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La storia dell’Italia che non si rassegna

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

Uno spazio per raccontare le storie di italiani che, nonostante tutto, non si sono rassegnati e rappresentano eccellenze. A raccontarle otto testimonial intervenuti all’incontro “Storie di vita e di battaglia”, che si è tenuto oggi alla 21esima edizione di Atreju, in corso all’Isola Tiberina di Roma. “Da chi ce l’ha fatta a chi lotta con caparbietà per un obiettivo, abbiamo voluto portare alla festa le testimonianze di italiani che, nelle contraddizioni e le ingiustizie della nostra società, hanno tenuto la ‘barra dritta’. Sono le storie dell’Italia che ci piace: è l’esempio positivo che vorremmo fosse raccolto e rilanciato”, sottolinea il deputato e responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, che ha introdotto gli ospiti.”Abbiamo voluto fortemente queste storie ad Atreju per raccontare un’Italia che ha radici profonde, che non si rassegna alla mediocrità. Storie diverse fra loro che parlano di orgoglio, caparbietà, conoscenza: valori che gli italiani sanno incarnare con grande senso di appartenenza”, spiega il deputato e responsabile comunicazione di Fratelli d’Italia Mauro Rotelli, che ha presentato i testimonial sul palco.Da Sammy Basso, che della sua malattia ha fatto un messaggio per diffondere le conoscenze e promuovere la ricerca, a Giuseppe Costanza, autista di Giovanni Falcone scampato alla strage di Capaci, simbolo della lotta alla mafia. Da Mattia Barbarossa, che ad appena 18 anni ha fondato un’agenzia aerospaziale ed è la risposta alla temuta “fuga di cervelli”, fino al Genio italiano di Leonardo da Vinci, spiegato da Pietrangelo Buttafuoco.E poi la storia di Amadeo Peter Giannini, l’emigrante italiano che ha stregato gli Stati Uniti, raccontata dal giornalista e scrittore Davide Giacalone. Come quella di chi non si rassegna alla verità sulla strage di Bologna, tema portato sul palco dal direttore dell’Adn Kronos Gian Marco Chiocci. Per arrivare ai valori dell’Europa e le sue istituzioni, nella visione del giornalista e scrittore Alessandro Giuli, fino alle contraddizioni economiche del debito, spiegate dal conduttore tv Francesco Vecchi.

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“Crescita contro commercio: la battaglia continua”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

A cura di Anwiti Bahuguna, Gestore di portafoglio senior, Asset allocation globale di Columbia Threadneedle Investments. All’inizio dell’anno l’amministrazione Trump ha imboccato la strada dell’aumento dei dazi nei confronti della Cina con l’annuncio di tariffe doganali sulle importazioni di acciaio e alluminio e dazi ex Section 301 su USD 50 miliardi di importazioni cinesi. Quindi, il 24 settembre, Washington ha introdotto ulteriori dazi su altri USD 200 miliardi di merci cinesi. Riteniamo probabile una continuazione di questo processo, che nei prossimi mesi potrebbe condurre all’imposizione di dazi su tutti i prodotti di provenienza cinese.Secondo le stime di consenso, le tariffe doganali rallenteranno la crescita statunitense dello 0,2% circa. Anche l’impatto sull’inflazione sarà verosimilmente gestibile, ma nell’eventualità di un continuo aumento dei dazi e di un’escalation delle tensioni ci sarebbero ben pochi motivi di ottimismo.I dazi sono essenzialmente imposte sulle importazioni che accrescono i prezzi delle merci importate negli Stati Uniti, tra cui quelli dei beni intermedi utilizzati per creare i prodotti e i servizi finali venduti ai consumatori e alle imprese. Se i produttori statunitensi decidono di trasferire sugli acquirenti l’aumento dei costi dei fattori di produzione, il probabile risultato sarà un aumento dell’inflazione.
Al contempo, i dati economici statunitensi continuano a segnalare una solida espansione:
La crescita dell’occupazione rimane sostenuta e favorisce una continua riduzione del tasso disoccupazione
Gli indicatori futuri di crescita, come l’indice dei responsabili degli acquisti (PMI) compilato dall’ISM, rimangono elevati, al pari della fiducia di consumatori e imprese
La crescita dei salari è aumentata, benché al 3% circa sia ancora moderata rispetto alla media storicaIl Presidente del Federal Reserve Board Jerome Powell ha recentemente dichiarato che il contesto economico non potrebbe essere migliore di quello attuale, caratterizzato da una crescita vigorosa e un’inflazione moderata. La Fed ritiene inoltre che, con il tasso di disoccupazione al 3,7%, il mercato del lavoro presenti una scarsa capacità inutilizzata. La banca centrale è dunque intenzionata ad innalzare gradualmente il tasso overnight, salvo uno shock esogeno all’economia. Nonostante l’aumento dei rendimenti obbligazionari, l’acuirsi delle tensioni commerciali e il rallentamento della crescita globale, le condizioni finanziarie statunitensi hanno continuato a sostenere questa linea d’azione.
Il mercato sembra inoltre aver concluso che, sul fronte dei dazi, gli Stati Uniti si trovano in una posizione più forte rispetto al resto del mondo, in particolare alla Cina. Ciò si riflette nella diversa performance dei mercati azionari statunitensi e cinesi.
Gli Stati Uniti fanno registrare una crescita robusta, che dovrebbe continuare nel quarto trimestre per poi subire un probabile rallentamento nel 2019, al venir meno degli effetti positivi dei tagli alle imposte e dello stimolo fiscale. Riteniamo che le tensioni commerciali e gli aumenti del tasso sui federal fund siano ormai una realtà e che saranno una fonte di persistente volatilità sui mercati nel breve termine.
Columbia Threadneedle Investments è un gruppo di asset management leader a livello globale che offre un’ampia gamma di strategie d’investimento a gestione attiva e soluzioni per clienti individuali, istituzionali e corporate in tutto il mondo. Con l’ausilio di oltre 2.000 collaboratori tra cui più di 450 professionisti nella gestione degli investimenti operanti nel Nord America, in Europa e Asia, la società gestisce un patrimonio pari a Euro 418 miliardi che copre azioni dei mercati sviluppati ed emergenti, reddito fisso, soluzioni multi-asset e strumenti alternativi. Columbia Threadneedle Investments è la società di asset management appartenente al Gruppo Ameriprise Financial, Inc. (NYSE: AMP), uno dei principali fornitori statunitensi di servizi finanziari, tra le principali società di servizi finanziari al mondo.www.columbiathreadneedle.com

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La battaglia delle regine

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Groscavallo combattono la Battaglia delle Regine. Quest’anno l’appuntamento è per domenica 22 aprile nel piazzale Otto Villaggi della località Pialpetta, con l’inizio della pesatura delle mucche alle 8,30 e l’inizio dei confronti tra le bovine ammesse dalla giuria alle 14.
Le “Regine” sono le più possenti fra le mucche delle tre vallate di Lanzo, scelte per contendersi il rosso trofeo della vittoria o per ottenere il variopinto collare con campanaccio, insegna degli animali combattenti. La Battaglia di Groscavallo, giunta alla diciottesima edizione, è una festa del colore e della montagna nel suggestivo scenario delle Alpi Graie. È una tipica manifestazione della realtà pastorale diffusa dalle Valli di Lanzo alla Valle d’Aosta, molto sentita dagli agricoltori e dagli allevatori. Ogni anno richiama una folla di turisti appassionati della vita agreste e delle tradizioni montanare, che partecipano all’evento anche per ringraziare gli allevatori che hanno scelto di restare nel loro paese d’origine praticando il duro mestiere dei loro avi. La competizione si svolge secondo un preciso rituale. Fin dal mattino le bovine vengono pesate, controllate dalla giuria e suddivise in diverse categorie. Le bovine che hanno già partorito sono suddivise in tre categorie, a seconda del peso, mentre le più giovani, manze e manzette, sono classificate secondo l’età. Gli animali vengono poi esposti al pubblico. Alle 14 iniziano i confronti, lasciati alla spontaneità delle mucche. È l’istinto che porta uno dei capi a primeggiare, così come avviene quotidianamente negli alpeggi, diventando così la regina della mandria. Dopo essersi lungamente studiate e aver grattato il terreno con gli zoccoli per intimidire l’avversaria, le Regine si scontrano tra loro nel combattimento, aspro ma mai cruento. Non vi è alcun spargimento di sangue e la mucca sconfitta accetta di buon grado di lasciare il campo all’avversaria più forte. La Battaglia delle Regine è organizzata dall’associazione “J’amis d’le Reines d’le Val ad Lans”, con il patrocinio della Regione Piemonte, della Città Metropolitana di Torino, dell’ATL “Turismo Torino e provincia”, della Camera di commercio di Torino, dell’Unione montana Valli di Lanzo Ceronda e Casternone, dei comuni di Groscavallo e Cantoira e della Coldiretti Torino.

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1917-2017 Caporetto battaglia e protagonisti

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 dicembre 2017

Roma Lunedì 4 Dicembre 2017, ore 11:00 Scuola Lettere Filosofia Lingue – Aula D Via del Valco di San Paolo 19. In occasione del centenario della battaglia di Caporetto, grazie al grande patrimonio documentaristico della Videoteca del Dipartimento di Studi Umanistici, in collaborazione con l’Associazione culturale biblioteca “Lorenzo Lodi” onlus – Storia Memoria Ricerca e l’Associazione Nazionale dei Fanti presentano: “1917-2017 CAPORETTO battaglia e protagonisti”.
Cav. Marco Lodi, Responsabile VideoTeca DSU Introduzione
Dott. Cap. Marco Pasquali Vice Presidente Nazionale Associazione del Fante Caporetto cento anni dopo
Prof. Paolo Carusi Storia dei movimenti e dei partiti politici (Univ. Roma Tre) Lo “shock” di Caporetto sull’opinione pubblica italiana […] L’Italia, a causa del malumore interno crescente e della scarsa efficacia dei piani strategici di Cadorna, dopo due anni e mezzo di guerra è sul punto di vacillare. Proprio in questo difficile frangente gli austriaci e i tedeschi sferrano il 24 ottobre 1917 una poderosa offensiva. È la vigilia delle drammatiche giornate di Caporetto. E’ necessario prenotare (posti limitati)

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Nuovo appuntamento del ciclo Tomorrowland: “Protezionismo, la nuova battaglia del grano”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 ottobre 2017

agricolturaSi è tenuto questo pomeriggio, presso la sede di Competere.eu, un nuovo appuntamento del ciclo Tomorrowland, “Protezionismo, la nuova battaglia del grano”. Hanno preso parte all’incontro gli stakeholder del settore agroalimentare per confrontarsi e riflettere sul futuro del settore con particolare attenzione al tema della produzione e del commercio del grano, e delle recenti politiche protezionistiche che il Governo italiano ha intrapreso con il decreto a firma del Ministro Calenda e del Ministro Martina, che obbliga i pastifici ad indicare l’origine del grano sulle confezioni di pasta.
“La scelta di introdurre l’indicazione di origine del grano, oltre ad essere contro i principi fondamentali del libero scambio, è una strumentalizzazione del concetto di trasparenza che danneggia i consumatori e le industrie dell’eccellenza italiana” – afferma Pietro Paganini, Presidente di Competere. “Invece di informare meglio i consumatori, come vogliono farci credere, il Decreto li inganna. Con l’indicazione di origine si suggerisce loro che il grano italiano sia migliore di quello estero, quando non calenda-carloè così. Inoltre – continua Paganini – viene arrecato un grave danno ai produttori di pasta che, per mantenere alto lo standard qualitativo e quantitativo, devono obbligatoriamente importare grano da altre nazioni”.“E’ protezionismo grossolano. Il protezionismo ha sempre delle conseguenze negative e non sarà l’etichettatura obbligatoria a migliorare o ad aumentare la produzione italiana. Infatti questo decreto presumibilmente sarà impugnato dall’UE. Per questa ragione abbiamo ritenuto opportuno organizzare questo confronto nel quale si è discusso di come portare avanti una vera e propria politica agraria e industriale che promuova l’evoluzione dell’agricoltura e le eccellenze industriali del nostro paese” – puntualizza Paganini.“I punti da cui partire sono: studiare una vera riforma agraria per limitare l’eccessiva frammentazione della filiera, adottare delle politiche flessibili per l’approvvigionamento di grano e – conclude – fare rete, cioè condividere conoscenze, tecnologie e modelli di coltivazione”.
Nei prossimi giorni Competere produrrà un documento programmatico che conterrà tutti i punti sollevati durante l’incontro. Il documento sarà presentato ai Ministri dell’Agricoltura e dello Sviluppo Economico e alle Commissioni parlamentari competenti.

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Battaglia persa contro il lavoro nero

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 ottobre 2017

donne al lavoroSecondo i dati resi noti oggi dall’Istat, nel 2015 l’economia non osservata vale circa 208 miliardi di euro, pari al 12,6% del Pil. “I dati più preoccupanti sono che sale al 37,3% la componente di economia non osservata attribuibile all’impiego di lavoro irregolare, contro il 35,6% del 2014 e che sale quella legata alle attività illegali, che passa da 16,884 a 17,099 mld” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per quanto riguarda il lavoro nero, anche se la cifra si riduce in termini assoluti, scendendo da 78,068 a 77,383 mld, il punto è che la battaglia è stata persa, dato che ha avuto molto meno successo rispetto alle altre componenti, come quella delle sottodichiarazioni, scese da 99,5 a 93,2 mld, circa 2 punti percentuali in meno” prosegue Dona.
“Per combattere questo fenomeno bisogna cambiare le regole. Fino a che il lavoratore che denuncia il lavoro in nero rischia di passare per evasore, non si andrà da nessuna parte” conclude Dona.

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La guerra di Aleppo non è solo come ve la raccontano

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 dicembre 2016

aleppo-2di Fulvio Scaglione per TPI. La battaglia di Aleppo, con le stragi di questi giorni e gli anni terribili che le hanno precedute, ha segnato tra le altre cose il collasso del sistema informativo occidentale, ormai quasi incapace di distinguersi dalla propaganda di parte. Tutto, nel racconto occidentale su Aleppo, sa di truffa e inganno. Dalla pubblicazione senza filtri né verifiche dei dati forniti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, fondato e animato da un oppositore di Bashar al-Assad e mantenuto dal governo inglese, alla parola “assedio”, usata senza risparmio per Aleppo ma solo negli ultimi mesi, e mai nei più di tre anni in cui la città era attaccata su tre lati da ribelli e jihadisti, arrivati anche a occupare il 60 per cento del territorio urbano.Ma questi, se vogliamo, sono piccoli particolari. Il problema vero è il rifiuto di confrontarsi con una realtà che possiamo sintetizzare così: quanto è accaduto ad Aleppo in queste settimane non è per nulla eccezionale. Al contrario, è la norma della guerra contemporanea. Non ci credete? Allora cominciamo a guardarci intorno. Prendiamo Mosul, la grande città irachena che da due anni e mezzo è occupata dall’Isis.
A metà ottobre è partita (finalmente) l’offensiva per liberarla dai jihadisti. Grandi fanfare, toni trionfalistici, esultanza per i civili che “venivano liberati” dai quartieri prima sotto il controllo dei miliziani (mentre i civili di Aleppo, che escono dai quartieri dominati da al-Nusra, non sono liberati ma “fuggono”). Adesso, due mesi dopo, tutto è fermo e di liberare Mosul non si parla più. Non solo: l’offensiva di americani, curdi e iracheni è così ferma che l’Isis ha distaccato 4-5 mila combattenti dal fronte iracheno e li ha mandati a riprendere Palmira in Siria. Perché?La risposta è molto semplice. I due anni e mezzo di estenuante campagna di bombardamenti hanno dato all’Isis tutto il tempo per organizzare le difese in città. Le strade sono state minate o sbarrate o sostituite da gallerie note solo ai miliziani. Certi palazzi sono stati abbattuti per liberare le linee di tiro, in altri punti sono stati costruiti muri per chiudere la vista e il passaggio agli attaccanti. Migliaia di civili, infine, sono stati bloccati per essere usati come scudi umani.
Per essere “liberata” Mosul dovrà diventare un’altra Aleppo: con i bombardamenti, le vittime civili, i bambini straziati dai colpi e così via. L’alternativa c’è: la conquista casa per casa con centinaia e centinaia di morti tra gli iracheni e i curdi. Cosa che peraltro già succede, anche se le operazioni militari sono quasi ferme.
La missione delle Nazioni Unite per l’assistenza all’Iraq (Unami), diretta da Jan Kubis, ex ministro degli Esteri della Slovacchia (dal 2006 al 2009), ha reso noti i dati, allucinanti, sul numero dei morti iracheni, civili e non, degli ultimi mesi. In settembre, cioè prima dell’offensiva su Mosul, i civili iracheni uccisi erano stati 609 (con 951 feriti); in ottobre sono diventati 1.120 (con 1.005 feriti) e in novembre 926 (930 feriti).Per quanto riguarda militari e combattenti vari, le cifre sono: in settembre, 394 uccisi (208 feriti), in ottobre 672 uccisi (353 feriti), in novembre 1.959 uccisi (e 450 feriti). Risultato? Tutto bloccato, quindi altre sofferenze per i civili prigionieri a Mosul e altro tempo regalato all’Isis per continuare a fortificarsi.
Certo, nouveaux philosophes e altri clown possono pigiare sul pedale delle atrocità e delle violazioni dei diritti umani ad Aleppo. Ma sono solo degli ipocriti. Nel 2004, l’esercito americano combattè due battaglie per “liberare” la città irachena di Fallujah, di fatto occupata dai miliziani di al-Qaeda, gli zii dei miliziani di al-Nusra, che tanta parte hanno avuto nella battaglia di Aleppo.
Secondo l’Ong indipendente Iraq Body Count, nella prima battaglia (aprile 2004) morirono tra 572 e 616 civili; nella seconda (novembre 2004) ne morirono tra 581 e 670. Gli americani usarono armi al fosforo e, pare, all’uranio impoverito. Avete mai sentito un nuovo filosofo stracciarsi le vesti in proposito? Ricordate che il Corriere della Sera abbia usato, nei titoli, per Fallujah, il termine “mattatoio” come ha fatto per Aleppo?E che dire di Gaza? Secondo i dati più prudenti, che sono quelli pubblicati dal Jerusalem Center for Public Affairs, solo il 45 per cento dei 2.100 palestinesi uccisi nella Striscia durante la guerra del 2014 erano veri civili e non combattenti. Il che fa pur sempre 945 persone inermi ammazzate in due mesi di scontri.
Allora furono proprio i paesi che oggi gridano allo scandalo per le operazioni di Aleppo a bloccare, all’Onu, le proposte di censura contro Israele. E Gaza, d’altra parte, non è una perfetta copia dei quartieri est di Aleppo, quelli attaccati con le bombe dai russi e dai siriani di Assad? Ancora. L’Unicef ci ha fatto sapere che nei primi sei mesi del 2016 in Afghanistan si è avuto il numero record di vittime civili: 1.601 morti e 3.565 feriti. Il semestre peggiore dall’invasione anti talebani del 2001. Secondo le stime dell’Onu, il 60 per cento dei civili afghani cade sotto i colpi dei talebani e degli altri gruppi ribelli e criminali.
Ma il 40 per cento di 1.601 morti fa pur sempre 640 morti, ossia 640 afghani innocenti ammazzati in sei mesi (più di 3 al giorno) dalle truppe arrivate dai nostri paesi, cioè da coloro che dovrebbero proteggerli e “liberarli”. Ma tutto tace, quei morti non meritano lo sdegno riservato ai morti di Aleppo est. La guerra dei nostri tempi, insomma, è questa roba schifosa. Chi fa finta di credere che in Cecenia e ad Aleppo si siano fatte cose diverse da quelle accadute altrove, per esempio a Fallujah o a Gaza, molto semplicemente mente. Tutte le guerre di oggi si combattono sulla pelle dei civili. Tutte.E in tutte le guerre gli uomini armati, portino o meno un’uniforme, sono al più le vittime collaterali. Cosa che politici, militari e terroristi sanno bene. Dunque la questione vera è evitare il più possibile le guerre, non far finta che ci siano guerre buone e guerre cattive. (fonte: blog di Beppe Grillo)

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Farmacisti ospedalieri: Garantire i contratti di formazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

farmacieInvestire sui farmacisti ospedalieri e garantire anche a loro, come avviene per i medici, il pagamento dei contratti di formazione per il periodo della specializzazione, mettendo così fine a un’ingiustizia che è prima di tutto sociale. A prendere posizione sull’annosa questione della specializzazione per le professioni di area sanitaria è SIFO, la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle Aziende Sanitarie che chiede con forza al Governo di applicare la legge, di fatto già in vigore, e di riconoscere ai farmacisti ospedalieri i contratti di formazione a copertura del periodo della specializzazione.Sul tema, nei giorni scorsi, i senatori Luigi d’Ambrosio Lettieri e Andrea Mandelli, in sede di esame della legge di stabilità 2016, hanno presentato un ordine del giorno alla commissione Sanità del Senato (accolto) chiedendo l’equiparazione contrattuale degli specializzandi di area sanitaria a quella dei laureati in medicina, per rimediare ad una “sperequazione incomprensibile che deve trovare finalmente una soluzione”. L’intervento di Mandelli e D’Ambrosio Lettieri arriva alla luce del fatto che nella legge di stabilità si parla di fondi stanziati, ma si menziona solo la formazione specialistica dei medici. La battaglia, però, non è certo nuova, e ha visto schierarsi compattamente negli ultimi tempi SIFO, SINAFO (Sindacato nazionale farmacisti dirigenti del Servizio sanitario nazionale), FOFI (Federazione ordini farmacisti italiani) e l’Università. Oggi SIFO torna alla carica.“Come SIFO plaudiamo all’iniziativa di Mandelli e D’Ambrosio Lettieri, confidando che darà finalmente i risultati che vogliamo”, afferma Laura Fabrizio, presidente della SIFO. “La situazione è di una gravità e di un’ingiustizia sociale enorme ed unica in Europa. Siamo dirigenti che rappresentano una risorsa per il Servizio Sanitario Nazionale, perchè dove c’è la professionalità del farmacista, è ormai provato da studi rigorosi, c’è risparmio, appropriatezza e sicurezza per i pazienti. Eppure contrariamente ai medici, su di noi non c’è nessun investimento per il futuro della professione”, prosegue Fabrizio senza mezzi termini.A supporto della battaglia di SIFO c’è in primis la legge 401 del 2000, che già 15 anni fa, all’articolo 8, parlava chiaramente di un percorso di formazione per i farmacisti uguale a quello previsto per i medici. Si parlava infatti di una ricognizione triennale per individuare sia il numero di laureati iscrivibili alle scuole di specializzazione, sia di una successiva “ripartizione annuale delle borse di studio nell’ambito delle risorse già previste”. E questo, oltre che per i farmacisti, includeva odontoiatri, biologi, chimici, fisici e psicologi. A questo punto fermo si è poi aggiunto il decreto interministeriale 68 del 4 febbraio 2015, che ha riclassificato le scuole di specializzazione di area sanitaria restringendo di fatto il campo ad alcune professioni. Una novità che aveva aumentato non poco le speranze, per i farmacisti ospedalieri, di vedersi riconoscere i contratti di formazione durante il periodo della specialità. Si tratta di quattro anni di lavoro intenso e a tempo pieno, pro prio come quello dei medici, che esclude la possibilità di svolgere contemporaneamente un lavoro per potersi pagare la scuola e che pertanto il più delle volte grava sul bilancio delle famiglie. Ecco perchè la presidente della SIFO, Fabrizio, non esita a parlare di “ingiustizia sociale”.Il percorso di studio del farmacista, spiega ancora Fabrizio, “si sta spostando sempre più verso il clinico, ma se mancano i contratti di specializzazione le Università continueranno a non indire i bandi, e tutto resterà bloccato, sospendendo così nel prossimo futuro il fisiologico turnover calcolato in circa 150 farmacisti per anno”. Per Fabrizio, mai come ora è necessaria una svolta: “Si stanno creando situazioni gravi e poco etiche. Su questo tema c’è poca lungimiranza: è un fatto di enorme gravità e va sanato, confidiamo nelle Istituzioni”, conclude Fabrizio.Proprio l’assenza dei contratti di formazione, infatti, è uno dei motivi all’origine del blocco pressochè totale delle scuole di specializzazione di area sanitaria, ferme da oltre due anni. E su questo stop forzato, ne è certa Fabrizio, pesa non poco lo spauracchio delle cause, che potrebbero arrivare a pioggia proprio come è accaduto per i medici negli anni scorsi, che alla fine si sono visti riconoscere il pagamento del lavoro svolto negli anni della specialità. Ad oggi, in Italia, solo qualche scuola isolata, in autonomia, ha avviato il bando, dopo aver reperito in proprio le borse di studio su cui contare. La stragrande maggioranza, però, è ferma dal 2013. E da allora, di fatto, si è reso impossibile accedere alla scuola di specializzazione in Farmacia Ospedaliera.

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Divorzio breve

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 Mag 2014

camera deputatiLa legge sul divorzio breve è un primo grande passo verso il riconoscimento delle libertà civili: finalmente presto sarà consentito ai coniugi di non trascinare per anni il proprio contenzioso, permettendo loro di riorganizzare in tempi brevi e in modo stabile la propria vita. Una buona parte degli oltre cinque milioni e quattrocentomila procedimenti civili pendenti in Italia è rappresentata proprio dalle cause di separazione, consensuale o giudiziale, iscritte a ruolo: un sistema che ha riflessi rilevanti sull’efficacia e la stessa competitività dell’intero nostro sistema giudiziario, oltre che sulla vita di migliaia di persone. Modificare questo sistema semplificando le procedure e riducendo i tempi è una battaglia di civiltà giuridica e sociale, che ci mette finalmente in linea con gli altri paesi europei ed extraeuropei dove è possibile ottenere il divorzio in tempi rapidi, con procedure semplici e costi assai contenuti. Ora mi auguro che il Senato approvi con senso di responsabilità il testo, facendo in modo che l’Italia volti pagina, e che questo sia un seme cui ne seguiranno molti altri, a partire dall’estensione del matrimonio civile alle coppie gay e lesbiche, da una legge sulle unioni civili non matrimoniali, da una revisione della normativa sulle adozioni, fino al testamento biologico e alla fecondazione assistita: una riforma complessiva del diritto di famiglia, insomma, attesa da anni e che finalmente rappresenterebbe per l’Italia uno straordinario salto di civiltà.

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Proposte centro-sinistra per il Piemonte

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 Mag 2012

Torino, Anche il Gruppo regionale di Sinistra Ecologia Libertà ha firmato l’esposto che chiede l’intervento della Corte dei Conti volto a valutare la regolarità dell’approvazione del Bilancio Preventivo 2012. Noi non siamo il partito dei ricorsi, crediamo che debba essere l’azione politica lo strumento principe da mettere in atto, volto anche a ridare autorevolezza a una politica sempre meno credibile. In questo caso però siamo convinti dell’irregolarità formale dell’atto. Dal punto di vista politico ribadiamo che il bilancio risulta un documento che mette in secondo piano i reali bisogni dei piemontesi, scritto senza una vera regia politica sulle priorità della Regione. Non basterà dunque ricorrere al parere della Corte dei Conti, ma l’opposizione intera dovrà trovare la strada dell’alternativa politica.Il centrosinistra deve dimostrare ai cittadini che è una forza di governo e lo può fare dicendo quali sono le sue priorità da affrontare con urgenza, a partire da politiche sociali, trasporto pubblico locale e diritto allo studio. La nostra battaglia deve essere dunque duplice: da una parte garanzia che le regole vengano rispettate, dall’altra intenti chiari da mettere in pratica quando i piemontesi ci accorderanno la loro fiducia.

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Alfano e le responsabilità di Berlusconi

Posted by fidest press agency su domenica, 11 marzo 2012

“Alfano è ridicolo. Vuol far dimenticare agli italiani che se il nostro Paese si trova in queste condizioni, la responsabilità è in gran parte del governo Berlusconi che non ha mai varato nessun provvedimento strutturale né alcuna misura di crescita e di rilancio per l’economia e per il lavoro”. Lo afferma in una nota il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, commentando le dichiarazioni di Alfano sul lavoro. “In questi tre
anni e mezzo il governo Berlusconi ha prodotto come unico risultato l’esplosione del precariato e oggi vi sono circa 600mila lavoratori interessati da cassa integrazione o mobilità, mentre le imprese italiane sono state abbandonate di fronte al fenomeno dell’internalizzazione e molto di esse sono state costrette a chiudere”. Spiega Di Pietro: “Per creare lavoro in Italia bisogna attrarre e far partire gli investimenti nazionali. Per riuscirci occorre cancellare il cancro della corruzione, ridurre drasticamente la burocrazia e avere la certezza dei tempi tra la decisone dell’investimento e la sua realizzazione”. “Per l’IdV è indispensabile aprire una battaglia radicale contro l’evasione fiscale, cominciando dei capitali scudati e illegalmente depositati in Svizzera, e contro la corruzione, ratificando in Parlamento la convenzione di Strasburgo e ripristinando il falso in bilancio. Il governo la smetta di discutere dell’articolo 18 e prenda in considerazione le nostre proposte per il rilancio del lavoro e dell’economia”.

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Grecia: battaglia federalista

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 febbraio 2012

L’AICCRE esprime forte preoccupazione per quanto accaduto recentemente in Grecia, dove alcuni manifestanti hanno dato alle fiamme una bandiera della Germania insieme a una raffigurante la svastica, accusando i tedeschi di essere ancora dei nazisti. L’Associazione concorda con le parole espresse oggi dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del Giorno del ricordo delle foibe: soltanto la prospettiva europea può essere l’antidoto a derive nazionaliste. Ci auguriamo che le forze politiche italiane, insieme alla Società civile, facciano in modo che l’Italia sia tra i Paesi più avanzati in senso europeista e federalista per la riforma dei trattati europei. Il metodo intergovernativo ha mostrato i suoi limiti strutturali: gli interessi nazionali prevalgono sul bene comune europeo e limitano di fatto il processo di integrazione europea. Creare una federazione di stati europei basata sul rilancio delle autonomie territoriali è stata ed è la nostra “mission”. “Non possiamo e non dobbiamo restare inermi –hanno dichiarato Michele Picciano, Vincenzo Menna ed Emilio Verrengia, rispettivamente presidente, Segretario generale, Segretario generale aggiunto dell’AICCRE – di fronte alle grandi sfide che ci aspettano nell’immediato futuro ed anche al rigurgito di mai sopiti nazionalismi in seno ai singoli Paesi che compongono l’Unione europea. Bisogna mantenere alta la guardia”. A questo punto, seppure a malincuore, secondo l’AICCRE bisogna pensare ad un’Europa a due velocità e finalmente realizzare l’Europa federale, creando un governo dell’economia tra i paesi dell’euro, dotato di poteri reali e legittimato democraticamente. Solo con una federazione europea sarà infatti possibile incominciare a governare davvero la moneta unica e offrire una prospettiva positiva, sia sul piano politico sia su quello del rilancio dello sviluppo, agli sforzi che nei diversi paesi dovranno essere fatti per il risanamento finanziario e la ristrutturazione dei sistemi produttivi. “Ed è in questa prospettiva – hanno ripreso i dirigenti dell’AICCRE- che occorre coinvolgere gli enti locali e regionali attraverso la convocazione di un’ assemblea costituente”. Senza federalismo e senza gli enti locali sarebbe un’Europa con gravi limiti democratici, dove l’interesse nazionale prevarrebbe ancor più su quello europeo come hanno purtroppo dimostrato numerose volte i governanti dei Paesi membri dell’UE, incapaci di esprimere una visione univoca europea dei problemi, come accaduto nel recente passato sul tema, per esempio dell’immigrazione e della crisi dell’euro.

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Sale l’età delle malattie veneree

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 febbraio 2012

Le malattie a trasmissione sessuale, un tempo appannaggio solo delle fasce più giovani, non solo stanno aumentando ma sembrano estendersi a fasce di età più alte tra i 45 e i 65 anni. Negli ultimi anni, infatti, l’incidenza è salita anche di 10 volte, come nel caso della sifilide. Il dato, però, stavolta è tutto italiano e fa eco a quello diffuso in in Usa dal Cdc, e arriva da di Barbara Suligoi, che dirige il Centro Operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità. Le cause del fenomeno, sostiene Suligoi, sono molte, e comprendono anche l’uso di farmaci per la disfunzione erettile: «In questi ultimi anni sono aumentati i divorzi, i comportamenti sono più liberi anche per l’arrivo di questi farmaci» spiega l’esperta «inoltre è proprio questa fascia di età quella che ha più rapporti con le prostitute, che sono un serbatoio importante per le infezioni di questo tipo». Stupisce, però, come ricorda Suligoi, che questa fascia «teoricamente dovrebbe essere meno esposta perchè più consapevole dei comportamenti a rischio». Ma i dati indicano il contrario: «Nel caso della sifilide» segnala l’esperta «il nostro servizio di sorveglianza ha registrato tra il 2001 e il 2009 un aumento di 10 volte delle infezioni nella fascia di età sopra i 45 anni, che costituisce ormai un quarto dei casi, mentre tra i più giovani è aumentata di due o tre volte al massimo. A essere più colpiti sono gli uomini, soprattutto perché la patologia colpisce molto gli omosessuali, mentre per le altre malattie c’è una certa parità». Ma il fenomeno non si ferma alla sifilide: «Tra il 1990 e il 2010 i nuovi casi di Aids tra gli over 50 è aumentata del 25%» continua Suligoi «mentre nelle altre fasce di età è diminuita della stessa percentuale. Per quanto riguarda gonorrea e conditomi, i dati tra il 2004 e il 2009 parlano di un numero di casi in questa fascia raddoppiato, mentre la clamidia rimane diffusa soprattutto tra i giovanissimi». (fonte farmacista33)

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Australia: battaglia per il clima

Posted by fidest press agency su sabato, 3 settembre 2011

Rupert Murdoch pimps the news

Image by DonkeyHotey via Flickr

In questi giorni una battaglia decisiva per il clima scuote l’Australia: il governo sta per adottare una legge che ridurrebbe le emissioni di gas serra e imporrebbe agli inquinatori di pagare. Ma le grandi industrie, appoggiate da Rupert Murdoch, stanno cercando di affossare la legge. La carbon tax è una misura che avvantaggia tutti: costringe le grandi industrie a produrre in maniera pulita e garantisce più risorse alle famiglie di lavoratori. Se passerà, servirà da stimolo per altri grandi paesi inquinatori a seguire a ruota e potrebbe essere la nostra maggiore speranza contro il cambiamento climatico. Ma Murdoch è molto potente: detiene ben il 70% della stampa australiana, che utilizza come megafono per diffondere la paura fra la gente. Se insieme riusciremo a silenziarlo con messaggi di speranza da tutto il mondo, potremo aiutare a far passare questa legge. Questa battaglia è combattuta in questi giorni sulle emittenti radio australiane. Firma la petizione urgente per sostenere questa iniziativa coraggiosa e condividila con tutti: non appena raggiungeremo le 250.000 firme manderemo in onda alla radio una serie di pubblicità che diffonderanno i nostri messaggi globali, spiegheranno i benefici della legge e genereranno il sostegno dell’opinione pubblica: http://www.avaaz.org/it/australian_carbon_price/?vl Il cambiamento climatico mette in pericolo tutti noi, con le siccità e le tempeste che causano incendi, alluvioni e raccolti da buttare. La proposta australiana dirotterebbe la sua economia nella direzione opposta per fermare tutto questo. Con questa legge, infatti, sarebbero le industrie più inquinanti a pagare, incoraggiandole così a diventare più efficienti e finanziando allo stesso tempo le tecnologie del futuro e aumentando gli aiuti a quelli che ne hanno più bisogno. Tuttavia Murdoch, che da tempo sostiene che il cambiamento climatico non esiste, si è unito alle compagnie minerarie per diffondere la paura della perdita dei posti di lavoro e della catastrofe economica.

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Barbara Di Castri: Prigioniero in Kenia

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 giugno 2011

Mario Di Castri, ufficiale del Regio Esercito, partecipò alle campagne coloniali africane dell’Italia fascista e, nel 1941, a seguito della Battaglia di Somalia, fu catturato dagli inglesi e internato in un campo di concentramento in Kenya dove rimase fino alla fine della guerra. Qui, fra il peso della sconfitta, la monotonia quotidiana, e i tentativi di svago, redige le sue memorie in appunti sparsi che la figlia ha raccolto e integrato, con interviste e documenti. Pagine 160 Euro 16,00 Codice 14222U EAN 978-88-425-4655-9

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La battaglia referendaria non è finita

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2011

Il superamento alla grande del quorum e la valanga dei SI sono un risultato eccezionale, merito dei Comitati che hanno promosso i referendum e della mobilitazione di massa, che hanno fatto fallire tutti i tentativi di boicottaggio. L’Unione Sindacale di Base, che ha sostenuto con forza la battaglia referendaria, è doppiamente soddisfatta sia per la grande partecipazione popolare, che testimonia di una grande voglia di contare e di condizionare le scelte politiche, sia in quanto vede pienamente confermata la propria linea sindacale di netta opposizione a tutte le privatizzazioni dei servizi pubblici e del servizio idrico in atto nel nostro Paese, privatizzazioni che in questi anni hanno prodotto peggioramento dei servizi, aumenti delle tariffe, licenziamenti e precarietà tra gli addetti ed enormi profitti per gli speculatori privati. Da oggi, chi intendeva spalancare le porte alla stagione dei privati nel sociale ed al ritorno al nucleare dovrà prendere atto della definitiva risposta giunta dai cittadini italiani. Anche tutti quei partiti che negli anni hanno propugnato la panacea di privatizzazioni ed esternalizzazioni – e magari ora cercano di intestarsi la vittoria popolare – ora dovranno tenere d’occhio i propri amministratori locali, qualora fossero pronti a cedere alla speculazione privata servizi pubblici come trasporti, energia, servizi sociali. Dal canto suo, USB continuerà nella battaglia in difesa dei beni comuni e sarà pronta a difendere l’irreversibilità delle scelte indicate dall’esito del referendum.

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Tramonto alpino

Posted by fidest press agency su sabato, 7 Mag 2011

Gli Alpini
Sogni in grigio-verde,
scarponi di gloria
per una Patria da difendere.
Montagne di ricordi,
il Piave, l’amara Grecia,
le impervie Alpi
e le Ambe etiopi.
Oggi: missioni d’amore,
penne nere color Afghanistan,
armate di un sorriso
e lacrime di sangue,
combattono con il cuore
l’aspra battaglia della pace.
Ermanno Eandi
http://www.eandiermanno.it (tramonto alpino)

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Donne nel Cda

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2011

“Ieri è stato un grande giorno per le pari opportunità nel Paese. Finalmente anche il Governo ha dovuto piegarsi con il via libera del Senato al disegno di legge che imporrà ai CDA e agli organi di controllo delle società quotate di destinare un quinto dei posti alle donne a partire dal 2012 e un terzo a partire dal 2015. È una battaglia che ho condotto in prima persona, firmando il ddl  insieme a Lella Golfo, e continuerò a sostenerlo ora che il testo tornerà alla Camera. Confido  che anche le pari opportunità in Italia, a breve, possano trovarsi sulla buona strada degli altri paesi europei”. Così Alessia Mosca, deputato del Pd, promotrice della proposta di legge bipartisan per l’introduzione delle quote nei cda e nei consigli di sorveglianza delle aziende quotate e vice presidente di TrecentoSessanta, l’Associazione di Enrico Letta.

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Social Watch: per uscire dalla crisi

Posted by fidest press agency su sabato, 19 febbraio 2011

“Rimettere al centro i diritti e invertire l’attuale tendenza sembrano essere le uniche vie d’uscita”, osserva Nardi. “Un’inversione di marcia è assolutamente necessaria perché il Paese si rialzi dalla brutta caduta. Affinché riprenda ad andare nella direzione di uno sviluppo sociale equo”. Con un debito pubblico fuori controllo (oltre il 118%, il secondo in Europa dopo la Grecia) e forti tagli ai servizi essenziali, occorre che l’Italia faccia uno sforzo per aumentare le entrate nelle casse dello stato, intensificando la battaglia all’elusione e all’evasione fiscale e restituendo risorse agli enti locali. Secondo il Social Watch, si può uscire dalla crisi introducendo maggiore equità fiscale attraverso tre misure. In primis, un’imposta patrimoniale una tantum per far fronte alla crisi. L’imposta colpirebbe con un’aliquota del 5 per mille tutti i patrimoni al di sopra dei 5 milioni di euro. La coalizione propone inoltre di elevare l’aliquota della tassazione delle rendite finanziarie dal 12,5% al livello medio europeo del 20%. La terza misura consiste in una tassa internazionale sulle transazioni finanziarie per ridurre la volatilità dei mercati finanziari e far pagare la crisi in primo luogo a chi ha causato la bolla speculativa esplosa nel 2008. Dalla tassa si possono ricavare anche risorse da destinare ai paesi in via di sviluppo e alla lotta contro i cambiamenti climatici. Il Social Watch chiede inoltre di estendere gli ammortizzatori sociali ai lavoratori precari; modificare le politiche migratorie, passando da un approccio basato su economia e sicurezza a un altro fondato su diritti e cittadinanza; assicurare maggiore eguaglianza tra uomo e donna con l’introduzione del cosiddetto bilancio di genere; rilanciare l’economia puntando su quella verde e sulle filiere locali. “La crescita che vogliamo”, conclude Nardi, “è quella dei diritti sociali e del benessere, prima che del PIL. Come dimostriamo da anni, le due cose non vanno di pari passo e dopo il salvataggio della finanza, per il quale sono state versate ingenti risorse pubbliche sottratte ai cittadini, è tempo per un nuovo patto sociale che riparta dalle persone.”

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La battaglia vinta su eco bonus

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 novembre 2010

Ha dichiarato l’on.le On. Aldo Di Biagio: “Sono soddisfatto della decisione del Governo di presentare il tanto invocato emendamento a favore del bonus del 55% per le ristrutturazioni energetiche, frutto della battaglia sostenuta dal gruppo FLI e da altri gruppi parlamentari che hanno sempre evidenziato quanto rinunciare a questa misura avrebbe significato per il nostro Paese rinunciare ad una misura per il futuro dell’Italia;Voglio sottolineare quanto il lavoro coordinato e  congiunto dei vari gruppi parlamentari sia stato fruttuoso ai fini dell’ampliamento della portata normativa della legge finanziaria a sostegno dei cittadini e delle imprese”.

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