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Church in Mali urges international help as crisis unfolds

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

English: Bamako Cathedral, Mali

English: Bamako Cathedral, Mali (Photo credit: Wikipedia)

The president of Caritas Mali, Archbishop Jean Zerbo of Bamako, has asked for a humanitarian corridor to be opened in his war-torn country. He also appealed to the global Caritas network and the international community to help those affected by the conflict currently being fought. French and African troops are trying to prevent Islamic rebels who have taken control of northern Mali from advancing further. Archbishop Jean Zerbo of Bamako said, “A new period of suffering is beginning for the people of Mali. We would welcome support so that we can help the increasing number of displaced and refugees.” Reports say up to 400,000 people have fled their homes either to southern Mali or to neighbouring countries since the rebels began advancing from the north last year. Some 18 million people lived through a severe food crisis in the region last year. It is feared that influxes of refugees will deplete low food supplies in some countries.“People will increasingly need food, drinking water, hygiene kits, anti-malarials and other items to cover their basic needs as the situation worsens. Here we’re in the cold season, and it is also damp. This makes the humanitarian situation even more complicated,” says Archbishop Zerbo. Caritas Mali continues to work with Catholic Relief Services (a US member of the Caritas network) on development projects in unaffected areas and has been monitoring the situation. Insecurity means that it is extremely difficult for humanitarian agencies to operate. The Caritas office in Mopti has been closed for the past week because of intensive fighting in the surrounding area.French airstrikes started in the north of Mali a week ago. A ground offensive has now begun with the help of African troops. The UN says that at least 30,000 people have abandoned their homes over the past few days. A small percentage have gone to Niger, Burkina Faso and Mauritania. Ninety percent of those fleeing are women.

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Mali: gravi attacchi contro civili Tuareg

Posted by fidest press agency su sabato, 4 febbraio 2012

English: Bamako Cathedral, Mali

Image via Wikipedia

In seguito alle aggressioni contro civili Tuareg avvenute la scorsa settimana in Mali, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha esortato il governo del Mali a garantire la tutela della popolazione civile Tuareg. In seguito ai successi militari ottenuti dai ribelli Tuareg, nelle città di Kati e Bamako sono state attaccate abitazioni ed esercizi commerciali appartenenti a Tuareg senza che le forze dell’ordine intervenissero per fermare gli attacchi. Gli aggressori erano principalmente donne, madri e mogli di soldati caduti negli scontri contro i ribelli Tuareg nel nord del paese. Nella città di Kati sono stati distrutti e saccheggiati una farmacia, un ospedale e diversi negozi di Tuareg mentre gli abitanti Tuareg della città hanno cercato rifugiato nel commissariato di polizia.L’APM ricorda alle autorità del Mali che i Tuareg hanno, come tutti i cittadini del paese, diritto alla tutela da parte delle forze dell’ordine che non possono restare a guardare mentre persone Tuareg vengono minacciate e la loro proprietà distrutta semplicemente a causa della loro appartenenza etnica. Per contro i responsabili delle aggressioni devono essere indagati e devono assumersi la responsabilità dei loro atti.I manifestanti e lo stesso governo del Mali accusano i ribelli Tuareg di aver commesso gravi violazioni dei diritti umani e il governo ha annunciato di voler far intervenire il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Le accuse rivolte dal governo ai ribelli devono essere indagate e verificate da una commissione indipendente, cosa che attualmente non è possibile fare a causa della pericolosità che caratterizza il nord del paese. Ma se anche queste accuse dovessero rivelarsi corrette, ciò non giustifica la criminalizzazione in toto di tutta la popolazione Tuareg del paese. Il rischio è l’ulteriore emarginazione della popolazione Tuareg nel Mali e un conseguente inasprimento della rivolta. Anche i Tuareg che prestano servizio nell’esercito maliano sono stati sospettati in blocco di mancata lealtà di sostenere la ribellione.Nel frattempo la vicina Algeria ha sospeso gli aiuti militari al Mali per non favorire l’inasprimento del conflitto militare. Attualmente in Algeria si stanno svolgendo dei colloqui tra il governo del Mali e il movimento Tuareg MNLA (Movimento nazionale per la liberazione dello Azawad). In seguito ai successi militari ottenuti dal movimento Tuareg non ci si aspetta però che i colloqui possano concludersi positivamente.

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