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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘banche’

Banche: sospensione del mutuo negata e interpretazione eccessivamente restrittiva delle norme

Posted by fidest press agency su martedì, 16 giugno 2020

Federconsumatori ha richiesto oggi un intervento urgente da parte dell’ABI in merito alla sospensione delle rate dei mutui per i lavoratori posti in Cgi ordinaria o in deroga.Sono molte le segnalazioni che stiamo ricevendo da parte di cittadini in difficolta, a cui le banche negano tale sospensione, limitando possibilità di accedere a tale beneficio solo per coloro i quali siano sottoposti al trattamento di cassa Integrazione per 30 giorni consecutivi.Nella grande parte delle aziende, così come previsto dalla legge, il ricorso alla CIG si accompagna allo smaltimento delle ferie arretrate, pertanto in molti casi il datore di lavoro provvede ad alternare o a interrompere la CIG per uno o più giorni, ponendo in ferie forzate i lavoratori.Questa circostanza determina una grave anomalia, che a nostro avviso va sanata al più presto: il lavoratore, infatti, in tal modo non rimanendo in CIG per trenta giorni consecutivi si vede negata la sospensione.“L’interpretazione troppo restrittiva dell’accordo sta creando problemi enormi a migliaia di famiglie che stanno pagando un costo salatissimo per questa crisi.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori. – “Ritengo che sia interesse di tutti superare questa situazione e sanare un vulnus che sta mettendo moltissime persone in difficoltà.”Per questo attendiamo dall’ABI e del Governo un intervento in tal senso, che permetta di inoltrare e accettare le domande anche in caso di CIG per 30 giorni non consecutivi. Sarebbe un importante segno in direzione della ripresa del Paese, che consentirebbe a migliaia di famiglie di affrontare con dignità e senza eccessivi sacrifici le gravi conseguenze che la pandemia ha determinato e sta determinando sul piano economico e sociale.

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Soldi pubblici e banche private

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2020

By Mario Lettieri, già sottosegretario all’Economia  e Paolo economista. Nelle poche settimane dominate dai lockdown per il Covid-19 il bilancio della Federal Reserve è passato da 4.000 a 7.000 miliardi di dollari. E’ l’effetto della disponibilità illimitata di liquidità annunciata dalla Banca centrale e dalla decisione del Congresso americano di stanziare circa 3.000 miliardi di dollari, pari al 14% del Pil, per sostenere vari settori economici.
Il debito pubblico inevitabilmente aumenta. Molti economisti, però, concordano sulla necessità che, durante la crisi, le spese pubbliche debbano rimpiazzare quelle private in netta diminuzione. Pochi altri, tra cui il Washington Post, restano, tuttavia, sempre dell’idea che l’austerità sia la soluzione migliore. Le scelte e i comportamenti economici adottati negli Usa meritano grande attenzione poiché, in fin dei conti, sono sempre, purtroppo, “copiati” dall’Europa. Infatti, la Bce ha aumentato il suo bilancio dai 4.600 miliardi di euro di fine 2019 ai 5.500 miliardi dell’inizio di giugno. Adesso ha aggiunto altri 600 miliardi di euro per acquistare la stessa tipologia di titoli che sta comprando la Fed. Fermare la spesa pubblica sarebbe un grave errore. Il vero dibattito negli Stati Uniti riguarda, però, alcuni punti cruciali. Lasciare che i nuovi fondi siano “sequestrati” dalla finanza più speculativa oppure orientarli con forza verso i settori dell’economia reale? Tappare soltanto i buchi creati dalla crisi oppure ritornare alle politiche di Franklin Delano Roosevelt e in particolare al suo New Deal fatto di grandi investimenti, infrastrutture e innovazioni? Ma, quali saranno i tempi di decisione e di realizzazione? Per il momento le prime mosse sono state della grande finanza e del sistema bancario. Essi erano in una situazione di grande crisi, di quasi bancarotta, già prima della pandemia. Come in passato la liquidità della Fed è stata finalizzata all’acquisto di titoli del debito pubblico e in particolare degli asset backed security. Anche quelli di dubbia validità e consistenza, in possesso delle stesse banche e delle altre strutture finanziarie non bancarie che fanno parte del cosiddetto shadow banking. Questi “alleggerimenti” dei bilanci delle banche dovrebbero essere controbilanciati, in misura uguale se non superiore, attraverso l’emissione di nuovi crediti verso i settori produttivi in difficoltà e verso nuovi investimenti. Come in passato, però, questo “travaso” è fatto in modo estremamente lento e limitato. La gran parte dei fondi va a coprire i loro pericolosi buchi finanziari oppure rimane semplicemente parcheggiata nelle banche. E’ la stessa cosa che stiamo sperimentando in Europa. Purtroppo anche in Italia. Si tratta di un comportamento che prescinde dalle responsabilità dirette dei governi di qualsiasi orientamento politico siano. Ha, invece, a che fare con la loro debolezza.
Negli Usa, questo processo sta già avvenendo con i private equity fund operanti in vari settori. A livello mondiale gestiscono attivi per 6.000 miliardi di dollari. Sono fondi d’investimento che acquistano azioni o partecipazioni in imprese produttive spesso al solo scopo di estrarne il massimo profitto nel breve periodo. Se poi dette imprese rischiano il fallimento, si può sempre chiedere il bail out con i soldi pubblici. Secondo il Financial Times, il semplice fatto che la Fed abbia detto di voler acquistare anche titoli in grande difficoltà, avrebbe grandemente galvanizzato il mercato degli junk bond. Anzitutto il settore della distribuzione al dettaglio. Dopo avere distribuito lauti dividendi per un decennio, le catene di negozi di abbigliamento e fashion di media e alta fascia, come la J. Crew, la texana Neiman Marcus e i grandi magazzini della Jc Penney, durante la pandemia hanno dichiarato bancarotta, appellandosi al Chapter 11. In passato i private equity li avevano enormemente indebitati attraverso operazioni di leverage buyouts, che sono complesse operazioni di acquisizione di un’impresa attraverso la sua capacità di indebitamento. La perdita di clienti e la diminuzione degli acquisti hanno ridotto il flusso di cassa e mandato velocemente in tilt il sistema. Un altro settore in grave affanno è quello degli immobili in affitto. Grandi fondi hanno acquistato un numero enorme di appartamenti negli Stati Uniti, ma anche in Europa, scommettendo sull’aumento degli affitti per la classe medio-alta. Per esempio, il più grande private equity fund, il Blackstone Group, è diventato il proprietario numero uno al mondo. Quando, però, il valore degli immobili scende, il sistema scricchiola.Lo stesso dicasi per la bolla del credito al consumo. Nel 2020 il debito delle carte di credito negli Usa ha raggiunto i mille miliardi di dollari. Il Covid-19 ha ridotto drasticamente il reddito di almeno un terzo dei lavoratori americani. Di conseguenza, anche i programmi di sostegno dei debiti accesi dai fondi, basati su un flusso continuo e crescente di introiti, crollano. Non è molto rassicurante vedere come i governi siano stati capaci di imporre il lockdown all’economia reale ma che lascino la finanza operare as usual. Ancora una volta dobbiamo sottolineare che è intollerabile tollerare che i fondi pubblici per il rilancio e la liquidità delle banche centrali siano fatti fluire nell’economia reale attraverso il sistema bancario privato. Senza condizioni e controlli puntuali, stringenti e rigorosi! Problema enorme e serio. Non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

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Perché il sistema Conte di prestiti alle imprese rischia di essere inefficiente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Da settimane l’Italia sta affrontando una profonda crisi creata dalla diffusione del Covid-19. Non si tratta solo di emergenza sanitaria, ma anche economica e, per affrontare questo aspetto, fra le misure messe in atto dal governo Conte c’è quello dei prestiti alle imprese che, però, in assenza di altre misure potrebbe non sortire gli esiti sperati. Ad affermarlo una proposta a firma di Jacopo Vavalli – docente presso la Scuola Nazionale dell’Amministrazione in materia di contratti – e Diego Palano – uno dei nomi più noti del web italiano con nel curriculum marchi come Dalani.it e Facile.it e un master al MIT di Boston.Secondo i due autori, l’obiettivo di ‘inondare’ imprese e partite IVA di denaro per una loro auspicata ripartenza potrebbe ritenersi di primo acchito tra le poche soluzioni in grado di garantire la liquidità che serve al tessuto economico produttivo italiano, ma è altrettanto vero che occorre capire quale possa essere il risultato che la stessa produce.Se le imprese e i professionisti dovessero incassare i soldi stanziati dalle Banche con la finalità di poter ripartire, ma si trovassero a far fronte al pagamento di ingenti tasse e imposte, è chiaro che si potrebbe creare un circolo vizioso anziché virtuoso.
A rendere inefficiente il sistema previsto dal governo sono principalmente due ragioni secondo Vavalli e Palano: la prima è che il total tax & contribution rate dell’Italia relativo alle imprese risulta nel 2018 pari al 59,1% del reddito di impresa, a fronte di una media globale pari al 40,5 ed europea pari al 38,9% (dati tratti dal Rapporto “Paying Taxes 2018” realizzato da Banca Mondiale e PwC). La seconda è che, una volta finito il periodo delle sospensioni fiscali dettate dall’emergenza epidemiologica in atto, le stesse imprese – nonché le partite IVA, non meno colpite dal carico fiscale – si ritroveranno a dover fronteggiare sia il pagamento delle imposte correnti sia di quelle passate. Lo Stato, insomma, concederebbe garanzie per far ottenere liquidità, che però rischierebbe di essere in buona parte sottratta ai privati per onorare debiti di natura fiscale. «Per dirla con Winston Churchill», scrivono Vavalli e Palano, «una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico. Eppure una soluzione esiste e andrebbe applicata prima che diventi troppo tardi.».Mai come in questa delicata fase storica il fatto di ridurre sensibilmente il carico fiscale a cittadini e imprese appare imprescindibile perché non ci si può sollevare in piedi dentro un secchio tirando il manico. Il punto fondamentale, sostengono nel loro documento Vavalli e Palano, è che qui non si discute di garantire soluzioni per la prosperità di un paese ma per evitarne una crisi irreversibile.Sarebbe necessario, concludono gli autori della proposta, ridurre il carico fiscale sino a dimezzarlo, a tutti i livelli. Con l’obiettivo futuro di rientrare gradualmente, se del caso, quanto meno nella media dei paesi europei. Realizzare un dimezzamento uniforme di tutte le aliquote di imposta sul reddito da lavoro, sul reddito delle società e sulle attività produttive (IRPEF, IRES e IRAP) del secondo semestre 2020, rappresenterebbe un intervento avente un impatto sicuro, immediato e notevole sulla possibilità di ripresa dell’economia reale, sulla produzione e sulla occupazione, sulla capacità di spesa degli italiani. Una tale ondata di liquidità, seppur subordinata al lavoro e alla produzione, verrebbe parzialmente reintrodotta in circolazione con effetto immediato.

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Si negano crediti perché 400 miliardi non esistono

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2020

“La Banca popolare di Bari attraverso il suo sito internet sta informando gli utenti che non può ‘accogliere ulteriori domande’ sui prestiti garantiti dallo Stato fino a 25mila euro previsti dal decreto di inizio aprile, e questo perchè ‘le richieste hanno superato il plafond messo a disposizione dalla Banca’. Davvero molto strano visto che il presidente Conte ha annunciato che con gli stanziamenti del decreto liquidità il sistema bancario sarebbe stato in grado di garantire una liquidità di 200 miliardi di euro. Senza considerare gli altri 200 miliardi per l’export garantiti da Sace. Qui allora c’è qualcuno che sta barando: la Banca popolare di Bari che annuncia di aver superato il plafond oppure il presidente del Consiglio che ha dichiarato risorse che non ci sono? Purtroppo, la verità la conosciamo e l’ha ammessa sia la Banca d’Italia e sia l’Abi in audizione nella Commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario e cioè che questi 400 miliardi annunciati dal governo per le famiglie e le imprese non ci sono. Dal miliardo stanziato dal decreto liquidità al massimo si potrà produrre un credito di 30 miliardi. Siamo di fronte all’ennesima legge truffa verso gli italiani di questo governo”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, capogruppo di FdI nella Commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario.

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Banche: Accordo ABI – Consumatori

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2020

L’ABI e le Associazioni dei consumatori (Acu, Adiconsum, Adoc, Altroconsumo, Asso-Consum, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Confconsumatori, Centro Tutela Consumatori e Utenti, Federconsumatori, La Casa del consumatore, Lega consumatori, Movimento consumatori, Movimento difesa del cittadino, Udicon, Unione nazionale dei consumatori) hanno raggiunto un accordo che amplia le misure di sostegno alle famiglie e ai lavoratori autonomi e liberi professionisti colpite dall’evento epidemiologico da Covid 19.L’accordo prevede la possibilità di sospendere fino a 12 mesi la quota capitale delle rate dei mutui garantiti da immobili e degli altri finanziamenti a rimborso rateale.Si tratta di una ulteriore, importante, iniziativa per supportare la sostenibilità finanziaria delle famiglie.“L’accordo è frutto di un proficuo e intenso lavoro di collaborazione e confronto che la nostra Associazione porta avanti da anni con l’ABI, nell’ottica di venire incontro alle esigenze delle famiglie, specialmente quelle che si trovano in condizioni di maggiore difficoltà economica. – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori. – Siamo certi che in questa difficile circostanza, le famiglie potranno trarre grande beneficio da tali sospensione, che abbiamo fortemente richiesto e sostenuto.” Ambiti di intervento dell’Accordo
– mutui garantiti da ipoteche su immobili non di lusso erogati prima del 31 gennaio 2020 a persone fisiche per ristrutturazione degli stessi immobili ipotecati, liquidità o acquisto di immobili non adibiti ad abitazione principale, che non rientrano nei benefici previsti dal Fondo Gasparrini o pur essendo connessi all’acquisto dell’abitazione principale non presentano le caratteristiche idonee all’accesso del Fondo Gasparrini;
– prestiti non garantiti da garanzia reale a rimborso rateale erogati prima del 31 gennaio 2020.
La sospensione comprende anche le eventuali rate scadute e non pagate dopo il 31 gennaio 2020 e non determina l’applicazione di alcuna commissione.La ripresa del processo di ammortamento avviene al termine del periodo di sospensione con il corrispondente allungamento del piano di ammortamento per una durata pari al periodo di sospensione.Chi sono i beneficiari
Per poter accedere alla moratoria deve essere intervenuta:
– la cessazione del rapporto di lavoro subordinato per qualsiasi tipo di contratto;
– la sospensione dal lavoro o riduzione dell’orario di lavoro per un periodo di almeno 30 giorni;
– morte o insorgenza di condizioni di non autosufficienza;
– la riduzione di un terzo del fatturato causata dall’evento epidemiologico per lavoratori autonomi e liberi professionisti.
L’elenco delle banche che adotteranno l’Accordo sarà pubblicato nel sito internet dell’ABI, insieme al modello del modulo di domanda per accedere all’iniziativa, che presto sarà disponibile anche sul sito Federconsumatori.L’iniziativa si inserisce nell’ambito della collaborazione tra ABI e Associazioni dei Consumatori e del Protocollo d’intesa “CREDIamoCI”, il tutto a supporto dell’economia del Paese e delle fasce di popolazione maggiormente a rischio di vulnerabilità.

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Banche e loro solidità. Come funziona

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

In molti, tra i clienti delle banche, cercano di capire quale sia lo stato di salute dell’istituto di cui sono clienti, e tra questi non sono pochi quelli che vorrebbero sapere di eventuali difficoltà direttamente dalla Vigilanza. Ma ciò non è possibile per motivi molto seri e che riguardano la sicurezza del settore nel suo complesso.
Il D. Lgs. 180 del 16/11/2015, che ha attuato la Direttiva UE 2014/59 del 15 maggio 2014 sul risanamento e la risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento (nota come BRRD – Bank Recovery and Resolution Directive) prevede, all’articolo 99, comma 5, che la Banca d’Italia possa ritardare la comunicazione sulla crisi di una banca se la stessa sia potenzialmente dannosa per la stabilità del sistema finanziario. Ciò in deroga all’articolo 114 del Testo Unico Bancario sulla diffusione di informazioni privilegiate.Quello che da alcuni viene visto come mancanza di trasparenza o addirittura un complotto ai danni dei risparmiatori è invece uno strumento che serve a prevenire danni peggiori per l’intero sistema, danni magari derivanti da fenomeni generalizzati di panico. Per lo stesso motivo, da sempre il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd) non rende note le valutazioni di rischio su cui si basano gli impegni a carico ciascuna banca aderente. Se così non fosse, la semplice classificazione di rischio da sola porterebbe gravi scompensi nella raccolta degli istituti, per non parlare dell’utilizzo improprio che ne verrebbe fatto per screditare reciprocamente la concorrenza.
Un esempio concreto è fornito da cosa avvenne appena dopo il fallimento Lehman Brothers, quando la Banca d’Inghilterra sostenne i gruppi HBOS e Royal Bank of Scotland con prestiti segreti pari a 62 miliardi di sterline erogati l’1 di ottobre 2008 a HBOS (25,4 miliardi) e il 7 di ottobre a RBS (36,6 miliardi) e che furono ripagati, con interessi, in meno di tre mesi. I dettagli del salvataggio, denominato Emergency Liquidity Assistance, furono resi noti solo il 24 novembre 2009. Se la Bank of England avesse a suo tempo comunicato l’esistenza dei prestiti nel bel mezzo del ciclone abbattutosi sui mercati, probabilmente il sistema bancario mondiale non sarebbe più esistito.
Il senso di tutto ciò, avvalorato dagli accadimenti succedutisi dal 2007 in avanti in ogni angolo del Pianeta, è che non bisogna considerare la banca come un porto sicuro o, peggio ancora, una specie di santuario dove nulla di negativo potrà mai accadere. Un radicale mutamento di visione assai difficile da digerire specialmente in Italia, ma soprattutto in Italia necessario oltreché urgente, stante le numerose situazioni di criticità ancora esistenti un po’ dappertutto in istituti di ogni dimensione. (Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc)

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Le banche non sono pronte per anticipare la cassa integrazione

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

A dimostrarlo sono le risposte di 4.463 Consulenti del Lavoro al sondaggio “Emergenza COVID-19 e cassa integrazione”, predisposto dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, tra l’8 e il 9 aprile, per valutare le difficoltà operative e le criticità procedurali per l’erogazione dei sostegni al reddito per i circa 5,6 milioni di dipendenti costretti a casa dalle chiusure settoriali predisposte per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Ben il 91% degli interpellati, infatti, ritiene che gli assegni verranno realisticamente liquidati solo nel mese di maggio. L’83% ha denunciato la mancata operatività degli accordi per dare il via libera alle procedure per l’anticipazione bancaria ritenendo che solo il 17% delle banche ad oggi è operativa.

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Codici: difendiamo i cittadini dall’assalto di banche e finanziarie

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

La triste conferma di una situazione drammatica e preoccupante. È il giudizio dell’associazione Codici in merito alla verifica avviata dalla deputata Carla Ruocco, Presidente della Commissione Banche, sulla reale applicazione della normativa Coronavirus in merito alla sospensione dei mutui e l’accesso al credito delle PMI.“Il quadro che emerge – afferma l’avvocato Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – rispecchia le segnalazioni che stiamo ricevendo attraverso lo Sportello online, attivato per fornire assistenza ai consumatori durante questa emergenza. Molte banche e finanziarie stanno ignorando il Decreto Cura Italia, accampando scuse di fronte alle richieste dei cittadini di sospendere il pagamento delle rate per i mutui. Già parliamo soltanto della prima casa, per di più gli istituti hanno continuato ad incassare le rate anche in assenza di liquidità sui conti correnti. Un comportamento gravissimo, che sta mettendo in seria difficoltà famiglie ed imprese. Ci sono professionisti terrorizzati dall’ipotesi di essere segnalati come cattivi pagatori presso la Centrale Rischi. Rivolgiamo un plauso all’iniziativa della Presidente Ruocco, la quale ha annunciato che segnalerà questa grave situazione al Governo auspicando l’estensione della sospensione a tutte le tipologie di mutuo fondiario a sostegno delle famiglie e delle imprese e che le rate di mutuo vengano sospese ad immediata richiesta con una semplice comunicazione, così come già previsto dall’articolo 56 del Decreto Cura Italia per le imprese. Esprimiamo il nostro apprezzamento anche per l’auspicio, espresso sempre dalla Presidente Ruocco, di un blocco di prestiti e adempimenti fiscali fino a fine anno oppure la previsione di aperture di credito a tasso zero per le PMI, garantito dallo Stato, restituibile a medio termine. Seguiremo con attenzione il lavoro della Commissione Banche – conclude l’avvocato Giacomelli – dal canto nostro continueremo a raccogliere le segnalazioni dei consumatori ed a fornire assistenza attraverso i nostri Sportelli, per tutelarli dall’assalto di banche e finanziarie senza scrupoli”.“La situazione determinata dall’emergenza COVID-19 – aggiunge l’avvocato Carmine Laurenzano, legale di Codici – sta comportando in alcune situazioni una vera e propria impossibilità sopravvenuta, totale o parziale, di fare fronte alle obbligazioni finanziarie. Stiamo predisponendo iniziative a supporto dei consumatori per la verifica e correttezza dei rapporti contrattuali, per la rinegoziazione/novazione del credito e per procedere nei confronti di società finanziarie e banche per trovare soluzioni bonarie al fine di ottenere la sospensione o lo slittamento dei ratei”.Codici ha attivato un servizio speciale di assistenza ai consumatori per problematiche legate all’emergenza Coronavirus.

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Banche: i consigli di Bain & Company per affrontare l’emergenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

Nella situazione attuale di crisi sanitaria e sociale, le Banche ricoprono un ruolo centrale nel sostenere le famiglie, le imprese e l’economia in generale a far fronte allo scenario. Infatti, il settore bancario – che contribuisce nel garantire stabilità nei sistemi di finanziamenti, pagamenti, commercio e liquidità delle filiere produttive- è un’industria essenziale per mantenere vive le economie.
“Per questo motivo”, spiega Roberto Frazzitta, Partner di Bain & Company, “le aziende di credito in pochissimi giorni dallo scoppio della pandemia hanno dovuto rivedere e rimodulare tutte le proprie operazioni e mettere in atto un piano completo per garantire la tutela delle loro persone e dei loro clienti. Oltre ad assicurare l’adozione stringente di tutte le misure per ridurre la trasmissione del virus, con l’adozione sistematica dello smart working e diverse modalità di funzionamento delle loro filiali, le Banche hanno dato una risposta molto incisiva per allentare le tensioni finanziare e soddisfare il più velocemente possibile le esigenze dei clienti in difficoltà. Alle famiglie come alle piccole e medie imprese danneggiate dallo stato di crisi, ad esempio, sono garantite estensioni nei tempi di pagamento e diversi gli altri programmi di sostegno creditizio”.Innanzitutto, gli Istituti di Credito devono pianificare un programma di azioni a sostegno della loro presenza fisica e digitale che tenga in considerazione l’erogazione di tutti i prodotti e servizi finanziari primari. E lo devono fare mettendo al primo posto la tutela delle proprie Persone e dei Clienti, accertandosi anche che i loro fornitori di beni e servizi aderiscano alle più stringenti normative. Dopo alcune settimane di adattamento, in molti casi oltre il 90% delle risorse centrali opera da casa. E nelle reti di filiali il modello di gestione per appuntamento è applicato in modo estensivo. Risultati straordinari ottenuti in pochissime settimane di gestione della crisi.In questo scenario di sospensione prolungata di quasi tutte le attività, molti clienti, siano essi privati o aziende, devono affrontare una serie di situazioni finanziarie e operative urgenti, che implicano uno “sforzo in più” da parte delle Banche. A supporto dei clienti con impatti importanti sulla liquidità, vengono temporaneamente sospesi i pagamenti sui prestiti e le commissioni sui servizi di transazione. Si rafforzano i call center per gestire il numero crescente di richieste e si punta sulla tecnologia digitale per consentire ed abilitare un numero di operazioni da remoto sempre maggiore. Data la natura del rapporto bancario, i clienti – così come i dipendenti – hanno un grande bisogno di rassicurazioni, sicurezza e tutela. Le azioni e il tono della comunicazione di una banca – anche nelle interazioni a distanza – devono dar prova di coerenza, stabilità e trasmettere fiducia assicurando un servizio continuativo anche durante l’emergenza.Le Banche devono anche pensare alla tutela e solidità del loro bilancio. Con il crollo dei consumi e l’impatto sui piccoli operatori ed un grande numero di settori e filiere industriali, le banche centrali e i governi si stanno prodigando per attenuare i rischi di propagazione della crisi sul tessuto economico e favorire la trasmissione di liquidità al sistema tramite l’azione degli istituti di Credito. Ma la redditività ed il capitale delle Banche saranno messi alla prova quando il portafoglio dei prestiti sarà colpito da un’ondata crescente di inadempienze, sia sulle esposizioni già in essere che sui nuovi finanziamenti. L’entità di questa ondata dipenderà moltissimo dalla durata della fase di lockdown.È realistico pensare in questi mesi ad un’eccezionale ondata di volumi di richiesta di credito da parte delle aziende. Questa stresserà i tradizionali processi autorizzativi e richiederà un approccio fortemente proattivo per decidere rapidamente ma bene. La ricetta è dunque agire subito predisponendo un vero e proprio modello di triage:Esaminare il portafoglio crediti e segmentarlo in porzioni omogenee per tipologie di settori, misure di eleggibilità delle garanzie statali, anche utilizzando informazioni esterne più aggiornate ed in tempo reale rispetto ai tradizionali blianciDisegnare e lanciare un set di azioni attraverso il network, monitorandone esecuzione ed efficacia. Preparare la vera e propria macchina creditizia identificando i possibili colli di bottiglia, disegnando processi decisionali precodificati e coerenti con i diversi segmenti di portafoglio identificati.

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Banche: Azzerare le commissioni sui prelievi

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

I Piani Industriali di taluni gruppi bancari hanno previsto la chiusura di numerosi sportelli sia in diversi paesi di provincia, che nelle grandi città. Ciò ha determinato che i consumatori che necessitano di prelevare – afferma Danilo Galvagni vice presidente Nazionale di Adiconsum – essendo impossibilitati dal DPCM 22 marzo 2020 allo spostarsi in comuni limitrofi, sono costretti a prelevare ai bancomat di altre banche, caricandosi delle commissioni pari a € 2/3.Per questo Adiconsum ha lanciato la proposta al sistema bancario di azzerare, almeno in questo periodo di emergenza sanitaria, le commissioni sui prelievi.” Ad oggi, solo INTESA SANPAOLO ha accolto il nostro appello – rilancia Carlo Piarulli Responsabile nazionale credito Adiconsum – ed ha messo in campo le procedure necessarie per azzerare, fino al 31 luglio 2020, le commissioni di prelievo da ATM di altre banche dei loro clienti titolari di carte di debito appartenenti alle filiali chiuse nel mese di marzo in comuni dove non sono presenti altre filiali.Intesa Sanpaolo ha inoltre deciso di prorogare fino al 31 luglio anche gli azzeramenti delle commissioni di prelievo autorizzati, sui clienti delle filiali chiuse lo scorso dicembre, oltre a verificare la possibilità tecnica di recuperare ed eventualmente stornare in automatico gli addebiti effettuati.Pur nella consapevolezza del costo minimale di tale azione, l’auspicio – conclude Galvagni – è che anche il resto del sistema dimostri analoga sensibilità in un momento di criticità come l’attuale.

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Coronavirus, gli istituti di credito e gli interessi sugli interessi

Posted by fidest press agency su domenica, 15 marzo 2020

“Gli Istituti di Credito facciano la propria parte, nessuno si permetta di fare sciacallaggio sul coronavirus e di vanificare i sacrifici che lo Stato sta mettendo in campo per tentare di ristorare e sostenere le piccole aziende e l’economia reale della nazione. È assolutamente scontato che la sospensione dei mutui debba corrispondere alla sospensione degli interessi sui mutui stessi. Da quanto ci risulta – ma ci auguriamo di aver capito male – alcuni Istituti di Credito avrebbero deciso di far correre, in pieno regime di anatocismo, gli interessi sugli interessi dei mutui, vanificando la sospensione dei mutui annunciata dal Governo anche su nostra proposta. Facciano immediatamente retromarcia. Fermatevi! Se così non fosse, siamo pronti a ricorrere alla Procura della Repubblica prim’ancora che dell’Aula del Parlamento con gli emendamenti al decreto. Pronti a far partire la denuncia verso quelle banche che non paghe delle regalìe avute in questi anni a fronte di gestioni allegre delle riserve dei risparmiatori aggirano l’ostacolo della sospensione dei mutui chiedendo ai clienti di pagare comunque gli interessi”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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L’Operazione Intesa-Ubi

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

By Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. Ben venga la fusione di Banca Intesa Sanpaolo con Ubi Banca. Finalmente una mossa di valenza strategica e internazionale, che si pone all’avanguardia anche del processo di consolidamento del sistema bancario europeo. Non può ne deve essere un accordo per mettere delle pezze di appoggio a un sistema bancario italiano in difficoltà, com’è avvenuto in passato. L’operazione ci sembra limpida.Si tratta di un’offerta pubblica di sottoscrizione (ops)che l’Ubi Banca può accettare o rifiutare. A nostro avviso è un’opportunità da non perdere, che può giovare al paese.La fusione farebbe nascere un player economico e finanziario che si porrebbe, per dimensioni, al settimo posto nell’Unione europea. Con oltre 1.100 miliardi di euro di risparmi gestiti e impieghi per 460 miliardi, conterebbe su circa 110.000 dipendenti, di cui 20.000 dell’Ubi Banca, che con i suoi 3 milioni di clienti è già il terzo istituto bancario d’importanza nazionale L’operazione prevede un’offerta con uno scambio azionario pari a 4,9 miliardi di euro. In merito riteniamo che differenti valutazioni di prezzo non dovrebbero incidere sul risultato finale dell’operazione. Il nuovo istituto passerebbe da 44 a 48 miliardi di euro di capitalizzazione, subito dietro la francese Bnp Parisbas, e aumenterebbe i propri ricavi da 18 a 21 miliardi, appena dietro la Deutsche Bank.
Banca Intesa è già il primo gruppo bancario italiano con quasi 12 milioni di clienti e circa 3.800 filiali in Italia. All’estero ha mille filiali con 7,2 milioni di clienti. Nel 2019 ha erogato 58 miliardi di crediti a medio e lungo termine, registrando un utile pari a 4,2 miliardi di euro. Le due banche non hanno particolari problemi di gestione, sia in rapporto al livello dei rischiosi derivati otc sia per quanto riguarda i crediti non esigibili, i non performing loans. Ci sembra, entrambe hanno mantenuto nel tempo un rapporto positivo con il territorio e con i settori dell’economia reale. Sono anche molto attive a livello internazionale e in rapporto con le industrie italiane esportatrici. Con la fusione, nel periodo 2021- 2023 si ipotizzano ulteriori 30 miliardi di euro di erogazioni di crediti per supportare l’economia italiana e maggiori finanziamenti per l’economia verde per ben 10 miliardi. A fronte di queste previsioni positive, a farne le spese sarebbe l’occupazione poiché dovrebbero essere assunti solo 2.500 giovani a fronte di 5.000 uscite. Questa, purtroppo, è una negatività che l’intero sistema bancario mondiale sta soffrendo. L’operazione riteniamo rientri nei desiderata e nell’ottica della Banca d’Italia, che chiede un rafforzamento del sistema bancario attraverso aggregazioni virtuose per superare la debolezza e, a volte, la provincialità del nostro sistema. Ci sembra rispondi anche alle considerazioni del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) circa l’esposizione dell’Italia rispetto a eventuali ingerenze e a interessi esterni. Si ricordi che presso il Comitato sono in preparazione audizioni dedicate ai settori economici d’interesse nazionale, in particolare quelli bancari, finanziari e assicurativi che stanno vivendo un’intensa trasformazione tecnologica e innovativa. Da ultimo la valutazione del Copasir ha riguardato l’impatto del 5G in Italia, che ha determinato l’invito al governo di escludere le aziende cinesi dalla banda ultralarga.L’indipendenza economica e finanziaria italiana assumono un’importanza cruciale. A questo proposito si consideri il peso del debito pubblico e che circa 400 miliardi di euro di obbligazioni pubbliche siano detenute dalle banche italiane. E’ nota la debolezza del nostro sistema bancario nel mondo finanziario globalizzato in cui sono emerse delle mega banche capaci di dettare le condizioni di mercato a tutti e di “fagocitare gli attori economici più piccoli e deboli”, quando vogliono. Negli anni passati, infatti, molte banche italiane sono state “attenzionate” da interessi esterni, anche di altri paesi europei, che non hanno sempre giovato al nostro paese. E’ triste notare che, purtroppo, l’Europa non è ancora in grado di operare come un’entità unica e sovrana. La libertà di azione da parte degli attori economici europei è fondamentale e sacrosanta. Non possono, però, essere tollerati gli abusi che mirino a favorire interessi di qualcuno a discapito di quelli collettivi dell’Unione europea. Anche l’applicazione della regola europea nei processi di aggregazioni economiche che disciplina il golden power (i poteri speciali per salvaguardare gli assetti proprietari delle società operanti in settori reputati strategici e di interesse nazionale) è stata a volte irresponsabilmente violata da certe aziende europee. Non sfugge la delicatezza del problema. Si ricordi, per esempio, che gli Usa hanno sollevato una questione di sicurezza nazionale riguardo ai Treasury bond posseduti dalla Cina.

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Bond Astaldi: il conflitto di interessi esclude Salini Impregilo e le banche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 febbraio 2020

Sulla questione è intervenuta una recente sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione (SS.UU n° 17186 del 28-06-2018) ove i Giudici hanno statuito che “il creditore che versi in tale situazione rispetto alla massa dei creditori deve essere escluso dalle operazioni di voto e dal calcolo delle relative maggioranze”.
La motivazione che ha condotto la Corte ad affermare tale principio è che il concordato non è altro che un contratto (accordo) fra il debitore ed i creditori – sotto la supervisione dell’Organo giudiziario- finalizzato ad evitare la dichiarazione di fallimento e diretto a bilanciare gli interessi del debitore (e del suo eventuale assuntore) con quello dei creditori, i quali devono esprimere parere favorevole alla procedura concordataria; tanto che la proposta viene approvata solo se riceve il voto di assenso dei “creditori che rappresentino la maggioranza dei crediti ammessi al voto“.Come tutti gli accordi ed i contratti anche il concordato presuppone come indefettibile l’esistenza di diversità (alterità) fra chi formula la proposta di concordato (debitore ed eventuale assuntore da una parte) ed i creditori che tale proposta sono chiamati ad approvare. E’ evidente, ad avviso dei Giudici, che uno stesso soggetto non possa cumulare in sé il ruolo di entrambe le parti (proponente e creditore): il debitore proponente è interessato a concludere l’accordo con il minor esborso possibile ed i creditori concorsuali, all’opposto, sono interessati a massimizzare la soddisfazione dei loro crediti. “Il proponente il concordato” si legge nella sentenza “pertanto non ha diritto di voto poiché necessariamente deve esserci alterità fra proponente e votante”.
Tale conclusione è altresì corroborata alla necessità di dover contemperare il principio maggioritario, che governa la votazione nel concordato, con un’adeguata tutela del principio di autonomia privata, che presiede e protegge la minoranza dissenziente.“Sussiste conflitto di interesse fra i creditori nei concordati tutte le volte in cui in occasione del voto un creditore si trovi ad essere portatore di due diversi interessi: quello tendenzialmente comune a tutti i creditori e diretto alla migliore regolazione del dissesto, l’altro personale e non condiviso con gli altri creditori, incompatibile col primo”.Nel concordato, come in tutte le decisioni collegiali, vige il principio maggioritario, che, di fatto, consente di pregiudicare l’interesse dei creditori dissenzienti in funzione di una valutazione di convenienza economica espressa dalla maggioranza. Ma la maggioranza può imporre un sacrificio alla minoranza dissenziente solo se una tale decisione sia giustificata dalla necessità di realizzare “l’interesse comune a tutti i partecipanti”.
Proprio tale finalità viene messa in crisi tutte le volte in cui il voto della maggioranza risulti inquinato dalla presenza di soggetti che sono portatori di interessi in conflitto.
L’esistenza, infatti, di un interesse proprio soltanto di alcuni partecipanti alla votazione viene a spezzare la “comunione di interessi”, poiché la decisione collettiva viene in questo modo piegata al raggiungimento non già dell’interesse comune, quanto di un interesse particolare, esclusivo ed egoistico del singolo partecipante, non condiviso e non comune con gli altri.Il voto del creditore concordatario che sia portatore di un interesse particolare deve di conseguenza essere “sterilizzato” e dunque il conflitto “neutralizzato”.In forza di tale assunto la Corte sancisce in maniera perentoria che l’esclusione tout court dal voto del creditore che sia portatore di un interesse confliggente con quello della massa costituisca l’unica soluzione idonea a garantire la salvaguardia dell’interesse collettivo dei creditori, atteso che i diritti di costoro subiscono una compressione per effetto del principio maggioritario che impone- per la sua legittimazione- di immunizzare tutte quelle situazioni di abuso e conflitto.L’ovvia conseguenza nel concordato Astaldi è quella di dover necessariamente escludere dal calcolo delle maggioranze questa rilevante massa creditoria, pari ad oltre 600 milioni di euro, con il conseguente risultato di non raggiungere le maggioranze richieste dalla legge per l’approvazione del concordato.Cosa succederà adesso? Niente, secondo noi. Il concordato Astaldi è stato ‘concordato’ in ogni minimo dettaglio, e nemmeno tale palese violazione della par condicio tra i creditori fermerà i soggetti che l’hanno studiata e confezionata. Il 26 marzo voteranno tutti, e voteranno a favore del piano. La votazione sarà di sicuro impugnata per questo ulteriore motivo, assieme agli altri già noti e descritti. (Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc)

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Governo. La commissione di inchiesta sulle banche serve?

Posted by fidest press agency su domenica, 22 dicembre 2019

La commissione di inchiesta sulle banche serve? No. Trasformare la commissione di inchiesta sulle banche in tribunale del popolo? E’ la tendenza che c’è, in particolare, nel M5S. Ricordiamo le frasi di Luigi Di Maio, per il quale ogni politico indagato è colpevole a prescindere, salvo poi ricredersi per gli indagati del proprio partito, o le frasi “senza pietà” applicata a diverse situazioni, ultima delle quali riguarda chi ha gestito la Banca Popolare di Bari.
La commissione di inchiesta sulle banche c’è già stata nella precedente legislatura e non ci pare abbia prodotto alcunché. Proporne una altra ha il solo scopo di offrire una passerella mediatica al M5S che, appunto, ne rivendica la presidenza. Ci sono già i tribunali e non ne servono altri.Per chi avesse qualche perplessità sulle nostre posizioni, vogliamo ricordare che, a febbraio scorso, siamo stati querelati dalla Banca Popolare di Bari proprio per le nostre critiche alla gestione.

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Banche: Qualche buona notizia

Posted by fidest press agency su sabato, 14 dicembre 2019

L’agenzia di valutazione, Moody’s, ha cambiato l’outlook sulle banche italiane da negativo a stabile. L’outlook è la previsione sull’andamento della qualità dei titoli obbligazionari nel medio-lungo termine. Vale a dire che le banche italiane sono più affidabili, perché hanno fatto pulizia nei bilanci di una parte consistente dei crediti deteriorati, cioè quelli (mutui, finanziamenti, prestiti) che i debitori non riescono più a ripagare regolarmente o del tutto. Insomma, va meglio. E’ una buona notizia. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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I problemi macroeconomici e strutturali penalizzano le banche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 novembre 2019

A cura di Francis Ellison, Gestore di portafoglio clienti di Columbia Threadneedle Investments. È lecito affermare che il settore bancario sia stato il flagello del mercato azionario europeo. Se a fine 2007 rappresentava il 17,6% del mercato (come misurato dall’MSCI Europe Index), ad agosto 2019 tale percentuale era scesa all’8,5% a causa di performance deludenti rispetto al resto del mercato (e praticamente a qualsiasi altro settore). Ciò nonostante, le banche rappresentavano ancora una parte significativa dell’indice, ed è proprio questo fattore strutturale che spiega in gran parte perché le azioni europee sembrano costantemente sottoperformare il mercato statunitense. Mentre l’Europa è stata tradizionalmente dominata dalle banche, gli Stati Uniti sono stati trainati dai colossi tecnologici della California. Ciò è dovuto a ragioni in parte macroeconomiche e in parte strutturali. In termini macroeconomici, una politica monetaria persistentemente accomodante ha avuto ricadute negative sul settore. I margini d’interesse netti delle banche risultano raramente entusiasmanti in contesti di tassi d’interesse contenuti, e ancora meno quando i tassi sono negativi. I tassi d’interesse negativi rappresentano addirittura un rischio esistenziale per determinate parti del settore bancario: perché affidare i propri risparmi a una banca quando quest’ultima vi fa pagare per tale privilegio? Mettete i soldi sotto il materasso e risparmierete questi costi. Ma vi sono altre minacce esistenziali che pesano sul settore bancario tradizionale. Negli ultimi due decenni le banche hanno investito miliardi nella tecnologia. Sono finiti i tempi in cui i bonifici personali venivano effettuati tramite un sistema di assegni via posta e richiedevano quasi una settimana prima di poter essere incassati. Oggi la maggior parte dei consumatori utilizza servizi online tramite app per dispositivi mobili e i bonifici istantanei costituiscono la norma. Tuttavia, questo investimento nella tecnologia rende le enormi reti di filiali e i costi del personale annessi sempre più discutibili. Se effettuo tutte le mie operazioni bancarie online, perché dovrei sovvenzionare implicitamente la rete di filiali di cui si serviva la generazione dei miei genitori? E se non nutro alcun interesse verso tale rete e il suo marchio storico, perché non passare a un provider dinamico che opera esclusivamente online e che è in grado di soddisfare le mie esigenze imprevedibili e in continua evoluzione? Le banche tradizionali possono offrire molto di tutto ciò, ma molte di esse si ritrovano con basi di costi ereditate dal passato, che forniscono servizi onerosi e raramente utilizzati. Tale analisi potrebbe essere difficile da digerire per alcuni, ma c’è dell’altro. La verità è che ci sono troppe banche in Europa, e l’euro non ha fatto altro che esacerbare le pressioni competitive, oltreché imporre tassi d’interesse bassi in tutto il continente. Il cliente di una banca a Parigi o a Francoforte non si sente più tenuto da ragioni culturali, normative o valutarie a scegliere un operatore locale. L’euro ha abbattuto i confini nazionali e ha creato un mercato unico. Le banche francesi non sono più esclusivamente in concorrenza l’una con l’altra, ma devono fare i conti anche con istituti tedeschi, italiani e spagnoli che cercano di accaparrarsi la loro clientela. L’aumento della concorrenza è accompagnato da un aumento della regolamentazione, ed errori in aree quali il riciclaggio di denaro e la violazione di sanzioni hanno esposto le banche a indagini, ammende e persino pene detentive per i dipendenti più sfortunati. La cattiva stampa pesa sugli azionisti che sono sempre più consapevoli delle loro responsabilità in fatto di governance. Si delinea pertanto un quadro cupo, e non c’è da stupirsi se il settore ha registrato performance così deludenti nell’ultimo decennio, peggiori anche rispetto alla controparte statunitense. Oltreoceano, i severi provvedimenti intrapresi per affrontare i problemi sorti in seguito al crollo di Lehman Brothers e alla crisi finanziaria globale hanno infatti dato i loro frutti. Gli Stati Uniti contano un minor numero di banche più efficienti con migliori livelli di capitale e portafogli prestiti più sani. Ma in qualità di investitori ci viene sempre chiesto di considerare il futuro, non il passato. Cosa riserva il futuro alle banche? Sulla base del rapporto price/tangible book value (prezzo/valore contabile tangibile), le valutazioni stanno precipitando ai livelli del 2009 e del 2012, e in alcuni casi quotano a metà di tali valori o ancora più in basso. Uno sconto è indubbiamente appropriato per le società caratterizzate da una redditività del capitale proprio ampiamente inferiore al costo del capitale, ma la situazione ci è forse sfuggita di mano? Concentriamoci su cosa potrebbe cambiare. In primo luogo, un consolidamento (ossia una riduzione del numero di banche) è indispensabile e fornirebbe un importante sostegno alle quotazioni azionarie del settore. L’Irlanda ha conosciuto questa situazione molto presto: la crisi finanziaria aveva colpito così duramente le banche del paese e il suo impatto sull’economia nel suo complesso era stato così doloroso che sono state prese misure drastiche. Le banche locali sono state nazionalizzate (integralmente o in parte) e i concorrenti esteri si sono ritirati. Ci si è liberati dei crediti inesigibili attraverso svalutazioni e l’isolamento in una “bad bank”. I prezzi degli attivi hanno registrato una correzione e il debito è diminuito. L’Irlanda è quindi un esempio di un modello di successo, ma rappresenta solo una piccola parte dell’Europa, soprattutto in termini di mercati azionari, ed attualmente è minacciata dal rischio Brexit. Anche la Spagna è intervenuta, anche se più tardi e in modo meno aggressivo: il settore delle casse di risparmio è stato consolidato tramite fusioni e ricapitalizzazioni. La Spagna conta ora un numero minore di banche attive, anche se i grandi istituti operano a livello globale e hanno una marcata esposizione all’America Latina, che non necessariamente potrebbe piacere a tutti. In Germania sono necessari ulteriori interventi (il che risulterà difficile data la predominanza di società mutue e non quotate) come del resto anche altrove, e il consolidamento transfrontaliero, seppur impegnativo sul piano politico, contribuirebbe a ridurre la sovraccapacità e le carenze di capitali. Qualsiasi segnale in questo senso sarebbe ben accolto dal mercato. Ma se il problema è in parte macroeconomico, ci saranno soluzioni anche su questo piano? Qualsiasi incremento dei tassi d’interesse, dell’inflazione e della crescita migliorerebbe la redditività, anche se l’esposizione del bilancio di alcuni istituti alle obbligazioni comporta un certo rischio di erosione del capitale in un contesto di tassi in aumento. Dati i livelli depressi di redditività, non è necessario che tale rialzo sia elevato. È possibile che siamo semplicemente arrivati a un punto di minimo e che questo settore, così poco apprezzato e così trascurato dagli investitori professionali, debba ancora avere il suo momento di gloria. Ma gli eventuali acquirenti potrebbero anche essere motivati da questioni tattiche piuttosto che strategiche, in quanto non ci sono segnali di cambiamenti sufficienti per identificare i modelli di business veramente solidi e sostenibili caratterizzati da una crescita o da un pricing power reale e duraturo; per questo sono necessari ulteriori interventi.

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Banche in crisi e salvataggi in Ue

Posted by fidest press agency su domenica, 17 novembre 2019

“Ormai è più evidente che le regole europee sugli aiuti di Stato per salvare le banche in crisi in Germania si interpretano, mentre in Italia si applicano. Come riporta oggi ‘Il Sole 24 Ore’, Bruxelles sarebbe pronta ad autorizzare il salvataggio di Stato della NordLB, settima banca tedesca, giunta al collasso da oltre venti miliardi di sofferenze. Fratelli d’Italia non è la prima volta che denuncia questa discriminazione e proprio in occasione dell’audizione della commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, in Commissione Finanze al Senato nel maggio scorso contestammo la decisione di Bruxelles che impedì il salvataggio di Tercas attraverso il Fondo Interbancario, privato, rispetto ad un atteggiamento più favorevole verso la Germania e le banche tedesche. Allora registrammo la secca smentita della commissaria, ma oggi siamo costretti a prendere atto di una realtà diversa, visto che alla Germania sarebbe consentito l’utilizzo di risorse, pubbliche, dei Land tedeschi per salvare la banca NordLB. Non appena sarà varata la nuova Commissione europea rivolgeremo formale protesta, affinchè le regole siano fatte rispettare per tutti in Europa. Intanto, siamo costretti ad assistere allo stallo della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, di cui non si hanno notizie anche se tutti i gruppi hanno comunicato i rispettivi componenti. Un silenzio pesante che è calato soprattutto da quando Matteo Renzi è entrato nella maggioranza di governo. Si tratta soltanto di una coincidenza?”. Lo dichiarano il capogruppo di Fratelli d’Italia in Senato, Luca Ciriani, e il senatore di FdI, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro.

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Chiedere soldi per custodire i soldi

Posted by fidest press agency su domenica, 13 ottobre 2019

Possiamo così sintetizzare la decisione di Unicredit di applicare tassi negativi ai conti correnti superiori a 100 mila euro, a partire dal 2020. Già ora gli interessi bancari per i conti correnti sono praticamente azzerati, tra bolli e costi di tenuta conto, ma la propensione degli italiani a tenersi liquidi è notevole.I tassi negativi sono una novità nel nostro Paese mentre sono già applicati in Svizzera e in Olanda.Come è noto i depositi fino a 100 mila euro sono assicurati dal Fondo italiano di tutela dei depositi, non sappiamo, quindi, quanti risparmiatori hanno un conto superiore a 100 mila euro, se così fosse, per evitare i tassi negativi basterebbe trasferire, in tutto o in parte, propri soldi in altre banche o alle Poste italiane.Come scritto, i conti correnti non sono la scelta migliore per chi vuole far fruttare i propri risparmi ma, per chi vuole informarsi, è a disposizione il settore https://investire.aduc.it/, del nostro portale. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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‘Cattivi pagatori’, le nuove regole per le banche dati rischi

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Il Garante della privacy ha recentemente approvato con un provvedimento il nuovo “Codice di Condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti”, ovvero le nuove regole gestionali degli archivi dei cosiddetti “cattivi pagatori”.Si tratta, come noto, di archivi che raccolgono i dati di chi paga in ritardo, o non paga affatto, le rate di prestiti, finanziamenti, contratti di credito al consumo, mutui, etc., a disposizione delle stesse banche/finanziarie segnalati per valutare l’affidabilità di potenziali nuovi clienti.
Il Codice non solo regolamenta le modalità di gestione dei dati ma sancisce anche i diritti degli iscritti in ambito privacy.La motivazione principale della riforma del Codice è stata proprio l’adeguamento alla nuova normativa europea sulla privacy adottata nel 2018 col Regolamento UE 2016/679 (GDPR).Le novità, in breve, sono:
– nuova informativa sul trattamento dei dati personali e diritti rafforzati;
– possibilità per il debitore segnalato di chiedere l’annotazione nell’archivio dell’invio di contestazioni al venditore di beni o servizi relativamente ad inadempimenti che riguardino il contratto sottostante il credito (per esempio la mancata consegna di un bene acquistato col finanziamento).
– ampliamento delle categorie di soggetti che possono segnalare, tra cui i gestori di piattaforme digitali dedicate ai prestiti tra privati (peer to peer lending);
– ampliamento delle modalità dell’invio del preavviso di iscrizione, con inclusione della chiamata telefonica o della messaggistica istantanea (sms), previo accordo col cliente/debitore;
– modifica di alcuni termini di conservazione dei dati, tra cui quelli che riguardano le informazioni positive che ora rimangono 5 anni anziché 2;
– istituzione di un organismo indipendente di vigilanza.
Per quanto riguarda l’entrata in vigore il Garante precisa che pur se la piena efficacia ci sarà solo quando sarà accreditato il nuovo organismo di monitoraggio, le nuove regole sono già applicate dai sottoscrittori/proponenti il Codice che si sono impegnati in tal senso (Ctc, Aisrec che comprende CRIF ed Expedian, Assilea). (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Banche: pubblicato decreto indennizzi

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 agosto 2019

Il Mef comunica di aver attivato il portale per la presentazione delle istanze da parte dei risparmiatori. Pubblicato il decreto indennizzi.”Ottima notizia. Si chiude un lungo percorso condiviso” afferma l’avv. Corrado Canafoglia, che rappresenta l’Unione Nazionale Consumatori nella cabina di regia del Mef. “Ora potremo finalmente presentare le istanze. Siamo già pronti anche con la prova delle violazioni massive. Confidiamo, quindi, nell’accoglimento delle domande” conclude Canafoglia.

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