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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

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“Ugo Forno. Il partigiano bambino”

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2020

Non ha pensato alla sua vita: quando ha capito che bisognava intervenire per il bene di tutti, non ha esitato, arrivando al sacrificio estremo. La storia di un giovanissimo eroe è raccontata in “Ugo Forno. Il partigiano bambino”, scritto dal biografo ufficiale Felice Cipriani, edito da Diarkos. “Dotato di intelligenza vivace e pronta, piena di amor proprio, ha saputo conseguire un brillante risultato. Profilo vivace, intelligente, viene a scuola con entusiasmo. È felice se può dimostrare che sa. Pieno di buona volontà, un po’ troppo irrequieto, ma buono e generoso”. Queste sono le parole dell’insegnante di Ugo Forno per la promozione alla III classe. Classe che, nonostante il suo amore per la scuola, non frequenterà perché Ugo Forno morirà da eroe a soli 12 anni, il 5 giugno 1944, in una delle ultime azioni della Resistenza romana. Una storia che può far riflettere tanti ragazzi di oggi, che hanno come solo riferimenti personaggi di reality show o delle piattaforme social.
Nel libro Ugo Forno. Il partigiano bambino (edito da Diarkos), Felice Cipriani, giornalista, biografo ufficiale di Forno e coordinatore dell’associazione a lui dedicata, racconta la storia del piccolo grande eroe, tracciando un vivido spaccato di quegli anni di guerra e privazioni.L’autore racconta una Roma che ora può sembrare inverosimile, in cui i ragazzini giocavano nei campi vicino alle case, in cui all’esultanza per l’armistizio dell’8 settembre del 1943, subentrano la paura e le privazioni di una dura battaglia per scacciare le truppe tedesche dalla Capitale.Ugo Forno è solo una ragazzino, ma si rende conto del momento storico che sta vivendo e sente forte l’impegno dei genitori per nascondere i soldati italiani dalle ritorsioni delle truppe nemiche, anche a rischio della loro vita.
Così quel 5 giugno del 1944, quando capisce che è arrivato il momento di entrare in azione, Ugo Forno non ha esitazioni. Le truppe Alleate stanno entrando a Roma. Il dodicenne vede i tedeschi che stanno posizionando l’esplosivo sul ponte dell’Aniene per farlo saltare. Si tratta di una via di comunicazione essenziale per l’avanzata degli Alleati: bisogna impedire quel sabotaggio. Ugo Forno lancia l’allarme, imbraccia le armi nascoste in una grotta e, insieme a un piccolo gruppo di contadini, comincia a sparare, costringendo i tedeschi a rinunciare all’impresa. Ma nel combattimento una scheggia sollevata da un colpo di mortaio lo colpirà al cuore, uccidendolo. Il corpo del dodicenne è stato avvolto nel Tricolore italiano, perché tutti i presenti hanno fin da subito testimoniato l’eroico coraggio di Ugo Forno. Un piccolo eroe che per lungo tempo è stato dimenticato, se consideriamo che la Medaglia d’Oro alla Memoria gli è stata conferita solo nel 2013. L’obiettivo del libro di Cipriani è proprio quello di far conoscere la storia di Ugo Forno, soprattutto alle nuove generazioni, che tanto hanno bisogno di esempi positivi.

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Tumori solidi nel bambino

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 febbraio 2020

Salerno 15 febbraio presso l’Aula Scozia dell’AOU San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona di Salerno, si terrà l’evento che è accreditato secondo gli standard previsti dal programma nazionale di Educazione Continua in Medicina (ECM) a cura del Consorzio ISMESS di Salerno, provider ECM (ID 922) e presso il Ministero della Salute.
La data è stata scelta in quanto in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile. L’incontro gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed è indetta da ICCCPO – International Confederation of Childhood Cancer Parent Organizations dalla rete delle Associazioni di Genitori di bambini malati FIAGOP (Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncologia Pediatrica), AIEOP (Associazione Italiana Ematologia Oncologia Pediatrica) e OPEN (Associazione Oncologia Pediatrica e Neuroblastoma). Con quasi 1000 nuovi casi diagnosticati ogni anno, i tumori solidi dell’età pediatrica rappresentano una percentuale importante dei circa 1500 tumori rilevati in Italia ogni anno, in bambini di età compresa tra 0 e 14 anni.
Durante la giornata, si farà il punto sulle novità, in campo diagnostico e terapeutico, circa i principali tumori solidi pediatrici. Verrà affrontato il problema della radioterapia, ponendo l’accento, in particolare, sugli aspetti a favore e di quelli contro l’uso degli elettroni o dei protoni. Si discuterà, infine, delle possibili complicazioni a distanza che si possono osservare nei lungo-sopravviventi da tumore pediatrico e sulle linee guida per programmi di follow-up e screening.
In contemporanea, si terrà il II Convegno Nazionale dei Guariti, autonomamente gestito dai ragazzi guariti, ex bambini malati di cancro, per affrontare tematiche relative alle loro necessità e alle loro prospettive.

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“Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio”

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

Roma Lunedì 24 febbraio 2020 Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4. E’ lo slogan per lanciare il Global Compact on Education, un appello a «ricostruire il patto educativo globale» che sarà sottoscritto in Vaticano il prossimo 14 maggio 2020 da rappresentanti delle principali religioni, esponenti di organismi internazionali e istituzioni umanitarie, membri del mondo accademico, economico, politico e culturale.Il Santo Padre ha incaricato la Congregazione per l’Educazione Cattolica di coinvolgere nel patto quanti hanno a cuore l’educazione delle giovani generazioni. La Congregazione è l’organismo della Santa Sede a cui fanno riferimento, nel mondo, 216 mila scuole e 1.750 università cattoliche.In vista di questo evento mondiale, la Pontificia Università Gregoriana (Centro Studi Interreligiosi della Gregoriana e il Centro “Cardinal Bea” per gli Studi Giudaici) in collaborazione con il Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica ha organizzato per il prossimo 24 febbraio 2020 la giornata di studio intitolata “Educare a un’umanità più fraterna: il contributo delle religioni”.Sette relatori in rappresentanza di sette diverse tradizioni religiose (cristianesimo, ebraismo, islam, induismo, buddismo, confucianesimo e religioni tradizionali africane) parteciperanno a due Tavole rotonde. La prima, riservata a docenti e studenti, si svolgerà nella mattinata e sarà sul tema: “L’immagine dell’altro nella propria Tradizione”. La seconda tavola rotonda, a partire dalle ore 17 e aperta al pubblico, si svolgerà in Aula magna e si interrogherà sulle risorse delle proprie tradizione religiose per costruire una fraternità universale. Modererà l’incontro P. Laurent Basanese S.J., Direttore del Centro Studi Interreligiosi della Gregoriana, mentre le conclusioni saranno affidate a P. Diego Sarrió Cucarella M. Afr., Preside del Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica. Infine gli studenti della Scuola Secondaria “Teresa Spinelli” di Roma eseguiranno un “Canto alla Fratellanza”. È prevista la traduzione simultanea in italiano, inglese, francese. L’ingresso alla sessione pubblica è libero con registrazione obbligatoria entro il 17 febbraio 2020 sul sito http://www.unigre.it I giornalisti devono invece accreditarsi rispondendo al presente comunicato.
Il Santo Padre ha incaricato la Congregazione per l’Educazione Cattolica di coinvolgere nel patto quanti hanno a cuore l’educazione delle giovani generazioni. La Congregazione è l’organismo della Santa Sede a cui fanno riferimento, nel mondo, 216 mila scuole e 1.750 università cattoliche.In vista di questo evento mondiale, la Pontificia Università Gregoriana (Centro Studi Interreligiosi della Gregoriana e il Centro “Cardinal Bea” per gli Studi Giudaici) in collaborazione con il Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica ha organizzato per il prossimo 24 febbraio 2020 la giornata di studio intitolata “Educare a un’umanità più fraterna: il contributo delle religioni”.Sette relatori in rappresentanza di sette diverse tradizioni religiose (cristianesimo, ebraismo, islam, induismo, buddismo, confucianesimo e religioni tradizionali africane) parteciperanno a due Tavole rotonde. La prima, riservata a docenti e studenti, si svolgerà nella mattinata e sarà sul tema: “L’immagine dell’altro nella propria Tradizione”. La seconda tavola rotonda, a partire dalle ore 17 e aperta al pubblico, si svolgerà in Aula magna e si interrogherà sulle risorse delle proprie tradizione religiose per costruire una fraternità universale. Modererà l’incontro P. Laurent Basanese S.J., Direttore del Centro Studi Interreligiosi della Gregoriana, mentre le conclusioni saranno affidate a P. Diego Sarrió Cucarella M. Afr., Preside del Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica. Infine gli studenti della Scuola Secondaria “Teresa Spinelli” di Roma eseguiranno un “Canto alla Fratellanza”.È prevista la traduzione simultanea in italiano, inglese, francese. L’ingresso alla sessione pubblica è libero con registrazione obbligatoria entro il 17 febbraio 2020 sul sito http://www.unigre.it

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Roberto Andò: Il bambino nascosto

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 gennaio 2020

Uscita prevista: 16 gennaio.Dopo Il trono vuoto (Premio Campiello Opera Prima, portato sul grande schermo in Viva la libertà), Roberto Andò torna con un romanzo di ribellione e riscatto, incentrato sull’incontro folgorante tra un bambino e un maestro di pianoforte. Ambientato in una Napoli ritrosa e segreta, affidato al ritmo serrato di un giallo insolito, Il bambino nascosto è una storia di iniziazione alla vita adulta, che ha lo sguardo luminoso di due personaggi indimenticabiliGabriele Santoro è titolare della cattedra di pianoforte al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli e abita a Forcella. Una mattina, mentre sta radendosi la barba, il postino suona al citofono per avvertirlo che c’è un pacco, lui apre la porta e, prima di accoglierlo, corre a lavarsi la faccia. In quel breve lasso di tempo, un bambino di dieci anni si insinua nel suo appartamento e vi si nasconde. Il maestro – così lo chiamano nel quartiere – se ne accorgerà solo a tarda sera. Quando accade, riconosce nell’intruso Ciro, un bambino che abita con i genitori e con i fratelli nell’attico del suo stesso palazzo. Interrogato sul perché della fuga Ciro non parla. Il maestro di piano, d’istinto, decide comunque di nasconderlo in casa e così facendo avvia la sua sfida solitaria ai nemici di Ciro. Il bambino viene da un mondo in cui non è prevista alcuna educazione sentimentale, ma solo criminale. È figlio di un camorrista. Come accade quando l’infanzia è negata, o violata, Ciro ignora l’alfabeto della propria interiorità. Il maestro di pianoforte è un uomo silenzioso, colto, solitario. Un uomo di passioni nascoste, segrete. Toccherà a lui lo svezzamento affettivo di questo bambino difficile, ribelle a un destino già scritto. Una partita rischiosa in cui, dopo una iniziale esitazione, Gabriele Santoro si getterà senza freni.
Alla fine, come tutte le vere storie d’amore, anche quella del maestro di piano con Ciro diventa possibile, una storia di filiazione o di paternità in cui entrambi sembrano riacciuffare il senso della loro vita. Sino a un esito drammatico in cui, fatalmente, imprevedibilmente, a saldarsi è il conto tra la legge e l’amore. Editore: La nave di Teseo

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Roberto Andò: Il bambino nascosto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 dicembre 2019

Uscita prevista: 16 gennaio. Dopo Il trono vuoto (Premio Campiello Opera Prima, portato sul grande schermo in Viva la libertà), Roberto Andò torna con un romanzo di ribellione e riscatto, incentrato sull’incontro folgorante tra un bambino e un maestro di pianoforte. Ambientato in una Napoli ritrosa e segreta, affidato al ritmo serrato di un giallo insolito, Il bambino nascosto è una storia di iniziazione alla vita adulta, che ha lo sguardo luminoso di due personaggi indimenticabili.
Gabriele Santoro è titolare della cattedra di pianoforte al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli e abita a Forcella. Una mattina, mentre sta radendosi la barba, il postino suona al citofono per avvertirlo che c’è un pacco, lui apre la porta e, prima di accoglierlo, corre a lavarsi la faccia. In quel breve lasso di tempo, un bambino di dieci anni si insinua nel suo appartamento e vi si nasconde. Il maestro – così lo chiamano nel quartiere – se ne accorgerà solo a tarda sera. Quando accade, riconosce nell’intruso Ciro, un bambino che abita con i genitori e con i fratelli nell’attico del suo stesso palazzo. Interrogato sul perché della fuga Ciro non parla. Il maestro di piano, d’istinto, decide comunque di nasconderlo in casa e così facendo avvia la sua sfida solitaria ai nemici di Ciro. Il bambino viene da un mondo in cui non è prevista alcuna educazione sentimentale, ma solo criminale. È figlio di un camorrista. Come accade quando l’infanzia è negata, o violata, Ciro ignora l’alfabeto della propria interiorità. Il maestro di pianoforte è un uomo silenzioso, colto, solitario. Un uomo di passioni nascoste, segrete. Toccherà a lui lo svezzamento affettivo di questo bambino difficile, ribelle a un destino già scritto. Una partita rischiosa in cui, dopo una iniziale esitazione, Gabriele Santoro si getterà senza freni.
Alla fine, come tutte le vere storie d’amore, anche quella del maestro di piano con Ciro diventa possibile, una storia di filiazione o di paternità in cui entrambi sembrano riacciuffare il senso della loro vita. Sino a un esito drammatico in cui, fatalmente, imprevedibilmente, a saldarsi è il conto tra la legge e l’amore. (fonte: la nave di Teseo)

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Ugo Forno: Il partigiano bambino

Posted by fidest press agency su sabato, 22 giugno 2019

(edito da Diarkos) in libreria dal 25 giugno. Felice Cipriani, giornalista, biografo ufficiale di Forno e coordinatore dell’associazione a lui dedicata, racconta la storia del piccolo grande eroe, tracciando un vivido spaccato di quegli anni di guerra e privazioni. L’autore racconta una Roma che ora può sembrare inverosimile, in cui i ragazzini giocavano nei campi vicino alle case, in cui all’esultanza per l’armistizio dell’8 settembre del 1943, subentrano la paura e le privazioni di una dura battaglia per scacciare le truppe tedesche dalla Capitale.Ugo Forno è solo una ragazzino, ma si rende conto del momento storico che sta vivendo e sente forte l’impegno dei genitori per nascondere i soldati italiani dalle ritorsioni delle truppe nemiche, anche a rischio della loro vita.Così quel 5 giugno del 1944, quando capisce che è arrivato il momento di entrare in azione, Ugo Forno non ha esitazioni. Le truppe Alleate stanno entrando a Roma. Il dodicenne vede i tedeschi che stanno posizionando l’esplosivo sul ponte dell’Aniene per farlo saltare. Si tratta di una via di comunicazione essenziale per l’avanzata degli Alleati: bisogna impedire quel sabotaggio. Ugo Forno lancia l’allarme, imbraccia le armi nascoste in una grotta e, insieme a un piccolo gruppo di contadini, comincia a sparare, costringendo i tedeschi a rinunciare all’impresa. Ma nel combattimento una scheggia sollevata da un colpo di mortaio lo colpirà al cuore, uccidendolo. Il corpo del dodicenne è stato avvolto nel Tricolore italiano, perché tutti i presenti hanno fin da subito testimoniato l’eroico coraggio di Ugo Forno. Un piccolo eroe che per lungo tempo è stato dimenticato, se consideriamo che la Medaglia d’Oro alla Memoria gli è stata conferita solo nel 2013.L’obiettivo del libro di Cipriani è proprio quello di far conoscere la storia di Ugo Forno, soprattutto alle nuove generazioni, che tanto hanno bisogno di esempi positivi.

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Ogni 5 secondi muore un bambino sotto i 15 anni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 settembre 2018

Secondo le nuove stime sulla mortalità lanciate dall’UNICEF, dall’OMS, dalla Divisione delle Nazioni Unite per la Popolazione e dal Gruppo della Banca Mondiale, nel 2017 sono morti circa 6,3 milioni di bambini sotto i 15 anni, 1 ogni 5 secondi, spesso per cause prevenibili. La maggior parte di queste morti – 5,4 milioni – avvengono nei primi 5 anni di vita, e circa la metà sono di neonati. A livello mondiale, nel 2017, la metà di tutte le morti sotto i 5 anni è avvenuta in Africa Subsahariana, e un altro 30% in Asia Meridionale. In Africa Subsahariana, 1 bambino su 13 è morto prima del suo quinto compleanno. Nei paesi ad alto reddito, questo numero era di 1 su 185.
“Senza un’azione immediata, entro il 2030 moriranno 56 milioni di bambini sotto i 5 anni – la metà dei quali neonati”, ha dichiarato Laurence Chandy, Direttore dei Dati, Ricerca e Politiche dell’UNICEF. “Dal 1990 abbiamo compiuto notevoli progressi per salvare i bambini, ma in milioni stanno ancora morendo a causa delle circostanze e del luogo in cui nascono. Con soluzioni semplici come medicine, acqua pulita, energia elettrica e vaccini, possiamo cambiare questa realtà per ogni bambino”.La maggior parte dei bambini sotto i 5 anni muore per cause prevenibili o curabili come complicazioni durante la nascita, polmonite, diarrea, sepsi neonatale e malaria. A confronto, gli infortuni diventano sempre più causa di morte tra i bambini fra i 5 e i 14 anni, soprattutto per annegamento e incidenti stradali. Anche in questo gruppo di età esistono differenze a livello regionale: un bambino proveniente dall’Africa Subsahariana ha un rischio di morte 15 volte maggiore che in Europa.Per i bambini, ovunque nel mondo, il periodo più a rischio è il primo mese di vita. Nel 2017, 2,5 milioni di neonati sono morti nel loro primo mese di vita. Un bambino nato in Africa Subsahariana o in Asia Meridionale aveva una probabilità nove volte maggiore di morire nel primo mese di vita rispetto a un bambino nato in un paese ad alto reddito. I progressi per salvare le vite di neonati sono stati più lenti rispetto a quelli per gli altri bambini sotto i 5 anni dal 1990.Anche all’interno dei paesi persistono delle disparità. I tassi di mortalità sotto i 5 anni fra i bambini nelle aree rurali sono, in media, del 50% più alti rispetto a quelli delle aree urbane. Inoltre, coloro che sono nati da madri non istruite hanno una probabilità oltre due volte maggiore di morire prima di compiere cinque anni rispetto a quelli nati da madri con un’istruzione di livello secondario o superiore. In Italia il tasso di mortalità sotto i 5 anni nel 1990 era di 10 morti ogni 1.000 nati vivi, mentre nel 2017 è calato a 3 morti ogni 1.000 nati vivi.

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Siena con gli occhi di un bambino

Posted by fidest press agency su sabato, 8 settembre 2018

Siena Dall’otto al 22 settembre (apertura tutti i giorni dalle ore 18 alle ore 22) una singolare mostra fotografica di Marco Zamperini, nello spazio espositivo di via Cecco Angiolieri 13. Ingresso libero.(Vernissage sabato 8 settembre ore 18). Zamperini, fotografo senese, regala alla sua città un viaggio emotivo ed emozionale che prende il via da una domanda: vi è mai capitato di tornare in un luogo frequentato da bambini e di rimanere sorpresi perché lo ricordavi diverso e molto più grande di come lo vedete adesso?
E così, armato di grandangolo Marco Zamperini torna nei luoghi della sua infanzia alla ricerca di quel punto di vista che li rendeva enormi e magici al suo sguardo di bambino. Ne ricava immagini che mostrano una Siena insolita, intima e bellissima, fatta di prospettive verticali che si infrangono in strade perfette, tracciate nel cielo. Un mondo pieno di poesia, dove i confini si fondono con l’infinito e che è proprio di chi guarda tutto col naso all’insù con stupore e meraviglia.Ed è la “meraviglia” il fil rouge che lega gli scatti di Zamperini: “Siena con gli occhi di un bambino” è un lavoro che nasce dalla volontà di ritornare piccoli, spogliarsi di visioni preconcette e recuperare la capacità di guardare, sognando.Un cammino che dalla fotografia arriva dritto all’anima, invitando lo spettatore a osservare da una prospettiva differente, a portare lo sguardo dal basso verso l’alto in maniera mai scontata e mai banale, ma interiore, intima, profonda.La mostra, curata da Stefano Andrei e realizzata in collaborazione con Liberamente Osteria, sarà aperta ogni giorno dalle ore 18 alle ore 22 ad ingresso libero e sarà arricchita da una video istallazione con immagini dedicate a Siena di Marco Zamperini.
Durante l’orario di apertura l’autore sarà disponibile a omaggiare di una “foto ritratto” i visitatori interessati.

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Inaugurazione mostra: Ogni bambino è vita

Posted by fidest press agency su sabato, 5 maggio 2018

Roma 7 maggio 2018 Galleria “Alberto Sordi”, h.17,30 presso la Galleria “Alberto Sordi”, l’UNICEF inaugurerà la MOSTRA “OGNI BAMBINO E’ VITA” – di Ilvy Njiokiktjien, evento di lancio della campagna “Ogni bambino è vita” (Every Child ALIVE), promossa in occasione della festa della mamma. La mostra ha per protagoniste le immagini che testimoniano straordinarie storie di sopravvivenza, catturate in Perù, Bangladesh, Mongolia e Mali dall’obiettivo di Ilvy Njiokiktjien. La campagna UNICEF “Ogni bambino è vita” (Every Child ALIVE) intende rilanciare in Italia e a livello globale il tema della sopravvivenza neonatale, sensibilizzando l’opinione pubblica e raccogliendo fondi a beneficio dei programmi dell’UNICEF.La Mostra rimarrà visibile al pubblico, gratuitamente, fino al 7 giugno, grazie alla collaborazione e al sostegno di Sorgente Group.

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Il bambino non cresce? Può essere celiachia

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 giugno 2017

celiachiaUno ogni 100 persone è il numero di celiaci identificati con specifici test ma, rispetto alla popolazione generale che ha sintomi lievi, atipici o forme quasi silenti, la metà dei pazienti non riceve una diagnosi. La presentazione tipica della malattia è quella con sintomi gastrointestinali come vomito, diarrea, perdita di peso e nei bambini dai 6 anni in su, arresto della crescita, che segue l’introduzione del glutine nella dieta. E’ questo il segnale che più spesso allarma e allerta i genitori che si presentano all’osservazione del pediatra. Questa forma interessa un terzo di tutti i 50mila casi di celiachia pediatrica italiani. I restanti due terzi interessano bambini più grandi con anemia che non risponde alla terapia con ferro, stanchezza, aumento dei livelli delle transaminasi e anche qui perdita di peso e rallentamento della crescita staturale senza però i più caratteristici sintomi gastro-intestinali. Infine, le forme ‘silenti’ in cui non ci sono sintomi ma sono comunque presenti gli anticorpi tipici della malattia che si accompagnano alle lesioni intestinali causati dal contatto tra la proteina del glutine e la mucosa che riveste l’intestino. Un incontro mal tollerato dai celiaci che rispondono con una reazione autoimmunitaria e infiammatoria, tipica della patologia. Ne hanno parlato i nutrizionisti clinici riuniti nel secondo Congresso della Società Italiana di Nutrizione Clinica a Firenze: “Nei bambini è possibile fare diagnosi con un semplice esame del sangue che rilevi la presenza degli anticorpi specifici (TTG o EMA) in misura di dieci volte superiore ai livelli normali” spiega il Professor Maurizio Muscaritoli, Presidente SINUC “il che rende la diagnosi più facile e meno traumatica rispetto alla precedente pratica della biopsia intestinale che individua se i villi intestinali sono atrofici e infiammati (invece necessaria nella popolazione adulta). Il trattamento della patologia si basa su un regime dietetico che escluda in maniera assoluta e a vita il glutine, quindi grano certo, ma anche frumento, segale, orzo, farro e kamut mentre sono permessi riso e mais e i prodotti certificati per assenza di glutine ormai ampiamente disponibili in commercio e a carico del SSN. La novità è che la celiachia si manifesta sempre più in maniera camaleontica con sintomi atipici come l’anemia e la perdita di massa ossea, spia di un malassorbimento di nutrienti. Mentre in altri casi i sintomi sono dermatiti e alopecia ossia perdita di capelli che solo dopo un lungo iter vengono ricondotti alla intolleranza al glutine”.
L’efficacia della dieta si verifica sia con la scomparsa dei sintomi che per la diminuzione degli anticorpi da valutare attualmente ma i valori si normalizzano solo dopo 12 mesi dall’eliminazione del glutine.
La diagnosi e la cura della celiachia in età pediatrica devono tener conto dei diversi aspetti clinici, nutrizionali, psicologici, familiari e sociali in rapporto al periodo dell’età evolutiva nella quale viene eseguita la diagnosi di celiachia. Dopo la diagnosi, la famiglia deve intraprendere un percorso di adattamento e una riorganizzazione dello stile di vita che coinvolge tutti i suoi componenti. Se ben organizzata la dieta del bambino celiaco permette un’adesione ottimale: stoviglie dedicate, organizzazione della dispensa con alimenti senza glutine separati da quelli del resto della famiglia, acquisto dei prodotti certificati e l’informazione alla scuola in modo che la mensa si adegui alle esigenza, sono i suoi pilastri certificati. A cui si aggiunge l’apprendimento di ricette nuove che rendano varia e gustosa la dieta del piccolo celiaco.
Ciononostante, più della metà degli adolescenti abbandona la dieta senza glutine causa la perdita del controllo dei genitori, il desiderio di adeguarsi al gruppo e non essere accettato o marginalizzato. La mancata aderenza alla dieta comporta una ricomparsa dei sintomi e nuove manifestazioni.
Ossa a rischio – Nell’adolescente celiaco non diagnosticato o che non segue correttamente la dieta senza glutine, il picco di massa ossea che viene raggiunto rimane ridotto con la conseguenza di un maggior rischio di osteoporosi in età adulta. L’aderenza alla dieta perché, qualora instaurata dopo il raggiungimento del picco di massa ossea (16-18 anni nelle femmine, 20-22 anni nel maschio) non basta più da sola a correggere il difetto di mineralizzazione dell’osso. Ma una corretta dieta senza glutine è in grado ripristinare in un anno la normalizzazione della quota minerale ossea.
Rispetto alla Relazione annuale sulla Celiachia pubblicata nel 2007, le diagnosi di celiachia sono aumentate da 64mila a oltre 182mila negli adulti grazie alla migliore capacità di diagnosi. Lombardia con il 17.7% al primo posto per numero di pazienti, seguita ex aequo da Lazio e Campania con il 9,7% ciascuna. Si conferma anche il profilo ‘di genere’ della malattia con le donne affette in misura più che doppia rispetto al sesso maschile.

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Questa’anno il bambino è nato a casa mia

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 dicembre 2016

presepe-napoletanoIl Bambino nasce per ogni uomo libero perché responsabile, per tanti altri ai ceppi alla riconquista della propria dignità, è un tempo di ricongiungimenti auspicati, di separazioni schiodate ai legni, di una pena che non possiede cadenza dei domani che bussano alla porta.
Natale è festa sprovvista di timbri sul passaporto, non concede autorizzazione né rilascia vacanze pagate al miglior offerente, è attesa che non regala favole inventate, lettura di qualche pagina consunta dalle dimenticanze, usurate, nell’indifferenza. E’ Avvento di perdono che non teme tradimenti, non lascia scampo alle attenuanti, quelle comode di ieri, di oggi che è già domani, non sta nascosto alle parole, ai metodi e alle forme dei comportamenti.
Quest’anno, davvero, non sarà Natale delle solite promesse, delle rese, delle perdite consistenti, non sarà percorso di gara da affrontare con il numero UNO in bella mostra sulla pettorina, quel Bambino nasce per tutte le colpe che non sono facili da raccontare, per formare un sentiero dalle radici piantate profonde, affinché l’albero della vita non tema il vento né la tempesta che pure ci saranno. E’ momento di condivisione, di cittadinanza e appartenenza a un progetto di vita, richiamo per coloro che non vedono, guardano a ciò che è accaduto, a ciò che ancora accade tutti i giorni, senza pensare a questa venuta che induce a prendere coscienza, a non avere paura dei muri di gomma, del prossimo rimbalzo, del potere che non fa servizio, e rimanda alla strada del tempo freddo che non finisce, spinge fuori dalle assi di coordinamento sociale, sbalestrate al punto da intenderle linee architettoniche inarrivabili.
Riconoscere Natale non sta nell’acquisto dell’albero di luce meglio addobbato, alla messa di mezzanotte perentoriamente in prima fila. Quando la pietà non fa scaramucce, è pietà che non ha coraggio da vendere, solamente da offrire, mai miserabile o miserevole, è pietà che offre alla gamba di spinta un lungo e lento viaggio di ritorno, per chi non ha voce, non ha più tempo, non ha amore. Per chi possiede ancora un barlume di dignità, persino quando la vicinanza è imbarazzante, con quanti si ritengono giudici ultimi, nei giudizi espressi, senza conoscere e senza sapere chi vive e chi muore, chi cammina con le ginocchia consumate, o quanti non ce la fanno più neppure ad arrabbiarsi, figuriamoci mantenere viva la speranza.
Non sarà il solito Natale in vendita, ma un monito a difesa di chi ha bisogno, di chi rimane indietro, di chi è in difficoltà, non ci sarà bisogno di recarsi al mercato delle bugie per acquistare un altro po’ di quella speranza indignata, essa sta dietro ogni croce piegata, ogni fossa scavata malamente, ogni fallimento del cuore, non del portafoglio.
Non sarà Natale da comprare, bensì una relazione d’amore da fare crescere insieme, lascerà sparse orme buone, non saranno quelle del famoso Orso, ma sono certo fanno un po’ di aiuto per un mondo di uomini migliori. (vincenzo andraous)

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“Il trattamento del bambino diabetico: nuove prospettive terapeutiche”

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2016

milano10Milano Mercoledì 12 ottobre 2016 ore 11.30 Circolo della Stampa, corso Venezia 48 Il diabete di tipo 1 in Italia colpisce 300 mila persone tra cui 18 mila bambini e adolescenti. Questa è la forma più grave della malattia e richiede terapie invasive, come la somministrazione di insulina da quattro a sei volte al giorno oppure l’utilizzo di un microinfusore. Secondo lo studio “Diabetes Attitudes Wishes and Needs – DAWN YOUTH™” il diabete di tipo 1 causa ‘distress emotivo’ e costringe un genitore su due ad abbandonare il proprio lavoro per potere prestare assistenza al figlio. Una delle maggiori preoccupazioni risulta essere la paura di incorrere in episodi di ipoglicemia che si manifestano per lo più attraverso palpitazioni, tremore, ansia, giramenti di testa, confusione, fino alla perdita di conoscenza. Affrontarla è diventato però più semplice, grazie alla ricerca scientifica e ai meccanismi d’azione delle nuove insuline da oggi disponibili anche per i più piccoli.Ne parleremo con:
Costas Piliounis, Vice President Novo Nordisk e General Manager Italia
Franco Cerutti, Presidente Società italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP)
Fortunato Lombardo, Coordinatore del Gruppo di Studio SIEDP sul diabete
Angela Bulotta, Direttore Medico Novo Nordisk
Stefano Tumini, Responsabile Servizio di Diabetologia Pediatrica, Ospedale di Chieti
Modera Michela Vuga, Direttore OK Salute

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“Per ogni bambino la giusta opportunità”

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2015

unicef“In poco più di una generazione, il mondo ha dimezzato il tasso di mortalità infantile, fatto iscrivere più del 90% dei bambini alla scuola primaria e aumentato di 2,6 miliardi il numero di persone che hanno accesso all’acqua potabile” ha detto il Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake, lanciando oggi il nuovo rapporto “Per ogni bambino la giusta opportunità”, in occasione della Giornata mondiale dell’infanzia e 26° anniversario dell’approvazione della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza.
Ma il mondo, nonostante i grandi progressi, rimane un luogo profondamente ingiusto per i bambini più poveri e svantaggiati: “i minorenni rappresentano quasi la metà dei poveri del mondo, quasi 250 milioni di bambini vivono in paesi devastati dai conflitti e oltre 200mila di loro hanno rischiato la vita quest’anno cercando rifugio in Europa”. Quasi 14 milioni di bambini e adolescenti in Siria, Iraq e in Afghanistan devono affrontare guerra, conflitti e ingiustizie ogni giorno, alimentando l’attuale crisi europea di migranti e rifugiati. Alcuni dati del rapporto:
• I bambini delle famiglie più povere hanno quasi il doppio delle probabilità di morire prima di cinque anni rispetto a quelli provenienti da famiglie più ricche, e hanno cinque volte più probabilità di essere esclusi dall’istruzione.
• Le ragazze provenienti dalle famiglie più povere hanno il quadruplo delle probabilità di sposarsi prima dei 18 anni rispetto a quelle appartenenti alle famiglie più ricche.
• Più di 2,4 miliardi di persone non hanno ancora servizi igienici adeguati – di queste il 40% vive in Asia meridionale; e più di 660 milioni non ha ancora accesso all’acqua potabile – quasi la metà dei quali vive nell’Africa subsahariana.
• Circa la metà dei 159 milioni di bambini con ritardi nella crescita vive in Asia meridionale e un terzo in Africa.
“Queste enormi disuguaglianze alimentano un circolo intergenerazionale vizioso di povertà e svantaggio”, ha detto Lake. “Ma non deve essere così. Noi sappiamo come rallentare, arrestare e invertire questo in un circolo virtuoso di progresso intergenerazionale. Sta a noi decidere di farlo attraverso un maggiore impegno di risorse. Dobbiamo fare questa scelta morale, pragmatica, strategica e giusta”.
Il rapporto sottolinea come sia importante eliminare le persistenti disuguaglianze, sostenendo che investire nei bambini, in particolare nei più vulnerabili, è giusto in teoria e in pratica – e che tale investimento porta molteplici benefici non solo ai bambini, ma anche alle loro famiglie, alle comunità e alle economie.
Un impressionante team di ambasciatori UNICEF – composto da Orlando Bloom, Shakira, Ricky Martin, Novak Djokovic, Sir Roger Moore, Susan Sarandon, Mia Farrow, Liam Neeson e Angelique Kidjo – è stato coinvolto in questa Giornata a favore dei bambini più vulnerabili del mondo, con la campagna “Fight Unfair”.
“È scioccante pensare che un bambino su nove viva in un paese colpito da conflitti armati, testimone di orribili violenze che hanno distrutto il loro diritto alla sopravvivenza, alla salute e all’istruzione”, ha detto l’attore britannico e Goodwill Ambassador dell’UNICEF Orlando Bloom. “Ho viaggiato con l’UNICEF nell’ex Repubblica Jugoslava di Macedonia e in Serbia per vedere come la guerra stia riducendo i bambini, le loro famiglie e le loro case. Il mondo sta affrontando la più grande crisi dei rifugiati dalla seconda guerra mondiale. Ogni paese che è nella possibilità di farlo dovrebbe sostenere i bambini e le famiglie che sono stati colpiti”.

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Quarta edizione del campus dedicato alle patologie della mano del bambino

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2015

Milano, 19 settembre 2015, presso l’Istituto Buon Pastore, quarta edizione del Campus La mano del bambino. L’iniziativa, organizzata dall’Associazione omonima, si svolgerà dalle 09.30 alle 16.30 presso l’Istituto Buon Pastore, partner dell’iniziativa, in via San Vittore 29 a Milano. manoSi tratta di una giornata, completamente gratuita, aperta a bambini e genitori interessati a scoprire qualcosa in più sulle patologie della mano nel bambino, ma anche ai piccoli pazienti oggi guariti. Grazie al personale dell’Ospedale San Giuseppe (Gruppo MultiMedica) – medici, operatori, fisioterapisti e psicologi – i bambini, divisi in gruppi, saranno impegnati in giochi e attività ricreative, mentre i genitori potranno partecipare ad una serie di incontri didattici in compagnia degli specialisti.L’Associazione La Mano del Bambino nasce nel 2008 per colmare una lacuna importante d’informazione sulle patologie della mano nei più piccoli. La maggior parte dei bambini, tutt’oggi, o non arriva mai ad un inquadramento corretto della propria patologia o giunge ad una diagnosi tardivamente. In tal senso, l’Associazione promuove attività formative ed informative per trasmettere un messaggio ben preciso: la cura tempestiva delle malformazioni della mano può favorire il recupero integrale dell’arto.Le malformazioni della mano, di cui risulta affetto in media 1 bimbo su 1500 nati, sono molteplici e di differente gravità. «Innanzitutto, abbiamo casi gravi, in cui mancano tutte o quasi tutte le dita e dove è necessario procedere con una ricostruzione – spiega Giorgio Pajardi, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia della Mano del Gruppo MultiMedica di Milano -. Poi, esistono circostanze in cui abbiamo delle eccedenze e dove non è sempre semplice asportare e, infine, ci sono le vie di mezzo, ovvero i casi in cui la mano, anche se apparentemente normale, non funziona correttamente perché sono presenti dita unite o aree della posizione non corrette. Per trattare efficacemente queste malformazioni è fondamentale che i genitori si rivolgano a centri specializzati e strutturati con reparti di chirurgia della mano dedicati, anche se ci sono molti specialisti di grande rilievo su tutto il territorio nazionale».Presso l’Ospedale San Giuseppe vengono operati circa 6-700 bambini l’anno con un ambulatorio gratuito di quattro, cinque ore al giorno. Per questo motivo, al campus, negli anni scorsi, hanno partecipato circa 5-600 tra bambini e genitori. Continua Pajardi: «I bambini che ci troviamo a curare possono essere perfettamente sani ma con una malformazione alla mano, oppure, nei casi più gravi, sindromici, ovvero con difetti cardiaci, renali, intestinali o cerebrali. In questi casi, intervengono una serie di specialisti spesso di città diverse, che si devono coordinare e alternare nelle fase ricostruttiva. Perciò, è importante intervenire sulla mano del bambino quando è molto piccolo, a sei o sette mesi. Ciò significa che lo dobbiamo visitare intorno ai 15-20 giorni, seguirlo, predisporre da subito il programma riabilitativo, poi l’intervento, operarlo e svolgere la conseguente riabilitazione».Al campus parteciperanno anche due ospiti d’onore, i campioni europei di Judo del Gruppo Forestale dello Stato Luca Ardizio e Aldo Scollo, che si esibiranno in una performance appositamente studiata per l’iniziativa. «Luca è stato un nostro paziente, lo abbiamo operato e ora è tornato regolarmente alle sue competizioni – racconta ancora Pajardi -. Lo spirito è quello di coinvolgere un ex paziente, che sia anche un personaggio di spicco, per dare un messaggio concreto ai genitori e per mostrargli che il figlio, anche se nato con una malformazione alla mano, ha concrete possibilità di avere una vita del tutto normale».Infine, i bambini avranno modo di divertisti con i videogiochi applicati alla riabilitazione della mano. Si tratta di giochi interattivi studiati e sviluppati dal Professor Giorgio Pajardi e dal Professor Alberto Borghese, Direttore del Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Milano, per unire divertimento e ricerca. «Io e il mio collega stiamo mettendo a punto tre videogiochi, studiati per aiutare lo sviluppo della funzionalità della mano, trasmettendo una serie di dati via internet. In breve, il gioco, a seconda della velocità e della pressione con cui il bambino muove le dita, permette a noi specialisti di raccogliere informazioni utili. Ora, avremo una fase molto delicata di ricerca dello sponsor e stiamo svolgendo uno studio su dei bambini che lo utilizzano già da un anno. I genitori sono contenti perché i bambini giocano e noi abbiamo i dati che ci occorrono per comprendere al meglio la situazione» – conclude il primario.

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“Mamma, bambino e tutela sociale”

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2013

Mamma ed io

Mamma ed io (Photo credit: Minchioletta)

Chieti 23 novembre 2013, alle ore 9, presso l’Aula Congressi CESI, in Via dei Vestini 31 , si terrà un incontro di approfondimento sulle malattie infiammatorie croniche dell’intestino dal titolo “Mamma, bambino e tutela sociale”, promosso da AMICI Onlus, Associazione Nazionale per le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino (www.amiciitalia.net) in collaborazione con l’Unità di Endoscopia Digestiva dell’Ospedale SS. Annunziata di Chieti diretta dal Professor Matteo Neri. L’incontro si concentrerà soprattutto sull’incidenza di tali patologie nel rapporto con mamme e bambini. Sarà un’occasione di confronto tra clinici e rappresentanti dei malati sulle tematiche inerenti questo gruppo di patologie a elevato impatto sociale, che si pone l’obiettivo di migliorare l’assistenza ai pazienti e ridurre i disagi economici, fisici e psicologici che ne derivano.Nel corso dell’evento volontari, pazienti e professionisti del mondo sanitario si confronteranno per la messa a punto di una nuova strategia tesa al miglioramento dell’assistenza e, più in generale, della qualità della vita dei pazienti affetti da queste patologie.
Colite ulcerosa e Malattia di Crohn sono patologie croniche che colpiscono l’intestino, con notevoli costi per chi ne è affetto e per l’intera società, legati non solo al trattamento medico o chirurgico necessario, ma anche alla riduzione della capacità lavorativa, alle difficoltà nelle relazioni sociali e al generale peggioramento della qualità di vita. Oggi, in Italia, si contano quasi 150.000 pazienti con malattia di Crohn e colite ulcerosa (le cosiddette “malattie infiammatorie croniche intestinali” o MICI), dei quali più di 3.000 sono abruzzesi. Si tratta solo di stime, poiché per le MICI manca un Registro epidemiologico, regionale o nazionale.

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Il dolore nei bambini

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

Presentata a Milano l’iniziativa “Accendi un sorriso”, promossa dall’Associazione vivere senza dolore, con il patrocinio del Ministero della Salute. Al vaglio 59 pediatrie: a circa 2 anni dalla Legge 38, quasi il 60% dei reparti non ha ancora aumentato la misurazione del dolore e per 6 genitori su 10 il figlio ricoverato prova sofferenza. Necessarie terapie più appropriate e un ascolto più attento della “voce” dei bambini, affinché il dolore non lasci su di essi un segno che duri fino all’età adulta. Lampade colorate in dono ai piccoli pazienti delle pediatrie che hanno aderito al progetto.
Un dolore soprattutto di origine non oncologica, presente in più del 40% dei piccoli pazienti, misurato – nella metà dei casi – meno di 6 volte su 10 e gestito attraverso l’impiego di terapie che vedono al primo posto il paracetamolo (nel 34,2% dei casi). Sono alcuni dei numeri che descrivono la situazione dei reparti di pediatria in Italia, per quanto attiene il trattamento della sofferenza inutile. A redigere il quadro, l’Associazione pazienti vivere senza dolore, che oggi a Milano ha presentato l’iniziativa “Accendi un sorriso”, patrocinata dal Ministero della Salute. Cuore del progetto, un’indagine condotta su 59 pediatrie italiane, tra ottobre e dicembre 2011, per comprendere come in queste strutture il dolore venisse monitorato e trattato. I reparti sottopostisi alla survey riceveranno in dono variopinte lampade di cartapesta realizzate da bambini di scuole, ospedali, Comuni e laboratori artistici di varie zone d’Italia, nella speranza di “cambiare il colore al dolore”, illuminando le giornate dei piccoli pazienti ricoverati.
La survey ha coinvolto anche i familiari dei bambini ricoverati, attraverso la distribuzione di 722 questionari. È emerso come sia la mamma, nel 71,6% dei casi, a farsi carico del problema. I genitori hanno consapevolezza della sofferenza del figlio in oltre il 60% dei casi, così come ad oltre il 66% risulta che il dolore venga monitorato. Dell’avvenuta prescrizione e del tipo di terapia sono consapevoli rispettivamente il 56,4% e il 63,2% dei familiari. “Questi dati – aggiunge Marta Gentili – indicano che, in media, il 40-50% dei genitori dei bambini con dolore non viene informato in merito al problema”.
Tornando ai medici, le loro richieste per poter operare al meglio vanno dalla necessità di formazione (25%), alla dotazione di algometri pediatrici (16,7%), a una cartella clinica che riporti il parametro dolore (11,9%) e alla presenza nel prontuario farmaceutico dell’ospedale di farmaci adeguati per la cura del dolore nel bambino (7,1%). “Richieste condivisibili”, afferma Luca Bernardo, Direttore del Dipartimento materno-infantile e dell’U.O. di Pediatria dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, tra i reparti che hanno aderito al progetto. “Ma noi medici possiamo fare già molto con un approccio nuovo, che vada verso una migliore comunicazione con i pazienti. Ad esempio, può essere molto utile programmare all’interno della giornata il momento più consono per parlare del problema dolore con genitori e bambini, ovviamente secondo le modalità più opportune. Quando l’Associazione vivere senza dolore ci ha descritto il progetto ‘Accendi un sorriso’ – continua Bernardo – siamo rimasti entusiasti e abbiamo subito capito che non potevamo non partecipare. Il nostro reparto si è presto trasformato in una piccola fabbrica di lampade colorate, che siamo felici di donare ora ad altri piccoli pazienti”.
E proprio dalle pagine introduttive di questo volume arriva il messaggio di Marco Spizzichino, Direttore Ufficio XI, Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute. “Il percorso per il raggiungimento della tutela del diritto del cittadino ad accedere alle reti di cure palliative e di terapia del dolore è ancora molto lungo, in particolare per quanto riguarda l’assistenza dei piccoli pazienti, e solo l’assunzione di una precisa responsabilità degli attori coinvolti sarà garanzia del conseguimento di un totale successo” (Antonella Martucci in sintesi)

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Sono un bambino, non sono un soldato

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 giugno 2011

Nel distretto dello Uélé, all’estremo nord della Repubblica Democratica del Congo ogni giorno 300 bambini attraversano 12 chilometri di foresta equatoriale. Partono dalle loro case all’ora del pranzo, a piccoli gruppi, e dopo poche ore tornano indietro, quasi sempre. Nel tragitto subiscono soprusi, vengono derubati e rischiano di essere rapiti dalle milizie armate del LRA, il famigerato Esercito di resistenza del Signore. Ma questo è l’unico modo per continuare ad andare a scuola. Nel 2009 la scuola primaria di Bakudangba venne quasi completamente distrutta durante un attacco del LRA. I sei maestri e l’amministratore impiegati nella scuola decisero di non chiuderla, ma di spostare le lezioni nei locali della scuola primaria cattolica a Doruma, il centro abitato piu’ grande che dista 12 chilometri dal piccolo villaggio. Prima dell’attacco, la scuola contava 318 scolari, mentre ora solo 310 (118 ragazze e 192 ragazzi) frequentano le classi dalla prima alla sesta. Le famiglie sono divise durante la settimana, la normale vita quotidiana del villaggio e’ interrotta, e per tutti recarsi a scuola e’ fonte di paura e grandi difficolta’.
La zona dove opera INTERSOS e’ al confine tra RDCongo, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana, ed e’ totalmente coperta dalla foresta equatoriale. I trasporti e i movimenti dello staff INTERSOS, sono necessariamente affidati unicamente alle motociclette, con le quali e’ possibile raggiungere i villaggi. Le macchine non riescono a passare. INTERSOS e’ in quest’area dal 2009 per dare riparo agli sfollati e assistere le vittime delle violenze fisiche e psicologiche dei miliziani, soprattutto i bambini. Anche per gli operatori umanitari la zona e’ molto difficile, e sono loro stessi bersagli delle violenze.
Con la Campagna di Intersos ‘costruiamo le scuole in Congo per togliere i bambini dalla guerra’ si puo’ contribuire a garantire l’accesso all’educazione agli scolari piu’ giovani, e a ridurre il rischio di reclutamento di bambini soldato dovuto ai continui spostamenti nelle zone insicure della foresta.

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Tumori cerebrali del bambino

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 dicembre 2010

I tumori cerebrali in età pediatrica rappresentano la principale causa di morte per cancro nella fascia di età da 0 a 18 anni e una delle più frequenti cause di disabilità. La complessità del decorso clinico comporta elevati bisogni assistenziali e quindi un notevole assorbimento di risorse sanitarie. Il Convegno, promosso dall’Associazione Genitori Oncologia Pediatrica, dalla Federazione GENE e dalla parlamentare europea Silvia Costa, ha voluto affrontare il problema dell’organizzazione della rete assistenziale per il tumore cerebrale in età pediatrica, attraverso una valutazione dei diversi sistemi organizzativi e della loro efficacia nell’assicurare la qualità di vita, rispettando la territorialità e la personalizzazione dei trattamenti.
Un ruolo importante in questo senso rivestono le associazioni e le famiglie dei bambini affetti da tumore cerebrale: la condivisione e l’informazione costituiscono infatti l’intelaiatura della rete e una rinnovata  garanzia di  tutela della qualità della vita e di modulazione dell’impatto della malattia sulla società.
Le patologie ad alta complessità assistenziale, delle quali fanno parte i tumori cerebrali, necessiterebbero infatti di una presa in carico globale della persona e della sua famiglia da parte del Sistema Sanitario Nazionale con un’azione di supporto continua e con la messa in atto di interventi sia di carattere medico-specialistico, compresi gli interventi di riabilitazione, sia di carattere psicologico.

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La salute del bambino

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2010

Bosisio Parini (LC), 11 dicembre 2010, alle ore 9.00 presso la sede centrale di Bosisio Parini, il Medea festeggia il 25° anniversario del suo riconoscimento quale IRCCS – Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico – con il Convegno “La salute del bambino tra genetica e neuroscienze, prospettive etiche e di ricerca”.sezione di ricerca dell’Associazione “La Nostra Famiglia” ed unico Istituto Scientifico italiano riconosciuto per la ricerca e la riabilitazione in età evolutiva. Venticinque anni di lavoro nel campo della ricerca biomedica al servizio della disabilità – se si pensa all’accelerazione registrata, in ogni campo, dall’impresa scientifica – rappresentano una stagione di intensità straordinaria. L’Istituto “E. Medea” ha vissuto questo importante arco temporale attraverso un costante processo di incremento delle risorse umane, strutturali, tecnologiche e finanziarie riservate all’attività di ricerca scientifica.  Intervengono all’incontro Monsignor Franco Giulio Brambilla, Preside Facoltà Teologica Italia Settentrionale, Domenico Galbiati, Presidente IRCCS E. Medea, Nereo Bresolin, Direttore Scientifico IRCCS E. Medea, con una relazione su “Integrazione tra ricerca genetica e neuroscientifica: nuove prospettive in campo riabilitativo”; Massimo Molteni, Direttore Sanitario IRCCS E. Medea, parlerà di “Tutela e promozione della salute mentale nell’infanzia e nell’adolescenza: il ruolo della ricerca”, mentre Emilio Clementi, Docente di Farmacologia all’Università degli Studi di Milano, di “Nuovi indirizzi di ricerca per una farmacologia a misura delle età minori della vita”; segue Maria Teresa Bassi, Responsabile del Laboratorio di Biologia Molecolare dell’IRCCS E.Medea, con una relazione su “Genetica, malattie rare e contesto familiare”, mentre Gianluigi Reni, Responsabile della Linea di ricerca in Bioingegneria all’IRCCS E. Medea illustrerà l’attività del Centro Studi di Neuroimaging dell’Età evolutiva (CeSNE) dell’Istituto; Cosimo Urgesi, Docente di Psicobiologia all’Università di Udine, parlerà di “Percezione e rappresentazione del corpo nel cervello: dal laboratorio alla clinica” mentre Maurizio Chiodi Docente di Teologia Morale – Facoltà Teologica Italia Settentrionale, focalizzerà l’attenzione su “Disabilità e presupposti etico-antropologici della riabilitazione”.
L’attività di ricerca nel campo delle patologie dello sviluppo e delle neuroscienze costituisce l’ambito di interesse centrale per l’IRCCS Eugenio Medea. Questo impegno è finalizzato alla diagnostica, alla terapia genica, allo studio e sperimentazione di tecniche riabilitative e alla individuazione di nuove tecnologie in campo bioingegneristico.  Al Medea l’attività scientifica si muove su un crinale che intreccia genetica e neuroscienze, vale a dire i due ambiti oggi più fortemente innovativi e più ricchi di prospettive, e si articola in 10 linee di ricerca: Neuropatologia, Riabilitazione neuromotoria e neuropsicologica funzionale, Psicopatologia dello sviluppo, del linguaggio e dell’apprendimento, Neurofisiopatologia, Neurobiologia, Bioingegneria, Bioinformatica, Organizzazione dei servizi Sanitari, Bioetica e Neuroimaging. Con l’obiettivo di porsi, in modo strutturato ed organico, in un’ottica europea e mondiale, l’IRCCS Eugenio Medea collabora con altri importanti partner nazionali ed internazionali, in uno scambio continuo di uomini, progetti e ricerche. In questa rete di collaborazioni sono coinvolte circa 30 tra le più importanti università italiane, 40 ospedali, fondazioni e centri specializzati del Paese, 20 università e centri di ricerca all’estero, in Europa (Olanda, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Spagna, Germania e Svezia), in America (USA e Canada) e in Oceania (Australia).
La rete del Medea. In Lombardia a Bosisio Parini, polo centrale dell’Istituto, hanno sede quattro unità operative che si prendono cura dei bambini e dei giovani in età evolutiva affetti da malattie neurologiche, disturbi cognitivi, deficit neuropsicologici, problemi di apprendimento e di linguaggio, disturbo da deficit di attenzione con iperattività, disturbi emozionali, disturbi del comportamento alimentare e psicosi infantili. Vengono accolti inoltre bambini e giovani che hanno subito un trauma cranico o una lesione cerebrale di altra causa acquisita in età postnatale e persone con disabilità motorie neurologiche ed ortopediche congenite ed acquisite in età pediatrica, ma che possono anche persistere in età adulta. Le unità operative sono dotate di una serie di Servizi alcuni dei quali riconosciuti come Centri di riferimento regionali (per l’Ipovisione dell’Età Evolutiva, per la ADHD, per le psicosi infantili, per l’epilessia).

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Tosse nel bambino

Posted by fidest press agency su sabato, 20 novembre 2010

Parma 20 novembre Starhotel Du Parc ospiterà Expert Forum in Pediatria, “un evento che incontra il gradimento del mondo pediatrico e in particolare dei pediatri di famiglia. In tutte le fasce di età pediatrica la causa più frequente di tosse acuta è rappresentata dalle infezioni a carico delle vie aeree superiori. Generalmente, la tosse tende a risolversi in modo spontaneo in una o due settimane. Nei bambini in età scolare, queste infezioni possono recidivare anche 6-8 volte l’anno, specie durante il periodo invernale, causando episodi acuti di tosse ricorrente che possono in seguito trasformarsi in forme croniche. La tosse cronica o persistente non è solo motivo di preoccupazione per i genitori, ma anche causa rilevante di disturbo nella vita del bambino. Solitamente, le cause più frequenti di questo disturbo, considerando tutte le fasce di età pediatrica, sono le infezioni delle vie aeree superiori ed inferiori e l’asma bronchiale.
Il Forum si propone di arrivare a linee guida diagnostiche e terapeutiche condivise che permettano un approccio razionale e omogeneo al problema, sia alla pediatria territoriale sia a quella ospedaliera. Al Forum – che si svolgerà con il contributo incondizionato di Chiesi Farmaceutici – interverranno, tra gli altri, il professor Eugenio Baraldi, Presidente SIMRI, il professor Giovanni Rossi dell’Ospedale Gaslini di Genova e Presidente uscente SIMRI, il dottor Giuseppe Mele, Presidente FIMP e la professoressa Francesca Santamaria, Cattedra in pediatria all’Ospedale Federico II di Napoli. Il Direttore Scientifico del Forum, professor Sergio Bernasconi, modererà le tre sessioni. Nella prima si analizzeranno i meccanismi fisiopatologici della tosse, i dati relativi all’epidemiologia ed al relativo costo sociale, l’inquadramento diagnostico in base alle Linee Guida sulla tosse e relativi comportamenti terapeutici. La seconda prevede la discussione interattiva di casi clinici. La terza tratta l’importanza della rete di collaborazione tra pediatri per il confronto e la condivisione sul territorio.
Fondato nel 1935 a Parma, nel 2009 il Gruppo Chiesi ha fatturato 872 milioni di euro, segnando un +13,7% rispetto al 2008. Si prevede che il fatturato 2010 raggiunga il miliardo di euro. Il Gruppo, principalmente attivo nelle aree terapeutiche respiratoria e cardiologica e nelle malattie specialistiche, conta 24 consociate a livello mondiale ed è presente in oltre 60 Paesi con i suoi farmaci, prodotti presso gli stabilimenti di Parma, Blois (Francia) e Santana de Parnaiba (Brasile).
Nel 2009 gli investimenti in R&D hanno raggiunto i 132,6 milioni di euro, pari al 15,2% sul fatturato, un livello che l’azienda intende mantenere per i prossimi anni. Il centro di ricerche di Parma e i laboratori di Parigi, Rockville (USA) e Chippenham (UK) collaborano in modo integrato ai programmi di ricerca preclinica, clinica e registrativa del Gruppo. Alla fine del 2009, il Gruppo Chiesi contava oltre 3.500 persone, di cui oltre 320 ricercatori.

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