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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘berlusconismo’

Berlusconismo e capitalismo liberista

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2011

Pizza Berlusconi, so-called ‘best pizza in the...

Image via Wikipedia

Era prevedibile, anzi scontato: il capitalismo mondiale è entrato in una fase di crisi profonda. Non si tratta di una delle periodiche crisi di crescita come teorizzato da Schumpeter (v. Il capitalismo e la crisi di Rosario Amico Roxas http://www.wikio.it/article/74331558), bensì di una crisi maturata nel tempo, pronta ad esplodere ormai da decenni, ma tamponata con misure di emergenza, che ne hanno aggravato le condizioni, fino allo stato di irreversibilità. E’ proprio in questi frangenti di radicale cambiamento provocato dalla nave che affonda per incapacità dei nocchieri, che i sorci scappano. Il capitalismo è finito da parecchi decenni; ma è riuscito a sopravvivere transitando da una crisi alla’altra, identificando le varie crisi come momenti di crescita, di superamento degli schemi precedenti per inventare schemi più nuovi. Il sistema per reperire denaro non poteva che contemplare lo sfruttamento al massimo del potenziale del mercato, attraverso la mobilitazione dei media per spingere al consumo, anche ipotecandosi la casa, pur di potere seguire la moda imposta del superfluo. Era questione di tempo, ma i nodi dovevano venire al pettine, e in tutto l’occidente, nonché in quelle nazioni che si sono lasciate irretire dal consumismo sfrenato. L’Italia è stata la nazione più disgraziatamente coinvolta, perché ha avuto la maledizione di avere un presidente del consiglio impelagato fino al collo nel conflitto di interessi, e, contemporaneamente convinto promotore di un liberismo fuori dal controllo dello Stato, inadeguato ad inserirsi nella dinamica di una nazione che era riuscita ad emergere dallo sfacelo fascista con la forza del lavoro, della produzione, con il sostegno delle classi socialmente più deboli, ma messe nella condizione di lavorare e produrre. Con l’arrivo di Berlusconi le condizioni si sono capovolte;è emersa la finanza creativa, la protezione delle classi che avrebbero dovuto pilotare la produzione, attraverso condoni fiscali a ripetizione, favorendo (e giustificando) l’evasione fiscale, quindi la penalizzazione del lavoro mortificato dal precariato. Ora proclama la lotta all’evasione, ma assolvendo il capitalismo dalla patrimoniale, magari sperando di essere creduto; ma se durante il governo Prodi, in una riunione dell’Assindustria ebbe a dire che una fiscalizzazione oltre il 40% giustifica l’evasione; (questo perché prometteva riduzione di tasse e benefici per le fasce più bisognose); non è accaduto nulla di ciò, anzi le tasse aumenteranno (ma non si chiameranno più “le mani nelle tasche degli italiani” , ma SACRIFICI NECESSARI”), e il premier pretende che il popolo (bove quanto vi pare, ma non fino a questo punto) debba credergli.
Dopo avere esaltato la classe capitalista, gli imprenditori, le cordate eroiche, ora che li ritrova sull’orlo del fallimento, vorrebbe chiamare a raccolta la piccola e media borghesia del lavoro perché vada a soccorrere gli sconfitti. Salvare, poi, questo capitalismo significa salvare il boia che ha pronta la corda per impiccare la piccola e media borghesia che vive di lavoro e crede nella democrazia; questo perché il capitalismo non soltanto non ha bisogno della democrazia, ma la combatte in nome di un regime autoritario che tuteli le condizioni di privilegio che ha generato. In questo periodico transito ha preso piede l’idea portante che il capitale avrebbe potuto generare altro capitale senza ricorrere al fastidio di dover promuovere il lavoro, la produzione, la competitività, la ricerca . Fino a quando c’erano risorse il giochetto ha funzionato; ma ora le risorse sono terminate e incalza il debito pubblico, per cui mucche da mungere non ce ne sono.
A questo punto non resta che passare la mano, fingendo di volere proseguire, ma solo per avere il tempo di raggranellare quanto serve per godersi una comoda vita lontano dai guai che questo governo ha prodotto. I peones si agitano, mentre i gerarchi cercano di tenerli buoni sprizzando raggi di ottimismo e proclamando certezze solo per mantenere l’indispensabile maggioranza numerica; ma tutti stanno cercando la più agevole via di fuga, ben sapendo che un diverso governo, con diversa filosofia politica, non potrà più garantire i loro averi. Ci lasceranno alcuni decenni di ristrettezze, per ricominciare da dove eravamo 18 anni addietro, anche retrocedendo in termini di sviluppo, ormai diventato un modello insostenibile. (Rosario Amico Roxas)

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Fine berlusconismo,ora nuovo centrodestra

Posted by fidest press agency su martedì, 31 Mag 2011

”Il risultato e’ inequivocabile. La maggioranza dovrebbe trarne le conseguenze. La stagione di questo governo è chiaramente finita. Berlusconi ha palesemente e malamente perso il referendum su se stesso. Ora è difficile raccontare che è solo colpa dei candidati. Certo, io non ho l’euforia di altri, perché quando vince la sinistra non posso essere contento. Il risultato di oggi conferma che Fli e l’Udc sono determinanti per far perdere il Pdl, ma soprattutto che, finita la stagione del berlusconismo, bisogna costruire un nuovo centrodestra, in cui tutti possano ricominciare a parlare e ci si raccolga non più attorno a un unico padrone, ma attorno ai leader che nel centrodestra ci sono, tra i quali sicuramente Fini e Casini. Per ora – conclude – il Pdl si e’ chiuso in un recinto, in una riserva indiana: se non ne esce rischia di estinguersi.” Lo dichiara l’on. Roberto Menia, coordinatore nazionale di FLI.

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De Pierro contro il berlusconismo

Posted by fidest press agency su sabato, 7 Mag 2011

“L’Italia è il nostro paese – afferma De Pierro -, la terra in cui siamo cresciuti e che amiamo, e non riusciamo a sopportare il dolore profondo che proviamo nel vederla stritolata dalle spire del degrado morale, nella desolazione di un arido deserto di valori. Per noi è particolarmente dura in quanto a essere umiliati e calpestati sono quei valori nei quali crediamo con sincerità, lealtà e trasparenza, al contrario di tanti politicanti all’arrembaggio, che li confinano nel cono d’ombra di vuoti contenitori retorici e demagogici, al solo disgustoso e opportunistico scopo di riuscire ad agguantare e conservare uno scranno sul proscenio peloso della politica”. Poi il numero uno del movimento si addentra in un’analisi della società italica, additando una corruzione dilagante, divenuta parte integrante dell’ordinaria attività istituzionale: “Vi preghiamo di unirvi a noi e di sposare con impegno e decisione questa causa, perché siamo ormai a un punto di non ritorno, con una nomenclatura politica quasi del tutto da rifare. Il problema non è Berlusconi persona, ma il berlusconismo, che è derivato da alcuni comportamenti che si sono insinuati in tutti gli strati della struttura sociale del paese, assurgendo ormai non più a episodi ma a sistema. Abbiamo il dovere di difendere la nostra Italia contro le corruttele dilaganti nel corpo politico-istituzionale, contro l’illegalità ormai divenuta consuetudine comportamentale, contro i vari conflitti di interessi che inquinano l’intero sistema.” Quindi si pronuncia sull’ipotesi di un eventuale coinvolgimento istituzionale pieno dell’Italia dei Diritti: “Qualcuno ci ha chiesto di rinunciare al nostro ruolo di movimento extraparlamentare e di fare politica attiva entrando nelle istituzioni. La nostra risposta è che con la nostra informazione scomoda siamo già nelle istituzioni, ma purtroppo siamo molto censurati e oscurati dalla maggior parte dei media, ben addomesticati e genuflessi ai piedi del potere al quale sono avvinghiati. Ebbene, alla luce di tutto ciò, per cercare di dare finalmente una svolta a un paese alla deriva, abbiamo deciso di accettare questa sfida, ma ci serve un aiuto concreto e un impegno pressante sul territorio da parte di quei cittadini che credono nei valori che caldeggiamo, per dare voce alle problematiche ignorate che invece hanno bisogno di essere sollevate. Chiarisco però fin d’ora che non presenteremo per nessun motivo liste autonome, ma la nostra vocazione e le nostre proposte rinnovatrici si tradurranno in candidature indipendenti nelle file di un partito che riterremo più vicino alle nostre pulsioni ideali, che naturalmente accetterà di rinunciare alle logiche spartitorie e clientelari riconoscendo la nostra autonomia. Sono già giunte alcune proposte in tal senso. Qualche deroga alla nostra contrarietà di presentare liste autonome potrà essere possibile soltanto in occasione di alcune consultazioni amministrative comunali, ma la cosa sarà valutata caso per caso, soprattutto in funzione di una concreta opportunità vantaggiosa per la coalizione che andremo a sostenere, naturalmente a beneficio dei cittadini, che è l’unica cosa che ci interessa realmente e da cui non possiamo prescindere per alcun motivo”.

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Svegliati Meridione

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 dicembre 2010

Giunti alla “fine” ecco che si ripropone un nuovo inizio, una nuova realtà che deve aprire le porte alla speranza, allo sviluppo, al progresso, all’onestà, alla correttezza. Finito Berlusconi, con un salto nel baratro senza che nessuno la abbia spinto, non è finito il berlusconismo, per la semplice ragione che non può finire ciò che non c’è mai stato.  C’è stato un uomo che si è lodato da solo, visto che nessuno lo faceva spontaneamente,  si è vantato di poter compiere miracoli, si è presentato come l’unico salvatore della patria, mentre metteva al sicuro il suo patrimonio realizzato con mille dubbi che la magistratura vorrebbe chiarire. Ora ci ritroviamo in convalescenza dopo una gravissima malattia che ha debilitato l’intero corpo nazionale; il virus ha generato quegli anticorpi che hanno neutralizzato l’infezione. Rimane una realtà che quel virus ci lascia come tristissima eredità: l’esaltazione del Nord Italia  (ma solo perché permetteva con la Lega la sopravvivenza del virus) e la penalizzazione del Meridione; per questo “Svegliati Meridione”, l’incubo è in fase terminale, ma bisogna essere pronti per ricominciare da dove i veri statisti (quelli che non si sentivano i migliori nei 150 anni di storia nazionale). L’ideale che fu di molti statisti del dopoguerra, di promuovere la convivenza tra il meridione d’Italia agricolo, artigianale, piccolo-imprenditoriale, con il Nord opulento, industriale, ben inserito nei circuiti europei, è miseramente naufragato, trascinato dai vortici delle speculazioni, del clientelismo, del malaffare, degli interessi individuali, della politica tout-court, che ha usato il Meridione d’Italia, e la Sicilia in particolare, come serbatoio di consensi elettorali da patteggiare con prebende ed elargizioni ai capi-bastone di turno, senza nulla concedere allo sviluppo dell’isola e al suo progresso. Oggi il meridione è asfittico, malato, anemico perché privato anche di quelle elargizioni che generavano una parvenza di lavoro e un fittizio circuito economico.   La tanto decantata Cassa del Mezzogiorno rivelò la sua vera natura di cornucopia, gestita dai poteri intoccabili delle mafie legate al potere intoccabile della politica centrale e centralizzata. L’autonomia riconosciuta dalla stessa Costituzione non è mai stata applicata né nello spirito né, tanto meno, nella lettera, perché i partiti che avrebbero dovuto gestire i diritti acquisiti altro non sono mai stati che diramazioni dei medesimi partiti che sono riusciti a gestire contemporaneamente il ruolo di controllori e di controllati. La malattia del Meridione d’Italia  risiede nei gangli mobili  dello sviluppo, come se una artrosi politica ne bloccasse i movimenti. Sarebbe necessario un buon medico, capace di anamnesi, storia clinica, analisi e conseguente terapia; ma così non è stato, non è arrivato un bravo medico, bensì un coiffeur, una volta più noto come barbiere, che la rifatto il look, ha tagliato i capelli, ha aggiunto il cerone per nascondere le rughe e il pallore, dopo di che ha mostrato una apparenza dignitosa; ha potuto così  vendere  promesse, pretendendo in cambio quel consenso che gli venne riconosciuto con quell’infausto 61  a  0 che segnò l’irreversibilità della malattia. Il meridionalismo ormai agonizzante venne sostituito con il settentrionalismo, sostenuto dalla Lega con la forza ricattatoria dei numeri che rendono quel partito indispensabile per la tenuta del governo, mentre il consenso del meridione e della Sicilia, viene dato come acquisito per un diritto mai conquistato.
Questa breve analisi non è frutto di  pessimismo fatalista, perché vuole essere il momento di riflessione per ricominciare daccapo, seguendo l’evolversi della Storia e le modificazioni della geografia economica mondiale. In questa nota posso solo accennare una ipotesi di rinnovamento; un semplice accenno perché bisognerà dibatterne  l’itinerario e le successive tappe. Vale quindi come invito a discutere e dibattere insieme. In  ordine  a  tale  accenno  posso  solo  mettere  in  evidenza  il  tema generale che identificherei in “Dal Meridionalismo al Centralismo Mediterraneo”  e che potrebbe assurgere ad argomento di dibattito sia teorico che pratico. L’unità d’Italia della quale verrà festeggiata la 150° ricorrenza, non è mai stata una vera unità, ma una annessione che ci ha penalizzato; ma la storia restituisce le ragioni, bisogna saperle cogliere. Oggi la geografia economica mostra sì un Sud, ma coincide con la Padania, intesa come Sud d’Europa, meridione estremo di un europeismo negato dal nazionalismo celtico, sempre più in corsa di ulteriore emarginazione; mentre al Meridione d’Italia spetta il ruolo, mai dovutamente analizzato, di interpretare la  Centralità Mediterranea, vero ammortizzatore sociale, economico e culturale con i continenti che si affacciano nel gran Lago Mediterraneo, non più mare che divide tre continenti, ma Lago che unisce tre culture, tre popoli, tre mondi, alla luce di quella  scelta umanistica che già, nel corso di molti secoli, ha forgiato la cultura umanistica meridionale, antitetica al pragmatismo del mercato e del guadagno immediato. (Rosario Amico Roxas)

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Post berlusconismo e governo tecnico

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2010

“Ancora una volta il dibattito politico ruota attorno ad ipotesi che non sono all’ordine del giorno. È irragionevole continuare a parlare di governo tecnico che, come ha ribadito il capogruppo di Fli al Senato Sen. Viespoli, è una variabile istituzionale non prevista nella Costituzione, perché ogni esecutivo nasce in sede parlamentare ed è dovere del Capo dello Stato, prima di sciogliere le Camere, verificare l’esistenza di maggioranze. È ora che quelli che da un lato minacciano elezioni anticipate e quelli che dall’altro sbandierano governi tecnici depongano le loro armi di “distrazione” di massa concentrandosi sull’attualità e sui problemi reali del Paese”. Quanto dichiarano in una nota congiunta gli on. Roberto Menia e Silvano Moffa.

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“La calunnia”: E’ berlusconismo cronico

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2010

Nell’intervento alla Camera dello scorso 22 settembre il presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro è tornato ancora una volta sulle parole diffamatorie che, in più occasioni, il premier Berlusconi ha avuto ad esprimere sulla validità del suo percorso accademico, bollandole come prive di ogni fondamento.  Solidarietà all’ex Pm è stata espressa da Roberto Soldà vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Anziché parlare dei problemi reali dei cittadini, si continua a denigrare la figura di uno dei principali leader dell’opposizione. Farebbe bene a sporgere querela per porre fine a questo stillicidio e intavolare, finalmente, un dibattito su temi di reale interesse nazionale”. L’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro ricorda:” Scopo della politica dovrebbe sempre essere la  ricerca del bene comune,   basata su validi principi morali es ul rispetto della controparte.  Constatiamo che il pericolante governo Berlusconi è sempre più lontano da realizzare  tale obiettivo”.

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A proposito delle esternazioni di Veltroni

Posted by fidest press agency su sabato, 18 settembre 2010

Dichiarazione dell’l’On. Luigi Bobba (Pd): “Nel frullatore mediatico, l’iniziativa di Veltroni, Gentiloni e Fioroni potrebbe apparire come l’ennesima divisione all’interno del PD o un’altra puntata del duello Veltroni-D’Alema.  Non credo sia così, perché se un merito ha il documento è di porre con forza una domanda a cui nessuno dei dirigenti PD può sottrarsi: perché nel pieno della crisi del berlusconismo e con un Governo che sbanda ogni giorno, il principale partito di opposizione non riesce ad andare nei sondaggi oltre il 25-26%?  Molti cittadini elettori che hanno votato il PD due anni fa e che ora ci guardano con disincanto o distacco, forse vorrebbero uno scatto di reni, un partito aperto, un programma riformatore: insomma un’alternativa vera a Berlusconi.  L’iniziativa di Veltroni se serve a dare una scossa al PD può essere salutare, se invece si risolve in una semplice conta interna, rischia di fallire lo stesso obiettivo che dice di perseguire.  E’ per questo che, pur condividendo molti dei contenuti del documento, ho preferito non sottoscriverlo, proprio per cercare di evitare una deriva, certamente non voluta, ma che rischia di avverarsi.  Mi piacerebbe che il PD, nell’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, fosse il vero partito della Nazione; noi che, circa 3 anni fa, abbiamo scelto i colori nazionali per il simbolo del partito, dobbiamo coltivare l’ambizione di riunire un Paese sempre più diviso, realizzando un federalismo responsabile e cooperativo e valorizzando l’autonomia dei municipi; di spingere l’economia italiana, incentrata sulle piccole e medie imprese, a ‘tornare a crescere’; di sfidare il centrodestra su una moderna politica per la famiglia e per i bambini; di smuovere un Paese bloccato nella mobilità sociale restituendo un futuro ai nostri figli; di investire sulle reti associative o di solidarietà come forza decisiva per la coesione sociale”.

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Berlusconi senza berlusconismo

Posted by fidest press agency su martedì, 7 settembre 2010

Con il discorso di Fini il PdL è imploso, con una scarica di esplosivo collocata all’interno stesso del partito-azienda e, ciò che risulta più grave e non ritrattabile, collocata da quel “fuoco amico” che ha, di fatto, svuotato il cavaliere di tutte le  prerogative che ha preteso indirizzarsi. Non è stato un passaggio di una partita a scacchi, in attesa della “mossa del cavallo”; è stata una sfida a distanza di scherma “all’ultimo sangue”, dove aleggiava la durlindana di Berlusconi, alla quale Fini ha opposto una scherma da fioretto, con affondi precisi, ripetuti, documentati e, spero proprio, dolorosi. Fini ha saputo giostrare il presente, facendo dimenticare il passato di 15 anni di convivenza e connivenza, lasciando ampio spazio alle speranze per un futuro diverso dagli incubi nei quali  è precipitata la nazione. Ma non c’è stato  un “metodo Boffo”, che pure Berlusconi avrebbe ampiamente meritato  (e Fini è certamente consapevole di molte magagne cavalleresche che si dovranna ancora scoprire !!!), c’è stata una smontatura degli effetti causati dal cavaliere, cioè del berlusconismo, salvando quel poco che rimane da salvare dell’immagine del cavaliere. Il risultato è stato quello di svuotare il cavaliere del suo berlusconismo… come dire “il re è nudo. L’otre berlusconiana è, così, scoppiata non potendo contenere oltre tutto ciò che si voleva farci entrare. Tutto cominciò con la conclusione ingloriosa della prima repubblica travolta da “mani pulite”. Alla prima repubblica subentrò il berlusconismo che portava con se le “coscienze sporche” che erano riuscite e salvarsi o nascondersi. L’inventore del berlusconismo si propose come il demiurgo della nuova nazione che aspettava un messia salvifico.  Fu infelice lo stresso esordio, quando vennero incolonnate le truppe mercenarie sotto la falsa bandiera del liberalismo democratico che nascondeva l’interesse privato del solo gaudente padrone e signore che dominò quella scena. Fin dall’esordio venne dimensionata l’impostura che voleva spacciare la reiterazione dei reati con una presunta persecuzione giudiziaria; in questo modo venne dato l’esempio di una impunità che avrebbe stimolato i più spregiudicati a delinquere sotto le insegne di una volontà popolare illusa e tradita La certezza della impunità realizzò il resto: condoni, sanatorie, modifica delle leggi punitive identificate come restrittive della libertà (v. il falso in bilancio) e un nevrotico ottimismo che avrebbe nascosto le verità che si volevano nascondere. Nelle more la nomenclatura giuridica, se rivolta al premier o a fedeli lanzichenecchi, venne perfezionata:
•    l’avviso di garanzia diventò giustizia ad orologeria,
•    l’indagine giudiziaria a sua volta diventò accanimento giudiziario,
•    gli interrogatori di rito  furono persecuzioni giudiziarie,
•    il processo una bolgia infernale,
•    il collegio giudicante un plotone di esecuzione.
Tale nomenclatura, predisposta dal cavaliere, venne subito fatta propria da quanti avevano l’interesse di autodifesa. Nessuna meraviglia se l’otre è scoppiato; doveva essere ben resistente per essere riuscito a resistere a tante porcate tutte insieme. Ci sarebbe da ricostruire innanzitutto la fiducia, ma può essere appannaggio di chi l’ha tradita? L’attuale crisi di credibilità non si differenzia da tangentopoli se non nei fini; ora i furti non riguardano più i finanziamenti ai partiti ma le singole individuali tasche dei ladroni. Piuttosto è  peggiore di Tangentopoli, perchè allora venne avanzato il finanziamento ai partiti, con Craxi che illustrò il teorema “Tutti colpevoli, nessun colpevole”, quindi raccattò le monetine e fuggì a precipizio per Hammamet, da latitante, fuggitivo  e contumace.  Oggi diventato esule, perseguitato, vittima. I sondaggi allarmano il cavaliere; risulta che il berlusconismo ha pesantemente stufato gli elettori, il marcio avanza, e le procure vengono disabilitate, i truffatori proliferano mentre si concede loro uno scudo fiscale come ciambella di salvataggio. Il berlusconismo si rivolta contro il suo inventore che della sua creatura si era fatto demiurgo; ma i sondaggi sono impietosi, il calo diventa emorragia. Ecco che il demiurgo si trasforma in taumaturgo; senza miracoli niente fede. Ecco l’invenzione mediatica del cavaliere: liste elettorali vietate ai farabutti: come dire Berlusconi senza il berlusconismo. Di Pietro ha sbagliato tutto…. Doveva brevettare la sua proposta, così oggi potrebbe richiedere i diritti d’autore.
I laudatores del cavaliere (da Capezzone a Bonaiuti, da Gasparri, a Bondi e Cicchitto), che per contratto ad ogni intervento dovevano insultare Di Pietro, perdono la loro specificità e sono costretti a osannare la trovata del cavaliere dopo averla insultata quando veniva avanzata dal loro nemico preferito. Il taumaturgo miracoloso ha  perso anche il braccio destro dei miracoli, quel Bertolaso per il quale “lo spirito è forte, ma la carne è debole” (Matteo 26,41). Con la carne debole pur dentro uno spirito forte non è agevole mettere in opera la politica del fare; quella politica attiva, operosa, fattiva, produttiva e producente.  Per una politica del fare necessitano le mani libere, da ogni forma di limitazione o di vincolo; mani libere dai capestri delle regole, delle norme da rispettare e delle leggi da onorare; mani libere…. molto libere… specialmente dalle manette che tintinnano dietro l’angolo. Ma chi illumina quelle manette, impone il rispetto delle regole e l’onore alle leggi ?   E’ rimasta solo la magistratura, dopo che tutti i presidi etici sono stati travolti  dal miracolismo mediatico (ma solo mediatico); magistratura che si serve delle intercettazioni… allora si aboliscano le intercettazioni, si serve dei pentiti…. allora si sviliscano gli interrogatori dei pentiti…. si serve anche di azioni decise come la confisca dei beni…. allora si vendano all’incanto tali beni (così ciò che esce dalla porta rientra dalla finestra); tutti provvedimenti che contrastano con la lotta alla criminalità, quando non configurano una colpevole connivenza. Connivenza sarebbe stata la Protezione Civile spa, sventata sul filo di lana dalle opposizioni ma di più dai sondaggi che indicarono quel provvedimento come sgradito alla stragrande maggioranza, per cui venne innestata, con urgenza, la retromarcia. Il resto lo vedremo in questi giorni…!(Rosario Amico Roxas)

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Alla ricerca di una “tregua d’armi”

Posted by fidest press agency su sabato, 4 settembre 2010

Perduta la battaglia sulla credibilità personale, documentata dal crollo verticale della fiducia e della popolarità presso gli elettori, il presidente del consiglio cerca una tregua d’armi, per evitare un possibile scontro diretto che segnerebbe definitivamente la sua fine personale, coincidente con la fine del berlusconismo, del PdL, dell’economia della finanza, della mortificazione del lavoro, del capitalismo senza capitali, delle scalate abusive, delle cordate finanziate con denaro pubblico, delle apparenze che coprono con un sottile velo pietoso il disastro provocato da 15 interminabili anni di soprusi e di leggi ad personam, di progetti di grandi opere utili solo alle varie mafie colluse.
Lo scontro si profila nei prossimi giorni. Le affermazioni a garanzia che la crisi è finita e si trova alle nostre spalle, si dovranno confrontare con la realtà delle fabbriche costrette a non riaprire i battenti e conseguente perdita di posti di lavoro, ulteriore crollo del PIL, ennesimo aumento del debito pubblico, il tutto condito con il rinnovo dei contratti di lavoro della PA che già preannuncia un autunno caldo o caldissimo. Il vero nodo gordiano che vorrebbe dirimere lo coinvolge personalmente con l’attesa pronuncia della Consulta sulla costituzionalità sulla legittimità dell’impedimento, alla quale tiene molto più che alla ricostruzione in Abruzzo, più che alla chiusura delle fabbriche, più che alla perdita dei posti di lavoro, più che al crollo del PIL,  più che all’aumento del debito pubblico e al moltiplicarsi dell’evasione fiscale. La ricerca della “pace sociale”, sotto forma di tregua d’armi, ma solo unilaterale, si tradurrebbe in due ipotesi possibili:
a)  attribuire alle opposizioni la responsabilità dei suoi fallimenti, provocati dal diffuso panico del quale ha da sempre accusato gli analisti della crisi, alternativi al suo invito ai consumi che, da soli, avrebbero risolto il problema della economia di mercato;
b) condividere con le opposizioni e le parti sociali le sue responsabilità, al solo scopo di salvaguardare la sua persona e le posizioni arbitrariamente conquistate nell’ordine dell’interesse privato.
Oggi come non mai torna perentorio l’invito di Borrelli: “resistere, resistere, resistere”: il re è nudo e sconfitto, la tregua d’armi serve solo a lui per salvare il salvabile del suo privato interesse; anche nella sua stessa maggioranza è atteso l’irrigidimento delle posizioni a contrasto, per risolvere definitivamente il problema a monte, per trasformare l’invito “se ne deve andare” in un perentorio “deve essere cacciato”. (Rosario Amico Roxas)

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La vera crisi: il berlusconismo

Posted by fidest press agency su sabato, 4 settembre 2010

Mentre l’intero pianeta occidentale studia i modi più efficaci per affrontare la crisi economica, l’italietta berlusconoide  si distingue  nello stravolgere i temi della crisi, identificando una  ed una sola crisi, quella giudiziaria del presidente del consiglio.  Riunioni-fiume non per valutare al meglio le manovre per far ripartire l’economia, la produzione, la competitività, ma per far tornare indietro le procedure penali che coinvolgono il cavaliere, dentro le quali rischia di ricevere l’interdizione dai pubblici uffici e, quindi l’eleggibilità. E’ la sola crisi che interessa quest’esecutivo che non sa guardare avanti alle prossime generazioni, ma solo indietro nel patetico tentativo di esorcizzare il passato del presidente del consiglio, nonché il presente, propedeutico a future azioni progettate e in fase di definizione.  Il paradosso sta nella posizione eliocentrica assunta dal modestissimo Ghedini, diventato il perno intorno al quale ruotano le grandi manovre di questo esecutivo di nani, ballerine, prestigiatori, illusionisti, patetici clown che tentano disperatamente di rallegrare e rassicurare gli attoniti spettatori. La sola crisi economica che viene ravvisata è quella del cavaliere che intravede il suo impero vacillare dalle certezze di intangibilità verso pericolose derive giudiziarie che potrebbero anche contenere le medesime confische dei beni che colpiscono le fortune truffaldine dei mafiosi.
Il valore del patrimonio da difendere è molto più vasto di quanto non si conosca, ed è tale da motivare qualunque azione difensiva, per cui c’è da attendersi colpi di coda destabilizzanti; la manovalanza è pronta e disponibile, anche a basso costo… e sono pronte ad intervenire per contestare Fini. (Rosario Amico Roxas)

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Elezioni regionali: De Pierro punta il dito sul Pd

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2010

“Quello che ci hanno restituito le urne è un risultato da analizzare con grande attenzione sia per quanto concerne gli aspetti positivi che quelli negativi. È chiaro che il Pd, che ancora riesce a intercettare consensi considerevoli, debba far capire da che parte sta. È proprio questa la fetta di rappresentanza partitica con la sua opposizione vacanziera che ci ha regalato la deleteria piaga del berlusconismo, non intesa come legata alla figura del premier in se ma a concetti secondo cui alcuni comportamenti deprecabili sono leciti, e dipingendo come demonio chi invece li persegue e li reprime.” Queste le prime parole a caldo che il presidente del movimento Italia dei Diritti Antonello De Pierro esprime in merito all’esito delle ultime elezioni regionali. “Sono tante le responsabilità del partito di Bersani in questi risultati che purtroppo aprono scenari apocalittici al nostro orizzonte – continua De Pierro -. Fortunatamente  il successo di alcuni validi e cora
ggiosi politici come Nichi Vendola ha limitato le dimensioni della disfatta, ma è chiaro a tutte le persone di buon senso che bisogna cambiare rotta prima che sia troppo tardi per non giungere al punto di non ritorno, costruito sull’illecito e che possa addirittura confondersi con condotte moralmente impeccabili. È suonata l’ora del risveglio da un torpore durato troppo a lungo – tuona ancora il leader del movimento a tutela dei diritti dei cittadini -, bisogna contrastare l’invasione mediatica e l’agitazione sconsiderata e irresponsabile dello scettro del potere da parte di chi attualmente ci governa. Il Pd dovrebbe fare un po’ di pulizia al suo interno per cercare di mettere in campo forze limpide e scevre da qualsiasi ombra o macchia per fare crescere nuovamente fiducia in una fetta di popolazione disillusa e che ormai non si sente più rappresentata. L’astenzionismo registratosi presso i seggi ne è la prova più evidente e concreta. Quest’opera di rinnovo mi sembra l’unico modo – continua De Pierro – per scongiurare il pericolo, da sempre sottovalutato ma che è un dato di fatto maledettamente reale, rappresentato dal periglioso avanzamento della Lega Nord, con la sua cultura xenofoba, omofoba nonché secessionista anche se convenientemente ammorbidita in federalista. Non dobbiamo poi sottovalutare in merito alla crisi del Pd – conclude De Pierro -, il  grande successo fatto registrare dalle liste del comico Beppe Grillo che poteva indubbiamente essere coinvolto in una schieramento compatto e vincente piuttosto che essere snobbato e che ha dimostrato di essere determinante specialmente in Piemonte. Non rinuncerò mai ad insistere sul grande errore che ha contraddetto in maniera eclatante l’aggettivo che identifica il Partito Democratico, quando solo per paura, fu rifiutata l’iscrizione e la candidatura del comico genovese con una decisione che con la democrazia aveva ben poco a che vedere”.

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L’Italia dei diversi

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 Mag 2009

Editoriale fidest. Gli istituti di ricerca che analizzano i comportamenti degli italiani e li trasformano in dati statistici, percentualizzandoli, ci rappresentano spesso linee di tendenza che da una parte confermano il nostro comune modo di vedere e, in altra, ci sorprendono. In politica, ad esempio, i consensi attribuiti a Berlusconi sembrano fuori da ogni logica se si pensa quante critiche, quanti apprezzamenti negativi sono espressi dai media e quanto malumore circola in giro. Sembra che in tutti noi prevalga la cancellazione della “memoria corta” dove il bruciante torto subito ben presto si dimentica e vi fa capolino il buonismo a tutto tondo. La verità, probabilmente, non sta tanto nel rapporto tra il percepito e il reale quanto nella dimensionalità delle nostre relazioni comportamentali.  In pratica succede che non è infrequente trovarsi in netto disaccordo tra l’agire del politico e quello che si attende l’elettore. Alla fine ci ritroviamo con il classico detto: “fai quel che dice e non quel che fa” ed è una logica, a ben considerare, che prevale persino nelle relazioni internazionali se si pensa quanta democrazia, civiltà, giustizia predicano i padri della patria e quanto ingiustizia, anarchia e inciviltà impera in concreto nel loro agire. Non sarebbe stato così se dalla rivoluzione francese in poi avessimo dato seguito alle parole con i fatti e non ci fossimo avvitati intorno al fascino delle ideologie aberranti, degli interessi personali, dei facili guadagni, delle logiche consumistiche. Ma vi è anche qualcosa di più d’aggiungere e che può spiegare la “compressione” esercitata su tutti noi, dagli anni ’50 ad oggi e che ha visto prima una esaltazione dei diritti a scapito dei doveri per ragioni di politica internazionale (la paura della bolscevizzazione dell’Italia avvertita dall’Occidente) e poi un recupero dei doveri ma a scapito dei diritti ma non a un loro bilanciamento come sarebbe stato più logico. Ora stiamo attraversando un momento di insofferenza all’attesa: vogliamo tutto e subito. Berlusconi l’ha capito e poichè il subito non è possibile lo promette e scarica gli eventuali malumori sul parlamento che legifera con il contagocce, sui ritardi cronici della giustizia, sull’inefficienza dei servizi pubblici e via di questo passo. Alla fine, tirando le somme, è la sinistra con le sue contraddizioni a diventare il naturale capro espiatorio. Alla fine si continua a votare la coalizione berlusconiana perché è il meno peggio e passi pure il fatto che nel frattempo il cavaliere non trascura i suoi affari nell’interesse dello… Stato. Si può invertire la tendenza? Certo, ma con quali uomini e quali programmi? (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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