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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘ballottaggi’

Ballottaggi: Serracchiani, Pd si rafforza e aggrega sui territori

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2020

“I risultati dei ballottaggi confermano che il Pd è ben presente sui territori, dove anzi si rafforza, convince e aggrega nel campo del centrosinistra e delle civiche. Ogni elezione fa storia a sé ma nel complesso una buona affermazione nei Comuni è di grande importanza per costruire la rete delle città che ha sempre rappresentato un valore aggiunto per il centrosinistra a livello nazionale. Scelte chiare del Governo e credibilità di proposte e candidati sui territori sono un connubio da perseguire”. E’ il commento della vicepresidente del Pd Debora Serracchiani ai risultati dei ballottaggi per il candidato sindaco, da scegliere tra i due arrivati al ballottaggio nel precedente turno, che si è svolto domenica 20 e lunedì 21 settembre.

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I ballottaggi premiano il Movimento 5 Stelle

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Dal blog delle stelle è stato scritto: “Su 7 città dove eravamo in lizza per conquistare il sindaco, in ben 5 si è registrata la vittoria del cambiamento. Si tratta di Avellino storico feudo Dc, Imola storica ‘roccaforte’ emiliana del Pd, Acireale in provincia di Catania e le riconfermatissime Pomezia (Roma) – dove abbiamo sfiorato il 70% – ed Assemini (Cagliari) dove abbiamo raggiunto quasi il 60% dei consensi. Sono risultati straordinari che devono renderci molto orgogliosi. Pensate che Imola e Avellino sono due città dove da 70 anni dominavano i partiti e gli uomini della Prima Repubblica (a Imola il PCI e poi i partiti del centrosinistra, ad Avellino la Dc).In questa tornata amministrativa sono stati eletti in totale 9 sindaci del Movimento 5 Stelle. I nostri candidati con una sola lista hanno battuto delle accozzaglie di decine di liste composte da quelle persone che hanno sempre fatto il bello e il cattivo tempo in queste città. Davide ha battuto di nuovo Golia. Con una lista, pochi fondi ma tanto amore per queste città e per questo Paese”.

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Ballottaggi: la risposta degli elettori è eloquente

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

“Davanti a dati così netti, di fronte a una valanga di consensi e di fiducia per il Centrodestra da parte degli elettori tanto da far parlare a ragione di vittorie ‘storiche’ l’unica analisi possibile porta alla constatazione di un modello di coalizione vincente basata su credibilità e competenza.Complimenti e auguri dunque a tutti i nostri candidati e alle grande affermazione di Forza Italia.Con i ballottaggi di ieri, l’Italia esce finalmente da una campagna elettorale permanente. Il nostro Paese attende ora, finalmente, risposte dal governo. E se sull’immigrazione possiamo guardare a una svolta quantomeno nell’approccio alla questione, tutte le altre priorità segnano il passo.
Dal Movimento 5Stelle, non a caso punito alle amministrative (vedi il caso clamoroso di Ragusa), non si registra capacità di iniziativa su lavoro, contrasto alla povertà, infrastrutture, imprese. È tutto e solo ‘annuncite’, malattia cronica del nullismo pentastellato. Ma il tempo delle chiacchiere è finito, gli italiani lo hanno detto chiaro e tondo con il loro voto”.
Lo afferma in una nota Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e portavoce unico dei gruppi azzurri di Camera e Senato.

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Ballottaggi: si vince al centro su sicurezza, immigrati e banche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 giugno 2017

urne-voteTra Lega e Forza Italia ha vinto “Forza Italia. Basta vedere i numeri: abbiamo vinto sei ballottaggi nei comuni capoluogo mentre Lega e FdI due a testa, abbiamo portato a casa 124 consiglieri, la Lega 80 e la Meloni 50. E abbiamo un punto percentuale in più del Carroccio sulle liste. Trovo stucchevole giocare a chi è più duro, però Salvini per primo ha rivendicato la supremazia della Lega e il traino della coalizione, trovo giusto rispondere”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista al “Quotidiano Nazionale”. “Non c`è nessun modello Toti. Il segreto del successo è il sistema che Berlusconi ha inventato nel `94, ovvero il centrodestra unito che il governatore ligure sta interpretando molto bene. E una lezione per tutti, a partire da Salvini”.Secondo la Meloni per vincere non bisogna parlare di moderazione. “Il concetto di moderatismo non è nelle mie corde. Penso però che si vince al centro: anche perché in questa campagna elettorale non ho mai sentito parlare di sovranismo o di lepenismo. Io ritengo che si vinca su temi concreti: il Pd ha perso sulla sicurezza, sul tema dei clandestini, su quello dello ius soli e sul tema delle banche. Il governo Renzi-Gentiloni è riuscito a dare la più totale insicurezza alla gente su un terreno cruciale come quello del risparmio”.A proposito: voterete la legge di stabilità se ce ne fosse bisogno? “No. Se la vota il governo. Non faremo regali a nessuno”. Preferisce votare subito o a scadenza naturale? “Con questi chiari di luna, penso che avventure elettorali immediate siano sconsigliabili. Ma se qualcuno vuole votare a novembre, qualora ci siano le condizioni e una legge elettorale che lo consenta, perché no?”.

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Ballottaggi, Brexit, referendum su Renzi elezioni americane

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 giugno 2016

hillary clintonDonald TrumpPotrà sembrare strano, ma per valutare il senso politico della tornata elettorale amministrativa non basterà conoscere l’esito dei ballottaggi di domenica, ma bisognerà attendere giovedì 23 e domenica 26 giugno, quando gli inglesi si saranno pronunciati sulla cosiddetta Brexit, che se passasse aprirebbe le porte alla prima secessione europea in settant’anni, e gli spagnoli saranno tornati alle urne per (ri)tentare di darsi un governo dopo sette mesi di stallo. C’è infatti un filo invisibile ma solido che lega questi tre pronunciamenti popolari, che a loro volta saranno molto indicativi di quale potrà essere l’esito di altri due appuntamenti, entrambi in autunno: il nostro referendum costituzionale e le elezioni presidenziali americane che mettono in competizione Hillary Clinton e Donald Trump. La spiegazione è semplice. Renzi, anteponendo e personalizzando a mo’ di plebiscito la campagna referendaria a quella amministrativa, ha finito per rendere il voto nelle città una scelta politica pro o contro lui. Tanto più lo sono i ballottaggi, che per loro natura si prestano al voto “contro”. È evidente, quindi, che se il Pd, uscito male già dal primo turno, dovesse perdere a Roma, Milano e Torino – le probabilità che ciò capiti anche a Bologna sono basse, anche se lì è già una sconfitta non aver centrato l’obiettivo al primo giro – il colpo per la leadership di Renzi, che per sua cocciuta insistenza ha voluto avere e mantenere le due cariche di presidente del Consiglio e segretario del partito, sarebbe micidiale. Ma quell’eventuale esito avverrebbe in due casi su tre – o tre su quattro se si vuole considerare ancora aperta la partita bolognese – per mano di forze populiste e anti-sistema (5 stelle a Roma e Torino, Lega a Bologna), accomunate tra loro da un’avversione totale all’Europa e all’euro. Forze, cioè, che se fossero inglesi sarebbero alla testa del “partito Brexit”.
Anzi, nel caso dei grillini, c’è una vera e propria alleanza stipulata con l’Ukip di Nigel Farage, il quale non casualmente ha dichiarato al Corriere della Sera: “Grillo e io distruggeremo la vecchia Unione europea. Il 19 giugno i 5 stelle eleggono il sindaco della Capitale e cambiano l’Italia. Il 23 giugno la Gran Bretagna esce dall’Unione e cambia l’Europa. Avremo un effetto domino: l’Ue sta per crollare”. Certo, è anche vero che Luigi Di Maio, presunto leader in pectore del Movimento, ha preso le distanze, almeno in parte, dalle posizioni più oltranziste. Ma rimane il fatto che, a ben pensarci, il dualismo del voto italiano (per come si è messo) e di quello inglese è uguale: votare in modo conservativo a favore degli attuali establishment (europeisti), in nome della stabilità e della governabilità, o azzardare il voto “contro” per protesta e manifesta scontentezza verso lo status quo, pur sapendo che la clava che si usa ha limiti evidenti?
Il caso Campidoglio
Si prenda Roma: tutti sanno che Giachetti è più attrezzato, in termini di esperienza politica e conoscenza della macchina amministrativa, della fragile Raggi (già molto meglio appare la Appendino a Torino), ma nello stesso tempo sono in molti a credere – ed è difficile dar loro torto – che il Pd romano abbia dato abbondanti prove di pochezza (quando non peggio). E in più c’è il fattore Renzi, dividente. Ergo, è probabile che siano in molti a pensare che a parità di incapacità di governare tanto vale dare una lezione agli arroganti. E dunque che, pur consci che la grillina sindaco difficilmente caverà il classico ragno dal buco, è meglio che vinca la Raggi. O meglio, che perda il Pd. Anche perché, si aggiunge, a quel punto gli elettori che votano i 5 stelle con convinzione, si renderanno consapevoli che non basta sfogarsi contro chi pur merita il loro voltar le spalle, che non basta qualche faccia nuova se il prezzo che si paga è l’incompetenza e l’inesperienza. Insomma, che ci vuole altro. Nel frattempo, però, avrà prevalso la protesta.
In ballo c’è l’Europa
europa comunitariaE, se ci pensate bene, è lo stesso tipo di opzione su cui gli inglesi sono chiamati a pronunciarsi: l’attuale Europa è un’inguardabile incompiuta, su questo non ci piove, ma si tratta di decidere se sia meglio assestarle una bastonata – magari nella speranza di un sussulto reattivo – o se sia preferibile non buttar via quel poco che c’è. E nel fare la scelta se restare o uscire dall’Europa, gli inglesi finiranno inevitabilmente per influire sia sugli orientamenti degli spagnoli – Podemos, il partito anti-sistema, è già salito dal 20,7% delle elezioni di dicembre al 26% degli ultimi sondaggi e potrebbe diventare la prima forza del paese, seppure in coalizione con i socialisti del Psoe – sia sulla scelta per la Casa Bianca.Se gli americani vedranno i loro principali alleati oltreoceano prendersi la libertà di mandare a quel paese l’Europa, allora saranno tentati di imitarli votando l’uomo della rottura, pur sapendo che Trump è pieno di difetti; altrimenti, in caso contrario, sentiranno più logico scegliere la rassicurante continuità con la Clinton. D’altra parte, la politica americana e quella inglese sono sempre state legate: la Thatcher arrivò al potere nel 1979, Reagan nel 1978. Clinton nel 1992, Blair nel 1997. Farage e Boris Johnson sono speculari a Trump, per i Brexiters lasciare la Ue è come il muro al confine con il Messico per i sostenitori dell’outsider repubblicano, l’idea di un argine all’immigrazione (che né Cameron nè Obama riescono a fermare) è identica. Così come sono entrambi contro “le élite” e l’eccesso di regole, facendo leva sul medesimo sentimento di paura.
Come ha efficacemente rilevato il Financial Times, una parte dell’America è terrorizzata dalla Brexit. Mai un presidente Usa, prima di Obama, era entrato nella campagna elettorale di una democrazia alleata. E mai nessuno dei 13 precedenti Segretari di Stato e alla Difesa aveva preso posizione. Insomma, mai l’establishment americano era intervenuto con tale forza. Non c’è un legame di causa ed effetto tra i due voti, ma il referendum britannico è un testo sullo stato di salute delle democrazie occidentali che, a seconda, può psicologicamente rappresentare un semaforo rosso o verde per Trump.
Un referendum su Renzi
Dunque, tornando all’Italia, dopo i ballottaggi dovremo leggere il voto sommandolo a quello del primo turno, considerare la quantità assoluta di suffragi (e non le percentuali, che sono sempre fuorvianti), conteggiare le astensioni. Questa analisi ci darà una prima indicazione delle dimensioni degli schieramenti in vista del referendum istituzionale, che sarà discriminante per sapere se proseguirà o si sarà chiusa la stagione del renzismo, che qui abbiamo chiamato Seconda Repubblica bis. Ma non sarà sufficiente.Solo dopo la scelta britannica e iberica, e in pieno clima elettorale americano, conosceremo quale sorte ci toccherà. Sapendo fin d’ora che abbiamo tre possibilità: confermare Renzi e il renzismo, affidarci anche noi al populismo “anti”, o trovare un’alternativa, tutta da costruire ma non impossibile, unendo le forze moderate e riformiste. In tutti i casi, allacciate le cinture di sicurezza. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Risultati e conseguenze amministrative: aspettiamo esito ballottaggi

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

Enrico Cisnetto, “Cortina InConTra”

Enrico Cisnetto

Come pronosticato, nelle grandi città e persino nei comuni di medie dimensioni i ballottaggi non sono più l’eccezione ma la regola del voto amministrativo. Dunque è inutile voler trarre conclusioni politiche dopo la prima tornata elettorale. E a maggior ragione è puro azzardo proiettare ora i dati del primo turno sul referendum di ottobre e sulle future elezioni politiche. In questa fase, più che impegnarsi in valutazioni prospettiche è opportuno smontare almeno tre sciocchezze che circolano e su cui si sono prontamente innestati dibattiti, ridondanti quando non anche tossici.
Il primo giudizio forzato è quello su Renzi, dato già per sconfitto, e non solo alle amministrative. Ora, che il presidente del Consiglio abbia commesso errori, anzi un considerevole numero di errori, è certo. Prima di tutto, paga l’errore capitale di aver voluto abbinare al ruolo di capo del Governo anche quello di segretario del partito, cosa che noi di TerzaRepubblica gli abbiamo detto e ridetto fin dal primo momento. Poi, nello specifico, ha sbagliato l’approccio alla campagna elettorale: prima ha parlato solo del referendum – tra l’altro personalizzandolo, con ciò riuscendo nella brillante impresa di aggregare tutti i nemici – quindi, capito che questo irritava, si è buttato nella tenzone finendo per essere più di danno che di vantaggio per i candidati Pd. Già deboli di loro perché, come ha ben osservato Claudio Martelli, lui li ha pigramente pescati “nell’arido recinto di un partito spento, diviso tra servilismi e risentimenti, pronto a osannare il capo che vince o a non volerlo ai comizi se appena traballa, che tiene nei centri cittadini ricchi ma perde di brutto nelle periferie, sempre più espressione di un mondo benestante e ben introdotto”. E d’altra parte, dove poteva trovarli, visto che non ha costruito luoghi di aggregazione e selezione politica – le Leopolde sono passerelle mediatiche – né fatto alleanze? Infine, Renzi ha commesso l’errore a nostro avviso più grave: non ha capito che la sua immagine – un po’ per ragioni di forza maggiore, e molto per colpa della sua arroganza – è via via passata da uomo della rupture a perno di un establishment, e per di più sgangherato, contro cui era invitabile che si scagliasse l’ondata populista. Non sufficientemente forti, Renzi e il suo Governo, in termini di autorevolezza e risultati, per essere esenti a sua volta dalle tentazioni peroniste. E governare alternando l’ostentazione del decisionismo (sempre meno credibile alla prova dei fatti) alle parole d’ordine anti-sistema (che suonano meglio in bocca ai guitti del vaffa o a un lepenista alla Salvini) non è proprio il miglior modo per risultare convincenti.Detto tutto questo, sono assolutamente premature le diverse conclusioni che abbiamo visto trarre in questi giorni, sia quelle che vogliono Renzi già a casa, sia quelle opposte. Sul fatto che il Pd renziano non sia più il partito del 40% delle elezioni europee non ci piove, e sarebbe bene che Renzi ne prendesse atto una volta per tutte. Ma da qui a darlo per morto ce ne corre, e scorgiamo troppi commettere questo errore. Vedremo dopo i ballottaggi, che è bene ricordare sono elezioni nuove, non il secondo tempo di quelle che si sono già svolte, con quali elementi di forza e di debolezza Renzi, perno e nello stesso tempo parafulmine dell’intero sistema politico italiano, potrà affrontare il dopo elezioni. Certo, non è difficile pronosticare che perdere Roma sarà grave ma anche un po’ scontato, perdere pure Milano comincerà ad essere pesante, mentre se alle due città più importanti si dovesse aggiungere anche Torino e, peggio ancora, anche Bologna, si parlerà inevitabilmente di débâcle. Uno scenario che aprirebbe nel Pd quella resa dei conti che finora non c’è stata e che – siamo pronti a scommettere – vedrebbe il governatore della Puglia, Emiliano, alla testa della rivolta (attacco alla segreteria o addirittura scissione). Rimane comunque il fatto che a Renzi premier fanno più male i fischi dei commercianti (quelli all’assemblea di Confcommercio), sintomo di una sfiducia sul fatto che l’Italia sia davvero uscita dalla recessione così come il capo del Governo ha sbandierato ai quattro venti per mesi.Il secondo errore che abbiamo visto commettere dopo la prima manche elettorale è dare per vittoriosi i 5stelle, ma soprattutto considerarli emancipati dalle vecchie logiche padronali della ditta Grillo & Casaleggio per il solo fatto che il comico genovese è rimasto defilato nella competizione. Allora, circa i risultati, si vedano i numeri elaborati dall’Istituto Cattaneo, secondo il quale i 5stelle risultano più forti solo rispetto alle precedenti elezioni amministrative del 2011, cui parteciparono in modo molto limitato, mentre rispetto alle ultime politiche perdono quattro punti. Anche qui, dunque, attendiamo l’esito dei ballottaggi, anche se francamente è difficile credere che alla Raggi possa sfuggire il Campidoglio. E solo piazzeranno la bandierina anche a Torino li potremo definire vincenti. Quel che è già certo, invece, è che non sia affatto in corso un mutamento genetico del movimento pentastellare, la cui gestione era e rimane opaca e priva di salvaguardie democratiche, e la cui proposta è ancora rozza, banale e priva di cultura politica. Il fatto che sia cresciuto l’interesse per i grillini nelle rappresentanze diplomatiche in Italia e persino oltre Tevere, il fatto che i dirigenti più noti del movimento siano ricevuti, trattati e studiati come protagonisti della vita politica, non significa altro che i poteri si predispongono a fare i conti con loro. Ma questa attenzione, così come il loro consenso elettorale, sono inversamente proporzionali ai loro meriti e direttamente proporzionali ai demeriti degli altri partiti e più in generale della vecchia classe politica. Dunque chi scommette sul fatto che prima o poi i grillini dismetteranno la loro orgogliosa “diversità” per aprirsi alla collaborazione con altri deve sapere che corre lo stesso rischio di chi sottoscrive l’aumento di capitale di una delle banche in default. Auguri. Si dice: ma Luigi Di Maio non nasconde l’ambizione di scalare Palazzo Chigi. Vero. E se sarà, dovremo tutti ringraziare Renzi e il suo sciagurato sistema di voto chiamato Italicum. Ma finora, al di là dell’abbigliamento e della postura istituzionale, non gli abbiamo sentito tirare fuori un’idea che una.Infine, la terza lettura sbagliata che vediamo girare dopo le amministrative (ma circolava anche prima) riguarda la cosiddetta tripolarizzazione del sistema politico. Lettura che discende dalla constatazione che al vecchio bipolarismo si è aggiunta la terza gamba dei 5stelle. L’aggiunta del terzo incomodo è vera, peccato però che nel frattempo non ci sia più né il centro-sinistra perché è rimasto solo il Pd (parliamo delle forze elettoralmente vive, non di quelle oggi sedute in Parlamento), né tantomeno il centro-destra, visto che – caso Milano a parte, che pensiamo non sia destinato a lasciar traccia a livello nazionale, comunque vada il ballottaggio – la Lega e la destra lepeniste sono destinate a far storia a sé e prima o poi a incrociare il loro destino con quello dei grillini, mentre il berlusconismo non pare poter avere eredi se non a prescindere da Berlusconi e da Forza Italia. Ne parliamo dopo i ballottaggi, e in attesa del referendum. Ma il quadro è destinato a mutare. Profondamente. Non sappiamo ancora se in meglio o in peggio. (By Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Ballottaggi amministrative: voto di Parma

Posted by fidest press agency su martedì, 22 Maggio 2012

Parma 2007

Parma 2007 (Photo credit: ho visto nina volare)

“Non nascondiamo la testa sotto la sabbia: il risultato di Parma offusca ogni altra vittoria del Pd”. Lo afferma l’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani, commentando l’affermazione del candidato del Movimento 5 Stelle, Federico Pizzarotti, al ballottaggio a Parma.Secondo Serracchiani “sarebbe ingiusto sminuire un risultato elettorale che porta il centrosinistra ad amministrare 18 capoluoghi su 26 che andavano al voto, ma gli elementi di forte riflessione che vengono da Parma, oggi, non devono assolutamente essere accantonati dai leader nazionali del Partito democratico”.Per l’esponente democratica “se la credibilità di una leadership politica si rivela nel percepire e nell’accompagnare i mutamenti e i bisogni della società, per Bersani questo è il momento di dimostrare che il Pd è all’altezza delle vittorie e impara sul serio dalle sconfitte. Dopo Parma, il motto ‘rinnovarsi o morire’ non è una critica alla segreteria ma – conclude – una proposta concreta”.
(Giancarlo Lancellotti)

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Quel capopopolo di Renzo Tramaglino

Posted by fidest press agency su domenica, 19 giugno 2011

La lega ti difende e ti perdona (forse)

Image by AdrianoIt via Flickr

Il discorso di Bossi va interpretato, in tutti i sensi, perchè se qualcosa è mancata è la chiarezza. Manca la chiarezza se si prescinde da una verità che sta sotto gli occhi, ma nessuno vuole vedere. La Lega ha perso in tre circostanze: amministrative, ballottaggi e referendum, è come una spa che in borsa perde il 20% perchè gli azionisti hanno perso fiducia. Allora bisogna recuperare, ma non fiducia, bensì consensi elettorali per ridare fiato alla quotazione. Non si tratta più di un discorso politico, bensì economico e finanziario. A chi gioverebbe un rilancio della Lega sul piano elettorale? Non a Bossi, nè ai “colonnelli”; per loro servirebbe un rilancio politico, che non possono e non sanno organizzare, chiusi come sono nella demagogia delle parole. Ma gioverebbe all’investitore istituzionale che, acquistando lo stemma e lo statuto della Lega, ha acquistato anche la sua dimensione elettorale; ma se crolla tale dimensione, allora si è trattato di un pessimo investimento. Ecco organizzata la sceneggiata di Pontida, farcita di minacce ben ponderate, ma unitamente a rassicuranti progetti futuribili che nulla lasciano intravedere circa la tenuta di questo governo. La base leghista adesso starà certamente riflettendo quanto è stata ulteriormente presa in giro dal “capo”, con progetti ad affetto utili solo a ricolmare i vuoti elettorali che si sono aperti come conseguenza di un terremoto irreversibile. Per il resto rimando al Manzoni e alla sua descrizione di quel capopopolo di Renzo Tramaglino. (Rosario Amico Roxas)

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Cassazione: si al referendum sul nucleare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2011

Ed ora seppelliamolo sotto una valanga di SI, affoghiamolo in un mare di SI, copriamolo con una montagna di SI. Il popolo italiano scriva la parola“Fine” al “berlusconismo” come modello di gestione del potere e come modello di vita del nostro Paese. Dopo la botta del “primo turno”, dopo il colpo dei “ballottaggi”, assestiamo il colpo di grazia ad un governo “morituro” e ad un Presidente del Consiglio sul quale finalmente gli Italiani hanno aperto gli occhi. Berlusconi non potrà reggere ad una “tripletta” del genere e meno che meno potranno reggere personaggi squallidi come i cosiddetti “Responsabili”, a partire da “tutti gli Scilipoti del mondo” di cui quel gruppo è pieno. La maggioranza si sfalderà come neve al sole. Ed ora lavoriamo tutti affinché si raggiunga il quorum! La Cassazione ha accolto la tesi di Italia dei Valori, che era assistita da Alessandro Pace, noto costituzionalista ed in particolare studioso del tema specifico. (Antonio Borghese deputato Idv)

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L’infedele a Tg7

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Maggio 2011

Milano lunedì 30 maggio alle ore 21:10 presso gli studi televisivi INTERACTIVE in Via Feltre 17, ( fermata UDINE, linea verde). L’Infedele farà un analisi dei risultati dei ballottaggi. La trasmissione sarà realizzata in diretta.

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Alla vigilia dei ballottaggi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Maggio 2011

“Berlusconi si rassegni: ha finito il suo tempo anche a Trieste”. Lo ha affermato l’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani, commentando le parole del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il quale in un videomessaggio ha detto che ‘i ballottaggi del 29 maggio sono una nuova sfida, a Milano come a Napoli, a Trieste come a Cagliari’. Secondo Serracchiani, che è segretaria regionale del Pd in Friuli Venezia Giulia, “in particolare nelle città del nord, dopo anni di illusioni è caduto il velo e la gente non si fida più di Berlusconi e tantomeno delle sue promesse. Per questo si sbriciolano i feudi del Pdl come Trieste, dove i cittadini stanno per sciogliersi dalla grigia cappa del Cavaliere e dei suoi valvassini locali”. “La più penosa ammissione di fallimento di Berlusconi – ha aggiunto Serracchiani – è l’appello ai moderati, proprio a coloro che gli hanno girato le spalle perché stufi dei suoi eccessi, schiamazzi e fallimenti, persone che chiedono alla politica di cambiare tono e di fare il suo dovere, cioè buon governo e – ha concluso – buona amministrazione”. (Giancarlo Lancellotti)

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Pd: Cambiare ora si può. Insieme

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Maggio 2011

Pier Luigi Bersani scrive: “A risultati definitivi possiamo dire vinciamo noi e perdono loro. Tra vittorie al primo turno e ballottaggi che si terranno tra due settimane su 35 candidati sono 28 quelli del PD. Hanno perso il PDL, la Lega, Berlusconi che ha voluto trasformare il voto in un referendum sul suo governo. Ho riso di gusto quando ho sentito i coordinatori del PDL dire che alle amministrative c’è stato ‘un pareggio’. Se per loro 3-0 è un pareggio, per me va bene così. Gli elettori hanno dato al PDL una scoppola micidiale, e non è solo il risultato ottenuto nelle grandi città a renderci orgogliosi: avevamo chiesto in questa campagna elettorale un segnale di cambiamento ed e è arrivato in maniera inequivocabile. Dal nord soffia un vento su tutto il Paese, come ho detto in conferenza stampa vinciamo a Torino e Bologna, andiamo al ballottaggio a Milano e Trieste e sono importanti le affermazioni ottenute dai candidati democratici negli altri centri della Lombardia ai danni della Lega, proprio a casa loro.
Sono felice per Piero Fassino e Virginio Merola, eletti al primo turno a Torino e a Bologna, dove l’ultima volta c’era stato il ballottaggio. Due rappresentanti del PD scelti dagli elettori del centrosinistra alle primarie. A Milano c’è stato uno straordinario successo di Giuliano Pisapia e al tempo stesso una straordinaria affermazione del Partito Democratico, primo partito in città. Non c’è niente di strano, le primarie si fanno apposta per scegliere il candidato che ha più possibilità di vincere. Ora nei ballottaggi di Milano e Napoli questo segnale va confermato per far capire a tutti che nell’azione di governo si può e si deve essere democratici, come in tutti i paesi del mondo che non si sono messi in vena il ‘ghe pensi mi’. Sono convinto che anche a Napoli e negli altri luoghi in cui non è stato possibile avere il centrosinistra unito al primo turno troveremo la chiave per compattarci e vincere”.

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Il partito del non voto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 aprile 2010

“Il partito uscito più rafforzato dalle urne dell’ultima tornata elettorale è sicuramente quello dell’astensionismo”, lo dichiara l’on. Americo Porfidia del gruppo Misto, che aggiunge “I dati sono più che evidenti, alle ultime elezioni regionali un elettore su tre non ha votato. Rispetto alle regionali del 2005 la partecipazione elettorale è scesa ben oltre il 70% toccando il 63,5% e registrando in alcuni casi, come nel Lazio un segno meno vicino al 12 % rispetto alle precedenti. Il forte calo dell’affluenza alle urne si è registrato anche alle più recenti elezioni amministrative. Nei 41 comuni interessati dai ballottaggi per l’elezione del sindaco e il rinnovo dei Consigli comunali si è recato infatti alle urne solo il 58,76% dei votanti. Sono dati che dovrebbero allarmare la classe politica, che ha il compito di attivare la partecipazione politica della popolazione che intende rappresentare. E’ evidente – sottolinea Porfidia – che l’astensionismo è il segnale di un malessere profondo che sta investendo il rapporto tra gli italiani e la politica nel suo complesso. L’astensionismo erode l’anima stessa della prassi democratica. La partecipazione certo non si esaurisce nell’atto del voto ma certamente trova in esso un momento centrale del suo intero svolgimento.” “Io non credo – conclude l’on. Porfidia – che l’astensione possa essere combattuta con riforme che riguardano la nostra forma di governo o la giustizia. La politica deve impegnarsi nel risolvere i problemi reali dei cittadini, quali il lavoro, la sanità, la scuola, l’ambiente. Purtroppo anche per volere dell’attuale governo non si riesce da tempo a riportare l’attenzione politica su temi di questa natura.”

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Italia e Europa oltre il voto

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2009

Mestre 26 giugno al Centro Culturale Candiani, sala conferenze IV piano (Piazzale Candiani), dalle ore 14.00 si terrà il seminario Italia e Europa oltre il voto organizzato dal Centro di formazione politica – Milano – e dalla Fondazione Gianni Pellicani. Attraverso dati, analisi, riflessioni si cercherà di decifrare il nuovo assetto politico determinato dalle elezioni del 6-7 giugno e dai ballottaggi del 21-22. Italia e Europa hanno votato. Si è chiusa una lunga e tormentata campagna elettorale.  Quale Europa è uscita dalla urne? Dal 4 al 7 giugno circa 375 milioni di elettori di 27 stati europei hanno votato una nuova rappresentanza politica comune. Si è trattato di una delle più grandi elezioni democratiche del mondo. Molte le questioni sollevate, dal crescente astensionismo al rafforzamento dei movimenti antieuropeisti. Nel corso del seminario si analizzerà la nuova composizione del Parlamento europeo e si cercherà di capire il ruolo dell’Unione Europea nello scenario della politica mondiale. Com’è cambiato il quadro di governo delle amministrazioni locali nelle città e nelle provincie italiane?  Il voto per le amministrative è stato caratterizzato anch’esso da un alta percentuale d’astensionismo. Con il balottaggio del 21 e 22 giugno si è chiusa una tornata elettorale che ha visto i cittadini italiani votare in centinaia di comuni e decine di provincie in tutta la penisola. Durante il seminario si dibatterà della ricaduta del voto amministrativo nello scenario politico italiano per cercare di tratteggiare i nuovi rapporti di forza tra gli schieramenti politici del nostro paese.Tra gli altri interverranno Massimo Cacciari, Ilvo Diamanti, François Lafond e Linda Lanzillotta.

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Mantovani (PdL): “Eliminare i ballottaggi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2009

“L’istituto dei ballottaggi si è dimostrato ancora una volta costoso ed inutile. Auspico per questo che presto possa essere rivisto”. Così afferma Mario Mantovani, sottosegretario alle Infrastrutture e responsabile nazionale Albo Difensori del voto.  “Non è consuetudine degli Italiani ritornare ai seggi per ben due volte nel giro di pochi giorni. Infatti è ovunque riscontrabile –prosegue Mantovani- il grande astensionismo degli elettori tra il primo e il secondo turno previsto per le elezioni amministrative”. “La democrazia si afferma nella sua pienezza quando c’è partecipazione di popolo e la politica deve onorare la volontà della maggioranza degli elettori, evitando che l’amministrazione delle Province e dei Comuni possa essere decisa nei ballottaggi da un gruppo minoritario di cittadini”.

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