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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

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Le parole che racchiudono azioni e le espressioni artistiche

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2020

La newsletter di oggi è diversa dal solito, perché vogliamo testimoniare il periodo che stiamo vivendo solo con parole che racchiudono azioni, invece che attraverso espressioni artistiche. Un periodo molto complesso e difficile di cui tutto non si può raccontare. Vogliamo perciò ospitare e divulgare alcune delle iniziative che riguardano il nostro mondo, non presentando opere, appunto, ma alcune delle iniziative nate in questa emergenza come riflessione e denuncia riguardo al settore dell’arte contemporanea. Nessuno al governo parla di fare qualcosa di concreto per il comparto, che, già sofferente economicamente in seguito a tagli scellerati e atteggiamenti politici irresponsabili da oltre 20 anni, oggi é bloccato da questa emergenza per chissà quanto tempo (è evidente che la riapertura dei musei non possa bastare). Per questo vi segnaliamo una nuova piattaforma operativa, che aspira a una migliore riorganizzazione del settore, rappresentata da lavoratrici e lavoratori dell’arte contemporanea, poi una lettera aperta, che illustra l’insieme dei non diritti delle artiste madri, poi un documento che sarà la base di tavoli futuri, redatto da una piattaforma che da qualche anno indaga sui nostri problemi e il nostro sviluppo e infine un appello per una proposta di finanziamento pubblico sottoscritta da molti di noi. Sono iniziative nate in seguito alla consapevolezza che bisogna attivarci tutti, essendo uniti ed essendo tanti, perché per ora, in questi due mesi nessuna seria proposta è stata avviata e nulla è stato attivato concretamente per noi da chi ci governa. Per ora ancora nulla e dopo sarà troppo tardi. E non possiamo tacere su quello che sta succedendo alle donne italiane, non comprese nelle stanze dei bottoni neanche in questa emergenza, perciò l’ultima, ma non ultima, news riguarderà proprio una delle varie iniziative che chiedono a gran voce di valorizzare le differenze attraverso l’applicazione delle leggi sulla parità di genere in tutti i luoghi decisionali del Paese e in particolare nelle commissioni ‘task force’. Perché noi donne siamo il 52% della popolazione, #datecivoce!
Today’s newsletter is different from usual, because we want to witness the period we are experiencing only through words that talk about actions, rather than through artistic expressions. A very complex and difficult period, of which everything cannot be told. We thus want to host and disseminate some of the initiatives that concern our world, presenting not artworks but texts and statements born within this emergency as a critical reflection on the contemporary art sector.May 1st has just passed so we want to focus on all the workers of the arts and in particular on those of contemporary art, among the most neglected, unprotected and not respected. We are the ones who, since “we work for passion” do not need compensation, protection, rights. Satisfaction must suffice. No one in the Government talks about doing anything concrete for the sector, which has been already suffering for over 20 years because of several funding cuts and irresponsible political attitudes, and is now blocked by this emergency. Who knows for how long (it is evident that the reopening of museums is not enough). Therefore, we point out a new operating platform, which aspires to a better reorganization of the sector, represented by workers of contemporary art; an open letter, which illustrates the set of non-rights of the mother artists; a document that will be the basis of future tables, drawn up by a platform that for some years has been investigating our issues and our development; an appeal for a public funding proposal signed by many of us. These initiatives were born following the awareness that we must all be active, being united and being many, because for now, in these two months no serious proposal has been launched and nothing has been activated for us by those who govern us. For now still nothing and afterwards it will be too late.And we can not keep being silent on what is happening to Italian women, never included in the button rooms – even in this emergency – so the last, but not least, one of the news will concern one of the many initiatives that aim at highlighting the differences in the application of gender equality laws in all decision-making places in the country and in particular in the recent emergency task force. Because women are 52% of the population, so #datecivoce!

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Coronavirus e mercati azionari: è davvero la fine del mondo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

A cura di Giovanni Buffa, Portfolio Manager di AcomeA SGR It’s the end of the world as we know it…è un celebre brano dei Rem che ben si presta a descrivere il sentimento prevalente sui mercati azionari di questo periodo. Eppure, l’anno era cominciato sotto i migliori auspici: dopo il travagliato accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina raggiunto a fine 2019, i mercati proseguivano la loro inarrestabile ascesa segnando nuovi massimi storici appena un mese fa. Poi, come spesso succede, improvvisamente tutto è cambiato.Sono bastati soltanto 21 giorni per passare da un mercato ai massimi storici ad un “bear market”. Nell’arco di poche settimane, le borse mondiali sono letteralmente implose: l‘indice S&P500 ha perso in 1 mese il 28%, il Ftse Mib il 39%, l’indice Europeo il 32% con il mercato greco che si è letteralmente dimezzato. Non è andata meglio nel resto del mondo con il Giappone sotto del 23%, l’Australia del 33% e il Brasile del 40%. È bene sottolineare che queste variazioni sono avvenute in appena 30 giorni, e hanno coinvolto indifferentemente tutti i settori, nessuno escluso.Anche le materie prime sono state particolarmente sotto pressione con il palladio e il platino che hanno perso il 38%, il petrolio il 64%(!), il rame il 22% e lo zucchero il 18% solo per citarne alcune.Contestualmente si è assistito a violentissimi movimenti sul lato valutario, in special modo verso quelle valute più legate alle commodities come il peso messicano (-22.5%), il rublo russo (-21%), il real brasiliano (-15%) e il rand sudafricano (-13%).Anche le obbligazioni dei paesi periferici area euro, dei paesi emergenti e dei corporate non sono state risparmiate a causa di un massiccio allargamento degli spread e di seri problemi di liquidità nel mercato dei repos. Un “melt down” completo su tutte le asset class insomma dove anche i beni rifugio come l’oro sono stati liquidati senza troppi ripensamenti.Fino a metà febbraio il mercato non sembrava essere molto preoccupato dal virus. Molti investitori inizialmente ritenevano che questo fosse un problema circoscritto localmente alla Cina. Dopo il contenimento dei casi nella sola provincia di Hubei, grazie alle restrizioni introdotte dal governo cinese, i mercati avevano addirittura trovato la forza di raggiungere nuovi massimi storici. Lo stesso indice domestico cinese aveva completamente recuperato le perdite accumulate da inizio anno. Tutto sembrava tornato alla normalità come se niente fosse successo.Tuttavia, la diffusione del contagio al di fuori della Cina ha fatto emergere in tutta la sua brutalità la realtà della situazione. Il mercato si è reso conto che il virus Covid-19, una volta superati i confini cinesi, non era più controllabile.
Una crisi sanitaria si è trasformata in una crisi finanziaria con un contemporaneo shock della domanda e uno dell’offerta, ipotesi che forse fino a qualche mese fa era confinata ai libri di testo. Al momento ogni normale attività economiche è congelata, quasi ogni negozio è chiuso, non c’è domanda di prodotti discrezionali al di fuori dei beni di prima necessità, il turismo è inesistente, i trasporti sono fermi, gli eventi, anche quelli sportivi, sono stati cancellati o posticipati. I mercati prezzano ampiamente una recessione sincronizzata dell’economia mondiale. Ciò che preoccupa di più gli operatori, tuttavia, non è tanto la situazione attuale, che tutti sanno essere temporanea, ma la mancanza assoluta di visibilità sulla crisi. Nessuno riesce a sbilanciarsi su quanto possa durare il lockdown, se le misure restrittive saranno di breve o dureranno mesi e quali saranno i tempi di recupero una volta che l’epidemia avrà raggiunto il suo picco.La seconda ragione del crollo delle borse è più di natura tecnica. Lo scorso bull market (ormai ne possiamo tranquillamente decretare la fine) è stato il più lungo della storia ed è stato in parte agevolato dalle politiche monetarie molto accomodanti delle banche centrali.A completare il quadro del sell-off ha contribuito anche il sostanziale fallimento dell’Opec+ nel trovare un accordo sulle quote di greggio in un momento in cui la domanda di petrolio è particolarmente debole. Il mancato accordo ha dato il via ad una guerra di prezzi tra Russia e Arabia Saudita, tra i produttori con i più bassi costi di estrazione, per accaparrarsi quote di mercato. La conseguenza è che il petrolio è sceso del 60% sotto quota 30$, trainando al ribasso i titoli energetici dei listini. Negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli sforzi e gli annunci delle banche centrali e dei governi in tutto il mondo a sostegno delle economie e di riflesso dei mercati.La Fed ha tagliato i tassi quasi a zero annunciando contestualmente un nuovo QE e iniettando potenzialmente trilioni di dollari nel sistema. Nel mentre il governo degli Stati Uniti si appresta a lanciare un bazooka fiscale con rumors che vedono un budget di circa 2 trilioni di dollari. Per la prima volta si parla seriamente di Helicopter Money, e cioè di accreditare direttamente denaro nel conto corrente dei cittadini, per sostenerli temporaneamente durante la crisi, una teoria da molti osteggiata, ma che oggi viene vista come l’unico modo di aiutare direttamente l’economia reale.In Europa si discute di Eurobond e molti governi hanno già annunciato piani di stimolo dell’economia di centinaia di miliardi offrendo aiuto diretto alle imprese colpite dalla crisi con la Bce pronta a fare la sua parte con un pacchetto di acuisti di 750bn di euro estendibile.In buona sostanza il quadro generale che si va delineando è che le banche centrali finanzieranno la spesa pubblica dei governi in questi momenti di crisi, superando ostacoli che una volta si reputavano insormontabili. Riteniamo che questa crisi avrà indubbiamente ripercussioni di lungo periodo in termini di politica economica (ruolo delle banche centrali, MMT, monetizzazione del debito, budget deficit molto importanti, ecc.) e di un ulteriore spinta verso la de-globalizzazione dell’economia ma in definitiva rimarrà una crisi temporanea.Sul fondo Paesi Emergenti, il nostro focus principale è orientato verso il segmento delle Small Cap Value. Da inizio anno, l’indice MSCI Small Cap Value ha infatti registrato una performance al ribasso più ampia rispetto al mercato. Riteniamo dunque che possano emergere interessanti opportunità in questo mercato.
Nel libro “La guerra dei mondi” di H.G. Wells (1922) i marziani, invasori della terra, furono sconfitti non dagli eserciti delle nazioni ma dai batteri presenti nell’aria, gli stessi che gli uomini avevano sconfitto in millenni di evoluzione del proprio organismo.I mercati, pur con notevoli oscillazioni, hanno sempre resistito a qualunque evento nefasto di qualsivoglia natura: guerre mondiali, terremoti, tsunami, cambi di regime valutario, rischi di conflitti termonucleari, guerre fredde, fallimenti di hedge funds, fallimenti di Stati e di banche sistemiche e chi più ne ha più ne metta. La ragione è banale: in momenti di crisi come questo che viviamo, o come quello del 2008, le istituzioni che ci governano sono pronte a tutto pur di sostenere le loro economie e anche questa volta non sarà differente.It’s the end of the world as we know it… and I feel fine…

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22° Premio Alto Rendimento nella categoria “Miglior fondo SRI – Azionari Ambiente”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Pictet Asset Management nuovamente protagonista nell’ambito degli investimenti socialmente responsabili con il Pictet – Global Environmental Opportunities (GEO). Il fondo, lanciato nel 2011, ben prima dell’esplosione degli investimenti ESG, è stato insignito del 22° Premio Alto Rendimento nella categoria “Miglior fondo SRI – Azionari Ambiente” che viene assegnato al fondo con il miglior rendimento a un anno e che ha evidenziato uno score ESG sopra la media della categoria, grazie a una performance di +36,76% registrata nel 2019 (+8,41% rispetto alla categoria Morningstar e +10,16% rispetto all’indice MSCI World USD). Un prestigioso riconoscimento che ribadisce il ruolo pionieristico della società di gestione nell’ambito della sostenibilità e dell’approccio tematico.
Il fondo azionario globale, gestito da Luciano Diana, investe in azioni di società che operano nella catena di valore ambientale dell’energia pulita e dell’acqua, dell’agricoltura, del legno e che contribuiscono alla salvaguardia delle risorse naturali mondiali. Il tutto si traduce in un portafoglio globale concentrato, diversificato a livello settoriale e con un forte orientamento alla crescita, costruito con un approccio bottom-up nella selezione dei titoli. L’efficacia della strategia di investimento nasce da una combinazione di un approccio rigoroso dalle solide basi scientifiche e della decennale esperienza di Pictet Asset Management nell’ambito degli investimenti responsabili.

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Azioni Camfin in opa: da restituire la maggiorazione del prezzo di offerta

Posted by fidest press agency su domenica, 8 marzo 2020

La storia della borsa italiana è piena di racconti ed episodi a tratti surreali e a cui si stenta a credere.
Non si era ancora vista, però, una società chiedere agli aderenti ad un’offerta pubblica di acquisto di restituire una parte del prezzo pagato. E’ ciò che sta accadendo agli ex azionisti Camfin che nel 2013 apportarono le proprie azioni all’opa lanciata dalla società Lauro 61, partecipata tra gli altri dalla Marco Tronchetti Provera & C., proponendo un prezzo di acquisto pari a 0,80 per azione.
La Consob aveva però disposto la rettifica del prezzo, da 0,80 a 0,83 euro per azione, causando all’offerente un maggior esborso di circa 8,5 milioni di euro. Secondo la Commissione, vi erano stati acquisti sul mercato da parte di soggetti riconducibili a Lauro 61 fino ad prezzo appunto di 0,83 euro.
A seguito di ricorsi amministrativi, la decisione della Consob è stata il 9 novembre 2018 annullata in via definitiva dal Consiglio di Stato (Sentenza 6330) che, accogliendo le istanze, ha ritenuto non sussistenti le condotte contestate dall’Autorità riconoscendo che nel corso dell’Offerta Lauro61 aveva operato sempre in piena legittimità. La richiesta di danni alla Consob è stata invece rigettata in quanto mal formulata e senza la doverosa quantificazione del danno, che in linea di principio è ancora possibile richiedere mediante l’avvio di una causa civile.Il Consiglio di Amministrazione di Camfin ha invitato gli azionisti che avevano beneficiato della modifica in aumento del prezzo dell’OPA del 2013 ad estinguere la loro obbligazione devolvendo direttamente le somme ricevute in eccesso ad un’associazione non-profit per la ricerca. L’invito sta pervenendo a mezzo lettera raccomandata, nella quale la società comunica pure che si riserva di agire per il recupero dell’indebito arricchimento. (vedi allegato)
Gli azionisti interessati sono davanti a un bivio: pagare oppure attendere l’eventuale richiesta successiva che perverrà tramite invito alla negoziazione assistita. Non è infatti detto che la società proceda, specie per importi non elevati.
In ambo i casi, sono pur’essi titolati a richiedere a loro volta alla Consob la somma contestata. Operazione all’atto pratico tutt’altro che semplice. Anche la sola estensione alla Commissione del giudizio intentato da Camfin non è pacifica.Qualche dubbio sussiste pure in merito al capital gain pagato all’epoca, ma a parere di chi scrive si ha diritto alla contabilizzazione di una minusvalenza in base all’articolo 6, comma 2 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, laddove prevede che “i proventi conseguiti in sostituzione dei redditi e le indennità ottenute, anche in forma assicurativa, a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidità o morte, costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti”.
Soprattutto, la vicenda Camfin evidenza tutta l’inadeguatezza della Giustizia in Italia riguardo i tempi di intervento, peggio ancora quando rapportati alla velocità dei mercati finanziari e dell’economia in generale. (Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc)

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“Low for long: perché nel prossimo decennio le azioni vincono”

Posted by fidest press agency su martedì, 18 febbraio 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Investment Advisory, Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Gli anni Venti saranno con ogni probabilità caratterizzati da un nuovo paradigma, in cui crescita potenziale e inflazione ‘normale’ sono ridimensionate rispetto al passato. Un mondo inedito in cui le politiche monetarie hanno esaurito il proprio ruolo di stimolo all’economia e a cui potrebbe subentrare una fiscalità espansiva, come auspicato da Mario Draghi e ribadito da Christine Lagarde. L’andamento dell’attività economica è anemico ma forse, come abbiamo accennato in apertura, questo corrisponde a un nuovo paradigma in cui crescita potenziale e inflazione ‘normale’ sono ridimensionate rispetto al passato.La lettura del ciclo economico attuale presenta, tuttavia, alcune difficoltà, per via delle contraddizioni che lo caratterizzano: in particolare, il manifatturiero ha un andamento estremamente negativo in contrasto ai servizi che mostrano uno stato di buona salute; il mondo sviluppato tentenna a fronte di Paesi in via di sviluppo che aumentano la propria forza relativa; i consumi appaiono solidi rispetto alle altre componenti della domanda, ovvero investimenti e commercio estero in sensibile decelerazione. Riteniamo di poter spiegare tali dinamiche come segue:
• le spese in conto capitale (Capex) delle aziende languono o sono in recessione. L’epicentro del problema in questo caso è rintracciabile nel commercio estero e, in particolare, nelle istanze protezionistiche che Donald Trump incarna alla massima potenza con l’approccio “America First” che si traduce in incertezza regolamentare o sui dazi che ha un impatto ovviamente negativo sui parametri del commercio internazionale e sulle scelte di investimento. Nel lungo periodo si osserva in ogni caso un timido recupero degli investimenti in grado di divergere dal calo degli ordini che è l’effetto più grave dell’escalation della guerra commerciale e del calo dell’export complessivo globale.
• I consumi privati sono particolarmente importanti perché rappresentano i tre quarti della domanda e quindi del PIL domestico. La loro solidità dipende da fondamentali supportivi: in particolare la crescita reale dei salari che si mantiene tra l’1 e l’1,5% nonostante i salari nominali abbiano di recente segnato un tasso di crescita sotto il 3%. I tassi reali sono sostenuti da un’inflazione che resta a livelli molto al di sotto del target del 2% e da tassi di disoccupazione sui minimi. Un collasso dei consumi appare improbabile. Il buon andamento dei Salari Reali rappresenta altresì una buona notizia per i mercati finanziari perché non si tradurrà in una compressione degli utili aziendali in quanto la produttività riesce a tenere il passo con essi, lasciando invariata la ripartizione del reddito.
Tutto quanto osservato ci porta di nuovo alla constatazione che potremmo essere in nuovo paradigma basato su regole inedite che vale la pena indagare.
• Le condizioni finanziarie appaiono ancora estremamente favorevoli e il 2020 si avvia avendo a disposizione una notevole spinta monetaria. La Fed, che alla fine del 2018 aveva tentato di normalizzare il bilancio e poi di agire al rialzo sui tassi, ha dovuto fare rapidamente marcia indietro osservando che il sistema iniziava a scricchiolare ben prima del punto di arrivo. Le banche necessitano di un livello di riserve libere molto superiore rispetto al passato: una volta emerso questo fattore che non si era correttamente calibrato sono stati necessari nuovi interventi sulla liquidità. Al momento la Fed sta acquistando titoli a breve sul mercato in attesa di avviare una soluzione permanente. Ma un fatto è chiaro: tornare indietro dal quantitative easing (QE) prolungato è faticoso, per non dire impossibile.
La politica fiscale dal canto suo conta su una condizione particolarmente favorevole nel rapporto tra crescita nominale, seppure contenuta, e tassi di interesse complessivamente talmente bassi da configurare una buona sostenibilità del debito pubblico. Nel suo primo speech come governatore della Bce Lagarde è andata caldeggiando l’idea che la politica fiscale non sia necessariamente debito ma possa tradursi anche in riqualificazione delle poste. Dunque, si può indirizzare agli investimenti.Nel nuovo paradigma in cui ci muoviamo, riteniamo che il prossimo whatever it takes potrebbe essere di tipo fiscale, tenendo a mente in questo passaggio di testimone che il modus operandi della politica fiscale è diametralmente opposto da quello della politica monetaria, sia in termini di processo necessario all’attivazione sia in termini di effetto su economia e mercati. Per prendere decisioni di politica monetaria è sufficiente un tempo molto breve ma l’efficacia si spalma in un periodo di 12-18 mesi e l’impatto immediato sull’economia è pressoché nullo, mentre l’impatto sui mercati può essere rilevante.La politica fiscale ha una gestazione al contrario molto lunga e complessa e potrebbe comportare in Europa persino la revisione del patto di stabilità, ma ha un’efficacia immediata sul PIL o sui consumi.
In questo nuovo paradigma che abbiamo disegnato, il livello attuale dei tassi di interesse, molto prossimo allo zero, appare strutturale. Se è così le valutazioni finanziarie ne dovranno tenere conto insieme a una serie di fattori secolari, dalla demografia, all’innovazione, alla deglobalizzazione che sono alla base della riduzione strutturale del metabolismo dell’economia e che, insieme agli elementi più ciclici, impattano nei componenti dei ritorni obbligazionari e azionari.Per quanto attiene al fronte obbligazionario, le previsioni per i tassi di interesse a 10 anni si collocano al 2,3% sul decennale Usa e allo 0,25% sul Bund, con un Total Return medio atteso dell’1,6% all’anno per quanto riguarda il T-Note e una perdita di 0,5% (annuale) per il Bund.I tassi di interesse strutturalmente bassi, dunque, non rappresentano un’occasione d’oro per le obbligazioni (se si copre il T-Note per il rischio cambio si perde comunque), ma neppure una tragedia. Sono, invece, una buona notizia per l’equity, con un extra rendimento che nello scenario low for long può arrivare anche al 3% e, portando il mercato Usa tra l’8 e il 10%. Cerchiamo di spiegare su cosa si basano queste previsioni.
L’analisi delle altre due componenti, ovvero crescita degli utili e variazione delle valutazioni, permette, invece, di calcolare il potenziale capital gain tenendo sempre in mente l’ipotesi di tassi di interesse fermi oppure molto bassi nell’orizzonte di previsione. Vediamo i tre elementi una alla volta:
1) crescita degli utili. Una delle congetture nel mercato è che i margini siano sui massimi e pertanto destinati a scendere. Questa tesi appare valida e suffragata dai dati per alcune parti del mercato, ma diventa facilmente confutabile se si guardano i numeri di contabilità nazionale, in base a cui la quota di profitti rispetto al PIL negli ultimi 50 anni si è già ridotta in maniera sensibile. Pertanto, la marginalità delle imprese è già scesa, il che non esclude che possa continuare a farlo, ma rende evidente che non sia vero che siamo su livelli estremamente alti per cui un calo sarebbe pressoché inevitabile.
2) I tassi di interesse influenzano la redditività delle imprese attraverso il canale del costo del credito e impattano sul valore in termini di fattore di sconto. Per descrivere l’andamento di questa variabile abbiamo tentato di isolare il fattore “tassi di interesse” che è tra i quattro che determinano la marginalità dell’impresa. Gli altri sono la pressione fiscale, l’andamento del commercio mondiale e infine la velocità di crociera alla quale si sta viaggiando. In particolare, la redditività subisce un impatto negativo in caso di aumento delle tasse o dei tassi e positivo in caso di aumento del commercio mondiale o di accelerazione della velocità di crociera. Attualmente la redditiva è, in linea con le medie storiche, al 9,7%, ma nello scenario in cui i tassi restino bassi nel lungo periodo, la marginalità appare in possibile miglioramento, pur non essendo questa revisione scontata dal mercato. Insomma, i margini non solo non sono a rischio ma sono supportati dall’eventuale validità dello scenario low for long.
3) Il terzo fattore è la variazione delle valutazioni. Il rendimento atteso delle azioni è frutto del rendimento corrente del capital gain e una parte considerevole del capital gain dipende da quante volte si è disposti a pagare gli utili. Osservando la dinamica di questi ultimi nel biennio appena trascorso e quella dei tassi reali appare evidente dai livelli dei Price/Earnings che l’andamento delle valutazioni dipenda appunto dei tassi di interesse reali. Il premio per il rischio si colloca su livelli abbastanza generosi e potrebbe ritracciare per riagganciare la media storica, ma può altresì aumentare per una discesa dei P/E o per una salita dei tassi reali che si normalizzano intorno all’1,5% con un aumento del rischio sul fronte azionario.In conclusione, è possibile ipotizzare tre scenari sui tassi di interesse con le relative conseguenze sui rendimenti attesi dei mercati azionari:
la normalizzazione dei tassi reali (probabilità 40%) intorno all’1,5%: l’aggiustamento del premio per il rischio avviene appunto a scapito dei tassi, con valutazioni azionarie stabili attorno ai livelli attuali, pertanto con nessun contributo di re/de-rating. In questa ipotesi, la normalizzazione dei premi per il rischio (misurata dalla combinazione tra tassi reali e variazione delle valutazioni annuali) implicherebbe una contrazione delle valutazioni di 1 o 2 punti percentuali. La normalizzazione dei tassi si trasmette in una perdita tra il 2 o il 3% sul rendimento atteso delle azioni.L’alternativa è lo scenario low for long (probabilità 40%) in cui i tassi di interesse reali stazionano tra lo 0 e lo 0,5%. In questo caso la normalizzazione delle valutazioni potrebbe avvenire per effetto della discesa degli earnings yield delle azioni. Questo implicherebbe un aumento del P/E in presenza di redditività costante e si sostanzierebbe in un rerating. Con i tassi reali intorno allo zero, un premio al rischio normalizzato in termini di aumento delle valutazioni azionarie vale circa 3 punti per anno. Ma questo livello di tassi ha un’implicazione importante sul rendimento atteso delle azioni perché offre un extra rendimento in conto capitale tra l’1 e il 3% annuo.Infine, un terzo scenario è quello in cui si considera una recessione (probabilità 20%): in questo caso i tassi scendono ma le valutazioni non migliorano.

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“Aggiornamento multi-asset mensile: perché aumentare l’esposizione alle azioni (britanniche)?”

Posted by fidest press agency su sabato, 1 febbraio 2020

A cura di Maya Bhandari, Gestore Multi-asset. Un anno può fare una grande differenza. Dopo un 2018 penalizzante, il 2019 ha permesso agli investitori di cogliere la seconda migliore performance registrata negli ultimi trent’anni da un mix di azioni globali e obbligazioni a lunga scadenza. Per i mercati azionari il 2019 è stato anche un anno record in termini di espansione dei multipli, superato in una sola occasione dalla fine degli anni ’80: nel 2009, quando i listini erano in ripresa dalla schiacciante crisi finanziaria. Di conseguenza, nel 2020 la crescita degli utili dovrà trasferirsi ai prezzi affinché il rally sia sostenuto. Vi sono almeno due motivi per credere che ciò potrebbe accadere. In primo luogo, le minacce legate al commercio globale e a una hard Brexit sono diminuite notevolmente, persino rispetto a metà dicembre[1]. La minore incertezza dovrebbe favorire una certa ripresa della fiducia delle imprese e degli utili societari nel 2020, specialmente nelle aree più sensibili agli sviluppi su ciascuno dei due fronti. In secondo luogo, stando sia al consensus sia alle nostre previsioni, la crescita economica dovrebbe attestarsi su un ritmo pressoché ideale, né tanto forte da rendere necessario un aumento dei tassi d’interesse, né tanto debole da riaccendere i timori di una recessione. Le autorità sono pertanto orientante a mantenere i tassi bassi per un periodo prolungato, sicché è probabile che il tasso di sconto applicato agli utili attesi rimanga vantaggiosamente ridotto, con gli spread creditizi contenuti. Questi ultimi tendono a sconsigliare un investimento azionario ad ampio raggio, se i mercati obbligazionari si trovano nel posto sbagliato. Vi sono tuttavia alcune eccezioni, e il Regno Unito sembra in misura crescente una di queste. All’inizio di gennaio abbiamo innalzato il nostro giudizio sulle azioni britanniche da neutrale a favorevole, promuovendo le azioni nel complesso a classe di attivi tra le preferite. Per quanto i titoli del Regno Unito abbiano partecipato al rialzo generalizzato delle valutazioni dello scorso anno, l’andamento rispetto ad altri mercati è stato sufficientemente sottotono tanto che lo scarto tra i P/E prospettici a un anno si è ampliato a quasi 2x rispetto all’Europa e a 3,5x rispetto alle azioni globali, portandosi su livelli più che doppi rispetto alle medie storiche e sui massimi degli ultimi 15 anni (Figura 3). Anche le posizioni di sottopeso degli investitori appaiono estreme, nonostante il modesto aumento dei flussi verso gli ETF a seguito delle elezioni. Ciò non significa che le prospettive per il Regno Unito siano certe, ma soltanto l’incertezza è diminuita sensibilmente rispetto a un paio di mesi fa. I rischi sull’approdo finale della Brexit rimangono: con i Conservatori in forte maggioranza, la probabilità di un accordo commerciale di portata ridotta potrebbe in realtà essere aumentata, mentre è diminuito il rischio estremo positivo di una soluzione che mantenga i benefici di uno stretto allineamento. Un accordo o persino una proroga della fase di transizione richiede, inoltre, l’approvazione di tutti gli Stati membri dell’UE. A fronte di ciò, tuttavia, sono scomparsi i rischi di un aumento delle imposte societarie, di un processo di nazionalizzazione e di un inasprimento della regolamentazione promessi da un governo guidato da Corbyn. Inoltre, naturalmente, il Regno Unito è anche un mercato essenzialmente difensivo, che continua a distribuire dividendi discreti. Nel complesso, il mercato britannico offre un premio al rischio interessante, sia in relazione al proprio contesto sia, in particolare, rispetto ad altri mercati. La svolta nelle revisioni delle stime sugli utili da parte degli analisti nelle ultime settimane suggerisce un ottimismo maggiore rispetto a quanto attualmente scontato nelle valutazioni di mercato.

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Acquisto delle azioni da parte di SHOWA DENKO K.K.

Posted by fidest press agency su sabato, 25 gennaio 2020

Hitachi Chemical Co., Ltd (detentore del 51% della quota di capitale di Fiamm Energy Technology), conferma la decisione intrapresa nell’incontro del 18 dicembre u.s., dove il Consiglio di Amministrazione di Hitachi Chemical ha deliberato l’avvio della partnership con SHOWA DENKO K.K. Lo stesso CdA ha espresso parere favorevole sull’offerta di acquisto, da parte della stessa SHOWA DENKO K.K., per le quote di Hitachi Chemical, suggerendo ai suoi azionisti di mettere a disposizione le loro quote nell’offerta di acquisto.
La finalizzazione dell’offerta di acquisto di SHOWA DENKO K.K. è prevista nel mese di Febbraio 2020, l’operazione avverrà nel rispetto completo di tutte le leggi e i regolamenti vigenti. Conseguentemente, l’impresa avvia un percorso per diventare una sussidiaria di SHOWA DENKO K.K.La stessa SHOWA DENKO K.K. procederà con atti formali volti a seguire la procedura di acquisto, nel rispetto completo di leggi e di regolamentazioni che tengono in considerazione anche la competizione nazionale e internazionale, nonché tutte le normative in materia. Tenuto conto che la procedura dipende dai sistemi di autorizzazione vigenti in ogni Paese, ad oggi non è possibile determinare ed indicare esattamente la data precisa di quando l’offerta di acquisto avrà inizio. Va sottolineato che questa operatività porterà la nostra impresa a far fronte alle procedure nel modo più agile possibile in modo da non creare nessuna problematica alle attività in corso.Sebbene la compagine azionaria sarà soggetta a cambi, Hitachi Chemical e tutte le sue aziende affiliate (come ad esempio FIAMM Energy Technology), conferma la stabilità sia dell’operatività e delle transazioni con gli attuali business partner con l’obiettivo di una futura e reciproca crescita.Hitachi Chemical e Fiamm Energy Technology comunicheranno prontamente ogni eventuale cambiamento nel processo di transizione futura e assicureranno supporto laddove eventualmente necessario.

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“Prospettive per il 2020: azioni giapponesi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 gennaio 2020

A cura di Daisuke Nomoto, Responsabile azioni giapponesi di Columbia Threadneedle Investments. Vi sono diverse ragioni per essere ottimisti nei confronti delle azioni giapponesi nel 2020. Per prima cosa, bisogna considerare l’elevato numero di riforme strutturali. In particolare, riteniamo che le riforme della corporate governance attuate in Giappone rappresentino un importante punto di svolta per gli investitori azionari a lungo termine.La rinnovata enfasi sull’utilizzo della liquidità in eccesso per finanziare riacquisti di azioni proprie, dividendi e acquisizioni ha già permesso di raddoppiare la redditività del capitale proprio a circa il 10% negli ultimi cinque anni, in linea con le medie europee. Crediamo che questa tendenza possa accentuarsi ulteriormente, il che può solamente essere positivo per le quotazioni azionarie. In secondo luogo, non bisogna dimenticare l’economia giapponese. È vero che la crescita economica globale ha segnato il passo nel 2019, ma alcuni segnali indicano che la congiuntura potrebbe aver raggiunto un minimo. Al pari di quanto avvenuto in Asia e in Europa, la produzione industriale ha registrato una ripresa in Giappone, come confermato dall’aumento delle esportazioni e degli ordini di macchine utensili. Una situazione di stabilità sarebbe sufficiente a sostenere le azioni giapponesi, soprattutto i titoli ciclici.
Riteniamo inoltre che le azioni nipponiche scontino già gran parte dei rischi di ribasso legati ai negoziati commerciali in corso tra Stati Uniti e Cina. Un eventuale esito favorevole eserciterebbe un impatto nettamente positivo sul mercato azionario giapponese, fortemente orientato al ciclo economico.Le valutazioni appaiono molto interessanti. Sia in base al rapporto prezzo/valore contabile sia in base al rapporto prezzo/utili, le azioni nipponiche sono tra le più sottovalutate tra quelle dei mercati sviluppati.Infine, gli investitori non devono dimenticare le Olimpiadi del 2020 che si terranno in Giappone. Nel 1964 il Giappone sfruttò l’occasione dei giochi olimpici per esibire il suo pionieristico treno ad alta velocità, lo Shinkansen. Questa volta il Paese svelerà le sue numerose innovazioni tecnologiche all’avanguardia, dalla robotica alla guida autonoma. Le Olimpiadi sono un altro buon motivo per ritenere che il 2020 sarà un anno positivo per le azioni giapponesi.
Columbia Threadneedle Investments è un gruppo specializzato nell’attività di asset management leader a livello globale che si contraddistingue per un’ampia offerta di strategie a gestione attiva e molteplici soluzioni d’investimento per clienti individuali, istituzionali e corporate in tutto il mondo.Con l’ausilio di oltre 2.000 collaboratori tra cui più di 450 professionisti dell’investimento operanti nel Nord America, in Europa e Asia, il Gruppo gestisce un patrimonio pari a EUR 430 miliardi che copre azioni dei mercati sviluppati ed emergenti, reddito fisso, soluzioni multi-asset e strumenti alternativi.Columbia Threadneedle Investments è la società specializzata in asset management che opera a livello globale e che fa parte di Ameriprise Financial, Inc. (NYSE: AMP), uno dei principali Gruppi statunitensi per offerta di servizi finanziari. In quanto parte di Ameriprise, Columbia Threadneedle beneficia quindi del sostegno di una grande società leader nei servizi finanziari, diversificata e adeguatamente patrimonializzata.www.columbiathreadneedle.com

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Sanlorenzo Spa: collocamento azioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 novembre 2019

Sanlorenzo S.p.A., marchio leader a livello mondiale per numero di yacht di lunghezza superiore ai 30 metri, (“Sanlorenzo” o la “Società”) rende noto di aver individuato l’intervallo di valorizzazione indicativo delle azioni nell’ambito del collocamento istituzionale (l’“Offerta”) finalizzata all’ammissione alle negoziazioni delle azioni della Società sul Mercato Telematico Azionario – ricorrendone i presupposti, sul segmento STAR – (“MTA”) organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.A. (“Borsa Italiana”).
L’intervallo di valorizzazione indicativa del capitale economico della Società, ante Aumento di Capitale (come di seguito definito), è compreso tra Euro 480 milioni ed Euro 570 milioni, pari ad un prezzo minimo di Euro 16,00 per azione ed un prezzo massimo di Euro 19,00 per azione a cui corrisponde una capitalizzazione post Aumento di Capitale compresa tra Euro 552 milioni e circa Euro 656 milioni.
È previsto che l’Offerta abbia per oggetto massime n. 11.000.000 azioni della Società, corrispondenti al 31,9% circa del capitale sociale (post Aumento di Capitale). In particolare, l’Offerta sarà composta da (i) massime n. 4.500.000 azioni di nuova emissione rivenienti da un aumento di capitale con esclusione del diritto di opzione, approvato dal Consiglio di Amministrazione della Società in data 16 novembre 2019, nell’esercizio della delega deliberata dall’Assemblea della Società in data 9 novembre 2019 (l’“Aumento di Capitale”) e da (ii) massime n. 6.500.000 azioni poste in vendita da Holding Happy Life S.r.l. (l’”Azionista Venditore” o “HHL”), azionista di maggioranza della Società e controllata da Massimo Perotti, Presidente Esecutivo di Sanlorenzo. È inoltre prevista la concessione da parte dell’Azionista Venditore ai Joint Global Coordinator dell’opzione greenshoe di ulteriori massime n. 1.100.000 azioni della Società, pari al 10% del numero massimo di azioni oggetto dell’Offerta. In caso di integrale esercizio dell’opzione greenshoe, l’Offerta avrà ad oggetto massime n. 12.100.000 azioni della Società, corrispondenti al 35,1% circa del capitale sociale (post Aumento di Capitale).L’Offerta sarà riservata a investitori qualificati in Italia e a investitori istituzionali all’estero ai sensi della Regulation S dello United States Securities Act del 1933, come successivamente modificato (il “Securities Act”) e negli Stati Uniti d’America, limitatamente ai qualified institutional buyers ai sensi della Rule 144A dello Securities Act, con esclusione di quei Paesi, in particolare Stati Uniti d’America, Australia, Giappone e Canada, nei quali l’Offerta non è consentita in assenza di specifiche autorizzazioni da parte delle autorità competenti, in conformità alle leggi applicabili o in deroga a tali disposizioni.

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“Il momento dell’attesa: la recessione è lontana, ma le valutazioni azionarie non lasciano spazio a nuovi rally”

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 maggio 2019

A cura di Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Asset Management. Si apre una fase interlocutoria per le economie globali, alla fine di un primo trimestre in cui le Borse hanno archiviato performance brillanti, e dopo un 2018 estremamente deludente. Pictet AM conferma la sua posizione rispetto ai timori relativi a una recessione, considerati eccessivi anche alla luce delle stime sulla congiuntura del Fondo monetario internazionale, tutte comunque riviste al ribasso.Ma gli analisti rimangono divisi in merito alla questione: ovvero rispetto all’interpretazione della fase attuale come una pausa di un ciclo che ha ancora potenzialità da esprimere oppure come l’inizio di una recessione destinata a manifestarsi entro l’anno prossimo. E la spaccatura rimane tale anche dopo quella che è stata la principale novità di questo anno ovvero il cambiamento di comportamento della Fed in chiave pragmatica e data driven, che ha innescato il rally sui mercati a inizio anno.
Se guardiamo i leading indicators, previsori dei dati reali di crescita, il quadro appare fosco, soprattutto per Usa ed Europa, anche considerando la stabilizzazione osservata nel mese di febbraio.
Tuttavia, a farci propendere per uno scenario ancora costruttivo, sono sostanzialmente i solidi dati sul mercato del lavoro americano. A fronte di una condizione di pieno impiego (il tasso di disoccupazione viaggia stabilmente sotto il NAIRU: Non Accelerating Inflation Rate of Unemployment) finalmente i salari si stanno muovendo in maniera abbastanza soddisfacente, intorno al 3,5%. Inoltre, la differenza tra dinamica dei salari nominali e inflazione (considerando core PCE inflation) – ovvero 3,5% meno circa il 2% – indica un valore in linea con i guadagni di produttività e quindi sostanziale stabilità nella distribuzione del reddito. Gli Usa di fatto permangono in una condizione di Goldilocks: l’unico elemento di discussione è la pressione di questa dinamica sulla sostenibilità dei margini di profitto per le società quotate.Il mercato obbligazionario ha una visione più preoccupata, come dimostra il fatto che in alcuni tratti la curva dei rendimenti si sia invertita. Ma anche in questo caso, se invece si osservano le informazioni che arrivano dagli oltre trenta indicatori economici utilizzati dagli economisti di Pictet AM, le probabilità di recessione appaiono molto al di sotto della soglia critica. I timori del mercato potrebbero dipendere dalla consapevolezza che la concomitanza di fattori tutti favorevoli per il ciclo, in particolare la liquidità delle banche centrali e soprattutto lo stimolo fiscale, si stia attenuando. Dal punto di vista fiscale il principale sostegno alla congiuntura nel 2019 è riconducibile alla Cina, che si aggiunge al cambiamento di atteggiamento monetario della Fed. Vediamo questi due aspetti più in dettaglio.
Per quanto riguarda l’Italia osservando il grafico che confronta i due CDS, quello vecchio che tutela solo dal rischio di default su titoli italiani e quello nuovo che, invece, protegge anche dal rischio di Italexit e dunque di ridenominazione del debito in una nuova lira svalutata rispetto all’euro, si nota come sia il primo – ovvero il rischio default – a essersi ridotto nell’ultimo periodo mentre il secondo resti stabile. Questo gap dipende dall’incertezza politica. Nell’ipotesi di eventuali elezioni anticipate con un rimescolamento del Parlamento a favore della Lega e quindi di un divorzio in casa in funzione di un governo di centro destra, sarebbe necessario – per chiudere lo spread – che la Lega si spogliasse della retorica anti-euro che ha caratterizzato l’ultimo anno. Se questa ipotesi dovesse concretizzarsi, comporterebbe un margine di compressione rilevante, misurabile in circa mezzo punto. Attualmente lo spread intorno ai 250 punti base rende i BTP cari anche perché i valori che afferiscono alle determinazioni di sostenibilità della finanza pubblica non sono positivi. Salvo un ingrediente che è ciò che ha risparmiato finora il Paese da potenziali scossoni: ovvero il fatto che la curva dei rendimenti attuali implica per il Tesoro un costo delle nuove emissioni inferiore a quello del rendimento storico del debito pubblico. L’Italia si trova di fatto sotto uno scudo per cui gode di condizioni di rifinanziamento agevolato che non la fanno avvitare sul piano inclinato della insostenibilità dal punto di vista almeno del coefficiente dinamico, ovvero del rapporto tra crescita reale e tassi reali (che rimane negativo ma in progressivo miglioramento). Queste condizioni particolarmente favorevoli potrebbero venire meno nel momento in cui lo spread aumentasse (oltre i 350bp).

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Le azioni di Cooperazione allo Sviluppo

Posted by fidest press agency su sabato, 2 giugno 2018

Roma Lunedì 18 Giugno presso Palazzo Simonetti Odescalchi in Via Vittoria Colonna, 11 (Piazza Cavour).La Cooperazione, economica e solidale, verso i Paesi in via di Sviluppo è ormai una delle priorità dell’Unione Europea, a cui l’Italia sta partecipando con sempre maggiore impegno.
Il Breakfast intende presentare, alle Aziende ed alle Ong, gli obiettivi e le strategie dell’Italia nel settore della Cooperazione allo Sviluppo e le possibili sinergie con gli Organismi Multilaterali.Sarà presente il Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri.

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Innalzato il giudizio sulle azioni USA alla luce della solidità degli utili

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 maggio 2018

A cura di Toby Nangle, Co-responsabile asset allocation globale e Responsabile multi-asset EMEA, e Maya Bhandari, Gestore di portafoglio, Multi-asset. Nel contesto di rumori di sottofondo quali le continue scaramucce commerciali tra gli Stati Uniti e il resto del mondo, l’andamento dell’economia cinese e le tensioni geopolitiche, abbiamo dedicato un po’ di tempo ad analizzare i recenti movimenti dei mercati e le implicazioni per gli attivi rischiosi. La nostra convinzione che i mercati continueranno a fornire rendimenti modesti ma positivi è stata confermata, e i nostri giudizi sul posizionamento di asset allocation restano in definitiva immutati. Tuttavia, abbiamo recente innalzato il giudizio sulle azioni statunitensi da negativo a neutrale.Dall’inizio del 2016 il mercato azionario statunitense evidenzia la peggiore performance tra i principali mercati in termini di moneta unica; quest’andamento è coerente con le nostre prospettive di reflazione e crescita globale regolare, nell’ambito delle quali ci aspettiamo una sovraperformance di mercati emergenti, Europa e Giappone.Tuttavia, la recente stagione dei risultati negli Stati Uniti è stata sorprendentemente positiva, e soprattutto tale vigore non è stato interamente determinato dalla riforma fiscale, come indicano le revisioni al rialzo delle stime sulla crescita futura dell’EBIT (utili al lordo di interessi e imposte). Sulla base dello stesso parametro, la crescita futura degli utili nei mercati emergenti e in Europa viene frenata dai movimenti delle valute, mentre i dati giapponesi sono risultati generalmente in linea con le attese, rendendo la performance degli Stati Uniti sorprendentemente incoraggiante.Quest’anno le azioni USA hanno registrato un andamento in linea con le azioni globali, segnando il passo rispetto ai mercati giapponesi ed europei; l’assenza di una sovraperformance suggerisce che gli sgravi fiscali dell’amministrazione Trump erano stati in precedenza scontati dai mercati. Tuttavia, tenendo conto delle recenti revisioni al rialzo delle stime sulla crescita dell’EBIT, che segnalano un miglioramento dei fondamentali al dì là del regime fiscale più favorevole, crediamo che le valutazioni azionarie statunitensi siano diventate più convenienti dall’inizio dell’anno. Tutto questo, abbinato al fatto che il mercato statunitense ospita imprese globali dominanti che continuano ad attrarre investimenti, giustifica l’innalzamento del nostro giudizio da negativo a neutrale.Sempre negli Stati Uniti abbiamo effettuato un’analisi dei deficit gemelli, il cui risultato avvalora la nostra convinzione circa un indebolimento strutturale del dollaro USA nel medio termine, subordinatamente a qualche apprezzamento sporadico.
Nonostante la crescita rimanga robusta a livello globale, in diversi mercati sviluppati i dati hanno iniziato a indebolirsi. L’inasprimento delle condizioni finanziarie, la cui assenza aveva dato impulso alla crescita nel 2017, inizia a farsi sentire, anche se negli Stati Uniti lo stimolo fiscale intempestivo dovrebbe sostenere la crescita quest’anno e nel prossimo. Una causa maggiore di incertezza è forse l’emergere delle guerre commerciali, la cui futura evoluzione dev’essere attentamente monitorata, nonostante gli effetti modesti nell’immediato. In un contesto di imminenti rialzi dei tassi negli Stati Uniti, valutazioni azionarie elevate e attività di fine ciclo, non vorremmo che le misure protezionistiche si estendessero ad altri paesi o a una gamma più ampia di beni e servizi.Le fasi rialziste dei mercati azionari tendono storicamente a concludersi con una recessione o una crisi finanziaria, due sviluppi che non vediamo all’orizzonte. Il volume delle operazioni di M&A continua ad aumentare, e non in una maniera apparentemente favorevole ai creditori, ma la leva finanziaria non ha ancora raggiunto livelli allarmanti. Pertanto, nei mercati obbligazionari, il nostro scenario di riferimento prevede una stabilità anziché un ampliamento degli spread delle obbligazioni investment grade.Le prospettive potrebbero apparire meno ottimistiche rispetto a un anno ma, ma è difficile individuare chiaramente un punto di svolta. Ad esempio, a fronte dell’appiattimento delle curva dei rendimenti e dell’ampliamento degli spread creditizi, la disoccupazione è tuttora in diminuzione e i fattori di stile e momentum rimangono positivi. In passato, in corrispondenza dei picchi di mercato, i problemi sono scaturiti tendenzialmente dal settore di maggiori dimensioni al tempo: oggi questo settore sarebbe la tecnologia, che rappresenta circa un quarto dell’S&P 500. Ma anche in quest’ambito non scorgiamo segnali di un possibile ribasso all’orizzonte. Il rischio di recessione è scarso e l’inflazione evidenzia un andamento favorevole.

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La “grande moderazione” dell’Asia promette bene per le azioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 settembre 2017

Soo NamNella regione asiatica (Giappone escluso), il dinamismo degli imprenditori, la rapida urbanizzazione e la popolazione giovane costituiscono da tempo motivi di invidia per molte economie sviluppate. Guidata dalla Cina, per molti anni la regione ha beneficiato di una vigorosa crescita economica, ma negli ultimi 10 anni il mercato azionario asiatico ha sottoperformato i listini statunitensi. Ciò è da imputarsi soprattutto al fatto che la rapida crescita macroeconomica non si è necessariamente tradotta in una brillante crescita degli utili, anche perché la decelerazione economica in Cina ha colto alla sprovvista parecchie società.
Potrebbe tuttavia essere in atto un cambiamento. Da quando Xi Jinping ha assunto la presidenza nel 2012, la mentalità è profondamente cambiata e l’enfasi è stata posta sulla crescita sostenibile piuttosto che rapida. La rifocalizzazione delle politiche si è tradotta in una stabilizzazione della crescita negli ultimi 4-5 anni, da oltre il 10% nel 2010 al 6,7-7,0% negli ultimi 10 trimestri. Sembra anche che le società stiano cominciando a fare leva sul contesto più prevedibile e stabile per concentrarsi sulla redditività piuttosto che sulla quota di mercato, dato l’aumento delle sorprese positive sul fronte degli utili osservato negli ultimi 12 mesi.La Cina sta entrando in un periodo di bassa volatilità macroeconomica, che gli economisti negli Stati Uniti hanno definito la “Grande moderazione”? Fin dagli anni Ottanta, gli Stati Uniti hanno esibito lunghi periodi di crescita lenta ma sostenuta, intervallati tuttavia da alcune crisi. Questi periodi sono stati caratterizzati da lunghe fasi di rialzo delle azioni, come quella attuale inauguratasi dopo la crisi finanziaria globale (CFG).Se analoghe dinamiche di “grande moderazione” si stanno affermando anche in Cina (e in Asia), ritengo che stia per cominciare un rally pluriennale delle azioni dell’Asia (Giappone escluso). La nuova mentalità che pone l’enfasi sulla sostenibilità piuttosto che sulla velocità della crescita dovrebbe infatti tradursi in un periodo duraturo di creazione di valore da parte del settore societario, soprattutto nell’attuale contesto di miglioramento della corporate governance.L’ex governatore della Federal Reserve statunitense, Ben Bernanke, in una dichiarazione del 2004, ha sottolineato che, per spiegare la crescita della “grande moderazione” negli Stati Uniti sono state avanzate tre motivazioni: cambiamento strutturale, miglioramento delle politiche macroeconomiche e fortuna.1 I cambiamenti strutturali hanno riguardato istituzioni economiche, tecnologia, pratiche aziendali e altre caratteristiche strutturali dell’economia che ne hanno migliorato la capacità di assorbire shock. La maggiore profondità e sofisticazione dei mercati finanziari, la deregolamentazione di molti settori, la transizione dalla produzione ai servizi e la crescente apertura al commercio e ai flussi internazionali di capitali sono altri esempi di mutamenti strutturali che hanno incrementato la flessibilità e la stabilità macroeconomiche. Si tratta senza dubbio degli stessi tipi di cambiamenti in atto in Cina; in particolare, l’impiego della tecnologia e la modernizzazione delle pratiche gestionali, la maggiore importanza dei servizi nella struttura economica, il miglioramento delle politiche e la maggiore complessità normativa negli scorsi 4-5 anni sotto l’amministrazione Xi. Per quanto riguarda il contributo delle politiche macroeconomiche, Bernanke ha osservato che “pochi contestano che la politica monetaria abbia svolto un importante ruolo nello stabilizzare l’inflazione; quindi il fatto che la volatilità della produzione sia calata parallelamente alla volatilità dell’inflazione, sia negli Stati Uniti che all’estero, suggerisce che la politica monetaria potrebbe aver contribuito anche a moderare la variabilità della produzione”. Per quanto riguarda la Cina, direi che anche le politiche fiscali saranno molto importanti, soprattutto con riferimento alla capacità del Partito comunista di far accettare lo stimolo all’intero apparato amministrativo.Per comprendere i cambiamenti in atto e capire se hanno preso piede, è necessario comprendere la psiche delle autorità cinesi e la sua recente evoluzione. Per decenni, le autorità cinesi sono vissute nella paura che un rallentamento della crescita avrebbe potuto provocare una massiccia disoccupazione e di conseguenza tensioni sociali. Questo può spiegare perché l’amministrazione di Hu Jintao decise di lanciare un massiccio stimolo fiscale all’indomani della CFG. Tale stimolo si rivelò disastroso, in quanto creò eccessi di capacità in diversi settori e fu eseguito male, perché non ci si assicurò che il denaro si indirizzasse verso progetti commercialmente validi; per non parlare poi dei fondi andati perduti a causa della corruzione. La mancata sostenibilità di tali forme di provvedimenti fiscali ha in ultima istanza causato la rapida decelerazione della crescita osservata nel 2010-2012.
Mi sembra che Xi Jinping e Li Keqiang (l’attuale Primo Ministro cinese) concepiscano il ruolo della politica fiscale in maniera diversa. Essi hanno continuamente sottolineato come la sostenibilità della crescita sia più importante della sua velocità, forse proprio in virtù delle dolorose lezioni del 2010-2012. Si sono inoltre assunti il compito arduo ma importante di sradicare la corruzione, assolutamente cruciale per porre fine all’evasione fiscale e assicurare che la spesa abbia ricadute future positive per l’economia. Infine, i progressi da loro compiuti nell’ambito delle riforme sul lato dell’offerta e la transizione riuscita verso un’economia più equilibrata fanno ben sperare per il futuro e rendono il paese meno esposto a shock economici.Non attribuirei troppa importanza alla fortuna, ma a questo riguardo vanno menzionati due elementi. In primo luogo, la popolazione cinese ha abbracciato con entusiasmo la e-economy (ovvero, per così dire, la “nuova” economia). Il decollo dell’e-Commerce in Cina ha contribuito a ridare slancio ai consumi e all’imprenditorialità, sebbene l’intero sistema si trovasse a fare i conti con il rallentamento della crescita. È importante sottolineare che la creazione di nuove opportunità di impiego non ha riguardato solo la manodopera qualificata, ma anche ambiti meno qualificati come le consegne logistiche. Al momento la disoccupazione in Cina resta su livelli favorevoli sebbene la crescita economica tendenziale sia inferiore al 7%. Questo consente alle autorità di Pechino di evitare di cadere nella paranoia di una crescita “insufficiente”, incapace di creare occupazione, e mantiene l’enfasi sull’obiettivo della sostenibilità. In secondo luogo, il giro di vite sulla corruzione non era privo di rischi, ma Xi era disposto ad affrontare le “tigri” e ne è uscito vincente. Le ricadute positive di tale disciplina non vanno sottovalutate, compreso il loro impatto sulla corporate governance delle società a controllo statale quotate in borsa. Inoltre Xi può ora continuare a perseguire il suo programma economico partendo decisamente da una posizione di maggiore forza.L’intenzione della Cina di assumere un ruolo di leader nell’integrazione economica regionale tramite l’iniziativa One Belt One Road e l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) avrebbe due implicazioni. In primo luogo, date le dimensioni del paese, le dinamiche della “grande moderazione” cinese eserciterebbero un influsso sull’intera regione. In secondo luogo, la crescita della regione diverrebbe probabilmente più sostenibile, data la complementarietà dei punti di forza dei diversi paesi, che potrebbero sfruttare reciprocamente i rispettivi vantaggi competitivi.
Sono trascorsi cinque anni dall’inizio del mandato dell’attuale leadership, che tradizionalmente dura 10 anni, e Xi è politicamente più forte che mai. I prossimi cinque anni dovrebbero rimanere molto stabili, mentre Xi sfrutterà l’impatto positivo delle policy per consolidare la dinamica crescente della “grande moderazione”. In quest’ottica, ci attendiamo un rally pluriennale per le azioni della regione Asia-Pacifico (Giappone escluso), che poggerà su un contesto operativo più stabile per le società, le quali potranno pianificare e operare con maggiore efficacia, creando valore per gli azionisti. I rischi percepiti dovrebbero migliorare, favorendo un rialzo del mercato. (a cura di Soo Nam Ng, responsabile azionario asiatico di Columbia Threadneedle Investments) (foto: Soo Nam)

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Volatilità mercati azionari: Non solo rischi politici all’orizzonte

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

borsaA cura di Toby Nangle e Maya Bhandari, gestori Multi-asset di Columbia Threadneedle Investments.In occasione del decimo anniversario della crisi finanziaria globale, ci siamo trovati a riflettere sulla volatilità persistentemente contenuta dei mercati finanziari. Benché questo contesto ideale caratterizzato da un miglioramento della crescita senza pressioni sui prezzi sia giunto alquanto inaspettato, analisti e investitori sembrano tenerne sempre più conto nelle loro previsioni. La situazione può sembrare favorevole, ma le valutazioni elevate di numerose asset class (per non parlare dei premi a termine negativi delle obbligazioni) celano in realtà l’accumularsi di rischi potenziali. Gli sviluppi geopolitici, i cambiamenti ai vertici delle banche centrali, le fibrillazioni sul tapering, il dollaro e i mercati emergenti sono alcuni dei rischi che vediamo addensarsi all’orizzonte.
Le tensioni politiche restano elevate negli Stati Uniti ma sono andate accentuandosi anche in Giappone, dove i sondaggi indicano una perdita di consenso del premier Shinzō Abe tra l’elettorato nipponico. Il Giappone è uno dei mercati che prediligiamo per le allocazioni azionarie dei nostri fondi gestiti, ragion per cui la possibilità di un’uscita di scena dell’attuale primo ministro ci ha messo in allarme. Tuttavia, l’ondata di panico sembra ormai alle nostre spalle, almeno per il momento. Il miglioramento dei dati sull’espansione economica e l’atteggiamento meno ostile del pubblico dopo i recenti scandali sembrano infatti aver allontanato lo spettro di una crisi politica per Abe. Inoltre, il recente rimpasto di governo lascia ben sperare: affidando a due suoi potenziali oppositori cariche importanti all’interno del Partito liberal-democratico, Abe dovrebbe essersi liberato di due possibili minacce. In base al nostro scenario di riferimento Abe riuscirà a superare indenne questa crisi e la stabilità politica si protrarrà almeno fino al 2021.Un cambio alla guida delle banche centrali potrebbe mettere in discussione le politiche monetarie accomodanti che negli ultimi anni hanno sostenuto gli asset rischiosi, minacciando il contesto di tassi “più bassi più a lungo”. In Europa, il mandato di Mario Draghi scadrà nell’ottobre 2019, ma il prossimo anno il presidente della BCE potrebbe decidere di candidarsi alla guida dell’Italia; negli Stati Uniti, invece, l’incarico di Janet Yellen terminerà nel gennaio 2018 (benché la sua posizione dipenda, in certa misura, dal Presidente Trump). In Giappone, il mandato di Haruhiko Kuroda finirà ad aprile e il prossimo governatore della Bank of Japan potrebbe essere un tradizionalista pronto a normalizzare quanto prima la politica monetaria. Siamo consapevoli che un’accelerazione del processo di normalizzazione da parte delle banche centrali potrebbe avere serie ripercussioni sugli asset rischiosi globali.
In Europa non sono da escludere fibrillazioni sul tapering nel caso in cui la Banca centrale europea dovesse diventare meno accomodante, soprattutto dal momento che l’istituto di Francoforte è l’acquirente marginale di bund: Draghi ha parlato di un rafforzamento e di un ampliamento della ripresa nell’area euro e ha annunciato un ulteriore ridimensionamento del programma di QE con l’inizio del 2018. Idem per la Fed, dove i premi a termine dei tassi USA sono tornati in territorio negativo. A fronte del significativo rallentamento dei riacquisti azionari, le azioni potrebbero esibire vulnerabilità, anche se scontano un premio al rischio più alto rispetto, per esempio, alle obbligazioni societarie. Il dollaro ha perso slancio negli ultimi tempi, il che ha sostenuto i tassi dei mercati emergenti in particolare e delle attività rischiose più in generale. Se il trend del biglietto verde dovesse invertire la rotta, le conseguenze sugli altri mercati potrebbero essere significative.Abbiamo analizzato anche lo stato di salute dei mercati emergenti (Asia esclusa), dove deteniamo un’allocazione neutrale, e abbiamo osservato che i paesi duramente penalizzati dalle fibrillazioni sul tapering del 2013, quali Brasile, Messico, Russia e Sudafrica, hanno intrapreso riforme importanti, tradottesi in una crescita di migliore qualità. La Russia resta strettamente connessa al prezzo del barile di petrolio, che a USD 50 sembra tuttavia gestibile sia per l’economia che per le società petrolifere del paese. Il Sudafrica è probabilmente l’anello più debole nell’universo dei paesi emergenti Asia esclusa: la crescita è fiacca e il rischio politico in aumento, mentre i bassi tassi d’interesse reali limitano lo spazio di manovra per misure di stimolo. In Messico, la debolezza legata alle elezioni statunitensi ci ha offerto l’opportunità per rafforzare le posizioni in società robuste, in un contesto all’insegna di solide prospettive di consumo che potrebbero beneficiare di un allentamento monetario via via che l’inflazione rallenta. La fiducia delle imprese messicane è positiva, nonostante l’evoluzione della politica commerciale statunitense e le tempistiche di ulteriori rialzi dei tassi negli USA.Alla luce di tutti gli elementi sopra considerati, non abbiamo apportato alcuna modifica alla nostra asset allocation complessiva questo mese. Ciò nonostante, il nostro team azionario globale ha rivisto al ribasso il giudizio su tre settori: quello su industria e finanza è passato da favorevole a neutrale, mentre quello sul comparto tecnologico è stato abbassato da molto favorevole a favorevole. Rimaniamo ottimisti sulla tecnologia, ma considerate le valutazioni attuali abbiamo ritenuto prudente ridimensionare la nostra esposizione al settore.

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Che cosa rimane dei “reflation trades”?

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 giugno 2017

borsa-merci-telematica-italianaA cura di Guglielmo Manetti, Vice Direttore Generale di Intermonte Advisory e Gestione, la divisione di Intermonte SIM che si occupa di risparmio gestito e advisory Analizziamo i cosiddetti “reflation trades” 7 mesi dopo l’elezione di Trump Le elezioni di Trump avevano innescato una fase rialzista delle attese di inflazione nel mondo, trascinando al rialzo i mercati e innescando una fase di switch importante da bond a azioni.
Il movimento dei mercati è stato accompagnato da un effettivo miglioramento della macro globale, in particolare in Europa (ma anche in Italia) e da revisioni al rialzo delle stime di utili, dando quindi maggiore giustificazione al rialzo dei mercati. Se migliora l’economia e migliorano gli utili delle aziende perché i mercati azionari non devono salire? Tuttavia, a distanza di 7 mesi, stiamo notando una significativa e preoccupante inversione del trend. In questo report analizziamo pertanto cosa rimane del cosiddetto reflationary trade (ovvero il movimento del mercato innescato da attese positive sull’inflazione) e vediamo quali messaggi arrivano oggi dalle principali variabili in esame: la macro, le performance dei settori/titoli e gli utili aziendali.
Partiamo dalla macro: buone notizie ma non più sorprendenti…
Le elezioni di Trump avevano innescato una fase rialzista delle attese di inflazione nel mondo, trascinando al rialzo anche molti indicatori di attività economica a livello globale, segnalando quindi un trend virtuoso e generalizzato di ripresa economica.
Una efficace rappresentazione grafica di questo trend è data dall’indice Citigroup Economic Suprise Index (CESI) che misure le sorprese positive o negative di un aggregato dei principali indicatori macroeconomici rispetto alle attese del mercato. Un indice sopra lo zero segnala un momentum macro positivo mentre sotto lo zero negativo.
Si vede come dalle elezioni americane (riga rossa) gli indici in Europa e USA siano molto migliorati, ma siano scesi di recente in Europa e addirittura crollati a -80 negli USA, un livello che non si vedeva dal 2015. (Indici Citigroup Economic Surprise Index in USA e Europa) – (fonte: Factset)

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Gestione di un fondo azionario europeo

Posted by fidest press agency su sabato, 24 giugno 2017

La_Borsa_-_Dettaglio_-_Foto_di_Giovanni_Dall'OrtoInvestec Asset Management, società di gestione globale con attivi per circa 120 miliardi di dollari americani, ha ottenuto da Ersel il mandato per la gestione del fondo azionario europeo Globersel Investec Europe. Il mandato prevede un conferimento iniziale di circa 70 milioni di euro, corrispondente all’attuale patrimonio del fondo, con l’obiettivo di accrescere le masse gestite fino a oltre 100 milioni di euro nel medio termine.Il fondo sarà collocato in esclusiva per l’Italia attraverso la rete Private Banking di Ersel e la sua gestione sarà sotto la diretta responsabilità di Ken Hsia, uno dei professionisti di maggiore esperienza nell’investimento azionario di Investec Asset Management. Portfolio manager dal 2012 del fondo European Equity Fund, comparto con rating 5 stelle Morningstar, Hsia in 5 anni ha raddoppiato il patrimonio netto gestito del fondo e ha generato performance interessanti.Fra i punti di forza della strategia di investimento del fondo rientra il metodo 4FactorTM, un processo di investimento bottom-up applicato con soddisfazione a partire dall’anno 2000 sugli investimenti azionari a livello globale. Esso permette di costruire un portafoglio robusto e versatile, individuando, all’interno dello spettro azionario europeo, i titoli delle compagnie di maggiore qualità, con valutazioni attraenti, sulla base di 4 fattori specifici ritenuti decisivi. Due fattori sono di natura strettamente finanziaria: la strategia, che classifica le società a seconda del valore che hanno generato in passato per gli azionisti e di una serie di metriche specifiche; la valutazione, che compara il prezzo di borsa al valore desumibile dai dati finanziari della società. Gli altri due fattori hanno una valenza più legata a fenomeni “comportamentali”, ossia legati al behaviour degli attori di mercato: gli utili, che misurano il miglioramento della performance operativa e l’eventuale revisione al rialzo delle previsioni sui profitti aziendali; infine i “technicals”, ossia aspetti tecnici, che evidenziano se un titolo ottiene crescente interesse e attenzione da parte degli investitori e se il prezzo delle azioni si muove al rialzo. Gianluca Maione, Country Head per l’Italia di Investec Asset Management, ha affermato: “L’assegnazione di questo mandato è un’ulteriore testimonianza di quanto le competenze gestionali di Investec Asset Management siano apprezzate dal mercato ed è una tappa importante nel percorso di crescita della società in Italia, dove vanta una gamma di proposte che vede proprio nell’azionario una delle sue aree di eccellenza.”Conferendo a Investec Asset Management questo mandato Ersel, da sempre attenta a garantire i più elevati standard di gestione dei portafogli, si affida a un player specializzato per consolidare la propria offerta di mercato e continuare a fornire ai propri clienti l’accesso a strategie di investimento di alto profilo. “Investec Asset Management è stata in grado di dimostrare un profilo rischio-rendimento interessante in questa strategia di investimento, che riteniamo sia da attribuire alla qualità professionale e alla solidità del metodo di lavoro del team che gestisce il portafoglio”, afferma Andrea Nascè, Director of International Business in Ersel.

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Governo: Brunetta, Renzi abbia coraggio sue azioni o vada a casa

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2016

padoan“Pioggia di indiscrezioni, alcune anche in contraddizione fra loro, sulla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def) che il governo approverà in Consiglio dei ministri. Ma la linea è chiara: mentire, per il terzo anno consecutivo, sui conti pubblici agli italiani e all’Europa. Il governo inserirà, infatti, un tasso di crescita del Pil dell’1%, quando sa già che al massimo raggiungerà lo 0,7%; un rapporto deficit/Pil al 2,3%, quando sarà del 2,4% se non ancora più pericolosamente vicino al 3%; e un debito/Pil al 131%, quando invece supererà il 135%. Cifre, quelle vere, note a tutti da tempo, su cui concordano tutti gli istituti di previsione nazionali e internazionali. Ma il duo Pinocchio Renzi-Padoan procede imperterrito sulla sua strada, come se nulla fosse, pensando di prendere in giro gli interlocutori. Come ha fatto, tra l’altro, sempre nei suoi 30 mesi di governo. Non solo: questa politica renziana per cui da un lato aumenta il deficit ma dall’altro contemporaneamente rivendica il rispetto delle regole e il pareggio di bilancio entro i prossimi tre anni delinea la confusione mentale che regna sovrana tra palazzo Chigi e il ministero dell’Economia e delle finanze, per cui si vorrebbe fare un manovra espansiva ma non troppo, si vorrebbero infrangere le regole europee ma senza sforare, si vorrebbe ribaltare il tavolo in Europa ma solo un po’. Un governo che non ha il coraggio delle proprie scelte, di prendere una posizione e perseguirla fino alla fine. Se davvero Renzi pensa che il Fiscal Compact non abbia funzionato, abbia il coraggio di non rispettarlo, e se davvero vuole fare una Legge di bilancio espansiva vada oltre il 2,3% di deficit, fino al 3%, ignorando il vincolo del pareggio di bilancio che è il simbolo della tanto contestata austerità. E usi le ingenti risorse che così si liberano, tanto dal maggior deficit quanto soprattutto dal taglio della cattiva spesa pubblica, facendo davvero le riforme che servono al paese: un vero piano di riduzione della pressione fiscale, che passa per la Flat tax e non per gli 80 euro; una vera riduzione del cuneo fiscale, che non è il Jobs act; e un vero piano di attacco al debito pubblico, per recuperare credibilità fuori e dentro l’Italia. Decida finalmente, dopo trenta mesi di governo, cosa vuole fare dell’economia del nostro paese. Se ha un piano lo esponga ai cittadini e all’Europa, e lo porti avanti fino in fondo. Non facendo un passo avanti e tre indietro. Altrimenti dimostra solo di far la voce grossa, ma di avere paura delle sue stesse azioni. E allora vale anche per lui: se ha paura cambi mestiere.”

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IPO Poste: alcune riflessioni fuori dalla grancassa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2015

posteE’ partito ufficialmente la prima grande operazione di vendita del Governo Renzi, alle ore 11 di questa mattina, infatti, ha preso il via il maxi collocamento di Poste Italiane con termine, salvo proroghe o chiusure anticipate, previsto per il 22 ottobre prossimo. Esordio sul mercato azionario italiano: 27 ottobre.Il Governo Italiano con il collocamento del 40% di Poste Italiane ha realizzato il più grosso collocamento di Borsa effettuato in Europa negli ultimi 10 anni per un valore complessivo di mercato che oscillerà, in funzione del prezzo attribuito alla singola azione, tra i 2,7 e i 3,7 miliardi di euro. L’operazione vedrà il collocamento di 453 milioni di azioni suddivise fra privati con un massimo del 30% e investitori istituzionali per il restante 70%. Ai dipendenti saranno riservate 14,9 milioni di azioni destinate agli investitori privati.
Le sottoscrizioni prevedono la scelta fra tre diversi lotti minimi: 500 azioni e suoi multipli, 2 mila azioni e suoi multipli e 5000 mila azioni e suoi multipli. La forchetta di prezzo della singola azione oscillerà fra i 6 e i 7,5 Euro.L’offerta prevede anche un Bonus del 5% per tutti coloro che deterranno i titoli per 12 mesi dalla data di collocamento, che verrà riconosciuto con l’attribuzione gratuita di un titolo ogni 20 azioni detenute (10% per i dipendenti).In questi giorni ci sentiamo chiedere frequentemente quale sia il nostro pensiero su quest’operazione e se possa essere un affare sottoscriverla. Partendo dal presupposto che ogni persona, ogni famiglia, ha una situazione economica diversa, un approccio agli investimenti diverso e soprattutto un profilo di rischio completamente diverso, per noi è difficile fornire una risposta utile per tutti. Possiamo però fare delle riflessioni ad alta voce che possano aiutare ogni singolo risparmiatore ad analizzare più oggettivamente possibile quest’operazione. In primo luogo bisogna evidenziare che stiamo acquistando un’azione, quindi uno strumento finanziario con un profilo di rischio elevato nel quale la possibilità di perdere il capitale investito fa parte delle regole del gioco. Chi esclude questa possibilità, deve anche escludere investimenti azionari, che siano delle Poste o di qualsiasi altro emittente.
La cosa importante da sapere prima di acquistare un’azienda è conoscerne il business.
E qual’è il business principale di Poste Italiane? Dal sito aziendale è possibile estrapolare dati sufficienti a farci capire come l’azienda stia affrontando un periodo di forte trasformazione dovuto anche all’evoluzione del settore comunicazioni (chi di noi spedisce ancora cartoline e lettere?).
In estrema sintesi, vediamo che i ricavi del 1° semestre del 2015 sono aumentati del 6,6% rispetto al 1° semestre del 2014 e sono così ripartiti: 1.938 milioni da servizi postali, 2.680 da servizi finanziari, 11.209 milioni (ben il 70% dei ricavi) servizi assicurativi e 123 milioni da servizi accessori. Ciò sta a significare che Poste Italiane, a differenza dell’immaginario collettivo, non è più la “vecchia posta” tutta lettere e raccomandate, ma una società di Bank & Insurance dove i fatturati si realizzano principalmente con la commercializzazione dei prodotti bancari e assicurativi. Infatti ben il 60% (9.474) degli 11.209 milioni di ricavi di questo primo semestre sono stati realizzati dal collocamento di prodotti assicurativi. Insomma Poste Vita è la gallina dalle uova d’oro!!! La conferma ci è data analizzando i numeri del solo settore commerciale e dei servizi postali che è l’unico a presentare una diminuzione di fatturato con annessa perdita rispetto al periodo precedente. A tal proposito l’azienda ha manifestato la volontà di intervenire su una riduzione dei costi e quindi con una riorganizzazione del servizio che prevede un aumento delle tariffe, la chiusura degli sportelli nei centri minori e di scarso interesse e la consegna della corrispondenza a giorni alterni in circa 5.000 comuni italiani, il 25% del territorio italiano. A tal proposito nel prospetto per la quotazione di Poste si avverte del rischio che la Commissione europea possa giudicare “non sufficientemente motivata questa scelta rispetto a quanto previsto dalla prima direttiva postale e che di conseguenza possa aprire una procedura di infrazione contro l’Italia”. La decisione della Commissione UE, che può arrivare in qualsiasi momento, potrebbe generare ulteriori effetti negativi sui risultati del settore operativo postale e commerciale di Poste Italiane.In ultimo ci preme evidenziare che il Governo italiano sta aiutando politicamente la neo collocata inserendo nell’ultimo DDL Concorrenza alcuni punti che “aiutano” Poste italiane a conservare per un anno in più l’esclusiva sull’invio della notifica di atti giudiziari e multe. Se la liberalizzazione, nella versione originale del DDL, era prevista per il 10 giugno 2016, con un intervento in “zona cesarini”, è stata spostata al 10 giugno 2017. Secondo le stesse stime presentate da Poste Italiane, la liberalizzazione della consegna degli atti giudiziari determinerà una perdita di introiti tra i 650 e 900 milioni di euro.Insomma anche se tutta la comunicazione organizzata da Poste Italiane e dal Governo ispira fiducia, ci sentiamo comunque in dovere di far riflettere i potenziali investitori su alcune domande:
– Cosa succederà se la commissione EU dovesse intervenire sul piano di ristrutturazione?
– E quando Poste italiane arriverà al 10 giugno 2017, come attutirà la riduzione di fatturato di almeno 650 milioni?
– Ma soprattutto in presenza di mercati finanziari più difficili e “nervosi” rispetto a quelli degli ultimi anni, la rete commerciale di Poste riuscirà a sviluppare gli stessi numeri e produrre ricavi sufficienti?Un aspetto fondamentale da considerare è che la forchetta di collocamento è molto ampia. Da 6 euro a 7,5 c’è una differenza del 25%. E’ evidente che il punto della forchetta nel quale cadrà la scelta dell’emittente determinerà o meno il vantaggio, nel breve termine, dell’operazione. Questo, purtroppo, non ci è dato saperlo e quindi qualsiasi valutazione sulla convenienza, in termini di valore, dell’operazione è assolutamente fuori luogo. Come sempre Aduc non fornisce suggerimenti per l’acquisto o la vendita di strumenti finanziari di singoli emittenti e anche questa volta non faremo eccezioni. E’ importante ricordare che il collocamento ha ad oggetto titoli azionari e per questo motivo consigliamo l’acquisto, dopo attente analisi e riflessioni sul contesto di Poste Italiane, solamente ad investitori che presentano caratteristiche idonee per un investimento nel capitale di rischio dell’impresa. (Filippo Sgherri, consulente Aduc per la Tutela del Risparmio)

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Seminario sulle azioni di gemellaggio interistituzionali

Posted by fidest press agency su sabato, 28 aprile 2012

Si terrà a Foggia il 14 maggio 2012, presso la Sala della Ruota di Palazzo Dogana, Piazza XX Settembre 20, alle ore 9.00, un seminario gratuito per amministratori e funzionari degli Enti locali della Capitanata sulle azioni di gemellaggio interistituzionali, al fine di costruire un nucleo di animatori esperti e preparati che assicurino continuità alle azioni di gemellaggio.(fonte: http://www.aiccre.it)

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Vendita azioni privilegiate

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2011

La Fondazione ha effettuato la vendita di 450 milioni di azioni privilegiate della Banca Monte dei Paschi di Siena SpA funzionale al raggiungimento della propria soglia obiettivo di partecipazione al capitale sociale della Banca Conferitaria. L’alienazione delle azioni privilegiate è comunicata senza indugio alla Banca Monte dei Paschi di Siena SpA e determina l’automatica conversione alla pari delle azioni delle azioni privilegiate in azioni ordinarie. L’Ente non intende compiere ulteriori operazioni sulla partecipazione se non in un’ottica di marginale fine-tuning.

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