livello mondiale per numero di yacht di lunghezza superiore ai 30 metri, (“Sanlorenzo” o la “Società”) rende noto di aver individuato l’intervallo di valorizzazione indicativo delle azioni nell’ambito del collocamento istituzionale (l’“Offerta”) finalizzata all’ammissione alle negoziazioni delle azioni della Società sul Mercato Telematico Azionario – ricorrendone i presupposti, sul segmento STAR – (“MTA”) organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.A. (“Borsa Italiana”).
L’intervallo di valorizzazione indicativa del capitale economico della Società, ante Aumento di Capitale (come di seguito definito), è compreso tra Euro 480 milioni ed Euro 570 milioni, pari ad un prezzo minimo di Euro 16,00 per azione ed un prezzo massimo di Euro 19,00 per azione a cui corrisponde una capitalizzazione post Aumento di Capitale compresa tra Euro 552 milioni e circa Euro 656 milioni.
È previsto che l’Offerta abbia per oggetto massime n. 11.000.000 azioni della Società, corrispondenti al 31,9% circa del capitale sociale (post Aumento di Capitale). In particolare, l’Offerta sarà composta da (i) massime n. 4.500.000 azioni di nuova emissione rivenienti da un aumento di capitale con esclusione del diritto di opzione, approvato dal Consiglio di Amministrazione della Società in data 16 novembre 2019, nell’esercizio della delega deliberata dall’Assemblea della Società in data 9 novembre 2019 (l’“Aumento di Capitale”) e da (ii) massime n. 6.500.000 azioni poste in vendita da Holding Happy Life S.r.l. (l’”Azionista Venditore” o “HHL”), azionista di maggioranza della Società e controllata da Massimo Perotti, Presidente Esecutivo di Sanlorenzo. È inoltre prevista la concessione da parte dell’Azionista Venditore ai Joint Global Coordinator dell’opzione greenshoe di ulteriori massime n. 1.100.000 azioni della Società, pari al 10% del numero massimo di azioni oggetto dell’Offerta. In caso di integrale esercizio dell’opzione greenshoe, l’Offerta avrà ad oggetto massime n. 12.100.000 azioni della Società, corrispondenti al 35,1% circa del capitale sociale (post Aumento di Capitale).L’Offerta sarà riservata a investitori qualificati in Italia e a investitori istituzionali all’estero ai sensi della Regulation S dello United States Securities Act del 1933, come successivamente modificato (il “Securities Act”) e negli Stati Uniti d’America, limitatamente ai qualified institutional buyers ai sensi della Rule 144A dello Securities Act, con esclusione di quei Paesi, in particolare Stati Uniti d’America, Australia, Giappone e Canada, nei quali l’Offerta non è consentita in assenza di specifiche autorizzazioni da parte delle autorità competenti, in conformità alle leggi applicabili o in deroga a tali disposizioni.

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