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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Posts Tagged ‘banche’

Coronavirus, gli istituti di credito e gli interessi sugli interessi

Posted by fidest press agency su domenica, 15 marzo 2020

“Gli Istituti di Credito facciano la propria parte, nessuno si permetta di fare sciacallaggio sul coronavirus e di vanificare i sacrifici che lo Stato sta mettendo in campo per tentare di ristorare e sostenere le piccole aziende e l’economia reale della nazione. È assolutamente scontato che la sospensione dei mutui debba corrispondere alla sospensione degli interessi sui mutui stessi. Da quanto ci risulta – ma ci auguriamo di aver capito male – alcuni Istituti di Credito avrebbero deciso di far correre, in pieno regime di anatocismo, gli interessi sugli interessi dei mutui, vanificando la sospensione dei mutui annunciata dal Governo anche su nostra proposta. Facciano immediatamente retromarcia. Fermatevi! Se così non fosse, siamo pronti a ricorrere alla Procura della Repubblica prim’ancora che dell’Aula del Parlamento con gli emendamenti al decreto. Pronti a far partire la denuncia verso quelle banche che non paghe delle regalìe avute in questi anni a fronte di gestioni allegre delle riserve dei risparmiatori aggirano l’ostacolo della sospensione dei mutui chiedendo ai clienti di pagare comunque gli interessi”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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L’Operazione Intesa-Ubi

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

By Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. Ben venga la fusione di Banca Intesa Sanpaolo con Ubi Banca. Finalmente una mossa di valenza strategica e internazionale, che si pone all’avanguardia anche del processo di consolidamento del sistema bancario europeo. Non può ne deve essere un accordo per mettere delle pezze di appoggio a un sistema bancario italiano in difficoltà, com’è avvenuto in passato. L’operazione ci sembra limpida.Si tratta di un’offerta pubblica di sottoscrizione (ops)che l’Ubi Banca può accettare o rifiutare. A nostro avviso è un’opportunità da non perdere, che può giovare al paese.La fusione farebbe nascere un player economico e finanziario che si porrebbe, per dimensioni, al settimo posto nell’Unione europea. Con oltre 1.100 miliardi di euro di risparmi gestiti e impieghi per 460 miliardi, conterebbe su circa 110.000 dipendenti, di cui 20.000 dell’Ubi Banca, che con i suoi 3 milioni di clienti è già il terzo istituto bancario d’importanza nazionale L’operazione prevede un’offerta con uno scambio azionario pari a 4,9 miliardi di euro. In merito riteniamo che differenti valutazioni di prezzo non dovrebbero incidere sul risultato finale dell’operazione. Il nuovo istituto passerebbe da 44 a 48 miliardi di euro di capitalizzazione, subito dietro la francese Bnp Parisbas, e aumenterebbe i propri ricavi da 18 a 21 miliardi, appena dietro la Deutsche Bank.
Banca Intesa è già il primo gruppo bancario italiano con quasi 12 milioni di clienti e circa 3.800 filiali in Italia. All’estero ha mille filiali con 7,2 milioni di clienti. Nel 2019 ha erogato 58 miliardi di crediti a medio e lungo termine, registrando un utile pari a 4,2 miliardi di euro. Le due banche non hanno particolari problemi di gestione, sia in rapporto al livello dei rischiosi derivati otc sia per quanto riguarda i crediti non esigibili, i non performing loans. Ci sembra, entrambe hanno mantenuto nel tempo un rapporto positivo con il territorio e con i settori dell’economia reale. Sono anche molto attive a livello internazionale e in rapporto con le industrie italiane esportatrici. Con la fusione, nel periodo 2021- 2023 si ipotizzano ulteriori 30 miliardi di euro di erogazioni di crediti per supportare l’economia italiana e maggiori finanziamenti per l’economia verde per ben 10 miliardi. A fronte di queste previsioni positive, a farne le spese sarebbe l’occupazione poiché dovrebbero essere assunti solo 2.500 giovani a fronte di 5.000 uscite. Questa, purtroppo, è una negatività che l’intero sistema bancario mondiale sta soffrendo. L’operazione riteniamo rientri nei desiderata e nell’ottica della Banca d’Italia, che chiede un rafforzamento del sistema bancario attraverso aggregazioni virtuose per superare la debolezza e, a volte, la provincialità del nostro sistema. Ci sembra rispondi anche alle considerazioni del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) circa l’esposizione dell’Italia rispetto a eventuali ingerenze e a interessi esterni. Si ricordi che presso il Comitato sono in preparazione audizioni dedicate ai settori economici d’interesse nazionale, in particolare quelli bancari, finanziari e assicurativi che stanno vivendo un’intensa trasformazione tecnologica e innovativa. Da ultimo la valutazione del Copasir ha riguardato l’impatto del 5G in Italia, che ha determinato l’invito al governo di escludere le aziende cinesi dalla banda ultralarga.L’indipendenza economica e finanziaria italiana assumono un’importanza cruciale. A questo proposito si consideri il peso del debito pubblico e che circa 400 miliardi di euro di obbligazioni pubbliche siano detenute dalle banche italiane. E’ nota la debolezza del nostro sistema bancario nel mondo finanziario globalizzato in cui sono emerse delle mega banche capaci di dettare le condizioni di mercato a tutti e di “fagocitare gli attori economici più piccoli e deboli”, quando vogliono. Negli anni passati, infatti, molte banche italiane sono state “attenzionate” da interessi esterni, anche di altri paesi europei, che non hanno sempre giovato al nostro paese. E’ triste notare che, purtroppo, l’Europa non è ancora in grado di operare come un’entità unica e sovrana. La libertà di azione da parte degli attori economici europei è fondamentale e sacrosanta. Non possono, però, essere tollerati gli abusi che mirino a favorire interessi di qualcuno a discapito di quelli collettivi dell’Unione europea. Anche l’applicazione della regola europea nei processi di aggregazioni economiche che disciplina il golden power (i poteri speciali per salvaguardare gli assetti proprietari delle società operanti in settori reputati strategici e di interesse nazionale) è stata a volte irresponsabilmente violata da certe aziende europee. Non sfugge la delicatezza del problema. Si ricordi, per esempio, che gli Usa hanno sollevato una questione di sicurezza nazionale riguardo ai Treasury bond posseduti dalla Cina.

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Bond Astaldi: il conflitto di interessi esclude Salini Impregilo e le banche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 febbraio 2020

Sulla questione è intervenuta una recente sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione (SS.UU n° 17186 del 28-06-2018) ove i Giudici hanno statuito che “il creditore che versi in tale situazione rispetto alla massa dei creditori deve essere escluso dalle operazioni di voto e dal calcolo delle relative maggioranze”.
La motivazione che ha condotto la Corte ad affermare tale principio è che il concordato non è altro che un contratto (accordo) fra il debitore ed i creditori – sotto la supervisione dell’Organo giudiziario- finalizzato ad evitare la dichiarazione di fallimento e diretto a bilanciare gli interessi del debitore (e del suo eventuale assuntore) con quello dei creditori, i quali devono esprimere parere favorevole alla procedura concordataria; tanto che la proposta viene approvata solo se riceve il voto di assenso dei “creditori che rappresentino la maggioranza dei crediti ammessi al voto“.Come tutti gli accordi ed i contratti anche il concordato presuppone come indefettibile l’esistenza di diversità (alterità) fra chi formula la proposta di concordato (debitore ed eventuale assuntore da una parte) ed i creditori che tale proposta sono chiamati ad approvare. E’ evidente, ad avviso dei Giudici, che uno stesso soggetto non possa cumulare in sé il ruolo di entrambe le parti (proponente e creditore): il debitore proponente è interessato a concludere l’accordo con il minor esborso possibile ed i creditori concorsuali, all’opposto, sono interessati a massimizzare la soddisfazione dei loro crediti. “Il proponente il concordato” si legge nella sentenza “pertanto non ha diritto di voto poiché necessariamente deve esserci alterità fra proponente e votante”.
Tale conclusione è altresì corroborata alla necessità di dover contemperare il principio maggioritario, che governa la votazione nel concordato, con un’adeguata tutela del principio di autonomia privata, che presiede e protegge la minoranza dissenziente.“Sussiste conflitto di interesse fra i creditori nei concordati tutte le volte in cui in occasione del voto un creditore si trovi ad essere portatore di due diversi interessi: quello tendenzialmente comune a tutti i creditori e diretto alla migliore regolazione del dissesto, l’altro personale e non condiviso con gli altri creditori, incompatibile col primo”.Nel concordato, come in tutte le decisioni collegiali, vige il principio maggioritario, che, di fatto, consente di pregiudicare l’interesse dei creditori dissenzienti in funzione di una valutazione di convenienza economica espressa dalla maggioranza. Ma la maggioranza può imporre un sacrificio alla minoranza dissenziente solo se una tale decisione sia giustificata dalla necessità di realizzare “l’interesse comune a tutti i partecipanti”.
Proprio tale finalità viene messa in crisi tutte le volte in cui il voto della maggioranza risulti inquinato dalla presenza di soggetti che sono portatori di interessi in conflitto.
L’esistenza, infatti, di un interesse proprio soltanto di alcuni partecipanti alla votazione viene a spezzare la “comunione di interessi”, poiché la decisione collettiva viene in questo modo piegata al raggiungimento non già dell’interesse comune, quanto di un interesse particolare, esclusivo ed egoistico del singolo partecipante, non condiviso e non comune con gli altri.Il voto del creditore concordatario che sia portatore di un interesse particolare deve di conseguenza essere “sterilizzato” e dunque il conflitto “neutralizzato”.In forza di tale assunto la Corte sancisce in maniera perentoria che l’esclusione tout court dal voto del creditore che sia portatore di un interesse confliggente con quello della massa costituisca l’unica soluzione idonea a garantire la salvaguardia dell’interesse collettivo dei creditori, atteso che i diritti di costoro subiscono una compressione per effetto del principio maggioritario che impone- per la sua legittimazione- di immunizzare tutte quelle situazioni di abuso e conflitto.L’ovvia conseguenza nel concordato Astaldi è quella di dover necessariamente escludere dal calcolo delle maggioranze questa rilevante massa creditoria, pari ad oltre 600 milioni di euro, con il conseguente risultato di non raggiungere le maggioranze richieste dalla legge per l’approvazione del concordato.Cosa succederà adesso? Niente, secondo noi. Il concordato Astaldi è stato ‘concordato’ in ogni minimo dettaglio, e nemmeno tale palese violazione della par condicio tra i creditori fermerà i soggetti che l’hanno studiata e confezionata. Il 26 marzo voteranno tutti, e voteranno a favore del piano. La votazione sarà di sicuro impugnata per questo ulteriore motivo, assieme agli altri già noti e descritti. (Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc)

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Governo. La commissione di inchiesta sulle banche serve?

Posted by fidest press agency su domenica, 22 dicembre 2019

La commissione di inchiesta sulle banche serve? No. Trasformare la commissione di inchiesta sulle banche in tribunale del popolo? E’ la tendenza che c’è, in particolare, nel M5S. Ricordiamo le frasi di Luigi Di Maio, per il quale ogni politico indagato è colpevole a prescindere, salvo poi ricredersi per gli indagati del proprio partito, o le frasi “senza pietà” applicata a diverse situazioni, ultima delle quali riguarda chi ha gestito la Banca Popolare di Bari.
La commissione di inchiesta sulle banche c’è già stata nella precedente legislatura e non ci pare abbia prodotto alcunché. Proporne una altra ha il solo scopo di offrire una passerella mediatica al M5S che, appunto, ne rivendica la presidenza. Ci sono già i tribunali e non ne servono altri.Per chi avesse qualche perplessità sulle nostre posizioni, vogliamo ricordare che, a febbraio scorso, siamo stati querelati dalla Banca Popolare di Bari proprio per le nostre critiche alla gestione.

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Banche: Qualche buona notizia

Posted by fidest press agency su sabato, 14 dicembre 2019

L’agenzia di valutazione, Moody’s, ha cambiato l’outlook sulle banche italiane da negativo a stabile. L’outlook è la previsione sull’andamento della qualità dei titoli obbligazionari nel medio-lungo termine. Vale a dire che le banche italiane sono più affidabili, perché hanno fatto pulizia nei bilanci di una parte consistente dei crediti deteriorati, cioè quelli (mutui, finanziamenti, prestiti) che i debitori non riescono più a ripagare regolarmente o del tutto. Insomma, va meglio. E’ una buona notizia. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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I problemi macroeconomici e strutturali penalizzano le banche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 novembre 2019

A cura di Francis Ellison, Gestore di portafoglio clienti di Columbia Threadneedle Investments. È lecito affermare che il settore bancario sia stato il flagello del mercato azionario europeo. Se a fine 2007 rappresentava il 17,6% del mercato (come misurato dall’MSCI Europe Index), ad agosto 2019 tale percentuale era scesa all’8,5% a causa di performance deludenti rispetto al resto del mercato (e praticamente a qualsiasi altro settore). Ciò nonostante, le banche rappresentavano ancora una parte significativa dell’indice, ed è proprio questo fattore strutturale che spiega in gran parte perché le azioni europee sembrano costantemente sottoperformare il mercato statunitense. Mentre l’Europa è stata tradizionalmente dominata dalle banche, gli Stati Uniti sono stati trainati dai colossi tecnologici della California. Ciò è dovuto a ragioni in parte macroeconomiche e in parte strutturali. In termini macroeconomici, una politica monetaria persistentemente accomodante ha avuto ricadute negative sul settore. I margini d’interesse netti delle banche risultano raramente entusiasmanti in contesti di tassi d’interesse contenuti, e ancora meno quando i tassi sono negativi. I tassi d’interesse negativi rappresentano addirittura un rischio esistenziale per determinate parti del settore bancario: perché affidare i propri risparmi a una banca quando quest’ultima vi fa pagare per tale privilegio? Mettete i soldi sotto il materasso e risparmierete questi costi. Ma vi sono altre minacce esistenziali che pesano sul settore bancario tradizionale. Negli ultimi due decenni le banche hanno investito miliardi nella tecnologia. Sono finiti i tempi in cui i bonifici personali venivano effettuati tramite un sistema di assegni via posta e richiedevano quasi una settimana prima di poter essere incassati. Oggi la maggior parte dei consumatori utilizza servizi online tramite app per dispositivi mobili e i bonifici istantanei costituiscono la norma. Tuttavia, questo investimento nella tecnologia rende le enormi reti di filiali e i costi del personale annessi sempre più discutibili. Se effettuo tutte le mie operazioni bancarie online, perché dovrei sovvenzionare implicitamente la rete di filiali di cui si serviva la generazione dei miei genitori? E se non nutro alcun interesse verso tale rete e il suo marchio storico, perché non passare a un provider dinamico che opera esclusivamente online e che è in grado di soddisfare le mie esigenze imprevedibili e in continua evoluzione? Le banche tradizionali possono offrire molto di tutto ciò, ma molte di esse si ritrovano con basi di costi ereditate dal passato, che forniscono servizi onerosi e raramente utilizzati. Tale analisi potrebbe essere difficile da digerire per alcuni, ma c’è dell’altro. La verità è che ci sono troppe banche in Europa, e l’euro non ha fatto altro che esacerbare le pressioni competitive, oltreché imporre tassi d’interesse bassi in tutto il continente. Il cliente di una banca a Parigi o a Francoforte non si sente più tenuto da ragioni culturali, normative o valutarie a scegliere un operatore locale. L’euro ha abbattuto i confini nazionali e ha creato un mercato unico. Le banche francesi non sono più esclusivamente in concorrenza l’una con l’altra, ma devono fare i conti anche con istituti tedeschi, italiani e spagnoli che cercano di accaparrarsi la loro clientela. L’aumento della concorrenza è accompagnato da un aumento della regolamentazione, ed errori in aree quali il riciclaggio di denaro e la violazione di sanzioni hanno esposto le banche a indagini, ammende e persino pene detentive per i dipendenti più sfortunati. La cattiva stampa pesa sugli azionisti che sono sempre più consapevoli delle loro responsabilità in fatto di governance. Si delinea pertanto un quadro cupo, e non c’è da stupirsi se il settore ha registrato performance così deludenti nell’ultimo decennio, peggiori anche rispetto alla controparte statunitense. Oltreoceano, i severi provvedimenti intrapresi per affrontare i problemi sorti in seguito al crollo di Lehman Brothers e alla crisi finanziaria globale hanno infatti dato i loro frutti. Gli Stati Uniti contano un minor numero di banche più efficienti con migliori livelli di capitale e portafogli prestiti più sani. Ma in qualità di investitori ci viene sempre chiesto di considerare il futuro, non il passato. Cosa riserva il futuro alle banche? Sulla base del rapporto price/tangible book value (prezzo/valore contabile tangibile), le valutazioni stanno precipitando ai livelli del 2009 e del 2012, e in alcuni casi quotano a metà di tali valori o ancora più in basso. Uno sconto è indubbiamente appropriato per le società caratterizzate da una redditività del capitale proprio ampiamente inferiore al costo del capitale, ma la situazione ci è forse sfuggita di mano? Concentriamoci su cosa potrebbe cambiare. In primo luogo, un consolidamento (ossia una riduzione del numero di banche) è indispensabile e fornirebbe un importante sostegno alle quotazioni azionarie del settore. L’Irlanda ha conosciuto questa situazione molto presto: la crisi finanziaria aveva colpito così duramente le banche del paese e il suo impatto sull’economia nel suo complesso era stato così doloroso che sono state prese misure drastiche. Le banche locali sono state nazionalizzate (integralmente o in parte) e i concorrenti esteri si sono ritirati. Ci si è liberati dei crediti inesigibili attraverso svalutazioni e l’isolamento in una “bad bank”. I prezzi degli attivi hanno registrato una correzione e il debito è diminuito. L’Irlanda è quindi un esempio di un modello di successo, ma rappresenta solo una piccola parte dell’Europa, soprattutto in termini di mercati azionari, ed attualmente è minacciata dal rischio Brexit. Anche la Spagna è intervenuta, anche se più tardi e in modo meno aggressivo: il settore delle casse di risparmio è stato consolidato tramite fusioni e ricapitalizzazioni. La Spagna conta ora un numero minore di banche attive, anche se i grandi istituti operano a livello globale e hanno una marcata esposizione all’America Latina, che non necessariamente potrebbe piacere a tutti. In Germania sono necessari ulteriori interventi (il che risulterà difficile data la predominanza di società mutue e non quotate) come del resto anche altrove, e il consolidamento transfrontaliero, seppur impegnativo sul piano politico, contribuirebbe a ridurre la sovraccapacità e le carenze di capitali. Qualsiasi segnale in questo senso sarebbe ben accolto dal mercato. Ma se il problema è in parte macroeconomico, ci saranno soluzioni anche su questo piano? Qualsiasi incremento dei tassi d’interesse, dell’inflazione e della crescita migliorerebbe la redditività, anche se l’esposizione del bilancio di alcuni istituti alle obbligazioni comporta un certo rischio di erosione del capitale in un contesto di tassi in aumento. Dati i livelli depressi di redditività, non è necessario che tale rialzo sia elevato. È possibile che siamo semplicemente arrivati a un punto di minimo e che questo settore, così poco apprezzato e così trascurato dagli investitori professionali, debba ancora avere il suo momento di gloria. Ma gli eventuali acquirenti potrebbero anche essere motivati da questioni tattiche piuttosto che strategiche, in quanto non ci sono segnali di cambiamenti sufficienti per identificare i modelli di business veramente solidi e sostenibili caratterizzati da una crescita o da un pricing power reale e duraturo; per questo sono necessari ulteriori interventi.

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Banche in crisi e salvataggi in Ue

Posted by fidest press agency su domenica, 17 novembre 2019

“Ormai è più evidente che le regole europee sugli aiuti di Stato per salvare le banche in crisi in Germania si interpretano, mentre in Italia si applicano. Come riporta oggi ‘Il Sole 24 Ore’, Bruxelles sarebbe pronta ad autorizzare il salvataggio di Stato della NordLB, settima banca tedesca, giunta al collasso da oltre venti miliardi di sofferenze. Fratelli d’Italia non è la prima volta che denuncia questa discriminazione e proprio in occasione dell’audizione della commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, in Commissione Finanze al Senato nel maggio scorso contestammo la decisione di Bruxelles che impedì il salvataggio di Tercas attraverso il Fondo Interbancario, privato, rispetto ad un atteggiamento più favorevole verso la Germania e le banche tedesche. Allora registrammo la secca smentita della commissaria, ma oggi siamo costretti a prendere atto di una realtà diversa, visto che alla Germania sarebbe consentito l’utilizzo di risorse, pubbliche, dei Land tedeschi per salvare la banca NordLB. Non appena sarà varata la nuova Commissione europea rivolgeremo formale protesta, affinchè le regole siano fatte rispettare per tutti in Europa. Intanto, siamo costretti ad assistere allo stallo della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, di cui non si hanno notizie anche se tutti i gruppi hanno comunicato i rispettivi componenti. Un silenzio pesante che è calato soprattutto da quando Matteo Renzi è entrato nella maggioranza di governo. Si tratta soltanto di una coincidenza?”. Lo dichiarano il capogruppo di Fratelli d’Italia in Senato, Luca Ciriani, e il senatore di FdI, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro.

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Chiedere soldi per custodire i soldi

Posted by fidest press agency su domenica, 13 ottobre 2019

Possiamo così sintetizzare la decisione di Unicredit di applicare tassi negativi ai conti correnti superiori a 100 mila euro, a partire dal 2020. Già ora gli interessi bancari per i conti correnti sono praticamente azzerati, tra bolli e costi di tenuta conto, ma la propensione degli italiani a tenersi liquidi è notevole.I tassi negativi sono una novità nel nostro Paese mentre sono già applicati in Svizzera e in Olanda.Come è noto i depositi fino a 100 mila euro sono assicurati dal Fondo italiano di tutela dei depositi, non sappiamo, quindi, quanti risparmiatori hanno un conto superiore a 100 mila euro, se così fosse, per evitare i tassi negativi basterebbe trasferire, in tutto o in parte, propri soldi in altre banche o alle Poste italiane.Come scritto, i conti correnti non sono la scelta migliore per chi vuole far fruttare i propri risparmi ma, per chi vuole informarsi, è a disposizione il settore https://investire.aduc.it/, del nostro portale. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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‘Cattivi pagatori’, le nuove regole per le banche dati rischi

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Il Garante della privacy ha recentemente approvato con un provvedimento il nuovo “Codice di Condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti”, ovvero le nuove regole gestionali degli archivi dei cosiddetti “cattivi pagatori”.Si tratta, come noto, di archivi che raccolgono i dati di chi paga in ritardo, o non paga affatto, le rate di prestiti, finanziamenti, contratti di credito al consumo, mutui, etc., a disposizione delle stesse banche/finanziarie segnalati per valutare l’affidabilità di potenziali nuovi clienti.
Il Codice non solo regolamenta le modalità di gestione dei dati ma sancisce anche i diritti degli iscritti in ambito privacy.La motivazione principale della riforma del Codice è stata proprio l’adeguamento alla nuova normativa europea sulla privacy adottata nel 2018 col Regolamento UE 2016/679 (GDPR).Le novità, in breve, sono:
– nuova informativa sul trattamento dei dati personali e diritti rafforzati;
– possibilità per il debitore segnalato di chiedere l’annotazione nell’archivio dell’invio di contestazioni al venditore di beni o servizi relativamente ad inadempimenti che riguardino il contratto sottostante il credito (per esempio la mancata consegna di un bene acquistato col finanziamento).
– ampliamento delle categorie di soggetti che possono segnalare, tra cui i gestori di piattaforme digitali dedicate ai prestiti tra privati (peer to peer lending);
– ampliamento delle modalità dell’invio del preavviso di iscrizione, con inclusione della chiamata telefonica o della messaggistica istantanea (sms), previo accordo col cliente/debitore;
– modifica di alcuni termini di conservazione dei dati, tra cui quelli che riguardano le informazioni positive che ora rimangono 5 anni anziché 2;
– istituzione di un organismo indipendente di vigilanza.
Per quanto riguarda l’entrata in vigore il Garante precisa che pur se la piena efficacia ci sarà solo quando sarà accreditato il nuovo organismo di monitoraggio, le nuove regole sono già applicate dai sottoscrittori/proponenti il Codice che si sono impegnati in tal senso (Ctc, Aisrec che comprende CRIF ed Expedian, Assilea). (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Banche: pubblicato decreto indennizzi

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 agosto 2019

Il Mef comunica di aver attivato il portale per la presentazione delle istanze da parte dei risparmiatori. Pubblicato il decreto indennizzi.”Ottima notizia. Si chiude un lungo percorso condiviso” afferma l’avv. Corrado Canafoglia, che rappresenta l’Unione Nazionale Consumatori nella cabina di regia del Mef. “Ora potremo finalmente presentare le istanze. Siamo già pronti anche con la prova delle violazioni massive. Confidiamo, quindi, nell’accoglimento delle domande” conclude Canafoglia.

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Banche centrali, banche e liquidità

Posted by fidest press agency su martedì, 20 agosto 2019

E’ in atto una nuova espansione monetaria. La Federal Reserve ha abbassato a fine luglio il tasso di sconto al 2,25%. Entro la fine dell’anno si prevedono nuovi ribassi. Molti temono che, a differenza del 2007 quando il tasso di sconto era del 5,25%, la Fed, in caso di una nuova crisi, potrebbe avere minori spazi di manovra. Il suo bilancio è cresciuto dai mille miliardi di dollari del 2007 ai 4.500 miliardi odierni. Il 55% dell’ammontare sarebbe costituito da asset backed security (abs), titoli spesso ad alto rischio.
La Banca centrale europea ha annunciato che a settembre si potrebbero attivare nuove forme di Quantitative easing . Dal 2005, soprattutto dopo la Grande Crisi del 2008, la Bce ha quintuplicato il suo bilancio comprando dalle varie banche titoli sia pubblici sia privati in loro possesso.
La domanda cruciale resta sempre la stessa: questa nuova liquidità arriverà veramente ai settori produttivi? Vi saranno prestiti e investimenti oppure, invece, acquisti di titoli del debito pubblico e altri più rischiosi, “parcheggiando”, di fatto, la nuova liquidità nel sistema bancario? E’ ben noto che tutte le grandi banche americane ed europee sono esposte a forti stress e a possibili instabilità, in particolare per la loro attività con i derivati finanziari anche di tipo speculativo. Al riguardo vi è una fortissima compenetrazione tra le banche americane e quelle europee. Ovviamente, se l’economia reale è in difficoltà, è inevitabile che il sistema bancario e gli stessi bilanci degli Stati ne soffrano.
Uno dei problemi più seri, come riporta anche la Barclays Bank inglese, è che a livello mondiale circa 12.000 miliardi di dollari di obbligazioni private e pubbliche hanno un tasso d’interesse negativo. Principalmente in Giappone e in Europa, dove il tasso d’interesse per il Bund decennale è sotto il – 0,5%. Circa la metà delle obbligazioni pubbliche europee, cioè 4.400 miliardi di euro, hanno un tasso negativo. Anche il 20% delle obbligazioni delle imprese private europee.
E’ una situazione del tutto inedita e foriera d’instabilità, tanto che molti investitori potrebbero essere tentati a cercare altri guadagni più remunerativi ma anche più rischiosi.
Negli Usa i problemi del sistema bancario incominciano a “intrecciarsi” con le crescenti difficoltà del sistema industriale. Difficoltà dovute non solo agli effetti della guerra dei dazi e dello scontro tecnologico con la Cina e con l’Europa. Se paragonati con il 2018, i profitti delle imprese produttrici di beni sono in caduta. In una forbice si va dal – 4% per i beni di consumo durevoli al -18% per i produttori di materiali. Il settore delle “imprese industriali” registra un meno 12% di profitto.
Si prevede che nel 2019 le imprese americane riacquisteranno sul mercato le loro azioni per circa 1.000 miliardi di dollari. Tale somma sembra superiore alla loro disponibilità di liquidità. Il che vuol dire che molte di queste operazioni di riacquisto saranno fatte attraverso nuovi indebitamenti.
In Europa le generali difficoltà del settore bancario sono ben evidenziate dalla situazione della Deutsche Bank, che nel secondo trimestre del 2019 ha registrato una perdita di ben 3,15 miliardi di euro, 2,94 dei quali solo nel cosiddetto settore investment.
Adesso, ma in ritardo, la DB vorrebbe abbandonare questo ramo di attività più rischioso. La decisione, però, è osteggiata dal fondo d’investimento statunitense Cerberus, che detiene il 3% delle azione e che, al contrario, vorrebbe che il settore derivati crescesse. Il portafoglio derivati di DB, al suo valore nozionale, è già di 48.000 miliardi di euro, il più alto al mondo. Per capire, 24 volte il debito pubblico tedesco,
Intanto DB vorrebbe cedere alla francese BNP Paribas 150 miliardi di attività legate agli hedge funds. La banca di Parigi, però, non sta molto meglio di quella tedesca. Il rapporto tra capitale sociale e debito di Deutsche Bank è del 36%, quello di BNP Paribas è del 41%.
Come sottolineato più volte su questo giornale, DB deve, inoltre, far fronte a gravi problemi legali negli Usa, dove la sua filiale potrebbe essere stata coinvolta in vaste operazioni di riciclaggio di denaro in Estonia. Il Dipartimento della Giustizia Usa indaga anche sul fatto che la Deutsche Bank, insieme alla Goldman Sachs americana, possano aver violato le leggi anti-riciclaggio per attività svolte per conto del fondo statale malese 1Malaysia Development Berhad. Dati e situazioni non rosei, preoccupanti, che ripropongono l’urgenza di riconsiderare le politiche dei dazi e di rivisitare le regole della finanza. (di Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Banche. FdI: basta sceneggiate, Fico e Casellati intervengano per istituire Commissione inchiesta

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

“Sono trascorsi tre mesi dall’approvazione della legge che istituisce la Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario e di questa ancora nulla. Pd e M5S continuano a litigare, rimpallandosi le responsabilità per la mancata costituzione della Commissione, ma l’unica certezza è che siamo arrivati a ridosso della pausa estiva dei lavori parlamentari senza che sia stato fatto un passo concreto per avviare un’istituzione che a detta di tutti sembrava urgente. Invece se ne parlerà dopo l’estate, e chi ne pagherà le conseguenze sono i tantissimi risparmiatori, rimasti vittime di una delle pagine più buie del risparmio in Italia. Fratelli d’Italia è stata tra le prime forze politiche a presentare un disegno di legge per istituire una Commissione che facesse luce su quanto accaduto nel sistema bancario e finanziario italiano negli ultimi anni, al fine di accertarne le responsabilità e al contempo suggerire possibili correttivi alle storture verificatesi. Da tempo abbiamo presentato i nomi dei nostri componenti, ed a più riprese abbiamo sollecitato tutte le forze politiche affinché facessero lo stesso, così da consentire l’avvio dei lavori. Purtroppo i nostri appelli sono sempre caduti nel vuoto. Ribadiamo con fermezza che questa commedia sulla pelle dei risparmiatori deve finire e chiediamo ai presidenti di Camera e Senato di intervenire personalmente per sbloccare lo stallo e consentire che prima della pausa estiva dei lavori parlamentari la Commissione d’inchiesta sia istituita”. Lo dichiarano i capigruppo di Fratelli d’Italia di Camera e Senato, Francesco Lollobrigida e Luca Ciriani.

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Le banche e la fiducia del pubblico

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2019

“Per le banche è Importante rafforzare stabilità e parità delle regole e clima di fiducia del pubblico. Il contributo della nuova Commissione Bicamerale di inchiesta può essere decisivo per promuovere nome più semplici ed efficaci senza scalfire i principi del mercato”. Lo ha affermato oggi a Milano, a margine dell’Assemblea del Centenario dell’Abi, l’economista Alessandro Carretta, docente all’Università di Roma Tor Vergata e Segretario Generale di Assifact, l’Associazione italiana per il factoring. “I rimborsi ai truffati sono utili a responsabilità accertate, ma devono essere accompagnati da un’azione di educazione finanziaria per ridurre il rischio che il problema si ripresenti. Anche qui il lavoro della Commissione Bicamerale può risultare determinante”
Alessandro Carretta Professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari – Università Tor Vergata di Roma. Accademico onorario dell’Accademia Italiana di Economia Aziendale (AIDEA), di cui è stato Presidente dal 2011 al 2014. Membro dello Steering Committee di FINEST, Financial Intermediation Network of European Studies, e del Consiglio di amministrazione dell’Università di Roma Tor Vergata. Membro della European Association of University Teachers of Banking and Finance, con sede a Bangor, Università del Galles (UK). Collabora con la Banca d’Italia e il MEF nelle procedure di gestione delle crisi bancarie. Ricopre inoltre numerosi incarichi presso istituti di credito tra cui: componente del Comitato di sorveglianza della Banca Padovana e Membro del Consiglio di Amministrazione della Banca Popolare di Sondrio. Segretario Generale dell’Associazione Italiana per il Factoring. Membro del Consiglio Direttivo di NED Community, Associazione degli amministratori non esecutivi e indipendenti, e Presidente del Collegio dei Probiviri dell’Associazione Italiana Leasing (Assilea).

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Investimento in diamanti: Ecco perché le banche devono risarcire

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

E’ ormai accertato che la nota vendita dei diamanti ai risparmiatori dà luogo, per le banche, all’obbligo di risarcimento del danno. Ciò è stato chiarito dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Provvedimento PS 10677 – 1) e dal TAR del Lazio sez. I del 14.11.2018, secondo i quali la scorrettezza del comportamento tenuto dagli Istituti è stata determinante nella vendita delle pietre ed ha generato il suddetto obbligo di risarcire il pregiudizio economico subito dai consumatori. L’entità del danno subìto viene quantificata, in termini teorici e generali, dal TAR del Lazio nella sentenza citata, come la “sproporzione tra valore e costo dell’investimento dato assolutamente acclarato e neppure contestato”. Il Tribunale di Verona con l’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c. del 23 maggio 2019 si pone su questa linea e, riempiendo di contenuto concreto l’asserzione teorica del TAR, calcola il reale valore delle gemme senza ricorrere ad una consulenza tecnica d’ufficio, ma sulla base di una valutazione (di parte, ma fatta propria dal giudice che decide equitativamente) fondata sull’indice RAPAPORT ed incrementata di alcune percentuali. Il criterio adottato dal Giudice veronese è del tutto condivisibile e ci sorprende che non costituisca, anche per le banche, il cardine per la valutazione delle proposte transattive. Si tratta di un calcolo semplice ed alla portata di tutti che esclude costi per l’intervento di consulenti. Unico aspetto che potrebbe, sotto questo profilo, differenziare le nostre indicazioni dalla sentenza del Tribunale di Verona è che, invece di usare l’indice RAPAPORT, previsto per il commercio all’ingrosso (il Giudice di Verona ha dovuto, infatti, applicare cospicui correttivi in aumento) si potrebbe utilizzare, direttamente e senza correttivi, l’indice IDEX valido per il commercio al dettaglio delle gemme. Ad avviso di chi scrive, questa posizione è estremamente vantaggiosa anche per la banca perché:
a) il danno vero è molto superiore alla differenza fra prezzo pagato e valore teorico. Il danno vero è, in sostanza, l’intero prezzo pagato per la semplice, ma essenziale, ragione che i diamanti sono, di fatto, completamente invendibili. Il mercato dei diamanti, dopo quanto è accaduto, non esiste più. Nè vale obiettare che il mercato riprenderà (forse) fra qualche anno. Non appare, poi, doversi escludere tout court, dal conteggio, anche il lucro cessante vale a dire la promessa di ottimi rendimenti che le società venditrici vantavano quando piazzavano le gemme.
b) la soccombenza della banca in giudizio appare, visti i precedenti, probabile. La soccombenza dei risparmiatori in alcune cause che si sono svolte fino ad ora sembra addebitabile più ad una improvvida impostazione delle relative domande che ad un orientamento della giurisprudenza sfavorevole ai risparmiatori stessi.
E’, altresì, probabile, secondo noi, che le spese giudiziali – stante anche la serialità del contenzioso che si profila – verrebbero addebitate alla banca soccombente e va sottolineato che la loro incidenza si profila tutt’altro che trascurabile.
Da un conto approssimativo da noi fatto in relazione alla citata sentenza del Tribunale di Verona, emerge che – con un valore della causa intorno ai 50.000,00 euro – la condanna alle spese sia stata, all’incirca, intorno alla notevole cifra di 9.000,00 euro complessivi.
In ogni caso, cioè anche in caso di sistemazione bonaria, la banca dovrebbe considerare di rifondere (in tutto o in parte) le spese legali dal momento che si tratta di un contenzioso a lei addebitabile e che non è pensabile che il singolo risparmiatore sarebbe stato in grado, da solo, di tutelare le proprie ragioni.
c) le banche soddisfacendo i loro clienti, riusciranno – forse – a tenerseli.
d) quale che sia la definizione di questa dolorosa vicenda, il risparmiatore uscirà, comunque, con un danno (non solo economico) da essa.
e) al punto in cui siamo, se le proposte definizioni bonarie non dovessero essere conformi ai criteri esposti e che a noi sembrano del tutto equi, non potremo far altro che indirizzare i risparmiatori verso la promozione di giudizi. (Anna Maria Fasulo e Libero Giulietti, legali, consulenti Aduc)

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Aumenta dramma case all’asta

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

“I dati diffusi in Senato nel corso della presentazione del Rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea, evidenziano un quadro sempre più allarmante con un aumento delle case all’asta. E’ la spia di una crisi che Fratelli d’Italia da tempo denuncia e rispetto alla quale più volte ha solleticitato interventi. In particolare in Senato ho presentato un disegno di legge, che consenta ai titolari di prima casa posta all’asta di potersi riappropriare del bene con una procedura concordata con la banca. Si tratta di una soluzione pratica che, da un lato, risolve un dramma sociale e, dall’altro, consente alle banche di liberarsi di un patrimonio immobiliare che pesa negativamente sui propri bilanci. Per questo chiedo che sia rapidamente calendarizzato, per poter approvare in tempi brevi un provvedimento che gli stessi dati confermano che non è più rinviabile”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso.

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Protocollo Abi-AIE per rafforzare il dialogo tra banche e settore dell’editoria libraria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 giugno 2019

Favorire i rapporti tra banche e intermediari finanziari e gli operatori del settore dell’editoria libraria, in particolare le medie e le piccole imprese editoriali, promuovendo e sostenendo iniziative di diffusione del libro e della lettura in un mercato libero e concorrenziale, e rafforzando l’accesso al credito favorendo l’acquisizione di garanzie tra le diverse realtà editoriali e le banche. Questo l’obiettivo del Protocollo d’intesa siglato oggi dal Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli, e dal Presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), Ricardo Franco Levi.
“Con la sottoscrizione di questo accordo – ha sottolineato il Presidente dell’Abi, Antonio Patuelli – viene ulteriormente confermato l’impegno delle banche italiane a lavorare a fianco delle imprese, e a sostenere la competitività nelle diverse filiere quale fattore per la crescita e lo sviluppo”.“Siamo particolarmente lieti di questa collaborazione – ha commentato il Presidente di AIE, Ricardo Franco Levi – che conferma la centralità del tema della lettura e della conoscenza per la crescita del paese e che consente di rafforzare il legame tra le imprese editoriali, in particolare quelle di minore dimensione, e il sistema bancario”.Nello specifico, l’intesa è volta a promuovere a livello locale iniziative in grado di facilitare accordi diretti tra singoli editori e operatori della filiera e singole banche e intermediari finanziari presenti sul territorio, e a rafforzare il dialogo tra banche e il settore dei libri anche attraverso la costituzione di un tavolo permanente di confronto e la realizzazione congiunta di studi e iniziative di divulgazione.L’accordo tra Abi e AIE si inserisce nell’ambito delle attività portate avanti dalle associazioni per sostenere la libertà di informazione e, più in generale, la crescita e lo sviluppo del Paese, nella consapevolezza che il libro, in tutte le sue forme, costituisce il primo veicolo attraverso il quale vengono diffuse la conoscenza e la cultura, fattori cruciali per il progresso sociale ed economico delle comunità.

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Banche: approvate le norme per ridurre i rischi e proteggere i contribuenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 aprile 2019

Le norme approvate dal Parlamento e già concordate in via informale con gli Stati membri, riguardano i requisiti prudenziali di capitale e la procedura da seguire dalle banche che devono affrontare perdite. Ciò dovrebbe contribuire a rilanciare l’economia dell’UE, aumentando la capacità di prestito e creando mercati dei capitali più liquidi, e rappresentare.Le banche di importanza sistemica dovranno disporre di un numero significativamente maggiore di fondi propri per coprire le loro perdite, al fine di rafforzare il principio del bail-in, ovvero le perdite imposte agli investitori bancari, ad esempio i detentori di obbligazioni, per evitare il fallimento e di ricorrere alla ricapitalizzazione finanziata con denaro pubblico.Per garantire che le banche siano trattate in modo proporzionale, in funzione del loro profilo di rischio e dell’importanza sistemica, i deputati hanno assicurato che gli “istituti piccoli e non complessi” saranno soggetti a requisiti semplificati, in particolare per quanto riguarda la segnalazione e l’accantonamento di fondi per coprire eventuali perdite.Poiché le piccole e medie imprese (PMI) presentano un rischio sistemico inferiore rispetto alle grandi imprese, i requisiti patrimoniali per le banche saranno inferiori quando erogano prestiti alle PMI. Ciò dovrebbe tradursi in un aumento dei prestiti alle piccole e medie imprese.Peter Simon (S&D, DE) relatore per i requisiti prudenziali (CRD-V/CRR-II), ha dichiarato: “In futuro, le banche saranno soggette a regole più severe sull’indebitamento e sulla liquidità a lungo termine. Anche la sostenibilità è importante, poiché le banche devono adattare la loro gestione del rischio a quelli relativi ai cambiamenti climatici e alla transizione energetica”.Il Parlamento ha approvato la direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche (BRRD) e il regolamento sul meccanismo unico di risoluzione (SRMR). Ciò significa che le norme internazionali sull’assorbimento delle perdite e sulla ricapitalizzazione saranno incorporate nel diritto comunitario.Per far fronte alle perdite, le banche dovranno istituire una tabella di marcia che consenta loro di detenere capitale e cauzioni sufficienti così da non ricorrere al salvataggio a spese dei contribuenti.Infine, il Parlamento ha fissato delle disposizioni per tutelare i piccoli investitori dal detenere debiti bancari ammessi al bail-in, come le obbligazioni emesse da una banca, quando non rappresentano uno strumento finanziario adatto per loro.Le nuove regole per l’applicazione di un “potere di moratoria” sospenderanno i pagamenti delle banche in difficoltà. Questo potere può essere attivato se viene accertato che la banca rischia il dissesto e se non sono immediatamente disponibili misure preventive. Consentirà inoltre all’autorità preposta alla risoluzione delle crisi di stabilire se sia nell’interesse pubblico mettere la banca in liquidazione o in insolvenza.Il campo di applicazione della moratoria sarebbe proporzionato e adattato a un caso concreto: se la risoluzione di una banca in dissesto, o che potrebbe fallire, non è nell’interesse pubblico, quest’ultima dovrebbe essere liquidata in modo ordinato e in conformità alle norme nazionali.

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Le banche del futuro

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Nella quarta sessione del Workshop “Lo scenario dell’economia e della finanza” è stato approfondito il tema delle banche del futuro. I 200 imprenditori si sono espressi sul Fintech e di come questo possa influenzare non solo il settore finanziario ma anche i modelli bancari.Emerge che solo lo 0,8% lo ritiene un fastidio; la maggioranza degli interpellati (50,8%) lo percepisce come un “game changer”, mentre il 25,8% prevede alcune modifiche al modello di business.Venendo ai fattori di rischio per i modelli bancari di tutto il mondo nei prossimi 5 anni, un terzo degli imprenditori coinvolti (32,5%) teme un eccesso di regolamentazione, il 28,3% indica il rapporto fra digitalizzazione, “disruptors” ed entrata in scena di nuove FinTech. Il tema recessione globale è indicato infine dal 21,7% degli addetti ai lavori, mentre la geopolitica preoccupa solo il 5,8% degli imprenditori.

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Banche. Balboni (FdI): dopo sentenza Corte giustizia Ue governo avvii rimborsi

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

“L’intervento del Fondo Interbancario a sostegno delle banche in difficoltà non è aiuto di Stato. Lo stabilisce una volte per tutte la Corte di Giustizia dell’Unione Europea con l’importante sentenza di oggi che ha accolto il ricorso dell’Italia e della Banca Popolare di Bari. Adesso nessuno può mettere ancora in discussione quello che abbiamo sempre sostenuto e cioè che l’UE non aveva alcun diritto di opporsi all’intervento programmato dal FITD per contribuire a superare la crisi di Carife e che la decisione del governo Renzi di procedere alla risoluzione delle 4 banche era fondata su presupposti erronei e illegittimi. Entro oggi depositerò un’interrogazione parlamentare per chiedere al ministro Tria di prendere atto di questa importantissima sentenza e di procedere quindi senza ulteriori indugi ad emanare i decreti attuativi necessari a rimborsare i risparmiatori danneggiati da quelle decisioni tanto improvvide. Chiederò inoltre quali iniziative intenda assumere per ottenere dall’UE il rimborso dei gravissimi danni provocati ai risparmiatori, ai dipendenti e all’economia di intere comunità locali, tra le più colpite delle quali va senz’altro annoverata Ferrara”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, eletto a Ferrara, Alberto Balboni.

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Crediti deteriorati: le banche devono mitigare il rischio di potenziali perdite

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

Bruxelles. Il Parlamento ha approvato con 426 voti favorevoli, 151 contrari e 22 astensioni delle nuove misure legislative per mitigare il rischio di possibili e futuri “non performing loans” (NPL), accumulati in seguito alla recessione provocata dalla crisi finanziaria del 2008. Tali misure contribuiranno a rafforzare l’Unione bancaria, a preservare la stabilità finanziaria e la redditività delle banche e a incoraggiare i prestiti, che creano posti di lavoro e crescita in tutta Europa.Gli NPL, o crediti deteriorati, sono prestiti con oltre 90 giorni di ritardo o che difficilmente potranno essere interamente rimborsati. Per integrare le norme esistenti sui fondi propri, il Parlamento ha votato l’introduzione di livelli minimi comuni per le coperture delle perdite.Ogni banca dovrà riservare una somma di denaro per coprire le perdite causate da prestiti futuri che potrebbero andare in sofferenza. I requisiti di copertura per le banche varieranno a seconda della garanzia di protezione del credito degli NPL (credito assistito da garanzie reali o scoperto). Si terrà conto anche del tipo di garanzie utilizzate, ad esempio nel settore immobiliare.Le nuove norme, che sono già state concordate in via informale con i Ministri UE, si applicheranno solo ai crediti deteriorati ritirati dopo l’entrata in vigore del regolamento.

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