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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘banche’

Chiedere soldi per custodire i soldi

Posted by fidest press agency su domenica, 13 ottobre 2019

Possiamo così sintetizzare la decisione di Unicredit di applicare tassi negativi ai conti correnti superiori a 100 mila euro, a partire dal 2020. Già ora gli interessi bancari per i conti correnti sono praticamente azzerati, tra bolli e costi di tenuta conto, ma la propensione degli italiani a tenersi liquidi è notevole.I tassi negativi sono una novità nel nostro Paese mentre sono già applicati in Svizzera e in Olanda.Come è noto i depositi fino a 100 mila euro sono assicurati dal Fondo italiano di tutela dei depositi, non sappiamo, quindi, quanti risparmiatori hanno un conto superiore a 100 mila euro, se così fosse, per evitare i tassi negativi basterebbe trasferire, in tutto o in parte, propri soldi in altre banche o alle Poste italiane.Come scritto, i conti correnti non sono la scelta migliore per chi vuole far fruttare i propri risparmi ma, per chi vuole informarsi, è a disposizione il settore https://investire.aduc.it/, del nostro portale. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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‘Cattivi pagatori’, le nuove regole per le banche dati rischi

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Il Garante della privacy ha recentemente approvato con un provvedimento il nuovo “Codice di Condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti”, ovvero le nuove regole gestionali degli archivi dei cosiddetti “cattivi pagatori”.Si tratta, come noto, di archivi che raccolgono i dati di chi paga in ritardo, o non paga affatto, le rate di prestiti, finanziamenti, contratti di credito al consumo, mutui, etc., a disposizione delle stesse banche/finanziarie segnalati per valutare l’affidabilità di potenziali nuovi clienti.
Il Codice non solo regolamenta le modalità di gestione dei dati ma sancisce anche i diritti degli iscritti in ambito privacy.La motivazione principale della riforma del Codice è stata proprio l’adeguamento alla nuova normativa europea sulla privacy adottata nel 2018 col Regolamento UE 2016/679 (GDPR).Le novità, in breve, sono:
– nuova informativa sul trattamento dei dati personali e diritti rafforzati;
– possibilità per il debitore segnalato di chiedere l’annotazione nell’archivio dell’invio di contestazioni al venditore di beni o servizi relativamente ad inadempimenti che riguardino il contratto sottostante il credito (per esempio la mancata consegna di un bene acquistato col finanziamento).
– ampliamento delle categorie di soggetti che possono segnalare, tra cui i gestori di piattaforme digitali dedicate ai prestiti tra privati (peer to peer lending);
– ampliamento delle modalità dell’invio del preavviso di iscrizione, con inclusione della chiamata telefonica o della messaggistica istantanea (sms), previo accordo col cliente/debitore;
– modifica di alcuni termini di conservazione dei dati, tra cui quelli che riguardano le informazioni positive che ora rimangono 5 anni anziché 2;
– istituzione di un organismo indipendente di vigilanza.
Per quanto riguarda l’entrata in vigore il Garante precisa che pur se la piena efficacia ci sarà solo quando sarà accreditato il nuovo organismo di monitoraggio, le nuove regole sono già applicate dai sottoscrittori/proponenti il Codice che si sono impegnati in tal senso (Ctc, Aisrec che comprende CRIF ed Expedian, Assilea). (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Banche: pubblicato decreto indennizzi

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 agosto 2019

Il Mef comunica di aver attivato il portale per la presentazione delle istanze da parte dei risparmiatori. Pubblicato il decreto indennizzi.”Ottima notizia. Si chiude un lungo percorso condiviso” afferma l’avv. Corrado Canafoglia, che rappresenta l’Unione Nazionale Consumatori nella cabina di regia del Mef. “Ora potremo finalmente presentare le istanze. Siamo già pronti anche con la prova delle violazioni massive. Confidiamo, quindi, nell’accoglimento delle domande” conclude Canafoglia.

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Banche centrali, banche e liquidità

Posted by fidest press agency su martedì, 20 agosto 2019

E’ in atto una nuova espansione monetaria. La Federal Reserve ha abbassato a fine luglio il tasso di sconto al 2,25%. Entro la fine dell’anno si prevedono nuovi ribassi. Molti temono che, a differenza del 2007 quando il tasso di sconto era del 5,25%, la Fed, in caso di una nuova crisi, potrebbe avere minori spazi di manovra. Il suo bilancio è cresciuto dai mille miliardi di dollari del 2007 ai 4.500 miliardi odierni. Il 55% dell’ammontare sarebbe costituito da asset backed security (abs), titoli spesso ad alto rischio.
La Banca centrale europea ha annunciato che a settembre si potrebbero attivare nuove forme di Quantitative easing . Dal 2005, soprattutto dopo la Grande Crisi del 2008, la Bce ha quintuplicato il suo bilancio comprando dalle varie banche titoli sia pubblici sia privati in loro possesso.
La domanda cruciale resta sempre la stessa: questa nuova liquidità arriverà veramente ai settori produttivi? Vi saranno prestiti e investimenti oppure, invece, acquisti di titoli del debito pubblico e altri più rischiosi, “parcheggiando”, di fatto, la nuova liquidità nel sistema bancario? E’ ben noto che tutte le grandi banche americane ed europee sono esposte a forti stress e a possibili instabilità, in particolare per la loro attività con i derivati finanziari anche di tipo speculativo. Al riguardo vi è una fortissima compenetrazione tra le banche americane e quelle europee. Ovviamente, se l’economia reale è in difficoltà, è inevitabile che il sistema bancario e gli stessi bilanci degli Stati ne soffrano.
Uno dei problemi più seri, come riporta anche la Barclays Bank inglese, è che a livello mondiale circa 12.000 miliardi di dollari di obbligazioni private e pubbliche hanno un tasso d’interesse negativo. Principalmente in Giappone e in Europa, dove il tasso d’interesse per il Bund decennale è sotto il – 0,5%. Circa la metà delle obbligazioni pubbliche europee, cioè 4.400 miliardi di euro, hanno un tasso negativo. Anche il 20% delle obbligazioni delle imprese private europee.
E’ una situazione del tutto inedita e foriera d’instabilità, tanto che molti investitori potrebbero essere tentati a cercare altri guadagni più remunerativi ma anche più rischiosi.
Negli Usa i problemi del sistema bancario incominciano a “intrecciarsi” con le crescenti difficoltà del sistema industriale. Difficoltà dovute non solo agli effetti della guerra dei dazi e dello scontro tecnologico con la Cina e con l’Europa. Se paragonati con il 2018, i profitti delle imprese produttrici di beni sono in caduta. In una forbice si va dal – 4% per i beni di consumo durevoli al -18% per i produttori di materiali. Il settore delle “imprese industriali” registra un meno 12% di profitto.
Si prevede che nel 2019 le imprese americane riacquisteranno sul mercato le loro azioni per circa 1.000 miliardi di dollari. Tale somma sembra superiore alla loro disponibilità di liquidità. Il che vuol dire che molte di queste operazioni di riacquisto saranno fatte attraverso nuovi indebitamenti.
In Europa le generali difficoltà del settore bancario sono ben evidenziate dalla situazione della Deutsche Bank, che nel secondo trimestre del 2019 ha registrato una perdita di ben 3,15 miliardi di euro, 2,94 dei quali solo nel cosiddetto settore investment.
Adesso, ma in ritardo, la DB vorrebbe abbandonare questo ramo di attività più rischioso. La decisione, però, è osteggiata dal fondo d’investimento statunitense Cerberus, che detiene il 3% delle azione e che, al contrario, vorrebbe che il settore derivati crescesse. Il portafoglio derivati di DB, al suo valore nozionale, è già di 48.000 miliardi di euro, il più alto al mondo. Per capire, 24 volte il debito pubblico tedesco,
Intanto DB vorrebbe cedere alla francese BNP Paribas 150 miliardi di attività legate agli hedge funds. La banca di Parigi, però, non sta molto meglio di quella tedesca. Il rapporto tra capitale sociale e debito di Deutsche Bank è del 36%, quello di BNP Paribas è del 41%.
Come sottolineato più volte su questo giornale, DB deve, inoltre, far fronte a gravi problemi legali negli Usa, dove la sua filiale potrebbe essere stata coinvolta in vaste operazioni di riciclaggio di denaro in Estonia. Il Dipartimento della Giustizia Usa indaga anche sul fatto che la Deutsche Bank, insieme alla Goldman Sachs americana, possano aver violato le leggi anti-riciclaggio per attività svolte per conto del fondo statale malese 1Malaysia Development Berhad. Dati e situazioni non rosei, preoccupanti, che ripropongono l’urgenza di riconsiderare le politiche dei dazi e di rivisitare le regole della finanza. (di Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Banche. FdI: basta sceneggiate, Fico e Casellati intervengano per istituire Commissione inchiesta

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

“Sono trascorsi tre mesi dall’approvazione della legge che istituisce la Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario e di questa ancora nulla. Pd e M5S continuano a litigare, rimpallandosi le responsabilità per la mancata costituzione della Commissione, ma l’unica certezza è che siamo arrivati a ridosso della pausa estiva dei lavori parlamentari senza che sia stato fatto un passo concreto per avviare un’istituzione che a detta di tutti sembrava urgente. Invece se ne parlerà dopo l’estate, e chi ne pagherà le conseguenze sono i tantissimi risparmiatori, rimasti vittime di una delle pagine più buie del risparmio in Italia. Fratelli d’Italia è stata tra le prime forze politiche a presentare un disegno di legge per istituire una Commissione che facesse luce su quanto accaduto nel sistema bancario e finanziario italiano negli ultimi anni, al fine di accertarne le responsabilità e al contempo suggerire possibili correttivi alle storture verificatesi. Da tempo abbiamo presentato i nomi dei nostri componenti, ed a più riprese abbiamo sollecitato tutte le forze politiche affinché facessero lo stesso, così da consentire l’avvio dei lavori. Purtroppo i nostri appelli sono sempre caduti nel vuoto. Ribadiamo con fermezza che questa commedia sulla pelle dei risparmiatori deve finire e chiediamo ai presidenti di Camera e Senato di intervenire personalmente per sbloccare lo stallo e consentire che prima della pausa estiva dei lavori parlamentari la Commissione d’inchiesta sia istituita”. Lo dichiarano i capigruppo di Fratelli d’Italia di Camera e Senato, Francesco Lollobrigida e Luca Ciriani.

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Le banche e la fiducia del pubblico

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2019

“Per le banche è Importante rafforzare stabilità e parità delle regole e clima di fiducia del pubblico. Il contributo della nuova Commissione Bicamerale di inchiesta può essere decisivo per promuovere nome più semplici ed efficaci senza scalfire i principi del mercato”. Lo ha affermato oggi a Milano, a margine dell’Assemblea del Centenario dell’Abi, l’economista Alessandro Carretta, docente all’Università di Roma Tor Vergata e Segretario Generale di Assifact, l’Associazione italiana per il factoring. “I rimborsi ai truffati sono utili a responsabilità accertate, ma devono essere accompagnati da un’azione di educazione finanziaria per ridurre il rischio che il problema si ripresenti. Anche qui il lavoro della Commissione Bicamerale può risultare determinante”
Alessandro Carretta Professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari – Università Tor Vergata di Roma. Accademico onorario dell’Accademia Italiana di Economia Aziendale (AIDEA), di cui è stato Presidente dal 2011 al 2014. Membro dello Steering Committee di FINEST, Financial Intermediation Network of European Studies, e del Consiglio di amministrazione dell’Università di Roma Tor Vergata. Membro della European Association of University Teachers of Banking and Finance, con sede a Bangor, Università del Galles (UK). Collabora con la Banca d’Italia e il MEF nelle procedure di gestione delle crisi bancarie. Ricopre inoltre numerosi incarichi presso istituti di credito tra cui: componente del Comitato di sorveglianza della Banca Padovana e Membro del Consiglio di Amministrazione della Banca Popolare di Sondrio. Segretario Generale dell’Associazione Italiana per il Factoring. Membro del Consiglio Direttivo di NED Community, Associazione degli amministratori non esecutivi e indipendenti, e Presidente del Collegio dei Probiviri dell’Associazione Italiana Leasing (Assilea).

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Investimento in diamanti: Ecco perché le banche devono risarcire

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

E’ ormai accertato che la nota vendita dei diamanti ai risparmiatori dà luogo, per le banche, all’obbligo di risarcimento del danno. Ciò è stato chiarito dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Provvedimento PS 10677 – 1) e dal TAR del Lazio sez. I del 14.11.2018, secondo i quali la scorrettezza del comportamento tenuto dagli Istituti è stata determinante nella vendita delle pietre ed ha generato il suddetto obbligo di risarcire il pregiudizio economico subito dai consumatori. L’entità del danno subìto viene quantificata, in termini teorici e generali, dal TAR del Lazio nella sentenza citata, come la “sproporzione tra valore e costo dell’investimento dato assolutamente acclarato e neppure contestato”. Il Tribunale di Verona con l’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c. del 23 maggio 2019 si pone su questa linea e, riempiendo di contenuto concreto l’asserzione teorica del TAR, calcola il reale valore delle gemme senza ricorrere ad una consulenza tecnica d’ufficio, ma sulla base di una valutazione (di parte, ma fatta propria dal giudice che decide equitativamente) fondata sull’indice RAPAPORT ed incrementata di alcune percentuali. Il criterio adottato dal Giudice veronese è del tutto condivisibile e ci sorprende che non costituisca, anche per le banche, il cardine per la valutazione delle proposte transattive. Si tratta di un calcolo semplice ed alla portata di tutti che esclude costi per l’intervento di consulenti. Unico aspetto che potrebbe, sotto questo profilo, differenziare le nostre indicazioni dalla sentenza del Tribunale di Verona è che, invece di usare l’indice RAPAPORT, previsto per il commercio all’ingrosso (il Giudice di Verona ha dovuto, infatti, applicare cospicui correttivi in aumento) si potrebbe utilizzare, direttamente e senza correttivi, l’indice IDEX valido per il commercio al dettaglio delle gemme. Ad avviso di chi scrive, questa posizione è estremamente vantaggiosa anche per la banca perché:
a) il danno vero è molto superiore alla differenza fra prezzo pagato e valore teorico. Il danno vero è, in sostanza, l’intero prezzo pagato per la semplice, ma essenziale, ragione che i diamanti sono, di fatto, completamente invendibili. Il mercato dei diamanti, dopo quanto è accaduto, non esiste più. Nè vale obiettare che il mercato riprenderà (forse) fra qualche anno. Non appare, poi, doversi escludere tout court, dal conteggio, anche il lucro cessante vale a dire la promessa di ottimi rendimenti che le società venditrici vantavano quando piazzavano le gemme.
b) la soccombenza della banca in giudizio appare, visti i precedenti, probabile. La soccombenza dei risparmiatori in alcune cause che si sono svolte fino ad ora sembra addebitabile più ad una improvvida impostazione delle relative domande che ad un orientamento della giurisprudenza sfavorevole ai risparmiatori stessi.
E’, altresì, probabile, secondo noi, che le spese giudiziali – stante anche la serialità del contenzioso che si profila – verrebbero addebitate alla banca soccombente e va sottolineato che la loro incidenza si profila tutt’altro che trascurabile.
Da un conto approssimativo da noi fatto in relazione alla citata sentenza del Tribunale di Verona, emerge che – con un valore della causa intorno ai 50.000,00 euro – la condanna alle spese sia stata, all’incirca, intorno alla notevole cifra di 9.000,00 euro complessivi.
In ogni caso, cioè anche in caso di sistemazione bonaria, la banca dovrebbe considerare di rifondere (in tutto o in parte) le spese legali dal momento che si tratta di un contenzioso a lei addebitabile e che non è pensabile che il singolo risparmiatore sarebbe stato in grado, da solo, di tutelare le proprie ragioni.
c) le banche soddisfacendo i loro clienti, riusciranno – forse – a tenerseli.
d) quale che sia la definizione di questa dolorosa vicenda, il risparmiatore uscirà, comunque, con un danno (non solo economico) da essa.
e) al punto in cui siamo, se le proposte definizioni bonarie non dovessero essere conformi ai criteri esposti e che a noi sembrano del tutto equi, non potremo far altro che indirizzare i risparmiatori verso la promozione di giudizi. (Anna Maria Fasulo e Libero Giulietti, legali, consulenti Aduc)

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Aumenta dramma case all’asta

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

“I dati diffusi in Senato nel corso della presentazione del Rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea, evidenziano un quadro sempre più allarmante con un aumento delle case all’asta. E’ la spia di una crisi che Fratelli d’Italia da tempo denuncia e rispetto alla quale più volte ha solleticitato interventi. In particolare in Senato ho presentato un disegno di legge, che consenta ai titolari di prima casa posta all’asta di potersi riappropriare del bene con una procedura concordata con la banca. Si tratta di una soluzione pratica che, da un lato, risolve un dramma sociale e, dall’altro, consente alle banche di liberarsi di un patrimonio immobiliare che pesa negativamente sui propri bilanci. Per questo chiedo che sia rapidamente calendarizzato, per poter approvare in tempi brevi un provvedimento che gli stessi dati confermano che non è più rinviabile”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso.

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Protocollo Abi-AIE per rafforzare il dialogo tra banche e settore dell’editoria libraria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 giugno 2019

Favorire i rapporti tra banche e intermediari finanziari e gli operatori del settore dell’editoria libraria, in particolare le medie e le piccole imprese editoriali, promuovendo e sostenendo iniziative di diffusione del libro e della lettura in un mercato libero e concorrenziale, e rafforzando l’accesso al credito favorendo l’acquisizione di garanzie tra le diverse realtà editoriali e le banche. Questo l’obiettivo del Protocollo d’intesa siglato oggi dal Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli, e dal Presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), Ricardo Franco Levi.
“Con la sottoscrizione di questo accordo – ha sottolineato il Presidente dell’Abi, Antonio Patuelli – viene ulteriormente confermato l’impegno delle banche italiane a lavorare a fianco delle imprese, e a sostenere la competitività nelle diverse filiere quale fattore per la crescita e lo sviluppo”.“Siamo particolarmente lieti di questa collaborazione – ha commentato il Presidente di AIE, Ricardo Franco Levi – che conferma la centralità del tema della lettura e della conoscenza per la crescita del paese e che consente di rafforzare il legame tra le imprese editoriali, in particolare quelle di minore dimensione, e il sistema bancario”.Nello specifico, l’intesa è volta a promuovere a livello locale iniziative in grado di facilitare accordi diretti tra singoli editori e operatori della filiera e singole banche e intermediari finanziari presenti sul territorio, e a rafforzare il dialogo tra banche e il settore dei libri anche attraverso la costituzione di un tavolo permanente di confronto e la realizzazione congiunta di studi e iniziative di divulgazione.L’accordo tra Abi e AIE si inserisce nell’ambito delle attività portate avanti dalle associazioni per sostenere la libertà di informazione e, più in generale, la crescita e lo sviluppo del Paese, nella consapevolezza che il libro, in tutte le sue forme, costituisce il primo veicolo attraverso il quale vengono diffuse la conoscenza e la cultura, fattori cruciali per il progresso sociale ed economico delle comunità.

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Banche: approvate le norme per ridurre i rischi e proteggere i contribuenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 aprile 2019

Le norme approvate dal Parlamento e già concordate in via informale con gli Stati membri, riguardano i requisiti prudenziali di capitale e la procedura da seguire dalle banche che devono affrontare perdite. Ciò dovrebbe contribuire a rilanciare l’economia dell’UE, aumentando la capacità di prestito e creando mercati dei capitali più liquidi, e rappresentare.Le banche di importanza sistemica dovranno disporre di un numero significativamente maggiore di fondi propri per coprire le loro perdite, al fine di rafforzare il principio del bail-in, ovvero le perdite imposte agli investitori bancari, ad esempio i detentori di obbligazioni, per evitare il fallimento e di ricorrere alla ricapitalizzazione finanziata con denaro pubblico.Per garantire che le banche siano trattate in modo proporzionale, in funzione del loro profilo di rischio e dell’importanza sistemica, i deputati hanno assicurato che gli “istituti piccoli e non complessi” saranno soggetti a requisiti semplificati, in particolare per quanto riguarda la segnalazione e l’accantonamento di fondi per coprire eventuali perdite.Poiché le piccole e medie imprese (PMI) presentano un rischio sistemico inferiore rispetto alle grandi imprese, i requisiti patrimoniali per le banche saranno inferiori quando erogano prestiti alle PMI. Ciò dovrebbe tradursi in un aumento dei prestiti alle piccole e medie imprese.Peter Simon (S&D, DE) relatore per i requisiti prudenziali (CRD-V/CRR-II), ha dichiarato: “In futuro, le banche saranno soggette a regole più severe sull’indebitamento e sulla liquidità a lungo termine. Anche la sostenibilità è importante, poiché le banche devono adattare la loro gestione del rischio a quelli relativi ai cambiamenti climatici e alla transizione energetica”.Il Parlamento ha approvato la direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche (BRRD) e il regolamento sul meccanismo unico di risoluzione (SRMR). Ciò significa che le norme internazionali sull’assorbimento delle perdite e sulla ricapitalizzazione saranno incorporate nel diritto comunitario.Per far fronte alle perdite, le banche dovranno istituire una tabella di marcia che consenta loro di detenere capitale e cauzioni sufficienti così da non ricorrere al salvataggio a spese dei contribuenti.Infine, il Parlamento ha fissato delle disposizioni per tutelare i piccoli investitori dal detenere debiti bancari ammessi al bail-in, come le obbligazioni emesse da una banca, quando non rappresentano uno strumento finanziario adatto per loro.Le nuove regole per l’applicazione di un “potere di moratoria” sospenderanno i pagamenti delle banche in difficoltà. Questo potere può essere attivato se viene accertato che la banca rischia il dissesto e se non sono immediatamente disponibili misure preventive. Consentirà inoltre all’autorità preposta alla risoluzione delle crisi di stabilire se sia nell’interesse pubblico mettere la banca in liquidazione o in insolvenza.Il campo di applicazione della moratoria sarebbe proporzionato e adattato a un caso concreto: se la risoluzione di una banca in dissesto, o che potrebbe fallire, non è nell’interesse pubblico, quest’ultima dovrebbe essere liquidata in modo ordinato e in conformità alle norme nazionali.

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Le banche del futuro

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Nella quarta sessione del Workshop “Lo scenario dell’economia e della finanza” è stato approfondito il tema delle banche del futuro. I 200 imprenditori si sono espressi sul Fintech e di come questo possa influenzare non solo il settore finanziario ma anche i modelli bancari.Emerge che solo lo 0,8% lo ritiene un fastidio; la maggioranza degli interpellati (50,8%) lo percepisce come un “game changer”, mentre il 25,8% prevede alcune modifiche al modello di business.Venendo ai fattori di rischio per i modelli bancari di tutto il mondo nei prossimi 5 anni, un terzo degli imprenditori coinvolti (32,5%) teme un eccesso di regolamentazione, il 28,3% indica il rapporto fra digitalizzazione, “disruptors” ed entrata in scena di nuove FinTech. Il tema recessione globale è indicato infine dal 21,7% degli addetti ai lavori, mentre la geopolitica preoccupa solo il 5,8% degli imprenditori.

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Banche. Balboni (FdI): dopo sentenza Corte giustizia Ue governo avvii rimborsi

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

“L’intervento del Fondo Interbancario a sostegno delle banche in difficoltà non è aiuto di Stato. Lo stabilisce una volte per tutte la Corte di Giustizia dell’Unione Europea con l’importante sentenza di oggi che ha accolto il ricorso dell’Italia e della Banca Popolare di Bari. Adesso nessuno può mettere ancora in discussione quello che abbiamo sempre sostenuto e cioè che l’UE non aveva alcun diritto di opporsi all’intervento programmato dal FITD per contribuire a superare la crisi di Carife e che la decisione del governo Renzi di procedere alla risoluzione delle 4 banche era fondata su presupposti erronei e illegittimi. Entro oggi depositerò un’interrogazione parlamentare per chiedere al ministro Tria di prendere atto di questa importantissima sentenza e di procedere quindi senza ulteriori indugi ad emanare i decreti attuativi necessari a rimborsare i risparmiatori danneggiati da quelle decisioni tanto improvvide. Chiederò inoltre quali iniziative intenda assumere per ottenere dall’UE il rimborso dei gravissimi danni provocati ai risparmiatori, ai dipendenti e all’economia di intere comunità locali, tra le più colpite delle quali va senz’altro annoverata Ferrara”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, eletto a Ferrara, Alberto Balboni.

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Crediti deteriorati: le banche devono mitigare il rischio di potenziali perdite

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

Bruxelles. Il Parlamento ha approvato con 426 voti favorevoli, 151 contrari e 22 astensioni delle nuove misure legislative per mitigare il rischio di possibili e futuri “non performing loans” (NPL), accumulati in seguito alla recessione provocata dalla crisi finanziaria del 2008. Tali misure contribuiranno a rafforzare l’Unione bancaria, a preservare la stabilità finanziaria e la redditività delle banche e a incoraggiare i prestiti, che creano posti di lavoro e crescita in tutta Europa.Gli NPL, o crediti deteriorati, sono prestiti con oltre 90 giorni di ritardo o che difficilmente potranno essere interamente rimborsati. Per integrare le norme esistenti sui fondi propri, il Parlamento ha votato l’introduzione di livelli minimi comuni per le coperture delle perdite.Ogni banca dovrà riservare una somma di denaro per coprire le perdite causate da prestiti futuri che potrebbero andare in sofferenza. I requisiti di copertura per le banche varieranno a seconda della garanzia di protezione del credito degli NPL (credito assistito da garanzie reali o scoperto). Si terrà conto anche del tipo di garanzie utilizzate, ad esempio nel settore immobiliare.Le nuove norme, che sono già state concordate in via informale con i Ministri UE, si applicheranno solo ai crediti deteriorati ritirati dopo l’entrata in vigore del regolamento.

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Ue. de Bertoldi (FdI): per FdI rimborsi truffati banche è tema centrale. Basta dilazioni

Posted by fidest press agency su sabato, 9 marzo 2019

“Fratelli d’Italia ho ribadito alla commissaria Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager la centralità del tema dei rimborsi dei risparmiatori truffati. A fronte di una certa disponibilità sul tema dobbiamo, purtroppo, continuare a registrare un atteggiamento di attesa che preoccupa. Per FdI è necessario intervenire in maniera tempestiva, evitando di abbandonare a se stessi i risparmiatori”. Così il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro. “Dall’altro sempre sul tema bancario e in particolare su quello delle crisi l’Ue deve evitare discriminazioni, laddove alla Germania permettono aiuti di Stato ed a noi no, ovvero gli Npl sono oggetto di particolare attenzione mentre i derivati delle banche tedesche di alcuna verifica. Infine, sul piano delle politiche fiscali, anche alla luce della realizzazione di un mercato unico, ho chiesto che si proceda verso un’armonizzazione effettiva, che faccia da argine all’aggressività fiscale di alcuni Paesi che di fatto rappresenta l’ostacolo principale ad un vero mercato unico”, conclude il senatore di FdI.

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“Lezioni da un decennio di piani di salvataggio per le banche”

Posted by fidest press agency su sabato, 9 febbraio 2019

A cura di Mark Burgess, Vice CIO Globale e CIO EMEA. A un decennio di distanza, in alcune delle maggiori economie le banche si sono ampiamente riprese dalla crisi finanziaria globale. In altre, tuttavia, l’eredità lasciata dagli attivi deteriorati continua a soffocare il sistema bancario, intralciando il motore della crescita economica. Questo divario è dovuto in ampia misura agli approcci divergenti adottati dai vari governi per ricapitalizzare le rispettive banche dopo la crisi ed è dipeso, in particolare, dalla volontà degli stessi di affrontare i problemi in maniera approfondita e tempestiva.
Gli Stati Uniti riconobbero velocemente la portata della crisi e reagirono con il piano di aiuti TARP (Troubled Asset Relief Program) a ottobre del 2008. L’intero settore bancario fu costretto ad accettare iniezioni di capitale dalla Federal Reserve. In breve tempo, tale intervento permise di sostenere la fiducia del mercato, consentendo alle banche di assorbire rapidamente le ingenti svalutazioni nei rispettivi portafogli di mutui subprime e le perdite registrate dai portafogli prestiti sulla scia del deterioramento dell’economia statunitense.
Il Regno Unito adottò un approccio simile. Il governo iniettò capitale negli istituti più in difficoltà, in particolare RBS e Lloyds, istituendo un piano di protezione dai titoli tossici garantito dallo Stato. Due istituti di credito ipotecario in dissesto, Northern Rock e Bradford & Bingley, furono inseriti in un sistema di classificazione di tipo “good bank/bad bank”, con il trasferimento dei titoli deteriorati a UK Asset Resolution, controllata dallo Stato. Contestualmente, la Bank of England mise a disposizione liquidità illimitate per far fronte ai timori legati alla solvibilità.Inizialmente, l’Irlanda garantì i debiti di tutte le sue banche, sottoponendo a forte pressione il bilancio dello Stato. Successivamente, verso la fine del 2009, il governo decise di spostare i titoli problematici in una struttura di dismissione garantita dallo Stato, la National Asset Management Agency. Le cosiddette “good bank” (banche solide) ricevettero iniezioni di capitale, mentre gli attivi tossici furono acquistati dalla NAMA al valore di mercato o quasi, lasciando un po’ di respiro per consentire la ripresa delle banche ristrutturate. Tuttavia, la ricapitalizzazione delle banche irlandesi provocò enormi buchi di bilancio.Nel resto d’Europa non vi fu un approccio uniforme alla ricapitalizzazione. Istituti come UBS, ING e KBC vennero ristrutturati con piani ad hoc, ma in linea generale si può affermare che i governi, le banche centrali e le autorità di regolamentazione del Vecchio Continente siano stati più lenti nell’affrontare la debolezza sistemica dei rispettivi apparati bancari. Di conseguenza, molti istituti restarono paralizzati dalla mole di crediti incerti e deteriorati, innescando una flessione dei prestiti all’economia reale.Nel 2012, iniziando a riconoscere la gravità del problema, la Spagna istituì una “bad bank”, Sareb, votata a ricevere oltre 50 miliardi di euro di attivi immobiliari tossici che gravavano sui suoi prestatori commerciali. Questa mossa permise al settore bancario spagnolo di rafforzarsi, nonché di ricapitalizzare i bilanci degli istituti, sancendo l’inizio della ripresa per il paese.
In Italia il quadro è alquanto diverso, poiché i problemi delle sue banche non sono mai stati affrontati in maniera esaustiva. Sono state promosse unicamente soluzioni ad hoc per istituti come Monte dei Paschi e le banche venete, senza nessun intervento di ricapitalizzazione approfondito.La Germania ha avuto grossi problemi con la sua rete di banche locali all’ingrosso controllate da enti locali (Landesbanken), che avevano investito somme cospicue in attivi immobiliari tossici statunitensi. Quando i problemi hanno iniziato a emergere, diverse Landesbanken sono andate in fallimento e hanno richiesto l’intervento del governo in vista della ricapitalizzazione. Nel settore bancario privato tedesco, la situazione più grave ha riguardato Commerzbank, anch’essa salvata dallo Stato.
A un decennio di distanza, lo stato di salute delle banche di questi paesi riflette ampiamente i diversi approcci adottati dai governi per la ricapitalizzazione dopo la crisi finanziaria globale. Le banche statunitensi si sono rimesse rapidamente, sostenute dalle brillanti performance economiche a livello nazionale. Oggi vantano solide situazioni patrimoniali, come dimostrato dagli stress test periodici della Fed, ed esibiscono quote di utile distribuito superiori al 100%, in altre parole restituiscono l’eccedenza di capitale agli azionisti.
I bilanci delle banche inglesi appaiono in salute e capaci di sopravvivere a un’uscita disordinata dall’Unione europea, stando ai recenti stress test della BoE. Le banche esibiscono un eccesso di capitale che potrebbe essere restituito agli azionisti, ma la ripresa degli utili dopo la recessione ha risentito pesantemente dei conduct costs, essenzialmente legati alla vendita impropria di assicurazioni sulla protezione dei pagamenti (PPI). Ciononostante, questo fattore è destinato a venire meno a breve, considerando che la scadenza per la presentazione di reclami connessi a prodotti PPI è agosto 2019.
In Europa continentale il quadro è molto più variegato. I grandi istituti che hanno beneficiato di piani di salvataggio su misura, tra cui ING, UBS e KBC, si sono ripresi relativamente in fretta. Analogamente, al momento le banche spagnole appaiono in buona salute, dopo la decisione del governo di trasferire i titoli problematici a Sareb e ristrutturare il settore.Per contro, il sistema bancario tedesco deve ancora riprendersi del tutto e l’Italia non ha affrontato il problema degli attivi tossici delle banche. Di conseguenza, questi paesi non sono in grado di sostenere la crescita: l’economia dell’eurozona è finanziata per due terzi dalle banche e le PMI rappresentano una porzione analoga dell’economia italiana, eppure il volume di prestiti bancari a tali soggetti è in calo da 10 anni a questa parte.È evidente che l’approccio adottato dagli Stati Uniti per ricapitalizzare il sistema bancario dopo la crisi finanziaria globale ha permesso di assorbire le perdite e di continuare a erogare prestiti nell’economia reale, stimolando la crescita delle società e il PIL negli anni successivi la crisi. La situazione è invece ben diversa in Europa, dove gli effetti a catena del mancato supporto delle banche alle PMI hanno fatto sì che, nel complesso, la crescita del PIL abbia segnato il passo rispetto a quella di USA e Regno Unito per gran parte del periodo successivo alla crisi finanziaria globale.

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Pd al fianco delle banche e contro la povera gente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 gennaio 2019

“Il Pd si è schierato a favore degli istituti bancari e contro la povera gente che non riesce ad arrivare a fine mese e pagare i debiti. Infatti, il Partito democratico in sede di votazione degli emendamenti al dl semplificazione ha votato contro l’emendamento che modifica l’articolo 560 del Codice di procedura civile che consente al giudice di sfrattare il proprietario di casa dalla sua abitazione pignorata prima che sia avvenuta la vendita del bene. Grazie anche al voto di Fratelli d’Italia, invece, da oggi questo non sarà più possibile. E’ stato così sancito un principio di giustizia e di equità, che eviterà al proprietario di essere cacciato dalla propria abitazione prima che si sia conclusa la vendita”. Lo dichiara il capogruppo in Commissione Giustizia al Senato di Fratelli d’Italia, Alberto Balboni.

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Cresce ancora l’area Banche e Finanza di La Scala Società tra Avvocati

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 gennaio 2019

L’Assemblea dello Studio ha ammesso alla partnership Marco Contini e Laura Pelucchi, della sede di Milano, e Federico Valeri della sede di Roma.
Marco Contini, 36 anni, laureato all’Università degli Studi di Pavia, è entrato a far parte di La Scala Società tra Avvocati nel 2009 dove si è occupato in particolare di recupero crediti e diritto civile. Coordina il team Utilities di La Scala dal 2015. Fornisce assistenza a primari operatori delle utilities e delle telecomunicazioni nella risoluzione delle loro criticità tipiche e nel recupero dei crediti correlati.
Laura Pelucchi, 37 anni, laureata all’Università Statale di Milano, ha fatto il suo ingresso in La Scala nel 2012. Si occupa di contenzioso bancario con specializzazione nelle attività di gestione e recupero dei crediti assistendo primari istituti di credito. Pelucchi è autrice di pubblicazioni e approfondimenti, oltre che relatrice a seminari e convegni, in materia di procedure esecutive. E’ membro del comitato scientifico e docente di “La Scala Youth Programme”.
Federico Valeri, 42 anni, laureato all’Università La Sapienza di Roma, è entrato a far parte di La Scala Società tra Avvocati nel 2010. Specializzato in diritto bancario e finanziario con focus nella gestione dei non performing loans, ha maturato esperienze nel coordinamento in outsourcing delle attività di recupero crediti di natura bancaria, in special modo nel settore dei “large ticket”. E’ docente di “La Scala Youth Programme”.
Lo Studio, nelle sue 10 sedi italiane, conta su 290 risorse, comprendendo 190 professionisti e uno staff di 100 persone.Fondato nel 1991, La Scala offre ai propri clienti, da oltre venticinque anni, una gamma completa e integrata di servizi legali. Tra i primi studi legali nel contenzioso bancario e fallimentare, è oggi leader riconosciuto nei servizi di recupero crediti giudiziale. E’ inoltre attivo nei servizi professionali dedicati alle imprese, nonché nel diritto civile e di famiglia.Dopo la sede principale di Milano, nel corso degli anni sono state aperte le altre sedi di Roma, Torino, Bologna, Firenze, Venezia, Vicenza, Padova, Ancona e una seconda sede a Milano.Oggi La Scala comprende circa 190 professionisti e uno staff di oltre 100 persone, e assiste stabilmente tutti i principali gruppi bancari italiani, numerose imprese industriali e commerciali, importanti istituzioni finanziarie.
All’inizio del 2018 La Scala si è trasformato in Società tra Avvocati per azioni.Dal 2000 pubblica IUSLETTER che, nata come rivista bimestrale, nel 2012 è diventata un vero e proprio portale web di informazione giuridica, quotidianamente aggiornato.

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Governo. Banche: Il caso Carige

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 gennaio 2019

“Se i migranti fossero banche li avreste già salvati”, tuonava Alessandro Di Battista; gli faceva eco Matteo Salvini con “Mai aiuteremo le banche con i soldi pubblici.”.Che dire?
Oggi la situazione è ribaltata: il Governo del popolo e del cambiamento salva la banca Carige e lascia i migranti in mare.Con quali soldi si intende salvare la Carige? Con quelli del decreto “salva banche” del governo Gentiloni, che stanziava 20 miliardi da usare in queste occasioni. Il decreto Gentiloni, che seguiva le procedure europee, fu aspramente combattuto dal M5S e dalla Lega che, oggi, invece, lo utilizzano per il salvataggio della Carige.Vediamola questa storia della banca Carige.La Banca Carige (acronimo di Cassa di Risparmio di Genova e Imperia) ha sede a Genova. Ha origine a fine del 1400, con una storia secolare alle spalle come il Monte de’ Paschi di Siena (MPS). E’ presente soprattutto in Liguria.La crisi della banca è stata tale che è dovuta intervenire la Banca Centrale Europea commissariandola, cioè sollevando dall’incarico i dirigenti. E’ un caso di intervento della BCE unico in Italia.I commissari hanno annunciato che emetteranno obbligazioni, utilizzando la garanzia dello Stato ed è prevista una ricapitalizzazione, cioè un intervento diretto dello Stato, analogamente a quanto avvenuto con il MPS. Lo scopo è quello di garantire investitori e risparmiatori.Costo delle operazioni 4 miliardi di soldi pubblici, cioè nostri. Per inciso, la vicenda Carige, come quella del MPS, nulla ha a che vedere con il caso della banca Etruria.Insomma, questo Governo del cambiamento sta facendo le stesse cose dei governi precedenti.Con buona pace di coloro che ci hanno creduto. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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I rischi del settore finanziario non bancario

Posted by fidest press agency su martedì, 25 dicembre 2018

In un recente workshop organizzato a New York dalla Federal Reserve e dalla Banca d’Italia su “Post crisis financial regulation: Experiences from the two sides of the Atlantic”, si è cercato di analizzare la situazione del sistema finanziario globale per capire se esso sia effettivamente sotto controllo o se vi siano ancora seri rischi e minacce di instabilità. Potrebbe sembrare strano, ma i documenti e gli interventi dei rappresentanti della nostra banca centrale sono stati i più precisi e concreti. Vi è una lunga lista di nuovi e pericolosi rischi che, dieci anni dopo la Grande Crisi, dovremo ancora affrontare. Prima di tutto vi è la vulnerabilità del “settore finanziario non bancario” che comprende una marea di istituzioni, quali le SIM, i gestori del risparmio, i fondi di investimento, gli hedge fund e altri organismi variamente propensi alla speculazione. Questi, di fatto, operano nell’intermediazione finanziaria come se fossero vere e proprie banche, senza, però, essere sottoposti alle regole e ai controlli bancari. Come sappiamo, dove le regole sono poche o mancanti, purtroppo, si fa strada il “sistema ombra”. Secondo il Financial Stability Board, l’organismo di controllo istituito dai governi e dalle banche centrali per cercare i rimedi agli sfaceli del 2008, gli intermediari finanziari non bancari alla fine del 2016 avevano asset, gli attivi, pari a 160.000 miliardi di dollari! Rispetto al livello del 2008 sono cresciuti una volta e mezzo, mentre gli attivi del sistema bancario sono rimasti più o meno gli stessi. Alcuni dei rischi succitati sono simili a quelli che devono affrontare anche le banche: quelli legati alla liquidità necessaria per far fronte alla scadenza dei titoli e al rapporto di indebitamento, cioè alla leva finanziaria, il cosiddetto leverage. Vi sono poi dei rischi derivanti dalla natura stessa del sistema finanziario non bancario, come l’utilizzo esagerato del sistema automatico di compravendita di titoli attraverso dei supercomputer che operano con logaritmi matematici sofisticatissimi. Il cosiddetto high frequency trading (hft). Sono meccanismi che possono far “detonare” l’intero sistema finanziario. Al riguardo è stato ricordato ciò che accadde lo scorso febbraio quando un’innocua notizia circa l’aumento dei salari negli Usa portò al tracollo di Wall Street. Simili situazioni possono creare vendite a raffica fino a provocare un vero e proprio contagio e a mettere in discussione la stessa solidità degli intermediari finanziari. Un’altra ragione di grande preoccupazione, secondo la Banca d’Italia, è data dalla forte crescita negli Stati Uniti del mercato dei cosiddetti collateralized loan obligation, cioè strumenti di debito emessi su un portafoglio di obbligazioni e altre forme di debito. Dal 2008 a oggi sono cresciuti del 130% per un totale di 600 miliardi di dollari. Da qualche tempo, inoltre, sulla scena degli operatori finanziari è apparso un nuovo e più grave rischio legato alla digitalizzazione e ai profondi cambiamenti nella tecnologia che mette nuovi organismi, che operano fuori del sistema bancario, e grandi imprese tecnologiche digitali, la cosiddetta FinTec, in condizioni di offrire servizi di natura bancaria. Sulla questione si è completamente in alto mare. Senza parametri e regole. Il sistema bancario, purtroppo, sta vivendo una crescente e pericolosa dipendenza dai gestori, i provider, di servizi para bancari e para finanziari. In questi campi la proposta condivisibile della Banca d’Italia è applicare il corretto principio di “stesso business, stesso rischio, stesse regole”. Non indifferenti sono le eccessive differenze nazionali nella realizzazione delle cosiddette riforme, creando così un’ulteriore frammentazione dei sistemi finanziari. Si ha la sensazione che finora sia stata persa l’occasione per una regolamentazione unitaria della finanza a livello globale, lasciando così mano libera a chi, invece, vorrebbe cancellare regole e controlli. Non si può, quindi, che concordare con la Banca d’Italia quando afferma che” ogni volta che le regole e i controlli sono stati deboli, si sono visti rischi eccessivi ed è aumentata la leva finanziaria, portando spesso a repentine svolte recessive nel ciclo finanziario”. Speriamo che tale appello non venga lasciato cadere perché, altrimenti, presto o tardi la storia ci presenterà un conto molto salato. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Nuova commissione d’inchiesta sulle banche

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 ottobre 2018

“Piena soddisfazione per il lavoro redigente fatto in Commissione sul testo di legge che istituisce la nuova Commissione di inchiesta sulle banche, di cui per primi abbiamo proposto la istituzione in questa legislatura con il ddl 494, che nella formulazione finale rispecchia gli aspetti fondamentali della nostra proposta di legge, con la approvazione di nostri emendamenti significativi su agenzie di rating, debito sovrano, derivati, fondazioni bancarie, tutela del risparmio”. È quanto dichiarano i senatori di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, primo firmatario della proposta del disegno di legge, e Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze, i quali rivendicano la “attività propulsiva fatta da Fratelli d’Italia nel porre la questione già all’inizio di questa nuova legislatura. Noi abbiamo espresso subito e con chiarezza che non volevamo realizzare un ‘Tribunale del popolo’ ma uno strumento davvero efficace e tempestivo per fare luce sui fatti gravissimi che si sono verificati, la individuazione dei responsabili ma soprattutto degli strumenti legislativi per evitare che ciò si ripeta, a tutela di risparmiatori, azionisti e dello Stato, quindi di tutti i cittadini”.”Siamo particolarmente soddisfatti – continuano i senatori di FdI – che siano state accolte le nostre richieste sul fatto che la nuova Commissione svolga anche una funzione propositiva e che essa indaghi anche sul ruolo e la affidabilità delle agenzie di rating, questione centrale per la sostenibilità del nostro debito pubblico, tanto più attuale in questo momento; l’impatto della crisi bancaria sul debito sovrano; il ruolo e le attività delle Fondazioni bancarie e la congruità della normativa vigente in proposito; il fenomeno dei crediti deteriorati (NPL) sui quali abbiamo proposto anche un disegno di legge apposito; lo scandalo dei derivati e il loro effetto su chi ne abbia fatto ricorso”.A tal proposito i senatori Urso e De Bertoldi evidenziano come la maggioranza abbia, invece, “fatto muro contro la nostra proposta che la Commissione potesse indagare anche sui fondi speculativi (credit default swap) che scommettono sul deprezzamento dei titoli governativi. Ci stupisce che ciò sia accaduto proprio a fronte delle notizie che emergono quotidianamente sulla gravità del fenomeno che colpisce proprio il nostro Paese. Non dobbiamo lasciare ‘santuari’ intoccabili su questa materia”.

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