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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

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Nuovo anno scolastico, cambiare le regole per evitare il baratro

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2020

Conferma degli attuali supplenti, utilizzo delle graduatorie di istituto per le assunzioni in ruolo, subito percorsi universitari abilitanti in modalità telematica, bloccare i licenziamenti dei maestri con diploma magistrale: sono le mosse che deve fare il ministero dell’Istruzione per salvare i nostri istituti dalla sicura catastrofe organizzativa, ampliata dall’emergenza Coronavirus, che si andrà a determinare nel mese di settembre a seguito della mancanza di 250 mila docenti titolari e di appena pochi migliaia di candidati che subentrerebbero con le attuali regole. A dirlo, alla rivista Orizzonte Scuola è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, commentando il Decreto Legge n. 22 predisposto dal Governo proprio per la Scuola. Senza i dovuti accorgimenti, la scuola italiana rischia di trovarsi nel baratro. Lo sostiene il presidente Anief, Marcello Pacifico: nel corso di un’intervista a Orizzonte Scuola, il sindacalista rivendica la riconferma degli attuali contratti a tempo determinato, almeno su quelli non vacanti, e di quelli a tempo indeterminato con clausola risolutiva. Il sindacalista chiede, vista la situazione di estrema emergenza, di utilizzare le graduatorie di istituto per le assunzioni in ruolo una volta esauriti gli altri canali, insieme a una conferma dei ruoli di chi è stato inserito con riserva e ha superato l’anno di prova: una decisione motivata anche dal perdurante “abuso dei contratti a termine” e dal fatto che lo “Stato italiano non ha dato risposta adeguata” alla Commissione Ue, “perché le assunzioni dai nuovi concorsi arriveranno tra un anno, un anno e mezzo”. L’esigenza di assumere subito, spiega Pacifico, “è data dal fatto che in questo momento in cui si parla tanto di didattica a distanza, il personale precario risponde facendo il proprio dovere, per cui andrebbe reclutato lo stesso personale che quest’anno ha garantito la didattica”. L’Anief chiede quindi percorsi universitari abilitanti in modalità telematica riservati al personale docente con almeno 24 mesi di servizio, sia per posti comuni che di sostegno: “In questo momento – ricorda il leader dell’Anief – gli avvocati possono fare il praticantato senza andare nei tribunali, ai medici viene riconosciuto il tirocinio on line, non si capisce perché gli insegnanti che lavorano da anni nelle nostre scuole e hanno valutato gli studenti debbano fare un percorso ordinario e non si pensa anche per loro ad un percorso straordinario”. Anche “per le famiglie sarebbe meglio avere un insegnante specializzato, che si è formato, rispetto a insegnanti non formati”. Invece, “il prossimo anno ci saranno ancora 40.000 docenti di sostegno che insegneranno senza specializzazione”.

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Manovra e le ragioni che non convincono

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 dicembre 2011

Italy

Image by CameliaTWU via Flickr

Vorremmo rispondere a quanti in Germania e in Francia vedono di traverso gli accadimenti italiani per dire loro, in primis, che serve a poco sterilizzare l’Italia e pensare, così facendo, di risolvere i problemi che da tempo ci assillano. Prima di tutto perchè è una crisi di proporzioni planetarie. Per sconfiggerla è necessario ricercare al proprio interno le ragioni che l’hanno portata sull’orlo del baratro e non è certo l’Italia o qualsivoglia nazione ad essere la causa o la concausa di quanto accade. L’Italia, indubbiamente, è un anello debole ma è dentro ad una catena la cui debolezza è strutturale e riguarda un po’ tutti sia pure con gradualità diverse.

Incominciamo a prendere atto che l’espansione della crescita industriale e tecnologica ha determinato due grosse ricadute: la riduzione delle risorse e l’eccesso di popolazione. Quest’aspetto si è acuito sia per gli sprechi che abbiamo compiuto ai tempi delle “vacche grasse” e per la nostra “cecità” difronte ad una espansione demografica senza controllo.
L’Italia, nello specifico, già negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, risentì gli eccessi di manodopera e intese risolverli con gli ammortizzatori sociali: assunzioni nel pubblico impiego e nelle imprese pubbliche e persino in quelle private, superiori agli effettivi bisogni aziendali. Altre soluzioni le ricercò ritardando l’accesso al lavoro sia con la ferma militare obbligatoria sia allungando la permanenza dei giovani negli studi universitari. Vi fu, poi, un momento magico con lo sviluppo industriale e del terziario del Nord del paese per cui fu attivato un imponente sistema di immigrazione interna bilanciando in questo modo il disagio dei giovani del Sud che già allora risentivano gli effetti di una disoccupazione molto accentuata. Ma questo escamotage non durò a lungo e provocò dei gravi danni al sistema paese. Prima di tutto perchè fu penalizzato il meridione, bloccandone il suo sviluppo, e con esso la messa a punto di infrastrutture per utilizzare al meglio l’industria del turismo e l’agricoltura ed invece furono costruite quelle che furono chiamate “cattedrali nel deserto” con impianti industriali ad alta tecnologia ma con scarso impiego di manodopera. E non è finita qui. Nell’ultimo ventennio si è aggiunto il “ciclone Cina” e paesi affini che si resero competitivi sul mercato internazionale esportando prodotti a bassissimo costo di produzione per via di una manodopera mal pagata e senza diritti. Ciò spinse il sistema industriale italiano ed anche le altre economie occidentali a correre ai ripari alzando il livello tecnologico delle loro produzioni, riducendo i diritti acquisiti dei lavoratori e contraendo la manodopera. Fu poi adottato un altro stratagemma con il trasferire le produzioni domestiche nei paesi asiatici dove la manodopera costava molto meno e da lì importare in Italia tali manufatti sotto il marchio di fabbrica italiano.
Questo scenario, che si compone di altri aspetti che per brevità espositiva tralascio, ci porta alla realtà odierna e alla consapevolezza che se vogliamo un sistema globale dobbiamo conferire ad esso pari condizioni nel lavoro e nelle logiche produttive. Ma su tutto questo resta il problema di fondo già citato in premessa e che noi oggi non possiamo garantire il lavoro contestualmente a tutti gli abitanti della terra, ma solo ad una parte di essi, diciamo tra il 20 e il 25% e gli altri? In termini crudi diremmo sono eccedentari. E qui si pone la necessità di una pianificazione delle nascite per contemperare due diritti fondamentali e per quanto contraddittori tra loro irrinunciabili: il diritto alla vita e il diritto a vivere. E per diritto a vivere intendiamo che ciascun essere umano deve veder garantita l’assistenza sanitaria, l’alimentazione, l’istruzione, il lavoro, la previdenza e un tetto sotto cui ripararsi. Non possiamo, anzi non dobbiamo più permettere che si debba morire di fame, di malattie e di stenti. Questo per evitare che si ricomponga il concetto di un progresso a due marce dove da una parte vi è la pleble, ovvero il 90% della popolazione mondiale e, dall’altra, i patrizi al 10% e che esista di conseguenza un mondo di sfruttati e di sfruttatori. E oggi l’Italia corre il rischio di diventare un paese sfruttato da sfruttatori d’oltre alpe. E non parliamo di sola Europa. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Da manipulite a portafogli sporchi

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2011

Crisi, Piazza Affari torna a scendere (Il Messaggero del 18 luglio 2011) E Rosario Amico Roxas commenta: “C’è poco o nulla da commentare: i governi europei, che influenzano i mercati anche internazionali, non nutrono alcuna fiducia nell’attuale governo, proteso a difendere i corruttori, i corrotti e i corruttibili, nonchè il presidente del consiglio che queste tre categorie rappresenta ai massimi livelli. Solo gli schiavetti beneficiati ammanniscono parole al vento, tutte concordate per dimostrare una solidale omogeneità di questa fumosa maggioranza che si sostiene con un vergognoso mercato delle vacche. Inquisiti, per i quali c’è la richiesta di arresto, difesi per evitare che si apra una maglia dalle conseguenze imprevedibili. Altro che manipulite, ora si tratta di portafogli sporchi, di reiterazioni di reati fiscali, nella consapevolezza di correre verso il baratro, per cui si evidenzia la corsa all’accaparramento per tentare, al momento giusto, la grande fuga verso paradisi fiscali che godono della non estradizione. La manovra messa in atto serve solo a tacitare, temporaneamente, i governi europei e con essi i mercati, per profittare del momentaneo silenzio e non palesare chiaramente i veri programmi. Berlusconi non può lasciare il bunker di palazzo Ghigi, perchè sa bene cosa lo aspetta. (Rosario Amico Roxas)

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Oscar A. Romero: Pastore di agnelli e lupi

Posted by fidest press agency su martedì, 23 marzo 2010

Il 24 marzo 1980 Oscar Arnulfo Romero, l’arcivescovo di San Salvador, fu assassinato mentre celebrava l’eucaristia. Il mondo ne restò sconcertato, ma per i salvadoregni non fu una sorpresa: la sua, infatti, era una morte annunciata. Da tre anni ormai, Romero si era trasformato nella voce di denuncia più lucida e attendibile del paese; punto di riferimento obbligato per chi volesse capire che cosa stesse davvero succedendo e il solo capace di rendere la dignità rubata a migliaia di vittime, che mai sarebbero passate alla storia. Il suo omicidio aprì una porta sul baratro per il piccolo paese centroamericano: più di ottantamila morti, tra uccisi e desaparecidos, in dodici anni di guerra civile. Per comprendere la figura di Romero è necessario guardare anzitutto al suo popolo. Lui, infatti, non sarebbe mai diventato profeta se non gli fosse toccato d’essere vescovo di un popolo profetico già prima di lui. E non avrebbe mai avuto il coraggio di arrivare fino al martirio, se non gli fosse toccato d’essere vescovo di un popolo martire, molto più di lui. Per accostare e approfondire la figura di questo pastore è perciò necessario considerare la storia sociale e politica di El Salvador. È quanto si propone l’Autore in questa biografia, che si caratterizza per non fare del personaggio un mito, un santino, un esempio di spiritualità avulsa dalla storia.Alberto Vitali Prefazione di Luigi B Ettazzi  Postfazione di Angelo Casati Collana Donne e uomini nella storia, n. 40 pp. 312 ? 19,00 ISBN 88-315-3796-4
Alberto Vitali, prete della diocesi di Milano dal 1999 ha rivestito diversi incarichi in «Pax Christi Italia», come coordinatore dei gruppi dell’Italia settentrionale e consigliere nazionale. Attualmente è
segretario del «Centro Studi Economico-Sociali per la Pace» dello stesso Movimento, delegato dell’area internazionale per El Salvador C.A. e referente del progetto «Conflitti Dimenticati», che Pax Christi Italia realizza congiuntamente a Caritas italiana. Nel 1996 ha fondato l’Associazione Oscar Romero di Milano ed è coordinatore europeo del SICSAL, la rete internazionale dei «Comitati Oscar Romero» di solidarietà con i popoli dell’America Latina. Risiede presso la parrocchia di San Giovanni in Laterano a Milano, dove svolge una parte di servizio pastorale

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Un privilegiato dalla Madonna

Posted by fidest press agency su domenica, 6 dicembre 2009

Lettera al direttore. Caro direttore, riporto un brano di un libro esposto in questi giorni in tutte le librerie, intitolato: “A un passo dal baratro”, scritto da Paolo Brosio. Ecco: “Sotto la Croce di Gesù ho iniziato un colloquio come se il Figlio di Dio fosse davanti a me e mi parlasse. «Signore mio» ho detto rivolgendomi a Lui «per ringraziare tua Madre che mi ha strappato dalla disperazione e dal dolore, vorrei sdebitarmi, aiutando quelle sante suorine di Citluk, gli orfani e gli anziani. Ti prometto che per il prossimo mese mariano (maggio 2009) tornerò qui e porterò a quei piccoli 70.000 euro». Subito dopo mi sono reso conto che la cifra forse era troppo alta. Allora, preso dall’angoscia, ho continuato dicendo che avrei fatto di tutto per arrivare a una somma consistente di almeno 40.000 euro, con l’obiettivo di proseguire la raccolta sino a 70.000. Poco per volta. Cena dopo cena, incontro dopo incontro. Ormai avevo preso l’impegno davanti alla croce e non mi potevo più tirare indietro.” (pagg. 142 – 143). Evito di fare commenti. Solo una riflessione. Che effetto potrà avere un libro del genere su una mamma che ha pregato e supplicato tutti i santi e la Madonna di Medjugorje (avrebbe salvato Brosio dal baratro), e magari anche la Madonna di Lourdes, e quella di Pompei, e quella di Fátima; una mamma che si è rivolta infine anche direttamente al Padre misericordioso, e che nel baratro ha visto morire un figlio per il quale avrebbe dato la vita? Ne dedurrà che Brosio è un privilegiato dalla Madonna? (Francesca Ribeiro)

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Allarme aziende in sofferenza

Posted by fidest press agency su sabato, 8 agosto 2009

Minighin.Vignandel.L’“avviso comune”, siglato il 3 agosto scorso a Milano da ABI (Associazione Bancaria Italiana) e organizzazioni imprenditoriali per la sospensione dei debiti delle PMI verso il sistema creditizio soddisfa Cofidi Veneziano – la struttura di garanzia fidi di maggior peso nel territorio provinciale, con oltre 9.000 aziende artigiane e PMI associate – e Confartigianato Provinciale di Venezia. Nonostante questo, però, servono garanzie sull’applicazione del provvedimento e una fitta concertazione tra governo, confidi e istituti di credito per adottare una serie di misure cautelative a sostegno delle imprese. “L’intesa sottoscritta tra ABI e sistema imprenditoriale, che va ad aggiungersi all’accordo siglato tra gli enti regionali e i confidi, segna sicuramente un importante passo in avanti nel sostegno alle PMI, che mai come in questo periodo si trovano sull’orlo del baratro a causa della crisi economica in atto – spiega il direttore di Cofidi Veneziano Mauro Vignandel -. Però si tratta solo il primo passo, perché adesso serve una applicazione puntuale dei punti dell’intesa, concertata tra confidi, banche e imprese, che devono riunirsi attorno a un tavolo”. L’“avviso comune”, oggetto dell’accordo tra ABI e imprenditori, prevede nello specifico la sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese verso il sistema creditizio, con l’interruzione per 12 mesi del pagamento della quota capitale delle rate di mutuo, del pagamento della quota capitale implicita nei cambi di leasing immobiliare e mobiliare e l’allungamento a 270 giorni delle scadenze del credito a breve termine. Questo per sostenere le esigenze di cassa con riferimento alle operazioni di anticipazione su crediti certi ed esigibili. Ma è proprio sull’aspetto burocratico dell’accordo che il segretario di Confartigianato Provinciale Venezia Giorgio Minighin rileva una serie di aspetti che vanno discussi e modificati: “Chiediamo che non siano solo le aziende a dover cambiare per far fronte alla crisi – sottolinea -, ma anche il sistema-Stato, che deve intervenire al sostegno delle PMI con misure ad hoc”. Proprio per questo, a breve Confartigianato Provinciale di Venezia e Cofidi Veneziano chiederanno un incontro con il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta. “Brunetta è veneziano e ha a cuore le sorti della propria città e provincia d’origine – conclude Minighin -. Confidiamo pertanto nella sua sensibilità per un incontro urgente in cui venga messa sul piatto la questione della burocrazia a carico delle imprese”. (minighin, vignadel)

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