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Vaccini, Big Pharma e sanità europea

Posted by fidest press agency su sabato, 15 Maggio 2021

La proposta del presidente degli USA, Joe Biden, di sospendere la proprietà intellettuale sui brevetti dei vaccini, per aumentarne la produzione, ha riaperto la discussione etica sulla disponibilità di farmaci per tutti.E’ un tema che ritorna, quando si verificano situazioni emergenziali o i farmaci costano troppo e, quindi, non disponibili per la maggioranza della popolazione.L’obiettivo di vaccinare, 8 miliardi di persone è più che giusto. In verità, il presidente Biden dovrebbe guardarsi allo specchio quando sostiene certe tesi, visto che gli USA praticamente non esportano vaccini, infatti, sono utilizzati per la somministrazione ai cittadini statunitensi, mentre l’Ue ha esportato la metà della propria produzione in 50 paesi. Inoltre, Biden, impone restrizioni alla esportazione di componenti indispensabili per la produzione di vaccini.Ricordiamo che la casa farmaceutica Moderna ha sospeso il brevetto sul proprio vaccino, ma nessun paese si è fatto avanti per produrlo, che Pfizer ha dichiarato che non intende lucrare sul vaccino esportato in paesi poveri e che Astrazeneca lo immette sul mercato al costo di produzione. E’, comunque, problematica l’allocazione di impianti sanitari nei paesi poveri, per difficoltà infrastrutturali, di gestione e mancanza di personale qualificato.Dunque, rimane il problema etico della produzione di farmaci: è giusto consentire alle case farmaceutiche produrli o il compito deve essere riservato allo Stato? Nel primo caso i costi e i guadagni sono riversati sul prodotto e allo Stato non rimane che acquistarlo, garantendone la disponibilità per i cittadini. Nel secondo caso lo Stato dovrebbe, con le Università e i centri pubblici, fare ricerca, produzione e distribuzione dei farmaci, ma così non è, almeno che non ci riferiamo ai vaccini cinesi la cui distribuzione mondiale rimarca più una volontà di presenza politica che di efficacia sanitaria; sicchè, invece di risolvere si è accentuato il problema sanitario, stimolando la formazione di varianti virali che si sviluppano quando si somministrano vaccini poco efficaci. Si veda l’esempio dei vaccini cinesi distribuiti alla popolazione del Cile e delle Seychelles. Il vaccino russo, nonostante la sponsorizzazione di esponenti politici nostrani, non riesce ad imporsi neanche in patria, dove solo il 9% dei russi è stato vaccinato contro il 28% degli europei. Eppure, l’organizzazione statale russa, così come è, avrebbe dovuto raggiungere percentuali elevate di somministrazione, considerato che la Russia ha una popolazione di 146 milioni di abitanti e l’Ue di 445 milioni.I vaccini cinesi e quello russo non sono stati certificati dall’Ema, l’agenzia europea del farmaco, né dall’equivalente americano, l’Fda. L’Ue non ha competenze sanitarie che sono dei singoli Stati. Alcuni hanno contribuito alla ricerca di un vaccino anti Covid-19, come la Germania che ha stanziato 375 milioni. L’Italia è al palo.Certo, si potrebbero istituire dei centri di ricerca farmacologica europei, concentrando le risorse ma, come detto, la Ue non ha competenze in merito. Dovrebbero essere i 27 Paesi comunitari a conferirle il mandato. Da tempo sosteniamo la necessità di istituire un commissario europeo sanitario, ma non troviamo ascolto. Ogni Stato vuole tenersi stretta la sanità. Logica miope.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Pharma IQ Publishes Big Pharma Global Recession Report

Posted by fidest press agency su sabato, 11 febbraio 2012

London. Industry wide economic climate study reveals bleak outlook for Pharmaceutical Industry in new report from Pharma-IQ.comIn the wake of high profile staff cuts at multinational global pharmaceutical and biotech companies, leading industry network Pharma IQ conducted a large scale study into job stability and future prospects for the industry in 2012.The results of the study have now been published in a 13 page special report entitled “Big Pharma Global Recession Report”.Among the finding of the study which surveyed hundreds of professionals is the fact that 44.4% of those surveyed are concerned their role being made redundant in the next twelve months.It was also revealed that the US and Europe are the two regions identified by the survey respondents as being hit harder specifically with regards to the pharmaceutical industry by the global economic crisis.The report however concludes that the Asian pharmaceutical market appears to be the least affected region by the global economic crisis with only 7.3 percent of survey participants identifying it as the region that had been hit the hardest.”With the growth in the pharmaceutical market in Asia and increasing demands of regulatory authorities for ethnic-specific data, we can definitely expect an increase in early stage clinical research conducted in Asia. More countries in the region will jump on the bandwagon, to position themselves to attract more early stage clinical trials into their countries,” said Dr. Melvin Toh, VP of Pharmaceutical Development, CK Life Sciences International.Other outcomes from the report include increasing outsourcing and offshoring, renewed scrutiny on sales ROI and net reaction in R&D spend.”All companies must remain profitable to survive and the pharmaceutical industry is no different. As economic landscapes change, pharmaceutical companies must find new models for growth and profitability in 2012 and beyond,” said Andrea Charles, Editor, Pharma IQ.The full report can be viewed exclusively at Pharma-IQ.com http://www.pharma-iq.com/market-access/white-papers/the-big-pharma-recession-report

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