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Il Parlamento europeo dà il via libera a Christine Lagarde nuova presidente BCE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

Christine Lagarde ha ottenuto martedì l’approvazione del Parlamento per essere la prossima Presidente della BCE.Nella votazione a scrutinio segreto, 394 deputati hanno votato a favore, 206 contro e 49 si sono astenuti per raccomandare Lagarde a capo della Banca centrale europea.
Il Parlamento esprime un parere non vincolante sull’idoneità o meno di un candidato a ricoprire il ruolo di Presidente della BCE, mentre la decisione finale spetta dal Consiglio europeo. Sostituirà l’attuale titolare, Mario Draghi, dal 1° novembre.Martedì, la plenaria ha anche tenuto una discussione sulla sua idoneità. La candidatura di Christine Lagarde sarà ora iscritta all’ordine del giorno del Consiglio europeo di ottobre.

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Mutui casa: quali gli effetti delle nuove politiche BCE?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

Milano, settembre 2019. Nuovo Quantitative Easing, taglio dei tassi sui depositi presso l’Eurotower e aumento della durata delle Tltro; sono questi alcuni dei punti principali tracciati da Draghi relativamente al nuovo programma di politiche monetarie adottato dalla Banca Centrale. Ma quali i possibili effetti su mutuatari e aspiranti mutuatari italiani? Ecco l’analisi Facile.it e Mutui.it.L’annuncio di un nuovo Quantitative Easing per una durata indefinita, insieme alla volontà della BCE di mantenere i tassi “ai livelli attuali o più bassi” fino all’avvicinamento dell’obiettivo inflazionistico (2%) è una buona notizia per tutti coloro che hanno già sottoscritto un finanziamento. «Chi ha un mutuo variabile potrà continuare a godere delle condizioni estremamente favorevoli del mercato per un periodo ancora più lungo di quanto non ci si aspettasse anche solo qualche giorno fa», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it. «Chi ha un mutuo a tasso fisso, invece, potrebbe approfittare di una nuova finestra per surrogare il proprio finanziamento e ridurre così il peso degli interessi. Guardando ai tassi attuali, chi ha sottoscritto un mutuo a gennaio 2019, surrogandolo oggi potrebbe risparmiare 500 euro l’anno di interessi». La volontà della BCE di continuare a iniettare denaro nel sistema e adottare una politica espansiva per un lungo periodo di tempo è una buona notizia anche per tutti coloro che stanno valutando l’acquisto di un immobile. Da un lato l’allungamento della durata delle Tltro, che potrebbe aumentare la capacità delle banche aderenti di finanziare l’economia reale; dall’altro il nuovo Quantitative Easing, che potrebbe contribuire ad abbassare il costo di finanziamento per le banche italiane e che, a loro volta, potrebbero scegliere di ridurre gli spread applicati ai nuovi mutui. Da questo punto di vista, un segnale incoraggiante è arrivato già ieri, dopo l’annuncio della BCE, con lo spread italiano sceso al di sotto dei 140 punti base; qualora i valori dovessero restare a lungo su livelli così bassi, questo potrebbe generare un effetto virtuoso con conseguenze positive per le tasche dei futuri mutuatari.Se da un lato le misure sono una buona notizia lato offerta, bisogna considerare che questo ulteriore taglio dei tassi nasce dall’esigenza di rilanciare un’economia europea considerata in difficoltà. Le misure annunciate dalla BCE potrebbero quindi non essere sufficienti a dare un nuovo impulso alla domanda di mutui in Italia. «In questa prima parte dell’anno i tassi dei mutui sono calati facendo segnare nuovi record storici eppure, secondo i dati ufficiali, le richieste di finanziamento sono diminuite», spiega Cresto. «Un segnale evidente – così come sottolineato dallo stesso Draghi – di come le politiche monetarie della BCE, da sole, non siano sufficienti a rilanciare la domanda e ora spetta alle politiche fiscali adottate dai singoli stati stimolare il mercato».

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Bce: politica monetaria accomodante anche con Lagarde

Posted by fidest press agency su domenica, 11 agosto 2019

Il consiglio direttivo della Bce “ha posto in risalto la necessità di un orientamento di politica monetaria altamente accomodante per un prolungato periodo di tempo”.”Bene, la speranza è che la politica monetaria accomodante sia confermata anche dopo il cambio al vertice tra Draghi e Lagarde” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”E’ fondamentale, per il nostro Paese, così altamente indebitato e a rischio costante di una procedura d’infrazione, che riprenda il Qe. Nel Bollettino si attesta che è bastato che la Commissione europea decidesse di non avviare una procedura di infrazione per disavanzo eccessivo per far diminuire i differenziali sui titoli di Stato italiani di 77 punti base. Un dato sul quale il Governo Conte dovrebbe riflettere” conclude Dona.

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Commenti nomina Lagarde a Presidente BCE

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

By Michael Browne, co-gestore della strategia Equity Long/Short di Martin Currie (gruppo Legg Mason): La nomina di Christine Lagarde – e quella di Ursula von Der Leyen a capo della Commissione – da poco annunciata significa che il rischio di una hard Brexit è aumentato.Queste nomine sembrano echeggiare la tesi che “il problema dell’Europa è il suo non essere abbastanza integrata”, e mi aspetto che la Gran Bretagna sarà tra i primi paesi a trovarsi in difficoltà in questo senso, dovendo rinegoziare la Brexit. L’Europa sembra infatti serrare i ranghi.I rischi di conflitto arriveranno anche dalle varie fazioni populiste, che nelle ultime elezioni sono andate bene ma che in queste nomine sono state ignorate. L’Italia e gli stati dell’Europa Orientale non hanno ottenuto i posti di vertice, e hanno quindi perso influenza. Il rischio di tensioni è palese, e crediamo che nei prossimi cinque anni il rischio di una crisi del debito italiano sia alto. Queste nomine devono ancora passare per il Parlamento europeo, in cui potrebbe emergere il risentimento da parte dei principali gruppi politici (oltre che da quelli populisti) che non saranno d’accordo con la fine del sistema degli “Spitzenkandidaten” – dove il partito più grande nel Parlamento Europeo nomina i suoi candidati per le principali posizioni.
Lagarde ha assunto la direzione del FMI nel giugno 2011 al culmine della crisi greca, sostituendo il francese Dominic Strauss-Kahn. Durante quel periodo ha dimostrato fermezza e ha svolto un ruolo di figura istituzionale, lasciando il lavoro di rinegoziare il debito greco ai tecnici della Banca Centrale.Venendo da una formazione giuridica, è riuscita a negoziare i problemi – anche se adoperando spesso un pugno di ferro in un guanto di velluto. Il ruolo della BCE è diverso, essendo tanto tecnico quanto “presidenziale”. Per la BCE questa è una scelta di continuità e, poiché l’incarico durerà otto anni, si tratta di una decisione importante. Il mercato l’ha certamente vista come pro-accomodamento monetario, e ha reagito favorevolmente.
Andreas Billmeier, research analyst di Western Asset (gruppo Legg Mason): Con Christine Lagarde al timone della BCE subentrerebbe a Mario Draghi un altro esperto comunicatore e gestore di crisi. Il suo background come ministro dell’economia francese potrebbe essere d’aiuto nel persuadere i suoi ex colleghi ad una politica di bilancio più espansiva, laddove appropriato, alleviando in tal modo il peso gravante sulla politica monetaria – un punto sostenuto più volte anche da Draghi nel recente passato. In merito alla politica monetaria, pensiamo che sarà analogamente accomodante, e certamente Lagarde non ostacolerà il riavvio del programma di acquisto di asset se il bisogno diventasse (più) ovvio. Speriamo che la sua mancanza di competenze istituzionali – Duisenberg, Trichet e Draghi avevano tutti guidato banche centrali nazionali prima di diventare presidenti della BCE, e conoscevano dunque bene le procedure europee – non porti ad una maggiore volatilità nelle comunicazioni – un rischio che abbiamo visto verificarsi recentemente con il mandato di Jerome Powell presso la Federal Reserve Bank.”
Francis Scotland, Portfolio Manager e Co-Director Global Macro Research di Brandywine Global (gruppo Legg Mason): Presto avremo persone che hanno studiato legge gestire tre delle maggiori banche centrali del mondo: la Banca del Giappone, la Federal Reserve Bank ed ora la BCE con la nomina di Lagarde. È un bene o un male? Chiedere ad un esperto di legge di gestire la politica monetaria è come chiedere ad un economista di esercitare la funzione di giudice alla Corte Suprema? Vedremo quale sarà il nuovo orientamento nella politica monetaria europea. Kuroda ha legato il proprio destino a quello del Primo Ministro Abe e ha comprato metà del debito nazionale del Giappone. Draghi ha ribaltato la stretta monetaria di Trichet e ha fatto rizzare i capelli ai rigidi sostenitori del denaro difficile comprando debito sovrano. Powell è partito lancia in resta con la normalizzazione prima di venir ridimensionato dai mercato a fine 2018. Lagarde era a capo di un’organizzazione che aveva il compito di imporre sobrietà fiscale ai paesi in cambio di piani di salvataggio. Potrebbe rivelarsi un’antagonista dei teorici monetari moderni che sostengono la necessità di un’elevata spesa pubblica finanziata dall’emissione di moneta.

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Cosa sono le aste TLTRO e che effetti hanno sull’economia reale?

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

By Jessica Samà (fonte: ABC Finanza) La tanto attesa decisione è finalmente arrivata: la BCE ha annunciato un nuovo programma di aste TLTRO a partire da settembre 2019. Mandato in soffitta il Quantitative Easing1, l’Eurotower si prepara a elargire nuovamente condizioni monetarie accomodanti e un nuovo piano di finanziamenti a lungo termine per gli istituti bancari. Se ne parla molto, ma cosa sono esattamente le aste TLTRO? Che effetti hanno sull’economia reale? TLTRO è l’acronimo di Targeted Longer Term Refinancing Operations e rappresentano una delle tante operazioni di politica monetaria2 a disposizione della Banca Centrale Europea (BCE). Le aste TLTRO hanno lo scopo di immettere liquidità nel sistema finanziario e, in teoria, spingere le banche a erogare credito a imprese e famiglie. In parole semplici, si tratta sostanzialmente di prestiti agevolati agli istituti bancari. Perché si parla di aste? Perché le banche possono aggiudicarsi i suddetti prestiti attraverso una serie di aste, tramite cui la BCE finanzia gli istituti bancari tenendo conto del numero di prestiti concessi da essi a società e privati. Ed è proprio per questo che si chiamano “targeted operations”, cioè “operazioni mirate”, perché l’ammontare che le banche prendono in prestito è direttamente correlato ai finanziamenti che erogano alle imprese e alle famiglie. Qualora le banche non dovessero rispettare le condizioni poste, dovranno restituire quanto ricevuto, pagando una penale.La nuova serie di aste TLTRO partirà a settembre 2019 e si estinguerà a marzo 2021. Le banche potranno ottenere fino al 30% dello stock di prestiti idonei alla data del 28 febbraio 2019 e ogni finanziamento avrà una durata di quattro anni. Il tasso di interesse sulle operazioni sarà legato al tasso MRO (Main Refinancing Operation) che attualmente è pari a zero, ma che potrà ulteriormente scendere come successo per il tasso dei depositi, che si trova ora a quota -0.40%. I tassi saranno quindi nulli o negativi per quelle banche che prestano liquidità a privati, famiglie e imprese. Nella storia della BCE ne sono state varate 3: una nel 2014, una nel 2016 e quest’ultima del 2019, sempre tese a scongiurare lo spettro di una crisi bancaria dell’Eurozona e soprattutto per stimolare l’erogazione di credito all’economia reale.Nei suoi bollettini Francoforte ha analizzato l’impatto esercitato nel tempo da questo tipo di interventi, evidenziando come i TLTRO abbiano sempre garantito uno stimolo all’economia reale grazie alla stabilizzazione delle condizioni di finanziamento dal sistema bancario. I TLTRO, insieme ad altre misure introdotte a partire da giugno 2014, si sono dimostrati efficaci nel supportare la concessione di prestiti a privati e imprese: i tassi d’interesse e gli standard richiesti ai debitori sono diminuiti notevolmente subito dopo l’annuncio della prima serie di TLTRO.Ma c’è anche da dire che l’Eurotower si è vista costretta ad emettere una nuova serie di TLTRO visto il pericolo di una congestione del funding causata dalla scadenza degli esistenti TLTRO II3 che da qui al 2021 avrebbero diminuito notevolmente la liquidità degli istituti di credito, con conseguenze rilevanti sulla stabilità del sistema bancario europeo. A farne le spese sarebbero state soprattutto le banche italiane, che avrebbero dovuto restituire circa 250 miliardi4 presi in prestito grazie ai TLTRO II.Inoltre, l’economia in rallentamento dell’area euro, la conseguente riduzione delle stime di crescita, la minaccia del protezionismo, la Brexit e le vulnerabilità dei mercati emergenti hanno sicuramente influenzato la decisione di Francoforte. “Meglio muoversi con prudenza, ma muoversi, in una stanza buia, piuttosto che stare fermi”, ha affermato Draghi. In ogni caso, bisogna precisare che i TLTRO non sono un regalo alle banche, ma una necessità. Servono ad immettere nuova liquidità e soprattutto a scongiurare nuove speculazioni che avrebbero potuto attaccare Paesi come Italia e Spagna (maggiori beneficiari delle manovre passate), con un effetto domino su tutta l’Unione. Ed è per questo che i Paesi membri hanno votato all’unanimità a favore del nuovo TLTRO.
L’emissione dei TLTRO III riguarderà solo indirettamente i mutui, poiché la liquidità presa in prestito dalle banche non potrà essere destinata ai mutui per la casa, al fine di evitare la creazione di una bolla immobiliare. In ogni caso, i mutui risentiranno positivamente delle condizioni agevolate poste dalla BCE, dal momento che, oltre ad annunciare un nuovo round di aste TLTRO, San Mario Draghi ha anche deciso di lasciare i tassi d’interesse applicati ai finanziamenti invariati almeno fino alla fine del 2019. Quindi per l’Euribor, il tasso di riferimento per i mutui variabili, le previsioni rimangono le stesse: la scadenza a tre mesi, la più utilizzata dagli italiani, è rimasta a -0.31, ma anche le scadenze a un mese, sei mesi e 12 mesi rimarranno rispettivamente a quota -0.37, -0.23 e -0.11.Per quanto riguarda il tasso IRS, il riferimento per i mutui a tasso fisso, dopo l’annuncio dei TLTRO ha raggiunto i minimi di quest’anno. Il tasso a cinque anni si è collocato a 0,08, mentre le scadenze a 10, 15, 20 e 25 anni sono scesi a 0.60, 0.96, 1.14 e 1.20.Se da una parte i TLTRO risolvono il problema del funding degli istituti, dall’altra mettono ulteriormente alla prova la profittabilità del settore, poiché i tassi d’interessi applicati ai finanziamenti concessi rimarranno a livelli prossimi allo zero. Le banche potrebbero quindi cercare altre fonti di ricavo, ad esempio innalzando le commissioni bancarie.Nondimeno, molti analisti evidenziano come gli istituti bancari tenderebbero ad utilizzare la maggior parte dei TLTRO per ricomprare i vecchi finanziamenti in scadenza. Così a beneficiarne sarebbe solo il sistema creditizio, che ha attualmente bisogno di liquidità per preservare i suoi requisiti di solidità patrimoniale. Ma il vero problema non è tanto l’offerta, bensì la domanda: finché la domanda di credito non si riprenderà in maniera significativa, tutti questi sforzi saranno inutili.

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Bce: taglia stima inflazione Eurozona a 1,2% da 1,6%

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

La Bce taglia le stime sull’inflazione dell’Eurozona per il 2019 all’1,2%, dall’1,6% precedente.”La Bce riattivi il quantitative easing. Dato che l’obiettivo dichiarato è sempre stato quello di arrivare ad un’inflazione al 2%, la previsione di oggi deve indurre la Bce a rilanciare il piano di acquisti di titoli di Stato almeno fino alla fine dell’anno. Non basta, infatti, proseguire con i reinvestimenti. Se, come ha detto più volte Draghi, il Qe rimane nella cassetta degli attrezzi della Bce, è ora di risfoderarlo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Anche se l’inflazione è sempre stata una scusa per giustificare il QE agli occhi della Germania, e di certo non sono le associazioni di consumatori a desiderare un’inflazione più alta, il taglio delle stime di crescita per l’Eurozona da +1,7% a +1,1 devono indurre Draghi a riprendere il QE” conclude Dona.

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Il Parlamento indica le priorità per BCE e unione bancaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Strasburgo. I deputati hanno definito le priorità per le azioni della Banca centrale europea per il 2019 e per il completamento dell’unione bancaria. In due risoluzioni distinte, la prima sui lavori della Banca centrale europea (BCE), redatta da Gabriel Mato (PPE, ES) e la seconda sui progressi compiuti e da realizzare nel settore dell’unione bancaria, redatta da Nils Torvalds (ALDE, FI), i deputati hanno manifestato le loro preoccupazioni e gli elementi su cui si dovrà prestare particolare attenzione nel corso del prossimo anno.Con riferimento all’Italia, il Parlamento si è detto d’accordo con l’argomentazione del Presidente della BCE Mario Draghi, secondo il quale le dichiarazioni incoerenti fatte dal nuovo governo hanno prodotto nel corso del 2018 un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato italiani.
I deputati concordano con il piano della BCE di iniziare a ridurre gradualmente le misure monetarie eccezionali, introdotte al culmine della crisi finanziaria, invitando tuttavia alla cautela sulla velocità con cui tale riduzione dovrà essere effettuata.Hanno inoltre chiesto alla BCE di prestare particolare attenzione alle crescenti preoccupazioni per la recrudescenza delle bolle immobiliari e del debito del settore privato, alla necessità di continuare a incoraggiare gli investimenti pubblici e privati e di garantire che il denaro “a basso costo” che fornisce alle banche sia effettivamente trasferito, sotto forma di prestiti, all’economia reale.I deputati hanno poi incoraggiato la BCE a garantire la stabilità dei mercati finanziari dell’UE, anche nel caso di una Brexit senza accordo. Infine, hanno chiesto alla Banca centrale europea di seguire da vicino gli sviluppi della tecnologia per un registro distribuito (blockchain) delle finanze.I deputati hanno rilevato la necessità di una maggiore armonizzazione per quanto riguarda la valutazione della stabilità di una banca, del suo fallimento o della sua probabilità di fallimento, nonché una distinzione più chiara tra poteri di vigilanza e poteri di intervento precoce. Hanno inoltre espresso serie preoccupazioni sul cattivo stato delle norme antiriciclaggio nell’unione bancaria, chiedendo un approccio comune dell’UE per la vigilanza e il rispetto di tali norme. Inoltre, la Commissione deve intervenire per ridurre il settore bancario ombra, che rappresentava il 40% del sistema finanziario dell’UE alla fine del 2017.Infine, il Parlamento ha ribadito la sua richiesta di raggiungere un accordo sul sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS), strumento essenziale per il completamento dell’unione bancaria.La risoluzione sulla Banca centrale europea è stata approvata con 500 voti favorevoli, 115 contrari e 19 astensioni. La risoluzione sull’unione bancaria è stata approvata con 497 voti favorevoli, 125 contrari e 14 astensioni.

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Le osservazioni BCE sulle deviazioni dell’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 dicembre 2018

Secondo quanto riportato nel Bollettino della Bce, è particolarmente preoccupante la circostanza che la più ampia deviazione rispetto agli impegni assunti si riscontri in Italia, un Paese in cui il rapporto tra debito pubblico e PIL è notevolmente elevato.
“Giuste osservazioni. Al di là dell’accordo raggiunto in extremis con l’Europa, è evidente che il rialzo del deficit nel 2019, rispetto a quello stimato per il 2018, allontana l’Italia non solo dagli impegni presi con il Patto di stabilità ma da quel percorso di risanamento che sarebbe utile al Paese per evitare di spendere ogni anno miliardi di interessi sul debito pubblico” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il Governo farebbe bene, poi, a domandarsi quanti miliardi ci è costato aver cercato un’intesa con l’Europa solo all’ultimo secondo utile e dopo la bocciatura della manovra da parte della Commissione, facendo così innalzare lo spread, come evidenzia il grafico dei differenziali fra i rendimenti dei titoli di Stato dell’area dell’euro contenuto nel Bollettino della Bce, che per l’Italia schizza a partire dal mese di luglio” conclude Dona.

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Il mercato cambierà idea sulle intenzioni della BCE?

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

eurozoneLondra. Commento di Richard Booth, Portfolio Manager e Research Analyst di Western Asset (gruppo Legg Mason), in vista della riunione della BCE. La positiva dinamica di crescita innescatasi nell’Eurozona dall’estate del 2016 ha frenato bruscamente nella prima parte del 2018. Alla fine del 2017, infatti, lo ‘shock’ di un economia dell’Eurozona che cresceva di più e più a lungo di quanto ci si attendesse ha portato ad un’aspettativa irrealistica: ossia che questo trend potesse continuare allo stesso ritmo anche nel 2018. Quando poi i dati sulla crescita si sono rivelati inferiori, il contraccolpo negativo è stato decisamente superiore alla norma. Ultimamente invece gli indici di sorpresa economica – che misurano lo scarto tra le attese dei mercati e la realtà – hanno registrato un rialzo rispetto ai livelli molto negativi toccati quest’estate (quando dunque le aspettative del mercato erano state deluse). I dati registrati da questi indici in genere tendono a riflettersi sui dati reali dopo circa tre mesi. È interessante notare come l’indice di sorpresa sull’inflazione, pur avendo sperimentato un calo, è comunque rimasto in territorio positivo durante gran parte di questo periodo di bassa crescita. Da questo punto di vista, ci aspettiamo che l’inflazione di fondo (detta anche ‘core’) aumenti, passando dall’1% all’1,3% entro fine anno, mentre l’inflazione complessiva (detta anche inflazione ‘headline’) dovrebbe rimanere attorno al 2%.Nel medio termine, prevediamo che l’inflazione di fondo salirà ancora raggiungendo – e potenzialmente superando – l’1,5%, ma la nostra view resta comunque al di sotto delle previsioni della BCE, che parlano di un’inflazione di fondo all’1,6% nel 2019 e all’1,9% nel 2020. Va notato come in media negli ultimi tre anni le previsioni a due anni della BCE sull’inflazione di fondo si siano rivelate dello 0,5% troppo alte.Cosa ancor più importante, il mercato forward “1 year 1year” (tasso forward dell’inflazione tra un anno) mostra di aspettarsi un’inflazione di fondo tra l’1,3 e l’1,4%, quindi la nostra posizione è leggermente più alta della prezzatura attuale del mercato. Una delle principali ragioni del prolungato periodo di bassa inflazione nell’Eurozona è stato il divergere dell’inflazione dei prezzi dei servizi tra paesi core e paesi periferici: in questo senso sta avvenendo un riallineamento, che motiva le nostre aspettative di una maggior inflazione di fondo.
Come sappiamo, la BCE ha manifestato l’intenzione di ridurre il suo Programma di acquisto di titoli pubblici (PSPP) a 15 miliardi al mese, con l’obiettivo di azzerarlo entro fine anno, se i dati economici confermeranno le sue previsioni. Allo stesso tempo la BCE è stata di proposito ambigua sulle tempistiche del suo primo rialzo dei tassi, accennando vagamente all’estate del 2019. Il fatto che banca centrale si sia prefissata di seguire un certo percorso sui tassi, cosa non avvenuta in precedenza, ha certamente ridotto la volatilità ed è probabile che le prossime riunioni della banca centrale genereranno meno movimenti sul mercato. Molte probabilmente le discussioni ruoteranno attorno alle previsioni di crescita (specialmente in relazione all’impatto delle guerre commerciali) e alla possibilità di alleggerire gli acquisti mensili di obbligazioni o di acquistare obbligazioni di maggior durata attraverso i reinvestimenti.La nostra sensazione è che la BCE sia ora più serena sull’inflazione, e che attualmente voglia concentrarsi maggiormente sulla formazione dei salari. A margine, sottolineiamo come al momento il candidato favorito (seppur di poco) per sostituire Draghi è Erkki Liikanen, uno stretto collaboratore di Draghi noto per il motto “pazienti, perseveranti e prudenti”. Dovesse verificarsi questo passaggio di consegne, crediamo che cambierà poco nell’indirizzo generale della BCE.In conclusione, non siamo certi che nella prossima riunione la BCE rivelerà quando ha intenzione di alzare i tassi, ma il mercato per ora sta prezzando un percorso molto morbido (con il primo vero rialzo di 20 punti base atteso non prima del primo trimestre 2020). Ma se la nostra previsione di un’inflazione di fondo che crescerà più di quanto il mercato si aspetta si rivelerà esatta, crediamo che il mercato potrebbe presto cominciare a prezzare un percorso di rialzi dei tassi più rapido. (Fonte: Citigroup, Western Asset)

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BCE, BOE, Banca centrale turca: 3 banche centrali, tre situazioni molto diverse

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

Commento di Garland Hansmann, Portfolio Manager Investec Asset Management a seguito delle decisioni di BCE, BOE e Banca Centrale Turca. La Banca d’Inghilterra, la Banca Centrale Europea e la Banca Centrale della Turchia hanno annunciato le loro decisioni sui tassi di interesse principali. Mentre la situazione della Banca d’Inghilterra e della BCE era più sfumata, la decisione della Banca Centrale turca era fonte di potenziale preoccupazione, dati i possibili esiti. Guardando alla Turchia, i mercati erano preoccupati che la Banca Centrale avrebbe aumentato i tassi di poco o nulla. Ma nonostante i commenti del presidente Erdogan poche ore prima, la banca centrale ha votato per aumentare i tassi di interesse di tre punti percentuali dal 21% al 24%. È probabile che il mercato consideri questo passo un segnale abbastanza forte da per contrastare la crisi. Situazione diversa per la Bank of England, dove nessun analista o economista si aspettava un aumento dei tassi di interesse, e ciò non avrà conseguenze sui mercati. Ma dal nostro punto di vista, proprio perché le apparenze sono calme in superficie, ciò non riflette necessariamente una mancanza di movimento nelle profondità. La Banca d’Inghilterra osserva che l’attuale politica dei tassi d’interesse si basa su un’ipotesi economica che presuppone un adeguamento relativamente moderato dell’economia dopo la Brexit; a nostro avviso, potrebbe non essere necessariamente così. Pertanto, non ci aspetteremmo automaticamente di vedere un rialzo dei tassi da parte della Bank of England nel prossimo futuro, anche se sembra che il mercato stia valutando la possibilità di un rialzo dei tassi prima dell’arrivo della Brexit. Anche la decisione della BCE la BCE, come quella della Bank of England, era già ampiamente annunciata. Il mercato non si aspettava cambiamenti e quindi non c’è stata alcuna reazione. L’unica incertezza rimaneva sulla conferma della conclusione del programma di acquisto di titoli, dato che la BCE aveva lasciato l’opzione in qualche modo aperta. A partire da settembre, il programma di acquisto sarà ridotto a 15 miliardi di euro. Analogamente alla Banca d’Inghilterra, il mercato non prevede un rialzo dei tassi nel prossimo futuro. La nostra opinione è che il mercato sia forse un po’ troppo ottimistico e sta già ipotizzando che si possano verificare momenti di tensione in relazione a l’euro, ai mercati emergenti o ad una potenziale guerra commerciale; se ciò non accadesse, tuttavia, la BCE potrebbe dover aumentare i tassi di interesse più rapidamente di quanto il mercato stia valutando oggi.

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Bce: in Italia-Spagna stenta ripresa redditi e consumi

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Secondo la Bce, i consumi in Italia e in Spagna non hanno ancora evidenziato una completa ripresa, mentre in Germania e Francia sono di circa il 10% più alti rispetto al periodo pre-crisi. Inoltre in Italia i redditi reali da lavoro dipendente permangono significativamente inferiori rispetto a prima della crisi a causa della moderazione salariale.”Aumentare l’Iva, con i consumi ancora al palo, sarebbe un suicidio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando le osservazioni della Bce e le indiscrezioni sulla prossima manovra.”Inoltre, in questi anni di blocchi contrattuali le famiglie si sono sempre più impoverite. Proprio quando, per via della recessione, avrebbero avuto più bisogno di un sostegno, questo è venuto a mancare. E’ giunto, quindi, il momento di intervenire a livello legislativo, ripristinando meccanismi automatici, come la scala mobile all’inflazione programmata” prosegue Dona.”A giugno l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato del 2% nei confronti di giugno 2017, ma, come attesta ora la Bce, i dipendenti pubblici sono ben lontani dall’aver recuperato quanto perso con il blocco contrattuale che si protraeva dal 2010″ conclude Dona.

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Governo: Savona, Bce, Omt, Qe e tassi di cambio

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 luglio 2018

Siamo rimasti un po’ dubbiosi nel leggere le dichiarazioni del ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, che ha elogiato il presidente della Banca Centrale europea (Bce), Mario Draghi, “nel varare l’Omt, più noto come Qe (Quantitative easing) europeo, sfruttando gli interessi dei Paesi che ne avrebbero beneficiato per rientrare dai loro crediti.”
L’Omt, varato nel 2012, sta per operazioni definitive monetarie; queste operazioni servono a impedire che le tensioni sui mercati dei titoli di stato possano portare a forti aumenti dei tassi di interesse, che avrebbero effetti negativi su imprese e banche. Le Omt consistono nell’acquisto diretto, da parte della Bce, di titoli di stato, a breve termine, emessi da Paesi in difficoltà economica.Il Qe (quantitative easing), varato nel 2015, sta per alleggerimento quantitativo; consiste, nell’acquisto di titoli pubblici e altre obbligazioni; in questo modo la Bce fornisce denaro alle banche che, a loro volta, lo prestano a imprese e alle famiglie.
Ora, non ci risulta che l’Omt siano state utilizzate, il Qe si. Tra l’altro con il Qe, la Bce dà denaro alle banche, come detto, con l’Omt fornisce denaro ai governi. C’è una sostanziale differenza! Forse è stata una svista del ministro Savona, il quale, nella sua dichiarazione, propone che siano attribuiti maggiori poteri alla BCE “se si vuole che il mercato comune e l’euro sopravvivano sul piano del consenso politico che trae alimento nella crescita del benessere economico e sociale dei Paesi membri”. La proposta del ministro Savona prevede un aumento dei poteri della BCE sui tassi di cambio, che già possono essere esercitati, e la possibilità di intervenire sui debiti dei Paesi, garantendoli. Sulle finalità della proposta non possiamo che essere d’accordo, la vediamo un po’ difficile sulle garanzie dei debiti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Bce: taglia bond a 15 mld/mese fino dicembre, poi stop

Posted by fidest press agency su domenica, 17 giugno 2018

La Banca Centrale Europea ridurrà gli acquisti di titoli fatti attraverso il Qe a 15 miliardi al mese da ottobre a dicembre, per poi portarli a zero da gennaio in poi.”Una brutta notizia. L’Italia ora è nei guai. Nonostante lo slittamento da settembre a dicembre, la riduzione a 15 mld rischia di avere effetti immediati sullo spread” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Pagheremo il fatto di non aver saputo approfittare del QE e dei bassi tassi di interesse per abbattere il debito pubblico in valore assoluto. Ogni anno vanno in scadenza 400 miliardi di debito. Un punto in più di tasso di interesse, quindi, equivale ad una mini manovra da 4 miliardi” conclude Dona.

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Bce: annuncio della fine del QE, nell’attesa che l’Italia confermi l’impegno sul bilancio

Posted by fidest press agency su domenica, 17 giugno 2018

A cura di Fabio Castaldi e Marco Piersimoni, entrambi Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Come anticipato da diversi membri del direttorio ECB la settimana passata, la comunicazione sulle modalità e sul termine del programma di QE è stata annunciata oggi da parte della Bce di Mario Draghi. Nonostante i dati macro non abbiano offerto certezze nelle settimane recenti – fiacche la fiducia delle imprese e dei consumatori in Europa, in calo gli ordini industriali tedeschi, di poco migliori i numeri sull’inflazione – l’istituto di Francoforte non ha ritenuto necessario concedersi un ulteriore mese di attesa, per analizzare i dati di giugno e luglio per valutare se il rallentamento osservato nella prima parte del 2018 sia stato superato o meno. Il programma di QE avrà termine a fine 2018 con acquisti mensili da ottobre a dicembre ridotti a 15 miliardi. La forward guidance offerta dal governatore Mario Draghi rimane tuttavia prudente: cautela sull’evoluzione delle variabili macroeconomiche – inflazione e crescita – che richiedono un progresso e una robustezza sostenibile prima che si inizi a procedere alla normalizzazione dei tassi d’interesse che non è prevista prima della fine dell’estate del 2019.
Tuttavia, al di là dei toni dovish del governatore Mario Draghi, è chiaro che la Bce non farà sconti ad alcun Paese indisciplinato sul fronte fiscale. Le parole a fine maggio di Vítor Constâncio, numero due uscente dell’istituto di Francoforte, sono emblematiche: Constâncio ha ricordato allo Speigel che la strada ufficiale per ottenere il supporto dell’Europa è l’Outright Monetary Transactions (Omt), il programma di acquisto dei titoli di stato sul mercato secondario che funziona da scudo anti-spread e che è vincolato all’intervento della Troika e all’accettazione di un programma di aggiustamento dei conti pubblici. Un messaggio stentoreo per il futuro dell’Italia, al quale il numero due della Bce ha rivolto l’invito a rileggere le regole del gioco. Alla BCE non può e non deve essere chiesto di intervenire in soccorso di mercati in difficoltà, laddove tale “disordine” sia motivato da intenzioni e dichiarazioni politiche che siano palesemente in contrasto con le regole sottoscritte dai tutti i paesi membri dell’area Euro.Peraltro, nonostante l’espressione non piaccia a molti politici, i mercati stessi inducono alla disciplina: il drammatico allargamento dello spread non passa inosservato anche ai politici e allarma anche chi pretende che la politica nazionale non debba essere dettata dalla finanza. Tanto più che l’Italia deve collocare ogni due settimane importi rilevanti di titoli di stato sul mercato primario e gli investitori devono trovare conforto in dichiarazioni politiche che non facciano presagire misure estreme che possano mettere in discussione le prospettive dell’Italia nell’Euro. Non appare casuale, in questo contesto, l’intervista rilasciata alla stampa lo scorso fine settimana dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, che dalla colonne del Corriere https://www.corriere.it/economia/18_giugno_09/tria-economia-italiana-forte-ora-meno-deficit-piu-investimenti-c77cb4dc-6c24-11e8-8d9c-84247469dc85.shtml, si è impegnato sull’euro e sul bilancio pubblico.Lo stesso Di Maio lascia trapelare che il governo inizierà a lavorare su quelle politiche a costo zero – la legge sulla legittima difesa, i flussi migratori, l’abolizione dei vitalizi – che i mercati non hanno ragione di temere. È invece verosimile che i nodi vengano al pettine in autunno – con la legge di bilancio – se la scelta del governo sarà quella di spingere quei punti del programma che richiedano un finanziamento in deficit eccessivo: nell’ordine, neutralizzazione dell’aumento dell’Iva, riforma delle pensioni, reddito di cittadinanza e infine la flat tax. L’obiettivo di un deficit/Pil al 2,9% prospettato da Matteo Salvini appare, al momento, non credibile, a meno di non fare previsioni di crescita del PIL irrealisticamente elevate. La legge finanziaria è dunque la linea del Piave per capire se l’Italia potrà ritrovare stabilità politica in Europa e sui mercati finanziari, rientrando – pur con dei margini di flessibilità – nei ranghi della disciplina fiscale o, viceversa, se si arriverà allo scontro con Bruxelles. Ipotesi quest’ultima che non conviene a nessuno e che non conviene, soprattutto, all’Italia.L’Italia rimane però, al momento, protagonista in negativo sui mercati finanziari.Per avere una misura del malfunzionamento del mercato possiamo fare ricorso a due numeri:Il differenziale denaro-lettera sul benchmark BTP a 2 anni, è passato dai 2cts di inizio maggio a 40 cts delle fasi più drammatiche della crisi per attestarsi, attualmente, intorno ai 15-20 centesimi; la volatilità del future sul Btp 2 anni è passata, nello stesso periodo, dallo 0,5% a oltre il 20% per attestarsi ora intorno al 10%, livello ancora drammaticamente elevato.Il ritorno a un regime di volatilità sano e di liquidità normale del mercato obbligazionario italiano passa per il ritorno della fiducia degli investitori nei fondamentali non tanto economici – che appaiono ragionevolmente solidi e in progresso – ma quanto politici del nostro paese. La crisi è stata innescata da una precisa scelta politica e dalle intenzioni espresse dal governo, questo elemento deve essere rimosso in maniera convincente per ridurre lo spread in maniera sostenibile e riportare liquidità e ordine al mercato secondario dei bond.

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La Banca Centrale Europea ha approvato il progetto di fusione di Finanza & Futuro in Deutsche Bank Spa

Posted by fidest press agency su martedì, 1 Mag 2018

Si sono svolte le riunioni degli Organi Amministrativi di Deutsche Bank SpA e di Finanza & Futuro Banca SpA, che hanno preso atto dell’approvazione da parte della Banca Centrale Europea del progetto di fusione di Finanza & Futuro Banca SpA in Deutsche Bank SpA.La fusione avverrà in forma semplificata, essendo Finanza & Futuro interamente posseduta da Deutsche Bank SpA. Il progetto di fusione verrà sottoposto all’approvazione del Consiglio di Gestione di Deutsche Bank SpA e all’Assemblea dei soci di Finanza & Futuro Banca SpA il prossimo 24 maggio.La fusione è parte di un più ampio processo di semplificazione e ottimizzazione della divisione PCC, Private & Commercial Clients, iniziato la scorsa estate con la creazione di due business proposition: “Retail & Small Business Clients”, che unisce le attività della rete di sportelli bancari, del credito al consumo DB Easy e delle partnership di distribuzione; “Advisory Clients”, che si focalizza sull’offerta di servizi di banca “Premium” e consulenza evoluta al segmento Private e PMI. I Consulenti Finanziari di Finanza & Futuro convergeranno in Advisory Clients, assieme ai Private Banker e ai Business Banker di Deutsche Bank.In quest’unica piattaforma i consulenti manterranno la propria identità e potranno, inoltre, sfruttare le sinergie con le attività di lending, credito e corporate finance del gruppo.Nei prossimi mesi, durante un tour di incontri con i Consulenti Finanziari su tutto il territorio nazionale, sarà presentato il nuovo brand e verranno illustrati i vantaggi dell’integrazione con la Business Proposition “Advisory Clients”.

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“Cosa aspettarsi dall’ultima riunione della BCE”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 aprile 2018

Commento a cura di Adrian Hilton, Responsabile Tassi e Valute di Columbia Threadneedle Investments: “La BCE non cambierà la sua direzione nell’incontro di qualche giorno fa. Riteniamo che il Consiglio Direttivo sia ancora sulla buona strada per terminare i suoi acquisti di asset prima della fine dell’anno e non ci aspettiamo, se non nell’ultima parte dell’anno, di ricevere indicazioni certe riguardo al processo di tapering.Sarà invece la conferenza stampa che si terrà dopo l’incontro a rappresentare per Mario Draghi l’occasione per dare indicazioni sul recente rallentamento dei dati economici europei. Dopo un anno di solidi rendimenti sembra infatti che l’attività abbia rallentato nel primo quadrimestre. In parte, questo è dovuto al ciclo delle scorte, ma anche ai disagi causati dalle sfavorevoli condizioni metereologiche nel nord Europa e alle controversie industriali in Germania.
A questo punto, riteniamo di essere di fronte ad una variazione occasionale più che a un’inversione del momentum di crescita nell’Eurozona, ma presumibilmente questa situazione potrebbe frenare in ogni caso la BCE dall’indirizzare la propria strategia futura verso una direzione più aggressiva. A nostro avviso, il mercato sta sottostimando il percorso politico della BCE nel 2019 e nel 2020, ma l’incontro di oggi non dovrebbe offrire molti indizi al riguardo.”
Columbia Threadneedle Investments è un gruppo di asset management leader a livello globale che offre un’ampia gamma di strategie d’investimento a gestione attiva e soluzioni per clienti individuali, istituzionali e corporate in tutto il mondo. Con l’ausilio di oltre 2.000 collaboratori tra cui più di 450 professionisti nella gestione degli investimenti operanti nel Nord America, in Europa e Asia, la società gestisce un patrimonio pari a Euro 412 miliardi che copre azioni dei mercati sviluppati ed emergenti, reddito fisso, soluzioni multi-asset e strumenti alternativi. Columbia Threadneedle Investments è la società di asset management appartenente al Gruppo Ameriprise Financial, Inc. (NYSE: AMP), uno dei principali fornitori statunitensi di servizi finanziari, tra le principali società di servizi finanziari al mondo.
http://www.columbiathreadneedle.com

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Unione Naz. Consumatori su debito pubblico

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

Secondo i dati resi noti oggi da Bankitalia, a gennaio sale ancora il debito pubblico, passando da 2.256 mld di dicembre a 2.279,9 mld.”Anche se non si è toccato il record assoluto del luglio 2017, pari a 2.301,585 mld, è molto grave che il debito pubblico non abbia ancora iniziato un percorso di discesa, specie se si considera che a settembre, con tutta probabilità, il quantitative easing finirà ed in ogni caso, come annunciato l’8 marzo dalla Bce, non andrà oltre i 30 mld al mese di acquisti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per questo il prossimo Governo, qualunque esso sia, dovrebbe evitare improbabili riduzioni di tasse, elargizioni a pioggia di bonus o sussidi generalizzati. Non possiamo più permetterci di dare tutto a tutti. Non basta più abbassare il rapporto debito/Pil, sperando in un rialzo miracoloso del Pil, ma il debito deve calare in valore assoluto, dato che è un elemento di vulnerabilità finanziaria. Altrimenti potremmo ricadere nella situazione già vissuta nel 2011″ conclude Dona. (n.r. Il problema non è la necessità di non ridurre le tasse ma di condurre una battaglia seria contro gli sprechi, le evasioni e la corruzione oltre al fatto che non si aiutano con decine di miliardi di euro le banche sull’orlo del fallimento per le loro disinvolte politiche sui crediti diventati inesigibili per mancanza di controlli mentre si premiano i loro manager con milioni di euro di liquidazioni piuttosto che esigere da loro la responsabilità civile e penale del loro agire e di chiederne i danni subiti dai correntisti e dai piccoli azionisti)

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Ri-abbiamo Visco: Viva Visco

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

Banca d'ItaliaE’ stato nuovamente nominato a governare la Banca D’Italia. Ignazio Visco. Dopo il sestennio in cui pochi si sono accorti della sua presenza se non per la scarsa sua opera di vigilanza, ora ce lo teniamo per altri sei anni. Suo compito, continuerà ad essere quello della politica monetaria unica delle operazioni in cambi, gestione delle riserve, produzione delle banconote in euro, il funzionamento del sistema dei pagamenti, la supervisione sui mercati, compiti di tesoreria, attività di analisi e ricerca, Autorità di Vigilanza sulle banche, Autorità nazionale di risoluzione delle crisi, Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia.Noi lo abbiamo notato per la sua assenza nel prevenire le crisi di diverse banche, soprattutto per le conseguenze che hanno portato a diversi dissesti, dove le vittime sono sempre state i risparmiatori.La domanda principale che ci siamo fatti e che continuiamo a farci e’: ma a che serve la Banca d’Italia in regime di Banca Centrale Europea (BCE). Certo, sappiamo le differenze di intervento e competenze, ma perche’ non viene tutto delegato a Francoforte? La nostra impressione e delusione non e’ tanto sul personaggio Ignazio Visco, ma sul fatto che la nostra politica in materia debba continuare ad essere delegata ad un passacarte di decisioni che vengono prese altrove. Noi preferiremmo un’Autorità a tutti gli effetti, e per questo guardiamo a Francoforte… ma per ora ci dobbiamo accontentare. Viva Visco! (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Conferenza stampa di Mario Draghi

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 settembre 2017

mario-draghi2A cura di Adrian Hilton, Head of global rates and currency di Columbia Threadneedle Investments.“Il mercato era focalizzato sulla forza dell’euro già prima del meeting e Mario Draghi ne ha parlato largamente durante la conferenza stampa. Lo staff della BCE ha recepito questa forza della valuta tagliando le previsioni CPI per il 2019 di un decino di punto percentuale.” “Ma il tono di Draghi era più rilassato del previsto, il che suggerisce che secondo il suo punto di vista l’apprezzamento dell’euro riflette il miglior andamento dei fondamentali economici. A questi livelli, per lo meno, non ritiene che l’euro rappresenti una minaccia per l’obiettivo di inflazione a medio termine.”“Pensiamo che la BCE abbia ancora intenzione di diminuire i suoi acquisti di beni a partire dall’inizio del prossimo anno, anche se dovremo aspettare il meeting di ottobre – o anche oltre – per avere i dettagli. Se l’euro si spingesse ulteriormente verso la soglia dell’1.25 rispetto al dollaro, comunque, la banca potrebbe trovarsi intrappolata tra un tasso di cambio disinflazionario e il bisogno di ritirare i suoi acquisti QE prima che le obbligazioni da acquistare si esauriscano.”
“The market was focused on the subject of euro strength ahead of the meeting and Mario Draghi spent plenty of time talking about it during the press conference. And the ECB staff did reflect recent currency strength by trimming its 2019 CPI forecast by a 10th of a percentage point.” “But we found Draghi’s tone to be more relaxed than many had expected, suggesting that he views the euro’s appreciation as reflective of improved economic fundamentals. At its present level, at least, he doesn’t seem to think the euro threatens the medium term inflation objective.” “As it is, we think this leaves the ECB on track to taper its asset purchases from the start of next year, although we may have to wait until the October meeting – or maybe longer – to see the details. Were the euro to push on towards the 1.25 level versus the dollar, however, the bank may find itself trapped between a disinflationary exchange rate and a need to phase out its QE purchases before it runs out of bonds to buy.”

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Unione Naz. Consumatori su Bce e Istat: Italia ultima ruota del carro nell’Eurozona

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 giugno 2017

euro-areaNell’Eurozona gli esperti dell’Eurosistema prevedono una crescita annuale del PIL, in termini reali, dell’1,9 per cento nel 2017. “Questo vuol dire che se anche l’Italia confermasse la previsione del FMI, +1,3% nel 2017, che ha suscitato l’entusiasmo del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che ha parlato di lancio spaziale, il nostro Paese sarebbe comunque, tanto per cambiare, l’ultima ruota del carro dell’Eurozona” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Tra le ragioni c’è sicuramente la questione irrisolta del Mezzogiorno, che secondo i dati Istat di oggi, nel 2016 registrerà un incremento del Pil dello 0,9%, contro un +1,2% del Nord –Est. Inoltre, si registra una preoccupante disparità territoriale anche nel Centro, che si ferma addirittura a +0,7, con un crollo dell’1,9% in agricoltura che invece prende il volo nel Nord Est, con un +4,5 per cento. Un’Italia troppo diversa che richiederebbe politiche più mirate” conclude Dona.

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