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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 201

Posts Tagged ‘bce’

PIMCO: Commento in reazione al meeting della FED

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2022

A cura di Allison Boxer, US Economist di PIMCO. Una riunione storica del FOMC ha portato a un rialzo dei tassi di 75 punti base e a una revisione del dot plot che suggerisce che l’aggressivo inasprimento della politica monetaria continuerà probabilmente nelle prossime riunioni. Le revisioni delle previsioni di crescita e del tasso di disoccupazione contenute nel Summary of Economic Projections (SEP) lasciano intendere che la Fed sta iniziando a riconoscere che un percorso più rapido di inasprimento della politica monetaria andrà a scapito di una crescita più lenta e di un aumento della disoccupazione. La Fed prevede ora una crescita del PIL statunitense pari all’1,7% nel 2022 e nel 2023, in netto calo rispetto al 2,8% e al 2,2% rispettivamente. Anche la disoccupazione dovrebbe salire rispetto ai livelli attuali. Il dot plot mostra che la Fed è unanime nel ritenere che il tasso sui fondi debba superare le stime di neutralità entro la fine dell’anno. Ma solo pochi membri si aspettano che i tassi raggiungano un picco significativamente superiore a quello già prezzato dai mercati.

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Riunione Bce: si vuole evitare un “caso Italia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 giugno 2022

La Banca Centrale Europea si trova attualmente in una posizione molto difficile a causa dell’elevata inflazione, del rallentamento della crescita e della contrazione del mercato del lavoro. Attualmente, noi di LGIM riteniamo che il rischio che l’Area Euro entri in recessione dalla seconda metà del 2023 sia del 60%.Per questi motivi, sono state prese delle misure insolite al fine di rendere più chiaro quale sarà l’andamento dei tassi d’interesse per il breve periodo, sebbene i cosiddetti “falchi” stiano facendo pressione affinché l’istituto agisca in tempi più rapidi.La Bce ha dichiarato che ha partire dal 1° luglio 2022 interromperà il suo programma di acquisto degli asset; tuttavia, continuerà comunque a reinvestire almeno fino alla fine del 2024.Riteniamo che, con queste mosse, l’istituto di credito speri di non dover creare un nuovo programma a supporto dell’Italia. Il motivo è che uno dei principali vantaggi dell’Asset Purchase Programme era la possibilità di emettere debito sovrano a costi più contenuti, un’opportunità molto vantaggiosa per governi come quello di Roma, il cui rapporto debito/Pil dovrebbe arrivare a toccare quota 160% a causa delle misure di sostegno emanate durante la pandemia di Covid-19.Il fatto che i tassi d’interesse si siano mantenuti bassi negli ultimi 8 anni ha permesso al Tesoro di rifinanziare il debito a costi contenuti, riducendo sensibilmente le uscite generate da questo e rendendo l’onere che ne deriva più gestibile.L’aumento dei tassi d’interesse, e di conseguenza degli oneri finanziari, da parte della Bce mette in discussione la sostenibilità del debito di un paese come l’Italia e questo obbliga la Banca Centrale a essere molto più “trasparente” circa le sue intenzioni di effettuare ulteriori rialzi; molto più di quanto lo siano stati altri istituti come la Federal Reserve o la Banca d’Inghilterra.

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BCE. Ricchiuti (FdI): Lagarde fa esplodere mercati e ‘governo dei migliori’ tace

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2022

“Euro debole, scambiato a 1,051 con il dollaro e BTP italiani a 10 anni che chiudono sopra i 3,70%, ai massimi dal 2014. La Lagarde è riuscita nell’ impresa di indebolire l’Euro, far esplodere i rendimenti dei titoli sovrani dei Paesi a rischio, come Italia e Grecia, e aumentare lo spread con il Bund. Queste le mirabolanti conquiste economiche dell’Europa unita e solidale. Un vero strike da campioni. Nulla da eccepire. Qualcuno sta già giustificando dicendo che è per contenere l’inflazione. Peccato però che c’è inflazione e inflazione. Questa è inflazione importata (dal prezzo delle materie prime, euro forte sul dollaro…) e quindi gli aumenti dei tassi non aiuteranno in alcun modo, se non riducendo l’accesso al credito delle persone fisiche e delle aziende e sarà un bagno di sangue. Dal governo dei migliori, tutto tace”. Lo dichiara Lino Ricchiuti, viceresponsabile del Dipartimento Imprese e Mondi Produttivi di Fratelli d’Italia.

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Commento post meeting BCE

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2022

A cura di Antonella Manganelli, AD e Responsabile Investimenti di Payden&Rygel Italia. Riunione che ha sicuramente sorpreso sul lato rialzista, quella di oggi. I punti principali coperti sono stati tre: la revisione delle previsioni sui dati macroeconomici; le indicazioni sulla politica monetaria a breve termine; e il commento sulla frammentazione del continente, ovvero la differente situazione tra Europa periferica e centrale. Sui dati macroeconomici, la BCE ha svelato nuove previsioni, con revisioni al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita, quindi un quadro macroeconomico sicuramente meno rassicurante. Da qui, il commento sulla politica monetaria, che ha confermato il termine del programma di acquisto di titoli sul mercato secondario a giugno, ma che soprattutto ha confermato un rialzo dei tassi di 25 punti base a luglio e che, addirittura, non ne ha escluso un secondo da ben 50 punti base a settembre. A preoccupare il mercato è stata poi la mancata rassicurazione sulla sostenibilità del debito per i Paesi dell’Europa periferica, rispetto alla quale il problema inflazione è sembrato essere prominente per la Banca Centrale. Il mercato ha reagito con un notevole incremento dei rendimenti a scadenza dei governativi europei, e un allargamento degli spread, ovvero dei differenziali tra governativi periferici e area centrale dell’Europa.Con oltre 146 miliardi di dollari in gestione, Payden & Rygel è leader nella gestione del risparmio gestito e annovera tra i suoi clienti banche centrali, fondi pensione, imprese di assicurazione, università, banche private e fondazioni di varia natura. Società di gestione indipendente e non quotata, Payden & Rygel ha sede a Los Angeles con uffici a Boston e hub di gestione a Londra e a Milano.

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PIMCO: reazione post-riunione della BCE

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2022

Commento a cura di Konstantin Veit, Senior Portfolio Manager European Rates di PIMCO.Come previsto, la BCE ha annunciato la fine degli acquisti netti di asset per il 1° luglio e ha preparato il mercato a un ciclo di rialzi a partire da luglio. La BCE non si è impegnata ad aumentare i tassi di 25 pb oltre luglio, lasciando aperta la porta a rialzi più consistenti. Di conseguenza, un rialzo di 50 pb a settembre è ora probabilmente l’ipotesi di base, poiché è improbabile che l’inflazione si moderi molto fino ad allora.La BCE non ha fornito indicazioni sulla possibile destinazione della traiettoria dei tassi d’interesse, né sul tasso d’interesse neutrale, e prevede di aumentare i tassi fino a quando l’inflazione a medio termine non si stabilizzerà intorno all’obiettivo. La BCE si è impegnata a combattere la frammentazione, se necessario, ma nella riunione odierna non sono stati forniti dettagli e, di conseguenza, gli spread periferici si sono ampliati. Rimaniamo scettici sul fatto che la BCE annuncerà un back-stop credibile ex ante. Sebbene sia possibile prevedere che la BCE alla fine effettui un numero di rialzi dei tassi inferiore a quello attualmente previsto dal mercato, nel resto dell’anno l’inflazione dell’Eurozona rimarrà probabilmente molto elevata e la pressione sulla BCE per un intervento a breve e medio termine sarà elevata.

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PIMCO: BCE, probabile fine anticipata dell’APP per preparare la strada a un rialzo dei tassi a luglio

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2022

Commento a cura di Konstantin Veit, Senior Portfolio Manager European Rates di PIMCO. L’inflazione rimane elevata, il che rende quasi certa un’altra consistente revisione al rialzo delle proiezioni trimestrali sull’inflazione della BCE in occasione della prossima riunione di giugno ad Amsterdam. Poiché la BCE è più preoccupata della dinamica dell’inflazione che della crescita, riteniamo che continuerà il processo di normalizzazione della politica monetaria, iniziato nel dicembre dello scorso anno. Il Consiglio direttivo deciderà probabilmente di porre fine in questo mese agli acquisti netti di asset nell’ambito dell’ordinario programma di acquisto di asset (APP) e di preparare il mercato a un rialzo dei tassi di interesse a luglio e settembre, il primo nell’area euro negli ultimi 11 anni. La conferenza stampa si concentrerà probabilmente sull’andamento e sulla portata complessiva della prossima normalizzazione della politica dei tassi di interesse. Sebbene non ci aspettiamo grandi indicazioni in termini di target, ci aspettiamo che la BCE sottolinei che ci sono condizioni in cui il gradualismo non sarebbe appropriato.La conclusione degli acquisti netti nell’ambito dell’APP è attualmente prevista per l’inizio del terzo trimestre, ossia luglio, ma riteniamo che la BCE deciderà probabilmente di anticipare a questo mese. Per quanto riguarda i tassi di riferimento, il Presidente Lagarde e il capo economista Lane hanno recentemente dato indicazioni per un rialzo iniziale di 25 punti base (bp) a luglio, seguito da un altro rialzo di 25 bp a settembre, che riporterebbe il tasso ufficiale di riferimento della BCE allo 0% nel terzo trimestre, dopo otto anni in territorio negativo. Il mercato prevede circa 120 pb di rialzi dei tassi entro la fine di quest’anno, sostanzialmente 25 pb di rialzo a ogni riunione di politica monetaria nel secondo semestre, con probabilità di un intervento più aggressivo, data la grande incertezza sull’inflazione.Anche se la BCE continuerà a sottolineare che sta monitorando attentamente l’evoluzione della politica monetaria nelle varie giurisdizioni nel corso del processo di normalizzazione, non crediamo che presenterà presto un quadro o uno strumento per affrontare potenziali problemi di frammentazione. Piuttosto, e in linea con il passato, pensiamo che la BCE preferirà rispondere a shock esogeni consistenti con soluzioni ah hoc, con il rischio che i mercati mettano alla prova l’inclinazione della BCE a neutralizzare eventuali risposte non lineari del mercato che potrebbero derivare dall’aumento dei tassi. Tuttavia, in un contesto di abbondanti riserve in eccesso, il tasso sui depositi rimane l’unico tasso di riferimento per i mercati monetari, una situazione che probabilmente si protrarrà negli anni a venire, data l’enorme quantità di liquidità in eccesso nel sistema e l’assenza di piani di run-off del bilancio in corso. Un run-off passivo delle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (TLTRO) vedrebbe il bilancio della BCE ridursi di circa il 25% nei prossimi 2 anni e mezzo, senza spingere la liquidità in eccesso al di sotto della soglia richiesta per mantenere i tassi del mercato monetario ancorati intorno ai depositi presso la banca centrale, poiché non crediamo che la BCE intraprenderà a breve una riduzione aggressiva del bilancio. (abstract)

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BCE: il compromesso possibile?

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 aprile 2022

A cura di Pasquale Diana, Head of Macro Research di AcomeA SGR.La BCE conferma che la fine del QE si avvicina. Nel meeting di marzo, la BCE aveva annunciato una riduzione più rapida dell’APP (€40mld a aprile, €30mld a maggio, €20mld a giugno), con una sua possibile fine nel 3zo trimestre. Oggi, la BCE ha indicato che i dati recenti rafforzano questa aspettativa, ma non ha accelerato questo processo di uscita dal QE. “Gradualità, flessibilità e apertura alle opzioni” sono il nuovo mantra della BCE. Ma che vuol dire? In sostanza la BCE riconosce che la combinazione dell’uscita dalla pandemia, i prezzi energetici e il conflitto in Ucraina creano una situazione di enorme incertezza. In questi frangenti, le previsioni macro sono importanti ma bisogna essere pronti a qualsiasi scenario.In questo senso, la parte finale del comunicato è molto interessante: la BCE dice che è pronta a “adeguare tutti gli strumenti nell’ambito del proprio mandato, in modo flessibile ove necessario, per assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine”. Il testo aggiunge inoltre che “la flessibilità rimarrà un elemento della politica monetaria ove i rischi per la sua trasmissione mettano a repentaglio il conseguimento della stabilità dei prezzi”.Di quale flessibilità si parla, esattamente? Di quella già presente nella politica dei reinvestimenti del PEPP? Oppure di qualcosa di nuovo? Quando la BCE parla di “adeguare” tutti gli strumenti, lascia pensare che stia predisponendo uno strumento nuovo. Questo è d’altronde ciò che la Lagarde stessa aveva lasciato intendere nel corso dell’ultima ECB Watchers Conference, quando aveva menzionato esplicitamente la creazione di “nuovi strumenti”, se necessario.Verso un grande compromesso? In estrema sintesi, la situazione macroeconomica in eurozona è la seguente (vd anche grafici a lato). L’inflazione di tipo headline è salita al 7.5%Y a Marzo e – nonostante l’inflazione di tipo core sia molto più bassa (3%) – questo preoccupa molto i falchi all’interno del Consiglio. Negli ultimi meetings, c’è stata la netta sensazione che i falchi stessi abbiano preso il sopravvento, il che ha spinto il mercato a prezzare ben 5 rialzi dei tassi nei prossimi 12 mesi, nonostante un chiarissimo deterioramento delle prospettive di crescita in eurozona.A fronte di tutto questo, la BCE sa che deve normalizzare la politica monetaria prima portando a termine il QE, e poi alzando i tassi. Allo stesso tempo, non può correre il rischio di creare tensioni finanziarie eccessive (ad esempio sugli spreads), che a loro volta la obbligherebbero a fare marcia indietro.Ecco allora che si creano le basi per un possibile compromesso tra falchi e colombe. Da un lato la BCE segue la scia della Fed e delle altre banche centrali. Non facendolo, la BCE correrebbe il rischio di un deprezzamento eccessivo dell’euro (basti vedere cosa è successo allo Yen nelle ultime settimane), il che creerebbe a sua volta ulteriori pressioni inflattive. D’altro canto, la BCE può porre le basi per un nuovo strumento – con dettagli tutti da definire – che combatterà la frammentazione e garantirà una efficace trasmissione della politica monetaria nell’eurozona. In sostanza, ridurrà il rischio di eccessivo allargamento degli spreads.Hawkish ieri, dovish oggi, domani? Chissà. Rispetto alle attese del mercato, la percezione è che la Lagarde sia stata al margine più dovish delle attese oggi, non accelerando la fine del QE. Con ogni probabilità vedremo uno o due rialzi dei tassi già quest’anno, e qualcuno a seguire nel 2023. Il gap con i tassi Fed continuerà ad ampliarsi, viste le differenti condizioni macro. L’incognita più grande nei prossimi mesi a nostro giudizio è: quanta frammentazione (leggi: ampliamento degli spreads) è disposta a tollerare la BCE in questo processo di normalizzazione prima di intervenire con nuovi strumenti?

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PIMCO: BCE, il percorso di normalizzazione potrebbe piegarsi ma probabilmente non spezzarsi

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2022

A cura di Konstantin Veit, Portfolio Manager European Rates di PIMCO. Come previsto, la riunione odierna della BCE si è concentrata sul recupero dell’opzionalità e della flessibilità della politica monetaria, alla luce dell’estrema incertezza macroeconomica. Sul fronte falco, la BCE punta a una fine un po’ più rapida degli acquisti netti di asset e ha eliminato il riferimento a tassi di interesse più bassi dalla forward guidance sui tassi di interesse. Sul fronte colomba, la BCE ha suggerito che il rialzo dei tassi potrebbe richiedere più tempo a seguito della fine degli acquisti netti di asset, se giustificato, e un qualsiasi ciclo dei tassi sarebbe graduale.Il percorso di normalizzazione della politica monetaria della BCE potrebbe piegarsi ma probabilmente non spezzarsi, a meno che l’Europa non cada in recessione. Nel medio termine, la BCE punterà a terminare gli acquisti netti di asset e a tornare a un tasso di riferimento a zero, con poche ambizioni al di là di ciò.

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BCE: prosegue la stretta monetaria

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2022

A cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager Moneyfarm. Il meeting della Banca Centrale Europea (BCE) ha portato alcune interessanti novità sul fronte della politica monetaria europea. Andiamo con ordine. Oggi erano quattro le componenti da monitorare con attenzione: decisione sui tassi d’interesse, aggiornamento sulle proiezioni economiche ufficiali dell’istituto, direzione dei programmi di acquisto titoli e conferenza stampa. I tassi d’interesse non sono stati alterati, come da attese. Ma sul resto le sorprese non sono state poche. Partiamo con le proiezioni. Per il 2022 la crescita economica dell’Eurozona è stata rivista al ribasso, da 4.2% a 3.7%, e ancor più grande è stato il cambiamento sull’inflazione, rivista al rialzo da 3.2% a 5.1%. Questo cambio nelle proiezioni ha conseguenze profonde sulle decisioni di politica monetaria e, in questo contesto, non stona la decisione di accelerare sulla riduzione degli acquisti di titoli di stato, anche se certo sorprende gli investitori che si aspettavano che la BCE desse forse più peso alla riduzione delle prospettive di crescita che all’aumento delle spinte inflazionistiche. L’unico spunto positivo arriva dal fatto che qualunque decisione si prenderà sul rialzo dei tassi d’interesse, essa non avverrà subito dopo la fine del programma di quantitative easing, ma sarà graduale. La conferenza stampa non ha aggiunto molto a una decisione percepita comunque come hawkish. L’impatto della guerra e della conseguente crisi energetica è più pericoloso per l’inflazione e, in questo contesto, la Lagarde considera naturali le mosse volte a normalizzare la politica monetaria, prendendo le distanze dall’idea che l’ultimo annuncio rappresenti una decisa stretta. Con la riunione di marzo l’istituto di Francoforte ha quindi deluso le aspettative di chi sperava in un accantonamento, almeno parziale, della riduzione nell’acquisto di titoli da parte della banca centrale. Anzi, un’accelerazione sulla diminuzione dei programmi di allentamento quantitativo appare ormai più una certezza che una possibilità. I mercati si stanno comportando come era lecito aspettarsi in questo scenario: l’Euro si è rafforzato contro il Dollaro, mentre i tassi d’interesse sono saliti con gli spread dei paesi periferici in allargamento. Un rialzo dei tassi è ormai scontato già dal quarto trimestre. Questo tipo di retorica ha sorpreso molti operatori, che si aspettavano forse una frenata sulla stretta monetaria, data l’esposizione dell’Europa a possibili traumi derivanti dalla guerra. Lo spettro della stagflazione si fa strada nelle menti degli investitori e getta un’ombra di ulteriore incertezza sull’economia europea. Intanto da Oltreoceano i dati più recenti sull’andamento dei prezzi al consumo confermano che nessuna geografia è al riparo da questo trend globale. L’inflazione si è confermata al 7.9% annuale, al massimo da 40 anni e, coi prezzi delle materie prime in continua salita, la normalizzazione appare ancora tutt’altro che immediata.

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BCE: Possibile rialzo del tasso di deposito principale vicino allo zero entro fine anno

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2022

A cura di Dave Chappell, fixed income senior portfolio manager, Columbia Threadneedle Investments. Dopo l’emergere del cambiamento di posizione hawkish da parte di Lagarde e del comitato alla conferenza stampa di febbraio, le aspettative per una riduzione accelerata degli acquisti di obbligazioni e un rialzo anticipato dei tassi sono aumentate sostanzialmente. Queste aspettative sono state in qualche modo attenuate nelle settimane successive, tuttavia, quando la brutale e non provocata invasione russa dell’Ucraina ha scioccato il mondo e ha sconvolto le aspettative di inflazione e crescita sia nelle economie sviluppate che in quelle emergenti a diversi livelli. Le previsioni per l’inflazione sono aumentate da livelli già storicamente alti, spinte da un’ulteriore accelerazione dei prezzi dei generi alimentari e dell’energia, mentre le aspettative di crescita sono state ridotte in quanto il costo della vita erode ulteriormente il reddito delle famiglie.Di fronte all’aumento dell’incertezza, la BCE ha rivisto la sua strategia di uscita, riducendo da due trimestri ad uno la tempistica del taper degli acquisti aggiuntivi del programma APP, precedentemente previsti per assicurare un agevole passaggio dal PEPP. Il comitato ha mantenuto la flessibilità sull’eventuale fine dell’APP, indicando la volontà di concluderlo nel terzo trimestre solo se i dati in arrivo sosterranno le aspettative che le prospettive di inflazione a medio termine non si indeboliranno in seguito. Lagarde ha sottolineato che i rischi al ribasso per la crescita e al rialzo per l’inflazione sono aumentati a causa della situazione dell’Ucraina, e quindi il comitato è pronto a modificare il percorso del programma se le prospettive dovessero cambiare.Qualsiasi aggiustamento dei tassi d’interesse della BCE potrebbe avvenire dopo la chiusura dei programmi, se l’obiettivo delle aspettative d’inflazione del comitato dovesse essere raggiunto ben prima del periodo previsto. La riduzione della tempistica del taper riaccende le aspettative che la BCE possa alzare il suo tasso di deposito principale vicino allo zero entro la fine dell’anno, un livello che non si vede dalla metà del 2014. By Nicole Zancanella

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PIMCO: L’elevata incertezza sulle prospettive macro porterà la BCE a concentrarsi sull’opzionalità della politica

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2022

A cura di Konstantin Veit, Portfolio Manager European Rates di PIMCO. L’andamento dell’inflazione dopo la riunione di dicembre è stato considerevolmente superiore alle aspettative, e le nuove proiezioni macroeconomiche di marzo saranno certamente caratterizzate da un’inflazione più alta rispetto a dicembre. Inoltre, il programma relativo all’esercizio delle proiezioni di marzo è stato rivisto per tenere conto delle implicazioni degli ultimi sviluppi geopolitici, e questo significa anche che la stima flash sull’inflazione di febbraio sarà incorporata nelle proiezioni. A dicembre, la BCE ha previsto un’inflazione del 3,2% per il 2022 e dell’1,8% per il 2023 e il 2024. Il dato del 2022 vedrà certamente una significativa revisione al rialzo, il dato del 2023 potrebbe arrivare leggermente al di sopra del 2%, e la proiezione del 2024 probabilmente resterà sostanzialmente invariata. L’inflazione core alla fine dell’orizzonte di previsione rimarrà probabilmente al di sotto del 2%, e i rischi per le prospettive sull’inflazione saranno inclinati al rialzo. A causa dei maggiori rischi geopolitici, la BCE abbasserà anche sensibilmente le proiezioni di crescita e probabilmente definirà i rischi per le prospettive economiche come al ribasso, invece che ampiamente bilanciati. Ci aspettiamo che la BCE mantenga l’apertura a una fine anticipata degli acquisti netti di asset rispetto al piano delineato a dicembre, una volta che la crisi attuale si sarà ridimensionata, ma non ci aspettiamo che la BCE annunci formalmente una data di fine definitiva o cambiamenti materiali all’APP alla riunione di marzo. Sulla linea del recupero dell’opzionalità della politica, la BCE potrebbe decidere di rimuovere la parola “a breve” dalla forward guidance dell’APP, per rompere il legame temporale quasi automatico tra i due strumenti. L’opzionalità qui implica che il rialzo del tasso di politica monetaria potrebbe eventualmente richiedere più tempo dopo la fine degli acquisti netti di asset, se giustificato. La BCE potrebbe anche rimuovere il riferimento a tassi di politica monetaria più bassi nella forward guidance sui tassi d’interesse, anche se questo potrebbe arrivare un po’ più tardi, quando la BCE si avvicinerà all’aumento dei tassi d’interesse.Nel medio termine, crediamo che la BCE punterà certamente a terminare gli acquisti netti di asset e a tornare a un tasso di riferimento neutrale, con poche ambizioni al di là di questo. A lungo termine, rimane una notevole incertezza su dove potrebbe collocarsi un tasso di politica neutrale per la zona euro, ma qualsiasi livello tra lo 0% e l’1% sembra ragionevole in confronto alle altre aree.

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PIMCO: Ancora una volta un déjà-vu alla BCE?

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 febbraio 2022

A cura di Joachim Fels, Global Economic Advisor di PIMCO. La svolta da falco della Banca Centrale Europea la scorsa settimana, insieme al Comitato di Politica Monetaria della Banca d’Inghilterra ad appena un voto dall’aumento dei tassi di 50 invece che di 25 punti base, ha reso abbondantemente chiaro che le banche centrali globali, Federal Reserve degli Stati Uniti in testa, sono determinate a reagire con forza di fronte all’inflazione che ha raggiunto i massimi pluridecennali. Con il presidente della BCE Lagarde che non esclude più i rialzi dei tassi quest’anno e indica che le recenti sorprese al rialzo sull’inflazione hanno portato a una “preoccupazione unanime” all’interno del Consiglio direttivo, i mercati prezzano ora la fine degli acquisti netti di asset nel corso di quest’anno e 50 punti base di rialzi dei tassi entro la fine del 2022, implicando così un’uscita dalla politica dei tassi negativi. Certamente, tale azione della BCE potrebbe essere giustificata come un’appropriata gestione del rischio per prevenire una potenziale spirale salari-prezzi, così come una risposta alla crescente impopolarità dei tassi di interesse negativi che le banche hanno sempre più trasferito sui correntisti. Tuttavia, gli episodi del 2008 e del 2011, quando la BCE ha dovuto invertire i rialzi dei tassi apparentemente appropriati in breve tempo a causa dei problemi di natura finanziaria, forniscono una narrativa di cautela e possono anche bloccare la mano a banchieri centrali sempre più nervosi alla BCE. Tuttavia, prima che la BCE possa allontanarsi dai tassi negativi, dovrà superare un ostacolo autoimposto che ha eretto in passato. Come parte della sua forward guidance sulla sequenza di uscita, il Consiglio direttivo ha dichiarato (e ripetuto giovedì scorso) che dovrà prima terminare gli acquisti netti di asset prima di iniziare ad alzare i tassi di interesse di riferimento della BCE. Questa indicazione si applica a entrambi i programmi di acquisto che sono attualmente ancora attivi – il programma di acquisto di emergenza pandemica (PEPP), che dovrebbe interrompere gli acquisti netti alla fine di marzo 2022, e il programma di acquisto di asset (APP). Per quest’ultimo, l’attuale guidance che la BCE ha riconfermato giovedì scorso prevede acquisti netti per 40 miliardi di euro nel secondo trimestre del 2022 e 30 miliardi di euro nel terzo, seguiti da 20 miliardi di euro in seguito “finché sarà necessario”. Quindi, se la BCE volesse aumentare i tassi prima del 4° trimestre 2022, dovrebbe prima cambiare la sua guidance sugli acquisti e annunciare una fine anticipata dell’APP. Naturalmente, questo potrebbe essere fatto già a marzo per ottenere una maggiore possibilità di scelta sui tassi di interesse tuttavia, cambiare la forward guidance ha sempre un costo: tali indicazioni future saranno considerate poi meno credibili. Alla BCE, anche se gli argomenti di cui sopra per un cambiamento nella posizione di politica monetaria – la gestione del rischio e la politica dei tassi di interesse negativi – non dovrebbero essere liquidati facilmente, crediamo che i rischi di una stretta prematura supererebbero i benefici, per tre ragioni. In primo luogo, non siamo convinti che l’irrigidimento in un enorme shock di offerta causato dal Covid-19 e dall’aumento dei prezzi del petrolio sia una politica sensata. La domanda nell’area dell’euro è molto meno vivace che negli Stati Uniti, poiché la politica fiscale è stata meno espansiva e le restrizioni legate alla pandemia sono state più severe. Inoltre, la crescita nominale dei salari è rimasta finora molto contenuta, il che, insieme all’alta inflazione corrente, implica una riduzione significativa del reddito reale disponibile delle famiglie. Un inasprimento della politica monetaria aggiungerebbe la beffa al danno. In secondo luogo, un inasprimento della politica monetaria contraddirebbe l’obiettivo dichiarato della BCE di riaffermare le aspettative di inflazione a lungo termine intorno all’obiettivo di inflazione simmetrica del 2%. Infatti, i tassi d’inflazione di pareggio a cinque anni, che nonostante l’aumento nell’ultimo anno erano ancora al di sotto dell’obiettivo, sono scesi in picchiata in risposta alla svolta hawkish nella riunione del Consiglio di giovedì scorso. In terzo luogo, l’uscita dagli acquisti netti di attività e l’aumento dei tassi di interesse aumenta il rischio di incidenti finanziari, soprattutto perché i livelli di debito sono aumentati durante la pandemia e perché molte altre banche centrali stanno inasprendo la politica nello stesso momento. Dato il suo peculiare assetto istituzionale “una moneta, molte nazioni”, l’area dell’euro rimane soggetta al rischio di frammentazione finanziaria tra i suoi numerosi mercati di obbligazioni sovrane e i sistemi bancari nazionali. Mentre alcuni di questi rischi potrebbero essere mitigati con l’aiuto di una strategia di reinvestimento flessibile (che continua ad essere possibile sotto l’ombrello del PEPP) e attraverso operazioni di prestito mirate per le banche, il rischio di corse auto-avveranti su sovrani e banche rimane reale, specialmente se la BCE si sposta a combattere un problema di inflazione reale o percepito.Dati questi rischi, e memori degli episodi del 2008 e del 2011 di inasprimento intempestivo della BCE, è ancora probabile che alla BCE prevalgano il sangue freddo e la mano ferma. Tuttavia, il rischio di un altro errore politico è chiaramente aumentato – un punto di vista che molti attori di mercato sembrano condividere data l’inversione della curva dei rendimenti da 10 a 30 anni e il crollo dei tassi di inflazione di pareggio a lungo termine. Una ragione in più per prepararsi a un ambiente macro più incerto, irregolare e volatile nel 2022 e oltre!

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“FLASH BCE: rischi inflattivi e rialzo tassi possibile, ma senza fretta, ossia non prima di aver terminato il QE”

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 febbraio 2022

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte. Il discorso della Lagarde di ieri ha preso atto delle pressioni inflattive più alte delle attese aprendo di fatto all’ipotesi di movimentazione dei tassi non prima però di aver completato il QE. La Lagarde prende atto che l’inflazione è più duratura del previsto, alla luce anche dei dati inattesi di gennaio. Ammette che vi sono rischi al rialzo sull’inflazione soprattutto nel breve termine ma allo stesso tempo cerca di non prender tempo per evitare decisioni frettolose Per poterlo fare si aggancia alla necessità di seguire la sequenza, ossia prima la fine del QE e poi rialzo dei tassi, che allo stato attuale significherebbe immaginare un primo rialzo tassi non prima degli ultimi mesi dell’anno Questa eventualità sarebbe preceduta da stime sull’inflazione sopra il livello target del 2% sull’intero arco triennale delle previsioni che aggiornerà a marzo e poi a giugno. Di fatto quindi in questo modo la BCE avrebbe tempo per poter verificare se davvero occorre mettere mano ai tassi a fine anno in base anche a come evolverà il quadro inflattivo, soprattutto sul fronte energetico post inverno. Se invece volesse anticipare i tempi, occorrerebbe anche accelerare il tapering, preannunciandolo nella riunione di marzo o giugno. Di conseguenza lo scenario più verosimile per tenere conto del prolungamento della fase di alta inflazione potrebbe essere quello di interrompere il QE a settembre, preannunciandolo a marzo (mantenendo sempre flessibilità in base all’evoluzione dello scenario) e verificare poi a giugno se le stime di inflazione si posizionano sopra al 2% sull’arco triennale, in modo da avere a disposizione il quarto trimestre per poter eventualmente agire sui tassi- In quel momento (ossia a fine anno) sarà allora più chiaro se l’inflazione ha dato segnali di ridimensionamento dopo il picco prolungato di inizio 2022 e quindi poter valutare se effettivamente implementare un rialzo dei tassi I mercati dal canto loro vivono di aspettative ed hanno corretto il tiro ipotizzando fino a quasi due rialzi dei tassi entro fine anno, come segnalato dallo spread sui contratti OIS tra la prima e l’ottava riunione BCE ossia quella di fine anno. Sul fronte tassi lo scenario rimane di fase mediamente al rialzo tassi di mercato nel corso di questo trimestre ed i primi mesi del secondo, in un contesto monotematico focalizzato sulla crescita Nel corso del secondo trimestre poi potrebbero emergere segnali di marcato rallentamento della crescita e primi segnali di ridimensionamento dell’inflazione (nel senso di limature delle punte massime e non ancora di ritorno alla fase pre-pandemica) che potrebbero portare ad un arresto della fase di rialzo dei tassi di mercato, soprattutto sulla parte a lungo termine della curva Sul fronte eur/usd, la messa in discussione della posizione BCE (tassi fermi per il 2022) insieme al possibile drastico ridimensionamento della domanda US nel corso del secondo trimestre, confermano al momento la possibilità di raggiungimento dell’area 1,15 per l’eur/usd entro giugno.

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Commento al meeting BCE

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 febbraio 2022

A cura di Fabio Castaldi, Investment manager di Pictet Asset Management. Dopo il “pivot” hawkish della FED e di Bank of England, il timore diffuso sui mercati era di una simile “giravolta” della stessa Banca Centrale Europea. Nonostante un “policy statement” quasi inalterato rispetto a quello della riunione di dicembre, durante la conferenza stampa, la presidente Lagarda è parsa molto meno cauta segnalando l’unanime preoccupazione del direttorio rispetto alle dinamiche inflazionistiche in atto e un ottimismo di fondo circa la riaccelerazione della crescita europea, superata la fase di rallentamento del primo trimestre dovuta prevalentemente all’ondata “Omicron” in atto. Pur ribadendo la necessita’ di rispettare la sequenza di un eventuale rimozione dello stimolo monetario, ovvero la “chiusura” dei programmi di acquisto prima di eventuali rialzi dei tassi d’interesse, la presidente Lagarde non ha voluto escludere – come aveva invece fatto in occasione della riunione di dicembre – la possibilità di rialzi nel 2022. L’attesa si sposta ora alla riunione di marzo allorché, sulla base di dati ulteriori sulla dinamica dei prezzi, la banca centrale europea pubblicherà proiezioni aggiornate su crescita e inflazione. Per rispettare la sequenza indicata, segnalando in quella occasione l’accelerazione del “tapering” degli acquisti di titoli di stato, la BCE aprirebbe la strada a possibili rialzi dei tassi d’interesse entro fine dell’anno in corso. I mercati obbligazionari si sono affrettati a prezzare tale eventualità e i futures sui tassi a breve europei prezzano ora quasi 0,50% di rialzi della BCE entro la fine del 2022.

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La BCE cambia rotta

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 febbraio 2022

A cura di Pasquale Diana, Head of Macro Research di AcomeA SGR Un meeting difficile per la Lagarde… La riunione di oggi è arrivata in un momento molto complicato per la BCE. La Fed di Jerome Powell ha abbandonato definitivamente la narrativa sull’inflazione transitoria, concentrandosi invece sui rischi al rialzo. Già prima del dato sull’inflazione Eurozona di gennaio, il mercato scommetteva che la BCE non avrebbe lasciato i tassi invariati fino al 2023, come invece la Lagarde aveva indicato. Dopo il dato di gennaio sull’inflazione in eurozona (5.1%), la pressione sulla BCE è aumentata ulteriormente e il mercato prezza diversi rialzi dei tassi nei prossimi 12 mesi. …risolto con un cambio di linguaggio e (soprattutto) tono… Il comunicato della BCE dice i prezzi dell’energia sono responsabili per oltre il 50% del tasso d’inflazione di gennaio. La BCE aggiunge però che l’aumento dei prezzi è più diffuso che in passato, e che i rischi sull’inflazione sono al rialzo, rispetto a dicembre. Questo è vero particolarmente nel breve periodo, e quindi l’inflazione rimarrà elevata più a lungo delle attese. Nel corso della conferenza stampa, la Lagarde ha enfatizzato diverse volte l’importanza di questi rischi al rialzo per la BCE.…e un rinvio alle previsioni di marzo. Nel contesto attuale, la BCE non poteva far altro che rinviare tutto a marzo, quando ci saranno delle previsioni aggiornate che terranno conto non solo dei prezzi energetici più alti, ma anche delle sorprese al rialzo dei dati di dicembre/gennaio. A differenza della riunione di dicembre, la BCE non ha indicato particolare disagio con il market pricing che vede due rialzi dei tassi già quest’anno.La BCE non abbandona il gradualismo: prima finisce il QE, poi viene il rialzo dei tassi. In sostanza, lo scenario inflattivo è cambiato. Ciò detto, il processo di restrizione delle condizioni monetarie che porterebbe la BCE a rialzare i tassi rimane lo stesso. Ci sono tre condizioni affinché la BCE alzi i tassi: i) il raggiungimento del 2% ben prima della fine del suo orizzonte di proiezione; ii) il carattere durevole del raggiungimento dell’obiettivo stesso; iii) un miglioramento duraturo della core inflation. È palese che ci stiamo avvicinando al raggiungimento di questi criteri.Tuttavia, la Lagarde ha chiarito ancora una volta che il rialzo dei tassi verrà solo dopo la fine degli acquisti netti nell’APP (Asset Purchase Programme). Ricordiamo che a dicembre la BCE aveva annunciato acquisti nell’APP di €40mld al mese nel secondo trimestre, €30mld al mese nel terzo trimestre, e €20mld al mese da ottobre 2022 in poi. Se le previsioni di marzo dovessero giustificare (come appare plausibile) un cambio di strategia, la BCE dovrebbe ad esempio annunciare la fine degli acquisti netti già in Q3, per consentire un rialzo dei tassi in Q4.In conclusione, la BCE sembra aver aperto la porta a un rialzo dei tassi già quest’anno: La Lagarde ha enfatizzato una politica graduale, e quindi cercato di guidare il mercato a non aspettarsi rialzi aggressivi. Per fare questo, ha ancora una volta scelto di enfatizzare le differenze (innegabili) con l’economia USA. Detto ciò, c’è stato un cambio di tono molto evidente che probabilmente riflette una crescente preoccupazione dei “falchi” all’interno del Consiglio e prelude a un cambio di passo già nella riunione di marzo. Nonostante il messaggio graduale della BCE, un rialzo dei tassi già nella seconda metà del 2022 appare ora possibile.

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PIMCO: Preview BCE, attenzione al gap

Posted by fidest press agency su sabato, 18 dicembre 2021

Commento a cura di Konstantin Veit, Senior Portfolio Manager European Rates di PIMCO.Alla riunione di dicembre, il Consiglio direttivo pubblicherà nuove proiezioni macroeconomiche, compresa la valutazione inaugurale per il 2024. Comunicherà anche il ritmo di acquisto del programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP) nel corso del primo trimestre del prossimo anno, oltre a diffondere il piano di allentamento quantitativo dopo la fine del PEPP nel marzo 2022. Attualmente la BCE acquista circa 70 miliardi di euro al mese nell’ambito del PEPP, più 20 miliardi di euro al mese nell’ambito del regolare programma di acquisto di asset (APP), un andamento che riteniamo continuerà ampiamente nel primo trimestre del prossimo anno. Anche se non abbiamo una view forte sul mix dei programmi di acquisto di asset oltre marzo 2022, continuiamo a pensare che il Consiglio direttivo eviterà un cliff effect sugli acquisti di asset e sceglierà invece di ridurre gradualmente il ritmo dagli attuali 90 miliardi di euro al mese a un tasso stabile tra 40-60 miliardi di euro al mese nel corso del secondo trimestre del prossimo anno. Il che potrebbe potenzialmente concretizzarsi sotto forma di una dotazione di transizione post-PEPP di 200-300 miliardi di euro per nove mesi. Pensiamo inoltre che la BCE manterrà l’attuale quadro di revisione del ritmo degli acquisti di asset su base regolare, con l’obiettivo di passare gradualmente, nel tempo, da strumento di estrazione della duration a puro strumento di segnalazione dei tassi di interesse.Il sostegno della BCE rimane un’ancora per gli asset di rischio, ma le valutazioni offrono un margine limitato per la compressione degli spread. I rischi per le prospettive macroeconomiche rimangono elevati e l’attuazione della nuova strategia di politica monetaria della BCE è soggetta a incertezza.

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Flash BCE – Lagarde cerca di convincere i mercati (invano per ora) che il rialzo tassi non è vicino

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 ottobre 2021

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte La riunione della Bce di oggi è stata di fatto interlocutoria prima di quella di dicembre, con comunque alcune indicazioni rilevanti. In sintesi, i principali punti emersi dalla conferenza stampa di oggi: Inflazione attesa risalire ancora nel breve e poi gradualmente calare nel corso del 2022. Il rialzo dell’inflazione è stato ancora definito dalla Lagarde temporaneo, pur ammettendo che si sta trattando di un rialzo più prolungato di quanto atteso La fase di inflazione alta sta durando di più di quanto atteso a causa di: prezzi energetici in rialzo ripresa dell’economia dopo le riaperture effetto confronto I colli di bottiglia dell’offerta rendono lo scenario più a rischio, ma sono attesi gradualmente rientrare I prezzi energetici più elevati possono ridurre il potere di acquisto Se i prezzi energetici rimangono alti e permangono colli di bottiglia, questo può però rallentare l’economia Sul fronte tassi Lagarde ha ribadito che le aspettative di mercato (un primo rialzo nel corso del 2022) non sono in linea con la guidance, che fa riferimento a risposte sui tassi soprattutto se l’inflazione rimarrà sopra al target alla fine del periodo di riferimento, in genere triennale Sul fronte manovre di politica monetaria. Attesa di utilizzo del PEPP fino alla scadenza naturale di marzo 2022 A dicembre verrà discusso il tema TLTRO per evitare brusco calo della liquidità Sul tema stagflazione: Lagarde ha escluso questo scenario, dal momento che non siamo in stagnazione Lagarde ha cercato di stemperare le crescenti attese di rialzo tassi il prossimo anno, enfatizzando il fatto che non è in linea con i criteri individuati nella guidance recentemente rivista, come dichiarato anche dal capo economista Lane. Gli operatori stanno però persistendo con la view di un possibile rialzo tassi entro fine 2022, come segnalato dallo spread sui future su tassi Euribor dicembre 21/dicembre 22, come nel grafico sotto riportato. Complessivamente la Bce si conferma al momento come una delle banche centrali più colomba, che non appare intenzionata ad utilizzare l’arma del rialzo tassi, preparandosi invece a rimodulare il proprio armamentario di politica monetaria nel meeting del 16 dicembre.

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BCE: Meno crescita, più inflazione. Che fare?

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 ottobre 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. Tassi invariati, in linea con le attese. Come era facile attendersi, la BCE ha lasciato i tassi invariati rispetto a settembre. Inoltre, il testo del comunicato non presenta cambiamenti degni di nota. Nel corso della conferenza stampa sono tuttavia emersi alcuni spunti interessanti. Ne evidenziamo tre in particolare.Primo, il dibattito sull’inflazione. Come era facile attendersi, gran parte della conferenza stampa si è concentrata sul tema dell’inflazione. La BCE appare granitica nella sua convinzione che le tre cause del rialzo dell’inflazione (prezzi dell’energia, fattori legati a problemi dal lato della produzione (supply chains) e fattori statistici legati all’IVA in Germania) siano destinati a diminuire nei prossimi mesi.D’altro canto, la BCE ammette apertamente che alcuni di questi fattori – ad esempio i problemi sulle supply chains – si protrarranno più a lungo del previsto e quindi l’inflazione supererà le attese nel breve periodo. Le implicazioni di medio periodo sui prezzi andranno ovviamente monitorate, attraverso ad esempio le dinamiche salariali. Per adesso, la BCE non appare in ogni caso preoccupata.Secondo, la divergenza tra il mercato e la BCE sui prossimi passi di politica monetaria. Il mercato sta prezzando un rialzo dei tassi BCE entro la fine del 2022, molto prima di quanto le ultime previsioni o il tono stesso della BCE lascino intendere. Ricordiamo, infatti, che la BCE ritiene che tre condizioni debbano essere soddisfatte prima di alzare i tassi: i) inflazione al 2% nel mezzo del suo orizzonte di previsione; ii) inflazione che si mantiene su quei livelli per il resto dell’orizzonte di previsione; iii) inflazione core in risalita e destinata anch’essa ad attestarsi al 2%.Al momento, la BCE non ritiene che queste condizioni possano essere soddisfatte nel 2022, come invece si aspetta il mercato. Anche se forse ci si aspettava un messaggio più netto dalla Lagarde, quest’ultima ha comunque voluto prendere le distanze dal market pricing attuale, sostenendo che la BCE continuerà a ripetere il suo messaggio con convinzione, anche se differisce dalle aspettative degli operatori finanziari. Terzo, il ruolo del PEPP e dei suoi successori. La Lagarde si aspetta che il PEPP si concluda a marzo 2022, il che sembra escludere a priori ogni discussione di una sua estensione temporale. Questo può sembrare un messaggio hawkish, ma la vera domanda è che tipo di programma verrà dopo il PEPP. La Lagarde ha sostenuto che si augura che la flessibilità del PEPP continui ad essere una caratteristica dei programmi futuri. Questa flessibilità sarebbe un fattore chiave per permettere alla BCE in futuro di comprimere gli spreads in maniera più selettiva, ma non è chiaro se ci sia accordo nel Consiglio su questo punto.Meno crescita, ma più inflazione: occhi puntati su dicembre. Molti dei quesiti sollevati oggi avranno risposta soltanto nel corso della riunione del 16 dicembre, quando la BCE pubblicherà le nuove previsioni macro (che includeranno il 2024) e annuncerà come il PEPP verrà rimpiazzato (forse da un nuovo APP).È oramai chiaro che ci sono divergenze non solo tra il mercato e la BCE ma – forse più rilevanti – all’interno del Consiglio stesso. Con l’uscita progressiva dalla pandemia, ci sono tutti gli ingredienti perché le tensioni (mai del tutto sopite) tra falchi e colombe si intensifichino nei prossimi mesi. I falchi non vedono di buon grado che, con la fine della fase più severa della pandemia, la BCE debba continuare ad essere così attiva sul mercato, specialmente in un momento in cui le aspettative d’inflazione sono in rapida ascesa e la banca centrale dovrebbe iniziare a ridurre lo stimolo monetario. D’altro canto, le colombe ritengono prematuro ridurre lo stimolo, visto che la ripresa in Eurozona rimane più debole che – ad esempio – negli USA e i problemi sul lato delle supply chains stanno indebolendo l’industria. Trovare un compromesso che riesca ad accontentare tutti non sarà facile.

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PIMCO: BCE, commento post meeting

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 ottobre 2021

A cura di Konstantin Veit, Senior Portfolio Manager European Rates di PIMCO. La nuova strategia della BCE sottolinea l’impegno a mantenere una posizione di politica monetaria persistentemente accomodante al limite inferiore effettivo, e l’inflazione a medio termine dovrebbe attualmente rimanere ben al di sotto dell’obiettivo. Sull’onda dell’aggressivo repricing globale del front-end, il mercato aveva anticipato il primo rialzo dei tassi della BCE già a luglio 2022 prima della riunione, il che implicherebbe la fine di tutti gli acquisti netti di asset entro il secondo trimestre del prossimo anno. Nonostante il presidente Lagarde abbia sottolineato che queste aspettative del mercato non sono in linea con le nuove indicazioni sui tassi e le proiezioni sull’inflazione della BCE, il mercato non ha materialmente rivisto le aspettative per il primo rialzo dei tassi dopo la riunione di oggi. Questo probabilmente indica che i mercati si interrogano sulla determinazione e l’impegno della BCE nella nuova strategia di politica monetaria, data la lunga storia di undershooting del precedente obiettivo di stabilità dei prezzi. Il presidente non ha anticipato le delibere della riunione di dicembre, a parte dichiarare che il PEPP finirà probabilmente a marzo 2022, cosa che era stata ampiamente prevista. A dicembre ci aspettiamo che la BCE annunci la fine del PEPP, che indichi acquisti netti totali di asset ben al di sopra dell’attuale tasso di esecuzione dell’APP nel secondo trimestre del prossimo anno, che mantenga la rivalutazione trimestrale delle quantità di acquisto e che annunci ulteriori operazioni di rifinanziamento a lungo termine mirate.

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Commento al meeting BCE di oggi

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 ottobre 2021

A cura di Fabio Castaldi, Investment manager di Pictet Asset Management. Nonostante nessuna decisione operativa fosse oggi attesa da parte della BCE, l’appuntamento era di particolare rilevanza alla luce dell’aggressivo re-pricing da parte dei mercati obbligazionari del sentiero di rialzo, osservato nelle ultime settimane, dei tassi di riferimento delle banche centrali: per la BCE sono ora prezzati 2 rialzi entro la fine del 2022 ed ulteriori 3 per la fine del 2023. La presidente Lagarde ha colto l’occasione per ribadire sia la tesi della transitorietà della fiammata inflazionistica in atto – seppure protratta nel tempo al di là delle previsioni iniziali – sia la necessità da parte della politica monetaria di sostenere una ripresa ancora non convincente, come evidenziato dal rallentamento dagli indicatori di attività (PMI) dell’area Euro nelle settimane recenti. Il “push back” sul pricing dei mercati non è parso, però, totalmente convincente, con qualche elemento di contraddizione durante il Q&A. I mercati obbligazionari restano impostati al ribasso con perdite amplificate sui titoli di stato periferici (BTP in testa), i più vulnerabili in questo scenario e nel contesto della conclusione a fine marzo – pre-annunciata oggi dalla presidente Lagarde – del Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP). Sarà importante, per i mercati periferici, che in occasione della riunione del 16 dicembre, la BCE sia in grado di annunciare continuità agli acquisti sui bond periferici ricalibrando adeguatamente gli acquisti sotto il programma dell’APP, onde evitare un indesiderato allargamento degli spread.

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