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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘bene’

Libro: “Invecchiare bene”

Posted by fidest press agency su domenica, 23 maggio 2021

Mercoledì 26 maggio alle ore 16.00 si terrà online la presentazione del libro “Invecchiare bene” del professor Silvio Garattini, fondatore e presidente dell’Istituto Mario Negri, in collaborazione con il professor Ugo Lucca, responsabile del laboratorio di Neuropsichiatria Geriatrica dello stesso istituto. Il libro affronta i fattori che influiscono sulla qualità della vita durante la vecchiaia, tra i quali l’alimentazione. A questo tema è dedicato il capitolo curato dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed, centrato sui benefici della Dieta mediterranea nei processi d’invecchiamento.Ad, esempio, proprio una ricerca del Dipartimento pubblicata sulla rivista British Journal of Nutrition, rivela infatti che un modello tradizionale di Dieta mediterranea riduce del 25% il rischio di mortalità per le fasce più anziane della popolazione per tutte le cause e, in particolare, per quella cardiovascolare e cerebrovascolare.Altre due ricerche dello stesso Dipartimento pubblicate rispettivamente sull’International of Food Science and Nutrition e su Public Health Nutrition, hanno dimostrato che, durante il lockdown quasi il 40% delle persone ha avuto un miglioramento della propria alimentazione, ricorrendo di più ai cibi caratteristici della dieta mediterranea e ai prodotti locali. Questo fenomeno ha riguardato soprattutto le fasce di età più avanzata. In allegato il comunicato stampa e la locandina della presentazione, alla quale prenderanno parte: il professor Garattini, Giovanni de Gaetano, presidente I.R.C.C.S. Neuromed, il professor Ugo Lucca e la professoressa Licia Iacoviello, responsabile del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione I.R.C.C.S. Neuromed. Link per partecipare: https://neuromedspa.my.webex.com/meet/Auditorium_Verstraete_26052021

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Cos’è il bene comune?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 dicembre 2020

E ancora possiamo assicurare a tutti i viventi un bene comune che non vada a provocare un danno agli altri? Si dice che la propria libertà finisce dove incomincia quella degli altri e con ciò possiamo limitare l’efficacia del nostro bene comune a vantaggio degli altri. Dopo tutto il bene comune non è un ordine spontaneo. “Nella tradizione liberale – scrive Antonio Magliulo – prevale l’idea, avvalorata da sofisticate teorie economiche, che lo Stato, limitandosi a tutelare la sfera privata dei diritti civili e politici, garantisce indirettamente e invisibilmente anche la massima estensione dei diritti sociali. Individui protetti dalla legge e liberi di poter agire economicamente dovrebbero assicurare la massima occupazione e i più elevati salari possibili con le risorse disponibili”. Ma è proprio così? Il dubbio serpeggia nelle mie vene. Se il bene comune si attua con il concorso di tutti perché oggi vi è tanta miseria nel mondo? Perché, evidentemente, vi è qualcuno che ciurla nel manico. Se parliamo di diritti e di doveri dovremmo ritenere che se all’imprenditore spetta il diritto di percepire i frutti del proprio lavoro e della sua proprietà vi deve anche corrispondere il dovere di usare le stesse risorse, che mette in campo, per accrescere la ricchezza e l’occupazione dell’intera comunità. E lo Stato che ruolo può avere se non quello di garante che il bene comune costituisca lo scopo e la sua stessa ragione d’essere? Oltre al fatto che deve porsi alla tutela dei diritti individuali dell’essere umano: civili, politici e sociali. Non dimentichiamo che un uomo privato della libertà di pensiero, di espressione o di associazione è più facilmente manipolabile dal potere. La povertà assoluta e la crescente disuguaglianza sociale (o povertà relativa) acuiscono il senso di ingiustizia e corrodono la coesione sociale. E ricordiamolo bene. “Una società in cui il diritto al lavoro sia vanificato o sistematicamente negato e in cui le misure di politica economica non consentano ai lavoratori di raggiungere livelli soddisfacenti di occupazione, non può conseguire né la sua legittimazione etica, né la pace sociale.” (Riccardo Alfonso)

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Natalità in calo. Perché è un bene

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 dicembre 2020

Per Istat la natalità è in calo in Italia nel 2019, e stesso andamento per i primi mesi 2020 Crediamo sia un bene nonostante quasi tutte le politiche degli Stati vorrebbero il contrario e dicono di impegnarsi in merito.Nel mondo la popolazione sta esplodendo: 7,83 miliardi a dicembre 2020 secondo l’ONU, erano 6 miliardi nel 1999 e 2,5 nel 1950 . E se nel Sahel (uno dei tanti possibili esempi) ci sono tassi di natalità di circa 8 bambini per donna, la cosa ci riguarda: questi bimbi cresceranno in un territorio inospitale per diversi motivi, poi cercheranno di sopravvivere e andranno anche via, chiedendo ospitalità ai Paesi limitrofi più ospitali e a quelli più ricchi tipo Ue, Italia inclusa. C’è una lezione che la pandemia covid ci sta insegnando e che stiamo vivendo direttametne sulla nostra pelle: tutto il mondo è connesso. In economia, salute e politica. Le iniziative e le misure a livello extranazionale sono sempre più determinanti per la vita. Nel dubbio e nel nostro piccolo, si pensi a cosa accadrebbe se non esistesse l’Unione Europea.Certamente è “assurdo” che ci siano donne che partoriscono 8 figli e altre (quelle di cittadinanza italiana) 1,18. Ma mentre cerchiamo di rendere efficaci le politiche di equilibrio demografico basate, oltre che sulla cultura, anche su contraccezione e aborto, la crescita continua.E’ per questo che è un bene quando una popolazione come quella italiana, nonostante le politiche di incentivi alla natalità, decide spontaneamente di non adeguarsi: la cultura delle singole e dei singoli mostra livelli di consapevolezza e responsabilità a cui le istituzioni dovrebbero attingere. Vincenzo Donvito, presidente Aduc (n.r. Noi abbiamo sempre insistito sul fatto che esistono due diritti dai quali non si può prescindere: il diritto alla vita e quello a vivere. Ci sta bene che il diritto alla vita sia garantito ma non possiamo accettare che l’altro diritto sia costantemente violato con la povertà, l’emarginazione e quanto altro. Se noi riteniamo imprescindibili il rispetto dei due diritti allora dobbiamo convincerci che esiste un limite alle nascite che va tenuto in considerazione)

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“Il libro è un bene essenziale”

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

Ci appelliamo alle istituzioni di ogni livello perché preservino il valore della lettura anche in questo nuovo, difficile momento di chiusure e restrizioni per il commercio e l’economia nazionale”. Così il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi dopo le ordinanze di alcune Regioni che prevedono la chiusura nei week end di grandi negozi e centri commerciali, ad esclusione della vendita di generi alimentari e altre tipologie merceologiche che però non includono i libri. Tali misure, al momento, costringono quindi moltissime librerie in tutto il Paese alla chiusura forzata.“Voglio ricordare – conclude Levi – che nei decreti di aprile il libro era già stato classificato come bene essenziale e per questo le librerie erano state selezionate, dopo la fine del primo lockdown, come una delle prime attività a poter riaprire. Tutte le indagini di questi mesi, inoltre, ci dicono che gli italiani hanno trovato nel libro un alleato e un conforto per superare questi mesi difficili. Accogliamo con senso di responsabilità le scelte delle istituzioni per contenere la pandemia, ma crediamo anche che al libro vada riconosciuto un valore specifico, che va oltre a quello di oggetto di consumo”.

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Il bene comune

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

È stato scritto: “il bene comune di una nazione passa anche attraverso la fatica del pensare, l’urgenza dell’interrogare, la necessità del dialogare in modo critico e costruttivo con la cultura pluralista che ci avvolge”. Se volgiamo questo pensiero alla politica, che intendiamo circoscrivere a quella italiana, ci rendiamo conto di quanto sia distante nella realtà quotidiana questo semplice ma incisivo precetto. Nella migliore delle ipotesi ci imbattiamo in una classe elettorale protesa alla ricerca di “stabilità” individuabile con le “parole” ma non sempre costituenti una premessa per ottenere un conseguente effetto. In questo frangente diventiamo facili vittime di un imbonitore di turno e la grancassa dei media rende l’eco più immaginifico smarrendo in tal modo il senso del reale. In tale contesto ci rendiamo sempre più consapevoli che la crisi non sta nel sistema ma nella misura in cui abbiamo smarrito il senso della vita, del vivere in comunità, nella perdita dei valori dove il profitto prevale alla solidarietà, dove il male diventa una necessità e ci ritroviamo con lo homo homini lupus che per Rousseau significa “l’uomo è un lupo divoratore per ogni altro uomo”. In tutto questo ripiegamento agli usi barbari è possibile un rinsavimento? La risposta è dentro di noi restituendo al pensiero e alla ragione la possibilità di valutare e meditare e di renderci conto che esistono due soli grandi diritti: quello alla vita e al vivere e non possiamo garantire il primo senza rispettare il secondo. (Riccardo Alfonso)

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Il Bene e il Male in Pinocchio

Posted by fidest press agency su martedì, 3 dicembre 2019

Roma. Mercoledì 4 dicembre 2019, alle 10:30, all’Università Europea di Roma (via degli Aldobrandeschi 190), si terrà il convegno “Il Bene e il Male in Pinocchio”, organizzato dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi in collaborazione con lo stesso ateneo.L’incontro, con ingresso libero, sarà un’occasione di riflessione sui messaggi e sui valori proposti dalla celebre fiaba, conosciuta in tutto il mondo. Attraverso il linguaggio della fantasia, Collodi ha saputo offrire ai lettori numerosi insegnamenti che ancora oggi riescono toccare il cuore delle persone.Coordinatore del convegno è il Prof. Lorenzo Franchini, che oltre a far parte della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, è anche Docente di Diritto Romano e Diritti dell’Antichità nell’Università Europea di Roma.“Pinocchio è un libro veramente universale”, spiega il Prof. Lorenzo Franchini. “Carlo Lorenzini detto Collodi era imbevuto di culture e sensibilità diverse, vuoi cristiane, vuoi laico-risorgimentali. Eppure in lui l’orizzonte dei valori rimase solidamente unitario, netta la distinzione tra bene e male, e solo da una adesione piena al primo e da un rifiuto totale del secondo poté derivare l’evoluzione del pezzo di legno in persona in carne ed ossa. C’è qualcosa di misteriosamente archetipico in questa favola, più che in ogni altra, e non c’è da stupirsi se anche in questo periodo le grandi produzioni cinematografiche e televisive si accingano a dedicarle sempre più attenzione, su scala nazionale e internazionale”.Il convegno sarà aperto dal saluto introduttivo di Padre Pedro Barrajón, L.C. Rettore Università Europea di Roma, del Prof. Umberto Roberto, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane, del Prof. Emanuele Bilotti, Coordinatore del Corso di Laurea di Giurisprudenza, e del Prof. Luigi Russo, Vice-Coordinatore del Corso di Laurea di Scienze della Formazione Primaria.Interverranno: la Prof.ssa Marina D’Amato, Fondazione Nazionale Carlo Collodi e Università di Roma Tre (“Verità e bugia”), il Prof. Carlo Serafini, Università “La Sapienza” di Roma (“Il Bene e il Male” nelle riscritture novecentesche di Pinocchio”), il Prof. Andrea Dessardo, Università Europea di Roma (“Chiamo brutti i libri che mi annoiano. Collodi, tra parodia e intento educativo”), il Prof. Filippo Vari, Università Europea di Roma (“Pinocchio per un giurista”), il Prof. Andrea Panzarola, Università Lum “Jean Monnet”- Bari e il Prof. Aniello Merone, Università Europea di Roma (“Pinocchio e la funzione educativa del processo”). Concluderà l’incontro il dott. Pier Francesco Bernacchi, Presidente della Fondazione Nazionale Carlo Collodi.

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Alfredo De Girolamo Giorgio Nissim Una vita al servizio del bene

Posted by fidest press agency su martedì, 21 maggio 2019

Milano Mercoledì 22 maggio 2019, ore 18 via Pier Lombardo 14 Teatro Franco Parenti sala tre Alfredo De Girolamo e Giorgio Nissim: Una vita al servizio del bene. Giuntina, 2016 ne discutono PIERO NISSIM, VERA PAGGI e LEONARDO COEN. Questo libro vuole essere un piccolo omaggio all’opera di Giorgio Nissim, un ebreo impavido e generoso che negli anni della Seconda guerra mondiale e delle leggi antisemite ha salvato dalla deportazione e da morte centinaia di ebrei. Al tempo stesso, è un omaggio alla memoria delle numerose persone senza le quali Nissim non avrebbe mai potuto portare a termine la sua missione. Queste persone sono un segnale di speranza, la testimonianza che anche quando l’umanità sprofonda nell’abisso più nero vi è ancora qualcuno capace di tenere viva la luce della solidarietà e dei buoni sentimenti. Non tutte saranno ricordate, non tutte riceveranno il titolo di “Giusto tra le Nazioni”, ma a ognuna di queste persone, che abbia compiuto un gesto piccolo o grande in soccorso dei perseguitati, deve andare la nostra riconoscenza.
Piero Nissim, figlio di Giorgio, è cantante, compositore, poeta, uomo di teatro, interprete di musica Yiddish, operatore della Memoria. Vera Paggi è giornalista e conduttrice RAI, autrice di molti servizi sulla Memoria.Leonardo Coen è scrittore e giornalista di Repubblica, (ne è tra i fondatori) e del Fatto Quotidiano.
Alfredo De Girolamo è manager e pubblicista. Ha pubblicato, tra gli altri, Gino Bartali e i Giusti toscani, ETS 2014.Nel corso dell’incontro:Proiezione di Giorgio Nissim, un eroe semplice, prod. RAI, a cura di Vera Paggi. 20’Breve concerto di Piero Nissim (canti Yiddish e di Memoria) Biglietto TFP cortesia € 3,50

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Lavoro e bene della nazione

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2012

Italiano: Giorgia Meloni

Italiano: Giorgia Meloni (Photo credit: Wikipedia)

«Non dobbiamo cadere nel tranello di chi tenterà di dipingerci come la forza politica che vuole ridurre i diritti dei lavoratori e favorire le imprese. Perché un forza politica come il Pdl non si schiera con una parte sociale o con l’altra ma persegue il bene della Nazione, non facendo sconti, né favori a nessuno. Il Governo e la maggioranza di centrodestra non hanno fatto un passo indietro e affidato la guida dell’Italia a un Esecutivo di tecnici per rimanere impantanati nelle paludi degli interessi di parte. Non siamo disposti a renderci complici di una operazione che, come accaduto in passato con il protocollo welfare, dovesse mettere mano al sistema del lavoro e delle tutele escludendo, ancora una volta, i nostri giovani e tutti i lavoratori atipici».
È quanto ha detto il deputato del Pdl, Giorgia Meloni, nel corso della Conferenza nazionale del Pdl sul lavoro.
«Il tempo e gli eventi hanno dato ragione al centrodestra che per primo ha introdotto nel dibattito politico e culturale temi cardini come combattere il lavoro ineguale, il diritto all’occupabilità, il riallineamento tra domanda e offerta e la flessibilità. Oggi l’Italia deve concludere il processo di adeguamento del mercato del lavoro e il centrodestra deve voler ridiscutere lo ‘Statuto dei Lavoratori’, per dar vita a un nuovo ‘Statuto dei Lavori’ che affermi un nocciolo di diritti universali e inderogabili per tutte le tipologie di lavoro, un livello minimo, ma garantito e uguale per tutti. La riforma Fornero, anche se per diversi aspetti non mi convince, sembrava un accettabile compromesso, punto di arrivo di una trattativa serrata e sofferta tra le parti, nella quale ognuno aveva ceduto qualcosa. Se con il scivoloso strumento del ddl il testo diventerà il punto di partenza della discussione, allora cambierà tutto», ha proseguito Giorgia Meloni.

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L’intelligenza del cuore

Posted by fidest press agency su sabato, 24 marzo 2012

L’obiettivo di diventare sensibili, che può apparire inattuale per i giovani, si esprime nel cercare un difficile equilibrio tra la morbosa avidità di sensazioni forti e la chiusura che estromette la vita emotiva in nome di una razionalità onnicomprensiva.
Come scrive Roberta De Monticelli, il sentire è onnipresente e non è “opaco” e “irrazionale”, ma è apertura alla verità, ai valori, alle risposte etiche, al volere. Per questo nella complessità della vita affettiva riveste un ruolo prioritario l’educazione del sentire. L’esercizio del sentire è “il cuore stesso della formazione”. Se ci si attiene al valore del sentire sarà possibile gettare un nuovo sguardo sul mondo emotivo che spalanca inesplorati percorsi pedagogici.
È opportuno segnalare che lo sviluppo delle neuroscienze ripropone oggi l’importanza di una presenza delle emozioni nelle dimensioni normali della vita psichica, mostrando che separare mente e sentimenti, coscienza ed emozioni, è impossibile.
Antonio Damasio in L’errore di Cartesio, 2002, afferma che “la capacità di esprimere e di sentire delle emozioni è indispensabile per attuare dei comportamenti razionali”.
Come aiutare i ragazzi disorientati e bersagliati da messaggi contradditori a perseguire un’educazione del cuore? a cogliere il caleidoscopio dei sentimenti autentici che colorano l’esistenza e danno sapore alla vita? Il rischio è quello di una generazione sovrastimolata da un eccesso di provocazioni emotive, generatrice di confusione interiore.
Cogliere le sfumature delle emozioni significa predisporsi ad ascoltare e ad apprendere anche quei sentimenti più pacati quali la tenerezza, la nostalgia, la compassione, l’empatia.
Per ridare dignità ai sentimenti occorre prendersi cura delle parole: non solo delle parole che spiegano, ma anche delle parole che parlano il linguaggio della condivisione e della solidarietà. Le parole sussurrate sono forse in grado di colmare quel vuoto interiore che i giovani cercano invece di riempire tramite la ricerca di sensazioni forti contro la noia (i sassi gettati dal cavalcavia), di parole gridate contro l’indifferenza.
Il tema dell’ascolto e dell’ascolto del silenzio è oggi difficile per gli adolescenti che sono educati piuttosto al non-ascolto, nel tempo della sordità affettiva, della diffidenza, della paura. Ascoltare con il cuore, il cuore dell’altro, è quanto mai difficile poiché il dialogo si trasforma in monologo e, in questo isolamento, si fa strada la ricerca delle emozioni del branco: ribellioni condivise di cui le mode dettano i linguaggi, gli atteggiamenti, le “posture” emotive (V. Iori, Il disagio dei genitori, 2002).
La costruzione di una società che si prenda cura dell’educazione come bene comune, ha bisogno, anche nelle situazioni apparentemente più rischiose e degradate, di educatori che sappiano essere, secondo l’espressione di Etty Hillesum “cuori pensanti”. (Vanna Iori Ordinario di Pedagogia Università Cattolica Milano – Piacenza)

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Riforme per il bene del paese

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 aprile 2010

“Appare sempre più evidente che all’indomani delle regionali, malgrado i presupposti costruttivi e riformatori pronunciati da tutte le forze attive all’interno del partito, si sia ritornati irrimediabilmente alle accuse di tutti contro tutti e le parole dette e non dette tra cosiddetti Finiani e Berluscones a colpi di editoriali”. Lo ha dichiarato in una nota Aldo Di Biagio, Responsabile Italiani nel Mondo del PdL. “Scovare nemici anche all’interno del proprio recinto sembra essere diventata un’ossessione infruttuosa e subdola, quasi a voler essere una sorta di scusa ad una interna fragilità operativa – continua – che rischia seriamente di minare la stabilità e la produttività dei singoli referenti parlamentari chiamati a districarsi all’interno di questa bolgia di parole e di accuse. Con il rischio – sotto gli occhi di tutti – di perdere di vista gli obiettivi veri e di perdere tenore e stabilità dinanzi a provvedimenti in discussione, come successo con il dl salva liste nelle scorse ore a Montecitorio”. “Abbiamo l’esigenza di recuperare lucidità, pragmatismo ed entusiasmo – conclude – senza cadere nell’errore di accusare questo o quell’altro a scopi meramente strumentali e senza trovare colpevoli che non esistono. Recuperare il rispetto verso chi ricopre incarichi istituzionali come anche il Presidente della Camera deve essere un ulteriore giusto quanto auspicabile corollario di questa presa di coscienza del clima politico attuale. Questo non soltanto per il bene ed il futuro del partito ma per quello dell’intero Paese.

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La ricchezza tra il bene nostro e l’altrui

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 gennaio 2010

Secondo quanto è scritto nella Bibbia tutti i beni vengono da Dio e appartengono a Dio. Noi li abbiamo soltanto in usufrutto. A questo punto i proprietari non sono altro che degli amministratori e dovrebbero comportarsi come tali. La ricchezza, quindi, può diventare ingiusta sia per il modo disonesto per il quale, talvolta, è acquisita, ma anche per la tendenza dell’essere umano a riferirla esclusivamente a sé stesso. Ne consegue che i beni terreni sono per tutti gli uomini, e quando uno li usa solo per sé, calpesta i diritti di Dio e quelli dei fratelli. La ricchezza non può diventare un mezzo per rendersi indifferenti di fronte agli altri, per barricarsi in un mondo isolato, per ignorare le sofferenze e i diritti del prossimo. Il ricco non si accorge della presenza del povero Lazzaro, non si rende conto di una contiguità che Dio non tollera (oggi c’è la contiguità tra supersviluppo e sottosviluppo, tra crescita degli armamenti e fame dei popoli, tra Nord e Sud del Mondo, tra residenti ed immigrati esteri, tra preoccupazione sociale e disonestà politica). Nel Vangelo di Luca Gesù usa tre termini per dire quanto sia relativo il valore di ricchezza e quanto essa possa costituire un pericolo se usata male: essa è il poco, non è il dono massimo che Dio ci affida, anzi è il più piccolo. La ricchezza è “mammona di iniquità”. E’, secondo Luca, il falso Dio. La ricchezza è bene altrui, non ci appartiene realmente. Siamo i suoi amministratori e tutti gli esseri umani devono goderne i benefici in pari misura. Per Gesù la ricchezza è pericolosa perché può spegnere la capacità di vedere i veri valori. Purtroppo la storia c’insegna che la stessa Chiesa, a volte, ha fatto un cattivo uso degli insegnamenti divini e che pure i suoi maestri hanno con tanta sapienza e saggezza profuso alla conoscenza umana. Se non ci riscattiamo tutti insieme da questo fardello che ci opprime noi saremmo condannati a vivere in continuazione schiacciati da esso per l’eternità

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L’opposizione lavora per il bene del paese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 settembre 2009

“Respingiamo decisamente le accuse di anti-italianità rivolte dal capo del Governo” lo dichiara in una nota l’on. Americo Porfidia che aggiunge “Crisi economica, allarme ambientale, derive xenofobe, attacchi alla stampa e alla magistratura, sono solo alcuni dei punti sui quali l’opposizione esercita il suo legittimo ruolo politico e istituzionale, cercando di porre l’accento dove risulta lacunosa l’attività del governo in carica. Accusare l’opposizione di anti-italianità significa non riconoscere le norme che regolano il sistema stesso e che prevedono una sana e propositiva dialettica tra maggioranza e opposizione. Trovo assurda e gravissima – conclude l’on. Porfidia – l’accusa rivolta all’opposizione dal Presidente del Consiglio, il quale dovrebbe scusarsi in nome e nel rispetto della Costituzione e di quella parte del popolo italiano che non condivide la politica dell’attuale governo”

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