Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 330

Posts Tagged ‘bene comune’

Facciamo crescere la filantropia per investire nel bene comune

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 luglio 2019

Italo NTV, KPMG, UniCredit Foundation e Pedersoli Studio Legale si uniscono al collegio partecipanti della Fondazione Italia Sociale, portando a 21 il numero di importanti enti del mondo profit e non profit ad aver accolto l’ambiziosa mission di rinnovamento e sviluppo promossa dalla Fondazione.Ad oggi, partecipano alla Fondazione aziende italiane e multinazionali, università, banche, fondazioni culturali e sociali, editori, studi professionali, società di consulenza internazionali.Per sostenere i propri progetti, la Fondazione ha promosso, nel maggio 2019, la nascita del Fondo Filantropico Italiano, uno strumento per rendere la filantropia sempre più solida e strategica, in grado di farsi carico di una funzione civica, con sempre più persone protagoniste attive di una rete di solidarietà fluida ed efficace.
Lo stesso 23 luglio, la Fondazione ha deliberato la cooptazione di Ferruccio De Bortoli nel comitato di gestione del Fondo Filantropico Italiano, riconoscendone la sensibilità e le competenze in ambito non profit, comprovate con la presidenza di Vidas – ente di assistenza ai pazienti inguaribili – e con il costante impegno a diffondere la cultura dei diritti e della solidarietà.Il Fondo Filantropico Italiano è un’entità autonoma, costituita in forma di fondazione di partecipazione, dedicata al fundraising tra reti di aziende e privati e alla gestione di progetti operativi su scala nazionale, pensati per rispondere a bisogni sociali diffusi, generare occupazione ed essere auto-sostenibili nel lungo periodo.Il Fondo verrà alimentato da iniziative di corporate crowdfunding e da una lotteria filantropica, e svolgerà, inoltre, una funzione di advisoring sia per i privati che vogliono fare donazioni filantropiche sia per le istituzioni pubbliche che si impegnano in progetti sociali.

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La scuola e il bene comune

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2011

Roma fino al 3 giugno, dalle ore 9.30 – 18.00, presso la Prima Balconata della Sala dell’Acquario Romano della Casa dell’Architettura, sarà possibile visitare gratuitamente la mostra realizzata dagli oltre 2 mila studenti che hanno partecipato al progetto quest’anno. In esposizione: opere grafico-pittoriche, multimediali e di ricerca, di rappresentazione poetica, teatrali e musicali. «Ritorniamo a pensare e a prenderci la responsabilità del Bene Comune». Queste le parole di Gianluigi De Palo, assessore alla Famiglia, all’Educazione e ai Giovani, alla platea di 300 studenti accompagnati di rispettivi insegnanti delle 37 scuole, che hanno partecipato al progetto “Roma per vivere, Roma per pensare…” promosso dall’Assessorato, in collaborazione con la sezione romana della Società Filosofica Italiana, dedicando il percorso che si è chiuso oggi presso la Casa dell’Architettura al tema della responsabilità. «Cari giovani, non so voi, ma io ho fiducia nel futuro, perché dipende da quello che siamo in grado di costruire oggi. La volete questa sfida? Volete questa responsabilità?» ha chiesto l’assessore introducendo i lavori della tavola rotonda su “Responsabilità: l’impegno dei giovani per il bene comune”. «L’obiettivo che ci eravamo posti con questo progetto era offrirvi delle chiavi di lettura alte e altre, trasformare la filosofia in concretezza. Non c’è nulla di più concreto delle idee». Proponendo poi, il Bene Comune come tema di fondo del percorso del prossimo anno, De Palo ha aggiunto: «Il Bene Comune va oltre le ideologie; non abbiate paura di farvi una vostra idea e non fatevi condizionare da quanti cercano di imporvi quelle loro. Abbiate il coraggio di rendervi protagonisti della “contestazione del sì”. La rassegnazione è la morte delle idee».

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Crisi, industriali cattolici in campo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2011

L’Ucid l’Unione cristiana imprenditori dirigenti, ha pubblicato il suo rapporto 2010-11 su «La coscienza imprenditoriale nella costruzione del Bene Comune». Nelle 850 pagine emerge l’idea che di fronte alle sfide dell’economia globalizzata l’impresa dovrebbe non ritrarsi ma affrontarle con l’intento di «discernere, partecipare, accompagnare». Il documento è stato recentemente presentato in un convegno a Palermo, dove anche gli scriventi sono intervenuti. Il rapporto evidenzia che gli imprenditori dell’Ucid si sono battuti per il primato dell’economia reale rispetto a quella finanziaria, contro la speculazione senza freni, contro la compressione della libertà di mercato da parte delle lobby. Gli industriali cattolici considerano l’impresa come una comunità e non un semplice luogo di produzione di merci, ma la sede di un agire collettivo per la realizzazione del Bene Comune. Nelle fasi più calde della crisi, che ancora stiamo vivendo, l’Ucid era scesa in campo con l’appello «Vogliamo essere imprenditori per lo sviluppo, non schiavi della speculazione finanziaria».  È un obiettivo nobile, condivisibile. Ben vengano le idee che scuotano un sistema economico e finanziario stravolto dall’egoismo, dalla negazione di ogni principio di etica e di morale e dall’ignoranza delle stesse leggi che regolano una economia sana e una crescita ordinata di ogni società. Certo crediamo che queste idee possano e debbano trovare condivisione e sinergie anche nella parte migliore e più sensibile del mondo laico. Il documento percorre le tappe della Dottrina Sociale della Chiesa, dall’enciclica «Rerum Novarum»  del 1891 di Leone XIII fino alla «Caritas in Veritate» di Benedetto XVI. Cita i profondi contributi della «Populorum Progressio» del 1967 che affrontava i grandi problemi dell’economia globale, dalla povertà al sottosviluppo. Si ricordi che Paolo VI aveva affermato che «lo sviluppo è il nuovo nome della pace». Tale enunciazione, anche alla luce dei drammatici eventi che interessano il Nord Africa, si rivela profetica. Nel documento si enfatizza anche l’enciclica «Laborem Exercens»di Giovanni Paolo II del 1981 sulla centralità del lavoro e dell’impresa come condizione della valorizzazione della persona umana. La Dottrina Sociale è sempre stata all’avanguardia, anche nell’analisi economica e non solo etica e morale, stigmatizzando le più pericolose distorsioni della finanza e dell’economia foriere di gravi crisi e depressioni economiche e sociali. Si ricordino le precise denunce contro le speculazioni finanziarie fatte dall’economista cattolico Giuseppe Toniolo già nel 1873 e riportate nel suo «Dell’elemento etico quale fattore intrinseco delle leggi economiche».  L’aspirazione al Bene Comune diviene il modo nuovo e responsabile di affrontare le attività imprenditoriali anche rispetto ai problemi posti dalla globalizzazione. Una concezione che mira al benessere morale e materiale della persona nella società. Quindi non la semplice sommatoria di beni e interessi individualistici. Per gli imprenditori dell’Ucid ciò dovrebbe tradursi in precisi doveri nei confronti di dipendenti, manager, azionisti, consumatori, istituzioni e dell’intera società. Il rapporto valorizza la cultura d’impresa e la finalizza alla modernizzazione e all’innovazione delle attività produttive e alla competizione, ma nel rispetto della persona e del lavoratore, affrontando la sfida della coesione sociale all’interno del paradigma fondamentale della crescita e della giustizia economica. È importante che pezzi dell’imprenditoria italiana siano consapevoli del ruolo economico ma anche sociale dell’impresa, sancito dalla Costituzione. La nostra economia è  basata sulla pmi e molti ritengono che il nanismo imprenditoriale sia la causa dell’insufficiente crescita. Ricordiamo che l’industria manifatturiera italiana, quinta nel mondo, vale il 3,9% della produzione manifatturiera mondiale e che nel 2009, con riferimento alla produzione industriale pro capite, l’Italia era seconda. Un giudizio positivo sulla tenuta e sul ruolo delle pmi italiane è sacrosanto. Nei vortici della crisi esse hanno sofferto anche per la scarsa attenzione del nostro sistema bancario e istituzionale. (di Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia del governo Prodi   e Paolo Raimondi Economista)

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L’istruzione per tutti

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 dicembre 2010

Il volume di Fulvio De Giorgi (L’istruzione per tutti. Storia della scuola come bene comune, La Scuola, 2010) cerca – con una densa sintesi– di dare conto delle vicende dell’istruzione e della scuola nell’età contemporanea, soprattutto appuntando l’attenzione sulla costruzione di un “welfare scolastico” nel secondo dopoguerra e poi nel suo successivo smantellamento ad opera del neoliberalismo egemone dagli ultimi decenni del Novecento. Il punto di vista adottato è quello del “bene comune” così come è definito dalla dottrina sociale della Chiesa. Ma in grande conto sono tenuti pure gli interventi di Benedetto XVI sull’educazione. In questo senso, si tratta forse del primo lavoro che cerca di ricostruire in modo critico una storia educativa che valorizza il contributo cristiano, senza aprioristiche apologie, ma facendone rilevare l’effettiva rispondenza ai bisogni via via emergenti nelle diverse fasi storiche. La proposta è quella di un neopersonalismo pedagogico che – in sintonia con le posizioni dell’UNESCO e dell’UNICEF – rilanci la prospettiva dell’istruzione per tutti.  Riferendosi così alla tradizione della pedagogia cattolica e personalista italiana, come pure ai contributi di Maria Montessori e di don Lorenzo Milani, il volume argomenta la necessità di avviarsi verso una “scuola dell’integrazione”. Fulvio De Giorgi, L’istruzione per tutti. Storia della scuola come bene comune, Editrice La Scuola, 2010, pp. 152, euro 10,50.

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Morte Calabrese: «Roma si inginocchia»

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2010

«La città di Roma si inginocchia di fronte alla morte di Pietro Calabrese per rendere omaggio a un grande romano, a uno storico direttore del Messaggero, a un grande intellettuale che ha saputo mettere il proprio ingegno al servizio della sua città e di tutta l’Italia. Sono passati più di dieci anni da quando Calabrese non dirige più un importante giornale romano come Il Messaggero, eppure il suo esempio e il suo ricordo sono ancora vivi all’interno della cittadinanza e il segno che ha lasciato a Roma farà parte sempre della storia della nostra città, delle sue più alte speranze civili, della più attenta cura per il bene comune e per i diritti di ogni persona». Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

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La politica e il bene comune

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2010

Editoriale fidest. Da tempo, oramai, molti si ingegnano a mettersi in mostra cercando parole ad effetto, o, per meglio dire, nel credere che possano sintetizzare con più efficacia un intero concetto. Sono parole come giustizia, libertà, democrazia, bene comune, ecc. che hanno attraversato, praticamente, tutta la storia dell’umanità e fanno da contro altare al loro opposto come il frutto della crudeltà umana. Ma oggi, più che in passato, ad intorbidare le acque ci hanno pensato coloro che servendosi delle belle parole, e nascondendosi dietro di esse, tramano per svilirle e umiliarle. Smascherare questi profeti del bene che mestano nel torbido non è cosa facile perché occorre una grande saggezza e sensibilità. Se la giustizia, infatti, noi la difendiamo per attenuare i suoi rigori nei nostri confronti predicando il garantismo in opposizione al giustizialismo, allora abbiamo una giustizia valida solo nella misura in cui si pone al nostro servizio e non per tutti. Lo stesso ragionamento conta per la libertà e la democrazia. Servono per garantirci spazi operativi nei quali la libertà e la democrazia che invoco, a tutela dei miei interessi, è qualcosa di diverso dalla libertà e dalla democrazia intesa come patrimonio comune indivisibile. E’ questo quanto accade nel nostro vissuto dove talune parole sono diventate una sorta di pas par tout per aprire tutte le porte della nostra sensibilità cosciente e farle vibrare all’unisono. E’ il grande inganno che ha preso il posto alle torture, alle violenze eclatanti, ai genocidi e tende a sostituire la spada con il veleno, della calunnia, del sospetto, della mistificazione. A questo punto c’è chi si ritrae sconsolato, sentendosi impotente al confronto di tali e tante subdole manovre e chi cerca di reagire ma si trova di fronte delle stesse parole che l’avversario adotta per contrastarlo, ovvero, giustizia, democrazia, libertà, bene comune. Diventa, a questo punto, una lotta impari eppure le sorti di questa contesa possono essere portate a buon fine se l’essere umano avesse più memoria, più sensibilità, mostrasse più attenzione agli eventi che gli scorrono attorno e ne traesse un insegnamento duraturo nel tempo ed invece siamo distratti da problemi di certo importanti quali il lavoro, lo studio, mentre sottovalutiamo quelli che sono altrettanto validi, se partiamo dall’idea che la mia famiglia, il mio lavoro, i miei rapporti sociali si mescolano inevitabilmente con la politica e gli uomini che la rappresentano e a condizionarli per certi versi. Alla fine occorre capire che le parole non sono tutto: è il vento che le fa garrire è la bonaccia che le fa afflosciare. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Acqua bene comune

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 marzo 2010

Roma 20 marzo ore 14.00 corteo da Piazza della Repubblica si svolgerà a la manifestazione nazionale per la ripubblicizzazione dell’acqua e la difesa dei beni comuni. Una manifestazione indetta dai movimenti per l’acqua pubblica, a cui RdB ormai da molti anni partecipa attivamente insieme a forze politiche, sociali e dell’associazionismo.  La RdB considera molto importante questo appuntamento, anche in vista anche successivo passo rappresentato dal referendum contro il decreto Ronchi e per la riaffermazione del servizio pubblico, e scenderà in piazza accanto ai movimenti per chiedere il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, la ripubblicizzazione del servizio idrico, la sua gestione pubblica e partecipativa, l’approvazione della legge d’iniziativa popolare sottoscritta da oltre 400.000 cittadini. Chiediamo un nuovo modello di società pubblica, di consumo e di politiche occupazionali per la soddisfazione dei diritti sociali e ambientali, contro la politica delle grandi opere, il mercato dei rifiuti, gli impianti energetici nocivi e il ritorno al nucleare.

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Le marce della Pace in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 dicembre 2009

A Roma l’appuntamento è il 1 gennaio alle ore 11.00 in Largo Giovanni XXIII (inizio di Via della Conciliazione), da cui partirà la Marcia della pace che raggiungerà Piazza San Pietro per ascoltare il Messaggio di Benedetto XVI. Ci uniamo alle parole del papa: “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”, per rispondere con urgenza alla grave questione del rispetto dell’ambiente, così profondamente legata al bene comune della pace. Le altre città sono: Firenze, Napoli, Milano, Genova, Novara, Avellino, Alessandria, Terni, Messina, Padova, Torino, Bari, Parma, Lucca, Catania, Palermo. La Comunità di Sant’Egidio, a Roma e in tante città dell’Italia e del mondo, con la Marcia della Pace ricorda tutte le terre che nel Nord e nel Sud del mondo attendono la fine della guerra fonte di sofferenza per tanti popoli e “madre” di tutte le povertà e la fine del terrorismo e sperano nell’unità e nella pace della famiglia umana. Cristiani e credenti di tutte le religioni, uomini e donne di buona volontà, sono invitati ad unirsi per manifestare che la pace è possibile e che la guerra non è inevitabile.  In occasione della celebrazione della Giornata Mondiale della Pace del 1 gennaio 2010 la Comunità di Sant’Egidio, insieme ad altre Associazioni, Movimenti e Comunità, vuole far giungere il suo sostegno alle parole del Papa e alla sua sollecitudine per la pace nel mondo, ancora tanto diviso e segnato da guerre, ingiustizie, povertà e violenze.  Fu papa Paolo VI nel 1968, durante la guerra in Vietnam, che scrisse il primo Messaggio per la Pace, che così si apriva: “… sarebbe Nostro desiderio che poi, ogni anno, questa celebrazione si ripetesse come augurio e come promessa, all’inizio del calendario che misura e descrive il cammino della vita umana nel tempo, che sia la Pace con il suo giusto e benefico equilibrio a dominare lo svolgimento della storia avvenire…”. Sono 43 anni da allora, che la Chiesa cattolica celebra il 1 gennaio come giornata Mondiale della Pace: l’insistenza è  segno che i cristiani mai possono rassegnarsi ad accettare la guerra come soluzione ai conflitti e sempre vogliono essere operatori di pace. La Comunità di Sant’Egidio, che inizia proprio nel 1968, in questi 43 anni ha lavorato come ha potuto per la pace, nel dialogo con tutti, che ha portato alla pacificazione in situazioni di guerra; nell’incontro con uomini e donne di fedi diverse, sempre nell’orizzonte della pace; nel lavoro quotidiano per costruire ovunque società della pace e della convivenza, a partire dai più poveri. Da otto anni Sant’Egidio, sostenendo il Messaggio del papa, inizia l’anno con il passo della pace, gridando: “Pace in tutte le Terre” attraverso le oltre 600 manifestazioni del 1 gennaio che si svolgeranno in tutto il mondo.

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I giovani e la politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2009

Concepire la politica come orientata allo sviluppo di una collettività umana invece che al potere politico, implica, non solo la conoscenza e la pratica dei rapporti di forze, ma anche la conoscenza del bene comune degli uomini, la capacità di valutare la realtà, di educare gli uomini, di favorire il meglio di ognuno, di richiedere ed ottenere la libera collaborazione di tutti, per un bene umano che trascenda gli interessi particolari, pur avendo radice in ogni individuo e di capire qual è il bene comune storicamente maturo. Intesa in questo senso la politica pone la persona umana al centro dei propri obiettivi, nella prospettiva di formarla onesta, ma anche competente e capace di affrontare le diverse problematiche politiche. Tutto ciò richiede un impegno socio-politico di alto livello. G. Lazzati affermava: “La politica come costruzione della città dell’uomo resta la più alta attività umana come quella che dovrebbe realizzare quel bene comune che è da intendere quale condizione, per il massimo sviluppo possibile di ogni persona: questa è la politica in se stessa. E non è solo la più alta attività umana, ma è anche la più difficile, perché in essa convergono campi diversi che riguardano la persona umana in tutti i suoi aspetti, per cui ogni problema va risolto secondo la tecnica propria dei quel problema, ma naturalmente dentro la visione globale e d’insieme”.

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