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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 19

Posts Tagged ‘balene’

Studiare la comunicazione tra le balene

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 ottobre 2021

Comprendere l’impatto dell’inquinamento acustico marino causato dall’uomo è un passo cruciale verso una gestione sostenibile degli oceani. Da questo punto parte la ricerca condotta da Kevin Painter, docente del Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio – DIST al Politecnico di Torino, che con il collega Stuart Johnston dell’Università di Melbourne ha esplorato il fenomeno della navigazione collettiva nelle popolazioni animali, analizzando in particolare l’effetto del cosiddetto “anthropogenic noise pollution” sulla navigazione delle balene Minke – esemplari di balenottera minore o Balaenoptera acutorostrata – nel Mare del Nord. La ricerca è stata pubblicata di recente sulla prestigiosa rivista Royal Society Interface. La domanda che gli autori dello studio si sono posti è stata: come il cambiamento della capacità di comunicazione tra i cetacei influenza la loro sopravvivenza nelle migrazioni a lunga distanza? Data la complessità di condurre studi direttamente sulle balene, i modelli matematici permettono di riassumere i dati biologici e di comportamento degli animali in una formula che può essere applicata a diversi soggetti di analisi. Il modello messo a punto da Painter e Johnston descrive il percorso di migrazione fatto da ogni membro di un branco di balene, dove ogni individuo traccia una rotta in base alle informazioni ricavate dall’ambiente e a quelle derivanti dalla comunicazione con gli altri membri del gruppo: le balene infatti sono in grado di comunicare la direzione verso cui stanno viaggiando.Mentre non siamo in grado di decifrare il significato del canto delle balene, ci sono prove che meno informazioni sono codificate nelle chiamate semplificate. L’aumento del rumore di fondo porta a una riduzione del raggio di comunicazione – è stato stimato che le balene Minke perdono circa l’80% del loro raggio di comunicazione (da più di 100 km a meno di 20 km) quando il rumore di fondo aumenta da 67,5 decibel a 87,5 decibel. L’inquinamento acustico potrebbe quindi costringere le balene a comunicare meno informazioni e su un raggio ridotto. Quando le balene hanno buone informazioni e viaggiano in una direzione comune, il gruppo naviga efficacemente. La riduzione della gamma di comunicazione e delle informazioni condivise porta i singoli e il gruppo a riporre una minore fiducia nella direzione scelta: questo conduce a una migrazione meno efficiente.Gli autori hanno applicato il loro modello alla migrazione delle balene Minke nel Mare del Nord, dove è presente un significativo inquinamento acustico dovuto alle attività di esplorazione di giacimenti di petrolio e gas naturale, oltre alla presenza di intenso traffico marittimo. Il modello, concepito come una notevole semplificazione e costruito con l’intento illustrativo, ha condotto gli autori a osservare che in presenza di elementi di disturbo generati dalle attività umane, la migrazione dei cetacei può avvenire più lentamente, circa il 15% di tempo in più. Questo dato sembra ininfluente, ma anche soltanto il 15% di tempo in più speso per muoversi significa per le balene un ulteriore dispendio di energia, lasciando agli animali meno forze e tempo per la riproduzione e la ricerca di cibo e creando un problema di reintegro delle energie perse.La crescente attività umana nei mari e negli oceani ha creato un paesaggio sonoro marino tutt’altro che incontaminato. Il traffico marittimo, l’esplorazione delle risorse naturali e le operazioni navali contribuiscono a quello che è stato soprannominato il “paesaggio sonoro dell’Antropocene”. Questo aumento del rumore causato dagli esseri umani ha una serie di effetti negativi sulla vita marina. Gli animali diventano più suscettibili alla predazione, evitano le zone di alimentazione e riproduzione e semplificano le loro comunicazioni in presenza di un maggiore rumore di fondo. Alcuni spiaggiamenti di massa di cetacei sono stati collegati all’esposizione ad alti livelli di rumore. La forte alterazione del contesto sonoro può mettere a rischio la sopravvivenza di molte forme di vita marine nella fase più delicata della loro vita, quella della migrazione.

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Due balene in pieno centro a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 luglio 2018

Roma. Attivisti di Greenpeace hanno montato questa mattina in pieno centro a Roma, di fronte al Pantheon, una riproduzione a grandezza naturale di due balene alte rispettivamente 6 e 3 metri che emergono da un mare invaso da rifiuti in plastica monouso, per denunciare come i nostri mari, e le specie che in essi vivono, siano in grave pericolo a causa dell’uso smodato di plastica usa e getta e dell’inquinamento che ne deriva. «Aziende come Coca Cola, San Benedetto, Ferrero, Nestlé, Haribo e Unilever continuano a fare enormi profitti grazie alla crescente produzione di plastica monouso, pur essendo perfettamente a conoscenza del fatto che è impossibile riciclarla tutta», dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. «È necessario che i grandi marchi si assumano le proprie responsabilità di fronte a questo grave inquinamento, partendo dalla riduzione dei quantitativi di plastica usa e getta immessi sul mercato». Tra maggio e giugno, grazie al contributo dei suoi volontari, Greenpeace Italia ha organizzato in sette spiagge italiane – Bari, Napoli, Trieste, Palermo, Fiumicino, Chioggia e Parco Regionale di San Rossore – la raccolta e la catalogazione dei rifiuti in plastica per categoria merceologica (imballaggi per alimenti, l’igiene domestico o personale), tipologia di plastica (polimero) e, laddove possibile, marchio di appartenenza. Un’operazione condotta seguendo il protocollo del Brand Audit, messo a punto dalla coalizione Break Free From Plastic e replicato su scala globale dalle organizzazioni che ne fanno parte. I dati ottenuti, contenuti nel rapporto “Stessa spiaggia, stessa plastica” diffuso oggi dall’organizzazione ambientalista, mostrano come circa l’80 percento degli imballaggi e contenitori in plastica per cui è stato possibile identificare i marchi di appartenenza sia riconducibile proprio a marchi come Coca Cola, San Benedetto, Ferrero, Nestlé, Haribo e Unilever.I risultati, seppur limitati ad un numero ristretto di spiagge, evidenziano come la plastica rappresenti la tipologia di rifiuto più presente sia in ambienti fortemente antropizzati che in aree protette. Infatti, i risultati del rapporto mostrano particolari criticità sia a Bari, dove sulla spiaggia cittadina di Pane e Pomodoro sono stati raccolti 1200 litri di polistirolo, ovvero circa il 65 percento del volume totale di tutti i rifiuti in plastica raccolti; sia sulla spiaggia situata in prossimità della foce del fiume Serchio, all’interno del Parco Regionale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli, dove sono stati raccolti più di 4700 litri di plastica, ovvero circa il 60 percento del volume totale di rifiuti raccolti. Di tutti i rifiuti in plastica raccolti, proprio i contenitori e gli imballaggi per alimenti e bevande sono risultati complessivamente i più abbondanti (circa il 90 percento del totale) e costituiti dai polimeri comunemente utilizzati per produrre gli imballaggi: Polipropilene (PP), Polietilene ad alta densità (HD-PE) e bassa densità (LD-PE), il Polietilene Tereftalato (PET) e Polistirolo. (foto: copyright greenpeace)

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Sea Shepherd Global annuncia l’undicesima Campagna Antartica in Difesa delle Balene: Operazione Nemesis

Posted by fidest press agency su sabato, 3 settembre 2016

Ocean WarriorAmsterdam. A dicembre il gruppo per la conservazione marina Sea Shepherd Global invierà le proprie navi in Oceano del Sud, per la sua undicesima campagna di azione diretta in difesa delle balene.Nel 2014 una sentenza storica emessa dalla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) dell’AIA ha dichiarato che il programma giapponese di caccia alle balene in Antartide non ha alcuna valenza scientifica, a dispetto delle loro dichiarazioni secondo cui la caccia alle balene sarebbe a fini di ricerca scientifica. I giapponesi sono anche stati imputati di oltraggio alla Corte Federale Australiana per le uccisioni di balene nel Santuario dei Cetacei Australiano.“Se non riusciamo a fermare la baleneria in un riconosciuto santuario delle balene, in violazione di leggi sia australiane che internazionali, allora che speranza abbiamo di proteggere gli oceani del mondo?” ha dichiarato Jeff Hansen, Direttore Generale di Sea Shepherd Australia. “Dobbiamo opporre resistenza e proteggere le balene con tutte le nostre risorse”.Dopo un anno di interruzione della caccia alle balene, la flotta baleniera giapponese è ritornata in Antartide la scorsa stagione, nonostante fosse il loro rivisto programma di ricerca fosse stato rigettato dalla Commissione Baleniera Internazionale, uccidendo 333 Balenottere minori, di cui oltre la metà erano femmine gravide.“La comunità internazionale ha avuto due anni di tempo per Dead Minke Whalesassicurarsi dell’adeguamento del Giappone alle decisioni della Corte Internazionale di Giustizia“, ha detto il Capitano Peter Hammarstedt, Presidente di Sea Shepherd Australia. “Ma alla fine dell’anno la flotta baleniera giapponese salperà ancora una volta dal Giappone con le balene nel mirino dei propri arpioni”.Delusa della mancanza di azione da parte della comunità internazionale, Sea Shepherd Global si sta preparando a ritornare in Oceano del Sud per proteggere le balene con un nuovo pattugliatore, la Ocean Warrior. Costruita con il supporto finanziario della Lotteria Olandese dei Codici Postali, della Lotteria svedese Svenska Postkod Stiftelsen e della Lotteria inglese People’s Postcode Lottery, la Ocean Warrior è la nave più veloce della flotta di Sea Shepherd Global.“Per la prima volta avremo la velocità per raggiungere e superare le navi arpionatrici giapponesi, consapevoli del fatto che la velocità può essere il fattore decisivo per salvare le vite delle balene in Oceano del Sud”, ha dichiarato il Capitano Alex Cornelissen, CEO di Sea Shepherd Global. Sea Shepherd stima di aver già salvato più di 5.000 balene nelle precedenti campagne Antartiche.
La Ocean Warrior arriverà in Australia alla fine dell’anno per sottoporsi ai preparativi finali per la campagna di azione diretta in Antartide 2016/2017. “Il nome dell’undicesima Campagna di Sea Shepherd in Difesa delle Balene in Oceano del Sud sarà Operazione Nemesis, dal nome della Dea Greca dispensatrice di inesorabile giustizia”, ha annunciato Hammarstedt. (foto: Ocean Warrior, Dead Minke Whales)

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Nessun accordo per proteggere le balene

Posted by fidest press agency su domenica, 27 giugno 2010

Si è conclusa  ad Agadir in Marocco la 62esima riunione della Commissione baleniera internazionale (IWC). Purtroppo, ancora una volta non si è raggiunto alcun tipo di accordo per proteggere le balene: un’altra riunione fatta di sole chiacchiere, mentre il prossimo anno Giappone, Norvegia e Islanda continueranno a massacrarne impunemente migliaia di esemplari. “I governi riuniti ad Agadir dovrebbero vergognarsi – commenta Giorgia Monti, resposnsabile campagna Mare di Greenpeace Italia – di essersi ritirati a discutere a “porte chiuse” per nascondere le loro discussioni sterili che non hanno permesso di fare nessun passo avanti nella protezione delle balene. Ma non possono certo nascondere la vergogna della caccia baleniera e della loro incapacità per cercare di fermarla” E’ giunto il momento per tutti quei Governi che si schierano per la conservazione delle balene – come l’Italia –  di mettere immediatamente in atto azioni politiche decise per porre fine alla falsa “caccia per ragioni scientifiche” del Giappone nel Santuario dell’Oceano Antartico e la caccia della Norvegia e dell’Islanda, portata avanti in totale violazione della moratoria esistente. “Da oltre trent’anni – continua Monti – Greenpeace lotta in difesa delle balene. I nostri due attivisti – Junichi e Toru – rischiano più di un anno di carcere per aver denunciato la corruzione e il contrabbando di carne del programma giapponese di caccia alle balene. Cosa sono disposti a fare i paesi che dicono di voler proteggere le balene? Noi continueremo a lavorare per fermare questo vergognoso massacro!”

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Le balene del Tirreno

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 giugno 2010

Si è svolto presso l’Aula consigliare del Comune di Civitavecchia incontro pubblico dal tema: “I cetacei del Mar Tirreno Centrale”. Sono stati presentati i risultati di tre anni di ricerca e monitoraggio di balene e delfini realizzati dall’associazione Accademia del Leviatano lungo il tratto di mare tra Civitavecchia e Golfo Aranci. utilizzando traghetti di linea come punti di osservazione. Le autorità hanno sottolineato come per le diverse specie di cetacei che vivono nei nostri mari, pur essendo tutte protette da leggi nazionali o accordi internazionali, si conosce ancora molto poco del loro habitat e delle loro migrazioni. Dal 2007, grazie alla stretta e proficua collaborazione di una compagnia navale, di una rete di enti, è partito un progetto di monitoraggio che copre i mari che vanno dal Tirreno centrale al Mar Ligure occidentale. ISPRA coordina questa innovativa ed efficiente rete di monitoraggio A tre anni dall’inizio del progetto è emerso un quadro interessante della distribuzione delle specie di cetacei all’interno di un’area protetta specificatamente istituita per la protezione dei cetacei, il Santuario Pelagos, e subito a sud del suo confine orientale. Nel corso dell’incontro sono state anche mostrati diversi hot spot che si incontrano lungo le rotte percorse. In queste aree è auspicabile una ridotta velocità ed una particolare attenzione durante la navigazione. Scopo del network, infatti, è anche quello di mappare i principali hot spot, lungo le rotte delle previste le autostrade del mare.  Nel corso dell’incontro è stato anche presentato il questionario sulla percezione e sensibilità ambientale, nei confronti dell’ambiente marino, da parte dei passeggeri imbarcati su navi e traghetti. Visti i risultati ottenuti, il network di ricerca si augura di poter presto estendere il monitoraggio anche nel Mar Tirreno meridionale

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Le balene del Mar Tirreno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 giugno 2010

Civitavecchia 3 giugno 2010 alle ore 17.00 presso l’Aula Pucci del Comune di in Piazza Guglielmotti. si terrà  un incontro pubblico sulla la nuova stagione di ricerca sui cetacei appena iniziata. Sarà l’occasione per conoscere i dettagli di questo progetto e capire qualcosa di più dei cetacei che vivono nei nostri mari. All’incontro interverranno diversi esperti che approfondiranno le tematiche relative a come è cambiata in un ventennio la presenza e la distribuzione delle diverse specie di cetacei nel Tirreno centrale, qual è il quadro attuale, a larga scala, dei cetacei, all’interno del Santuario dei cetacei Pelagos e subito fuori dei suoi confini. Si parlerà anche di come poter mitigare l’impatto che il traffico navale, soprattutto lungo le “Autostrade del mare”, potrebbe arrecare alle popolazioni di cetacei. Infine, verrà presentata una indagine sulla percezione ambientale, nei confronti dei cetacei, da parte dei passeggeri imbarcati su navi e traghetti.
Dal 2007 l’Accademia del Leviatano Onlus monitora settimanalmente le acque fra Civitavecchia e Golfo Aranci da Maggio a fine Settembre per avvistare i cetacei. Il transetto fa parte di una rete di monitoraggio, coordinata da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), che vede impegnati diversi enti nel monitoraggio dei cetacei in tutto il Tirreno e Mar Ligure utilizzando traghetti di linea (Corsica Sardinia Ferries). L’Accademia del Leviatano non è nuova a questo tipo di ricerche: già negli anni dal 1989 fino al 1992 i ricercatori dell’associazione percorrevano lo stesso tratto di mare segnalando presenza, abbondanza e distribuzione delle diverse specie di cetacei. I nuovi dati ci forniscono quindi un quadro di lungo termine e di larga scala di come questi affascinanti animali vivano nei nostri mari.

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Chiarezza sulla morte delle balene a Vieste

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2009

Lo spiaggiamento di nove balene alla Foce di capo Iale-Laguna di Varano in provincia di Vieste, sull’Adriatico pugliese, la sera del giorno 10 dicembre è un fatto inusuale e drammatico allo stesso tempo. Greenpeace è in stretto contatto con i tecnici intervenuti: “Riteniamo che in questo momento – spiega Giorgia Monti, della campagna Mare di Greenpeace-  la cosa più opportuna sia lasciar lavorare gli operatori e i ricercatori affinché vengano raccolti tutti i dati necessari.  Greenpeace seguirà attentamente gli studi e le analisi che verranno fatte, e si assicurerà che chiarezza venga fatta sulle cause di questo drammatico evento”.  “Purtroppo – spiega Monti- in questi casi risulta sempre molto difficile riuscire a salvare gli animali, per quanto le cause siano ancora tutte da chiarire, in caso di spiaggiamenti massivi gli animali arrivano spesso  sulla costa a causa di gravi danni al loro sistema di orientamento”. Quindi, anche una volta riusciti a riportarli al largo, il rischio è che le balene disorientate e in difficoltà si lascino nuovamente trascinare verso riva, come è successo per gli ultimi due esemplari che sono stati ritrovati oggi. Purtroppo eventi del genere non sorprendono se si pensa all’uso improprio che viene fatto dei nostri mari, dalla pesca eccessiva, all’inquinamento alle aree marine industriali con rigassificatori a mare e trivellazioni petrolifere.  ”Chi piange di fronte a questi eventi senza aver fatto nulla prima per proteggere questi animali e l’ambiente marino in cui vivono, è complice della morte di queste balene. Noi continueremo a lavorare perché questa brutta storia non cada nel buio tra poco e una volta scoperte le cause si sviluppino meccanismi veri di protezione” conclude Monti.

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Ben ritrovate balene

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2009

trattetratte1A maggio è ripreso il monitoraggio estivo dei cetacei lungo il transetto che va da Civitavecchia a Golfo Aranci e già dalla prima traversata sono state avvistate otto balenottere (tra cui due coppie madre-piccolo) e numerose stenelle.  Dal 2007 l’Accademia del Leviatano ha ripreso questo tipo di monitoraggio già condotto fra il 1989 ed il 1992 nel Tirreno centrale a bordo di traghetti. Il principio è piuttosto semplice e soprattutto molto economico. I traghetti viaggiano in maniera periodica, hanno una elevata altezza del ponte per osservazioni ottimali, mantengono rotta e velocità costante permettendo di coprire lunghe distanze con una ripetitività non pensabile per altri mezzi solitamente utilizzati nella ricerca. In questo modo con bassissimi costi, e molto impegno da parte dei ricercatori, è possibile monitorare ampi tratti di mare per lungo tempo. La ricerca permette anche di comprendere le correlazioni fra la presenza dei cetacei ed altri parametri oceanografici o il traffico nautico e le collisioni, fornendo indicazioni utili per eventuali azioni di tutela.  Durante le circa sei ore di navigazione esperti osservatori scrutano l’orizzonte del mar Tirreno dal ponte di comando dei traghetti della Corsica-Sardinia Ferries in partenza dal porto di Civitavecchia. I cetacei sono specie protette da numerose convenzioni ed accordi internazionali, ma sono ancora molti i dati di cui abbiamo bisogno per poter comprendere quali siano le loro abitudini, il loro stato di salute ed i rischi che corrono. Informazioni indispensabili per poter pianificare azioni di conservazione.  L’efficacia del metodo e il sostegno della compagnia dei traghetti ha fatto si che dal 2008 altri enti partecipino su diverse tratte ad un monitoraggio in contemporanea di altre aree nel Tirreno e nel Mar Ligure (incluso il Santuario dei cetacei). Il network, coordinato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) include il Dipartimento di Biologia dell’Università di Genova, Biologia Marina dell’Università di Pisa, la cooperativa CRAB e la fondazione CIMA.  Dai primi risultati dell’estate 2008 (Atti presentati al Convegno Europeo sulla Ricerca sui Cetacei) emerge che nel Tirreno centrale si avvistano numerose balenottere, soprattutto in un’area ad est della Sardegna. L’area in questione è caratterizzata da un relativo basso traffico navale, fondali profondi e presenza di una locale elevata disponibilità alimentare (produzione primaria).  http://lericerchedelleviatano.blogspot.com/. (tratte 1,2)

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