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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘Benjamin Netanyahu’

Nuovo governo al premier uscente Benjamin Netanyahu

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

Il presidente israeliano Reuven Rivlin ha affidato l’incarico di formare il nuovo governo al premier uscente Benjamin Netanyahu. Rivlin ha deciso di incaricare Netanyahu, 69 anni, dopo colloqui con gli altri leader di partito ed una volta emersa l’impossibilità di formare un governo di unità nazionale. Il Likud di Netanyahu è risultato il secondo partito alle elezioni del 17 settembre, con 32 seggi contro i 33 del rivale Blu e Bianco. Ma ha vinto a livello di coalizione: il premier uscente conta su 55 seggi – la maggioranza è di 61 – mentre il partito dell’ex capo di Stato maggiore בני גנץ – Benny Gantz, 60 anni, ne ha ricevuti 54. Netanyahu avrà adesso 28 giorni di tempo per formare un nuovo governo, con una possibile estensione di due settimane: se non riuscirà nel suo tentativo, il presidente potrà affidare l’incarico ad un’altra persona. “Accetto l’incarico, occorre un governo di unità nazionale e la riconciliazione che in questo momento è essenziale”, ha detto Netanyahu….>> (fonte: Newsletter Progetto Dreyfus)

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Ronald S. Lauder: ‘Iran must be judged by its actions’

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2013

Iran Elections

Iran Elections (Photo credit: bi0xid)

Seconding the reaction of Israel and most of Iran’s Middle East neighbors, the World Jewish Congress expressed its deep misgivings after the announcement that the Western powers had secured an interim agreement in Geneva on limiting the Iranian nuclear program.“Iran must be judged by its actions, not its words and promises, because they are not worth the paper they are written on,” said World Jewish Congress President Ronald S. Lauder. “Nothing in the deceptive behavior of Iran and its leaders in recent years should make the world believe that they will honor this agreement.”Lauder added that WJC welcomes the preparedness of Senate Majority Leader Harry Reid and other leaders of the U.S. Congress to support a strengthening of Iran sanctions.In remarks before his weekly cabinet meeting on Sunday, Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu said, “What was achieved last night in Geneva is not an historic agreement, but an historic mistake.“Today the world has become a much more dangerous place because the most dangerous regime in the world has taken a significant step toward attaining the most dangerous weapon in the world,” the prime minister addedUnited Against a Nuclear Iran, a U.S. lobbying group formed by former diplomats, criticized the Geneva deal as providing “disproportionate sanctions relief to Iran.””By not agreeing to dismantle a single centrifuge, Iran has not rolled back its nuclear infrastructure and with the many centrifuges that it is currently operating, Iran retains the ability to breakout and produce enough weapons-grade uranium for a nuclear weapon in as little as 2 months,” the group said in a statement. “At the same time, the carefully constructed sanctions architecture developed over decades has been significantly rolled back.”

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Lauder asks Italy to urge EU to take more balanced stance toward Israel, Middle East

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 settembre 2013

Rome – The conflicts currently engulfing the Middle East and in particular Syria and the tense relationship between the European Union and Israel were the main points of the discussion between Italian Prime Minister Enrico Letta and World Jewish Congress President Ronald S. Lauder in Rome on Tuesday. Letta said Italy was prepared to help in finding a solution to the Syrian conflict and added that the issue would be discussed by world leaders at the upcoming G20 summit.Ronald S. Lauder thanked the Italian head of government for the steadfast support successive administrations have given to the Italian Jewish community, and for the constructive relations with the State of Israel. The WJC president criticized recent one-sided measures taken by the European Union against Israel, in particular the issuing of guidelines for the labeling of produce from Israeli settlements in the West Bank, and said they were harmful to the peace process.He also asked PM Letta to urge Brussels not to force Israel out of the Horizon 2020 program, the EU’s multi-billion-euro research and innovation scheme. “Europe has put itself into a corner. It is worrying to see how the EU has sidelined itself as an effective player at a time when there are several highly explosive conflicts in the region, when thousands are killed every month in Syria, Egypt and elsewhere. We hope Italy and other key EU member states will act to correct this and to get the EU’s foreign policy back on a track,” the WJC president said.The Italian prime minister said he looked forward to meeting soon with Israel’s President Shimon Peres and Prime Minister Benjamin Netanyahu.
Ronald S. Lauder was accompanied to the meeting by Renzo Gattegna, president of the Union of Jewish Communities in Italy, WJC CEO and EVP Robert Singer and WJC Associate EVP Maram Stern. On Monday, the WJC leaders met with Pope Francis at the Vatican.
The World Jewish Congress (WJC) is the international organization representing Jewish communities in 100 countries to governments, parliaments and international organizations.

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La richiesta di Abu Mazen

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 settembre 2011

President Barack Obama and Israeli Prime Minis...

Image via Wikipedia

New York. La FOCSIV chiede all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di accogliere la richiesta palestinese che il presidente Abu Mazen sta per avanzare alla stessa Assemblea di vedere riconosciuti i suoi Territori come Stato sovrano. Subito dopo il suo intervento c’è attesa per quello del premier israeliano Benjamin Netanyahu. “La richiesta dell’Autorità palestinese sebbene priva di valore giuridico, dato che un eventuale voto dell’Assemblea non sarebbe comunque vincolante, è di grande rilevanza per le ricadute morali – commenta Sergio Marelli, Segretario Generale della FOCSIV che a New York sta seguendo i lavori del vertice onusiano -. Nonostante alcuni detrattori dell’iniziativa imputando ai palestinesi un’assenza di responsabilità, segnalano il rischio di reazioni violente nella popolazione dei Territori, ottenere un ‘parere morale’ dell’Assemblea avrebbe come risultato di enfatizzare agli occhi dell’intera comunità internazionale una eventuale, quanto probabile, opposizione del Consiglio di Sicurezza al riconoscimento della Palestina come Stato sovrano”. Messi alle strette dalla forzatura delle procedure in vigore al Palazzo di Vetro fatta da Abu Mazen, questa volta, a tentare l’ennesima mediazione dovranno essere i 193 Governi degli Stati membri. Intanto però, mentre a New York ci si perde in chiacchiere, in Palestina e soprattutto in Cisgiordania la tensione cresce, tant’è che ieri un migliaio di persone hanno marciato a Ramallah contro il discorso di Obama. “I margini di manovra diventano sempre più ristretti – commenta Marelli – vista la comprensibile impazienza e il giusto limite di sopportazione raggiunto dai palestinesi, nel tentativo di ricondurre al tavolo dei negoziati il Governo di Israele e l’Autorità Palestinese”. Per questo motivo in attesa della risposta dell’Assemblea Generale la tensione sale. “Oltre agli aspetti giuridici, politici e ideali che il riconoscimento a pieno titolo dello Stato palestinese comporterebbe – spiega Marelli – l’ammissione all’ONU significherebbe per l’Autorità palestinese innanzitutto poter accedere direttamente alle decisioni e ai finanziamenti delle Agenzie specializzate ONU (come FAO, UNESCO, UNHCR, ecc.), e poter far ricorso alla Corte Criminale Internazionale aprendo così eventuali procedimenti nei confronti degli insediamenti abusivi dei coloni israeliani da un lato, e dall’altro verso i continui attentati operati da Hezbollah e formazioni terroristiche antagoniste al ‘governo’ dei Territori”. Altri due aspetti della intricata vicenda che hanno rilevanza fondamentale, tanto da essere in qualche modo tra le cause principali dello stallo dei negoziati delle diplomazie internazionali, naturalmente sono: il ritiro degli insediamenti e la restituzione dei territori occupati ai palestinesi da un lato, e la sicurezza di Israele e il riconoscimento del suo ‘carattere di Stato ebraico’ dall’altro.

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