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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘Bangui’

“Si è aperto un nuovo capitolo nella difficile storia della Repubblica Centrafricana”

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 marzo 2016

sant'egidio1Così Mauro Garofalo, responsabile delle Relazioni esterne della Comunità di Sant’Egidio, commenta la cerimonia di insediamento di Faustin-Archange Touadéra, conclusasi poco fa a Bangui nello stadio «20.000 Places», lo stesso che ha ospitato la messa conclusiva di papa Francesco durante la sua visita dello scorso novembre.
“All’inizio del suo mandato, auguro pieno successo a Touadéra”, ha dichiarato Garofalo, osservando che “il nuovo Presidente ha sottolineato l’importanza della concordia nazionale e del dialogo tra le varie componenti della società centrafricana”. Secondo Garofalo, “Touadéra, già primo ministro di Bozize, è stata la vera sorpresa del processo elettorale: il largo consenso ricevuto al secondo turno delle elezioni presidenziali è stata espressione della volontà del popolo centrafricano di pacificazione e cambiamento. Una delegazione di Sant’Egidio ha incontrato Touaderà alla vigilia del suo insediamento. Nel ringraziarci per il lavoro svolto sin qui, il Presidente ha delineato le priorità che lo attendono nell’immediato futuro: il disarmo e la smobilitazione dei gruppi armati ancora presenti nel territorio, il dialogo tra le comunità religiose e la ricostruzione dello Stato. Sant’Egidio, impegnata da anni nel processo di pace del Centrafrica, ha espresso a Touadéra la sua disponibilità a sostenere gli sforzi del futuro governo”.

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Telemedicina a Bangui

Posted by fidest press agency su sabato, 27 febbraio 2016

banguiÈ partito il progetto di telemedicina al Centro “Joie de vivre” gestito a Bangui dall’Associazione “Amici per il Centrafrica” onlus. “Qualche giorno fa è partito il primo teleconsulto dal nostro centro sanitario di Bangui per un problema dermatologico e i medici italiani hanno prontamente risposto segnalando le cure appropriate per la soluzione del caso”, annuncia il vicepresidente dell’Associazione Pier Paolo Grisetti esprimendo orgoglio e felicità per il risultato raggiunto. Il progetto di telemedicina – il primo attivo in tutto il Centrafrica – nasce dalla collaborazione dell’Associazione con le onlus Nico i Frutti del Chicco e Global Health Telemedicine (GHT), le cui strutture operative fanno riferimento alla Comunità di Sant’Egidio. La postazione si chiama “Nicolò”, dal nome di una delle tre onlus che ha contribuito alla realizzazione del progetto, ed è ospitata nel nuovo dispensario pediatrico del centro, a fianco del laboratorio di analisi. Il progetto consente attualmente di tenere sotto controllo i 450 bambini che frequentano la scuola ma potrebbe essere esteso alle mamme e ai bambini di altre scuole.“Attualmente – spiega da Bangui l’infermiera professionale Lucie Peters – stiamo monitorando lo stato di salute dei ragazzi che frequentano il Centro. La nostra infermeria scolastica dispone ora del materiale medicale e informatico per effettuare teleconsulti con medici specialisti in Italia: un bel sistema che comincia già a permettere una presa di carico di qualità per i nostri bambini, per la maggior parte dei quali non è mai stato fatto uno screening sanitario approfondito”. Il consulto di telemedicina fatto partire da Lucie e riguardante un problema dermatologico ha raggiunto Roma e la postazione di Ght, dove un medico ha analizzato i documenti e inviato subito un referto in Centrafrica.“La novità è che questo sistema di telemedicina – evidenzia Michelangelo Bartolo, segretario generale di Ght, – è tutto sul web e non ha bisogno di installare alcun programma sul posto. Il sistema a breve potrà funzionare anche senza Internet”. Una notizia non da poco per luoghi dove la fornitura di elettricità è spesso discontinua. Attivi sulla telemedicina per Ght, prosegue Bartolo, “ci sono circa 80 specialisti volontari afferenti a 13 branche mediche, pronti a refertare esami strumentali come elettrocardiogrammi, radiografie, fotografie e dare indicazioni diagnostiche e terapeutiche a distanza. È un nuovo modo di fare cooperazione ad alto impatto e costi contenuti”. Per il futuro la collaborazione tra Amici per il Centrafrica e Ght potrebbe ampliarsi anche in merito alla realizzazione del programma Dream, così anche a Bangui potranno nascere bambini sani da madri hiv positive.

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29 nuovi insegnanti al Centro Jean Paul II di Bangui

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2015

banguiNonostante la guerra, ce l’hanno fatta. Ventinove studenti frequentanti la scuola di formazione per insegnanti Jean Paul II hanno ricevuto il diploma a conclusione del biennio e potranno prestare servizio nelle scuole del Centrafrica, dove il personale docente è insufficiente e le classi in sovrannumero, applicando un metodo pedagogico di altissimo livello. Fondata nel 2011 su impulso della Associazione Amici per il Centrafrica, la scuola di formazione Jean Paul II a Bangui è l’unica valida opportunità di formazione per insegnanti in tutto il Centrafrica. Ha da poco ricevuto il riconoscimento formale da parte del Governo dopo la visita ufficiale del Ministro dell’Istruzione.
Ogni anno 40 studenti, tra i 18 e i 35 anni con diploma di scuola media superiore, devono superare tre prove scritte e un colloquio psicoattitudinale per poter essere ammessi al percorso di formazione della durata di due anni. Grazie alle conoscenze acquisite e agli strumenti messi a disposizione i diplomati entrano nel mondo del lavoro dopo uno stage formativo nelle scuole private di Bangui. Al termine dei due anni di corso, l’allievo-insegnante deve dare prova di saper gestire situazioni problematiche utilizzando le conoscenze acquisite e utilizzando gli strumenti pedagogico-didattici messi a sua disposizione per l’insegnamento delle diverse discipline.“Il Centro è la nostra risposta alla richiesta di formazione e alla disoccupazione”, dichiara Fulgence Konè, responsabile della formazione per il Centro; “71 studenti su 91 diplomati finora, ossia il 78% del totale, hanno già un posto di lavoro. I nostri docenti sono molto richiesti poiché viene riconosciuta la loro formazione speciale, non solo come competenza nelle materie in sé ma anche e soprattutto per l’impostazione pedagogica di stampo ‘europeo’ applicata ai parametri locali di cui si tiene conto al fine di non imporre alcunché di estraneo ma di elevare l’insegnamento a livelli pedagogici sempre più alti. La nostra scuola forma persone che sanno educare altre persone a essere migliori: questo è il senso concreto del progresso che vogliamo costruire”.
Questo traguardo non sarebbe stato possibile senza l’Association Espérance pour la Formation en Centrafrique e le sei congregazioni che insieme ad Amici per il Centrafrica la compongono (Sœurs de Saint Paul de Chartres, Sainte Famille, Missionnaires du Saint Esprit, Filles du Sacré Cœur de Jésus, Missionnaires Comboniennes, Providence de Rouen).
L’associazione “Amici per il Centrafrica” nasce nel 2001 dall’esperienza di alcuni volontari nella Repubblica Centrafricana presso la missione cattolica di Zomea gestita dalle suore comboniane. Finora sono state costruite e sostenute 15 scuole – dando istruzione a migliaia di bambini – edificati due dispensari, due centri sanitari, un centro di riabilitazione per portatori di handicap e un centro odontoiatrico. Per lo sviluppo dell’agricoltura “Amici per il Centrafrica” ha contribuito all’avvio di 400 cooperative con oltre 14mila coltivatori che ogni anno sono presenti nella Fiera Agricola Nazionale a Bozoum unica in tutto il Centrafrica, valida opportunità per incentivare il commercio dei raccolti.

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Unicef: violenze sui bambini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 gennaio 2014

The Bangui City

The Bangui City (Photo credit: Wikipedia)

Gli attacchi contro i bambini hanno raggiunto un nuovo e violento livello. Durante gli scontri che hanno colpito la capitale all’ inizio del mese di Dicembre, almeno 2 bambini sono stati decapitati ed uno mutilato.
“Stiamo assistendo a livelli di violenza contro i bambini senza precedenti. Sempre più bambini vengono reclutati in gruppi armati e sono anche stati presi direttamente di mira in attacchi di vendetta atroci”, ha dichiarato Souleymane Diabate, Rappresentate dell’UNICEF in Repubblica Centrafricana.
“Gli attacchi mirati contro i bambini sono una violazione del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani e devono finire immediatamente. Sono necessarie azioni concrete per prevenire la violenza contro i bambini”, ha continuato Diabate.
L’UNICEF e i suoi partner hanno verificato le uccisioni di almeno 16 bambini, mentre altri 60 sono stati feriti dallo scoppio delle violenze a Bangui il 5 Dicembre.
Diabate ha affermato che i componenti delle milizie dovranno rendere conto delle misure intraprese per assicurare questa doverosa tutela nei confronti dei minori. Queste comprendono:
· Chiare direttive da chi è responsabile all’interno di forze e gruppi armati per fermare le gravi violazioni contro i bambini. Gli ordini devono rendere chiaro che i bambini non devono essere arruolati in combattimenti e non devono essere obiettivo di violenze.
· Il rilascio immediato dei bambini associati con forze o gruppi armati e la loro protezione da rappresaglie. Creazione di centri di transito per il rilascio e il reintegro dei bambini che devono anche essere protetti dagli attacchi.
· Proibire attacchi contro personale sanitario e insegnanti e l’utilizzo di spazi civili come scuole o ospedali per scopi militari.
· Permettere un passaggio sicuro e senza ostacoli all’assistenza umanitaria imparziale.
· Circa 370.000 persone – quasi la metà della popolazione di Bangui – sono state sfollate in una dozzina di campi attorno alla capitale nelle ultime tre settimane. Circa 785.000 persone sono state sfollate internamente in tutto il paese dallo scoppio delle violenze, oltre un anno fa.
· L’UNICEF sta aumentando gli aiuti alle comunità sfollate con acqua sicura, servizi igienico sanitari, scorte mediche e la costruzione di spazi a misura di bambino.

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CEC says Mandela’s reconciliation example can inspire European churches

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 dicembre 2013

English: Woman And Child, Lothian Road Sculptu...

English: Woman And Child, Lothian Road Sculpture of Woman And Child by Anne Davidson from 1986. The statue celebrated Edinburgh’s stand against the apartheid system in South Africa at the time of the imprisonment of Nelson Mandela and fighting in Soweto township. (Photo credit: Wikipedia)

The Conference of European Churches expresses sincere condolences to the family of Nelson Mandela and the people of South Africa after the death of the Nobel Peace Prize Laureate on December 5 at his home in Johannesburg at the age of 95.”Nelson Mandela inspired all people with his selfless generosity, humanity, sacrifice, leadership and wisdom,” said Rev. Dr Guy Liagre, CEC General Secretary in a statement.European churches which supported South Africa’s oppressed minority during the sad days of apartheid were overjoyed when Nelson Mandela was released from prison on 11 February 1990 in the first step of reconciliation and justice in his country.When he was South Africa’s president, Mandela addressed the 8th Assembly of the World Council of Churches in Harare, Zimbabwe in 1998. There he praised churches’ efforts against apartheid in South Africa, as well as missionaries for bringing high standards of education to Africa from which Mandela said he benefitted as a child.Mandela had said, “You have to have been in an apartheid prison in South Africa to appreciate the further importance of the Church.””European churches thank God that that their efforts against the apartheid regime played some part in ending its vile racism. More importantly they are grateful for his inspiration and example in reconciliation and the healing of divisions that can be applied in present day Europe,” said Liagre.The Conference of European Churches (CEC) is a communion of 115 Orthodox, Protestant, Anglican and Old Catholic Churches from all European countries, and 40 organisations in partnership. It was founded in 1959 and the CEC has offices in Geneva, Brussels and Strasbourg.“We’re at the mercy of God, please pray for us.”Caritas staff in the Central African Republic are reporting the capital Bangui and many parts of the country are gripped by chaos and terror as fighting continues between forces loyal to the ex-president and the fighters who overthrew him.“The whole country is terrorised,” said Fr. Anicet Assingambi of St Charles de Lwanga parish in the north of Bangui. Tens of thousands of people are seeking shelter in Bangui’s church buildings and church compounds throughout the country.
“There are five thousand people hiding in our parish buildings. A woman told me she’d seen her brother gunned down. All men are shot at if they go outside. There is a young man dead on the street outside, but it’s too dangerous to go outside to remove his body,” said Fr. Anicet Assingambi.It’s impossible at the moment for Caritas staff to reach those in need with food and other aid.”We have nothing to give them ,” said Fr. Anicet Assingambi. “Their homes have been looted. They’re mourning their dead. When they arrived in the church, the children were crying. We sang hymns and said prayers and that has helped calm people down. We have never seen anything as bad as this before.

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Catholic church leader takes message of peace for Central African Republic to UN

Posted by fidest press agency su domenica, 20 ottobre 2013

Ubangi (Oubangui) River at the outskirts of Ba...

Ubangi (Oubangui) River at the outskirts of Bangui, Central African Republic (Photo credit: Wikipedia)

Caritas Central African Republic President Archbishop Dieudonné Nzapalainga of Bangui says the situation in his country is worsening every day.The archbishop is travelling to the United Nations in Geneva on Monday 21 October to brief officials, diplomats, and non-governmental organisations on the human rights and humanitarian crisis in Central African Republic.Archbishop Dieudonné Nzapalainga will be calling for an expanded role of the African Union peacekeeping mission to CAR (known as MISCA) in a bid to establish greater security.
A state of anarchy has prevailed in his country since Seleka rebels seized power in March. Human rights abuses have been widely reported by Church staff and others, including murder, extortion, torture and looting.“The number of abuses cannot be counted,” said Archbishop Dieudonné Nzapalainga. “People have been killed, homes burned and women raped by the rebels.”The archbishop says that the number of rebels has surged from 3,500 in March to 25,000 today. He says they have enrolled children into their ranks. The supply of small arms is also increasing. And people are organising themselves in to self-defence militias with homemade weapons to resist the rebels. “It’s a tinderbox,” said Archbishop Dieudonné Nzapalainga.Meanwhile, providing aid outside the capital is extremely difficult because of the insecurity, said the archbishop.The crisis is at its worst in the town of Bossangoa, around 300km north of the capital. Over 2000 houses have been burned down in the area and 37,000 people are seeking refuge in the Catholic Mission.
Conditions in Bossangoa are grave, with poor sanitation, disease and malnutrition claiming 4 to 5 lives a day according to the local church. Caritas have been able to provide medical help, blankets and plastic sheeting.Catholic Church leaders have joined other Christian religious leaders and the Imam of Bangui to travel the country promoting peace and urging local pastors, imams and priests to take that message to the local people. Archbishop Dieudonné Nzapalainga is now taking the message of peace to the international community.

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Appello per il Centrafrica

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2013

Un appello per la pace e la riconciliazione nazionale nella Repubblica Centrafricana è stato sottoscritto a Roma, presso la Comunità di Sant’Egidio, da rappresentanti del governo di Bangui, del Consiglio nazionale di transizione, della società civile e delle confessioni religiose presenti di questo paese dell’Africa equatoriale che sta cercando di uscire da una fase molto difficile della sua storia recente, dominata dall’instabilità, dalla crisi economica e da una violenza diffusa che ha coinvolto anche chiese luoghi di culto. Oltre all’ “Appello di Roma”, i partecipanti ai colloqui, che si sono sviluppati dal 6 al 10 settembre nella sede della Comunità, hanno predisposto il testo di un “Patto repubblicano” che mira ad impegnare le forze vive della nazione nella difesa del quadro democratico e dei diritti umani e nella promozione dei valori della Repubblica per una governance di pace e di progresso per tutto il paese, predisponendo altresì una serie di meccanismi permanenti per la prevenzione e la gestione dei conflitti. Il testo del Patto sarà sottoposto alla firma del Presidente Michel Djotodia e del Primo ministro Nicolas Ntiangaye.
L’iniziativa, ha dichiarato il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo, conferma il tradizionale impegno dell’associazione a favore della riconciliazione nazionale e per il superamento di situazioni di crisi. Attualmente Sant’Egidio è presente in 30 paesi africani ed anche a Bangui. Il ministro Ntiangaye ha espresso la gratitudine del suo governo per l’attività svoltanel paese.
L’ “Appello di Roma”, illustrato ai giornalisti dal Ministro della Riconciliazione della Repubblica Centrafricana Christophe Gazam Betty, dalla Vice presidente del Consiglio nazionale di transizione Lea Koyassoum Doumta e da Marco Impagliazzo, conferma la “scelta irreversibile” del popolo della Repubblica Centrafricana per la democrazia pluralista e la Repubblica e l’impegno di tutti gli attori sociopolitici “a partecipare all’opera di riconciliazione, al rafforzamento della coesione e dell’unità nazionale”; invita tutti gli attori politici a bandire “ogni forma di azione e di propaganda atta ad incitare alla violenza, all’odio etnico, regionalista, religioso e sessista”, impegnandosi “a gestire la politica nazionale all’insegna del mutuo rispetto, della libertà di espressione e della reciproca accettazione”. Inoltre, i responsabili dello Stato sono sollecitati a “promuovere l’inclusione nella condotta degli affari pubblici e a garantire la migliore gestione delle risorse nazionali a vantaggio del popolo centrafricano”; le autorità della transizione e le future autorità elette sono invitate “a creare le condizioni per il rafforzamento e il consolidamento della pace e della sicurezza sull’intero territorio nazionale”; a tutti i protagonisti della vita istituzionale e della sfera sociale viene chiesto di “privilegiare e partecipare efficacemente all’educazione alla cittadinanza, al civismo e alla promozione di una cultura democratica e di pace in Centrafrica” .Per il governo italiano i lavori del seminario sono stati seguiti dal sottosegretario agli Affari Esteri Mario Giro. I partecipanti ai colloqui romani, che hanno assistito sabato scorso alla veglia di preghiera con il Papa in piazza San Pietro, hanno espresso gratitudine alla Comunità di Sant’Egidio per l’impegno da sempre profuso per la pace in Africa.

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Repubblica centroafricana: appello dell’unhcr per la sicurezza dei civili

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 agosto 2013

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime preoccupazione per il nuovo esodo in corso a Bangui, la capitale della Repubblica Centroafricana, causati dai recenti scontri che hanno avuto luogo in almeno due zone della città. L’UNHCR fa appello alle autorità affinché prendano immediati provvedimenti per proteggere i civili dalla violenza e per permettere alle persone di tornare alle loro case.Negli ultimi dieci giorni migliaia di persone sono state costrette alla fuga a causa di arresti arbitrari, detenzione, tortura, estorsione, rapine a mano armata, violenza fisica, restrizioni alla mobilità, saccheggi e attacchi ai civili. Le persone più colpite sono quelle che vivono dei
quartieri di Boy-Rabe e Boeing, che attualmente stanno cercando rifugio in altre zone della capitale.Finora è giunta notizia di dieci morti. I nuovi sfollati sono ospitati in ospedali e chiese o accolti nelle abitazioni di parenti. Circa 500 persone hanno trovato rifugio nel Hôpital d’Amitié, dove il sovraffollamento e il peggioramento delle condizioni sanitarie destano seria preoccupazione.

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Africa: cresce l’esodo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2013

Si continua a fuggire dalla Repubblica Centrafricana e all’interno del paese, rileva l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Gli sfollati interni – dicono le stime – sono ormai 206mila, mentre dalla metà di luglio altri 4.125 rifugiati sono arrivati nell’area di Moissala, nel sud del Ciad.Dall’esplosione dell’ultima crisi nella Repubblica Centrafricana – lo scorso dicembre – 62.714 persone sono fuggite dal paese verso i vicini Repubblica Democratica del Congo (40.500), Ciad (13.087), Repubblica del Congo (4.841) e Camerun (4.286).Continua a destare estrema preoccupazione nell’UNHCR la situazione nello stato centrafricano: sono incessanti le notizie di illegalità e insicurezza diffuse in molte aree. Nella capitale Bangui, domenica notte un operatore locale delle Nazioni Unite è rimasto vittima di un’aggressione da parte di elementi isolati del gruppo ribelle Seleka. Hanno attaccato la sua abitazione a mezzanotte, ordinandogli di consegnare loro denaro, poi hanno preso la sua moto e gli hanno sparato al petto. Adesso l’uomo sta recuperando dall’incidente. Un’altra operatrice locale dell’ONU era rimasta gravemente ferita – e suo marito ucciso – in un episodio simile occorso una settimana fa. Aggressioni di questo genere a Bangui sono diventate sempre più frequenti.
Nelle aree rurali la popolazione civile vive sempre più in un clima di terrore; in alcuni casi per reagire vengono organizzati gruppi di vigilantes. Ieri mattina – come pure il giorno prima – a Beboura, un villaggio a 30 chilometri da Paoua, una città nei pressi del confine ciadiano, hanno avuto luogo scontri tra popolazione locale e membri Seleka. Il bilancio degli incidenti non è ancora accertato, i feriti comunque sono stati trasportati all’ospedale di Paoua. Lo scorso fine settimana, poi, l’UNHCR ha ricevuto notizie sull’uccisione di due persone da parte di uomini armati – probabilmente affiliati a Seleka – a Bossangoa, nella prefettura nord-occidentale di Ouham. Altre 30 persone sarebbero state uccise da membri del gruppo nella stessa area.Resta difficile l’accesso da parte degli operatori umanitari, anche se l’UNHCR adesso può accedere più agevolmente ai campi di rifugiati di Bambari, Batalimo e Zemio – nel centro e nel sud della Repubblica Centrafricana – che complessivamente accolgono 11.252 rifugiati principalmente di nazionalità congolese e sudanese. La scorsa settimana l’Agenzia ha completato nei campi una seconda distribuzione di cibo, oltre che di aiuti non alimentari e come zanzariere, coperte, teli di plastica e set di utensili da cucina per 8mila rifugiati e 796 persone vulnerabili tra la popolazione locale.L’UNHCR esorta nuovamente il governo della Repubblica Centrafricana a profondere un maggiore impegno per garantire sicurezza alle persone e alle loro proprietà in tutto il paese, e per evitare ulteriori esodi e sofferenze.L’Agenzia rivolge poi un appello ai donatori pubblici e privati affinché sostengano questa crisi dimenticata. Fino a venerdì scorso l’operazione UNHCR in Repubblica Centrafricana era finanziata per meno del 30%: sui 28,8 milioni di dollari USA richiesti per assistere i rifugiati nei paesi limitrofi i contributi finora garantiti dai donatori ammontano a soli 8 milioni di dollari.

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Journalists Killings in Central African Republic

Posted by fidest press agency su domenica, 11 agosto 2013

Local Caritas Director in Central African Republic is reporting widescale killings in Central African Republic. Fr Aurélio Gazzera is the local diocesan Caritas director in Bouar in northern CAR. He says that there has been violence, robbery and killings against the local people from 25 July. People are experiencing the worst conditions of their lives. Fr Gazzera was part of a fact finding mission to Ouhman-Bac on Sunday 27 July, which discovered between 30 to 50 bodies thrown into the river Ouham. This has caused people to flee from the area. Fr Gazzera says that there is a lack of food, medicine, sleeping mats and tarpaulins for people as the rainy season hits. He says that in the regional capital Bouar, Muslim, Protestant and Catholic leaders have met to discuss the issue and produced a message to be read in various churches and mosques. The message condemns the violence and calls on all believers to come together for peace. They have dedicated 12 August, the day before independence for Central African Republic, as a day of prayer at the local stadium.
La République Centrafricaine continue de vivre son calvaire. Si à Bangui, la capitale, le calme semble revenu, les habitants de l’arrière- pays vivent encore des sévices, des exactions de toutes sortes de la part des hommes de la coalition SELEKA. Selon le Père Aurélio, SD, Secrétaire Exécutif de la Caritas du diocèse de Bouar, situé dans le Nord de la RCA, les habitants de l’Axe Bozoum-Bossangoa ont vécu des moments difficiles de leur existence. Des violences, pillages et tueries ont été perpétrés depuis le 25 juillet jusqu’au 7aout 2013. Selon le Père qui s’est rendu dans la région le 6 août avec une équipe d’ OCHA, la Commission Justice et Paix de son dicoèse pour recueillir les témoignages des rescapés, les Seleka auraient massacré à Ouham- Bac, le samedi 27 juillet, entre 30 et 50 personnes dont les corps ont été jetés dans la rivière Ouham. Cette situation a provoqué un déplacement des populations des villages Bossa, Badalo, Kemo, Ouham Bac, Bowe et Boassi dans les villages voisins à Bozoum et dans la brousse.

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