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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

Posts Tagged ‘bce’

La crise des dettes souveraines avait transformé la BCE

Posted by fidest press agency su domenica, 24 maggio 2020

La crise actuelle est en train de transformer l’Allemagne et, peut-être, l’Union européenne. En proposant le 18 mai une levée de fonds, par la Commission, de 500 milliards d’euros pour financer des subventions sectorielles et régionales à la relance économique, Angela Merkel et Emmanuel Macron ont fait sauter un verrou budgétaire européen qui était resté précieusement fermé depuis le lancement de l’Union économique et monétaire. La chancelière allemande s’était référée plus tôt devant le Bundestag à Jacques Delors pour préparer les esprits à cette ouverture, rappelant que « seule, une union monétaire ne suffira pas ». La récession, dans laquelle la pandémie plonge l’économie européenne cette année, pousse l’UEM à vouloir marcher sur ses deux jambes, comme la France l’a inlassablement préconisé. L’idée franco-allemande va dans le bon sens et survient au milieu d’un débat à Vingt-Sept qui requiert un tel aiguillon politique. Elle doit inciter la Commission européenne à l’audace dans sa proposition de fonds de relance et de cadre financier pluriannuel révisé attendus le 27 mai – et que nos experts analyseront en webinaire le lendemain.Si la communautarisation des dettes pourrait ainsi voir le jour, l’histoire de l’intégration européenne enseignera encore que les crises créent les circonstances de telles avancées. « L’Union européenne fait face à sa plus grande mise à l’épreuve depuis sa fondation », estimait déjà Angela Merkel le 6 avril. Au-delà des conditions sanitaires inédites et de la gravité de la conjoncture économique, d’autres facteurs expliquent cette révolution de la position allemande. Juridique d’abord, avec l’arrêt du Tribunal constitutionnel allemand du 5 mai qui, en s’en prenant au rachat de dettes par la BCE, a placé Berlin devant une incohérence à terme intenable : la BCE ne peut porter, à elle seule, la solidarité envers les économies fragilisées. La solidarité doit aussi être budgétaire, par des transferts.Autre facteur, politique. La gestion de la pandémie a redonné de l’ascendant à Angela Merkel, qui s’apprête à présider le Conseil de l’UE à partir du 1er juillet. Compte tenu du poids de l’Allemagne et du moment, cette présidence européenne s’annonce déterminante. La chancelière l’aborde ainsi avec offensive. Les défis pour l’Europe ne manquent pas. Et ils sont immédiats comme la relance verte, dont Europe Jacques Delors (Bruxelles), avec notre Centre énergie, a présenté un plan solide. Ou comme la course mondiale au vaccin, dont la dureté des rivalités illustre les nouveaux enjeux de sécurité pour l’Union européenne.Des défis à relever avec un nouveau mot d’ordre. Il y a dix ans, en pleine crise grecque, prévalait dans l’UE le très schäublin : « Pas de solidarité sans responsabilité ». Aujourd’hui, le mot d’ordre franco-allemand inverse la logique et élargit l’horizon, articulant l’affirmation de l’Europe dans le monde, à coups de « champions » et « stocks stratégiques », avec un soutien sans faille en remède à notre interdépendance interne. Jusqu’à s’endetter en commun. Désormais : « Pas de souveraineté sans solidarité».

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Inaccettabile che sorti Italia ed Europa siano decise dalla Germania

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

«La Corte Costituzionale tedesca richiama la BCE contro il piano di sostegno all’economia per fronteggiare la crisi causata dal Coronavirus. Solo a Fratelli d’Italia sembra inaccettabile che le sorti dell’Italia e dell’intera Europa siano decise in totale autonomia dalla Germania attraverso la sua Corte Costituzionale? Abbiamo sempre posto il problema di una architettura europea distorta, nella quale l’Italia ha ceduto ogni sua sovranità nazionale alla UE mentre Francia e Germania utilizzano proprio la UE per perseguire i propri interessi nazionali a discapito degli altri Stati membri, Italia soprattutto. I fatti di questi giorni ci danno ragione, ancora una volta. La trappola che la Germania, con i suoi vassalli, sta preparando è molto chiara: senza un intervento imponente della BCE che acquista titoli di Stato, l’Italia (come altri Stati membri) sarà costretta a far ricorso al MES, il famigerato Fondo Salva Stati, aprendo così le porte alla Troika e al commissariamento della nostra Nazione. Il Governo italiano si faccia sentire. La BCE non è proprietà tedesca, è anche dell’Italia, visto che ne possediamo il 14% e visto che le abbiamo delegato il potere di emettere moneta. In questa fase di emergenza la BCE deve fare quello che fanno tutte le banche centrali del mondo: immettere liquidità e acquistare illimitatamente titoli di Stato, altrimenti non sappiamo cosa farcene di questa BCE e di questa Unione Europea. Se ad altri sta bene vivere da servi dei tedeschi, problemi loro, noi difenderemo con ogni mezzo la libertà e la sovranità del popolo italiano». Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Bce. Urso (FdI): da Lagarde no gaffe ma chiara linea politica

Posted by fidest press agency su sabato, 14 marzo 2020

“Conosco Christine Lagarde molto bene, abbiano lavorato insieme come ministri del Commercio Estero nel Consiglio Europeo. Non è affatto una sprovveduta ma una convinta assertrice degli interessi francesi. La domanda era concordata e la sua risposta ponderata. Benissimo ha fatto il presidente Mattarella a reagire subito con grande autorevolezza. Se qualcuno gioca contro l’Italia, la nostra risposta deve essere corale, forte e netta. Uniti più che mai!”. È quanto ha scritto su Facebook Adolfo Urso, senatore di Fratelli d’Italia, il quale ha aggiunto: “Non credo affatto che si sia trattato di una “gaffe” ma della malcorta espressione di una chiara linea politica, molto diversa da quella realizzata da Mario Draghi nel suo esercizio di Governatore della BCE e da quella che tanto più ora necessità alla luce della emergenza coronavirus. Proprio per questo, occorre non solo denunciare ma imporre alle istituzioni europee una corale reazione sin dalla riunione di oggi con la sospensione del Patto di stabilità e l’adozione di un piano straordinario di investimenti e sostegno a imprese e famiglie anche con misure non convenzionali”, conclude il senatore Urso

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Stati Uniti d’Europa. Lagarde, BCE e i cristalli

Posted by fidest press agency su sabato, 14 marzo 2020

Un elefante in un negozio di cristalli. Ci è venuta in mente questa scena per sintetizzare il comportamento della neo presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Christine Lagarde.I cristalli, delicatissimi, cioè la situazione economica, energetica e sanitaria che il Mondo sta affrontando e subendo, sono venuti giù frantumandosi in mille pezzi: le borse in picchiata e lo spread impennato.
“Non siamo qui per ridurre gli spread” è stata la spallata alla cristalleria della Lagarde. Eppure, Christine Lagarde non è una sprovveduta: è stata più volte ministra francese: del Commercio Estero, dell’Agricoltura e Pesca, dell’Economia, dell’Industria e dell’Impiego, poi direttrice del Fondo Monetario Internazionale e, ora, presidente della BCE. Il rumore dei cristalli ha coperto quello che c’è di positivo nelle proposte della BCE: invariati i tassi; finanziamenti agevolati per le banche, per finanziare l’economia reale; ampliamento del Quantitative easing di 120 miliardi e rinvio degli stress test sulle banche.I frammenti di cristallo dispersi nell’aria, con la luce rifratta e riflessa dalle schegge, hanno, però, illuminato la scena e reso chiaro ai nostri governanti che la BCE non può sostituirsi alla Politica; e che fisco, sanità, trasporti, educazione, lavoro e produttività sono temi dei quali deve occuparsi la Politica, non quella dei singoli Stati, ma quella di uno Stato unitario, che si chiama Stati Uniti d’Europa.Se ce ne fosse bisogno per capirlo, è lì a dimostrarlo l’effetto globale, sanitario ed economico, della infezione virale. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Bce: Le irresponsabili dichiarazioni di Christine Lagarde

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 marzo 2020

“L’andamento di questi giorni della Borsa, con il tonfo di ieri e il rimbalzo record di oggi, evidenzia ancora di più le responsabilità della Bce, con le azzardate quanto devastanti dichiarazioni di Christine Lagarde, e anche degli organi di vigilanza italiani su tutti la Consob. In questo momento purtroppo non si può fare a meno di rilevare l’inadeguatezza del presidente Paolo Savona, che in questi giorni si è distinto per il silenzio e per non aver preso alcun provvedimento efficace per frenare la caduta dei nostri titoli. In realtà già al tempo della sua nomina in Commissione Finanze e Tesoro del Senato avevo espresso fortissime riserve sul suo nome a causa di profili di incompatibilità sia alla luce degli incarichi precedenti del professor Savona e sia per quanto previsto dalla legge Madia. Gli eventi stanno dimostrando che Fratelli d’Italia aveva ragione e che in questo momento sarebbe stato necessario un impegno e un’attenzione maggiore dalla Consob. Così come mi auguro che dopo le autorevoli parole del Capo dello Stato e la correzione della presidente Largarde, l’Unione europea si renda conto della gravità della situazione e intervenga aiutando quei Paesi, a cominciare dall’Italia, che sono in ginocchio colpiti dall’epidemia Covid-19. Altrimenti ci sarebbe da interrogarsi sul senso di un’Unione europea simile”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi segretario della Commissione Finanze e Tesoro.

 

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Lagarde soffia sul fuoco: dimissioniamola

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

«Oggi la Borsa italiana ha vissuto il giorno più brutto chiudendo con un -17% e un assalto speculativo contro i titoli di Stato senza precedenti. Lo scenario finanziario funesto è stato scatenato dalle parole inopportune della governatrice della BCE Lagarde che nel giorno più importante ha dichiarato che la Banca centrale europea non esiste per “chiudere gli spread”, scatenando il panico nelle borse europee. E’ letteralmente inaudito che in un momento tragico come quello che sta passando tutta l’Europa sia la numero uno della BCE a soffiare sul fuoco. Nel 2012 l’italiano Mario Draghi aveva usato il ‘bazooka’ per evitare il panico, oggi il suo successore francese Lagarde ha invece avuto l’idea geniale di usare come arma il ‘boomerang’, che infatti è tornato indietro e ha colpito tutti. Il Governo italiano alzi subito la voce e pretenda la rimozione della Lagarde, persona che ha mostrato tutta la sua inadeguatezza in uno scenario dove non sono ammessi errori». È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Le preoccupazioni della Bce e il “Minsky Moment”

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 febbraio 2020

Christine Lagarde sta prendendo confidenza con il suo nuovo ruolo alla Banca centrale europea. Nel suo discorso, tenuto davanti al Parlamento europeo, riunito a Bruxelles per discutere il bilancio annuale 2018 della banca, la governatrice ha espresso per la prima volta la sua valutazione sulle politiche monetarie accomodanti, il cosiddetto quantitative easing.
“Dal 2014 la politica della Bce, ha affermato, si basa su quattro elementi: un tasso d’interesse negativo, l’acquisto di asset (titoli di vario tipo), la forward guidance (le indicazioni prospettiche delle intenzioni della Bce) e le operazioni mirate di credito.” Sono politiche che hanno favorito la stabilità del sistema e lo avrebbero protetto da “venti contrari globali”. Ma, ammette Lagarde, “Quella monetaria non può e non deve essere la sola politica disponibile. Più a lungo si continua con le politiche accomodanti, più grande diventa il rischio di essere colpiti da qualche effetto collaterale”.
La Bce è consapevole che il tasso d’interesse basso produce effetti sui redditi, sulle valutazioni degli asset, sulla propensione al rischio e sui prezzi degli immobili. Di conseguenza si “monitorizzano” i menzionati possibili effetti negativi per evitare che pregiudichino le politiche concernenti il credito, l’occupazione e i salari.
La governatrice, perciò, chiede che siano messe in campo politiche fiscali e strutturali adeguate. Anche lei, come da un po’ di tempo fanno tutti gli attori economici, sostiene il “Green New Deal “ europeo e i necessari massicci investimenti finanziari occorrenti per la transizione ecologica.
Inoltre, tra le grandi sfide che anche la Bce dovrà affrontare mette la digitalizzazione del sistema. Al riguardo è stata creata una task force per studiare la realizzazione di una moneta digitale della banca centrale e testarne il funzionamento nella pratica.
Come si può notare le istituzioni europee preferiscono esprimere le proprie preoccupazioni sotto voce. Dall’altra parte dell’Atlantico, invece, nonostante le sbandierate statistiche ufficiali, si parla di nuovi rischi di crisi finanziaria con toni più accessi.
Nel dibattito è riapparsa la paura del cosiddetto “Minsky Moment”, quella situazione che si crea quando il sistema va in tilt perché gli investitori si sono spinti troppo avanti con le speculazioni aggressive, facendo troppi debiti e assumendo rischi molto alti. Anche il Fmi ha recentemente evidenziato questo pericolo. In passato è stato oggetto di riflessioni anche nei forum economici della stessa Bce.
Hyman Minsky è un economista americano della scuola di Schumpeter prima e poi di quella post-Keynes, che ha studiato la fragilità del sistema finanziario rispetto all’emergere delle bolle speculative. E’ stato un economista indipendente, fuori dal coro, e per questo poco considerato dall’establishment prima della sua morte avvenuta nel 1996. Ha avuto un legame personale anche con l’Italia e in particolare con la città di Bergamo.
In certi periodi di espansione finanziaria, quando i flussi di cassa superano le quote necessarie per pagare i debiti, scatta una grande propensione alla speculazione. Ciò mette in moto aspettative di aumenti dei valori degli asset e dei guadagni, che a loro volta spingono verso un’ulteriore espansione debitoria. Questo processo finisce quando i prezzi, artificialmente gonfiati, cominciano a scendere. Si crea, quindi, una spirale discendente che può portare al crollo dei mercati, con effetti negativi sull’economia reale. Nei decenni passati si è sperimentato più volte e in modo devastante con la Grande Crisi del 2008.
Negli Usa, tale processo è ripartito nei mesi passati con il quantitative easing n. 4 delle Federal Reserve. In verità, è un rischio globale, tenuto conto che, a livello mondiale, i bilanci delle banche centrali sono passati dai 5.000 miliardi di dollari del 2007 ai 21.000 miliardi di oggi. Inoltre, nello stesso periodo la capitalizzazione globale delle borse è salita da 65.000 a 85.000 miliardi di dollari. E’ quasi l’equivalente dell’espansione complessiva dei bilanci delle banche centrali. L’economista Minsky affermava anche che i mercati hanno una memoria molto corta e che volutamente vogliono convincersi che ogni volta sarà differente e che le crisi del passato non si ripetono. Sono illusioni che, purtroppo, incidono sulla vita di interi paesi e su quella di milioni di famiglie. Senza essere pessimisti, lo scenario mondiale non sembra roseo, soprattutto se si considera che in aggiunta ai rischi citati vi sono gli effetti negativi dell’epidemia esplosa in Cina. Del resto nel mondo globalizzato tutto è concatenato e non vi sono zone franche per nessuno. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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BCE: Si chiude l’era Draghi

Posted by fidest press agency su martedì, 29 ottobre 2019

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm. Se ci si limitasse a guardare i numeri con poca cognizione di causa, il settennato di Draghi alla guida della Bce potrebbe essere addirittura considerato in chiaroscuro: l’inflazione, il mandato principale della Banca Centrale Europea, è stata per tutto il periodo lontana dal raggiungimento del target del 2%. Spostando l’attenzione verso indicatori macroeconomici al di fuori del mandato della BCE: la crescita è stata moderata nell’area Euro e, anche nelle regioni dove essa ha fatto registrare i migliori risultati, è stata inferiore a quella registrata negli Stati Uniti (l’economia più assimilabile a quella del Vecchio Continente). Il mercato del lavoro, pur facendo registrare livelli di crescita sostenuti negli ultimi anni, ha reagito con straordinaria lentezza alla crisi del 2008-2011 e questa difficoltà di reazione si è fatta sentire sulla dinamica salariale per la maggior parte dei cittadini dell’Eurozona. Queste evidenze numeriche, pur in gran parte dovute alla congiuntura in cui Draghi si è trovato ad operare, non possono non essere l’elemento di riflessione centrale il giorno in cui Draghi lascia la guida della BCE. Tuttavia, l‘eredità della politica del Governatore non potrebbe essere valutata nella sua interezza senza inserirla in una prospettiva storica e contestuale. In una recente intervista al Financial Times, Draghi ha rivendicato il merito di aver vinto la battaglia sull’Euro. Ovviamente manca la prova controfattuale, ma ciò che è certo è che la moneta unica ha superato questa decade turbolenta – la seconda della propria storia – mantenendo a bordo tutti gli Stati membri. Questo esito non era per niente scontato. Nell’estate del 2012 l’idea che la moneta unica affondasse sotto il peso delle sue contraddizioni era un’eventualità più che concreta. Il settennato di Draghi non era infatti iniziato secondo i migliori auspici. Nell’estate del 2011 l’Eurozona piombò in una profonda crisi economica e finanziaria. L’instabilità causata dalla crisi del debito di molti Stati dell’Europa del Sud fece emergere in maniera evidente tutte le contraddizioni politiche e strutturali proprie che minava il progetto europeo alle fondamenta. La capacità del braccio fiscale di reagire alla crisi era ridotta a causa della poca agibilità fiscale di molti governi. Le divergenze economiche emerse all’interno del blocco ebbero l’effetto di paralizzare la Commissione Barroso. Gli stimoli fiscali post-crisi, gestiti dai singoli stati, finirono per peggiorare la situazione finanziaria di alcuni di essi. La BCE che Draghi prese in mano era un’istituzione che aveva la fama di essere conservatrice, non del tutto indipendente dall’influenza dei singoli stati e per giunta accusata da molti di aver perso il controllo della politica monetaria (in seguito al contestato ultimo rialzo dei tassi messo in atto dal governatore uscente Trichet).In questo contesto si sviluppa l’azione politica di Draghi, il cui spunto simbolico e programmatico è il celebre discorso del “whatever it takes” (“faremo tutto quello che è in nostro potere per salvare l’Euro e, fidatevi di me, sarà abbastanza). Con questa presa di posizione Draghi ha proiettato la politica monetaria in un territorio inesplorato. Quella della BCE è una promessa aperta, che mantiene un certo grado di imprevedibilità, soprattutto in tempi incerti: una prova di resilienza per un’istituzione costretta a lottare per la sua sopravvivenza.
Difficile dire se la politica della BCE abbia effettivamente salvato l’Euro. Sicuramente lo stimolo monetario ha regalato all’Eurozona e ai governi dei Paesi membri un po’ di tempo e di capitale politico in più per risolvere i suoi problemi strutturali (sul fatto che questo tempo sia stato utilizzato in modo proficuo in molti dissentono, in un senso o in un altro).
Allargando il campo, Mario Draghi è stato protagonista di una stagione di innovazione degli strumenti della politica monetaria, ma l’armamentario a disposizione della BCE non è stato l’unico aspetto in cui il Governatore ha marcato una rottura rispetto al passato.
Piaccia o no (lui stesso nega questa evidenza), è innegabile che Draghi abbia interpretato il ruolo di Governatore non come quello di tecnico ma come interlocutore attivo della dialettica politica continentale. Ciò si è visto molto chiaramente nei passaggi cruciali del suo settennato: il QE e la gestione della crisi greca. Non solo: Draghi, nel rispetto delle proprie prerogative, ha ingaggiato un dialogo, a volte anche molto acceso, con i rappresentanti dell’establishment politico ed economico degli Stati Membri. Se la preoccupazione degli economisti, fino a qualche anno fa, era quella che i governi dettassero l’agenda alla Banca Centrale, in Europa abbiamo visto come anche i banchieri centrali possano utilizzare la propria autorità per stimolare la politica fiscale.Il fatto che oggi il Governatore rivendichi come il suo principale successo la creazione di posti di lavoro, un mandato che è al di fuori degli obiettivi della banca centrale, la dice lunga. Nessuno crede che il mandato della Banca Centrale Europea oggi sia limitato al raggiungimento del target dell’inflazione al 2%: è inutile negare questa evidenza. Se il mandato è un sistema rigido ma gli strumenti per raggiungerlo sono flessibili, rischia di crearsi una frattura della già precaria armonia istituzionale europea.La gestione Draghi ha di fatto allargato il raggio d’azione della BCE, contribuendo a sostenere il mercato del lavoro nell’Eurozona e probabilmente a dare una seconda chance al progetto dell’Euro. La sua azione ha tuttavia evidenziato la fragilità delle catene di trasmissione classiche della politica monetaria.

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Il Parlamento europeo dà il via libera a Christine Lagarde nuova presidente BCE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

Christine Lagarde ha ottenuto martedì l’approvazione del Parlamento per essere la prossima Presidente della BCE.Nella votazione a scrutinio segreto, 394 deputati hanno votato a favore, 206 contro e 49 si sono astenuti per raccomandare Lagarde a capo della Banca centrale europea.
Il Parlamento esprime un parere non vincolante sull’idoneità o meno di un candidato a ricoprire il ruolo di Presidente della BCE, mentre la decisione finale spetta dal Consiglio europeo. Sostituirà l’attuale titolare, Mario Draghi, dal 1° novembre.Martedì, la plenaria ha anche tenuto una discussione sulla sua idoneità. La candidatura di Christine Lagarde sarà ora iscritta all’ordine del giorno del Consiglio europeo di ottobre.

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Mutui casa: quali gli effetti delle nuove politiche BCE?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

Milano, settembre 2019. Nuovo Quantitative Easing, taglio dei tassi sui depositi presso l’Eurotower e aumento della durata delle Tltro; sono questi alcuni dei punti principali tracciati da Draghi relativamente al nuovo programma di politiche monetarie adottato dalla Banca Centrale. Ma quali i possibili effetti su mutuatari e aspiranti mutuatari italiani? Ecco l’analisi Facile.it e Mutui.it.L’annuncio di un nuovo Quantitative Easing per una durata indefinita, insieme alla volontà della BCE di mantenere i tassi “ai livelli attuali o più bassi” fino all’avvicinamento dell’obiettivo inflazionistico (2%) è una buona notizia per tutti coloro che hanno già sottoscritto un finanziamento. «Chi ha un mutuo variabile potrà continuare a godere delle condizioni estremamente favorevoli del mercato per un periodo ancora più lungo di quanto non ci si aspettasse anche solo qualche giorno fa», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it. «Chi ha un mutuo a tasso fisso, invece, potrebbe approfittare di una nuova finestra per surrogare il proprio finanziamento e ridurre così il peso degli interessi. Guardando ai tassi attuali, chi ha sottoscritto un mutuo a gennaio 2019, surrogandolo oggi potrebbe risparmiare 500 euro l’anno di interessi». La volontà della BCE di continuare a iniettare denaro nel sistema e adottare una politica espansiva per un lungo periodo di tempo è una buona notizia anche per tutti coloro che stanno valutando l’acquisto di un immobile. Da un lato l’allungamento della durata delle Tltro, che potrebbe aumentare la capacità delle banche aderenti di finanziare l’economia reale; dall’altro il nuovo Quantitative Easing, che potrebbe contribuire ad abbassare il costo di finanziamento per le banche italiane e che, a loro volta, potrebbero scegliere di ridurre gli spread applicati ai nuovi mutui. Da questo punto di vista, un segnale incoraggiante è arrivato già ieri, dopo l’annuncio della BCE, con lo spread italiano sceso al di sotto dei 140 punti base; qualora i valori dovessero restare a lungo su livelli così bassi, questo potrebbe generare un effetto virtuoso con conseguenze positive per le tasche dei futuri mutuatari.Se da un lato le misure sono una buona notizia lato offerta, bisogna considerare che questo ulteriore taglio dei tassi nasce dall’esigenza di rilanciare un’economia europea considerata in difficoltà. Le misure annunciate dalla BCE potrebbero quindi non essere sufficienti a dare un nuovo impulso alla domanda di mutui in Italia. «In questa prima parte dell’anno i tassi dei mutui sono calati facendo segnare nuovi record storici eppure, secondo i dati ufficiali, le richieste di finanziamento sono diminuite», spiega Cresto. «Un segnale evidente – così come sottolineato dallo stesso Draghi – di come le politiche monetarie della BCE, da sole, non siano sufficienti a rilanciare la domanda e ora spetta alle politiche fiscali adottate dai singoli stati stimolare il mercato».

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Bce: politica monetaria accomodante anche con Lagarde

Posted by fidest press agency su domenica, 11 agosto 2019

Il consiglio direttivo della Bce “ha posto in risalto la necessità di un orientamento di politica monetaria altamente accomodante per un prolungato periodo di tempo”.”Bene, la speranza è che la politica monetaria accomodante sia confermata anche dopo il cambio al vertice tra Draghi e Lagarde” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”E’ fondamentale, per il nostro Paese, così altamente indebitato e a rischio costante di una procedura d’infrazione, che riprenda il Qe. Nel Bollettino si attesta che è bastato che la Commissione europea decidesse di non avviare una procedura di infrazione per disavanzo eccessivo per far diminuire i differenziali sui titoli di Stato italiani di 77 punti base. Un dato sul quale il Governo Conte dovrebbe riflettere” conclude Dona.

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Commenti nomina Lagarde a Presidente BCE

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

By Michael Browne, co-gestore della strategia Equity Long/Short di Martin Currie (gruppo Legg Mason): La nomina di Christine Lagarde – e quella di Ursula von Der Leyen a capo della Commissione – da poco annunciata significa che il rischio di una hard Brexit è aumentato.Queste nomine sembrano echeggiare la tesi che “il problema dell’Europa è il suo non essere abbastanza integrata”, e mi aspetto che la Gran Bretagna sarà tra i primi paesi a trovarsi in difficoltà in questo senso, dovendo rinegoziare la Brexit. L’Europa sembra infatti serrare i ranghi.I rischi di conflitto arriveranno anche dalle varie fazioni populiste, che nelle ultime elezioni sono andate bene ma che in queste nomine sono state ignorate. L’Italia e gli stati dell’Europa Orientale non hanno ottenuto i posti di vertice, e hanno quindi perso influenza. Il rischio di tensioni è palese, e crediamo che nei prossimi cinque anni il rischio di una crisi del debito italiano sia alto. Queste nomine devono ancora passare per il Parlamento europeo, in cui potrebbe emergere il risentimento da parte dei principali gruppi politici (oltre che da quelli populisti) che non saranno d’accordo con la fine del sistema degli “Spitzenkandidaten” – dove il partito più grande nel Parlamento Europeo nomina i suoi candidati per le principali posizioni.
Lagarde ha assunto la direzione del FMI nel giugno 2011 al culmine della crisi greca, sostituendo il francese Dominic Strauss-Kahn. Durante quel periodo ha dimostrato fermezza e ha svolto un ruolo di figura istituzionale, lasciando il lavoro di rinegoziare il debito greco ai tecnici della Banca Centrale.Venendo da una formazione giuridica, è riuscita a negoziare i problemi – anche se adoperando spesso un pugno di ferro in un guanto di velluto. Il ruolo della BCE è diverso, essendo tanto tecnico quanto “presidenziale”. Per la BCE questa è una scelta di continuità e, poiché l’incarico durerà otto anni, si tratta di una decisione importante. Il mercato l’ha certamente vista come pro-accomodamento monetario, e ha reagito favorevolmente.
Andreas Billmeier, research analyst di Western Asset (gruppo Legg Mason): Con Christine Lagarde al timone della BCE subentrerebbe a Mario Draghi un altro esperto comunicatore e gestore di crisi. Il suo background come ministro dell’economia francese potrebbe essere d’aiuto nel persuadere i suoi ex colleghi ad una politica di bilancio più espansiva, laddove appropriato, alleviando in tal modo il peso gravante sulla politica monetaria – un punto sostenuto più volte anche da Draghi nel recente passato. In merito alla politica monetaria, pensiamo che sarà analogamente accomodante, e certamente Lagarde non ostacolerà il riavvio del programma di acquisto di asset se il bisogno diventasse (più) ovvio. Speriamo che la sua mancanza di competenze istituzionali – Duisenberg, Trichet e Draghi avevano tutti guidato banche centrali nazionali prima di diventare presidenti della BCE, e conoscevano dunque bene le procedure europee – non porti ad una maggiore volatilità nelle comunicazioni – un rischio che abbiamo visto verificarsi recentemente con il mandato di Jerome Powell presso la Federal Reserve Bank.”
Francis Scotland, Portfolio Manager e Co-Director Global Macro Research di Brandywine Global (gruppo Legg Mason): Presto avremo persone che hanno studiato legge gestire tre delle maggiori banche centrali del mondo: la Banca del Giappone, la Federal Reserve Bank ed ora la BCE con la nomina di Lagarde. È un bene o un male? Chiedere ad un esperto di legge di gestire la politica monetaria è come chiedere ad un economista di esercitare la funzione di giudice alla Corte Suprema? Vedremo quale sarà il nuovo orientamento nella politica monetaria europea. Kuroda ha legato il proprio destino a quello del Primo Ministro Abe e ha comprato metà del debito nazionale del Giappone. Draghi ha ribaltato la stretta monetaria di Trichet e ha fatto rizzare i capelli ai rigidi sostenitori del denaro difficile comprando debito sovrano. Powell è partito lancia in resta con la normalizzazione prima di venir ridimensionato dai mercato a fine 2018. Lagarde era a capo di un’organizzazione che aveva il compito di imporre sobrietà fiscale ai paesi in cambio di piani di salvataggio. Potrebbe rivelarsi un’antagonista dei teorici monetari moderni che sostengono la necessità di un’elevata spesa pubblica finanziata dall’emissione di moneta.

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Cosa sono le aste TLTRO e che effetti hanno sull’economia reale?

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

By Jessica Samà (fonte: ABC Finanza) La tanto attesa decisione è finalmente arrivata: la BCE ha annunciato un nuovo programma di aste TLTRO a partire da settembre 2019. Mandato in soffitta il Quantitative Easing1, l’Eurotower si prepara a elargire nuovamente condizioni monetarie accomodanti e un nuovo piano di finanziamenti a lungo termine per gli istituti bancari. Se ne parla molto, ma cosa sono esattamente le aste TLTRO? Che effetti hanno sull’economia reale? TLTRO è l’acronimo di Targeted Longer Term Refinancing Operations e rappresentano una delle tante operazioni di politica monetaria2 a disposizione della Banca Centrale Europea (BCE). Le aste TLTRO hanno lo scopo di immettere liquidità nel sistema finanziario e, in teoria, spingere le banche a erogare credito a imprese e famiglie. In parole semplici, si tratta sostanzialmente di prestiti agevolati agli istituti bancari. Perché si parla di aste? Perché le banche possono aggiudicarsi i suddetti prestiti attraverso una serie di aste, tramite cui la BCE finanzia gli istituti bancari tenendo conto del numero di prestiti concessi da essi a società e privati. Ed è proprio per questo che si chiamano “targeted operations”, cioè “operazioni mirate”, perché l’ammontare che le banche prendono in prestito è direttamente correlato ai finanziamenti che erogano alle imprese e alle famiglie. Qualora le banche non dovessero rispettare le condizioni poste, dovranno restituire quanto ricevuto, pagando una penale.La nuova serie di aste TLTRO partirà a settembre 2019 e si estinguerà a marzo 2021. Le banche potranno ottenere fino al 30% dello stock di prestiti idonei alla data del 28 febbraio 2019 e ogni finanziamento avrà una durata di quattro anni. Il tasso di interesse sulle operazioni sarà legato al tasso MRO (Main Refinancing Operation) che attualmente è pari a zero, ma che potrà ulteriormente scendere come successo per il tasso dei depositi, che si trova ora a quota -0.40%. I tassi saranno quindi nulli o negativi per quelle banche che prestano liquidità a privati, famiglie e imprese. Nella storia della BCE ne sono state varate 3: una nel 2014, una nel 2016 e quest’ultima del 2019, sempre tese a scongiurare lo spettro di una crisi bancaria dell’Eurozona e soprattutto per stimolare l’erogazione di credito all’economia reale.Nei suoi bollettini Francoforte ha analizzato l’impatto esercitato nel tempo da questo tipo di interventi, evidenziando come i TLTRO abbiano sempre garantito uno stimolo all’economia reale grazie alla stabilizzazione delle condizioni di finanziamento dal sistema bancario. I TLTRO, insieme ad altre misure introdotte a partire da giugno 2014, si sono dimostrati efficaci nel supportare la concessione di prestiti a privati e imprese: i tassi d’interesse e gli standard richiesti ai debitori sono diminuiti notevolmente subito dopo l’annuncio della prima serie di TLTRO.Ma c’è anche da dire che l’Eurotower si è vista costretta ad emettere una nuova serie di TLTRO visto il pericolo di una congestione del funding causata dalla scadenza degli esistenti TLTRO II3 che da qui al 2021 avrebbero diminuito notevolmente la liquidità degli istituti di credito, con conseguenze rilevanti sulla stabilità del sistema bancario europeo. A farne le spese sarebbero state soprattutto le banche italiane, che avrebbero dovuto restituire circa 250 miliardi4 presi in prestito grazie ai TLTRO II.Inoltre, l’economia in rallentamento dell’area euro, la conseguente riduzione delle stime di crescita, la minaccia del protezionismo, la Brexit e le vulnerabilità dei mercati emergenti hanno sicuramente influenzato la decisione di Francoforte. “Meglio muoversi con prudenza, ma muoversi, in una stanza buia, piuttosto che stare fermi”, ha affermato Draghi. In ogni caso, bisogna precisare che i TLTRO non sono un regalo alle banche, ma una necessità. Servono ad immettere nuova liquidità e soprattutto a scongiurare nuove speculazioni che avrebbero potuto attaccare Paesi come Italia e Spagna (maggiori beneficiari delle manovre passate), con un effetto domino su tutta l’Unione. Ed è per questo che i Paesi membri hanno votato all’unanimità a favore del nuovo TLTRO.
L’emissione dei TLTRO III riguarderà solo indirettamente i mutui, poiché la liquidità presa in prestito dalle banche non potrà essere destinata ai mutui per la casa, al fine di evitare la creazione di una bolla immobiliare. In ogni caso, i mutui risentiranno positivamente delle condizioni agevolate poste dalla BCE, dal momento che, oltre ad annunciare un nuovo round di aste TLTRO, San Mario Draghi ha anche deciso di lasciare i tassi d’interesse applicati ai finanziamenti invariati almeno fino alla fine del 2019. Quindi per l’Euribor, il tasso di riferimento per i mutui variabili, le previsioni rimangono le stesse: la scadenza a tre mesi, la più utilizzata dagli italiani, è rimasta a -0.31, ma anche le scadenze a un mese, sei mesi e 12 mesi rimarranno rispettivamente a quota -0.37, -0.23 e -0.11.Per quanto riguarda il tasso IRS, il riferimento per i mutui a tasso fisso, dopo l’annuncio dei TLTRO ha raggiunto i minimi di quest’anno. Il tasso a cinque anni si è collocato a 0,08, mentre le scadenze a 10, 15, 20 e 25 anni sono scesi a 0.60, 0.96, 1.14 e 1.20.Se da una parte i TLTRO risolvono il problema del funding degli istituti, dall’altra mettono ulteriormente alla prova la profittabilità del settore, poiché i tassi d’interessi applicati ai finanziamenti concessi rimarranno a livelli prossimi allo zero. Le banche potrebbero quindi cercare altre fonti di ricavo, ad esempio innalzando le commissioni bancarie.Nondimeno, molti analisti evidenziano come gli istituti bancari tenderebbero ad utilizzare la maggior parte dei TLTRO per ricomprare i vecchi finanziamenti in scadenza. Così a beneficiarne sarebbe solo il sistema creditizio, che ha attualmente bisogno di liquidità per preservare i suoi requisiti di solidità patrimoniale. Ma il vero problema non è tanto l’offerta, bensì la domanda: finché la domanda di credito non si riprenderà in maniera significativa, tutti questi sforzi saranno inutili.

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Bce: taglia stima inflazione Eurozona a 1,2% da 1,6%

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

La Bce taglia le stime sull’inflazione dell’Eurozona per il 2019 all’1,2%, dall’1,6% precedente.”La Bce riattivi il quantitative easing. Dato che l’obiettivo dichiarato è sempre stato quello di arrivare ad un’inflazione al 2%, la previsione di oggi deve indurre la Bce a rilanciare il piano di acquisti di titoli di Stato almeno fino alla fine dell’anno. Non basta, infatti, proseguire con i reinvestimenti. Se, come ha detto più volte Draghi, il Qe rimane nella cassetta degli attrezzi della Bce, è ora di risfoderarlo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Anche se l’inflazione è sempre stata una scusa per giustificare il QE agli occhi della Germania, e di certo non sono le associazioni di consumatori a desiderare un’inflazione più alta, il taglio delle stime di crescita per l’Eurozona da +1,7% a +1,1 devono indurre Draghi a riprendere il QE” conclude Dona.

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Il Parlamento indica le priorità per BCE e unione bancaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Strasburgo. I deputati hanno definito le priorità per le azioni della Banca centrale europea per il 2019 e per il completamento dell’unione bancaria. In due risoluzioni distinte, la prima sui lavori della Banca centrale europea (BCE), redatta da Gabriel Mato (PPE, ES) e la seconda sui progressi compiuti e da realizzare nel settore dell’unione bancaria, redatta da Nils Torvalds (ALDE, FI), i deputati hanno manifestato le loro preoccupazioni e gli elementi su cui si dovrà prestare particolare attenzione nel corso del prossimo anno.Con riferimento all’Italia, il Parlamento si è detto d’accordo con l’argomentazione del Presidente della BCE Mario Draghi, secondo il quale le dichiarazioni incoerenti fatte dal nuovo governo hanno prodotto nel corso del 2018 un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato italiani.
I deputati concordano con il piano della BCE di iniziare a ridurre gradualmente le misure monetarie eccezionali, introdotte al culmine della crisi finanziaria, invitando tuttavia alla cautela sulla velocità con cui tale riduzione dovrà essere effettuata.Hanno inoltre chiesto alla BCE di prestare particolare attenzione alle crescenti preoccupazioni per la recrudescenza delle bolle immobiliari e del debito del settore privato, alla necessità di continuare a incoraggiare gli investimenti pubblici e privati e di garantire che il denaro “a basso costo” che fornisce alle banche sia effettivamente trasferito, sotto forma di prestiti, all’economia reale.I deputati hanno poi incoraggiato la BCE a garantire la stabilità dei mercati finanziari dell’UE, anche nel caso di una Brexit senza accordo. Infine, hanno chiesto alla Banca centrale europea di seguire da vicino gli sviluppi della tecnologia per un registro distribuito (blockchain) delle finanze.I deputati hanno rilevato la necessità di una maggiore armonizzazione per quanto riguarda la valutazione della stabilità di una banca, del suo fallimento o della sua probabilità di fallimento, nonché una distinzione più chiara tra poteri di vigilanza e poteri di intervento precoce. Hanno inoltre espresso serie preoccupazioni sul cattivo stato delle norme antiriciclaggio nell’unione bancaria, chiedendo un approccio comune dell’UE per la vigilanza e il rispetto di tali norme. Inoltre, la Commissione deve intervenire per ridurre il settore bancario ombra, che rappresentava il 40% del sistema finanziario dell’UE alla fine del 2017.Infine, il Parlamento ha ribadito la sua richiesta di raggiungere un accordo sul sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS), strumento essenziale per il completamento dell’unione bancaria.La risoluzione sulla Banca centrale europea è stata approvata con 500 voti favorevoli, 115 contrari e 19 astensioni. La risoluzione sull’unione bancaria è stata approvata con 497 voti favorevoli, 125 contrari e 14 astensioni.

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Le osservazioni BCE sulle deviazioni dell’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 dicembre 2018

Secondo quanto riportato nel Bollettino della Bce, è particolarmente preoccupante la circostanza che la più ampia deviazione rispetto agli impegni assunti si riscontri in Italia, un Paese in cui il rapporto tra debito pubblico e PIL è notevolmente elevato.
“Giuste osservazioni. Al di là dell’accordo raggiunto in extremis con l’Europa, è evidente che il rialzo del deficit nel 2019, rispetto a quello stimato per il 2018, allontana l’Italia non solo dagli impegni presi con il Patto di stabilità ma da quel percorso di risanamento che sarebbe utile al Paese per evitare di spendere ogni anno miliardi di interessi sul debito pubblico” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il Governo farebbe bene, poi, a domandarsi quanti miliardi ci è costato aver cercato un’intesa con l’Europa solo all’ultimo secondo utile e dopo la bocciatura della manovra da parte della Commissione, facendo così innalzare lo spread, come evidenzia il grafico dei differenziali fra i rendimenti dei titoli di Stato dell’area dell’euro contenuto nel Bollettino della Bce, che per l’Italia schizza a partire dal mese di luglio” conclude Dona.

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Il mercato cambierà idea sulle intenzioni della BCE?

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

eurozoneLondra. Commento di Richard Booth, Portfolio Manager e Research Analyst di Western Asset (gruppo Legg Mason), in vista della riunione della BCE. La positiva dinamica di crescita innescatasi nell’Eurozona dall’estate del 2016 ha frenato bruscamente nella prima parte del 2018. Alla fine del 2017, infatti, lo ‘shock’ di un economia dell’Eurozona che cresceva di più e più a lungo di quanto ci si attendesse ha portato ad un’aspettativa irrealistica: ossia che questo trend potesse continuare allo stesso ritmo anche nel 2018. Quando poi i dati sulla crescita si sono rivelati inferiori, il contraccolpo negativo è stato decisamente superiore alla norma. Ultimamente invece gli indici di sorpresa economica – che misurano lo scarto tra le attese dei mercati e la realtà – hanno registrato un rialzo rispetto ai livelli molto negativi toccati quest’estate (quando dunque le aspettative del mercato erano state deluse). I dati registrati da questi indici in genere tendono a riflettersi sui dati reali dopo circa tre mesi. È interessante notare come l’indice di sorpresa sull’inflazione, pur avendo sperimentato un calo, è comunque rimasto in territorio positivo durante gran parte di questo periodo di bassa crescita. Da questo punto di vista, ci aspettiamo che l’inflazione di fondo (detta anche ‘core’) aumenti, passando dall’1% all’1,3% entro fine anno, mentre l’inflazione complessiva (detta anche inflazione ‘headline’) dovrebbe rimanere attorno al 2%.Nel medio termine, prevediamo che l’inflazione di fondo salirà ancora raggiungendo – e potenzialmente superando – l’1,5%, ma la nostra view resta comunque al di sotto delle previsioni della BCE, che parlano di un’inflazione di fondo all’1,6% nel 2019 e all’1,9% nel 2020. Va notato come in media negli ultimi tre anni le previsioni a due anni della BCE sull’inflazione di fondo si siano rivelate dello 0,5% troppo alte.Cosa ancor più importante, il mercato forward “1 year 1year” (tasso forward dell’inflazione tra un anno) mostra di aspettarsi un’inflazione di fondo tra l’1,3 e l’1,4%, quindi la nostra posizione è leggermente più alta della prezzatura attuale del mercato. Una delle principali ragioni del prolungato periodo di bassa inflazione nell’Eurozona è stato il divergere dell’inflazione dei prezzi dei servizi tra paesi core e paesi periferici: in questo senso sta avvenendo un riallineamento, che motiva le nostre aspettative di una maggior inflazione di fondo.
Come sappiamo, la BCE ha manifestato l’intenzione di ridurre il suo Programma di acquisto di titoli pubblici (PSPP) a 15 miliardi al mese, con l’obiettivo di azzerarlo entro fine anno, se i dati economici confermeranno le sue previsioni. Allo stesso tempo la BCE è stata di proposito ambigua sulle tempistiche del suo primo rialzo dei tassi, accennando vagamente all’estate del 2019. Il fatto che banca centrale si sia prefissata di seguire un certo percorso sui tassi, cosa non avvenuta in precedenza, ha certamente ridotto la volatilità ed è probabile che le prossime riunioni della banca centrale genereranno meno movimenti sul mercato. Molte probabilmente le discussioni ruoteranno attorno alle previsioni di crescita (specialmente in relazione all’impatto delle guerre commerciali) e alla possibilità di alleggerire gli acquisti mensili di obbligazioni o di acquistare obbligazioni di maggior durata attraverso i reinvestimenti.La nostra sensazione è che la BCE sia ora più serena sull’inflazione, e che attualmente voglia concentrarsi maggiormente sulla formazione dei salari. A margine, sottolineiamo come al momento il candidato favorito (seppur di poco) per sostituire Draghi è Erkki Liikanen, uno stretto collaboratore di Draghi noto per il motto “pazienti, perseveranti e prudenti”. Dovesse verificarsi questo passaggio di consegne, crediamo che cambierà poco nell’indirizzo generale della BCE.In conclusione, non siamo certi che nella prossima riunione la BCE rivelerà quando ha intenzione di alzare i tassi, ma il mercato per ora sta prezzando un percorso molto morbido (con il primo vero rialzo di 20 punti base atteso non prima del primo trimestre 2020). Ma se la nostra previsione di un’inflazione di fondo che crescerà più di quanto il mercato si aspetta si rivelerà esatta, crediamo che il mercato potrebbe presto cominciare a prezzare un percorso di rialzi dei tassi più rapido. (Fonte: Citigroup, Western Asset)

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BCE, BOE, Banca centrale turca: 3 banche centrali, tre situazioni molto diverse

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

Commento di Garland Hansmann, Portfolio Manager Investec Asset Management a seguito delle decisioni di BCE, BOE e Banca Centrale Turca. La Banca d’Inghilterra, la Banca Centrale Europea e la Banca Centrale della Turchia hanno annunciato le loro decisioni sui tassi di interesse principali. Mentre la situazione della Banca d’Inghilterra e della BCE era più sfumata, la decisione della Banca Centrale turca era fonte di potenziale preoccupazione, dati i possibili esiti. Guardando alla Turchia, i mercati erano preoccupati che la Banca Centrale avrebbe aumentato i tassi di poco o nulla. Ma nonostante i commenti del presidente Erdogan poche ore prima, la banca centrale ha votato per aumentare i tassi di interesse di tre punti percentuali dal 21% al 24%. È probabile che il mercato consideri questo passo un segnale abbastanza forte da per contrastare la crisi. Situazione diversa per la Bank of England, dove nessun analista o economista si aspettava un aumento dei tassi di interesse, e ciò non avrà conseguenze sui mercati. Ma dal nostro punto di vista, proprio perché le apparenze sono calme in superficie, ciò non riflette necessariamente una mancanza di movimento nelle profondità. La Banca d’Inghilterra osserva che l’attuale politica dei tassi d’interesse si basa su un’ipotesi economica che presuppone un adeguamento relativamente moderato dell’economia dopo la Brexit; a nostro avviso, potrebbe non essere necessariamente così. Pertanto, non ci aspetteremmo automaticamente di vedere un rialzo dei tassi da parte della Bank of England nel prossimo futuro, anche se sembra che il mercato stia valutando la possibilità di un rialzo dei tassi prima dell’arrivo della Brexit. Anche la decisione della BCE la BCE, come quella della Bank of England, era già ampiamente annunciata. Il mercato non si aspettava cambiamenti e quindi non c’è stata alcuna reazione. L’unica incertezza rimaneva sulla conferma della conclusione del programma di acquisto di titoli, dato che la BCE aveva lasciato l’opzione in qualche modo aperta. A partire da settembre, il programma di acquisto sarà ridotto a 15 miliardi di euro. Analogamente alla Banca d’Inghilterra, il mercato non prevede un rialzo dei tassi nel prossimo futuro. La nostra opinione è che il mercato sia forse un po’ troppo ottimistico e sta già ipotizzando che si possano verificare momenti di tensione in relazione a l’euro, ai mercati emergenti o ad una potenziale guerra commerciale; se ciò non accadesse, tuttavia, la BCE potrebbe dover aumentare i tassi di interesse più rapidamente di quanto il mercato stia valutando oggi.

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Bce: in Italia-Spagna stenta ripresa redditi e consumi

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Secondo la Bce, i consumi in Italia e in Spagna non hanno ancora evidenziato una completa ripresa, mentre in Germania e Francia sono di circa il 10% più alti rispetto al periodo pre-crisi. Inoltre in Italia i redditi reali da lavoro dipendente permangono significativamente inferiori rispetto a prima della crisi a causa della moderazione salariale.”Aumentare l’Iva, con i consumi ancora al palo, sarebbe un suicidio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando le osservazioni della Bce e le indiscrezioni sulla prossima manovra.”Inoltre, in questi anni di blocchi contrattuali le famiglie si sono sempre più impoverite. Proprio quando, per via della recessione, avrebbero avuto più bisogno di un sostegno, questo è venuto a mancare. E’ giunto, quindi, il momento di intervenire a livello legislativo, ripristinando meccanismi automatici, come la scala mobile all’inflazione programmata” prosegue Dona.”A giugno l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato del 2% nei confronti di giugno 2017, ma, come attesta ora la Bce, i dipendenti pubblici sono ben lontani dall’aver recuperato quanto perso con il blocco contrattuale che si protraeva dal 2010″ conclude Dona.

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Governo: Savona, Bce, Omt, Qe e tassi di cambio

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 luglio 2018

Siamo rimasti un po’ dubbiosi nel leggere le dichiarazioni del ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, che ha elogiato il presidente della Banca Centrale europea (Bce), Mario Draghi, “nel varare l’Omt, più noto come Qe (Quantitative easing) europeo, sfruttando gli interessi dei Paesi che ne avrebbero beneficiato per rientrare dai loro crediti.”
L’Omt, varato nel 2012, sta per operazioni definitive monetarie; queste operazioni servono a impedire che le tensioni sui mercati dei titoli di stato possano portare a forti aumenti dei tassi di interesse, che avrebbero effetti negativi su imprese e banche. Le Omt consistono nell’acquisto diretto, da parte della Bce, di titoli di stato, a breve termine, emessi da Paesi in difficoltà economica.Il Qe (quantitative easing), varato nel 2015, sta per alleggerimento quantitativo; consiste, nell’acquisto di titoli pubblici e altre obbligazioni; in questo modo la Bce fornisce denaro alle banche che, a loro volta, lo prestano a imprese e alle famiglie.
Ora, non ci risulta che l’Omt siano state utilizzate, il Qe si. Tra l’altro con il Qe, la Bce dà denaro alle banche, come detto, con l’Omt fornisce denaro ai governi. C’è una sostanziale differenza! Forse è stata una svista del ministro Savona, il quale, nella sua dichiarazione, propone che siano attribuiti maggiori poteri alla BCE “se si vuole che il mercato comune e l’euro sopravvivano sul piano del consenso politico che trae alimento nella crescita del benessere economico e sociale dei Paesi membri”. La proposta del ministro Savona prevede un aumento dei poteri della BCE sui tassi di cambio, che già possono essere esercitati, e la possibilità di intervenire sui debiti dei Paesi, garantendoli. Sulle finalità della proposta non possiamo che essere d’accordo, la vediamo un po’ difficile sulle garanzie dei debiti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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