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PIMCO: Preview BCE, attenzione al gap

Posted by fidest press agency su sabato, 18 dicembre 2021

Commento a cura di Konstantin Veit, Senior Portfolio Manager European Rates di PIMCO.Alla riunione di dicembre, il Consiglio direttivo pubblicherà nuove proiezioni macroeconomiche, compresa la valutazione inaugurale per il 2024. Comunicherà anche il ritmo di acquisto del programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP) nel corso del primo trimestre del prossimo anno, oltre a diffondere il piano di allentamento quantitativo dopo la fine del PEPP nel marzo 2022. Attualmente la BCE acquista circa 70 miliardi di euro al mese nell’ambito del PEPP, più 20 miliardi di euro al mese nell’ambito del regolare programma di acquisto di asset (APP), un andamento che riteniamo continuerà ampiamente nel primo trimestre del prossimo anno. Anche se non abbiamo una view forte sul mix dei programmi di acquisto di asset oltre marzo 2022, continuiamo a pensare che il Consiglio direttivo eviterà un cliff effect sugli acquisti di asset e sceglierà invece di ridurre gradualmente il ritmo dagli attuali 90 miliardi di euro al mese a un tasso stabile tra 40-60 miliardi di euro al mese nel corso del secondo trimestre del prossimo anno. Il che potrebbe potenzialmente concretizzarsi sotto forma di una dotazione di transizione post-PEPP di 200-300 miliardi di euro per nove mesi. Pensiamo inoltre che la BCE manterrà l’attuale quadro di revisione del ritmo degli acquisti di asset su base regolare, con l’obiettivo di passare gradualmente, nel tempo, da strumento di estrazione della duration a puro strumento di segnalazione dei tassi di interesse.Il sostegno della BCE rimane un’ancora per gli asset di rischio, ma le valutazioni offrono un margine limitato per la compressione degli spread. I rischi per le prospettive macroeconomiche rimangono elevati e l’attuazione della nuova strategia di politica monetaria della BCE è soggetta a incertezza.

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Flash BCE – Lagarde cerca di convincere i mercati (invano per ora) che il rialzo tassi non è vicino

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 ottobre 2021

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte La riunione della Bce di oggi è stata di fatto interlocutoria prima di quella di dicembre, con comunque alcune indicazioni rilevanti. In sintesi, i principali punti emersi dalla conferenza stampa di oggi: Inflazione attesa risalire ancora nel breve e poi gradualmente calare nel corso del 2022. Il rialzo dell’inflazione è stato ancora definito dalla Lagarde temporaneo, pur ammettendo che si sta trattando di un rialzo più prolungato di quanto atteso La fase di inflazione alta sta durando di più di quanto atteso a causa di: prezzi energetici in rialzo ripresa dell’economia dopo le riaperture effetto confronto I colli di bottiglia dell’offerta rendono lo scenario più a rischio, ma sono attesi gradualmente rientrare I prezzi energetici più elevati possono ridurre il potere di acquisto Se i prezzi energetici rimangono alti e permangono colli di bottiglia, questo può però rallentare l’economia Sul fronte tassi Lagarde ha ribadito che le aspettative di mercato (un primo rialzo nel corso del 2022) non sono in linea con la guidance, che fa riferimento a risposte sui tassi soprattutto se l’inflazione rimarrà sopra al target alla fine del periodo di riferimento, in genere triennale Sul fronte manovre di politica monetaria. Attesa di utilizzo del PEPP fino alla scadenza naturale di marzo 2022 A dicembre verrà discusso il tema TLTRO per evitare brusco calo della liquidità Sul tema stagflazione: Lagarde ha escluso questo scenario, dal momento che non siamo in stagnazione Lagarde ha cercato di stemperare le crescenti attese di rialzo tassi il prossimo anno, enfatizzando il fatto che non è in linea con i criteri individuati nella guidance recentemente rivista, come dichiarato anche dal capo economista Lane. Gli operatori stanno però persistendo con la view di un possibile rialzo tassi entro fine 2022, come segnalato dallo spread sui future su tassi Euribor dicembre 21/dicembre 22, come nel grafico sotto riportato. Complessivamente la Bce si conferma al momento come una delle banche centrali più colomba, che non appare intenzionata ad utilizzare l’arma del rialzo tassi, preparandosi invece a rimodulare il proprio armamentario di politica monetaria nel meeting del 16 dicembre.

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BCE: Meno crescita, più inflazione. Che fare?

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 ottobre 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. Tassi invariati, in linea con le attese. Come era facile attendersi, la BCE ha lasciato i tassi invariati rispetto a settembre. Inoltre, il testo del comunicato non presenta cambiamenti degni di nota. Nel corso della conferenza stampa sono tuttavia emersi alcuni spunti interessanti. Ne evidenziamo tre in particolare.Primo, il dibattito sull’inflazione. Come era facile attendersi, gran parte della conferenza stampa si è concentrata sul tema dell’inflazione. La BCE appare granitica nella sua convinzione che le tre cause del rialzo dell’inflazione (prezzi dell’energia, fattori legati a problemi dal lato della produzione (supply chains) e fattori statistici legati all’IVA in Germania) siano destinati a diminuire nei prossimi mesi.D’altro canto, la BCE ammette apertamente che alcuni di questi fattori – ad esempio i problemi sulle supply chains – si protrarranno più a lungo del previsto e quindi l’inflazione supererà le attese nel breve periodo. Le implicazioni di medio periodo sui prezzi andranno ovviamente monitorate, attraverso ad esempio le dinamiche salariali. Per adesso, la BCE non appare in ogni caso preoccupata.Secondo, la divergenza tra il mercato e la BCE sui prossimi passi di politica monetaria. Il mercato sta prezzando un rialzo dei tassi BCE entro la fine del 2022, molto prima di quanto le ultime previsioni o il tono stesso della BCE lascino intendere. Ricordiamo, infatti, che la BCE ritiene che tre condizioni debbano essere soddisfatte prima di alzare i tassi: i) inflazione al 2% nel mezzo del suo orizzonte di previsione; ii) inflazione che si mantiene su quei livelli per il resto dell’orizzonte di previsione; iii) inflazione core in risalita e destinata anch’essa ad attestarsi al 2%.Al momento, la BCE non ritiene che queste condizioni possano essere soddisfatte nel 2022, come invece si aspetta il mercato. Anche se forse ci si aspettava un messaggio più netto dalla Lagarde, quest’ultima ha comunque voluto prendere le distanze dal market pricing attuale, sostenendo che la BCE continuerà a ripetere il suo messaggio con convinzione, anche se differisce dalle aspettative degli operatori finanziari. Terzo, il ruolo del PEPP e dei suoi successori. La Lagarde si aspetta che il PEPP si concluda a marzo 2022, il che sembra escludere a priori ogni discussione di una sua estensione temporale. Questo può sembrare un messaggio hawkish, ma la vera domanda è che tipo di programma verrà dopo il PEPP. La Lagarde ha sostenuto che si augura che la flessibilità del PEPP continui ad essere una caratteristica dei programmi futuri. Questa flessibilità sarebbe un fattore chiave per permettere alla BCE in futuro di comprimere gli spreads in maniera più selettiva, ma non è chiaro se ci sia accordo nel Consiglio su questo punto.Meno crescita, ma più inflazione: occhi puntati su dicembre. Molti dei quesiti sollevati oggi avranno risposta soltanto nel corso della riunione del 16 dicembre, quando la BCE pubblicherà le nuove previsioni macro (che includeranno il 2024) e annuncerà come il PEPP verrà rimpiazzato (forse da un nuovo APP).È oramai chiaro che ci sono divergenze non solo tra il mercato e la BCE ma – forse più rilevanti – all’interno del Consiglio stesso. Con l’uscita progressiva dalla pandemia, ci sono tutti gli ingredienti perché le tensioni (mai del tutto sopite) tra falchi e colombe si intensifichino nei prossimi mesi. I falchi non vedono di buon grado che, con la fine della fase più severa della pandemia, la BCE debba continuare ad essere così attiva sul mercato, specialmente in un momento in cui le aspettative d’inflazione sono in rapida ascesa e la banca centrale dovrebbe iniziare a ridurre lo stimolo monetario. D’altro canto, le colombe ritengono prematuro ridurre lo stimolo, visto che la ripresa in Eurozona rimane più debole che – ad esempio – negli USA e i problemi sul lato delle supply chains stanno indebolendo l’industria. Trovare un compromesso che riesca ad accontentare tutti non sarà facile.

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PIMCO: BCE, commento post meeting

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 ottobre 2021

A cura di Konstantin Veit, Senior Portfolio Manager European Rates di PIMCO. La nuova strategia della BCE sottolinea l’impegno a mantenere una posizione di politica monetaria persistentemente accomodante al limite inferiore effettivo, e l’inflazione a medio termine dovrebbe attualmente rimanere ben al di sotto dell’obiettivo. Sull’onda dell’aggressivo repricing globale del front-end, il mercato aveva anticipato il primo rialzo dei tassi della BCE già a luglio 2022 prima della riunione, il che implicherebbe la fine di tutti gli acquisti netti di asset entro il secondo trimestre del prossimo anno. Nonostante il presidente Lagarde abbia sottolineato che queste aspettative del mercato non sono in linea con le nuove indicazioni sui tassi e le proiezioni sull’inflazione della BCE, il mercato non ha materialmente rivisto le aspettative per il primo rialzo dei tassi dopo la riunione di oggi. Questo probabilmente indica che i mercati si interrogano sulla determinazione e l’impegno della BCE nella nuova strategia di politica monetaria, data la lunga storia di undershooting del precedente obiettivo di stabilità dei prezzi. Il presidente non ha anticipato le delibere della riunione di dicembre, a parte dichiarare che il PEPP finirà probabilmente a marzo 2022, cosa che era stata ampiamente prevista. A dicembre ci aspettiamo che la BCE annunci la fine del PEPP, che indichi acquisti netti totali di asset ben al di sopra dell’attuale tasso di esecuzione dell’APP nel secondo trimestre del prossimo anno, che mantenga la rivalutazione trimestrale delle quantità di acquisto e che annunci ulteriori operazioni di rifinanziamento a lungo termine mirate.

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Commento al meeting BCE di oggi

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 ottobre 2021

A cura di Fabio Castaldi, Investment manager di Pictet Asset Management. Nonostante nessuna decisione operativa fosse oggi attesa da parte della BCE, l’appuntamento era di particolare rilevanza alla luce dell’aggressivo re-pricing da parte dei mercati obbligazionari del sentiero di rialzo, osservato nelle ultime settimane, dei tassi di riferimento delle banche centrali: per la BCE sono ora prezzati 2 rialzi entro la fine del 2022 ed ulteriori 3 per la fine del 2023. La presidente Lagarde ha colto l’occasione per ribadire sia la tesi della transitorietà della fiammata inflazionistica in atto – seppure protratta nel tempo al di là delle previsioni iniziali – sia la necessità da parte della politica monetaria di sostenere una ripresa ancora non convincente, come evidenziato dal rallentamento dagli indicatori di attività (PMI) dell’area Euro nelle settimane recenti. Il “push back” sul pricing dei mercati non è parso, però, totalmente convincente, con qualche elemento di contraddizione durante il Q&A. I mercati obbligazionari restano impostati al ribasso con perdite amplificate sui titoli di stato periferici (BTP in testa), i più vulnerabili in questo scenario e nel contesto della conclusione a fine marzo – pre-annunciata oggi dalla presidente Lagarde – del Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP). Sarà importante, per i mercati periferici, che in occasione della riunione del 16 dicembre, la BCE sia in grado di annunciare continuità agli acquisti sui bond periferici ricalibrando adeguatamente gli acquisti sotto il programma dell’APP, onde evitare un indesiderato allargamento degli spread.

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PIMCO: BCE, osservazioni post meeting

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2021

A cura di Konstantin Veit, Senior Portfolio Manager European Rates di PIMCO. Nonostante la modesta riduzione del ritmo di acquisto del PEPP, la BCE rimarrà fortemente accomodante per molto tempo, poiché è improbabile che si verifichino presto le condizioni per un rialzo dei tassi. Il mercato sta valutando un primo rialzo dei tassi di 10 punti base nel dicembre 2023, ben oltre la Fed o la BoE, il che sembra perfettamente ragionevole. Semmai consideriamo l’area euro strutturalmente più vicina al Giappone e, dunque, vediamo l’equilibrio del rischio inclinato verso un decollo più tardivo. Ciò che conta per la posizione di politica monetaria è l’ammontare totale degli acquisti netti di asset: la divisione tra i programmi è in larga misura una decisione politica. Per quanto le sigle e le quantità mensili di acquisto di asset varieranno a seconda delle condizioni di finanziamento e delle prospettive di inflazione, la BCE continuerà probabilmente ad acquistare asset per gli anni a venire e, come la Banca del Giappone, le considerazioni sulla sostenibilità della politica potrebbero acquisire sempre più importanza.A breve termine confermiamo la nostra opinione secondo la quale la BCE cercherà di ridurre il ritmo degli acquisti mensili di asset netti, probabilmente verso i 60 miliardi di euro al mese nel secondo trimestre del 2022.La riunione di dicembre sarà interessante perché la BCE inizierà a preparare le condizioni per gli acquisti di asset dopo il PEPP. La BCE probabilmente porrà fine agli acquisti netti nell’ambito del PEPP nel 2022, e gli strumenti di acquisto di asset più regolari torneranno alla ribalta per mettere a punto la politica monetaria post-pandemica. In cambio, ci aspettiamo che gli acquisti APP siano intensificati.

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BCE: Tutti uniti, per ora. Durerà?

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. Tassi invariati, ma una riduzione degli acquisti netti del PEPP. In linea con le attese del mercato, la BCE ha deciso di lasciare i tassi invariati e di annunciare una riduzione degli acquisti netti nel PEPP. Nello specifico, la BCE ha annunciato un ritmo “moderatamente inferiore” rispetto ai due trimestri precedenti.Come è facile intuire, il fatto che la BCE decida di ridurre il ritmo degli acquisti prima che lo faccia la Fed può lasciare perplessi. Dopotutto l’economia US è chiaramente più avanti di quella dell’eurozona sia dal punto di vista della crescita che dell’inflazione. Per questo la Lagarde è stata molto decisa nella conferenza stampa nel negare che si tratti di tapering. Piuttosto, dice la Lagarde, si tratta di ricalibrare gli acquisti alla luce del quadro macroeconomico, che è migliorato.Può sembrare una questione semantica, ma non lo è. Il tapering è un processo lineare, prevedibile e (quasi) automatico. Quello che fa oggi la BCE è annunciare una riduzione temporanea del ritmo di acquisti che (in teoria almeno) lascia aperta la porta a una nuova accelerazione nel primo trimestre del 2022 se ve ne fosse bisogno. È ben diverso.Crescita e inflazione riviste al rialzo. Le nuove previsioni vedono la crescita del PIL al 5% nel 2021, 4,6% nel 2022 e 2,1% nel 2023 (in precedenza: 4,6%, 4,7%, 2,1%), in miglioramento rispetto a giugno. Anche l’inflazione viene rivista al rialzo, ma rimane al di sotto del target. Le nuove previsioni sono 2,2% nel 2021, 1,7% nel 2022 e 1,5% nel 2023 (in precedenza: 1,9%, 1,5%, 1,4%). Per l’inflazione di tipo core, la BCE nota alcuni miglioramenti e ora si aspetta 1,3% nel 2021, 1,4% nel 2022 e 1,5% nel 2023 (in precedenza: 1,1%, 1,3%, 1,4%). Il PIL torna ai livelli pre-pandemici, ma non al trend pre-pandemico. La BCE sposa chiaramente la linea di coloro che vedono questa risalita dell’inflazione come un fenomeno temporaneo, anche se non nega i rischi al rialzo. Le nuove previsioni implicano che il PIL dell’eurozona dovrebbe tornare al livello pre-pandemico entro fine anno, ma chiaramente rimarrebbe sotto il trend pre-pandemico. In altre parole, l’economia europea continua a operare sotto il suo potenziale. Questo spiega in parte come mai – nonostante un’espansione di liquidità senza precedenti – la BCE continui a vedere l’inflazione di tipo core ben al di sotto dell’obiettivo del 2% nel medio periodo, pur se in miglioramento.Quanto durerà questo consenso all’interno del Consiglio? Occhi puntati su dicembre. La decisione di ridurre il ritmo di acquisti è stata unanime, dice la Lagarde. Questo è assolutamente ragionevole alla luce sia dei commenti recenti che delle nuove previsioni macro della BCE. In un certo senso, il meeting di oggi è servito a chiarire quanto sarà importante quello di dicembre. In quel meeting la BCE pubblicherà le nuove previsioni macro (che includeranno il 2024), annuncerà se il PEPP terminerà come da previsioni a marzo 2022 ed eventualmente indicherà come verrà rimpiazzato (forse da un nuovo APP). Vista l’elevata posta in palio, sarà presumibilmente più complicato trovare unità di intenti tra le varie anime della BCE. Diana Ferla

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Pictet AM: commento flash alla riunione della Bce di oggi

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 settembre 2021

Commento flash alla riunione della Bce di oggi a firma di Fabio Castaldi, Investment manager di Pictet Asset Management. Nonostante la revisione al rialzo, peraltro ampiamente attesa, di crescita e inflazione sull’orizzonte di previsione dell’ECB, la proiezione di inflazione all’1,5% per il 2023 resta ben lontana dall’obiettivo, ora formalmente simmetrico, del 2% del mandato della Banca Centrale. Le pressioni al rialzo sull’inflazione previste per il 2021 e 2022 vengono caratterizzate come transitorie al momento. Per quanto riguarda la “moderata riduzione” degli acquisti sotto il programma del PEPP, l’enfasi sul fatto che si tratti di “ricalibration” e non “tapering” senza indicare l’ammontare di tale riduzione sembra anche qui improntata alla cautela. Nessuna discussione sulla tempistica di spegnimento del PEPP (a dicembre più dettagli al riguardo) e l’impressione rimane che, in caso di spegnimento di tale programma alla scadenza naturale di marzo, verrebbero considerati aggiustamenti agli altri programmi in essere per garantire “condizioni finanziarie favorevoli”. Nel complesso un esito del meeting più dovish rispetto alle attese.

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Il meeting BCE e il rischio pandemico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2021

A cura di Fabio Castaldi, Investment manager di Pictet Asset Management. Nonostante il recente incremento dell’inflazione e le esternazioni di alcuni falchi del board della BCE come Holzmann e Weidmann, riteniamo che possano ancora prevalere le colombe del direttorio (almeno nella riunione della settimana prossima), nel contesto di un potenziale aumento del rischio pandemico in autunno. Il rafforzamento dell’Euro sulla scia di un possibile annuncio di tapering da parte della BCE (in anticipo su quello ancora incerto della FED), rappresenterebbe peraltro un rischio non gradito in questa fase iniziale di ripartenza dell’economia. La fiammata inflazionistica, con ogni probabilità di natura transitoria, osservata nei mesi recenti non rappresenta infatti un elemento che possa giustificare un cambio di rotta durante la riunione di giovedì prossimo. Per quanto riguarda il PEPP, si tratta di un programma specifico creato per fronteggiare la crisi innescata dalla Pandemia. Fintanto che i “dowside risk” legati al Covid 19 e alle sue varianti non siano superati, gli argomenti per definire il termine di tale programma sono prematuri. La fase invernale sarà sicuramente decisiva per valutare se i rischi legati alla Pandemia si possano descrivere come superati e, pertanto, una valutazione circa la possibile conclusione del PEPP a marzo prossimo potrà essere fatta solo in prossimità di tale scadenza. Gli acquisti della BCE sotto il programma del Pepp (“generosi” per i Paesi periferici) rappresentano una variabile importante anche per i mercati obbligazionari europei. Altrettanto importante sarà l’esito delle elezioni di fine settembre in Germania. Dovesse prevalere una maggioranza di centro-sinistra (come i recenti sondaggi sembrano indicare), politiche fiscali espansive in Germania ed altrove spingerebbero i rendimenti al rialzo in assoluto, ma con spread periferici in restringimento. Questo scenario, accompagnato da un PEPP ancora a pieno regime, andrebbe a premiare posizioni in acquisto della periferia europea (BTP in testa) e in vendita di Bund tedeschi.

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“Il meeting BCE e le prospettive dei mercati”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2021

A cura di Adrian Hilton, Head of Global Rates and Emerging Market Debt di Columbia Threadneedle Investments. Alla luce del recente aumento dell’inflazione e delle dichiarazioni di alcuni falchi del consiglio (Holzmann, Weidmann), si può prevedere una diminuzione nel ritmo degli acquisti di obbligazioni se la BCE vuole evitare di utilizzare l’intera dotazione del PEPP molto prima della data prevista per la fine del programma. Farlo in questa riunione è ragionevole: il ritmo è stato aumentato a marzo in risposta a un inasprimento indesiderato delle condizioni di finanziamento. E mentre il rumore dei falchi ha contribuito a un leggero aumento dei rendimenti nell’ultima settimana, le condizioni sono molto più favorevoli di sei mesi fa. Inoltre, la BCE in questa riunione farà quasi certamente alcune revisioni al rialzo delle sue previsioni di crescita e di inflazione, il che aiuterebbe a spiegare un ritmo di acquisto ridotto. La nuova enfasi sulla forward guidance e la permanenza del QE come parte dello strumentario politico rendono molto probabile che il PEPP venga esteso oltre marzo, anche se pensiamo sia troppo presto per la BCE annunciarlo in questa riunione, o che l’Asset Purchase Programme venga potenziato e ampliato al punto da permettergli di assumersi più peso politico. Per quanto riguarda il mercato obbligazionario, nei prossimi mesi prevediamo che i titoli di Stato europei scambieranno in intervalli di rendimento abbastanza stretti nei prossimi mesi. Un rischio chiave sarà l’esito delle elezioni tedesche: non è il nostro scenario di base ma una coalizione di sinistra che promette una politica fiscale permanentemente più espansiva o che cerca di sfidare il “freno al debito” costituzionale potrebbe spingere al rialzo i rendimenti. Per i paesi più indebitati, pensiamo che l’impegno della BCE a mantenere condizioni di finanziamento favorevoli in tutta l’Eurozona continuerà ad essere una protezione contro un aumento significativo degli spread, anche se il ritmo degli acquisti di PEPP sarà ridotto.

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BCE: il meeting di settembre e le prospettive dei mercati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR Alla luce degli ultimi commenti, è probabile che la BCE indicherà nella riunione di giovedì una riduzione del ritmo di acquisti del PEPP. Il quadro macroeconomico appare favorevole e le condizioni finanziarie sono diventate più espansive nelle ultime settimane. Ne consegue, quindi, che la BCE abbia, al momento, un minor bisogno di supportare il mercato di quanto avesse indicato in precedenza. Chiaramente, questo non equivale al tapering di cui si parla per la Fed, in quanto non si tratta di un processo lineare ed è possibile – qualora le condizioni del mercato lo richiedano – che la BCE torni ad incrementare il ritmo degli acquisti nel Q1 2022. In generale, mi sembra probabile che il PEPP si concluda a marzo, visto che non vedo margini per un accordo sulla sua estensione. È tuttavia palese che la BCE dovrà aumentare il suo programma di acquisti principale – l’APP – e trovare un compromesso per trasferire alcune delle flessibilità del PEPP all’APP. In generale, i rendimenti in Europa appaiono destinati a salire, ma chiaramente la BCE vigilerà affinché questo non metta a rischio la ripresa.

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Il meeting Bce e le prospettive dei mercati finanziari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2021

A cura di Giuseppe Zaffiro Puopolo, Portfolio Manager di Moneyfarm. La politica monetaria espansiva della BCE a partire dal marzo 2020 è stata caratterizzata da un forte e inusuale consensus da parte dei suoi membri. Di recente il dibattito pare essersi riacceso, con Holzmann e Weidmann che spingono per un rallentamento dello stimolo della Banca Centrale Europea e la fine del suo programma obbligazionario di emergenza pandemica nel marzo 2022. Il dato sull’inflazione europea al 3% YoY, al di sopra delle aspettative degli analisti e del target della stessa BCE, sembra portare acqua alla narrativa dei falchi, così come il tasso di disoccupazione che sta gradualmente rientrando ai livelli visti pre-pandemia (seppur con le usuali differenze tra gli Stati membri). Nei precedenti meeting, tuttavia, la Bce ha mostrato molta cautela nelle proprie affermazioni e volontà di agire in maniera graduale con il miglioramento dello scenario macroeconomico. A nostro avviso, la riduzione del ritmo di acquisti è inevitabile, ma la Banca Centrale ha mostrato tutte le intenzioni di procedere con cautela e di non voler sorprendere i mercati finanziari. Al momento sembra quindi poco probabile che il PEPP possa essere interrotto bruscamente a marzo 2022 senza compensare parte di quegli acquisti con altri interventi di sostegno monetario. In questo scenario, le prospettive del mercato obbligazionario per i prossimi mesi non sembrano brillanti ma neppure catastrofiche. A nostro avviso è rilevante osservare quanto è accaduto negli Stati Uniti dopo l’annuncio della FED di voler rallentare il ritmo di acquisto dei Titoli entro fine 2021. I mercati obbligazionari non hanno sofferto, con lo yield a lungo termine americano che ha addirittura mostrato una lieve flessione. Riteniamo che lo scenario possa essere simile in Europa, soprattutto se la BCE gestirà in modo efficace la comunicazione nei prossimi mesi, preparando gli investitori alle scelte programmate in termini di politica monetaria.

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Commento sul pre-meeting della BCE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2021

A cura di Konstantin Veit, Senior Portfolio Manager European Rates di PIMCO. La BCE si riunisce giovedì. Attualmente la BCE acquista 80 miliardi di euro al mese nell’ambito del programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP) più 20 miliardi di euro al mese nell’ambito dei regolari programmi di acquisto di asset (APP) e in questa riunione il Consiglio direttivo rivedrà l’andamento dell’acquisto del PEPP a fronte di una nuova serie di proiezioni macroeconomiche trimestrali. Se la BCE probabilmente segnalerà un ritmo di acquisto del PEPP un po’ più basso nel trimestre successivo sulla base di rendimenti più bassi e di un miglioramento dei dati sull’attività, le continue preoccupazioni sull’evoluzione della pandemia e una prospettiva di inflazione a medio termine ancora debole rendono improbabile una riduzione più materiale del sostegno ai flussi.Continuiamo ad aspettarci un nuovo andamento per gli acquisti nell’ambito del PEPP di 60 miliardi di euro al mese, in linea con il ritmo di acquisto di inizio anno e con la nostra opinione secondo cui la BCE ridurrà nel tempo il ritmo degli acquisti mensili netti di asset, dagli attuali 100 miliardi di euro al mese a 60 miliardi di euro al mese nel 2° trimestre 2022. Non ci aspettiamo una significativa revisione al rialzo delle previsioni sull’inflazione IACP dell’1,4% per il 2023, e per maggiori dettagli sul futuro del PEPP oltre la sua prima data di conclusione a marzo 2022 dovremo probabilmente attendere la riunione di dicembre.Il sostegno persistente della BCE rimane un vento di coda per gli asset di rischio, ma le valutazioni attuali offrono poco spazio per una compressione significativa degli spread. Inoltre, i rischi per le prospettive macroeconomiche rimangono elevati e un regime di forte dominio fiscale sfuggente.L’attuale prassi di condurre una valutazione congiunta completa dello stato prevalente delle condizioni di finanziamento rispetto alle prospettive di inflazione nelle riunioni in cui sono disponibili nuove proiezioni rende il meeting di settembre uno dei più rilevanti, poiché il risultato di tale valutazione caratterizzerà il ritmo di acquisto del PEPP nel trimestre successivo. Per quanto riguarda la crescita, anche se è probabile che la BCE riconosca i continui rischi derivanti dalla variante delta, alla luce del miglioramento dei dati sull’attività è probabile una revisione al rialzo delle proiezioni di crescita a breve termine della BCE e probabilmente l’istituto di Francoforte continuerà a considerare i rischi per le prospettive economiche come ampiamente bilanciati. Per quanto riguarda l’inflazione, il verbale della riunione di luglio ha accennato a rischi al rialzo rispetto alle proiezioni di giugno, in particolare per quanto riguarda il breve termine. Per quanto una valutazione in base ai prezzi di mercato probabilmente vedrà una revisione al rialzo delle previsioni per il 2021 e il 2022, riteniamo improbabile che le aspettative per la fine dell’orizzonte di previsione vengano alterate in modo significativo. La proiezione dell’inflazione IACP più rilevante per il 2023 rimarrà invariata all’1,4% o vedrà un lieve aumento all’1,5%. Al momento, l’inflazione dell’area dell’euro è guidata quasi interamente dagli effetti di base dei prezzi dell’energia e non c’è stato alcun segno di una ripresa sostenuta delle pressioni sui prezzi sottostanti. Anche una piccola revisione al rialzo vedrebbe la BCE continuare a stimare un sostanziale undershoot rispetto all’obiettivo di stabilità dei prezzi nell’orizzonte di riferimento della politica. A dicembre la BCE pubblicherà le proiezioni economiche inaugurali del 2024, che probabilmente serviranno a caratterizzare la decisione sulla configurazione della politica di acquisto di asset nel 2022.Prospettive nel medio periodo. Attualmente la BCE acquista 80 miliardi di euro al mese nell’ambito del PEPP e 20 miliardi di euro al mese nell’ambito dell’APP. Una volta che gli effetti legati alla pandemia sul trend dell’inflazione saranno sufficientemente neutralizzati attraverso misure politiche temporanee come il PEPP e le disposizioni in materia di liquidità controllata, riteniamo che gli strumenti di acquisto di attività ordinarie torneranno alla ribalta per mettere a punto la politica monetaria post-pandemia a partire dal 2022, mentre i tagli dei tassi di interesse rimarranno in secondo piano. A nostro avviso, i risultati della revisione della strategia istituzionalizzano il recente passaggio della BCE dall’intensità alla durata del sostegno di politica monetaria, che si riflette in un focus sulla persistenza dell’azione di politica monetaria vicino al limite minimo dei tassi di interesse. Ciò che conta per la politica monetaria è l’ammontare totale degli acquisti di asset, mentre la divisione tra i programmi è in gran parte una decisione politica. Ci aspettiamo che il PEPP giunga al termine l’anno prossimo, potenzialmente già a marzo 2022, e che l’APP venga aumentato da 20 a 60 miliardi di euro al mese in cambio, dato che i progressi verso l’obiettivo del 2% di inflazione a medio termine rimangono scarsi. Ci aspetteremmo anche che la BCE mantenga la prassi delle periodiche valutazioni congiunte delle condizioni di finanziamento e delle prospettive di inflazione per determinare le quantità di acquisto di asset, e che enfatizzi le flessibilità dell’APP esistenti, in particolare in relazione a un meccanismo di trasmissione indebolito che dovrebbe dissipare le preoccupazioni sulla capacità e volontà di deviare dal capital key, se necessario. Crediamo che la nuova strategia sia sostanzialmente una vecchia politica e rafforzi la chiara volontà di mantenere più a lungo l’attuale impostazione di politica monetaria invece di allentare le proprie politiche in modo aggressivo. La BCE prevede attualmente un’inflazione IACP dell’1,4% per il 2023, e spostando il suo obiettivo di inflazione a medio termine a un simmetrico 2%, la BCE spinge al seguente quesito: come potrà raggiungere questo obiettivo più ambizioso da un punto di partenza così basso, utilizzando gli stessi vecchi strumenti? E in effetti, la revisione della strategia non ha interessato metodi o impostazioni specifiche per raggiungere il nuovo obiettivo del 2%. Fissare un obiettivo di inflazione più alto da solo, senza alterare il policy mix, non aiuta molto a dissipare i dubbi sul fatto che la BCE possa raggiungere o meno il suo nuovo obiettivo. Riteniamo che la nuova forward guidance sui tassi di interesse serva principalmente a evitare gli errori del passato, a tenere il Consiglio direttivo al palo e a evitare un irrigidimento prematuro (APT) della politica monetaria. Crediamo che la nuova forward guidance sui tassi di interesse implichi che la BCE dovrebbe ora prevedere l’inflazione al 2% per i due anni successivi all’anno in corso, e probabilmente l’inflazione core al di sopra dell’1,6% e con una tendenza all’aumento, prima di considerare un aumento dei tassi di interesse. Mentre l’APT della BCE ha lo scopo di rassicurare i mercati che la BCE rimarrà paziente e non ripeterà gli errori “hawkish” del 2008 e del 2011, questa strategia difensiva suggerisce inoltre che non ci sarà alcun serio tentativo di chiudere il profondo divario tra l’obiettivo di inflazione e l’inflazione prevista. Come la Banca del Giappone, la BCE è ora fermamente concentrata di più sulla stabilità e sostenibilità delle sue misure di politica monetaria e molto meno sul raggiungimento dell’obiettivo di inflazione in un orizzonte ragionevole.

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BCE: ci rivediamo a settembre

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 luglio 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR Il comunicato della BCE vira chiaramente in una direzione dovish. In questo meeting di luglio la BCE ha lasciato i tassi invariati, ha ribadito l’intenzione di continuare gli acquisti nel PEPP a un ritmo molto superiore che a inizio 2021, e non ha offerto alcun elemento nuovo riguardo a possibili cambiamenti dei programmi di acquisti (PEPP o APP).L’elemento più importante è stato il cambiamento della forward guidance, in seguito alla recente Strategy Review. In precedenza, la BCE diceva che i tassi sarebbero saliti solo in presenza di un outlook di inflazione prossimo al 2% (“close to, but below 2%”) nelle sue previsioni. Adesso, dichiara che alzerà i tassi quando vedrà l’inflazione al 2% ben prima della fine del suo orizzonte di previsioni, e quando sarà convinta che possa rimanere su quei livelli. Per raggiungere questo obiettivo, la BCE è disposta a tollerare un periodo d’inflazione moderatamente superiore al target.Può sembrare un cambiamento insignificante, ma non lo è. Vediamo perché. Nel corso della conferenza stampa, la Lagarde ha sostenuto che il Consiglio si sarebbe concentrato sul punto medio della previsione d’inflazione. Ad esempio, in un outlook che va dal 2022 al 2024, la BCE in passato avrebbe potuto fare riferimento alla traiettoria d’inflazione verso la fine del periodo e giustificare un rialzo dei tassi con una previsione di 2% nel 2024. Adesso, la banca centrale dice che a meno che l’inflazione non sia già vista al 2% nel mezzo della previsione (il 2023 nel nostro esempio), e si mantenga stabilmente a quei livelli, la BCE non contemplerà un rialzo dei tassi. È una forward guidance chiaramente più precisa – e più dovish – di quella precedente.Mentre la Lagarde ha sottolineato che c’è stata unanimità sulla necessità di riflettere la nuova forward guidance nel comunicato, sono emerse delle divergenze marginali sul testo. Questo fa pensare a qualche malumore mai sopito, ma non è una novità. Il punto interrogativo più importante è: se la BCE sposta l’asticella dell’inflazione verso l’alto, ma continua a vedere l’inflazione ben al di sotto del 2% nelle sue previsioni, come mai non fa ancora più stimolo oggi? Ricordiamo che le previsioni di giugno vedevano l’inflazione all’1,9% nel 2021, all’1,5% nel 2022 e all’1,4% nel 2023.Nel corso della conferenza stampa, la Lagarde è rimasta molto vaga sulla questione di ulteriore stimolo monetario, ma è chiaro che le nuove previsioni di settembre saranno un input importante. Se la BCE dovesse continuare a vedere l’inflazione ben al di sotto del 2%, allora una discussione più esplicita su quali strumenti la banca centrale intenda adottare per spingere l’inflazione verso il suo obiettivo sarà inevitabile. Inoltre, tra due mesi la BCE presumibilmente avrà più elementi per stabilire quanto la variante delta incida sulla ripresa dell’attività in eurozona. Pertanto, il meeting di settembre si presenta come un test particolarmente interessante della nuova forward guidance.

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Il Consiglio direttivo della Bce ha cambiato l’obiettivo d’inflazione

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2021

“Decisione rischiosa. Non abbiamo mai ritenuto il 2% di inflazione come un obiettivo, ma come uno strumento. Abbiamo sempre appoggiato la politica monetaria espansiva della Bce a fonte di una grave recessione in atto, ma per la finalità di dare liquidità al sistema, di tenere bassi i tassi di interesse, rilanciare gli investimenti e i mutui delle famiglie, non certo per aumentare i prezzi che riducono il potere d’acquisto delle famiglie” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Insomma, accettavamo di pagare lo scotto dell’inflazione in cambio di crescita, maggiore occupazione e minori oneri sul debito pubblico, pagati con le tasse dei cittadini. Ma c’è un limite che va posto all’inflazione, perché se su un piatto della bilancia c’è la crescita, dall’altro c’è l’inflazione e la riduzione della capacità di spesa dei consumatori. Il tetto del 2%, pur essendo puramente simbolico, garantiva un equilibrio che ora rischia di saltare” prosegue Dona. “Insomma, siamo favorevoli a un coordinamento tra politica monetaria e fiscale, non abbiamo msi ritenuto giusto considerare la politica monetaria come una variabile indipendente che non tiene conto della recessione in atto, come avveniva ai tempi di Trichet, ma quando saremo usciti dalla crisi e si sarà recuperato il Pil perso, l’inflazione dovrà tornare a essere tenuta sotto controllo, senza se e senza ma” conclude Dona.

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Le due anime della BCE e dell’eurozona

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 Maggio 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR Il meeting della BCE del 10 giugno presenta non poche difficoltà per la Presidente Lagarde. Da un lato, è innegabile che la situazione economica dell’Eurozona sia in netto miglioramento. Le vaccinazioni procedono spedite a un ritmo di 8.000 per milione di abitanti nei grandi paesi (Germania, Francia e Italia), alla pari con il Regno Unito e più rapide che negli USA (5.500 per milione).I servizi rappresentano oltre il 70% del PIL dell’eurozona. Appare quindi molto probabile che la BCE decida di rivedere al rialzo le stime di crescita rispetto a marzo (PIL: +4,0% nel ’21, +4,1% nel ’22, +2,1% nel ’23). Sarà sufficiente una crescita ben sopra il 4% nei prossimi due anni per far tornare l’inflazione al 2% nel medio periodo? Questo sembra poco probabile: a marzo, la BCE prevedeva un’inflazione dell’1,5% nel ’21, 1,2% nel ’22 e 1,4% nel ’23. Qualche decimale in più di PIL non sarà probabilmente sufficiente a riportare l’inflazione al 2% nel medio periodo. Inoltre, le pressioni di breve periodo che vengono dalle commodities e dagli aggiustamenti di prezzi dovuti alle riaperture non hanno nessun impatto sull’inflazione di medio periodo, che dipende da fattori globali, aspettative di inflazione, pressioni salariali.Quindi, che cosa dovrebbe fare la BCE? Qui le interpretazioni divergono. Da un lato, una banca centrale che vede l’inflazione sotto il target non dovrebbe neanche prendere in considerazione l’idea di restringere le condizioni monetarie (nel caso della BCE, ridurre gli acquisti nel PEPP, ad esempio). Questo perché se l’inflazione non raggiunge il target nel medio periodo nonostante lo stimolo in essere, la banca centrale dovrebbe pensare a fare ulteriore stimolo monetario, non certo a ridurre gli acquisti. D’altro canto, una posizione più ortodossa direbbe che il livello del PIL e l’inflazione prevista nel medio periodo si normalizzeranno solo nel 2022-2023. A quel punto, secondo un approccio più prudente la politica monetaria dovrebbe essere già neutrale. Quindi, è necessario iniziare la normalizzazione adesso, per evitare di agire troppo in ritardo. Pertanto, la BCE dovrebbe indicare una riduzione degli acquisti nel PEPP al più presto. Chi ha ragione? Entrambe le posizioni sono difendibili. Molte banche centrali sono state e si trovano tuttora di fronte a una scelta simile. Le decisioni in politica monetaria sono dettate dal peso specifico che l’inflazione ha per la banca centrale rispetto ad altri fattori, tra cui la stabilità finanziaria. Una banca centrale che non vuole correre rischi in questa direzione probabilmente restringerà la politica monetaria quando l’inflazione non è ancora al target, agendo in maniera preventiva. Viceversa, una banca centrale che ritiene che i benefici di una politica espansiva siano molto maggiori rispetto ai rischi sulla stabilità finanziaria, terrà la politica monetaria espansiva per molto tempo, anche a costo di un’inflazione temporaneamente sopra il suo obiettivo. Questo è quello che sta facendo la Fed, ad esempio. Per quanto riguarda la BCE, è normale che il dibattito tra “falchi” e “colombe” vada a intensificarsi man mano che l’economia migliora. Bisogna però tenere a mente che strutturalmente l’eurozona è meno propensa a creare inflazione di quanto non siano gli Stati Uniti (basta guardare al trend di inflazione di tipo core degli ultimi 10 anni: 1,6% in USA e poco meno di 1,2% in eurozona). Inoltre, la posizione ciclica dell’eurozona – seppur in miglioramento – è chiaramente indietro rispetto agli Stati Uniti, dove lo stimolo fiscale è stato molto più grande. Appare quindi del tutto improbabile che la BCE voglia mandare un segnale nella direzione del tapering prima della Fed. Se lo facesse, con ogni probabilità l’euro si rafforzerebbe, cosa che chiaramente la BCE non può permettersi in questo frangente. Pertanto, al momento l’unica strategia per la Lagarde appare quella di cercare di contenere il dissenso interno e di continuare a posticipare un annuncio di un tapering degli acquisti fino alla seconda metà dell’anno, probabilmente dopo la conclusione della Strategy Review prevista per l’estate. Ciò detto, è inevitabile che il consenso che ha prevalso nel consiglio della BCE durante i giorni più neri della pandemia si trasformi in dissenso sempre più crescente con le prospettive dell’eurozona che migliorano. La stessa cosa succederà tra i ministri delle finanze quando si tratterà di dover ridisegnare le regole fiscali, sospese fino al 2022. In queste complicate discussioni di politica monetaria e (soprattutto) fiscale si deciderà il futuro dell’eurozona. Un ritorno al paradigma del rigore e dell’austerità appare francamente poco probabile visto il trend attuale ma c’è da scommettere che i “falchi” venderanno cara la pelle.

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Commento post meeting BCE

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

A cura di Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm.Per il meeting di oggi, gli analisti si aspettavano generalmente di non vedere alcun cambiamento nella politica monetaria, né per quanto riguarda il PEPP, né tanto meno per quanto riguarda un aumento dei tassi d’interesse. I mercati erano focalizzati più sul tono delle dichiarazioni della Lagarde, che su azioni concrete, ricercando qualche segnale di cambiamento dell’entità degli acquisti da giugno in poi. Certo, nella mattinata abbiamo assistito a un minimo nervosismo, con i tassi delle obbligazioni Europee che sono saliti marginalmente fino alle 15:00, per poi ritornare a scendere sotto i livelli di ieri dopo l’intervento della Lagarde, che ha confermato le aspettative non attuando alcun cambiamento sostanziale, utilizzando una retorica accomodante e confermando che la politica monetaria europea sarà slegata da quella americana. Rispetto alla Fed, la Bce mantiene un approccio più intransigente rispetto al vincolo di inflazione del 2%, anche perché il target è molto più lontano, dato che le aspettative negli USA per il 2021 vedono un CPI al 2.6%, mentre in Europa i valori sono più contenuti (1.6%) in linea con la crescita depressa dell’ultimo decennio. Questo per adesso non basta a raffreddare i mercati, che comunque vedono la traiettoria dei prezzi ancora ampiamente sotto controllo, ma potrebbe creare una fonte di ambiguità sul medio-lungo termine, specialmente se si dovesse accendere in UE una dinamica di ripresa simile a quella vista negli Stati Uniti”. Infatti, i miglioramenti sul fronte economico e la distribuzione dei vaccini potrebbero portare i tassi d’interesse europei a salire prima del previsto, comportando alcune sfide, non solo per l’obbligazionario, impattato per via diretta dalle decisioni della BCE, ma anche per l’azionario, le cui valutazioni si basano su una crescita degli utili spinta anche da una politica monetaria espansiva. Una rivalutazione della ripresa economica inciderà principalmente sulla parte medio-lungo della curva, la cui pendenza è già aumentata in maniera sostanziale rispetto a tre mesi fa, ma ci aspettiamo che il percorso di normalizzazione rimanga graduale e attinente alle condizioni di mercato.

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BCE: Calma apparente. Che cosa cova sotto la cenere?

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. Cosa ci si aspettava dal meeting di oggi? A marzo, la BCE aveva preannunciato che gli acquisti del PEPP sarebbero aumentati in maniera significativa nel seguente trimestre, una misura volta a tenere i tassi sotto controllo. Dal meeting di marzo, i tassi delle curve europee sono effettivamente rimasti sotto controllo, anche a fronte di un aumento molto contenuto degli acquisti netti del PEPP (da un ritmo di ca 15 a 17bn a settimana). Molto probabilmente il trend in discesa dei tassi a lungo termine americani ha aiutato la BCE.Nel meeting di oggi, la BCE ha lasciato i tassi invariati come era scontato attendersi. Come sempre in queste circostanze, il tono e i commenti della BCE sono di particolare interesse. Il mercato oggi era interessato a tre temi: se la BCE giudica l’aumento degli acquisti PEPP sufficiente o intende accelerare; se e quando intende successivamente ridurre gli acquisti nel PEPP (tapering) e a che condizioni; come la BCE vede i rischi riguardo allo scenario macroeconomico in Europa.Che risposte ha dato la Lagarde oggi? Nel corso della conferenza stampa, la Lagarde ha ripetuto che è prematuro parlare di riduzione degli acquisti netti del PEPP e che questi ultimi continueranno a superare i livelli di inizio anno (gennaio e febbraio), specialmente se valutati su base mensile (il mercato tende a focalizzarsi sui dati settimanali, più volatili). Ciò indica acquisti nell’ordine di 80-90 miliardi al mese, rispetto ai 50-60 di gennaio-febbraio.In risposta a una domanda sulla crescita, la Lagarde ha sostenuto che i rischi non sono cambiati rispetto a marzo e che la zona Euro tornerà ai livelli di attività pre-pandemici nella seconda metà del 2022. La Lagarde ha aggiunto però che questo non vuol dire che ci sarà una vera e propria normalizzazione, visto che il livello del PIL rimarrà sotto il potenziale (ci sarà un output gap).Sarebbe bello, ma non si può. In risposta a una domanda sulla Fed, la Lagarde ha ammesso che sarebbe auspicabile una normalizzazione della politica monetaria in Europa che coincida con quella degli Stati Uniti, ma le condizioni macroeconomiche semplicemente non lo consentono. In altre parole, gli USA sono molto più avanti su cammino della crescita e inflazione rispetto all’eurozona. Nel complesso, il tono della conferenza stampa è apparso in linea con le attese, forse al margine dovish.Le tensioni interne sembrano però destinate a crescere. In generale, sul tema della comunicazione la BCE può sembrare ambigua, ma dobbiamo ricordare che per la BCE l’ambiguità è una scelta obbligata. La Presidente Lagarde si trova a mediare tra le varie anime del Consiglio, che sono spesso in disaccordo tra di loro, come si evince chiaramente dalle dichiarazioni pubbliche.Durante la pandemia, la BCE era riuscita a raggiungere un’unità di intenti che aveva sorpreso il mercato e offerto un assist importante alla politica fiscale. Uscendo dalla pandemia, queste tensioni inevitabilmente ritorneranno alla superficie. Da un lato, i falchi spingono per una riduzione del QE quanto prima e un ritorno alla normalità. Dall’altro, la maggioranza del Consiglio registra invece un’inflazione attesa ancora sotto il target e – con ogni probabilità – un livello del PIL dell’eurozona ancora sotto il potenziale. Pertanto, ogni discussione su tapering rimane prematura.La Lagarde ha inoltre ripetuto che la BCE non è legata a rigidi targets (ad es. un formale Yield Curve Control), anche se, comunque la si voglia chiamare, è palese che la BCE intende per ora continuare sul sentiero di un controllo dei rendimenti (implicito o esplicito) tramite acquisti di titoli governativi. Sarà interessante vedere se a giugno, con i vaccini in aumento e (sperabilmente) un’economia in ripresa, questo messaggio potrà cambiare in linea con le nuove previsioni macro. Per adesso, questo sembra poco probabile.

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“Flash BCE: Conferma dello status quo e appuntamento al 10 giugno”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte SIM. La riunione Bce piuttosto interlocutoria in cui la Lagarde ha ribadito i concetti principali espressi nella riunione di marzo: CRESCITA la ripresa globale sta supportando l’area Euro ma rimangono rischi nel breve Nel primo trimestre il PIL è atteso in calo (pubblicazione preliminare attesa il 30 aprile) INFLAZIONE In accelerazione nei prossimi mesi Gli indicatori di inflazione basati su dati di mercato stanno evidenziando rialzo graduale PIANO PEPP: confermata l’intenzione di continuare a ritmo di acquisti più accelerato vs primo trimestre Non è stata discussa l’ipotesi del timing di interruzione del PEPP Il ritmo di acquisti netti in accelerazione va valutato vs i primi due mesi del 2021 (media di 12,3Mld€) vs la media post riunione di metà marzo (circa 17Mld€). Importante considerare anche i reinvestimenti nel flusso lordo totale e soprattutto il flusso medio mensile piuttosto che i dati settimanali In sintesi si può dire che la riunione ha aggiunto poco rispetto a quanto già noto dalla precedente. Le decisioni sul tema fine del PEPP/rimodulazione del ritmo di acquisti sono state etichettate come premature. Di conseguenza la reazione improntata al sell on news di brevissimo con borse in leggero ritracciamento e euro in marginale deprezzamento.Allo stesso tempo è stata ribadita l’importanza della TLTRO. Di fatto implicitamente un rinvio a decisioni più di peso nella riunione del 10 giugno, quando saranno aggiornate le stime di crescita ed inflazione. In quella sede la Bce sarà chiamata a decidere sula continuazione o meno del ritmo accelerato del PEPP e, soprattutto, se eventualmente rendere ancor più appetibili le operazioni TLTRO per supportare l’area Euro nella fase di ripresa post Covid, alla luce anche dell’enfasi posta dalla Lagarde proprio sull’importanza del ruolo della TLTRO desunta dall’ultimo Bank Lending Survey. Sul fronte cambio, continua la vigilanza per il ruolo svolto sulla dinamica dei prezzi, con l’area 1,20 che attualmente appare essere di sostanziale conforto per la BCE. A tal proposito ribadisco il target in area 1,16 entro giugno, intervallato da una fase temporanea di pull back che ha due estensioni: 1,2050 già raggiunto e successivamente area 1,22. Successivamente a favore del dollaro potrebbe prevalere l’effetto “aperture anticipate”, che potrebbe portare ad un nuovo temporaneo rialzo dei tassi prima di un trend decrescente nella seconda parte dell’anno, frutto di acquisto di investitori esteri e di piani fiscali aggiuntivi Us finanziati prevalentemente con tasse piuttosto che incremento di emissioni Treasury

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Il mercato chiede, la BCE risponde

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 marzo 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR C’era molta attesa su quello che la BCE avrebbe fatto in risposta al recente rialzo dei tassi di mercato. Il rialzo di 60bp dei tassi d’interesse negli US è chiaramente stato il trend di mercato più importante delle scorse settimane. Anche in Europa i tassi d’interesse sono saliti, pur se in misura minore che negli US. Ad esempio, da inizio anno il decennale Bund è salito di circa 20bp, a -0.35%. E allora perché c’era tanta attesa su quello che avrebbe detto la BCE oggi? Per due ragioni. In primo luogo, perché mentre l’economia US può facilmente giustificare un movimento al rialzo dei tassi d’interesse, lo stesso non si può dire per la zona euro, almeno per adesso. Si è aperto un gap importante per quanto riguarda sia la rapidità delle vaccinazioni, che l’entità dello stimolo fiscale. In altre parole, si prefigura una chiara outperformance dell’economia US su quella Europea nei prossimi trimestri. In secondo luogo, i recenti commenti da parte di vari rappresentanti della BCE non lasciavano trasparire un’unità di vedute sul tema, e gli acquisti settimanali nel PEPP erano rimasti sorprendentemente modesti (ca 12 mld a settimana) a fronte del rialzo dei tassi. In sostanza, il mercato chiedeva chiarezza. Come vede la BCE questo rialzo dei tassi? Con indifferenza o preoccupazione? La risposta ricevuta oggi è forte e chiara. La BCE ha annunciato che il Consiglio ha deciso che gli acquisti nel PEPP aumenteranno in maniera significativa nel prossimo trimestre. In altre parole, la BCE vuole tenere i tassi sotto controllo. Quanto può aggiungere ai suoi acquisti la BCE? Il PEPP è uno strumento molto flessibile. La BCE potrebbe aumentare gli acquisti in maniera importante tra adesso e giugno, per poi diminuirli di nuovo da luglio in poi. Ad esempio, al ritmo attuale (ca 50mld al mese), la BCE rimarrebbe ca 350-400mld al di sotto del limite attuale (1,850 miliardi entro marzo 2022). Quindi, c’è spazio per un aumento degli acquisti di ca 30mld al mese, rispetto ai 50 attuali. Questo rappresenta un supporto importante per il mercato obbligazionario, particolarmente alla luce del fatto che la BCE può aumentare il PEPP se lo giudica necessario. Rimangono ambiguità sul fronte dei parametri, ma la BCE non può e non vuole scoprire le sue carte. La BCE si riferisce alla necessità di preservare “condizioni finanziarie favorevoli”, ma la Lagarde è rimasta ancora una volta vaga nel corso della conferenza stampa. Queste condizioni finanziarie includono rendimenti governativi, corporativi, condizioni creditizie. In sostanza, la BCE non guarda un singolo indicatore e mantiene enorme discrezionalità. La Lagarde ha precisato che la BCE non è legata a rigidi targets (ad es. Yield Curve Control).Le nuove previsioni macroeconomiche chiariscono – se ce ne fosse bisogno – come mai la BCE contempla ulteriore stimolo monetario. La crescita del PIL è prevista al 4% nel 2021, 4.1% nel 2022 e 2.1% nel 2023 (in precedenza: 3.9%, 4.2%, 2.1%). L’inflazione rimane ben al di sotto del target, al 1.5% nel 2021, 1.2% nel 2022 e 1.4% nel 2023 (in precedenza: 1%, 1.1%, 1.4%). In altre parole, nonostante i tassi prossimi allo zero e un’espansione di liquidità senza precedenti, la BCE vede l’inflazione ben al di sotto dell’obiettivo del 2% nel medio periodo. La grande divergenza, la Fed e il dollaro: per quanto rimanga ambigua sul tema delle “condizioni finanziarie”, la decisione di aumentare gli acquisti nel PEPP indica con forza che la BCE vuole tenere i rendimenti sotto controllo. La prossima settimana vedremo qual è il messaggio che la Fed decide di mandare ai mercati. Per adesso, i fondamentali macro logicamente sembrano favorire un continuo ampliamento del differenziale di tassi a 10 anni US-Europa, e un conseguente possibile rafforzamento del dollaro sull’euro.

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