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Posts Tagged ‘batteri intestinali’

Hai chili di troppo? la colpa è anche dei batteri intestinali

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 Mag 2019

La medicina estetica viene spesso chiamata in causa per risolvere problemi legati al peso e alla percezione dell’immagine corporea. Tra questi, il più ‘estremo’ è senza dubbio l’obesità, ma è forse giunto il momento di ridefinire i contorni di questa condizione. “L’obesità fino ad oggi è stata considerata un problema prettamente di medicina estetica – sostiene presidente dell’Italian Obesity Network (ION) Giuseppe Fatati in occasione del 40° congresso della Società italiana di medicina estetica (SIME) in corso a Roma – ma in realtà si tratta di una vera e propria malattia, che per giunta si accompagna allo stigma sociale: si tende infatti a credere che la ‘colpa’ sia dell’obeso che mangia troppo, quando si tratta in realtà di una situazione notevolmente più complessa, ovvero di un fenomeno di popolazione”. L’obesità è patologia complessa, perché ha dei fattori singolarmente più o meno complessi che a loro volta interagiscono tra di loro, andando a complicare in maniera esponenziale il quadro. Al centro di questa complessità c’è l’intestino e, soprattutto, c’è il microbiota. Il microbiota è l’insieme di batteri contenuto nel nostro intestino. Un vero e proprio ‘mondo’ fondamentale nel determinare stati infiammatori, orientare la deposizione di grasso e calibrare la spesa energetica, quindi il nostro peso corporeo. Tutto l’insieme del microbiota intestinale, parliamo di almeno 100 trilioni di batteri per un peso di 1-2 kg. Un ecosistema insomma, già formato alla nascita – poiché bambino eredita molti dei batteri materni durante la gestazione e il parto – che poi si sviluppa in modo autonomo e risente fortemente del nostro stile di vita. “Per esempio con un’alimentazione ricca di grassi saturi si produce una disbiosi intestinale, ossia mangiare ‘male’ provoca il cambiamento della flora intestinale – spiega l’esperto – A questo cambiamento corrisponde l’attivazione del sistema immunitario e di quello endocrino, che vanno ad influenzare il cervello. Qui ci sono i meccanismi che presiedono ai gusti personali e alla sensazione di fame e sazietà”.Ma l’influenza di una flora batterica squilibrata non si ferma qui: a parità di introito alimentare una persona con una disbiosi intestinale tende a prendere più peso rispetto ad una con un microbiota in equilibro, e inoltre tenderà a depositare grasso a livello viscerale. “In queste condizioni si può andare incontro ad alterazioni quali l’insulino-resistenza, che a loro volta portano a obesità e a diabete. Quindi il microbiota è da considerare un organo endocrino, anche se attualmente è sconosciuto ai più – prosegue – Per completare la complessità del problema, bisogna considerare che anche l’inquinamento è in grado di alterare il microbiota intestinale. Ogni tanto qualcuno in ambulatorio fa affermazioni paradossali come ‘a me ingrassa pure l’aria’, che tuttavia sono vere è se il soggetto vive in ambiente inquinato. Questo perché con l’inquinamento vengono innescati fenomeni di infiammazione subclinica che portano all’aumento del peso e alla deposizione di grasso a livello viscerale, anticamera per il diabete, le cardiopatie metaboliche e la cardiopatia ischemica”. Il peso corporeo è dunque legato a fattori complessi, ma comunque relativi allo stile di vita, quindi non ci può essere una medicina estetica efficiente se non è corroborata da sane abitudini e dalla volontà di migliorare il proprio ‘ecosistema’, con una dieta varia e mediterranea. “Il Congresso della SIME è stato una delle prime sedi scientifiche in cui sono stati condivisi gli studi sul microbioma – commenta Emanuele Bartoletti – Si è partiti con l’intestinale e si è proseguito con il microbioma cutaneo. I batteri che convivono con noi sono ormai oggetto di studio quotidiano perché la loro presenza e il loro equilibrio condizionano fortemente la nostra salute”. (by Giuseppe Fatati)

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Sla: Individuati i batteri intestinali che rallentano la progressione della malattia

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

Human intestine with intestinal bacteria, 3D illustration

Human intestine with intestinal bacteria, 3D illustration

La SLA è una malattia neurodegenerativa in grado di provocare la morte dei neuroni che controllano il movimento. Nei pazienti che ne soffrono si osserva una progressiva perdita della capacità di muoversi, parlare, deglutire e, in fase terminale, anche di utilizzare i muscoli deputati alla respirazione. Secondo quanto riportato sulla rivista Clinical Therapeutics, il modello murino di SLA utilizzato dai ricercatori americani è caratterizzato da una maggiore permeabilità intestinale e da un’alterata composizione del microbioma, con una netta riduzione dei batteri che producono butirrato.
Dal momento che le modificazioni a livello intestinale sembrano insorgere nei topi prima dei sintomi tipici della SLA, gli studiosi hanno ipotizzato che, come già dimostrato per altre malattie neurologiche, l’omeostasi intestinale e la composizione del microbioma possano svolgere un ruolo anche nello sviluppo della patologia.
«L’intestino e il cervello sono collegati, quindi non siamo sorpresi che la salute del primo impatti sulla funzionalità del secondo» dichiara Jun Sun, coordinatrice dello studio. I ricercatori, sulla base dei risultati ottenuti nei topi, ipotizzano che l’alterazione del microbioma e la perdita dell’omeostasi intestinale siano associati alla patofisiologia della SLA. Inoltre, l’efficacia del butirrato nel ristabilire l’equilibrio intestinale e nel ritardare la progressione della malattia suggerisce la possibilità di individuare in questo composto una nuova opportunità terapeutica. A tal proposito, Jun Sun sottolinea che «attualmente è disponibile un unico farmaco per il trattamento della SLA, che è in grado di aumentare la sopravvivenza dei pazienti solo di pochi mesi». E aggiunge: «Il butirrato è già disponibile sul mercato americano come supplemento e i risultati preliminari ottenuti nei topi sono molto promettenti: ecco perché riteniamo necessario condurre nuovi studi per verificare i suoi effetti nei pazienti affetti da SLA». I ricercatori hanno quindi deciso di somministrare a un gruppo di topi transgenici sodio butirrato sciolto in acqua per un periodo di due mesi e mezzo: i dati ottenuti indicano che, rispetto al gruppo di controllo, i roditori trattati hanno mostrato uno dei primi sintomi della SLA, ovvero la perdita di peso, con un ritardo di 40 giorni.
La somministrazione di butirrato è risultata associata a una maggiore sopravvivenza, in media 38 giorni in più rispetto ai topi non trattati. Gli studiosi hanno potuto rilevare anche alcuni effetti a livello intestinale, come la riduzione della permeabilità intestinale e la correzione della disbiosi. In particolare, nei topi trattati è stato osservato l’aumento sia dei batteri in grado di produrre butirrato (Butyrivibrio fibrisolvens), sia di quella popolazione di Firmicutes che risulta meno rappresentata nel modello murino di SLA. Le persone affette da SLA a livello mondiale sono oltre 420.000, di cui circa 6.000 soltanto in Italia. Alcune stime parlano di circa 14.000 nuovi casi all’anno nel mondo. Ciò significa che, ogni giorno, 384 persone sono colpite dalla malattia. (fonte: http://www.alsmndalliance.org).
Il microbioma, la nuova frontiera della ricerca scientifica. Il microbioma umano è l’insieme dei microbi che si trovano nel nostro corpo e dei loro geni. Un vero e proprio “superorganismo” composto da cellule umane e non umane, dove le cellule batteriche sono 10 volte di più delle nostre: 100 trilioni contro 10 trilioni. Il microbioma, principalmente quello intestinale, si modifica in funzione della dieta, dell’attività fisica, delle medicine assunte e sempre più studi correlano la biodiversità del microbioma a stati patologici quali obesità, patologie cardiovascolari, malattie autoimmuni, depressione, patologie neurologiche, fino al processo di invecchiamento vero e proprio.Leggi l’articolo su microbioma: http://microbioma.it/neuroscienze/sla-individuati-batteri-intestinali-che-rallentano-la-progressione/
Consulta l’articolo originale: http://www.clinicaltherapeutics.com/article/S0149-2918(16)30927-4/abstract (fonte: Microbioma.it)

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Il microbiota intestinale, cos’è e come influisce sulla nostra salute

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Mag 2016

batteri patogeniSicuramente tra le più interessanti scoperte della ricerca medica degli ultimi anni ci sono le comunità microbiche (batteri, virus, miceti e in alcuni casi anche protozoi) che popolano il nostro organismo: canale digerente, apparato respiratorio, apparato genito-urinario, cute. Ad appassionare maggiormente è il loro ruolo, la loro importanza, la loro azione all’interno di quello che ormai si è capito essere un super-organismo fatto di due sistemi: il nostro corpo e i microbi. “Indubbiamente di tutto il sistema microbico è quello che vive all’interno dell’apparato digerente a destare maggiore curiosità per il mondo scientifico – dice Domenico Centofanti, vicepresidente della SIME – Parliamo del cosiddetto Microbiota, la comunità microbica che colonizza l’intero canale dalla bocca all’orifizio anale, ma gli organi che ne sono più popolati sono il colon e l’intestino tenue. Una popolazione molto eterogenea e numerosa: circa un chilo di peso, approssimativamente 100 trilioni di batteri, circa dieci volte superiori in numero alle cellule umane, ‘un meta-organo’, com’è stato definito, con il quale abbiamo realizzato un rapporto di perfetta simbiosi, per questa ragione sue alterazioni qualitative e quantitative avranno poi ripercussioni sulla nostra salute. Una comunità batterica con oltre tre milioni di geni, non a caso si parla di Metaboloma intestinale, cioè un vero e proprio organo con delle incredibili attività metaboliche. I batteri del nostro intestino sono stati i primi abitanti della terra, qui vivevano in epoche in cui mancava l’ossigeno, hanno poi trovato all’interno dell’intestino l’ambiente per loro ottimale: caldo, umido, mancanza di ossigeno, buio e cibo. Esiste uno scambio perfetto tra noi e loro, senza di essi, infatti, anche la nostra vita sarebbe impossibile, tant’è che gli animali Germ free, cioè animali senza microbi sin dalla nascita, fatti crescere in una cappa di vetro, sono piccoli, magri e appena liberati e quindi a contatto con il mondo esterno, muoiono. Proprio per questo i microbi non sono dei semplici commensali, ma hanno delle precise funzioni metaboliche e immunologiche. Alla nascita il nostro intestino è sterile, inizia poi la colonizzazione microbica che dipenderà dal tipo di parto, vaginale o cesareo, dall’esposizione ai microbi presenti nell’ambiente, dal tipo di allattamento e dall’alimentazione. Seppur consolidato dopo i primi anni di vita, potrà essere modulato in seguito dal nostro stile di vita, stress, fumo, attività fisica, farmaci, cibo ingerito e da altri fattori, alcuni dei quali ancora da definire. Il suo sviluppo va di pari passo con il nostro sistema immunologico intestinale che sarà, per così dire, da esso educato e quel microbiota sarà poi tollerato da quel sistema immune. Aspetto non trascurabile se si pensa che il 70% del sistema immunitario dell’uomo sia localizzato nell’intestino. Alla funzione immunitaria si associano quella metabolica con regolazione dell’assorbimento di energia, la produzione di vitamine e la funzione protettiva della barriera intestinale. L’alterazione dell’omeostasi, la cosiddetta disbiosi, può portare a conseguenze più o meno gravi come la colonizzazione da parte del Clostridium difficile, diarrea, sindrome dell’intestino irritabile, patologie croniche intestinali. L’azione di questi microrganismi va ben oltre l’intestino, molti studi ormai ci dicono che le persone obese hanno un microbiota intestinale diverso dalle persone magre, se sia la composizione alterata del microbiota la causa dell’obesità o la sua conseguenza è ancora oggetto di studio, ma in ogni caso si è visto che trapiantare il microbiota di un animale grasso in uno magro fa sì che quest’ultimo diventi grasso e viceversa, tutto questo significa che probabilmente esso controlla anche l’aumento di peso dell’uomo. Non solo, sappiamo che modificando il microbiota di un diabetico si possono controllare la glicemia e l’insulino-resistenza.Più in generale esso invia tutta una serie di segnali in un sistema che lo collega al tessuto adiposo, al pancreas, al fegato, al cervello (nutrient sensor pathway), organi che sono continuamente in contatto tra loro. Tutto questo si traduce ad esempio nella possibilità di comunicare al cervello ciò che devo mangiare e ciò che devo assorbire e forse finisce con l’influenzare anche il nostro modo di pensare, il nostro comportamento. Come detto, l’alimentazione e lo stile di vita sono cruciali nella sua formazione prima e nella sua modulazione poi, una dieta bilanciata è di aiuto nell’adulto, ma una particolare attenzione va data alla dieta dei bambini nei primi anni di vita, che sia ricca di fibre, povera di zuccheri semplici, ricca di frutta e verdura, con poche proteine animali. Pensando all’adulto questi consigli vanno seguiti e protratti nel tempo perché diversamente i benefici saranno minimi e il microbiota tenderà a tornare quello originale.
Per ciò che concerne l’utilizzo dei prebiotici e dei probiotici, tra i primi, sostanze non digeribili in grado di stimolare in maniera selettiva la proliferazione e l’attività di uno o di più batteri benefici colici, particolarmente utile è l’inulina (carciofi, cicoria). I probiotici, sono certamente utili, ma purtroppo oggi non ne abbiamo molti rispetto alle migliaia di specie di batteri intestinali. Probabilmente nel futuro avremo probiotici capaci di combattere l’obesità, le malattie infiammatorie, ecc. In ogni caso sembra influenzino l’attività piuttosto che la composizione del microbiota, in questo caso il loro consumo avrebbe effetto benefico anche quando non è alterata la composizione microbica intestinale. “In conclusione i nostri ospiti – commenta il presidente della SIME Emanuele Bartoletti – anche se come dice qualcuno ‘non è l’uomo a ospitare i batteri, ma sono i batteri a ospitare l’uomo’, sono fondamentali per la nostra salute, ma non è ancora ben chiaro come e fino a che punto, così come la possibilità di modificarne composizione. E proprio per questo la nostra società scientifica ha voluto allargare il disco e il confronto scientifico ai temi legati all’alimentazione in senso più ampio”.

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Come i nostri batteri intestinali interagiscono

Posted by fidest press agency su martedì, 16 febbraio 2016

batteri patogeniParma. E’ stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica ISME J un lavoro riguardante lo studio delle interazioni del microbiota intestinale mediante l’impiego di un approccio multiomico basato sull’utilizzo di tecniche di genomica, metagenomica e metabolomica.
Il progetto presentato nell’articolo è stato coordinato dal prof. Marco Ventura, responsabile del Laboratorio di Probiogenomica del Dipartimento di Bioscienze dell’Ateneo, nell’ambito di un progetto di ricerca internazionale volto alla comprensione dei meccanismi molecolari responsabili dell’interazione dei batteri intestinali. Inoltre, vede la partecipazione come leading author di una giovane ricercatrice del nostro Ateneo, la dott.ssa Francesca Turroni.Il lavoro pubblicato ha permesso di caratterizzare le strategie metaboliche utilizzate da alcuni ceppi di batteri normalmente presenti nell’intestino dell’uomo, i bifidobatteri, durante la colonizzazione dell’intestino dei mammiferi. Queste informazioni hanno permesso di comprendere l’esistenza di meccanismi di cross-talk tra i batteri intestinali che consentono loro di compartecipare nell’utilizzo di carboidrati complessi. Inoltre, questo studio rappresenta un’altra tappa importante nella conoscenza della biologia dei batteri probiotici e di come questi si comportino nell’intestino umano. Infatti, da questo studio sono emerse importanti ruoli metabolici espletati dal microrganismo probiotico Bifidobacterium bifidum PRL2010.Questo progetto vede la collaborazione di diversi microbiologi molecolari di centri di ricerca internazionali (Department of Microbiology, National University of Ireland; Department of Surgery and Cancer, Faculty of Medicine, Imperial College; United Kingdom).
Inoltre, questo studio vede la partecipazione dello spin off GenProbio srl, spin off dell’Università degli Studi di Parma, impegnato nello studio dei batteri probiotici e del microbiota intestinale.Questo studio conferma l’impegno del Laboratorio di Probiogenomica dell’Università di Parma nell’ambito della studio del microbiota intestinale e dei batteri probiotici, testimoniato dai diversi riconoscimenti internazionali degli ultimi anni, e rappresenta un primo importante passo nella comprensione delle basi molecolari responsabili dell’interazione microrganismi-ospite e dei derivanti effetti positivi o negativi sulla salute dell’ospite.

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