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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Posts Tagged ‘biodiversità’

La finanza può fare di più per la biodiversità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 novembre 2022

A cura di Laurent Ramsey, Managing Partner del Gruppo Pictet. Negli ultimi 30 anni, la prosperità umana è cresciuta più che in tutti i secoli passati. Abbiamo costruito strade, ponti, edifici, macchine; viviamo più a lungo e godiamo, nella maggior parte dei casi, di un welfare evoluto e di una solida educazione. Dal 1820, il PIL pro capite medio è cresciuto di oltre 15 volte. Più del 95% dei neonati arriva al quindicesimo anno d’età: nel diciannovesimo secolo era solo uno su tre. Tutto questo progresso, però, ha avuto un prezzo enorme: se è vero che, da millenni, lo sviluppo umano si è concentrato sul consumo del capitale naturale come cibo, aria pulita, acqua e suolo fertile, in questi ultimi tre decenni le risorse sono state utilizzate a un ritmo più rapido di quanto necessario per reintegrarle: gli uomini consumano più risorse naturali di quelle che la Terra è in grado di rigenerare naturalmente in un periodo di 12 mesi, riducendone la disponibilità per le generazioni future. L’umanità sta portando all’estinzione le specie animali e vegetali, distruggendo il loro habitat per nutrire la popolazione in continua crescita. Per mettere fine a questo rapporto insostenibile è necessaria una comprensione più approfondita dell’impatto che il mutamento della biosfera può avere sul benessere umano e sul suo contributo alla crescita economica. I policymaker considerano ormai la protezione della biodiversità una priorità tanto urgente quanto il mettere un freno al riscaldamento globale. La biodiversità si contende con il cambiamento climatico la corona di preoccupazione ambientale predominante. Per questo motivo, è probabile che le autorità di regolamentazione e policymaker introducano nel tempo sempre più tasse, permessi e compensazioni correlati alla biodiversità e che integrino il capitale naturale nelle statistiche economiche nazionali, tra cui la rilevazione sul PIL. Attraverso la comprensione delle diverse minacce che la perdita di biodiversità pone alle aziende, gli investitori possono iniziare a dare un prezzo esatto a tali rischi, identificare le lacune nell’attuale modello ESG e scoprire nuovi modi per investire nel capitale naturale. Aziende e investitori, infatti, hanno bisogno di una comprensione più chiara dei rischi che il venir meno della biodiversità presenta per i loro bilanci e i loro portafogli. Le minacce non sono solo fisiche, ma anche normative, legali e reputazionali. L’OCSE stima che gli investimenti volti a proteggere la biodiversità ammontino attualmente a meno di 100 miliardi di dollari l’anno, una somma modesta se paragonata ai 632 miliardi impiegati nella lotta al cambiamento climatico. Le opportunità di crescita restano enormi: secondo una ricerca condotta dalla Food and Land Use Coalition, gli sforzi per integrare pratiche sostenibili nell’attuale mercato del cibo e del suolo, rivoluzioneranno le catene del valore e apriranno a nuovi modelli di business. Nel rapporto si stima che una tale trasformazione potrebbe creare un mercato della biodiversità del valore di 4.500 miliardi di dollari entro il 2030. Negli ultimi anni sono notevolmente aumentati gli investimenti in biodiversità che hanno l’obiettivo di minimizzarne la perdita, garantendo una crescita di capitale nel lungo periodo. È un trend già evidente nel mercato obbligazionario. Sempre l’OCSE stima che siano stati emessi 4-5 miliardi di dollari in obbligazioni per finanziare progetti legati all’uso sostenibile del territorio, che possono apportare benefici alla biodiversità. Anche gli strumenti a reddito fisso ideati per finanziare progetti sostenibili nel settore marino e della pesca – blue bond – stanno guadagnando terreno. E il mercato delle obbligazioni sostenibili continuerà a crescere: una ricerca condotta per Pictet Asset Management dall’Institute of International Finance suggerisce che l’emissione potrebbe raggiungere un ritmo di 4.500 miliardi di dollari all’anno entro il 2025, rispetto a poco più di mille miliardi di dollari nel 2021. A ciò si aggiunge che più di 100 istituzioni finanziarie – che insieme gestiscono circa 14 mila miliardi di euro di attività in 19 Paesi – hanno già firmato un impegno a proteggere e ripristinare la biodiversità attraverso le loro attività finanziarie e investimenti. Gli obiettivi comprendono il coinvolgimento delle imprese, la valutazione dell’impatto delle loro attività di finanziamento e degli investimenti e la divulgazione annuale dei contribuiti agli obiettivi globali su biodiversità. (abstract by http://www.bc-communication.it

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Natura e perdita di biodiversità: come impattano sui portafogli?

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2022

A cura di Olivia Watson, Analista senior investimenti tematici, Investimenti Responsabili di Columbia Threadneedle Investments. Aumentano le pressioni per ridurre e invertire i danni alla natura attraverso una regolamentazione più severa delle pratiche dannose, una maggiore sorveglianza delle catene di approvvigionamento, tasse sulle attività inquinanti e un aumento dei contenziosi. Ne sono un esempio la strategia Farm to Fork dell’UE, che prevede la riduzione dell’uso di pesticidi e fertilizzanti dannosi entro il 2030, i negoziati per un trattato globale sull’inquinamento da plastica e l’estensione dei requisiti di due diligence per i prodotti legati alla deforestazione. La mancata gestione di questi rischi potrebbe comportare un aumento dei costi operativi, una riduzione dei ricavi, una perdita di accesso ai mercati e un aumento dei costi di capitale. Le aziende che dispongono di catene di approvvigionamento tracciabili, che utilizzano le risorse in modo più efficiente e che innovano per fornire prodotti a minore impatto, invece, potrebbero avere maggiori opportunità. L’utilizzo dei cinque fattori di perdita della natura identificati dalla Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (IPBES), ciascuno dei quali può essere collegato a una serie di attività e impatti aziendali, fornisce un quadro di riferimento per identificare i rischi materiali tra le aziende e nei portafogli (Figura 1). Le informazioni fornite dalle aziende su molti di questi temi non sono uniformi, ma le iniziative esterne forniscono input preziosi: ad esempio, i dati sulla deforestazione di Forests 500 e CDP Forests; plastiche della Fondazione Ellen MacArthur; i dati sulle sostanze chimiche della Ellen MacArthur; i dati sulle sostanze chimiche di ChemSec; dati sulla qualità delle acque reflue provenienti dalle agenzie di regolamentazione e da CDP Water; e una serie di dati della World Benchmarking Alliance. La perdita di natura e biodiversità è un tema complesso e in rapida evoluzione. Le condizioni economiche del 2022 potrebbero essere un ostacolo agli sforzi per ridurre la perdita di natura, ma nel tempo l’entità dei rischi aumenterà la pressione per ridurre gli impatti e rimediare ai danni. Pietre miliari come la COP15 delle Nazioni Unite su un accordo globale sulla biodiversità, le relative proposte normative e iniziative come la Task Force for Nature-related Financial Disclosures per l’informativa finanziaria sulla natura daranno un’indicazione del ritmo dell’evoluzione evoluzione e rimarranno al centro della nostra ricerca e impegno. (abstract by BC Communication)

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La biodiversità della COP15 riuscirà ad avere la sua rivincita?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 agosto 2022

A cura di Joe Horrocks-Taylor, Senior Associate, Analista Investimento Responsabile di Columbia Threadneedle Investments Nel dicembre 2022, mentre tutti gli occhi saranno puntati sulla Coppa del Mondo di calcio maschile del Qatar, una conferenza di diplomatici tenterà una “rimonta” per invertire la rotta nella crisi della biodiversità. L’eredità dei vertici mondiali sulla biodiversità è equiparabile a quella della più scarsa delle squadre di calcio. Dal 1992 le COP sulla biodiversità hanno sempre offerto uno spettacolo di opportunità mancate, promesse non mantenute e auto-sabotaggi. Tuttavia, forse, questa volta potrebbe essere diverso? Nel 1992 la Convenzione sulla Diversità Biologica è stato il primo accordo globale a coprire tutti gli aspetti della biodiversità. Gli obiettivi principali erano tre: la conservazione della biodiversità, l’uso sostenibile delle sue componenti e l’equa condivisione dei benefici derivanti dalle risorse genetiche. Nei trent’anni successivi, l’ordine del giorno per la biodiversità a livello globale è stato deludente. Gli Obiettivi di Aichi rappresentano il fallimento più significativo: di questi venti obiettivi, lanciati nel 2010 per invertire la perdita di biodiversità entro il 2020, non ne è stato raggiunto nemmeno uno. Tuttavia, con il riconoscimento della doppia crisi del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità, è cresciuta la speranza che l’inattività della politica globale sulla biodiversità possa cambiare.La bozza del piano d’azione che sostituirà gli Obiettivi di Aichi – il post-2020 Global Biodiversity Framework (GBF) – vuole essere l’equivalente naturalistico dell’Accordo sul clima di Parigi. Pubblicato nel 2021, il quadro stabilisce 21 obiettivi. Tra i punti salienti figurano gli obiettivi di conservazione del 30% della terra e del mare entro il 2030, l’aumento degli investimenti nella biodiversità fino a 200 miliardi di dollari all’anno, la riduzione dei pesticidi di almeno due terzi e l’eliminazione dello scarico dei rifiuti di plastica. Sebbene vi siano margini di miglioramento, noi di Columbia Threadneedle, in quanto investitori responsabili, riteniamo che l’ambizione piuttosto forte della bozza del GBF sia promettente. I chiari obiettivi quantitativi che stabilisce consentono di misurare le aziende e le attività rispetto a un parametro comune, supportano il nostro impegno con le aziende nell’incoraggiarle ad agire sulla biodiversità e fungono da catalizzatore per potenziare l’azione di investitori e aziende.Il Global Biodiversity Framework non si è trovato una strada spianata verso la ratifica. Il COVID-19 ha ritardato di due anni il cruciale vertice della COP15 per la firma del GBF. Infine, a giugno 2022 è stato confermato che l’incontro sarebbe stato spostato da Kunming, in Cina, a Montreal, in Canada, e che si sarebbe svolto a dicembre 2022. L’incertezza sui tempi e sulla sede ha ostacolato la costruzione del consenso prima del vertice. I timori che i Paesi partecipanti siano ancora divisi su molti temi della biodiversità sono stati confermati dai limitati progressi compiuti nelle riunioni pre-vertice del 2022 che si sono svolte a Ginevra e Nairobi. I punti chiave rimangono il volume dei flussi finanziari per la biodiversità verso i Paesi in via di sviluppo, l’obiettivo di conservare il 30% della terra e del mare entro il 2030 e la graduale eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente. Come afferma Li Shuo di Greenpeace, “per evitare un incendio a Montreal, i prossimi cinque mesi sono fondamentali”. Per ulteriori informazioni si veda il sito internet di Columbia Threadneedle Investments: http://www.columbiathreadneedle.it

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Ambiente, clima, biodiversità. Estinzioni senza colpe

Posted by fidest press agency su domenica, 24 luglio 2022

Immaginate l’urlo di terrore dei dinosauri quando un asteroide si abbatté sulla Terra provocandone l’estinzione. La nube sollevata dall’impatto oscurò il cielo, diminuì i raggi solari e provocò un inverno lungo decenni. Quando la nube si dissolse definitivamente tre quarti delle specie viventi si erano estinte. Questo lo scenario della catastrofe che sconvolse la Terra 66 milioni di anni fa. Eppure, la vita tornò. Non c’erano più i dinosauri ma altri essere viventi. Il nostro Pianeta ha avuto, in precedenza, altri quattro eventi catastrofici tra i 444 e i 200 milioni di anni fa che hanno provocato estinzioni di massa. Tutto ciò può essere inserito nella storia evolutiva della Terra, considerato che nel tempo è scomparso il 99% dei quattro miliardi di specie presenti nel nostro Mondo. Tre degli eventi catastrofici hanno causato il raffreddamento e due il riscaldamento globale. Sono eventi che vanno inseriti nell’arco temporale di centinaia di milioni di anni che hanno determinato la fine di una specie e la nascita di altre vite. Oltre agli eventi naturali, anche gli esseri umani hanno avuto un impatto sull’ambiente e non solo dai processi di industrializzazione che si sono succeduti dal 1700 in poi. L’idea che l’uomo vivesse in equilibrio con l’ambiente circostante non corrisponde alle valutazione di quanto accaduto, infatti, c’è una sovrapposizione temporale tra l’arrivo dell’uomo e l’estinzione della megafauna – 178 dei più grandi mammiferi – dovuta alla caccia. Nell’8.000 a.C. c’erano 5 milioni di persone nel Mondo che hanno ucciso centinaia di specie che non avremo mai più. L’espansione dell’agricoltura è stata uno dei maggiori impatti dell’umanità sull’ambiente. Nel corso del tempo l’uso del suolo è stato modificato. Secoli fa la maggior parte della Terra era selvaggia: foreste e praterie dominavano il paesaggio. Oggi, la metà dei terreni abitabili è utilizzata per l’agricoltura, il che ha diminuito la biodiversità ma ha permesso di produrre cibo più che sufficiente per tutti, anche se mal distribuito. L’utilizzo della tecnologia ha consentito di aumentare la resa delle coltivazioni: a livello globale, per produrre la stessa quantità di colture del 1961, abbiamo bisogno solo del 30% dei terreni agricoli, il che consente di ripristinare gli ambienti precedenti (“Our World in Data”). Anno 2100. New York, Amburgo, Hong Kong, Londra, Cairo, Copenhagen e Roma sono invase dall’acqua. Da quando lo strato di ghiaccio artico e antartico si è sciolto, il mare ha sommerso la Danimarca, i Paesi Bassi, il Belgio e il Bangladesh. Nelle latitudini temperate il clima è diventato tropicale, nelle Prealpi crescono pini e cipressi, più a sud il clima è saheliano. E’ lo scenario temuto del cambiamento climatico cui concorre l’effetto serra, quando i valori di emissione dei gas sono eccessivi, provocando il riscaldamento globale. Non tutto è dovuto all’impronta umana, considerato che anche gli ambienti naturali – vulcani, paludi, sedimenti oceanici – contribuiscono a tale effetto. Possiamo intervenire per la nostra parte. (Articolo pubblicato sul quotidiano LaRagione del 21 luglio 2022) Primo Mastrantoni, Aduc http://www.aduc.it

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La festa dell’olio e della biodiversità in Tuscia

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 Maggio 2022

Dal 2 al 5 giugno, degustazioni nei celebri frantoi di Canino (VT), visite guidate e passeggiate a cavallo alla scoperta della terra dell’olio in Tuscia, del Canino DOP e del territorio. Un olio che ha origini molto antiche, comprovate dalla presenza nella zona di produzione di olivi millenari. Il ritrovamento di numerosi reperti archeologici di epoca etrusca, quali vasi e affreschi che riproducono scene di raccolta delle olive, fanno ritenere che la coltivazione dell’olivo sia stata introdotta da popolazioni etrusche. La particolarità di questo olio, dalle alte qualità organolettiche, è dovuta al suo disciplinare di lavorazione che prevede la lavorazione al massimo entro 12 ore dalla raccolta. Il Canino è inoltre un olio extravergine ricco in polifenoli, vitamina E, antiossidanti, secoridoidi e steroli. Particolarmente indicato per il benessere cardiovascolare e per contrastare i radicali liberi. Siinizia il 2 giugno con la visita guidata al Museo Archeologico Nazionale di Vulci e la degustazione al Frantoio Cerrosughero di Laura De Parri. Venerdì 3 giugno è in programma la visita al centro storico di Canino e al Museo della Ricerca Archeologica e, a seguire, una degustazione presso l’Oleificio Sociale Cooperativo di Canino. Il 4 giugno è prevista la visita all’Azienda Agricola frantoio I&P di Paolo Borzatta e una passeggiata a cavallo a cura dell’Ass.ne Ippica Santa Lucia. Il programma si conclude domenica 5 giugno con un’escursione avventura alla scoperta del territorio di Canino – a cura dell’Ass.ne Archeotrekking Vulci Canino – e la degustazione presso la Coop Olivicola di Canino.Frantoi in Festa è un evento ideato dalla DMO La Francigena e le vie del gusto in Tuscia in collaborazione con il Comune di Canino e in sinergia con tutti gli operatori locali.

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La biodiversità in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Maggio 2022

Pur rappresentando solo lo 0.2% della superficie delle terre emerse, l’Italia è uno dei paesi al mondo più ricchi di biodiversità, sia vegetale che animale, un patrimonio fortemente diversificato per l’eterogeneità del territorio e che continua ad arricchirsi nel tempo, come testimonia la scoperta appena effettuata dal CREA, con il suo Centro di Ricerca Foreste e Legno, che ha rinvenuto in Calabria e Basilicata una nuova specie di lepidottero, appartenente alla famiglia Noctuidae, insomma una sorta di farfalla notturna. Phragmatiphila parenzani, questo il nome attribuito alla nuova specie – dedicata al prof. Paolo Parenzan, fra i massimi esperti italiani – si distingue dalla analoga Phragmatiphila nexa presente a nord del Po per il disegno sulle ali, la morfologia degli apparati genitali e per la sequenza del DNA mitocondriale utilizzata in tassonomia (DNA barcoding). Diversamente dall’altra legata principalmente ad ambienti aperti, la nuova specie frequenta esclusivamente foreste umide di diversa tipologia e a diversa quota come castagneti, abetine, ontanete, alimentandosi di graminacee tipiche di ambienti umidi. «Si tratta di una falena, cioè un lepidottero dall’attività notturna. Questa specie è stata appena scoperta, ma le sue popolazioni potrebbero essere già minacciate. Gli scenari climatici disponibili, infatti, prevedono un’accentuata riduzione delle precipitazioni in ambiente mediterraneo, che può incidere negativamente sulle foreste umide, il suo habitat.» – ha spiegato Stefano Scalercio ricercatore del CREA Foreste e Legno, autore della scoperta insieme a Axel Hausmann dello Zoologische Staatssamlung di Monaco di Baviera – «La specie sorella, presente nel resto d’Europa, è protetta in alcuni paesi dalla legislazione nazionale e non possiamo escludere che possa essere meritevole di protezione anche la “nostra” specie. Questo però potremo dirlo solo a valle di ricerche mirate alla quantificazione delle sue popolazioni e alla loro variazione negli anni».

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Proteggere la biodiversità, proteggere le economie

Posted by fidest press agency su martedì, 26 aprile 2022

A cura di Pauline Grange, gestore investimento responsabile e Jess Williams, analista, investimento responsabile di Columbia Threadneedle Investments.L’importanza della biodiversità è appena percettibile, ma di ampio respiro. Traiamo beneficio da suoli ricchi, dall’impollinazione, dalle risorse naturali, dallo stoccaggio del carbonio e da molto altro ancora. Eppure le attività umane hanno ridotto la fauna selvatica del pianeta in media del 68% rispetto a 46 anni fa. Siamo sempre più consapevoli che la perdita di biodiversità rappresenta un grosso problema. Da un punto di vista degli investimenti, la sua importanza economica non può certo essere sottovalutata, se non altro perché la natura e i servizi che fornisce rappresentano un valore economico di 44.000 miliardi di dollari, ovvero più del 50% del PIL mondiale. Distruggendo la biodiversità, distruggiamo la possibilità di coesistere in modo sostenibile con la natura.Gli investimenti che si allineano all’SDG numero 12 delle Nazioni Unite, la gestione sostenibile delle risorse, mirano ad apportare soluzioni ad alcuni di questi problemi. John Deere, leader globale nella fornitura di attrezzature agricole. è tra le aziende più innovative nel campo dell’agricoltura di precisione, una tecnologia chiave per ottimizzare la sostenibilità delle prassi agronomiche. Data la sua posizione dominante sul mercato, può avere un impatto enorme. La sua tecnologia di irrorazione, per esempio, consente di evitare trattamenti eccessivi grazie ad ugelli controllati singolarmente. Inoltre, Deere stima che la tecnologia di precisione possa ridurre del 77% l’uso di erbicidi e pesticidi, sostanze chimiche la cui produzione è ad alta intensità di carbonio.La regolamentazione sta guidando anche la necessità di trattamenti mirati, dal momento che l’UE e l’ONU stanno per introdurre normative finalizzate a ridurre drasticamente l’uso di pesticidi, come la strategia “dal produttore al consumatore” dell’UE. Oltre ad aiutare i clienti agricoli ad aumentare la propria sostenibilità e a conformarsi ai nuovi regolamenti, l’agricoltura di precisione ha senso anche dal punto di vista economico, in quanto permette un uso più efficiente dei fattori produttivi e il miglioramento dei rendimenti, aspetti molto importanti in un contesto di aumento dell’inflazione.La seconda parte della Conferenza delle Nazioni Unite sulla Biodiversità (COP15) è iniziata ad aprile a Kunming, in Cina. Ci aspettiamo una maggiore attenzione a questo argomento da parte dei leader globali, non da ultimo perché, contrariamente al carbonio, il processo di comprensione e quantificazione del problema è ancora all’inizio. http://www.columbiathreadneedle.it

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Salviamo il mondo con la biodiversità

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 aprile 2022

Perugia Venerdì 22 aprile 2022, dalle ore 17, all’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie ed Ambientali DSA3 – Università degli Studi di Perugia, presso l’Abbazia di San Pietro, si terrà l’incontro “Salviamo il mondo con la biodiversità. L’importanza degli Orti Botanici”, organizzato dal CAMS Centro di Ateneo per i Musei Scientifici dell’Università degli Studi di Perugia, in collaborazione con l’Associazione weTree e con il patrocinio della Sezione Umbro-Marchigiana della Società Botanica Italiana.Sarà l’occasione per la consegna del “Premio weTree” (5.000 euro) da parte della Presidente Ilaria Borletti Buitoni al progetto vincitore per la riqualificazione dell’Orto Botanico di Perugia.Ideatori del progetto vincitore dal titolo “Reinventing hortus, una nuova visione per l’Orto Botanico di Perugia” sono gli Architetti Paesaggisti Francesca Capellini e Marco Nelli.Il Premio weTree per la riqualificazione dell’Orto Botanico di Perugia è dedicato alla scienziata americana Rachel Carson per aver reso l’ecologia e la biodiversità un argomento popolare. I saluti istituzionali saranno portati da Maurizio Oliviero, Rettore dell’Università degli Studi di Perugia – Andrea Romizi, Sindaco del Comune di Perugia – David Grohmann, Direttore del C.A.M.S. Centro di Ateneo per i Musei Scientifici dell’Università degli Studi di Perugia – Gaetano Martino, Direttore del Dipartimento di Scienze Agrarie ed Ambientali DSA3 dell’Università degli Studi di Perugia.

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Allarme biodiversità: 31.000 specie animali e vegetali sono a rischio estinzione

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 Maggio 2021

Cambiamento climatico, inquinamento, ma anche conflitti, epidemie e tanti altri fattori stanno mettendo a rischio la biodiversità del pianeta. Gli ecosistemi naturali sono in calo in media del 47% rispetto al loro stato primordiale e più di 31.000 delle specie animali e vegetali esaminate (il 27% del totale) sono a rischio estinzione[3]. In più, dall’alba della civiltà umana a oggi è andato perduto l’82% dei mammiferi selvatici e, dalla preistoria, l’integrità biologica è in calo del 23%[4]. Un quadro complesso, che richiede sforzi comuni anche da parte delle aziende e delle istituzioni. È proprio per questo che BNP Paribas Asset Management (‘BNPP AM’) e la non-profit CDP (Carbon Disclosure Project) hanno annunciato oggi una partnership per approfondire e favorire lo sviluppo di parametri comuni sulla reportistica aziendale relativa alla biodiversità. Due gli elementi su cui è necessario moltiplicare l’impegno, anche sotto il profilo degli investimenti sostenibili: l’acqua e le foreste. Secondo l’analisi internazionale svolta da BNP Paribas Asset Management sui propri portafogli – presentata oggi in occasione dell’evento Biodiversity 2021: come investire nella tutela e nel recupero della biodiversità – solo il 17% delle aziende quotate in cui la società investe divulgano dati sull’esposizione allo stress idrico e all’intensità idrica. In media queste imprese attingono il 6% dell’acqua di cui necessitano da aree sottoposte ad uno stress idrico. Rispetto alla media mondiale, però, gli investimenti sovrani di BNPP AM sono relativamente meno esposti allo stress idrico. Per quanto riguarda le foreste, l’esposizione ai settori più inclini a contribuire ai rischi di deforestazione è costituita per più di un terzo da società con una struttura di regole o di tracciabilità insufficiente, se non del tutto assente.Con il supporto di BNPP AM, CDP inizierà a sviluppare un quadro condiviso a livello globale di parametri aziendali di reportistica sulla biodiversità, in grado di intensificare l’impegno in favore della natura nel settore privato.CDP, che gestisce un sistema globale di disclosure ambientale, sta espandendo il suo operato per rafforzare la protezione e il recupero delle risorse naturali. La partnership con BNPP AM punterà ad accrescere la sensibilità su questo progetto creando un nuovo modello per la reportistica sulla biodiversità e, così facendo, consentire l’integrazione su scala globale dei dati sulla biodiversità negli investimenti, nelle attività aziendali e nel processo decisionale politico.

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Mario Draghi e la biodiversità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2021

“Benissimo il presidente Mario Draghi sul riferimento alla biodiversità tra i punti centrali dell’azione del nuovo governo e sulla necessità di rivedere il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. E’ finalmente arrivato il momento di sanare il vulnus dell’assenza dal Piano di programmi per la natura”.Lo dichiara la Lipu-BirdLife Italia al termine dell’intervento al Senato del presidente del Consiglio, Mario Draghi, in occasione del voto di fiducia al nuovo Governo.”E’ fondamentale correggere il grave errore commesso con la completa esclusione dei programmi di conservazione della biodiversità dall’attuale Piano – dichiara Danilo Selvaggi, direttore generale della Lipu – Un’esclusione che rappresenta una violazione formale del Regolamento europeo, che chiede di includere progetti di conservazione della biodiversità nel 37% di risorse dedicate alla transizione ecologica, e soprattutto sostanziale, perché non può esserci alcuna ripresa verde se non ponendo al centro la biodiversità e il buon uso del capitale naturale. Lo ha detto molto bene il presidente Draghi riferendosi ai tre pilastri Persone, Pianeta e Prosperità. Del resto, è il senso stesso del Next Generation EU e della sua corretta attuazione a livello di stati membri. “Restauro degli habitat, corretta gestione della rete Natura 2000, programmi per le specie in via di estinzione, tutela della biodiversità marina e valorizzazione delle bellezze naturali italiane sono le cinque linee d’azione indicate dalla Lipu, che avrebbero senza dubbio, in modo diretto e indiretto, anche un effetto economico positivo. Siamo certi – conclude Selvaggi – che il presidente Draghi e il ministro Cingolani sapranno opportunamente intervenire”.

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L’UE, Leonardo DiCaprio e la Global Wildlife Conservation insieme per la biodiversità

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 dicembre 2020

Il mondo e la missione della Global Wildlife Conservation di conservare la diversità della vita sulla Terra.La Commissaria per i Partenariati internazionali, Jutta Urpilainen, ha dichiarato: “La biodiversità è minacciata in tutto il mondo; la pandemia in corso ha reso ancora più evidente il fatto che proteggere ecosistemi preziosi è fondamentale per la vita della fauna selvatica. Ne va della nostra stessa esistenza. Sono lieta che la Global Wildlife Conservation, Leonardo DiCaprio e l’Unione europea facciano squadra per intensificare gli sforzi di protezione della biodiversità e garantire una ripresa verde per le persone e per il pianeta dopo la crisi COVID-19”.Il totale dei finanziamenti stanziati dall’UE per la cooperazione internazionale nella protezione della biodiversità e degli ecosistemi ha raggiunto 1 miliardo di € per il periodo 2014-2020. L’UE è stato il primo e resta il più importante donatore del parco nazionale di Virunga, con sovvenzioni pari a 83 milioni di € dal 2014.

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Difendere la biodiversità di produzione

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

Hanno nomi impossibili – rocuronio, cisatracurio, midazolam, propofol – e una sorte in comune: a marzo 2020 hanno registrato un aumento della domanda tra il 128% e il 782% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Farmaci e principi attivi “dimenticati”, per lo più iniettivi, funzionali alle prestazioni erogate nelle terapie intensive, sono venuti improvvisamente alla ribalta dei fabbisogni farmaceutici regionali mettendo a dura prova la capacità di risposta delle imprese degli equivalenti e accendendo i riflettori su un’esigenza vitale per il settore sanitario: mantenere in vita una “biodiversità di produzione” indispensabile alla sostenibilità del SSN, non solo in casi straordinari come quello della pandemia. Sotto la lente – in una survey che ha coinvolto direttamente le imprese associate a Egualia – le strategie utilizzate per gestire l’alto grado di complessità e l’urgenza produttiva registrata tra febbraio e aprile. Nella prima fase emergenziale, nel periodo di massima criticità, il 58% delle imprese ha visto aumentare la domanda di farmaci e di queste ben il 93% è riuscita a soddisfare completamente o parzialmente l’aumento della domanda; inoltre, il 58% del totale ha riorientato la produzione verso le categorie di prodotti a maggior rischio di carenza. Riguardo al grado di intensità con cui le aziende hanno messo in atto diverse strategie per incrementare la produzione il 71% ha indicato di aver fatto ricorso alle scorte di magazzino, il 57% di aver usufruito di deroghe emergenziali da parte delle autorità per velocizzare la disponibilità di prodotto sul mercato, il 57% di aver aumentato i turni di lavoro e previsto straordinari per il personale, il 21% di aver impegnato nuovo personale per la produzione, il 50% di aver utilizzato la leva dell’importazione, e il 14%, infine, di aver acquistato nuovi macchinari. La survey mette anche chiaramente in evidenza i colli di bottiglia che hanno aggiunto criticità al percorso: oltre il 57% delle imprese ha indicato di essere stata ostacolata dalla penuria o assenza di elementi necessari alla produzione; il 73% di aver avuto problemi ad approvvigionarsi di principi attivi; il 54% ha avuto la stessa difficoltà con gli intermedi di sintesi; il 43% ha lamentato interruzioni anomale della supply chain. Le attese degli operatori per l’immediato futuro si concentrano sul rendere la catena di approvvigionamento più sicura e meno soggetta a fluttuazioni (96%) cui si aggiunge il desiderio di moltiplicare il numero delle fonti di approvvigionamento lungo ogni fase produttiva diversificando il rischio (88%).Rispetto ai farmaci di vecchia generazione, per il 38% delle aziende intervistate sarebbe necessaria una revisione dei criteri di prezzo per questi prodotti da parte degli ospedali. Altri – 27%- sono favorevoli all’introduzione di meccanismi per l’abbattimento dei costi di produzione (attraverso sgravi fiscali) e infine una parte ridotta indica la possibile soluzione nella destinazione di sovvenzioni statali per le imprese.

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Come misurare la biodiversità dei boschi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

Sempre più spesso si sente parlare di biodiversità, vale a dire del mondo animale e vegetale che ci circonda, che nel volgere di pochi anni è entrato purtroppo in una fase di grande difficoltà dovuta sia ai cambiamenti climatici che alle azioni spesso sconsiderate dell’uomo.Anche la biodiversità forestale non è rimasta immune da queste pericolose interferenze, ed è proprio per cercare di conoscerla meglio e valorizzarla che Veneto Agricoltura sta portando a termine (deadline 30 novembre 2020) un interessante progetto europeo nell’ambito del Programma Interreg Italia-Austria.Stiamo parlando di “BIOD4 – Nuovi strumenti per la valorizzazione della biodiversità degli ecosistemi forestali transfrontalieri”, un progetto che vede quale capofila proprio Veneto Agricoltura, mentre i soggetti partner sono l’Università di Padova – Dipartimento Territorio e Sistemi Agroforestali e la Camera dell’Agricoltura (Landwirtschftskammer) del Tirolo autriaco.Ma quale è l’obiettivo di “BIOD4”? In pratica, attraverso un set di indicatori, messi a punto dall’Università di Padova nel corso di un biennio (2019-2020) di indagini e rilievi sperimentali condotti nelle tre aree individuate dal progetto, vale a dire la Foresta del Cansiglio, la Foresta di Ampezzo (Ud) e i boschi del Tirolo, è stato possibile definire per le foreste montane pure o miste il livello di biodiversità presente. Più dettagliatamente, grazie a questi indicatori, è ora possibile conoscere la biodiversità strutturale di un bosco, nonché la sua biodiversità specifica correlata alla presenza di specie floristiche, di legno morto a terra o in piedi, di specie di interesse conservazionistico, di elementi morfologici caratterizzanti, ecc.Questi indicatori e parametri ben definiti rappresentano in sostanza il metodo “BIOD4” per “fotografare” la biodiversità di un bosco.La loro rapida applicazione in bosco e la conseguente elaborazione sono poi alla base di un prototipo standard di certificazione elaborato dai partner del progetto. Prototipo che successivamente potrà essere implementato nei più diffusi standard di certificazione di gestione forestale sostenibile attualmente esistenti, al fine di sostenere e promuovere la commercializzazione del prodotto legnoso proveniente da foreste ricche di biodiversità.Va infine ricordato che l’ecosistema forestale produce anche molti servizi a beneficio della società, e la biodiversità ne è il motore trainante. Anche in questo ambito il progetto “BIOD4” propone le modalità con le quali una serie di servizi ecosistemici, quali ad esempio l’osservazione del bramito del cervo e il forest bathing, pratica questa di recente ingresso negli usi e costumi degli italiani, possono venire sviluppati e migliorati in un territorio in grado di esprimere un ricco livello di biodiversità. Informazioni ulteriori sul progetto si possono trovare su: https://biodelta4.eu/it/

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Progetto: “I custodi della biodiversità”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2020

Dal 10 ottobre al 1° novembre 2020, al via 4 weekend di educazione ambientale per circa 300 studenti delle scuole elementari e medie delle zone limitrofe ai boschi ripristinati e messi in sicurezza nell’ambito della campagna Mosaico Verde. Dalla Val di Sella (Trentino-Alto Adige) al Parco Regionale di Portofino (Liguria), dal Parco Nazionale Foreste Casentinesi (Toscana) al Parco Regionale Valle del Treja (Lazio) e dal Parco Nazionale del Gargano (Puglia) fino al Parco Nazionale del Pollino (Basilicata).Un percorso educativo che vuole avvicinare i più piccoli alle tematiche ambientali e della biodiversità attraverso incontri e attività laboratoriali e di ricerca sul campo insieme ad esperti del settore.

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Biodiversità: insetti a rischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

Non può esserci agricoltura senza biodiversità, per questo bisogna agire in modo rapido per proteggere i nostri ecosistemi – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. La crisi del coronavirus ha mostrato la nostra vulnerabilità e l’importanza di ripristinare il giusto equilibrio tra natura e attività umana. Le prove dell’impoverimento della biodiversità e degli effetti dei cambiamenti climatici sono già evidenti. Una delle conseguenze più preoccupanti è la diminuzione degli insetti impollinatori, come le farfalle e le api, messe in pericolo da cattive pratiche quali l’uso indiscriminato di pesticidi e l’abbandono delle colture.Gli insetti sono i piccoli braccianti che la natura mette a disposizione dei coltivatori: senza di loro l’agricoltura non potrebbe produrre frutti. L’innalzamento delle temperature sta inoltre causando la scomparsa di alcune specie adatte ai climi freddi, a favore di altre che preferiscono temperature più calde – spiega Tiso.La nuova Strategia sulla Biodiversità 2030 dell’Unione Europea ha l’obiettivo di proteggere la natura e invertire il degrado degli ecosistemi. Per arrestare il declino degli uccelli e degli insetti si raccomanda in particolare di ridurre l’uso dei pesticidi chimici in genere, dimezzando quali più pericolosi.
Pochi giorni fa, tuttavia, la Corte dei conti europea ha avvertito che le attuali politiche non sono sufficienti per proteggere gli insetti impollinatori, sempre più a rischio per colpa dei pesticidi, mentre gli Stati membri fanno pressione per ridurre ulteriormente i vincoli ambientali. Ci troviamo ancora una volta di fronte al paradosso di un’Europa che si impegna a fare dell’agricoltura biologica una priorità, mentre gli Stati membri remano in direzione contraria rifiutando di adottare misure più stringenti. Per tradurre in realtà gli obiettivi della nuova strategia europea per la biodiversità, c’è bisogno di un deciso cambio di passo e di mentalità.

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Biodiversità 2030 e Farm to Fork che saranno discusse nel prossimo Consiglio europeo Agri-Fish

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2020

Nella prossima riunione del Consiglio Agri-Fish di lunedì i Ministri dell’Agricoltura discuteranno le due Strategie UE che fanno riferimento alla difesa della biodiversità e alla sostenibilità dei sistemi agroalimentari, presentate lo scorso 20 maggio dalla Commissione UE: “Biodiversità 2030” e “Farm to Fork”, insieme al nuovo Quadro Finanziario delle risorse dedicate a conseguirne gli ambiziosi obiettivi. Anche in vista di questo importante appuntamento la Coalizione #CambiamoAgricoltura ha inviato nei giorni scorsi una circostanziata lettera alla Ministra Teresa Bellanova per chiedere il massimo sostegno dell’Italia a queste Strategie, fondamentali per l’avvio di una reale transizione ecologica della nostra agricoltura nel segno del Green Deal europeo.La Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura, forte del sostegno di oltre 60 sigle nazionali di associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica, ha sottolineato alla titolare del MIPAAF l’importanza di perseguire le due Strategie europee attraverso l’individuazione di nuovi e sfidanti obiettivi quantitativi coerenti con il Green Deal, da recepire nel Piano Strategico che l’Italia, al pari degli altri Paesi Membri, dovrà redigere per l’attuazione della PAC 2020-2027. Al centro della riforma per la PAC post-2020 c’è infatti la “politica agricola orientata ai risultati” intesa come generatrice di esternalità ambientali e sociali, oggettive e misurabili, che deve segnare il superamento dell’approccio basato sulla erogazione di sussidi proporzionali alle superfici in possesso degli agricoltori.La Coalizione #CambiamoAgricoltura auspica inoltre il sostegno del nostro Governo ad una più forte aderenza a regole e obiettivi climatico-ambientali stabiliti dalla UE quali condizioni per l’erogazione degli aiuti PAC ed esprime la sua preoccupazione per alcune delle modifiche fino ad oggi proposte nell’ambito del Consiglio Agri-Fish che vogliono invece indebolire proprio la componente ambientale della futura PAC.Rispetto alla discussione sul quadro finanziario, la Coalizione #CambiamoAgricoltura condivide l’esigenza di assicurare alla politica agricola risorse adeguate per poter raggiungere gli obiettivi ambientali ambiziosi indicati dalle Strategie europee, assicurando però un nuovo approccio per una reale transizione ecologica nell’agricoltura. Le Associazioni esprimono per questo soddisfazione per le risorse aggiuntive rese disponibili per lo Sviluppo Rurale, ma sollevano preoccupazioni per la discussione all’interno del Consiglio europeo sui meccanismi di attribuzione dei fondi agli obiettivi ambientali e climatici, dai quali dipende in gran parte l’efficacia delle misure che verranno intraprese. La Coalizione #CambiamoAgricoltura chiede che il 40% delle risorse PAC siano destinate ad azioni dedicate direttamente alla lotta ai cambiamenti climatici e per arrestare la perdita della biodiversità.Con la lettera inviata alla Ministra la Coalizione #CambiamoAgricoltura ha rinnovato alla Ministra Bellanova la propria disponibilità a dare un contributo a tutte le fasi di redazione del Piano Strategico Nazionale della PAC, secondo le indicazioni esplicite della Commissione Europea. Il processo partecipato con tutti gli attori sociali ed economici interessati, avviato a febbraio e bloccato dall’emergenza Covid19, deve ripartire al più presto e forte di una vasta condivisione, evitando il rischio di derive corporative, deve essere finalizzato all’identificazione degli obiettivi della programmazione della PAC post 2020, tappe fondamentali nel senso della transizione ecologica della nostra agricoltura. http://www.cambiamoagricoltura.it

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“La biodiversità va protetta”

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

30 anni dopo Rio parte anche da San Michele l’appello per una gestione d’insieme della biodiversità. Science pubblica l’appello mondiale di 20 ricercatori. C’è anche la FEM. Nel summit mondiale svoltosi nel 1992 a Rio de Janeiro, i leader mondiali concordarono una strategia globale di “sviluppo sostenibile” che include tra i suoi pilastri fondamentali la Convenzione sulla Diversità Biologica sottoscritta, ad oggi, da 193 Paesi e nota per aver portato alla definizione di biodiversità come la conosciamo oggi.In questo quadro recentemente la Conferenza della Parti ha concordato e pubblicato una prima bozza sulla strategia post-2020 in cui, però, la diversità genetica sarebbe menzionata tangenzialmente e soprattutto sarebbe esclusivamente riferita alle specie domestiche e di interesse agricolo. La questione ha indotto un gruppo di circa 20 ricercatori da tutto il mondo a intervenire attivamente scrivendo una lettera, pubblicata di recente, sulla rivista internazionale Science. Nel documento si afferma che la diversità genetica dovrebbe essere messa al centro per tutte le specie, siano esse selvatiche o no, in ogni programma di gestione e conservazione della biodiversità. Nuovi obiettivi saranno concordati alla Convenzione sulla diversità biologica di ottobre.Articolo BBC https://www.bbc.com/news/science-environment-51754772

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Biodiversità: il PE chiede obiettivi vincolanti a livello UE e globale

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2020

Il Parlamento ha adottato, per alzata di mano, la sua posizione in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità del 2020 (COP 15), che si terrà a ottobre a Kunming (Cina).Per arrestare l’attuale tendenza alla perdita globale di biodiversità, la conferenza dovrebbe portare a un accordo su obiettivi giuridicamente vincolanti con scadenze ben precise, chiari indicatori di prestazione e meccanismi di revisione inter pares o di segnalazione sulla base di norme comuni.Il Parlamento vuole che la prossima strategia sulla biodiversità per il 2030 garantisca all’UE un ruolo centrale, ad esempio:
assicurando che almeno il 30% del territorio dell’UE sia costituito da aree naturali
ripristinando almeno il 30 % degli ecosistemi danneggiati
integrando maggiormente la biodiversità in tutte le politiche
istituendo un obiettivo di spesa chiaro per l’integrazione della biodiversità nel bilancio a lungo termine 2021-2027 di un minimo del 10%
Infine, i deputati sottolineano il bisogno di assumere degli impegni forti a favore di sistemi alimentari e di agricoltura sostenibili, compresi obiettivi di riduzione vincolanti a livello dell’UE sull’uso di pesticidi.
Per il Parlamento, la tutela della biodiversità è sempre stata una priorità. La Convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità è stata istituita il 29 dicembre 1993. Una delegazione del Parlamento europeo parteciperà alla sua quindicesima riunione a Kunming, in Cina, dal 19 ottobre al 1 novembre 2020.

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Campagna ParchixilClima e la biodiversità

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 luglio 2019

Sabaudia. E’ la cifra stanziata dal Ministero dell’Ambiente per la campagna ParchixilClima e la biodiversità i cui soggetti beneficiari saranno i 23 Parchi nazionali italiani. Per l’Ente Parco Nazionale del Circeo sono a disposizione circa 3 milioni di euro.Entro il 2 agosto anche il Parco del Circeo valuterà e presenterà progetti che abbiano attinenza ad interventi di efficienza energetica degli immobili propri e dei Comuni inseriti nel perimetro dell’area protetta, impianti di piccola dimensione di produzione di energia da fonti rinnovabili, infrastrutture e servizi di mobilità sostenibile, riforestazione e rimboschimento sostenibile. Tutti coerenti e finalizzati alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici da parte degli Enti Parco nazionali di cui alla legge quadro 6 dicembre 1991, n. 394 e s.m. e i.
“Questo bando – ha dichiarato il direttore del Parco del Circeo, Paolo Cassola – rappresenta anche per il nostro Ente e il suo territorio un segnale importante, una concreta opportunità per portare beneficio sulla criticità legata ai cambiamenti climatici, creando una ricaduta diretta positiva sulle comunità che abitano e frequentano il Parco del Circeo. Non dimentichiamo che già con il fatto di esserci ed essere protetto questa area di 8mila ettari permette di fissare circa 400mila tonnellate di CO2, un’azione fondamentale per la nostra salute e quella del nostro pianeta”.
“Non ci faremo – sottolinea Cassola – sfuggire quindi questa occasione di finanziamento e gli uffici sono già al lavoro. Ci stiamo in particolare concentrando, in collaborazione dei Comuni, su una rete di piste ciclopedonabili all’interno dell’area protetta e per la realizzazione di interventi di gestione forestale sostenibile, in particolare per il potenziamento dell’attività antincendio boschivo”. (foto girandola copyright fratelli d’Italia)

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Rapporto Onu su perdita biodiversità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 Maggio 2019

Il rapporto sulla biodiversità pubblicato oggi dall’ONU lancia l’allarme sull’enorme perdita di specie a causa dall’impatto umano. Per le Nazioni Unite sono necessarie azioni urgenti per proteggere le foreste, gli oceani e occorrono cambiamenti radicali nella produzione e nel consumo di cibo.Il rapporto del Gruppo intergovernativo per la Biodiversità e i Servizi Ecosistemici (IPBES) avverte inoltre che un milione di specie sono a rischio di estinzione, più che in ogni altro momento nella storia umana.«Quanto emerge da questo rapporto è devastante. Nonostante il ruolo fondamentale della biodiversità nella conservazione della vita sul Pianeta, il prevalere degli interessi economici ha portato ad un tale sfruttamento delle risorse naturali da rischiare ora conseguenze irreversibili», afferma Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. «Per mantenere le temperature globali sotto il grado e mezzo ed uscire dalla crisi climatica che stiamo attraversando, è urgente combinare una drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica con la conservazione della biodiversità, prestando particolare attenzione agli ecosistemi naturalmente capaci di immagazzinare grandi quantità di carbonio, come le foreste torbiere», conclude Borghi.
Il rapporto IPBES rivela che le attività umane hanno “significativamente modificato” la maggior parte degli ecosistemi terrestri e marini. Si afferma che il 40 per cento dell’ambiente marino globale mostra “gravi alterazioni” a seguito delle pressioni umane e che la “ricchezza e abbondanza” degli ecosistemi marini è in declino.
«I nostri oceani sostengono tutta la vita sulla Terra», afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace Italia. «Invece di saccheggiare i mari per ottenere profitti a breve termine, i governi dovrebbero mettere la sostenibilità al centro delle proprie politiche. Il rapporto ONU conferma infatti che i meccanismi esistenti per proteggere i nostri oceani non funzionano. Oggi solo l’1 per cento dei mari globali è protetto e non esiste uno strumento legale che consenta la creazione di santuari nelle acque internazionali».Per Greenpeace c’è bisogno di un accordo globale che protegga almeno il 30 per cento dei nostri oceani entro il 2030. Si tratterebbe di un’opportunità unica per i governi di lavorare insieme per salvaguardare la biodiversità marina, garantire la sicurezza alimentare a milioni di persone e avere oceani sani, ovvero una grande risorsa per contrastare i cambiamenti climatici.Il rapporto IPBES afferma infine che fattori come il cambiamento dell’uso del suolo, cambiamenti climatici e i livelli di consumo sono aumentati a livelli senza precedenti.
«Accogliamo con favore la richiesta di un’azione urgente per cambiare le nostre abitudini alimentari, in modo da ridurre il consumo di carne e latticini la cui produzione intensiva ha effetti negativi ormai ben documentati sulla biodiversità, i cambiamenti climatici e la salute umana», dichiara Federica Ferrario, responsabile della campagna agricoltura di Greenpeace Italia.Per Greenpeace dimezzare produzione e consumo di carne e prodotti lattiero-caseari entro il 2050 deve diventare una priorità a livello politico, dal momento che non c’è più tempo da perdere.

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