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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

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PIMCO: i 75 sono i nuovi 25

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2022

A cura di Joachim Fels, Global Economic Advisor di PIMCO Sono ormai lontani i tempi in cui le banche centrali muovevano i tassi solo con incrementi di 25 punti base. La scorsa settimana sia la Banca Centrale Europea che la Banca del Canada hanno aumentato i tassi ufficiali di 75 punti base, seguendo le orme della Federal Reserve con due aumenti da 75 punti base a giugno e luglio. Inoltre, dopo l’ennesima sorpresa al rialzo dell’inflazione statunitense CPI di questa settimana, la Fed sembra destinata a continuare la stretta a questo ritmo la prossima settimana e forse ancora a novembre e dicembre. Inoltre, i mercati stanno prezzando una probabilità superiore al 50% che la prossima mossa della Banca of England e della BCE sia un rialzo di 75 punti base piuttosto che di 50. Il perché i 75 punti base siano la nuova normalità in questa fase del ciclo di inasprimento è ovvio: di fronte a continui e massicci overshoot dell’inflazione, le banche centrali si stanno concentrando fortemente sul mantenimento dell’ancoraggio delle aspettative di inflazione a lungo termine. Attualmente i funzionari sembrano tutti guidati dal vecchio detto secondo il quale solo i falchi vanno nel paradiso dei banchieri centrali e sono quindi determinati, per usare le parole di Jerome Powell, a “continuare così finché il lavoro non sarà finito”. Ma come faranno i banchieri centrali e gli operatori di mercato a sapere quando il lavoro sarà concluso e sarà opportuno fare una pausa? Data l’incertezza sul livello del tasso di interesse neutro non osservato, i funzionari hanno chiarito di voler vedere l’inflazione su un prolungato percorso di ribasso, che interpreto come almeno diversi mesi di calo dell’inflazione core. Tale percorso discendente potrebbe rimanere irraggiungibile per diverso tempo, soprattutto negli Stati Uniti, data l’accelerazione degli aumenti salariali, che sono importanti motori dell’inflazione del settore dei servizi, e la prospettiva di prolungati forti aumenti della componente shelter del CPI.Non è chiaro quale sia il livello terminale dei tassi necessario per completare il lavoro, ma il sospetto è che sia superiore al picco del 4,25% per il tasso sui Fed Funds che i mercati stanno prezzando in questo momento. È abbastanza chiaro, tuttavia, che il lavoro non può essere indolore. I mercati finanziari dovranno soffrire ancora perché le condizioni finanziarie sono il meccanismo di trasmissione della politica monetaria, ed è probabile che ciò sia imminente man mano che le banche centrali continuano ad aumentare i tassi e la Fed riduce il proprio bilancio.Nonostante un probabile atterraggio duro sotto forma di recessione nelle economie dei mercati sviluppati, una rapida svolta della banca centrale da un rialzo dei tassi a un loro taglio appare molto improbabile, a meno che non si verifichi un grave crollo finanziario o un massiccio attacco di “disinflazione immacolata” dal nulla. I banchieri centrali vorranno evitare gli errori delle politiche di stop-go degli anni ’70, quando i loro predecessori invertirono la rotta subito dopo che l’inflazione aveva raggiunto il picco, gettando così le basi per il successivo periodo di inflazione verso picchi ancora più elevati. Un duraturo stallo dei tassi a livelli più alti sembra quindi più probabile dell’inversione dei tassi della Fed che è prezzata nella curva a termine per il prossimo anno.Questo ci porta all’ultimo punto, che abbiamo già sottolineato nel Secular Outlook di quest’anno: Sebbene la prossima recessione dovrebbe essere relativamente contenuta, data l’assenza di grandi squilibri nel settore privato, è improbabile che sia seguita da una ripresa a forma di V, perché la viscosità dell’inflazione impedirà alle banche centrali di allentare la politica monetaria in modo significativo in tempi brevi. Inoltre, le tutele per i mercati finanziari saranno minori, poiché le banche centrali non verranno in soccorso con la stessa rapidità e prontezza degli ultimi due decenni. L’inverno sta arrivando.

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Le banche porta d’ingresso nel metaverso

Posted by fidest press agency su domenica, 18 settembre 2022

Adriano Gerardelli, responsabile Financial Services di Minsait in ItaliaIl metaverso cambierà il volto degli istituti finanziari come oggi li conosciamo. Allo stesso tempo, gli istituti finanziari potranno aiutare il metaverso a esprimere il suo pieno potenziale. Infatti, in questo nuovo spazio virtuale, banche e istituti di credito, non solo potranno essere degli attori in grado di fornire servizi virtuali ai propri clienti, ma avranno un ruolo centrale per facilitare l’accesso a strumenti come monete e asset digitali al mass market, facendo da ponte tra realtà fisica e realtà virtuale.Purtroppo, attualmente, oltre alla poca accessibilità – seppur in aumento – di questi strumenti per il pubblico generalista, alcune limitazioni infrastrutturali pongono limiti all’espansione e alla partecipazione di massa in queste realtà online full-immersive e interconnesse tra di loro che necessitano di connessioni internet performanti e a bassa latenza. Ciò nonostante, secondo le stime di Citigroup entro il 2030 la “metaverse economy” potrebbe valere, potenzialmente, tra gli 8 e i 13 trilioni di dollari, con circa 5 miliardi di utenti attivi. Il metaverso potrà essere per gli istituti bancari un nuovo canale da esplorare, con nuovi segmenti di utenza e una customer experience completamente rinnovata: immaginate, ad esempio, filiali bancarie virtuali aperte H24, al cui interno schiere di professionisti sono pronti a presentare e vendere prodotti e a fornire assistenza personalizzata a tutti i clienti, comodamente collegati dalla propria abitazione o dal proprio luogo di lavoro. Inoltre, metaversi già esistenti – come The Sandbox o Decentraland – possono essere anche un’ottima vetrina per lanciare campagne di marketing mirate per offrire prodotti personalizzati ad hoc agli “early adopters” che già sono a proprio agio in questa nuova realtà virtuale. Anche i servizi finanziari offerti nel metaverso potranno essere completamente nuovi come ad esempio prestiti in valute digitali per l’acquisto di appezzamenti di terreno virtuali. Le possibilità sono infinite. Ma le banche e gli istituti finanziari, secondo la nostra visione, potranno anche avere un ruolo fondamentale per la mass market adoption del metaverso e dei nuovi sistemi di pagamento digitale, grazie a quattro principali direttrici: non appena la regolamentazione sarà matura, le banche potranno fornire servizi di custodia di risorse digitali, che siano esse monete (cryptovalute, central bank digital currencies o in-game token) o asset come i Non-fungible token; attraverso l’offerta ai clienti di wallet (portafogli di monete o beni virtuali) che siano di facile comprensione, adatti a un pubblico di massa; (iii) con la messa a disposizione dei clienti una fluidità di accesso a soluzioni di pagamento in maniera seamless e completamente integrata sia nella realtà virtuale che in quella reale; (iv) diventando abilitatori del metaverso, accompagnando i clienti in questo nuovo ambiente e fungendo da ponte tra il mondo reale e quello virtuale grazie a nuovi servizi e a nuovi strumenti finanziari alla portata di tutti. Il percorso che guiderà questo processo di simbiosi tra i due mondi non sarà breve e senza insidie, basti pensare ai problemi infrastrutturali legati alla connessione, alla riluttanza al cambiamento di alcune fasce di popolazione e alle tematiche relative alla privacy e alla sicurezza in questi nuovi spazi digitali. Però, in questo scenario, le banche e gli istituti finanziari hanno un’occasione unica e imperdibile di rendersi protagonisti del cambiamento e attori principali nella nuova rivoluzione di internet. By Stefano Bogani

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Le banche nel metaverso: tra sfide e opportunità secondo Minsait

Posted by fidest press agency su sabato, 6 agosto 2022

By Adriano Gerardelli, responsabile Financial Services di Minsait in Italia. Negli ultimi venti anni le banche hanno attraversato una significativa evoluzione, probabilmente la più grande e allo stesso tempo la più rapida della loro storia, guidata soprattutto dalla trasformazione digitale e dalla diffusione mainstream di internet e degli smartphone che hanno rivoluzionato completamente il panorama finanziario globale e contestualmente il rapporto tra i clienti e le istituzioni finanziarie stesse. Internet banking, app bancarie, nuovi sistemi di pagamento digitali da mobile, servizi di pagamento online disponibili 24/7, sono solo alcune delle principali innovazioni che hanno impattato il settore bancario e il sistema finanziario in generale. In questo contesto in costante evoluzione potranno nascere nuove opportunità all’interno di un nuovo spazio digitale che sta prendendo sempre più forma: il metaverso.Secondo i dati condivisi da McKinsey, entro il 2030, l’impatto economico globale del metaverso potrebbe raggiungere i 5 trilioni di dollari interessando numerosi settori: e-commerce, gaming, education, retail e banking, per citarne alcuni. Basti considerare che, sempre secondo McKinsey, nel 2022 sono già stati investiti 120 miliardi di dollari nel metaverso, più del doppio dei 57 miliardi investiti nel corso dell’intero 2021. Inoltre, secondo le stime di Gartner, entro il 2026 una persona su quattro trascorrerà almeno un’ora al giorno all’interno di esperienze nel metaverso.Ma cosa intendiamo quando parliamo di metaverso? Ad oggi questa parola può sembrare vuota ed eccessivamente inflazionata, soprattutto perché non esiste una definizione univoca che possa racchiudere in essa il significato di questo nuovo paradigma. Il metaverso sarà il nuovo modo di vivere internet, “il successore del mobile internet” per citare Mark Zuckerberg, un luogo digitale che non “vediamo” solo attraverso uno schermo ma nel quale potremo avere esperienze immersive e interagire in modo più realistico con persone da ogni angolo del mondo.In questo spazio virtuale, aperto e collettivo, potenziato virtualmente e nel quale convergono realtà fisica e digitale, le banche italiane possono avviare esperimenti pioneristici attraverso la creazione ed il rafforzamento del rapporto con i propri clienti. Il metaverso potrà rappresentare, sempre in misura crescente nei prossimi anni, un potente canale di vendita e di servizio che consentirà di proporre prodotti personalizzati – come prestiti, servizi di pagamento, pacchetti di investimento – a nuovi segmenti di clientela.Le banche potranno decidere di creare un proprio metaverso e farne un elemento di differenziazione e innovazione rispetto ai competitor, sia per quanto riguarda i processi di vendita sia per rinnovare l’esperienza dei propri dipendenti e dei clienti; oppure potranno partecipare a metaversi già esistenti come Decentraland o The Sandbox, rafforzando il proprio brand con strategie di marketing e advertising in questi mondi virtuali, puntando a nuovi segmenti di clientela con prodotti ad hoc per i loro interessi. Oltre a tutte queste opportunità, però, ci sono anche sfide fondamentali che bisognerà affrontare al fine di rendere le esperienze nel metaverso più semplici e interconnesse tra di loro. La prima sfida infatti riguarda l’interoperabilità: sarà importante evitare che la frammentazione tra i vari metaversi disincentivi le persone a esplorare questi nuovi spazi. Un’altra sfida riguarda i temi etici come privacy, sicurezza, compliance normativa, salute fisica e mentale degli utenti, sostenibilità ambientale, per citarne alcuni, che andranno a plasmare la forma che assumerà il metaverso nel prossimo decennio.

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Il nuovo Whatever It Takes delle banche centrali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 agosto 2022

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Il dato sopra le attese registrato dal livello dei prezzi americani nel mese giugno (+9,1% anno su anno) lascia poco spazio all’interpretazione: per vedere il superamento del picco massimo di inflazione e delle conseguenze ch’esso comporta, bisogna attendere. Alla conferma di un contesto stagflattivo, decretato dalla revisione a ribasso delle stime di crescita da parte del Fondo Monetario Internazionale (negli Stati Uniti, dal 4% di gennaio 2022, al 2,3% di luglio) si è presto affiancato il timore di un rischio recessione globale, dettato dall’innescarsi di crisi consecutive (l’ultima delle quali, quella energetica) e dall’azione restrittiva congiunta delle banche centrali. In tal senso, il mercato americano appare oggi diviso tra due fuochi: da un lato, l’analisi macro data dall’insieme dei principali indicatori economici, che mostra una tenuta dei fondamentali, coerenti con una probabilità oggettiva di recessione ancora al di sotto della soglia di guardia; dall’altro, le probabilità implicite di recessione, che rivelano un sentiment di mercato più preoccupato. Alla base di questa incongruenza ci sarebbe la fermezza delle parole della Federal Reserve, pronta ad attuare un ‘Whatever It Takes’ sul contenimento dei prezzi, sacrificando se necessario una parte di crescita economica. Per studiare quali scenari si prospettino all’orizzonte, ancora una volta, è opportuno risalire alle componenti base del tasso di inflazione: la prima, il cosiddetto ‘base effect’ di natura tecnica, rappresenta le pressioni di breve legate a fattori esogeni (il recente rialzo del petrolio, ad esempio) destinate a riassorbirsi nel corso di qualche mese; la seconda, i fattori sensibili legati alla scia lunga del Covid, include voci quali l’aumento dei prezzi di auto usate, acquistate in sostituzione alla carenza di nuove macchine (per via delle difficoltà lato supply chain); la terza, la componente più pura dell’inflazione, quella legata ai consumi, si sta consolidando, pur non destando particolari preoccupazioni. In generale, i mercati sono oggi accomunati da una incapacità di previsione, che si lega alla stratificazione di più shock. Parliamo di shock stagflattivi, capaci di frenare la crescita economica impattando però al contempo sul rialzo dell’inflazione. Il 2022 si è aperto come un anno difficilissimo da affrontare sui mercati. L’azione stringente della Fed è diventata il market mover per tutto il negoziabile in ambito UCITS, e ha spinto a mosse più brusche le altre major tra gli istituti centrali. Le strategie prudenti hanno dovuto fare i conti con il venir meno della classica relazione inversa tra equity e bond, che ha annullato il ruolo di diversificatore della componente obbligazionaria. Su tale fronte, stanno progressivamente venendo meno i rischi legati a un aumento troppo brusco e repentino sui tassi di interesse (e quindi sulla parte direzionale degli spread), ma permangono quelli connessi a un possibile peggioramento dei fondamentali qualora una recessione avesse luogo. Si ribadisce quindi cautela sul fronte del credito, specie americano, che tende ad avere meno duration e più rischio, mentre si iniziano ad aprire finestre per un aumento del peso sulla parte più lunga della curva a 10 e 30 anni, scadenza quest’ultima entrata di recente per la prima volta a far parte del portafoglio MAGO. Anche la Banca centrale europea ha adottato negli ultimi mesi un atteggiamento più severo, intenzionata a contenere sopra ogni altra cosa il livello di inflazione (a riprova, il recente aumento da mezzo punto percentuale rispetto al preannunciato +0,25%). Il piano anti-frammentazione europeo presentato in occasione del meeting di luglio, il Transmission Protection Mechanism (TPI), inoltre, potrebbe offrire ai falchi della Bce ulteriori motivazioni per intervenire in maniera più marcata sui tassi di interesse, appellandosi allo schema di protezione da movimenti disordinati degli spread, attuabile da Francoforte in caso di necessità. Questo, invita alla prudenza sulle lunghe scadenze, dove ancora permangono aree di incertezza.Un’ultima nota sul dollaro americano: la possibilità di una risoluzione di alcuni degli shock che hanno preoccupato i mercati nell’ultimo semestre potrebbe togliere parte dell’appetibilità al dollaro, che ha beneficiato di una fase di risk off, ma che potrebbe tornare a deprezzarsi contro euro entro la fine dell’anno qualora lo scenario di base mostrasse qualche svolta positiva. (abstract) fonte: https://am.pictet/it/italy/articoli/2022/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/07/il-nuovo-whatever-it-takes-delle-banche-centrali#PAM_Section_7

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Altroconsumo sui conti correnti

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 luglio 2022

Lo scenario politico-economico attuale è carico di incertezza: con le dimissioni appena rassegnate dal Presidente del Consiglio Mario Draghi il clima generale, già molto teso a livello nazionale e internazionale, tra crisi energetica e recessione, rischia di mettere ulteriormente sotto pressione le banche e i conti correnti dei cittadini. Per molti Italiani la scelta della banca di fiducia risulta quindi ancora di più una decisione difficile, soprattutto nel cambiare istituto. Tendenzialmente, infatti, si vuole rimanere fedeli alla banca in cui si è aperto il primo conto corrente. Nonostante ciò, è importante che le banche creino un rapporto di fidelizzazione solido con i clienti, comunicando e offrendo un’ampia gamma di prodotti e servizi nella maniera più trasparente. I dati dimostrano che mantenere un conto aperto per molti anni con la stessa banca non è per niente conveniente. Dall’indagine annuale di Banca d’Italia pubblicata a inizio gennaio, emerge che i conti aperti da più di 10 anni costano più del doppio di quelli aperti nell’ultimo anno. Nell’annuale indagine statistica Altroconsumo ha esaminato il grado di soddisfazione dei correntisti rispetto al servizio offerto dalla propria banca, affidandosi a 34.135 valutazioni dei soci. Inoltre, al fine di orientare i consumatori tra i costi, l’Organizzazione ha provveduto ad analizzare i foglietti FID (Fee information document – il documento informativo sulle spese) di 19 grandi banche scelte tra gli operatori tradizionali e quelli online, confrontando gli Icc (Indicatori di costo complessivo) per tre profili tipo tra i sei individuati dalla Banca d’Italia: giovani, famiglie con operatività media e pensionati con operatività media. Dall’analisi dei foglietti FID emerge che i conti correnti costano in media il 2% in più dell’anno scorso. A subire gli aumenti più consistenti sono pensionati (+5%) e famiglie (+4%) sia quando le operazioni sono fatte che online che allo sportello. Viceversa, sembrano diminuire i costi per i giovani, sempre più agevolati nell’apertura di un conto corrente attraverso offerte appetibili, al fine di rendere anch’essi fidelizzati nel lungo periodo.Sono numerosi i cambiamenti nel settore bancario avvenuti negli ultimi anni, molti istituti storici sono stati fusi in altre banche. In questo caso, i rapporti di conto corrente vengono ceduti direttamente alla nuova banca, senza necessariamente variare le condizioni del correntista. In caso contrario, è possibile modificare le condizioni, purché ci sia un preavviso di almeno 60 giorni e dei motivi validi. Un esempio è l’iter di fusione tra Credito Valtellinese e Crédit Agricole Italia, che purtroppo ha causato una serie di problemi di pagamento, transizione e funzionamento dell’app. In queste circostanze, i clienti insoddisfatti possono fare reclamo a Crédit Agricole, la quale dovrà rispondere entro 15 giorni lavorativi. Se così non fosse, è possibile rivolgersi anche in questo caso all’Arbitro bancario e finanziario. Un altro snodo importante per il sistema bancario, che è attualmente all’analisi dell’Antritrust, riguarda la commissione per il prelievo contanti dallo sportello atm. Bancomat Spa, la società che gestisce il circuito degli atm, gli sportelli automatici per il prelievo. ha presentato una proposta che prevede che ogni banca proprietaria dell’atm decida in autonomia quanto addebitare per ogni prelievo (con un massimo di 1,50 euro), annullando l’a­ttuale commissione interbancaria di 0,49 euro. In questo modo però non viene favorita la concorrenza, andando a penalizzare le banche piccole e quelle online che hanno meno sportelli sul territorio. Per questo Altroconsumo è parte a­ttiva nel procedimento contro Bancomat Spa aperto dall’Antitrust e che si chiuderà entro il prossimo 31 ottobre.

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Boomer e banche

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 luglio 2022

L’importanza di adattare la digitalizzazione ai clienti più senior e di democratizzare l’uso del Digital Banking, attraverso soluzioni tecnologiche più semplici e accessibili, è diventata una delle urgenze che il settore finanziario dovrà affrontare nei prossimi mesi.Negli ultimi anni, gli istituti bancari sono stati coinvolti in una digitalizzazione senza precedenti, scommettendo sulla gestione dei dati, la migrazione in cloud, la multicanalità e l’uso dell’iper-automazione per rendere più efficienti i processi interni e raggiungere un pubblico sempre più connesso. Tuttavia, “in questo processo si è inconsapevolmente generato un digital divide con le persone meno abituate all’uso di strumenti digitali”, spiega Adriano Gerardelli, responsabile Financial Services di Minsait in Italia.Secondo Gerardelli, “è diventato strategico allineare l’accesso globale ai servizi con le sfide di innovazione previste dalle banche”. Ancora una volta, la soluzione sta nella digitalizzazione. Aziende come Minsait stanno già guidando questa trasformazione “più evolutiva” e stanno stabilendo strategie di crescita in cui la tecnologia può continuare a essere un acceleratore di business, “senza lasciare indietro nessuno”.A questo fine, molte banche internazionali hanno già un’offerta specifica adatta alle persone meno esperte di tecnologia. “Dobbiamo promuovere l’attività bancaria alla portata di tutti e rispondere all’esigenza di inclusione finanziaria richiesta da tutti i segmenti di clientela. Per questo motivo, la nostra proposta si basa su tre linee d’azione principali che forniscono un supporto personalizzato e utilizzano l’innovazione tecnologica in modo semplice e sicuro, promuovendo l’accesso al sistema finanziario con fiducia”, spiega Gerardelli.Secondo Minsait, bisogna promuovere, in primis, il self-service assistito, con soluzioni quali cabine specifiche per un servizio clienti più vicino, personalizzato e specializzato; assistenza remota presso gli sportelli bancomat; sistemi di identificazione semplici e sicuri; o automazione e identificazione vocale per le operazioni critiche. Minsait sottolinea anche la necessità di sviluppare i canali di relazione con i clienti attraverso interfacce specifiche, con un’attenzione adattata e prioritaria attraverso la biometria vocale, o migliorando il servizio nelle filiali, attraverso soluzioni di appuntamento preventivo e gestori digitali del flusso di clienti.L’azienda abilita inoltre l’accesso generalizzato all’attività bancaria anche nelle aree più remote, facilitando la creazione di filiali digitali mobili o mettendo a disposizione del mercato la soluzione TAPP, il suo sistema di erogazione di contante che fonde i canali di mobile banking e self-service per consegnare il denaro richiesto in meno di cinque secondi e senza contatto fisico con il dispositivo elettronico.Infine, come terza linea d’azione, Minsait fa riferimento all’importanza di implementare soluzioni volte a migliorare sia la cura e l’attenzione dei clienti, sia quella dei professionisti bancari. Un’area che l’azienda chiama Senior Care, che includerebbe tecnologie di Customer Analytics per identificare i bisogni e ricevere informazioni che aiutino a prendere decisioni all’interno dell’istituzione per migliorarne l’efficienza. Esiste anche un servizio di assistenza clienti in formato fisico (Senior Banking Buddy) che, composto da esperti certificati in operazioni bancarie, può aiutare e sostenere i clienti vulnerabili, facilitando l’efficienza e l’accessibilità delle loro transazioni.In questo modo, l’inclusione tecnologica e la riduzione del divario digitale nella sfera finanziaria contribuiranno a creare un modello bancario più sostenibile e resiliente, in grado di evolversi e continuare a crescere con tutti gli attori chiave, “senza lasciare indietro nessuno”.

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L’inflazione martella, le banche centrali accelerano per frenare bruscamente la crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2022

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte. Il dato sull’inflazione Us di giugno è risultato ancora una volta superiore alle attese, con un timido calo della componente core, sebbene inferiore alle aspettative. La componente energetica, alimentare ed affitti ha maggiormente contribuito al rialzo, visto anche il loro peso specifico sul paniere di rilevazione. Il dato di giugno ha portato ancora più in negativo i salari reali: gli average weekly real earnings a/a hanno messo a segno il quindicesimo calo consecutivo arrivando al minimo storico di -4,4%. In altri termini, la persistenza di un’inflazione elevata erode pesantemente il potere di spesa e quindi la domanda. Anche nel dato di oggi, a ben vedere, traspare qualche dato in tal senso: le tariffe aeree e quelle degli alberghi, ad esempio, hanno segnato un calo mensile dopo diversi mesi di marcati rialzi. Indici che lasciano aperta la possibilità che il cosiddetto “revenge spending” post pandemia stia iniziando a scricchiolare, sotto i colpi di un’inflazione tanto galoppante quanto martellante Il dato di oggi costringe tuttavia la Fed a tenere ritmi di manovre restrittive: gli operatori si stanno spingendo verso l’ipotesi di 100 pb di rialzo a luglio ed eventualmente 75 pb a settembre. La Bank of Canada poco fa non ci ha pensato due volte ed ha dichiarato: meglio affrettare i tempi della lotta all’inflazione con un rialzo di 100pb rispetto alle attese di 75pb. Questo comporta che, per almeno questo trimestre, si viaggerà con il vento contrario delle banche centrali del mondo ex Asia. La Fed, in particolare, è costretta ad accelerare per frenare l’emorragia inflattiva, per poter poi in prospettiva (nel 2023) spostarsi velocemente verso il tema crescita e, semmai, invertire la tendenza, ma solo quando vi sarà stato un calo significativo dell’inflazione. La Fed volutamente mira ora ad un brusco raffreddamento della crescita a partire dal mercato del lavoro, cercando di intervenire sui motori dell’effetto ricchezza Us, ossia settore immobiliare ed azionario Il QT drena un ammontare considerevole di liquidità, soprattutto da settembre in poi (95 mld$ al mese), il che significa mettere volutamente in difficoltà le aziende Us nel processo di refunding per ridurne la liquidità a disposizione utilizzata in prevalenza per foraggiare elevati pay out ratios, soprattutto buy back. La recessione profonda potrebbe essere preceduta da una recessione tecnica già questo trimestre, ma il vero impatto recessivo (in termini di marcato calo dei consumi) dovrebbe essere evidente dal quarto trimestre 2022 in poi, come evidenziato dai segnali anticipatori dei salari reali Us rispetto alle vendite al dettaglio.In questo trimestre, da tenere sempre sotto osservazione i corporate spread Us, ancora lontani da livelli compatibili con uno scenario recessivo: un loro allargamento (altamente probabile) segnalerebbe difficoltà crescenti nel funding e quindi meno buy back e, di conseguenza, meno supporto al mercato azionario. In questa fase i corporate spread tendono a funzionare come le rose piantate accanto ai vigneti: essendo le rose più sensibili, anticipano l’impatto negativo di eventuali insetti/parassiti sul vigneto, dando il tempo al viticoltore (alias investitore) di proteggerlo.

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Codici: il Superbonus un affare d’oro per le banche

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2022

Una circolare diramata nei giorni scorsi dall’Agenzia delle Entrate ha raccolto chiarimenti ed aggiornamenti sul Superbonus, in particolare per quanto riguarda la platea dei beneficiari, gli edifici interessati, il tipo di interventi e le spese ammesse alla detrazione. Un intervento che ha scatenato le banche e che ha spinto l’associazione Codici a mettere in guardia i consumatori dalle offerte degli istituti.“Stiamo ricevendo diverse segnalazioni – afferma Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – da cittadini terrorizzati per il rischio di doversi sobbarcare spese non previste per la realizzazione o per la conclusione degli interventi. È bene sottolineare, quindi, che le offerte che arrivano dagli istituti per la cessione del credito alle banche vanno prese con le molle. La cessione del credito, infatti, non è a costo zero. Le banche riscattano il credito di imposta e forniscono liquidità, ma ne trattengono una parte. Quindi l’istituto non restituirà l’intera somma. Al momento il dato si aggira intorno al 10%. Considerando, però, che si tratta di affari e di banche, non è escluso che prossimamente la richiesta possa alzarsi, raggiungendo percentuali che trasformerebbero il Superbonus da opportunità a operazione rischiosa per i cittadini. Il nostro consiglio, quindi, è quello di prestare la massima attenzione alle offerte. Purtroppo, la situazione è confusa e complicata. I casi di lavori lasciati a metà oppure non iniziati si stanno moltiplicando, gli allarmi sul fallimento delle ditte si rincorrono, dunque è bene procedere con cautela”.

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Il gioco pericoloso delle banche centrali all’inseguimento dell’inflazione

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2022

A cura di Jeffrey Cleveland, Chief Economist di Payden & Rygel. È già successo in passato che i funzionari della Fed abbiano parlato in modo non ufficiale con alcune testate giornalistiche. La spinta verso una maggiore trasparenza da parte della banca centrale americana avrebbe dovuto limitare il ricorso a questi metodi, ma la complessità della situazione attuale ha spinto la Fed a comunicare all’opinione pubblica in modo diretto la propria consapevolezza del fatto che l’inflazione sia un problema che richiede di essere affrontato.L’intera conferenza stampa è sembrata tuttavia piuttosto confusa e la Fed ha dato l’impressione di non avere una visione coerente sulle cause dell’inflazione e sulla possibile risoluzione del problema. Da un lato, Powell ha spiegato che molti dei fattori che guidano l’inflazione sono dovuti a “shock” (come, ad esempio, la crisi russo-ucraina) ma, dall’altro, ha ribadito la necessità di riequilibrare la domanda rispetto all’offerta. Senza avere una reale conoscenza della malattia, trovare una cura adeguata è complicato e la probabilità di errore aumenta.Del resto, ad oggi la forward guidance sembra non avere più valore e, anzi, il fatto che la Fed sia concentrata sulle variazioni mensili dell’IPC, dei prezzi dei prodotti alimentari ed energetici, delle aspettative di inflazione e del sentiment dei consumatori, indica che le reazioni e le risposte della banca centrale saranno definite riunione per riunione.Se guardiamo al ritmo di rialzo dei tassi, alla luce del dot-plot è evidente che la Fed sia ancora indietro rispetto la curva. In teoria, per contenere l’inflazione, dovrebbe adottare una politica monetaria restrittiva, ma con la traiettoria attuale, il tasso di politica monetaria potrebbe arrivare al di sopra del tasso neutrale entro settembre, dopodiché l’impatto sarebbe percepito solo con un certo ritardo. Tuttavia, le condizioni finanziarie si sono già fortemente inasprite, il che avrà un impatto notevole sui mercati e sull’economia.

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Robeco: Outlook favorevole per le obbligazioni delle banche europee

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2022

A cura di Jan Willem de Moor, Senior Portfolio Manager Credit di Robeco. L’accelerazione dell’inflazione, l’inizio di un altro ciclo di rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve e l’invasione russa in Ucraina hanno incrementato i rendimenti obbligazionari e ampliato gli spread del credito. Nonostante prospettive economiche meno rosee, le banche europee affrontano il rallentamento con buone riserve di capitale e sono ben posizionate per beneficiare della fase di aumento dei tassi. Gli spread dei titoli finanziari subordinati hanno raggiunto livelli mai visti dalla prima ondata di Covid-19 e, secondo noi, oggi il reddito fisso offre un buon valore agli investitori che cercano protezione dai timori di una spirale inflazionistica e di un inasprimento della politica monetaria.Le banche europee hanno affrontato la crisi tra Russia e Ucraina da una posizione solida, con elevate riserve di capitale e sostanziali accantonamenti di bilancio, accumulati per resistere a eventuali perdite sui finanziamenti legati a Covid. La nostra analisi distingue tra impatto diretto e indiretto della guerra tra Russia e Ucraina sulle banche europee. In particolare, prendiamo in considerazione gli effetti dell’esposizione diretta alle attività bancarie e agli asset russi e gli effetti indiretti del rallentamento della crescita economica e dell’aumento dell’inflazione provocati dalla guerra.Per quantificare le potenziali perdite che l’esposizione diretta alla Russia potrebbe provocare alle banche europee, abbiamo effettuato un’analisi comparativa di due crisi precedenti: durante la crisi russa del 1998 è stato cancellato in media il 60% dei prestiti, mentre la crisi economica del 2008-2010 ha fatto perdere il 15% dei finanziamenti concessi. E va sottolineato che laddove i dirigenti avevano accettato di abbandonare le operazioni locali, le perdite sulle operazioni russe hanno riguardato esclusivamente l’investimento azionario.Queste esperienze pregresse possono insegnare alle banche come gestire la crisi attuale. Confermano inoltre che gli effetti diretti per le banche europee sono da ricercare nell’impatto sugli utili più che sulla loro posizione patrimoniale.La nostra conclusione è che, anche nello scenario peggiore, le perdite sui finanziamenti dovute alla diretta esposizione alla Russia non costituiscono un rischio sistemico per il settore bancario europeo.Le conseguenze indirette della guerra Russia-Ucraina potrebbero far rallentare la crescita economica e far aumentare ulteriormente l’inflazione. A seconda della gravità di questi sviluppi macroeconomici, i bilanci bancari ne risentirebbero in termini di elevate perdite su crediti e, in misura minore, di una riduzione dei ricavi. A mitigarne gli effetti contribuirebbe la solidità delle banche alla vigilia della crisi, grazie alle ampie riserve di capitale accumulate rispetto ai requisiti patrimoniali minimi. In realtà, la maggior parte degli istituti di credito aveva previsto di distribuire tali riserve agli azionisti, ma questi piani potrebbero essere abbandonati in caso di marcato deterioramento dei fondamentali.Continueremo a monitorare attentamente la situazione, ma dalla nostra analisi emerge che i bilanci bancari, le riserve e la redditività sono a livelli tali da consentire probabilmente al settore bancario di affrontare la fase di stagflazione senza violare i requisiti di capitale. Pertanto, le cedole dei titoli AT1 sarebbero al sicuro.In linea con i finanziari subordinati, gli spread si sono allargati in modo significativo nel primo trimestre del 2022, raggiungendo livelli mai visti dalla diffusione del Covid-19, dai timori del taper del 2018 e dalla crisi del petrolio del 2016. L’andamento degli spread è indicativo dell’enorme impatto prodotto dalla tragica guerra in Ucraina sulle economie europee, soprattutto a causa dell’inflazione e delle interruzioni della catena di fornitura. Alla luce di questi sviluppi, riteniamo che i rendimenti del debito finanziario subordinato europeo siano molto più interessanti rispetto a quelli del debito corporate investiment grade. (abstract) http://www.verinieassociati.com

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Banche europee, la Russia è una sfida per le azioni più che per il credito

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

A cura di Romain Miginiac, CFA, Head of Research per le strategie Credit Opportunities di GAM Investments. Nonostante l’incertezza geopolitica attuale e le preoccupazioni per le sanzioni senza precedenti contro la Russia, il settore bancario europeo va avanti. L’esposizione alle controparti russe, a nostro avviso, è relativamente contenuta e la propensione delle banche a concedere prestiti in Russia è diminuita significativamente dal 2014. Anche se dovesse materializzarsi un evento di coda – un totale azzeramento delle esposizioni russe delle banche – i livelli di solvibilità non sarebbero minacciati, e le riserve di capitale rimarrebbero probabilmente solide. Dato che i regolatori e le autorità di vigilanza stanno monitorando strettamente le banche, il tono della narrativa circa i dividendi degli azionisti per gli emittenti colpiti ha iniziato a spostarsi verso un approccio conservativo. Ciò sembra confermare la teoria degli azionisti che subiscono la perdita, mentre le cedole degli Additional Tier 1 (AT1) verrebbero probabilmente colpite solo se i coefficienti di capitale scendessero al di sotto dei requisiti – uno scenario che non è in discussione. Il debito subordinato delle banche può probabilmente offrire valutazioni interessanti, gli investitori beneficiano di un carry elevato in un settore resiliente, con un potenziale rialzo dei prezzi. L’esposizione complessiva delle banche di tutto il mondo verso la Russia è bassa, pari a 121 miliardi di dollari, di cui circa 80 miliardi di dollari per le banche europee – irrilevante nel contesto di circa 50 mila miliardi di euro di asset per il settore bancario europeo. La situazione attuale ci ricorda che gli azionisti probabilmente subiranno nuovamente delle perdite e che gli obbligazionisti sono a rischio solo se è minacciata la solvibilità. I regolatori e le autorità di vigilanza hanno monitorato da vicino la situazione e hanno mantenuto un dialogo quasi continuo con le banche fortemente esposte. Di conseguenza, le banche sono state preventivamente conservative, prendendo la strada della conservazione del capitale a spese delle distribuzioni agli azionisti. RBI ha annunciato la cancellazione del dividendo annuale, mentre UniCredit ha congelato (e potenzialmente ridimensionato) il suo buy-back di azioni da 2,6 miliardi di euro, in attesa degli sviluppi sulla situazione in Russia. D’altra parte, RBI ha dichiarato in una recente call di non vedere la possibilità di uno scenario in cui le cedole AT1 verrebbero cancellate. La modesta vulnerabilità del settore bancario europeo nei confronti dell’incertezza legata alla Russia e la mancanza di outlier per far saltare la stabilità finanziaria è probabilmente ancora una volta un segno che le banche sono potenzialmente uno dei settori più forti. L’elevata volatilità e il sentiment negativo hanno pesato sulle valutazioni – portando, a nostro avviso, a interessanti opportunità. Con gli spread sulle convertibili contingenti (CoCos) AT1 delle banche europee intorno ai 450 punti base – quasi 200 punti base in più rispetto ai livelli pre-Covid-19 – gli investitori possono beneficiare di un elevato carry in un settore solido, combinato con un potenziale rialzo dovuto a una ripresa dei prezzi nel caso la situazione si sblocchi. Abstract by verinieassociati.com

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Opportunità nel mercato obbligazionario tra il conflitto in Ucraina e le azioni restrittive delle Banche Centrali

Posted by fidest press agency su domenica, 20 marzo 2022

A cura di Robert Tipp, Managing Director, Chief Investment Strategist, and Head of Global Bonds di PGIM Fixed Income Le nostre previsioni per il 2022 erano concentrate sulla forza della crescita globale, soprattutto nel mondo sviluppato. Negli Stati Uniti e nella zona euro avevamo previsto una crescita superiore al trend, rispettivamente del 3,6% e del 4,3%. Al contrario, dopo la forte ripresa della Cina dopo i lockdown ci aspettavamo che la crisi immobiliare in corso smorzasse la crescita della seconda economia mondiale al 4,5% per il 2022. Tuttavia, a seguito del conflitto, queste stime sono state riconsiderate, soprattutto per l’area euro in quanto grande importatore di energia con una forte dipendenza dal gas russo. Il trend nella crescita dell’inflazione dei prezzi al consumo ha accelerato quest’anno, dato che il conflitto ha posto ulteriori pressioni al rialzo del costo dell’energia, del cibo e di altre materie prime. Nonostante il rapido aumento delle aspettative di inflazione a breve termine, i mercati stanno mantenendo la fiducia nel controllo dell’inflazione a lungo termine. Per esempio, anche dopo gli effetti della crisi Russia/Ucraina, le aspettative di inflazione a lungo termine rimangono vicine alle medie dal 2005. Questo suggerisce che i mercati rimangono fiduciosi che la Federal Reserve e altre banche centrali possano domare l’inflazione con un irrigidimento della politica monetaria. Un’inflazione storicamente elevata, un insieme di banche centrali “falco” determinate a rispettare i mandati di stabilità dei prezzi e una prospettiva di crescita economica moderata, offuscata dal caos della guerra, pongono gli investitori in un contesto disorientante. Gli operatori di mercato si trovano di fronte a un ambiente molto insolito e impegnativo. Da un lato, il conflitto Russia/Ucraina ha provocato uno shock di approvvigionamento globale che proietta l’ombra della stagflazione, mentre i prezzi delle materie prime e l’inflazione raggiungono livelli mai visti da decenni. Dall’altro lato, le banche centrali sono costrette a combattere l’elevata inflazione. La Federal Reserve è su un chiaro percorso di inasprimento, e anche la BCE sta tenendo le proprie opzioni aperte nonostante gli imminenti rischi al ribasso per le prospettive di crescita nella zona euro. L’incertezza che affrontano gli investitori è enorme, lasciando l’ambiente macroeconomico e di mercato aperti a significativi rischi al ribasso. Tale incertezza rende difficile prendere grandi decisioni macro a livello di portafoglio. Se la mancanza di chiarezza può essere snervante per gli investitori, è chiaro che l’inflazione ponga rischi tangibili ai loro rendimenti reali se gravitano, o rimangono, in disparte. Piuttosto, possono assumere un approccio tematico identificando le interessanti opportunità di valore relativo che esistono tra regioni, asset class e settori. (abstract) fonte: Commento PGIM Fixed Income

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Inflazione crescente: il dilemma delle banche centrali

Posted by fidest press agency su sabato, 12 febbraio 2022

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. La politica dei soldi facili ha “drogato” la finanza e l’economia, facendo aumentare i debiti e la propensione per maggiori rischi, e ha determinato la crescita dell’inflazione.Dopo molto tempo anche la Federal Reserve ha ammesso di aver sottovalutato l’impennata inflazionistica, che è più ampia e persistente delle previsioni. Ora, per tutte le grandi economie, la sfida è come correggere le azioni “dettate” dall’inflazione interpretata come “transitoria”.Le banche centrali da anni, in merito all’inflazione, si basano su tre principi molto “soggettivi” e poco scientifici. Il primo è il target arbitrario del 2% annuo. Il secondo riguarda le “aspettative di inflazione”. I banchieri affermano che sono le aspettative a muovere l’inflazione e che le banche centrali guidano le aspettative. Perciò tutto, secondo loro, sarebbe sotto controllo. Il terzo è il cosiddetto “forward guidance”, una guida anticipata attraverso, per esempio, il controllo della curva dei rendimenti dei titoli pubblici. Con la Grande Crisi Finanziaria prima e con la pandemia poi, le banche centrali bene hanno fatto ad aprire i rubinetti della liquidità con salvataggi immediati e necessari per il sistema. A lungo andare, però, i rischi di inflazione sono inevitabili. Infatti, già la scorsa estate, sarebbe stato opportuno riconoscere che i fattori cosiddetti “transitori” erano accompagnati da problemi strutturali. Non si può giustificare tutto con gli effetti della pandemia. Oltre le irrisolte speculazioni sulle commodities, le aziende, in verità, descrivevano la natura persistente delle interruzioni nelle loro catene di approvvigionamento e la mancanza di manodopera specializzata. Gli imprenditori, a differenza di molti economisti accademici, affermavano che questi problemi non sarebbero stati risolti in tempi brevi.Le banche centrali certamente non hanno tutti gli strumenti per sbloccare le catene di approvvigionamento e il reperimento della forza lavoro. Ma rimanere nella “mentalità inflazionistica transitoria”, rischia di mettere in moto quelle “aspettative” con tassi di inflazione non facilmente tollerabili dall’economia. Anche i crescenti risparmi dei mesi passati, erosi da un’inflazione del 6% o più, potrebbero essere spinti con forza verso l’acquisto di beni, ma troppo velocemente per trasformarsi in nuovi investimenti e in maggiori produzioni, alimentando così la stessa inflazione. Non si può aspettare. Si rischia una più marcata recessione. E’ un modello conosciuto: dentro la trappola della curva dell’inflazione c’è il rischio di inasprire la politica monetaria in modo brusco, colpendo duramente la domanda e l’occupazione e mettendo fuori gioco le imprese già in difficoltà. Per i mercati si prospetterebbero situazioni d’illiquidità destabilizzante.In verità, già a novembre, il governatore della Fed, Jerome Powell, ha fatto un improvviso cambiamento di politica monetaria, annunciando una riduzione degli acquisti mensili di attività, quello che si chiama in gergo il “tapering” del quantitative easing. Da parte sua, la Banca centrale europea ha ancora una posizione attendista, credendo fermamente nella “transitorietà” dell’inflazione, che alla fine dovrebbe ritornare al fatidico 2%. Se le pressioni inflazionistiche dovessero, però, diventare generalizzate, non si può escludere una qualche “frenata” disordinata nella politica monetaria. In questa situazione, secondo noi, le principali banche centrali dovrebbero comunicare con puntualità le proprie azioni politiche in modo da non innescare confusione o una overreaction dei mercati. A differenza del positivo sincronismo pre pandemico, l’attuale disallineamento tra la Fed e la Bce non è di buon auspicio.D’altra parte, se l’inflazione diventasse più alta rispetto alle previsioni, si ridurrebbero anche i redditi reali, innescando un inevitabile scontro sociale, in particolare sui salari e le pensioni. Indubbiamente, non vi sono facili soluzioni. Però, se nei passati 15 anni le banche centrali sono state super interventiste, non possono adesso diventare troppo attendiste. In questa situazione sono i governi e i parlamenti a dover entrare in gioco con decisione e definire le priorità degli interventi. Sono chiamati a favorire attivamente l’economia reale, le imprese produttive, l’occupazione e i redditi dei cittadini e svincolarsi dalla “presa” prolungata e soffocante della grande finanza. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Credito Emiliano tra le principali banche vigilate direttamente da Francoforte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 febbraio 2022

La Banca Centrale Europea (BCE) ha confermato, per l’anno in corso, il requisito di Pillar 2 (P2R) di Credito Emiliano all’1%, collocandolo tra i migliori in Italia ed in Europa tra le principali banche vigilate direttamente da Francoforte.Il requisito di Pillar 2 deriva dall’analisi annuale svolta dalla BCE (SREP – Supervisory review and evaluation process) che ha così confermato la solidità del modello di business e dei presidi di gestione dei rischi di Credito Emiliano.Conseguentemente il requisito patrimoniale* complessivo, che indica il livello minimo di capitale da rispettare a fronte delle attività svolte dal Gruppo ed a tutela dei risparmiatori, per il 2022, ammonta a 7,56% per quanto riguarda il CET 1 ratio. I requisiti per il Tier 1 ratio e per il Tier Total sono invece rispettivamente fissati a 9,25% e 11,5%. Al 30 settembre 2021, tutti i coefficienti patrimoniali del Gruppo sono ampiamente superiori ai requisiti. In particolare il CET1 Ratio a livello di Credemholding (perimetro di vigilanza) era pari a 13,7% con un buffer rispetto al requisito SREP tra i più ampi del sistema e pari ad oltre 618 basis point.Il Gruppo Credem al 30 settembre 2021 ha registrato un utile consolidato pari a 275,8 milioni di euro (+98,1%), prestiti alla clientela a 31,5 miliardi di euro, +11,9% a/a (oltre sei volte rispetto al sistema in crescita dell’1,9%) di cui nuovi mutui casa per 1,4 miliardi di euro erogati da inizio dell’anno (+15,1% rispetto allo stesso periodo 2020). La raccolta dei clienti depositata presso l’istituto è pari a 88,5 miliardi di euro (+18,5%) di cui patrimoni gestiti +19,9% a 34 miliardi di euro e prodotti assicurativi a 8,4 miliardi di euro, +12%.

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Banche: Aumentano i costi dei conti correnti

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2022

Lo sono quelli con operatività allo sportello (fino al +21%) mentre calano in misura più o meno uguale quelli con operatività online (fino al -22%); sono queste alcune delle evidenze emerse dall’indagine di Facile.it, anticipata ai microfoni di Sportello Italia (Rai Radio 1). Il comparatore ha ottenuto i dati dopo aver esaminato l’ICC (Indicatore dei Costi Complessivi) dei conti correnti offerti oggi da sei primari istituti bancari e confrontato i valori con quelli disponibili per altrettanti profili di clienti ad ottobre 2020.«Appare evidente una dinamica generale per cui gli istituti di credito cercano di spingere i clienti verso l’online alzando i costi per le operazioni allo sportello», spiegano gli esperti di Facile.it. «Aumentano ad esempio le tariffe per le operazioni in filiale come i bonifici o i costi per il prelievo di denaro contante, che per alcune banche sono diventati a pagamento se al di sotto di un certo importo (solitamente 100€). Con l’obiettivo di incentivare l’online, inoltre, alcuni istituti offrono conti con tariffe agevolate per tutta la durata del rapporto in caso di sottoscrizione via web piuttosto che in filiale.».Guardando ai dati emerge che per i conti con operazioni allo sportello i costi sono aumentati per tutte le tipologie di clientela; si va da un +2% per i pensionati con operatività bassa (124 operazioni) fino ad un +21% per le famiglie con operatività media (228 operazioni annue). Di contro il canale online ha costi quasi sempre in diminuzione, soprattutto per i correntisti con operatività contenuta, in primis i giovani (-15%) e i pensionati con operatività bassa (-22%)

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Le banche non fanno più credito ai ristoratori

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 gennaio 2022

«Le banche stanno chiudendo i rubinetti al settore Horeca – ristoranti, bar, pizzerie, pub e cocktail bar – perché considerato ad alto rischio fallimento. Il Centro Studi di MIO Italia sta monitorando la situazione, in via di peggioramento dalla fine delle festività natalizie. Infatti, oltre a negare il credito alla ristorazione, le banche stanno segnalando alla Centrale dei rischi tutte le piccole aziende in sofferenza».Lo ha reso noto Paolo Bianchini, presidente dell’associazione di categoria MIO Italia, Movimento Imprese Ospitalità. «È chiaro che senza liquidità fresca, immessa con nuovi Ristori, la previsione di chiusura di altre 50mila attività entro Pasqua sarà abbondantemente superata. Ricordo che a novembre, nonostante l’emergenza sanitaria, è calata pesantissima la mannaia del fisco. E che tra dicembre e inizio gennaio i locali hanno visto più che dimezzato il loro fatturato, a fronte dell’aumento dei costi di gestione. MIO Italia aveva previsto tutto ciò. Non a caso da oltre tre mesi – unica organizzazione a farlo – sta proponendo cinque azioni urgenti per salvare il settore Horeca. Ma il Governo rimane silente e la politica, tutta, clamorosamente assente», ha concluso Paolo Bianchini.

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Il cambiamento climatico incide sulla performance finanziaria delle banche

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2021

A cura di Paul Smillie, Analista del credito senior, Rosalie Pinkney, Analista del credito senior e Natalia Luna, Analista senior investimenti tematici di Columbia Threadneedle Investments. Nel suo storico discorso del 2015, Mark Carney, allora governatore della Bank of England, invocò lo spettro di un “momento Minsky”, un crollo dei prezzi degli attivi causato dalla crisi climatica. All’epoca le sue parole parvero distopiche e sembrarono evocare una prospettiva distante. Oggi, tuttavia, appaiono più preveggenti. Una folta schiera di banche centrali teme che il cambiamento climatico possa scatenare la prossima crisi finanziaria. Per questo motivo, le autorità di vigilanza in Europa e nel Regno Unito stanno già iniziando a esaminare la resilienza delle banche al cambiamento climatico, valutando sia le probabili tensioni derivanti dalla transizione verso un’economia a zero emissioni di carbonio nei prossimi decenni, sia l’impatto di condizioni meteorologiche estreme. Per il momento, tuttavia, l’ansia delle autorità monetarie non si riflette nei mercati azionari o obbligazionari, che sembrano relativamente poco influenzati dal rischio climatico. Eppure nei prossimi anni il cambiamento climatico potrebbe diventare un motore chiave della performance finanziaria e un fattore importante per gli investitori che valutano le banche. I rischi per gli utili non mancano neppure nel breve termine, mentre nel medio periodo è probabile che gli istituti con maggiori esposizioni legate al clima dovranno far fronte a requisiti patrimoniali più elevati, per non parlare dei rischi reputazionali. Ma non è solo una questione di rischio. Guardando avanti di qualche anno, potrebbero anche esserci opportunità per le banche che guidano il finanziamento della transizione verso un’economia a zero emissioni di carbonio. In effetti, si stima che gli investimenti e i finanziamenti verdi potrebbero raccogliere fino a 50 miliardi di dollari di ricavi nei prossimi 5-10 anni.Finora, tuttavia, vi sono poche indicazioni che le banche stiano riducendo i prestiti legati ai combustibili fossili, on l’importante eccezione del carbone. Gli investitori potrebbero però iniziare presto a distinguere tra leader e ritardatari, grazie ai migliori dati estratti dalle informative obbligatorie. Inoltre, l’engagement degli azionisti e l’attivismo delle ONG potrebbero ripercuotersi in tempi brevi sulle valutazioni delle azioni bancarie. Abbiamo condotto un esercizio di engagement con più di 50 banche a livello globale, ponendo domande sulla strategia climatica e sulla gestione del rischio climatico e facendo seguito con una serie di incontri. Abbiamo riscontrato così l’emergere di alcune chiare tendenze. A livello generale, alcune banche britanniche, olandesi e svizzere si distinguono in positivo. Le banche nordiche, francesi, spagnole e giapponesi sono leggermente indietro, mentre quelle irlandesi, tedesche, italiane e cinesi sono in ritardo. Abbiamo iniziato a tenere conto dell’esposizione delle banche ai rischi climatici nella nostra ricerca. Il cambiamento climatico non incide ancora sugli utili o sui requisiti patrimoniali delle banche, ma potrebbe farlo già tra due o cinque anni. Dato che nella nostra valutazione delle aziende adottiamo un orizzonte prospettico di due anni, incorporiamo questa dimensione nella nostra ricerca obbligazionaria e assegniamo i relativi rating alle banche. Queste valutazioni cominciano a influenzare la costruzione del portafoglio. A nostro avviso, non passerà molto tempo prima che gli investitori inizino a operare una distinzione tra leader e ritardatari. Ciò creerà un’opportunità per gli investitori attivi, premiando al contempo le banche che hanno agito tempestivamente per affrontare il cambiamento climatico con un costo competitivo del capitale. (abstract) http://www.columbiathreadneedle.it

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Abi, con circolare alla banche più chiarezza per accedere a misura”

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 Maggio 2021

“Sono molto soddisfatta perché Abi ha finalmente chiarito una questione che le avevo sottoposto più volte: la relazione di regolarità urbanistica fra il singolo appartamento e l’intero condominio con una circolare che chiarisce finalmente la questione. Abi ha infatti ha stabilito che sarà sufficiente la certificazione della regolarità urbanistica delle parti comuni per portare avanti la cessione del credito: quindi non si guarderà più alle singole unità immobiliari dei condomini.” E’ quanto dichiarato da Martina Nardi, presidente della commissione Attività produttive alla Camera. “Si tratta – spiega Nardi -di un grande passo in avanti di chiarificazione che consentirà a tante famiglie di poter accedere al superbonus 110% per sistemare lì proprio appartamento. Questo concretamente significa che le difformità che possono essere presenti in un singolo appartamento non possono arrivare a penalizzare il bonus nella sua interezza. Un principio già chiaro nella legge e nelle norme attuative ma che tuttavia alcuni sportelli bancari non accettavano perché richiedevano asseverazioni di regolarità di tutti gli immobili e quindi costringeva a fare più controlli di quelli che invece prevede la legge. In pratica si trattava di un freno indiretto all’utilizzo della misura.” “Da oggi quindi è chiaro per tutte le banche – conclude Nardi – che per accedere al credito d’imposta derivante da superbonus è sufficiente che la documentazione rilasciata dal tecnico abilitato certifichi unicamente la regolarità urbanistica delle parti comuni del condominio e non anche quella delle singole unità immobiliari. Quindi quando si andrà in banca non sarà necessario chiedere altri documenti se non questo semplice documento di asseverazione di correttezza urbanistica del condominio intero.”

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Banche: da “paria” a specie protetta

Posted by fidest press agency su sabato, 15 Maggio 2021

A cura di Paul Smillie, Analista del credito senior, Rosalie Pinkney, Analista del credito senior e Dori Aleksandrowicz, Analista del credito senior, di Columbia Threadneedle Investments. La crisi finanziaria globale (CFG) potrebbe essere considerata una sorta di prova generale della pandemia di Covid-19. Le cause sono state completamente diverse, ma le somiglianze tra le due crisi sono innegabili: la prima è stata una crisi finanziaria con ripercussioni sull’economia reale, la seconda una crisi dell’economia reale con ripercussioni sui mercati finanziari.Del resto, alcune delle politiche adottate con successo durante la crisi finanziaria (in particolare, i massicci programmi di quantative easing) sono state prontamente rimesse in campo dalle banche centrali di tutto il mondo quando i lockdown indotti dalla pandemia hanno fatto vacillare le economie.Questa seconda volta, sono stati appresi insegnamenti preziosi. In particolare, durante la pandemia di Covid-19 la risposta fiscale è stata rapida e senza precedenti. I governi hanno introdotto massicci programmi per il mantenimento dei posti di lavoro nonché agevolazioni fiscali per le piccole e medie imprese (PMI). Le garanzie sui prestiti attraverso iniziative quali il Paycheck Protection Program negli Stati Uniti hanno assicurato il mantenimento del flusso del credito verso il settore societario in un momento in cui molte aziende ne avevano estremo bisogno. In effetti, diversamente dalla crisi finanziaria globale, durante la pandemia le aziende hanno beneficiato di un buon accesso alla liquidità in quanto le banche hanno iniettato credito nell’economia generale: nel 2020 la crescita dei prestiti societari è aumentata di ben il 6% in Europa e del 10% negli Stati Uniti. Inoltre, in paesi come l’Italia e la Spagna, più esposti al rischio di prestiti in sofferenza, molti di questi aiuti finanziari sono confluiti verso le PMI. Ciò dovrebbe ridurre il numero di crediti deteriorati, il che dovrebbe a sua volta fornire un ulteriore sostegno alla stabilità finanziaria di molti istituti di credito europei.Deviando le perdite dai bilanci bancari verso quelli sovrani, i governi sono di fatto riusciti a scongiurare una crisi finanziaria. La conseguenza è stata un marcato incremento del debito pubblico. Dal momento che alcuni dei maggiori detentori di obbligazioni governative sono banche, il rialzo dei rendimenti obbligazionari sovrani indebolisce i bilanci degli istituti di credito. I rischi di questo circolo vizioso del debito sovrano sono in parte diminuiti grazie agli sforzi delle banche centrali tesi a mantenere bassi i costi di finanziamento tramite ampi programmi di acquisti di titoli sovrani; tuttavia, con un rapporto debito/PIL che quest’anno potrebbe arrivare fino al 160% in Italia e al 120% in Spagna, i campanelli d’allarme per il settore finanziario non mancano.Guardando i dati complessivi relativi a oltre 50 grandi banche che copriamo a livello globale, si nota che il costo del rischio ha raggiunto un massimo di circa 150 punti base durante la CFG. Ci sono quindi voluti altri cinque anni per tornare ai livelli normalizzati di circa 45 punti base. Questa volta, durante la pandemia, il costo del rischio ha raggiunto un picco di 90 punti base e ci aspettiamo che ridiscenda verso 45 punti base nell’arco di appena due anni. In breve, visti gli ampi stimoli delle banche centrali e il sostegno fiscale senza precedenti, le preoccupazioni sulla solvibilità degli istituti di credito nutrite da molti investitori a metà del 2020 sono quasi del tutto scomparse. Nel 2021 e 2022 ci aspettiamo che i coefficienti patrimoniali bancari si manterranno solidi.Con il costo del rischio in calo e i bilanci delle banche centrali in crescita, il settore bancario globale dispone di liquidità e capitale in eccesso, un’ottima notizia per gli investitori; tra l’altro, gli spread sui titoli bancari sono tornati ai livelli pre-crisi. Le speranze di reflazione e di distribuzione di parte di quel capitale agli azionisti tramite dividendi generosi nei prossimi trimestri hanno contribuito alla ripresa dei prezzi.Tuttavia, i tagli dei tassi d’interesse e l’afflusso di depositi continuano a pesare sui margini. Gli investimenti tecnologici finalizzati a migliorare le efficienze stanno aiutando. Inoltre, le banche italiane e spagnole hanno già intrapreso un ambizioso processo di consolidamento per eliminare i costi. Ci aspettiamo una prosecuzione di questa dinamica sia in Europa che, a livello di banche di piccole e medie dimensioni, negli Stati Uniti. Nel complesso, le pressioni sulla redditività sono più acute in Europa, dove continuiamo a prevedere rendimenti complessivi nettamente inferiori al costo del capitale. Negli Stati Uniti, le prospettive sulla redditività sono decisamente più rosee. Ciò si riflette sulle nostre classifiche fondamentali dei titoli investment grade globali, che vedono le banche statunitensi ai primi posti. http://www.columbiathreadneedle.it

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Banche: “Hai troppo denaro sul conto? Lo chiudiamo!”

Posted by fidest press agency su sabato, 3 aprile 2021

Ha dell’incredibile quanto sta succedendo a molti correntisti italiani che sono stati contattati dal proprio istituto di credito perché hanno accumulato troppo denaro sul proprio conto corrente.Ebbene sì, il problema non è l’insolvenza, bensì l’eccesso di liquidità sui conti, divenuto oneroso a causa dei tassi negativi. Ecco allora che gli istituti di credito, in maniera più o meno discutibile, stanno adottando misure tese a disincentivare l’accumulo di denaro sul conto.C’è chi incentiva investimenti a bassissimo rischio, c’è chi impone commissioni elevate (anche di oltre 30 Euro al mese) per chi ha sul proprio conto importi superiori a 100 mila euro e c’è chi, come Fineco, che ha comunicato ai propri correntisti la prossima chiusura dei conti con importi oltre 100 mila euro intestati a clienti che non abbiano in corso alcun tipo di investimento o finanziamento.Una vera e propria assurdità, del tutto arbitraria, di cui non si capisce la logica. Nel momento in cui un cittadino deve aprire un conto corrente la banca provvede a controllare scrupolosamente la solvibilità ed il merito creditizio, ma poi non si fa alcuno scrupolo ad applicare commissioni improponibili o a risolvere il rapporto se quel cittadino accumula troppo denaro?“Si tratta di una pratica evidentemente scorretta, che segnaleremo all’Antitrust, oltre che alle autorità di vigilanza competenti in materia finanziaria quali Banca d’Italia e Consob.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori. – “All’Antitrust chiederemo inoltre di indagare sull’ipotesi di cartello tra le diverse banche che, seppure con modalità differenti, sembrano tutte contemporaneamente allineate su tali politiche di contrasto all’accumulo di somme sui conti correnti.” Ai cittadini coinvolti chiediamo di rivolgersi ai nostri sportelli, presenti sull’intero territorio nazionale, per verificare, caso per caso, la legittimità della richiesta pervenuta dalla banca e accertare, in caso di chiusura “forzata” del conto, che non venga pregiudicato il proprio merito creditizio e la disapplicazione di costi di chiusura a carico del correntista obbligato a tale opzione.

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