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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 27

Posts Tagged ‘Bettino Craxi’

Claudio Martelli: L’antipatico Bettino Craxi e la grande coalizione

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 gennaio 2020

Uscita prevista: 16 gennaio. In occasione dei 20 anni dalla scomparsa di Bettino Craxi, il ritratto inedito dell’uomo politico e dell’amico intimo, raccontato da chi ne ha conosciuto e vissuto l’ascesa e il declino. “Bettino Craxi era antipatico perché incarnava la politica in un’epoca di crollo delle ideologie e di avversione ai partiti. Perché non temeva né di macchiarsi di una colpa né di affrontare l’odio. Perché era alto e grosso, ribelle e autoritario e anche se tendeva alla pace e sorrideva sembrava sempre in guerra. Perché diceva quel che pensava e faceva quel che diceva, anche le cose spiacevoli. Perché affascinava o irritava coi suoi proverbi popolari o mostrandoti l’altra faccia della luna; perché era sospettoso e coraggioso, razionale e realista fino al cinismo. Perché era sicuro, troppo sicuro di sé, e per dieci anni ha guidato la politica italiana e per quattro il governo coi migliori risultati. Perché sfidò gli USA di Reagan e l’URSS. Perché tenne in scacco la Dc e il PCI alternando coerenza e spregiudicatezza. Perché affrontò il partito del potere e del denaro.
“Oggi, a distanza di vent’anni dalla sua morte, è possibile e anzi necessario ripensare Craxi e recuperare il suo lascito, per colmare il vuoto lasciato dal riformismo socialista e dal socialismo liberale. La sua figura suscita ancora tante domande e comprenderla può fornire tracce importanti per capire la crisi della sinistra, della democrazia liberale e l’irruzione del populismo e del nazionalismo in Italia e nel mondo. Questo libro non è una biografia, piuttosto il profilo umano e intellettuale di un leader e il manifesto politico che nel labirinto di intenzioni, di successi e di tracolli di un’’epoca appena passata districano i fili che la connettono alle contraddizioni e agli interrogativi dell’attualità.” Claudio Martelli. Editore: La nave di Teseo

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Claudio Martelli: L’antipatico. Bettino Craxi e la grande coalizione

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 dicembre 2019

Uscita prevista: 16 gennaio. In occasione dei 20 anni dalla scomparsa di Bettino Craxi, il ritratto inedito dell’uomo politico e dell’amico intimo, raccontato da chi ne ha conosciuto e vissuto l’ascesa e il declino. “Bettino Craxi era antipatico perché incarnava la politica in un’epoca di crollo delle ideologie e di avversione ai partiti. Perché non temeva né di macchiarsi di una colpa né di affrontare l’odio. Perché era alto e grosso, ribelle e autoritario e anche se tendeva alla pace e sorrideva sembrava sempre in guerra. Perché diceva quel che pensava e faceva quel che diceva, anche le cose spiacevoli. Perché affascinava o irritava coi suoi proverbi popolari o mostrandoti l’altra faccia della luna; perché era sospettoso e coraggioso, razionale e realista fino al cinismo. Perché era sicuro, troppo sicuro di sé, e per dieci anni ha guidato la politica italiana e per quattro il governo coi migliori risultati. Perché sfidò gli USA di Reagan e l’URSS. Perché tenne in scacco la Dc e il PCI alternando coerenza e spregiudicatezza. Perché affrontò il partito del potere e del denaro.
“Oggi, a distanza di vent’anni dalla sua morte, è possibile e anzi necessario ripensare Craxi e recuperare il suo lascito, per colmare il vuoto lasciato dal riformismo socialista e dal socialismo liberale. La sua figura suscita ancora tante domande e comprenderla può fornire tracce importanti per capire la crisi della sinistra, della democrazia liberale e l’irruzione del populismo e del nazionalismo in Italia e nel mondo. Questo libro non è una biografia, piuttosto il profilo umano e intellettuale di un leader e il manifesto politico che nel labirinto di intenzioni, di successi e di tracolli di un’’epoca appena passata districano i fili che la connettono alle contraddizioni e agli interrogativi dell’attualità.” Claudio Martelli (fonte: la nave di Teseo)

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Presentazione di «Craxi, le riforme e la governabilità (1976 – 1993)»

Posted by fidest press agency su martedì, 26 novembre 2019

Milano sabato 30 novembre alle ore 11 Circolo Edmondo De Amicis di Milano, in via De Amicis 17 presentazione di «Craxi, le riforme e la governabilità (1976 – 1993)». Il libro è un’antologia di scritti e discorsi di Craxi opportunamente inquadrati attraverso un saggio introduttivo di ampio respiro e in puntuali contestualizzazioni individuali. Costituisce la terza uscita della Piccola Biblioteca del Riformismo socialista, iniziativa editoriale promossa dalla Fondazione Filippo Turati. Intervengono Carlo Tognoli, Ugo Finetti e Maurizio Punzo, oltre a Nicola Cariglia (presidente Fondazione Turati Onlus) e ai due autori, Edoardo Tabasso e Zeffiro Ciuffoletti. Presiede il dibattito Mario Artali, presidente del Circolo E. De Amicis. Questa Antologia di scritti e discorsi di Bettino Craxi offre un’accurata analisi dei cambiamenti sociali e culturali che dopo il ’68 trovarono nel leader socialista uno degli interpreti più coerenti.Craxi cercò di superare il sistema consociativo che costituiva oramai un ostacolo al ricambio politico e un peso crescente per le finanze pubbliche.Tutto questo in un contesto internazionale di progressivo sfaldamento degli equilibri della Guerra Fredda e l’ emergere delle tensioni degli “ani di piombo” in un Paese cerniera come l’Italia.Il disegno riformista di Craxi trovò un ostacolo insormontabile nel PCI e anche nell’aggregare le forze dei partiti laici, andando incontro alla crisi del sistema politico al momento del crollo del Muro di Berlino. Crisi culminata con l’esplosione di Tangentopoli che travolse il sistema dei partiti di governo e il PSI che ne era uno dei pilastri.Da quegli anni cominciarono anche il declino della politica, dell’economia e delle istituzioni repubblicane.”La storicizzazione di Mani Pulite non sarà facile – scrive lo storico Zeffiro Ciuffoletti nel saggio introduttivo all’Antologia – Il peso del giustizialismo è ancora più forte che mai. Per questo bisognerà ripensare la figura e il ruolo di Bettino Craxi con la serietà e l’obiettività che merita….Il terrore all’italiana non fu molto diverso da quello francese del 1789, se non nella grandezza della Rivoluzione che il crescendo giacobino del 1793 stravolse in Dittatura dei Virtuosi. Il paragone con il 1793 può sembrare una forzatura”, prosegue Ciuffoletti. Anche se “sulla scena italiana – precisa – gli ingredienti del terrore c’erano tutti: le folle fanatizzate, le piazze che applauduvano ad ogni arresto, persino i procuratori-persecutori e l’uso smisurato e intimidatorio della carcerazione preventiva.”

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Libia, Bettino Craxi e il bacio dell’anello

Posted by fidest press agency su sabato, 26 febbraio 2011

“La Libia è nel caos. Le notizie che arrivano dalla France Press dicono che gli scontri tra milizie e rivoltosi sono giunti alla periferia di Tripoli. Il Colonnello si nasconde ed invia messaggi da un bunker. Gheddafi sembra essere scampato dall’assalto del suo popolo, cosi’ come 25 anni fa riuscì ad evitare il bombardamento degli Stati Uniti sulla sua residenza. Una storia che più volte è stata scritta, ma mai confermata in modo chiaro e autorevole: il governo italiano avvertì il Colonnello Gheddafi che il 14 aprile del 1986 la US Navy avrebbe attaccato Tripoli per punirlo degli attentati che la Libia aveva messo a segno anche contro militari americani in Germania. Quanto c’è di vero? Lo rivela in esclusiva al Clandestinoweb il figlio, l’onorevole Bobo Craxi, dirigente del partito Socialista Italiano come responsabile Esteri. Onorevole Craxi, quanto c’è di vero nel fatto che suo padre 25 anni fa salvo’ Gheddafi avvertendolo di un bombardamento Usa sulla sua residenza? “La storia che si racconta è verita’. Lo avverti’ e fece bene. Perche’ quello non era certo il metodo giusto per sbarazzarsi del Colonnello. I conflitti internazionali non si risolvono con gli omicidi, soprattutto da parte di un occidente che vuole promuovere le societa’ libere e democratiche. E comunque mio padre non ha mai baciato l’anello di nessuno”. Complessivamente come giudica l’operato dell’Italia da ex sottosegretario agli Esteri? “Non bene. In generale c’è una sorta di insistente autocritica del rapporto tra l’Italia e questi paesi autocratici. L’atteggiamento dell’Italia è stato poco autorevole, poco dignitoso e poco efficiente nel recupero dei connazionali. Il ministro Maroni ha sollevato allarmismo catastrofista, forse per distogliere l’attenzione da altre vicende. Ma quando si parla di Gheddafi, nessuno dei governi democratici puo’ dichiarare di non aver avuto rapporti con lui per ovvie ragioni di interessi”. Quali sono le cause delle sommosse che stanno insanguinando la Libia? “Si tratta di un’onda insurrezionale che ha colpito tutto il nord africa, nel caso libico essa era sottotraccia ed ha finito per esplodere. C’è una guerra interna per spazzare via Gheddafi, ci sono interessi internazionali che appariranno sempre di piu’ evidenti per mettere mano sulle risorse del Paese. Le guerre sono sempre una sintesi fra valori ed interessi”.

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Berlusconi: è davvero accanimento giudiziario?

Posted by fidest press agency su domenica, 16 gennaio 2011

Rosario Amico Roxas è chi porta costantemente all’attenzione dei media e della rete numerosi aspetti cruciali della nostra esistenza: dal tema religioso e le sue contraddizioni a quello economico e sociale in una cultura capitalistica dove sembra passare in secondo ordine il fattore umano e alla politica dell’essere e del fare. In quest’ultimo campo siamo stati, da svariati anni a questa parte, sviati dall’esercizio del governo del paese dalla figura emblematica di un uomo che ha avuto il merito, se così si può dire, di offrirci un ruolo di cui avremmo volentieri fatto a meno. D’altra parte troppo forti restano, nel nostro immaginario, le figure di personaggi, per rimanere ai tempi più recenti, come De Gasperi, Moro, Fanfani che hanno fatto della presidenza del consiglio un punto di riferimento e di prestigio per le istituzioni.
Qui parliamo, se a qualcuno fosse sfuggito, di Silvio Berlusconi, già “palazzinaro” e tuttora patron di reti televisive e gestore mediatico multiforme. Si dice di lui, prima ancora di parlare di ciò che ha fatto nell’interesse del paese, dei suoi conflitti giudiziari e proprio perché tanti non ha trovato di meglio che definirli “accanimenti”. Ma non vorremmo associarci ai “ragazzi del coro” alias suoi critici per liquidarlo con una nota di biasimo. Vorremmo, semmai, considerare un aspetto che ci sconcerta: riguarda la emotività popolare e il suo metro di giudizio. In altre parole ci chiediamo il perché non ci siamo chiesti, tutti in coro, se dietro lo scudo dell’accanimento giudiziario sollevato dall’intrepido Silvio vi sia qualcosa del suo operato che non funziona e non si debba rimuoverlo prima di osannarlo, non per i suoi meriti, ma per i reati di cui è accusato e per i quali non si difende nelle aule dei tribunali ma preferisce svirgolare con leggi ad hoc, con prescrizioni e legittimi impedimenti. Non ha fatto, tanto per intenderci, come lo sdegnoso Bettino Craxi che ha scelto la via dell’esilio o di Giulio Andreotti che ha preferito farsi giudicare e persino condannare nel primo grado di giudizio (processo Pecorelli) ma poi essere assolto nei successivi giudizi. Egli ha, invece, preferito trasformare le accuse in un leit motiv dal quale trarne vanto. In questo bailamme Rosario Amico Roxas vi intravede un gioco ancora più raffinato riferendosi alla recente pronuncia della Consulta sul legittimo impedimento. In questo modo, per Rosario, l’argomento portante si focalizza sui tre processi in corso (Mills, Mediaset e Mediatrade), ma con il rischio che siano messi in ombra altri aspetti che riguardano direttamente il ruolo istituzionale del premier. Queste cose non le dice solo Rosario ma le riprende dagli scritti di Paolo Biondani e Vittorio Malagutti. Per costoro sono due gli aspetti che andrebbero approfonditi:
a)     I rapporti personali tra il presidente del consiglio e gli emirati arabi, che nulla hanno a che vedere con la politica estera italiana.
b)    Una nuova inchiesta per riciclaggio penetra nei segreti della Banca Arner.  Dove ci sono i conti della famiglia Berlusconi e dei suoi uomini di fiducia. E dove si intrecciano storie di fondi neri. Nel mirino ci sono giochi di sponda milionari con i paradisi fiscali. Almeno una decina di conti e società off shore di cui, secondo i rilievi degli ispettori della Banca d’Italia, non sarebbe possibile individuare il reale beneficiario. È un terreno minato per definizione, ma la vicenda rischia di trasformarsi in un caso politico. Perché la Arner da circa 15 anni è la banca di famiglia di Silvio Berlusconi.
Il tutto merita per me una riflessione finale: se i partiti sono tali in quanto li lega al loro elettorato un collante ideologico quello del Pdl del premier dovremmo definirlo un collante finanziario-economico di grandi interessi affaristici? Se è così che ci “azzecca” la fidelizzazione dei pensionati, dei disoccupati, dei cassa integrati, dei lavoratori dipendenti e autonomi monoreddito, dei detentori di medi e bassi stipendi ovvero, diciamo per non essere tacciati d’accanimento terapeutico, del 70% degli italiani? Ditemelo voi che mi leggete. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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