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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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Il Consiglio direttivo della Bce ha cambiato l’obiettivo d’inflazione

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2021

“Decisione rischiosa. Non abbiamo mai ritenuto il 2% di inflazione come un obiettivo, ma come uno strumento. Abbiamo sempre appoggiato la politica monetaria espansiva della Bce a fonte di una grave recessione in atto, ma per la finalità di dare liquidità al sistema, di tenere bassi i tassi di interesse, rilanciare gli investimenti e i mutui delle famiglie, non certo per aumentare i prezzi che riducono il potere d’acquisto delle famiglie” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Insomma, accettavamo di pagare lo scotto dell’inflazione in cambio di crescita, maggiore occupazione e minori oneri sul debito pubblico, pagati con le tasse dei cittadini. Ma c’è un limite che va posto all’inflazione, perché se su un piatto della bilancia c’è la crescita, dall’altro c’è l’inflazione e la riduzione della capacità di spesa dei consumatori. Il tetto del 2%, pur essendo puramente simbolico, garantiva un equilibrio che ora rischia di saltare” prosegue Dona. “Insomma, siamo favorevoli a un coordinamento tra politica monetaria e fiscale, non abbiamo msi ritenuto giusto considerare la politica monetaria come una variabile indipendente che non tiene conto della recessione in atto, come avveniva ai tempi di Trichet, ma quando saremo usciti dalla crisi e si sarà recuperato il Pil perso, l’inflazione dovrà tornare a essere tenuta sotto controllo, senza se e senza ma” conclude Dona.

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Le due anime della BCE e dell’eurozona

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 maggio 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR Il meeting della BCE del 10 giugno presenta non poche difficoltà per la Presidente Lagarde. Da un lato, è innegabile che la situazione economica dell’Eurozona sia in netto miglioramento. Le vaccinazioni procedono spedite a un ritmo di 8.000 per milione di abitanti nei grandi paesi (Germania, Francia e Italia), alla pari con il Regno Unito e più rapide che negli USA (5.500 per milione).I servizi rappresentano oltre il 70% del PIL dell’eurozona. Appare quindi molto probabile che la BCE decida di rivedere al rialzo le stime di crescita rispetto a marzo (PIL: +4,0% nel ’21, +4,1% nel ’22, +2,1% nel ’23). Sarà sufficiente una crescita ben sopra il 4% nei prossimi due anni per far tornare l’inflazione al 2% nel medio periodo? Questo sembra poco probabile: a marzo, la BCE prevedeva un’inflazione dell’1,5% nel ’21, 1,2% nel ’22 e 1,4% nel ’23. Qualche decimale in più di PIL non sarà probabilmente sufficiente a riportare l’inflazione al 2% nel medio periodo. Inoltre, le pressioni di breve periodo che vengono dalle commodities e dagli aggiustamenti di prezzi dovuti alle riaperture non hanno nessun impatto sull’inflazione di medio periodo, che dipende da fattori globali, aspettative di inflazione, pressioni salariali.Quindi, che cosa dovrebbe fare la BCE? Qui le interpretazioni divergono. Da un lato, una banca centrale che vede l’inflazione sotto il target non dovrebbe neanche prendere in considerazione l’idea di restringere le condizioni monetarie (nel caso della BCE, ridurre gli acquisti nel PEPP, ad esempio). Questo perché se l’inflazione non raggiunge il target nel medio periodo nonostante lo stimolo in essere, la banca centrale dovrebbe pensare a fare ulteriore stimolo monetario, non certo a ridurre gli acquisti. D’altro canto, una posizione più ortodossa direbbe che il livello del PIL e l’inflazione prevista nel medio periodo si normalizzeranno solo nel 2022-2023. A quel punto, secondo un approccio più prudente la politica monetaria dovrebbe essere già neutrale. Quindi, è necessario iniziare la normalizzazione adesso, per evitare di agire troppo in ritardo. Pertanto, la BCE dovrebbe indicare una riduzione degli acquisti nel PEPP al più presto. Chi ha ragione? Entrambe le posizioni sono difendibili. Molte banche centrali sono state e si trovano tuttora di fronte a una scelta simile. Le decisioni in politica monetaria sono dettate dal peso specifico che l’inflazione ha per la banca centrale rispetto ad altri fattori, tra cui la stabilità finanziaria. Una banca centrale che non vuole correre rischi in questa direzione probabilmente restringerà la politica monetaria quando l’inflazione non è ancora al target, agendo in maniera preventiva. Viceversa, una banca centrale che ritiene che i benefici di una politica espansiva siano molto maggiori rispetto ai rischi sulla stabilità finanziaria, terrà la politica monetaria espansiva per molto tempo, anche a costo di un’inflazione temporaneamente sopra il suo obiettivo. Questo è quello che sta facendo la Fed, ad esempio. Per quanto riguarda la BCE, è normale che il dibattito tra “falchi” e “colombe” vada a intensificarsi man mano che l’economia migliora. Bisogna però tenere a mente che strutturalmente l’eurozona è meno propensa a creare inflazione di quanto non siano gli Stati Uniti (basta guardare al trend di inflazione di tipo core degli ultimi 10 anni: 1,6% in USA e poco meno di 1,2% in eurozona). Inoltre, la posizione ciclica dell’eurozona – seppur in miglioramento – è chiaramente indietro rispetto agli Stati Uniti, dove lo stimolo fiscale è stato molto più grande. Appare quindi del tutto improbabile che la BCE voglia mandare un segnale nella direzione del tapering prima della Fed. Se lo facesse, con ogni probabilità l’euro si rafforzerebbe, cosa che chiaramente la BCE non può permettersi in questo frangente. Pertanto, al momento l’unica strategia per la Lagarde appare quella di cercare di contenere il dissenso interno e di continuare a posticipare un annuncio di un tapering degli acquisti fino alla seconda metà dell’anno, probabilmente dopo la conclusione della Strategy Review prevista per l’estate. Ciò detto, è inevitabile che il consenso che ha prevalso nel consiglio della BCE durante i giorni più neri della pandemia si trasformi in dissenso sempre più crescente con le prospettive dell’eurozona che migliorano. La stessa cosa succederà tra i ministri delle finanze quando si tratterà di dover ridisegnare le regole fiscali, sospese fino al 2022. In queste complicate discussioni di politica monetaria e (soprattutto) fiscale si deciderà il futuro dell’eurozona. Un ritorno al paradigma del rigore e dell’austerità appare francamente poco probabile visto il trend attuale ma c’è da scommettere che i “falchi” venderanno cara la pelle.

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Commento post meeting BCE

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

A cura di Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm.Per il meeting di oggi, gli analisti si aspettavano generalmente di non vedere alcun cambiamento nella politica monetaria, né per quanto riguarda il PEPP, né tanto meno per quanto riguarda un aumento dei tassi d’interesse. I mercati erano focalizzati più sul tono delle dichiarazioni della Lagarde, che su azioni concrete, ricercando qualche segnale di cambiamento dell’entità degli acquisti da giugno in poi. Certo, nella mattinata abbiamo assistito a un minimo nervosismo, con i tassi delle obbligazioni Europee che sono saliti marginalmente fino alle 15:00, per poi ritornare a scendere sotto i livelli di ieri dopo l’intervento della Lagarde, che ha confermato le aspettative non attuando alcun cambiamento sostanziale, utilizzando una retorica accomodante e confermando che la politica monetaria europea sarà slegata da quella americana. Rispetto alla Fed, la Bce mantiene un approccio più intransigente rispetto al vincolo di inflazione del 2%, anche perché il target è molto più lontano, dato che le aspettative negli USA per il 2021 vedono un CPI al 2.6%, mentre in Europa i valori sono più contenuti (1.6%) in linea con la crescita depressa dell’ultimo decennio. Questo per adesso non basta a raffreddare i mercati, che comunque vedono la traiettoria dei prezzi ancora ampiamente sotto controllo, ma potrebbe creare una fonte di ambiguità sul medio-lungo termine, specialmente se si dovesse accendere in UE una dinamica di ripresa simile a quella vista negli Stati Uniti”. Infatti, i miglioramenti sul fronte economico e la distribuzione dei vaccini potrebbero portare i tassi d’interesse europei a salire prima del previsto, comportando alcune sfide, non solo per l’obbligazionario, impattato per via diretta dalle decisioni della BCE, ma anche per l’azionario, le cui valutazioni si basano su una crescita degli utili spinta anche da una politica monetaria espansiva. Una rivalutazione della ripresa economica inciderà principalmente sulla parte medio-lungo della curva, la cui pendenza è già aumentata in maniera sostanziale rispetto a tre mesi fa, ma ci aspettiamo che il percorso di normalizzazione rimanga graduale e attinente alle condizioni di mercato.

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BCE: Calma apparente. Che cosa cova sotto la cenere?

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. Cosa ci si aspettava dal meeting di oggi? A marzo, la BCE aveva preannunciato che gli acquisti del PEPP sarebbero aumentati in maniera significativa nel seguente trimestre, una misura volta a tenere i tassi sotto controllo. Dal meeting di marzo, i tassi delle curve europee sono effettivamente rimasti sotto controllo, anche a fronte di un aumento molto contenuto degli acquisti netti del PEPP (da un ritmo di ca 15 a 17bn a settimana). Molto probabilmente il trend in discesa dei tassi a lungo termine americani ha aiutato la BCE.Nel meeting di oggi, la BCE ha lasciato i tassi invariati come era scontato attendersi. Come sempre in queste circostanze, il tono e i commenti della BCE sono di particolare interesse. Il mercato oggi era interessato a tre temi: se la BCE giudica l’aumento degli acquisti PEPP sufficiente o intende accelerare; se e quando intende successivamente ridurre gli acquisti nel PEPP (tapering) e a che condizioni; come la BCE vede i rischi riguardo allo scenario macroeconomico in Europa.Che risposte ha dato la Lagarde oggi? Nel corso della conferenza stampa, la Lagarde ha ripetuto che è prematuro parlare di riduzione degli acquisti netti del PEPP e che questi ultimi continueranno a superare i livelli di inizio anno (gennaio e febbraio), specialmente se valutati su base mensile (il mercato tende a focalizzarsi sui dati settimanali, più volatili). Ciò indica acquisti nell’ordine di 80-90 miliardi al mese, rispetto ai 50-60 di gennaio-febbraio.In risposta a una domanda sulla crescita, la Lagarde ha sostenuto che i rischi non sono cambiati rispetto a marzo e che la zona Euro tornerà ai livelli di attività pre-pandemici nella seconda metà del 2022. La Lagarde ha aggiunto però che questo non vuol dire che ci sarà una vera e propria normalizzazione, visto che il livello del PIL rimarrà sotto il potenziale (ci sarà un output gap).Sarebbe bello, ma non si può. In risposta a una domanda sulla Fed, la Lagarde ha ammesso che sarebbe auspicabile una normalizzazione della politica monetaria in Europa che coincida con quella degli Stati Uniti, ma le condizioni macroeconomiche semplicemente non lo consentono. In altre parole, gli USA sono molto più avanti su cammino della crescita e inflazione rispetto all’eurozona. Nel complesso, il tono della conferenza stampa è apparso in linea con le attese, forse al margine dovish.Le tensioni interne sembrano però destinate a crescere. In generale, sul tema della comunicazione la BCE può sembrare ambigua, ma dobbiamo ricordare che per la BCE l’ambiguità è una scelta obbligata. La Presidente Lagarde si trova a mediare tra le varie anime del Consiglio, che sono spesso in disaccordo tra di loro, come si evince chiaramente dalle dichiarazioni pubbliche.Durante la pandemia, la BCE era riuscita a raggiungere un’unità di intenti che aveva sorpreso il mercato e offerto un assist importante alla politica fiscale. Uscendo dalla pandemia, queste tensioni inevitabilmente ritorneranno alla superficie. Da un lato, i falchi spingono per una riduzione del QE quanto prima e un ritorno alla normalità. Dall’altro, la maggioranza del Consiglio registra invece un’inflazione attesa ancora sotto il target e – con ogni probabilità – un livello del PIL dell’eurozona ancora sotto il potenziale. Pertanto, ogni discussione su tapering rimane prematura.La Lagarde ha inoltre ripetuto che la BCE non è legata a rigidi targets (ad es. un formale Yield Curve Control), anche se, comunque la si voglia chiamare, è palese che la BCE intende per ora continuare sul sentiero di un controllo dei rendimenti (implicito o esplicito) tramite acquisti di titoli governativi. Sarà interessante vedere se a giugno, con i vaccini in aumento e (sperabilmente) un’economia in ripresa, questo messaggio potrà cambiare in linea con le nuove previsioni macro. Per adesso, questo sembra poco probabile.

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“Flash BCE: Conferma dello status quo e appuntamento al 10 giugno”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte SIM. La riunione Bce piuttosto interlocutoria in cui la Lagarde ha ribadito i concetti principali espressi nella riunione di marzo: CRESCITA la ripresa globale sta supportando l’area Euro ma rimangono rischi nel breve Nel primo trimestre il PIL è atteso in calo (pubblicazione preliminare attesa il 30 aprile) INFLAZIONE In accelerazione nei prossimi mesi Gli indicatori di inflazione basati su dati di mercato stanno evidenziando rialzo graduale PIANO PEPP: confermata l’intenzione di continuare a ritmo di acquisti più accelerato vs primo trimestre Non è stata discussa l’ipotesi del timing di interruzione del PEPP Il ritmo di acquisti netti in accelerazione va valutato vs i primi due mesi del 2021 (media di 12,3Mld€) vs la media post riunione di metà marzo (circa 17Mld€). Importante considerare anche i reinvestimenti nel flusso lordo totale e soprattutto il flusso medio mensile piuttosto che i dati settimanali In sintesi si può dire che la riunione ha aggiunto poco rispetto a quanto già noto dalla precedente. Le decisioni sul tema fine del PEPP/rimodulazione del ritmo di acquisti sono state etichettate come premature. Di conseguenza la reazione improntata al sell on news di brevissimo con borse in leggero ritracciamento e euro in marginale deprezzamento.Allo stesso tempo è stata ribadita l’importanza della TLTRO. Di fatto implicitamente un rinvio a decisioni più di peso nella riunione del 10 giugno, quando saranno aggiornate le stime di crescita ed inflazione. In quella sede la Bce sarà chiamata a decidere sula continuazione o meno del ritmo accelerato del PEPP e, soprattutto, se eventualmente rendere ancor più appetibili le operazioni TLTRO per supportare l’area Euro nella fase di ripresa post Covid, alla luce anche dell’enfasi posta dalla Lagarde proprio sull’importanza del ruolo della TLTRO desunta dall’ultimo Bank Lending Survey. Sul fronte cambio, continua la vigilanza per il ruolo svolto sulla dinamica dei prezzi, con l’area 1,20 che attualmente appare essere di sostanziale conforto per la BCE. A tal proposito ribadisco il target in area 1,16 entro giugno, intervallato da una fase temporanea di pull back che ha due estensioni: 1,2050 già raggiunto e successivamente area 1,22. Successivamente a favore del dollaro potrebbe prevalere l’effetto “aperture anticipate”, che potrebbe portare ad un nuovo temporaneo rialzo dei tassi prima di un trend decrescente nella seconda parte dell’anno, frutto di acquisto di investitori esteri e di piani fiscali aggiuntivi Us finanziati prevalentemente con tasse piuttosto che incremento di emissioni Treasury

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Il mercato chiede, la BCE risponde

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 marzo 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR C’era molta attesa su quello che la BCE avrebbe fatto in risposta al recente rialzo dei tassi di mercato. Il rialzo di 60bp dei tassi d’interesse negli US è chiaramente stato il trend di mercato più importante delle scorse settimane. Anche in Europa i tassi d’interesse sono saliti, pur se in misura minore che negli US. Ad esempio, da inizio anno il decennale Bund è salito di circa 20bp, a -0.35%. E allora perché c’era tanta attesa su quello che avrebbe detto la BCE oggi? Per due ragioni. In primo luogo, perché mentre l’economia US può facilmente giustificare un movimento al rialzo dei tassi d’interesse, lo stesso non si può dire per la zona euro, almeno per adesso. Si è aperto un gap importante per quanto riguarda sia la rapidità delle vaccinazioni, che l’entità dello stimolo fiscale. In altre parole, si prefigura una chiara outperformance dell’economia US su quella Europea nei prossimi trimestri. In secondo luogo, i recenti commenti da parte di vari rappresentanti della BCE non lasciavano trasparire un’unità di vedute sul tema, e gli acquisti settimanali nel PEPP erano rimasti sorprendentemente modesti (ca 12 mld a settimana) a fronte del rialzo dei tassi. In sostanza, il mercato chiedeva chiarezza. Come vede la BCE questo rialzo dei tassi? Con indifferenza o preoccupazione? La risposta ricevuta oggi è forte e chiara. La BCE ha annunciato che il Consiglio ha deciso che gli acquisti nel PEPP aumenteranno in maniera significativa nel prossimo trimestre. In altre parole, la BCE vuole tenere i tassi sotto controllo. Quanto può aggiungere ai suoi acquisti la BCE? Il PEPP è uno strumento molto flessibile. La BCE potrebbe aumentare gli acquisti in maniera importante tra adesso e giugno, per poi diminuirli di nuovo da luglio in poi. Ad esempio, al ritmo attuale (ca 50mld al mese), la BCE rimarrebbe ca 350-400mld al di sotto del limite attuale (1,850 miliardi entro marzo 2022). Quindi, c’è spazio per un aumento degli acquisti di ca 30mld al mese, rispetto ai 50 attuali. Questo rappresenta un supporto importante per il mercato obbligazionario, particolarmente alla luce del fatto che la BCE può aumentare il PEPP se lo giudica necessario. Rimangono ambiguità sul fronte dei parametri, ma la BCE non può e non vuole scoprire le sue carte. La BCE si riferisce alla necessità di preservare “condizioni finanziarie favorevoli”, ma la Lagarde è rimasta ancora una volta vaga nel corso della conferenza stampa. Queste condizioni finanziarie includono rendimenti governativi, corporativi, condizioni creditizie. In sostanza, la BCE non guarda un singolo indicatore e mantiene enorme discrezionalità. La Lagarde ha precisato che la BCE non è legata a rigidi targets (ad es. Yield Curve Control).Le nuove previsioni macroeconomiche chiariscono – se ce ne fosse bisogno – come mai la BCE contempla ulteriore stimolo monetario. La crescita del PIL è prevista al 4% nel 2021, 4.1% nel 2022 e 2.1% nel 2023 (in precedenza: 3.9%, 4.2%, 2.1%). L’inflazione rimane ben al di sotto del target, al 1.5% nel 2021, 1.2% nel 2022 e 1.4% nel 2023 (in precedenza: 1%, 1.1%, 1.4%). In altre parole, nonostante i tassi prossimi allo zero e un’espansione di liquidità senza precedenti, la BCE vede l’inflazione ben al di sotto dell’obiettivo del 2% nel medio periodo. La grande divergenza, la Fed e il dollaro: per quanto rimanga ambigua sul tema delle “condizioni finanziarie”, la decisione di aumentare gli acquisti nel PEPP indica con forza che la BCE vuole tenere i rendimenti sotto controllo. La prossima settimana vedremo qual è il messaggio che la Fed decide di mandare ai mercati. Per adesso, i fondamentali macro logicamente sembrano favorire un continuo ampliamento del differenziale di tassi a 10 anni US-Europa, e un conseguente possibile rafforzamento del dollaro sull’euro.

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“Flash BCE: la Lagarde mette al riparo i tassi dalle minacce dai tassi USA e dall’arrivo della gobba inflattiva nel Q2”

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 marzo 2021

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte SIM. La riunione Bce si è conclusa con la decisione principale di incrementare gli acquisti tramite il piano PEPP fino al prossimo trimestre. La decisione è stata presa per consenso. Sul fronte macro, lo scenario delineato contempla un possibile calo del Pil nel primo trimestre a fronte di un temporaneo rialzo dell’inflazione, che ha portato lo staff Bce a rivedere sensibilmente al rialzo le stime di inflazione 2021, confermando sostanzialmente il rimanente quadro macro prospettico che, come precisato dalla Lagarde, non tiene ancora in considerazione l’impatto del piano fiscale Us di 1900Mld$ appena varato alla Camera ed in attesa della firma di Biden. enendo in considerazione gli impatti in senso generale (derivanti, ad esempio, anche dalla politica fiscale). Ha inoltre ribadito che la Bce non sta perseguendo una politica di yield curve control e che l’incremento degli acquisti saranno distribuiti su tutta la curva. Infine, sul tema rialzo temporaneo dell’inflazione, la Lagarde ha precisato che l’atteggiamento Bce è quello di guardare oltre eventuali marcati temporanei rialzi della dinamica dei prezzi al consumo. In sintesi, la decisione di oggi di incrementare gli acquisti si inquadra in un atteggiamento Bce volto sia a difendersi dall’effetto contagio del marcato rialzo dei tassi Usa e sia ad assicurare un controllo dei tassi in un trimestre come quello che sta per iniziare, che sarà caratterizzato da un marcato incremento dei prezzi al consumo. L’effetto immediato sui mercati si è riflesso in modo particolare sul calo dei tassi Btp e relativo spread verso Germania e Spagna. I Btp pertanto risultano essere supportati sia dall’imminente rialzo degli acquisti della Bce sia dal possibile arrivo di ulteriore domanda dal lato bancario dopo la prossima asta Tltro di metà marzo. Sulla base di queste considerazioni è possibile ipotizzare l’azzeramento dello spread Ita/Spagna (attualmente intorno ai 30 pb) con approdo del tasso decennale Btp in area 0,30% con spread intorno ai 70pb entro maggio /giugno, pari cioè al periodo di copertura dell’incremento degli acquisti Bce che comprende anche il periodo in cui sarà stata presentata la nuova versione del Recovery Plan.

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Commento BCE: Quando l’ambiguità è necessaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. In linea con le attese del mercato, la BCE ha deciso di lasciare i tassi invariati e di non annunciare nessuna nuova iniziativa. Nel comunicato la BCE conferma che continuerà gli acquisti nel PEPP fino almeno a marzo 2022, e, in ogni caso, finché sarà necessario. Il comunicato menziona che il PEPP non deve necessariamente essere usato per intero. Questa osservazione non è però del tutto nuova, essendo già stata fatta dalla BCE in dicembre. In ogni caso, la Banca Centrale Europea aggiunge che il PEPP può essere aumentato, se necessario. Nel corso della conferenza stampa, la Lagarde ha parlato di continui rischi al ribasso per la crescita, nonostante la conclusione della Brexit e l’inizio del processo di vaccinazione. In generale, gli sviluppi macroeconomici sono, tutto sommato, in linea con le aspettative di dicembre. L’inflazione rimane “estremamente bassa”, destinata a salire per questioni statistiche nei mesi a venire ma, in sostanza, ancora molto debole. Ricordiamo che nelle previsioni di dicembre la BCE aveva previsto un’inflazione dell’1% nel 2021, 1.1% nel 2022 e 1.4% nel 2023, in lieve flessione rispetto alle previsioni di settembre. In termini di inflazione sottostante (core), la BCE vede una risalita fino ad appena l’1.2% nel 2023. In parole povere, con i tassi allo zero e un’espansione di liquidità senza precedenti, la BCE vede l’inflazione core a poco più della metà del suo obiettivo nel medio periodo.Nel comunicato, la BCE si riferisce alla necessità di preservare “condizioni finanziare favorevoli”, lasciando un linguaggio molto vago. Nella conferenza stampa, alla Lagarde è stato chiesto di definire con più precisione in cosa consistano queste “condizioni finanziarie” e di esprimersi sul fatto che il PEPP aiuti a comprimere il rischio Paese anche laddove questo sia legato a questioni politiche, non pandemiche (il riferimento all’Italia era esplicito). In un capolavoro di eloquenza ambigua, la Lagarde ha risposto a queste domande dicendo che il suo approccio alle condizioni finanziarie è di tipo olistico, e include rendimenti governativi, corporativi, condizioni creditizie. In sostanza, la BCE non guarda un singolo indicatore. Per questa ragione la Lagarde non ritiene né opportuno né necessario commentare sugli spreads di un Paese in particolare (l’Italia). Questo set di indicatori rappresenta la “bussola” che la BCE usa per navigare. L’”ancora” rimane, come sempre, l’inflazione. Al di là delle metafore marinare, sembrerebbe facile criticare la BCE per una possibile mancanza di trasparenza. Quanto peso si dà a ogni componente delle condizioni finanziarie? Ed è vero o no che la BCE sta di fatto già adottando una politica di controllo della curva dei tassi (Yield Curve Control)? Con ogni probabilità, la Lagarde non risponde perché non vuole, ma anche e soprattutto perché non può. Questo perché l’urgenza pandemica ha creato una forte unità di intenti all’interno del consiglio BCE nel corso del 2020, ma probabilmente rimangono importanti divergenze tra i vari membri sull’orizzonte temporale degli acquisti e sulle condizioni di uscita dal PEPP. Finché l’inflazione rimane bassa e le economie deboli, questa ambiguità non rappresenta un problema. Al contrario, offre alla BCE tempo prezioso per risolvere internamente queste tensioni, probabilmente usando la strategy review. Nel frattempo, il controllo della curva dei rendimenti (implicito o esplicito) tramite la promessa di acquisti su scala massiccia rimane il modus operandi della BCE al fine di finanziare una politica fiscale espansiva. http://www.acomea.it

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BCE, Western Asset: “Nuove misure a dicembre, ma basteranno?”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2020

Commento di Andreas Billmeier, sovereign research analyst di Western Asset (Franklin Templeton) sul meeting della BCE. La BCE ha mantenuto i tassi e gli altri strumenti di policy ai livelli attuali, ma ha dato ai mercati un avvertimento chiaro per il prossimo incontro di dicembre, quando «ricalibrerà le proprie misure». Per quella data, le nuove proiezioni macroeconomiche dovrebbero tener conto della significativa deviazione al ribasso dell’inflazione core rispetto alle previsioni di settembre, così come dell’impatto della seconda ondata di lockdown. Le stime saranno anche basate su dati più certi riguardo gli stimoli fiscali inclusi nei budget 2021 degli stati membri. Nell’evidenziare come i rischi siano “chiaramente orientati al ribasso”, la BCE ha creato aspettative per una sua azione a dicembre su almeno due piani. Innanzitutto, potrebbe prendere nuove misure per supportare il credito all’economia. In secondo luogo, per assicurare la convergenza della proiezione di inflazione rispetto all’obiettivo, gli acquisti di asset dovrebbero aumentare. Questo a sua volta supporterà le valutazioni obbligazionarie, o almeno preverrà un rapido aumento dei tassi di interesse, in maniera simile alle intenzioni della BCE in primavera. Non è chiaro a questo punto se l’espansione del PEPP sarà la miglior strategia in questo senso. Per gli investitori obbligazionari la questione che rimane sul tavolo è se il supporto in arrivo dalla BCE – probabilmente ancora lontano sei settimane – sarà una spinta sufficiente rispetto ai venti contrari che nel frattempo soffieranno, originati da un impennata dei rischi relativi alla pandemia, da piani fiscali deludenti per il prossimo anno, e da altri fattori esterni (tra cui quelli politici.). Siamo cautamente ottimisti, soprattutto perché la BCE ha dimostrato che può agire velocemente quando le condizioni di mercato si deteriorano rapidamente.”

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“Flash BCE: arsenale 2.0 in costruzione, pronto per dicembre”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2020

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte SIM. Il messaggio della Lagarde può essere sintetizzato da una frase della Lagarde stessa: “ECB was there in the first wave and will be there in the second wave” Le azioni possibili comprendono sia allungamento quali/quantitativo del PEPP e del QE sia modifiche della TLTRO su cui è stata fatta domanda ad hoc e che la Lagarde ha preso al balzo per sottolineare che “ECB is very attentive to the pandemic effects on banks”.Le risposte della Lagarde, pertanto, non sembrano escludere mosse già a novembre se il Covid lo richiederà e, nel caso della Tltro, ampliamento del collaterale accettato e tassi anche più negativi oltre che ricalibrazione del riferimento ai total loans su cui si applica il massimale massimo che le banche possono tirare. Propendo per l’ipotesi di manovre già nel mese di novembre soprattutto con riferimento alla TLTRO; altrimenti l’operazione di dicembre andrà di fatto sprecata se l’annuncio arrivasse nella riunione del 10 dicembre, vista la scadenza del 9 dicembre per inserire le richieste delle banche per la prossima operazione TLTRO. Di conseguenza, la riunione di oggi della BCE conferma lo scenario di ampia liquidità in arrivo da parte delle banche centrali per fine anno con impatto sui mercati, scenario che potrebbe essere evidente soprattutto dalla seconda parte di novembre con due filoni principali: “big switch” (- tech Us + tech Cina) e “great rotation” settoriale. Sul fronte tassi è confermata l’ipotesi di spread Italia in area 100/120 pb per fine anno con Eur-Usd in area 1,15 sempre per fine anno come sopra

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“La BCE preannuncia nuovo stimolo”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2020

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. Come previsto, la BCE ha lasciato il tasso sui depositi invariato al -0.50%. Nel comunicato stampa, ci sono tre punti degni di nota. Il primo è che la BCE vede i rischi chiaramente spostati al ribasso. Il secondo è che la BCE, in pratica, preannuncia un ulteriore stimolo monetario già a dicembre, quando avrà a disposizione le nuove previsioni. Il terzo è che la BCE menziona l’euro già nel comunicato, cosa molto rara.Data la situazione, il tono della conferenza stampa non poteva che essere molto preoccupato. La Presidente Lagarde ha chiaramente detto che il Consiglio è unanimemente d’accordo sull’opportunità di “ricalibrare” i suoi strumenti a dicembre. Questo vuol dire valutare non solo ogni singolo strumento, ma anche come i vari strumenti (APP, PEPP, TLTRO, tassi d’interesse) interagiscono tra di loro. Probabilmente questa guidance è più forte e ampia di quello che si aspettava il mercato. La Lagarde chiarisce che la BCE ha agito con forza per la prima ondata del Covid, farà lo stesso nel futuro e non prende neanche in considerazione l’idea che la BCE stia finendo le munizioni. Al contrario, la Lagarde ha ribadito che tra qui e dicembre è possibile un uso più intenso degli strumenti esistenti (ad esempio: un aumento di acquisti tramite il PEPP se necessario).Che succederà a dicembre? Già prima della recente esplosione dei casi di Covid-19, la BCE doveva far fronte a basse pressioni molto inflattive nel breve periodo e a previsioni di inflazione core (ca. 1% in media nel periodo 2021-2022) che chiaramente non sono compatibili con il target (2%). È evidente che la previsione di crescita del PIL del 3.1% nel quarto trimestre sarà rivista al ribasso e con ogni probabilità le nuove previsioni mostreranno un “double-dip”. Prima del meeting di oggi, gli analisti si aspettavano un aumento del PEPP (300-400mld), e un’estensione di altri sei mesi, fino almeno a fine 2021. Dopo questa conferenza stampa, le aspettative probabilmente includeranno anche possibili cambi alla TLTRO, e – solo come extrema ratio – anche un taglio dei tassi d’interesse.E oltre dicembre, cosa possiamo aspettarci? Andando oltre, il ruolo della politica monetaria sarà, a mio avviso, dettato dalla politica fiscale almeno per tutto il 2021. Oggi la Lagarde ha enfatizzato diverse volte la cooperazione tra politica monetaria e politica fiscale, un fenomeno nuovo e direi probabilmente una delle poche notizie buone di questo 2020. È oramai chiaro che anche se un vaccino dovesse arrivare entro fine anno, la ripresa sarebbe lenta e probabilmente incompleta, nel senso che ci saranno settori che non torneranno ai livelli di attività precedenti, oppure impiegheranno anni per farlo. Molte imprese falliranno, altre nasceranno in settori nuovi. La politica fiscale rimarrà espansiva per tutto il tempo necessario a far fronte a una trasformazione epocale di questo tipo. Un ritorno all’austerità appare francamente impensabile per adesso. Dato che su questo c’è finalmente un ampio consenso in Europa, il ruolo della BCE è favorire il continuo uso della leva fiscale, accompagnandolo con tassi bassi, evitando la “frammentazione” del mercato e garantendo una efficiente trasmissione monetaria. Il che vuol dire che gli spreads dei paesi a debito più alto – tra cui l’Italia – saranno tenuti sotto controllo dalla BCE per ancora molto tempo. E il messaggio implicito ai paesi per adesso è: spendete di più, e meglio.

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La crise des dettes souveraines avait transformé la BCE

Posted by fidest press agency su domenica, 24 maggio 2020

La crise actuelle est en train de transformer l’Allemagne et, peut-être, l’Union européenne. En proposant le 18 mai une levée de fonds, par la Commission, de 500 milliards d’euros pour financer des subventions sectorielles et régionales à la relance économique, Angela Merkel et Emmanuel Macron ont fait sauter un verrou budgétaire européen qui était resté précieusement fermé depuis le lancement de l’Union économique et monétaire. La chancelière allemande s’était référée plus tôt devant le Bundestag à Jacques Delors pour préparer les esprits à cette ouverture, rappelant que « seule, une union monétaire ne suffira pas ». La récession, dans laquelle la pandémie plonge l’économie européenne cette année, pousse l’UEM à vouloir marcher sur ses deux jambes, comme la France l’a inlassablement préconisé. L’idée franco-allemande va dans le bon sens et survient au milieu d’un débat à Vingt-Sept qui requiert un tel aiguillon politique. Elle doit inciter la Commission européenne à l’audace dans sa proposition de fonds de relance et de cadre financier pluriannuel révisé attendus le 27 mai – et que nos experts analyseront en webinaire le lendemain.Si la communautarisation des dettes pourrait ainsi voir le jour, l’histoire de l’intégration européenne enseignera encore que les crises créent les circonstances de telles avancées. « L’Union européenne fait face à sa plus grande mise à l’épreuve depuis sa fondation », estimait déjà Angela Merkel le 6 avril. Au-delà des conditions sanitaires inédites et de la gravité de la conjoncture économique, d’autres facteurs expliquent cette révolution de la position allemande. Juridique d’abord, avec l’arrêt du Tribunal constitutionnel allemand du 5 mai qui, en s’en prenant au rachat de dettes par la BCE, a placé Berlin devant une incohérence à terme intenable : la BCE ne peut porter, à elle seule, la solidarité envers les économies fragilisées. La solidarité doit aussi être budgétaire, par des transferts.Autre facteur, politique. La gestion de la pandémie a redonné de l’ascendant à Angela Merkel, qui s’apprête à présider le Conseil de l’UE à partir du 1er juillet. Compte tenu du poids de l’Allemagne et du moment, cette présidence européenne s’annonce déterminante. La chancelière l’aborde ainsi avec offensive. Les défis pour l’Europe ne manquent pas. Et ils sont immédiats comme la relance verte, dont Europe Jacques Delors (Bruxelles), avec notre Centre énergie, a présenté un plan solide. Ou comme la course mondiale au vaccin, dont la dureté des rivalités illustre les nouveaux enjeux de sécurité pour l’Union européenne.Des défis à relever avec un nouveau mot d’ordre. Il y a dix ans, en pleine crise grecque, prévalait dans l’UE le très schäublin : « Pas de solidarité sans responsabilité ». Aujourd’hui, le mot d’ordre franco-allemand inverse la logique et élargit l’horizon, articulant l’affirmation de l’Europe dans le monde, à coups de « champions » et « stocks stratégiques », avec un soutien sans faille en remède à notre interdépendance interne. Jusqu’à s’endetter en commun. Désormais : « Pas de souveraineté sans solidarité».

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Inaccettabile che sorti Italia ed Europa siano decise dalla Germania

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

«La Corte Costituzionale tedesca richiama la BCE contro il piano di sostegno all’economia per fronteggiare la crisi causata dal Coronavirus. Solo a Fratelli d’Italia sembra inaccettabile che le sorti dell’Italia e dell’intera Europa siano decise in totale autonomia dalla Germania attraverso la sua Corte Costituzionale? Abbiamo sempre posto il problema di una architettura europea distorta, nella quale l’Italia ha ceduto ogni sua sovranità nazionale alla UE mentre Francia e Germania utilizzano proprio la UE per perseguire i propri interessi nazionali a discapito degli altri Stati membri, Italia soprattutto. I fatti di questi giorni ci danno ragione, ancora una volta. La trappola che la Germania, con i suoi vassalli, sta preparando è molto chiara: senza un intervento imponente della BCE che acquista titoli di Stato, l’Italia (come altri Stati membri) sarà costretta a far ricorso al MES, il famigerato Fondo Salva Stati, aprendo così le porte alla Troika e al commissariamento della nostra Nazione. Il Governo italiano si faccia sentire. La BCE non è proprietà tedesca, è anche dell’Italia, visto che ne possediamo il 14% e visto che le abbiamo delegato il potere di emettere moneta. In questa fase di emergenza la BCE deve fare quello che fanno tutte le banche centrali del mondo: immettere liquidità e acquistare illimitatamente titoli di Stato, altrimenti non sappiamo cosa farcene di questa BCE e di questa Unione Europea. Se ad altri sta bene vivere da servi dei tedeschi, problemi loro, noi difenderemo con ogni mezzo la libertà e la sovranità del popolo italiano». Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Bce. Urso (FdI): da Lagarde no gaffe ma chiara linea politica

Posted by fidest press agency su sabato, 14 marzo 2020

“Conosco Christine Lagarde molto bene, abbiano lavorato insieme come ministri del Commercio Estero nel Consiglio Europeo. Non è affatto una sprovveduta ma una convinta assertrice degli interessi francesi. La domanda era concordata e la sua risposta ponderata. Benissimo ha fatto il presidente Mattarella a reagire subito con grande autorevolezza. Se qualcuno gioca contro l’Italia, la nostra risposta deve essere corale, forte e netta. Uniti più che mai!”. È quanto ha scritto su Facebook Adolfo Urso, senatore di Fratelli d’Italia, il quale ha aggiunto: “Non credo affatto che si sia trattato di una “gaffe” ma della malcorta espressione di una chiara linea politica, molto diversa da quella realizzata da Mario Draghi nel suo esercizio di Governatore della BCE e da quella che tanto più ora necessità alla luce della emergenza coronavirus. Proprio per questo, occorre non solo denunciare ma imporre alle istituzioni europee una corale reazione sin dalla riunione di oggi con la sospensione del Patto di stabilità e l’adozione di un piano straordinario di investimenti e sostegno a imprese e famiglie anche con misure non convenzionali”, conclude il senatore Urso

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Stati Uniti d’Europa. Lagarde, BCE e i cristalli

Posted by fidest press agency su sabato, 14 marzo 2020

Un elefante in un negozio di cristalli. Ci è venuta in mente questa scena per sintetizzare il comportamento della neo presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Christine Lagarde.I cristalli, delicatissimi, cioè la situazione economica, energetica e sanitaria che il Mondo sta affrontando e subendo, sono venuti giù frantumandosi in mille pezzi: le borse in picchiata e lo spread impennato.
“Non siamo qui per ridurre gli spread” è stata la spallata alla cristalleria della Lagarde. Eppure, Christine Lagarde non è una sprovveduta: è stata più volte ministra francese: del Commercio Estero, dell’Agricoltura e Pesca, dell’Economia, dell’Industria e dell’Impiego, poi direttrice del Fondo Monetario Internazionale e, ora, presidente della BCE. Il rumore dei cristalli ha coperto quello che c’è di positivo nelle proposte della BCE: invariati i tassi; finanziamenti agevolati per le banche, per finanziare l’economia reale; ampliamento del Quantitative easing di 120 miliardi e rinvio degli stress test sulle banche.I frammenti di cristallo dispersi nell’aria, con la luce rifratta e riflessa dalle schegge, hanno, però, illuminato la scena e reso chiaro ai nostri governanti che la BCE non può sostituirsi alla Politica; e che fisco, sanità, trasporti, educazione, lavoro e produttività sono temi dei quali deve occuparsi la Politica, non quella dei singoli Stati, ma quella di uno Stato unitario, che si chiama Stati Uniti d’Europa.Se ce ne fosse bisogno per capirlo, è lì a dimostrarlo l’effetto globale, sanitario ed economico, della infezione virale. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Bce: Le irresponsabili dichiarazioni di Christine Lagarde

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 marzo 2020

“L’andamento di questi giorni della Borsa, con il tonfo di ieri e il rimbalzo record di oggi, evidenzia ancora di più le responsabilità della Bce, con le azzardate quanto devastanti dichiarazioni di Christine Lagarde, e anche degli organi di vigilanza italiani su tutti la Consob. In questo momento purtroppo non si può fare a meno di rilevare l’inadeguatezza del presidente Paolo Savona, che in questi giorni si è distinto per il silenzio e per non aver preso alcun provvedimento efficace per frenare la caduta dei nostri titoli. In realtà già al tempo della sua nomina in Commissione Finanze e Tesoro del Senato avevo espresso fortissime riserve sul suo nome a causa di profili di incompatibilità sia alla luce degli incarichi precedenti del professor Savona e sia per quanto previsto dalla legge Madia. Gli eventi stanno dimostrando che Fratelli d’Italia aveva ragione e che in questo momento sarebbe stato necessario un impegno e un’attenzione maggiore dalla Consob. Così come mi auguro che dopo le autorevoli parole del Capo dello Stato e la correzione della presidente Largarde, l’Unione europea si renda conto della gravità della situazione e intervenga aiutando quei Paesi, a cominciare dall’Italia, che sono in ginocchio colpiti dall’epidemia Covid-19. Altrimenti ci sarebbe da interrogarsi sul senso di un’Unione europea simile”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi segretario della Commissione Finanze e Tesoro.

 

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Lagarde soffia sul fuoco: dimissioniamola

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

«Oggi la Borsa italiana ha vissuto il giorno più brutto chiudendo con un -17% e un assalto speculativo contro i titoli di Stato senza precedenti. Lo scenario finanziario funesto è stato scatenato dalle parole inopportune della governatrice della BCE Lagarde che nel giorno più importante ha dichiarato che la Banca centrale europea non esiste per “chiudere gli spread”, scatenando il panico nelle borse europee. E’ letteralmente inaudito che in un momento tragico come quello che sta passando tutta l’Europa sia la numero uno della BCE a soffiare sul fuoco. Nel 2012 l’italiano Mario Draghi aveva usato il ‘bazooka’ per evitare il panico, oggi il suo successore francese Lagarde ha invece avuto l’idea geniale di usare come arma il ‘boomerang’, che infatti è tornato indietro e ha colpito tutti. Il Governo italiano alzi subito la voce e pretenda la rimozione della Lagarde, persona che ha mostrato tutta la sua inadeguatezza in uno scenario dove non sono ammessi errori». È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Le preoccupazioni della Bce e il “Minsky Moment”

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 febbraio 2020

Christine Lagarde sta prendendo confidenza con il suo nuovo ruolo alla Banca centrale europea. Nel suo discorso, tenuto davanti al Parlamento europeo, riunito a Bruxelles per discutere il bilancio annuale 2018 della banca, la governatrice ha espresso per la prima volta la sua valutazione sulle politiche monetarie accomodanti, il cosiddetto quantitative easing.
“Dal 2014 la politica della Bce, ha affermato, si basa su quattro elementi: un tasso d’interesse negativo, l’acquisto di asset (titoli di vario tipo), la forward guidance (le indicazioni prospettiche delle intenzioni della Bce) e le operazioni mirate di credito.” Sono politiche che hanno favorito la stabilità del sistema e lo avrebbero protetto da “venti contrari globali”. Ma, ammette Lagarde, “Quella monetaria non può e non deve essere la sola politica disponibile. Più a lungo si continua con le politiche accomodanti, più grande diventa il rischio di essere colpiti da qualche effetto collaterale”.
La Bce è consapevole che il tasso d’interesse basso produce effetti sui redditi, sulle valutazioni degli asset, sulla propensione al rischio e sui prezzi degli immobili. Di conseguenza si “monitorizzano” i menzionati possibili effetti negativi per evitare che pregiudichino le politiche concernenti il credito, l’occupazione e i salari.
La governatrice, perciò, chiede che siano messe in campo politiche fiscali e strutturali adeguate. Anche lei, come da un po’ di tempo fanno tutti gli attori economici, sostiene il “Green New Deal “ europeo e i necessari massicci investimenti finanziari occorrenti per la transizione ecologica.
Inoltre, tra le grandi sfide che anche la Bce dovrà affrontare mette la digitalizzazione del sistema. Al riguardo è stata creata una task force per studiare la realizzazione di una moneta digitale della banca centrale e testarne il funzionamento nella pratica.
Come si può notare le istituzioni europee preferiscono esprimere le proprie preoccupazioni sotto voce. Dall’altra parte dell’Atlantico, invece, nonostante le sbandierate statistiche ufficiali, si parla di nuovi rischi di crisi finanziaria con toni più accessi.
Nel dibattito è riapparsa la paura del cosiddetto “Minsky Moment”, quella situazione che si crea quando il sistema va in tilt perché gli investitori si sono spinti troppo avanti con le speculazioni aggressive, facendo troppi debiti e assumendo rischi molto alti. Anche il Fmi ha recentemente evidenziato questo pericolo. In passato è stato oggetto di riflessioni anche nei forum economici della stessa Bce.
Hyman Minsky è un economista americano della scuola di Schumpeter prima e poi di quella post-Keynes, che ha studiato la fragilità del sistema finanziario rispetto all’emergere delle bolle speculative. E’ stato un economista indipendente, fuori dal coro, e per questo poco considerato dall’establishment prima della sua morte avvenuta nel 1996. Ha avuto un legame personale anche con l’Italia e in particolare con la città di Bergamo.
In certi periodi di espansione finanziaria, quando i flussi di cassa superano le quote necessarie per pagare i debiti, scatta una grande propensione alla speculazione. Ciò mette in moto aspettative di aumenti dei valori degli asset e dei guadagni, che a loro volta spingono verso un’ulteriore espansione debitoria. Questo processo finisce quando i prezzi, artificialmente gonfiati, cominciano a scendere. Si crea, quindi, una spirale discendente che può portare al crollo dei mercati, con effetti negativi sull’economia reale. Nei decenni passati si è sperimentato più volte e in modo devastante con la Grande Crisi del 2008.
Negli Usa, tale processo è ripartito nei mesi passati con il quantitative easing n. 4 delle Federal Reserve. In verità, è un rischio globale, tenuto conto che, a livello mondiale, i bilanci delle banche centrali sono passati dai 5.000 miliardi di dollari del 2007 ai 21.000 miliardi di oggi. Inoltre, nello stesso periodo la capitalizzazione globale delle borse è salita da 65.000 a 85.000 miliardi di dollari. E’ quasi l’equivalente dell’espansione complessiva dei bilanci delle banche centrali. L’economista Minsky affermava anche che i mercati hanno una memoria molto corta e che volutamente vogliono convincersi che ogni volta sarà differente e che le crisi del passato non si ripetono. Sono illusioni che, purtroppo, incidono sulla vita di interi paesi e su quella di milioni di famiglie. Senza essere pessimisti, lo scenario mondiale non sembra roseo, soprattutto se si considera che in aggiunta ai rischi citati vi sono gli effetti negativi dell’epidemia esplosa in Cina. Del resto nel mondo globalizzato tutto è concatenato e non vi sono zone franche per nessuno. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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BCE: Si chiude l’era Draghi

Posted by fidest press agency su martedì, 29 ottobre 2019

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm. Se ci si limitasse a guardare i numeri con poca cognizione di causa, il settennato di Draghi alla guida della Bce potrebbe essere addirittura considerato in chiaroscuro: l’inflazione, il mandato principale della Banca Centrale Europea, è stata per tutto il periodo lontana dal raggiungimento del target del 2%. Spostando l’attenzione verso indicatori macroeconomici al di fuori del mandato della BCE: la crescita è stata moderata nell’area Euro e, anche nelle regioni dove essa ha fatto registrare i migliori risultati, è stata inferiore a quella registrata negli Stati Uniti (l’economia più assimilabile a quella del Vecchio Continente). Il mercato del lavoro, pur facendo registrare livelli di crescita sostenuti negli ultimi anni, ha reagito con straordinaria lentezza alla crisi del 2008-2011 e questa difficoltà di reazione si è fatta sentire sulla dinamica salariale per la maggior parte dei cittadini dell’Eurozona. Queste evidenze numeriche, pur in gran parte dovute alla congiuntura in cui Draghi si è trovato ad operare, non possono non essere l’elemento di riflessione centrale il giorno in cui Draghi lascia la guida della BCE. Tuttavia, l‘eredità della politica del Governatore non potrebbe essere valutata nella sua interezza senza inserirla in una prospettiva storica e contestuale. In una recente intervista al Financial Times, Draghi ha rivendicato il merito di aver vinto la battaglia sull’Euro. Ovviamente manca la prova controfattuale, ma ciò che è certo è che la moneta unica ha superato questa decade turbolenta – la seconda della propria storia – mantenendo a bordo tutti gli Stati membri. Questo esito non era per niente scontato. Nell’estate del 2012 l’idea che la moneta unica affondasse sotto il peso delle sue contraddizioni era un’eventualità più che concreta. Il settennato di Draghi non era infatti iniziato secondo i migliori auspici. Nell’estate del 2011 l’Eurozona piombò in una profonda crisi economica e finanziaria. L’instabilità causata dalla crisi del debito di molti Stati dell’Europa del Sud fece emergere in maniera evidente tutte le contraddizioni politiche e strutturali proprie che minava il progetto europeo alle fondamenta. La capacità del braccio fiscale di reagire alla crisi era ridotta a causa della poca agibilità fiscale di molti governi. Le divergenze economiche emerse all’interno del blocco ebbero l’effetto di paralizzare la Commissione Barroso. Gli stimoli fiscali post-crisi, gestiti dai singoli stati, finirono per peggiorare la situazione finanziaria di alcuni di essi. La BCE che Draghi prese in mano era un’istituzione che aveva la fama di essere conservatrice, non del tutto indipendente dall’influenza dei singoli stati e per giunta accusata da molti di aver perso il controllo della politica monetaria (in seguito al contestato ultimo rialzo dei tassi messo in atto dal governatore uscente Trichet).In questo contesto si sviluppa l’azione politica di Draghi, il cui spunto simbolico e programmatico è il celebre discorso del “whatever it takes” (“faremo tutto quello che è in nostro potere per salvare l’Euro e, fidatevi di me, sarà abbastanza). Con questa presa di posizione Draghi ha proiettato la politica monetaria in un territorio inesplorato. Quella della BCE è una promessa aperta, che mantiene un certo grado di imprevedibilità, soprattutto in tempi incerti: una prova di resilienza per un’istituzione costretta a lottare per la sua sopravvivenza.
Difficile dire se la politica della BCE abbia effettivamente salvato l’Euro. Sicuramente lo stimolo monetario ha regalato all’Eurozona e ai governi dei Paesi membri un po’ di tempo e di capitale politico in più per risolvere i suoi problemi strutturali (sul fatto che questo tempo sia stato utilizzato in modo proficuo in molti dissentono, in un senso o in un altro).
Allargando il campo, Mario Draghi è stato protagonista di una stagione di innovazione degli strumenti della politica monetaria, ma l’armamentario a disposizione della BCE non è stato l’unico aspetto in cui il Governatore ha marcato una rottura rispetto al passato.
Piaccia o no (lui stesso nega questa evidenza), è innegabile che Draghi abbia interpretato il ruolo di Governatore non come quello di tecnico ma come interlocutore attivo della dialettica politica continentale. Ciò si è visto molto chiaramente nei passaggi cruciali del suo settennato: il QE e la gestione della crisi greca. Non solo: Draghi, nel rispetto delle proprie prerogative, ha ingaggiato un dialogo, a volte anche molto acceso, con i rappresentanti dell’establishment politico ed economico degli Stati Membri. Se la preoccupazione degli economisti, fino a qualche anno fa, era quella che i governi dettassero l’agenda alla Banca Centrale, in Europa abbiamo visto come anche i banchieri centrali possano utilizzare la propria autorità per stimolare la politica fiscale.Il fatto che oggi il Governatore rivendichi come il suo principale successo la creazione di posti di lavoro, un mandato che è al di fuori degli obiettivi della banca centrale, la dice lunga. Nessuno crede che il mandato della Banca Centrale Europea oggi sia limitato al raggiungimento del target dell’inflazione al 2%: è inutile negare questa evidenza. Se il mandato è un sistema rigido ma gli strumenti per raggiungerlo sono flessibili, rischia di crearsi una frattura della già precaria armonia istituzionale europea.La gestione Draghi ha di fatto allargato il raggio d’azione della BCE, contribuendo a sostenere il mercato del lavoro nell’Eurozona e probabilmente a dare una seconda chance al progetto dell’Euro. La sua azione ha tuttavia evidenziato la fragilità delle catene di trasmissione classiche della politica monetaria.

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Il Parlamento europeo dà il via libera a Christine Lagarde nuova presidente BCE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

Christine Lagarde ha ottenuto martedì l’approvazione del Parlamento per essere la prossima Presidente della BCE.Nella votazione a scrutinio segreto, 394 deputati hanno votato a favore, 206 contro e 49 si sono astenuti per raccomandare Lagarde a capo della Banca centrale europea.
Il Parlamento esprime un parere non vincolante sull’idoneità o meno di un candidato a ricoprire il ruolo di Presidente della BCE, mentre la decisione finale spetta dal Consiglio europeo. Sostituirà l’attuale titolare, Mario Draghi, dal 1° novembre.Martedì, la plenaria ha anche tenuto una discussione sulla sua idoneità. La candidatura di Christine Lagarde sarà ora iscritta all’ordine del giorno del Consiglio europeo di ottobre.

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