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A 30 anni dalla Primavera berbera di Algeri

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 aprile 2010

I Berberi di tutto il mondo ricordano in questi giorni la repressione violenta della “Primavera berbera” avvenuta in Algeria nel 1980 e i morti della “Primavera nera” del 2001. Nella primavera del 1980 i Berberi dopo una serie di manifestazioni contro la loro situazione di oppressione, avevano occupato l’università, l’ospedale e alcune fabbriche a Tizi-Ouzou, la capitale della loro principale area di insediamento della Cabilia nel nord dell’Algeria. Polizia e soldati avevano preso d’assalto gli edifici il 20 aprile 1980. Questo fu l’inizio di un massiccio dispiegamento militare e un’ondata di arresti fino ad allora senza precedenti dei principali rappresentanti e personalità berberi. Il 18 Aprile 2001 durante una pacifica manifestazione da parte dei Berberi in Cabila, 132 membri appartenenti a questa minoranza etnica furono uccisi dalle forze di sicurezza. Nessun poliziotto o soldato fino ad oggi è stato ritenuto responsabile per questi omicidi e portato davanti ad un tribunale. I leader politici algerini responsabili di questi omicidi, nonostante il massacro, godono di grande riconoscimento internazionale. Infatti l’Unione europea ignorano volutamente la situazione di impunità che continua ad esserci in Algeria a causa delle vaste riserve di petrolio e di gas naturale del paese nordafricano. Molte riforme sono ancora solamente un palliativo. Nella sostanza tanto l’Algeria quanto il Marocco continuano a perseguire una politica di arabizzazione. In questo senso il “tamazigh” non ha ancora messo piede né nelle scuole e tantomeno nelle università. Molti Berberi vedono la loro cultura e identità pesantemente minacciata. I Berberi si autodefiniscono “Masiri” (uomini liberi). Ancora prima della sottomissione del Nord Africa da parte araba nel VIII secolo, i popoli berberi si erano già stabiliti in questa regione. Oggi vivono negli stati del Nordafrica oltre 30 milioni di Masiri. In Marocco rappresentano la metà della popolazione, in Algeria sono più di dieci milioni di persone. Centinaia di migliaia di persone vivono in Francia come lavoratori stranieri.

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Libro: Il Popolo dei Monti

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2010

Di Mariangela Corbetta  Aspetti della vita di una tribù berbera del Medio Atlante marocchino Un libro che nasce da una storia d’incontri e da un interesse profondo per la cultura dei Beni-Ouaraïn, la tribù berbera discendente dall’antico popolo degli Imazighen: gli Uomini liberi.  I Beni-Ouaraïn sono una popolazione di lingua tamazight che vive da sempre nelle montagne del Marocco, con costumi e credenze molto diverse da quelle arabe. Un Marocco nascosto e silenzioso che si rannicchia all’ombra protettrice dei monti, lontano dai circuiti turistici e che non si è ancora lasciato sedurre dai soldi e dalla modernità. Dopo il primo viaggio l’autrice è tornata più volte nel Medio Atlante e per lunghi periodi, stringendo legami con la popolazione e consolidando amicizie: “a ognuna delle mie visite mi si svelava un po’ più del loro mondo: ogni stagione aveva i suoi riti e le sue celebrazioni, i suoi lavori agricoli particolari. La mia condizione d’ospite e d’amica mi permetteva di partecipare ai matrimoni, alle feste e, in generale, al quotidiano: aiutavo Tichwa, Yamina o Addoun (la nuora del fratello di Yamina) a cucinare, ad accudire i bambini, andavo ad attingere l’acqua alla sorgente e a cogliere erbe selvatiche commestibili e piante medicinali.” Dall’interesse per lo stile di vita inizia la raccolta di una serie interminabile di appunti dal quale nascerà questo libro, frutto di osservazioni personali svolte nell’arco di una quindicina di anni, che esula dalle norme metodologiche di rigore nelle ricerche antropologiche e che lascia spazio a sensazioni e sentimenti. L’osservazione, (ove possibile approfondita e convalidata dalla ricerca bibliografica), ha svelato un sistema sociale basato sul rispetto dell’individuo, la risoluzione pacifica dei conflitti, le decisioni comunitarie, la solidarietà inter-generazionale e la complementarità dei sessi. Una società di fede musulmana in cui non v’è traccia di integralismo e che vive la spiritualità in un modo semplice e sereno, con l’osservanza dei grandi principi dell’islam e quel particolare sentimento del sacro, ovunque diffuso nella natura, che viene loro da un passato antichissimo.
Mariangela Corbetta è laureata in Etnologia e in Arte, e vive in Alsazia dal 1985 dove si dedica alla creazione di ateliers artistici  d’ispirazione Waldorf per bambini e adulti. Dal 1988 effettua lunghi soggiorni in Marocco e dal 2003 in India e in Nepal. Ha scritto vari saggi di antropologia ed etnologia pubblicati da case editrici italiane e straniere, in particolare segnaliamo la collaborazione con L’Harmattan, editrice di Parigi per la quale ha pubblicato vari numeri della collana Nouvelles études anthropologiques e la collaborazione con La Foudre , rivista di etno-medicina di Dijon, Francia.Con Le Furet, rivista di infanzia e immigrazione di Strasburgo, Lussemburgo, ha pubblicato un’inchiesta sulla popolazione del Medio Atlante Marocchino, mentre con La perle de Rosée di  Losanna in Svizzera è uscito un suo libro illustrato per bambini. In Italia ha pubblicato per Medusa Edizioni due libri: Himalaya. Sentieri di luce nella grande montagna e Viaggio nell’Impero del Marocco.

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