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Posts Tagged ‘biodiversità’

Allarme biodiversità: 31.000 specie animali e vegetali sono a rischio estinzione

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 Maggio 2021

Cambiamento climatico, inquinamento, ma anche conflitti, epidemie e tanti altri fattori stanno mettendo a rischio la biodiversità del pianeta. Gli ecosistemi naturali sono in calo in media del 47% rispetto al loro stato primordiale e più di 31.000 delle specie animali e vegetali esaminate (il 27% del totale) sono a rischio estinzione[3]. In più, dall’alba della civiltà umana a oggi è andato perduto l’82% dei mammiferi selvatici e, dalla preistoria, l’integrità biologica è in calo del 23%[4]. Un quadro complesso, che richiede sforzi comuni anche da parte delle aziende e delle istituzioni. È proprio per questo che BNP Paribas Asset Management (‘BNPP AM’) e la non-profit CDP (Carbon Disclosure Project) hanno annunciato oggi una partnership per approfondire e favorire lo sviluppo di parametri comuni sulla reportistica aziendale relativa alla biodiversità. Due gli elementi su cui è necessario moltiplicare l’impegno, anche sotto il profilo degli investimenti sostenibili: l’acqua e le foreste. Secondo l’analisi internazionale svolta da BNP Paribas Asset Management sui propri portafogli – presentata oggi in occasione dell’evento Biodiversity 2021: come investire nella tutela e nel recupero della biodiversità – solo il 17% delle aziende quotate in cui la società investe divulgano dati sull’esposizione allo stress idrico e all’intensità idrica. In media queste imprese attingono il 6% dell’acqua di cui necessitano da aree sottoposte ad uno stress idrico. Rispetto alla media mondiale, però, gli investimenti sovrani di BNPP AM sono relativamente meno esposti allo stress idrico. Per quanto riguarda le foreste, l’esposizione ai settori più inclini a contribuire ai rischi di deforestazione è costituita per più di un terzo da società con una struttura di regole o di tracciabilità insufficiente, se non del tutto assente.Con il supporto di BNPP AM, CDP inizierà a sviluppare un quadro condiviso a livello globale di parametri aziendali di reportistica sulla biodiversità, in grado di intensificare l’impegno in favore della natura nel settore privato.CDP, che gestisce un sistema globale di disclosure ambientale, sta espandendo il suo operato per rafforzare la protezione e il recupero delle risorse naturali. La partnership con BNPP AM punterà ad accrescere la sensibilità su questo progetto creando un nuovo modello per la reportistica sulla biodiversità e, così facendo, consentire l’integrazione su scala globale dei dati sulla biodiversità negli investimenti, nelle attività aziendali e nel processo decisionale politico.

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Mario Draghi e la biodiversità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2021

“Benissimo il presidente Mario Draghi sul riferimento alla biodiversità tra i punti centrali dell’azione del nuovo governo e sulla necessità di rivedere il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. E’ finalmente arrivato il momento di sanare il vulnus dell’assenza dal Piano di programmi per la natura”.Lo dichiara la Lipu-BirdLife Italia al termine dell’intervento al Senato del presidente del Consiglio, Mario Draghi, in occasione del voto di fiducia al nuovo Governo.”E’ fondamentale correggere il grave errore commesso con la completa esclusione dei programmi di conservazione della biodiversità dall’attuale Piano – dichiara Danilo Selvaggi, direttore generale della Lipu – Un’esclusione che rappresenta una violazione formale del Regolamento europeo, che chiede di includere progetti di conservazione della biodiversità nel 37% di risorse dedicate alla transizione ecologica, e soprattutto sostanziale, perché non può esserci alcuna ripresa verde se non ponendo al centro la biodiversità e il buon uso del capitale naturale. Lo ha detto molto bene il presidente Draghi riferendosi ai tre pilastri Persone, Pianeta e Prosperità. Del resto, è il senso stesso del Next Generation EU e della sua corretta attuazione a livello di stati membri. “Restauro degli habitat, corretta gestione della rete Natura 2000, programmi per le specie in via di estinzione, tutela della biodiversità marina e valorizzazione delle bellezze naturali italiane sono le cinque linee d’azione indicate dalla Lipu, che avrebbero senza dubbio, in modo diretto e indiretto, anche un effetto economico positivo. Siamo certi – conclude Selvaggi – che il presidente Draghi e il ministro Cingolani sapranno opportunamente intervenire”.

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L’UE, Leonardo DiCaprio e la Global Wildlife Conservation insieme per la biodiversità

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 dicembre 2020

Il mondo e la missione della Global Wildlife Conservation di conservare la diversità della vita sulla Terra.La Commissaria per i Partenariati internazionali, Jutta Urpilainen, ha dichiarato: “La biodiversità è minacciata in tutto il mondo; la pandemia in corso ha reso ancora più evidente il fatto che proteggere ecosistemi preziosi è fondamentale per la vita della fauna selvatica. Ne va della nostra stessa esistenza. Sono lieta che la Global Wildlife Conservation, Leonardo DiCaprio e l’Unione europea facciano squadra per intensificare gli sforzi di protezione della biodiversità e garantire una ripresa verde per le persone e per il pianeta dopo la crisi COVID-19”.Il totale dei finanziamenti stanziati dall’UE per la cooperazione internazionale nella protezione della biodiversità e degli ecosistemi ha raggiunto 1 miliardo di € per il periodo 2014-2020. L’UE è stato il primo e resta il più importante donatore del parco nazionale di Virunga, con sovvenzioni pari a 83 milioni di € dal 2014.

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Difendere la biodiversità di produzione

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

Hanno nomi impossibili – rocuronio, cisatracurio, midazolam, propofol – e una sorte in comune: a marzo 2020 hanno registrato un aumento della domanda tra il 128% e il 782% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Farmaci e principi attivi “dimenticati”, per lo più iniettivi, funzionali alle prestazioni erogate nelle terapie intensive, sono venuti improvvisamente alla ribalta dei fabbisogni farmaceutici regionali mettendo a dura prova la capacità di risposta delle imprese degli equivalenti e accendendo i riflettori su un’esigenza vitale per il settore sanitario: mantenere in vita una “biodiversità di produzione” indispensabile alla sostenibilità del SSN, non solo in casi straordinari come quello della pandemia. Sotto la lente – in una survey che ha coinvolto direttamente le imprese associate a Egualia – le strategie utilizzate per gestire l’alto grado di complessità e l’urgenza produttiva registrata tra febbraio e aprile. Nella prima fase emergenziale, nel periodo di massima criticità, il 58% delle imprese ha visto aumentare la domanda di farmaci e di queste ben il 93% è riuscita a soddisfare completamente o parzialmente l’aumento della domanda; inoltre, il 58% del totale ha riorientato la produzione verso le categorie di prodotti a maggior rischio di carenza. Riguardo al grado di intensità con cui le aziende hanno messo in atto diverse strategie per incrementare la produzione il 71% ha indicato di aver fatto ricorso alle scorte di magazzino, il 57% di aver usufruito di deroghe emergenziali da parte delle autorità per velocizzare la disponibilità di prodotto sul mercato, il 57% di aver aumentato i turni di lavoro e previsto straordinari per il personale, il 21% di aver impegnato nuovo personale per la produzione, il 50% di aver utilizzato la leva dell’importazione, e il 14%, infine, di aver acquistato nuovi macchinari. La survey mette anche chiaramente in evidenza i colli di bottiglia che hanno aggiunto criticità al percorso: oltre il 57% delle imprese ha indicato di essere stata ostacolata dalla penuria o assenza di elementi necessari alla produzione; il 73% di aver avuto problemi ad approvvigionarsi di principi attivi; il 54% ha avuto la stessa difficoltà con gli intermedi di sintesi; il 43% ha lamentato interruzioni anomale della supply chain. Le attese degli operatori per l’immediato futuro si concentrano sul rendere la catena di approvvigionamento più sicura e meno soggetta a fluttuazioni (96%) cui si aggiunge il desiderio di moltiplicare il numero delle fonti di approvvigionamento lungo ogni fase produttiva diversificando il rischio (88%).Rispetto ai farmaci di vecchia generazione, per il 38% delle aziende intervistate sarebbe necessaria una revisione dei criteri di prezzo per questi prodotti da parte degli ospedali. Altri – 27%- sono favorevoli all’introduzione di meccanismi per l’abbattimento dei costi di produzione (attraverso sgravi fiscali) e infine una parte ridotta indica la possibile soluzione nella destinazione di sovvenzioni statali per le imprese.

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Come misurare la biodiversità dei boschi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

Sempre più spesso si sente parlare di biodiversità, vale a dire del mondo animale e vegetale che ci circonda, che nel volgere di pochi anni è entrato purtroppo in una fase di grande difficoltà dovuta sia ai cambiamenti climatici che alle azioni spesso sconsiderate dell’uomo.Anche la biodiversità forestale non è rimasta immune da queste pericolose interferenze, ed è proprio per cercare di conoscerla meglio e valorizzarla che Veneto Agricoltura sta portando a termine (deadline 30 novembre 2020) un interessante progetto europeo nell’ambito del Programma Interreg Italia-Austria.Stiamo parlando di “BIOD4 – Nuovi strumenti per la valorizzazione della biodiversità degli ecosistemi forestali transfrontalieri”, un progetto che vede quale capofila proprio Veneto Agricoltura, mentre i soggetti partner sono l’Università di Padova – Dipartimento Territorio e Sistemi Agroforestali e la Camera dell’Agricoltura (Landwirtschftskammer) del Tirolo autriaco.Ma quale è l’obiettivo di “BIOD4”? In pratica, attraverso un set di indicatori, messi a punto dall’Università di Padova nel corso di un biennio (2019-2020) di indagini e rilievi sperimentali condotti nelle tre aree individuate dal progetto, vale a dire la Foresta del Cansiglio, la Foresta di Ampezzo (Ud) e i boschi del Tirolo, è stato possibile definire per le foreste montane pure o miste il livello di biodiversità presente. Più dettagliatamente, grazie a questi indicatori, è ora possibile conoscere la biodiversità strutturale di un bosco, nonché la sua biodiversità specifica correlata alla presenza di specie floristiche, di legno morto a terra o in piedi, di specie di interesse conservazionistico, di elementi morfologici caratterizzanti, ecc.Questi indicatori e parametri ben definiti rappresentano in sostanza il metodo “BIOD4” per “fotografare” la biodiversità di un bosco.La loro rapida applicazione in bosco e la conseguente elaborazione sono poi alla base di un prototipo standard di certificazione elaborato dai partner del progetto. Prototipo che successivamente potrà essere implementato nei più diffusi standard di certificazione di gestione forestale sostenibile attualmente esistenti, al fine di sostenere e promuovere la commercializzazione del prodotto legnoso proveniente da foreste ricche di biodiversità.Va infine ricordato che l’ecosistema forestale produce anche molti servizi a beneficio della società, e la biodiversità ne è il motore trainante. Anche in questo ambito il progetto “BIOD4” propone le modalità con le quali una serie di servizi ecosistemici, quali ad esempio l’osservazione del bramito del cervo e il forest bathing, pratica questa di recente ingresso negli usi e costumi degli italiani, possono venire sviluppati e migliorati in un territorio in grado di esprimere un ricco livello di biodiversità. Informazioni ulteriori sul progetto si possono trovare su: https://biodelta4.eu/it/

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Progetto: “I custodi della biodiversità”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2020

Dal 10 ottobre al 1° novembre 2020, al via 4 weekend di educazione ambientale per circa 300 studenti delle scuole elementari e medie delle zone limitrofe ai boschi ripristinati e messi in sicurezza nell’ambito della campagna Mosaico Verde. Dalla Val di Sella (Trentino-Alto Adige) al Parco Regionale di Portofino (Liguria), dal Parco Nazionale Foreste Casentinesi (Toscana) al Parco Regionale Valle del Treja (Lazio) e dal Parco Nazionale del Gargano (Puglia) fino al Parco Nazionale del Pollino (Basilicata).Un percorso educativo che vuole avvicinare i più piccoli alle tematiche ambientali e della biodiversità attraverso incontri e attività laboratoriali e di ricerca sul campo insieme ad esperti del settore.

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Biodiversità: insetti a rischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

Non può esserci agricoltura senza biodiversità, per questo bisogna agire in modo rapido per proteggere i nostri ecosistemi – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. La crisi del coronavirus ha mostrato la nostra vulnerabilità e l’importanza di ripristinare il giusto equilibrio tra natura e attività umana. Le prove dell’impoverimento della biodiversità e degli effetti dei cambiamenti climatici sono già evidenti. Una delle conseguenze più preoccupanti è la diminuzione degli insetti impollinatori, come le farfalle e le api, messe in pericolo da cattive pratiche quali l’uso indiscriminato di pesticidi e l’abbandono delle colture.Gli insetti sono i piccoli braccianti che la natura mette a disposizione dei coltivatori: senza di loro l’agricoltura non potrebbe produrre frutti. L’innalzamento delle temperature sta inoltre causando la scomparsa di alcune specie adatte ai climi freddi, a favore di altre che preferiscono temperature più calde – spiega Tiso.La nuova Strategia sulla Biodiversità 2030 dell’Unione Europea ha l’obiettivo di proteggere la natura e invertire il degrado degli ecosistemi. Per arrestare il declino degli uccelli e degli insetti si raccomanda in particolare di ridurre l’uso dei pesticidi chimici in genere, dimezzando quali più pericolosi.
Pochi giorni fa, tuttavia, la Corte dei conti europea ha avvertito che le attuali politiche non sono sufficienti per proteggere gli insetti impollinatori, sempre più a rischio per colpa dei pesticidi, mentre gli Stati membri fanno pressione per ridurre ulteriormente i vincoli ambientali. Ci troviamo ancora una volta di fronte al paradosso di un’Europa che si impegna a fare dell’agricoltura biologica una priorità, mentre gli Stati membri remano in direzione contraria rifiutando di adottare misure più stringenti. Per tradurre in realtà gli obiettivi della nuova strategia europea per la biodiversità, c’è bisogno di un deciso cambio di passo e di mentalità.

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Biodiversità 2030 e Farm to Fork che saranno discusse nel prossimo Consiglio europeo Agri-Fish

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2020

Nella prossima riunione del Consiglio Agri-Fish di lunedì i Ministri dell’Agricoltura discuteranno le due Strategie UE che fanno riferimento alla difesa della biodiversità e alla sostenibilità dei sistemi agroalimentari, presentate lo scorso 20 maggio dalla Commissione UE: “Biodiversità 2030” e “Farm to Fork”, insieme al nuovo Quadro Finanziario delle risorse dedicate a conseguirne gli ambiziosi obiettivi. Anche in vista di questo importante appuntamento la Coalizione #CambiamoAgricoltura ha inviato nei giorni scorsi una circostanziata lettera alla Ministra Teresa Bellanova per chiedere il massimo sostegno dell’Italia a queste Strategie, fondamentali per l’avvio di una reale transizione ecologica della nostra agricoltura nel segno del Green Deal europeo.La Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura, forte del sostegno di oltre 60 sigle nazionali di associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica, ha sottolineato alla titolare del MIPAAF l’importanza di perseguire le due Strategie europee attraverso l’individuazione di nuovi e sfidanti obiettivi quantitativi coerenti con il Green Deal, da recepire nel Piano Strategico che l’Italia, al pari degli altri Paesi Membri, dovrà redigere per l’attuazione della PAC 2020-2027. Al centro della riforma per la PAC post-2020 c’è infatti la “politica agricola orientata ai risultati” intesa come generatrice di esternalità ambientali e sociali, oggettive e misurabili, che deve segnare il superamento dell’approccio basato sulla erogazione di sussidi proporzionali alle superfici in possesso degli agricoltori.La Coalizione #CambiamoAgricoltura auspica inoltre il sostegno del nostro Governo ad una più forte aderenza a regole e obiettivi climatico-ambientali stabiliti dalla UE quali condizioni per l’erogazione degli aiuti PAC ed esprime la sua preoccupazione per alcune delle modifiche fino ad oggi proposte nell’ambito del Consiglio Agri-Fish che vogliono invece indebolire proprio la componente ambientale della futura PAC.Rispetto alla discussione sul quadro finanziario, la Coalizione #CambiamoAgricoltura condivide l’esigenza di assicurare alla politica agricola risorse adeguate per poter raggiungere gli obiettivi ambientali ambiziosi indicati dalle Strategie europee, assicurando però un nuovo approccio per una reale transizione ecologica nell’agricoltura. Le Associazioni esprimono per questo soddisfazione per le risorse aggiuntive rese disponibili per lo Sviluppo Rurale, ma sollevano preoccupazioni per la discussione all’interno del Consiglio europeo sui meccanismi di attribuzione dei fondi agli obiettivi ambientali e climatici, dai quali dipende in gran parte l’efficacia delle misure che verranno intraprese. La Coalizione #CambiamoAgricoltura chiede che il 40% delle risorse PAC siano destinate ad azioni dedicate direttamente alla lotta ai cambiamenti climatici e per arrestare la perdita della biodiversità.Con la lettera inviata alla Ministra la Coalizione #CambiamoAgricoltura ha rinnovato alla Ministra Bellanova la propria disponibilità a dare un contributo a tutte le fasi di redazione del Piano Strategico Nazionale della PAC, secondo le indicazioni esplicite della Commissione Europea. Il processo partecipato con tutti gli attori sociali ed economici interessati, avviato a febbraio e bloccato dall’emergenza Covid19, deve ripartire al più presto e forte di una vasta condivisione, evitando il rischio di derive corporative, deve essere finalizzato all’identificazione degli obiettivi della programmazione della PAC post 2020, tappe fondamentali nel senso della transizione ecologica della nostra agricoltura. http://www.cambiamoagricoltura.it

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“La biodiversità va protetta”

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

30 anni dopo Rio parte anche da San Michele l’appello per una gestione d’insieme della biodiversità. Science pubblica l’appello mondiale di 20 ricercatori. C’è anche la FEM. Nel summit mondiale svoltosi nel 1992 a Rio de Janeiro, i leader mondiali concordarono una strategia globale di “sviluppo sostenibile” che include tra i suoi pilastri fondamentali la Convenzione sulla Diversità Biologica sottoscritta, ad oggi, da 193 Paesi e nota per aver portato alla definizione di biodiversità come la conosciamo oggi.In questo quadro recentemente la Conferenza della Parti ha concordato e pubblicato una prima bozza sulla strategia post-2020 in cui, però, la diversità genetica sarebbe menzionata tangenzialmente e soprattutto sarebbe esclusivamente riferita alle specie domestiche e di interesse agricolo. La questione ha indotto un gruppo di circa 20 ricercatori da tutto il mondo a intervenire attivamente scrivendo una lettera, pubblicata di recente, sulla rivista internazionale Science. Nel documento si afferma che la diversità genetica dovrebbe essere messa al centro per tutte le specie, siano esse selvatiche o no, in ogni programma di gestione e conservazione della biodiversità. Nuovi obiettivi saranno concordati alla Convenzione sulla diversità biologica di ottobre.Articolo BBC https://www.bbc.com/news/science-environment-51754772

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Biodiversità: il PE chiede obiettivi vincolanti a livello UE e globale

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2020

Il Parlamento ha adottato, per alzata di mano, la sua posizione in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità del 2020 (COP 15), che si terrà a ottobre a Kunming (Cina).Per arrestare l’attuale tendenza alla perdita globale di biodiversità, la conferenza dovrebbe portare a un accordo su obiettivi giuridicamente vincolanti con scadenze ben precise, chiari indicatori di prestazione e meccanismi di revisione inter pares o di segnalazione sulla base di norme comuni.Il Parlamento vuole che la prossima strategia sulla biodiversità per il 2030 garantisca all’UE un ruolo centrale, ad esempio:
assicurando che almeno il 30% del territorio dell’UE sia costituito da aree naturali
ripristinando almeno il 30 % degli ecosistemi danneggiati
integrando maggiormente la biodiversità in tutte le politiche
istituendo un obiettivo di spesa chiaro per l’integrazione della biodiversità nel bilancio a lungo termine 2021-2027 di un minimo del 10%
Infine, i deputati sottolineano il bisogno di assumere degli impegni forti a favore di sistemi alimentari e di agricoltura sostenibili, compresi obiettivi di riduzione vincolanti a livello dell’UE sull’uso di pesticidi.
Per il Parlamento, la tutela della biodiversità è sempre stata una priorità. La Convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità è stata istituita il 29 dicembre 1993. Una delegazione del Parlamento europeo parteciperà alla sua quindicesima riunione a Kunming, in Cina, dal 19 ottobre al 1 novembre 2020.

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Campagna ParchixilClima e la biodiversità

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 luglio 2019

Sabaudia. E’ la cifra stanziata dal Ministero dell’Ambiente per la campagna ParchixilClima e la biodiversità i cui soggetti beneficiari saranno i 23 Parchi nazionali italiani. Per l’Ente Parco Nazionale del Circeo sono a disposizione circa 3 milioni di euro.Entro il 2 agosto anche il Parco del Circeo valuterà e presenterà progetti che abbiano attinenza ad interventi di efficienza energetica degli immobili propri e dei Comuni inseriti nel perimetro dell’area protetta, impianti di piccola dimensione di produzione di energia da fonti rinnovabili, infrastrutture e servizi di mobilità sostenibile, riforestazione e rimboschimento sostenibile. Tutti coerenti e finalizzati alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici da parte degli Enti Parco nazionali di cui alla legge quadro 6 dicembre 1991, n. 394 e s.m. e i.
“Questo bando – ha dichiarato il direttore del Parco del Circeo, Paolo Cassola – rappresenta anche per il nostro Ente e il suo territorio un segnale importante, una concreta opportunità per portare beneficio sulla criticità legata ai cambiamenti climatici, creando una ricaduta diretta positiva sulle comunità che abitano e frequentano il Parco del Circeo. Non dimentichiamo che già con il fatto di esserci ed essere protetto questa area di 8mila ettari permette di fissare circa 400mila tonnellate di CO2, un’azione fondamentale per la nostra salute e quella del nostro pianeta”.
“Non ci faremo – sottolinea Cassola – sfuggire quindi questa occasione di finanziamento e gli uffici sono già al lavoro. Ci stiamo in particolare concentrando, in collaborazione dei Comuni, su una rete di piste ciclopedonabili all’interno dell’area protetta e per la realizzazione di interventi di gestione forestale sostenibile, in particolare per il potenziamento dell’attività antincendio boschivo”. (foto girandola copyright fratelli d’Italia)

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Rapporto Onu su perdita biodiversità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 Maggio 2019

Il rapporto sulla biodiversità pubblicato oggi dall’ONU lancia l’allarme sull’enorme perdita di specie a causa dall’impatto umano. Per le Nazioni Unite sono necessarie azioni urgenti per proteggere le foreste, gli oceani e occorrono cambiamenti radicali nella produzione e nel consumo di cibo.Il rapporto del Gruppo intergovernativo per la Biodiversità e i Servizi Ecosistemici (IPBES) avverte inoltre che un milione di specie sono a rischio di estinzione, più che in ogni altro momento nella storia umana.«Quanto emerge da questo rapporto è devastante. Nonostante il ruolo fondamentale della biodiversità nella conservazione della vita sul Pianeta, il prevalere degli interessi economici ha portato ad un tale sfruttamento delle risorse naturali da rischiare ora conseguenze irreversibili», afferma Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. «Per mantenere le temperature globali sotto il grado e mezzo ed uscire dalla crisi climatica che stiamo attraversando, è urgente combinare una drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica con la conservazione della biodiversità, prestando particolare attenzione agli ecosistemi naturalmente capaci di immagazzinare grandi quantità di carbonio, come le foreste torbiere», conclude Borghi.
Il rapporto IPBES rivela che le attività umane hanno “significativamente modificato” la maggior parte degli ecosistemi terrestri e marini. Si afferma che il 40 per cento dell’ambiente marino globale mostra “gravi alterazioni” a seguito delle pressioni umane e che la “ricchezza e abbondanza” degli ecosistemi marini è in declino.
«I nostri oceani sostengono tutta la vita sulla Terra», afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace Italia. «Invece di saccheggiare i mari per ottenere profitti a breve termine, i governi dovrebbero mettere la sostenibilità al centro delle proprie politiche. Il rapporto ONU conferma infatti che i meccanismi esistenti per proteggere i nostri oceani non funzionano. Oggi solo l’1 per cento dei mari globali è protetto e non esiste uno strumento legale che consenta la creazione di santuari nelle acque internazionali».Per Greenpeace c’è bisogno di un accordo globale che protegga almeno il 30 per cento dei nostri oceani entro il 2030. Si tratterebbe di un’opportunità unica per i governi di lavorare insieme per salvaguardare la biodiversità marina, garantire la sicurezza alimentare a milioni di persone e avere oceani sani, ovvero una grande risorsa per contrastare i cambiamenti climatici.Il rapporto IPBES afferma infine che fattori come il cambiamento dell’uso del suolo, cambiamenti climatici e i livelli di consumo sono aumentati a livelli senza precedenti.
«Accogliamo con favore la richiesta di un’azione urgente per cambiare le nostre abitudini alimentari, in modo da ridurre il consumo di carne e latticini la cui produzione intensiva ha effetti negativi ormai ben documentati sulla biodiversità, i cambiamenti climatici e la salute umana», dichiara Federica Ferrario, responsabile della campagna agricoltura di Greenpeace Italia.Per Greenpeace dimezzare produzione e consumo di carne e prodotti lattiero-caseari entro il 2050 deve diventare una priorità a livello politico, dal momento che non c’è più tempo da perdere.

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Elezioni europee, le proposte della Lipu per una maggiore tutela della biodiversità

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

Proteggere i siti Natura 2000, riformare le politiche agricole in un’ottica di reale sostenibilità, invertire il declino delle specie, salvare i mari e gli oceani, combattere con efficacia i cambiamenti climatici, rafforzare i progetti di cultura ecologica, educazione e volontariato ambientale.Sono i sei grandi temi, con le relative proposte, che la Lipu-BirdLife Italia indirizza ai candidati alle elezioni del Parlamento europeo del prossimo 26 maggio. Un appuntamento cruciale per le sorti della natura del continente: di fronte alla scomparsa della natura, testimoniata dalla rarefazione degli uccelli marini e degli ambienti agricoli, degli insetti impollinatori e degli habitat naturali, è doveroso rafforzare le politiche di conservazione di specie e ambienti sulla scia delle buone politiche che l’Unione europea ha dimostrato di saper attuare nella legislatura 2014-2019, per esempio la difesa delle direttive Habitat e Uccelli o il sostegno ai programmi Life.Le proposte della Lipu (inserite in un documento pubblicato da oggi alla pagina http://www.lipu.it/pdf/Schede_manifesto.pdf) chiedono all’Europa la protezione della rete europea della biodiversità, la rete Natura 2000, attraverso una piena applicazione delle direttive Uccelli e Habitat, da attuarsi attraverso un adeguato stanziamento di fondi, la sinergia con le principali politiche comunitarie come agricoltura, pesca, energia e trasporti, nonché l’aumento delle connessioni ecologiche e la resilienza degli ecosistemi.
Quanto al tema cruciale dell’Agricoltura la Lipu chiede che si approvi una riforma della Pac post 2020 che veda lo stanziamento del 50% delle risorse a favore dell’ambiente e del clima, la fine del sostegno all’agricoltura intensiva e una procedura di approvazione dei pesticidi più rigorosa e trasparente, con il divieto di tutti i neonicotinoidi, del Glifosato e dei principi attivi impattanti sulla fauna selvatica.Altro capitolo fondamentale è il tema delle specie in declino, da combattere attraverso piani d’azione, il sostegno all’attività di monitoraggio delle specie protette dalle direttive, il sostegno a iniziative di riqualificazione ambientale e l’impegno per il ripristino della legalità in materia di bracconaggio e traffico illegale di specie animali. Ai futuri parlamentari la Lipu chiede anche maggiori tutele degli uccelli in tema di caccia e la promozione di una più decisa lotta al fenomeno del bracconaggio.Altri due capitoli essenziali delle proposte della Lipu sono la tutela del mare e la lotta ai cambiamenti climatici. In tema di mare, occorre una mappatura urgente per individuare i punti sensibili delle specie marine e degli habitat alle pressioni esercitate dalle attività umane, un’efficace gestione della rete Natura 2000 all’interno delle aree protette marine, il raggiungimento dell’obiettivo di ridurre del 50% i rifiuti di plastica entro il 2020 e la garanzia che gli Stati membri applichino le norme di pesca per evitare catture accidentali di uccelli marini, cetacei e tartarughe.Sul fronte dei cambiamenti climatici la richiesta della Lipu è quella di un forte impegno per la riduzione di almeno il 55% dei gas a effetto serra, unitamente a un aumento del 40% dell’efficienza energetica e del 45% delle energie rinnovabili entro il 2030, pur minimizzando nel contempo gli impatti degli impianti sulla biodiversità.Infine, non certo per importanza, il tema della comunicazione e della cultura ecologica, per il quale occorre, tra le altre cose, che l’Unione europea adotti una strategia complessiva di valorizzazione della natura, che includa attività di comunicazione, promozione culturale, eventi, programmi educativi atti a coinvolgere più profondamente i cittadini e a rafforzare l’identità “ambientalista” dell’Unione europea.

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Primo rapporto Fao sullo stato della biodiversità nel mondo

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 febbraio 2019

Il modello attuale di agricoltura, industriale ed estensivo, alla base dei nostri sistemi alimentari è al collasso, con gravi ripercussioni anche per la nostra salute. È questa la conclusione del rapporto Stato della biodiversità mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura che la Fao ha pubblicato oggi illustrando prove preoccupanti rispetto al danno irreversibile e catastrofico sulla biodiversità del nostro pianeta, in particolare quella legata al cibo. Il rapporto denuncia, tra le altre cose, la riduzione nella diversità delle coltivazioni e delle razze da cui dipende la nostra alimentazione, la distruzione di habitat e terre destinate alle coltivazione e la gestione insostenibile delle risorse naturali.
«Sono anni che Slow Food denuncia questi pericoli e ogni tanto abbiamo avuto la sensazione di predicare nel vuoto. Oggi la situazione sta cambiando, ci pare che la gente sia più sensibile, ma forse non ci si rende conto della gravità del problema: un conto è una perdita, un conto è un collasso catastrofico. Dobbiamo sperare di essere ancora in tempo evitare questa estinzione di massa ma abbiamo bisogno dell’impegno di tutti, non solo della Fao e di Slow Food, ma di tutta la gente di buona volontà» commenta Piero Sardo presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità.Il rapporto presenta una ricerca approfondita ed è il primo nel suo genere, ma il soggetto trattato è il cuore della missione di Slow Food. Dal 1996 l’associazione internazionale si batte per la salvaguardia del nostro pianeta: con l’Arca del Gusto, un catalogo di cibi a rischio di estinzione che ha da poco raggiunto il traguardo del 5.000esimo prodotto censito; con i Presìdi Slow Food che promuovono e tutelano agricoltori e produttori che lavorano in armonia con l’ambiente e che promuovono tecniche favorevoli alla biodiversità locale; con numerose campagne che denunciano l’insostenibilità dell’attuale modello di produzione. Slow Food lavora insieme alla Fao da molto tempo per definire e sviluppare un modello migliore per i consumatori, per i produttori e per il pianeta. Inoltre, il presidente di Slow Food Carlo Petrini è da diversi anni ambasciatore speciale della Fao in Europa per Fame Zero, ulteriore prova di affinità tra le due organizzazioni.Non resta più molto tempo. Abbiamo 10 anni per invertire lo stato attuale delle cose o si rischia un collasso totale e irreversibile. E questo cambio di rotta si può innescare rinforzando le conoscenze e le tecnologie moderne con i saperi tradizionali, ridefinendo il nostro approccio all’agricoltura e alla produzione di cibo, ponendo la tutela della biodiversità e l’ecologia al centro delle agende politiche. A ogni livello, dalle piccole produzioni fino ai governi, è necessario adottare regolamenti – come ad esempio le politiche agricole comunitarie in Europa – che proteggano la biodiversità alimentare e agricola.
Non dobbiamo perdere le speranze che lo stato attuale possa cambiare. Il successo dei progetti di Slow Food ne è la prova. Dobbiamo agire insieme, e dobbiamo agire subito, per salvare il nostro cibo, per salvare il nostro pianeta, per salvarci.

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Il riso italiano e la sua biodiversità

Posted by fidest press agency su martedì, 13 novembre 2018

Il riso è una bandiera della nostra tradizione gastronomica e agricola. Il panorama delle varietà di riso italiano è una fonte inestimabile di geni che, per essere sfruttato a dovere, deve innanzitutto essere studiato in modo approfondito. Questo perché i geni, interagendo con l’ambiente, sono in grado di determinare l’eccezionale variabilità di forme del chicco (molto affusolato, affusolato, semi-affusolato, semi-arrotondato, arrotondato), delle pigmentazioni (nero, viola, bruno, arancione, bronzo) e degli aromi, insieme a tutte quelle altre caratteristiche morfologiche, strutturali e fisiologiche, che, nel loro insieme, costituiscono il fenotipo (ossia l’espressione dei geni) di un organismo vivente. Proprio una conoscenza completa della diversità fenotipica disponibile che completi le precedenti descrizioni genetiche è l’obiettivo dello studio pubblicato dal CREA, in collaborazione con l’Università di Milano, sulla prestigiosa rivista internazionale Scientific Reports.
Lo studio condotto presso il Laboratorio di Vercelli del Centro di Ricerca CREA Difesa e Certificazione, di concerto con CREA Agricoltura ed Ambiente, presenta la descrizione di 351 varietà di riso italiano, costituite dal 1850 a oggi e conservate nella banca del germoplasma del CREA, con particolare attenzione dedicata all’evoluzione temporale e all’integrazione con gli studi molecolari disponibili in letteratura scientifica.Le varietà sono state analizzate per sette caratteristiche morfologiche di primaria importanza agronomica e di cui è stata riscontrata una considerevole variabilità, con chiare tendenze evolutive verso taglia ridotta, precocità e preferenza di cariossidi, cioè chicchi, adatte alla vendita sui mercati internazionali.Risultati precedenti che indicavano il mantenimento della diversità genetica nelle varietà di riso Italiano non sono stati confermati, in quanto negli ultimi 20 anni si è assistito a una notevole riduzione della variabilità fenotipica, che è oggi al minimo storico per tutte le caratteristiche considerate.Lo studio fornisce una serie di informazioni quantitative e spendibili a supporto di nuovi programmi di miglioramento genetico ed inoltre costituisce la base per sviluppare modelli previsionali eco-fisiologici, utilizzabili per sviluppare strategie di adattamento della risicoltura italiana ai cambiamenti climatici.Articolo https://www.nature.com/articles/s41598-018-31909-1

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Rapporto sullo stato mondiale della biodiversità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 ottobre 2018

La natura è la nostra unica casa e l’unica strada che abbiamo per salvarla (e salvarci) è lanciare un Global Deal per la natura e le persone capace di invertire il drammatico trend della perdita della ricchezza della vita sulla Terra, base del nostro benessere e del nostro sviluppo, agendo con urgenza per garantire in modo sostenibile l’alimentazione a una popolazione crescente, limitare il riscaldamento globale a 1,5°C e ripristinare i sistemi naturali che stiamo perdendo. È questa la richiesta del Living Planet Report 2018 del WWF (realizzato con il supporto di più di 50 esperti e in collaborazione con la Zoological Society of London) lanciato oggi a livello mondiale e che, sin dalla sua prima edizione del 1998, ha sempre fornito un’istantanea della biodiversità globale e dei suoi trend. Tutte le ricerche scientifiche dimostrano l’incalcolabile importanza dei sistemi naturali per la nostra salute, il nostro benessere, la nostra alimentazione, la nostra sicurezza. Globalmente è stato stimato che la natura offre servizi che possono essere valutati intorno a 125.000 miliardi di dollari, una cifra superiore al prodotto globale lordo dei paesi di tutto il mondo, che si aggira sugli 80.000 miliardi di dollari. L’Indice del Pianeta Vivente (Living Planet Index) è un indicatore dello stato della biodiversità globale, elaborato dal WWF e dalla Zoological Society of London, che ci segnala quindi lo stato di salute della biodiversità del nostro pianeta. Pubblicato per la prima volta nel 1998, per due decenni ha registrato l’abbondanza di 16.704 popolazioni di oltre 4.000 specie di mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi (gli animali Vertebrati) in tutto il mondo. L’Indice analizza i trend di queste popolazioni, selezionate in maniera scientifca, quale misura dei cambiamenti nella biodiversità. In questa edizione 2018, la ventesima del Living Planet Report, l’indice include i dati dal 1970 al 2014 e mostra un declino globale del 60% nella dimensione delle popolazioni di vertebrati che, in pratica, significa un crollo di più della metà in meno di 50 anni.
Le minacce che stanno minando le oltre 8.500 specie a rischio di estinzione, presenti nella Lista Rossa (Red List) dell’IUCN, riguardano soprattutto il sovrasfruttamento e le modifiche degli ambienti naturali, in particolare quelle dovute all’agricoltura. Delle piante e di buona parte degli animali vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili e anfibi) che si sono estinti dal 1500 ad oggi, il 75% di queste estinzioni è stata causata dal sovrasfruttamento e dall’agricoltura. Altre minacce derivano dal cambiamento climatico, che sta diventando un driver crescente, dall’inquinamento, dalle specie invasive – che noi abbiamo spostato in tante aree del pianeta dove prima non esistevano e che fanno concorrenza a tante specie autoctone – dalle dighe e dalle miniere.L’impronta ecologica del nostro consumo. Negli ultimi 50 anni la nostra impronta ecologica, la misura del consumo delle risorse naturali, è incrementata del 190%. Creare un sistema più sostenibile richiede significativi e urgenti cambiamenti nelle attività di produzione e consumo.
Minacce e pressioni sul suolo. Nel marzo 2018 l’Intergovernamental Science/Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) ha reso nota la valutazione sul degrado dei suoli (Land Degradation and Restoration Assessment) che dimostra come oggi meno del 25% della superficie terrestre sia ancora in condizioni naturali e come nel 2050, continuando con gli attuali andamenti di sfruttamento senza invertire l’attuale tendenza, la percentuale della superficie delle terre emerse in condizioni naturali si abbasserà al 10%.
Oggi, il degrado dei suoli mina il benessere di circa 3,2 miliardi di persone nel mondo. Inoltre, nell’era moderna, le zone umide hanno perso l’87% della loro estensione. Il degrado dei terreni include anche la perdita delle foreste, un fenomeno che nelle zone temperate è stato rallentato dalle operazioni di riforestazione ma che è andato accelerandosi nelle foreste tropicali. Un’analisi in 46 paesi in area tropicale e subtropicale ha dimostrato che l’agricoltura commerciale su larga scala e l’agricoltura di sussistenza sono state responsabili rispettivamente di circa il 40% e il 33% della conversione forestale tra il 2000 e il 2010. Il 27% della deforestazione è stata causata dalla crescita urbana, dall’espansione delle infrastrutture e dalle attività minerarie. Questo degrado esercita numerosi impatti sulle specie, sulla qualità degli habitat e sul funzionamento degli ecosistemi.
“In appena 50 anni il 20% della superficie delle foreste dell’Amazzonia è scomparsa mentre gli ambienti marini del mondo hanno perso quasi la metà dei coralli negli ultimi 30 anni. Il Living Planet Report 2018 richiama ad un impegno deciso per invertire la tendenza negativa della perdita della biodiversità. Il mondo ha bisogno di una Roadmap dal 2020 al 2050 con obiettivi chiari e ben definiti, di un set di azioni credibili per ripristinare i sistemi naturali e ristabilire un livello capace di dare benessere e prosperità all’umanità”. Dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che conclude: “Per ottenere risultati è necessario intervenire subito già dalla 14° Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD, Convention on Biological Diversity, che avrà luogo in Egitto) nel prossimo novembre. È fondamentale un accordo globale, ambizioso ed efficace per la natura e la biodiversità, come è avvenuto per il cambiamento climatico in occasione della Conferenza di Parigi nel 2015”.

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12° edizione del Festival della Biodiversità

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 settembre 2018

Milano Parco Nord dal 13 al 23 settembre 2018. Il Festival di quest’anno si ispira ai valori e agli intenti stabiliti dall’UE che ha proclamato il 2018 Anno europeo del Patrimonio Culturale ”La natura, dove il passato incontra il futuro”.
L’evento di apertura si svolgerà il 13 settembre nella splendida cornice di Villa Torretta. Oltre a presentare alcuni protagonisti di questa edizione l’incontro vuole soffermarsi sul tema: Cosa è il Patrimonio? Attorno a questa parola bellissima e carica di senso si inizia una riflessione che ne sveli le origini a partire dalla saggezza greca, per poi proiettarla nel presente attuale (sostenibilità) e nel futuro (eredità). Sono invitati il filosofo Mauro Bonazzi, l’urbanista Paolo Pileri, la sociologa del turismo Matilde Ferretto, la biologa Annastella Gambini, l’agronomo Stefano Bocchi, oltre al direttore del Parco Riccardo Gini e al presidente Roberto Cornelli.
Tra gli appuntamenti musicali torna “Fino alla fine della notte” lo speciale sleeping concert a cura del complesso Enten Hitti, che mira a far addormentare il pubblico rigorosamente nel saccoapelo, in un concerto che prosegue fino al mattino; tornano anche Biagio Bagini e Gian Luigi Carlone (ex Banda Osiris), capaci di far suonare le verdure, con “Domesticazione di storie e di cervi” in anteprima nazionale e O’ Thiasos TeatroNatura con “Nel vivo” serenate, lamenti e altri canti dell’anima in ambienti naturali di e con Camilla Dell’agnola e Valentina Turrini.
Tra le novità “E cantan la cicale” concerto di Coro Ingrato, canti popolari, suoni e parole del lavoro nelle risaie della pianura lombarda; “Zingareska” di e con Elena Cherkasova, Anastasia Cherkasova e Paolo Mari, un viaggio nelle musiche nomadi dell’est europeo, della cultura russa e della tradizione italiana alternati a balli ungheresi e il rondò alla turca; “Sweet sweat” progetto di Crossway music di e con Daniela Fiorentino (clarinetto) e Fabio Bagnato (chitarre e voce) e C’era una volta spettacolo di danza con 15 danzatori a cura di Alomardanza.

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Rural Festival: dove la biodiversità agricola è di casa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 agosto 2018

Rivalta di Lesignano De’ Bagni (Parma) Sabato 8 e domenica 9 settembre 2018 torna per la quinta edizione l’appuntamento che raduna annualmente uno accanto all’altro una quarantina di agricoltori e allevatori di Emilia Romagna, Toscana e quest’anno anche Liguria, che con grande fatica e altrettanta passione, ogni giorno lavorano per tutelare e salvaguardare antiche varietà vegetali e antiche razze animali: un invito alla scoperta e all’assaggio di prodotti unici e da riscoprire. Il Rural biodiversity park a Rivalta, nel cuore della Food Valley e allo stesso tempo in un territorio collinare fatto di verde, boschi di querce, calanchi e vulcanelli di fango recentemente eletto a riserva Mab Unesco, è pronto a ospitare una nuova edizione del Rural Festival. L’idea nasce dall’impegno da parte di agricoltori e allevatori custodi dell’Emilia Romagna e Toscana, di far conoscere e assaggiare i propri prodotti dall’antica storia che parla di semplicità e genuinità. Il motto è: tornare indietro per andare avanti e guardare al futuro.
Si potrà quindi gustare la biodiversità agricola con stand gastronomici in cui assaggiare il prosciutto di maiale nero, arrosticini di pecora Cornigliese, carne fresca di Cinta Senese, arrosto di tacchino nero, pane di grano del Miracolo e Marocca di Casola, polenta Formenton Ottofile Garfagnana, testaroli della Lunigiana con farro, gnocchi di patata Cetica, polpa di pomodoro Riccio di Parma, pasta fresca all’uovo di gallina Romagnola, Tortél Dóls con mostarda, torta di patata Quarantina, erbe selvatiche, ortaggi liguri, cipolla Borettana, fagioli Zolfino al coccio, olio di Olivastra Seggianese, latte fresco di asina, formaggi unici di razze bovine e ovine, Marroni di Campora, torta di prugna Zucchella, caffè di orzo Leonessa, miele biologico reggiano, Sidro di mele di montagna, uve e vini da rari e antichi vitigni. Una mostra-mercato ma soprattutto un’esperienza diretta, da vivere con tutti i sensi negli spazi della riserva naturale del parco Barboj, tra frutti e animali di varietà e razze antiche spesso dimenticate.
Il festival, una grande festa all’aria aperta dedicata alla biodiversità agricola, ospiterà anche modelli di trattori Landini e Lamborghini prodotti tra gli anni Trenta e Cinquanta, che verranno messi in moto da esperti motoristi per la gioia dei bambini e anche di adulti appassionati. Inoltre un ricco parco animale di antiche razze, come il maiale nero di Parma, il suino di Cinta Senese, la pecora Cornigliese e Massese, il cavallo Bardigiano, l’asino Romagnolo, la vacca grigia Appeninica, Bardigiana, Ottonese e Bianca Valpadana, il tacchino nero di Parma e Piacenza, la gallina Romagnola e il pollo Valdarnese. E tutt’attorno rari vitigni autoctoni, piante e frutti dimenticati e una ricca esposizione di varietà di pomodori. Sarà presente anche lo chef di origini parmigiane Gino Campagna, molto amato dai piccoli americani, che durante il Festival terrà attività per i bambini per far conoscere la biodiversità più da vicino, ponendo l’accento su un’alimentazione di qualità. Orario: 10-20, ingresso gratuito.

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“Valorizzazione e tutela della biodiversità: dall’olivo all’olio”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 luglio 2018

Latina. 55 addetti ai lavori hanno preso parte al seminario di aggiornamento “Valorizzazione e tutela della biodiversità: dall’olivo all’olio”, organizzato dal Centro Assaggiatori Produzioni Olivicole Latina, in collaborazione con ASSAM – Agenzia per i Servizi nel Settore Agroalimentare delle Marche – col patrocinio del Comune di Sabaudia e della Camera di Commercio di Latina, ospitato sabato 30 Giugno, a Sabaudia (LT), presso il Centro Studi dell’Ente Parco Nazionale del Circeo. Tra loro 40 tra Capi Panel dell’olio vergine ed extravergine di oliva, assaggiatori iscritti all’elenco nazionale e provenienti da varie regioni e alcuni produttori della provincia di Latina presenti alla Rassegna Nazionale Oli Monovarietali 2018.Nel corso dell’incontro, suddiviso in due parti, una teorica e l’altra pratica, sono state approfondite diverse ed attuali tematiche di settore, nello specifico quelle legate ai danni provocati dal freddo dell’inverno scorso; alle modalità di recupero degli oliveti; alle problematiche del Panel test; alle strategie di valorizzazione della biodiversità olivicola; alle caratteristiche sensoriali di taluni oli monovarietali italiani, successivamente oggetto della sessione di assaggio e abbinati in degustazione ai prodotti tipici del territorio. Erano rappresentate le principali cultivar autoctone della penisola: Ascolana tenera (Marche); Tonda Iblea (Sicilia), Pendolino (Toscana); Borgiona (Umbria); Coratina (Puglia); Dritta (Abruzzo); Itrana (Lazio). Alla fine visita guidata dell’area protetta.Alla giornata di studi sono intervenuti rappresentanti istituzionali ed esperti in materia. Giada Gervasi (Sindaco di Sabaudia), Adriano Bruni (Reparto Carabinieri Biodiveristà di Fogliano) e Carlo Medici (Presidente Provincia Latina) hanno portato i saluti degli enti ospitanti. Luigi Centauri (Presidente e Capo Panel CAPOL) – soddisfatto dell’esito della manifestazione e della partecipazione – ha introdotto e moderato gli interventi in programma. Le relazioni tecniche sono state affidate a: Giorgio Pannelli (già CRA OLI sezione di Spoleto), Barbara Alfei (Capo Panel ASSAM Marche), Gianfranco De Felici (Capo Panel, esperto nazionale settore olio di oliva) e Giulio Scatolini (Capo Panel Concorso “L’Olio delle Colline”).

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“La Terra con tutta la sua vita è la nostra unica casa”

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

biodiversità“Questo messaggio deve diventare un mantra nel nostro Paese, in quanto i cambiamenti climatici stanno avendo un forte impatto sulla tenuta dell’Italia”. Lo dichiara la deputata di Forza Italia, Vincenza Labriola. “Un’estate calda, un autunno anomalo, la perdita della scansione naturale delle stagioni, la presenza di specie animali aliene, la siccità che ha colpito il nostro territorio, la perdita della biodiversità, l’inquinamento dei nostri mari: sono la punta dell’iceberg, quel che i cittadini percepiscono immediatamente sulla loro pelle. Ma dobbiamo anche mettere un freno a questi cambiamenti, che oltre a impattare l’ambiente influiscono sulle nostre economie. Non possiamo più fare finta di nulla – prosegue la deputata azzurra –, non possiamo più girarci dall’altra parte e credere che il problema sarà risolto da chi verrà dopo di noi. Forza Italia quando tornerà al governo non mancherà l’appuntamento con le sfide ambientali, facendo sì che la tecnologia e la ricerca ci portino ad una condizione di benessere economico. Il tutto affiancato dall’adozione di attente politiche di sostegno alla economia nazionale, di difesa del patrimonio ambientale e con un occhio sempre puntato alle criticità connesse ai cambiamenti climatici e alle loro conseguenze sul pianeta. Forza Italia – conclude Labriola – vuole avere l’onere, e l’onore, di centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi”.

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