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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘biodiversità’

Campagna ParchixilClima e la biodiversità

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 luglio 2019

Sabaudia. E’ la cifra stanziata dal Ministero dell’Ambiente per la campagna ParchixilClima e la biodiversità i cui soggetti beneficiari saranno i 23 Parchi nazionali italiani. Per l’Ente Parco Nazionale del Circeo sono a disposizione circa 3 milioni di euro.Entro il 2 agosto anche il Parco del Circeo valuterà e presenterà progetti che abbiano attinenza ad interventi di efficienza energetica degli immobili propri e dei Comuni inseriti nel perimetro dell’area protetta, impianti di piccola dimensione di produzione di energia da fonti rinnovabili, infrastrutture e servizi di mobilità sostenibile, riforestazione e rimboschimento sostenibile. Tutti coerenti e finalizzati alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici da parte degli Enti Parco nazionali di cui alla legge quadro 6 dicembre 1991, n. 394 e s.m. e i.
“Questo bando – ha dichiarato il direttore del Parco del Circeo, Paolo Cassola – rappresenta anche per il nostro Ente e il suo territorio un segnale importante, una concreta opportunità per portare beneficio sulla criticità legata ai cambiamenti climatici, creando una ricaduta diretta positiva sulle comunità che abitano e frequentano il Parco del Circeo. Non dimentichiamo che già con il fatto di esserci ed essere protetto questa area di 8mila ettari permette di fissare circa 400mila tonnellate di CO2, un’azione fondamentale per la nostra salute e quella del nostro pianeta”.
“Non ci faremo – sottolinea Cassola – sfuggire quindi questa occasione di finanziamento e gli uffici sono già al lavoro. Ci stiamo in particolare concentrando, in collaborazione dei Comuni, su una rete di piste ciclopedonabili all’interno dell’area protetta e per la realizzazione di interventi di gestione forestale sostenibile, in particolare per il potenziamento dell’attività antincendio boschivo”. (foto girandola copyright fratelli d’Italia)

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Rapporto Onu su perdita biodiversità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 maggio 2019

Il rapporto sulla biodiversità pubblicato oggi dall’ONU lancia l’allarme sull’enorme perdita di specie a causa dall’impatto umano. Per le Nazioni Unite sono necessarie azioni urgenti per proteggere le foreste, gli oceani e occorrono cambiamenti radicali nella produzione e nel consumo di cibo.Il rapporto del Gruppo intergovernativo per la Biodiversità e i Servizi Ecosistemici (IPBES) avverte inoltre che un milione di specie sono a rischio di estinzione, più che in ogni altro momento nella storia umana.«Quanto emerge da questo rapporto è devastante. Nonostante il ruolo fondamentale della biodiversità nella conservazione della vita sul Pianeta, il prevalere degli interessi economici ha portato ad un tale sfruttamento delle risorse naturali da rischiare ora conseguenze irreversibili», afferma Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. «Per mantenere le temperature globali sotto il grado e mezzo ed uscire dalla crisi climatica che stiamo attraversando, è urgente combinare una drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica con la conservazione della biodiversità, prestando particolare attenzione agli ecosistemi naturalmente capaci di immagazzinare grandi quantità di carbonio, come le foreste torbiere», conclude Borghi.
Il rapporto IPBES rivela che le attività umane hanno “significativamente modificato” la maggior parte degli ecosistemi terrestri e marini. Si afferma che il 40 per cento dell’ambiente marino globale mostra “gravi alterazioni” a seguito delle pressioni umane e che la “ricchezza e abbondanza” degli ecosistemi marini è in declino.
«I nostri oceani sostengono tutta la vita sulla Terra», afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace Italia. «Invece di saccheggiare i mari per ottenere profitti a breve termine, i governi dovrebbero mettere la sostenibilità al centro delle proprie politiche. Il rapporto ONU conferma infatti che i meccanismi esistenti per proteggere i nostri oceani non funzionano. Oggi solo l’1 per cento dei mari globali è protetto e non esiste uno strumento legale che consenta la creazione di santuari nelle acque internazionali».Per Greenpeace c’è bisogno di un accordo globale che protegga almeno il 30 per cento dei nostri oceani entro il 2030. Si tratterebbe di un’opportunità unica per i governi di lavorare insieme per salvaguardare la biodiversità marina, garantire la sicurezza alimentare a milioni di persone e avere oceani sani, ovvero una grande risorsa per contrastare i cambiamenti climatici.Il rapporto IPBES afferma infine che fattori come il cambiamento dell’uso del suolo, cambiamenti climatici e i livelli di consumo sono aumentati a livelli senza precedenti.
«Accogliamo con favore la richiesta di un’azione urgente per cambiare le nostre abitudini alimentari, in modo da ridurre il consumo di carne e latticini la cui produzione intensiva ha effetti negativi ormai ben documentati sulla biodiversità, i cambiamenti climatici e la salute umana», dichiara Federica Ferrario, responsabile della campagna agricoltura di Greenpeace Italia.Per Greenpeace dimezzare produzione e consumo di carne e prodotti lattiero-caseari entro il 2050 deve diventare una priorità a livello politico, dal momento che non c’è più tempo da perdere.

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Elezioni europee, le proposte della Lipu per una maggiore tutela della biodiversità

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

Proteggere i siti Natura 2000, riformare le politiche agricole in un’ottica di reale sostenibilità, invertire il declino delle specie, salvare i mari e gli oceani, combattere con efficacia i cambiamenti climatici, rafforzare i progetti di cultura ecologica, educazione e volontariato ambientale.Sono i sei grandi temi, con le relative proposte, che la Lipu-BirdLife Italia indirizza ai candidati alle elezioni del Parlamento europeo del prossimo 26 maggio. Un appuntamento cruciale per le sorti della natura del continente: di fronte alla scomparsa della natura, testimoniata dalla rarefazione degli uccelli marini e degli ambienti agricoli, degli insetti impollinatori e degli habitat naturali, è doveroso rafforzare le politiche di conservazione di specie e ambienti sulla scia delle buone politiche che l’Unione europea ha dimostrato di saper attuare nella legislatura 2014-2019, per esempio la difesa delle direttive Habitat e Uccelli o il sostegno ai programmi Life.Le proposte della Lipu (inserite in un documento pubblicato da oggi alla pagina http://www.lipu.it/pdf/Schede_manifesto.pdf) chiedono all’Europa la protezione della rete europea della biodiversità, la rete Natura 2000, attraverso una piena applicazione delle direttive Uccelli e Habitat, da attuarsi attraverso un adeguato stanziamento di fondi, la sinergia con le principali politiche comunitarie come agricoltura, pesca, energia e trasporti, nonché l’aumento delle connessioni ecologiche e la resilienza degli ecosistemi.
Quanto al tema cruciale dell’Agricoltura la Lipu chiede che si approvi una riforma della Pac post 2020 che veda lo stanziamento del 50% delle risorse a favore dell’ambiente e del clima, la fine del sostegno all’agricoltura intensiva e una procedura di approvazione dei pesticidi più rigorosa e trasparente, con il divieto di tutti i neonicotinoidi, del Glifosato e dei principi attivi impattanti sulla fauna selvatica.Altro capitolo fondamentale è il tema delle specie in declino, da combattere attraverso piani d’azione, il sostegno all’attività di monitoraggio delle specie protette dalle direttive, il sostegno a iniziative di riqualificazione ambientale e l’impegno per il ripristino della legalità in materia di bracconaggio e traffico illegale di specie animali. Ai futuri parlamentari la Lipu chiede anche maggiori tutele degli uccelli in tema di caccia e la promozione di una più decisa lotta al fenomeno del bracconaggio.Altri due capitoli essenziali delle proposte della Lipu sono la tutela del mare e la lotta ai cambiamenti climatici. In tema di mare, occorre una mappatura urgente per individuare i punti sensibili delle specie marine e degli habitat alle pressioni esercitate dalle attività umane, un’efficace gestione della rete Natura 2000 all’interno delle aree protette marine, il raggiungimento dell’obiettivo di ridurre del 50% i rifiuti di plastica entro il 2020 e la garanzia che gli Stati membri applichino le norme di pesca per evitare catture accidentali di uccelli marini, cetacei e tartarughe.Sul fronte dei cambiamenti climatici la richiesta della Lipu è quella di un forte impegno per la riduzione di almeno il 55% dei gas a effetto serra, unitamente a un aumento del 40% dell’efficienza energetica e del 45% delle energie rinnovabili entro il 2030, pur minimizzando nel contempo gli impatti degli impianti sulla biodiversità.Infine, non certo per importanza, il tema della comunicazione e della cultura ecologica, per il quale occorre, tra le altre cose, che l’Unione europea adotti una strategia complessiva di valorizzazione della natura, che includa attività di comunicazione, promozione culturale, eventi, programmi educativi atti a coinvolgere più profondamente i cittadini e a rafforzare l’identità “ambientalista” dell’Unione europea.

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Primo rapporto Fao sullo stato della biodiversità nel mondo

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 febbraio 2019

Il modello attuale di agricoltura, industriale ed estensivo, alla base dei nostri sistemi alimentari è al collasso, con gravi ripercussioni anche per la nostra salute. È questa la conclusione del rapporto Stato della biodiversità mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura che la Fao ha pubblicato oggi illustrando prove preoccupanti rispetto al danno irreversibile e catastrofico sulla biodiversità del nostro pianeta, in particolare quella legata al cibo. Il rapporto denuncia, tra le altre cose, la riduzione nella diversità delle coltivazioni e delle razze da cui dipende la nostra alimentazione, la distruzione di habitat e terre destinate alle coltivazione e la gestione insostenibile delle risorse naturali.
«Sono anni che Slow Food denuncia questi pericoli e ogni tanto abbiamo avuto la sensazione di predicare nel vuoto. Oggi la situazione sta cambiando, ci pare che la gente sia più sensibile, ma forse non ci si rende conto della gravità del problema: un conto è una perdita, un conto è un collasso catastrofico. Dobbiamo sperare di essere ancora in tempo evitare questa estinzione di massa ma abbiamo bisogno dell’impegno di tutti, non solo della Fao e di Slow Food, ma di tutta la gente di buona volontà» commenta Piero Sardo presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità.Il rapporto presenta una ricerca approfondita ed è il primo nel suo genere, ma il soggetto trattato è il cuore della missione di Slow Food. Dal 1996 l’associazione internazionale si batte per la salvaguardia del nostro pianeta: con l’Arca del Gusto, un catalogo di cibi a rischio di estinzione che ha da poco raggiunto il traguardo del 5.000esimo prodotto censito; con i Presìdi Slow Food che promuovono e tutelano agricoltori e produttori che lavorano in armonia con l’ambiente e che promuovono tecniche favorevoli alla biodiversità locale; con numerose campagne che denunciano l’insostenibilità dell’attuale modello di produzione. Slow Food lavora insieme alla Fao da molto tempo per definire e sviluppare un modello migliore per i consumatori, per i produttori e per il pianeta. Inoltre, il presidente di Slow Food Carlo Petrini è da diversi anni ambasciatore speciale della Fao in Europa per Fame Zero, ulteriore prova di affinità tra le due organizzazioni.Non resta più molto tempo. Abbiamo 10 anni per invertire lo stato attuale delle cose o si rischia un collasso totale e irreversibile. E questo cambio di rotta si può innescare rinforzando le conoscenze e le tecnologie moderne con i saperi tradizionali, ridefinendo il nostro approccio all’agricoltura e alla produzione di cibo, ponendo la tutela della biodiversità e l’ecologia al centro delle agende politiche. A ogni livello, dalle piccole produzioni fino ai governi, è necessario adottare regolamenti – come ad esempio le politiche agricole comunitarie in Europa – che proteggano la biodiversità alimentare e agricola.
Non dobbiamo perdere le speranze che lo stato attuale possa cambiare. Il successo dei progetti di Slow Food ne è la prova. Dobbiamo agire insieme, e dobbiamo agire subito, per salvare il nostro cibo, per salvare il nostro pianeta, per salvarci.

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Il riso italiano e la sua biodiversità

Posted by fidest press agency su martedì, 13 novembre 2018

Il riso è una bandiera della nostra tradizione gastronomica e agricola. Il panorama delle varietà di riso italiano è una fonte inestimabile di geni che, per essere sfruttato a dovere, deve innanzitutto essere studiato in modo approfondito. Questo perché i geni, interagendo con l’ambiente, sono in grado di determinare l’eccezionale variabilità di forme del chicco (molto affusolato, affusolato, semi-affusolato, semi-arrotondato, arrotondato), delle pigmentazioni (nero, viola, bruno, arancione, bronzo) e degli aromi, insieme a tutte quelle altre caratteristiche morfologiche, strutturali e fisiologiche, che, nel loro insieme, costituiscono il fenotipo (ossia l’espressione dei geni) di un organismo vivente. Proprio una conoscenza completa della diversità fenotipica disponibile che completi le precedenti descrizioni genetiche è l’obiettivo dello studio pubblicato dal CREA, in collaborazione con l’Università di Milano, sulla prestigiosa rivista internazionale Scientific Reports.
Lo studio condotto presso il Laboratorio di Vercelli del Centro di Ricerca CREA Difesa e Certificazione, di concerto con CREA Agricoltura ed Ambiente, presenta la descrizione di 351 varietà di riso italiano, costituite dal 1850 a oggi e conservate nella banca del germoplasma del CREA, con particolare attenzione dedicata all’evoluzione temporale e all’integrazione con gli studi molecolari disponibili in letteratura scientifica.Le varietà sono state analizzate per sette caratteristiche morfologiche di primaria importanza agronomica e di cui è stata riscontrata una considerevole variabilità, con chiare tendenze evolutive verso taglia ridotta, precocità e preferenza di cariossidi, cioè chicchi, adatte alla vendita sui mercati internazionali.Risultati precedenti che indicavano il mantenimento della diversità genetica nelle varietà di riso Italiano non sono stati confermati, in quanto negli ultimi 20 anni si è assistito a una notevole riduzione della variabilità fenotipica, che è oggi al minimo storico per tutte le caratteristiche considerate.Lo studio fornisce una serie di informazioni quantitative e spendibili a supporto di nuovi programmi di miglioramento genetico ed inoltre costituisce la base per sviluppare modelli previsionali eco-fisiologici, utilizzabili per sviluppare strategie di adattamento della risicoltura italiana ai cambiamenti climatici.Articolo https://www.nature.com/articles/s41598-018-31909-1

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Rapporto sullo stato mondiale della biodiversità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 ottobre 2018

La natura è la nostra unica casa e l’unica strada che abbiamo per salvarla (e salvarci) è lanciare un Global Deal per la natura e le persone capace di invertire il drammatico trend della perdita della ricchezza della vita sulla Terra, base del nostro benessere e del nostro sviluppo, agendo con urgenza per garantire in modo sostenibile l’alimentazione a una popolazione crescente, limitare il riscaldamento globale a 1,5°C e ripristinare i sistemi naturali che stiamo perdendo. È questa la richiesta del Living Planet Report 2018 del WWF (realizzato con il supporto di più di 50 esperti e in collaborazione con la Zoological Society of London) lanciato oggi a livello mondiale e che, sin dalla sua prima edizione del 1998, ha sempre fornito un’istantanea della biodiversità globale e dei suoi trend. Tutte le ricerche scientifiche dimostrano l’incalcolabile importanza dei sistemi naturali per la nostra salute, il nostro benessere, la nostra alimentazione, la nostra sicurezza. Globalmente è stato stimato che la natura offre servizi che possono essere valutati intorno a 125.000 miliardi di dollari, una cifra superiore al prodotto globale lordo dei paesi di tutto il mondo, che si aggira sugli 80.000 miliardi di dollari. L’Indice del Pianeta Vivente (Living Planet Index) è un indicatore dello stato della biodiversità globale, elaborato dal WWF e dalla Zoological Society of London, che ci segnala quindi lo stato di salute della biodiversità del nostro pianeta. Pubblicato per la prima volta nel 1998, per due decenni ha registrato l’abbondanza di 16.704 popolazioni di oltre 4.000 specie di mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi (gli animali Vertebrati) in tutto il mondo. L’Indice analizza i trend di queste popolazioni, selezionate in maniera scientifca, quale misura dei cambiamenti nella biodiversità. In questa edizione 2018, la ventesima del Living Planet Report, l’indice include i dati dal 1970 al 2014 e mostra un declino globale del 60% nella dimensione delle popolazioni di vertebrati che, in pratica, significa un crollo di più della metà in meno di 50 anni.
Le minacce che stanno minando le oltre 8.500 specie a rischio di estinzione, presenti nella Lista Rossa (Red List) dell’IUCN, riguardano soprattutto il sovrasfruttamento e le modifiche degli ambienti naturali, in particolare quelle dovute all’agricoltura. Delle piante e di buona parte degli animali vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili e anfibi) che si sono estinti dal 1500 ad oggi, il 75% di queste estinzioni è stata causata dal sovrasfruttamento e dall’agricoltura. Altre minacce derivano dal cambiamento climatico, che sta diventando un driver crescente, dall’inquinamento, dalle specie invasive – che noi abbiamo spostato in tante aree del pianeta dove prima non esistevano e che fanno concorrenza a tante specie autoctone – dalle dighe e dalle miniere.L’impronta ecologica del nostro consumo. Negli ultimi 50 anni la nostra impronta ecologica, la misura del consumo delle risorse naturali, è incrementata del 190%. Creare un sistema più sostenibile richiede significativi e urgenti cambiamenti nelle attività di produzione e consumo.
Minacce e pressioni sul suolo. Nel marzo 2018 l’Intergovernamental Science/Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) ha reso nota la valutazione sul degrado dei suoli (Land Degradation and Restoration Assessment) che dimostra come oggi meno del 25% della superficie terrestre sia ancora in condizioni naturali e come nel 2050, continuando con gli attuali andamenti di sfruttamento senza invertire l’attuale tendenza, la percentuale della superficie delle terre emerse in condizioni naturali si abbasserà al 10%.
Oggi, il degrado dei suoli mina il benessere di circa 3,2 miliardi di persone nel mondo. Inoltre, nell’era moderna, le zone umide hanno perso l’87% della loro estensione. Il degrado dei terreni include anche la perdita delle foreste, un fenomeno che nelle zone temperate è stato rallentato dalle operazioni di riforestazione ma che è andato accelerandosi nelle foreste tropicali. Un’analisi in 46 paesi in area tropicale e subtropicale ha dimostrato che l’agricoltura commerciale su larga scala e l’agricoltura di sussistenza sono state responsabili rispettivamente di circa il 40% e il 33% della conversione forestale tra il 2000 e il 2010. Il 27% della deforestazione è stata causata dalla crescita urbana, dall’espansione delle infrastrutture e dalle attività minerarie. Questo degrado esercita numerosi impatti sulle specie, sulla qualità degli habitat e sul funzionamento degli ecosistemi.
“In appena 50 anni il 20% della superficie delle foreste dell’Amazzonia è scomparsa mentre gli ambienti marini del mondo hanno perso quasi la metà dei coralli negli ultimi 30 anni. Il Living Planet Report 2018 richiama ad un impegno deciso per invertire la tendenza negativa della perdita della biodiversità. Il mondo ha bisogno di una Roadmap dal 2020 al 2050 con obiettivi chiari e ben definiti, di un set di azioni credibili per ripristinare i sistemi naturali e ristabilire un livello capace di dare benessere e prosperità all’umanità”. Dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che conclude: “Per ottenere risultati è necessario intervenire subito già dalla 14° Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD, Convention on Biological Diversity, che avrà luogo in Egitto) nel prossimo novembre. È fondamentale un accordo globale, ambizioso ed efficace per la natura e la biodiversità, come è avvenuto per il cambiamento climatico in occasione della Conferenza di Parigi nel 2015”.

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12° edizione del Festival della Biodiversità

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 settembre 2018

Milano Parco Nord dal 13 al 23 settembre 2018. Il Festival di quest’anno si ispira ai valori e agli intenti stabiliti dall’UE che ha proclamato il 2018 Anno europeo del Patrimonio Culturale ”La natura, dove il passato incontra il futuro”.
L’evento di apertura si svolgerà il 13 settembre nella splendida cornice di Villa Torretta. Oltre a presentare alcuni protagonisti di questa edizione l’incontro vuole soffermarsi sul tema: Cosa è il Patrimonio? Attorno a questa parola bellissima e carica di senso si inizia una riflessione che ne sveli le origini a partire dalla saggezza greca, per poi proiettarla nel presente attuale (sostenibilità) e nel futuro (eredità). Sono invitati il filosofo Mauro Bonazzi, l’urbanista Paolo Pileri, la sociologa del turismo Matilde Ferretto, la biologa Annastella Gambini, l’agronomo Stefano Bocchi, oltre al direttore del Parco Riccardo Gini e al presidente Roberto Cornelli.
Tra gli appuntamenti musicali torna “Fino alla fine della notte” lo speciale sleeping concert a cura del complesso Enten Hitti, che mira a far addormentare il pubblico rigorosamente nel saccoapelo, in un concerto che prosegue fino al mattino; tornano anche Biagio Bagini e Gian Luigi Carlone (ex Banda Osiris), capaci di far suonare le verdure, con “Domesticazione di storie e di cervi” in anteprima nazionale e O’ Thiasos TeatroNatura con “Nel vivo” serenate, lamenti e altri canti dell’anima in ambienti naturali di e con Camilla Dell’agnola e Valentina Turrini.
Tra le novità “E cantan la cicale” concerto di Coro Ingrato, canti popolari, suoni e parole del lavoro nelle risaie della pianura lombarda; “Zingareska” di e con Elena Cherkasova, Anastasia Cherkasova e Paolo Mari, un viaggio nelle musiche nomadi dell’est europeo, della cultura russa e della tradizione italiana alternati a balli ungheresi e il rondò alla turca; “Sweet sweat” progetto di Crossway music di e con Daniela Fiorentino (clarinetto) e Fabio Bagnato (chitarre e voce) e C’era una volta spettacolo di danza con 15 danzatori a cura di Alomardanza.

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Rural Festival: dove la biodiversità agricola è di casa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 agosto 2018

Rivalta di Lesignano De’ Bagni (Parma) Sabato 8 e domenica 9 settembre 2018 torna per la quinta edizione l’appuntamento che raduna annualmente uno accanto all’altro una quarantina di agricoltori e allevatori di Emilia Romagna, Toscana e quest’anno anche Liguria, che con grande fatica e altrettanta passione, ogni giorno lavorano per tutelare e salvaguardare antiche varietà vegetali e antiche razze animali: un invito alla scoperta e all’assaggio di prodotti unici e da riscoprire. Il Rural biodiversity park a Rivalta, nel cuore della Food Valley e allo stesso tempo in un territorio collinare fatto di verde, boschi di querce, calanchi e vulcanelli di fango recentemente eletto a riserva Mab Unesco, è pronto a ospitare una nuova edizione del Rural Festival. L’idea nasce dall’impegno da parte di agricoltori e allevatori custodi dell’Emilia Romagna e Toscana, di far conoscere e assaggiare i propri prodotti dall’antica storia che parla di semplicità e genuinità. Il motto è: tornare indietro per andare avanti e guardare al futuro.
Si potrà quindi gustare la biodiversità agricola con stand gastronomici in cui assaggiare il prosciutto di maiale nero, arrosticini di pecora Cornigliese, carne fresca di Cinta Senese, arrosto di tacchino nero, pane di grano del Miracolo e Marocca di Casola, polenta Formenton Ottofile Garfagnana, testaroli della Lunigiana con farro, gnocchi di patata Cetica, polpa di pomodoro Riccio di Parma, pasta fresca all’uovo di gallina Romagnola, Tortél Dóls con mostarda, torta di patata Quarantina, erbe selvatiche, ortaggi liguri, cipolla Borettana, fagioli Zolfino al coccio, olio di Olivastra Seggianese, latte fresco di asina, formaggi unici di razze bovine e ovine, Marroni di Campora, torta di prugna Zucchella, caffè di orzo Leonessa, miele biologico reggiano, Sidro di mele di montagna, uve e vini da rari e antichi vitigni. Una mostra-mercato ma soprattutto un’esperienza diretta, da vivere con tutti i sensi negli spazi della riserva naturale del parco Barboj, tra frutti e animali di varietà e razze antiche spesso dimenticate.
Il festival, una grande festa all’aria aperta dedicata alla biodiversità agricola, ospiterà anche modelli di trattori Landini e Lamborghini prodotti tra gli anni Trenta e Cinquanta, che verranno messi in moto da esperti motoristi per la gioia dei bambini e anche di adulti appassionati. Inoltre un ricco parco animale di antiche razze, come il maiale nero di Parma, il suino di Cinta Senese, la pecora Cornigliese e Massese, il cavallo Bardigiano, l’asino Romagnolo, la vacca grigia Appeninica, Bardigiana, Ottonese e Bianca Valpadana, il tacchino nero di Parma e Piacenza, la gallina Romagnola e il pollo Valdarnese. E tutt’attorno rari vitigni autoctoni, piante e frutti dimenticati e una ricca esposizione di varietà di pomodori. Sarà presente anche lo chef di origini parmigiane Gino Campagna, molto amato dai piccoli americani, che durante il Festival terrà attività per i bambini per far conoscere la biodiversità più da vicino, ponendo l’accento su un’alimentazione di qualità. Orario: 10-20, ingresso gratuito.

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“Valorizzazione e tutela della biodiversità: dall’olivo all’olio”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 luglio 2018

Latina. 55 addetti ai lavori hanno preso parte al seminario di aggiornamento “Valorizzazione e tutela della biodiversità: dall’olivo all’olio”, organizzato dal Centro Assaggiatori Produzioni Olivicole Latina, in collaborazione con ASSAM – Agenzia per i Servizi nel Settore Agroalimentare delle Marche – col patrocinio del Comune di Sabaudia e della Camera di Commercio di Latina, ospitato sabato 30 Giugno, a Sabaudia (LT), presso il Centro Studi dell’Ente Parco Nazionale del Circeo. Tra loro 40 tra Capi Panel dell’olio vergine ed extravergine di oliva, assaggiatori iscritti all’elenco nazionale e provenienti da varie regioni e alcuni produttori della provincia di Latina presenti alla Rassegna Nazionale Oli Monovarietali 2018.Nel corso dell’incontro, suddiviso in due parti, una teorica e l’altra pratica, sono state approfondite diverse ed attuali tematiche di settore, nello specifico quelle legate ai danni provocati dal freddo dell’inverno scorso; alle modalità di recupero degli oliveti; alle problematiche del Panel test; alle strategie di valorizzazione della biodiversità olivicola; alle caratteristiche sensoriali di taluni oli monovarietali italiani, successivamente oggetto della sessione di assaggio e abbinati in degustazione ai prodotti tipici del territorio. Erano rappresentate le principali cultivar autoctone della penisola: Ascolana tenera (Marche); Tonda Iblea (Sicilia), Pendolino (Toscana); Borgiona (Umbria); Coratina (Puglia); Dritta (Abruzzo); Itrana (Lazio). Alla fine visita guidata dell’area protetta.Alla giornata di studi sono intervenuti rappresentanti istituzionali ed esperti in materia. Giada Gervasi (Sindaco di Sabaudia), Adriano Bruni (Reparto Carabinieri Biodiveristà di Fogliano) e Carlo Medici (Presidente Provincia Latina) hanno portato i saluti degli enti ospitanti. Luigi Centauri (Presidente e Capo Panel CAPOL) – soddisfatto dell’esito della manifestazione e della partecipazione – ha introdotto e moderato gli interventi in programma. Le relazioni tecniche sono state affidate a: Giorgio Pannelli (già CRA OLI sezione di Spoleto), Barbara Alfei (Capo Panel ASSAM Marche), Gianfranco De Felici (Capo Panel, esperto nazionale settore olio di oliva) e Giulio Scatolini (Capo Panel Concorso “L’Olio delle Colline”).

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“La Terra con tutta la sua vita è la nostra unica casa”

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

biodiversità“Questo messaggio deve diventare un mantra nel nostro Paese, in quanto i cambiamenti climatici stanno avendo un forte impatto sulla tenuta dell’Italia”. Lo dichiara la deputata di Forza Italia, Vincenza Labriola. “Un’estate calda, un autunno anomalo, la perdita della scansione naturale delle stagioni, la presenza di specie animali aliene, la siccità che ha colpito il nostro territorio, la perdita della biodiversità, l’inquinamento dei nostri mari: sono la punta dell’iceberg, quel che i cittadini percepiscono immediatamente sulla loro pelle. Ma dobbiamo anche mettere un freno a questi cambiamenti, che oltre a impattare l’ambiente influiscono sulle nostre economie. Non possiamo più fare finta di nulla – prosegue la deputata azzurra –, non possiamo più girarci dall’altra parte e credere che il problema sarà risolto da chi verrà dopo di noi. Forza Italia quando tornerà al governo non mancherà l’appuntamento con le sfide ambientali, facendo sì che la tecnologia e la ricerca ci portino ad una condizione di benessere economico. Il tutto affiancato dall’adozione di attente politiche di sostegno alla economia nazionale, di difesa del patrimonio ambientale e con un occhio sempre puntato alle criticità connesse ai cambiamenti climatici e alle loro conseguenze sul pianeta. Forza Italia – conclude Labriola – vuole avere l’onere, e l’onore, di centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi”.

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Biodiversità e sostenibilità nella filiera dell’olio extravergine di oliva italiano

Posted by fidest press agency su sabato, 15 luglio 2017

olio olivaRoma 18 luglio alle ore 10 presso l’Hotel Nazionale in Piazza Montecitorio conferenza sulla biodiversità olivicola italiana. E’ uno dei punti di forza della produzione nel nostro Paese, soprattutto se inserita in un contesto di sostenibilità a 360 gradi. Oggi grazie alla Certificazione di Sostenibilità CSQA, promossa da Oleificio Zucchi a partire da un accordo con Legambiente e con il sostegno di tutti gli attori della filiera, si sono raggiunti obiettivi senza precedenti: una filiera certificata sostenibile dell’olio extravergine di oliva, un nuovo importante strumento aperto a tutti i player sul mercato olivicolo che ne garantisce la qualità e la trasparenza dal campo alla tavola, nel rispetto dell’ambiente e del territorio. Ma si può e si deve fare di più. Con 1,4 miliardi di euro di export e 500 cultivar riconosciute possiamo raccontare in modo più efficace una biodiversità che fa dell’Italia un Paese unico per la produzione olivicola di qualità.
L’incontro sarà un’occasione di dialogo per gli attori del settore olivicolo, che rappresenta un asset importante e un fiore all’occhiello per tutto il made in Italy.
Interverranno: Andrea Olivero Vice Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali
David Granieri – Presidente Unaprol
Ermete Realacci Presidente Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici, Camera dei Deputati
Tommaso Loiodice – Presidente Unapol
Gennaro Sicolo – Presidente CNO
Leana Pignedoli Vicepresidente Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare, Senato della Repubblica
Maria Chiara Ferrarese – Vicedirettore CSQA
Giovanni Zucchi – Vicepresidente Oleificio Zucchi
Rossella Muroni
Presidente Legambiente
Roberto Cariani – Ambiente Italia
Paolo Mariani – Confoliva
MODERA: Antonio Cianciullo, giornalista de La Repubblica

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Tutela della biodiversità nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su sabato, 25 marzo 2017

mediterraneoBorgo Val Di Taro (Parma) Sabato 25 Marzo – briefing stampa e convention – ore 15 – Sala dell’Unione dei Comuni della Comunità Montana – Piazza XI Febbraio, 7. Una grande Convention Nazionale targata AIGAE e FORMA FUTURO. Martellos: “L’apertura e il successivo allargamento del Canale di Suez stanno causando, nel Mar Mediterraneo, un’invasione importante di specie marine aliene provenienti dal Mar Rosso, mettendo potenzialmente a rischio il mercato della pesca in Italia. Per questo e altri motivi nel nostro Paese la biodiversità è in pericolo. Ecco i risultati di CSMON – LIFE, uno dei primi progetti italiani di Citizen Science sulla biodiversità in Italia, finanziato nell’ambito del programma LIFE”. “Renderemo noti ed illustreremo alcuni dei risultati di CSMON–LIFE, uni dei primi progetti italiani di citizen science sulla biodiversità, che prevede il coinvolgimento delle scuole e dei cittadini nello studio, nella gestione e nella conservazione della biodiversità – ha proseguito Martellos – mettendo in rete scuole, persone comuni, istituzioni e comunità scientifica. CSMON-LIFE, acronimo di Citizen Science MONitoring (http://www.csmon-LIFE.eu) è realizzato dall’Università di Trieste, l’Università Tor Vergata, l’Università La Sapienza, la Regione Lazio, l’Istituto Agronomico Mediterraneo Valenzano di Bari, la Divulgando Srl e Comunità Ambiente. I risultati sono preoccupanti, e confermano che la biodiversità presente in Italia è fortemente in pericolo, anche a causa delle attività umane . L’Italia è probabilmente il paese Europeo più ricco di biodiversità. Ad esempio, nel solo comparto vegetale, contiamo ben 8000 specie diverse di piante e 3000 di licheni. Questo patrimonio è a rischio. Abbiamo esemplari di farfalle che stanno spostando il proprio habitat, piante e animali provenienti da diverse parti del mondo che stanno invadendo anche le nostre città. Inoltre l’allargamento del Canale di Suez sta causando una vera invasione di specie marine del Mar Rosso che stanno prendendo il posto di quei pesci che troviamo nel Mediterraneo e che rischiamo di non avere più”.

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Premio Internazionale Audiovisivo della Biodiversità

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

festival-terreRoma dal 1 al 4 dicembre Cinema Trevi Vicolo del Puttarello 25 e 4 dicembre Città dell’Altra Economia Largo Dino Frisullo. La 13° edizione del Festival delle Terre – Premio Internazionale Audiovisivo delle Biodiversità torna a Roma negli spazi del cinema Trevi di Roma, presentando numerose opere tra documentari, film d’inchiesta e animazioni per testimoniare l’universo dei diritti legati alla terra attraverso gli occhi e le parole di chi ne è protagonista: piccoli produttori di cibo, comunità locali, popoli indigeni e tutti coloro che si battono in difesa della terra, del territorio e della sovranità alimentare. 25 film in programma, 17 in concorso ospitati nelle tre sezioni “Terre Resistenti”, “Popoli nativi. Racconti di dignità” e “Preservare il Pianeta, alternative per nutrire il mondo”. Tante le storie raccontate, insieme ad autori e autrici che incontreranno il pubblico nella magnifica sala del cinema Trevi, unico cinema al mondo con al suo interno una domus romana visibile. Le storie, di cui il Festival si fa testimone, raccontano le diverse forme della negazione dei diritti, delle resistenze e delle alternative in un’ottica di conservazione della “biodiversità”, intesa come diversità biologica, sociale e culturale. Sono storie comuni e allo stesso tempo complesse che una volta conosciute possono modificare radicalmente la nostra visione del mondo. Sono le storie di chi produce cibo e resiste nei campi, nei mari, nelle foreste ma anche nelle metropoli sempre più enormi ed invivibili. Sono i temi da sempre cari al festival delle terre. E’ l’idea di sovranità alimentare come alternativa alla speculazione finanziaria sulle risorse del pianeta. La varietà delle cifre stilistiche e degli sguardi proposti non si esaurisce nell’alternanza tra fiction e cinema del reale: saranno in programmazione lavori molto diversi che spaziano all’interno del genere documentario dall’animazione (Full Petrol Jacket) al reportage d’inchiesta ( I Vajont, Mare nostro), dal documentario di ricerca (Autostrada A3) a quello antropologico (Stana Udehe, Mingong), passando attraverso testimonianze provenienti da tutto il mondo e con molte anteprime nazionali (Code of Survival, Atlantic, Historia do futuro, Ethiopia Rising). I lavori presentati arrivano da tutto il mondo: viene curata una versione sottotitolata in italiano, a disposizione degli autori, per permettere al film di raggiungere un pubblico sempre più vasto e per non alterare le testimonianze portate sullo schermo. Viene dato spazio alle opere delle piccole produzioni indipendenti, che faticano a trovare posto in un circuito commerciale che non sempre premia la qualità.L’evento vuole contribuire a far conoscere l’identità culturale dei popoli, intesa, in senso lato, come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Ecco perché l’iniziativa include anche vari documentari dedicati alla tematica dell’identità culturale e dei diritti dei migranti. Quest’anno saranno assegnati ben tre premi: Il premio Crocevia – 500 euro, il premio Berta Film per il secondo anno di seguito e una novità, il premio del pubblico.Sono promossi incontri con gli autori dei film, che sempre più numerosi partecipano in prima persona alle giornate del Festival. La difesa dei diritti collettivi sulla terra e “le ragioni dei nuovi braccianti” sono i temi dell’incontro d’approfondimento proposto quest’anno. Il 3 dicembre alle ore 18.30, un importante dibattito “Riforma agraria, tra passato e futuro”, centrato sulla nuova legge quadro per l’agricoltura contadina, in discussione alla camera dei deputati.
Numerose le iniziative parallele che avranno luogo presso la Città dell’Altra Economia: esposizioni di stampe e quadri, un reading musicale, la premiazione finale ed una particolare performance di Don Pasta, prevista il 4 dicembre, oltre ad una selezione delle opere del festival e una degustazione di cibo rigorosamente biologico. (foto: festival terre)

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Dopo i disastri del neoliberismo i primi ripensamenti

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2016

biodiversitàdi Giorgio Scarlato. L’economia capitalistica neoliberale, oscurantista, popolata da squali della finanza e da opportunisti sanguisughe, per continuare a crescere, ha fondato il suo concetto sullo spreco delle risorse ambientali e sul costo più basso possibile; concentrando la ricchezza in pochissime mani, quasi tutte dedite alla speculazione finanziaria e non agli investimenti produttivi.La crisi ha prodotto delle diseguaglianze sempre crescenti, ha innalzato barriere sempre più alte tra la parte ricca della popolazione e la parte che una volta era il ceto medio; ha creato un terremoto sociale.
Peggio: ha provocato danni quasi irreversibili alla sostenibilità della crescita e non solo per alcuni. E’arrivato il tempo, prima era innominabile, ed era ora, che dopo decenni, il Fmi (Fondo monetario internazionale) ha rinnegato la sua creatura, il neoliberismo, iniquo e dannoso; quella creatura che ha creato estreme diseguaglianze.
Questo per quanto si è letto sulla rivista dell’Fmi a firma del vice-economista capo Jonathan D. Ostry, Prakash Loungani e Davide Furceri. E’ stato scritto che sono due i pilastri che hanno retto per anni questa distruttiva tesi:
– la liberalizzazione dei capitali in altri Paesi;
– il consolidamento fiscale alias l’austerity (il taglio della spesa pubblica in un Paese indebitato).
Sul primo punto, la improvvisa ricchezza di questi Paesi, per un ben 20%, si è tradotta poi in un’altrettanto grave impoverimento.
In merito al secondo punto, le politiche di austerità non solo hanno generato sostanziali costi del welfare dovuti a distorsioni sul lato dell’offerta (salari e flessibilità ) ma hanno danneggiato anche la domanda, peggiorando così la disoccupazione.
In pratica una riduzione della spesa pari ad un punto percentuale del Pil prodotto fa aumentare la disoccupazione di un 0,6% ed un aumento di 1,5 punti dell’indice Gini (misura la diseguaglianza nella distribuzione del reddito o anche della ricchezza). Peggio di così…
Per ritornare al titolo dell’articolo, prove di questo ripensamento sono stati i titoli di diversi giornali qualificati come il britannico Guardian: ” Morte del neoliberismo dal di dentro”, dell’americano Time: ” Ripensamenti dei veri credenti della globalizzazione”, o del Fortune: ” Anche il Fmi ora ammette che il neoliberismo ha sbagliato”, o Forbes: ” Anche il Fmi vede 30 anni di neoliberismo come uno sbaglio”.E’ arrivato il momento di riconsiderare il tutto visto che questa lunga e distruttiva crisi ha portato a far riflettere, ed era ora, che, visti i pessimi risultati, il metodo attuato non poteva essere quello giusto.
Ed a nostre spese, in molti, stiamo ancora portando sulle nostre spalle questo gravoso fardello. Ci sono state catastrofi (Grecia insegna, come pure in Italia) e le terapie propinate in tutti questi anni non sono state per nulla efficienti viste le risultanze.
Si spera che i negoziati sul Ceta ( Trattato economico UE-Canada) ed il TTIP (Trattato di libero scambio UE- USA) non causino ulteriori danni, l’ennesimo “anello al naso” colonialista, vista la sbilanciata globalizzazione verso le multinazionali e che vengano davvero attenzionati da persone competenti e non da yes-man. Caso contrario,sarebbe davvero la fine.A questo punto, fortunatamente, essendo stato ammesso l’errore perpetrato in tanti anni; è opportuno che si rivedano queste strategie economiche e che prevalga, a vantaggio di tutti, la tutela della dignità umana e dello stesso lavoro perché: sbagliare è umano ma perseverare è diabolico. A vantaggio di un Pianeta dove certamente si vivrebbe meglio, per il bene di tutti. (fonte: Pasquale Di Lena blogspot.it) (foto: biodiversità)

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Biodiversità e conservazione delle foreste

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 maggio 2016

produttivitàBiodiversità, conservazione delle foreste, gestione dell’acqua, cambiamenti climatici, uso del suolo e sequestro del carbonio atmosferico. Sono questi i temi che caratterizzano oggi la ricerca forestale condotta nelle aree a clima Mediterraneo. È quanto emerge da uno studio condotto dal CREA, Climatologia e Meteorologia applicate all’Agricoltura, appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica PLOS ONE. Lo studio è nato con l’intento di mappare la ricerca scientifica del settore forestale nell’aree a clima mediterraneo (Australia, bacino del Mediterraneo, California, Cile e Sud Africa) per delineare l’andamento e l’evoluzione delle ricerche nel settore. I ricercatori del CREA hanno utilizzato il Science Mapping e la network analysis, due tecniche innovative nell’analisi di metadati, che sono stati impiegati per la prima volta in questo ambito. Si tratta di una rappresentazione visiva e spaziale che, attraverso l’analisi delle citazioni e delle ricorrenze di termini e parole chiave, fornisce indicazioni sull’oggetto dell’indagine e sui suoi progressi. Il punto di partenza è stata l’analisi delle pubblicazioni scientifiche contenute nel database Scopus di Elsevier (2.698 fra articoli di ricerca e recensioni pubblicati da 159 riviste peer-reviewed), realizzate nel periodo 1980-2014 da 88 paesi. La Spagna è risultata essere il paese più produttivo, con il 44% delle pubblicazionipubblicazioni totali (1.178), seguita da Italia con il 18% (482) e Francia con il 12% (336). Nel primo periodo (1980-1994) il numero totale di pubblicazioni ha raggiunto solo il 3% (69) del totale, ha riguardato temi di carattere generale, quali il paesaggio e il suolo, le foreste e la selvicoltura, il fuoco e gli incendi, scarsamente caratterizzati e definiti. Dal 1995 il numero di pubblicazioni è progressivamente aumentato fino all’impennata del periodo 2010-2014 (55% del totale, pari a 1.476). Al crescente numero delle pubblicazioni è corrisposto un maggiore livello di dettaglio, ossia maggior definizione e caratterizzazione degli ambiti di ricerca. Habitat, conservazione, gestione, biodiversità, specie, ma anche cambiamenti climatici, siccità, alte temperature, territorio, degrado, uso del suolo, acqua e gestione delle risorse idriche sono alcuni dei termini ricorrenti che caratterizzano le indagini. A partire dal 2005 emerge con chiarezza il ruolo della selvicoltura e dell’interazione albero-atmosfera, soprattutto nella funzione di mitigazione degli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Inoltre, agli aspetti di carattere ambientale si affiancano quelli legati all’impatto antropico (urbanizzazione, crescita urbana, cambiamenti di uso del suolo, agricoltura, selvicoltura e tecniche di gestione del territorio) e al suolo nella sua funzione di sequestro del carbonio. «Questa ricerca – ha commentato Ida Marandola, Direttore Generale del CREA – rappresenta uno strumento utile alla comunità scientifica, perché consente di fare il punto della situazione sugli studi relativi agli ecosistemi forestali del Mediterraneo fornendo un approccio innovativo e alternativo per rivelare le tendenze e le evoluzioni temporali delle ricerche di settore. Costituisce, quindi, un primo passo per rafforzare la cooperazione scientifica fra paesi massimizzando l’impatto dell’attività di ricerca». (grafico: produttività, pubblicazioni)

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La biodiversità è legge dello Stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2015

biodiversità“In molti ne hanno parlato durante i mesi di Expo, noi oggi con l’approvazione della legge sulla biodiversità agraria e alimentare trasformiamo le enunciazioni in norme. Ci occupiamo di semi, di varietà e di razze, perché da lì passa il futuro dell’alimentazione, la difesa di suolo, paesaggio e salute. Il recente report della CE ci dice che l’erosione di biodiversità continua ad avanzare, ma possiamo dire che l’Italia oggi, in questo modo, fa la sua parte per arrestarla. Diamo vita a un sistema nazionale, di tutela e valorizzazione della biodiversità agraria, e alimentare, all’anagrafe nazionale, a una rete di soggetti, di dati, di competenze e saperi che lavoreranno per la varietà dell’offerta agricola e alimentare”. Con queste parole Susanna Cenni, deputata del Partito democratico e prima firmataria del disegno di legge “Disposizioni per la tutela e la valorizzazione della Biodiversità agraria e alimentare”, commenta l’approvazione alla Camera del testo che da oggi diventa Legge dello Stato italiano. “Si costruisce un sistema – spiega la deputata democratica – in cui si riconosce la figura dell’agricoltore e dell’allevatore custode, fondamentale per la riproduzione delle varietà, e si investe su sistemi economici locali che possono nascere attorno a varietà, culture e pratiche preziose legate ai territori. Nessuna visione folkloristica, o di nicchia, quindi, ma un reale sostegno a quel legame tra ricerca, sapere, trasmissione delle conoscenze, educazione e sostenibilità ambientale che potrà dare un contributo anche alla resilienza e al contrasto ai mutamenti climatici. É in relazione a tutto ciò che popolazioni locali, produttori, ricerca e istituzioni potranno promuovere le Comunità del cibo. Occuparsi di semi, di cibo e di tutela delle varietà vegetali significherà anche occuparsi seriamente di economia, difesa del suolo, reddito agricolo, occupazione, crescita delle aree rurali, e anche di democrazia, perché a oggi il 60% della produzione sementiera mondiale è in mano a 4 multinazionali”.“Il sì definitivo della Camera – prosegue Cenni – è un risultato collettivo, innanzitutto del Pd che lo ha sostenuto, di tutti i gruppi che hanno concorso a migliorare quel testo costruito anche grazie al prezioso contributo di agricoltori custodi, di associazioni che si occupano di agricoltura, ambiente e cultura, di slowfood e delle competenze accademiche che hanno accompagnato e hanno sostenuto la storia di questa legge. Oggi siamo felici perché questo risultato è figlio dell’ostinazione di tutte quelle donne e quelli uomini che credono che il futuro del mondo e dell’alimentazione sia nelle mani di chi difende le sementi, le varietà vegetali, le razze animali, i territori, l’ambiente e i contadini, e un po’ anche della mia”.“È un primo passo, lo sappiamo bene – conclude Cenni – e adesso il testimone passa alle Regioni e ai loro piani di sviluppo rurale. Noi intanto abbiamo detto con forza che la biodiversità o la tuteli o la perdi per sempre. E tutelarla significa rafforzare la competitività del nostro Paese, ma anche promuove sistemi economici locali costruiti attorno al valore del cibo. Un percorso che parte oggi e che mi auguro ci porti presto alla legge sul suolo agricolo, ad alzare il tiro sul clima a Parigi e magari anche all’approvazione di buone norme sull’agricoltura”.

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Parco della Biodiversità

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2015

bolognaE’ un’area tematica di 8500 mq realizzata da BolognaFiere grazie all’esperienza di SANA dedicata all’agricoltura biologica e alla biodiversità, una vetrina mondiale sull’agricoltura biologica e sulla ricchezza delle nostre risorse naturali. Lo scopo del Parco è valorizzare le eccellenze italiane ambientali, agricole, in particolar modo bio e agroalimentari attraverso un percorso che racconta l’evoluzione e la salvaguardia della biodiversità agraria, anche con un palinsesto di eventi, incontri, ed esperienze multimediali.
L’iniziativa crea un ponte virtuale tra Italia e Brasile che contribuirà a proteggere una foresta di circa 4,5 milioni di mq nell’Amazzonia brasiliana sostenendo il progetto Foreste in Piedi di LifeGate, realizzato in collaborazione con la onlus ICEI e nato con l’obiettivo di contribuire alla salvaguardia e tutela della foresta amazzonica brasiliana attraverso il coinvolgimento della popolazione locale di San Pedro. Un gesto concreto che sarà reso possibile grazie a tutti coloro che percorreranno il Parco: ad ogni visitatore saranno infatti dedicati 3 mq di foresta tutelata in Brasile. Secondo le stime il flusso complessivo fino al 31 ottobre 2015 sarà di 10.000 visitatori, numero che consentirà di raggiungere l’obiettivo di tutela dell’area forestale oggetto dell’iniziativa.
Foreste in Piedi coinvolge un’area verde situata nel cuore dell’Amazzonia a 25 Km dalla municipalità di Silves e coinvolge le 27 famiglie della comunità di San Pedro che vivono lungo il fiume Igarapé Capivara. Dalle Alpi all’Amazzonia, proteggere la biodiversità è un valore universale, promosso anche a livello digitale dall’hastag #Bioislife. Il visitatore sarà invitato a twittare con l’hastag la propria esperienza dentro e fuori il Parco coinvolgendo l’intera community di Twitter.

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Attività didattiche sulla biodiversità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2015

biodiversitàRealizzare nell’anno scolastico 2015-2016 attività didattiche sulla biodiversità destinate alle scuole medie superiori della Capitale che spaziano da corsi di formazione e specializzazione a progetti di ricerca e azioni di sensibilizzazione. E’ quanto prevede l’accordo di cooperazione scientifica siglato oggi da Link Campus University e la Fondazione Bioparco di Roma nell’ambito dell’incontro “Biodiversità: una risorsa per il futuro di Roma”. Un’intesa che nasce per educare alla sensibilizzazione su questo tema proprio quelle fasce di età in cui prende forma la coscienza civica e allo stesso per indagare sul suo potenziale di applicazione pratica nella città di Roma, Capitale con più aree verdi d’Europa e con il livello di biodiversità più elevato.
L’evento è stato anche un momento di riflessione sull’impatto economico della preservazione di una delle maggiori ricchezze della Capitale. Ciò si traduce sia nell’interesse del settore turistico a difendere e sviluppare una delle più importanti specificità e attrattive di Roma, che in quello del settore sanitario e delle politiche sociali che possono snellire i propri costi e attività con la difesa di un fattore determinante per la qualità della vita dei romani.
All’evento erano presenti, tra gli altri, Vincenzo Scotti, presidente della Link Campus University di Roma; Federico Coccìa, presidente della Fondazione Bioparco di Roma; Carlo Maria Medaglia, direttore dipartimento Ricerca della Link Campus University e AD Roma Servizi Mobilità; Marco Di Fonzo, vice questore aggiunto del Corpo Forestale dello Stato; Paola Di Marzio, direttore amministrativo e del personale della Fondazione Bioparco di Roma; Fulvio Fraticelli, direttore scientifico e zoologico della Fondazione Bioparco di Roma; Gabriele Natalizia, consigliere di amministrazione della Fondazione Bioparco di Roma.
La Link Campus University di Roma è un’università dall’impronta internazionale, fortemente orientata all’innovazione, basata su un modello didattico che favorisce il lavoro e il placement: l’85% dei suoi studenti trova occupazione in Italia e all’estero nei primi 6 mesi dopo il conseguimento del titolo di studio. Obiettivo della Link Campus University è offrire competenze trasversali per preparare professionisti in grado di rispondere alle richieste di un mercato del lavoro globale e in continua evoluzione. Formazione internazionale (in lingua e in collegamento con Università straniere, per favorire il conseguimento del doppio titolo accademico), integrata (fra Università e aziende, con stage, semestri di studio, esperienze lavorative anche all’estero) e su misura (con classi di 25-30 persone) sono i punti di forza dell’Università, la cui offerta formativa spazia dalla Laurea in Comunicazione digitale al DAMS, da Scienze della Politica e dei Rapporti Internazionali a Economia aziendale e Giurisprudenza, all’offerta postgraduate. Info: unilink.it (foto biodiversità)

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Roma 28th Task Force Meeting of the Unece Icp Vegetation

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 febbraio 2015

ortobotanicalasapienzaRoma martedì 3 febbraio 2015, ore 9.00 aula Giacomini – edificio di Botanica CU022 dipartimento di Biologia ambientale piazzale Aldo Moro 5, Roma prende avvio il 28° Task Force Meeting del Programma cooperativo internazionale sugli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla vegetazione naturale e coltivata (Icp vegetation). Al congresso, il cui responsabile scientifico è il docente della Sapienza Fausto Manes, partecipano oltre ottanta ricercatori provenienti da diversi Istituti di ricerca europei ed extra-europei. L’obiettivo è l’analisi delle attuali conoscenze sugli effetti dell’inquinamento da ozono, della deposizione di metalli pesanti, di azoto e di inquinanti organici persistenti sui servizi ecosistemici, compresa la valutazione degli effetti sulla biodiversità.

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La riforma della politica agricola UE deve mirare alla difesa della biodiversità

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2012

La preservazione della biodiversità e degli ecosistemi dovrebbe essere una delle principali priorità politiche dell’UE, afferma il Parlamento in una risoluzione approvata venerdì. Poiché l’Unione non è riuscita a raggiungere gli obiettivi 2012 sulla biodiversità, i deputati chiedono che tutte le politiche comunitarie rispettino gli impegni presi in materia di biodiversità e che i sussidi che danneggiano l’ambiente siano individuati e eliminati.I deputati citano studi recenti che indicano il constante declino della biodiversità nell’UE, una perdita che ha un alto costo in termini economici. La risoluzione, approvata con 414 a favore, 55 contrari e 64 astensioni, è la risposta alla strategia sulla biodiversità 2020, presentata dalla Commissione europea nel maggio dl 2011.”I servizi che la natura ci fornisce, acqua pulita, aria pulita, suolo fertile, cibo, non sono solo cruciali per il benessere del genere umano, ma hanno anche un valore economico astronomico. Secondo gli economisti, ogni anno si perde il 3% del PIL a causa della perdita di biodiversità. Ciò costa all’EU 450 miliardi di euro anno dopo anno. Rispetto a queste cifre, investire 5,8 miliardi di euro l’anno nel progetto Natura 2000 è un affare!” ha affermato il relatore Gerben-Jan Gerbrandy (ALDE, NL).La questione principale, sostengono i deputati, non è la nuova strategia, ma le prossime riforme delle politiche agricola e di pesca e il prossimo Quadro finanziario multi annuale.
I deputati affermano che la Politica agricola comune (PAC) non è diretta solo a garantire la sicurezza alimentare e lo sviluppo rurale, ma anche la preservazione della biodiversità. Pertanto, avendo finora fallito tale obiettivo, la PAC dovrebbe ricompensare gli agricoltori che adottano tecniche di produzione più rispettose dell’ambiente.
I pagamenti della PAC, compresi quelli previsti nel 2014, dovrebbero rispettare la protezione della biodiversità e degli ecosistemi, secondo quanto propone la risoluzione, inclusi il rispetto degli habitat degli uccelli, l’utilizzo dell’acqua e dei pesticidi.Le ispezioni in loco dovrebbero essere rafforzate per garantire il rispetto delle norme ambientali e tutti i sussidi che rischiano di provocare danni all’ambiente dovrebbe essere individuati ed eliminati entro il 2020.

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