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Giornata mondiale del backup

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2021

Il recente Veeam Data Protection Report 2021 ha rilevato che la maggior parte delle aziende dell’area EMEA prevede di utilizzare il cloud come metodo principale per la protezione dei dati entro il 2023. Questa tendenza riflette il riconoscimento da parte dei CXO della necessità di modernizzare la data protection, migliorando l’affidabilità e l’efficienza dei backup e riducendo al contempo la complessità e i costi.Il 77% dei CXO ha dichiarato che la propria azienda utilizzerà il backup su cloud entro i prossimi due anni. Non solo le aziende ritengono che il cloud sia il metodo primario per la protezione dei dati, ma prevedono anche di cambiare il modo in cui utilizzano i servizi di backup. Il 44% prevede di sfruttare il backup su cloud e gestito da un fornitore di Backup as a Service (BaaS), permettendo così di modernizzare la strategia per la data protection, di aumentare l’affidabilità e di migliorare la gestione dei costi.Ci sono diverse ragioni alla base di questa situazione: il Veeam Data Protection Report 2021 ha infatti rilevato come la data protection possa essere un freno alle iniziative per la digital transformation (DX), con il 29% degli intervistati che dichiara un rallentamento o uno stop delle proprie iniziative DX negli ultimi 12 mesi. Anche i processi inadeguati per il backup contribuiscono a questa situazione, con le aziende che dichiarano che il 58% dei backup dei dati non va a buon fine: il backup, quando è gestito utilizzando solo strumenti on-premise, lascia i dati non protetti e mina le iniziative DX.Per i CXO la soluzione di backup primaria deve essere in grado di migliorare l’affidabilità, ridurre i rischi e garantire l’efficienza. Secondo il report, migliorare le percentuali di successo dei backup è la spinta principale per cambiare la soluzione di backup primaria. Altri driver sono un miglior ROI, una riduzione dei costi relativa ad hardware e software, un miglioramento degli SLA del punto di recupero (RPO) o del tempo di recupero (RTO). Per maggiori informazioni scarica il report Veeam Data Protection Report 2021 o visita https://www.veeam.com.

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Può il DNA essere considerato la nuova frontiera del backup dei dati?

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2020

A cura di Michael Cade, Senior Global Technologist, Veeam.I dati sono l’elemento comune che sta alla base di tutto ciò che fanno le aziende. Sia che si tratti di gestire le attività quotidiane che tutti noi diamo per scontate, sia che si tratti di fornire nuovi insight che determinano il nostro modo di pensare rispetto ad alcuni dei più grandi quesiti dell’umanità, i dati aumentano e rafforzano l’intelligenza umana.
Un’alternativa agli attuali dispositivi di storage potrebbe essere la memorizzazione dei dati basata sul DNA. Il DNA – grazie al suo ruolo fondamentale di creare la vita – offre due grandi vantaggi: è ultra-compatto e facilmente riproducibile. Secondo la rivista New Scientist, un grammo di DNA può potenzialmente contenere fino a 455 exabyte di dati, cioè più di tutti i dati digitali attualmente disponibili nel mondo. E, sebbene il DNA sia piuttosto fragile, se conservato nelle giuste condizioni può rilevarsi estremamente affidabile. Resti fossilizzati di migliaia di anni fa sono stati trovati con il DNA ancora intatto. La longevità delle videocassette e dei CD non è paragonabile, e quindi, dal punto di vista dell’archiviazione e del backup, potrebbe essere il materiale perfetto.I progressi tecnologici promettono bene, pensiamo ad esempio a quanto fatto dai ricercatori di Microsoft e dell’Università di Washington che, l’anno scorso, hanno sviluppato il primo dispositivo al mondo per l’archiviazione del DNA, in grado di eseguire automaticamente l’intero processo. Utilizzando il dispositivo, i ricercatori hanno codificato la parola ‘ciao’ nel DNA e sono stati in grado di convertirla in dati leggibili da un computer.
Nella corsa alla ricerca del supporto del futuro per la memorizzazione dei dati, il vetro è un altro materiale in gara. Project Silica di Microsoft, ad esempio, utilizza il vetro di quarzo come supporto di memorizzazione. I laser modificano in modo permanente la struttura del vetro, rendendo possibile l’archiviazione di dati che possono poi essere letti da algoritmi di machine learning. Occupando una frazione dello spazio, e non richiedendo uno storage climate-controlled o altra manutenzione tipica dei supporti di archiviazione, rappresenta un’incredibile opportunità per le attività di backup e l’archiviazione.Il business del backup potrebbe essere trasformato dal DNA. Gli archivi e i data center – e le loro immense dimensioni fisiche – potrebbero essere eliminati. La conoscenza umana potrebbe un giorno essere memorizzata su un supporto osservabile solo con un microscopio. E mentre generiamo sempre più dati, raggiungendo il limite di capacità di archiviazione delle attuali tecnologie, il valore di soluzioni alternative non potrà che aumentare. Tutti gli sforzi che si stanno facendo nell’ambito del backup potrebbero trovare soluzione in un unico record, creato una sola volta, che dura ben oltre ogni memoria vivente. La prossima generazione di tecnologie di storage è per certi versi già qui – dobbiamo solo imparare a sfruttarla.

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