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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Un italiano su due ormai usa la banca online

Posted by fidest press agency su martedì, 11 giugno 2019

Anche i risparmiatori italiani hanno ormai superato il tabù di Internet: uno su due sceglie il web per gestire il conto corrente e monitorare i movimenti di denaro. I dati dell’indagine realizzata da Doxa per Findomestic in occasione del lancio del nuovo corrente digitale tracciano “l’identikit di un utente sempre più smart e a proprio agio con il mondo online” sottolinea Claudio Bardazzi delle relazioni media. “E’ anche questo il motivo per cui Findomestic – dichiara Gilles Zeitoun, Direttore Generale della banca – da sempre attenta al cliente e all’evoluzione delle sue esigenze, ha deciso di completare la gamma dei propri servizi con un conto corrente che ha nell’interfaccia digitale uno dei suoi principali punti di forza”.
Sono diversi i segnali che confermano la crescente confidenza dei risparmiatori con l’online banking. Ad esempio, dimostrano i risultati dell’indagine realizzata da Doxa per Findomestic, è in aumento la quota di coloro che si affidano al digitale per effettuare operazioni bancarie abituali: secondo le rilevazioni, da luglio 2018 a oggi la percentuale di utenti che utilizzano il sito della propria banca è passata dal 49,1% al 52,1%, mentre app e mobile banking sono attualmente scelti dal 23,2% a fronte del 22,4% del luglio scorso. Anche le operazioni più complesse fanno sempre meno paura: il 28,5% fa ricorso a Internet anche per i casi più delicati e meno frequenti, dato in crescita di ben 7 punti percentuali rispetto alla rilevazione dell’estate passata.
Un po’ a sorpresa gli habitué dell’e-banking non sono i più giovani: è la fascia tra i 55 a i 64 anni a ricorrere più spesso (nel 58,4% dei casi) ai servizi bancari sul web. I millennials, invece, preferiscono il mobile: il 44,6% degli utenti tra i 18 e i 24 anni gestisce il proprio conto corrente dallo smartphone.
Non a caso la società di credito al consumo del Gruppo BNP Paribas, per il debutto del suo conto bancario ha puntato su un’offerta digitale con funzionalità orientate alla gestione consapevole del budget e al risparmio. Una di queste è il trasferimento automatico del denaro dal conto allo strumento di deposito quando la giacenza raggiunge una soglia prestabilita. Inoltre è possibile rateizzare sul conto i pagamenti Findomestic in essere dilazionando la spesa in tre o sei mesi.
L’indagine realizzata da Doxa per Findomestic ha chiesto inoltre al campione quali sono le caratteristiche più importanti di un conto corrente: i bassi costi di gestione risultano l’esigenza più diffusa (55,2%) oltre alla chiarezza e trasparenza dei costi (40,2%) e alla possibilità di gestire tutto online (39,2%). In risposta a questa esigenza, Findomestic propone un canone fisso, con due tariffe: 6,90 euro al mese per il tutto compreso e 3,90 al mese nella versione che comprende l’operatività ordinaria. Il canone mensile del conto è costruito per rendere consapevoli i clienti di quanto si sta spendendo e tutta l’operatività ordinaria del conto corrente è direttamente integrata nel canone senza spese aggiuntive per il cliente. Il canone può anche diminuire di 1 euro se si accredita lo stipendio sul conto, di un 1 euro se si ha già un finanziamento in corso con Findomestic e di un ulteriore euro se è stata stipulata tramite la società una copertura assicurativa. Con queste possibili riduzioni il conto diventa tra i più competitivi del mercato: la versione all inclusive può scendere da 6 euro e 90 centesimi a 3,90 mese, quella base da 3,90 a 0,90 centesimi.

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In banca cambia tutto: ovvero poco o nulla

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 gennaio 2019

Erano i tempi post-crack Parmalat e di conseguenza post-crack Cirio e post-crack Argentina. Mezza Italia e più era stordita dai crack grandi e piccoli (Giacomelli, Fantuzzi Reggiane, Italtractor, e tanti altri) che ancora si susseguivano. Ma in banca erano pronti a cambiare tutto. Nell’autunno del 2005, Matteo Arpe annunciava la “rivoluzione copernicana” della sua Capitalia, nata tre anni prima dall’unione di Banca di Roma e Bipop Carire. Lo faceva mediante una campagna pubblicitaria i cui personaggi e l’intera ambientazione erano assimilati dai film “Mad Max” e “Il Gladiatore”.
chiave di lettura della campagna è evidente: girare pagina rispetto al recente passato, superare le ombre che vagano sul sistema bancario dopo gli scandali Cirio e Parmalat, scommettere sulla centralità di Capitalia come banca di servizio, oltre che come grande banca commerciale. La scena del filmato si apre su due eserciti di barbari schierati pronti a dar vita a una violenta battaglia campale, l’uno contro l’altro armati. In cielo domina l’eclisse di sole, un istante prima che accada l’inevitabile, i guerrieri si fermano e smettono di guardarsi con odio. Improvvisamente, il campo di battaglia viene invaso dalla musica. Il sole squarcia il buio e illumina i guerrieri che, al canto di ‘Let the sunshine in’ del musical ‘Hair’, evitano per un soffio lo scontro frontale. La luce illumina il logo Capitalia e la scritta che l’accompagna: “Tutto può cambiare. Basta immaginarlo. Capitalia cambia tutto”. (Prima Comunicazione, ottobre 2005). Fu anche allestito un apposito sito internet: cambiatutto.it.Dopo un cospicuo numero di anni, possiamo tirare le somme:
– I crack sono andati avanti uguale e pure peggio: ora a fare crack sono direttamente le banche;
– Le banche non sono cambiate per niente salvo per le modernissime sigle Mifid, Idd, Kid, ecc.;
– Ma continuano “a girare pagina rispetto al recente passato e superare le ombre che vagano sul sistema bancario” (nei comunicati);
– Capitalia è invece cambiata al punto tale che non esiste più;
– Il sito cambiatutto.it appartiene oggi ad uno sconosciuto cantante Punk Rock torinese.
Ma ora cambia tutto: si gira pagina rispetto al passato. Basta immaginarlo.(fonte:L’Antipatico Rubrica del canale web Investire Informati dell’Aduc)

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Finanziamenti online, la banca può guardare i vostri profili social

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

Firenze. Meno burocrazia e lungaggini per coloro che nel richiedere un finanziamento si affidano ad Internet, effettuando la richiesta comodamente dal proprio pc o anche dallo smartphone, senza più necessità di recarsi in banca, e con il vantaggio di accorciare anche i tempi di risposta, che in certi casi può arrivare subito al termine della procedura.
Già diffusi oltreoceano, stanno infatti approdando anche in Europa dei sistemi basati su potenti algoritmi di machine learning che permettono all’utente non solo di espletare la pratica in pochi minuti, ma anche di sapere immediatamente se il prestito è concesso oppure no, con la possibilità di vedere accreditata sul proprio conto corrente la somma accordata in 48 ore o poco più.Anche se la possibilità di gestire la pratica con pochi click e ricevere poi i soldi in tempi rapidissimi è di per sé allettante, ci sono però delle incognite sulle metodologie utilizzate per concedere un prestito presentando una quantità esigua di documenti e senza neanche vedere fisicamente in faccia il cliente. E se certi istituti di credito decidono di erogare prestiti in modo così semplice, non è certo perché sono improvvisamente diventati enti di beneficienza. E’ invece attraverso moderne tecnologie di Big Data e Web Analytics che i profili dei social network e gli stessi dispositivi utilizzati dai richiedenti potrebbero essere setacciati per rastrellare una miriade di dati personali, (compresa la cronologia dei siti visitati e la posizione geografica dell’utente), per poi essere combinati ed elaborati con altre informazioni raccolte da fonti tradizionali come quelle delle centrali rischi o delle camere di commercio, per lasciare infine la sentenza ad un sofisticato algoritmo che decide automaticamente se il prestito viene concesso oppure no, e tutto ciò senza alcun intervento umano.
I colossi bancari puntano molto sullo sviluppo di questi innovativi sistemi tecnologici, e Credit Suisse nel 2015 ha infatti investito 200 milioni di dollari sulla Kabbage inc, una startup specializzata nel settore con sede negli Usa, seguita da Ing che di recente ha investito 300 milioni di dollari nella stessa società americana, con la quale è già operativa una partnership su finanziamenti online dedicati alle piccole e medie imprese, che possono così contare su un rapido accesso alle liquidità di cui hanno bisogno.
In attesa che le autorità facciano luce sui meccanismi dei prestiti online con risposta immediata ed automatica, il consiglio nel frattempo è quello di “leggere accuratamente tutte le informative e la documentazione disponibile, compresa quella di eventuali partner con sede oltreoceano, e dare il proprio consenso solo se sì é certi di aver compreso ‎tutte le condizioni e poterle così accettare consapevolmente.”

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Popolare Vicenza e Veneto Banca: come ricevere l’indennizzo per i bond subordinati

Posted by fidest press agency su domenica, 27 agosto 2017

bancaE’ stato pubblicato il regolamento che disciplina l’accesso all’indennizzo forfettario per i possessori di bond subordinati di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. I possessori di bond subordinati delle due ex popolari venete possono presentare istanza al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che gestisce le pratiche, entro il 30 settembre. E’ facile ipotizzare che il termine sarà prorogato, come avvenuto per le richieste riguardanti i titoli subordinati delle quattro banche finite in risoluzione nel novembre del 2015.Nel frequente caso di titoli cointestati, la domanda deve essere presentata da tutti i cointestatari che siano in possesso dei requisiti sopra indicati. E’ possibile presentare un’unica istanza da parte di uno dei cointestatari se corredata di apposita delega.Il rimborso per gli aventi diritto è pari all’80% cui Intesa Sanpaolo aggiunge di suo (si fa per dire, dato che ha ricevuto in regalo le due banche da parte dei contribuenti) un ulteriore 20%. La percentuale viene calcolata su un valore pari al corrispettivo pagato per l’acquisto degli strumenti finanziari subordinati al netto degli oneri e delle spese direttamente connessi all’acquisto e della differenza, se positiva, tra il rendimento degli strumenti finanziari subordinati e il rendimento di mercato di un BTP in corso di emissione di durata finanziaria equivalente oppure il rendimento ricavato tramite interpolazione lineare di BTP in corso di emissione aventi durata finanziaria più vicina.Il ristoro è destinato alle sole persone fisiche, agli imprenditori individuali e agricoli ed ai coltivatori diretti. E’ esteso ai loro eredi o coniugi, conviventi more uxorio e parenti entro il secondo grado che abbiano i bond per trasferimenti tra vivi.L’acquisto o sottoscrizione dei bond deve essere stato effettuato entro il 12 giugno 2014, data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue della Direttiva “Brrd” sui salvataggi bancari.L’acquisto deve essere avvenuto nell’ambito di un rapporto negoziale diretto dell’investitore con una delle due banche emittenti. Sono quindi esclusi tutti gli obbligazionisti che hanno sottoscritto oppure comprato i titoli presso altri intermediari, incluse le banche che facevano parte dei due gruppi Veneto Banca e Popolare Vicenza. Sono anche esclusi gli acquisti effettuati sul mercato mediante le due banche, quando queste hanno agito solo da intermediari.I titoli devono essere stati posseduti alla data del 25 giugno 2017.Ci sono poi dei parametri di natura patrimoniale oppure reddituale da rispettare. Essi sono
– Essere in possesso di un patrimonio mobiliare al 31 dicembre 2015 inferiore a centomila euro, escluso il valore dei titoli azzerati oppure:
– Disporre di un reddito complessivo ai fini Irpef anno 2014 (dichiarazione del 2015) inferiore a trentacinquemila euro.
E’ sufficiente rispettare uno soltanto dei due parametri, non per forza entrambi. Per maggiori informazioni o assistenza, gli interessati possono contattare Aduc tramite il canale Investire Informati del sito web. (Anna D’Antuono, legale consulente Aduc)

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Professionisti del banking: I più richiesti e i più pagati

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 giugno 2017

banca-ditalia“Negli ultimi anni il processo di digitalizzazione ha pervaso il mondo bancario: per rimanere al passo con i tempi gli istituti di credito hanno subito una profonda metamorfosi e ciò ha condizionato inevitabilmente la forza lavoro del settore.” È quanto si evince dalla lettura dei dati della Salary Guide 2017, l’indagine annuale di Hays, condotta su un campione di oltre 250 aziende e 1.400 professionisti, che fotografa l’andamento del mercato del lavoro in Italia.Per far fronte alle nuove sfide tecnologiche, le aziende che operano nel settore Banking stanno infatti focalizzando la ricerca su figure altamente specializzate. Tra i più richiesti, i profili con competenze in ambito Risk e Compliance management, oltre ai professionisti di Internal Audit, poiché ricoprono un ruolo da attori principali nell’evoluzione del settore e nel continuo mutamento di regolamenti e direttive dettate da BCE e Banca d’Italia. Non registrano flessioni i professionisti dalla forte anima commerciale, in particolare avranno maggiori possibilità di inserimento quei profili esperti nella gestione di grandi patrimoni. Al contrario, la parabola occupazionale è discendente per tutti coloro che operano all’interno delle filiali classiche, ad eccezion fatta sempre per le figure commerciali.Secondo la Hays Salary Guide, inoltre, i responsabili delle risorse umane in ambito Banking stanno selezionando per lo più professionisti con competenze tecniche molto specifiche e capaci di reagire proattivamente alle novità di un mercato in continua evoluzione. In un contesto sempre più “global”, gli interlocutori risultano dislocati molto spesso fuori dai confini nazionali: per questo motivo è essenziale la conoscenza della lingua inglese. Richiesta la laurea in Economia, Scienze Bancarie o un MBA.
Per quanto riguarda le politiche retributive, il gap tra i salari top e quelli minimi rimane consistente. Le aree che continuano ad offrire le retribuzioni più alte sono il Corporate & Investiment Banking e il Private Banking. Tra i professionisti più pagati*, si piazzano ai primi posti i Business Partner dell’area Private Banking e le figure Analyst in ambito Corporate & Investiment Banking con una retribuzione annua di 100.000 €, seguiti dai profili Sales specializzati in Asset Management con una retribuzione di 95.000 € all’anno.Nei prossimi mesi, è prevista una certa stabilità del mercato che influenzerà positivamente le domanda di professionisti del settore

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Axélero: siglata l’intesa con Banca Generali per offrire servizi di innovazione digitale

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 dicembre 2016

sanità-digitaleaxélero S.p.A, Internet Company quotata sul mercato AIM Italia (Ticker: AXEL) e market maker digitale ad alto tasso di innovatività, annuncia la partnership con Banca Generali finalizzata a proporre ai clienti imprenditori e prospect dell’istituto bancario un’offerta all’avanguardia di servizi di marketing e comunicazione digitale.L’accordo consentirà agli oltre 1.750 consulenti della prima banca private di Piazza Affari di supportare i clienti anche in ambito digitale, offrendo soluzioni innovative per il miglioramento delle opportunità di crescita e del controllo del business.L’approccio consulenziale di axélero parte dall’analisi delle esigenze del cliente per individuare e confezionare soluzioni mirate e misurabili. La partnership con una realtà d’eccellenza nella consulenza patrimoniale come Banca Generali rafforza lo status di axélero quale player di riferimento per la digitalizzazione delle Imprese e della Pubblica Amministrazione in Italia, confermando così il piano di crescita e di espansione già in corso.axélero fornirà ai clienti di Banca Generali un vero e proprio “tagliando digitale” per verificare lo “stato di salute online”, un report completo per esaminare in modo analitico i punti di forza e di possibile potenziamento, in ambito digitale, dell’Azienda presa in esame. In una fase successiva verrà invece illustrato e condiviso il miglior piano d’intervento consigliato.“La mission di axélero è affiancare Imprese e Pubblica Amministrazione nel percorso di innovazione digitale che è ormai sempre più indispensabile. Consideriamo l’accordo con Banca Generali una preziosa opportunità per raggiungere in modo ancora più diretto e fiduciario gli imprenditori, affiancandoci a coloro che intendono migliorare il livello qualitativo della propria presenza online, comunicando nel modo corretto ai consumatori di oggi e preparandosi da subito a raggiungere gli utenti della prossima generazione.” afferma Stefano Cereseto COO e Founder di axélero “Un processo attuabile solo attraverso la sempre maggior consapevolezza da parte delle aziende della necessità di una costante innovazione, con l’adozione di soluzioni studiate per valorizzare ogni specifico settore merceologico e create al fine di generare un vero e proprio vantaggio competitivo.”
axélero S.p.A., quotata sul mercato AIM Italia da dicembre 2014, è una Internet Company fondata nel 2008 da Leonardo Cucchiarini e Stefano Maria Cereseto. La Società opera nel mercato italiano dei media, del marketing e della pubblicità digitale accompagnando PMI, grandi imprese e Pubblica Amministrazione nel percorso di digitalizzazione. In particolare, axélero offre soluzioni efficaci e innovative di digital advertising e digital marketing, disegnate espressamente con l’obiettivo di supportare piccole, medie e grandi aziende, istituzioni nazionali e locali, nell’ottenere visibilità, contatti utili e risultati concreti per le loro attività.

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Al via la class action contro la banca Wells Fargo

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 settembre 2016

giustiziaAl via una causa promossa da alcuni clienti che mirano ad ottenere lo status di una class action contro Wells Fargo & Co, coinvolta in uno scandalo per i falsi conti aperti dai dipendenti a nome di ignari clienti. Un’azione legale è stata avviata nella Corte distrettuale dello Utah per frode, negligenza, invasione della sfera privata e altre accuse. La banca è già stata condanna dal Consumer financial protection bureau, l’organismo per la tutela dei consumatori creato con la riforma di Wall Street, a pagare 190 milioni di dollari per le sue ”pratiche illegali” consistenti nell’apertura di circa 2 milioni di account, senza la conoscenza dei clienti, al fine di soddisfare gli obiettivi di vendita. La nostra associazione, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che già nel passato è stata promotrice di denunce contro la finanza creativa anche se nel settore assicurativo, ancora una volta, alla luce di questa notizia, chiarisce come ” la produzione capitalistica viene colta periodicamente da una vertigine, nella quale si vuole fare denaro senza la mediazione del processo di produzione”. Tutto ciò mentre l’economia reale, quella relativa alla produzione di beni e servizi, annaspa, va in crisi, ed i cittadini sono costretti a fare i conti con disagi e privazioni, precarietà e disoccupazione. Ciò consiste nel fatto che una parte rilevante del quantitativo di moneta circolante, già ridottosi per effetto della recessione, anziché dirigersi verso gli investimenti nei settori produttivi dell’economia segue ormai la via della speculazione fine a se stessa. E, come tutti sanno, la speculazione non si fregia di nessuna utilità sociale, essendo la sua missione quella di tirare profitti dalla compravendita di titoli finanziari, per il solo, e rapido, arricchimento di chi ne è artefice, degli scommettitori professionali, per intenderci. Se dal denaro, anche da quello virtuale, si può tirare fuori altro denaro, direttamente, velocemente, senza “la mediazione del processo di produzione”, perché attardarsi nell’impresa faticosa del produrre per guadagnare? Sarà stata, questa, anche la valutazione di tanti capitani d’impresa, che, negli ultimi anni, hanno pensato bene di investire i loro capitali in attività finanziarie anziché reimmetterli nel ciclo produttivo. Per tale ragione si deve mettere un limite alla speculazione finanziaria introducendo regole ed elementi di trasparenza. Non intervenire significherebbe condannare le nostre società alla catastrofe. (Giovanni D’AGATA)

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Successione in banca: la dichiarazione integrale è contro la privacy

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2016

Banca d'ItaliaNei casi di successione nei contratti bancari, assicurativi e finanziari, gli intermediari esigono -tra gli altri- la copia integrale della dichiarazione di successione, non accontentandosi della sola parte di questa che riguarda i rapporti da essi intrattenuti col de cuius. La dichiarazione di successione contiene però tutta una serie di dati personali, a volte anche sensibili, la cui acquisizione da parte dell’intermediario non ha alcuna logica in funzione della procedura da attuare.
L’articolo 48 comma 4 del Testo Unico dell’imposta in materia di successioni e donazioni prevede che “le aziende e gli istituti di credito, le società e gli enti che emettono azioni, obbligazioni, cartelle, certificati ed altri titoli di qualsiasi specie, anche provvisori, non possono provvedere ad alcuna annotazione nelle loro scritture né ad alcuna operazione concernente i titoli trasferiti per causa di morte, se non è stata fornita la prova della presentazione, anche dopo il termine di cinque anni di cui all’articolo 27, 4° comma, della dichiarazione di successione o integrativa con l’indicazione dei suddetti titoli, o dell’intervenuto accertamento in rettifica o d’ufficio, e non è stato dichiarato per iscritto dall’interessato che non vi era obbligo di presentare la dichiarazione” .
Se è vero, quindi che senza dichiarazione di successione oppure dichiarazione che non ne sussiste l’obbligo la banca non può sbloccare la somma, la norma non dispone che occorra presentare la copia integrale, prevedendo bensì che l’intermediario debba acquisire la prova della sua presentazione o, in alternativa, la dichiarazione di insussistenza dell’obbligo di farlo. Da notare come le Sezioni Unite della Cassazione, nella Sentenza 14088 del 27 luglio 2004, abbiano sancito il principio secondo cui la dichiarazione di successione costituisce un momento dell’iter procedurale finalizzato all’accertamento dell’obbligazione tributaria che si conclude con l’emissione, da parte dell’ufficio, dell’atto impositivo, sulla base dei dati emergenti dalla dichiarazione, che avrà, per ciò stesso, esaurito la sua funzione. In base a tutto ciò, lo scorso 13 giugno un cittadino supportato dall’Aduc ha presentato una segnalazione al Garante Privacy. Chissà non sia la volta giusta per mettere in chiaro ciò che già appare non solo per legge, ma anche per la concreta inutilità del comunicare ad un soggetto estraneo dati personali e sensibili che niente hanno a che fare con lo scopo della procedura. (Anna D’Antuono, legale Aduc)

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Contratti banca, Non basta la sola firma del cliente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 aprile 2016

salva bancheLa Cassazione, con le recenti sentenze n. 5919/2016 e 7068/2016, ha capovolto il proprio orientamento espresso con la precedente decisione n. 4564 del 2012 in merito alla sufficienza della sola firma del cliente nei contratti della banca e degli intermediari finanziari. L’orientamento da ultimo adottato ritiene non sufficiente la sola firma del cliente.
Se è vero che la clientela che abbia ragioni di contestare l’operato dell’intermediario può risultare avvantaggiata da una simile posizione dei supremi giudici è anche vero che il precedente orientamento sortiva l’effetto opposto e finiva per accettare o minimizzare un’operatività negligente o scorretta da parte dell’intermediario stesso.
Per quanto ci riguarda, non possiamo che aderire alla opinione più recente della Suprema Corte ritenendola più fondata e rispettosa del dettato normativo.
Questi i termini del problema.
La legge prevede che i contratti della banca – sia quelli di intermediazione finanziaria che quelli “tradizionali” (conti, depositi, mutui ecc.) – devono avere la forma scritta. Quanto ai primi, la prescrizione (già presente fin dalla L.1/1991) è ora contenuta nell’art. 23 del TUF (Dlgs. 24 febbraio 1998, n. 58) che, al comma 1, dispone:
“” I contratti relativi alla prestazione dei servizi di investimento….. e, se previsto, i contratti relativi alla prestazione dei servizi accessori sono redatti per iscritto e un esemplare e’ consegnato ai clienti. …..
Nei casi di inosservanza della forma prescritta, il contratto e’ nullo””.
Quanto ai secondi, il Testo Unico Bancario all’art. 117, contiene una disposizione del tutto equivalente che recita:
“I contratti sono redatti per iscritto e un esemplare è consegnato ai clienti…….
Nel caso di inosservanza della forma prescritta il contratto è nullo.”
Le banche hanno dato applicazione alle norme in questione stipulando i contratti – anzichè con un unico atto contestuale recante entrambe le firme dei contraenti sullo stesso documento – in forma di corrispondenza, vale a dire per mezzo di due lettere che vengono scambiate.
La prima di tali lettere contiene tutte le condizioni giuridiche ed economiche necessarie, vale come proposta di contratto ed è firmata da uno dei due; la seconda (la risposta) riporta tale e quale il contenuto della prima e la completa in calce con la accettazione dell’altra parte.
Con l’incontro di proposta e accettazione, il contratto è concluso.
Il metodo descritto – che ci risulta adottato per ragioni fiscali – sicuramente integra e rispetta il requisito della forma scritta posto dalle norme citate all’inizio che non impongono necessariamente la stipula contestuale dell’atto.
Il problema è sorto per il fatto che in tutti i giudizi conclusi con le sentenze indicate sopra, era stata prodotta una sola copia, quella sottoscritta dal cliente, ma, mentre nella decisione n. 4564/2012 i giudici avevano dato ragione alla banca e ritenuto la validità del contratto, nelle altre due è stato adottato il punto di vista opposto ed il contratto è stato dichiarato nullo.
La prima decisione (la n. 4564), aveva, tra l’altro, argomentato che “essendosi il negozio concluso per corrispondenza, la copia firmata dalla banca non poteva che essere in mani dei ricorrenti” e per di più il cliente ha dato atto che “un esemplare del presente contratto c’è stato da voi consegnato; il che rende ragionevole affermare che il detto esemplare fosse quello sottoscritto dalla banca e consegnato ai ricorrenti”.
Innanzi tutto è il caso di rilevare che la stesura e la formulazione del contratto è fatta dall’intermediario quindi non è neutrale, ma tutta a vantaggio di quest’ultimo, il che comporta che al cliente vengono fatte sottoscrivere tutte le clausole e le dichiarazioni da cui deriva vantaggio al predisponente. Pertanto anche se il congegno contrattuale e la dichiarazione di ricezione dell’esemplare effettivamente farebbero pensare che la lettera debitamente firmata fosse in mano del cliente, tale deduzione può non essere affatto vera (non è raro che la banca non firmi la sua copia o firmi con un “visto dell’incaricato” o non consegni la documentazione). Indipendentemente da ciò non basta tale deduzione a sostenere la validità del contratto.
A questo scopo, è assolutamente imprescindibile che chi sostiene detta validità, dia la prova dell’avvenuta apposizione, di entrambe le firme dei contraenti. Ciò non potrà farsi in altro modo che producendo entrambe le lettere recanti, ciascuna, la sottoscrizione del mittente. Altri mezzi di prova non saranno idonei allo scopo.
Il concetto qui esposto risulta chiaramente dalle parole di Cass. n.7068/2016 che riportiamo: “Sussistendo controversia la prova dell’esistenza del contratto richiede necessariamente la produzione in giudizio della relativa o delle relative scritture (Cass. N. 26174 del 2009). Al contrario, la stipulazione non può essere desunta, in via indiretta, da dichiarazioni di contenuto differente (ad es. di scienza, di ricognizione, ecc). Nè potrebbero all’evidenza, sopperire prove testimoniali, per presunzioni, il giuramento o la confessione (tra le altre al riguardo Cass. N. 2 del 1997). (Libero Giulietti, legale, consulente Aduc)

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“Il credito è un bene pubblico, deve essere dato a chi se lo merita” Fa più la trasparenza del conto economico

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2016

Banca europea per gli investimenti“Non definirei i mini-bond canali alternativi. Sono canali possibilmente complementari e anche in competizione”. Così Andrea Munari, Amministratore Delegato e Direttore Generale BNL, Responsabile Gruppo BNP Paribas in Italia, intervenuto questa mattina al 7° Forum Banca e Impresa organizzato da Il Sole 24 Ore. “Le banche probabilmente in questo momento sono gli istituti, le organizzazioni più trasparenti al mondo, perché siamo sotto i radar screen di qualsiasi tipo di regulator o ente pubblico o opinione pubblica ecc. E giustamente deve essere così. Che cos’è che chiediamo e perché pensiamo che dare credito oggi anche con i tassi bassi possa essere assolutamente profittevole? La stessa cosa. Le aziende che oggi possono essere finanziate, indipendentemente dal canale bancario o dai canali alternativi, sono sempre le stesse. Non è che un canale alternativo riesce a finanziare delle aziende diverse. – continua Munari dal palco del Sole 24 Ore – Noi dobbiamo cominciare a ragionare sul fatto che le aziende top rated non sono necessariamente solo le aziende che in quel momento hanno una determinata profittabilità, ma hanno tutta una serie di caratteristiche che sono veramente low cost: una governance molto più trasparente, amministratori indipendenti nei consigli, un livello di capitalizzazione leggermente più alto del solito”. Nel corso del suo intervento al 7° Forum Banca e Impresa del Sole 24 Ore, l’Amministratore Delegato e Direttore Generale BNL, Responsabile Gruppo BNP Paribas in Italia Andrea Munari ha affermato che “Il credito è un bene pubblico: deve essere dato a chi se lo merita. Noi abbiamo finanziato aziende industriali soprattutto sulla base di progetti che riteniamo credibili e che avevano di partenza una struttura magari non perfettamente equilibrata, certamente prendendo in considerazione un premio a rischio più alto. Io credo che per poter dare modo alla banca piuttosto che all’investitore (di fare credito, ndr) l’azienda deve spiegarsi, deve comprendere che più è trasparente nei confronti dell’interlocutore finanziatore, più è facile ottenere il credito”. Alla domanda se faccia più la trasparenza del conto economico, Munari conclude: “Io non ho dubbi su questo, è un mantra, ripaga sempre alla fine”.

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CrediFriuli 2011: bilancio in buona salute

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 maggio 2012

L’assemblea dei soci approva un bilancio in forte crescita e rivaluta il valore delle quote sociali I circa 400 soci presenti all’assemblea annuale di CrediFriuli, hanno approvato all’unanimità il bilancio di esercizio per il 2011. Inoltre, hanno deliberato la rivalutazione del valore nominale delle azioni possedute al massimo consentito dalla legge: il 2,7 per cento, passando dai 25,82 euro a un valore di 26,51 euro ad azione posseduta. L’utile d’esercizio del 2011 ha raggiunto i 2,9 milioni di euro, con una variazione positiva del 32,7 per cento sul 2010. La raccolta complessiva ha superato gli 841 milioni di euro, con una crescita del 2,87 per cento. Molto bene è andata la raccolta dalla clientela con un aumento del 2,93 per cento (oltre 638 milioni di euro). La raccolta indiretta è cresciuta del 2,7 per cento (avvicinandosi ai 203 milioni di euro) e la raccolta obbligazionaria ha avuto un incremento dell’1,32 per cento, superando la cifra di 241 milioni di euro. Rispetto all’anno precedente si è registrata una crescita degli impieghi pari al 5,62 per cento (praticamente più del doppio rispetto alla media del sistema bancario regionale). Il totale degli impieghi ha raggiunto i 544,8 milioni di euro e il nuovo credito erogato ha superato gli 80 milioni di euro.
CrediFriuli, anche nel 2011, ha continuato a operare secondo la propria mission statutaria confermandosi appieno nel ruolo di vera banca del territorio attivando 421 interventi a beneficio delle comunità locali, attraverso sponsorizzazioni ed erogazioni di contributi a enti, associazioni e istituzioni, per quasi 350 mila euro. Anche la compagine sociale ha vissuto un notevole incremento nel 2011 e nei primi mesi del 2012 raggiungendo, a oggi, i quasi 5.000 soci. Al 31 dicembre del 2011, CrediFriuli operava con 165 dipendenti e 34 filiali (la Bcc con la presenza più diffusa in Fvg). La banca, inoltre, gestiva 7 tesorerie pubbliche.

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La banca dei combustibili fossili

Posted by fidest press agency su sabato, 9 ottobre 2010

Washington. CRBM critica la linea di condotta della Banca mondiale, che da un lato vorrebbe divenire protagonista nella gestione della finanza per il clima, poi contribuisce all’inquinamento e al surriscaldamento globale finanziando sempre più i progetti estrattivi. Basti pensare che in cinque anni il sostegno all’estrazione di carbone è aumentato di 40 volte, toccando i 4,4 miliardi di dollari nel 2010. Non a caso in questi giorni una delegazione di diverse organizzazioni del Sud del mondo ha incontrato i direttori esecutivi della Banca Mondiale per proporre un modello di sviluppo energetico alternativo a quello incentrato sui combustibili fossili, che non porta alcun beneficio alle popolazioni più povere, nonostante la Banca si ostini a sostenere il contrario. Secondo uno studio pubblicato alla vigilia del meeting dall’organizzazione statunitense Oil Change International, nessuno dei progetti estrattivi finanziati dalla Banca Mondiale negli ultimi due anni ha avuto come obiettivo prioritario quello di garantire l’accesso all’energia. Eppure è proprio questa la motivazione che i banchieri di Washington continuano a utilizzare per giustificare il continuo sostegno a petrolio, carbone e gas, che nel 2009 e 2010 avrebbe superato del 225% gli investimenti in progetti energetici mirati a garantire accesso all’energia ai più poveri.

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Il Credito Cooperativo Fiorentino nella bufera

Posted by fidest press agency su domenica, 15 agosto 2010

La banca è finita nell’inchiesta sulla cosiddetta P3 e per finanziamenti concessi senza una corretta istruttoria e con una tardiva applicazione delle norme antiriciclaggio. Il tutto si richiama alla gestione di Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, che si era assunto poteri assoluti con un esecutivo “scarsamente autorevole” e un collegio sindacale “privo di sufficiente dipendenza”. E’ questo un altro ramo d’indagine nei riguardi di Verdini per altri versi sotto inchiesta in relazione ad ipotesi di “corruzione e riciclaggio” e per conflitto d’interessi in quanto ”ha omesso di fornire piena informativa, ai sensi dell’articolo 2391 del codice civile, circa la sussistenza di propri interessi potenzialmente in conflitto con quelli della banca, per affidamenti complessivamente ammontanti a euro 60,5 milioni” e riconducibili ad iniziative immobiliari ed editoriale con compravendite che non sono state nel prosieguo perfezionate. Ma la conta non finisce qui e si parla, tra l’altro, anche di fidi accordati per sei milioni di euro non assistiti da garanzia e versamenti della banca per 800mila euro in favore di una delle società editoriali riconducibili a Verdini effettuati tra giugno e dicembre dello scorso anno e che risultavano effettuati a persone non conosciute e che svolgevano modeste iniziative economiche o, addirittura cessate. In pratica dei prestanome. Per questi motivi e per le perdite registrate sugli impieghi e dell’attivo a rischio Bankitalia ha chiesto il commissariamento del Credito Cooperativo fiorentino e a fronte di livelli “crescenti di rischiosità dell’attività condotta”. E Verdini cosa dice di tutto questo? Contro di me accuse insussistenti”. E in merito alle contestazioni di Bankitalia osserva: “che si tratta dell’inizio di un provvedimento amministrativo al quale risponderò puntualmente e adeguatamente nei termini previsti dalla legge”. E soggiunge: “nella delibera degli ispettori non vi è traccia alcuna delle infamanti ipotesi uscite sulla stampa nei mesi scorsi, tese a individuare nel Ccf un crocevia di tangenti e di malaffare”. Come ho già spiegato ai magistrati – conclude il coordinatore del Pdl -, da tempo non ho rapporti in società operative con l’imprenditore Riccardo Fusi, e i crediti erogati alla Btp sono sempre stati pienamente garantiti. Respingo dunque con fermezza sia le contestazioni sul conflitto d’interessi che quelle relative ad inesistenti operazioni anomale.”

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Il ruolo della Banca Centrale Europea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 agosto 2010

E’, senza dubbio, diventata un punto di riferimento naturale per diversi gruppi di paesi del mondo, che la invitano a condividere la propria esperienza nel quadro di seminari congiunti e di altre iniziative che vedono  la partecipazione di responsabili di politica economica e, talvolta, di accademici. Non vi è dubbio che l’aspetto dell’integrazione economica regionale ha un suo grado di interconnessione nell’attività economica fra paesi appartenenti alla stessa area geografica ed è misurata sia da fenomeni reali, come gli scambi commerciali e la mobilità del lavoro, sia da aspetti monetari e finanziari, come la convergenza dei tassi di interesse e di inflazione.  L’U.E. in tale contesto rappresenta l’accordo regionale più avanzato e porta, di conseguenza, all’imitazione nei processi multilaterali di globalizzazione accompagnato da un proliferare di iniziative regionali. Oltre alla politica commerciale (trade preferences) alcuni paesi in via di sviluppo hanno compiuto progressi anche nella cooperazione finanziaria e/o monetaria e sui tassi di cambio nonché sulla sorveglianza economica reciproca a livello regionale, in taluni casi come, ad esempio, nell’Asia orientale con il coinvolgimento di uno o più paesi industriali (ad esempio il Giappone).

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Iniziative per la Banca Popolare Emilia-Romagna

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 aprile 2010

L’associazione Azionisti per lo Sviluppo della Banca Popolare dell’Emilia Romagna, in vista dell’Assemblea dei Soci della BPER indetta per il giorno 17 aprile 2010  e in previsione del rinnovo del Consiglio di Amministrazione, ha presentato a Modena la propria lista alternativa, costituita da imprenditori e professionisti legati al territorio, ed il relativo programma.  I candidati della lista N.2 per il Consiglio di Amministrazione sono:  – Gianpiero Samorì, presidente di BPER FUTURA – Roberto Marchini, avvocato di Parma – Edoardo Rossetti, imprenditore di Bologna – Damiano Antolini, imprenditore di Rimini – Matteo Poletti, dottore commercialista di Cesena – Carlo Alberto Bulgarelli, dottore commercialista e revisore dei conti di Modena
L’Associazione Azionisti per lo sviluppo della Banca Popolare dell’Emilia Romagna è un’associazione democratica, indipendente e non ha fini di lucro. È costituita da soci della BPER e nasce con lo scopo di consentire ai propri aderenti una attiva e cosciente partecipazione alla vita sociale in sintonia con i propri interessi di azionisti, fornendo un supporto informativo ed organizzativo per l’esercizio dei propri diritti di soci, Gli organi dell’associazione sono: l’Assemblea dei soci (costituita da tutti gli aderenti) e il Consiglio di Amministrazione (composto da 5-15 amministratori, che durano in carica tre anni e sono rieleggibili, tra cui vengono scelti il Presidente e due Vice presidenti). Il Presidente dell’Associazione è il Prof. Avv. Gianpiero Samorì.(manager, samori)

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La banca per gli immigrati

Posted by fidest press agency su domenica, 28 marzo 2010

E’ nata a Milano Extrabanca, il primo istituto di credito in Italia dedicato ai cittadini immigrati. La banca si propone di raggiungere, entro il 2015, un totale di 40 filiali e 130.000 clienti, con 15 milioni di euro di investimenti e 90 milioni di ricavi, rivolgendosi ad un target che si prevede raggiungerà i 6,5 milioni di clienti nel 2012. Extrabanca ha tra i propri azionisti principali Assicurazioni Generali (che ha oltre il 12 per cento del capitale sociale) e Fondazione Carialo (che ha una partecipazione di circa il 4 per cento) e viole porsi come interlocutore di riferimento degli stranieri residenti in Italia, offrendo loro prodotti semplici, documenti disponibili in diverse lingue e orari di apertura prolungati.  (fa) (fonte j buon giorno impresa)

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Bcc: variazioni del tasso dei mutui

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 marzo 2010

La variabilità dei tassi sui mutui, a volte, può presentare ai sottoscrittori delle sorprese non gradite. Per questo, le Bcc del Friuli Venezia Giulia hanno predisposto una nuova soluzione finanziaria che mette al riparo i mutuatari da rialzi eccessivi e inattesi. «Le Bcc continuano a pensare alle esigenze finanziarie delle comunità – è il commento di Giuseppe Graffi Brunoro, presidente della Federazione regionale delle Banche di Credito Cooperativo – affiancando alla capacità di concedere credito l’approccio culturale verso l’indebitamento responsabile e sostenibile». Il “covered warrant cap” (questo è il termine tecnico), può essere agganciato al mutuo a tasso variabile per fissare un tasso massimo a tutela dai rialzi del tasso stesso. In questo modo, in pratica, il cliente della banca, una volta fissato un tasso massimo di riferimento, sarà sempre protetto in caso di successiva crescita eccessiva dei tassi, avendo diritto a ricevere un differenziale se il tasso variabile si alza fino a superare il valore soglia (cap). Gli strumenti come il covered warrant cap, si prefiggono di evitare fenomeni come quelli verificatisi all’indomani della crisi finanziaria quando l’esplosione dell’aumento del costo delle rate ha creato difficoltà a tanti mutuatari. Ogni rialzo dei tassi di interesse, oggi ai minimi storici, si ripercuote infatti sulle capacità di rimborso. Il vantaggio per i sottoscrittori è immediatamente comprensibile: non si paga mai più del tasso massimo stabilito, anche se la variabilità dovesse portare a un suo superamento. In un momento come l’attuale in cui si concretizzano le aspettative di ripresa economica, i tassi sono bassi e stimolano i consumatori a stipulare mutui a tasso variabile che, però, potrebbero subire dei rialzi sfavorevoli sulle rate future. Meglio assicurarsi, suggeriscono le Bcc.

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Senza conto in banca non si cambiano assegni

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2009

“È necessario che le prepotenze delle banche vengano finalmente codificate, così tanti poveri illusi smetteranno di pensare che l’unica moneta avente il valore legale in Italia e nel mondo sia quella dello Stato”. Ha commentato così Vittorio Marinelli, responsabile per la Tutela dei Consumatori del movimento Italia dei Diritti, la vicenda che avrebbe per  protagonista un abitante di San Giovanni Valdarno, in provincia di Arezzo. Si è visto rifiutare il cambio di un assegno dalla Banca perché non correntista. In una segnalazione al nostro movimento l’interessato ha spiegato come da anni ormai il suo principale gli paghi lo stipendio tramite assegno della suddetta banca dove quest’ultimo avrebbe il conto. Da sempre si reca in quella stessa filiale per riscuotere l’assegno e ogni volta dichiara di esserne uscito con i contanti. Da 6 mesi la banca avrebbe introdotto una commissione di cambio assegno di 3,00 euro (poi passata a 5,00 euro) per chi non sarebbe titolare di un conto. Pochi giorni fa a suo dire, sarebbe stato mandato via dallo sportello perché non correntista e, dopo aver parlato con il vicedirettore di filiale, sarebbe stato semplicemente liquidato con la spiegazione che ogni banca può mettere delle sue regole e che con quello che spendeva di commissione poteva aprire un conto. Di fronte alla richiesta di una dichiarazione scritta e firmata su questa nuova disposizione, il vice direttore si è rifiutato. “Le banche fanno ormai il buono e il cattivo tempo- ha continuato l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -. Norme quali quelle sugli assegni per le quali sarebbe sufficiente l’esibizione del titolo per ottenere il pagamento del controvalore. Forse occorrerebbe una causa pilota se non addirittura una class action nelle quali i prenditori di assegni dovrebbero rifiutare questi ultimi come mezzo di pagamento avendo efficacia liberatoria nei confronti del traente. Probabilmente però interverrebbe la giustizia a dare soddisfazione ai nuovi impuniti padroni”.

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Banca e impresa, un rapporto vincente

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2009

Il 2009 porta una novità per Factory School: nasce il settore della formazione aziendale per l’aggiornamento professionale.  Il primo progetto prende spunto dalle normative di controllo introdotte dagli accordi di Basilea2: “Il rapporto Banca e Impresa – Le aree critiche, i presidi e l’utilizzo della finanza aziendale per gestire e migliorare la relazione con il sistema del credito” (Padova 25/11-27/11) è un corso di formazione innovativo che Factory School ha sviluppato con la società di consulenza “Ingegna Finanza”. Rivolto a imprenditori, responsabili amministrativi e finanziari, consulenti aziendali, ragionieri e dottori commercialisti, insegna tutti gli strumenti per gestire il rapporto con le banche in modo attivo ed efficace. Trasmettere correttamente informazioni sul proprio business permette alle banche di monitorare i rischi, ma porta anche l’azienda a impostare un controllo di gestione efficiente. Il risultano finale è che si migliora il proprio rating e di conseguenza si arriva a diminuire i costi del credito. Gestire bene la finanza è infatti per le aziende una leva strategica esattamente tanto quanto lo sono le altre risorse. Non è poco, visto che molte imprese faticano a tenere sotto controllo le spese e ad avere coscienza delle loro esigenze finanziarie e dei relativi costi.  I tre giorni intensivi di formazione forniranno quindi conoscenze molto preziose per mantenersi competitivi. Ingegna Finanza vanta tra le proprie risorse Docenti Universitari e Formatori Professionisti che operano con Banche, Associazioni di categoria ed Aziende. I corsi sono in tal modo il risultato delle esperienze maturate nella consulenza diretta, a cui si aggiunge il rigore scientifico della ricerca universitaria.  Le materie toccate si raggruppano in tre moduli: la valutazione e la comunicazione delle performance aziendali; la gestione del Capitale Circolante Netto Funzionale e del Capitale Strutturale; il monitoraggio del costo dell’indebitamento.

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Nasce la banca del Mezzogiorno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2009

Approvato dal Consiglio dei ministri il 16 novembre 2009 un apposito disegno di legge finalizzato a creare le condizioni finanziarie per uno sviluppo del credito nel Mezzogiorno, per un riequilibrio economico dell’intero territorio nazionale, per acquisire un rapporto più bilanciato fra impieghi e depositi nelle diverse aree del Paese, nonché per fare fronte ai problemi strutturali che tuttora incidono sul credito nel Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia). Il nuovo intervento si basa su tre direttrici fondamentali: 1) incrementare la capacità di offerta del sistema bancario e finanziario del Mezzogiorno; 2) sostenere le iniziative imprenditoriali più meritevoli; 3) canalizzare il risparmio verso iniziative economiche che creino occupazione nelle Regioni meridionali. Sarà il Comitato promotore della Banca del Mezzogiorno s.p.a., composto da un massimo di quindici membri nominati dal Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, anche in rappresentanza delle categorie economiche e sociali, di cui almeno cinque espressione di soggetti bancari e finanziari con sede legale in una delle regioni del Mezzogiorno e uno di Poste Italiane s.p.a, ad avviare le iniziative per concretare l’intervento e riferire al Ministro dell’Economia su modi e fattibilità dell’iniziativa. Il Comitato promotore è costituito senza oneri per la finanza pubblica. La Banca opera per almeno cinque anni come istituzione finanziaria di secondo livello, sostenendo progetti di investimento nel Mezzogiorno e promuovendo in particolare il credito alle piccole e medie imprese anche con il supporto di intermediari finanziari con adeguato livello di patrimonializzazione.

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