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Governo: Bail-In e il ministro Tria

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

Davvero la Germania ha ricattato l’Italia sul Bail-In come ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria?Intanto, spieghiamo cosa è il Bail-In con parole semplici.
La normativa sul Bail-In, in vigore dal 1 gennaio 2016, prevede che in caso di dissesto finanziario di una banca non sarà più possibile “salvarla” con soldi pubblici, cioè nostri, o delle banche centrali, ma dovrà salvarsi da sé. O meglio, si salverà con i soldi degli azionisti, degli obbligazionisti e, se non bastassero, operando un prelievo forzoso sui conti dei correntisti, per importi eccedenti i 100.000 euro.In una informativa al Senato, il ministro Tria ha dichiarato che la Germania avrebbe ricattato l’Italia se non avesse accettato il Bail-In, perché si sarebbe diffusa la notizia che l’Italia aveva il sistema bancario prossimo al fallimento. Il ministro Tria, poi, ha chiarito che aveva voluto fare riferimento a una situazione oggettiva in cui un rifiuto isolato dell’Italia, di applicare la legislazione europea sul Bail-In, avrebbe potuto essere facilmente interpretato come un segnale della esistenza di seri rischi nel sistema bancario italiano. Insomma, Tria ha ritrattato.A parte il caso dei truffati, che devono essere risarciti, si pone il problema se ai cittadini che hanno investito e che hanno perso i loro soldi è dovuto comunque un rimborso. Noi riteniamo di no, perché quando si comprano azioni (per le obbligazioni la questione è più articolata) ci si assume il rischio: se va bene si guadagna, se va male si perde.Non si capisce perchè il guadagno si privatizza, per l’investitore e la perdita deve essere socializzata, a carico dello Stato, cioè di tutti noi.Un consiglio. Coloro che hanno azioni o obbligazioni bancarie dovrebbero recarsi presso la propria banca e chiedere informazioni sui rischi che si corrono con i titoli acquistati. Siamo certi che riceveranno assicurazioni e sorrisi ma la fiducia non esclude il controllo.

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Bail-in, cancellation of interest, harmonisation of maturity dates

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2016

viennaThe Austrian Financial Market Authority (FMA) in its function as the resolution authority pursuant to the Bank Recovery and Resolution Act (BaSAG – Bundesgesetz über die Sanierung und Abwicklung von Banken) has issued the key features for the further steps for the resolution of HETA ASSET RESOLUTION AG. The most significant measures are:
• a 100% bail-in for all subordinated liabilities,
• a 53.98% bail-in, resulting in a 46.02% quota, for all eligible preferential liabilities,
• the cancellation of all interest payments from 01.03.2015, when HETA was placed into resolution pursuant to BaSAG,
• as well as a harmonisation of the maturities of all eligible liabilities to 31.12.2023.
According to the current resolution plan for HETA, the wind-down process should be concluded by 2020, although the repayment of all claims as well as the legally binding conclusion of all currently outstanding legal disputes will realistically only be concluded by the end of 2023. Only at that point will it be possible to finally distribute the assets and to liquidate the company.
“While the application of the new European recovery and resolution framework for banks is unchartered territory both in legal and practical terms, we are on target with the resolution of HETA and are also making satisfactory progress in relation to the realisation of its assets”, the FMA’s Executive Board, Helmut Ettl and Klaus Kumpfmüller commented: “The measures that have been prescribed under BaSAG form the basic structure for an orderly resolution, and fully satisfy the aims of the European resolution regime – namely to guarantee financial market stability, to protect taxpayers and to bail-in creditors. Moreover, this package of measures also ensures the equal treatment of creditors. Orderly resolution is more advantageous than insolvency proceedings.”
This resolution plan builds upon an opinion by an external auditing company appointed by the FMA, which has valued and estimated, based on the resolution planning for HETA, using very conservative assumptions by how much the claims of the creditors will exceed the assets of HETA. Following the deduction of the outlay in relation to resolution, the quota will stand at 46.02%. In addition, an opinion estimated a distribution quota of 34.8% in the best-case scenario in the event of insolvency proceedings. Resolution under BaSAG is therefore clearly more advantageous for all concerned.
Although the maturity of all eligible liabilities was set as 31.12.2023 at the latest, the FMA retains the option to make partial pay-outs on a voluntary basis at an earlier date.
Shortly before the emergency administrative decision of 10.4.2016, in which the resolution measures under BaSAG were issued, the FMA published the administrative decision in relation to the challenge procedure in relation to the decision of 01.03.2015, in which HETA was placed into resolution under BaSAG and a debt moratorium prescribed until 31.5.2016. In the administrative decision in relation to the challenge procedure (Vorstellungsbescheid), the FMA recognises and examines all the challenges submitted during the ordinary administrative proceedings, with the result that the content of the emergency administrative decision (Mandatsbescheid) remains fully binding. The creditors may submit complaints in relation to the administrative decision about the challenge procedure to the Federal Administrative Court (Bundesverwaltungsgericht).
salva bancheChallenges may be submitted to the FMA against the emergency administrative decision of 10.4.2016, which sets out the significant resolution actions under BaSAG, within three months. If applicable, the FMA will initiate ordinary administrative proceedings, will recognise and examine the submitted challenges and will then issue an administrative decision in relation to the challenge procedure.
La notizia del bail-in dell’austriaca Hypo Alpe Adria, ora Heta, avvenuto domenica 10 aprile, è passata sotto silenzio in Italia ma anche nel resto del continente.
Le difficoltà di Hypo Alpe Adria vengono da lontano. La banca era assai esposta nei mutui fondiari e nell’Est Europa. Una duplice concentrazione di rischio che il crack finanziario iniziato nel 2007 ha fatto emergere in maniera letale. Il 1 marzo dello scorso anno, davanti ad un buco di bilancio di circa 9 miliardi a fronte di debiti per 11 miliardi, il governo austriaco aveva deciso di non intervenire in salvataggio della banca a differenza di quanto fatto dalla regione Carinzia, che nella prima fase delle difficoltà ne aveva garantito il debito. La situazione era però precipitata rendendo impossibile l’eventuale intervento regionale, ed era intervenuto il Governo ma senza assumere tutte le garanzie della regione.
Il bail-in prevede l’azzeramento del debito subordinato, un taglio del 53,98% del debito senior, la proroga di tutte le scadenze di debito al 31 dicembre 2023 e la cancellazione di tutti gli interessi a partire dal 1 marzo 2015, data in cui Heta fu sottoposta al meccanismo di risoluzione. Non appare quindi casuale che l’Austria abbia anticipato al 1 gennaio 2015 l’adozione della Direttiva UE, così come ha fatto la Germania.
Un mese fa, i principali creditori (banche, fondi comuni, società di gestione) avevano respinto l’offerta di vedersi pagare il 75% del nominale, oggi si ritrovano col 46,02% ed hanno annunciato cause in virtù del fatto che in un primo momento il Governo austriaco aveva garantito almeno una parte del debito, per poi fare marcia indietro. L’evento fa toccare con mano cosa può voler dire detenere depositi sopra centomila euro ed obbligazioni bancarie anche non subordinate. Specie oggi che rendono pochissimo, non ha davvero senso possederle. Da non sottovalutare anche un’altra casistica in cui il rischio è molto elevato ed in pochi lo sanno: ci sono banche che non hanno debito subordinato, o ne hanno molto poco. A quel punto, in caso di bail-in, si passa direttamente a rivalersi sul debito “senior”. (Giuseppe D’Orta, responsabile per la Tutela del Risparmio Aduc)

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Banche, risparmiatori e il bail in

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2016

salva bancheIl decreto legislativo emanato lo scorso 16 novembre che attraverso l’attuazione della direttiva2014/59/ UE introduceva nel nostro ordinamento il bail-in, ha creato una forte preoccupazione nei risparmiatori che si è riverberata sugli istituti di credito sommersi da centinaia di richieste di chiarimento. In particolare ha prodotto tensione la notizia che il Bail-in, quando applicato, colpirebbe i correntisti di una banca con depositi superiori ai centomila euro che sarebbero chiamati a colmare il dissesto dell’ente al quale avevano affidato il loro denaro. Si tratta di una semplificazione attraente che non tiene presente però tutta una serie di interventi che una banca deve attuare, così come chiede la legge, prima di entrare nel bail-in.
Unione Fiduciaria ha recepito il bisogno di chiarimento del decreto e ha così chiesto al dottor Stefano Capiello Head of Unit Registration. Recovery and Resolution – European Banking Autority (EBA), all’avvocato Fabrizio Vedana, Vicedirettore Generale di Unione Fiduciaria, al dottor Donato Varani Partner e Presidente AC service Srl, all’avvocato Davide Contini Responsabile dipartiment litigation e co-head dipartimento bancario-assicurativo e finanziario dello studio legale Grimaldi, all’avvocato Emanuele Spina responsabile affari UE-Federcasse e al Dottor Filippo Cappio, Direttore Generale di Unione Fiduciaria, di intervenire sui diversi aspetti della norma. Ne è scaturito un quadro complesso che non può, nonostante ciò, metter in discussione il valore innovativo della legge. Dagli interventi di tutti i relatori è emerso che, prima di far scattare l’opzione bail-in “salvataggio interno”, che appunto coinvolge anche chi ha depositi superiori ai centomila euro, la banca può e deve mettere in atto delle azioni di prevenzione affinché ciò non avvenga. In ogni caso è la Banca d’Italia il soggetto delegato alla vigilanza e all’intervento nel caso di istituti che nonostante i moniti preventivi non siano riusciti a sanare la loro posizione. I principali compiti della banca d’Italia, in questo caso, sono:
Il piano di risoluzione
• Predispone, sentita la Banca Centrale Europea se questa è l’autorità competente, un piano di risoluzione per ciascuna banca non sottoposta a vigilanza su base consolidata (piano individuale, art. 7, piano di gruppo art. 8 D.lgs. 180/2015);
• Valuta, sentita la Banca Centrale Europea quando questa è l’autorità competente se una banca non facente parte di un gruppo/se un gruppo è risolvibile. (artt. 12, 13 D.lgs. 180/2015);
Il piano di risanamento
• Entro sei mesi dalla presentazione del piano di risanamento e sentite, per le succursali significative, le autorità competenti degli Stati comunitari in cui esse siano stabilite, verifica la completezza e adeguatezza del piano in conformità dei criteri indicati nelle pertinenti disposizioni dell’Unione europea (art. 60-sexies TUB modificato dal D.lgs. 181/2015).
• Formula eventuali raccomandazioni sui profili rilevanti per la risoluzione della banca o del gruppo bancario(art. 60-sexies TUB modificato dal D.lgs. 181/2015).
• Può, se all’esito della verifica emergono carenze o impedimenti al conseguimento delle finalità del piano, fissando i relativi termini: a) richiedere alla banca o alla capogruppo di presentare un piano modificato; b) indicare modifiche specifiche da apportare al piano; c) ordinare modifiche da apportare all’attività, alla struttura organizzativa o alla forma societaria della banca o del gruppo bancario o ordinare altre misure necessarie per conseguire le finalità del piano(art. 60-sexies TUB modificato dal D.lgs. 181/2015).
Dispone la riduzione o la conversione con riferimento alle riserve, alle azioni, alle altre partecipazioni e gli strumenti di capitale emessi da una banca avente sede legale in Italia computabili nei fondi propri su base individuale, quando ciò consente di rimediare allo stato di dissesto o di rischio di dissesto (artt. 20 co. 1 lett. a, 28, 29 D.lgs. 180/2015)
Il bail-in entra in campo solo quando vengono esercitate su di una banca le misure di risoluzione che nell’ordine prevedono: la cessione di beni e rapporti giuridici a un soggetto terzo, la cessione di beni e rapporti giuridici ad un ente ponte, la cessione di beni e rapporti giuridici a un società veicolo per la gestione delle attività ed infine il bail-in.
Un altro dato emerso nel convegno può offrire un’interpretazione meno preoccupante per i correntisti di quanto non sia stato comunicato sino ad ora, riguarda le passività di una banca escluse dal piano di salvataggio interno:
I depositi protetti (cioè i depositi ammessi al rimborso da parte di un sistema di garanzia dei depositi, fino a 100.000 euro);
Le passività garantite (inclusi i covered bonds e le altre passività sotto forma di strumenti finanziari utilizzati a fini di copertura che costituiscono parte integrante delle «cover pool» che in base al diritto nazionale sono garantiti in modo simile alle obbligazioni garantite);
Le disponibilità detenute dalla banca per conto del cliente o in virtù di una relazione fiduciaria (per esempio il contenuto della cassetta di sicurezza o i titoli depositati in un conto apposito);
Le passività interbancarie (ad esclusione dei rapporti infragruppo) con durata originaria inferiore a 7 giorni;
I crediti da lavoro, nei confronti dei dipendenti, per quanto riguarda la retribuzione, i benefici pensionistici o altra remunerazione fissa dovute, ad eccezione della componente variabile della retribuzione che non sia disciplinata da un contratto collettivo;
I crediti per la fornitura di beni o servizi essenziali al funzionamento quotidiano delle operazioni dell’ente interessato;
I crediti nei confronti di autorità tributarie e previdenziali, a condizione che si tratti di passività privilegiate ai sensi del diritto applicabile.
Come si può leggere, quindi, la norma non può essere così semplicemente applicata divenendo solamente punitiva per chi ha la sventura di avere un conto in una banca colpita da dissesto. Vi sono ampie opportunità di comprensione preventiva dello stato economico/organizzativo dell’istituto bancario. Sicuramente il bail-in, come hanno sottolineato tutti i partecipanti al convegno è uno strumento che tende a rendere più trasparente il rapporto tra una banca ed i suoi clienti. A questi ultimi è richiesto un atteggiamento attivo com’è giusto che sia per chi affida i propri denari ad un terzo. Si tratta di costruire un nuovo tipo di relazioni peraltro già molto diffuse in Europa e nel mondo anglosassone. Queste norme non possono che essere positive per il sistema creditizio ed evitare vicende drammatiche come ci ha riportato la cronaca recente.

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