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Inflazione e BCE: perché un nuovo rialzo dei tassi è sbagliato

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2022

Il prof. Mele della Unicusano spiega perché il rialzo dei tassi per combattere l’inflazione è uno strumento sbagliato L’inflazione ad agosto ha fatto registrare in Italia un livello medio preoccupante dell’ordine del 9.1%. A tale situazione, si aggiunge una forte preoccupazione per nuovi rialzi inflazionistici a doppia cifra a causa dell’annuncio di un possibile stop alle forniture di gas da parte della Russia che farebbe aumentare ancor più il prezzo del bene energetico.Per contrastare l’inflazione, già dal mese di luglio, è intervenuta con grande ritardo la Banca Centrale Europea attraverso il rialzo dei saggi di interesse nel tentativo di porre un freno all’inflazione.Tuttavia, tale strumento si è rivelato ad oggi inefficace. Pertanto, nei prossimi giorni ci potrebbe essere un nuovo e più sostanziale aumento dei tassi fino a 75 punti base al fine di dare una ulteriore correzione al costo del denaro.La scelta di utilizzare nuovamente la leva monetaria restrittiva non trova tutti d’accordo e gli economisti dell’area euro si stanno dividendo tra falchi e colombe.Tra questi, il Prof. Mele, Associato di Politica Economica all’Unicusano e autore di numerosi studi ad alto impatto scientifico, afferma che tale scelta rappresenti un errore nella situazione in cui ci troviamo oggi.”La politica economica monetaria non accomodante è, per teoria economica, corretta: nel momento in cui l’inflazione sale si tende ad aumentare il costo del denaro per frenare la moneta in circolazione e quindi, i consumi.Aumentare di 75 punti base i saggi di interesse avrà un impatto sicuramente negativo sull’economia italiana già in sofferenza. Da una parte, si rischia di contrarre eccessivamente gli investimenti interni e dall’altra, non è assolutamente detto che tale manovra possa coadiuvare il nostro tasso di cambio da giorni in flessione. Una politica monetaria restrittiva funziona correttamente nel frenare l’inflazione quando essa dipende da un eccesso di domanda aggregata.Nel caso nostro l’aumento dei prezzi dipende dal lato dell’offerta ed in particolar modo, dall’aumento dei costi energetici. Si rischia, quindi, che al calo della produzione dovuto ad un maggior costo dei fattori produttivi si aggiunga una stretta nella capacità di finanziamento per le imprese a causa dell’aumento dei tassi.Tale situazione amplificherebbe il ciclo economico negativo che stiamo vivendo. In altre parole si rischia seriamente di trovarci di fronte ad una tempesta perfetta dovuta al connubio tra inflazione e recessione economica”.

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PIMCO: La BCE aumenta i tassi, altri rialzi in arrivo

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2022

A cura di Konstantin Veit, Portfolio Manager European Rates di PIMCO. Riteniamo che la Banca Centrale Europea (BCE) punterà a portare i tassi di interesse in territorio neutrale in tempi ragionevolmente brevi, dopo la decisione di aumentare il tasso di riferimento di 75 punti base nella riunione di settembre. L’aumento del tasso di riferimento significa che il tasso sui depositi presso la banca centrale si attesta ora allo 0,75%, a metà strada rispetto alla maggior parte delle stime sulla posizione neutrale della politica monetaria nel lungo periodo (1,5%).Nel corso della conferenza stampa, il Presidente della BCE Christine Lagarde ha dichiarato che ci saranno altri rialzi dei tassi e che la BCE non ha ancora una visione precisa sul punto finale del percorso dei tassi. Lagarde ha anche chiarito che l’inasprimento quantitativo sarà all’ordine del giorno solo in un secondo momento del ciclo di normalizzazione. Ha aggiunto che la BCE è assolutamente determinata a riportare l’inflazione al target e che il Consiglio direttivo non vuole un disancoraggio delle aspettative inflazionistiche, con il rischio che si verifichino effetti secondari. Il mercato ne ha preso atto: i tassi di interesse sono saliti durante la conferenza stampa e la valutazione di mercato sul tasso terminale è passata dal 2,15% al 2,25%.Più che il percorso preciso dei rialzi dei tassi sarà importante la destinazione. Il capo economista della BCE Philip Lane ha recentemente ribadito che i fattori ciclici possono richiedere che i tassi di riferimento si spostino al di sopra o al di sotto della soglia di neutralità affinché l’inflazione si stabilizzi al target.Rimane una notevole incertezza su quale possa essere il tasso neutrale per l’area dell’euro, ma circa l’1,5% in termini nominali sembra ragionevole, soprattutto se confrontato con altre giurisdizioni dei mercati sviluppati come il Regno Unito o gli Stati Uniti. Le valutazioni attuali del mercato suggeriscono quindi un territorio piuttosto restrittivo per la BCE, con un picco del tasso ufficiale pari al 2,25% intorno alla metà del prossimo anno.Prevediamo che la BCE continuerà a valutare opzioni per controllare meglio i tassi del mercato monetario, potenzialmente sulla falsariga della reverse repo facility della Fed. Le opzioni a medio termine includono un nuovo strumento garantito o non garantito a disposizione degli operatori di mercato che non hanno accesso alle operazioni di deposito della BCE, oppure l’emissione su larga scala di certificati di debito della BCE a brevissimo termine.Riteniamo che la BCE sarà riluttante a rallentare significativamente il ritmo dei rialzi dei tassi fino a quando il picco di inflazione non sarà alle spalle. Avendo iniziato i rialzi a un livello superiore al tradizionale incremento di 25 punti base, non sembrano esserci motivi per cambiare significativamente l’andamento finché l’orientamento della politica monetaria rimarrà accomodante.Riteniamo che la BCE punterà a portare i tassi ufficiali in territorio neutrale in tempi ragionevolmente brevi e ci aspettiamo di conseguenza ulteriori rialzi di 50 punti base in ottobre e dicembre. Dopodiché, ci aspettiamo rialzi di 25 punti base l’anno prossimo, quando il ciclo passerà in modo più deciso dalla normalizzazione alla stretta monetaria. (abstract)

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T. Rowe Price: riunione BCE, il non-detto che emerge dalla conferenza stampa

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2022

A cura di Tomasz Wieladek, International Economist, T. Rowe Price- In seguito all’ultima riunione della BCE, la conferenza stampa ha offerto ulteriori elementi degni di nota. La Presidente Lagarde ha continuato a riferirsi all’aumento di 75 punti base come frontloaded, affermando che non si tratta della norma. Inoltre, la BCE sta evidentemente reagendo all’inflazione dei prezzi dell’energia, poiché la Presidente Lagarde ha affermato che le pressioni salariali rimangono contenute e che il tasso di disoccupazione probabilmente aumenterà. Ha dichiarato poi che ci saranno altre riunioni (da una a quattro) in cui verranno alzati i tassi. Quindi, ha fatto riferimento a uno scenario negativo con prezzi delle materie prime e del gas molto elevati: esso ipotizza un prezzo medio del petrolio di 138 dollari nel 2023 contro 119,7 nel 2022 e un aumento dei prezzi del gas da 202,3 euro/Mwh nel 2022 a 360,6 nel 2023. In modo del tutto inusuale, ha affermato le previsioni sui tassi impliciti del mercato obbligazionario. Infine, è emerso che l’inflazione HICP prevista per il 2024 è pari al 2,3, un valore vicino al loro obiettivo.A mio parere, la BCE ha chiaramente voluto inviare un segnale forte ai mercati sulla sua determinazione in merito a centrare l’obiettivo di un’inflazione al 2%. Vista la reazione del mercato obbligazionario, sospetto che ritengano che la missione sia stata almeno parzialmente completata. La loro attenzione all’inflazione complessiva è molto insolita, dal momento che non sono preoccupati per l’inflazione a causa delle dinamiche salariali e che si aspettano un aumento della disoccupazione. Questo approccio rappresenta un’inversione di 180 gradi rispetto agli anni di Draghi, quando la BCE diceva che avremmo dovuto guardare all’inflazione CPI core. Continuo a pensare che stiano sottovalutando in modo significativo i rischi per l’economia reale. Tuttavia, credo che continueranno ad aumentare i tassi fino a quando non sarà del tutto evidente che ci troviamo in una recessione. Penso che nel corso della prossima riunione la BCE aumenterà i tassi di 50 punti base, pur sapendo che questo dipenderà dai dati. In sostanza, se i prossimi dati raffigureranno un crollo, sarà di 50 punti base, altrimenti potremmo assistere a un nuovo aumento di 75 punti base.

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PIMCO: Post meeting BCE

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

A cura di Konstantin Veit, Portfolio Manager European Rates di PIMCO. La BCE ha aumentato i tassi di riferimento di 75 punti base e ha lasciato intendere che ci saranno ulteriori sviluppi. L’istituto di Francoforte non ha fornito molte indicazioni sulla potenziale destinazione dei tassi d’interesse e ha definito il rialzo odierno, ancora una volta, come front loading. Riteniamo che la BCE intenda portare i tassi di interesse in territorio neutrale in tempi ragionevolmente brevi e, di conseguenza, ci aspettiamo ulteriori rialzi di 50 punti base in ottobre e dicembre.Prevediamo una transizione verso incrementi di 25 punti base l’anno prossimo, quando il ciclo di rialzo passerà dalla normalizzazione della politica all’inasprimento.La BCE ha deciso di remunerare le riserve in eccesso delle banche al tasso di deposito e i depositi governativi al tasso di deposito o allo euro short-term rate (€STR) (se inferiore) fino al 30 aprile 2023. Queste importanti decisioni dovrebbero attenuare le preoccupazioni sulla scarsità di garanzie e aiutare la BCE a mantenere il controllo sui tassi del mercato monetario.

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La BCE combatte l’inflazione: “tassi oltre il livello neutrale nel 2023?”

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

A cura di Pasquale Diana, Head of Macro Research di AcomeA SGR.Un rialzo storico… La BCE ha annunciato un rialzo dei tassi di 75bp, il più corposo della sua storia. Il tasso sui depositi (0,75%) è quindi tornato in territorio positivo per la prima volta dal 2014. Il mercato era diviso tra un rialzo di 50bp e uno di 75bp, anche se dopo le parole di Schnabel a Jackson Hole la seconda opzione sembrava francamente più probabile. Le nuove previsioni macroeconomiche mostrano un profilo di inflazione molto elevato (vd tabella). In particolare, la revisione dell’HICP nel 2023 e 2024 indica uno scostamento rispetto all’obiettivo di inflazione che va ben oltre il momento presente e che la BCE non può ignorare. …con ogni probabilità seguito da altri rialzi. Il comunicato parla del forte rialzo di oggi come di un anticipo (frontloading) di rialzi futuri, ma anche di ulteriori rialzi nei mesi a venire. L’interpretazione più plausibile è che la BCE non considera rialzi di 75bp come “standard”, ma di certo si aspetta di continuare su questo percorso, magari con rialzi più moderati (25bp o 50bp). Detto questo la Lagarde ha chiaramente lasciato intendere che altri rialzi significativi sono possibili nei mesi a venire, se necessari. La BCE deciderà di volta in volta in base ai dati.Decisione unanime, tono della press conference chiaramente hawkish. In uno dei passaggi più interessanti della conferenza stampa, la Lagarde ha detto che dopo un dibattito sostenuto, la BCE ha preso questa decisione in forma unanime. La Lagarde ha fatto spesso riferimento al fatto che ai tassi attuali la BCE è ancora lontana da un livello che porterebbe l’inflazione al target in tempi ragionevoli. Tra le linee, la mia lettura è che la BCE porterà i tassi non solo a un livello “neutrale” (tra 1 e 2%) ma anche oltre.Una “finestra temporale”: 2-4 meetings? Nel Q+A, la Lagarde ha menzionato che la BCE avrebbe alzato i tassi probabilmente in più di 2 meetings e in meno di 5. Questo appare abbastanza inusuale, specialmente alla luce del fatto che la BCE non vuol dare forward guidance. Presa alla lettera, vuol dire che la BCE vuole portare a termine il suo lavoro di normalizzazione entro marzo 2023. Una possibile spiegazione sta nel fatto che entro quella data il quadro macro vedrà l’eurozona chiaramente in recessione quindi la BCE sa che ulteriori rialzi saranno difficili.Liquidità e banche. La BCE ha inoltre sospeso il sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve in eccesso. Questo implica ad esempio che le banche che depositano riserve in eccesso pari a poco meno di 4 trilioni di EUR presso la BCE possono ora beneficiare di un tasso di 0,75%, essendosi finanziate a tassi vantaggiosi nelle TLTROs. Questo chiaramente rappresenta risk-free income aggiuntivo per le banche, anche se la Lagarde ha aggiunto che la BCE intende rivedere il meccanismo del TLTRO nel tempo, senza dare per ora dettagli.Il tutto lascia pensare che la BCE alzerà i tassi in ognuno dei prossimi meetings. La banca non parla esplicitamente di un livello neutrale dei tassi, ma sa di non esserci ancora vicina. Sa inoltre che potrebbe dover portare i tassi oltre questo livello neutrale. E, infine, lascia intendere di voler concludere il tutto entro marzo 2023. In un ipotetico scenario di rialzi di 75bp a ottobre, 50bp a dicembre e 25bp a febbraio e marzo, il tasso sui depositi passerebbe a 2,50%, probabilmente in area restrittiva stando alle stime non ufficiali della BCE. Almeno per i prossimi mesi, e fino a che l’inflazione non comincia a dare concreti segnali di rallentamento, la BCE continuerà con ogni probabilità a restringere le condizioni monetarie, senza troppo riguardo per la crescita. (abstract)

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BCE: linea dura contro l’inflazione. Rialzo di 75 pb

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

A cura di Giorgio Broggi, Quantitative Analyst di Moneyfarm. Come da attese, la Banca Centrale Europea ha optato per un aumento dei tassi di 75 punti base, spinta dalle sempre crescenti paure inflattive e supportata da un’economia che sembra sufficientemente resiliente, per il momento. L’inflazione nell’Eurozona, infatti, continua a rimanere preoccupante (sopra le attese al 9.1% ad agosto), soprattutto dopo la decisione russa di tagliare la fornitura di gas, mentre gli ultimi dati sul PIL di settembre evidenziano una crescita aggregata annuale sorprendentemente positiva al 4.1%. Tutto sommato, nonostante le paure di recessione continuino ad aumentare, con la probabilità di recessione nei prossimi 12 mesi ora al 50% (fonte: Bloomberg), la BCE ha ribadito con forza la volontà di combattere l’inflazione ad ogni costo, per evitare danni maggiori nel medio-lungo termine.I mercati hanno reagito moderatamente alla pubblicazione delle decisioni, mostrando quanto le attese fossero già sostanzialmente prezzate sia dai mercati degli asset rischiosi, sia sul lato monetario e valutario. Anche gli spreads tra Paesi centrali e periferici non hanno mostrato nervosismo, segnalando che il rischio “frammentazione” rimane gestibile per il momento.

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Bce alza tassi di 0,75 punti

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

La Banca centrale europea ha alzato i tassi d’interesse di 75 punti base.”Pessima notizia per chi ha un mutuo a tasso variabile. Considerando l’importo e la durata media di un mutuo, si tratta di un aumento della rata pari a 52 euro al mese. Una stangata annua pari a 624 euro” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”E’ ovvio che la Bce con un’inflazione galoppante come questa non aveva molte alternative, ma il rischio, essendo le cause principali di questa fase inflattiva dipendenti dall’offerta e dai prezzi impazziti del gas, un’inflazione quindi importata, è che alla fine gli effetti negativi sul piano della crescita, degli investimenti e dei maggiori oneri sul debito pubblico superino quelli positivi” prosegue Dona.”Insomma, il carovita va affrontato soprattutto con le politiche fiscali e un accordo europeo per cambiare le regole del mercato energetico, più che con la politica monetaria della Bce. Ma fino a che l’Ue non ottiene risultati…” conclude Dona.

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Commento flash sulla decisione odierna della BCE da parte di Global X

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

By Morgane Delledonne, Head of Investment Strategy Europa di Global X “La decisione della Banca Centrale Europea di aumentare di 75 punti base e tassi d’interessa era stata ampiamente prevista, come dimostrano le deboli reazioni dei mercati e l’euro che ha mantenuto la parità col dollaro. Più interessante il fatto che la Bce ha deciso di segnalare già da adesso ulteriori variazioni al rialzo nella restante parte dell’anno, in vista di una significativa revisione al rialzo della sua proiezione sul Pil reale. Tuttavia, la reazione dei mercati a questa affermazione è piuttosto debole, forse anche a causa dei dubbi generati dall’annuncio che chiariva come l’approccio della Bce per l’immediato futuro sarà basato sui dati e stabilito di volta in volta. Nel complesso, queste due affermazioni in contrasto tra loro sembrano aver portato a una posizione di neutralità, che non ha dato ulteriore spinta al rafforzamento dell’euro. L’atteggiamento più aggressivo assunto da Francoforte è dovuto principalmente al costante aumento dei prezzi di energia e commodity e al rischio che questi vadano a ripercuotersi sul costo della vita quotidiana e sulle aspettative legate all’inflazione, come dimostrato dalle significative revisioni fatte su quest’ultima per il prossimo anno. Il lato positivo è che queste proiezioni non segnalano una recessione nella regione, ma piuttosto una combinazione di crescita bassa con uno scenario di inflazione elevata.Noi di Global X rileviamo movimenti interessanti lungo la curva dei rendimenti dei bond tedeschi. Non solo il front-end è salito di 13 punti base con il rialzo dei tassi, ma anche il long-end ha fatto lo stesso, suggerendo che le aspettative dei mercati sull’inflazione e sulla crescita a lungo termine si sono fatte più rosee. A seguito del meeting, la Bce ha inviato segnali contrastanti, ma in generale sembra sia stata la posizione dei falchi a prevalere. Probabilmente, il punto più importante che è emerso è stato quello più volte sottolineato dalla presidente Lagarde, secondo il quale l’inflazione prevista alla fine del periodo di proiezione del 2024 non dovrebbe essere all’obiettivo del 2% ma piuttosto del 2,3%, il che potrebbe potenzialmente giustificare più aumenti dei tassi, anche di ampia portata.

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PGIM Fixed Income: Appuntamento a settembre con il nuovo annuncio della BCE

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

A cura di Katharine Neiss, Chief European Economist di PGIM Fixed Income.Il mercato è sempre più convinto che la Banca centrale europea (BCE) aumenterà i tassi di interesse di 75 punti percentuali nel corso della prossima riunione. Ciò è dovuto alle ulteriori sorprese al rialzo dei dati sull’inflazione headline e all’aumento dei prezzi dell’energia in Europa.Tuttavia, non è chiaro se una mossa così incisiva sia giustificata. La crescita delle retribuzioni contrattuali è diminuita nel secondo trimestre del 2022 e rimane al di sotto dei livelli compatibili con un obiettivo di inflazione del 2%. Inoltre, la tendenza a breve termine dell’inflazione dei beni, che può offrire una visione più chiara della pressione inflazionistica interna, è diminuita ed è ora in linea con l’obiettivo di inflazione del 2% della BCE.Tuttavia, un’inflazione più elevata e prolungata rischia di radicarsi nell’economia, rendendo più difficile il doloroso riassorbimento dello shock energetico. La BCE sarà molto ansiosa di evitare di aggravare una situazione già difficile per l’eurozona.Vale la pena sottolineare l’inutilità di utilizzare la politica monetaria per portare l’inflazione al 2% quando i prezzi dell’energia sono spinti al rialzo dalla guerra. A titolo di esempio, se i prezzi dell’energia per i consumatori aumentano del 50%, tutti gli altri prezzi dovrebbero diminuire di circa il 5% per mantenere l’inflazione media al 2%. Storicamente, una riduzione così ampia dei prezzi potrebbe essere ottenuta solo attraverso una forte contrazione dell’attività economica e un aumento della disoccupazione. Non è chiaro se un tale risultato consentirebbe di raggiungere la “stabilità dei prezzi”. Per gli shock che l’area dell’euro deve affrontare, non sembrano esserci risposte semplici.

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FLASH – BCE: “Do ut des”: 50 pb vs piano anti-frammentazione… con 4 condizioni

Posted by fidest press agency su martedì, 26 luglio 2022

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte. Nel corso della conferenza stampa la Lagarde ha evidenziato i seguenti punti: azione unanime sui tassi e sul piano anti-frammentazione TPI (Transmission Protection Instrument) Nel caso del rialzo di 50 pb ha giocato un ruolo anche il forte deprezzamento dell’euro rischi al ribasso sulla crescita ed al rialzo sull’inflazione, con attenzione crescente sul rialzo delle aspettative di inflazione in corso. Il momento più importante è stato comunque quando la Lagarde ha fatto riferimento alle 4 condizioni che il consiglio della BCE terrà in considerazione per poter attivare il nuovo piano anti-frammentazione, che provo ad elencare in estrema sintesi: rispetto del patto di stabilità assenza di procedure di infrazione in corso sostenibilità del debito secondo il giudizio di diversi istituti tra cui il MES rispetto dei criteri per l’accesso al recovery fund I punti più in dettaglio sono contenuti in questo documento: https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2022/html/ecb.pr220721~973e6e7273.en.html. Ad un’apposita domanda sulla potenziale eccessiva lunghezza della tempistica di attivazione del piano (verifica di condizioni disordinate di mercato e poi decisione del consiglio della BCE dopo aver verificato i 4 criteri citati), la Lagarde ha dichiarato che il consiglio terrà in considerazione anche altri criteri non scritti nel documento, lasciando intendere che la BCE manterrà comunque margini di discrezionalità ulteriore oltre i 4 criteri specificamente elencati La liquidità derivante dal piano anti-frammentazione sarà di fatto sterilizzata al fine di non alterare la “stance” di politica monetaria. Le modalità non sono state rese note. In sintesi la Lagarde è riuscita ad ottenere un “do ut des” tra un rialzo più corposo in cambio del via libera al piano anti-frammentazione (TPI) che reca però 4 condizioni Le 4 condizioni di fatto (soprattutto quella inerente al rispetto dei criteri del recovery fund) fanno riferimento a condizioni di stabilità politica tali da poter garantire il percorso previsto per il rispetto dei vari milestones e target necessari per ottenere i fondi dei recovery plan nazionali (il nostro PNRR) La BCE appare intenzionata a proseguire a ritmo accelerato il rialzo dei tassi senza cambiare l’obiettivo finale come dichiarato dalla Lagarde. Di fatto, quindi, è possibile un ulteriore rialzo di almeno 50 pb a settembre Per quanto concerne i 4 criteri allegati al piano anti-frammentazione, rappresentano un fattore importante che lega ulteriormente l’evoluzione dello spread a quella della crisi politica in atto.

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La BCE rialza i tassi di 50 pb ma reagisce al rischio frammentazione

Posted by fidest press agency su martedì, 26 luglio 2022

A cura di Giorgio Broggi, Quantitative Analyst di Moneyfarm. Situazione difficile per Lagarde e colleghi della BCE dopo la crisi politica italiana. Come se inflazione, crisi energetica e rallentamento della crescita non fossero abbastanza, le dimissioni di Mario Draghi nella giornata di ieri hanno infatti riportato il focus sul rischio frammentazione dell’Area Euro, con i tassi dei BTP e lo spread contro il Bund in forte rialzo.In tale contesto, la BCE ha sorpreso i mercati con un rialzo di 50 punti base contro i 25 punti base attesi, decidendo al contempo di affrontare il rischio di frammentazione direttamente con il lancio del già annunciato tool, il TPI (Transmission Protection Instrument). In altre parole, la Banca Centrale ha ricercato un complesso equilibrismo: volendo ribadire da un lato la volontà di combattere l’aumento dei prezzi, anche a scapito delle preoccupazioni sulla crescita economica, ma riaffermando il supporto al progetto Euro in una giornata complessa, partita con le dimissioni di Mario Draghi.La mossa ha funzionato? I primi segnali sembrano suggerire che i mercati stiano reagendo con nervosismo alla narrativa dettata da Francoforte, con vari effetti contrastanti almeno in questa prima fase, anche se gli spread dei Paesi periferici rimangono volatili a fronte dei dubbi sul nuovo tool, esplicitamente finalizzato ad assicurare che la politica monetaria europea sia trasmessa senza attriti in tutta l’Area Monetaria, senza limiti di portata, anche se soggetto a criteri di eligibilità stringenti (soprattutto sul lato della finanza pubblica). Uno strumento che i mercati non sembrano ancora ritenere abbastanza forte, in un contesto di inflazione elevata, crescita in rallentamento ed alto rischio geopolitico, come mostrato dalla mancanza di un apprezzamento deciso dell’Euro contro il Dollaro. Certamente, il focus rimane sull’evoluzione delle vicende politiche nei paesi periferici, Italia sopra tutti, e sul rischio di una ritorsione russa nella fornitura del gas. In tale contesto, l’obiettivo di abbassare l’inflazione senza causare una crisi economica rimane ancora forse realizzabile, ma certamente più arduo. Allo stesso tempo, la Banca Centrale Europea oggi ha reagito all’aumento del rischio frammentazione lanciando un nuovo strumento di politica monetaria (TPI) che, per adesso, non sembra aver convinto completamente, soprattutto per via delle numerose clausole fiscali per l’accesso ai finanziamenti, che lasciano dubbi sulla sua efficacia. Anche per quanto riguarda le pressioni sulla valuta, la crisi politica italiana pesa sull’Euro, incerto nonostante l’aumento dei tassi di Francoforte, un altro segnale che i mercati considerano oggi la situazione politica italiana come elemento di instabilità sistemica. Il differenziale tra il rendimento dei BTP decennali e quello dei Bund tedeschi è tornato ad alzarsi in tempi recenti e probabilmente continuerà su questa strada parallelamente al percorso dei tassi dettato dall’Eurotower. Questo significa che, in termini assoluti, il debito in Italia diventa più costoso (oggi oltre il 3%, livelli simili al 2013), anche se l’effetto negativo sui conti pubblici è in parte compensato dall’inflazione. Infine, un terzo livello di rischio è quello politico, anche se l’arco politico sembra oggi più saldamente legato a un’ottica europeista e atlantista di quanto lo fosse 5 anni fa. Detto questo, non sempre i mercati internazionali hanno gli strumenti per leggere queste sfumature e i toni della campagna elettorale potrebbero portare ulteriore volatilità sui listini italiani (ed europei).

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PIMCO: Pre-meeting BCE

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2022

A cura di Konstantin Veit, Portfolio Manager European Rates di PIMCO Nel corso della riunione di politica monetaria di giugno, la BCE si è espressa a favore di un rialzo iniziale dei tassi di 25 punti base a luglio, seguito da un rialzo potenzialmente più consistente a settembre, che porrebbe fine a otto anni di tassi negativi nell’eurozona. L’attuale valutazione di mercato di un ciclo dei tassi di interesse di 175 punti base suggerisce quindi un territorio ampiamente neutrale per la BCE, con un picco del tasso di riferimento dell’1,25% all’inizio del 2023. La maggioranza del Consiglio direttivo è probabilmente ancora favorevole al concetto di normalizzazione graduale della politica monetaria; tuttavia, eventuali ulteriori sorprese al rialzo dell’inflazione potrebbero far oscillare il pendolo verso manovre più aggressive sui tassi e stimolare discussioni sulla normalizzazione dei bilanci. Riteniamo che la BCE aumenterà tutti i tassi di interesse dello stesso livello, mantenendo invariato il corridoio tra il tasso di interesse sui depositi presso la banca centrale e il tasso sulle operazioni di rifinanziamento, poiché un inasprimento di tale corridoio limiterebbe l’insieme di incentivi incorporato nelle operazioni mirate di rifinanziamento a lungo termine (TLTRO) e scoraggerebbe l’attività del mercato monetario in senso più ampio. Ciononostante, in un contesto di abbondanti riserve in eccesso, il tasso sui depositi rimane l’unico tasso di riferimento per i mercati monetari, una situazione destinata a perdurare data l’enorme quantità di liquidità in eccesso nel sistema e la mancanza di piani in essere di liquidazione dei bilanci. Una liquidazione passiva delle TLTRO vedrebbe il bilancio della BCE ridursi di circa il 25% nei prossimi 2 anni e mezzo, senza spingere la liquidità in eccesso al di sotto della soglia richiesta per mantenere i tassi del mercato monetario ancorati al tasso sui depositi.La questione importante sarà quale quadro di riferimento la BCE deciderà di utilizzare per esprimere tale giudizio e quali saranno i requisiti di condizionalità. Un rapido ampliamento degli spread non può essere spiegato in modo adeguato dai fondamentali macroeconomici, che tendono a muoversi lentamente. E mentre la velocità delle oscillazioni degli spread potrebbe talvolta fornire una giustificazione meno discutibile per un intervento, un ampliamento più graduale degli spread o movimenti sfavorevoli dovuti a eventi politici interni sono meno semplici da affrontare. Non crediamo che la BCE divulgherà molti dettagli sul proprio processo decisionale e non ci aspettiamo di certo che comunichi i massimali degli spread o le stime del fair value degli spread dei vari Paesi. La BCE ha annunciato che le disposizioni speciali dovute alla pandemia applicabili nell’ambito di TLTRO III termineranno a giugno. Mentre all’inizio dell’anno la scadenza anticipata del finanziamento di 50 punti base aveva fatto prevedere rimborsi anticipati di TLTRO potenzialmente consistenti, l’aggressivo riprezzamento dei tassi di riferimento della BCE ha successivamente cambiato le carte in tavola per le banche. Dato che il tasso applicato ai prestiti TLTRO dopo il mese giugno 2022 è pari al tasso medio dei depositi presso la banca centrale durante l’intera durata dell’operazione, le banche sono ancora incentivate a mantenere la propria liquidità TLTRO, poiché il tasso di prestito sarebbe inferiore al tasso applicato ai depositi della banca centrale in caso di rialzo dei tassi. Dei 2,1 mila miliardi di euro di TLTRO in circolazione, pensiamo che i prestiti per l’arbitraggio ammontino a circa la metà di tale importo, mentre il resto è stato preso in prestito per i finanziamenti. Per quanto ingenti possano essere i rimborsi anticipati, riteniamo che non provocheranno un sostanziale inasprimento delle condizioni di liquidità, purché siano in gran parte limitati all’ammontare dei prestiti contratti per l’arbitraggio del tasso sui depositi, dato che tali fondi sono rimasti inattivi presso le varie banche centrali nazionali e non sono mai circolati sui mercati monetari. Non ci aspettiamo quindi che i rimborsi TLTRO abbiano un impatto sostanziale sullo Euro short-term rate (€STR), in quanto i depositi overnight non garantiti delle istituzioni finanziarie che non hanno accesso alla deposit facility della BCE non dovrebbero essere influenzati ampiamente da un simile calo delle riserve bancarie. Analogamente, la pressione sul fixing dell’Euribor deriverebbe principalmente dalla sostituzione da parte delle banche dei finanziamenti della banca centrale con finanziamenti non garantiti sul mercato. Tuttavia, i rimborsi TLTRO probabilmente libereranno un po’ di collaterale, compresi i titoli di Stato prelevati dal pool di garanzie delle banche centrali nazionali e messi a disposizione del mercato dei pronti contro termine. Potremmo quindi assistere a una modesta pressione al ribasso sui tassi repo in caso di significativi rimborsi TLTRO, ma nulla di rilevante, poiché prevediamo anche che la domanda di garanzie di alta qualità rimanga solida. Con uno scenario di tassi non negativi sempre più prossimo a concretizzarsi, una configurazione invariata dei tiering sembra un’ipotesi di base ragionevole, piuttosto che una modifica tardiva del coefficiente. Una volta lasciati alle spalle i tassi di riferimento negativi, riteniamo improbabile che la BCE riveda tale politica in futuro e che piuttosto si adoperi per l’accomodamento attraverso acquisti netti di attività, disposizioni di liquidità favorevoli alle banche e varie tipologie di forward guidance. (Abstract) http://www.verinieassociati.com

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Commento post meeting BCE

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2022

A cura di Antonella Manganelli, AD e Responsabile Investimenti di Payden&Rygel Italia. La BCE oggi ha annunciato un rialzo di 50 punti base, al di sopra dei 25 punti base attesi. Anche il tono della banca centrale è risultato più rialzista del previsto: Christine Lagarde ha reiterato come il mandato della BCE sia uno solo, ovvero il contenimento dell’inflazione, facendo intendere l’accettazione da parte dell’Istituzione del fatto che l’abbassamento dei prezzi possa avvenire anche a costo di un impatto negativo sulla crescita. Poco consolante poi l’annuncio sullo strumento anti-frammentazione, che purtroppo non è risultato né dettagliato né convincente quanto sperato. In aggiunta, quanto comunicato è suonato abbastanza complesso nell’ipotesi di un’eventuale implementazione. E l’immediata reazione del mercato non ha mancato di mostrare proprio questo scetticismo: l’Euro non si è apprezzato, gli spread si sono allargati. Guardando al prossimo futuro, anche alla luce degli eventi politici del nostro Paese di questa settimana, è diventato molto probabile che al mercato venga voglia di testare le intenzioni della BCE, e quel livello di spread di 250 punti base che finora sembrava un tetto. Pertanto, crediamo che per adesso il rischio per spread e rendimenti a scadenza dei governativi italiani sia purtroppo al rialzo; allo stesso tempo, l’inversione di tendenza potrebbe essere molto veloce se la BCE dovesse decidere di agire più velocemente di quanto adesso non sembri. In altre parole, l’unica certezza per ora sembra restare la volatilità.Con oltre 146 miliardi di dollari in gestione, Payden & Rygel è leader nella gestione del risparmio gestito e annovera tra i suoi clienti banche centrali, fondi pensione, imprese di assicurazione, università, banche private e fondazioni di varia natura. Società di gestione indipendente e non quotata, Payden & Rygel ha sede a Los Angeles con uffici a Boston e hub di gestione a Londra e a Milano.

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Commento flash: BCE, un passo della giusta direzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 luglio 2022

Commento di Hetal Mehta, Senior European Economist di LGIM. La BCE si trova ad affrontare un triplice problema che non sembra semplificarsi. L’inflazione è alta e in aumento, la crescita è in calo e il balzo dei rendimenti dei titoli italiani è un buon modo per farsi venire il mal di testa. L’aumento dei tassi di 50 punti base insieme all’acquisto di obbligazioni attraverso il nuovo Transmission Protection Instrument è un passo nella giusta direzione. I dettagli di questo strumento annunciati oggi lasciano alla BCE molta discrezionalità. Con la sospensione da parte della Commissione europea delle regole fiscali per quest’anno e per il 2023, la condizionalità dello strumento appare allentata.

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Bce alza tassi di mezzo punto

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 luglio 2022

“Pessima notizia. Si tratta di una stangata media, per chi ha un mutuo a tasso variabile, pari a 41 euro al mese, 492 euro all’anno” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Un rialzo che danneggerà non solo le famiglie con un mutuo a tasso variabile, ma anche quelle che stanno per comperare una casa e faranno un mutuo a tasso fisso e che già da mesi stanno subendo rialzi dell’Irs. Ci saranno poi effetti negativi sugli investimenti e conseguentemente sulla crescita” prosegue Dona.”Forse ci si salva, invece, almeno in parte, rispetto all’aumento dell’onere del nostro debito pubblico, grazie allo scudo anti spread” conclude Dona.

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Capital Group: L’arduo dilemma della BCE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2022


By Robert Lind, Economista di Capital Group. Finora, durante tutto il 2022, l’economia europea ha retto molto bene nonostante le preoccupazioni degli investitori per una recessione causata dalla guerra. Ma mentre la Banca Centrale Europea (BCE) si prepara ad aumentare i tassi di interesse nella riunione del 21 luglio, l’economia si trova ad affrontare sfide importanti. La BCE si trova ad affrontare uno scenario simile a quello della Federal Reserve statunitense e della Banca d’Inghilterra, che stanno entrambe lottando per contenere i livelli storicamente elevati di inflazione senza innescare una profonda recessione. La banca centrale ha segnalato l’intenzione di aumentare i tassi di interesse nelle riunioni di luglio e settembre e ha confermato la fine del programma di acquisto di asset. È inoltre evidente che le aspettative di inflazione dei consumatori e delle imprese siano cambiate e abbiano iniziato a salire. Dato che i tassi reali rimangono eccezionalmente bassi e i rischi di inflazione sono in aumento in Europa, la BCE sarà probabilmente ansiosa di continuare con un allentamento fino a quando non ci saranno prove definitive di una chiara tendenza al ribasso dell’inflazione dell’indice dei prezzi al consumo.Tuttavia, mentre la robusta crescita dei consumi e dei servizi ha sostenuto l’economia nonostante l’indebolimento del settore manifatturiero, vediamo all’orizzonte tre rischi principali che potrebbero rendere più difficile un atterraggio morbido: un’interruzione delle forniture di gas dalla Russia; un’inflazione persistente e diffusa; l’aumento degli spread obbligazionari (differenza dei rendimenti) tra gli Stati membri dell’Unione Europea. La minaccia di interruzione delle forniture energetiche europee da parte della Russia è diventata molto concreta nelle ultime settimane. I prezzi dell’energia hanno già iniziato a crescere dopo una modesta riduzione delle importazioni dalla Russia. Berlino si sta chiaramente preparando a un’interruzione totale delle forniture di gas da parte della Russia, che richiederebbe un aumento della domanda in Germania e in altri Paesi, come l’Italia. Uno scenario del genere rappresenterebbe un bel dilemma per la BCE. Se si trattasse solo di attività economica e di un’interruzione delle forniture energetiche che creasse una recessione, la BCE dovrebbe tagliare i tassi di interesse. Il problema è che se il gas russo viene interrotto, l’inflazione probabilmente salirà ancora di più, forse a due cifre, il che indicherebbe che la BCE dovrebbe continuare a inasprire la politica monetaria. La spirale inflazionistica in Europa non è dovuta solo ai prezzi dell’energia. La BCE pubblica indici mensili per le principali voci dell’indice dei prezzi al consumo dell’eurozona. Negli ultimi tre mesi, tali indici hanno evidenziato un’ampia ripresa dell’inflazione. Mentre i prezzi dell’energia continuano a contribuire in modo significativo all’inflazione headline, si sono registrati notevoli aumenti dei prezzi dei beni e dei servizi industriali non energetici. Nei tre mesi fino a giugno, l’inflazione core annualizzata, che esclude l’energia e gli alimenti, è cresciuta dal 3,9% al 4,6%, rispetto all’aumento dal 2,4% al 3,2% dei tre mesi fino a febbraio.La BCE è preoccupata anche per la dinamica dell’inflazione di fondo. Sebbene gli aumenti salariali siano rimasti finora contenuti, è evidente che le imprese hanno potuto e voluto aumentare i prezzi di vendita per proteggere i margini di profitto a fronte di un sostanziale aumento dei costi dei fattori produttivi. Ciò ha aumentato lo scetticismo di molti funzionari della BCE nei confronti delle proiezioni che indicano un rapido calo dell’inflazione headline e di fondo. Con mercati del lavoro rigidi e pressioni inflazionistiche persistenti, i salari potrebbero aumentare ulteriormente. Ad esempio, il sindacato tedesco dei metalmeccanici IG Metall ha avanzato una richiesta iniziale di aumento salariale dell’8% entro la fine dell’anno.L’annuncio da parte della BCE di un rialzo dei tassi e di un’accelerazione della fine del programma di quantitative easing ha già iniziato a mettere sotto pressione i mercati obbligazionari europei, provocando un aumento degli spread tra i rendimenti dei titoli di Stato dei Paesi dell’UE. Il crescente divario tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani e tedeschi ha provocato una riunione d’emergenza della BCE a giugno, durante la quale i governatori hanno parlato di un nuovo strumento “anti-frammentazione” progettato per affrontare l’allargamento degli spread.Tuttavia, non c’è accordo all’interno della BCE su cosa fare e come dovrebbe configurarsi questo strumento. A complicare le cose c’è anche la ferma opposizione dei politici tedeschi e olandesi, che ritengono che la banca centrale non debba sovvenzionare il governo italiano. I problemi macroeconomici fondamentali dell’Italia non sono scomparsi. Durante la pandemia, l’Italia ha accumulato notevoli deficit di bilancio e un aumento significativo del debito pubblico. Di recente l’economia ha subito un rallentamento a causa dello shock energetico provocato dalla guerra in Ucraina. L’interruzione delle forniture energetiche russe potrebbe causare ulteriori problemi all’Italia. Se la situazione dell’Italia peggiorerà, Berlino sarà costretta a decidere quando impiegare un “backstop”. Non sappiamo quanto dolore sarà necessario prima che l’UE intervenga e quali condizioni la Germania potrebbe chiedere in cambio.Se il backstop non si dovesse concretizzare, la portata dello shock sarebbe così grande che potrebbe iniziare a erodere le fondamenta dell’euro. Tuttavia, non siamo euroscettici per natura e non ci aspettiamo una crisi modello Grecia, anche perché crediamo che i policymaker abbiano imparato dagli errori commessi nel 2010 e riconoscano che una crisi del debito italiano sarebbe molto più pericolosa per l’eurozona. Tuttavia, una combinazione tra la diminuzione del sostegno della BCE e la rigida resistenza politica a qualsiasi misura fiscale per aiutare l’Italia potrebbe aumentare la tensione sui mercati obbligazionari, facendo aumentare gli spread.

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La BCE compie ulteriori passi per integrare il cambiamento climatico nella politica monetaria

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2022

A cura di Katharine Neiss, chief European economist di PGIM Fixed Income. I cambiamenti annunciati oggi confermano che la BCE è uno degli istituti centrali leader nell’integrazione delle considerazioni sul clima nelle politiche. Detto questo, la BCE sta giustamente svolgendo un ruolo complementare piuttosto che primario in materia di cambiamento climatico, dato il suo mandato per la stabilità dei prezzi. Allineandosi agli obiettivi dei governi, dando l’esempio e incentivando i piani di investimento delle imprese affinché siano coerenti con gli obiettivi climatici concordati, l’impatto positivo sarà incrementale nel tempo. Per questo motivo, le misure annunciate sono semplicemente troppo limitate rispetto alla portata della sfida climatica e non dovrebbero essere considerate come un sostituto per la notevole quantità di investimenti pubblici e privati necessari. La svolta annunciata dalla BCE è stata ben comunicata ai mercati ed effettuata in modo ordinato e prevedibile, in linea con le migliori pratiche. La direzione di marcia delle banche centrali, tra cui la BCE e la Banca d’Inghilterra, verso l’inserimento di considerazioni sul clima all’interno dei programmi sulle partecipazioni in obbligazioni societarie, ha dato un segnale importante: esse si stanno mettendo al passo con le tendenze dei mercati pubblici, che si riflettono già nei prezzi.

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Bce: stretta da mezzo punto a settembre

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 giugno 2022

La Bce prevede un rialzo dei tassi da 25 punti base in occasione della riunione di politica monetaria di luglio e prevede di aumentare nuovamente i tassi di riferimento a settembre. Se poi le prospettive d’inflazione si deteriorassero, nella riunione di settembre sarà opportuno un incremento superiore.”Insomma, bene che vada da settembre ci sarà un rialzo dei tassi di 50 punti base. Questo significa che chi ha un mutuo a tasso variabile avrà una stangata media pari a 41 euro al mese, 492 euro all’anno” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Un problema, quello dei tassi in aumento, che danneggerà non solo le famiglie con un mutuo a tasso variabile, ma anche quelle che stanno per comperare una casa e faranno un mutuo a tasso fisso e che già da mesi stanno subendo rialzi dell’Irs. Ci saranno poi effetti negativi sugli investimenti e conseguentemente sulla crescita, oltre che sull’onere del nostro debito pubblico. Per questo sarebbe importante che l’Ue e il Governo italiano facessero subito di più per bloccare l’inflazione visto che, come ha dichiarato la Lagarde, la misura dell’aumento dei tassi dipenderà dalle prospettive aggiornate dell’inflazione a medio termine. Urge ad esempio che si blocchino le speculazioni sui carburanti che poi gravano su tutta la merce trasportata” conclude Dona.

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PIMCO: Commento in reazione al meeting della FED

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2022

A cura di Allison Boxer, US Economist di PIMCO. Una riunione storica del FOMC ha portato a un rialzo dei tassi di 75 punti base e a una revisione del dot plot che suggerisce che l’aggressivo inasprimento della politica monetaria continuerà probabilmente nelle prossime riunioni. Le revisioni delle previsioni di crescita e del tasso di disoccupazione contenute nel Summary of Economic Projections (SEP) lasciano intendere che la Fed sta iniziando a riconoscere che un percorso più rapido di inasprimento della politica monetaria andrà a scapito di una crescita più lenta e di un aumento della disoccupazione. La Fed prevede ora una crescita del PIL statunitense pari all’1,7% nel 2022 e nel 2023, in netto calo rispetto al 2,8% e al 2,2% rispettivamente. Anche la disoccupazione dovrebbe salire rispetto ai livelli attuali. Il dot plot mostra che la Fed è unanime nel ritenere che il tasso sui fondi debba superare le stime di neutralità entro la fine dell’anno. Ma solo pochi membri si aspettano che i tassi raggiungano un picco significativamente superiore a quello già prezzato dai mercati.

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Riunione Bce: si vuole evitare un “caso Italia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 giugno 2022

La Banca Centrale Europea si trova attualmente in una posizione molto difficile a causa dell’elevata inflazione, del rallentamento della crescita e della contrazione del mercato del lavoro. Attualmente, noi di LGIM riteniamo che il rischio che l’Area Euro entri in recessione dalla seconda metà del 2023 sia del 60%.Per questi motivi, sono state prese delle misure insolite al fine di rendere più chiaro quale sarà l’andamento dei tassi d’interesse per il breve periodo, sebbene i cosiddetti “falchi” stiano facendo pressione affinché l’istituto agisca in tempi più rapidi.La Bce ha dichiarato che ha partire dal 1° luglio 2022 interromperà il suo programma di acquisto degli asset; tuttavia, continuerà comunque a reinvestire almeno fino alla fine del 2024.Riteniamo che, con queste mosse, l’istituto di credito speri di non dover creare un nuovo programma a supporto dell’Italia. Il motivo è che uno dei principali vantaggi dell’Asset Purchase Programme era la possibilità di emettere debito sovrano a costi più contenuti, un’opportunità molto vantaggiosa per governi come quello di Roma, il cui rapporto debito/Pil dovrebbe arrivare a toccare quota 160% a causa delle misure di sostegno emanate durante la pandemia di Covid-19.Il fatto che i tassi d’interesse si siano mantenuti bassi negli ultimi 8 anni ha permesso al Tesoro di rifinanziare il debito a costi contenuti, riducendo sensibilmente le uscite generate da questo e rendendo l’onere che ne deriva più gestibile.L’aumento dei tassi d’interesse, e di conseguenza degli oneri finanziari, da parte della Bce mette in discussione la sostenibilità del debito di un paese come l’Italia e questo obbliga la Banca Centrale a essere molto più “trasparente” circa le sue intenzioni di effettuare ulteriori rialzi; molto più di quanto lo siano stati altri istituti come la Federal Reserve o la Banca d’Inghilterra.

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