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Sassoli: Insieme saremo più forti

Posted by fidest press agency su domenica, 10 Maggio 2020

Estratti del discorso del Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, durante il vertice UE-Balcani occidentali “L’Unione europea ha ricevuto un sostegno molto apprezzato nella lotta contro il coronavirus da parte dei paesi dei Balcani occidentali. Voglio ringraziare sinceramente i loro dirigenti per gli impegni presi lunedì in occasione della conferenza dei donatori organizzata dall’UE. Da parte sua, l’Unione, con un aiuto complessivo pari a 3.3 miliardi di euro, di cui 38 milioni di sopporto immediato per il settore sanitario, non ha fallito nel suo ruolo di maggiore partner dei Balcani. Sappiamo che insieme saremo più forti”.A proposito del processo di allargamento, Sassoli ha aggiunto:“Il Parlamento ha accolto con favore la decisione di aprire i negoziati di adesione con la Macedonia del Nord e l’Albania. È anche favorevole alla nuova metodologia per l’allargamento proposta dalla Commissione, in quanto offre più credibilità a una prospettiva rapida di adesione. Tuttavia, la natura più politica della nuova metodologia, non deve ostacolare l’impegno dell’Unione europea per un’adesione progressiva fondata sui meriti rispettivi dei candidati. (…) I valori fondamentali sui quali la nostra Unione è stata costruita devono rimanere il faro che illumina il percorso di ogni paese verso l’Unione europea”.Sulla cooperazione con le istituzioni democratiche dei Balcani occidentali, Sassoli ha dichiarato:“Il Parlamento europeo è desideroso di irrobustire la sua cooperazione con le istituzioni democratiche dei Balcani. Voglio in quest’occasione ribadire con chiarezza una cosa fondamentale. Misure straordinarie di emergenza possono essere legittime per combattere con efficacia la propagazione del virus. Invece la sospensione dei diritti, o meglio dei doveri di ogni parlamento nel controllo e la supervisione di tali misure, non lo sarà mai. Parlamenti forti ed efficaci sono una condizione sine qua non di qualsiasi processo di allargamento dell’Unione europea. Questo è il messaggio sul quale ho già fortemente insistito in occasione dello Speakers Summit che ho organizzato a Bruxelles a gennaio.Ma non possiamo chiedere sforzi ai nostri partner dei Balcani, se non siamo capaci di dimostrare esemplarità anche all’interno dell’Unione europea. Credo quindi che sia necessario rinforzare i meccanismi esistenti per garantire il rispetto dello stato di diritto. È anche fondamentale che la Conferenza sul futuro dell’Europa si riunisca senza indugio. E lo dico con chiarezza: di questo futuro i Balcani occidentali ne fanno parte, ed è perciò inimmaginabile che non vengano associati ai lavori della Conferenza (…).“In conclusione, il Parlamento europeo vuole rimanere un partner affidabile a fianco dei paesi candidati all’adesione. L’allargamento è una delle conquiste più grandi dell’Unione europea. Adesso lavoriamo tutti per garantire che lo rimanga”.

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Immigrati: dal 2010 al 2016 affluenza aumentata in misura esponenziale

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2016

fotogemmigranti-bonifazicorradoSecondo i dati dell’Agenzia Frontex, aggiornati al periodo gennaio-agosto 2016, il numero di migranti “intercettati” per rotte di provenienza è aumentato notevolmente. Per esempio, nella rotta del Mediterraneo centrale (Italia, Malta) si è passati dai 4.450 del 2010 ai 116.705 del 2016; in quella del Mediterraneo orientale (Grecia, Cipro, Bulgaria) si è passati dai 55.688 del 2010 ai 169.152 del 2016; nella rotta dei Balcani si è passati dai 2.371 del 2010 ai 122.078 del 2016. I dati sono stati forniti oggi da Corrado Bonifazi dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le Politiche sociali Cnr, nel corso dell’incontro “Conoscere e governare l’immigrazione”, che si è svolto nel Polo Didattico dell’Università di Palermo, nell’ambito delle Giornate dell’Economia del Mezzogiorno. Sono intervenuti, tra gli altri, Fabio Mazzola, pro rettore dell’Università di Palermo, Antonello Miranda, Università degli Studi di Palermo, Francesca Abate, dirigente Ufficio Territoriale per la Sicilia Istat, e numerosi studenti interessati ad un tema di grandissima attualità.I residenti stranieri in Italia nel 2016 sono poco più di 5 milioni (maschi 2.381.487, femmine 2.644.666), in Sicilia sono complessivamente 183.192 (maschi 95.472, femmine 87.720) e l’Isola, secondo i dati Istat, si attesta in ottava posizione dopo Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Toscana e Campania.Bonifazi, nel suo intervento, ha anche ricordato l’enorme flusso migratorio negli anni Cinquanta che coinvolse centinaia di migliaia di italiani in cerca di lavoro nelle miniere del Belgio, della Germania e della Francia. Secondo le previsioni Onu, ha aggiunto Bonifazi, nel 2050 l’Africa sarà popolata da circa 2 miliardi e mezzo di persone rispetto al miliardo e 100 circa del 2015. Un aumento notevole, mentre in Europa ci saranno tra 700 e 800 milioni di persone. Il numero dell’Africa corrisponde alla metà della crescita mondiale.Dai dati dell’Istat e Ministero dell’Interno, illustrati da Roberto Foderà dell’Ufficio Territoriale Sicilia dell’Istat, invece, emerge che dal 1990 al 2015 sono state registrate oltre 6 milioni di iscrizioni anagrafiche di cittadini stranieri provenienti dall’estero (quasi 236 mila in media all’anno). Negli ultimi 5 anni, nonostante il decremento rispetto al decennio passato, le iscrizioni sono state poco meno di 1,5 milioni (circa 290 mila in media annua). Nello stesso periodo 1990-2015 sono stati quasi 520 mila gli stranieri richiedenti lo status di rifugiato (poco più di 8 richieste ogni 100 iscrizioni anagrafiche dall’estero). Negli ultimi 5 anni quasi 230 mila: oltre il 44% di quelli degli ultimi 26 anni; quasi 16 richieste ogni 100 iscrizioni anagrafiche.
Dal 1997 al 2015 le persone salvate nel Mediterraneo sono state quasi 770 mila (in media 40 mila all’anno), per la gran parte nell’ultimo quinquennio: per l’esattezza oltre 440 mila (58%), circa 30 salvataggi/ sbarchi ogni 100 iscrizioni anagrafiche dall’estero. Evidente è la correlazione tra il numero di stranieri sbarcati e quello dei richiedenti asilo, anche se questi ultimi sono stati quasi sempre meno numerosi dei primi: nel periodo 1997-2015 circa 475 mila richiedenti, meno di 62 ogni 100 persone sbarcate. Nel periodo 1990-2015 sono state esaminate 457 mila domande di asilo, che hanno dato luogo a meno di 180 mila concessioni (al di sotto del 40% delle richieste), in media meno di 7 mila all’anno. Negli ultimi 5 anni sono state esaminate poco meno di 190 mila domande, con quasi 100 mila concessioni (53%), circa 20 mila concessioni in media all’anno. Lo status di rifugiato secondo la Convenzione di Ginevra è stato riconosciuto solo a 41 mila stranieri, negli altri casi favorevoli è stata proposta la protezione umanitaria (quasi 93.000) o la protezione sussidiaria (45 mila). (foto: fotogemmigranti-bonifazicorrado)

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Creare a Trieste la Camera di commercio dei Balcani

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2016

triesteCreare a Trieste la Camera di commercio dei Balcani. È questa la proposta lanciata dalle delegazioni delle Camere di commercio della Serbia e del Kosovo, guidate da Marko Čadež e Safet Gerxhaliu, durante l’incontro con il presidente della Camera di commercio di Trieste, Antonio Paoletti e il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia in Serbia, Giuseppe Manzo e del sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza.Una sfida che il presidente Paoletti ha accettato rimarcando l’importanza dei rapporti con i Balcani nell’attività della Camera di commercio di Trieste e sottolineando anche come primo passo l’impegno per ripristinare il collegamento aereo Trieste-Belgrado, estendendolo anche a Pristina.Centrale quindi il tema degli investimenti europei nei Balcani Occidentali e del rafforzamento della collaborazione economica tra Regione Friuli Venezia Giulia e le Camere di Commercio di Serbia e Kosovo, con particolare attenzione all’agricoltura e ai sistemi di organizzazione imprenditoriale di settore del Friuli Venezia Giulia, quali possibili modelli per imprenditori serbi e kosovari. Temi che si incardinano nel Processo di Berlino, ovvero l’iniziativa diplomatica per l’allargamento dell’Unione europea ai Paesi dei Balcani occidentali, che vede il Friuli Venezia Giulia e Trieste in prima fila, come ha sottolineato il presidente camerale Paoletti. .Opportunità che devono essere sfruttate, come ha rimarcato la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani. .Dello stesso tenore l’intervento dell’Ambasciatore d’Italia in Serbia, Giuseppe Manzo, che ha rimarcato la rilevanza economica dei rapporti tra Italia e Balcani. .
Anche il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, ha rimarcato il ruolo cruciale di Trieste nei rapporti con i Balcani. .Importante l’intervento di Marko Čadež, del Presidente della Camera di Commercio della Serbia. .Concorde il presidente della Camera di Commercio del Kosovo, Safet Gerxhaliu. .
Nel corso dell’incontro ci sono stati inoltre importanti approfondimenti economici sul Friuli Venezia Giulia curati da Paolo Stefanelli direttore generale dell’Ersa, Enzo Gasparutti presidente di Legacoop Friuli Venezia Giulia, Walter Bandelj presidente della SSO – Confederazione organizzazioni slovene, e Marino Marsič rappresentante SKGZ – Unione economica culturale slovena, che hanno riscosso notevole interesse da parte delle delegazioni serba e kosovara. (trieste)

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Libro: Balkanostalgia di Diana Bosnjak Monai

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 giugno 2016

BalkanostalgiaCome una calamita, i Balcani attirano i viaggiatori più curiosi con il loro impasto variegato di luoghi dimenticati, di mercati brulicanti di vita, di profumi e sapori intensi.Questo è un viaggio dentro le viscere più profonde della penisola balcanica: si parte da Trieste, lungo la litoranea adriatica, per arrivare al Bosforo, passando per l’Istria, Sarajevo, la Macedonia e la Grecia più autentica. La voce narrante è quella di chi in quei luoghi ha vissuto per un quarto di secolo e lì ritorna sempre, ogni volta per riscoprirne il fascino crudele e senza tempo.
Diana Bosnjak Monai è nata a Sarajevo nell’ottobre del 1970. Ha frequentato la facoltà di architettura all’Università di Zagabria, dove ha conseguito la laurea nel 1995. Durante la guerra nell’ex Jugoslavia si trasferisce prima a Zagabria, poi in Slovenia e infine in Istria. Dal 2000 vive e lavora a Trieste, dove si occupa di architettura e illustrazione. Nel 2013 ha pubblicato la raccolta di racconti Besa editrice Mondi paralleli. Collana: Entropie 71 Categoria: reportage Pagine: 152 ISBN 978-88-497-1052-6 € 16,00 (foto: Balkanostalgia)

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Balcani: tra i rifugiati/migranti più di 1 su 3 è un bambino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 gennaio 2016

balcaniL’UNICEF ha oggi lanciato un allarme per i bambini che stanno arrivando nell’Europa sudorientale in questo rigido inverno, perché sono fisicamente esausti, impauriti, stressati e spesso hanno bisogno di assistenza medica. Le temperature sotto lo zero e la neve stanno aggravando le deboli condizioni fisiche dei bambini, mentre molti altri bambini in viaggio non hanno abiti adeguati o accesso ad una nutrizione appropriata alla loro età. Inoltre, la mancanza di rifugi e di inadeguato riscaldamento in molti centri di accoglienza, così come di bus e treni stanno ulteriormente aggravando la situazione. Secondo l’UNICEF, tra i rifugiati e i migranti arrivati (nei Paesi dell’area Balcanica) adesso più di uno su tre è un bambino: una percentuale che continua a crescere. Secondo fonti nazionali, nella Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, a dicembre la percentuale di bambini era del 37%, rispetto al 23% di settembre; in Serbia, a dicembre, i bambini rappresentavano il 36% rispetto al 27% di settembre. Presso gli spazi a misura di bambino dell’UNICEF in Serbia, a dicembre, la maggior parte dei bambini in transito erano neonati e bambini tra i 5 e i 9 anni. Nel 2015, su oltre un milione di rifugiati e di migranti che hanno attraversato il Mediterraneo e sono arrivati in Europa via mare, si stima che 253.700 erano bambini – uno su quattro.Il Coordinatore Speciale UNICEF per la crisi dei Rifugiati e dei Migranti in Europa, Marie-Pierre Poirier ha dichiarato che i bambini sono particolarmente soggetti a infezioni respiratorie, problemi di digestione e diarrea. L’uso non controllato di alimenti per bambini può comportare serie conseguenze per la loro salute.Secondo l’UNICEF le informazioni condivise sui bambini più vulnerabili in transito presso i confini restano insufficienti, principalmente a causa della rapidità con cui le popolazioni si spostano.Poirier ha detto che l’UNICEF si sta impegnando con i suoi partner per sviluppare piani di emergenza per le popolazioni in movimento e per aiutare il crescente numero di persone che rimane bloccata lungo il viaggio.Negli ultimi 3 mesi, l’UNICEF e i suoi partner hanno aiutato 81.000 bambini con servizi, spazi a misura di bambino adatti all’inverno nella Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, in Serbia e in Croazia. Inoltre, circa 18.000 bambini hanno ricevuto cure specialistiche presso spazi UNICEF per madri e figli.Nell’ultimo mese, l’UNICEF ha distribuito 13.500 kit comprendenti abiti invernali, coperte, fasciatoi e passeggini. In Croazia, 6.000 bambini hanno ricevuto equipaggiamenti per l’inverno, un numero simile è stato rifornito anche nella Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, mentre in Serbia, circa 8.000 bambini hanno ricevuto aiuti di base per l’inverno. Nello stesso periodo:
– Nella Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, 11.651 donne, delle quali 803 erano in gravidanza, hanno ricevuto assistenza. Nell’ultima metà di dicembre, 394 donne e 495 bambini hanno avuto accesso a servizi sanitari.
– In Serbia, 2.802 bambini sono stati allattati al seno e/o hanno ricevuto alimenti appropriati alla loro età, e 1.508 madri hanno ricevuto consulenza e supporto sulla salute e la nutrizione dei loro figli.
– In Croazia, più di 1.200 bambini hanno ricevuto cure presso gli spazi per madri e bambini e 352 madri hanno avuto supporto per l’allattamento al seno.

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Immigrati dal Mediterraneo e dai Balcani

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2015

Quest’anno il numero di rifugiati e migranti che hanno attraversato il Mar Mediterraneo ha ormai superato i 300.000, di cui quasi 200.000 arrivati in Grecia e 110.000 in Italia . La cifra rappresenta un forte aumento rispetto allo scorso anno, quando in tutto il 2014 circa 219.000 persone hanno attraversato il Mediterraneo. Inoltre si stima che quest’anno circa 2.500 rifugiati e migranti siano morti o scomparsi nel tentativo di raggiungere l’Europa. Questo numero non comprende l’ultima tragedia avvenuta ieri al largo della Libia, in cui il numero di morti non è ancora stato confermato. L’anno scorso sono state circa 3.500 le persone morte o date per disperse nel Mediterraneo.
immigratiNegli ultimi giorni, sempre più persone hanno perso la vita in tre diversi incidenti.La Guardia Costiera libica ha effettuato due operazioni di soccorso giovedì mattina, sette miglia al largo della città portuale di Zwara. Due barche con a bordo un totale di circa 500 rifugiati e migranti sono state intercettate, e i superstiti sono stati portati a riva in Libia. Si ritiene che circa 200 persone siano ancora disperse, ma il timore è che siano morte. Un numero ancora imprecisato di corpi sono stati recuperati e portati a riva. La Mezzaluna Rossa libica ha aiutato nel recupero delle salme.
Mercoledì scorso (26 agosto), dei soccorritori di una barca al largo della costa libica hanno trovato 51 persone morte soffocate nella stiva. Secondo i sopravvissuti, i contrabbandieri si facevano pagare per permettere ai passeggeri di uscire dalla stiva per respirare. Adbel, un sopravvissuto sudanese di 25 anni, ha detto ai nostri colleghi: “Non volevamo stare nella stiva, ma ci hanno costretti picchiandoci con dei bastoni. Ci mancava l’aria, così abbiamo cercato di risalire attraverso la botola e di respirare attraverso le crepe del soffitto. Ma gli altri passeggeri avevano paura che la barca si rovesciasse e ci hanno respinto indietro picchiandoci. Alcuni ci hanno pestato le mani con i piedi”. Un altro sopravvissuto, Mahdi, un chirurgo ortopedico di Baghdad, ci ha riferito di aver pagato 3.000 euro per permettere a sua moglie e a suo figlio di 2 anni di salire sul ponte superiore.
La scorsa settimana (15 agosto), in un incidente simile, i corpi di 49 persone sono stati ritrovati nella stiva di un’altra barca. Si pensa che siano morti per le inalazioni di fumi velenosi.
Sempre mercoledì, un gommone con a bordo circa 145 rifugiati e migranti ha avuto dei problemi nel momento in cui la persona che guidava ha sbagliato una manovra facendo inclinare pericolosamente il gommone su un lato. Alcune persone sono cadute in mare e due uomini si sono tuffati in acqua per salvarle. Nel panico che ne è seguito le persone hanno cominciato a spintonare e a spingere, e tre donne sul gommone sono morte schiacciate. Di coloro che sono caduti in acqua, 18 mancano ancora all’appello e si teme che siano morti. I sopravvissuti sono stati salvati e portati a Lampedusa, compreso il figlio di due mesi di una delle donne rimaste uccise. La maggior parte dei sopravvissuti è in condizioni critiche e presenta segni di shock, ferite e contusioni.Nonostante gli sforzi dell’operazione europea di ricerca e salvataggio controllata da FRONTEX, che nell’ultimo anno ha salvato decine di migliaia di vite, il Mediterraneo è ancora la rotta più mortale per rifugiati e migranti.Molte delle persone che raggiungono via mare l’Europa meridionale, in particolare la Grecia, provengono da paesi colpiti da violenze e conflitti, come la Siria, l’Iraq e l’Afghanistan; hanno tutti bisogno di protezione internazionale e sono spesso fisicamente esausti e psicologicamente traumatizzati.L’UNHCR si appella a tutti i governi coinvolti per fornire risposte comuni e agire con umanità e in confomità ai loro obblighi internazionali.
Anche se questi numeri sono schiaccianti per i singoli paesi ormai sovraccarichi, come la Grecia, l’ex Repubblica iugoslava di Macedonia, l’Ungheria, la Serbia o la Germania, sono invece numeri gestibili attraverso risposte congiunte e coordinate a livello europeo. Tutti i paesi europei e l’Unione Europea devono agire insieme per rispondere alla crescente emergenza e dimostrare responsabilità e solidarietà.

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Immigrati nei Balcani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2015

balcaniIn Serbia, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e le autorità locali stanno lavorando per rispondere alle esigenze umanitarie di oltre 10mila tra rifugiati e altre persone arrivate, ​​sulla scia delle scene drammatiche degli ultimi giorni al confine tra la Grecia e l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia.
Le persone continuano ad attraversare il confine tra la Grecia e l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia in gruppi numerosi (fino a 300-400 persone) per poi viaggiare in treno o in autobus per raggiungere la Serbia. Nei prossimi giorni sono attesi nuovi arrivi a un ritmo che raggiungerà le 3mila persone al giorno.
Anche se rispetto al caos della fine della settimana scorsa la situazione si è molto tranquillizzata, l’UNHCR esprime ancora preoccupazione per le condizioni delle persone che intraprendono questa traversata. Si tratta in molti casi di persone provenienti da paesi colpiti da violenze e conflitti, come Siria e Afghanistan. Sono spesso stremati e psicologicamente traumatizzati, e hanno bisogno di assistenza umanitaria e medica, in particolare le persone più vulnerabili, come i malati, le donne incinte e gli anziani. È fondamentale che queste persone siano trattate con umanità e che venga fornita loro l’essenziale assistenza. Ciò implica rispondere alle loro esigenze di base, ma anche rispettare pienamente la dignità e i diritti umani dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti.
Alla luce di questo, e pur comprendendo le legittime preoccupazioni espresse dai paesi della regione per il crescente numero di arrivi di richiedenti asilo e migranti, l’UNHCR fa appello ai governi interessati affinché gestiscano le loro frontiere tenendo conto delle esigenze umanitarie e conformemente ai loro obblighi internazionali. L’unità familiare e la tutela delle persone con esigenze specifiche devono essere rispettate.
L’UNHCR ha incrementato il proprio personale in posizioni chiave, tra cui le zone di frontiera, per aiutare ad affrontare alcune delle esigenze di protezione. In coordinamento con le autorità e insieme ai partner, l’Agenzia ha iniziato a distribuire cibo e acqua, e anche a fornire tende, materassini e coperte. L’Agenzia si dice inoltre pronta a sostenere ulteriormente i governi coinvolti.
Più in generale, l’UNHCR esprime preoccupazione per la sostenibilità della situazione. I rifugiati e i migranti che si spostano dalla Grecia verso i Balcani occidentali sono sintomo di un problema molto più ampio con livelli record di persone costrette a fuggire dalle proprie case, a causa dei conflitti in Siria e altrove. Questo problema non può essere risolto da un solo paese ed è urgente una risposta europea collettiva, basata su principi di solidarietà e condivisione di responsabilità. È necessario che tutti i paesi europei e l’Unione europea agiscano congiuntamente per fornire supporto a paesi le cui capacità di accoglienza sono già al limite, come Grecia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia e Serbia. Tra le misure previste ci sono il supporto nella gestione e il sostegno per un’equa ripartizione dei rifugiati e dei richiedenti asilo in tutta l’UE.
Oltre le frontiere dell’UE, e nella regione circostante la Siria, il numero dei rifugiati continua ad aumentare in seguito alle nuove registrazioni in Turchia: attualmente è pari a 4.089.023 persone. Questo netto aumento è avvenuto nonostante la recente cancellazione di circa 58mila persone dal database dei rifugiati del Libano. Per evitare che sempre più persone si sentano costrette a dover passare da questi paesi dirette verso l’Europa o altrove, è essenziale che si intensifichi il sostegno verso i paesi di primo asilo. Attualmente, il Piano di risposta regionale per la crisi dei rifugiati in Siria (Regional Refugee and Resilience Plan, 3RP) è finanziato solo per il 33 per cento.
In tutta la regione siriana, dove l’UNHCR gestisce le operazioni di registrazione, l’Agenzia conduce regolarmente verifiche per aggiornare le informazioni sui rifugiati siriani registrati, rivedere i loro bisogni, e disattivare i file relativi alle persone che si ritiene non siano più presenti nel paese d’asilo, dopo che sono stati fatti diversi tentativi per contattarli.
I rifugiati siriani in Libano, come altrove nella regione, stanno affondando situazioni di povertà assoluta – i loro risparmi e le loro risorse sono ormai esauriti, dopo oltre quattro anni di crisi. I risultati preliminari di un recente studio sulla vulnerabilità ha riscontrato che il ​​70 per cento delle famiglie di rifugiati siriani presenti in Libano vive al di sotto della soglia di povertà nazionale, pari a 3,84 dollari statunitensi a persona al giorno, con un notevole incremento rispetto al 50 per cento del 2014. Lo stesso studio ha rilevato un aumento dei rifugiati che non hanno cibo a sufficienza e che quindi adottano misure rischiose per farvi fronte, tra cui l’acquisto di cibo a credito, il ritiro dei bambini da scuola e l’accattonaggio, che è aumentato del 30 per cento rispetto all’anno scorso. Un quadro analogo sta emergendo in Giordania, dove una recente valutazione della vulnerabilità ha trovato che più dell’85 per cento dei siriani viveva al di sotto della soglia di povertà nazionale, pari a 3,2 dollari al giorno.
I 4.089.023 rifugiati siriani presenti nei paesi ospitanti vicini alla Siria sono divisi tra Libano (1.113.941), Giordania (629.245), Iraq (250.408), Egitto (132.375) e Turchia (1.938.999), dove viene effettuata la registrazione da parte delle autorità turche. Inoltre, circa 24mila rifugiati siriani sono registrati anche in altri paesi del Nord Africa.

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Guerra Balcani: 20 anni dopo

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

 

Venti anni dopo lo scoppio della guerra nei Balcani, il Visionaria Film Festival Internazionale che quest’anno è dedicato al cinema del reale, riaccende i riflettori su una delle pagine dimenticate della storia recente del Vecchio Continente. Alla riflessione sul conflitto dei territori dell’ex Jugoslavia sarà dedicata, infatti, la giornata di martedì 17 aprile della rassegna promossa dall’associazione culturale Visionaria con il contributo di Comune di Piombino, Galsi, Inail, Toremar, Unicredit, Dal Pont, Cave di Campiglia e in programma dal 14 al 21 aprile a Piombino.
L’evento speciale dal titolo “Nema Problema, la Jugoslavia venti anni fa” vedrà la proiezione dei documentari “Cinema Komunisto” di Mila Turajlic e “Bijelo Dugme” di Igor Stoimenov che raccontano la società jugoslava prima dell’entrata in guerra che ha cancellato decenni di convivenza senza però raccontare la cronaca di quegli anni maattraverso il racconto di due forme artistiche: il cinema e la musica. Spazio anche alla proiezione di “Mostar United” di Claudia Tosi, sensibile e attenta documentarista. I registi, ospiti della rassegna prenderanno parte alla tavola rotonda alla quale parteciperanno anche la scrittrice Silvia Badon autrice del libro “Esperienze di cinema dalle ceneri della Jugoslavia – Bosnia Erzegovina” per Gabbiano editore e Stefano Landucci, autore del libro fotografico “Srebrenica, per non dimenticare. Silvia Badon saggista e ricercatrice nel suo libro racconta gli ultimi venti anni di cinema bosniaco, il cinema nato dalla cesura della guerra, che arriva “dopo la pioggia”, quella pioggia che al cinema ci ha fatto scoprire l’orrore del conflitto nel bellissimo film di Milcho Manchevski (Prima della pioggia, 1994). Stefano Landucci invece è un attento e curioso viaggiatore che ha saputo raccontare e mostrare in un libro scritto e fotografato con Marco Bani, l’orrore che tarda a lasciare Srebrenica, un passato che pesantemente ricopre le belle pagine fotografiche del libro. «Per il titolo dell’evento ci siamo ispirati alla frase Nema Problema che spesso era ripetuta durante la guerra o nelle settimane che l’hanno preceduta quando nessuno credeva che la situazione potesse precipitare – spiega Giuseppe Gori Savellini curatore dell’evento – una frase che incarna lo spirito fatalista di un popolo catapultato nell’orrore di un conflitto del quale probabilmente ignorava l’entità. Non vogliamo però parlare solo della fatalità di una guerra civile che si è rivelata cruentissima, ma anche dell’ottimismo legato alla ricostruzione, attraverso la lente del cinema». (Natascia Maesi) (bd poster, 2010 cinema komun)

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Elezioni Balcani e Russia

Posted by fidest press agency su martedì, 20 dicembre 2011

English: THE KREMLIN, MOSCOW. With President-E...

Image via Wikipedia

Il 4 dicembre si sono svolte in Russia le elezioni parlamentari. Il partito di maggioranza Russia Unita del primo ministro Putin, ha registrato un forte calo di consensi ottenendo circa il 49% delle preferenze rispetto al 60% delle precedenti consultazioni. I partiti di opposizione (comunista e partito liberal-democratico) hanno registrato un incremento di voti superando la quota del 10% delle preferenze. Nonostante la flessione, Russia Unita mantiene la maggioranza relativa alla Duma pertanto il sostegno parlamentare al programma politico di Putin non è in dubbio.
1 Il sospetto di brogli elettorali ha scatenato aspre proteste. Mosca e San Pietroburgo sono state teatro di manifestazioni e proteste contro il governo, accusato di aver alterato i risultati delle elezioni a favore del partito di maggioranza. Conferme sulla possibilità di brogli vengono anche dagli osservatori internazionali. Gli Stati Uniti, tramite una dichiarazione del segretario di Stato Clinton, hanno sollevato interrogativi sulla effettiva trasparenza della tornata elettorale, generando una forte polemica con il premier russo, che accusa gli USA di fomentare le proteste nel paese.
2 La reazione delle autorità non è chiara. Il premier infatti ha inizialmente sottovalutato il peso delle proteste e, solo in un secondo momento ha deciso di affrontare l’argomento con i media. Putin tuttavia non ha fornito risposte chiare su come il governo gestirà la richiesta della popolazione di verificare brogli e di tenere nuove elezioni, diversamente dal presidente Medvedev che si è detto intenzionato a chiarire le presunte irregolarità ordinando un’inchiesta giudiziaria sulla questione. Una nuova manifestazione è prevista per il 24 dicembre nelle principali città russe e vedrà una partecipazione eterogenea: i rappresentanti dei partiti di opposizione, esponenti politici come Kudrin, l’ex ministro delle finanze rimosso da Putin dopo la critica al piano di spesa pubblica del premier e la società civile. Dopo questa data è atteso un calo della partecipazione al movimento legato a vari fattori (festività, fattori climatici, attesa dei risultati dell’inchiesta).
3 In sintesi. Nonostante il risultato delle elezioni, la stabilità del governo di Putin e la sua candidatura a presidente alle elezioni di marzo 2012 non sembrano in discussione, così come appare quasi certa la sua elezione. Molto probabilmente le elezioni presidenziali comporteranno un turno di ballottaggio, dato il crescente consenso che gli altri candidati stanno guadagnano. Al fine di ridurre il livello di tensione sociale e guadagnare consensi tra la classe media si attende che il governa introduca riforme di stampo liberale (ad es. finalizzate al potenziamento dei settori non-oil, al miglioramento del contesto operativo) senza tuttavia stravolgere la propria politica. La persistenza di instabilità politica potrebbe deteriorare il market sentiment e avere un impatto negativo sugli investimenti esteri nel paese. Dall’inizio dell’anno la Russia sta sperimentando un deflusso di capitali (secondo la banca centrale russa nei primi nove mesi dell’anno si è registrato un saldo netto pari a -40 miliardi di dollari) in parte riconducibile alla fase di incertezza vissuta dall’area euro, ma si teme che un peggioramento della percezione del rischio Russia possa accentuare ulteriormente questa tendenza.
4 Slovenia. Contrariamente alle previsioni le consultazioni elettorali hanno decretato la vittoria del partito della sinistra liberale, guidato da Zoran Jankovic, sulla coalizione di centro destra che guidava il paese. Jankovic, imprenditore e sindaco di Lubiana, ha fondato il partito “Slovenia Positiva” lo scorso novembre raccogliendo in meno di un mese consensi in particolare tra la classe media slovena grazie ad un programma di rilancio dell’economia e di riforma liberale dello stato. Il nuovo esecutivo dovrà includere necessariamente esponenti di una coalizione di centro sinistra dato che il partito SP non dispone di un’ampia maggioranza.
5 In sintesi. Il risultato elettorale conferma il desiderio di cambiamento della popolazione slovena di cui il leader di SP dovrà tenere conto. La mancanza di una maggioranza parlamentare e la necessità di includere nella compagine governativa partiti minori di orientamento social democratico toglieranno forza al piano riformatore di Jankovic. E’ probabile che questo rallenti l’iter di adozione delle riforme in programma (in particolare riforma della spesa pubblica e del sistema pensionistico) e un sostanziale stallo parlamentare nel corso del 2012.
6 Croazia Il partito di centro sinistra ha riportato una schiacciante vittoria elettorale dopo 8 anni di governo di centro destra nel paese. La coalizione social-democratica guidata da Zoran Milanovic ha ottenuto il 44% dei seggi anche grazie al calo dei consensi del partito avversario di centro destra, coinvolto in pesanti scandali di corruzione nei mesi scorsi. Il programma della sinistra croata è mirato ad una maggiore trasparenza ed efficienza del sistema politico e ad una migliore integrazione commerciale e politica con l’area europea, elemento chiave per il rilancio dell’economia croata al momento in stallo (PIL a -1,2% nel 2010 e 0,7% nel 2011). L’agenda di Milanovic non esclude tuttavia tagli alla spesa pubblica necessari per risanare i conti del paese.
7 In sintesi. La coalizione guidata da Milanovic gode di un’ampia maggioranza parlamentare, di una buona coesione tra i partiti membri e può avvantaggiarsi della scarsa credibilità dei partiti dello schieramento opposto, travolti da scandali legati ad episodi di corruzione. Questa situazione dovrebbe garantire al futuro premier una generale stabilità e l’adozione delle riforme presenti nel programma, alcune necessarie per l’ingresso nella UE previsto per il 2013).

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Petali di rose, spine dei balcani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 marzo 2010

Roma 13 marzo alle ore 21.00 Viale di Porta Ardeatina 55, la Casa del jazz ospita Petali di rose, spine dei balcani, una serata che vede protagonista il Trio Wladigerov per scoprire e raccontare uno dei capitoli di maggior rilievo della musica bulgara, quello firmato da  Pantscho Vladigeroff. Promosso dall’Associazione Culturale La Fenice in collaborazione con l’Istituto Bulgaro di Cultura e con il sostegno del Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, questo concerto vede protagonisti i tre nipoti di questo che è uno degli autori che hanno delineato la grande musica bulgara del ‘900. Che suonano la poesia e la passione del jazz, un linguaggio che ha saputo riportare le tradizioni più lontane ai nostri giorni. E riproporle al grande pubblico, imparando a guardare la musica dei nostri giorni anche con li occhi di un popolo dalla staordinaria musicalità.Alexander e Kostantin Wladigherov rispettivamente alla tromba e al pianoforte e clarinetto. E la bella e brava Ekaterina Wladigherova anche lei al pianoforte: due fratelli gemelli e la sorella, musicisti brillantissimi da anni itineranti fra Bulgaria, Austria, Germania e Polonia, figli d’arte da generazioni, musicisti colti e raffinati.(petali di rose)

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Balcani e investimenti

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2010

“Con un volume di investimento generato pari a 961 milioni di euro i Balcani rappresentano un’area di massimo interesse per le imprese del Nord Est” Lo ha sottolineato oggi Alessandra Camposampiero, Vice Presidente di Finest, finanziaria per gli imprenditori del Nord Est, durante la giornata conclusiva del meeting internazionale Italy & South Eastern Europe Investment Forum, svoltosi a Verona.  Le dichiarazioni sono state rilasciate oggi in occasione della relazione conclusiva sul Tavolo Settoriale dedicato al tema dell’agroalimentare. “Attualmente Finest  – ha proseguito la Camposampiero – è impegnata nei Balcani con 80 operazioni al fianco delle imprese nordestine e 78 milioni di euro di portafoglio esposto in partecipazioni e finanziamenti. In 15 anni di attività sono state ben 283 le operazioni effettuate in quest’area, con un ammontare impegnato di 143 milioni di euro”. Il Forum, promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico e realizzato con il coordinamento organizzativo delle strutture deputate alla promozione dell’internazionalizzazione a favore delle aziende italiane (con Finest, anche Simest e Ice), ha visto la partecipazione di oltre 400 aziende, convenute a Verona, cuore del Nord Est, per questa due giorni dedicata ai Balcani, che si sono confermati area strategica anche per il settore agroalimentare. L’appuntamento scaligero è destinato a diventare annuale, come sostenuto dal Vice Ministro Urso. “Prospettiva che, personalmente – ha dichiarato la veronese Alessandra Camposampiero – mi rende orgogliosa per la mia città, che ha ospitato così superbamente un evento dal respiro internazionale, in cui Finest e il Nord Est hanno potuto mietere i frutti di un lavoro iniziato molti anni fa”.

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Uranio per nuova commissione inchiesta

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2010

“Apprendiamo con soddisfazione la notizia della nuova condanna (la terza, in poco più di un anno) in sede civile inflitta al Ministero della Difesa e rilanciamo con forza l’appello alla classe politica perchè venga al più presto istituita una nuova Commissione parlamentare di inchiesta sull’uranio impoverito, in grado di completare e ampliare il lavoro della precedente”. Lo dichiara Francesco Palese, portavoce dell’Associazione Vittime Uranio, commentando la recente sentenza del Tribunale civile di Roma che ha stabilito il risarcimento, con quasi un milione di euro, nei confronti dei familiari del militare sardo Salvatore Vacca, morto nel 1999 a causa di una leucemia dopo una missione nei Balcani, secondo quanto riportato questa mattina dal quotidiano “L’Unione Sarda”. “Sulla vicenda – continua – non è stata fatta chiarezza, basta pensare che non si conoscono ancora le dimensioni reali del fenomeno, ossia il numero di militari morti o ammalati per presunta contaminazione. L’Associazione Vittime Uranio ha un elenco incompleto di 216 morti e oltre 2500 malati, ma si tratta di dati parziali. Ci sono state diverse interrogazioni al ministro Ignazio La Russa su questo aspetto, ma sarebbe opportuno che lo stesso fornisse questi dati in una sede più propria, ossia la Commissione parlamentare”. “Per quanto riguarda la sola Sardegna – conclude Palese –  il sito Vittimeuranio.com pubblica un elenco con i nomi di 12 militari morti dopo aver prestato servizio all’estero o nei poligoni. Si tratta solo dei casi denunciati pubblicamente dalle associazioni e dai familiari di questi ragazzi. Tutto ci fa pensare che si è in presenza solo della punta dell’iceberg e per questo occorre continuare a chiedere la verità”.

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Eventi alla Libreria AVE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2009

Roma, lunedì 11 maggio. Ore 18.00 Via della Conciliazione 12 Prima dei Balcani.  Il mondo illirico nella percezione dei Romani antichi  e in quella dei nazionalismi moderni. Ne discutono A. Ercolani e U. Livadiotti, presentando la prima traduzione in italiano delle Guerre Illiriche di Appiano di Alessandria, Argo editrice.

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