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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘bimbi’

Tutti i bimbi sono Gesù

Posted by fidest press agency su martedì, 14 dicembre 2021

By vincenzo andraous, Anche quest’anno ci saranno in prima fila ben allineati i ciechi ed i sordi che non sono, i soliti furbetti dell’albero di Natale. Come l’anno scorso e quello prima ancora, la Croce rimarrà nell’angolo scuro, dove vedere diventa opportunatamente difficile. Ci saranno in compenso le solite dolcezze e carezze per il nuovo nato, le preghiere di buona attesa e i canti di giubilo del consueto arrivo. Anche quest’anno però le immagini sono sempre quelle, anzi, peggiori delle precedenti, quel Bimbo Gesù da poco nato, non potrà sbalordirsi per quanto l’umanità abbia perduto il senso, lo scopo, la strada maestra da seguire. Nei campi dell’abbandono e della crudeltà più ottusa, c’è quella bambina vestita di niente, quei suoi piedini nudi nella neve fredda dove non è dato giocare. Rimane scalza nel ghiaccio con intorno gli sguardi della più vergognosa impotenza, con addosso i morsi disperanti della sopravvivenza. Quel Bimbo nella culla fortunatamente non potrà ancora stupirsi per la disumanità che appare di volta in volta sempre meno giustificata, per gli ultimi tra gli ultimi depredati di ogni salvezza e dignità. Quella bimba con il volto trafitto dal dolore e dalla sofferenza non potrà rendersi conto di esser stata appiedata a mezzo metro di distanza da ogni giustizia. Per quel Bimbo che nasce non è ancora tempo di grida dal basso, di fosse alla terra, di squarci al cielo, in mezzo al mare sommerso di prossimità che non riescono più a sollevarsi. Quella bimba vestita di indifferenza e strattonata dalla meschinità del più forte, riporta la realtà nel suo significato preciso, c’è bisogno, c’è necessità, di quel Bimbo che arriva frutto di evoluzione, di bontà e onestà, che diventa sangue, che diventa lotta, piu’ ancora di mille preghiere, di tante e troppe promesse. Quel viso di bambina innocente, che nulla ha commesso, sebbene a quell’età avrebbe tutti i diritti del creato per commetterne, rimane il viso contratto dal freddo e dal gelo, in quegli occhi disperati di chi più nulla si aspetta di ricevere, neppure la compassione di un aiuto irrimediabilmente tradito e umiliato. I bimbi sono Gesù, lo sono in ogni anfratto martoriato dalle etiche e dalle morali d’accatto, nel fallimento di generazioni tradite e colpite alle spalle, dalla politica dei potenti e dagli interessi che non bisogna assolutamente rimestare. Sono tutti Gesù, e chiunque faccia orecchie da mercante, peggio, da insignificante mercante di morte, sarà bene che lo ricordi, perché volente o nolente sarà sospinto nel vicolo cieco, dove non c’è copione da correggere, storia da barare. Quel bimbo che nasce, sta dentro gli occhi di quella bimba rifiutata, ferita, spinta alle spalle al baratro, dunque, almeno quest’anno, il Natale ci costringa a uscire dal nostro comodo rifugio, dalle lontananze imposte, dalle nostre preghiere prive di intercessione. Quel volto di bimba rimanga avvinghiato su tutti i muri, su tutti i fili spinati, su tutti i confini in fiamme che questo Natale dovrà rammentare.

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Bimbi e febbre: l’arma terapeutica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

“I farmaci antipiretici e antinfiammatori sono la prima arma da utilizzare in ambito pediatrico. Ci sono state polemiche in passato, sui giornali, relative all’utilizzo dell’ibuprofene e sul rischio di sviluppare l’infezione da Covid. Bisogna stare attenti alle fake news, bisogna seguire le indicazioni della letteratura scientifica più accreditata”. Parte da qui Gian Luigi Marseglia, direttore della Clinica Pediatrica e della scuola di specializzazione in Pediatria dell’Università degli studi di Pavia, in apertura al suo intervento sull’utilizzo di antipiretici e antinfiammatori per trattare la febbre in epoca Covid-19. Uno dei panel della tre giorni del XXXII Congresso nazionale della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps).La febbre nel bambino se c’è va controllata “in primis per ridurne l’intensità”, poi “per il discomfort: dolore muscolare, di testa, dolori osteo-articolari e tutto un corollario di sintomi che fanno stare male. perché sono proprio quei sintomi a influire negativamente sui suoi aspetti relazionali”. Inoltre, puntualizza, “clinicamente con la sola febbre noi pediatri non possiamo fare una diagnosi. È importante ricordare che si tratta di un segno assolutamente aspecifico, l’influenza va sempre contestualizzata nel quadro clinico del bambino”.Marseglia precisa che “siamo nei mesi in cui i pediatri vivono maggiormente la patologia del bambino, che- continua il professore- tipicamente si ammala di altre infezioni respiratorie: il rinovirus, il virus respiratorio sinciziale, i virus dell’influenza e i parainfluenzali”. In un certo senso, “il lavoro del pediatra si complica”.Ai colleghi l’esperto fornisce dunque una breve guida pratica, partendo dal presupposto che “a livello mondiale sono due i farmaci, anche ratificati, come gli unici due farmaci utilizzabili a livello pediatrico- spiega- l’ibuprofene e il paracetamolo”. I due “hanno uno spettro molto simile di attività, agiscono entrambi sulla temperatura corporea, e in parte sul dolore”.L’unica reale differenza, spiega lo specialista, è che “l’ibuprofene ha un maggior effetto sul dolore rispetto al paracetamolo, e agisce dunque anche sul discomfort”. Due farmaci “assolutamente sicuri”, con l’unica accortezza “dell’attenzione al dosaggio con il paracetamolo e della non somministrazione dell’ibuprofene in caso di varicella o diarrea e disidratazione”, aggiunge. Il consiglio per il paracetamolo è di “prescriverlo attentamente ai genitori, assicurandosi che si stato compreso il dosaggio corretto, onde evitare problemi a livello epatico nel bambino”.Lo stesso vale per il Covid, per contraddire ancora le notizie false in circolazione, Marseglia ricorda che “anche quando il bambino dovesse avere il Covid gli verrà somministrata la medesima terapia. Nei più piccoli è molto limitata la scelta, a meno che non si abbia un caso con qualche complicanza che necessiti di trattamenti più aggressivi”.Nel merito della pandemia, spiega infine Marseglia, “bisogna sottolineare che queste limitazioni, questi mini lockdown, sicuramente comportano la riduzione del Covid-19 ma producono anche la riduzione degli altri virus. Nei pronto soccorsi noi adesso ne vediamo molti pochi. Se i bambini a scuola non si aggregano, non vanno all’asilo nido, non vanno a giocare e non vanno in palestra- conclude- non si ammalano di tutte le infezioni respiratorie. Vale anche per le altre patologie”.

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Il “dottor sorriso” arriva dai bimbi in video chiamata

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

“I bambini ricoverati in ospedale, ora piu’ che mai, hanno bisogno di qualche ora di spensieratezza, non possiamo lasciarli soli”. A lanciare l’appello e’ la Fondazione Dottor Sorriso che da 25 anni rasserena la degenza ospedaliera dei pazienti pediatrici attraverso la Terapia del Sorriso. Per assicurare la continuita’ delle attivita’ anche durante l’emergenza Coronavirus, la Fondazione ha lanciato la campagna ‘Non lasciamoli soli’ a sostegno del nuovo progetto ‘Il sorriso chiama’. Obiettivo del progetto e’ garantire, a distanza e in accordo con gli ospedali con cui collabora la Fondazione, il servizio di Terapia del Sorriso ai bambini che ne hanno bisogno.
I genitori potranno, infatti, prenotarsi online sulla piattaforma ilsorrisochiama.dottorsorriso.it per ricevere una videochiamata dai Dottori del Sorriso, clownterapeuti professionisti della Fondazione.”Stare in ospedale per un bambino e’ sempre un’esperienza destabilizzante, ma in questi giorni lo e’ ancora di piu’. Con il nostro progetto ‘Il sorriso chiama’ speriamo di poter portare un
pizzico di serenita’ nelle loro giornate, aiutandoli a ritrovare una dimensione di quotidianita’ anche ora che i loro punti di riferimento vengono meno. Siamo da sempre accanto ai bambini ne loro momenti piu’ difficili, non possiamo smettere di farlo ora – spiega Cristina Bianchi, direttore di Fondazione Dottor Sorriso – Ridere ha effetti molto positivi sulla psiche dei piccoli pazienti: e’ scientificamente provato che porti a una riduzione della somministrazione di analgesici, dei tempi di degenza e dei tempi di miglioramento clinico, e a un aumento delle difese immunitarie e del livello delle endorfine, con conseguente innalzamento della soglia del dolore nel bambino”. Gia’ diverse strutture tra quelle con cui collabora la Fondazione hanno aderito all’iniziativa, ma altre potrebbero aggiungersi presto. “Siamo felici che la nostra proposta sia stata accolta calorosamente dalle strutture ospedaliere. Nelle prime settimane dell’emergenza, quando siamo stati costretti a sospendere completamente l’attivita’, non abbiamo mai smesso di pensare ai bambini in ospedale. Ora possiamo finalmente tornare a fare qualcosa di concreto per loro”, conclude. (fonte: agenzia Dire)

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Le foto del New York Times sui bimbi che muoiono di fame

Posted by fidest press agency su sabato, 3 novembre 2018

La foto sulla prima pagina del quotidiano The New York Times di sabato 27 ottobre è esplicita. Lo sguardo assente, quasi rassegnato di una bimba scheletrica distesa su un letto d’ospedale. La testa di dimensioni smisurate rispetto al corpo rachitico da dove emergono le vertebre. Amal Hussain, 7 anni, è, secondo la ONG “Save the Children”, uno dei 5 milioni di bambini yemeniti vittime della fame provocata dalla guerra che, dal 2015, è combattuta dai ribelli Houthi sostenuti dall’Iran e la colazione a sua volta sostenuta dall’Arabia Saudita.
Difficile da accettare, questa immagine fa parte di un reportage attraverso alcuni ospedali dello Yemen del Nord, dove i click del fotografo entrano negli occhi del lettore per documentare la crisi umanitaria che sta colpendo il Paese.
Sul sito del quotidiano di New York, le foto, oltre quella della piccola Amal, si susseguono una dopo l’altra. Dopo alcuni problemi tecnici sul sito social per eccellenza, Facebook, queste immagini stanno dilagando in Rete. Anche i commenti allo stesso articolo sono lo specchio di reazioni che ci fanno venire spontanea una domanda e una riflessione – diciamo – sdegnata: ma cosa si aspettavano da una guerra tutti coloro che si stupiscono? Sono secoli che queste cose si sanno. Certo le immagini rendono meglio quello che si legge tutti i giorni sui media e, magari, spesso si vede anche nella strada accanto alla nostra. Quello che più preoccupa, al di là dei singoli esseri umani responsabili di queste situazioni (ognuno si gestisca le proprie fiamme o vergini del paradiso che siano) sono le istituzioni che ne sono coinvolte. Due Paesi sovrani, Iran e Arabia Saudita che – finanziando le fazioni in lotta, fazioni che altrimenti non avrebbero neanche gli occhi per piangere, altroché bombe e proiettili – sono responsabili di quello che vediamo in queste immagini del quotidiano di New York, consapevoli che si tratta solo della punta di un iceberg. A noi, istituzioni iraniane e saudite fanno schifo, così come fanno schifo tutte le altre istituzioni che hanno anche un briciolo di responsabilità in situazioni come quella yemenita (incluse le istituzioni
italiane che non fanno nulla per impedire la vendita di armi a Paesi e fazioni belligeranti).
Questi bimbi servono solo a ricordarcelo e, auspichiamo, ad agire di conseguenza a partire dal nostro quotidiano. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Bimbi in ufficio con mamma e papà

Posted by fidest press agency su martedì, 16 Maggio 2017

Roma Venerdì 19 Maggio 2017, ore 9:00 Via G. Veratti. Roma Tre aderisce all’iniziativa nazionale Bimbi in ufficio con mamma e papà. L’iniziativa è organizzata dal Comitato Unico di Garanzia in collaborazione con Uffici, Dipartimenti e il personale dell’ateneo. E’ rivolta ai figli di tutti i dipendenti che frequentano le scuole materne, elementari e medie inferiori.Il programma dell’evento è su http://cug.uniroma3.it/attivita-cug/bimbi-ufficio-2017.

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Bimbi in auto, a rischio in 4 casi su 10

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2016

autostradeGli italiani sono consapevoli dei rischi che i bambini corrono in auto ma oltre il 40% di loro ammette di non seguire sempre in maniera corretta le norme prescritte per trasportarli in sicurezza, soprattutto dopo i 6 anni di età. In occasione dell’ultimo fine settimana di rientri, a fotografare l’atteggiamento degli automobilisti italiani quando viaggiano con minori al seguito è l’indagine “Stetoscopio – Il sentire degli assicurati italiani”, promossa dalla compagnia assicurativa online QUIXA e condotta dall’istituto di ricerca MPS Evolving Marketing Research. In generale, viaggiare con un bambino a bordo sembra stimolare almeno in via teorica una maggiore prudenza nei guidatori: il 78% degli intervistati afferma di essere più attento al volante se trasporta un minore. Un atteggiamento che diminuisce, però, con il passare degli anni: l’85% degli automobilisti che viaggiano con bimbi fino a 5 anni si dichiara prudente alla guida, mentre la percentuale scende al 65% dopo i 6 anni di età. Quando si indaga nello specifico l’utilizzo dei sistemi di ritenuta previsti dalla normativa, però, il 41% degli italiani confessa di non utilizzare sempre i seggiolini o di non avere a disposizione quelli corretti per le diverse fasce di peso. Anche in questo caso, a fare la differenza è l’età: fino ai 5 anni oltre l’80% degli automobilisti si attiene scrupolosamente alle regole, mentre dai 6 anni la percentuale crolla al 56%. Con l’avanzare della crescita, infatti, si tende a minimizzare il rischio, spesso omettendo per esempio l’utilizzo dei rialzi previsti dalla normativa per i bambini più grandi. Dalla ricerca emerge, inoltre, una maggiore attenzione tra gli automobilisti del Nord Italia, che nel 67% dei casi dichiarano di utilizzare sempre correttamente gli strumenti idonei al trasporto dei minori. Nelle regioni del Sud, al contrario, ben il 41% degli intervistati ha ammesso di non utilizzare seggiolini e sedute, limitandosi eventualmente solo ad allacciare le cinture di sicurezza. Dati che diventano ancora più allarmanti alle porte dell’ultimo weekend di rientro dalle vacanze che vedrà sulle strade milioni di famiglie. Basti pensare che nel corso del 2014, il numero di bambini deceduti in incidenti è aumentato del 12,7%: sono stati registrati, infatti, 62 decessi contro i 55 del 2013 e oltre 12.217 feriti tra i ragazzi fino a 14 anni (fonte: rapporto ACI-Istat sugli incidenti stradali in Italia). A livello qualitativo, l’indagine di Quixa ha evidenziato anche alcune curiosità. Più che la propria condotta di guida, a preoccupare gli automobilisti che trasportano minori è spesso il comportamento dei bambini stessi in auto, che viene riconosciuto come fonte di apprensione, distrazione e possibile rischio. Dalla ricerca emerge, infine, che tra i papà di bambini piccoli e le donne – che risultano essere la categoria che più spesso trasporta i bimbi in auto – è maggiore la consapevolezza dei pericoli sulle strade.

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Bimbi con malattie genetiche a rischio cure errate: App aiuta medici

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2015

ospedale-san-camilloI bambini con malattie genetiche complesse vanno al pronto soccorso dieci volte più degli altri, fanno molto più frequentemente esami e vengono ricoverati più spesso, ma può succedere che i loro sintomi non vengano riconosciuti. “In aiuto di medici e pediatri arriva una App gratuita che, con un semplice tocco, permette di capire e valutare se la sintomatologia di presentazione potrebbe essere l’espressione di una di complicanza della malattia o, al contrario, sia da riferire ad un comune problema pediatrico”, spiega il Presidente della Società Italiana Malattie Genetiche Pediatriche e Disabilità Congenite (SIMGePeD), Luigi Memo.La App, “Urgenze GenMet” (per iphone/iPad e Android) è stata messa a punto dalla SIMGePeD in collaborazione con la Società Italiana Malattie Metaboliche Ereditarie e Screening Neonatale (SIMMESN) ed è stata sostenuta da Orphan Europe Recordati Group e rivolta al personale del Pronto Soccorso (medici e infermieri) ma anche ai pediatri di famiglia e ai medici di medicina generale. In maniera rapida e semplice è possibile accedere alle informazioni basilari su un numero consistente di sindromi malformative complesse (certamente le meno rare) e su tutti i principali gruppi di malattie metaboliche ereditarie. L’unica premessa indispensabile per il suo utilizzo è la conoscenza di una diagnosi precedentemente definita e corretta.“Supponiamo che un bambino di un anno con la sindrome di Williams arrivi in un pronto soccorso ed agli esami ematici risulti un valore degli enzimi muscolari francamente alterato”, spiega Angelo Selicorni, past president della SIMGePeD. In un bambino di un anno un medico non penserebbe mai a un possibile infarto, mentre sapendo che il piccolo ha questa condizione e consultando la app, può essere aiutato a considerare anche queste remota ipotesi e ad eseguire gli accertamenti necessari per escluderla o confermarla”. Anche se numericamente i bimbi con questo tipo di malattie sono pochi, l’alto numero di accessi al pronto soccorso fa sì che il problema sia rilevante. Per questo la App ha già avuto un ‘feedback’ positivo in poche settimane di permanenza sullo store soprattutto dalle strutture pediatriche non specializzate, che possono quindi avere più necessità. “Gli esempi di sintomi che si possono interpretare male sono moltissimi”, spiega ancora Selicorni. “Nella malattia di Steinert, ad esempio, una complicanza severa è l’aritmia cardiaca; può accadere che un bambino arrivi al pronto soccorso perché ha perso conoscenza e il medico, ignorando questa informazione, lo rimandi a casa senza approfondire questo aspetto. La malattia di Crouzon invece ha tra le sue caratteristiche una prominenza degli occhi, che li rende molto più a rischio di ulcere corneali e cheratiti gravissime. Può accadere che un bambino arrivi in un pronto soccorso con gli occhi arrossati e il medico non pensi proprio alla possibilità di un’ulcera, mentre la App può dargli il suggerimento giusto una volta conosciuta la diagnosi della malattia. In sostanza questo supporto è molto utile perché un medico non specializzato in malattie genetiche può giustamente trovarsi in difficoltà, non per negligenza ma perché, oggettivamente, non può sapere tutti i dettagli di queste patologie complesse; dettagli che però in svariate situazioni possono fare la differenza”.La App contiene una parte cospicua dedicata alle malattie metaboliche ereditarie. “Anche per queste patologie, di origine genetica come la maggior parte delle sindromi malformative, vale l’avvertenza che la App non è una guida alla diagnosi, ma uno strumento utile per informare il medico non specialista nel pronto soccorso su come interpretare, in situazioni di emergenza, i segni e sintomi di un paziente che ha già una diagnosi molto precisa di una malattia metabolica ereditaria”, conclude Generoso Andria, Ordinario di Pediatria presso l’Università Federico II di Napoli. “Il medico di pronto soccorso può ritrovare nella scheda della malattia una lista di manifestazioni più direttamente collegabili alla patologia e una indicazione molto schematica delle alterazioni metaboliche più tipiche, oltre che le linee generali di un primo approccio terapeutico. Abbiamo, però, ritenuto importante raccomandare in tutte le schede una presa di contatto immediata con un centro per malattie metaboliche. Non bisogna sottovalutare il fatto che, a differenza delle sindromi malformative, gli interventi da attuare in un paziente in scompenso metabolico acuto richiedono competenza ed esperienza, presenti nei centri per malattie metaboliche, fortunatamente abbastanza diffusi”.

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Bimbi a rischio allergie: acari della polvere nemico numero unonei mesi invernali

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 novembre 2014

acariAcari della polvere nemico numero 1 dei bimbi allergici e responsabili del 50 per cento di tutte le allergie respiratorie. Secondo gli esperti i parassiti della polvere sono causa del 70 per centro dei fenomeni asmatici e delle riniti allergiche in età pediatrica. L’acaro è invisibile a occhio nudo, antico, perché abita la Terra da quasi 300 milioni di anni, e ha colonizzato le nostre abitazioni dove prolifera indisturbato tra la polvere, dunque quasi dappertutto: in materassi, tappeti, divani e coperte. E’ un allergene “perenne”, tra i più temuti, e ha due soli nemici: la luce solare e il freddo.“Sono soprattutto i bimbi i più colpiti in questa stagione se si pensa che il 70 per cento dei casi di asma e la metà delle riniti allergiche in età pediatrica è causato da acari della polvere. – dichiara il professor G. Walter Canonica, Direttore della Clinica di Malattie dell’Apparato Respiratorio e Allergologia Di.M.I. dell’Università degli Studi di Genova e Presidente della Società Italiana di Allergologia Asma ed Immunologia Clinica – Novembre, e il primo freddo in generale, è il periodo in cui esplode l’inquinamento indoor, che rende la vita difficile agli allergici soprattutto fra le mura di casa. Nei prossimi mesi la vita di tutti noi si sposta soprattutto al chiuso, gli ambienti riscaldati di case, scuole, uffici e palestre si riempiono di allergeni invisibili – spiega Canonica –. Il microclima indoor favorisce la proliferazione di acari della polvere, muffe e il “ristagnare” degli allergeni degli animali domestici. Bagni e cucine “sigillate” da finestre tenute chiuse con i doppi vetri, producono un clima caldo-umido ideale proprio per gli acari, che in questi ambienti con temperature fra i 16 e i 24 gradi e un’umidità del 60-70 per cento trovano le condizioni ideali per moltiplicarsi.”Allergie respiratorie da acari della polvere sottovalutate: secondo gli esperti c’è una forte tendenza a sottovalutare le allergie da acari della polvere, pur riconoscendone i pericoli e le conseguenze, le persone pensano in pratica che si possa convivere con queste allergie, e interpretano i sintomi associandoli più a un disturbo che a una vera e propria malattia. Manca soprattutto l’informazione sull’immunoterapia di desensibilizzazione e molto spesso si ricorre al “fai da te” che in termini di cura deve essere assolutamente evitato.“L’immunoterapia Specifica (AIT) – conclude Canonica – è una valida soluzione sia per la prevenzione che per la cura di questo problema. In generale l’immunoterapia specifica consiste nella somministrazione controllata al paziente dell’allergene causale della sua patologia, con lo scopo di desensibilizzarlo. L’Immunoterapia Specifica deve quindi essere considerata come l’unico trattamento capace di agire sulle cause, e non solo sui sintomi, dell’allergia e di modificarne la storia naturale. Per quanto riguarda i bambini, può essere somministrata a partire dai 5 anni in poi, e da anni è considerata una terapia assolutamente sicura ed efficace.”Quattro semplici consigli anti-acari per le mamme e per tutti
1. Camera da letto:
– Cambiare le lenzuola una volta alla settimana
– Far prendere aria ai letti la mattina
– Preferire una rete con doghe in legno
– Evitare i piumoni in piuma naturale che hanno nicchie in cui si annidano gli acari, difficili da pulire
– Lavare regolarmente la biancheria da letto, almeno ogni 2 settimane a temperature superiori a 60°C
2. Casa e salotti:
– Passare regolarmente l’aspirapolvere (tutte le settimane), utilizzando sistematicamente del materiale specifico (filtro HEPA)
– Pulire i pavimenti e gli oggetti a rischio
– Preferire il parquet e il linoleum alla moquette
– Lavare tende e cuscini a 60°C
3. Il riscaldamento, temperatura ed umidità:
– Controllare l’umidità relativa e utilizzare un deumidificatore
– Mantenere una temperatura ambiente ragionevole al massimo tra 18 e 20° C, in particolare nelle camere da letto
4. La prevenzione per i bimbi:
– Tenere pochi giocattoli, libri, giornalini e soprammobili vari; tutti oggetti in cui si accumula la polvere e mantenerli il più possibile chiusi in cassetti o armadi
– Evitare i giocattoli di peluche e preferire, invece, quelli di metallo, legno, gomma

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