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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘bancario’

L’evoluzione del sistema bancario in Italia e nel mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 15 Maggio 2021

Le sfide per il futuro del mondo finanziario e bancario in Italia e nel mondo saranno la sostenibilità, l’investimento in tecnologia e innovazione e l’adeguamento delle risorse umane alle nuove competenze richieste dal sistema. Le riflessioni sull’evoluzione del sistema bancario hanno aperto questa mattina la prima edizione del Global Banking Forum, appuntamento organizzato da Eccellenze d’Impresa, il laboratorio di idee e innovazione per le PMI italiane, promosso da GEA, Harvard Business Review e Arca Fondi SGR. Il forum si è aperto con gli interventi di Enrico Sassoon, direttore di Harvard Business Review Italia e presidente di Eccellenze d’Impresa, Massimo Gaudina, capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea che dà il patrocinio all’iniziativa, Rony Hamaui, segretario generale di ASSBB Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa e docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e Angelo Tantazzi, presidente di Prometeia. Il panel moderato dal chairman Nazzareno Gregori, presidente ASSBB e direttore generale Credito Emiliano, si è aperto con le riflessioni di Patrizia Grieco, presidente di MPS, sul ruolo della sostenibilità. La Grieco ha sostenuto che non c’è alcun dubbio che le banche possano e debbano diventare un fattore abilitante della transizione ambientale e sostenibile, accompagnando le filiere legate ai combustibili fossili verso una transizione giusta. Per gli intermediari finanziari è invece importante individuare filiere più sensibili che possano funzionare come modelli ha aggiunto Grieco, commentando anche il ruolo del Piano nazionale di ripresa e resilienza, molto importante perché individua filiera di investimento e innovazione che possono essere affiancate dalle banche per aumentare la consapevolezza anche sui temi della gestione del rischio e della sostenibilità. Secondo Giuliano Cicioni, partner e head of Banking di KPMG, il principale problema del sistema bancario italiano è la reddittività ed è inevitabile che la dinamica dell’M&A caratterizzerà i prossimi anni, in cui ci sarà un’importante crescita delle operazioni cross border. La sfida dei prossimi anni sarà riconciliare la presenza del sistema bancario tradizionale con gli elementi di innovazione e tecnologia che nascono al di fuori del sistema bancario e contribuiscono a modificare la relazione tra banca e cliente. Quanto possa essere disruptive l’impatto delle nuove tecnologie è stato illustrato da Elena Lavezzi head of Southern Europe di Revolut, start up che mira a gestire su un’unica piattaforma tutte le risorse e necessità finanziarie dell’utente. Sul problema del gap di reddittività tra le banche italiane ed europee è intervenuto Giuseppe Lusignani vicepresidente di Prometeia, secondo cui la reazione alla crisi generata dalla pandemia si giocherà sul doppio binario della diversificazione dei servizi e della riduzione dei costi, anche attraverso una maggiore razionalizzazione della rete distributiva. Il problema principale restano però gli investimenti in tecnologia che in Italia si attestano sul 3/5 % del margine di intermediazione mentre nei best performer europei è pari al triplo. Le banche portate a investire di più, secondo Lusignani, sono quelle di dimensioni maggiori mentre quelle più piccole sono ancora concentrate a garantire la sicurezza dei canali remoti. Certamente però – ha concluso Lusignani – esistono banche piccole che sono avanzatissime in tecnologia, ma si tratta della eccezione che conferma la regola. Giovanni Sabatini, direttore generale di ABI, ha sottolineato che se è impossibile pensare ad un futuro in cui si possa fare a meno delle banche, altrettanto impensabile è subire o adattarsi passivamente all’innovazione tecnologica, che è in grado oggi di trasformare i tradizionali paradigmi di riferimento. Sabatini ha proseguito sostenendo la necessità di avviare un percorso condiviso a livello europeo che consenta di rafforzare il ruolo internazionale dell’euro e studiare una possibile futura moneta digitale. Sulla necessità di regole condivise che permettano di preservare il valore sociale che da oltre cinquecento anni ha il sistema bancario è intervenuto Davide Serra amministratore delegato di Algebris Investments. Anche a suo avviso la BCE può giocare un ruolo fondamentale sul tema delle digital currency, accelerando verso la creazione dell’euro digitale.

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Moneyfarm: al via il Bonifico Bancario Smart

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

Moneyfarm, società internazionale di gestione del risparmio con approccio digitale, annuncia l’avvio effettivo (per la prima volta nel settore del wealth management in Italia) dell’operatività della nuova funzionalità Payment Initiation Service (PIS), denominata Bonifico Bancario Smart, che prevede l’aggregazione dei conti correnti dei clienti Moneyfarm che attiveranno il servizio per ottenere un dialogo diretto tra i conti correnti aggregati e i loro portafogli di investimento. Ad oggi sono già aggregate le principali banche: Intesa San Paolo, Fineco, UniCredit, ING, Bancoposta, Banco BPM, Banca BNL, Banco di Sardegna, Widiba, Monte dei Paschi. Solo nelle prime tre settimane dal suo lancio, il 20% di tutti i trasferimenti verso conti Moneyfarm è stato effettuato attraverso Bonifico Bancario Smart. Grazie a questa nuova funzionalità, i clienti Moneyfarm possono quindi prelevare e investire fondi in maniera sicura e veloce (entro massimo due giorni) dalla propria banca al proprio conto d’investimento Moneyfarm, così da ottimizzare e velocizzare ulteriormente il processo di trasferimento fondi. La ricerca continua delle soluzioni tecnologiche più avanzate e innovative a tutto vantaggio dei propri clienti sottolinea il continuo impegno della Società nell’offrire un’esperienza d’uso e un processo di investimento sempre più semplici e agevoli. Questa nuova funzione nasce grazie alle molteplici opportunità derivanti dalla nuova direttiva europea sui servizi di pagamento, denominata PSD2 (Payment Services Directive 2), e dall’open banking che stanno accelerando in modo incontrovertibile l’innovazione del mondo finanziario tramite l’offerta di una nuova gamma di servizi a tutto beneficio dei risparmiatori, favoriti dalla collaborazione tra gli operatori finanziari, dalla condivisione dei dati e dall’utilizzo di piattaforme tecnologiche aperte. All’atto pratico i dati dei risparmiatori non sono più di esclusiva proprietà della banca presso la quale hanno aperto il loro conto: i risparmiatori hanno ora la facoltà di disporne come vogliono e la loro banca di riferimento, se e quando lo vogliono, è tenuta a cooperare con altri operatori finanziari – come Moneyfarm in questo caso – aprendosi alla libera concorrenza di servizi innovativi che, talvolta, possono presentare condizioni più vantaggiose. Giovanni Daprà, Co-fondatore e CEO di Moneyfarm, racconta: “Moneyfarm è stata fra i primi digital wealth manager ad abbracciare soluzioni di open banking per sfruttare appieno tutti i benefici della PSD2 a vantaggio dei propri clienti. Con queste nuove funzionalità vogliamo rendere l’accesso alla nostra offerta sempre più semplice e ottimizzare ulteriormente la gestione dei risparmi. Siamo entusiasti di vedere che i continui miglioramenti alla user experience vengano sempre molto apprezzati dai nostri clienti”. Moneyfarm gestisce oggi un patrimonio globale di oltre 1,3 miliardi di euro, a un ritmo di crescita che è sempre stato a doppia cifra anno su anno. La Società è stata tra le prime ad adottare il modello di consulenza “ibrido” che unisce innovazione tecnologica alla presenza costante di una squadra di consulenti dedicati. Con la tecnologia che fa da facilitatore per combinare una consulenza finanziaria indipendente e priva di conflitti di interesse a un’esperienza d’uso molto semplice, Moneyfarm ha dimostrato in questi anni che esiste un modo nuovo per offrire ai risparmiatori servizi di investimento altamente qualitativi, ma al contempo estremamente efficienti.

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Riforma Arbitro Bancario Finanziario

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Dal prossimo 1 ottobre fare ricorso all’Abf (Arbitro Bancario Finanziario) dovrebbe essere più semplice. Si tratta di ricorsi che un utente dei servizi bancari presenta dopo che ha provato con una contestazione a farsi dare ragione dal proprio istituto bancario (incluso Bancoposta) e quest’ultimo o non ha risposto o ha risposto in modo non soddisfacente. Il ricorso è semplice e costa 20 euro (che vengono restituiti in caso di accoglimento dello stesso), e può essere presentato anche senza assistenza di un esperto, e si tratta di un ricorso che è alternativo alla mediazione, quindi condizione di procedibilità in giudizio per la cause sui contratti bancari.Più di 22 mila persone lo hanno utilizzato nel 2019 e, dalla nostra esperienza, riteniamo che sia un’istituzione funzionante e obiettiva.Le novità della riforma sono diverse, vediamo le principali:

  • viene raddoppiato il termine (da 30 a 60 giorni) entro il quale la banca può rispondere al reclamo del risparmiatore, fallito il quale quest’ultimo si può rivolgere all’Abf;
  • raddoppia la competenza per valore. Oggi è 100 mila euro, dal 1 ottobre sarà 200 mila;
  • viene introdotta una prescrizione per le richieste: non potranno essere esaminati ricorsi per questioni precedenti sei anni rispetto alla data del ricorso (questa prescrizione, però, sarà attiva dal 1 ottobre 2022. Attualmente è una data fissa: 1 gennaio 2009);
  • la durata massima del procedimento è di 90 giorni, che decorre dal momento in cui il fascicolo si considera completo (“in caso di controversie particolarmente complesse il termine puo’ essere prorogato per un periodo complessivamente non superiore a novanta giorni”) (nel 2019 la durata media è stata di 209 giorni);
  • il presidente del collegio giudicante può decidere, quando sul ricorso esiste un consolidato orientamento dei collegi, si accogliere la domanda subito, senza quindi sottoporre la questione al collegio nel suo insieme.
    Lascia, tuttavia, perplessi l’opportunità e la necessità di questo raddoppio del tempo perché le banche rispondano al reclamo, oltre il quale il risparmiatore si può rivolgere all’Abf. Perplessità che nasce soprattutto da una constatazione della nostra vita di tutti i giorni, in qualunque settore: l’informatizzazione di quasi tutti i rapporti… a maggior ragione nel caso degli istituti di credito. E informatizzazione significa velocità, precisione, certezza, sia per il risparmiatore che per la banca. E allora perché questo raddoppio? A noi viene in mente un solo motivo, fare un piacere alle banche perché siano meno i ricorsi: è innegabile che, maggiore è il tempo perché le banche debbano rispondere ad una contestazione, maggiore è la possibilità che chi eleva la contestazione ci rinunci. Piccoli “trucchetti” che vengono utilizzati ovunque e da chiunque, anche dallo Stato. Ecco come una riforma che presenta anche aspetti positivi (soprattutto il tempo massimo entro cui l’Abf deve pronunciarsi) non possiamo che annoverarla tra quelle riforme che considerano i risparmiatori come mucche da mungere, ignoranti e pretestuosamente litigiosi. Quando questa considerazione sarà superata (non lo pretendiamo dalla banche, ma dal legislatore), forse avremo un Paese più civile dove le banche potrebbero svolgere la loro funzione di veicolo del credito e non di padroni del denaro, privato e pubblico. La nuova norma sulla Gazzetta Ufficiale: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/07/20/20A03774/SG

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Rilancio agricoltura e credito bancario

Posted by fidest press agency su martedì, 12 Maggio 2020

I finanziamenti delle banche garantiti dallo Stato non possono essere l’unico strumento per sostenere il settore primario in una fase così critica – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Per immettere nuova liquidità nel sistema occorre una strategia più coraggiosa, che non si limiti a far indebitare ulteriormente le aziende agricole, seppure a condizioni agevolate.
Di fronte a uno scenario eccezionale, c’è bisogno di misure eccezionali. Occorre superare gli schemi e le regole che hanno dominato finora la politica economica italiana ed europea, prevedendo anche la possibilità di concedere finanziamenti a fondo perduto per un’immissione di nuova liquidità che non si traduca in nuovi debiti per le aziende – continua Tiso.In questa fase sono molteplici gli strumenti a cui si può fare ricorso. Tra questi una riduzione del carico fiscale, misura che non comporta complicate procedure e permette di dare respiro immediato alle aziende. E’ inoltre necessario aiutare anche le imprese già in sofferenza, che al momento – secondo quanto previsto dal decreto Liquidità – sono escluse dalle agevolazioni per i finanziamenti gestiti dall’Ismea. L’agricoltura ha fatto la sua parte durante l’emergenza coronavirus, grazie all’impegno delle aziende che hanno continuato a lavorare per garantire le forniture di generi alimentari a tutta la popolazione. Ora lo Stato è chiamato a riconoscere il ruolo del settore primario e a diventare protagonista della rinascita. Se vuole farlo, non può delegare in toto al sistema creditizio privato la funzione di sostenere un settore cruciale per l’economia e la vita del Paese.

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Aiutare aziende bloccando rating bancario

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2020

“Varato il decreto sono dell’avviso che sia necessario porre maggiore attenzione al sistema bancario. Infatti, se non si interviene in maniera precisa ciò che oggi potrebbe risultare positivo, un domani potrebbe diventare negativo. Mi riferisco agli accordi di Basilea e al rating bancario e cioè al sistema di valutazione bancario delle aziende. Per il calcolo del rating il sistema utilizza diversi dati, non soltanto i parametri di bilancio ma anche altri fra cui la puntualità delle aziende nel pagare i propri debiti soprattutto nei confronti di mutui e prestiti e sul numero di insoluti ricevuti. Insomma sulla correttezza finanziaria dell’azienda, valutando anche il parco clienti. In questa particolare situazione dettata dall’emergenza del Covid-19, dove sicuramente il numero di insoluti sarà rilevante tanto che il governo prevede ulteriori garanzie per gli anticipi dei crediti insieme all’interruzione dei pagamenti delle rate di finanziamento e mutui, si potrebbe produrre un anomalo peggioramento del rating che a medio termine significa un aumento dei tassi d’interesse per le aziende e una minore accessibilità al credito. Il rischio concreto è che oggi aziende giudicate solvibili domani potrebbero, a causa di questo incrocio di condizioni, non essere più giudicate positivamente creando ulteriori difficoltà dopo il periodo di crisi. Insomma, potrebbe accadere che le aziende riusciranno a sopravvivere alla crisi ma non al sistema di rating. Tutto questo può e deve essere evitato intervenendo sul sistema bancario, affinchè sia sospeso per il periodo di crisi il calcolo del rating così che le aziende non siano penalizzate nel prossimo futuro. Bloccare il rating bancario alle aziende alla data del 20 di febbraio per riprenderlo alla fine della crisi, è questa l’unica soluzione. Aiutare le aziende non significa intervenire soltanto per l’immediato ma farlo pensando concretamente anche al domani”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Patrizio La Pietra.

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La Fed arranca di fronte a un sistema bancario sempre più a rischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 ottobre 2019

Giorni fa un pericoloso corto circuito ha messo in crisi il sistema finanziario e bancario americano. Improvvisamente è venuta a mancare una grande quantità di liquidità, facendo, di conseguenza, alzare a oltre il 10% il costo del denaro a brevissimo termine, il cosiddetto overnight. In situazioni normali non si discosta di molto dal tasso di sconto applicato dalla Federal Reserve che in quel momento era di 2,15-2,30%. La Fed, inoltre, per la prima volta dopo gli anni della Grande Crisi, ha iniziato a muoversi sul mercato interbancario con operazioni cosiddette repo (repurchase agreement operation). In generale trattasi di strumenti del mercato monetario, di “pronti contro termine”, in cui il venditore cede, in cambio di denaro, un certo numero di titoli a un acquirente che s’impegna a riacquistarli a un determinato prezzo e a una determinata data. Sono, di fatto, una specie di crediti a brevissimo termine che servono a coprire mancanze monetarie per soddisfare pagamenti urgenti. L’accaduto è stato riportato dalla stampa come un evento speciale, sorprendente. Ma, perché si è verificata una tale scarsità di dollari? Vi sono forse nuovi e più grandi rischi per il sistema? Queste domande, purtroppo, non sono state poste.
Il presidente della Fed di New York, che è dovuta intervenire urgentemente con 75 miliardi di dollari al giorno, aumentati poi a 100 miliardi, si è limitato a dire che la colpa è delle grandi banche americane. Esse, pur essendo piene di liquidità, non l’avrebbero messa a disposizione. Ha ammesso, però, l’esistenza di falle nel sistema. Ha aggiunto che “il problema non è il livello delle riserve della Fed, ma il funzionamento del mercato”. Affermazione pesante. Però, in realtà si stima che alla Fed mancherebbero almeno 400 miliardi di dollari di riserve. E’ proprio questo livello a determinare le tensioni sul mercato del credito overnight. Tali tensioni si verificano soprattutto nei giorni precedenti la chiusura del trimestre, quando la domanda di liquidità aumenta significativamente. Ma è compito della Fed anticipare i flussi di liquidità e sapere se e perché le banche non la mettano a disposizione. Non si può scherzare con il gioco delle responsabilità quando il sistema finanziario, come nel nostro caso, è da tempo in fibrillazione. Com’è stato recentemente documentato, le politiche monetarie americane hanno, infatti, generato grossi problemi economici, commerciali e valutari soprattutto nei paesi emergenti che, per proteggersi da eventuali evoluzioni negative, hanno dovuto aumentare le loro riserve in dollari. Ora ci sembra rilevante capire in particolare perché le banche “too big to fail” abbiano concentrato nelle loro mani crescenti quantità di liquidità. Che cosa temono e per quale evenienza? Si ricordi che una delle cause del fallimento della Lehman Brothers e del grave rischio d’implosione del sistema bancario americano fu proprio la mancanza di liquidità, necessaria per coprire le perdite generate dai derivati finanziari speculativi in sofferenza, soprattutto quelli legati al settore immobiliare. Si è cercato di spiegare che la riluttanza a concedere i crediti fosse dovuta alla qualità dei titoli dati in garanzia. Ma i titoli usati sono solitamente obbligazioni del Tesoro Usa e garantiti, quindi, dallo Stato. Una spiegazione plausibile sarebbe, invece, la paura di concedere crediti ad altre banche e imprese considerate a rischio. Infatti, ci sono molti settori in difficoltà, quali, per esempio, quello del debito corporate, quello del credito al consumo e quello dell’energia ottenuta dalle scisti bituminose, il cosiddetto shale gas. Si consideri che solo il corporate debt, il debito delle imprese americane, ai margini di rischio, sarebbe di oltre 7.500 miliardi di dollari. Intanto la Banca dei Regolamenti Internazionali ha evidenziato come la prolungata politica dei tassi d’interesse zero abbia destabilizzato l’intero sistema finanziario con effetti nuovi, senza precedenti. Ha quantificato a livello mondiale intorno a 17.000 miliardi di dollari i titoli pubblici e privati con un tasso negativo. E’ circa il 20% del pil mondiale! Inoltre, negli Usa e in altri paesi i tassi d’interesse a lungo termine sono addirittura inferiori a quelli a breve. Mai successo nella storia economica. Adesso ci si aspetta che, dopo gli annunci della Bce, anche la Fed inizi il suo nuovo Quantitative easing, comprando almeno 15 miliardi di dollari di obbligazioni del Tesoro Usa al mese attraverso l’immissione di nuova liquidità. Purtroppo, secondo noi, a livello globale lo spazio di manovra delle politiche monetarie si sta ristringendo ulteriormente e i rischi di nuove crisi aumentano. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Non è questo il momento di rinunciare al settore bancario Usa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 dicembre 2011

Bank of America Tower

Image via Wikipedia

Londra. Gli investitori dovrebbero evitare che un sentimento del mercato negativo li dissuada dal considerare il settore bancario Usa, afferma Ryan Brist, responsabile del comparto obbligazionario a basso rischio presso la società di gestione globale del reddito fisso, Western Asset Management, secondo il quale “non è ora il momento di rinunciare a questo settore”. Se da una parte è vero che la recente esperienza degli investitori con l’azionario e l’obbligazionario delle banche Usa si è presentata come “rischiosa” spingendo molti investitori a dichiarare il settore come “non investibile”, dall’altra, sostiene Brist, sussistono dei motivi per essere sostanzialmente ottimisti”. L’abnorme ambiente di bassi tassi di interesse, la pressione sul fronte legale e normativo e la paura di un contagio dall’Europa sono tutti e tre fattori che stanno contribuendo a far prevalere nel mercato un sentimento molto negativo verso le banche, cui si somma lo “sciopero dei compratori” in atto verso il settore finanziario Usa, continua Brist. Il gestore ritiene tuttavia che le basse valutazioni che ne risultano forniscano un’opportunità interessante agli investitori per rafforzare le posizioni nei titoli bancari americani, anche se, avverte, potrebbe volerci del tempo prima che queste posizioni rendano.
Brist ricorda che nel corso degli ultimi due anni le banche americane hanno quasi raddoppiato l’entità del capitale netto tangibile nei loro bilanci , oltre ad aver attinto molto meno al mercato delle cartolarizzazioni e a questo tipo di veicolo per finanziarsi. Inoltre, sottolinea Brist, il livello dei prestiti inesigibili delle banche si è abbassato nell’ultimo periodo , e conseguentemente anche le riserve per il credito inesigibile in tutto il mondo. Difatti, le analisi recenti dimostrano che le banche hanno già iscritto a bilancio l’80% delle perdite, mentre il 20% delle perdite previste nel futuro dovrebbe essere assorbito grazie agli utili e a una base del capitale rinvigorita.”Siamo molto preoccupati per la volatilità a breve termine e dalla possibilità che il sentimento negativo influenzi il comportamento dei consumatori, ma non crediamo che le banche americane a grande capitalizzazione comportino il rischio default per i detentori di titoli sparsi in tutto il mondo”, dice Brist. “I prossimi tre/sei mesi continueranno a essere difficili, ma a lungo termine siamo convinti che non si registreranno perdite in capo al capitale nei titoli del reddito fisso dei principali istituti bancari del paese”.Brist è dell’opinione che nemmeno i recenti downgrade di una serie di banche americane da parte delle agenzie di rating dovrebbero pesare molto nella percezione che del settore hanno gli investitori. “Siamo convinti che i fondamentali dei bilanci non corrispondano alla traiettoria dei rating”, aggiunge. “Le banche americane a grande capitalizzazione hanno fatto degli evidenti e significativi passi avanti nell’ambito del finanziamento, dell’adeguatezza del capitale e della qualità degli attivi. Il merito di credito è migliorato sostanzialmente. Anche così, non ci illudiamo di ricevere buone notizie nel breve periodo per quanto riguarda il rating. Il recente declassamento di Bank of America non è che un altro esempio di come le agenzie di rating, Moody’s in questo caso, riparino all’errore di aver continuato ad attribuire al settore rating troppo alti”.Infine, conclude Brist, non si va molto lontano confrontando l’attuale ambiente del mercato con la crisi finanziaria di tre anni fa causata da una mancanza di liquidità. “Oggi ci troviamo nella situazione opposta: da una parte , sul mercato incombe ancora la mancanza di fiducia, dall’altra i depositi bancari non sono mai stati così consistenti e le banche non hanno mai avuto tanta liquidità nei loro bilanci. In poche parole, il cosiddetto “muro della preoccupazione” parte da un punto molto diverso rispetto al 2008″.

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O.d.g. contro l’anatocismo bancario

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2011

Roma camera dei deputati, E’ diventato un cavallo di troia a favore degli usurati: PDL, Lega Nord e IR vedono anche l’appoggio responsabile dell’IdV, che ha dato voto favorevole”. Così l’On. Scilipoti, segretario politico del Movimento di Responsabilità Nazionale e Vice Capogruppo Vicario di Iniziativa Responsabile, in riferimento all’approvazione alla Camera dei Deputati dell’emendamento che combatte l’usura bancaria. “Non se ne può fare un fatto personale contro Scilipoti – ha dichiarato l’On. Di Pietro – ma bisogna apprezzare e rispettare il contenuto dell’ordine del giorno e difendere le vittime dell’usura”. “Tra le file della Maggioranza – osserva l’On. Scilipoti – viene fatto notare come PD, UDC e FLI si siano schierati con le lobbies delle Banche contro gli interessi delle famiglie e delle imprese”. (Dott. Giuseppe Cuschera)

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Un sistema bancario da modificare

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 gennaio 2011

“Le Banche hanno il compito molto importante di reggere l’economia attraverso l’uso morale della circolazione del denaro: significa che, garantito il doveroso ricavo dalla compravendita del denaro, occorre contemporaneamente fare in modo che il Credito, tutelato da normative statali, cresca e si evolva a vantaggio di tutta la comunità statale, e non contro di essa.”  L’espressione chiara del pensiero economico dell’On. Scilipoti (MRN) esprime la sua perplessità nel ravvisare la negatività di quella parte del sistema bancario che sfrutta le pieghe e le debolezze dell’economia per fare affari sulle spalle di chi, economicamente, è debole e indifeso. “La Politica deve tenere la schiena dritta di fronte ad un sistema Paese che funziona male: deve abbassare il livello di tassazione, eccessivo ed iniquo, deve snellire la burocrazia laddove si dimostra logorante ed inefficace, deve agevolare il credito a chi ne ha bisogno. Basilea 2, la normativa europea che impone alle Banche dei rapporti tra il grado di rischio sui prestiti che fanno e il grado di garanzie che devono avere per continuare ad operare – continua l’On. Scilipoti –  va certamente bene per gli altri Paesi Europei, ma non per l’Italia: sarebbe opportuno non applicarlo alle Piccole e Medie Imprese, ai singoli commercianti ed artigiani. Si darebbe un enorme impulso alle imprese e quindi all’economia nazionale e potremmo essere di esempio all’Europa intera”. (Dott. Giuseppe Cuschera)

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Traffico dati mercato bancario

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 ottobre 2010

In occasione di Sibos, Sterling Commerce, azienda di IBM® (NYSE:IBM), ha annunciato i risultati di uno studio mondiale sul traffico dei dati nel mercato bancario. La ricerca ha reso noto che i costi prodotti dal movimento dei dati stanno salendo vertiginosamente, a causa del crescente utilizzo di gateway all’interno e all’esterno delle organizzazioni bancarie e della sempre maggiore complessità dell’infrastruttura associata a tutte quelle banche che sono connesse a comunità multiple, attraverso reti aziendali dinamiche. All’inchiesta “No bank is an island. Vanson Bourne, October 2010” hanno partecipato 150 banche di Europa, Nord America e Asia-Pacifico con un patrimonio base medio di 7,14 miliardi, inclusi i principali attori del mercato finanziario come Sumitomo Mitsui Banking Corp, National Australia Bank e Chiba Bank per Asia-Pacifico; California Bank & Trust, CIT e National Bank of Canada per il Nord America; Société Générale, Barclays e HSH Nordbank per l’Europa.  Più di otto banche su dieci utilizzano i gateway per scambiare dati al di fuori della propria azienda con clienti corporate, infrastrutture finanziarie esterne, corporate banking non di filiale e canali bancari personali. La ricerca ha evidenziato i seguenti aspetti:
–    la quantità media di gateway di dati mantenuti ai margini dell’organizzazione bancaria, incluse le connessioni SWIFTNet, è pari a 73 per ogni banca, il che significa un aumento del 13% rispetto al biennio scorso;
–     il 41% delle aziende prevede un’ulteriore crescita media pari all’8% nel numero di gateway che saranno operativi nei prossimi due anni.
Inoltre, la ricerca ha esaminato i vantaggi che si potrebbero ottenere consolidando gli attuali gateway per il traffico dei dati, portandoli all’interno di un’infrastruttura condivisa e in un ambiente gestito a livello centrale, quale strumento per controllare il crescere esponenziale dei costi legati allo scambio dei dati. Secondo lo studio:
–     oltre il 70% degli intervistati crede di poter ridurre il numero di gateway utilizzati del 10%, attraverso il consolidamento dei gateway stessi;
–    più di un terzo delle banche coinvolte dalla ricerca (il 34%) ha descritto il consolidamento della movimentazione dei dati esterni come un processo che potrebbe “ridurre significativamente il costo delle [proprie] attività di business”;
–    oltre i tre quarti delle banche tenderà ad esternalizzare i servizi tramite gateway nell’arco di tre anni, con un numero medio di servizi in outsourcing pari a oltre otto per banca. Inoltre, secondo la ricerca, le banche ritengono che il 63% dei costi di gestione dei gateway sono da attribuire alla gestione del traffico dei dati interni all’organizzazione. Questo scambio tra i dati delle transazioni e le informazioni aziendali attraverso una rete di filiali e dipartimenti connessi tra loro e di processi centralizzati consiste principalmente in operazioni di customer service di routine e di reporting standardizzato, che potrebbero e dovrebbero essere completamente automatizzati.
Sterling Commerce, azienda di IBM®, aiuta le organizzazioni di tutto il mondo a incrementare la propria agilità di business all’interno delle diverse e dinamiche reti grazie a soluzioni innovative di selling e fulfillment, e di integrazione ottimale e sicura con clienti, partner e fornitori. http://www.sterlingcommerce.com/it.

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Master bancario di primo livello

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2010

Sono stati 12 i diplomi conferiti oggi ad altrettanti laureati della Facoltà di Economia dell’Università di Udine che hanno frequentato con profitto il Master di primo livello in operatore bancario. Supportato dalla Federazione delle Bcc del Friuli Vg, il Master è giunto alla chiusura della terza edizione e, contemporaneamente, ha aperta la quarta con i suoi 18 neo iscritti.  «Il Master è un segno tangibile delle forti sinergie che l’Università di Udine ha attivato con il territorio», ha affermato in apertura della cerimonia il rettore Cristiana Compagno, ringraziando calorosamente le Bcc regionali per la decisiva collaborazione. «Territorio, per noi – ha sottolineato Roberto Tonca, vicepresidente vicario della Federazione delle Bcc del Fvg – significa anche famiglie e giovani. Per questo motivo la sinergia con l’ateneo udinese è particolarmente importante e costituisce un’ottima occasione per creare opportunità di lavoro e inserimento per i giovani laureati». La nuova preside della Facoltà di Economia, Marina Brollo, accompagnata dal direttore del Master, Stefano Miani, ha paragonato il Master a un ponte che tiene insieme Università e mondo del lavoro, in maniera bidirezionale. I futuri professionisti, formatisi grazie al Master, contribuiranno a dare qualità operativa e intellettuale al mondo finanziario e bancario del Friuli Venezia Giulia, grazie agli studi effettuati e alla selezione a cui sono stati sottoposti.
Ecco i dodici neo-diplomati: Davide Broggian, Fabrizio Cardellino, Domenica Catucci, Michele Frappampina, Paolo Frappampina, Francesca Furlan, Andrea Orgnani, Michele Parovel, Denis Petohleb, Francesco Pinatto, Klaudiana Shaqolli, Monica Tavan.

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Master di I° livello in operatore bancario

Posted by fidest press agency su martedì, 21 settembre 2010

Scade giovedì 30 settembre il termine per le iscrizioni al master di primo livello in operatore bancario, progetto formativo nato dalla partnership tra le Bcc del Friuli Venezia Giulia e Università di Udine, giunto alla quarta edizione. Obiettivo del percorso, che nei tre anni precedenti è stato intrapreso con profitto da 45 neolaureati (in parte, poi, entrati nell’organico delle 15 Bcc regionali), è quello di sviluppare figure professionali adeguate all’evoluzione dell’attuale struttura del sistema bancario, mediante la conoscenza completa dell’operatività di uno sportello affiancata all’approfondimento dei temi legati al marketing e alla comunicazione; ai profili normativi e giuridici; all’operatività bancaria nonché ai prodotti, finanziari e assicurativi.A ottobre, dopo le selezioni, avranno inizio i corsi per l’anno accademico 2010-2011: per la partecipazione (numero massimo: 30 studenti) è richiesto un titolo di laurea almeno di primo livello in materie economiche, con preferenza per Banca e Finanza. Il programma del corso (che assegna 60 crediti), si sviluppa nell’arco di un anno ed è articolato in una prima parte teorica, una seconda di sei mesi con la formula “stage part time + attività didattica in aula” e una terza, di tre mesi, di solo stage in banca full time. Sono previste anche le esercitazioni e gli interventi in aula di funzionari e rappresentanti del Credito Cooperativo. Tutte le informazioni sono disponibili al sito http://master-bancario.uniud.it.

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Testo unico bancario

Posted by fidest press agency su domenica, 8 agosto 2010

Le parole ‘portabilità’ e ‘microcredito’ entrano per la prima volta nel Testo Unico Bancario: è quanto previsto dall’approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri, del decreto legislativo sui contratti di credito ai consumatori che recepisce la direttiva europea n. 48 del 2008. “La portabilità – commenta Franco Ceccuzzi, deputato Pd e membro della Commissione Finanze della Camera dei Deputati – è un’innovazione importante per i diritti dei consumatori e per l’apertura del mercato nei servizi bancari, in quanto aumenta l’opportunità per i mutuatari di ridurre i costi ricontrattando il proprio finanziamento. Il risultato è frutto di anni di lavoro tesi ad aprire il mercato del credito in un segmento rilevante, definito del ‘post vendita’, che per qualche istituto rappresenta ormai oltre il 10 per cento del volume complessivo dei mutui. Un percorso iniziato con le liberalizzazioni del Ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, nella precedente legislatura, e rafforzato in Parlamento, negli ultimi anni, grazie soprattutto alle iniziative del Partito Democratico”. “Per quanto riguarda il microcredito – continua Ceccuzzi – il decreto costituisce un primo punto di riferimento normativo, assolutamente perfettibile, che prende atto di una realtà in grande sviluppo per fini solidaristici e che rappresenta un canale di erogazione del credito per soggetti che non sono bancabili ma che, tuttavia, meritano di essere sostenuti nei loro progetti di vita, lavorativi e di impresa. Il testo attuale – conclude il deputato Pd – pur essendo migliorato grazie all’apporto delle Commissioni parlamentari competenti, è ancora troppo sbilanciato verso la microfinanza di impresa piuttosto che a sostegno del vero e proprio microcredito a carattere sociale”.

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Master di I° livello in operatore bancario

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 luglio 2010

Udine. Sono aperte le iscrizioni al master di primo livello in operatore bancario, progetto formativo nato dalla partnership tra le Bcc del Friuli Venezia Giulia e Università di Udine, giunto alla quarta edizione. Obiettivo del percorso, che nei tre anni precedenti è stato intrapreso con profitto da 45 neolaureati (in parte, poi, entrati nell’organico delle 15 Bcc regionali), è quello di sviluppare figure professionali adeguate all’evoluzione dell’attuale struttura del sistema bancario, mediante la conoscenza completa dell’operatività di uno sportello affiancata all’approfondimento dei temi legati al marketing e alla comunicazione; ai profili normativi e giuridici; all’operatività bancaria nonché ai prodotti, finanziari e assicurativi. Come evidenzia il rettore Cristiana Compagno «con questo progetto l’Università di Udine consolida ulteriormente i rapporti con un interlocutore importante, il sistema del Credito Cooperativo, e con tutto il territorio regionale. Si tratta di una collaborazione proficua che permette una reciproca integrazione e valorizzazione delle risorse,  delle specificità e delle competenze, nell’ottica di fornire alla nostra regione professionalità altamente qualificate».A ottobre, dopo le selezioni (la chiusura delle iscrizioni è fissata per il 30 settembre), avranno inizio i corsi per l’anno accademico 2010-2011: per la partecipazione (numero massimo: 30 studenti) è richiesto un titolo di laurea almeno di primo livello in materie economiche, con preferenza per Banca e Finanza. Il programma del corso (che assegna 60 crediti), si sviluppa nell’arco di un anno ed è articolato in una prima parte teorica, una seconda di sei mesi con la formula “stage part time + attività didattica in aula” e una terza, di tre mesi, di solo stage in banca full time. Sono previste anche le esercitazioni e gli interventi in aula di funzionari e rappresentanti del Credito Cooperativo.

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L’Invisibile esercito degli usurati

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2009

L’usura, in uno dei periodi più neri per l’economia italiana, dilaga ad un ritmo che sembra inarrestabile. E’ quasi utopistico parlare di ripresa economica, quando milioni di persone sono ridotte in condizioni di assoluta povertà, strangolate da debiti diventati impossibili da onorare. Nessuno parla dei piccoli e micro imprenditori, artigiani, commercianti, costretti a ricorrere agli usurai, da quello stesso sistema bancario, tanto tutelato dai nostri Governi, che li ha espulsi completamente dal circuito di accesso al credito. E’ sufficiente, infatti, un ritardo in un pagamento, per far scattare l’allarme bancario, la segnalazione presso la centrale rischi quale cattivo pagatore, a cui seguono le immediate revoche, da parte degli Istituti bancari, dei vari fidi, prestiti, di cui si chiede la restituzione entro 15 giorni dal ricevimento delle varie comunicazioni di recesso. In quei contratti capestro, infatti, che le Banche fanno sottoscrivere per la concessione di mutui, prestiti, finanziamenti, ci sono sempre clausole, scritte in caratteri illeggibili, senza l’ausilio di una lente d’ingrandimento, in cui si riconosce alla banca il diritto di recesso e di restituzione dei capitali ed interessi di ogni tipo, entro termini assolutamente impossibili da rispettare per chi vive onestamente del proprio lavoro.Per tentare di salvare la propria attività, i propri beni, che sono sempre oggetto di garanzie a favore delle Banche, per importi notevolmente superiori a quanto erogato, l’unica soluzione sembra essere il ricorso al prestito usuraio, tanto facile da trovare .  Si finisce così in una spirale che non ha più vie di uscita. Non solo si perdono i beni, non solo si cedono o chiudono le attività, ma si perde il diritto di vivere, perché non può essere considerata vita quella di chi cerca, disperatamente, di trovare il denaro necessario a soddisfare i debiti, che lievitano giornalmente a tassi spropositati, sotto la continua minaccia di ritorsioni nei confronti della propria famiglia. Denunciare gli estorsori? Facile a dirsi!  Quante sono le persone che metterebbero a rischio la loro vita e, soprattutto, quella dei loro cari? E allora non rimane che pagare, pagare, continuare a pagare per molti, moltissimi anni. Tantissime sono le persone in queste condizioni disperate, ma nessuno sembra accorgersi della loro esistenza.  Fino a quando non si provvederà ad attuare una seria politica economica volta promuovere, sostenere e garantire l’accesso al credito, non di chi i soldi già ce li ha, ma tutelando gli interessi della collettività e non solo quelli del grande capitale e del mondo finanziario e bancario, non potrà parlarsi di ripresa economica. Se non s’interverrà in maniera repentina e decisa, l’invisibile esercito degli usurati continuerà a crescere, i consumi continueranno a diminuire, le vere piccole e micro imprese, gli artigiani, i piccoli commercianti continueranno a chiudere le loro attività, il ceto medio diventerà povero, i poveri saranno sempre più poveri..… e sarà paralisi totale dell’intero sistema economico. (Monica Nassisi)

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