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Posts Tagged ‘banca’

Cuvée cresce ancora con un apporto di ulteriori € 52 milioni da parte di BPER Banca

Posted by fidest press agency su sabato, 29 Maggio 2021

Il progetto Cuvée, operativo attraverso una innovativa piattaforma multi-originator per la gestione di crediti UTP (Unlikely to Pay) relativi al settore immobiliare, amplia ulteriormente le proprie masse in gestione, grazie a un conferimento di 52 milioni di euro da parte di BPER Banca.Si amplia così il gruppo di banche che partecipano all’iniziativa mentre il totale dei crediti gestiti sale a 971 milioni di euro, confermando il primato sul mercato italiano.Il Fondo Back2Bonis è uno dei principali credit fund specializzati in Unlikely to Pay relativi al settore immobiliare a livello europeo. Nell’ambito della piattaforma, AMCO agisce come Master e Special Servicer e il Gruppo Prelios come gestore del Fondo, partner Real Estate e Special Servicer per la gestione dei crediti con sottostante leasing immobiliare.L’obiettivo del Fondo Back2Bonis, partito alla fine del 2019, è quello di arrivare a circa €1,5 miliardi di portafoglio in gestione tramite ulteriori apporti da parte dei soggetti già quotisti del fondo – tra i quali Intesa Sanpaolo, UniCredit Leasing, Banco Desio, Banca Monte dei Paschi di Siena, MPS Capital Services, UBI Banca, AMCO e Banco BPM, oltre alla nuova entrata BPER Banca.Il Fondo consente ai partecipanti di beneficiare del potenziale recupero di valore delle posizioni tramite la valorizzazione delle quote detenute nel Fondo stesso. Permette inoltre alle imprese debitrici di facilitare il processo di turnaround anche grazie alla nuova finanza che il Fondo stesso può erogare, al fine di consentire una gestione proattiva dei crediti e degli immobili sottostanti.AMCO dimostra ancora una volta la propria competenza nel guidare strutture multiorigination in un percorso volto a favorire il rilancio industriale del tessuto economico del Paese e a rimettere in circolo risorse a sostegno della ripartenza.Con questa operazione AMCO e il Gruppo Prelios confermano la loro capacità di sviluppo nell’ambito della gestione dei crediti deteriorati, con soluzioni flessibili e innovative che consentono alle banche di valorizzare le proprie esposizioni creditizie nonché di favorire il turnaround delle imprese.Prelios SGR conferma il ruolo di leadership nel settore del risparmio gestito italiano con un’offerta di prodotto innovativa che spazia dai fondi immobiliari ai fondi di credito, nonché strutture all’avanguardia quali SICAF multicomparto e fondi dedicati a progetti di impact investing. Inoltre, il Gruppo Prelios unisce, integrando e ulteriormente rafforzando, le competenze specifiche nel settore immobiliare con quelle di gestione di posizioni UTP, creando sinergie e maggiori possibilità di recupero del credito.

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Banca Widiba con Quaestio Global Enhanced Cash per una alternativa e intelligente gestione della liquidità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 Maggio 2021

Quaestio Capital SGR e Banca Widiba annunciano l’apertura al collocamento sulla rete di Banca Widiba del comparto di diritto lussemburghese Quaestio Solutions Funds – Global Enhanced Cash, autorizzato in Italia.Il comparto di Quaestio che sarà collocato da Banca Widiba fa parte del Fondo Quaestio Solutions Funds. QSF – Global Enhanced Cash è una strategia obbligazionaria a brevissimo termine che, mantenendo un rating medio complessivo elevato e una durata media finanziaria particolarmente moderata, si pone l’obiettivo di generare un extra rendimento rispetto ai titoli obbligazionari a breve termine, assumendo quindi un contenuto rischio di credito e di tasso.Lo strumento è pensato per chi cerca un’alternativa per una gestione della liquidità in eccesso sul proprio conto corrente, tema attuale e particolarmente di rilievo, e chi desidera investire i propri risparmi con un profilo di rischio contenuto.”Entrare a far parte delle case di gestione distribuite da Banca Widiba rappresenta un importante risultato”, afferma Alberto Massa, Head of Sales di Quaestio Capital SGR. “L’accordo di distribuzione ci permette di offrire ai clienti della Banca una soluzione per la gestione sofisticata della propria liquidità in eccesso. La strategia, gestita da Federico Valesi, CFA Head of Credit di Quaestio Capital SGR (Citywire AA) e Valentino Ceccherini, Portfolio Manager della SGR, vanta un lungo track record, risultati costanti e riconoscimenti quali le 5 stelle Morningstar®”.L’accordo con Quaestio Capital rientra nella logica di architettura aperta di Banca Widiba, finalizzata a garantire una sempre maggiore diversificazione dell’offerta di prodotti e servizi finanziari, rivolti a clienti che necessitano soluzioni “su misura”.

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Le sfide che attendono banca e finanza

Posted by fidest press agency su martedì, 27 aprile 2021

Il prossimo 11 maggio i principali protagonisti del mondo del credito e della finanza si confronteranno in tre sessioni (ore 9.30 – 16) in diretta streaming su http://www.eccellenzedimpresa.it per un’ampia riflessione a più voci sui grandi temi e le sfide che attendono il mondo del credito alla luce dell’innovazione tecnologica, del processo di raggruppamento degli istituti e della ripresa economica post pandemia. “La ripresa che tutti ci auspichiamo dovrà poter contare sul supporto del sistema bancario. Si dovranno trovare anche nuovi strumenti finanziari per raccogliere e indirizzare il risparmio privato. L’Italia resta uno dei Paesi con i più alti tassi di risparmio personale, una risorsa importante che potrebbe essere utilizzata per favorire la crescita del sistema economico del Paese.” aggiunge Ugo Loeser, amministratore delegato di Arca Fondi SGR e che proprio su questo tema coordinerà la tavola rotonda del pomeriggio.Apriranno i lavori del Forum Enrico Sassoon, direttore di Harvard Business Review Italia e presidente di Eccellenze d’Impresa, Massimo Gaudina, capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea che dà il patrocinio all’iniziativa, Rony Hamaui, segretario generale di ASSBB Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa e docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e Angelo Tantazzi, presidente di Prometeia. Nella prima sessione, dedicata ai nuovi modelli strategici e operativi che caratterizzano l’evoluzione del sistema bancario, interverranno, moderati da Nazzareno Gregori, presidente di ASSBB e direttore generale di Credito Emiliano: Patrizia Grieco presidente di MPS, Giuseppe Latorre partner e head of Financial Services di KPMG, Elena Lavezzi head of Southern Europe di Revolut, Giuseppe Lusignani vicepresidente di Prometeia, Giovanni Sabatini, direttore generale di ABI e Davide Serra amministratore delegato di Algebris Investments.La successiva sessione avrà come tema centrale la riflessione sul vortice della trasformazione digitale. A parlare di nuovi protagonisti, nuova organizzazione e nuovi sistemi di pagamento si alterneranno: Ugo Cotroneo managing director & partner di Boston Consulting Group, Elena Goitini amministratore delegato di BNL BNP Paribas, Alessandra Losito direttrice generale di Pictet Wealth Management Italia, Roberto Nicastro presidente di Aidexa, Ignazio Rocco ceo di Credimi e Pietro Sella ceo di Sella Group, moderati da Angelo Tantazzi, presidente di Prometeia.L’ultima sessione lancerà uno sguardo oltre la crisi, analizzando gli strumenti finanziari migliori per sostenere lo sviluppo. Coordinati da Ugo Loeser ceo di Arca Fondi SGR, interverranno: Ugo Bassi direttore Mercati finanziari della Commissione europea, Raffaele Jerusalmi amministratore delegato di Borsa Italiana che patrocina l’evento, Monica Mandelli managing director di KKR, Victor Massiah past president di ASSBB, Giovanni Sandri country head for Italy di BlackRock e Giovanni Tamburi presidente di Tamburi Investment Partners.Prima delle conclusioni dell’intensa giornata di lavori, affidate al presidente di GEA – Consulenti di direzione Luigi Consiglio, interverrà Alessandra Perrazzelli, vicedirettrice generale di Banca d’Italia.

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7 Errori da evitare quando ti presenti in banca

Posted by fidest press agency su sabato, 17 aprile 2021

Negli ultimi 10 anni, la contrazione economica e le nuove normative europee hanno provocato notevoli cambiamenti nel rapporto tra banca e impresa, in particolare riguardo a 2 aspetti: l’automazione dei sistemi di valutazione,e la selettività indetta dalla tutela dei patrimoni degli istituti. Come spiega bene Giordano Guerrieri nel suo libro Il Codice del Credito (ed. Rizzoli, 2021), a differenza di quanto avveniva in passato, infatti, è venuto meno il rapporto diretto tra l’impresa e il proprio referente bancario. Oggi tutti gli istituti hanno automatizzato la prima valutazione di chi presenta la domanda di credito, affidandosi a sofisticati sistemi di rating oggettivi e se già questa prima valutazione non è conforme la possibilità di avere credito è già in salita. È innegabile, inoltre, il fatto che la concessione del credito, in periodi normali e non straordinari come quelli derivati da una situazione pandemica, avvenga in modo molto più selettivo e tra i fattori che le banche considerano essenziali per scegliere le aziende meritevoli c’è anche quello legato al tipo di prodotto finanziario che viene richiesto, infatti ogni prodotto concorre ad un’esposizione del rischio che la banca può assumersi. Sapere come presentarsi alle banche e quali sono i passi falsi da evitare per non rischiare di vedere rifiutata la propria richiesta di credito dalle banche e dagli altri istituti è oggi fondamentale per qualunque imprenditore e azienda che vuole continuare ad operare al meglio. Vediamo insieme quali sono gli errori più comuni e i principali che le aziende commettono nel cercare finanziamenti bancari.

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La banca digitale risponde a tutte le esigenze in termini di servizi

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2020

Tra gli hyper, che siano titolari anche di un conto primario presso una banca tradizionale o no, emerge una chiara tendenza a voler incrementare l’utilizzo di servizi bancari digitali in futuro. Si tratta di un trend facilmente ipotizzabile alla luce dei mesi di emergenza da Covid-19 e del lockdown che hanno impedito o comunque limitato l’accesso fisico ai servizi finanziari, HYPE – soluzione digitale per una gestione semplice ed efficiente del denaro – ha scelto di approfondirlo attraverso una survey su un campione rappresentativo dei suoi 1,2 milioni di clienti per indagarne le aspettative per il prossimo futuro. Quello analizzato è, per definizione, un campione più evoluto della media rispetto all’utilizzo di servizi digitali ma emergono comunque evidenze interessanti se si osservano le percentuali di risposta. I vantaggi di una soluzione come HYPE, nella percezione degli utenti, sono principalmente la possibilità di effettuare le operazioni bancarie ovunque, in qualsiasi momento e direttamente da smartphone senza l’utilizzo di ulteriori elementi (es. token, codice etc) e la convenienza economica del servizio. Rispetto agli home banking dei conti tradizionali, grande valore viene riconosciuto ad una experience fluida ed immediata.
Prima di entrare nel dettaglio della survey, vale la pena fare una premessa. In generale, tutti i Paesi – anche quelli meno evoluti sul fronte dell’attitudine digitale come l’Italia, 28esima e ultima in Europa per competenze digitali, secondo quanto rilevato dall’indice Desi – stanno sperimentando una forte accelerazione verso l’utilizzo di strumenti innovativi. Diversi studi hanno iniziato a misurare l’entità di questo movimento a ridosso del lockdown. In particolare, per ciò che attiene al settore dei servizi bancari e finanziari, l’indagine “Retail Banking in the New Reality”, condotta a maggio da Boston Consulting Group su 5mila consumatori del retail banking in 15 Paesi, attestava come gli italiani fossero tra i più attivi su online e mobile banking. Secondi solo ai cittadini di Singapore, il 51% degli italiani avevano infatti intensificato il proprio rapporto con la banca di riferimento sul canale online, mentre il 54% (dopo i cittadini di Singapore e Hong Kong) aveva aumentato l’uso del mobile. Il 27% prevedeva poi di ridurre o cessare la frequentazione della filiale anche a crisi terminata. Così, per tutti gli operatori finanziari, il tema cardine su cui lavorare è la gestione della Customer Experience, che deve soddisfare le aspettative di un cliente sempre più immerso in una dimensione digitale. è Il tema della Customer Experience è al centro di un interessante rapporto di Kpmg sugli impatti che questa crisi sta già avendo sul settore bancario e in cui si invitano gli operatori a puntare su personalizzazione ed empatia e a dotarsi di strumenti che garantiscano la business continuity in qualsiasi situazione.
Proprio una Customer Experience di qualità è il maggior vantaggio competitivo di HYPE. L’indagine ha messo in luce come la maggior parte degli hyper (il 70%) abbia anche un conto presso un’altra banca: le risposte di questo sotto-campione sono particolarmente interessanti perché consentono un confronto con altri servizi tradizionali. Emerge chiaramente come i due terzi degli intervistati ritengano che il conto digitale abbia pienamente soddisfatto le proprie esigenze di servizio nel corso del lockdown, periodo in cui il 60% dei rispondenti ha incrementato l’utilizzo dei servizi collegati ad HYPE. Alla luce dell’elevato grado di soddisfazione, oltre la metà dei rispondenti (52%) prevede di intensificare in futuro il ricorso a servizi bancari digitali. La ragione principale di questa intenzione risiede proprio nel cuore della digitalizzazione: il 37% degli utenti che affiancano HYPE ad altri conti, indica come maggior vantaggio la possibilità di poter effettuare ovunque, in qualsiasi momento e direttamente da smartphone, le operazioni bancarie. Un’app progettata e realizzata per una User Experience via mobile è anche l’aspetto ritenuto determinante nel confronto con i servizi di home banking del conto tradizionale (25% dei rispondenti) mentre il 23% apprezza prioritariamente i servizi di pagamento online. Seguono servizi di rendicontazione (13%) e i servizi di pagamento in negozio (11%).
Nell’ultimo anno prima dell’emergenza Covid il 55% degli intervistati aveva visitato la sede fisica al massimo in due occasioni e solo il 7% di essi registra un numero di visite superiore a 8. A lockdown terminato, questo dato si polarizza ulteriormente: il 58% dei rispondenti si aspetta di visitare la filiale fisica al massimo due volte nei prossimi dodici mesi e solo il 6% progetta di recarvisi più di 8 volte.Esiste ancora una parte di utenza (il 23%) che attribuisce molta importanza alla filiale fisica quando immagina la sua banca del futuro, ma per il 41% questa variabile ha poca importanza e addirittura nulla per il 14%, mentre è indifferente per l’11%.

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“Nuova collaborazione tra BNP Paribas e T.I.E.”

Posted by fidest press agency su sabato, 15 febbraio 2020

BNP Paribas e T.I.E. – The Intermonte Eye, il provider digitale di informazione professionale indipendente e autorevole di Intermonte – annunciano una nuova collaborazione dedicata a consulenti finanziari e private banker.Attraverso questa collaborazione, i due istituti finanziari mirano a mettere a fattor comune l’esperienza nell’analisi sui principali trend di mercato di Intermonte con la capacità di emettere e quotare soluzioni di investimento di BNP Paribas. L’obiettivo è quello di creare contenuti a valore aggiunto accessibili in modo semplice e gratuito. Nello specifico Intermonte sarà impegnata nella promozione di ricerche di mercato e trend di investimento traducendole poi in soluzioni di investimento accessibili attraverso gli strumenti finanziari che BNP Paribas mette a disposizione degli investitori sul mercato di Borsa Italiana. Il focus, in particolare, sarà sui certificati di investimento, asset class che nel 2019 si è contraddistinta per volumi e performance di mercato.La partnership si estende, inoltre, all’organizzazione di eventi e incontri dedicati ai professionisti della finanza, con l’obiettivo di analizzare le attuali tendenze di mercato e aumentare il livello di education per stimolare il dibattito sull’utilizzo dei certificati di investimento. In particolare, durante il mese di febbraio, BNP Paribas e T.I.E., The Intermonte Eye, hanno previsto due eventi dal titolo “MegaTrend 2020: la ricerca applicata alle soluzioni d’investimento”. Gli appuntamenti si terranno a Milano il 14 febbraio dalle ore 9:00 presso la Torre Diamante – Sede di BNP Paribas – in Piazza Lina Bo Bardi 3 e a Verona il 19 febbraio dalle ore 15:00 presso l’Hotel Leon D’Oro – Viale Piave, 5. L’agenda degli eventi comprende un primo intervento di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte Sim, che si focalizzerà sui trend macroeconomici per il 2020. A seguire Matteo Battaglia, Head of T.I.E., presenterà i principali temi di investimento per i prossimi mesi e alcune soluzioni specifiche applicate ai certificati. Infine, Luca Comunian, Head of Marketing – Global Markets di BNP Paribas CIB e Francesco De Santis, Distribution Sales di BNP Paribas CIB, spiegheranno come sfruttare il potenziale dei certificati non solo per il trading, ma anche per coprire parzialmente o totalmente il proprio portafoglio dai rischi di mercato; affronteranno, inoltre, il tema degli investimenti sostenibili e presenteranno i prodotti sui quali BNP Paribas si concentrerà nel corso dell’anno.

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Le preoccupazioni della Banca dei Regolamenti Internazionali

Posted by fidest press agency su sabato, 3 agosto 2019

La banca delle banche centrali, la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, nel suo Rapporto Economico Annuale sostiene che”il rallentamento dell’economia mondiale sta peggiorando e si sta allargando”. Questo giudizio ovviamente non farà piacere a Trump che, invece, sostiene che l’economia americana non è mai andata così bene. Il presidente, in verità, più che limitarsi a considerare solo alcuni dati statistici favorevoli, dovrebbe soffermarsi su certi preoccupanti andamenti finanziari, quali il debito delle imprese.
Non è un caso, infatti, se alcuni governatori della Federal Reserve e suoi presidenti regionali, tra cui quelli di New York e di St. Louis, abbiano chiesto che la banca centrale diminuisca il tasso di sconto.
Secondo la BRI, “la decelerazione economica è più forte di quanto si aspettasse e sta creando tremori sui mercati finanziari”. Sono 4 le ragioni identificate:1) le tensioni commerciali internazionali; 2) il rallentamento della crescita in Cina, con Pechino concentrato sulla necessità non più procrastinabile della riduzione del debito;3) le politiche restrittive della Fed che influenzano, in particolare, i paesi emergenti dipendenti dai crediti e dai finanziamenti in dollari; 4) la contrazione economica di molti paesi occidentali e anche di quelli emergenti.
Il rallentamento si colloca all’interno di alcune tendenze in atto da più lungo periodo, quali l’inflazione più bassa delle aspettative, il ruolo sempre più imprevedibile della finanza globalizzata, la bassa produttività del lavoro, combinata con salari bloccati da tempo, e l’indebolimento dell’ordine economico del libero mercato a seguito delle misure protezionistiche.
La preoccupazione della BRI, tuttavia, riguarda la crescita del debito, in particolare quello privato. La vulnerabilità maggiore è rappresentata dal “surriscaldamento del settore corporate, quello delle imprese, in molte economie avanzate”. Il mercato dei leveraged loan, cioè dei crediti concessi a imprese già pesantemente indebitate e di bassa affidabilità, e, quindi, ad alto rischio, ha raggiunto i 3.000 miliardi di dollari. Ciò è paragonabile a quanto accadde con i crediti immobiliari subprime nella crisi del 2007-8. Sono aumentati i prodotti strutturati, titoli derivati, come i collateralized loan obligation (clo), che per il 60% sono detenuti dalle banche americane, per il 30% da quelle giapponesi e per il 10% da quelle europee.
Naturalmente la somma citata rappresenta la parte evidente “in sofferenza” rispetto alla complessiva bolla di debiti corporate. Particolarmente interessati sono gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Non è un caso che anche la Bank of England abbia recentemente condiviso le preoccupazioni della BRI.
Si teme che se la situazione dovesse deteriorare, l’impatto economico sarebbe di molto amplificato attraverso il sistema bancario. Del resto la BRI aggiunge che si dovrebbe essere preoccupati dei debiti corporate più che di quelli degli Stati sovrani.
In questi anni la qualità dei crediti concessi alle imprese è andata sempre più peggiorando. Negli Usa il lowest investment grade rating, cioè la valutazione più bassa applicata agli investimenti, rappresentava il 29% di tutti i crediti concessi nel 2000 mentre oggi è il 36%. La situazione in Europa è peggiore, perché nello stesso periodo questo rating è passato dal 14% al 36%.
Per quanto riguarda il settore specifico delle obbligazioni corporate, il rating più basso, che era del 22% in Europa e del 25% negli Usa, è salito al 45% per entrambi.
Le preoccupazioni menzionate relative alle economie dei paesi emergenti sono confermate anche da un recente studio della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad), secondo il quale la passata politica di tasso zero della Fed li avrebbe indotti a indebitarsi in modo sproporzionato, soprattutto nei settori privati. Infatti, la percentuale del loro debito sul totale mondiale è passata dal 7% del 2007 al 26% del 2017. Nello stesso periodo il debito privato delle imprese e delle famiglie delle economie emergenti in rapporto al loro pil è passato dal 56 al 105%. I dati sono eloquenti.Com’è noto, i paesi in questione sono molto dipendenti dal dollaro e dalle sue evoluzioni valutarie per cui le politiche della Fed vi determinano forti ripercussioni. Vedesi l’instabilità dell’Argentina, del Brasile, dell’India, dell’Indonesia, della Turchia e del Sud Africa. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Un italiano su due ormai usa la banca online

Posted by fidest press agency su martedì, 11 giugno 2019

Anche i risparmiatori italiani hanno ormai superato il tabù di Internet: uno su due sceglie il web per gestire il conto corrente e monitorare i movimenti di denaro. I dati dell’indagine realizzata da Doxa per Findomestic in occasione del lancio del nuovo corrente digitale tracciano “l’identikit di un utente sempre più smart e a proprio agio con il mondo online” sottolinea Claudio Bardazzi delle relazioni media. “E’ anche questo il motivo per cui Findomestic – dichiara Gilles Zeitoun, Direttore Generale della banca – da sempre attenta al cliente e all’evoluzione delle sue esigenze, ha deciso di completare la gamma dei propri servizi con un conto corrente che ha nell’interfaccia digitale uno dei suoi principali punti di forza”.
Sono diversi i segnali che confermano la crescente confidenza dei risparmiatori con l’online banking. Ad esempio, dimostrano i risultati dell’indagine realizzata da Doxa per Findomestic, è in aumento la quota di coloro che si affidano al digitale per effettuare operazioni bancarie abituali: secondo le rilevazioni, da luglio 2018 a oggi la percentuale di utenti che utilizzano il sito della propria banca è passata dal 49,1% al 52,1%, mentre app e mobile banking sono attualmente scelti dal 23,2% a fronte del 22,4% del luglio scorso. Anche le operazioni più complesse fanno sempre meno paura: il 28,5% fa ricorso a Internet anche per i casi più delicati e meno frequenti, dato in crescita di ben 7 punti percentuali rispetto alla rilevazione dell’estate passata.
Un po’ a sorpresa gli habitué dell’e-banking non sono i più giovani: è la fascia tra i 55 a i 64 anni a ricorrere più spesso (nel 58,4% dei casi) ai servizi bancari sul web. I millennials, invece, preferiscono il mobile: il 44,6% degli utenti tra i 18 e i 24 anni gestisce il proprio conto corrente dallo smartphone.
Non a caso la società di credito al consumo del Gruppo BNP Paribas, per il debutto del suo conto bancario ha puntato su un’offerta digitale con funzionalità orientate alla gestione consapevole del budget e al risparmio. Una di queste è il trasferimento automatico del denaro dal conto allo strumento di deposito quando la giacenza raggiunge una soglia prestabilita. Inoltre è possibile rateizzare sul conto i pagamenti Findomestic in essere dilazionando la spesa in tre o sei mesi.
L’indagine realizzata da Doxa per Findomestic ha chiesto inoltre al campione quali sono le caratteristiche più importanti di un conto corrente: i bassi costi di gestione risultano l’esigenza più diffusa (55,2%) oltre alla chiarezza e trasparenza dei costi (40,2%) e alla possibilità di gestire tutto online (39,2%). In risposta a questa esigenza, Findomestic propone un canone fisso, con due tariffe: 6,90 euro al mese per il tutto compreso e 3,90 al mese nella versione che comprende l’operatività ordinaria. Il canone mensile del conto è costruito per rendere consapevoli i clienti di quanto si sta spendendo e tutta l’operatività ordinaria del conto corrente è direttamente integrata nel canone senza spese aggiuntive per il cliente. Il canone può anche diminuire di 1 euro se si accredita lo stipendio sul conto, di un 1 euro se si ha già un finanziamento in corso con Findomestic e di un ulteriore euro se è stata stipulata tramite la società una copertura assicurativa. Con queste possibili riduzioni il conto diventa tra i più competitivi del mercato: la versione all inclusive può scendere da 6 euro e 90 centesimi a 3,90 mese, quella base da 3,90 a 0,90 centesimi.

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In banca cambia tutto: ovvero poco o nulla

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 gennaio 2019

Erano i tempi post-crack Parmalat e di conseguenza post-crack Cirio e post-crack Argentina. Mezza Italia e più era stordita dai crack grandi e piccoli (Giacomelli, Fantuzzi Reggiane, Italtractor, e tanti altri) che ancora si susseguivano. Ma in banca erano pronti a cambiare tutto. Nell’autunno del 2005, Matteo Arpe annunciava la “rivoluzione copernicana” della sua Capitalia, nata tre anni prima dall’unione di Banca di Roma e Bipop Carire. Lo faceva mediante una campagna pubblicitaria i cui personaggi e l’intera ambientazione erano assimilati dai film “Mad Max” e “Il Gladiatore”.
chiave di lettura della campagna è evidente: girare pagina rispetto al recente passato, superare le ombre che vagano sul sistema bancario dopo gli scandali Cirio e Parmalat, scommettere sulla centralità di Capitalia come banca di servizio, oltre che come grande banca commerciale. La scena del filmato si apre su due eserciti di barbari schierati pronti a dar vita a una violenta battaglia campale, l’uno contro l’altro armati. In cielo domina l’eclisse di sole, un istante prima che accada l’inevitabile, i guerrieri si fermano e smettono di guardarsi con odio. Improvvisamente, il campo di battaglia viene invaso dalla musica. Il sole squarcia il buio e illumina i guerrieri che, al canto di ‘Let the sunshine in’ del musical ‘Hair’, evitano per un soffio lo scontro frontale. La luce illumina il logo Capitalia e la scritta che l’accompagna: “Tutto può cambiare. Basta immaginarlo. Capitalia cambia tutto”. (Prima Comunicazione, ottobre 2005). Fu anche allestito un apposito sito internet: cambiatutto.it.Dopo un cospicuo numero di anni, possiamo tirare le somme:
– I crack sono andati avanti uguale e pure peggio: ora a fare crack sono direttamente le banche;
– Le banche non sono cambiate per niente salvo per le modernissime sigle Mifid, Idd, Kid, ecc.;
– Ma continuano “a girare pagina rispetto al recente passato e superare le ombre che vagano sul sistema bancario” (nei comunicati);
– Capitalia è invece cambiata al punto tale che non esiste più;
– Il sito cambiatutto.it appartiene oggi ad uno sconosciuto cantante Punk Rock torinese.
Ma ora cambia tutto: si gira pagina rispetto al passato. Basta immaginarlo.(fonte:L’Antipatico Rubrica del canale web Investire Informati dell’Aduc)

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Finanziamenti online, la banca può guardare i vostri profili social

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

Firenze. Meno burocrazia e lungaggini per coloro che nel richiedere un finanziamento si affidano ad Internet, effettuando la richiesta comodamente dal proprio pc o anche dallo smartphone, senza più necessità di recarsi in banca, e con il vantaggio di accorciare anche i tempi di risposta, che in certi casi può arrivare subito al termine della procedura.
Già diffusi oltreoceano, stanno infatti approdando anche in Europa dei sistemi basati su potenti algoritmi di machine learning che permettono all’utente non solo di espletare la pratica in pochi minuti, ma anche di sapere immediatamente se il prestito è concesso oppure no, con la possibilità di vedere accreditata sul proprio conto corrente la somma accordata in 48 ore o poco più.Anche se la possibilità di gestire la pratica con pochi click e ricevere poi i soldi in tempi rapidissimi è di per sé allettante, ci sono però delle incognite sulle metodologie utilizzate per concedere un prestito presentando una quantità esigua di documenti e senza neanche vedere fisicamente in faccia il cliente. E se certi istituti di credito decidono di erogare prestiti in modo così semplice, non è certo perché sono improvvisamente diventati enti di beneficienza. E’ invece attraverso moderne tecnologie di Big Data e Web Analytics che i profili dei social network e gli stessi dispositivi utilizzati dai richiedenti potrebbero essere setacciati per rastrellare una miriade di dati personali, (compresa la cronologia dei siti visitati e la posizione geografica dell’utente), per poi essere combinati ed elaborati con altre informazioni raccolte da fonti tradizionali come quelle delle centrali rischi o delle camere di commercio, per lasciare infine la sentenza ad un sofisticato algoritmo che decide automaticamente se il prestito viene concesso oppure no, e tutto ciò senza alcun intervento umano.
I colossi bancari puntano molto sullo sviluppo di questi innovativi sistemi tecnologici, e Credit Suisse nel 2015 ha infatti investito 200 milioni di dollari sulla Kabbage inc, una startup specializzata nel settore con sede negli Usa, seguita da Ing che di recente ha investito 300 milioni di dollari nella stessa società americana, con la quale è già operativa una partnership su finanziamenti online dedicati alle piccole e medie imprese, che possono così contare su un rapido accesso alle liquidità di cui hanno bisogno.
In attesa che le autorità facciano luce sui meccanismi dei prestiti online con risposta immediata ed automatica, il consiglio nel frattempo è quello di “leggere accuratamente tutte le informative e la documentazione disponibile, compresa quella di eventuali partner con sede oltreoceano, e dare il proprio consenso solo se sì é certi di aver compreso ‎tutte le condizioni e poterle così accettare consapevolmente.”

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Popolare Vicenza e Veneto Banca: come ricevere l’indennizzo per i bond subordinati

Posted by fidest press agency su domenica, 27 agosto 2017

bancaE’ stato pubblicato il regolamento che disciplina l’accesso all’indennizzo forfettario per i possessori di bond subordinati di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. I possessori di bond subordinati delle due ex popolari venete possono presentare istanza al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che gestisce le pratiche, entro il 30 settembre. E’ facile ipotizzare che il termine sarà prorogato, come avvenuto per le richieste riguardanti i titoli subordinati delle quattro banche finite in risoluzione nel novembre del 2015.Nel frequente caso di titoli cointestati, la domanda deve essere presentata da tutti i cointestatari che siano in possesso dei requisiti sopra indicati. E’ possibile presentare un’unica istanza da parte di uno dei cointestatari se corredata di apposita delega.Il rimborso per gli aventi diritto è pari all’80% cui Intesa Sanpaolo aggiunge di suo (si fa per dire, dato che ha ricevuto in regalo le due banche da parte dei contribuenti) un ulteriore 20%. La percentuale viene calcolata su un valore pari al corrispettivo pagato per l’acquisto degli strumenti finanziari subordinati al netto degli oneri e delle spese direttamente connessi all’acquisto e della differenza, se positiva, tra il rendimento degli strumenti finanziari subordinati e il rendimento di mercato di un BTP in corso di emissione di durata finanziaria equivalente oppure il rendimento ricavato tramite interpolazione lineare di BTP in corso di emissione aventi durata finanziaria più vicina.Il ristoro è destinato alle sole persone fisiche, agli imprenditori individuali e agricoli ed ai coltivatori diretti. E’ esteso ai loro eredi o coniugi, conviventi more uxorio e parenti entro il secondo grado che abbiano i bond per trasferimenti tra vivi.L’acquisto o sottoscrizione dei bond deve essere stato effettuato entro il 12 giugno 2014, data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue della Direttiva “Brrd” sui salvataggi bancari.L’acquisto deve essere avvenuto nell’ambito di un rapporto negoziale diretto dell’investitore con una delle due banche emittenti. Sono quindi esclusi tutti gli obbligazionisti che hanno sottoscritto oppure comprato i titoli presso altri intermediari, incluse le banche che facevano parte dei due gruppi Veneto Banca e Popolare Vicenza. Sono anche esclusi gli acquisti effettuati sul mercato mediante le due banche, quando queste hanno agito solo da intermediari.I titoli devono essere stati posseduti alla data del 25 giugno 2017.Ci sono poi dei parametri di natura patrimoniale oppure reddituale da rispettare. Essi sono
– Essere in possesso di un patrimonio mobiliare al 31 dicembre 2015 inferiore a centomila euro, escluso il valore dei titoli azzerati oppure:
– Disporre di un reddito complessivo ai fini Irpef anno 2014 (dichiarazione del 2015) inferiore a trentacinquemila euro.
E’ sufficiente rispettare uno soltanto dei due parametri, non per forza entrambi. Per maggiori informazioni o assistenza, gli interessati possono contattare Aduc tramite il canale Investire Informati del sito web. (Anna D’Antuono, legale consulente Aduc)

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Professionisti del banking: I più richiesti e i più pagati

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 giugno 2017

banca-ditalia“Negli ultimi anni il processo di digitalizzazione ha pervaso il mondo bancario: per rimanere al passo con i tempi gli istituti di credito hanno subito una profonda metamorfosi e ciò ha condizionato inevitabilmente la forza lavoro del settore.” È quanto si evince dalla lettura dei dati della Salary Guide 2017, l’indagine annuale di Hays, condotta su un campione di oltre 250 aziende e 1.400 professionisti, che fotografa l’andamento del mercato del lavoro in Italia.Per far fronte alle nuove sfide tecnologiche, le aziende che operano nel settore Banking stanno infatti focalizzando la ricerca su figure altamente specializzate. Tra i più richiesti, i profili con competenze in ambito Risk e Compliance management, oltre ai professionisti di Internal Audit, poiché ricoprono un ruolo da attori principali nell’evoluzione del settore e nel continuo mutamento di regolamenti e direttive dettate da BCE e Banca d’Italia. Non registrano flessioni i professionisti dalla forte anima commerciale, in particolare avranno maggiori possibilità di inserimento quei profili esperti nella gestione di grandi patrimoni. Al contrario, la parabola occupazionale è discendente per tutti coloro che operano all’interno delle filiali classiche, ad eccezion fatta sempre per le figure commerciali.Secondo la Hays Salary Guide, inoltre, i responsabili delle risorse umane in ambito Banking stanno selezionando per lo più professionisti con competenze tecniche molto specifiche e capaci di reagire proattivamente alle novità di un mercato in continua evoluzione. In un contesto sempre più “global”, gli interlocutori risultano dislocati molto spesso fuori dai confini nazionali: per questo motivo è essenziale la conoscenza della lingua inglese. Richiesta la laurea in Economia, Scienze Bancarie o un MBA.
Per quanto riguarda le politiche retributive, il gap tra i salari top e quelli minimi rimane consistente. Le aree che continuano ad offrire le retribuzioni più alte sono il Corporate & Investiment Banking e il Private Banking. Tra i professionisti più pagati*, si piazzano ai primi posti i Business Partner dell’area Private Banking e le figure Analyst in ambito Corporate & Investiment Banking con una retribuzione annua di 100.000 €, seguiti dai profili Sales specializzati in Asset Management con una retribuzione di 95.000 € all’anno.Nei prossimi mesi, è prevista una certa stabilità del mercato che influenzerà positivamente le domanda di professionisti del settore

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Axélero: siglata l’intesa con Banca Generali per offrire servizi di innovazione digitale

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 dicembre 2016

sanità-digitaleaxélero S.p.A, Internet Company quotata sul mercato AIM Italia (Ticker: AXEL) e market maker digitale ad alto tasso di innovatività, annuncia la partnership con Banca Generali finalizzata a proporre ai clienti imprenditori e prospect dell’istituto bancario un’offerta all’avanguardia di servizi di marketing e comunicazione digitale.L’accordo consentirà agli oltre 1.750 consulenti della prima banca private di Piazza Affari di supportare i clienti anche in ambito digitale, offrendo soluzioni innovative per il miglioramento delle opportunità di crescita e del controllo del business.L’approccio consulenziale di axélero parte dall’analisi delle esigenze del cliente per individuare e confezionare soluzioni mirate e misurabili. La partnership con una realtà d’eccellenza nella consulenza patrimoniale come Banca Generali rafforza lo status di axélero quale player di riferimento per la digitalizzazione delle Imprese e della Pubblica Amministrazione in Italia, confermando così il piano di crescita e di espansione già in corso.axélero fornirà ai clienti di Banca Generali un vero e proprio “tagliando digitale” per verificare lo “stato di salute online”, un report completo per esaminare in modo analitico i punti di forza e di possibile potenziamento, in ambito digitale, dell’Azienda presa in esame. In una fase successiva verrà invece illustrato e condiviso il miglior piano d’intervento consigliato.“La mission di axélero è affiancare Imprese e Pubblica Amministrazione nel percorso di innovazione digitale che è ormai sempre più indispensabile. Consideriamo l’accordo con Banca Generali una preziosa opportunità per raggiungere in modo ancora più diretto e fiduciario gli imprenditori, affiancandoci a coloro che intendono migliorare il livello qualitativo della propria presenza online, comunicando nel modo corretto ai consumatori di oggi e preparandosi da subito a raggiungere gli utenti della prossima generazione.” afferma Stefano Cereseto COO e Founder di axélero “Un processo attuabile solo attraverso la sempre maggior consapevolezza da parte delle aziende della necessità di una costante innovazione, con l’adozione di soluzioni studiate per valorizzare ogni specifico settore merceologico e create al fine di generare un vero e proprio vantaggio competitivo.”
axélero S.p.A., quotata sul mercato AIM Italia da dicembre 2014, è una Internet Company fondata nel 2008 da Leonardo Cucchiarini e Stefano Maria Cereseto. La Società opera nel mercato italiano dei media, del marketing e della pubblicità digitale accompagnando PMI, grandi imprese e Pubblica Amministrazione nel percorso di digitalizzazione. In particolare, axélero offre soluzioni efficaci e innovative di digital advertising e digital marketing, disegnate espressamente con l’obiettivo di supportare piccole, medie e grandi aziende, istituzioni nazionali e locali, nell’ottenere visibilità, contatti utili e risultati concreti per le loro attività.

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Al via la class action contro la banca Wells Fargo

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 settembre 2016

giustiziaAl via una causa promossa da alcuni clienti che mirano ad ottenere lo status di una class action contro Wells Fargo & Co, coinvolta in uno scandalo per i falsi conti aperti dai dipendenti a nome di ignari clienti. Un’azione legale è stata avviata nella Corte distrettuale dello Utah per frode, negligenza, invasione della sfera privata e altre accuse. La banca è già stata condanna dal Consumer financial protection bureau, l’organismo per la tutela dei consumatori creato con la riforma di Wall Street, a pagare 190 milioni di dollari per le sue ”pratiche illegali” consistenti nell’apertura di circa 2 milioni di account, senza la conoscenza dei clienti, al fine di soddisfare gli obiettivi di vendita. La nostra associazione, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che già nel passato è stata promotrice di denunce contro la finanza creativa anche se nel settore assicurativo, ancora una volta, alla luce di questa notizia, chiarisce come ” la produzione capitalistica viene colta periodicamente da una vertigine, nella quale si vuole fare denaro senza la mediazione del processo di produzione”. Tutto ciò mentre l’economia reale, quella relativa alla produzione di beni e servizi, annaspa, va in crisi, ed i cittadini sono costretti a fare i conti con disagi e privazioni, precarietà e disoccupazione. Ciò consiste nel fatto che una parte rilevante del quantitativo di moneta circolante, già ridottosi per effetto della recessione, anziché dirigersi verso gli investimenti nei settori produttivi dell’economia segue ormai la via della speculazione fine a se stessa. E, come tutti sanno, la speculazione non si fregia di nessuna utilità sociale, essendo la sua missione quella di tirare profitti dalla compravendita di titoli finanziari, per il solo, e rapido, arricchimento di chi ne è artefice, degli scommettitori professionali, per intenderci. Se dal denaro, anche da quello virtuale, si può tirare fuori altro denaro, direttamente, velocemente, senza “la mediazione del processo di produzione”, perché attardarsi nell’impresa faticosa del produrre per guadagnare? Sarà stata, questa, anche la valutazione di tanti capitani d’impresa, che, negli ultimi anni, hanno pensato bene di investire i loro capitali in attività finanziarie anziché reimmetterli nel ciclo produttivo. Per tale ragione si deve mettere un limite alla speculazione finanziaria introducendo regole ed elementi di trasparenza. Non intervenire significherebbe condannare le nostre società alla catastrofe. (Giovanni D’AGATA)

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Successione in banca: la dichiarazione integrale è contro la privacy

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2016

Banca d'ItaliaNei casi di successione nei contratti bancari, assicurativi e finanziari, gli intermediari esigono -tra gli altri- la copia integrale della dichiarazione di successione, non accontentandosi della sola parte di questa che riguarda i rapporti da essi intrattenuti col de cuius. La dichiarazione di successione contiene però tutta una serie di dati personali, a volte anche sensibili, la cui acquisizione da parte dell’intermediario non ha alcuna logica in funzione della procedura da attuare.
L’articolo 48 comma 4 del Testo Unico dell’imposta in materia di successioni e donazioni prevede che “le aziende e gli istituti di credito, le società e gli enti che emettono azioni, obbligazioni, cartelle, certificati ed altri titoli di qualsiasi specie, anche provvisori, non possono provvedere ad alcuna annotazione nelle loro scritture né ad alcuna operazione concernente i titoli trasferiti per causa di morte, se non è stata fornita la prova della presentazione, anche dopo il termine di cinque anni di cui all’articolo 27, 4° comma, della dichiarazione di successione o integrativa con l’indicazione dei suddetti titoli, o dell’intervenuto accertamento in rettifica o d’ufficio, e non è stato dichiarato per iscritto dall’interessato che non vi era obbligo di presentare la dichiarazione” .
Se è vero, quindi che senza dichiarazione di successione oppure dichiarazione che non ne sussiste l’obbligo la banca non può sbloccare la somma, la norma non dispone che occorra presentare la copia integrale, prevedendo bensì che l’intermediario debba acquisire la prova della sua presentazione o, in alternativa, la dichiarazione di insussistenza dell’obbligo di farlo. Da notare come le Sezioni Unite della Cassazione, nella Sentenza 14088 del 27 luglio 2004, abbiano sancito il principio secondo cui la dichiarazione di successione costituisce un momento dell’iter procedurale finalizzato all’accertamento dell’obbligazione tributaria che si conclude con l’emissione, da parte dell’ufficio, dell’atto impositivo, sulla base dei dati emergenti dalla dichiarazione, che avrà, per ciò stesso, esaurito la sua funzione. In base a tutto ciò, lo scorso 13 giugno un cittadino supportato dall’Aduc ha presentato una segnalazione al Garante Privacy. Chissà non sia la volta giusta per mettere in chiaro ciò che già appare non solo per legge, ma anche per la concreta inutilità del comunicare ad un soggetto estraneo dati personali e sensibili che niente hanno a che fare con lo scopo della procedura. (Anna D’Antuono, legale Aduc)

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Contratti banca, Non basta la sola firma del cliente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 aprile 2016

salva bancheLa Cassazione, con le recenti sentenze n. 5919/2016 e 7068/2016, ha capovolto il proprio orientamento espresso con la precedente decisione n. 4564 del 2012 in merito alla sufficienza della sola firma del cliente nei contratti della banca e degli intermediari finanziari. L’orientamento da ultimo adottato ritiene non sufficiente la sola firma del cliente.
Se è vero che la clientela che abbia ragioni di contestare l’operato dell’intermediario può risultare avvantaggiata da una simile posizione dei supremi giudici è anche vero che il precedente orientamento sortiva l’effetto opposto e finiva per accettare o minimizzare un’operatività negligente o scorretta da parte dell’intermediario stesso.
Per quanto ci riguarda, non possiamo che aderire alla opinione più recente della Suprema Corte ritenendola più fondata e rispettosa del dettato normativo.
Questi i termini del problema.
La legge prevede che i contratti della banca – sia quelli di intermediazione finanziaria che quelli “tradizionali” (conti, depositi, mutui ecc.) – devono avere la forma scritta. Quanto ai primi, la prescrizione (già presente fin dalla L.1/1991) è ora contenuta nell’art. 23 del TUF (Dlgs. 24 febbraio 1998, n. 58) che, al comma 1, dispone:
“” I contratti relativi alla prestazione dei servizi di investimento….. e, se previsto, i contratti relativi alla prestazione dei servizi accessori sono redatti per iscritto e un esemplare e’ consegnato ai clienti. …..
Nei casi di inosservanza della forma prescritta, il contratto e’ nullo””.
Quanto ai secondi, il Testo Unico Bancario all’art. 117, contiene una disposizione del tutto equivalente che recita:
“I contratti sono redatti per iscritto e un esemplare è consegnato ai clienti…….
Nel caso di inosservanza della forma prescritta il contratto è nullo.”
Le banche hanno dato applicazione alle norme in questione stipulando i contratti – anzichè con un unico atto contestuale recante entrambe le firme dei contraenti sullo stesso documento – in forma di corrispondenza, vale a dire per mezzo di due lettere che vengono scambiate.
La prima di tali lettere contiene tutte le condizioni giuridiche ed economiche necessarie, vale come proposta di contratto ed è firmata da uno dei due; la seconda (la risposta) riporta tale e quale il contenuto della prima e la completa in calce con la accettazione dell’altra parte.
Con l’incontro di proposta e accettazione, il contratto è concluso.
Il metodo descritto – che ci risulta adottato per ragioni fiscali – sicuramente integra e rispetta il requisito della forma scritta posto dalle norme citate all’inizio che non impongono necessariamente la stipula contestuale dell’atto.
Il problema è sorto per il fatto che in tutti i giudizi conclusi con le sentenze indicate sopra, era stata prodotta una sola copia, quella sottoscritta dal cliente, ma, mentre nella decisione n. 4564/2012 i giudici avevano dato ragione alla banca e ritenuto la validità del contratto, nelle altre due è stato adottato il punto di vista opposto ed il contratto è stato dichiarato nullo.
La prima decisione (la n. 4564), aveva, tra l’altro, argomentato che “essendosi il negozio concluso per corrispondenza, la copia firmata dalla banca non poteva che essere in mani dei ricorrenti” e per di più il cliente ha dato atto che “un esemplare del presente contratto c’è stato da voi consegnato; il che rende ragionevole affermare che il detto esemplare fosse quello sottoscritto dalla banca e consegnato ai ricorrenti”.
Innanzi tutto è il caso di rilevare che la stesura e la formulazione del contratto è fatta dall’intermediario quindi non è neutrale, ma tutta a vantaggio di quest’ultimo, il che comporta che al cliente vengono fatte sottoscrivere tutte le clausole e le dichiarazioni da cui deriva vantaggio al predisponente. Pertanto anche se il congegno contrattuale e la dichiarazione di ricezione dell’esemplare effettivamente farebbero pensare che la lettera debitamente firmata fosse in mano del cliente, tale deduzione può non essere affatto vera (non è raro che la banca non firmi la sua copia o firmi con un “visto dell’incaricato” o non consegni la documentazione). Indipendentemente da ciò non basta tale deduzione a sostenere la validità del contratto.
A questo scopo, è assolutamente imprescindibile che chi sostiene detta validità, dia la prova dell’avvenuta apposizione, di entrambe le firme dei contraenti. Ciò non potrà farsi in altro modo che producendo entrambe le lettere recanti, ciascuna, la sottoscrizione del mittente. Altri mezzi di prova non saranno idonei allo scopo.
Il concetto qui esposto risulta chiaramente dalle parole di Cass. n.7068/2016 che riportiamo: “Sussistendo controversia la prova dell’esistenza del contratto richiede necessariamente la produzione in giudizio della relativa o delle relative scritture (Cass. N. 26174 del 2009). Al contrario, la stipulazione non può essere desunta, in via indiretta, da dichiarazioni di contenuto differente (ad es. di scienza, di ricognizione, ecc). Nè potrebbero all’evidenza, sopperire prove testimoniali, per presunzioni, il giuramento o la confessione (tra le altre al riguardo Cass. N. 2 del 1997). (Libero Giulietti, legale, consulente Aduc)

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“Il credito è un bene pubblico, deve essere dato a chi se lo merita” Fa più la trasparenza del conto economico

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2016

Banca europea per gli investimenti“Non definirei i mini-bond canali alternativi. Sono canali possibilmente complementari e anche in competizione”. Così Andrea Munari, Amministratore Delegato e Direttore Generale BNL, Responsabile Gruppo BNP Paribas in Italia, intervenuto questa mattina al 7° Forum Banca e Impresa organizzato da Il Sole 24 Ore. “Le banche probabilmente in questo momento sono gli istituti, le organizzazioni più trasparenti al mondo, perché siamo sotto i radar screen di qualsiasi tipo di regulator o ente pubblico o opinione pubblica ecc. E giustamente deve essere così. Che cos’è che chiediamo e perché pensiamo che dare credito oggi anche con i tassi bassi possa essere assolutamente profittevole? La stessa cosa. Le aziende che oggi possono essere finanziate, indipendentemente dal canale bancario o dai canali alternativi, sono sempre le stesse. Non è che un canale alternativo riesce a finanziare delle aziende diverse. – continua Munari dal palco del Sole 24 Ore – Noi dobbiamo cominciare a ragionare sul fatto che le aziende top rated non sono necessariamente solo le aziende che in quel momento hanno una determinata profittabilità, ma hanno tutta una serie di caratteristiche che sono veramente low cost: una governance molto più trasparente, amministratori indipendenti nei consigli, un livello di capitalizzazione leggermente più alto del solito”. Nel corso del suo intervento al 7° Forum Banca e Impresa del Sole 24 Ore, l’Amministratore Delegato e Direttore Generale BNL, Responsabile Gruppo BNP Paribas in Italia Andrea Munari ha affermato che “Il credito è un bene pubblico: deve essere dato a chi se lo merita. Noi abbiamo finanziato aziende industriali soprattutto sulla base di progetti che riteniamo credibili e che avevano di partenza una struttura magari non perfettamente equilibrata, certamente prendendo in considerazione un premio a rischio più alto. Io credo che per poter dare modo alla banca piuttosto che all’investitore (di fare credito, ndr) l’azienda deve spiegarsi, deve comprendere che più è trasparente nei confronti dell’interlocutore finanziatore, più è facile ottenere il credito”. Alla domanda se faccia più la trasparenza del conto economico, Munari conclude: “Io non ho dubbi su questo, è un mantra, ripaga sempre alla fine”.

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CrediFriuli 2011: bilancio in buona salute

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 Maggio 2012

L’assemblea dei soci approva un bilancio in forte crescita e rivaluta il valore delle quote sociali I circa 400 soci presenti all’assemblea annuale di CrediFriuli, hanno approvato all’unanimità il bilancio di esercizio per il 2011. Inoltre, hanno deliberato la rivalutazione del valore nominale delle azioni possedute al massimo consentito dalla legge: il 2,7 per cento, passando dai 25,82 euro a un valore di 26,51 euro ad azione posseduta. L’utile d’esercizio del 2011 ha raggiunto i 2,9 milioni di euro, con una variazione positiva del 32,7 per cento sul 2010. La raccolta complessiva ha superato gli 841 milioni di euro, con una crescita del 2,87 per cento. Molto bene è andata la raccolta dalla clientela con un aumento del 2,93 per cento (oltre 638 milioni di euro). La raccolta indiretta è cresciuta del 2,7 per cento (avvicinandosi ai 203 milioni di euro) e la raccolta obbligazionaria ha avuto un incremento dell’1,32 per cento, superando la cifra di 241 milioni di euro. Rispetto all’anno precedente si è registrata una crescita degli impieghi pari al 5,62 per cento (praticamente più del doppio rispetto alla media del sistema bancario regionale). Il totale degli impieghi ha raggiunto i 544,8 milioni di euro e il nuovo credito erogato ha superato gli 80 milioni di euro.
CrediFriuli, anche nel 2011, ha continuato a operare secondo la propria mission statutaria confermandosi appieno nel ruolo di vera banca del territorio attivando 421 interventi a beneficio delle comunità locali, attraverso sponsorizzazioni ed erogazioni di contributi a enti, associazioni e istituzioni, per quasi 350 mila euro. Anche la compagine sociale ha vissuto un notevole incremento nel 2011 e nei primi mesi del 2012 raggiungendo, a oggi, i quasi 5.000 soci. Al 31 dicembre del 2011, CrediFriuli operava con 165 dipendenti e 34 filiali (la Bcc con la presenza più diffusa in Fvg). La banca, inoltre, gestiva 7 tesorerie pubbliche.

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La banca dei combustibili fossili

Posted by fidest press agency su sabato, 9 ottobre 2010

Washington. CRBM critica la linea di condotta della Banca mondiale, che da un lato vorrebbe divenire protagonista nella gestione della finanza per il clima, poi contribuisce all’inquinamento e al surriscaldamento globale finanziando sempre più i progetti estrattivi. Basti pensare che in cinque anni il sostegno all’estrazione di carbone è aumentato di 40 volte, toccando i 4,4 miliardi di dollari nel 2010. Non a caso in questi giorni una delegazione di diverse organizzazioni del Sud del mondo ha incontrato i direttori esecutivi della Banca Mondiale per proporre un modello di sviluppo energetico alternativo a quello incentrato sui combustibili fossili, che non porta alcun beneficio alle popolazioni più povere, nonostante la Banca si ostini a sostenere il contrario. Secondo uno studio pubblicato alla vigilia del meeting dall’organizzazione statunitense Oil Change International, nessuno dei progetti estrattivi finanziati dalla Banca Mondiale negli ultimi due anni ha avuto come obiettivo prioritario quello di garantire l’accesso all’energia. Eppure è proprio questa la motivazione che i banchieri di Washington continuano a utilizzare per giustificare il continuo sostegno a petrolio, carbone e gas, che nel 2009 e 2010 avrebbe superato del 225% gli investimenti in progetti energetici mirati a garantire accesso all’energia ai più poveri.

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Il Credito Cooperativo Fiorentino nella bufera

Posted by fidest press agency su domenica, 15 agosto 2010

La banca è finita nell’inchiesta sulla cosiddetta P3 e per finanziamenti concessi senza una corretta istruttoria e con una tardiva applicazione delle norme antiriciclaggio. Il tutto si richiama alla gestione di Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, che si era assunto poteri assoluti con un esecutivo “scarsamente autorevole” e un collegio sindacale “privo di sufficiente dipendenza”. E’ questo un altro ramo d’indagine nei riguardi di Verdini per altri versi sotto inchiesta in relazione ad ipotesi di “corruzione e riciclaggio” e per conflitto d’interessi in quanto ”ha omesso di fornire piena informativa, ai sensi dell’articolo 2391 del codice civile, circa la sussistenza di propri interessi potenzialmente in conflitto con quelli della banca, per affidamenti complessivamente ammontanti a euro 60,5 milioni” e riconducibili ad iniziative immobiliari ed editoriale con compravendite che non sono state nel prosieguo perfezionate. Ma la conta non finisce qui e si parla, tra l’altro, anche di fidi accordati per sei milioni di euro non assistiti da garanzia e versamenti della banca per 800mila euro in favore di una delle società editoriali riconducibili a Verdini effettuati tra giugno e dicembre dello scorso anno e che risultavano effettuati a persone non conosciute e che svolgevano modeste iniziative economiche o, addirittura cessate. In pratica dei prestanome. Per questi motivi e per le perdite registrate sugli impieghi e dell’attivo a rischio Bankitalia ha chiesto il commissariamento del Credito Cooperativo fiorentino e a fronte di livelli “crescenti di rischiosità dell’attività condotta”. E Verdini cosa dice di tutto questo? Contro di me accuse insussistenti”. E in merito alle contestazioni di Bankitalia osserva: “che si tratta dell’inizio di un provvedimento amministrativo al quale risponderò puntualmente e adeguatamente nei termini previsti dalla legge”. E soggiunge: “nella delibera degli ispettori non vi è traccia alcuna delle infamanti ipotesi uscite sulla stampa nei mesi scorsi, tese a individuare nel Ccf un crocevia di tangenti e di malaffare”. Come ho già spiegato ai magistrati – conclude il coordinatore del Pdl -, da tempo non ho rapporti in società operative con l’imprenditore Riccardo Fusi, e i crediti erogati alla Btp sono sempre stati pienamente garantiti. Respingo dunque con fermezza sia le contestazioni sul conflitto d’interessi che quelle relative ad inesistenti operazioni anomale.”

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