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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘benefici’

Ecografia nella fase avanzata della gravidanza porta benefici. Ecco quali

Posted by fidest press agency su martedì, 7 maggio 2019

Offrire un esame ecografico universale alla trentaseiesima settimana di gestazione eviterebbe la mancata diagnosi di una presentazione podalica al momento del travaglio, farebbe diminuire l’incidenza di taglio cesareo in emergenza e migliorerebbe la salute di madri e bambini, secondo uno studio pubblicato su PLOS Medicine. «La presentazione podalica non diagnosticata aumenta il rischio di morbilità e mortalità perinatale. Nella pratica corrente, la presentazione fetale viene valutata per mezzo della palpazione dell’addome materno, ma la sensibilità di questo approccio varia molto in base a chi lo mette in pratica» afferma David Wastlund della University of Cambridge, Regno Unito, primo autore dello studio. «Usando abitualmente lo screening ecografico, la presentazione podalica non diagnosticata in travaglio potrebbe essere evitata, riducendo il rischio di morbilità e mortalità sia per la madre che per il bambino» aggiunge.
Per valutare questo approccio, i ricercatori hanno sottoposto a screening ecografico a 36 settimane di gestazione 3.879 donne alla prima gravidanza in Inghilterra. Un totale di 179 donne (4,6%) ha ricevuto una diagnosi di presentazione podalica e in oltre la metà di questi casi (55%) non vi era alcun sospetto precedente che il bambino si presentasse in tale posizione. Scoprendolo prima del travaglio però le donne hanno potuto optare per un tentativo di versione cefalica esterna oppure per un cesareo pianificato. Nessuna delle donne ha scelto di tentare un parto vaginale con presentazione podalica, notoriamente associato a un aumentato rischio di complicazioni, in particolare nelle primipare. In base alle stime degli autori, in tutto il Regno Unito l’ecografia di routine potrebbe prevenire 15.000 presentazioni podaliche non diagnosticate, oltre 4.000 cesarei in emergenza e da sette a otto morti neonatali all’anno. «Ancora non possiamo dire se i miglioramenti di salute siano sufficienti a giustificare la spesa dello screening ecografico, principalmente a causa del costo dell’esame» spiegano i ricercatori. Secondo gli esperti, se fosse possibile ottenere una scansione ecografica per meno di 12,90 sterline, il servizio sanitario nazionale inglese potrebbe addirittura avere un risparmio sui costi. Questo potrebbe essere possibile istruendo le ostetriche su come eseguire l’ecografia utilizzando attrezzature portatili economiche. PLoS Med. 2019. doi: 10.1371/journal.pmed.1002778 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30990808 by doctor33)

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10 cose che fanno bene alla tiroide

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

Un “decalogo tiroide” che riassume le 10 cose da conoscere per prevenire e mantenere in salute questa preziosa ghiandola. “Ancora oggi, spiega Paolo Vitti, presidente SIE – Società Italiana di Endocrinologia e coordinatore scientifico della Settimana Mondiale della Tiroide, c’è chi pensa che basta una vacanza al mare per poter sospendere l’assunzione del farmaco per l’ipotiroidismo, oppure che la fonte di iodio sia l’aria che si respira in prossimità delle coste marine mentre lo iodio, così utile per il funzionamento della tiroide, si mangia e non si respira. Innanzitutto se sospetti di soffrire di disturbi alla tiroide, la prima cosa da fare è rivolgerti al tuo medico per una valutazione del quadro generale e, dopo gli opportuni accertamenti, fornirti una cura. È importante descrivere nel dettaglio tutti i tuoi sintomi in modo che il medico possa formulare una diagnosi il più possibile precisa. Le malattie della tiroide nei bambini possono svilupparsi prima o dopo la nascita, alcune richiedono un trattamento permanente mentre altre no.
Stanchezza eccessiva? Potrebbe essere colpa della tiroide! Questo sintomo potrebbe rappresentare un campanello di allarme riconducibile sia ad una produzione eccessiva di ormoni tiroidei (ipertiroidismo) sia ad una funzionalità ridotta di questi ultimi (ipotiroidismo). La tiroide guida la produzione di ormoni di tutto il corpo e perciò influenza tutte le funzioni dell’organismo stesso. In caso di mal funzionamento della tiroide è comune che possa insorgere un generale rallentamento o una riduzione delle funzioni corporee. Uno tra i sintomi più comuni provocati dalle diverse disfunzioni tiroidee è la stanchezza cronica.
Anche se spesso nei bambini sintomi come rallentamento della crescita staturale, stanchezza, sonnolenza e disturbi dell’umore, sono attributi alla giovane età e alla crescita., rappresentano in realtà anche i segni delle più comuni malattie della tiroide. È perciò importante che un genitore rimanga sempre in ascolto e non sottovaluti i segnali.
L’ormone tiroideo è essenziale per la vita di ognuno di noi poiché regola importanti processi come la regolazione del metabolismo, il battito cardiaco, il funzionamento intestinale, l’appetito, l’umore e molti altri. Per questo possiamo affermare che gli ormoni tiroidei modulano attività multiple e coordinate e permettono di mantenere le normali funzioni fisiologiche dell’intero organismo. Sono vere e proprie fonti di energia che, se ben funzionanti, danno ritmo e vitalità al nostro corpo. Per quanto riguarda l’aiuto ecco come:
Il sale iodato è amico della tiroide! Lo iodio rappresenta il principale costituente degli ormoni prodotti dalla tiroide e la principale fonte di iodio è l’alimentazione che però, spesso, non riesce ad apportare una sufficiente quantità di questo elemento in aree di carenza iodica. Per questo motivo è necessario provvedere ad una integrazione mediante il consumo di sale iodato in modiche quantità per evitare ricadute sulla pressione arteriosa.
Fino a metà del 20° secolo l’ipotiroidismo era considerata una patologia incurabile, non veniva trattato ed era causa di morte. È importante che la tiroide ed i problemi ad essa correlati siano adeguatamente conosciuti dato che, secondo recenti stime, nel nostro paese le malattie tiroidee sono frequenti tra la popolazione (più di 6 milioni di cittadini ne sono affetti).Questa condizione riguarda soprattutto le donne che, in età adulta, hanno il 20 per cento di possibilità in più di sviluppare problemi alla tiroide rispetto agli uomini.La fonte principale di iodio per l’organismo umano è rappresentata dagli alimenti.
Secondo specifici studi è stato dimostrato però che la quantità media di iodio assunta normalmente con la dieta è insufficiente a soddisfare il fabbisogno giornaliero. Una delle conseguenze più frequenti delle disfunzioni tiroidee è la comparsa del gozzo che si può però cercare di combattere con l’assunzione di alimenti come il pesce, il latte e i formaggi e con l’uso di sale arricchito di iodio. (By ealthCom Consulting)

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Alberti M5S: “Fontana sull’analisi costi-benefici del TAV non sa di cosa parla”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 marzo 2019

“Attaccare in generale le analisi costi-benefici come strumenti tecnici di valutazione per cercare di togliere valore a quella sul TAV, dimostra che Fontana non ha capito di cosa si stia parlando.In particolare, il suo confronto con gli studi su BreBeMi è totalmente fuori luogo.La verità su BreBeMi è che si è intervenuti allungando di 6 anni la concessione, mettendoci 300 milioni di fondi pubblici e imponendo che il futuro gestore dell’infrastruttura debba sborsare l’intero costo di realizzazione dell’opera per potersi aggiudicare la gestione; tutto questo fa sì che l’autostrada rimanga in eterno in mano di chi oggi la gestisce garantendo profitti perpetui, ma senza tutto questo l’operazione finanziaria sarebbe stata un flop colossale.Ma queste sono per l’appunto valutazioni finanziarie che nulla hanno a che vedere con le valutazioni economiche che per la BreBeMi sono sempre state positive per via dell’eccessiva congestione dell’A4. Per questo l’analisi costi-benefici su BreBeMi è sempre stata positiva: perché tutto ciò che toglie traffico, anche di uno zero virgola, dalla A4 rende quel qualcosa vantaggioso.Fontana studi meglio la questione oppure stia zitto, perché a quanto pare non ben presente cosa sia l’analisi economica di un’infrastruttura”, così Dino Alberti, consigliere regionale del M5S Lombardia, commenta le parole di Attilio Fontana sulla TAV e sull’analisi costi benefici.

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Costi e benefici del Masaniello di Pomigliano

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 marzo 2019

di Vincenzo Olita. Chi vorrà considerare con attenzione la quantità delle acque di uso pubblico, la distanza da cui viene, i condotti che sono stati costruiti, i monti che sono stati perforati, le valli che sono state superate, dovrà riconoscere che nulla nel mondo è mai esistito di più meraviglioso. Plinio il Vecchio intorno al 60 d.C.
Esemplare analisi di un’opera pubblica, a riprova che da migliaia di anni l’uomo si interroga su benefici e costi. Nulla di nuovo quindi nella fantasiosa terza repubblica dei 5Stelle che, come un mantra, richiamano ossessivamente il binomio costi-benefici. Tralasciando i contrasti sull’utilità delle opere, come appassionati di cultura politica riteniamo altrettanto utile soffermarci sul rapporto costi-benefici anche per le risorse umane che si applicano all’agire politico.Muoviamo dal cantore del binomio, il vice Presidente del Consiglio 5Stelle, ragionando sui costi che il Paese sopporta e i benefici tratti per la sua dedizione al futuro dell’Italia. Intanto sorge facilmente una similitudine con Masaniello; non volendo essere vaghi ed irriverenti, precisiamo che il giovane rivoltoso napoletano, anche con il confuso e contradditorio grido di libertà Viva il Re di Spagna muoia il malgoverno, depotenziò egli stesso dall’interno il movimento agitatorio, che poi si esaurì con il tradimento di alcuni capi della rivolta. Quanta analogia con l’apprendista politico di Pomigliano il cui primo grande costo si è concretizzato nell’imporre al Paese, grazie ad una benevola interpretazione di Mattarella dell’art.92 della Costituzione, un pallido ed inadeguato Presidente del Consiglio che, al di là della stessa imperfetta e maliziosa costruzione del suo curriculum, manifesta comportamenti volti esclusivamente alla ricerca di benevolenza, anche screditando l’immagine di alleati ed amici, allarmante predisposizione a futuri cambiamenti di fronte. Disorientante il costo sopportato per le roboanti e retoriche affermazioni del vice presidente 5Stelle: è iniziata la terza repubblica, l’era dei privilegi è finita, abbiamo abolito la povertà, sul deficit dal 2,4 non si torna indietro e non arretreremo di un millimetro, affameremo la camorra. Tralasciando il ritornello sull’onestà, al di là dell’affronto alla nostra cultura politica, possiamo complessivamente ritenerli solo degli innocui proclami.Così non è, invece, per i costi che il Paese continuerà a caricarsi grazie alla soluzione cara ai 5Stelle, simile a quella già individuata da Forza Italia, che in effetti lascia la compagnia di bandiera in uno stato di seminazionalizzazione. Sulla Tav, che personalmente contrasto da un quindicennio come opera ridondante rispetto alle necessità e alla funzionalità da potenziare della linea esistente, il costo che l’operatività 5Stelle ha comportato è consistito nel far passare l’equazione: No Tav uguale contrarietà per le infrastrutture.Sarebbe ingeneroso insistere solo sui costi, tralasciando i benefici che pur si sono generati in virtù dell’azione politica del leader 5Stelle. Credo che tra i più significativi, dopo l’evidente criticità della democrazia diretta, si debba annoverare la rivalutazione della forma partito quale strumento di partecipazione necessario in una democrazia liberale. Allo stesso modo siamo stati agevolati nella comprensione che, nel nostro contesto politico, il ruolo di leader non può non essere valutato sui risultati e non essere inamovibile per lunghi periodi, pena l’insorgere di difficoltà per la sua stessa organizzazione. E come non considerare positivamente l’averci mostrato l’inconcludenza della connotazione: non siamo né di destra, né di sinistra, siamo post ideologici, sulla scia tracciata dal leader di Forza Italia quando indicava nella politica del fare un suo riferimento culturale.Per quanto possibile li ringraziamo entrambi per averci mostrato indicazioni e relativi fallimenti, lo faremo ancor più se, pur continuando nei rispettivi impegni politici, ci risparmiassero il ruolo di politologi. (fonte: http://www.societalibera.org)

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Riscatto laurea: Per il M5S deve essere una priorità del governo per estenderne i benefici

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 febbraio 2019

“Dobbiamo occuparci di una generazione dimenticata dalla vecchia politica, che ha conseguito un titolo di studio a fronte di grandi sacrifici e che oggi dobbiamo permetterle di riscattare”, lo afferma la sottosegretaria all’economia Laura Castelli, nell’ambito di un incontro svoltosi stamattina a palazzo Chigi, insieme al sottosegretario all’istruzione Salvatore Giuliano, con il Coordinamento Nazionale Riscatta Laurea.
L’incontro è avvenuto a seguito dell’approvazione in consiglio dei ministri del decreto 28 gennaio 2019, n. 4 “Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni”, che nei prossimi giorni arriverà in aula al Senato.
“Il Governo del Cambiamento non riforma dall’alto ma trasforma con un processo che parte dal basso, partecipato. Il riscatto della laurea ai fini pensionistici è un diritto e va trattato nell’ambito di un più ampio e generale ripensamento della formazione superiore nel nostro Paese”, dichiara Giuliano.
“È stato un momento di confronto significativo”, proseguono i sottosegretari, “tanti i temi affrontati: dall’esigenza di rivalutare il ruolo della laurea, a quella di trasformare la metodologia didattica di Scuola e Università, favorendo un migliore orientamento per la scelta degli studi e del lavoro”.
Sul tavolo alcune richieste specifiche da parte dei promotori del Coordinamento per i quali il Governo ha dimostrato la massima apertura: l’estensione della rateizzazione del riscatto della laurea da 60 a 120 mesi, l’abolizione del limite d’età a 45 anni per i beneficiari delle agevolazioni e l’inclusione tra questi degli studenti lavoratori (che la norma già prevede per chi si è laureato dopo il 1996).
“Siamo soddisfatti dell’incontro e dell’attenzione mostrata da parte del Governo per le istanze presentate, sulle quali come Organizzazione ci impegniamo da anni”, lo affermano Luigi Napolitano e Rosario Pugliese, promotori nazionali del Coordinamento Riscatta Laurea.

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Aspirina, un ‘asso’ per la prevenzione di malattie cardiovascolari e tumori

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

massimo volpeL’aspirina è molto più che un farmaco. E’ un monumento alla prevenzione, sia in ambito cardiovascolare, che dei tumori. Come per tutti i farmaci tuttavia, è necessario valutare con attenzione il rapporto beneficio-rischio. E i rischi nel caso dell’aspirina si traducono essenzialmente nei sanguinamenti a livello gastro-intestinale e cerebrale. Mentre nel caso della prevenzione secondaria di eventi cardio e cerebrovascolari (infarti e ictus) il ruolo protettivo dell’aspirina e la sua supremazia sul rischio di sanguinamenti è indiscusso, gli studi clinici non hanno ancora dato un verdetto definitivo sull’opportunità di usare l’aspirina nella prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari. Anche sul fronte dei tumori, sebbene le evidenze scientifiche suggeriscano un ruolo protettivo dell’aspirina (soprattutto contro il tumore del colon), non esistono ancora prove certe al riguardo. In attesa che tutti questi punti vengano chiariti, nella pratica clinica di tutti i giorni, il medico si trova a dover decidere se trattare o meno i suoi pazienti con l’aspirina, anche in prevenzione primaria, in assenza di qualunque linea guida o raccomandazione. E adottare un atteggiamento troppo prudente, cioè quello di evitare l’uso dell’aspirina in prevenzione primaria in tutti i pazienti, può portare a perdere un’occasione importante di prevenire un certo numero di infarti, ictus e forse tumori. Per aiutare dunque i medici a prendere decisioni delicate nella pratica clinica, in attesa dei risultati degli studi in corso e di linee guida dedicate all’argomento, gli esperti della Società Italiana per la Prevenzione Cardio-vascolare (Siprec) hanno messo a punto un documento di expert opinion, raccogliendo il punto di vista di grandissimi esperti del campo.
aspirina_IMG“L’aspirina – ricorda il professor Carlo Patrono del Dipartimento di Farmacologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – ha molteplici effetti farmacologici, in funzione della dose e dell’intervallo posologico: riduce la febbre, determina una riduzione del dolore di intensità lieve-moderata e di alcuni segni e sintomi di infiammazione. L’aspirina è inoltre un farmaco antipiastrinico ideale, effetto ampiamente sfruttato negli ultimi 30 anni. Nell’ultimo decennio infine è stato caratterizzato un effetto chemio-preventivo dell’aspirina nei confronti del cancro del colon-retto”.
L’aspirina in prevenzione secondaria e primaria. Gli studi clinici hanno dimostrato che l’aspirina, utilizzata in prevenzione secondaria nei pazienti che abbiano già avuto un infarto o un ictus, determina una significativa riduzione della mortalità e protegge dal ripetersi di questi eventi. Le linee guida di tutte le società scientifiche ne raccomandano dunque l’utilizzo in prevenzione secondaria. Ma l’aspirina potrebbe avere uno spazio anche in prevenzione primaria, nei soggetti ad alto rischio cardiovascolare, ma che non abbiano ancora presentato un infarto o un ictus? Sulla risposta a questa domanda la comunità scientifica si divide. Il fronte del ‘no’ si trincera dietro il rischio, non trascurabile, di emorragia (gastrointestinale, cerebrale, ecc) comportato dall’aspirina, del tutto accettabile nel contesto ‘prevenzione secondaria’ (il gioco vale la candela) ma con un peso ‘rischio-beneficio’ dubbio nel contesto ‘prevenzione primaria’.
L’aspirina previene i tumori? I fautori del ‘si’ fanno notare che i benefici dell’aspirina, oltre che alla prevenzione degli eventi cardio e cerebrovascolari si estendono anche al fronte dei tumori; recenti studi sembrano infatti suggerire un suo ruolo nella prevenzione dei tumori del colon-retto e di altre neoplasie e alcune metanalisi hanno evidenziato che l’assunzione di aspirina al dosaggio di 75-300 mg/die per oltre 5 anni ridurrebbe il rischio di cancro del colon-retto del 40%. Mancano tuttavia anche nel caso dei tumori evidenze ‘solide’ e dunque contemplate dalle linee guida per proporre l’aspirina in prevenzione primaria.
colon-retto tumoreFin qui i ragionamenti scientifici. Nella pratica clinica tuttavia sempre più di frequente l’aspirina viene prescritta in prevenzione primaria, in maniera ‘off label’. In questa sorta di ‘limbo’ nel quale mancano ancora prove certe di un beneficio nettamente superiore ai rischi, la comunità scientifica suggerisce di valutare caso per caso se iniziare o meno la terapia con aspirina in un’ottica di prevenzione primaria integrata (cardiologica e oncologica). “La creazione di una carta o di un punteggio per il calcolo del rapporto rischio/beneficio cardiovascolare ed oncologico integrato – afferma il professor Massimo Volpe, presidente eletto della Siprec – sarebbe quindi fortemente auspicabile e potrebbe costituire uno strumento di fondamentale importanza a disposizione del clinico, in attesa che gli studi prospettici (sono 5 quelli attualmente in corso che stanno vagliano il ruolo dell’aspirina in prevenzione primaria , tra i quali ACCEPT-D, ASCEND, ARRIVE, ASPREE) siano in grado di chiarire il duplice ruolo combinato dell’aspirina nella prevenzione di patologie cardio-vascolari e neoplastiche”.
vasi sanguigniE allora quando dare l’aspirina in prevenzione primaria? Impossibile secondo gli esperti rispondere in maniera netta alla domanda ‘aspirina si o no in prevenzione primaria’. L’aspirina potrebbe avere un ruolo in prevenzione primaria nei soggetti ad alto rischio di malattie cardiovascolari e con basso rischio di sanguinamento. Secondo il professor Raffaele De Caterina dell’Istituto di Cardiologia dell’Università ‘G. d’Annunzio’ di Chieti sarebbe dunque meglio avvalersi, per questa scelta, di soglie del rischio che, per quanto arbitrarie, sono comunque meglio della totale assenza di raccomandazioni. “Gli elementi già disponibili – afferma De Caterina – suggeriscono che l’uso dell’aspirina in prevenzione primaria riduce la mortalità, anche extra-vascolare, riduce gli infarti e probabilmente anche gli ictus ischemici, al costo di un numero di sanguinamenti maggiori, in gran parte reversibili, e di un piccolissimo aumento del rischio di ictus emorragico (evento rarissimo)”. Due anni fa, 7 società scientifiche nazionali che si occupano di prevenzione cardiovascolare, insieme al Working Group Thrombosis dell’ESC hanno concluso che l’aspirina possa essere senz’altro data in prevenzione primaria in presenza di un rischio a 10 anni di eventi cardiovascolari maggiori superiore al 20%, a meno che non vi sia una storia di sanguinamento senza cause reversibili o in caso di assunzione concomitante di altri farmaci che aumentino il rischio emorragico. Nel caso di un rischio a 10 anni calcolato intorno al 10-20%, andrà considerata anche familiarità per cancro gastro-intestinale (soprattutto del colon) e le preferenze del paziente. E a maggior ragione andrà valutato attentamente il rischio di sanguinamento.
Il ruolo del Medico di Medicina Generale e della medicina del Territorio risultano cruciali in un contesto di prevenzione primaria. “Il Medico di Medicina Generale – afferma Augusto Zaninelli, professore di Medicina Generale dell’Università di Firenze – dovrebbe farsi custode della storia clinica globale del singolo paziente e del suo rischio cardiovascolare globale arrivando a considerare finanche la sua storia familiare. Pertanto, lo sviluppo di questo nuovo paradigma di prevenzione primaria cardiovascolare e neoplastica globale conferma, ed anzi incrementa, la centralità dell’attività del Medico di Medicina Generale anche nell’ottica di un attento follow up a lungo termine dei pazienti in terapia con aspirina”.
In Italia la mortalità totale in poco più di 30 anni si è dimezzata (-51% tra il 1980 e il 2013) e le malattie cardiovascolari sono quelle che più hanno contribuito a questo successo (- 63% la mortalità per cardiopatia ischemica; -70% mortalità per malattie cerebro-vascolari). Le malattie cardiovascolari rappresentano tuttavia ancora la principale causa di morte per gli italiani. I dati ISTAT nel 2013 evidenziano che queste patologie contribuiscono per il 37% alla mortalità totale (41% nelle donne e 34% negli uomini); le malattie ischemiche del cuore determinano il 12% della mortalità totale (11% nelle donne, 13% negli uomini) e quelle cerebrovascolari il 10% (11% nelle donne e 8% negli uomini). Un problema ‘emergente’ è rappresentato dallo scompenso cardiaco, che spesso costituisce un’evoluzione della cardiopatia ischemica e che è causa ormai di oltre la metà dei ricoveri per malattie cardiovascolari. Ma in quale percentuale la riduzione degli infarti fatali registrati nei 20 anni tra il 1980 ed il 2000, nella popolazione italiana di età 25-84 anni, è da attribuire alle azioni di prevenzione primaria sui fattori di rischio nella popolazione (principalmente correzione dello stile di vita, inteso come alimentazione, attività fisica, abitudine al fumo), e quale ai trattamenti farmacologici e chirurgici (by-pass aorto-coronarico e angioplastica) in fase acuta, in prevenzione primaria e secondaria?
infarto-miocardico-acuto“Dei 42.927 decessi in meno registrati tra il 1980 ed il 2000 per malattia coronarica – afferma Luigi Palmieri del Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Dismetaboliche e dell’Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma – ben il 58% è attribuibile ai benefici derivanti dalla riduzione dei principali fattori di rischio nella popolazione (effetto ridotto di un 3% per l’incremento del diabete e dell’obesità), mentre il 40% ai benefici derivanti dal complesso dei trattamenti farmacologici e chirurgici. Questi risultati enfatizzano l’importanza di una strategia complessiva che da un lato promuova attivamente un’azione di prevenzione primaria di popolazione sulle malattie cardiovascolari perseguendo la riduzione dei principali fattori di rischio attraverso l’adozione di stili di vita salutari, e dall’altra massimizzi la copertura della popolazione con trattamenti farmacologici e chirurgici efficaci”.
Andando a ritroso nel tempo c’è chi considera il ‘900 il secolo dell’aspirina, a sottolineare la grande importanza che riveste questa molecola per la medicina. Brevettata nel 1899, l’aspirina è stato il farmaco più utilizzato nel corso del XIX secolo. Utilizzato inizialmente come anti-infiammatorio, si è in seguito imposto come farmaco ‘salvavita’ nelle malattie cardio-vascolari. Possiamo, quindi, convenire, che:
● Negli ultimi 30 anni in Italia la mortalità per cardiopatia ischemica si è ridotta del 63 per cento e quella per ictus del 70 per cento grazie ad uno stile di vita più salutare e delle terapie utilizzate in fase acuta, in prevenzione secondaria e primaria
● La prevenzione cardiovascolare in Italia è dunque una storia di successo e l’aspirina è uno dei protagonisti indiscussi: usata finora con beneficio in prevenzione secondaria, gli esperti si chiedono se i tempi siano maturi per un suo utilizzo anche in prevenzione primaria
● Obiettivo proteggere dalle malattie cardiovascolari, ma forse anche dai tumori. Senza dimenticare il rovescio della medaglia, cioè il rischio di sanguinamenti.
E per guidare i medici nelle decisioni di tutti i giorni, in attesa delle linee guida, una soluzione potrebbe essere l’adozione di una carta o di un punteggio per il calcolo del rapporto rischio/beneficio cardiovascolare ed oncologico integrato
● In un position statement redatto da alcuni dei maggiori esperti del campo, il parere della Società Italiana per la Prevenzione Cardio-vascolare (Siprec) che suggerisce ai medici di personalizzare la scelta sul profilo di rischio individuale del paziente. (foto. prof. massimo volpe)

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Statine, un’ampia revisione della letteratura scientifica ne conferma i benefici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2016

Cardiogram and nitroglycerin

Cardiogram and nitroglycerin

Da una revisione della letteratura scientifica appena pubblicata su The Lancet e coordinata dai ricercatori della London School of Hygiene & Tropical Medicine, definita come la più grande mai condotta prima per valutare rischi e benefici delle statine, emerge che i rischi correlati al loro uso prolungato sono comunque bassi in confronto ai benefici che questi farmaci, prescritti a pazienti selezionati, possono dare nella prevenzione a lungo termine di malattie cardiovascolari come l’infarto, l’ictus cerebrale, l’aterosclerosi. Gli autori avvertono che i pro della terapia con statine sono stati sottovalutati, e i contro esagerati, a causa di una difettosa interpretazione delle ricerche finora svolte. Spiega Rory Collins della London School of Hygiene & Tropical Medicine, autore principale dello studio, che ha analizzato oltre 300 trial a partire dal 1990 per un totale di oltre 250.000 pazienti: «I dati finora pubblicati ci dicono che le statine sono farmaci sicuri ed efficaci che hanno un ruolo fondamentale nel contribuire a prevenire le malattie cardiovascolari, ossia la principale causa di morbilità e la mortalità in tutto il mondo».Gli autori calcolano che, riducendo il colesterolo Ldl a 70 mg/l grazie alla terapia ipolipemizzante, si potrebbe evitare a 1.000 pazienti su 10.000 nell’arco di un quinquennio un secondo evento cardiovascolare grave, mentre un primo evento sarebbe evitabile in 500 su 10.000 pazienti sani ad aumentato rischio cardiovascolare. Viceversa, le complicazioni più temute della terapia con statine a lungo termine sono la rabdomiolisi, il diabete e l’emorragia cerebrale. Per dirla in numeri, su 10.000 pazienti trattati per un periodo di cinque anni con una statina si verificano 5 casi di rabdomiolisi, da 50 a 100 casi di diabete e da 5 a 10 casi di emorragia cerebrale. Conclude Collins: «Il nostro studio mostra che il numero di persone che evitano gli attacchi di cuore e ictus prendendo le statine è di gran lunga superiore al numero di persone che hanno effetti collaterali per causa loro». foto: statine) (fonte: doctor33)

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Statine, Lancet pubblica revisione su rischi e benefici. Ecco le novità

Posted by fidest press agency su martedì, 20 settembre 2016

oxford universityUn comitato di esperti messo insieme dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine ha pubblicato su The Lancet (primo autore Rory Collins, del Department of Population Health dell’Università di Oxford) un lavoro di revisione della letteratura in tema di statine, concludendo che occorre rivedere al rialzo i benefici e al ribasso i danni: «In sintesi la riduzione del colesterolo di 2 mmol/l – circa 35 mg/dl – ottenuta con una efficace terapia con statine a basso costo come per esempio atorvastatina 40 mg al giorno per cinque anni su 10.000 pazienti sarebbe in grado di prevenire gli eventi cardiovascolari sia in 1.000 persone con malattie vascolari preesistenti (prevenzione secondaria), sia in 500 persone a rischio aumentato per l’età o la presenza di ipertensione o diabete, ma che non hanno ancora avuto un evento vascolare (prevenzione primaria)» commenta Liam Smeeth, della London School of Hygiene & Tropical Medicine, tra gli autori della revisione. «Per contro, la terapia potrebbe causare 5 casi di miopatia, una patologia rara che comporta astenia muscolare e mialgie accompagnate da un aumento della creatinchinasi nel sangue, che può aggravarsi fino alla rabdomiolisi se la terapia con la statina non viene sospesa. Altri possibili eventi avversi potrebbero essere 5-10 ictus emorragici, 50-100 nuovi casi di diabete e fino a 50-100 casi di dolori muscolari». Alla luce di questa revisione delle cifre a favore e contro, le statine andrebbero quindi considerate farmaci efficaci e sicuri, con un ruolo fondamentale nel prevenire le malattie cardiovascolari, che sono la principale causa di morbilità e di mortalità in tutto il mondo. «Anche se ulteriori ricerche potranno identificare piccoli effetti benefici o avversi aggiuntivi, è improbabile che i loro risultati modifichino in modo significativo l’attuale rapporto tra benefici e rischi del trattamento con statine» conclude Rory Collins. (fonte doctor33)

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Dieta mediterranea e benefici per i cardiopatici

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 agosto 2016

dieta mediterraneaChe la dieta mediterranea fosse uno dei pilastri della prevenzione, della salute e della longevità era noto, ma pochi studi epidemiologici ancora avevano indagato il ruolo del modello alimentare mediterraneo nel pazienti con patologie cardiovascolari conclamate. “Lo hanno fatto i ricercatori dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli – spiega Leonardo Bolognese – Direttore Cardiologia ospedale di Arezzo e ESC Local Press Coordinator – nell’ambito del mega trial Moli-sani in un troncone della ricerca su 1197 individui con una storia di malattia cardiaca arruolati nella popolazione generale (età media 67 anni, maschi nel 68% del campione). La storia clinica includeva patologie coronariche (n=814) ed eventi cerebrovascolari (n=387) e i dati sul regime alimentare è stato registrato con il ‘food frequency questionnaire’ di EPIC e l’aderenza alla dieta mediterranea è stata valutata con il Mediterranean Diet Score (MDS)”.
Al termine del periodo di follow up durato 7,5 anni si sono verificati 208 decessi ma confrontando i dati con la dieta è saltato agli occhi che un incremento di 2 punti nel MDS era associato ad una diminuzione del rischio di morte del 21% in media (con un picco del 34%) e la maggiore aderenza alla dieta sana, abbassava il rischio del 37%.
E isolando i singoli elementi è stato possibile calcolare il ‘peso’ degli elementi protettivi: l’elevato apporto di vegetali influisce per il 26%, il pesce fornisce un beneficio del 23%, l’assunzione di frutta e noci contribuiscono per il 13,4% e un elevato apporto di acidi grassi monoinsaturi e saturi per il 12,9%.
Il modello di controllo teneva conto di età, sesso, introito calorico, assunzione di uova e patate, livello di educazione, attività fisica, rapporto vita-spalle, abitudine al fumo, ipertensione, livello di colesterolo, diabete e cancro.
L’evidenza è invece che gli anziani spesso si nutrono poco e male: secondo alcune stime sarebbero circa il 50% gli anziani over 65 che non si alimentano correttamente (dati SINUC rilevati in occasione di un ricovero ospedaliero). E la malnutrizione può essere pericolosa per la salute tanto quanto l’obesità: complicazioni e infezioni aumentano di tre volte. Si registra spesso uno scarso apporto di proteine per problemi di masticazione ed economici, gli stessi che fanno limitare l’apporto di frutta e verdura. Eppure un recente studio americano condotto alla Tuft University presentato al congresso dell’American Heart Association ha suggerito che politiche di contenimento dei prezzi di alcuni alimenti potrebbe avere effetti diretti sulla salute pubblica con milioni di vite salvate. Il modello matematico sviluppato ha calcolato che anche solo una diminuzione del 10% del prezzo dei vegetali freschi ridurrebbe le morti per malattie cardiovascolari dell’1,2% in 5 anni e del 2% nei successivi cinque, con una diminuzione del 2,6% del numero di infarti. E se in percentuale sembra poca cosa basta tradurre in numeri assoluti: si tratta di evitare 515mila morti per malattie cardiache.

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Boom delle rinnovabili

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 giugno 2016

energie rinnovabili«Il record fatto registrare dalle rinnovabili nel 2015 è un’ottima notizia. Ci siamo arrivati nonostante il persistere dei sussidi alle fonti fossili, il prezzo basso del petrolio, i problemi di collegamento alla rete e la timidezza dei governi. Alla base di questo successo c’è la crescente competitività economica delle rinnovabili. Ora però occorre accelerare la rivoluzione energetica in corso con politiche incentivanti: il contrario di quello che sta facendo il governo in Italia dove gli investimenti sulle rinnovabili sono in drammatica diminuzione. In un contesto internazionale generalmente positivo, l’Europa segna il passo e ancor più l’Italia che nel 2015 si è sostanzialmente fermata, per colpa delle politiche anti-rinnovabili messe in campo dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni, da quello di Monti a quello Renzi». «D’altra parte, per investire ulteriormente sul settore dell’energia rinnovabile, creando posti di lavoro e benefici per la collettività, è necessario azzerare i sussidi alle fonti fossili. Questa è l’unica strada che ci permetterà di raggiungere gli obiettivi fissati dalla Conferenza di Parigi, e mantenere così l’aumento della temperatura globale sotto 1,5°C. Il G7 ha promesso di eliminare i sussidi alle fonti fossili entro il 2025. Non basta, perché dobbiamo smettere di sfruttare queste fonti vecchie e inquinanti entro il 2050. L’eliminazione dei sussidi alle fossili deve essere più rapida per raggiungere un futuro 100 per cento rinnovabile prima che sia troppo tardi», conclude Iacoboni.

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I benefici della meditazione sulla salute: a Pavia esperti a confronto

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2015

università paviaIl 9 e 10 ottobre a Pavia presso la Sala dell’Annunciata si svolge il workshop “Scienza e meditazione” organizzato dall’Unità di Statistica Medica e Genomica del Dipartimento di Scienze del sistema nervoso e del comportamento dell’Università di Pavia.Al centro del convegno, la mindfulness, una disciplina che costituisce argomento di crescente interesse scientifico e che si sta diffondendo molto negli ultimi anni anche in Europa. In USA, dove già da tempo si parla di mindful revolution, è utilizzata nelle scuole, nelle aziende a rischio stress da lavoro correlato e nelle vite dei singoli, alla ricerca di un antidoto ai ritmi frenetici della vita quotidiana.Ma cos’è la mindfulness? Significa essenzialmente “consapevolezza” dei propri pensieri, azioni e motivazioni.Si tratta della capacità di portare l’attenzione al presente, in maniera intenzionale e sospendendo il giudizio, al fine di risolvere (o prevenire) la sofferenza interiore e raggiungere un’accettazione di sé, attraverso una maggiore consapevolezza della propria esperienza che comprende: sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni.Una vera e propria area di ricerca in cui le neuroscienze trovano condizioni uniche per lo studio dei processi mentali e soprattutto della coscienza. La ricerca si è aperta infatti negli ultimi anni a declinazioni che spaziano dalla comprensione dei disturbi alimentari e il trattamento dell’obesità, alla gestione dell’ansia e delle crisi di panico, del disturbo ossessivo compulsivo, del dolore cronico, fino a volerne investigare gli effetti anche nel mondo dell’infanzia e nel campo dell’apprendimento.Ma è anche fuori dall’ambito clinico che la mindfulness riscontra un alto tasso di gradimento del pubblico. Infatti si trovano sempre più spesso persone che vogliono percorrere questa strada per provare ad aumentare le proprie capacità di concentrazione in vista di traguardi importanti come quelli delle performance sportive, del mondo dell’imprenditoria e dell’alta finanza.
Ed è proprio questo il contributo che il workshop “Scienze e Meditazione”, insieme alla presentazione di evidenze, metodi e interpretazioni scientifiche di esperti studiosi, neuroscienziati e meditatori, intende offrire.Sarà infatti presente, tra gli altri, per portare la propria testimonianza diretta il campione olimpico di tiro a segno e ingegnere dello sport, Niccolò Campriani, che ha scritto anche un libro dal titolo “Ricordati di dimenticare la paura”, nel quale si racconta e svela come, attraverso la disciplina della meditazione, sia riuscito a sconfiggere il terrore dell’ultimo colpo. Un percorso affascinante che oltre a portare i suoi frutti nelle competizioni sportive ha avuto ancor di più impatto sulla sua personalità. Una storia che insegna a non arrendersi mai.
Nel corso delle due giornate verrà offerta inoltre la possibilità di fare esperienza diretta di meditazione, attraverso alcune sedute, guidate da Salvatore Bruno, naturopata, counsellor presso l’Istituto di Psicosintesi di Milano ed esperto meditatore.

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Dimension Data: pianificare ora per il data centre software-defined del futuro

Posted by fidest press agency su martedì, 16 dicembre 2014

dimension dataDimension Data, specialista di soluzioni IT e fornitore di servizi da 6 miliardi di dollari, sostiene che le organizzazioni dovrebbero prepararsi sin da ora per i data centre software-defined (SDDC), data l’inevitabilità della virtualizzazione prevista a qualsiasi livello IT.“Anche se le organizzazioni non vedranno benefici tangibili nel breve periodo, le decisioni operative che le aziende devono prendere adesso influenzeranno la capacità di trarre pieno vantaggio dai nuovi paradigmi quando avverranno,” ha commentato Kevin Leahy, Global General Manager per la Data Centre Business Unit di Dimension Data.“Come la virtualizzazione, anche l’implementazione di un SDDC sarà una trasformazione. La virtualizzazione era possibile già alla fine degli anni ’90 ma ci sono voluti circa quindici anni perché venisse considerata un asset operativo concreto – e solo per l’80% delle aziende. Questo perché richiede una capacità considerevole nella gestione del cambiamento specifica per ogni organizzazione. Non esiste un unico modo per approcciare o implementare la virtualizzazione. Lo stesso sarà per l’SDDC.“Basandoci sulla nostra esperienza nei sistemi e nel networking, sappiamo che il principale focus per qualsiasi disciplina software-defined è la necessità di integrazione – non solo di sistemi ma anche di processi di business.“Stiamo vedendo che sempre più organizzazioni si rivolgono a noi per raggiungere questa integrazione. Quello che più ci interessa è che le aziende comprendano che il ‘software-defined’ è un trend che avrà conseguenze su ogni aspetto operativo e che quindi plasmerà i cambiamenti nel data centre.”La virtualizzazione e le reti software-defined emergenti stanno già esercitando un’ulteriore pressione sulla gestione dei data centre convenzionali. E sarà proprio questa pressione che spingerà verso la creazione dei SDDC.“Sia che le organizzazioni stiano considerando il proprio data centre dal punto di vista della mobilità, della crescita di dati, del cloud, consolidamento o virtualizzazione, uno degli elementi chiave che deve essere preso in considerazione è la rete,” ha continuato Leahy. “La rete è ciò che rende tutto il resto possibile.“In virtù del fatto che le funzionalità vengono estratte sempre più a livello software, la rete sta diventando sempre più flessibile. Dal momento che offre benefici come un più ampio numero di intersezioni, orchestrazione e connettività su richiesta, questa gestione della rete consente risparmi di costo sostanziali e maggiori efficienze.“Ciò nonostante, la carenza di funzionalità software-defined nei data centre potrebbe creare colli di bottiglia impedendo la realizzazione di questi benefici sia sulla rete sia nei data centre. Inoltre, potrebbe ostacolare i data centre nella piena fruizione della virtualizzazione.”
Come per tutti i cambiamenti tecnologici, un approccio software-defined – per la rete o per i data centre – richiede nuove competenze IT e cambiamenti nei processi di business.Da qui la necessità di pianificare. I requisiti in termini di competenze e gestione del cambiamento specifici di ciascuna organizzazione saranno differenti a seconda di come si sceglierà di allocare i propri carichi di lavoro.
“La questione dell’SDDC è paragonabile a quella del cloud,” ha spiegato Leahy. “Il carico e la tipologia di lavoro allocati su cloud determina il rimanente carico che deve essere gestito dal data centre. Questo, a sua volta, definirà la quantità di infrastrutture fisiche e virtuali necessarie e, oltremodo, il livello che ogni specifico data center deve raggiungere per essere considerato software-defined.
“La maggior parte dei vendor tecnologici sta realizzando un’offerta mirata alla vendita dei propri prodotti. Molti di questi prodotti saranno certamente parte di un ambiente software-defined che però potrebbe o non potrebbe includere il data centre aziendale. La scelta ottimale ricade su quei vendor che riusciranno a rendere il business sostenibile.”

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Sms contro droga e bullismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 ottobre 2014

bullismo1Lo scorso lunedì è stato attivato praticamente in tutta Italia il 43002 un numero telefonico gratuito indispensabile per segnalare vicende di bullismo e di spaccio all’interno e nelle vicinanze delle scuole. Il numero è stato istituito dal Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno per il progetto ‘Un Sms contro droga e Bullismo’. Possono chiamare i diretti interessati, i genitori dei ragazzi coinvolti ma anche amici e parenti e chiunque sia a conoscenza di vicende di questo tipo.
Il Dj Aniceto, Uno dei dj piu impegnati nel sociale, membro della Consulta per le politiche Antidroga a Palazzo Chigi e testimonial dei sani valori in tv in numerosi programmi televisivi anche con Piero Chiambretti, entusiasta del progetto e consapevole dei suoi molteplici benefici ne ha sposato subito la nobile causa ed è diventato paladino di questa iniziativa, Inglobandola nella sua campagna di sensibilizzazione contro le dipendenze che attua da molti anni sui social network. Dj Aniceto infatti trascorre tutto il suo tempo libero informandosi, per evidenziare quei fatti e quelle notizie che possono aiutare i giovani a tenersi lontano dalle droghe e da tutte le forme di dipendenza, diffondendo consigli tramite twitter e Facebook. La sua campagna raggiunge centinaia di migliaia di followers. “E’ una delle iniziative piu’ importanti che lo Stato ha realizzato in questi ultimi anni – Ha affermato Aniceto – Tutti devono conoscere questo numero Sms che puo salvare veramente vite umane. Desidero ringraziare i tanti personaggi famosi che mi hanno aiutato ad amplificare e a diffondere questo numero su Twitter dimostrando una grandissima sensibilità verso queste problematiche; un grazie speciale, quindi, va a Laura Pausini, Giorgia, Alfonso Signorini, Massimo Boldi, stefano Gabbana, Lorella Cuccarini, Gianluigi Nuzzi e Costanza Caracciolo, Insieme abbiamo raggiunto quasi 4 milioni di followers. Tutti dobbiamo lottare con ogni mezzo, affinchè ad un giovane non venga calpestato il futuro; occorre una seria politica di informazione, bisogna partire dalle scuole, con l’aiuto indispensabile dei professori, ma il messaggio deve essere veicolato anche, come nel mio caso, attraverso internet e i social network ed anche dalle discoteche, ‘gli unici centri di aggregazione giovanili’. Ma bisogna fare presto. Dopo, quando ci sono di mezzo i morti, non serve più essere duri e determinati”.

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Gli ingredienti per uscire dalla crisi

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 maggio 2012

Le imprese sono come il pallone in una partita di calcio: non smettono mai di muoversi. La regola vale anche per l’azienda farmacia e quindi sbaglia il titolare che non tiene sempre acceso il proprio cervello. Parole di Franco Falorni, commercialista e docente di economia d’impresa alla facoltà di Farmacia di Pisa, mattatore a Cosmofarma dell’evento che ieri mattina ha cercato di irradiare un po’ di ottimismo in una platea intristita dalle insistite analisi del giorno prima sugli effetti delle liberalizzazioni (almeno quattro gli incontri di sabato sul tema). Organizzato dal Laboratorio Farmacia, il centro studi diret to dallo stesso Falorni, il convegno ha messo sul tavolo non la ricetta ma gli ingredienti che serviranno alla professione per uscire dal tunnel. E per cambiare, perché come s’è detto un’azienda è come un pallone e il movimento è insito nella sua stessa forma.
E allora la parola d’ordine è quella di non vedere nel mutamento solo un male né nella crisi solo un rischio. «Come diceva Einstein» ha ricordato Falorni «solo chi non ha fiducia nelle sue capacità ha paura». Certo le incognite non vanno nascoste: come ha ricordato Riccardo Varaldo, presidente della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, lo spostamento di prodotti extra-canale è certamente destinato a proseguire nei prossimi anni e questo – unito all’allargamento delle farmacie – comporterà nel tempo una diversificazione della rete, con presidi caratterizzati da modernizzazione e innovazione da una parte e dall’altro presidi di connotazione tradizionale. Ma ci sono anche le opportunità: come ha ricordato con una robusta serie di dati Carla Colicelli, direttore del Censis-Forum per la ricerca biomedica, le famiglie e i cittadini sono chiamati nel tempo a coprire di tasca propria una fetta sempre più consistente di prestazioni ed è forte il bisogno di soggetti che sappiano offrire a questa domanda risposte qualificate e dal corretto rapporto prezzo-beneficio, anche per contrastare le sirene talvolta pericolose della sanità low cost.
La conclusione è un invito ai titolari perché non si perdano d’animo. L’hanno persino messo in musica alcuni giovani titolari di Pisa, in un applaudito videoclip proiettato al termine del convegno: i farmacisti sono ancora qua.(fonte farmacista33)

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Coloni e colonizzatori

Posted by fidest press agency su martedì, 10 gennaio 2012

I grandi colonizzatori europei del XIX secolo hanno cercato di stabilizzare i paesi sottoposti al loro dominio e con la presunzione di poterli tenere aggiogati a tempo indeterminato. Ma già sotto l’impero britannico con la regina Vittoria si ebbe la consapevolezza che occorresse dare alle “colonie” una maggiore autonomia gestionale per renderle più sottomesse alle logiche di sfruttamento messe in atto per ottenere il massimo beneficio economico al minor costo. Ma nel secolo che seguì si dovettero fare i conti con l’insorgere dei nazionalismi e dei separatismi e ne seguì un nuovo modello di gestione delle colonie con la logica del “re travicello”. Voleva dire affidare agli autoctoni la guida dei loro paesi salvo poi manovrarli dietro le quinte per ottenere gli stessi risultati di prima, se non meglio. Infatti tutte le volte che il dittatore di turno diventava inviso alla sua gente si provvedeva a deporlo con un colpo di stato manovrato dietro le quinte e a sostituirlo con uno altrettanto malleabile. E il taglieggiamento continuava lasciando in povertà le popolazioni pur ricche dei suoi per pozzi di petrolio o per materie prime. Ma oggi si sta facendo anche di peggio. Nei paesi dove non si ha più la possibilità di ricavarvi profitti gli abitanti sono stati abbandonati al loro destino e ciò significa che sono milioni i bambini che muoiono di fame, di sete, di stenti e di malattie e con loro i familiari. E non finisce qui. Si sperimentano nuove armi di distruzione di massa, si fanno assumere medicinali sperimentali, si danno i bambini in pasto ai pedofili e ai cacciatori di organi. E’ il triste primato dell’homo homini lupus in nome del Dio denaro e delle logiche del profitto. E’ una spirale perversa che prima o poi si spezzerà, ma nel frattempo restiamo testimoni di una crudeltà senza pari, di spregio per la vita umana e dell’ipocrisia di quanti predicano bene e razzolano male. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Sfida a Berlusconi sul nucleare

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 marzo 2011

“È tanto che ci battiamo contro il ritorno al nucleare, già condannato a morte dal voto referendario degli italiani, in considerazione del fatto che l’attuale esecutivo ci ha abituati al non rispetto del nostro popolo e dalla nostra carta costituzionale legiferando spesso e volentieri contro gli interessi della massa, a favore dei benefici di pochi o più spesso di uno solo. È chiaro che quanto sostenuto in maniera ossessiva dai nostri rappresentanti del Governo, non è stato elaborato certamente a favore dei cittadini ma soltanto per meri interessi lobbistici. Era stato preso come esempio addirittura il Giappone per sostenere la sicurezza delle centrali nucleari. Ma dopo quanto successo a Fukushima, i nostri governanti sono stati seccamente smentiti”. Le parole riescono a riportare solo in parte l’impeto espresso dal presidente dell’Italia dei Diritti, Antonello De Pierro, scorrendo le immagini disastrose provenienti dall’arcipelago nipponico, e del disastro atomico ancora in corso.  De Pierro entra nel merito della battaglia e sostiene la sua controffensiva: “Presto ci sarà il referendum e saremo impegnati in prima linea per dire no al nucleare, no a questo Governo che calpesta la sicurezza e la salute dei cittadini, salvo poi lanciare demagogici proclami per rastrellare consensi. Chiediamo a gran voce a Berlusconi, se è veramente convinto della non pericolosità delle centrali, di avere il coraggio di presentarsi in televisione a raccontare questa sua verità che noi da sempre interpretiamo come una bella favoletta, atta a coprire, con una coltre di menzogne, le lobbie affaristiche che ruotano intorno al sistema atomico, e che rifiutano a priori l’enorme potenzialità fornita dalle energie rinnovabili. “È il momento di svegliarsi – conclude inesorabilmente De Pierro – e di fare tesoro dell’insegnamento che ci sta giungendo in maniera martellante dal Giappone, da noi considerato tecnologicamente più preparato migliaia di volte rispetto all’Italia. Non vogliamo neanche immaginare le conseguenze catastrofiche che sarebbero scaturite se qualcosa di simile fosse accaduto sul nostro territorio nazionale. È il momento di svegliarsi e di far fronte comune contro il pericolo che la maggioranza sta posizionando sulle nostre teste. Per questo motivo lancio un appello anche  agli ambientalisti integralisti, quali i verdi, di abbandonare il campo del no ad ogni costo, e di imparare a riflettere razionalmente per poter definitivamente scongiurare la minaccia del nucleare in Italia”.

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Menopausa: le italiane rinascono a 50 anni

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 dicembre 2010

Il fatidico traguardo del mezzo secolo non coincide più con il tramonto della femminilità, anzi: le donne oggi affrontano questa tappa come una seconda giovinezza, molte raggiungono il culmine della carriera e vivono un nuovo rapporto (l’età media femminile al divorzio è 43 anni). Nel 2008 vi sono state anche ben 107 neo mamme a 50 anni e oltre. “Hanno una vita più piena ed attiva e sono mediamente molto più in forma rispetto alle loro madri – spiega la dr.ssa Raffaella Michieli, segretario  nazionale della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) -. Il fatto che oggi si parli molto di madri over 50 non è casuale ma riflette il diverso approccio moderno rispetto all’avanzare dell’età, anche nei confronti della vita sessuale e procreativa. Tuttavia l’arrivo della menopausa può non essere “indolore”: per il 10% circa, i disturbi e i disagi possono minare significativamente la qualità di vita ed i medici di medicina generale devono essere pronti a cogliere questo messaggio”. Un sondaggio condotto a novembre su un campione di 200 camici bianchi italiani rivela che il 94% delle pazienti sintomatiche prova vampate di calore, il 49% sbalzi di umore, il 39% sudorazioni, il 35% aumento di peso. Nel 57% dei casi viene prescritta una terapia per i disturbi, e per il 67% delle donne è quella ormonale sostitutiva (TOS). “Sopportano disagi anche pesanti per paura degli effetti collaterali – commenta il prof. Marco Gambacciani, dell’Unità di Menopausa e Osteoporosi dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana -. Dobbiamo informare le donne sulla sicurezza di questa terapia iniziata prima dei 60 anni. In particolare, nuove formulazioni a base di drospirenone hanno dimostrato anche di ridurre i fattori di rischio cardiovascolare. Migliora quindi non solo la qualità ma anche l’aspettativa di vita: in pazienti tra 50-59 anni trattate con TOS vi è una riduzione del 30% della mortalità per queste malattie”. Il 77% dei medici conferma che le donne sottostimano questo pericolo, che rappresenta la prima causa di morte nel sesso femminile dopo i 50 anni. La misura preventiva più praticata è la misurazione periodica della pressione, prevista dal 97% del campione. “L’ipertensione è il fattore di rischio indipendente più importante nella donna – spiega il prof. Giuseppe Mercuro, ordinario di cardiologia all’Università degli studi di Cagliari -. La terapia con Angeliq (drosperinone 2 mg e 17beta-estradiolo 1 mg) ha dimostrato di abbassarla fino a 9 mmHg in donne ipertese già trattate e, in pazienti ai limiti dell’ipertensione arteriosa l’ha riportata a valori più accettabili. Recentemente, si è inoltre dimostrata efficace anche nel ridurre lo spessore dell’intima-media carotidea, una lesione “preclinica” importante nel definire il rischio cardiovascolare e prevedere gli eventi morbosi futuri”. Nell’esperienza del medico di famiglia, l’85% delle pazienti che ha provato questa formulazione ha riscontrato benefici.

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Nuova legge sugli affitti

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 novembre 2010

La nuova norma piace a inquilini e locatari. Ma non solo. La “cedolare secca”, la legge che introduce la tassazione unica sui contratti di locazione, aiuterà la «ripresa del mercato immobiliare». Ne sono certi gli addetti ai lavori che, a due mesi dall’entrata in vigore della legge 42/09 (primo gennaio 2011) avvertono un interessante fermento nel mercato immobiliare. Anche se, come precisa Paolo Righi, presidente della Fiaip (Federazione italiana degli agenti immobiliari professionali) «bisognerà attendere l’entrata in vigore del cosiddetto federalismo fiscale per capire realmente se la cedolare porterà i benefici per cui ci battiamo da tempo». In attesa di verificare quanto e come il mercato immobiliare cambierà con la nuova legge, un elemento è certo: attorno al mondo degli affitti si sta avvertendo un determinato cambio di rotta. «Dal mese di agosto a oggi -spiega Claudio De Angelis, responsabile di Affitto Assicurato (www.affittoassicurato.com), leader nella distribuzione di garanzie sugli affitti attraverso le agenzie immobiliari-, tutte le nostre sedi operative in Italia hanno aumentato i loro contatti in vista di possibili affitti. Certo, è ancora presto per dire se effettivamente la cedolare servirà allo scopo di far emergere il nero e di garantire più flessibilità nella stipula di contratti d’affitto, ma non si può nemmeno sottovalutare il forte interesse che sta dimostrando».  Un dato su tutti: circa il 7% delle case sfitte in Italia è di proprietà di pensionati che non mettono a reddito il proprio immobile perché andrebbe a inficiare la loro dichiarazione dei redditi: «È un dato davvero importante -spiega il presidente della Fiaip, Righi- e che viene colpevolmente ignorato. Ma stiamo parlando di una fetta di mercato davvero ampia che porterebbe giovamento sia al mercato sia alle casse statali». Perché, di fatto, i pensionati italiani che hanno una casa da affittare e, dunque, da mettere a reddito o non lo fanno o la cedono ai propri figli in attesa di momenti economici migliori che permettano loro di potersi permettere un’abitazione di proprietà. «Una situazione di questo genere -continua De Angelis- non permette al mercato di decollare come si vorrebbe. Stando ai dati della Cisl, in Italia ci sono circa 5 milioni di case sfitte. Con la nuova legge, aggiunta alle nuove sicurezze che contratti come quello di Affitto Assicurato garantiscono, possiamo facilmente affermare che il giro d’affari quadruplicherebbe, con vantaggi evidenti per tutti: proprietari, affittuari, mercato, casse statali».  L’incognita, dunque, sta tutta nell’attuazione del federalismo fiscale che, come è ben noto, dipenderà dagli enti locali (Regioni, Province e Comuni): «Una situazione non propriamente ottimale -precisa ancora Righi- perché in alcune zone d’Italia potrebbe portare dei grandi vantaggi, dall’altro potrebbe essere addirittura negativa». Secondo Valerio Angeletti, presidente della Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti d’affari) la nuova legge avrà un effetto immediato «sull’emersione del nero. È stata voluta soprattutto per evitare spiacevoli e continui raggiri della legge -precisa- che, nel breve tempo, porterà chi è titolare di un’abitazione a intuire che è meglio dichiarare che non farlo». «Si tratta di un primo passo importante -conclude De Angelis- che aiuterà un mercato con immense potenzialità non sfruttate appieno. Staremo a vedere. Certo è che il fermento si avverte giorno dopo giorno e che chi ha interesse ha cominciato a informarsi sulle grandi possibilità che entreranno in vigore dal primo di gennaio del prossimo anno».

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Integratori alimentari e loro benefici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 ottobre 2010

Massicce campagne pubblicitarie ce li propinano come manna dal cielo per migliorare le Nostre diete, la concentrazione, le energie, le prestazioni quotidiane, la vista, il controllo della glicemia, del peso corporeo, della funzionalità intestinale o del cuore e chi più ne ha ne metta, ma i benefici promessi da integratori alimentari quali vitamine, minerali, fibre alimentari specifiche o lattobacilli vivi, si traducono spesso in delusione o in effetti per così dire placebo poiché in realtà rimangono solo sulle diciture delle confezioni ed in concreto poco o addirittura nulla. Almeno è questa l’opinione espressa da un comitato scientifico di esperti dell’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare che dopo uno studio approfondito su 808 indicazioni funzionali generiche sulla salute ha stilato pareri negativi per gran parte delle indicazioni analizzate basandosi in particolare: sulla scarsità delle informazioni fornite, a partire dall’impossibilità di identificare la sostanza specifica su cui è basata l’indicazione (ad esempio per le fibre alimentari spesso non viene specificato il tipo di fibra); la mancanza di prove che l’effetto indicato sia davvero benefico per mantenere o migliorare la funzionalità organica (ad esempio indicazioni sull’eliminazione dell’acqua per via renale); la mancanza di precisione relativa all’indicazione sulla salute (ad esempio indicazioni riferite a termini come energia e vitalità); la mancanza di studi condotti sull’uomo con misurazioni affidabili del rivendicato effetto benefico sulla salute.  Con questa terza serie di pareri, l’agenzia ha valutato ad oggi oltre un terzo delle indicazioni sulla salute sulla totalità di quelle incluse nell’elenco compilato dagli Stati membri e dalla Commissione europea e si avvia allo studio completo entro la fine di giugno del 2011.  Nonostante i tanti pareri negativi, gli italiani sembrano essere una popolazione conquistata dagli integratori. Da una recente statistica commissionata dall’AIIPA (Associazione Italiana Industrie Alimentari) è infatti emerso che oltre un terzo degli intervistati utilizza con regolarità gli integratori alimentari di vario genere.  Il profilo del consumatore – tipo è quello di una persona colta, soprattutto tra i 45-54 anni e i 55-69 anni, che vanta abitudini alimentari buone o addirittura ottime e uno stile di vita sano.  Giovanni D’Agata, Componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” si domanda quale sia l’utilità – se non in stretti termini commerciali – degli integratori alimentari, tenuto conto che al di là dell’assenza pressoché generale di riscontri scientifici suffragati anche dall’autorevole agenzia europea, la Nostra alimentazione è così variegata e completa, che a detta degli esperti nutrizionisti risponde ai fabbisogni dell’organismo, per non dire che eccede il normale apporto quotidiano dei nutrienti di cui abbiamo bisogno.

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I benefici della vitamina D

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2010

Oltre alle ben consolidate conoscenze sugli effetti della vitamina D per la salute delle ossa, si aprono ora prospettive per un ruolo in numerose patologie extrascheletriche, come tumori, malattie del metabolismo, cardiovascolari e del sistema immunitario. Ne ha parlato Elisabetta Romagnoli, medico internista, dell’equipe di Salvatore Minisola, del dipartimento di Scienze cliniche dell’Università Sapienza di Roma, in occasione del congresso nazionale Siommms tenutosi a Brescia: gli effetti della vitamina D su tutto l’organismo è mediato da un enzima (1-a-idrossilasi, CYP27B1), che converte la 25-idrossi-vitamina D nel suo metabolita attivo 1,25(OH)2D (calcitriolo). «La Vitamina D» ha spiegato Romagnoli «contribuisce in particolare a regolare la produzione e la secrezione di numerosi ormoni e ha un ruolo anche nel controllo della differenziazione e della proliferazione cellulare e nella modulazione della risposta immunitaria. Il deficit di Vitamina D è appunto associato a maggiori rischi tumorali, metabolici, cardiovascolari e di svariate patologie coinvolgenti il sistema immunitario. Sull’azione anti-proliferativa della vitamina D sono dunque in corso nel mondo numerosi studi (su colture cellulari e cavie animali) per accertare l’attività anti-neoplastica del calcitriolo». Tuttavia ci sono ancora dati discordanti, per esempio su alcuni effetti indesiderati, per esempio dosi elevate di calcitriolo provocano infatti ipercalcemia e ipercalciuria che confermano la necessità di indagini randomizzate e controllate.

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