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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

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Nuove tasse su piccole imprese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2013

“Con il decreto Fare il Governo ha messo le nostre piccole e piccolissime imprese davanti ad una scelta mostruosa e difficile: pagare la robin tax e non rinnovare i contratti ai lavoratori o chiudere” lo afferma in una nota Franco Ferrari Aggradi, Presidente di Assopetroli Assoenergia che rappresenta e tutela le oltre mille imprese del settore della commercializzazione dei carburanti e dei servizi e prodotti energetici che stima che l’80% dei propri Associati, rientrando nei nuovi parametri di applicazione della norma, si troveranno a dover pagare, dal prossimo anno, un 6,5 % di IRES aggiuntiva (robin tax) sui redditi. Subendo quindi un aumento, rispetto a tutte le altre attività produttive, del 24% della tassazione IRES. “La tassazione introdotta dal DL Fare è una vessazione di Stato – prosegue Ferrari Aggradi – perché il Governo delle larghe intese, che si dimostra incapace di mettere seriamente mano alla spesa pubblica, trova più facile scaricare il peso come sempre sulle imprese private tassandole. Le nostre imprese sono allo stremo e non possono più sopportare nuove tasse senza subirne pesanti conseguenze in termini di tenuta. Il PdL in primis con il Segretario Alfano aveva promesso battaglia sul punto per evitare nuove tasse sulle imprese. Il PD invece dovrebbe sapere che non è il momento di tassare le imprese senza minare i livelli occupazionali. Eppure nel tradire tutte le promesse fatte si colpiscono ancora una volta le aziende private di piccole dimensioni che, bene che gli vada e se non saranno costrette a chiudere, saranno costrette quasi sicuramente a compiere la scelta dolorosissima di non rinnovare i contratti di lavoro in scadenza, perché con quei soldi dovranno pagare una tassa ingiusta, anacronistica e discriminatoria (nuovo limite di applicazione 300.000 euro di reddito imponibile e 3.000.000 di fatturato che portano ad una imposta di 19.500 euro). Per soli 75 milioni di euro all’anno – precisa Ferrari Aggradi – tanto è il gettito che porterà questa nuova tassazione sulle imprese, PDL e PD tradiscono i piccoli imprenditori ignorando le indicazioni date loro da Assopetroli Assoenergia che aveva indicato anche una copertura finanziaria alla norma per non far mancare il gettito, ricercandola nel medesimo settore produttivo attraverso una impercettibile riduzione di appena due millesimi di euro delle agevolazioni già concesse per talune tipologie di prodotti energetici ma salvaguardando le zone climatiche svantaggiate e le attività produttive, quali quelle agricole. Ora il Governo e le forze politiche che lo sostengono dovranno assumersi la responsabilità delle loro azioni non solo nei confronti delle aziende tartassate ma soprattutto nei confronti di quei lavoratori che inevitabilmente vedranno a rischio il posto di lavoro. Il Governo nei confronti delle nostre imprese e dei nostri lavoratori per ora ha fallito. Ne prendiamo atto – conclude Ferrari Aggradi – e confidiamo in un ripensamento da parte di quella buona politica cui guardiamo con rinnovato favore.”

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Sicurezza stradale

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 agosto 2013

La quotidianità ci porta a non prestare la giusta attenzione a quelle piccole, almeno in apparenza, cose, che invece se correttamente osservate possono servire a ridurre i rischi per noi stessi e per la collettività.
In tal senso, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, una delle questioni più dibattute fra gli esperti della sicurezza alla guida e non solo, è l’utilizzo di calzature apparentemente più comode e leggere come ciabatte, zoccoli e infradito che nella stagione estiva prendono il posto, già con i primi caldi, delle scarpe invernali meno confortevoli, ma almeno in apparenza più sicure.
E non si tratta di una questione che riguarda solo le donne, anche se un’indagine realizzata da Motori.it e DireDonna, ha stabilito che nel periodo estivo ben il 53% delle esponenti del gentil sesso si mette al volante della propria auto indossando infradito o modelli simili, ma anche molti uomini ormai utilizzano con frequenza questo tipo di calzature, specie quando si dirigono verso le spiagge e le località balneari.
Si tratta di un fenomeno di costume che, peraltro, non risulta vietato almeno a partire dal 1993, ossia con l’entrata in vigore del Nuovo Codice della Strada, che ha consentito la possibilità di mettersi al volante con calzature non chiuse sul retro o addirittura a piedi nudi, a patto però che ciò non comprometta la sicurezza necessaria. In tal senso, soggiunge proprio l’articolo 140 del Codice della Strada che regolamenta elasticamente la materia stabilendo che “gli utenti della strada devono comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione ed in modo che sia in ogni caso salvaguardata la sicurezza stradale”, senza quindi prescrivere alcuna precisa dotazione e lasciando, dunque, un certo margine di libertà all’automobilista.
Ciò non vuol dire che ci si può mettere alla guida come si vuole senza tenere conto che una scarpa più comoda, ma meno modaiola possa essere determinante per evitare rischi per sé e per gli altri. Se per esempio, si rimane coinvolti in un sinistro la mancanza di scarpe chiuse potrebbe essere considerata come un elemento di concorsualità in termini di responsabilità, con effetti negativi sui risarcimenti da parte delle assicurazioni e con un minimo rischio di essere sanzionati dalle forze di polizia stradale per violazione del citato articolo 140 per aver concorso o causato un sinistro a causa della non corretta “dotazione” d’abbigliamento.
Nonostante questi rischi, secondo le statistiche, le donne continuano a calzare tacchi a spillo vertiginosi, ma anche ciabatte alla guida e in quest’ultima tendenza superano di gran lunga i maschi. Dall’indagine evidenziata, infatti, gli uomini preferiscono guidare con sneakers o scarpe chiuse per poi cambiarsi e indossare le infradito raggiunta la destinazione.

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I nodi gordiani dell’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 14 luglio 2013

L’Italia vuole crescere ma senza lasciare alle spalle problemi irrisolti che possono diventare nel tempo un insostenibile peso e una condizione inibente per ogni progetto di sviluppo armonico e generalizzato. La classe politica italiana è oggi chiamata a risolvere questo nodo che congiunge il filo del futuro con i legacci del passato. Scioglierlo non basta. Bisogna crescere pensando ad ideare qualcosa di nuovo che sappia dare una svolta decisa al nostro sistema sociale e civile. Non parliamo, ovviamente, di una rivoluzione nei termini classici della parola. Mi riferisco ad un impegno corale nell’individuare e nel sostenere la causa della collettività a fronte di interessi particolari e settoriali che cercano di distrarci come un banco di nebbia che frapponendosi tra noi e la giusta strada finiscano con il farci debordare. Penso alla riforma della giustizia ancora avvolta da spire demagogiche mentre i cittadini la vorrebbero semplicemente più presente, più immediata, più coinvolgente con la realtà del Paese. Pensiamo all’assistenza sanitaria contornata da procedure che l’appesantiscono e la rendono improduttiva. Pensiamo alla scuola che accorcia i suoi corsi d’insegnamento a livello universitario con la laurea breve e poi costringe i nostri figli a frequentare i master (ce ne sono oltre mille in Italia per le più disparate specializzazioni) e a caricare le famiglie, già esangue per altri versi, di oneri aggiuntivi per l’istruzione e legandola alla necessità di doverla acquisire per permettere ai discenti di sperare in un impiego. E persino il lavoro, cosiddetto fisso, sta diventando un premio da lotte-ria in luogo di un diritto comune a tutti. E questo cahier de dolence potrebbe continuare all’infinito per una società che sembra voglia fare di tutto per non farsi amare e per dividere più che unire. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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La Sapienza e la Banca d’Italia ricordano l’economista Federico Caffè a 25 anni dalla scomparsa

Posted by fidest press agency su domenica, 20 maggio 2012

federico caffè

federico caffè (Photo credit: Wikipedia)

Roma giovedì 24 maggio, ore 9.30 Facoltà di Economia – aula Tarantelli via del Castro Laurenziano 9, La facoltà di Economia della Sapienza e il dipartimento di Economia e diritto, con il concorso della Banca d’Italia, intendono rendere omaggio alla figura e al pensiero del grande economista e docente della Sapienza Federico Caffè scomparso nel 1987. Nella giornata del 24 maggio è prevista una serie di eventi, tra cui un intervento del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, una lezione del Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, e una Tavola rotonda sul tema “Crisi, equità, sviluppo”, alla quale contribuiranno il Presidente dell’Istat Enrico Giovannini e i docenti Gustavo Piga, Nicola Acocella, Roberto Artoni e Elena Granaglia. Nel corso della giornata verrà proiettato un docufilm introdotto da Ermanno Rea. Concluderà l’attore Roberto Herlitzka che leggerà alcuni brani tratti dagli scritti di Federico Caffè, con l’accompagnamento musicale della Numinoso Jazz Ensemble.

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Banca d’Italia statale?

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2012

“Le Banche stanno, letteralmente, soffocando il credito e l’unico vento di cambiamento in questo clima di crisi appare quello di restituire la Banca d’Italia al totale controllo dello Stato Italiano ”. Così l’Onorevole Domenico Scilipoti, Segretario politico del Movimento di Responsabilità Nazionale, in merito all’attuale situazione di declino in cui versa il Paese. “ Il problema principale degli Italiani, allo stato attuale delle cose – continua il Deputato MRN – dovuto alla mancata erogazione di prestiti da parte delle Banche, spesso a tassi usurari, troverebbe soluzione qualora lo Stato Italiano si riappropriasse della Banca d’Italia provvedendo, direttamente, a coprire la richiesta di credito da parte dei cittadini, degli imprenditori e delle PMI, con tassi proporzionati alla crisi attuale, agevolando così la ripresa economica del Paese”.

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