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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘Beirut’

I cristiani di Beirut resistono agli speculatori fondiari e restano in Libano

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

Dopo la terribile esplosione del 4 agosto scorso i cristiani di Beirut subiscono pressioni affinché vendano le proprietà e abbandonino il Libano. In un colloquio con la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Toufic Bou-Hadir, direttore della Commissione Patriarcale Maronita per la Gioventù, ha sottolineato che «ci sono persone che cercano di trarre profitto dalla catastrofe comprando terre e case dai cristiani», ma la popolazione preferisce riparare le proprie case danneggiate piuttosto che vendere e lasciare il Paese. «La gente vuole restare. Un certo numero di anziani, e anche di giovani, resta nelle proprie case, anche se danneggiate. Con tutto il rispetto per quanti hanno altre credenze religiose, non possiamo vendere le case cristiane. Non vogliamo cambiare la demografia. La terra non ha solo un valore materiale. Rappresenta la nostra dignità, e in essa abbiamo le nostre radici». Mons. Bou-Hadir ha sottolineato che nei giorni scorsi i responsabili della Chiesa locale hanno collaborato con i leader politici per l’approvazione di una legge a tutela dei fedeli minacciati dagli speculatori fondiari. Nel frattempo, quasi 300 giovani hanno riempito la cattedrale maronita di Beirut, anch’essa danneggiata, per una veglia notturna guidata dall’arcivescovo Paul Abdel Sater, il quale li ha esortati a non perdere la fiducia nel futuro della città nonostante l’immane tragedia. Questi stessi giovani sono stati lodati da mons. Bou-Hadir per il loro impegno volontario a sostegno delle famiglie vittime dell’esplosione. ACS sta fornendo aiuti di emergenza a 5.000 famiglie e mons. Bou-Hadir ha espresso la gratitudine dei cristiani libanesi nei confronti dei benefattori della fondazione. «Voglio ringraziare Aiuto alla Chiesa che Soffre per aver fornito un sostegno essenziale». Nella fase inziale, ha proseguito, «c’è stato solo lo shock, la gente era concentrata nel tentativo di sopravvivere. Ora sta prendendo piena coscienza di quanto accaduto e sta comprendendo quanto sarà duro e difficile il futuro, ma la nostra speranza è Cristo», ha concluso.

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L’UNHCR accelera gli aiuti per Beirut all’indomani della devastante esplosione

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2020

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, e altri partner umanitari in Libano stanno rapidamente contribuendo alla risposta guidata dal governo, a seguito dell’esplosione letale e devastante che ha colpito Beirut martedì 4 agosto.Considerato l’impatto dell’imponente esplosione, l’UNHCR teme che tra le vittime e i feriti ci possano essere anche dei rifugiati che vivono a Beirut. Alcune delle aree gravemente colpite dalla potente esplosione includono i quartieri che ospitano rifugiati e, mentre si continua a monitorare la situazione, l’UNHCR ha ricevuto segnalazioni – al momento non confermate – di diverse morti tra i rifugiati a Beirut. L’Agenzia lavora con le squadre di soccorso e altri operatori umanitari per aiutare con l’identificazione e il sostegno alle famiglie in lutto.Tutto il personale dell’UNHCR è stato rintracciato e si trova al sicuro.I nostri sforzi umanitari si concentrano su tre aree chiave: alloggio, salute e protezione.
L’UNHCR sta lavorando a stretto contatto con la Croce Rossa libanese per creare rifugi temporanei per coloro che hanno perso la propria casa, e sta sostenendo gli sforzi di trasferimento di altri.Centinaia di migliaia di persone hanno visto le loro case completamente o parzialmente danneggiate dall’esplosione. La necessità di un riparo è impellente. L’UNHCR sta mettendo a disposizione le sue scorte nazionali di kit di assistenza, teli di plastica, tensostrutture e decine di migliaia di altri articoli di prima necessita’, tra cui coperte e materassi per la distribuzione e l’uso immediati.La risposta sanitaria dell’UNHCR contro il COVID-19 continua in quest’ultima emergenza. La scorsa settimana è stata completata una prima fase di incremento dei letti di ospedale e della capacità delle terapie intensive, con l’introduzione di forniture e attrezzature mediche, ventilatori e letti per i pazienti. L’implementazione della seconda fase è stata velocizzata alla luce della saturazione degli ospedali. Questo supporto contribuirà a ridurre la pressione sugli ospedali attualmente sovraccarichi e consentirà di trattare un maggior numero di pazienti in modo tempestivo. Queste capacità aggiuntive sono disponibili per tutti coloro che ne abbiano bisogno.Quella della protezione è un’altra area critica di intervento nell’attuale risposta alle emergenze, in particolare in relazione alla salute mentale e al supporto psicosociale. I centri di accoglienza dell’UNHCR in tutto il Paese, inclusa Beirut, sono aperti per i casi critici e le emergenze, con tutte le misure di distanziamento sociale legate al COVID-19 attive, e il call center nazionale e le linee telefoniche regionali in tutto il paese sono state attrezzate per rispondere alle richieste di assistenza.La massiccia esplosione si aggiunge alla già grave crisi economica che aveva spinto molti libanesi e rifugiati in una condizione di povertà, ulteriormente aggravata dalla pandemia da COVID-19. L’UNHCR invita la comunità internazionale a sostenere il Libano, mostrare solidarietà e fornire un sostegno tempestivo e significativo al Paese e ai libanesi, che hanno generosamente accolto i rifugiati.

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“Santa Rita protegga Beirut e il popolo libanese”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2020

“La nostra preghiera a Santa Rita, alla quale quotidianamente affidiamo tutte le terre del mondo, oggi si fa ancora più grande per abbracciare in modo particolare il Libano, la cui ferita sgorga dolore anche a Cascia”. A parlare è Suor Maria Rosa Bernardinis, Madre Priora del Monastero Santa Rita da Cascia, che si è unita in preghiera insieme alle consorelle, affidando alla protezione e all’intercessione di Santa Rita il Libano, dove ieri (4 agosto) si è verificata la catastrofica esplosione avvenuta al porto di Beirut. Una vera strage, che le claustrali di Cascia seguono con apprensione, auspicando che la Terra dei Cedri possa far fronte al più presto a questa emergenza e rialzarsi, più forte di prima. Una terra profondamente legata a quella della santa degli impossibili, verso la quale i libanesi, non solo quelli di religione cattolica, nutrono immensa devozione. A sancire questo legame negli anni, in occasione delle celebrazioni del 22 maggio, due gemellaggi di fede con Beirut, tra cui il più recente del 2015 suggellato dal dono della grande statua di Santa Rita, scolpita nella pietra libanese, benedetta da Papa Francesco e posta all’ingresso della città. “Cascia – prosegue la Priora – custodisce un pezzo di cuore del Libano, rappresentato proprio dalla statua. È quindi a Santa Rita che ci rivolgiamo ora, con profonda fiducia, mettendo nelle sue mani tutte le vittime di questa ennesima tragedia, che colpisce il Libano creando una distruzione incalcolabile. Preghiamo per i numerosi morti, i dispersi, i feriti, per le loro famiglie e per tutti coloro che hanno perduto le case e le attività. Santa Rita protegga Beirut e tutto il popolo libanese, alleviando le sue sofferenze, dandogli nuova forza e portando loro la speranza, quella che lei infonde nei cuori”.

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Explosions in Beirut

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2020

Caritas Internationalis expresses its solidarity and compassion to the Church of Lebanon, to the Lebanese people and to Caritas Lebanon, after the deadly blasts that yesterday’s afternoon flattened parts of Beirut and killed at least 78 people and injured nearly 4,000.”It is a terrible and disastrous situation and today we live in a total confusion,” told Caritas Internationalis Rita Rhayem, director of Caritas Lebanon, whose staff immediately took action to bring relief to those affected by the explosion. Caritas confederation is also launching an emergency plan coordinated by the general secretariat of Caritas Internationalis to immediately assist victims.”The situation is critical and this is the first time that we have experienced a situation of such great magnitude, it is apocalyptic, but we don’t stop and we will carry on in order to help all those in difficulty” emphasizes Rita Rhayem. “There are a lot of dead and a lot of injured, and the health situation is likely to worsen quickly, as the toxic gases can cause additional health problems. Caritas Lebanon is preparing for this, but its health centres have no means to face this kind of situation, and rescue operations are made even more difficult by the lack of electricity”.
Caritas Lebanon’s headquarters was also it was badly damaged by the explosion. Providentially, the office had closed shortly before the explosion and therefore no staff were injured.”Since 6:00 p.m. yesterday, the country has stopped and we are living a nightmare. We have nothing to help the population,” says the president of Caritas Lebanon, father Michel Abboud. “Beirut is devastated and we are totally overwhelmed by the scale of the events.” “The wounded are received in our primary care centres which are overwhelmed, the hospitals are incredibly crowded. They lack everything, including food to support the affected population,” added Rita Rhayem. The young volunteers are mobilized and they go in search of the wounded.As Caritas Internationalis secretary general Aloysius John points out, yesterday’s large-scale explosions inflicted a further injury to a Lebanon already on its knees due to the economic crisis, the violence, the Covid-19 pandemic and the consequences of the economic sanctions imposed to Syria. John says that “the international community must intervene urgently and unconditionally to help the population. Ther is a need to support the efforts of faith-based civil society organizations, in particular Caritas Lebanon, which is present throughout the country to meet basic and urgent needs, especially in this time of tribulation and trials for the Lebanese people”.“We must not lose sight of the fact that the effects of economic sanctions and political violence have weakened this country and are weighing heavily on Lebanon, which is facing a food shortage. It is vital that the international community acts decisively to alleviate the suffering of poor Lebanese, immediately removing economic sanctions,” Aloysius John added.

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Esplosioni a Beirut: Il punto sulla situazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2020

Beirut esplosionedi Emanuele Rossi. Almeno due esplosioni hanno colpito ieri l’area portuale di Beirut. Ci sono video che mostrano il fungo e il fumo, molte immagine di porte e finestre divelte all’interno degli appartamenti della zona. Ci sono feriti, diversi persone colpite da schegge di vetro; altre riprese per strade mostrano veicoli distrutti dalle detonazioni.Non è chiaro cosa sia saltato in aria al momento. Secondo quanto dichiarato dal Direttore generale della Pubblica sicurezza libanese, sarebbe esploso un deposito di sodio nitrato stoccato in un deposito da oltre un anno, dopo essere stato confiscato da una nave.Alcune fonti dal posto avevano spiegato inizialmente che si sarebbe trattato di un deposito di fuochi d’artificio attaccato da un incendio che in precedenza si era propagato nell’area. Versione che però nel tempo ha perso consistenza. Altre dicono che si sarebbe trattato di un deposito di missili di Hezbollah, la milizia sciita filo-iraniana. Potrebbe anche essere stato colpito o vittima di sabotaggio, sulla scia di quanto successo nelle passate settimane in Iran, spiega qualcuno azzardando una speculazione. Hezbollah sta già cercando di de-escalare la situazione: una fonte ha dichiarato che non ritengono possibile che si sia trattato di un attacco israeliano (ma è anche possibile che il gruppo voglia evitare di mostrare pubblicamente una vulnerabilità in casa).La tempistica è certamente singolare. Domani un tribunale delle Nazioni Unite dovrebbe emettere il suo verdetto nel processo in contumacia a quattro sospettati di aver piazzato l’autobomba che nel 2005 assassinò il primo ministro Rafik Hariri. Tutti e quattro gli indagati sono membri del gruppo Hezbollah, che ha costantemente negato qualsiasi ruolo nella morte di Hariri.La possibile seconda esplosione è stata segnalata nella residenza di Hariri in città. Sembra che ci siano almeno dieci vittime, ma è presumibile che ce ne siano di più. Su Twitter, una reporter dice aver udito l’esplosione da Cipro.Il Libano sta attraversando una profonda crisi economica, con i prezzi dei generi alimentari che sono arrivati alle stelle, e il malcontento diffuso tra la popolazione in sofferenza da mesi e mesi. (foto copyright ProgettoDreyfus)

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L’enorme esplosione nella capitale libanese ha devastato le comunità nel raggio di 10 km.

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2020

Gli operatori di Save the Children sul posto hanno riferito che intere strade sono state spazzate via, e che i bambini sono dispersi, mentre le squadre di soccorso lavorano attraverso gli edifici distrutti per far uscire la gente dalle macerie. Edifici residenziali e commerciali sono stati devastati in quella che viene descritta come la più grande esplosione della storia recente del Libano. Gli ospedali di Beirut riferiscono che non sono in grado di curare altre vittime, poiché centinaia di letti si sono immediatamente riempiti dopo l’esplosione. I militari sono stati dispiegati per salvare coloro che sono rimasti intrappolati nelle macerie, mentre il personale medico sta curando i feriti per le strade. Save the Children conferma che i suoi uffici di Beirut, a circa cinque chilometri dal porto, sono stati gravemente danneggiati dall’esplosione, che ha scosso l’edificio e distrutto le facciate dei negozi del quartiere. Il nostro team di risposta rapida è pronto a sostenere il governo nei prossimi giorni.
“Siamo scioccati e devastati dall’esplosione. Non è ancora noto il reale bilancio delle vittime, ma quello che sappiamo è che in un disastro come questo, l’impatto sui bambini può essere devastante: potrebbero essere feriti, scioccati e separati dai loro genitori. I nostri operatori sono pronti a lavorare per proteggere i bambini e sostenere gli sforzi del governo, che continueranno nei per diversi giorni. È fondamentale che i bambini e le loro famiglie abbiano accesso ai servizi di cui hanno urgente bisogno, comprese le cure mediche e la protezione fisica ed emotiva.” ha commentato Jad Sakr, Direttore in Libano di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro. “L’incidente non poteva accadere nel momento peggiore e ha colpito le comunità che già soffrivano per l’impatto della crisi COVID-19 e la crisi economica. Il porto principale di Beirut, ormai completamente danneggiato, è vitale per gran parte del cibo, dei cereali e del carburante che il Libano importa, e le famiglie risentiranno immediatamente della carenza di beni di prima necessità a causa di questa tragedia”.

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Beirut: La tragedia libanese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2020

Beirut. Ieri è successo il finimondo a Beirut: morti, feriti e macerie nella sua area portuale per due esplosioni terribili. “L’ Associazione medici di origine straniera in Italia Foad Aodi – scrive in un comunicato reso agli organi d’informazione italiani – sta seguendo la tragedia libanese con i medici e giornalisti locali dopo le 2 esplosioni provocando danni enormi sia materiali e che feriti più di 3000 e morti più di 100 e più di 1500 dispersi con contino aggiornamento visto tutti gli ospedali della capitale sono pieni di feriti grave e alcuni di questi ospedali sono in difficoltà di funzionare per mancanza di elettricità ,sangue ,posti letti ,strumenti chirurgici e sanitari oltre i medici e gli infermieri. sono morti 7 medici e infermieri e circa 10 pazienti ricoverati negli ospedali .Urge aiuti sanitari e medici e ospedali mobili e sostenere il Libano in questo momento molto grave. proprio nel momento dell’esplosione Foad Aodi stava in contatto con i giornalisti della Tv libanese per una intervista da Roma su Coronavirus. Dopo i giornalisti hanno inviato le foto dello studio televisivo distrutto”. Di certo, purtroppo, gli effetti terrificanti di queste due esplosioni mostreranno ai soccorritori danni e vittime ancora maggiori di quanto sino ad ora sono state accertate. Tali eventi lasciano profondamente scossa l’opinione pubblica mondiale e la domanda che purtroppo ci facciamo, già da tempo, è fino a quando dobbiamo assistere a questa sequela di morti, di feriti e di milioni di rifugiati che ha sconvolto l’intera regione del vicino oriente e che va ad aggiungersi fatalmente alle altre vittime di una pandemia che a sua volta sconvolge la vita e le attività produttive di interi paesi.

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UNICEF: oltre 4.150 i bambini siriani separati/non accompagnati che hanno attraversato le frontiere

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2013

Flag of UNICEF

Flag of UNICEF (Photo credit: Wikipedia)

Oltre 4.150 bambini della Siria hanno oltrepassato il confine verso i paesi vicini senza genitori o parenti adulti. Questo dato riguarda soltanto i bambini che sono stati identificati e registrati. Il numero reale è chiaramente più alto.
·In Libano è arrivato il più alto numero di bambini sparati/non accompagnati: 1.698. Nella zona della Valle della Bekaa alcuni bambini rifugiati arrivati negli ultimi tempi, sono stati trasferiti ed impiegati come lavoratori nell’agricoltura.
· La Giordania è il secondo paese con il più alto numero di bambini separati: 1.170 bambini, tra i quali anche alcuni di appena nove anni, la maggior parte dei quali sono al campo rifugiati di Za’atari.
· In Iraq, secondo le stime dell’UNICEF, sono 300 i bambini non accompagnati/separati arrivati di recente nel nord. Molti di loro lavorano per dare un sostegno economico alle proprie famiglie.
·Ognuno di questi bambini ha assistito, o è stato vittima, di livelli di violenza terribili. Separati dai propri parenti o da coloro che se ne sono presi cura, sono estremamente vulnerabili a sfruttamento e abusi.
· Aya vive in uno squallido insediamento di tende, in un frutteto di mandorle a Sawiri, proprio al confine con la Siria, vicino alla strada tra Damasco e Beirut. Ha 11 anni e si prende cura di suo fratello di 7 anni e della sorella di 4; sono tutti insieme ad uno zio. Ha iniziato a frequentare le attività ricreative supportate dall’UNICEF, e lo scorso giovedì, per la prima volta ha raccontato di aver visto suo padre esser fatto a pezzi davanti ai suoi occhi.
· Ci sono molte ragioni per cui i bambini stanno lasciando la Siria da soli. Molti hanno perso le proprie famiglie nei combattimenti, e stanno scappando per salvare le proprie vite. Altri stanno lasciando la Siria per riunirsi con i membri delle proprie famiglie, che sono fuggiti prima. Altri sono stati mandati via dai propri genitori per paura che potessero essere arruolati in combattimenti. Molti stanno lasciando la Siria adesso o sono stati mandati via perché semplicemente non c’è lavoro a casa, e le loro famiglie sono in condizioni economiche difficili. Altri ancora stanno lasciando le proprie case perché solo così possono avere accesso a servizi di base come acqua, cibo e riparo.
·L’UNICEF sta lavorando con i suoi partner per identificare i bambini separati e non accompagnati per garantire loro protezione, che comprende: alloggi sicuri -fino a quando genitori e familiari non saranno rintracciati -; supporto medico, sostegno psicosociale e nell’istruzione.

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