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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

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Cosa sono le aste TLTRO e che effetti hanno sull’economia reale?

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

By Jessica Samà (fonte: ABC Finanza) La tanto attesa decisione è finalmente arrivata: la BCE ha annunciato un nuovo programma di aste TLTRO a partire da settembre 2019. Mandato in soffitta il Quantitative Easing1, l’Eurotower si prepara a elargire nuovamente condizioni monetarie accomodanti e un nuovo piano di finanziamenti a lungo termine per gli istituti bancari. Se ne parla molto, ma cosa sono esattamente le aste TLTRO? Che effetti hanno sull’economia reale? TLTRO è l’acronimo di Targeted Longer Term Refinancing Operations e rappresentano una delle tante operazioni di politica monetaria2 a disposizione della Banca Centrale Europea (BCE). Le aste TLTRO hanno lo scopo di immettere liquidità nel sistema finanziario e, in teoria, spingere le banche a erogare credito a imprese e famiglie. In parole semplici, si tratta sostanzialmente di prestiti agevolati agli istituti bancari. Perché si parla di aste? Perché le banche possono aggiudicarsi i suddetti prestiti attraverso una serie di aste, tramite cui la BCE finanzia gli istituti bancari tenendo conto del numero di prestiti concessi da essi a società e privati. Ed è proprio per questo che si chiamano “targeted operations”, cioè “operazioni mirate”, perché l’ammontare che le banche prendono in prestito è direttamente correlato ai finanziamenti che erogano alle imprese e alle famiglie. Qualora le banche non dovessero rispettare le condizioni poste, dovranno restituire quanto ricevuto, pagando una penale.La nuova serie di aste TLTRO partirà a settembre 2019 e si estinguerà a marzo 2021. Le banche potranno ottenere fino al 30% dello stock di prestiti idonei alla data del 28 febbraio 2019 e ogni finanziamento avrà una durata di quattro anni. Il tasso di interesse sulle operazioni sarà legato al tasso MRO (Main Refinancing Operation) che attualmente è pari a zero, ma che potrà ulteriormente scendere come successo per il tasso dei depositi, che si trova ora a quota -0.40%. I tassi saranno quindi nulli o negativi per quelle banche che prestano liquidità a privati, famiglie e imprese. Nella storia della BCE ne sono state varate 3: una nel 2014, una nel 2016 e quest’ultima del 2019, sempre tese a scongiurare lo spettro di una crisi bancaria dell’Eurozona e soprattutto per stimolare l’erogazione di credito all’economia reale.Nei suoi bollettini Francoforte ha analizzato l’impatto esercitato nel tempo da questo tipo di interventi, evidenziando come i TLTRO abbiano sempre garantito uno stimolo all’economia reale grazie alla stabilizzazione delle condizioni di finanziamento dal sistema bancario. I TLTRO, insieme ad altre misure introdotte a partire da giugno 2014, si sono dimostrati efficaci nel supportare la concessione di prestiti a privati e imprese: i tassi d’interesse e gli standard richiesti ai debitori sono diminuiti notevolmente subito dopo l’annuncio della prima serie di TLTRO.Ma c’è anche da dire che l’Eurotower si è vista costretta ad emettere una nuova serie di TLTRO visto il pericolo di una congestione del funding causata dalla scadenza degli esistenti TLTRO II3 che da qui al 2021 avrebbero diminuito notevolmente la liquidità degli istituti di credito, con conseguenze rilevanti sulla stabilità del sistema bancario europeo. A farne le spese sarebbero state soprattutto le banche italiane, che avrebbero dovuto restituire circa 250 miliardi4 presi in prestito grazie ai TLTRO II.Inoltre, l’economia in rallentamento dell’area euro, la conseguente riduzione delle stime di crescita, la minaccia del protezionismo, la Brexit e le vulnerabilità dei mercati emergenti hanno sicuramente influenzato la decisione di Francoforte. “Meglio muoversi con prudenza, ma muoversi, in una stanza buia, piuttosto che stare fermi”, ha affermato Draghi. In ogni caso, bisogna precisare che i TLTRO non sono un regalo alle banche, ma una necessità. Servono ad immettere nuova liquidità e soprattutto a scongiurare nuove speculazioni che avrebbero potuto attaccare Paesi come Italia e Spagna (maggiori beneficiari delle manovre passate), con un effetto domino su tutta l’Unione. Ed è per questo che i Paesi membri hanno votato all’unanimità a favore del nuovo TLTRO.
L’emissione dei TLTRO III riguarderà solo indirettamente i mutui, poiché la liquidità presa in prestito dalle banche non potrà essere destinata ai mutui per la casa, al fine di evitare la creazione di una bolla immobiliare. In ogni caso, i mutui risentiranno positivamente delle condizioni agevolate poste dalla BCE, dal momento che, oltre ad annunciare un nuovo round di aste TLTRO, San Mario Draghi ha anche deciso di lasciare i tassi d’interesse applicati ai finanziamenti invariati almeno fino alla fine del 2019. Quindi per l’Euribor, il tasso di riferimento per i mutui variabili, le previsioni rimangono le stesse: la scadenza a tre mesi, la più utilizzata dagli italiani, è rimasta a -0.31, ma anche le scadenze a un mese, sei mesi e 12 mesi rimarranno rispettivamente a quota -0.37, -0.23 e -0.11.Per quanto riguarda il tasso IRS, il riferimento per i mutui a tasso fisso, dopo l’annuncio dei TLTRO ha raggiunto i minimi di quest’anno. Il tasso a cinque anni si è collocato a 0,08, mentre le scadenze a 10, 15, 20 e 25 anni sono scesi a 0.60, 0.96, 1.14 e 1.20.Se da una parte i TLTRO risolvono il problema del funding degli istituti, dall’altra mettono ulteriormente alla prova la profittabilità del settore, poiché i tassi d’interessi applicati ai finanziamenti concessi rimarranno a livelli prossimi allo zero. Le banche potrebbero quindi cercare altre fonti di ricavo, ad esempio innalzando le commissioni bancarie.Nondimeno, molti analisti evidenziano come gli istituti bancari tenderebbero ad utilizzare la maggior parte dei TLTRO per ricomprare i vecchi finanziamenti in scadenza. Così a beneficiarne sarebbe solo il sistema creditizio, che ha attualmente bisogno di liquidità per preservare i suoi requisiti di solidità patrimoniale. Ma il vero problema non è tanto l’offerta, bensì la domanda: finché la domanda di credito non si riprenderà in maniera significativa, tutti questi sforzi saranno inutili.

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Bce: taglia stima inflazione Eurozona a 1,2% da 1,6%

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

La Bce taglia le stime sull’inflazione dell’Eurozona per il 2019 all’1,2%, dall’1,6% precedente.”La Bce riattivi il quantitative easing. Dato che l’obiettivo dichiarato è sempre stato quello di arrivare ad un’inflazione al 2%, la previsione di oggi deve indurre la Bce a rilanciare il piano di acquisti di titoli di Stato almeno fino alla fine dell’anno. Non basta, infatti, proseguire con i reinvestimenti. Se, come ha detto più volte Draghi, il Qe rimane nella cassetta degli attrezzi della Bce, è ora di risfoderarlo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Anche se l’inflazione è sempre stata una scusa per giustificare il QE agli occhi della Germania, e di certo non sono le associazioni di consumatori a desiderare un’inflazione più alta, il taglio delle stime di crescita per l’Eurozona da +1,7% a +1,1 devono indurre Draghi a riprendere il QE” conclude Dona.

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Il Parlamento indica le priorità per BCE e unione bancaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Strasburgo. I deputati hanno definito le priorità per le azioni della Banca centrale europea per il 2019 e per il completamento dell’unione bancaria. In due risoluzioni distinte, la prima sui lavori della Banca centrale europea (BCE), redatta da Gabriel Mato (PPE, ES) e la seconda sui progressi compiuti e da realizzare nel settore dell’unione bancaria, redatta da Nils Torvalds (ALDE, FI), i deputati hanno manifestato le loro preoccupazioni e gli elementi su cui si dovrà prestare particolare attenzione nel corso del prossimo anno.Con riferimento all’Italia, il Parlamento si è detto d’accordo con l’argomentazione del Presidente della BCE Mario Draghi, secondo il quale le dichiarazioni incoerenti fatte dal nuovo governo hanno prodotto nel corso del 2018 un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato italiani.
I deputati concordano con il piano della BCE di iniziare a ridurre gradualmente le misure monetarie eccezionali, introdotte al culmine della crisi finanziaria, invitando tuttavia alla cautela sulla velocità con cui tale riduzione dovrà essere effettuata.Hanno inoltre chiesto alla BCE di prestare particolare attenzione alle crescenti preoccupazioni per la recrudescenza delle bolle immobiliari e del debito del settore privato, alla necessità di continuare a incoraggiare gli investimenti pubblici e privati e di garantire che il denaro “a basso costo” che fornisce alle banche sia effettivamente trasferito, sotto forma di prestiti, all’economia reale.I deputati hanno poi incoraggiato la BCE a garantire la stabilità dei mercati finanziari dell’UE, anche nel caso di una Brexit senza accordo. Infine, hanno chiesto alla Banca centrale europea di seguire da vicino gli sviluppi della tecnologia per un registro distribuito (blockchain) delle finanze.I deputati hanno rilevato la necessità di una maggiore armonizzazione per quanto riguarda la valutazione della stabilità di una banca, del suo fallimento o della sua probabilità di fallimento, nonché una distinzione più chiara tra poteri di vigilanza e poteri di intervento precoce. Hanno inoltre espresso serie preoccupazioni sul cattivo stato delle norme antiriciclaggio nell’unione bancaria, chiedendo un approccio comune dell’UE per la vigilanza e il rispetto di tali norme. Inoltre, la Commissione deve intervenire per ridurre il settore bancario ombra, che rappresentava il 40% del sistema finanziario dell’UE alla fine del 2017.Infine, il Parlamento ha ribadito la sua richiesta di raggiungere un accordo sul sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS), strumento essenziale per il completamento dell’unione bancaria.La risoluzione sulla Banca centrale europea è stata approvata con 500 voti favorevoli, 115 contrari e 19 astensioni. La risoluzione sull’unione bancaria è stata approvata con 497 voti favorevoli, 125 contrari e 14 astensioni.

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Le osservazioni BCE sulle deviazioni dell’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 dicembre 2018

Secondo quanto riportato nel Bollettino della Bce, è particolarmente preoccupante la circostanza che la più ampia deviazione rispetto agli impegni assunti si riscontri in Italia, un Paese in cui il rapporto tra debito pubblico e PIL è notevolmente elevato.
“Giuste osservazioni. Al di là dell’accordo raggiunto in extremis con l’Europa, è evidente che il rialzo del deficit nel 2019, rispetto a quello stimato per il 2018, allontana l’Italia non solo dagli impegni presi con il Patto di stabilità ma da quel percorso di risanamento che sarebbe utile al Paese per evitare di spendere ogni anno miliardi di interessi sul debito pubblico” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il Governo farebbe bene, poi, a domandarsi quanti miliardi ci è costato aver cercato un’intesa con l’Europa solo all’ultimo secondo utile e dopo la bocciatura della manovra da parte della Commissione, facendo così innalzare lo spread, come evidenzia il grafico dei differenziali fra i rendimenti dei titoli di Stato dell’area dell’euro contenuto nel Bollettino della Bce, che per l’Italia schizza a partire dal mese di luglio” conclude Dona.

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Il mercato cambierà idea sulle intenzioni della BCE?

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

eurozoneLondra. Commento di Richard Booth, Portfolio Manager e Research Analyst di Western Asset (gruppo Legg Mason), in vista della riunione della BCE. La positiva dinamica di crescita innescatasi nell’Eurozona dall’estate del 2016 ha frenato bruscamente nella prima parte del 2018. Alla fine del 2017, infatti, lo ‘shock’ di un economia dell’Eurozona che cresceva di più e più a lungo di quanto ci si attendesse ha portato ad un’aspettativa irrealistica: ossia che questo trend potesse continuare allo stesso ritmo anche nel 2018. Quando poi i dati sulla crescita si sono rivelati inferiori, il contraccolpo negativo è stato decisamente superiore alla norma. Ultimamente invece gli indici di sorpresa economica – che misurano lo scarto tra le attese dei mercati e la realtà – hanno registrato un rialzo rispetto ai livelli molto negativi toccati quest’estate (quando dunque le aspettative del mercato erano state deluse). I dati registrati da questi indici in genere tendono a riflettersi sui dati reali dopo circa tre mesi. È interessante notare come l’indice di sorpresa sull’inflazione, pur avendo sperimentato un calo, è comunque rimasto in territorio positivo durante gran parte di questo periodo di bassa crescita. Da questo punto di vista, ci aspettiamo che l’inflazione di fondo (detta anche ‘core’) aumenti, passando dall’1% all’1,3% entro fine anno, mentre l’inflazione complessiva (detta anche inflazione ‘headline’) dovrebbe rimanere attorno al 2%.Nel medio termine, prevediamo che l’inflazione di fondo salirà ancora raggiungendo – e potenzialmente superando – l’1,5%, ma la nostra view resta comunque al di sotto delle previsioni della BCE, che parlano di un’inflazione di fondo all’1,6% nel 2019 e all’1,9% nel 2020. Va notato come in media negli ultimi tre anni le previsioni a due anni della BCE sull’inflazione di fondo si siano rivelate dello 0,5% troppo alte.Cosa ancor più importante, il mercato forward “1 year 1year” (tasso forward dell’inflazione tra un anno) mostra di aspettarsi un’inflazione di fondo tra l’1,3 e l’1,4%, quindi la nostra posizione è leggermente più alta della prezzatura attuale del mercato. Una delle principali ragioni del prolungato periodo di bassa inflazione nell’Eurozona è stato il divergere dell’inflazione dei prezzi dei servizi tra paesi core e paesi periferici: in questo senso sta avvenendo un riallineamento, che motiva le nostre aspettative di una maggior inflazione di fondo.
Come sappiamo, la BCE ha manifestato l’intenzione di ridurre il suo Programma di acquisto di titoli pubblici (PSPP) a 15 miliardi al mese, con l’obiettivo di azzerarlo entro fine anno, se i dati economici confermeranno le sue previsioni. Allo stesso tempo la BCE è stata di proposito ambigua sulle tempistiche del suo primo rialzo dei tassi, accennando vagamente all’estate del 2019. Il fatto che banca centrale si sia prefissata di seguire un certo percorso sui tassi, cosa non avvenuta in precedenza, ha certamente ridotto la volatilità ed è probabile che le prossime riunioni della banca centrale genereranno meno movimenti sul mercato. Molte probabilmente le discussioni ruoteranno attorno alle previsioni di crescita (specialmente in relazione all’impatto delle guerre commerciali) e alla possibilità di alleggerire gli acquisti mensili di obbligazioni o di acquistare obbligazioni di maggior durata attraverso i reinvestimenti.La nostra sensazione è che la BCE sia ora più serena sull’inflazione, e che attualmente voglia concentrarsi maggiormente sulla formazione dei salari. A margine, sottolineiamo come al momento il candidato favorito (seppur di poco) per sostituire Draghi è Erkki Liikanen, uno stretto collaboratore di Draghi noto per il motto “pazienti, perseveranti e prudenti”. Dovesse verificarsi questo passaggio di consegne, crediamo che cambierà poco nell’indirizzo generale della BCE.In conclusione, non siamo certi che nella prossima riunione la BCE rivelerà quando ha intenzione di alzare i tassi, ma il mercato per ora sta prezzando un percorso molto morbido (con il primo vero rialzo di 20 punti base atteso non prima del primo trimestre 2020). Ma se la nostra previsione di un’inflazione di fondo che crescerà più di quanto il mercato si aspetta si rivelerà esatta, crediamo che il mercato potrebbe presto cominciare a prezzare un percorso di rialzi dei tassi più rapido. (Fonte: Citigroup, Western Asset)

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BCE, BOE, Banca centrale turca: 3 banche centrali, tre situazioni molto diverse

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

Commento di Garland Hansmann, Portfolio Manager Investec Asset Management a seguito delle decisioni di BCE, BOE e Banca Centrale Turca. La Banca d’Inghilterra, la Banca Centrale Europea e la Banca Centrale della Turchia hanno annunciato le loro decisioni sui tassi di interesse principali. Mentre la situazione della Banca d’Inghilterra e della BCE era più sfumata, la decisione della Banca Centrale turca era fonte di potenziale preoccupazione, dati i possibili esiti. Guardando alla Turchia, i mercati erano preoccupati che la Banca Centrale avrebbe aumentato i tassi di poco o nulla. Ma nonostante i commenti del presidente Erdogan poche ore prima, la banca centrale ha votato per aumentare i tassi di interesse di tre punti percentuali dal 21% al 24%. È probabile che il mercato consideri questo passo un segnale abbastanza forte da per contrastare la crisi. Situazione diversa per la Bank of England, dove nessun analista o economista si aspettava un aumento dei tassi di interesse, e ciò non avrà conseguenze sui mercati. Ma dal nostro punto di vista, proprio perché le apparenze sono calme in superficie, ciò non riflette necessariamente una mancanza di movimento nelle profondità. La Banca d’Inghilterra osserva che l’attuale politica dei tassi d’interesse si basa su un’ipotesi economica che presuppone un adeguamento relativamente moderato dell’economia dopo la Brexit; a nostro avviso, potrebbe non essere necessariamente così. Pertanto, non ci aspetteremmo automaticamente di vedere un rialzo dei tassi da parte della Bank of England nel prossimo futuro, anche se sembra che il mercato stia valutando la possibilità di un rialzo dei tassi prima dell’arrivo della Brexit. Anche la decisione della BCE la BCE, come quella della Bank of England, era già ampiamente annunciata. Il mercato non si aspettava cambiamenti e quindi non c’è stata alcuna reazione. L’unica incertezza rimaneva sulla conferma della conclusione del programma di acquisto di titoli, dato che la BCE aveva lasciato l’opzione in qualche modo aperta. A partire da settembre, il programma di acquisto sarà ridotto a 15 miliardi di euro. Analogamente alla Banca d’Inghilterra, il mercato non prevede un rialzo dei tassi nel prossimo futuro. La nostra opinione è che il mercato sia forse un po’ troppo ottimistico e sta già ipotizzando che si possano verificare momenti di tensione in relazione a l’euro, ai mercati emergenti o ad una potenziale guerra commerciale; se ciò non accadesse, tuttavia, la BCE potrebbe dover aumentare i tassi di interesse più rapidamente di quanto il mercato stia valutando oggi.

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Bce: in Italia-Spagna stenta ripresa redditi e consumi

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Secondo la Bce, i consumi in Italia e in Spagna non hanno ancora evidenziato una completa ripresa, mentre in Germania e Francia sono di circa il 10% più alti rispetto al periodo pre-crisi. Inoltre in Italia i redditi reali da lavoro dipendente permangono significativamente inferiori rispetto a prima della crisi a causa della moderazione salariale.”Aumentare l’Iva, con i consumi ancora al palo, sarebbe un suicidio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando le osservazioni della Bce e le indiscrezioni sulla prossima manovra.”Inoltre, in questi anni di blocchi contrattuali le famiglie si sono sempre più impoverite. Proprio quando, per via della recessione, avrebbero avuto più bisogno di un sostegno, questo è venuto a mancare. E’ giunto, quindi, il momento di intervenire a livello legislativo, ripristinando meccanismi automatici, come la scala mobile all’inflazione programmata” prosegue Dona.”A giugno l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato del 2% nei confronti di giugno 2017, ma, come attesta ora la Bce, i dipendenti pubblici sono ben lontani dall’aver recuperato quanto perso con il blocco contrattuale che si protraeva dal 2010″ conclude Dona.

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Governo: Savona, Bce, Omt, Qe e tassi di cambio

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 luglio 2018

Siamo rimasti un po’ dubbiosi nel leggere le dichiarazioni del ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, che ha elogiato il presidente della Banca Centrale europea (Bce), Mario Draghi, “nel varare l’Omt, più noto come Qe (Quantitative easing) europeo, sfruttando gli interessi dei Paesi che ne avrebbero beneficiato per rientrare dai loro crediti.”
L’Omt, varato nel 2012, sta per operazioni definitive monetarie; queste operazioni servono a impedire che le tensioni sui mercati dei titoli di stato possano portare a forti aumenti dei tassi di interesse, che avrebbero effetti negativi su imprese e banche. Le Omt consistono nell’acquisto diretto, da parte della Bce, di titoli di stato, a breve termine, emessi da Paesi in difficoltà economica.Il Qe (quantitative easing), varato nel 2015, sta per alleggerimento quantitativo; consiste, nell’acquisto di titoli pubblici e altre obbligazioni; in questo modo la Bce fornisce denaro alle banche che, a loro volta, lo prestano a imprese e alle famiglie.
Ora, non ci risulta che l’Omt siano state utilizzate, il Qe si. Tra l’altro con il Qe, la Bce dà denaro alle banche, come detto, con l’Omt fornisce denaro ai governi. C’è una sostanziale differenza! Forse è stata una svista del ministro Savona, il quale, nella sua dichiarazione, propone che siano attribuiti maggiori poteri alla BCE “se si vuole che il mercato comune e l’euro sopravvivano sul piano del consenso politico che trae alimento nella crescita del benessere economico e sociale dei Paesi membri”. La proposta del ministro Savona prevede un aumento dei poteri della BCE sui tassi di cambio, che già possono essere esercitati, e la possibilità di intervenire sui debiti dei Paesi, garantendoli. Sulle finalità della proposta non possiamo che essere d’accordo, la vediamo un po’ difficile sulle garanzie dei debiti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Bce: taglia bond a 15 mld/mese fino dicembre, poi stop

Posted by fidest press agency su domenica, 17 giugno 2018

La Banca Centrale Europea ridurrà gli acquisti di titoli fatti attraverso il Qe a 15 miliardi al mese da ottobre a dicembre, per poi portarli a zero da gennaio in poi.”Una brutta notizia. L’Italia ora è nei guai. Nonostante lo slittamento da settembre a dicembre, la riduzione a 15 mld rischia di avere effetti immediati sullo spread” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Pagheremo il fatto di non aver saputo approfittare del QE e dei bassi tassi di interesse per abbattere il debito pubblico in valore assoluto. Ogni anno vanno in scadenza 400 miliardi di debito. Un punto in più di tasso di interesse, quindi, equivale ad una mini manovra da 4 miliardi” conclude Dona.

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Bce: annuncio della fine del QE, nell’attesa che l’Italia confermi l’impegno sul bilancio

Posted by fidest press agency su domenica, 17 giugno 2018

A cura di Fabio Castaldi e Marco Piersimoni, entrambi Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Come anticipato da diversi membri del direttorio ECB la settimana passata, la comunicazione sulle modalità e sul termine del programma di QE è stata annunciata oggi da parte della Bce di Mario Draghi. Nonostante i dati macro non abbiano offerto certezze nelle settimane recenti – fiacche la fiducia delle imprese e dei consumatori in Europa, in calo gli ordini industriali tedeschi, di poco migliori i numeri sull’inflazione – l’istituto di Francoforte non ha ritenuto necessario concedersi un ulteriore mese di attesa, per analizzare i dati di giugno e luglio per valutare se il rallentamento osservato nella prima parte del 2018 sia stato superato o meno. Il programma di QE avrà termine a fine 2018 con acquisti mensili da ottobre a dicembre ridotti a 15 miliardi. La forward guidance offerta dal governatore Mario Draghi rimane tuttavia prudente: cautela sull’evoluzione delle variabili macroeconomiche – inflazione e crescita – che richiedono un progresso e una robustezza sostenibile prima che si inizi a procedere alla normalizzazione dei tassi d’interesse che non è prevista prima della fine dell’estate del 2019.
Tuttavia, al di là dei toni dovish del governatore Mario Draghi, è chiaro che la Bce non farà sconti ad alcun Paese indisciplinato sul fronte fiscale. Le parole a fine maggio di Vítor Constâncio, numero due uscente dell’istituto di Francoforte, sono emblematiche: Constâncio ha ricordato allo Speigel che la strada ufficiale per ottenere il supporto dell’Europa è l’Outright Monetary Transactions (Omt), il programma di acquisto dei titoli di stato sul mercato secondario che funziona da scudo anti-spread e che è vincolato all’intervento della Troika e all’accettazione di un programma di aggiustamento dei conti pubblici. Un messaggio stentoreo per il futuro dell’Italia, al quale il numero due della Bce ha rivolto l’invito a rileggere le regole del gioco. Alla BCE non può e non deve essere chiesto di intervenire in soccorso di mercati in difficoltà, laddove tale “disordine” sia motivato da intenzioni e dichiarazioni politiche che siano palesemente in contrasto con le regole sottoscritte dai tutti i paesi membri dell’area Euro.Peraltro, nonostante l’espressione non piaccia a molti politici, i mercati stessi inducono alla disciplina: il drammatico allargamento dello spread non passa inosservato anche ai politici e allarma anche chi pretende che la politica nazionale non debba essere dettata dalla finanza. Tanto più che l’Italia deve collocare ogni due settimane importi rilevanti di titoli di stato sul mercato primario e gli investitori devono trovare conforto in dichiarazioni politiche che non facciano presagire misure estreme che possano mettere in discussione le prospettive dell’Italia nell’Euro. Non appare casuale, in questo contesto, l’intervista rilasciata alla stampa lo scorso fine settimana dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, che dalla colonne del Corriere https://www.corriere.it/economia/18_giugno_09/tria-economia-italiana-forte-ora-meno-deficit-piu-investimenti-c77cb4dc-6c24-11e8-8d9c-84247469dc85.shtml, si è impegnato sull’euro e sul bilancio pubblico.Lo stesso Di Maio lascia trapelare che il governo inizierà a lavorare su quelle politiche a costo zero – la legge sulla legittima difesa, i flussi migratori, l’abolizione dei vitalizi – che i mercati non hanno ragione di temere. È invece verosimile che i nodi vengano al pettine in autunno – con la legge di bilancio – se la scelta del governo sarà quella di spingere quei punti del programma che richiedano un finanziamento in deficit eccessivo: nell’ordine, neutralizzazione dell’aumento dell’Iva, riforma delle pensioni, reddito di cittadinanza e infine la flat tax. L’obiettivo di un deficit/Pil al 2,9% prospettato da Matteo Salvini appare, al momento, non credibile, a meno di non fare previsioni di crescita del PIL irrealisticamente elevate. La legge finanziaria è dunque la linea del Piave per capire se l’Italia potrà ritrovare stabilità politica in Europa e sui mercati finanziari, rientrando – pur con dei margini di flessibilità – nei ranghi della disciplina fiscale o, viceversa, se si arriverà allo scontro con Bruxelles. Ipotesi quest’ultima che non conviene a nessuno e che non conviene, soprattutto, all’Italia.L’Italia rimane però, al momento, protagonista in negativo sui mercati finanziari.Per avere una misura del malfunzionamento del mercato possiamo fare ricorso a due numeri:Il differenziale denaro-lettera sul benchmark BTP a 2 anni, è passato dai 2cts di inizio maggio a 40 cts delle fasi più drammatiche della crisi per attestarsi, attualmente, intorno ai 15-20 centesimi; la volatilità del future sul Btp 2 anni è passata, nello stesso periodo, dallo 0,5% a oltre il 20% per attestarsi ora intorno al 10%, livello ancora drammaticamente elevato.Il ritorno a un regime di volatilità sano e di liquidità normale del mercato obbligazionario italiano passa per il ritorno della fiducia degli investitori nei fondamentali non tanto economici – che appaiono ragionevolmente solidi e in progresso – ma quanto politici del nostro paese. La crisi è stata innescata da una precisa scelta politica e dalle intenzioni espresse dal governo, questo elemento deve essere rimosso in maniera convincente per ridurre lo spread in maniera sostenibile e riportare liquidità e ordine al mercato secondario dei bond.

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La Banca Centrale Europea ha approvato il progetto di fusione di Finanza & Futuro in Deutsche Bank Spa

Posted by fidest press agency su martedì, 1 maggio 2018

Si sono svolte le riunioni degli Organi Amministrativi di Deutsche Bank SpA e di Finanza & Futuro Banca SpA, che hanno preso atto dell’approvazione da parte della Banca Centrale Europea del progetto di fusione di Finanza & Futuro Banca SpA in Deutsche Bank SpA.La fusione avverrà in forma semplificata, essendo Finanza & Futuro interamente posseduta da Deutsche Bank SpA. Il progetto di fusione verrà sottoposto all’approvazione del Consiglio di Gestione di Deutsche Bank SpA e all’Assemblea dei soci di Finanza & Futuro Banca SpA il prossimo 24 maggio.La fusione è parte di un più ampio processo di semplificazione e ottimizzazione della divisione PCC, Private & Commercial Clients, iniziato la scorsa estate con la creazione di due business proposition: “Retail & Small Business Clients”, che unisce le attività della rete di sportelli bancari, del credito al consumo DB Easy e delle partnership di distribuzione; “Advisory Clients”, che si focalizza sull’offerta di servizi di banca “Premium” e consulenza evoluta al segmento Private e PMI. I Consulenti Finanziari di Finanza & Futuro convergeranno in Advisory Clients, assieme ai Private Banker e ai Business Banker di Deutsche Bank.In quest’unica piattaforma i consulenti manterranno la propria identità e potranno, inoltre, sfruttare le sinergie con le attività di lending, credito e corporate finance del gruppo.Nei prossimi mesi, durante un tour di incontri con i Consulenti Finanziari su tutto il territorio nazionale, sarà presentato il nuovo brand e verranno illustrati i vantaggi dell’integrazione con la Business Proposition “Advisory Clients”.

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“Cosa aspettarsi dall’ultima riunione della BCE”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 aprile 2018

Commento a cura di Adrian Hilton, Responsabile Tassi e Valute di Columbia Threadneedle Investments: “La BCE non cambierà la sua direzione nell’incontro di qualche giorno fa. Riteniamo che il Consiglio Direttivo sia ancora sulla buona strada per terminare i suoi acquisti di asset prima della fine dell’anno e non ci aspettiamo, se non nell’ultima parte dell’anno, di ricevere indicazioni certe riguardo al processo di tapering.Sarà invece la conferenza stampa che si terrà dopo l’incontro a rappresentare per Mario Draghi l’occasione per dare indicazioni sul recente rallentamento dei dati economici europei. Dopo un anno di solidi rendimenti sembra infatti che l’attività abbia rallentato nel primo quadrimestre. In parte, questo è dovuto al ciclo delle scorte, ma anche ai disagi causati dalle sfavorevoli condizioni metereologiche nel nord Europa e alle controversie industriali in Germania.
A questo punto, riteniamo di essere di fronte ad una variazione occasionale più che a un’inversione del momentum di crescita nell’Eurozona, ma presumibilmente questa situazione potrebbe frenare in ogni caso la BCE dall’indirizzare la propria strategia futura verso una direzione più aggressiva. A nostro avviso, il mercato sta sottostimando il percorso politico della BCE nel 2019 e nel 2020, ma l’incontro di oggi non dovrebbe offrire molti indizi al riguardo.”
Columbia Threadneedle Investments è un gruppo di asset management leader a livello globale che offre un’ampia gamma di strategie d’investimento a gestione attiva e soluzioni per clienti individuali, istituzionali e corporate in tutto il mondo. Con l’ausilio di oltre 2.000 collaboratori tra cui più di 450 professionisti nella gestione degli investimenti operanti nel Nord America, in Europa e Asia, la società gestisce un patrimonio pari a Euro 412 miliardi che copre azioni dei mercati sviluppati ed emergenti, reddito fisso, soluzioni multi-asset e strumenti alternativi. Columbia Threadneedle Investments è la società di asset management appartenente al Gruppo Ameriprise Financial, Inc. (NYSE: AMP), uno dei principali fornitori statunitensi di servizi finanziari, tra le principali società di servizi finanziari al mondo.
http://www.columbiathreadneedle.com

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Unione Naz. Consumatori su debito pubblico

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

Secondo i dati resi noti oggi da Bankitalia, a gennaio sale ancora il debito pubblico, passando da 2.256 mld di dicembre a 2.279,9 mld.”Anche se non si è toccato il record assoluto del luglio 2017, pari a 2.301,585 mld, è molto grave che il debito pubblico non abbia ancora iniziato un percorso di discesa, specie se si considera che a settembre, con tutta probabilità, il quantitative easing finirà ed in ogni caso, come annunciato l’8 marzo dalla Bce, non andrà oltre i 30 mld al mese di acquisti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per questo il prossimo Governo, qualunque esso sia, dovrebbe evitare improbabili riduzioni di tasse, elargizioni a pioggia di bonus o sussidi generalizzati. Non possiamo più permetterci di dare tutto a tutti. Non basta più abbassare il rapporto debito/Pil, sperando in un rialzo miracoloso del Pil, ma il debito deve calare in valore assoluto, dato che è un elemento di vulnerabilità finanziaria. Altrimenti potremmo ricadere nella situazione già vissuta nel 2011″ conclude Dona. (n.r. Il problema non è la necessità di non ridurre le tasse ma di condurre una battaglia seria contro gli sprechi, le evasioni e la corruzione oltre al fatto che non si aiutano con decine di miliardi di euro le banche sull’orlo del fallimento per le loro disinvolte politiche sui crediti diventati inesigibili per mancanza di controlli mentre si premiano i loro manager con milioni di euro di liquidazioni piuttosto che esigere da loro la responsabilità civile e penale del loro agire e di chiederne i danni subiti dai correntisti e dai piccoli azionisti)

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Ri-abbiamo Visco: Viva Visco

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

Banca d'ItaliaE’ stato nuovamente nominato a governare la Banca D’Italia. Ignazio Visco. Dopo il sestennio in cui pochi si sono accorti della sua presenza se non per la scarsa sua opera di vigilanza, ora ce lo teniamo per altri sei anni. Suo compito, continuerà ad essere quello della politica monetaria unica delle operazioni in cambi, gestione delle riserve, produzione delle banconote in euro, il funzionamento del sistema dei pagamenti, la supervisione sui mercati, compiti di tesoreria, attività di analisi e ricerca, Autorità di Vigilanza sulle banche, Autorità nazionale di risoluzione delle crisi, Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia.Noi lo abbiamo notato per la sua assenza nel prevenire le crisi di diverse banche, soprattutto per le conseguenze che hanno portato a diversi dissesti, dove le vittime sono sempre state i risparmiatori.La domanda principale che ci siamo fatti e che continuiamo a farci e’: ma a che serve la Banca d’Italia in regime di Banca Centrale Europea (BCE). Certo, sappiamo le differenze di intervento e competenze, ma perche’ non viene tutto delegato a Francoforte? La nostra impressione e delusione non e’ tanto sul personaggio Ignazio Visco, ma sul fatto che la nostra politica in materia debba continuare ad essere delegata ad un passacarte di decisioni che vengono prese altrove. Noi preferiremmo un’Autorità a tutti gli effetti, e per questo guardiamo a Francoforte… ma per ora ci dobbiamo accontentare. Viva Visco! (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Conferenza stampa di Mario Draghi

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 settembre 2017

mario-draghi2A cura di Adrian Hilton, Head of global rates and currency di Columbia Threadneedle Investments.“Il mercato era focalizzato sulla forza dell’euro già prima del meeting e Mario Draghi ne ha parlato largamente durante la conferenza stampa. Lo staff della BCE ha recepito questa forza della valuta tagliando le previsioni CPI per il 2019 di un decino di punto percentuale.” “Ma il tono di Draghi era più rilassato del previsto, il che suggerisce che secondo il suo punto di vista l’apprezzamento dell’euro riflette il miglior andamento dei fondamentali economici. A questi livelli, per lo meno, non ritiene che l’euro rappresenti una minaccia per l’obiettivo di inflazione a medio termine.”“Pensiamo che la BCE abbia ancora intenzione di diminuire i suoi acquisti di beni a partire dall’inizio del prossimo anno, anche se dovremo aspettare il meeting di ottobre – o anche oltre – per avere i dettagli. Se l’euro si spingesse ulteriormente verso la soglia dell’1.25 rispetto al dollaro, comunque, la banca potrebbe trovarsi intrappolata tra un tasso di cambio disinflazionario e il bisogno di ritirare i suoi acquisti QE prima che le obbligazioni da acquistare si esauriscano.”
“The market was focused on the subject of euro strength ahead of the meeting and Mario Draghi spent plenty of time talking about it during the press conference. And the ECB staff did reflect recent currency strength by trimming its 2019 CPI forecast by a 10th of a percentage point.” “But we found Draghi’s tone to be more relaxed than many had expected, suggesting that he views the euro’s appreciation as reflective of improved economic fundamentals. At its present level, at least, he doesn’t seem to think the euro threatens the medium term inflation objective.” “As it is, we think this leaves the ECB on track to taper its asset purchases from the start of next year, although we may have to wait until the October meeting – or maybe longer – to see the details. Were the euro to push on towards the 1.25 level versus the dollar, however, the bank may find itself trapped between a disinflationary exchange rate and a need to phase out its QE purchases before it runs out of bonds to buy.”

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Unione Naz. Consumatori su Bce e Istat: Italia ultima ruota del carro nell’Eurozona

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 giugno 2017

euro-areaNell’Eurozona gli esperti dell’Eurosistema prevedono una crescita annuale del PIL, in termini reali, dell’1,9 per cento nel 2017. “Questo vuol dire che se anche l’Italia confermasse la previsione del FMI, +1,3% nel 2017, che ha suscitato l’entusiasmo del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che ha parlato di lancio spaziale, il nostro Paese sarebbe comunque, tanto per cambiare, l’ultima ruota del carro dell’Eurozona” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Tra le ragioni c’è sicuramente la questione irrisolta del Mezzogiorno, che secondo i dati Istat di oggi, nel 2016 registrerà un incremento del Pil dello 0,9%, contro un +1,2% del Nord –Est. Inoltre, si registra una preoccupante disparità territoriale anche nel Centro, che si ferma addirittura a +0,7, con un crollo dell’1,9% in agricoltura che invece prende il volo nel Nord Est, con un +4,5 per cento. Un’Italia troppo diversa che richiederebbe politiche più mirate” conclude Dona.

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Bce: Pil Eurozona +1,9%

Posted by fidest press agency su domenica, 25 giugno 2017

Bce taglia stima inflazione Eurozona 2014 a 0,7%

(FILE) A file photo dated 17 February 2014 showing the glass facade of the new building of the European Central Bank, ECB, (R) in the last light of the day in Frankfurt Main, Germany. ANSA/BORIS ROESSLER

Nell’Eurozona gli esperti dell’Eurosistema prevedono una crescita annuale del PIL, in termini reali, dell’1,9 per cento nel 2017. “Questo vuol dire che se anche l’Italia confermasse la previsione del FMI, +1,3% nel 2017, che ha suscitato l’entusiasmo del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che ha parlato di lancio spaziale, il nostro Paese sarebbe comunque, tanto per cambiare, l’ultima ruota del carro dell’Eurozona” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Tra le ragioni c’è sicuramente la questione irrisolta del Mezzogiorno, che secondo i dati Istat di oggi, nel 2016 registrerà un incremento del Pil dello 0,9%, contro un +1,2% del Nord –Est. Inoltre, si registra una preoccupante disparità territoriale anche nel Centro, che si ferma addirittura a +0,7, con un crollo dell’1,9% in agricoltura che invece prende il volo nel Nord Est, con un +4,5 per cento. Un’Italia troppo diversa che richiederebbe politiche più mirate” conclude Dona.

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Se crolla l’Euro, viene giù l’Unione Europea

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 febbraio 2017

banca centrale europeaL’Unione Europea non sopravviverà alla fine dell’Euro, ha avvertito Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea. Un timore dal contenuto piuttosto ovvio e intuitivo. Ma nell’epoca in cui viviamo, il rischio concretissimo di buttare al macero settant’anni di grandissimi progressi sociali, economici e di pace non fa più paura. Equiparare l’UE all’Unione Sovietica o la Germania di oggi al Terzo Reich fa tendenza e attira scrosci di applausi. E alla fine una buona parte dell’opinione pubblica ha finito per crederci davvero. Un’epoca che verrà studiata come un manifesto alla scarsa qualità del nostro sistema d’istruzione, che non solo insegna male a leggere e scrivere, ma tratta la storia solo come fredda nozionistica e ignora del tutto l’educazione civica.
Nulla è tabù, per carità, nulla vieta che si decida di sfasciare tutto. Trattandosi di un esperimento umano che cerca di ricomporre secoli e di guerre e frammentazione, l’UE e l’Euro sono imperfetti e necessitano di continui aggiustamenti, anche drastici, su cui faticano a mettersi d’accordo decine di capi di Governo. Col senno di poi, avremmo potuto e dovuto evitare molti errori, a cui ora devono far fronte Istituzioni europee deboli e sotto continuo attacco, e Paesi membri dove dilagano forze politiche sovraniste.
Ma non per questo si possono prendere in giro gli elettori, invitandoli ad uscire dall’Euro per “salvare” l’UE, come continuano a ripeterci i populisti nostrani. Più sinceri e onesti i populisti d’Oltralpe, che almeno la dicono tutta ai propri elettori: uscire dall’Euro e dall’UE, dalla Nato e, perché no, anche dal ventunesimo secolo. (Pietro Moretti, vicepresidente Aduc)

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Bce: tassi bassi ancora a lungo, Qe oltre 2017 se serve

Posted by fidest press agency su domenica, 5 febbraio 2017

Bce taglia stima inflazione Eurozona 2014 a 0,7%

(FILE) A file photo dated 17 February 2014 showing the glass facade of the new building of the European Central Bank, ECB, (R) in the last light of the day in Frankfurt Main, Germany. ANSA/BORIS ROESSLER

La Bce ha confermato che il quantitative easing, cioè l’acquisto di debito da parte della Bce, continuerà “sino alla fine di dicembre 2017 o anche oltre se necessario”. “Apprezziamo gli sforzi di Draghi e della Bce che, per l’ennesima volta, conferma il messaggio positivo di poter proseguire con il Quantitative easing anche oltre il 2017, se necessario, ma è ormai evidente che la politica monetaria non può bastare per la crescita, se gli Stati non l’accompagnano con opportune politiche fiscali” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “I tassi hanno raggiunto una soglia sotto la quale non è più possibile scendere e di conseguenza gli effetti sugli investimenti sono altrettanto limitati. Quello che serve, quindi, è il rilancio della domanda e dei consumi in particolare. Il QE, insomma, a quasi due anni dalla sua partenza, ha più che altro l’effetto positivo di evitare manovre correttive per l’aggiustamento dei conti pubblici. Certo che se poi gli Stati, come ad esempio l’Italia, non colgono questa occasione d’oro nè per ridurre il debito nè per rilanciare la crescita, ecco che gettiamo al vento questa opportunità” conclude Dona.

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Le agenzie di rating e le responsabilità della Bce

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2017

banca centrale europeaCome prevedibile, le agenzie di rating sono tornate al centro della scena in modo irritante. Seguendo l’esempio delle famose ‘tre sorelle’, la Standard & Poor’s, la Moody’s e la Fitche, anche la Dbrs canadese si è autonomamente assunta l’autorità morale e politica e ha declassato il sistema Italia al livello BBB. Allo stesso tempo l’americana Moody’s sta patteggiando con il dipartimento di Giustizia americano il pagamento di una multa di ben 846 milioni di dollari per aver gonfiato le sue stime sui titoli tossici, a suo tempo legati ai mutui immobiliari, che contribuirono alla grande crisi finanziaria. E’ noto che in precedenza la stessa S&P aveva patteggiato una multa simile per 1,37 miliardi di dollari. La decisione della Dbrs, già Dominion Bond Rating Service, è stata motivata con la solita “lista della spesa”: incertezza politica, debolezza del sistema bancario, alto livello delle sofferenze creditizie, crescita bassa e alto debito pubblico, ecc. L’analisi negativa è infarcita anche di semplicistiche e banali riflessioni sulla nuova legge elettorale e sulle future elezioni. Ovviamente avrà un ulteriore e concreto impatto negativo sulla credibilità dell’Italia. In particolare, quando le banche italiane chiederanno un prestito alla Bce dovranno portare in garanzia beni, titoli di stato, in quantità maggiore rispetto a prima. Il declassamento certifica l’aumento del “rischio paese” con conseguenti effetti sui mercati, sui titoli obbligazionari e sulla propensione a investire. In verità, la cosa più irritante è il comportamento della Bce e delle altre istituzioni europee che tacciono sulle nuove evoluzioni delle suddette agenzie. Negli anni passati si è molto parlato della necessità di creare un’agenzia di rating europea indipendente. Alla fine non se ne è fatto niente. Nonostante il fatto che varie commissioni d’indagine del Congresso americano avessero denunciato le tre grandi agenzie di rating americane per complicità, corruzione, conflitto di interesse e per tante altre malefatte in relazione alla bolla dei mutui subprime e a quella dei derivati finanziari ad alto rischio, la Bce non ha mai volute mettere in discussione la credibilità delle “tre sorelle”. Ha solo deciso nel 2008 di affiancare loro la Dbrs, volendo forse farci illudere che, in quanto canadese, essa sarebbe potuto essere realmente indipendente. Niente di più errato. Purtroppo è proprio la Bce a conferire alle quattro agenzie di rating l’autorità di interferire pesantemente con l’andamento economico dei paesi europei.
Per qualche ragione inspiegabile la Bce e altri istituti europei sono stati e sono ancora meno critici e più tolleranti verso l’operato delle agenzie di rating rispetto alle stesse autorità americane. E’ il momento che Francoforte dia qualche spiegazione.
La Dbrs, creata nel 1976, ha il suo quartier generale a Toronto, in Canada, ma oggi è forse la più americana di tutte. Dal 2015 essa è controllata da un consorzio di interessi, guidato dal The Carlyle Group di Washington e dalla Warburg Pincus di New York.
La Carlyle è il più grande private equity al mondo coinvolto soprattutto nei settori della difesa e degli investimenti immobiliari. Si ricordi che il private equity è un fondo che di solito raccoglie capitali privati con l’intenzione di acquisire imprese non quotate in borsa. La Carlyle è impegnata in numerosi fondi di investimento e anche in hedge fund speculativi. Fino al 2008 era conosciuta come la multinazionale che vantava stretti rapporti politici, in particolare con la famiglia Bush e con la casa reale saudita. Una sua controllata, la Carlyle Capital Corporation, che si era specializzata nella speculazione finanziaria con derivati emessi sui mutui subprime e sulle ipoteche, nel 2008 divenne insolvente (in default) per oltre 16 miliardi di dollari!
Anche Warburg Pincus è un fondo di private equity frutto della fusione di due banche. Esso è grandemente impegnato nei settori dei servizi finanziari, dell’energia e delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni. Il suo presidente attuale è Timothy Geithner, già ministro del Tesoro dell’Amministrazione Obama, che ha coordinato tutte le operazioni di salvataggio finanziario delle banche e delle assicurazioni in crisi dopo il 2008. E’ doveroso chiedere alla Bce di rendere conto delle ragioni della grave decisione di sottoporre governi e istituti creditizi alla valutazione di agenzie di rating non affidabili, forse politicamente condizionate e sicuramente interessate agli andamenti di borsa. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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