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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 9

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Shanghai G20: allarme crisi sistemica

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2016

shanghai-chinaIl summit dei ministri delle finanze e dei banchieri centrali del G20, recentemente tenutosi a Shanghai, ha dato un messaggio preoccupante sul futuro dell’economia e della finanza globale. Ha riconosciuto apertamente che le politiche ‘lanciate’ dopo la grande crisi non stanno producendo i risultati positivi desiderati. “La politica monetaria da sola non riesce a promuovere una crescita bilanciata”, è scritto nella dichiarazione finale, per cui il G20 dovrebbe promuovere un programma coordinato di stimoli attraverso “l’uso flessibile della politica fiscale per rafforzare la crescita, l’occupazione e la fiducia”.
Sono solo enunciazioni di buona volontà. Mancano azioni concordate e progetti reali di rilancio dell’economia. Nel contempo vi è una lunga lista di preoccupate dichiarazioni come “eccesso di volatilità, movimenti disordinati sui mercati dei cambi, pesante caduta nei prezzi delle commodity, accresciute tensioni geopolitiche, rischi di revisione al ribasso delle aspettative economiche globali”.
Il dato è che l’altalena dei mercati, purtroppo, continua mentre i governi e le economie procedono in ordine sparso, ognuno per proprio conto e anche in aperta competizione sia sul fronte monetario che finanziario.
Perciò è assai interessante il fatto che negli ultimi giorni alcuni dei maggiori attori economici, attivi durante la crisi del 2007-8, abbiano espresso pubblicamente i loro dubbi sulle attuali strategie economiche e finanziarie.
Mervyn King, governatore della Bank of England nel periodo 2003-2013, ha recentemente affermato che “le maggiori banche dei più grandi centri finanziari del mondo avanzato hanno fallito, provocando un crollo generalizzato della fiducia e la più grave recessione dopo quella degli anni trenta. Come è successo? E’ stato il fallimento degli uomini, delle istituzioni o delle idee? Se non si comprendono le cause sottostanti alla crisi non capiremo mai quello che è successo e saremo incapaci di prevenire una sua ripetizione e di sostenere una vera ripresa delle nostre economie”.
Persino Alan Greenspan, che per vent’anni ha governato la Federal Reserve fino alla vigilia della crisi, ha ammesso che la riforma finanziaria americana, conosciuta come la legge Dodd-Frank, ha fallito. “Avrebbe dovuto affrontare i problemi che avevano portato alla crisi del 2008, ma non lo sta facendo. Le banche ‘too big to fail’ erano la questione cruciale allora e lo sono anche adesso. Gli investimenti nei settori reali sono molto al di sotto della media perché l’incertezza sul futuro continua a dominare.” Purtroppo è così.
Infatti molti indicatori dimostrano che la finanza sta pericolosamente operando con il vecchio schema del ‘business as usual’. Ad esempio, un recente studio del Credit Suisse prova che il mercato globale del ‘leveraged finance’, dopo la contrazione registratasi a seguito della crisi, è ritornato ai suoi massimi livelli. Il ‘leveraged finance’ comporta l’accensione di prestiti sulla base di un capitale minimo dato in garanzia (la famosa leva del debito) per acquistare titoli, soprattutto prodotti finanziari ad alto rischio come i derivati. In pratica si scommette prevedendo un guadagno superiore ai costi del capitale preso a prestito. Sono tutte operazioni fatte dalle grandi banche!
Nel periodo 2011-14 questo mercato a livello mondiale è cresciuto del 42%. L’esposizione delle banche europee è anch’essa aumentata, anche se in dimensioni minori, del 16%. Nel 2014 le banche europee hanno incassato ben 5 miliardi di dollari con tali operazioni speculative. E’ riconosciuto da tutti, a cominciare dalle banche centrali e dalle altre agenzie di controllo, che, nonostante siano consapevoli dell’enorme rischiosità dei citati giochi finanziari, continuano ad astenersi dall’intervenire. Sono anche il frutto amaro della politica del tasso di interesse zero che oggettivamente spinge sui facili sentieri della speculazione.
Ancora una volta quindi il G20 ha concluso i propri lavori predicando rigore ma con un negativo e clamoroso nulla di fatto che consente il solito ‘laissez-faire’. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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I banchieri protestano perché vogliono il ‘diritto’ d’ingannare i clienti!

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2012

E’ passato al senato il maxiemendamento del Governo che, fra le moltissime cose, potrebbe –se fosse confermato alla Camera– porre una pietra tombale sull’annoso problema delle commissioni di massimo scoperto (che recentemente hanno cambiato nome, peggiorando nella sostanza). I banchieri l’hanno presa così male che hanno annunciato le dimissioni in massa di tutto il vertice della loro associazione di categoria.
I cittadini che hanno i conti in rosso sanno cosa sono queste commissioni di massimo scoperto (comunque denominate): non sono altro che un modo per far pagare più interessi senza chiamarli interessi. Sono semplicemente una presa in giro, un modo di ingannare i clienti, che esiste solo in Italia. E’ giustissimo, ovviamente, che le banche siano remunerate per il loro lavoro di prestare soldi (magari lo facessero veramente, questo lavoro!) ma è altrettanto giusto che dicano chiaramente quale sia questa remunerazione e lo dicano con un unico numero: il tasso d’interesse!
Tutto quello che il Governo ha imposto, con questa norma, è la trasparenza.
Se questa norma passerà anche il vaglio della Camera (purtroppo, conoscendo la lobby dei banchieri da troppi anni, dubitiamo…) le banche dovranno dire semplicemente qual’è il tasso che remunera gli affidamenti entro il fido e quale il tasso che remunera gli affidamenti fuori dal fido. Tutto qui, semplice e trasparente.
La trasparenza, però, è inconcepibile agli occhi di questi banchieri. Se i clienti iniziano a capire e poter fare semplicemente le loro valutazioni, buona parte del loro business che si regge sull’ignoranza dei clienti viene meno.I banchieri, in sostanza, protestano per il loro “diritto” d’ingannare i clienti! (Alessandro Pedone – Responsabile Aduc per la Tutela del Risparmio)

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Chi colpire? i pensionati sopravissuti all’Euro!!

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2012

English: Palazzo Madama in Rome, seat of the I...

Image via Wikipedia

Con nuovi tagli alle pensioni, prelievi sulla casa, aumenti e rincari di tutto quanto necessario per vivere, facendo finta di non sapere che gli anziani, i nonni, i pensionati sono quelli che regalano la propria liquidazione a figli e nipoti, proteggono con il proprio reddito i giovani dalla disoccupazione e dalla situazione di precarietà, entriamo nel 2012 con una evidente recessione, e come non bastasse salgono le bollette di luce (+4,9%), gas (+2,7%), generi alimentari (+3,4%), benzina (nessun limite), addizionali irpef regionali e comunali con recuperi dei periodi precedenti fino al 9%, trasporti pubblici (+50%), autostrade (dallo 0,11 al 14,17%), canone Rai (vergognoso), rendite catastali, ici, imu, imposte dirette iva (+ 1 o 2 punti) su generi di prima necessità e con l’incredibile e ridicolo obbligo per i pensionati, che superano di poco i 1.000 euro lordi mensili, di dotarsi di un conto corrente postale o bancario, oppure di un libretto postale o di carta ricaricabile entro il mese di febbraio, pena non poter riscuotere la pensione di marzo.La manovra contro i più deboli ma i più numerosi, a detta del Governo dei Professori è ATTO DOVUTO per rassicurare FRANCIA e GERMANIA.
MA LA CASTA ?? Politici, manager pubblici e privati, banchieri, magistrati, giornalisti, monopolisti, lobbisti vari, alti dirigenti di enti pubblici, Camera, Senato, Presidenza della Repubblica STATE TRANQUILLI. Tutto rinviato a data da destinarsi. Nessuna riforma del fisco a misura di famiglia, per proteggere la stessa dal rischio di povertà troppo spesso legato alla presenza di figli, è stata annunciata neppure dal Presidente Napolitano che, nel discorso di fine anno, ha rivolto l’invito ad essere OTTIMISTI !!!(fonte: Forum dei Pensionati C/O S.A.Pens. – Or.S.A. Via di Porta S. Lorenzo 8/15 Roma)

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Banca mondiale e combustibili fossili

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2011

In concomitanza con gli Incontri di Primavera di Banca mondiale e Fondo monetario, la CRBM e altre sei Ong internazionali lanciano il loro ultimo rapporto sugli investimenti della World Bank nell’ambito dei progetti per l’estrazione dei combustibili fossili. La ricerca, intitolata “World Bank, Climate Change and Energy Financing: Something Old. Something New?”, evidenzia come i banchieri di Washington continuino a sostenere il comparto estrattivo, infischiandosene dei loro stessi standard ambientali e accrescendo la povertà e l’inquinamento nei Paesi dove finanziano la realizzazione di queste opere. Prendendo in esame sette casi studio – la CRBM ha analizzato un progetto in Nigeria – si dimostra infatti come i prestiti diretti e indiretti per carbone, gas e petrolio e per le grandi opere infrastrutturali non siano di giovamento per le popolazioni locali, avendo invece impatti molto negativi sui cambiamenti climatici. Un tema, quello del surriscaldamento globale, sul quale la Banca continua ad affermare con molta enfasi di svolgere un ruolo di fondamentale importanza, soprattutto nel Sud del Pianeta. L’istituzione guidata dal presidente Robert Zoellick, che attualmente sta riorganizzando la sua strategia energetica per il periodo 2011-14, punta infatti ad avere la leadership sulla gestione delle ingenti risorse messe a disposizione a livello internazionale per il Green Climate Fund delle Nazioni Unite, che fornirà fondi per le compensazioni e le misure di adattamento legate ai cambiamenti climatici. “La revisione in corso della politica energetica della Banca è la cartina di tornasole di se e quanto questa controversa istituzione globale possa essere autenticamente riformata a vantaggio della sostenibilità e dei poveri” ha affermato Antonio Tricarico, coordinatore della CRBM. “Tra interessi dei paesi emergenti, affamati di risorse energetiche, e interessi dei paesi donatori, troppo impegnati a sponsorizzare le proprie multinazionali ed imprese finanziarie – ancora una volta la più grande istituzione di sviluppo potrebbe scegliere business as usual, ossia schierarsi contro i poveri” ha concluso Tricarico.

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Vertice del G20 a Pittsburgh

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2009

Alla riunione del G20 a Pittsburgh, il 24-25 settembre, i leader di 19 paesi industrializzati ed emergenti, compresi Cina, India e Brasile e l’UE, discuteranno i pacchetti di compensazione e i premi versati dagli enti finanziari, nonché la questione del rafforzamento del controllo e della regolamentazione dei mercati finanziari. Saranno affrontati anche la questione delle risorse e della gestione del Fondo Monetario Internazionale, la creazione di posti di lavoro, l’efficienza energetica, i negoziati di Doha sul commercio e gli aiuti ai paesi a basso reddito.  Gli stipendi e i bonus dei banchieri, il sistema di supervisione dei mercati finanziari e i limiti alle dimensioni delle banche sono gli argomenti che dovrebbero essere discussi durante le dichiarazioni della Commissione e della Presidenza dell’UE ai deputati, mercoledì prossimo a Strasburgo. Prima della sessione straordinaria del Consiglio europeo del 17 settembre, convocato per discutere la posizione dell’UE sul vertice del G20, la Commissione e la Presidenza svedese presenteranno al Parlamento le loro posizioni sulla gestione della crisi finanziaria globale.  Il Parlamento ha chiesto che i bonus dei banchieri siano collegati alle loro prestazioni a lungo termine per scoraggiare comportamenti irresponsabili, in una risoluzione approvata in aprile, dopo il vertice del G20 a Londra, e discussa dai ministri delle finanze del G20 la scorsa settimana a Londra.

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Ceccuzzi, Pd: “Governo sotto ricatto dell’Abi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2009

“Facciamo appello al presidente della Camera Gianfranco Fini affinché mantenga il suo intendimento e non accolga il maxiemendamento presentato dal governo qualora modifichi il testo approvato dalle Commissioni”. Questo il giudizio espresso dal deputato del Pd Franco Ceccuzzi. “Se in particolare dovesse essere modificato l’articolo 2, sulla valuta e la disponibilità dei pagamenti bancari, come già annunciato dal Presidente dell’Abi che sembra essere più informato del Parlamento, sarebbe un cedimento plateale alle pressioni lobbistiche dell’Abi con le quali il governo si genuflette ai banchieri e calpesta i diritti dei clienti”. “L’attuale testo dell’articolo 2 – conclude Franco Ceccuzzi – non fa altro che allineare valuta e disponibilità di bonifici, assegni circolari e assegni bancari ad 1, 1 e 3 giorni come disposto dalla direttiva 2007/64/CE che deve essere recepita entro il primo novembre di quest’anno. Se il presidente dell’Abi ritiene che in Parlamento i provvedimenti siano fatti in modo superficiale dovrebbe candidarsi e, qualora eletto, contribuire a migliorare il processo legislativo, dopo aver prima riletto la legislazione Comunitaria”.

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