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La bolla del corporate debt

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 marzo 2019

Nonostante i dati statistici indichino una presunta positiva ed effervescente crescita economica e occupazionale americana, non sono pochi gli esperti che paventano nuovi rischi finanziari negli Usa. Lo afferma anche la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea ai suoi più alti livelli. Dopo la Grande Crisi del 2007-8, il debito delle imprese, il cosiddetto corporate debt, nel suo insieme è cresciuto enormemente. Si è passati dai 4.900 miliardi di dollari del 2007 ai 9.100 miliardi a fine 2018. Di questi, circa 5.000 miliardi sono sotto forma di obbligazioni.In aggiunta a ciò, la grande parte di esse, pari a circa 2.300 miliardi, gode di un rating molto basso, la tripla BBB, appena sopra lo status di “junk”, di obbligazioni spazzatura. Tecnicamente, a questo livello sono ancora considerate degne d’investimento, anche se devono offrire interessi alti per trovare acquirenti sul mercato. In questa situazione limite gli investitori istituzionali di solito ritengono di tenerle ancora nei loro bilanci.Preoccupante è notare che, all’interno della bolla del corporate debt, i prestiti alle imprese già altamente indebitate siano fortemente aumentati, fino a raggiungere un ammontare stimato in 1.300 miliardi di dollari.
Oggi si teme che anche una limitata recessione economica, provocata, per esempio, dalla tensione sui dazi o da qualche riduzione nella crescita in una parte del globo, possa innescare una grave crisi in questo settore. Di conseguenza, se fosse ulteriormente abbassato il rating, molte imprese dovrebbero pagare interessi ancora più alti e molte altre non avrebbero più accesso al mercato del credito. A quel punto, anche gli investitori istituzionali dovrebbero disfarsi di detti bond, determinando un’esacerbazione della dinamica recessiva. Questa situazione è stata resa possibile dal lungo periodo di tassi vicini allo zero, che hanno convinto molti ad avventurarsi in zone di maggiore rischio. I tassi bassi hanno anche spinto le corporation americane a chiedere grandi prestiti che sono stati utilizzati per riacquistare le proprie azioni sul mercato. Ciò ha contribuito al boom delle quotazioni di Wall Street e, di conseguenza, ha giustificato anche la distribuzione di lauti dividendi. Chiaramente il problema non è limitato agli Usa. Anche in Cina il corporate debt è esploso in modo prepotente e potrebbe presto presentare il conto. Lo stesso dicasi per l’Europa dove è cresciuto fortemente, anche se in quantità inferiore di quello americano.Il problema vero è che il livello del debito, che è stato al centro della crisi finanziaria, è cresciuto. Secondo la BRI, il debito globale, quello privato, quello dei governi e quello delle imprese non finanziarie, nel 2007 era pari al 210% del pil, oggi supera il 240%. Basilea afferma che la politica monetaria espansiva è stata necessaria per portare le economie dei maggiori paesi industrializzati fuori dalla crisi. Adesso però le banche centrali, in caso di un peggioramento della situazione economica, avrebbero pochi strumenti d’intervento. In particolare esse temono la crescita dell’inflazione. Per contenerla si dovrebbe aumentare i tassi d’interesse, mandando, però, in tilt un sistema economico già molto stressato, in particolare il settore delle corporate bond.
La BRI reputa che un salvataggio da parte delle banche centrali potrebbe non essere sufficiente poiché negli ultimi 40 anni sono cambiati drasticamente i parametri di intervento. Oggi le cause di una recessione sono più legate al settore finanziario, in particolare quando esso si rende protagonista di un’espansione non sostenibile.
Qualora vi fosse un aumento dell’inflazione, le banche centrali dovrebbero mettere dei freni alla politica monetaria, proprio mentre il settore finanziario si sta indebolendo. A quel punto l’effetto sul debito globale sarebbe difficilmente gestibile.
Molti temono, quindi, il rischio di un crac. Secondo la Bri neanche un eventuale crac risolverebbe il problema perché provocherebbe un automatico successivo aumento del debito.
Per l’istituto di Basilea vi sarebbero solo tre modi per ridurre il debito. Il primo sarebbe di favorire la crescita dell’inflazione mantenendo i bassi i tassi d’interesse, svalutando così anche il valore del debito. Però, la storia ci insegna che tale processo porta a un crollo della crescita economica. Il secondo è la ristrutturazione del debito, cosa che comporterebbe dei sacrifici per gli investitori-possessori dello stesso. Il terzo e unico modo positivo è il sostegno dei settori dell’economia reale che fa aumentare la ricchezza prodotta e diminuire il rapporto debito/pil.
Non ci riteniamo di parte, ma è auspicabile che dalle prossime elezioni europee esca una governance più consapevole di dover superare la politica di austerità e sostenere, invece, investimenti e attuare anche una guida fiscale ed economica unica e autorevole.
Si tratta di una prospettiva tanto semplice quanto razionale. Purtroppo, però, per quanto ci riguarda in Europa continua a dominare la politica ossessiva dell’austerità prima di tutto. E’ sorprendente e poco incoraggiante vedere ancora una volta che certi banchieri siano più consapevoli dei governi. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Ballerina e studentessa di Palermo entra nel Ballettschule Theater Basel di Basilea

Posted by fidest press agency su sabato, 18 marzo 2017

martina.jpgPalermo Il sogno di una vita si realizza per una giovanissima danzatrice siciliana. Martina Schirò, quindici anni, di Palermo, è entrata a fare parte dell’accademia Ballettschule Theater di Basilea, in Svizzera, una delle scuole di danza più prestigiose d’Europa.L’accademia, da agosto di quest’anno, ha deciso di investire con le proprie borse di studio sulla ragazza, con l’obiettivo di darle in tre anni il diploma da ballerina professionista.Seguita negli ultimi quattro anni dal maestro Marcello Carini, direttore artistico dell’Asd Ensemble di via Bara all’Olivella 70 di Palermo, Martina – studentessa del liceo coreutico Regina Margherita – è stata personalmente scelta, durante una recente selezione tenutasi a Catania, dalla direttrice della Ballettschule Theater di Basilea Amanda Bennett e dal maestro Gianni Rosaci, primo ballerino e docente del teatro dell’Opera di Roma. Anche per i genitori di Martina – la cui madre è una docente e il padre baritono nel coro del Teatro Massimo di Palermo – il traguardo raggiunto è un orgoglio.«Per noi è un altro grande risultato – dice il regista e coreografo Marcello Carini – soprattutto perché Martina è un’allieva che noi abbiamo cresciuto e seguito negli anni passo dopo passo. Qui, rispetto ad altre strutture, non si lavora soltanto partendo dalle attitudini strutturali, ma si cerca di modellare sia il fisico che lo spiccato senso artistico che i ragazzi hanno. Aiutare un talento già fisicamente martina1formato è semplice. Forgiarlo e farlo osservare dal pubblico, con altri occhi rispetto al punto di partenza, è diverso. I nostri allievi sono grandi teste che si sono fatti il fisico. Un buon fisico, con un’ottima testa, ottiene sempre grandi risultati»«Questo – dice Martina – è uno dei primi obiettivi del mio percorso di danza. Un sogno che coltivavo da tempo. Sono molto felice di averlo realizzato. Ho iniziato a fare danza a quattro anni grazie ai miei genitori. Tutte le volte che da piccola ascoltavo musica, iniziavo a ballare improvvisando. Hanno compreso così la mia predisposizione alla danza».E per lo studio? Non c’è problema. Alla formazione culturale di Martina penserà l’accademia svizzera.
L’Asd Ensemble e il suo staff – formato da Aldo Carini, Maria Teresa Romano, Adele Iezzi, Renata Orlando e dai docenti Michele Pernice, Noemi Minì e Paolo Lo Galbo – propone attività didattiche comprendenti la danza classica e contemporanea, pas de deux, repertorio, laboratorio coreografico e discipline propedeutiche e di supporto per i giovani danzatori, quali pilates e master stretch e, inoltre, propone delle attività artistiche, tra cui l’omonima compagnia d’autore senior guidata da Marcello Carini che, in questi ultimi anni, ha ottenuto notevoli successi di critica e pubblico e, inoltre, la neonata Ensemble Junior Company (seguita dallo stesso Marcello Carini, Michele Pernice e Noemi Minì) nata dall’esigenza di dare ai giovani allievi più promettenti la possibilità di vivere il palcoscenico e di prendere sempre più padronanza di esso.

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Tumore del polmone: il ruolo del farmaco di Novartis Zykadia™ (ceritinib)

Posted by fidest press agency su domenica, 18 dicembre 2016

basileaBasilea. Novartis ha annunciato i risultati di fase III dello studio ASCEND-4, studio in aperto, randomizzato, controllato, multicentrico, condotto su pazienti con carcinoma del polmone non a piccole cellule (NSCLC) avanzato positivo per ALK (chinasi del linfoma anaplastico): i pazienti trattati in prima linea con ceritinib hanno ottenuto una sopravvivenza mediana libera da progressione (PFS) di 16.6 mesi (intervallo di sicurezza 95% [CI]: 12.6, 27.2), rispetto a 8.1 mesi (95% CI: 5.8, 11.1) dei pazienti trattati in prima linea con chemioterapia standard più mantenimento. Questo dato corrisponde a un valore del 45% in termini di riduzione del rischio di progressione della malattia (hazard ratio [HR] = 0,55 p <0,001). I risultati sono stati presentati durante il Simposio Presidenziale nel corso della 17° Conferenza Mondiale sul cancro del polmone (WCLC), organizzata a Vienna dall’Associazione Internazionale per lo Studio del Cancro al Polmone (IASLC).
I dati generali di sopravvivenza, endpoint secondario chiave dello studio, non sono ancora disponibili; in ogni caso è stato osservato un trend positivo a favore di ceritinib, nonostante il 72.4% dei pazienti nel braccio chemioterapico avesse ricevuto come primo trattamento un inibitore di ALK dopo la sospensione della chemioterapia.
Gli endpoint secondari pre-specificati che dimostrano l’efficacia di ceritinib nei pazienti con NSCLC avanzato ALK+, comprendevano il tasso di risposta obiettiva (ORR), il tasso di risposta obiettiva intracranica (OIRR), il tasso di controllo della malattia (DCR) e la durata della risposta (DoR).I pazienti trattati con ceritinib hanno evidenziato un ORR del 72.5% (95% CI: 65.5. 78.7) rispetto al 26.7% (95% CI: 20.5, 33.7) dei pazienti trattati con la chemioterapia standard. Inoltre, i pazienti con metastasi cerebrali misurabili hanno sperimentato con ceritinib un OIRR del 72.7% (95% CI: 49.8, 89.3, n=22) rispetto al 27,3% di quelli trattati con chemioterapia. I pazienti senza metastasi cerebrali allo screening hanno fatto registrare una sopravvivenza senza progressione di 26.3 mesi (95% CI: 15.4, 27.7, n=130) rispetto a 8.3 mesi (95% CI: 6.0, 13.7, n=125) con la chemioterapia standard. Inoltre, i pazienti trattati con ceritinib hanno evidenziato un DCR dell’84.7% (95% CI: 78.7, 89.5) e DoR di 23.9 mesi (95% CI: 16.6, non stimabile). I risultati dello studio sono stati valutati da una commissione di controllo indipendente in cieco (BIRC). I pazienti trattati con ceritinib hanno riportato anche un migliore stato di salute generale e il miglioramento dei sintomi specifici del cancro al polmone rispetto ai pazienti trattati con la chemioterapia standard.
«La risposta dei pazienti nel setting di prima linea è elevata e durevole» afferma Bruno Strigini, CEO Novartis Oncology. «Sulla base di questi risultati, Novartis sta avviando in tutto il mondo il confronto con le autorità regolatorie riguardo a questa possibile indicazione di ceritinib per migliorare ulteriormente i risultati per i pazienti con NSCLC avanzato ALK+».
Il profilo di sicurezza di ceritinib nello studio ASCEND-4, è coerente con il profilo di sicurezza precedentemente riportato nei pazienti con NSCLC avanzato ALK+.
I più comuni eventi avversi (AEs) che si sono verificati in più del 50% dei pazienti trattati con ceritinib sono stati: diarrea (84.7%), nausea (68.8%), vomito (66.1%), aumento di ALT (60.3%) e aumento di AST (52.9%), che erano per lo più di grado 1 e 2 e sono stati gestiti con interruzione o riduzione del dosaggio, e terapia concomitante. Non sono stati rilevati nuovi o inaspettati problemi di sicurezza.
Novartis ha presentato inoltre una prima ricerca sul profilo farmacocinetico (PK) di ceritinib 450 mg o 600 mg assunto con un pasto a basso contenuto di grassi, rispetto a ceritinib 750 mg da assumere a digiuno, come attualmente indicato.
La prima parte di questo studio di fase 1 prospettico, in aperto, multicentrico, ha evidenziato che rispetto ai pazienti che avevano assunto ceritinib 750 mg a digiuno, il braccio ceritinib 450 mg a stomaco pieno ha mostrato livelli comparabili di biodisponibilità nel profilo farmacocinetico allo steady-state, mentre il braccio di 600 mg a stomaco pieno ha mostrato approssimativamente il 25% in più di biodisponibilità allo steady-state.
Inoltre, i dati di sicurezza preliminari hanno rilevato che la frequenza generale di eventi avversi (AEs) tra i due gruppi risulta simile; pur tuttavia l’incidenza degli eventi avversi gastrointestinali (diarrea, nausea o vomito) è risultata più bassa nel gruppo ceritinib 450 mg, che avevano assunto un pasto a basso contenuto di grasso, con nessun evento avverso di grado 3/4. Questo studio è in corso e continua ad arruolare nella II parte i pazienti naive al trattamento, per valutare l’efficacia attraverso i tre bracci di trattamento e i follow-up di sicurezza.
Uno dei 12 driver genetici conosciuti di NSCLC, la predisposizione al gene ALK, colpisce approssimativamente il 2-7% delle persone con NSCLC. Questi pazienti sono candidati al trattamento con un inibitore mirato di ALK. Per definire un piano di trattamento personalizzato, le società scientifiche raccomandano di sottoporre i pazienti a test genetico.
ASCEND 4 è un trial clinico globale di fase III randomizzato, in aperto, multicentrico, che ha valutato la sicurezza e l’efficacia di ceritinib rispetto alla chemioterapia standard, compreso il mantenimento, in pazienti adulti con NSCLC avanzato ALK+ allo stadio IIIB o IV che non avevano ricevuto nessuna precedente terapia per la loro malattia in stato avanzato. I pazienti hanno ricevuto ogni giorno per via orale ceritinib da 750 mg oppure chemioterapia standard a base di pemetrexed platino doublet (pemetrexed 500 mg/m2 più cisplatino 75 mg/m2 o carboplatino AUC 5-6) per 4 cicli seguiti dal mantenimento con pemetrexed.
Dei 376 pazienti, 189 (59 con metastasi cerebrali) erano stati randomizzati con ceritinib e 187 (62 con metastasi cerebrali) con la chemioterapia. Tra i pazienti randomizzati al braccio di chemioterapia, 105 (60%) hanno ricevuto un inibitore di ALK come primo trattamento dopo la chemioterapia.
Ceritinib è un inibitore selettivo per via orale della chinasi del linfoma anaplastico (ALK), un gene che può fondersi con altri per formare un’anomala “proteina di fusione” che favorisce lo sviluppo e la crescita di alcuni tipi di tumori compreso il cancro al polmone non a piccole cellule (NSCLC). Ceritinib ha ottenuto in Europa l’approvazione condizionata per il trattamento dei pazienti adulti con NSCLC avanzato ALK+ trattati precedentemente con crizotinib. Negli Stati Uniti, ceritinib ha ottenuto l’approvazione accelerata per il trattamento di pazienti con NSCLC metastatico ALK+ che sono progrediti o che sono intolleranti a crizotinib.
Ceritinib è approvato attualmente in 55 Paesi nel mondo. Per ulteriori informazioni http://www.NovartisOncology.com/news/product-portfolio/zykadia

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Efficacia di BAF312 nei pazienti con sclerosi multipla secondaria progressiva

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2016

basileaBasilea, 25 agosto 2016 – Novartis ha annunciato oggi che lo studio di fase III EXPAND, condotto al fine di valutare l’efficacia e la sicurezza di BAF312 (siponimod), somministrato per via orale una volta al giorno, nella sclerosi multipla secondaria progressiva (SMSP),– ha raggiunto il suo endpoint primario, cioè la riduzione del rischio di progressione della disabilità rispetto al placebo. EXPAND è il più vasto studio randomizzato e controllato condotto finora nella SMSP.I risultati più significativi dello studio EXPAND, compresi gli endpoint primari e gli endpoint secondari chiave, saranno presentati sotto forma di abstract orale (late-breaking) al 32° Congresso dell’European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS), il 17 settembre a Londra. Novartis completerà l’analisi dei dati e valuterà le prossime fasi consultandosi con le autorità sanitarie.
EXPAND è uno studio di fase III randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, che ha confrontato l’efficacia e la sicurezza di BAF312 (siponimod) rispetto al placebo nei pazienti con sclerosi multipla secondaria progressiva (SMSP). Lo studio EXPAND è il più vasto studio randomizzato e controllato condotto a oggi nella SMSP.1 Lo studio ha coinvolto 1651 persone con sclerosi multipla secondaria progressiva provenienti da 31 Paesi. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere BAF312 2 mg o placebo secondo una proporzione di 2:1.2L’endpoint primario dello studio era un miglioramento del tempo di progressione della disabilità confermata a tre mesi, come misurato dall’Expanded Disability Status Scale (EDSS), rispetto al placebo.2 Gli endpoint secondari hanno incluso il ritardo nel tempo di progressione della disabilità confermata a sei mesi rispetto al placebo, il tempo all’esacerbazione confermata di almeno il 20% rispetto al basale nel test timed 25-foot walk (T25FW), il volume delle lesioni T2, il tasso di recidiva annualizzato (ARR, annualized relapse rate) e la sicurezza e tollerabilità di BAF312 nelle persone con SMSP.
BAF312 (siponimod) è un modulatore selettivo di tipi specifici del recettore per la sfingosina-1-fosfato (S1P). Il recettore S1P si trova comunemente sulla superficie di specifiche cellule che risiedono nel sistema nervoso centrale (CNS) e che sono responsabili di causare al CNS i danni che provocano la perdita di funzionalità nella SM secondaria progressiva (SMSP).3 BAF312 penetra nel cervello e, legandosi a questi specifici recettori, può impedire l’attivazione di queste cellule nocive, contribuendo a ridurre la perdita di funzionalità fisica e cognitiva associata alla SMSP.
La sclerosi multipla (SM) è una malattia cronica del sistema nervoso centrale (SNC), che compromette il normale funzionamento del cervello, del nervo ottico e del midollo spinale tramite infiammazione e perdita tissutale. Ci sono tre tipi di SM: SM recidivante-remittente (SMRR), secondaria progressiva (SMSP) e primaria progressiva (SMPP). L’evoluzione della SM provoca una crescente perdita di funzionalità sia fisica sia cognitiva (per esempio la memoria). Questo ha un notevole impatto negativo sui circa 2,3 milioni di persone che in tutto il mondo sono affette da SM.

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LIU•JO Luxury compie 10 anni

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2016

LIU•JO LuxuryLIU•JO Luxury.png2Basilea (Svizzera) giovedì 17 marzo (dal 17 al 24 marzo) saranno presentate a a Basilea le nuove collezioni di orologi e gioielli in anteprima a Baselworld, il salone mondiale del lusso e dell’orologeria. Con quasi tre milioni e mezzo di pezzi venduti tra orologi e gioielli negli ultimi 10 anni Liu Jo Luxury (www.liujoluxury.it) è il caso di successo più clamoroso nel mondo dell’orologio e del gioiello fashion italiano. Un brand che si è imposto tra un pubblico vasto quanto competente, mantenendo stile, proprietà e management italiani.
Le novità andranno a completare la ricca offerta sviluppata dalla Nardelli Luxury per Liu Jo Luxury. Costituita nel 2006, la società è cresciuta a ritmi esponenziali diventando una delle poche realtà imprenditoriali italiane a operare nel settore del fashion a livello internazionale. Liu Jo Luxury, infatti, ha sempre visto crescere il suo fatturato con costanti performance positive. Nel solo mercato italiano il brand è presente in più di 1600 punti vendita.
Le collezioni di gioielli ed orologi presentate in Svizzera da Liu Jo Luxury fanno parte di un concept più ampio, che abbraccia tutto l’universo Liu Jo, presente in 45 paesi e in 3 diversi continenti, Europa, Africa e Asia, a grazie a una rete distributiva che conta 320 punti vendita monomarca e oltre 5000 multibrand nel mondo. Numeri che raccontano la sfida di un marchio in continua espansione.
Nardelli Luxury in pochi anni si è imposta come uno dei principali player per le licenze nella gioielleria e nell’orologeria diventando – come evidenzia la stampa di settore – il caso più studiato nelle università italiane. “Baselworld – dichiara l’amministratore delegato della Nardelli Luxury e direttore creativo di Liu Jo Luxury Bruno Nardelli – per noi rappresenta ila tappa più importante della nostra strategia di internazionalizzazione, che vede il brand riscuotere sempre maggior interesse nei principali mercati sulla scia del successo riscosso da Liu Jo prima in Italia e poi all’estero. I mercati a cui puntiamo di più sono Europa, Medio Oriente e Cina”
L’azienda, unica realtà del settore, dal 2014 promuove con il Comitato Leonardo (www.comitatoleonardo.it) un Premio di laurea, che coinvolge giovani studiosi, laureati o laureandi in una ricerca sugli stili di consumo e i bisogni del cliente del fast fashion, individuando le leve di comunicazione e di marketing più efficaci. La cerimonia di assegnazione dei premi si è svolta il 7 marzo a Roma al Palazzo del Quirinale alla presenza del Presidente della Repubblica e del Ministro per lo Sviluppo Economico Federica Guidi.
Liu Jo S.p.a. fondata nel 1995 a Carpi (MO) gioca un ruolo da protagonista nel settore moda, grazie a una strategia in grado di strutturare un’offerta completa, che spazia dall’abbigliamento agli accessori alle calzature, con collezioni total look dedicate alla donna, all’uomo e al bambino. Presenza e notorietà nel mercato nazionale e in quelli internazionali sono i risultati consolidati di una strategia dinamica ed evoluta, che rispecchia in un ricco portfolio di collezioni l’anima eclettica di Liu Jo.
L’azienda, oltre alla partnership con Nardelli Luxury per Liu Jo Luxury, ha lanciato Liu Jo Eyewear e Liu Jo Fragrances, due nuove linee che ampliano ulteriormente il concetto di lifestyle del marchio, supportato dalle competenze specifiche e riconosciute di due autorevoli partner, Perfume Holding per il mercato delle fragranze e Marchon Eyewear per quello dell’occhialeria.

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Basilea 3 non basta, servono controlli efficaci

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 ottobre 2010

Speriamo, non solo per scaramanzia, che l’annuncio di Basilea 3, che coincide con il secondo anniversario della «morte» della Lehman Brothers, non porti male. La riforma verrà sottoscritta dai 27 banchieri centrali del Comitato di Basilea al summit G20 di Seul a novembre. Ma più che oggetto di accordo vero, per il momento sembra essere fonte di polemiche tra i differenti sistemi bancari.Indubbiamente è positivo che l’accordo metta una pietra sopra il Basilea 2, che, in preda ad una strana euforia, aveva irresponsabilmente abbassato gli argini dei flussi di liquidità nel mondo della finanza e aperto i saloon del Far West della speculazione.
Allora il tasso Tier 1, cioè  il rapporto tra il patrimonio della banca (capitale azionario più  riserve di bilancio) e le sue attività ponderate in base al rischio, era al 2%. Oggi, invece, si propone di aumentare il capitale vero, cioè  i soldi da usare per eventuali perdite, al 4,5%, cui va aggiunto un ulteriore cuscinetto del 2,5% per affrontare situazioni di emergenza finanziaria. I nuovi parametri però saranno completamente operativi soltanto entro il 2019. Il che suscita molte perplessità.  Per capire la portata del cambiamento, si ricordi che nel 2008 la JP Morgan Chase Bank NA, la più grande banca americana, aveva 170 miliardi di dollari di capitale, 1.670 miliardi di attività e 79.000 miliardi di derivati Otc. Il suo capitale era il 10,2% delle attività e lo 0,21% dei suoi derivati in essere. La Goldman Sachs con un capitale di 64 miliardi di dollari aveva Otc per 42.200 miliardi. In pratica il suo capitale era appena lo 0,15% degli Otc. Perciò c’è da chiedersi: con Basilea 3, che peso avranno gli Otc nella definizione del Tier 1?  Inoltre, la britannica Royal Bank of Scotland, che nel 2008-2009 venne salvata dal fallimento con il bailout più costoso al mondo da 74 miliardi di dollari, aveva un Tier 1 del 4%. Le banche più aggressive ed esposte nelle speculazioni in derivati hanno sempre contato che in caso di default «avrebbe pagato Pantalone». Infatti gli stati sono stati considerati come «creditori di ultima istanza» per le banche fallite.  Quasi tutti i settori bancari internazionali lamentano che Basilea 3 farebbe aumentare il costo del denaro e diminuire il flusso di crediti alle imprese. All’interno del mondo bancario internazionale è poi emerso una sorta di sciacallaggio. Le banche americane, ad esempio, rimpinguate con i soldi dei salvataggi pubblici pensano di star meglio e godono nel sentire le lamentele delle concorrenti europee. Mostrano aggressività probabilmente per evitare che il mondo comprenda fino in fondo il drammatico significato del debito globale americano, quello pubblico sommato a quello delle famiglie e del business, che oggi è di 52.000 miliardi di dollari!  Certamente molte banche europee, abituate a rapporti privilegiati con i governi, resistono ai cambiamenti. L’Anglo Irish Bank è già costata al governo irlandese 22 miliardi di euro, ma la perdita totale potrebbe arrivare a 35 miliardi. Le banche tedesche in particolare hanno 800 miliardi di euro di titoli tossici ancora da smaltire e temono attacchi finanziari destabilizzanti interni al mondo bancario. Ma, a differenza dell’economia americana, quella tedesca non soffre di insolvibilità. In ogni modo, i più alti tassi Tier 1 da soli non potranno evitare altre crisi. Servono regole, controlli e supervisione efficace. Un aspetto essenziale riguarda le regole contabili con cui vengono valutati e riportati in bilancio gli attivi delle banche. Quanto valgono i titoli tossici? Il loro valore nominale o quello di mercato, mark to market? In quest’ultimo caso centinaia di miliardi sparirebbero dai bilanci delle banche dall’oggi al domani.  L’altra questione importante resta il rischio sistemico che coinvolge sì le banche «too big too fail», ma anche certi settori finanziari non bancari poco o per niente regolati. Si ricordi che tra gli attori primari della crisi finanziaria Usa vi erano i due colossi delle ipoteche immobiliari, Fannie Mae e Freddie Mac, che erano stati esentati dal rispettare le regole di Basilea 2. Oggi, sotto l’amministrazione controllata del governo, non sono sottoposte alle regole delle nuova riforma finanziaria Dodd-Frank e continuano a lavorare nelle settore dei mutui casa con i vecchi metodi!  Certamente le cose non possono continuare come prima della crisi. Perciò i tempi di attuazione delle regole, la sterilizzazione dei derivati, i controlli non possono essere ignorati nel prossimo G20 di Seul se si vuole evitare nuove possibili crisi sistemiche. Mario Lettieri (Sottosegretario all’Economia nel governo Prodi) e Paolo Raimondi   (Economista)

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