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Sanlorenzo Spa: collocamento azioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 novembre 2019

Sanlorenzo S.p.A., marchio leader a livello mondiale per numero di yacht di lunghezza superiore ai 30 metri, (“Sanlorenzo” o la “Società”) rende noto di aver individuato l’intervallo di valorizzazione indicativo delle azioni nell’ambito del collocamento istituzionale (l’“Offerta”) finalizzata all’ammissione alle negoziazioni delle azioni della Società sul Mercato Telematico Azionario – ricorrendone i presupposti, sul segmento STAR – (“MTA”) organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.A. (“Borsa Italiana”).
L’intervallo di valorizzazione indicativa del capitale economico della Società, ante Aumento di Capitale (come di seguito definito), è compreso tra Euro 480 milioni ed Euro 570 milioni, pari ad un prezzo minimo di Euro 16,00 per azione ed un prezzo massimo di Euro 19,00 per azione a cui corrisponde una capitalizzazione post Aumento di Capitale compresa tra Euro 552 milioni e circa Euro 656 milioni.
È previsto che l’Offerta abbia per oggetto massime n. 11.000.000 azioni della Società, corrispondenti al 31,9% circa del capitale sociale (post Aumento di Capitale). In particolare, l’Offerta sarà composta da (i) massime n. 4.500.000 azioni di nuova emissione rivenienti da un aumento di capitale con esclusione del diritto di opzione, approvato dal Consiglio di Amministrazione della Società in data 16 novembre 2019, nell’esercizio della delega deliberata dall’Assemblea della Società in data 9 novembre 2019 (l’“Aumento di Capitale”) e da (ii) massime n. 6.500.000 azioni poste in vendita da Holding Happy Life S.r.l. (l’”Azionista Venditore” o “HHL”), azionista di maggioranza della Società e controllata da Massimo Perotti, Presidente Esecutivo di Sanlorenzo. È inoltre prevista la concessione da parte dell’Azionista Venditore ai Joint Global Coordinator dell’opzione greenshoe di ulteriori massime n. 1.100.000 azioni della Società, pari al 10% del numero massimo di azioni oggetto dell’Offerta. In caso di integrale esercizio dell’opzione greenshoe, l’Offerta avrà ad oggetto massime n. 12.100.000 azioni della Società, corrispondenti al 35,1% circa del capitale sociale (post Aumento di Capitale).L’Offerta sarà riservata a investitori qualificati in Italia e a investitori istituzionali all’estero ai sensi della Regulation S dello United States Securities Act del 1933, come successivamente modificato (il “Securities Act”) e negli Stati Uniti d’America, limitatamente ai qualified institutional buyers ai sensi della Rule 144A dello Securities Act, con esclusione di quei Paesi, in particolare Stati Uniti d’America, Australia, Giappone e Canada, nei quali l’Offerta non è consentita in assenza di specifiche autorizzazioni da parte delle autorità competenti, in conformità alle leggi applicabili o in deroga a tali disposizioni.

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“Il momento dell’attesa: la recessione è lontana, ma le valutazioni azionarie non lasciano spazio a nuovi rally”

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 Mag 2019

A cura di Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Asset Management. Si apre una fase interlocutoria per le economie globali, alla fine di un primo trimestre in cui le Borse hanno archiviato performance brillanti, e dopo un 2018 estremamente deludente. Pictet AM conferma la sua posizione rispetto ai timori relativi a una recessione, considerati eccessivi anche alla luce delle stime sulla congiuntura del Fondo monetario internazionale, tutte comunque riviste al ribasso.Ma gli analisti rimangono divisi in merito alla questione: ovvero rispetto all’interpretazione della fase attuale come una pausa di un ciclo che ha ancora potenzialità da esprimere oppure come l’inizio di una recessione destinata a manifestarsi entro l’anno prossimo. E la spaccatura rimane tale anche dopo quella che è stata la principale novità di questo anno ovvero il cambiamento di comportamento della Fed in chiave pragmatica e data driven, che ha innescato il rally sui mercati a inizio anno.
Se guardiamo i leading indicators, previsori dei dati reali di crescita, il quadro appare fosco, soprattutto per Usa ed Europa, anche considerando la stabilizzazione osservata nel mese di febbraio.
Tuttavia, a farci propendere per uno scenario ancora costruttivo, sono sostanzialmente i solidi dati sul mercato del lavoro americano. A fronte di una condizione di pieno impiego (il tasso di disoccupazione viaggia stabilmente sotto il NAIRU: Non Accelerating Inflation Rate of Unemployment) finalmente i salari si stanno muovendo in maniera abbastanza soddisfacente, intorno al 3,5%. Inoltre, la differenza tra dinamica dei salari nominali e inflazione (considerando core PCE inflation) – ovvero 3,5% meno circa il 2% – indica un valore in linea con i guadagni di produttività e quindi sostanziale stabilità nella distribuzione del reddito. Gli Usa di fatto permangono in una condizione di Goldilocks: l’unico elemento di discussione è la pressione di questa dinamica sulla sostenibilità dei margini di profitto per le società quotate.Il mercato obbligazionario ha una visione più preoccupata, come dimostra il fatto che in alcuni tratti la curva dei rendimenti si sia invertita. Ma anche in questo caso, se invece si osservano le informazioni che arrivano dagli oltre trenta indicatori economici utilizzati dagli economisti di Pictet AM, le probabilità di recessione appaiono molto al di sotto della soglia critica. I timori del mercato potrebbero dipendere dalla consapevolezza che la concomitanza di fattori tutti favorevoli per il ciclo, in particolare la liquidità delle banche centrali e soprattutto lo stimolo fiscale, si stia attenuando. Dal punto di vista fiscale il principale sostegno alla congiuntura nel 2019 è riconducibile alla Cina, che si aggiunge al cambiamento di atteggiamento monetario della Fed. Vediamo questi due aspetti più in dettaglio.
Per quanto riguarda l’Italia osservando il grafico che confronta i due CDS, quello vecchio che tutela solo dal rischio di default su titoli italiani e quello nuovo che, invece, protegge anche dal rischio di Italexit e dunque di ridenominazione del debito in una nuova lira svalutata rispetto all’euro, si nota come sia il primo – ovvero il rischio default – a essersi ridotto nell’ultimo periodo mentre il secondo resti stabile. Questo gap dipende dall’incertezza politica. Nell’ipotesi di eventuali elezioni anticipate con un rimescolamento del Parlamento a favore della Lega e quindi di un divorzio in casa in funzione di un governo di centro destra, sarebbe necessario – per chiudere lo spread – che la Lega si spogliasse della retorica anti-euro che ha caratterizzato l’ultimo anno. Se questa ipotesi dovesse concretizzarsi, comporterebbe un margine di compressione rilevante, misurabile in circa mezzo punto. Attualmente lo spread intorno ai 250 punti base rende i BTP cari anche perché i valori che afferiscono alle determinazioni di sostenibilità della finanza pubblica non sono positivi. Salvo un ingrediente che è ciò che ha risparmiato finora il Paese da potenziali scossoni: ovvero il fatto che la curva dei rendimenti attuali implica per il Tesoro un costo delle nuove emissioni inferiore a quello del rendimento storico del debito pubblico. L’Italia si trova di fatto sotto uno scudo per cui gode di condizioni di rifinanziamento agevolato che non la fanno avvitare sul piano inclinato della insostenibilità dal punto di vista almeno del coefficiente dinamico, ovvero del rapporto tra crescita reale e tassi reali (che rimane negativo ma in progressivo miglioramento). Queste condizioni particolarmente favorevoli potrebbero venire meno nel momento in cui lo spread aumentasse (oltre i 350bp).

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Le azioni di Cooperazione allo Sviluppo

Posted by fidest press agency su sabato, 2 giugno 2018

Roma Lunedì 18 Giugno presso Palazzo Simonetti Odescalchi in Via Vittoria Colonna, 11 (Piazza Cavour).La Cooperazione, economica e solidale, verso i Paesi in via di Sviluppo è ormai una delle priorità dell’Unione Europea, a cui l’Italia sta partecipando con sempre maggiore impegno.
Il Breakfast intende presentare, alle Aziende ed alle Ong, gli obiettivi e le strategie dell’Italia nel settore della Cooperazione allo Sviluppo e le possibili sinergie con gli Organismi Multilaterali.Sarà presente il Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri.

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Innalzato il giudizio sulle azioni USA alla luce della solidità degli utili

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 Mag 2018

A cura di Toby Nangle, Co-responsabile asset allocation globale e Responsabile multi-asset EMEA, e Maya Bhandari, Gestore di portafoglio, Multi-asset. Nel contesto di rumori di sottofondo quali le continue scaramucce commerciali tra gli Stati Uniti e il resto del mondo, l’andamento dell’economia cinese e le tensioni geopolitiche, abbiamo dedicato un po’ di tempo ad analizzare i recenti movimenti dei mercati e le implicazioni per gli attivi rischiosi. La nostra convinzione che i mercati continueranno a fornire rendimenti modesti ma positivi è stata confermata, e i nostri giudizi sul posizionamento di asset allocation restano in definitiva immutati. Tuttavia, abbiamo recente innalzato il giudizio sulle azioni statunitensi da negativo a neutrale.Dall’inizio del 2016 il mercato azionario statunitense evidenzia la peggiore performance tra i principali mercati in termini di moneta unica; quest’andamento è coerente con le nostre prospettive di reflazione e crescita globale regolare, nell’ambito delle quali ci aspettiamo una sovraperformance di mercati emergenti, Europa e Giappone.Tuttavia, la recente stagione dei risultati negli Stati Uniti è stata sorprendentemente positiva, e soprattutto tale vigore non è stato interamente determinato dalla riforma fiscale, come indicano le revisioni al rialzo delle stime sulla crescita futura dell’EBIT (utili al lordo di interessi e imposte). Sulla base dello stesso parametro, la crescita futura degli utili nei mercati emergenti e in Europa viene frenata dai movimenti delle valute, mentre i dati giapponesi sono risultati generalmente in linea con le attese, rendendo la performance degli Stati Uniti sorprendentemente incoraggiante.Quest’anno le azioni USA hanno registrato un andamento in linea con le azioni globali, segnando il passo rispetto ai mercati giapponesi ed europei; l’assenza di una sovraperformance suggerisce che gli sgravi fiscali dell’amministrazione Trump erano stati in precedenza scontati dai mercati. Tuttavia, tenendo conto delle recenti revisioni al rialzo delle stime sulla crescita dell’EBIT, che segnalano un miglioramento dei fondamentali al dì là del regime fiscale più favorevole, crediamo che le valutazioni azionarie statunitensi siano diventate più convenienti dall’inizio dell’anno. Tutto questo, abbinato al fatto che il mercato statunitense ospita imprese globali dominanti che continuano ad attrarre investimenti, giustifica l’innalzamento del nostro giudizio da negativo a neutrale.Sempre negli Stati Uniti abbiamo effettuato un’analisi dei deficit gemelli, il cui risultato avvalora la nostra convinzione circa un indebolimento strutturale del dollaro USA nel medio termine, subordinatamente a qualche apprezzamento sporadico.
Nonostante la crescita rimanga robusta a livello globale, in diversi mercati sviluppati i dati hanno iniziato a indebolirsi. L’inasprimento delle condizioni finanziarie, la cui assenza aveva dato impulso alla crescita nel 2017, inizia a farsi sentire, anche se negli Stati Uniti lo stimolo fiscale intempestivo dovrebbe sostenere la crescita quest’anno e nel prossimo. Una causa maggiore di incertezza è forse l’emergere delle guerre commerciali, la cui futura evoluzione dev’essere attentamente monitorata, nonostante gli effetti modesti nell’immediato. In un contesto di imminenti rialzi dei tassi negli Stati Uniti, valutazioni azionarie elevate e attività di fine ciclo, non vorremmo che le misure protezionistiche si estendessero ad altri paesi o a una gamma più ampia di beni e servizi.Le fasi rialziste dei mercati azionari tendono storicamente a concludersi con una recessione o una crisi finanziaria, due sviluppi che non vediamo all’orizzonte. Il volume delle operazioni di M&A continua ad aumentare, e non in una maniera apparentemente favorevole ai creditori, ma la leva finanziaria non ha ancora raggiunto livelli allarmanti. Pertanto, nei mercati obbligazionari, il nostro scenario di riferimento prevede una stabilità anziché un ampliamento degli spread delle obbligazioni investment grade.Le prospettive potrebbero apparire meno ottimistiche rispetto a un anno ma, ma è difficile individuare chiaramente un punto di svolta. Ad esempio, a fronte dell’appiattimento delle curva dei rendimenti e dell’ampliamento degli spread creditizi, la disoccupazione è tuttora in diminuzione e i fattori di stile e momentum rimangono positivi. In passato, in corrispondenza dei picchi di mercato, i problemi sono scaturiti tendenzialmente dal settore di maggiori dimensioni al tempo: oggi questo settore sarebbe la tecnologia, che rappresenta circa un quarto dell’S&P 500. Ma anche in quest’ambito non scorgiamo segnali di un possibile ribasso all’orizzonte. Il rischio di recessione è scarso e l’inflazione evidenzia un andamento favorevole.

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La “grande moderazione” dell’Asia promette bene per le azioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 settembre 2017

Soo NamNella regione asiatica (Giappone escluso), il dinamismo degli imprenditori, la rapida urbanizzazione e la popolazione giovane costituiscono da tempo motivi di invidia per molte economie sviluppate. Guidata dalla Cina, per molti anni la regione ha beneficiato di una vigorosa crescita economica, ma negli ultimi 10 anni il mercato azionario asiatico ha sottoperformato i listini statunitensi. Ciò è da imputarsi soprattutto al fatto che la rapida crescita macroeconomica non si è necessariamente tradotta in una brillante crescita degli utili, anche perché la decelerazione economica in Cina ha colto alla sprovvista parecchie società.
Potrebbe tuttavia essere in atto un cambiamento. Da quando Xi Jinping ha assunto la presidenza nel 2012, la mentalità è profondamente cambiata e l’enfasi è stata posta sulla crescita sostenibile piuttosto che rapida. La rifocalizzazione delle politiche si è tradotta in una stabilizzazione della crescita negli ultimi 4-5 anni, da oltre il 10% nel 2010 al 6,7-7,0% negli ultimi 10 trimestri. Sembra anche che le società stiano cominciando a fare leva sul contesto più prevedibile e stabile per concentrarsi sulla redditività piuttosto che sulla quota di mercato, dato l’aumento delle sorprese positive sul fronte degli utili osservato negli ultimi 12 mesi.La Cina sta entrando in un periodo di bassa volatilità macroeconomica, che gli economisti negli Stati Uniti hanno definito la “Grande moderazione”? Fin dagli anni Ottanta, gli Stati Uniti hanno esibito lunghi periodi di crescita lenta ma sostenuta, intervallati tuttavia da alcune crisi. Questi periodi sono stati caratterizzati da lunghe fasi di rialzo delle azioni, come quella attuale inauguratasi dopo la crisi finanziaria globale (CFG).Se analoghe dinamiche di “grande moderazione” si stanno affermando anche in Cina (e in Asia), ritengo che stia per cominciare un rally pluriennale delle azioni dell’Asia (Giappone escluso). La nuova mentalità che pone l’enfasi sulla sostenibilità piuttosto che sulla velocità della crescita dovrebbe infatti tradursi in un periodo duraturo di creazione di valore da parte del settore societario, soprattutto nell’attuale contesto di miglioramento della corporate governance.L’ex governatore della Federal Reserve statunitense, Ben Bernanke, in una dichiarazione del 2004, ha sottolineato che, per spiegare la crescita della “grande moderazione” negli Stati Uniti sono state avanzate tre motivazioni: cambiamento strutturale, miglioramento delle politiche macroeconomiche e fortuna.1 I cambiamenti strutturali hanno riguardato istituzioni economiche, tecnologia, pratiche aziendali e altre caratteristiche strutturali dell’economia che ne hanno migliorato la capacità di assorbire shock. La maggiore profondità e sofisticazione dei mercati finanziari, la deregolamentazione di molti settori, la transizione dalla produzione ai servizi e la crescente apertura al commercio e ai flussi internazionali di capitali sono altri esempi di mutamenti strutturali che hanno incrementato la flessibilità e la stabilità macroeconomiche. Si tratta senza dubbio degli stessi tipi di cambiamenti in atto in Cina; in particolare, l’impiego della tecnologia e la modernizzazione delle pratiche gestionali, la maggiore importanza dei servizi nella struttura economica, il miglioramento delle politiche e la maggiore complessità normativa negli scorsi 4-5 anni sotto l’amministrazione Xi. Per quanto riguarda il contributo delle politiche macroeconomiche, Bernanke ha osservato che “pochi contestano che la politica monetaria abbia svolto un importante ruolo nello stabilizzare l’inflazione; quindi il fatto che la volatilità della produzione sia calata parallelamente alla volatilità dell’inflazione, sia negli Stati Uniti che all’estero, suggerisce che la politica monetaria potrebbe aver contribuito anche a moderare la variabilità della produzione”. Per quanto riguarda la Cina, direi che anche le politiche fiscali saranno molto importanti, soprattutto con riferimento alla capacità del Partito comunista di far accettare lo stimolo all’intero apparato amministrativo.Per comprendere i cambiamenti in atto e capire se hanno preso piede, è necessario comprendere la psiche delle autorità cinesi e la sua recente evoluzione. Per decenni, le autorità cinesi sono vissute nella paura che un rallentamento della crescita avrebbe potuto provocare una massiccia disoccupazione e di conseguenza tensioni sociali. Questo può spiegare perché l’amministrazione di Hu Jintao decise di lanciare un massiccio stimolo fiscale all’indomani della CFG. Tale stimolo si rivelò disastroso, in quanto creò eccessi di capacità in diversi settori e fu eseguito male, perché non ci si assicurò che il denaro si indirizzasse verso progetti commercialmente validi; per non parlare poi dei fondi andati perduti a causa della corruzione. La mancata sostenibilità di tali forme di provvedimenti fiscali ha in ultima istanza causato la rapida decelerazione della crescita osservata nel 2010-2012.
Mi sembra che Xi Jinping e Li Keqiang (l’attuale Primo Ministro cinese) concepiscano il ruolo della politica fiscale in maniera diversa. Essi hanno continuamente sottolineato come la sostenibilità della crescita sia più importante della sua velocità, forse proprio in virtù delle dolorose lezioni del 2010-2012. Si sono inoltre assunti il compito arduo ma importante di sradicare la corruzione, assolutamente cruciale per porre fine all’evasione fiscale e assicurare che la spesa abbia ricadute future positive per l’economia. Infine, i progressi da loro compiuti nell’ambito delle riforme sul lato dell’offerta e la transizione riuscita verso un’economia più equilibrata fanno ben sperare per il futuro e rendono il paese meno esposto a shock economici.Non attribuirei troppa importanza alla fortuna, ma a questo riguardo vanno menzionati due elementi. In primo luogo, la popolazione cinese ha abbracciato con entusiasmo la e-economy (ovvero, per così dire, la “nuova” economia). Il decollo dell’e-Commerce in Cina ha contribuito a ridare slancio ai consumi e all’imprenditorialità, sebbene l’intero sistema si trovasse a fare i conti con il rallentamento della crescita. È importante sottolineare che la creazione di nuove opportunità di impiego non ha riguardato solo la manodopera qualificata, ma anche ambiti meno qualificati come le consegne logistiche. Al momento la disoccupazione in Cina resta su livelli favorevoli sebbene la crescita economica tendenziale sia inferiore al 7%. Questo consente alle autorità di Pechino di evitare di cadere nella paranoia di una crescita “insufficiente”, incapace di creare occupazione, e mantiene l’enfasi sull’obiettivo della sostenibilità. In secondo luogo, il giro di vite sulla corruzione non era privo di rischi, ma Xi era disposto ad affrontare le “tigri” e ne è uscito vincente. Le ricadute positive di tale disciplina non vanno sottovalutate, compreso il loro impatto sulla corporate governance delle società a controllo statale quotate in borsa. Inoltre Xi può ora continuare a perseguire il suo programma economico partendo decisamente da una posizione di maggiore forza.L’intenzione della Cina di assumere un ruolo di leader nell’integrazione economica regionale tramite l’iniziativa One Belt One Road e l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) avrebbe due implicazioni. In primo luogo, date le dimensioni del paese, le dinamiche della “grande moderazione” cinese eserciterebbero un influsso sull’intera regione. In secondo luogo, la crescita della regione diverrebbe probabilmente più sostenibile, data la complementarietà dei punti di forza dei diversi paesi, che potrebbero sfruttare reciprocamente i rispettivi vantaggi competitivi.
Sono trascorsi cinque anni dall’inizio del mandato dell’attuale leadership, che tradizionalmente dura 10 anni, e Xi è politicamente più forte che mai. I prossimi cinque anni dovrebbero rimanere molto stabili, mentre Xi sfrutterà l’impatto positivo delle policy per consolidare la dinamica crescente della “grande moderazione”. In quest’ottica, ci attendiamo un rally pluriennale per le azioni della regione Asia-Pacifico (Giappone escluso), che poggerà su un contesto operativo più stabile per le società, le quali potranno pianificare e operare con maggiore efficacia, creando valore per gli azionisti. I rischi percepiti dovrebbero migliorare, favorendo un rialzo del mercato. (a cura di Soo Nam Ng, responsabile azionario asiatico di Columbia Threadneedle Investments) (foto: Soo Nam)

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Volatilità mercati azionari: Non solo rischi politici all’orizzonte

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

borsaA cura di Toby Nangle e Maya Bhandari, gestori Multi-asset di Columbia Threadneedle Investments.In occasione del decimo anniversario della crisi finanziaria globale, ci siamo trovati a riflettere sulla volatilità persistentemente contenuta dei mercati finanziari. Benché questo contesto ideale caratterizzato da un miglioramento della crescita senza pressioni sui prezzi sia giunto alquanto inaspettato, analisti e investitori sembrano tenerne sempre più conto nelle loro previsioni. La situazione può sembrare favorevole, ma le valutazioni elevate di numerose asset class (per non parlare dei premi a termine negativi delle obbligazioni) celano in realtà l’accumularsi di rischi potenziali. Gli sviluppi geopolitici, i cambiamenti ai vertici delle banche centrali, le fibrillazioni sul tapering, il dollaro e i mercati emergenti sono alcuni dei rischi che vediamo addensarsi all’orizzonte.
Le tensioni politiche restano elevate negli Stati Uniti ma sono andate accentuandosi anche in Giappone, dove i sondaggi indicano una perdita di consenso del premier Shinzō Abe tra l’elettorato nipponico. Il Giappone è uno dei mercati che prediligiamo per le allocazioni azionarie dei nostri fondi gestiti, ragion per cui la possibilità di un’uscita di scena dell’attuale primo ministro ci ha messo in allarme. Tuttavia, l’ondata di panico sembra ormai alle nostre spalle, almeno per il momento. Il miglioramento dei dati sull’espansione economica e l’atteggiamento meno ostile del pubblico dopo i recenti scandali sembrano infatti aver allontanato lo spettro di una crisi politica per Abe. Inoltre, il recente rimpasto di governo lascia ben sperare: affidando a due suoi potenziali oppositori cariche importanti all’interno del Partito liberal-democratico, Abe dovrebbe essersi liberato di due possibili minacce. In base al nostro scenario di riferimento Abe riuscirà a superare indenne questa crisi e la stabilità politica si protrarrà almeno fino al 2021.Un cambio alla guida delle banche centrali potrebbe mettere in discussione le politiche monetarie accomodanti che negli ultimi anni hanno sostenuto gli asset rischiosi, minacciando il contesto di tassi “più bassi più a lungo”. In Europa, il mandato di Mario Draghi scadrà nell’ottobre 2019, ma il prossimo anno il presidente della BCE potrebbe decidere di candidarsi alla guida dell’Italia; negli Stati Uniti, invece, l’incarico di Janet Yellen terminerà nel gennaio 2018 (benché la sua posizione dipenda, in certa misura, dal Presidente Trump). In Giappone, il mandato di Haruhiko Kuroda finirà ad aprile e il prossimo governatore della Bank of Japan potrebbe essere un tradizionalista pronto a normalizzare quanto prima la politica monetaria. Siamo consapevoli che un’accelerazione del processo di normalizzazione da parte delle banche centrali potrebbe avere serie ripercussioni sugli asset rischiosi globali.
In Europa non sono da escludere fibrillazioni sul tapering nel caso in cui la Banca centrale europea dovesse diventare meno accomodante, soprattutto dal momento che l’istituto di Francoforte è l’acquirente marginale di bund: Draghi ha parlato di un rafforzamento e di un ampliamento della ripresa nell’area euro e ha annunciato un ulteriore ridimensionamento del programma di QE con l’inizio del 2018. Idem per la Fed, dove i premi a termine dei tassi USA sono tornati in territorio negativo. A fronte del significativo rallentamento dei riacquisti azionari, le azioni potrebbero esibire vulnerabilità, anche se scontano un premio al rischio più alto rispetto, per esempio, alle obbligazioni societarie. Il dollaro ha perso slancio negli ultimi tempi, il che ha sostenuto i tassi dei mercati emergenti in particolare e delle attività rischiose più in generale. Se il trend del biglietto verde dovesse invertire la rotta, le conseguenze sugli altri mercati potrebbero essere significative.Abbiamo analizzato anche lo stato di salute dei mercati emergenti (Asia esclusa), dove deteniamo un’allocazione neutrale, e abbiamo osservato che i paesi duramente penalizzati dalle fibrillazioni sul tapering del 2013, quali Brasile, Messico, Russia e Sudafrica, hanno intrapreso riforme importanti, tradottesi in una crescita di migliore qualità. La Russia resta strettamente connessa al prezzo del barile di petrolio, che a USD 50 sembra tuttavia gestibile sia per l’economia che per le società petrolifere del paese. Il Sudafrica è probabilmente l’anello più debole nell’universo dei paesi emergenti Asia esclusa: la crescita è fiacca e il rischio politico in aumento, mentre i bassi tassi d’interesse reali limitano lo spazio di manovra per misure di stimolo. In Messico, la debolezza legata alle elezioni statunitensi ci ha offerto l’opportunità per rafforzare le posizioni in società robuste, in un contesto all’insegna di solide prospettive di consumo che potrebbero beneficiare di un allentamento monetario via via che l’inflazione rallenta. La fiducia delle imprese messicane è positiva, nonostante l’evoluzione della politica commerciale statunitense e le tempistiche di ulteriori rialzi dei tassi negli USA.Alla luce di tutti gli elementi sopra considerati, non abbiamo apportato alcuna modifica alla nostra asset allocation complessiva questo mese. Ciò nonostante, il nostro team azionario globale ha rivisto al ribasso il giudizio su tre settori: quello su industria e finanza è passato da favorevole a neutrale, mentre quello sul comparto tecnologico è stato abbassato da molto favorevole a favorevole. Rimaniamo ottimisti sulla tecnologia, ma considerate le valutazioni attuali abbiamo ritenuto prudente ridimensionare la nostra esposizione al settore.

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Che cosa rimane dei “reflation trades”?

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 giugno 2017

borsa-merci-telematica-italianaA cura di Guglielmo Manetti, Vice Direttore Generale di Intermonte Advisory e Gestione, la divisione di Intermonte SIM che si occupa di risparmio gestito e advisory Analizziamo i cosiddetti “reflation trades” 7 mesi dopo l’elezione di Trump Le elezioni di Trump avevano innescato una fase rialzista delle attese di inflazione nel mondo, trascinando al rialzo i mercati e innescando una fase di switch importante da bond a azioni.
Il movimento dei mercati è stato accompagnato da un effettivo miglioramento della macro globale, in particolare in Europa (ma anche in Italia) e da revisioni al rialzo delle stime di utili, dando quindi maggiore giustificazione al rialzo dei mercati. Se migliora l’economia e migliorano gli utili delle aziende perché i mercati azionari non devono salire? Tuttavia, a distanza di 7 mesi, stiamo notando una significativa e preoccupante inversione del trend. In questo report analizziamo pertanto cosa rimane del cosiddetto reflationary trade (ovvero il movimento del mercato innescato da attese positive sull’inflazione) e vediamo quali messaggi arrivano oggi dalle principali variabili in esame: la macro, le performance dei settori/titoli e gli utili aziendali.
Partiamo dalla macro: buone notizie ma non più sorprendenti…
Le elezioni di Trump avevano innescato una fase rialzista delle attese di inflazione nel mondo, trascinando al rialzo anche molti indicatori di attività economica a livello globale, segnalando quindi un trend virtuoso e generalizzato di ripresa economica.
Una efficace rappresentazione grafica di questo trend è data dall’indice Citigroup Economic Suprise Index (CESI) che misure le sorprese positive o negative di un aggregato dei principali indicatori macroeconomici rispetto alle attese del mercato. Un indice sopra lo zero segnala un momentum macro positivo mentre sotto lo zero negativo.
Si vede come dalle elezioni americane (riga rossa) gli indici in Europa e USA siano molto migliorati, ma siano scesi di recente in Europa e addirittura crollati a -80 negli USA, un livello che non si vedeva dal 2015. (Indici Citigroup Economic Surprise Index in USA e Europa) – (fonte: Factset)

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Gestione di un fondo azionario europeo

Posted by fidest press agency su sabato, 24 giugno 2017

La_Borsa_-_Dettaglio_-_Foto_di_Giovanni_Dall'OrtoInvestec Asset Management, società di gestione globale con attivi per circa 120 miliardi di dollari americani, ha ottenuto da Ersel il mandato per la gestione del fondo azionario europeo Globersel Investec Europe. Il mandato prevede un conferimento iniziale di circa 70 milioni di euro, corrispondente all’attuale patrimonio del fondo, con l’obiettivo di accrescere le masse gestite fino a oltre 100 milioni di euro nel medio termine.Il fondo sarà collocato in esclusiva per l’Italia attraverso la rete Private Banking di Ersel e la sua gestione sarà sotto la diretta responsabilità di Ken Hsia, uno dei professionisti di maggiore esperienza nell’investimento azionario di Investec Asset Management. Portfolio manager dal 2012 del fondo European Equity Fund, comparto con rating 5 stelle Morningstar, Hsia in 5 anni ha raddoppiato il patrimonio netto gestito del fondo e ha generato performance interessanti.Fra i punti di forza della strategia di investimento del fondo rientra il metodo 4FactorTM, un processo di investimento bottom-up applicato con soddisfazione a partire dall’anno 2000 sugli investimenti azionari a livello globale. Esso permette di costruire un portafoglio robusto e versatile, individuando, all’interno dello spettro azionario europeo, i titoli delle compagnie di maggiore qualità, con valutazioni attraenti, sulla base di 4 fattori specifici ritenuti decisivi. Due fattori sono di natura strettamente finanziaria: la strategia, che classifica le società a seconda del valore che hanno generato in passato per gli azionisti e di una serie di metriche specifiche; la valutazione, che compara il prezzo di borsa al valore desumibile dai dati finanziari della società. Gli altri due fattori hanno una valenza più legata a fenomeni “comportamentali”, ossia legati al behaviour degli attori di mercato: gli utili, che misurano il miglioramento della performance operativa e l’eventuale revisione al rialzo delle previsioni sui profitti aziendali; infine i “technicals”, ossia aspetti tecnici, che evidenziano se un titolo ottiene crescente interesse e attenzione da parte degli investitori e se il prezzo delle azioni si muove al rialzo. Gianluca Maione, Country Head per l’Italia di Investec Asset Management, ha affermato: “L’assegnazione di questo mandato è un’ulteriore testimonianza di quanto le competenze gestionali di Investec Asset Management siano apprezzate dal mercato ed è una tappa importante nel percorso di crescita della società in Italia, dove vanta una gamma di proposte che vede proprio nell’azionario una delle sue aree di eccellenza.”Conferendo a Investec Asset Management questo mandato Ersel, da sempre attenta a garantire i più elevati standard di gestione dei portafogli, si affida a un player specializzato per consolidare la propria offerta di mercato e continuare a fornire ai propri clienti l’accesso a strategie di investimento di alto profilo. “Investec Asset Management è stata in grado di dimostrare un profilo rischio-rendimento interessante in questa strategia di investimento, che riteniamo sia da attribuire alla qualità professionale e alla solidità del metodo di lavoro del team che gestisce il portafoglio”, afferma Andrea Nascè, Director of International Business in Ersel.

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Governo: Brunetta, Renzi abbia coraggio sue azioni o vada a casa

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2016

padoan“Pioggia di indiscrezioni, alcune anche in contraddizione fra loro, sulla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def) che il governo approverà in Consiglio dei ministri. Ma la linea è chiara: mentire, per il terzo anno consecutivo, sui conti pubblici agli italiani e all’Europa. Il governo inserirà, infatti, un tasso di crescita del Pil dell’1%, quando sa già che al massimo raggiungerà lo 0,7%; un rapporto deficit/Pil al 2,3%, quando sarà del 2,4% se non ancora più pericolosamente vicino al 3%; e un debito/Pil al 131%, quando invece supererà il 135%. Cifre, quelle vere, note a tutti da tempo, su cui concordano tutti gli istituti di previsione nazionali e internazionali. Ma il duo Pinocchio Renzi-Padoan procede imperterrito sulla sua strada, come se nulla fosse, pensando di prendere in giro gli interlocutori. Come ha fatto, tra l’altro, sempre nei suoi 30 mesi di governo. Non solo: questa politica renziana per cui da un lato aumenta il deficit ma dall’altro contemporaneamente rivendica il rispetto delle regole e il pareggio di bilancio entro i prossimi tre anni delinea la confusione mentale che regna sovrana tra palazzo Chigi e il ministero dell’Economia e delle finanze, per cui si vorrebbe fare un manovra espansiva ma non troppo, si vorrebbero infrangere le regole europee ma senza sforare, si vorrebbe ribaltare il tavolo in Europa ma solo un po’. Un governo che non ha il coraggio delle proprie scelte, di prendere una posizione e perseguirla fino alla fine. Se davvero Renzi pensa che il Fiscal Compact non abbia funzionato, abbia il coraggio di non rispettarlo, e se davvero vuole fare una Legge di bilancio espansiva vada oltre il 2,3% di deficit, fino al 3%, ignorando il vincolo del pareggio di bilancio che è il simbolo della tanto contestata austerità. E usi le ingenti risorse che così si liberano, tanto dal maggior deficit quanto soprattutto dal taglio della cattiva spesa pubblica, facendo davvero le riforme che servono al paese: un vero piano di riduzione della pressione fiscale, che passa per la Flat tax e non per gli 80 euro; una vera riduzione del cuneo fiscale, che non è il Jobs act; e un vero piano di attacco al debito pubblico, per recuperare credibilità fuori e dentro l’Italia. Decida finalmente, dopo trenta mesi di governo, cosa vuole fare dell’economia del nostro paese. Se ha un piano lo esponga ai cittadini e all’Europa, e lo porti avanti fino in fondo. Non facendo un passo avanti e tre indietro. Altrimenti dimostra solo di far la voce grossa, ma di avere paura delle sue stesse azioni. E allora vale anche per lui: se ha paura cambi mestiere.”

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IPO Poste: alcune riflessioni fuori dalla grancassa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2015

posteE’ partito ufficialmente la prima grande operazione di vendita del Governo Renzi, alle ore 11 di questa mattina, infatti, ha preso il via il maxi collocamento di Poste Italiane con termine, salvo proroghe o chiusure anticipate, previsto per il 22 ottobre prossimo. Esordio sul mercato azionario italiano: 27 ottobre.Il Governo Italiano con il collocamento del 40% di Poste Italiane ha realizzato il più grosso collocamento di Borsa effettuato in Europa negli ultimi 10 anni per un valore complessivo di mercato che oscillerà, in funzione del prezzo attribuito alla singola azione, tra i 2,7 e i 3,7 miliardi di euro. L’operazione vedrà il collocamento di 453 milioni di azioni suddivise fra privati con un massimo del 30% e investitori istituzionali per il restante 70%. Ai dipendenti saranno riservate 14,9 milioni di azioni destinate agli investitori privati.
Le sottoscrizioni prevedono la scelta fra tre diversi lotti minimi: 500 azioni e suoi multipli, 2 mila azioni e suoi multipli e 5000 mila azioni e suoi multipli. La forchetta di prezzo della singola azione oscillerà fra i 6 e i 7,5 Euro.L’offerta prevede anche un Bonus del 5% per tutti coloro che deterranno i titoli per 12 mesi dalla data di collocamento, che verrà riconosciuto con l’attribuzione gratuita di un titolo ogni 20 azioni detenute (10% per i dipendenti).In questi giorni ci sentiamo chiedere frequentemente quale sia il nostro pensiero su quest’operazione e se possa essere un affare sottoscriverla. Partendo dal presupposto che ogni persona, ogni famiglia, ha una situazione economica diversa, un approccio agli investimenti diverso e soprattutto un profilo di rischio completamente diverso, per noi è difficile fornire una risposta utile per tutti. Possiamo però fare delle riflessioni ad alta voce che possano aiutare ogni singolo risparmiatore ad analizzare più oggettivamente possibile quest’operazione. In primo luogo bisogna evidenziare che stiamo acquistando un’azione, quindi uno strumento finanziario con un profilo di rischio elevato nel quale la possibilità di perdere il capitale investito fa parte delle regole del gioco. Chi esclude questa possibilità, deve anche escludere investimenti azionari, che siano delle Poste o di qualsiasi altro emittente.
La cosa importante da sapere prima di acquistare un’azienda è conoscerne il business.
E qual’è il business principale di Poste Italiane? Dal sito aziendale è possibile estrapolare dati sufficienti a farci capire come l’azienda stia affrontando un periodo di forte trasformazione dovuto anche all’evoluzione del settore comunicazioni (chi di noi spedisce ancora cartoline e lettere?).
In estrema sintesi, vediamo che i ricavi del 1° semestre del 2015 sono aumentati del 6,6% rispetto al 1° semestre del 2014 e sono così ripartiti: 1.938 milioni da servizi postali, 2.680 da servizi finanziari, 11.209 milioni (ben il 70% dei ricavi) servizi assicurativi e 123 milioni da servizi accessori. Ciò sta a significare che Poste Italiane, a differenza dell’immaginario collettivo, non è più la “vecchia posta” tutta lettere e raccomandate, ma una società di Bank & Insurance dove i fatturati si realizzano principalmente con la commercializzazione dei prodotti bancari e assicurativi. Infatti ben il 60% (9.474) degli 11.209 milioni di ricavi di questo primo semestre sono stati realizzati dal collocamento di prodotti assicurativi. Insomma Poste Vita è la gallina dalle uova d’oro!!! La conferma ci è data analizzando i numeri del solo settore commerciale e dei servizi postali che è l’unico a presentare una diminuzione di fatturato con annessa perdita rispetto al periodo precedente. A tal proposito l’azienda ha manifestato la volontà di intervenire su una riduzione dei costi e quindi con una riorganizzazione del servizio che prevede un aumento delle tariffe, la chiusura degli sportelli nei centri minori e di scarso interesse e la consegna della corrispondenza a giorni alterni in circa 5.000 comuni italiani, il 25% del territorio italiano. A tal proposito nel prospetto per la quotazione di Poste si avverte del rischio che la Commissione europea possa giudicare “non sufficientemente motivata questa scelta rispetto a quanto previsto dalla prima direttiva postale e che di conseguenza possa aprire una procedura di infrazione contro l’Italia”. La decisione della Commissione UE, che può arrivare in qualsiasi momento, potrebbe generare ulteriori effetti negativi sui risultati del settore operativo postale e commerciale di Poste Italiane.In ultimo ci preme evidenziare che il Governo italiano sta aiutando politicamente la neo collocata inserendo nell’ultimo DDL Concorrenza alcuni punti che “aiutano” Poste italiane a conservare per un anno in più l’esclusiva sull’invio della notifica di atti giudiziari e multe. Se la liberalizzazione, nella versione originale del DDL, era prevista per il 10 giugno 2016, con un intervento in “zona cesarini”, è stata spostata al 10 giugno 2017. Secondo le stesse stime presentate da Poste Italiane, la liberalizzazione della consegna degli atti giudiziari determinerà una perdita di introiti tra i 650 e 900 milioni di euro.Insomma anche se tutta la comunicazione organizzata da Poste Italiane e dal Governo ispira fiducia, ci sentiamo comunque in dovere di far riflettere i potenziali investitori su alcune domande:
– Cosa succederà se la commissione EU dovesse intervenire sul piano di ristrutturazione?
– E quando Poste italiane arriverà al 10 giugno 2017, come attutirà la riduzione di fatturato di almeno 650 milioni?
– Ma soprattutto in presenza di mercati finanziari più difficili e “nervosi” rispetto a quelli degli ultimi anni, la rete commerciale di Poste riuscirà a sviluppare gli stessi numeri e produrre ricavi sufficienti?Un aspetto fondamentale da considerare è che la forchetta di collocamento è molto ampia. Da 6 euro a 7,5 c’è una differenza del 25%. E’ evidente che il punto della forchetta nel quale cadrà la scelta dell’emittente determinerà o meno il vantaggio, nel breve termine, dell’operazione. Questo, purtroppo, non ci è dato saperlo e quindi qualsiasi valutazione sulla convenienza, in termini di valore, dell’operazione è assolutamente fuori luogo. Come sempre Aduc non fornisce suggerimenti per l’acquisto o la vendita di strumenti finanziari di singoli emittenti e anche questa volta non faremo eccezioni. E’ importante ricordare che il collocamento ha ad oggetto titoli azionari e per questo motivo consigliamo l’acquisto, dopo attente analisi e riflessioni sul contesto di Poste Italiane, solamente ad investitori che presentano caratteristiche idonee per un investimento nel capitale di rischio dell’impresa. (Filippo Sgherri, consulente Aduc per la Tutela del Risparmio)

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Seminario sulle azioni di gemellaggio interistituzionali

Posted by fidest press agency su sabato, 28 aprile 2012

Si terrà a Foggia il 14 maggio 2012, presso la Sala della Ruota di Palazzo Dogana, Piazza XX Settembre 20, alle ore 9.00, un seminario gratuito per amministratori e funzionari degli Enti locali della Capitanata sulle azioni di gemellaggio interistituzionali, al fine di costruire un nucleo di animatori esperti e preparati che assicurino continuità alle azioni di gemellaggio.(fonte: http://www.aiccre.it)

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Vendita azioni privilegiate

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2011

La Fondazione ha effettuato la vendita di 450 milioni di azioni privilegiate della Banca Monte dei Paschi di Siena SpA funzionale al raggiungimento della propria soglia obiettivo di partecipazione al capitale sociale della Banca Conferitaria. L’alienazione delle azioni privilegiate è comunicata senza indugio alla Banca Monte dei Paschi di Siena SpA e determina l’automatica conversione alla pari delle azioni delle azioni privilegiate in azioni ordinarie. L’Ente non intende compiere ulteriori operazioni sulla partecipazione se non in un’ottica di marginale fine-tuning.

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Aumento di capitale Itway spa

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2011

ItwayS.p.A. comunica di aver ricevuto in data odierna da Consob con nota n. 11019784 l’autorizzazione alla pubblicazione del prospetto relativo all’offerta in opzione agli azionisti e all’ammissione a quotazione sul MTA delle azioni ordinarie di nuova emissione rivenienti dall’aumento di capitale sociale deliberato dal Consiglio di Amministrazione del 2 febbraio 2011 a valere sulla delega conferita dall’Assemblea Straordinaria del 27 gennaio 2011.   L’operazione prevede l’emissione di massime n. 8.834.684 nuove azioni ordinarie del valore nominale di Euro 0,50 cadauna, godimento regolare, da offrire in opzione ai soci , in ragione di n. 2 nuove azioni ogni azione posseduta, al prezzo di Euro 1,90 di cui Euro 1,40 a titolo di sovrapprezzo, per un massimo complessivo di sottoscrizione di Euro 16.785.899,60.  Le azioni di nuova emissione avranno godimento regolare (1° ottobre 2010 – 30 settembre 2011) e saranno pertanto fungibili con le azioni ordinarie Itway negoziate sul MTA.   Il periodo per l’esercizio dei diritti di opzione da parte degli azionisti di Itway inizierà  il 21 marzo 2011 e si concluderà l’8 aprile 2011, estremi inclusi; i diritti di opzione potranno essere negoziati in borsa dal 21 marzo 2011 al 1° aprile 2011, estremi inclusi.   Entro il mese successivo al termine del Periodo di Offerta, Itway offrirà in borsa, ai sensi dell’art. 2441, comma 3, del codice civile, i diritti eventualmente non esercitati durante detto periodo.  I soci G. Andrea Farina, Cesare Valenti e Anna Rita Gavioli, titolari rispettivamente del 19,422%, 8,227% e 1,354% si sono impegnati a esercitare integralmente i diritti di opzione derivanti dall’aumento di capitale ad essi spettanti in proporzione alle loro rispettive partecipazioni (corrispondente complessivamente al 29,003% del capitale sociale) sottoscrivendo azioni per un ammontare complessivamente pari a circa Euro 4.868 migliaia. Non vi sono soggetti terzi che abbiano assunto impegni a sottoscrivere le azioni oggetto dell’Offerta in Opzione.  Il prospetto informativo sarà pubblicato ai sensi di legge e messo a disposizione del pubblico presso la sede legale della società (Ravenna, Via Braille 15) e presso la sede legale di Borsa Italiana S.p.A. (Milano, Piazza degli Affari 6), nonché sul sito web della società (www.itway.com) e sul sito web di Borsa Italiana (www.borsaitaliana.it). Dell’avvenuta pubblicazione del prospetto informativo e della sua messa a disposizione del pubblico sarà data idonea informativa ai sensi e nei termini previsti dalle disposizioni di legge e regolamentari mediante la pubblicazione di un apposito avviso. Il prospetto informativo resterà a disposizione del pubblico per tutto il periodo di offerta.

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Roncella: ora le dimissioni di Fini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 dicembre 2010

“Adesso il Presidente della Camera si dimetta, senza se e senza ma” così dichiara in una nota Roncella Andrea, responsabile del Movimento Res (Roma europa sociale). “Se a Fini è rimasto ancora un po’ di pudore, si assuma la responsabilità delle sue azioni e delle sue parole e abbia il buonsenso di lasciare la carica che ricopre grazie ai voti della gente che ha tradito.” “Falliti i giochetti di palazzo e dei salotti” conclude il RES “ora ci aspettiamo che si faccia pulizia nel Parlamento e nella maggioranza, per far si che la politica riprenda ad occuparsi del popolo sovrano.”

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Escalation delle azioni immorali

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2010

Lettera al direttore. Servirsi di una notizia vera, alterandone a dismisura l’importanza, allo scopo di vendere più copie del giornale e allo stesso tempo recare danno ad una persona, è palesemente azione immorale, anche perché il lettore viene ingannato non riguardo alla veridicità della notizia, ma riguardo alla sua rilevanza.  A riprova, Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti negano che si siano serviti della notizia sulla casa di Montecarlo per questi scopi, ed affermano che il loro fine era di rispondere al diritto dei lettori di essere informati. Alimentare e cavalcare la curiosità morbosa dei telespettatori, dedicando ore e ore di trasmissioni a tristi fatti di cronaca nera, allo scopo di fare ascolti, pure è azione palesemente immorale, soprattutto perché viene meno ogni rispetto soprattutto per la vittima innocente, ma anche per il presunto assassino. A riprova, i conduttori di questo genere volgare e violento di programmi, affermano che il loro unico scopo è di fare informazione. A mio parere, delle due questa è l’azione più riprovevole. Non vorrei essere offensiva, però mi dà l’impressione si tratti di una sorta di sciacallaggio. Sbaglio? (Francesca Ribeiro)

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Blocco azioni ingiuntive sui crediti

Posted by fidest press agency su domenica, 27 giugno 2010

“Chiediamo la soppressione della previsione dell’art. 11 del decreto legge manovra straordinaria sui conti pubblici: è semplicemente scandaloso che non solo non si paghino le imprese, ma addirittura si pretenda di impedire loro persino di promuovere azioni per tentare di riscuotere i loro crediti. Contro la disposizione dell’art. 11, che blocca fino a fine anno le azioni ingiuntive, incluse quelle già intraprese, per crediti in ambito sanitario verso ben sette regioni oggetto di piani di risanamento, abbiamo già presentato esposto a Bruxelles, e abbiamo fiducia nell’intervento dell’Unione europea, ma ci auguriamo che la tanto conclamata attenzione ai problemi delle imprese non sia una favola e che Governo e Parlamento provvedano a cancellare la norma”. A sostenerlo è  il Taiis – Tavolo interassociativo imprese di servizi, nel quale si coordinano associazioni di rappresentanza di imprese di servizi “non distributivi” e che rappresenta, complessivamente, oltre 18.000 imprese nelle quali lavorano circa 900.000 addetti. Gli strali del Taiis sono rivolti anche contro l’art. 8, comma 5, della manovra, che prevede fin d’ora “a priori” un taglio in due soli anni di ben l’8% (3% nel 2011 e 5% nel 2012) della spesa per “consumi intermedi” (inclusi gli appalti di servizi) delle amministrazioni statali, senza assolutamente considerare che tali tagli comporteranno riduzione di fatturati ed effetti negativi sull’occupazione.  “Appoggiamo pienamente” -aggiungono gli esponenti del Taiis – “la richiesta di Regioni e Comuni di tagli ai trasferimenti più equamente distribuiti, riducendo quelli a loro carico. Già in occasione del primo incontro del Tavolo di confronto Taiis – Anci svoltosi l’11 marzo avevamo condiviso e appoggiato la richiesta dei Comuni di revisione del patto di stabilità interna almeno per i cosiddetti ‘comuni virtuosi’ in avanzo di bilancio; è paradossale che non si evidenzi ancora nessuna volontà di modificare una regola così iniqua, e al tempo stesso si taglino di 4,5 miliardi i trasferimenti agli enti locali”. “Quanto alle Regioni” -concludono gli esponenti del Tavolo- “appoggiamo pienamente la loro rivendicazione: dopo trasferimenti insufficienti per quanto riguarda la spesa sanitaria, con i tagli decisi dalla manovra si riducono pesantemente le risorse anche per altri settori, come ad esempio il trasporto pubblico locale, mettendo in discussione non solo i servizi ai cittadini, ma la stessa operatività delle imprese che lavorano in quei settori, anche qui con pesanti rischi di ripercussione sull’occupazione”.

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Gli americani tornano a “comperare italiano”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 gennaio 2010

Lo riconfermano a Firenze, in un incontro  organizzato dall’ICE, Istituto Nazionale per il Commercio Estero, i buyer indipendenti americani che tornano a “comperare italiano”, le imprese del settore che puntano sulla eccellenza dei propri marchi, le Istituzioni, gli operatori del fashion system che puntano sul 2010 per il definitivo rilancio della moda italiana nel mondo.  A questo rilancio, ICE contribuisce con un grande progetto destinato al mercato americano, un investimento di 3,5 Milioni di dollari promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico e una serie di azioni, partite nell’Ottobre 2009 e che proseguiranno fino a Marzo 2010. Fra queste, la campagna di comunicazione “If you speak fashion, you speak Italian” che affida alla bellezza della top model italiana Eva Riccobono e alle immagini spettacolari di Roma il compito di rilanciare l’Italian Dream e di riconquistare retailer e consumatori statunitensi.  La crisi finanziaria e la conseguente contrazione dei consumi su scala mondiale hanno penalizzato anche il comparto fashion che esporta complessivamente oltre il 50% della propria produzione. Per lo specifico settore della moda maschile, gli Stati Uniti mantengono una posizione di notevole rilievo, confermandosi quinto mercato di sbocco (primo extra europeo) delle nostre esportazioni di menswear, con una quota di mercato del 6,5% (SMI su dati Istat).  In un contesto sostanzialmente problematico resta significativo il ruolo dell’intero comparto moda nelle importazioni Usa dall’Italia: infatti, secondo i dati dell’U.S Department of Commerce elaborati da ICE New York, nel periodo gennaio-ottobre 2009 la moda ha pesato per il 13,1% con una significativa quota del 5,7% rappresentata dalle importazioni in USA di tessuti dall’Italia; l’Italia si conferma inoltre il primo fornitore di tessuti in lana per gli USA.  Il progetto che il Presidente Vattani illustra oggi a Firenze si sviluppa lungo tre direttrici:  • La campagna di comunicazione e immagine “If you speak fashion, you speak Italian”;  • Le azioni presso i punti vendita americani per stimolare gli acquisti di prodotti moda italiani;  • Le iniziative per incrementare la vendita diretta di prodotti italiani negli USA.  I retailer e buyer presenti hanno aderito alla campagna di comunicazione realizzata in USA con il gruppo editoriale Hearst; è sui suoi prestigiosi magazine (Esquire, Harper’s Bazaar Runway Report, Marie Claire) che l’Istituto ha realizzato una serie di inserti speciali interamente dedicati all’abbigliamento uomo e donna, agli accessori, ai gioielli italiani.

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Presidio protezione civile

Posted by fidest press agency su sabato, 28 novembre 2009

Roma 30 novembre ore 9.30,. Davanti al Dipartimento della Protezione Civile Via Ulpiano 11  L’iniziativa è stata indetta a seguito dello stato di agitazione di tutto il personale della Protezione Civile per manifestare contro il progetto  governativo di  trasformazione della Protezione Civile in società per azioni.Tale progetto, che sottrae un importante settore dell’organizzazione statale al controllo democratico del Parlamento – sulla falsariga di quanto si sta consumando in merito alla “Servizi Difesa S.p.A – svuoterà le competenze in capo al Dipartimento ed avrà pesanti ripercussioni sui cittadini e sui lavoratori, trasformando il soccorso in un business e prevedendo la mobilità forzata del personale che vedrà anche trasformato il proprio stato giuridico da dipendente pubblico a privato. Secondo la RdB P.I., la Protezione Civile deve invece rimanere in amministrazione pubblica e svolgere funzioni di prevenzione, previsione e salvaguardia del territorio integrando i Vigili del Fuoco, ora confinati alla manovalanza del soccorso ed a compiti di ordine pubblico.

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Test medico-diagnostico

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2009

Gli scienziati IBM hanno creato un test diagnostico in un’unica fase, eseguibile presso il paziente (point of care), basato su un innovativo chip che richiede un minore volume di campione, è significativamente più rapido, portatile, facile da usare ed è in grado di rilevare molteplici malattie, inclusa una delle principali cause di morte nel mondo, le patologie cardiovascolari*. I risultati sono così rapidi e accurati che il campione di sangue, o di siero, di un paziente può essere testato subito dopo un infarto miocardico, noto comunemente come attacco cardiaco, per consentire al medico di prevedere le azioni necessarie, fino ad una previsione di rischio di decesso.  Il chip, che misura 1 x 5 centimetri, contiene una serie di canali di larghezza micrometrica attraverso cui il campione oggetto del test passa in circa 15 secondi, ad una velocità di diverse volte superiore a quella dei test tradizionali. L’aspetto peculiare è che la velocità di riempimento può essere aumentata a diversi minuti, qualora il chip necessiti di tempo supplementare per leggere marker di maggiore complessità diagnostica.  Il chip microfluidico, frutto di quasi tre anni di ricerca e sviluppo, consiste in un percorso microscopico per i liquidi composto da cinque stadi:  • Stadio 1: un campione da un microlitro, 50 volte più piccolo di una lacrima, viene appoggiato sul chip, dove le forze capillari iniziano ad agire  • Stadio 2: queste forze spingono il campione attraverso un’intricata serie di strutture a rete, che impediscono l’ostruzione e la formazione di bolle d’aria  • Stadio 3: il campione passa poi in una zona in cui sono state depositate quantità microscopiche dell’anticorpo di rilevamento. Questi anticorpi hanno un marcatore fluorescente e, analogamente a quanto avviene con gli anticorpi nel nostro organismo, riconoscono il marker della malattia e si attaccano ad esso all’interno del campione. Vengono utilizzati solo settanta picolitri (un volume un milione di volte più piccolo di una lacrima) di questi anticorpi, rendendone la dissoluzione nel campione di passaggio estremamente rapida ed efficiente.  • Stadio 4: la fase più critica è denominata “camera di reazione” e misura 30 micrometri di larghezza e 20 micrometri di profondità, circa il diametro di un capello umano.  • Stadio 5: la pompa capillare rappresenta la componente principale dell’intero sistema. La pompa capillare, che ha una profondità di 180 micrometri, contiene un’intricata serie di microstrutture, il cui compito è di pompare il campione attraverso il dispositivo per tutto il tempo necessario e a una portata regolare, proprio come il cuore umano. Questa pompa rende il test accurato, portatile e semplice da usare. Gli scienziati IBM hanno sviluppato una libreria di pompe capillari, in modo tale che i test che richiedono svariati volumi di campione o differenti tempi di test possano essere eseguiti senza dover riprogettare l’intero chip.

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Risultati finanziari di Extreme Networks

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2009

Extreme Networks, Inc. (Nasdaq: EXTR) ha reso noti i risultati finanziari conseguiti nel primo trimestre dell’anno fiscale 2010, conclusosi il 27 settembre scorso. Nel trimestre i ricavi netti si sono assestati su 66,3 milioni di dollari, da rapportare agli 89,5 milioni di dollari registrati nel primo trimestre dell’anno fiscale 2009. Si è registrata inoltre una perdita netta Non-GAAP di 4,9 milioni di dollari, o di 0,05 dollari per azione diluita; nello stesso trimestre dell’anno fiscale precedente era stata riportato un reddito netto Non-GAAP di 2,0 milioni di dollari o 0,02 dollari per azione diluita. “Nonostante la situazione congiunturale, che impatta sui risultati globali del primo trimestre, la regione Southern Europe – che comprende Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Nord Africa – segna un andamento positivo, in linea con la crescita registrata durante lo scorso anno fiscale – ha commentato Roberto Pozzi, Regional Director Southern Europe di Extreme Networks. Ciò conferma il valore delle proposte di Extreme Networks per il nostro mercato e ci rende fiduciosi sul fatto che anche nel nuovo anno fiscale avremo localmente risultati incoraggianti.”

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