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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘biologico’

Legame biologico tra carne rossa e rischio di cancro

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2021

Mangiare meno carne rossa è un consiglio medico diffuso per prevenire il cancro del colon-retto, ma finora non tutti gli esperti erano convinti che ci fosse un vero legame tra i due, non riuscendo a comprendere appieno la mutazione delle cellule coinvolte dal suo consumo. Un nuovo studio, pubblicato questa settimana sulla rivista scientifica Cancer Discovery, è riuscito a identificare le caratteristiche specifiche del danno al DNA causato da una dieta ricca di carne rossa. E incrimina quest’ultimo come cancerogeno, consentendo al tempo stesso di aprire la strada alla diagnosi precoce della malattia o allo sviluppo di nuove cure. Non si tratta di smettere del tutto di mangiare carne rossa: “Raccomando moderazione e una dieta equilibrata”, afferma Marios Giannakis, oncologo presso il Dana-Farber Cancer Institute. Gli studi scientifici hanno finora stabilito un legame tra i due chiedendo alle persone con questo cancro le loro abitudini alimentari. Ma questo tipo di lavoro dipende molto dai dati su cui si basa e nel 2019 un team di ricercatori ha creato polemiche, affermando che era altamente incerto che ridurre il consumo di carne rossa avrebbe ridotto la mortalità per cancro. “Se diciamo che la carne rossa è cancerogena, (…) deve esserci un meccanismo che la causa”, ha detto Marios Giannakis, che ha guidato questo nuovo studio. Dopotutto, gli scienziati molto tempo fa hanno scoperto come funziona il fumo di sigaretta per causare il cancro e come determinati raggi UV penetrano nella pelle per causare mutazioni genetiche, controllando il modo in cui le cellule crescono e si dividono. Marios Giannakis e i suoi colleghi hanno quindi sequenziato il DNA di 900 pazienti con cancro del colon-retto, selezionati da un gruppo di 280.000 persone che hanno partecipato a studi di diversi anni, comprese domande sul loro stile di vita. La forza di questo approccio è che i partecipanti non potevano sapere che avrebbero sviluppato questo cancro, a differenza di un interrogatorio sulle abitudini alimentari effettuato una volta iniziata la malattia. Le scansioni hanno rivelato una mutazione specifica, che non era mai stata identificata prima, ma che indicava un tipo di mutazione del DNA chiamata alchilazione. Non tutte le cellule contenenti queste mutazioni diventeranno necessariamente cancerose ed erano presenti anche in campioni sani. Ma questa mutazione era significativamente associata al consumo di carne rossa (sia lavorata che non trasformata) prima dell’insorgenza della malattia. Al contrario, non è stato esaminato il consumo di pollame, pesce o altri fattori. “Con la carne rossa, ci sono composti chimici che possono causare alchilazione”, spiega Marios Giannakis. Si tratta di composti che possono essere prodotti dal ferro, molto presente nelle carni rosse, o dai nitrati, che si trovano spesso nelle carni lavorate. Questa mutazione era molto presente anche nel colon distale, che è una parte del colon che studi precedenti hanno suggerito fosse fortemente legata al cancro del colon-retto derivante dal consumo di carne rossa. Inoltre, tra i geni più colpiti dall’alchilazione ci sono quelli che il lavoro precedente ha dimostrato essere i più probabili innescare il cancro del colon-retto quando mutato. Questi diversi elementi presi insieme costruiscono un caso solido, come nel lavoro investigativo, secondo Marios Giannakis. I pazienti con il più alto livello di tumori da alchilazione avevano un aumento del rischio di morte del 47%. Alti livelli di alchilazione sono stati osservati solo nei tumori di pazienti che mangiavano in media più di 150 grammi di carne rossa al giorno. Per il ricercatore, questa scoperta potrebbe aiutare i medici a identificare quali pazienti sono geneticamente più predisposti all’alchilazione, al fine di consigliare loro in modo specifico di limitare il consumo di carne rossa. E individuare i pazienti che hanno già iniziato ad accumulare queste mutazioni potrebbe aiutare a identificare quelli a maggior rischio di sviluppare tale cancro o di rilevare la malattia molto presto. Inoltre, poiché il livello di alchilazione sembra essere un indicatore della gravità della malattia, potrebbe essere utilizzato per fornire loro una prognosi sulla loro aspettativa di vita. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, comprendere come si sviluppa il cancro del colon-retto apre anche la strada allo sviluppo di trattamenti per interrompere o invertire questo processo, per prevenire l’inizio della malattia.

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Coltivare l’orto biologico

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 aprile 2021

CASTELFRANCO VENETO (TREVISO). In tempi di pandemia e di digitalizzazione, l’arte di coltivare la terra si impara on line, attraverso ZOOM. Protagonista di questa iniziativa è Corinna Raganato, castellana, agrotecnica laureata e docente di questo percorso formativo on line per aspiranti orticoltori biologici.L’iniziativa ha fatto il tutto esaurito con partecipanti da tutta Italia e anche dall’estero. Si sono collegati su ZOOM da Strasburgo, Praga, Berlino e dal Portogallo, oltre che da tutta Italia. Un boom di partecipazioni (oltre 50 iscritti a questo ciclo di incontri iniziato il 21 febbraio 2021 e conclusosi pochi giorni fa) che dimostrano il crescente interesse per l’orticoltura biologica.Il percorso per gli aspiranti ortolani si è svolto in 6 lezioni da un’ora e mezza ciascuna, interamente su piattaforma digitale in modalità di videolezione in diretta. Attraverso slides, foto e video Raganato insegna il metodo di coltivazione biologico e agroecologico dell’orto. Si impara come fertilizzare un orto, come irrigare, come impostare le aiuole evitando fenomeni di infertilità come la crosta e il compattamento.La docente Corinna Raganato, laurea in Scienze Ambientali al Cà Foscari di Venezia, ora libera professionista, è agroecologa. Vive a Castelfranco Veneto (TV). L’agroecologia è la scienza che applica i principi dell’ecologia alla produzione di alimenti e alla gestione di agroecosistemi. Corinna fa anche parte del direttivo provinciale del collegio degli agrotecnici di Treviso ed è tecnico controllore di agricoltura biologica abilitato dal Mipaaf. Il suo percorso sull’orto biologico ha il sostegno dell’associazione frazionale di Salvarosa di Castelfranco Veneto e della Scuola Esperienziale Itinerante di Agricoltura Biologica di cui Corinna fa parte (www.scuolaesperienziale.it). Una scuola per aspiranti agricoltori e tecnici biologici professionisti.Non si tratta di una prima volta. Con l’esplosione della pandemia nei primi mesi del 2020, Corinna aveva deciso di spostare i corsi previsti inizialmente in presenza in modalità on line (in quel caso si era utilizzato Skype). Iniziativa di grande successo con 70 partecipanti suddivisi in 3 diversi gruppi. Tra loro anche un partecipante dall’Inghilterra (una ragazza che vive lì) e un partecipante da Roma.“Durante la pandemia la gente ha capito che coltivare l’orto nel giardino di casa è un’opportunità: ci si garantisce l’autosufficienza alimentare – spiega Raganato – il percorso è rivolto a tutti, sia ad orticoltori esperti che a principianti assoluti dell’orticoltura con l’obiettivo di fornire conoscenze di base sulle principali tecniche di coltivazione biologiche applicando i principi dell’agroecologia”.

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Strategia nazionale sul biologico

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 marzo 2021

Il Governo italiano aggiorni al più presto la strategia nazionale sul biologico per essere all’altezza del Green Deal Ue e tutelare la leadership del settore Made in Italy nel mondo. Dall’Europa arrivano stimoli e incentivi importanti da cogliere come opportunità decisiva. Così Anabio, l’Associazione per il biologico di Cia-Agricoltori Italiani a commento del “Piano d’azione per lo sviluppo del settore biologico: sulla strada verso il 2030” appena presentato dalla Commissione Ue. L’approccio che emerge dal nuovo documento di Bruxelles, sottolinea Anabio-Cia, implica una conversione su larga scala dell’agricoltura convenzionale alla produzione bio che non può essere raggiunta seguendo i vecchi schemi organizzativi e produttivi. L’obiettivo del 25% di terreni agricoli coltivati con metodo bio entro il 2030 richiede, infatti, secondo Anabio-Cia, una revisione pragmatica anche delle azioni previste dall’Italia e a rafforzamento dei risultati già raggiunti come i 2 milioni di ettari coltivati a biologico con un valore della produzione pari a 6,3 miliardi di euro.In quest’ambito serve chiaramente un’analisi d’impatto da parte della Commissione Ue e dell’Italia, precisa Anabio-Cia. Occorre capire gli effetti che avrebbe un aumento della produzione bio su agricoltura totale, tenuta delle aziende del settore e, infine, sui cittadini. Una maggiore offerta con diminuzione dei prezzi, positiva per il consumatore, lancia l’allarme Anabio-Cia, non si ripercuota negativamente sul reddito degli agricoltori, finora tutelati dal mercato. Più in generale, aggiunge poi Anabio-Cia, il piano italiano dovrà quanto prima rivedere e integrare gli indicatori quantitativi, avere target più ambiziosi e scadenze chiare. La Commissione Ue spinge su una maggiore accessibilità dei prodotti bio, stimolando la domanda e lavorando sulla fiducia dei cittadini, su un nuovo impulso da dare alla catena del valore e sul riposizionamento del settore nella transizione green. Agli Stati membri e, quindi, anche all’Italia, il compito di spiegare come intendano contribuire al processo, fissando un valore nazionale per la quota di superficie bio nel 2030. La Commissione seguirà con monitoraggio e revisione a medio termine.Dunque, per Anabio-Cia, c’è sul tavolo una chiara proposta di assunzione di responsabilità tra le parti con l’impegno dell’Europa, attraverso il Piano, ad aumentare il finanziamento per la ricerca e l’innovazione nel comparto, a realizzare una migliore tracciabilità dei prodotti partendo da un organico database dei certificati di tutti i produttori Ue e, ancora, a supportare la promozione tra i consumatori e, in modo particolare, tra i bambini aumentando la distribuzione di prodotti biologici all’interno delle scuole e nelle mense pubbliche.Da tempo, conclude Anabio-Cia, chiediamo chiarezza, tracciamento, raccolta e analisi dei dati in modo strutturato lungo la filiera produttiva, perché fondamentali al consolidamento del settore e a nuove fasi di sviluppo verso l’aggregazione e la sostenibilità. Il Piano d’azione Ue rappresenta, in tal senso, uno strumento di lavoro utile che le istituzioni italiane devono poter fare proprio, in modo dinamico e anche grazie al contributo delle organizzazioni di settore. Bene, infine, l’istituzione di una ‘Giornata del biologico’ europea.

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Scuola: Gli uffici Inail riconoscono l’infortunio da Covid ma non l’indennità da rischio biologico

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2021

Anche gli uffici dell’Inail non fanno più resistenze: il diritto dei lavoratori ad avere riconosciuto l’infortunio sul lavoro in occasione di lavoro o in itinere nei casi di contagio per coronavirus è ormai assodato. Dalle sezioni regionali dell’Istituto nazionale di previdenza giungono delle note esplicative piuttosto chiare: le ultime sono state prodotte dall’Inail Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Inoltre, lo stesso istituto ha pubblicato delle FAQ sul tema ammettendo anche che “l’infezione da Covid-19 tutelabile può essere derivata anche da infortunio in itinere”. A tal proposito, oggi Orizzonte Scuola scrive che “nella scuola, luogo a rischio, e non meno rischioso di altri luoghi di lavoro, visto il fatto che l’INAIL riconosce l’esistenza dell’infortunio sul lavoro non ci sono ragioni che non possano determinare l’indennità di rischio biologico per il personale scolastico che in presenza svolge ed ha svolto la propria attività”. Ci si domanda, quindi, per quale motivo al personale scolastico non venga invece riconosciuta l’indennità di rischio biologico, come rivendicato dall’Anief dalla scorsa estate.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Durante la pandemia da Covid-19 il personale della scuola ha confermato tutto il suo attaccamento agli alunni e alla professionale, si è continuamente esposto al rischio Covid-19, quindi a minacce per la salute derivanti da scambi ravvicinati di contatti con decine di individui, soprattutto alunni. Ecco perché sono diversi mesi che chiediamo con insistenza di assegnare un forfait di 10 euro al giorno a questi dipendenti che si sottopongono a rischi e stress notevoli, all’interno di istituti scolastici che nella metà dei casi sono stati costruiti prima del 1971, risultano quasi sempre privi di aeratori e di aria condizionata, spesso pure fatiscenti e in perenne ristrutturazione. Per operare in queste condizione, il minimo che si possa fare è riconoscere loro questa indennità, tra l’altro da collocare a stipendi letteralmente divorati dall’inflazione, tanto da essere ormai sotto di 9 mila euro rispetto alle media europea e legati a un contratto scaduto da 26 mesi”.Per quale motivo i lavoratori della scuola non percepiscono compensi per il rischio biologico a cui sono sottoposti professionalmente? L’interrogativo, dopo le ripetute denunce del giovane sindacato, comincia a prendere consistenza. Del resto, scrive la stampa specializzata, “i principali riferimenti legislativi vigenti in tema di prevenzione e protezione del rischio biologico nei luoghi di lavoro sono normati dal D. Lgvo 81/2008”, con l’articolo 267 che ben definisce da tempo “cosa si intenda per agente biologico, microrganismo e coltura cellulare ed è l’articolo 268 quello più interessante che è dedicato alla classificazione degli agenti biologici”.

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Legge sul biologico: A che punto siamo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 gennaio 2021

Finalmente si è sbloccato l’iter per l’approvazione della legge sul biologico, con il via libera all’unanimità da parte della Commissione Agricoltura del Senato. Ora non si perda più tempo, ma si vada velocemente verso l’ok definitivo di una norma che il mondo agricolo aspetta da anni e che è indispensabile anche per far fronte alle sfide della transizione verde europea. Così Cia-Agricoltori Italiani, spiegando che il Paese ora deve accelerare su una solida dotazione interna di regole chiare e certe per il settore.In questo senso, il disegno di legge con le “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico” contiene misure importanti per favorire l’ulteriore sviluppo di un settore così importante sotto il profilo economico e ambientale -osserva Cia- come i bio-distretti e tutti gli strumenti di aggregazione, in primis OI e OP, oltre all’istituzione di un marchio biologico italiano.Ecco perché Cia adesso auspica tempi rapidi, anche alla Camera, per dare finalmente agli agricoltori e ai consumatori italiani una legge definita, trasparente e chiara sul settore biologico nazionale, che conta 2 milioni di ettari coltivati, impegna 80.000 operatori e vale 3,5 miliardi di euro.

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Scuola: il rischio biologico di chi opera nella scuola va riconosciuto

Posted by fidest press agency su sabato, 5 dicembre 2020

È un intervento che va attuato per dare una risposta ai reali pericoli per la salute a cui si espongono insegnanti e personale Ata, che in questa fase di emergenza epidemiologica hanno toccato l’apice. L’adozione del provvedimento è stata chiesta in questi giorni dal giovane sindacato anche alla V Commissione della Camera, attraverso un apposito emendamento, impegnata nella valutazione del Disegno di Legge di Bilancio 2021già approvato dal Governo.Nella richiesta di modifica del testo, l’organizzazione sindacale chiede che entro il corrente anno scolastico di proceda con “l’avvio di una nuova sessione contrattuale per l’assegnazione a tutto il personale scolastico, di un’indennità per il rischio biologico e di un’indennità specifica per i videoterminalisti. Nella motivazione dell’emendamento, Anief ricorda che quello “del docente, dell’educatore e di buona parte del personale Tecnico, Amministrativo e Ausiliario, è un lavoro relazionale, che ogni giorno prevede lo scambio ravvicinato di contatti con decine di alunni. In un contesto di continua preoccupazione per il contenimento dell’epidemia diventa pertinente il conferimento di un’indennità di rischio”. L’Anief continua la sua battaglia per la salvaguardia dei diritti del lavoratori della Scuola. Secondo il sindacato è ragionevole pianificare una riapertura della contrattazione per assegnare un forfait di 10 euro al giorno a quel personale che si sottopone a rischi per la salute e stress non indifferenti, che sfociano in alto numero nel burnout, poiché a contatto con tanti alunni, all’interno di edifici che nella metà dei casi sono stati costruiti prima del 1971, oggi in alto numero fatiscenti e in perenne ristrutturazione. Anief ricorda che lo stesso Inail nel suo documento “Il rischio biologico nei luoghi di lavoro. Schede tecnico-informative”, già nel 2011 affermava che le scuole sono annoverate tra i cosiddetti “ambienti indoor” (ambienti confinati di vita e di lavoro). In esse si svolgono sia attività didattiche in aula, in palestra, e/o in laboratorio, sia attività amministrative. Per il rischio biologico, un’attenzione particolare meritano gli istituti che hanno indirizzi particolari quali quello microbiologico o agrario. In tali scuole, infatti, spesso vengono svolte attività in laboratorio che richiedono il contatto con colture microbiologiche o esercitazioni nel settore agricolo e zootecnico. Ma è anche da segnalare in particolare la situazione dei convitti e del relativo personale educativo che anche in caso di chiusura delle Istituzioni scolastiche proseguono le attività didattiche in presenza.

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Legge sul biologico

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

Dopo un lungo stallo in Parlamento, sembra finalmente arrivato il momento dell’approvazione per la nuova legge sul biologico, un tassello indispensabile per la transizione verde della nostra agricoltura – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Come annunciato dal presidente Commissione Agricoltura del Senato Vallardi, tra pochi giorni la legge dovrebbe essere realtà, garantendo maggiore tutela e riconoscibilità ai prodotti biologici. E’ un passaggio determinante per sia per la salute dei cittadini, che per la salvaguardia degli ecosistemi e la competitività dell’economia. Nonostante l’emergenza sanitaria o, forse, spinti proprio da quest’ultima, i consumatori hanno continuato a premiare i prodotti biologici, che tra marzo e maggio 2020 hanno registrato un incremento dell’11% – continua Tiso. La legge sul biologico è un punto di partenza e deve essere un incentivo ad affrontare gli altri nodi irrisolti sulla strada che conduce alla trasformazione della nostra produzione agricola. Tra questi il nuovo Piano di Azione Nazionale (Pan) per l’uso sostenibile dei fitofarmaci, scaduto nel febbraio 2018 e sul quale il Governo italiano ha già ricevuto il richiamo della Commissione europea.Se l’Unione europea ha fissato alcuni obiettivi minimi, come il 25% della superficie agricola utilizzata (Sau) da destinare a colture biologiche, il nostro Paese dovrebbe puntare più in alto, diventando capofila della transizione verde del Vecchio continente e assecondando la nuova consapevolezza mostrata dai consumatori. Massima attenzione va posta anche nella stesura del Piano Strategico Nazionale, al centro del tavolo di confronto annunciato dal Governo che auspichiamo sia convocato al più presto.

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Crescita del biologico e cultura del consumo

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 novembre 2020

La crescita dell’agricoltura biologica italiana si deve allo sforzo di migliaia di piccoli produttori, ma anche a una nuova consapevolezza che si è ormai fatta strada tra i consumatori – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Come ha ricordato la ministra per le Politiche agricole Bellanova, il biologico ha guadagnato quote di mercato sempre più rilevanti, raggiungendo nel 2019 la cifra record di 3,3 miliardi di euro, equivalente al 4% della spesa agroalimentare complessiva. Ma è soprattutto l’andamento negli ultimi dieci anni a suscitare ottimismo: dal 2010 le superfici agricole coltivate a biologico sono infatti aumentate del 79%, arrivando a sfiorare oggi il 16% della superficie agricola utilizzata totale.L’Italia ha registrato grandi progressi su questo fronte, ma con i giusti incentivi può raggiungere traguardi ancora più ambiziosi – prosegue Tiso. Il messaggio lanciato dal mercato è chiaro: il biologico è una strada sostenibile non solo per l’ambiente ma anche per l’economia, e sempre più consumatori lo scelgono. Lo testimoniano le oltre 80mila aziende bio che collocano l’Italia al primo posto in Europa per numero di operatori.C’è una trasformazione in atto. Occorre tenere il passo di una domanda di prodotti biologici che cresce costantemente, promuovendo un’offerta sempre di più di qualità e alla portata di tutti. Il cambiamento non riguarda solo la filiera agricola e i metodi di produzione, ma è anche di tipo culturale perché interessa in senso più ampio il nostro stile di vita. Per proseguire su questa strada è essenziale garantire trasparenza e corretta informazione per la tutela del consumatore, così come l’indispensabile sostegno alle aziende.

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Biologico: Cia, investire su digitale e biocontrollo per centrare obiettivi Green Dea

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2020

Utilizzare una parte delle risorse previste dal Recovery Fund per la trasformazione digitale degli agricoltori italiani e lo sviluppo delle tecnologie di biocontrollo, consentendo al settore primario di centrare gli obiettivi di sostenibilità e innovazione fissati dal Green Deal europeo, con l’agricoltura biologica come modello e guida. E’ la richiesta lanciata da Cia-Agricoltori Italiani al SANA Restart 2020, in corso a BolognaFiere, durante il convegno su “Il valore delle tecnologie digitali e del biocontrollo” in collaborazione con Anabio e IBMA Italia, l’associazione delle aziende operanti nell’industria della bioprotezione in agricoltura.Il mondo agricolo vuole essere protagonista nella sfida della transizione verde, ma questo significa fornire alle imprese tutti gli strumenti necessari per continuare a produrre in maniera competitiva, contrastare i cambiamenti climatici così come nuovi parassiti e malattie, difendere l’ambiente, rispondere alle richieste dei consumatori. Per questo “è necessario investire sul progresso scientifico e tecnologico -ha detto il presidente di Cia, Dino Scanavino- costruendo con il governo un Recovery Plan italiano in cui ci sia spazio adeguato e fondi dedicati sia alla crescita dell’agricoltura 4.0 che al consolidamento e trasferimento delle nuove tecniche di biocontrollo alle aziende del settore”.Ad oggi, l’utilizzo nei campi di apparecchi elettronici come computer, smartphone e tablet supera di poco il 33%. E’ chiaro, quindi, che per far fronte alle sfide green al 2030 bisogna cominciare a investire seriamente sullo sviluppo estensivo dell’agricoltura digitale in Italia, con l’obiettivo di rendere sempre più resilienti i produttori nazionali, avendo a disposizione tecnologie di ultima generazione per migliorare le rese e la sostenibilità delle coltivazioni, razionalizzare le risorse, ridurre tempi e costi, raccogliere e analizzare dati sul processo produttivo, ottimizzare l’efficienza della catena distributiva e tracciare le filiere.D’altra parte, il percorso è già iniziato, con l’agricoltura hi-tech tricolore in crescita costante: una nicchia che vale quasi 500 milioni di euro, con strumenti sempre più innovativi. Secondo l’Osservatorio Smart Agrifood, infatti, il 39% delle soluzioni sul mercato riguarda sistemi di monitoraggio e controllo di mezzi e attrezzature; il 20% sono software gestionali aziendali; il 14% macchinari connessi; il 10% sistemi di monitoraggio da remoto di coltivazioni e terreni; il 9% sistemi di mappatura dei terreni. Ugualmente fondamentale, per rispondere ai requisiti fissati dall’Ue sulla riduzione del 50% in 10 anni dell’uso e del rischio complessivo dei fitosanitari, è poi sviluppare e diffondere nelle aree agricole del Paese le tecnologie di biocontrollo, in quanto soluzioni di origine naturale. Una categoria di prodotti che comprende microrganismi (funghi, batteri, lieviti), macrorganismi (insetti, acari, nematodi), feromoni, sostanze naturali (estratti, minerali e coadiuvanti) che attualmente valgono circa l’8% del mercato dei mezzi tecnici per la protezione delle piante da organismi nocivi e malattie.Non si tratta, infatti, di sostituire semplicemente un prodotto fitosanitario con un altro, ma di intervenire su processi e metodi in chiave bio. Questo richiede un forte impegno in termini d’informazione, formazione e supporto tecnico alle imprese agricole, ecco perché “con IBMA Italia, stiamo accelerando per diffondere la conoscenza dei prodotti e delle tecniche di biocontrollo tra agricoltori e tecnici, su tutto il territorio -ha sottolineato il presidente di Anabio-Cia, Federico Marchini-. Inoltre, proprio perché la sfida è l’ulteriore sviluppo dell’agricoltura biologica e della produzione integrata, che valgono in Italia oltre 3 miliardi di euro e sfiorano i 2 milioni di ettari coltivati, stiamo lavorando per attivare, con aziende pilota, la sperimentazione e la validazione di protocolli di difesa fitosanitaria a basso impatto”.

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Biologico: Utilizzo prodotti fitosanitari

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2020

È stato approvato nell’ultima seduta della Conferenza Stato Regioni, il decreto del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali finalizzato ad integrare il DM 309/2011, che stabilisce un limite massimo di residui di sostanze non ammesse in agricoltura biologica, oltre il quale il prodotto contaminato non può essere commercializzato come “biologico”. Il decreto, in procinto di emanazione, prevede una deroga nel caso di residui di acido fosfonico nonché, per il vino, anche di acido etilfosfonico. Il decreto ministeriale del 2011, infatti, con riferimento ai prodotti fitosanitari non presenti nell’allegato II del Reg. (CE) n. 889/2008, ha fissato a 0,01 mg/kg il limite inferiore, inteso come “soglia numerica” al di sopra della quale non è concedibile la certificazione di prodotto biologico, anche in caso di contaminazione accidentale e tecnicamente inevitabile, a meno che non siano previsti limiti inferiori dalla legislazione applicabile per particolari categorie di prodotto.Il provvedimento contiene, inoltre, una specifica norma per la contaminazione di acido etilfosfonico nel vino, derivante da un processo di produzione spontanea che si verifica durante il processo di trasformazione. Al fine di incentivare l’agricoltura biologica, il periodo di transizione sarà applicabile anche alle aziende che si saranno convertite al biologico successivamente all’emanazione del decreto.”Alla luce delle indicazioni fornite dal CREA e con un attento confronto tecnico – conclude Giuseppe L’Abbate – poniamo fine ad una controversa situazione su cui si ingeneravano numerosi falsi positivi e che rischiava, di fatto, di penalizzare le nostre imprese biologiche, rendendo vani i loro sforzi”.

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Molise: Un’olivocoltura tutta all’insegna del biologico e della sostenibilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

Siamo solo all’inizio di una campagna di raccolta delle olive che, in Italia e nel Molise, si preannuncia altamente positiva sia per quanto riguarda la quantità che la qualità.
Previsioni belle che, se confermate, devono servire a vedere (ce n’è bisogno) con ottimismo il futuro di questo comparto fondamentale per la nostra agricoltura e, non solo, anche per quel tesoro unico che è il bene comune territorio. Il futuro ha, come si sa, bisogno di idee e di progetti, di risorse necessarie perché l’ottimismo si trasformi in fatti positivi per tutti, i protagonisti per primi, quali sono gli olivicoltori e i frantoiani, gli stessi consumatori che dall’olio extravergine di oliva ricevono una risposta altamente positiva alla propria salute.
Il Molise è terra d’olio da sempre e, con il suo olio di Venafro, è la terra che, ai tempi della Roma imperiale, ha dato più immagine agli olivi e oli italiani. Riportare alla memoria una fama è importante, ma non sufficiente per far vivere un successo ai territori che esprimono, insieme con questo storico stupendo testimone, ben altri 18 varietà autoctone, tra cui spicca l’olivo autoctono molisano più diffuso, il “Gentile di Larino”.
L’olio extravergine “Molise” Dop, è, delle cinque eccellenze Dop e una Igp, la sola indicazione geografica interamente molisana, con le varietà “Gentile di Larino” e “Aurina” prevalenti sulle rimanenti 17 varietà, l’insieme del patrimonio di biodiversità olivicola molisana. Un tesoro speciale, questo patrimonio di biodiversità, che vede l’Italia, con le sue 592 varietà autoctone, raddoppiare quello del resto del mondo. Un patrimonio fondamentale per il mercato di oggi e, ancor più, di domani, nel momento in cui la diversità sarà sempre più oggetto di desiderio, soprattutto dei ricchi nuovi consumatori.
E’ la “Gentile di Larino”, la regina dell’olivicoltura molisana, visto che la rappresenta per quasi un terzo e, come tale, ha tutto per essere la motrice del treno “olivo e olio del Molise”.
Ciò è possibile se si ha la capacità di:
raccogliere a unità il vasto territorio di origine della varietà “Gentile di Larino”, per renderlo un modello unico all’insegna del biologico e della sostenibilità;
cogliere le opportunità offerte dal mercato, sempre più globale, e dare la giusta risposta alla domanda, in costante e forte crescita, di olio extravergine di oliva biologico, e, non solo, anche Dop, a significare l’origine e la garanzia della qualità. In tal senso la possibilità di dare un grande contributo alle funzioni e ruolo del Distretto BioMolise – Laghi Frentani e del Consorzio “Tump”, nato, quest’ultimo, per la promozione sociale e economica dell’intero territorio molisano. In particolare per lo sviluppo di un turismo sempre più di attualità qual è quello del benessere e della salute, cioè la ricerca di luoghi e strutture capaci – con la sostenibilità, la qualità del cibo e dell’ospitalità – di dare le risposte al bisogno di relax, salute, star bene sotto l’aspetto sia fisico che psicologico;
rendere protagonisti gli olivicoltori e i frantoiani rilanciando l’associazionismo e la cooperazione quali strumenti indispensabili di coinvolgimento e partecipazione alla programmazione del comparto e, anche, dell’agricoltura in generale. Attori, con pari dignità, della filiera olio e non soggetti al servizio dell’industria di trasformazione e del commercio. Sta qui il rilancio del ruolo proprio delle organizzazioni professionali e cooperative, che è quello di rispetto della dignità dei propri associati e di assicurare loro, partecipando alle scelte politiche e programmatiche che le istituzioni mettono in campo, un reddito adeguato. Il primo obiettivo è quello di riportare l’agricoltura al centro di uno sviluppo economico che ha come fine la salvaguardia e tutela dei valori del territori, e, insieme, la valorizzazione delle sue risorse, a partire dalla terra e la sua fertilità.
Definire, con le istituzioni ai vari livelli di programmazione, strategie di marketing necessarie per conquistare i mercati e vincere le forti concorrenze. Una conquista che serve, per dare ai prodotti nuovi sbocchi e ai produttori quel valore aggiunto che non hanno mai avuto, essenziale per avere un reddito equo. Un reddito importante per programmare le attività dell’azienda ed assicurare ad essa il domani. Un’azienda, in pratica, libera dalle offerte di elemosine e dai ricatti, che sono tanta parte delle ragioni dell’invecchiamento nelle campagne, dell’abbandono da parte di bravi produttori e dell’ancora scarsa domanda dei giovani a vivere la campagna e l’agricoltura.
La richiesta, per dare ancora più forza di immagine all’olio della varietà “Gentile di Larino” ed al suo territorio, di due nuove Dop, una proprio “Gentile di Larino” e l’altra “Aurina di Venafro o Venafro”, da affiancare alla Dop “Molise” evo, già riconosciuta. (by Pasquale Di Lena)

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Controllo biologico per la lotta alla cimice asiatica

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

Approvata in Senato la risoluzione che impegna il Governo a dare la massima priorità alle misure legislative per valutare le potenzialità di Controllo biologico ed effettuare una corretta Valutazione dei rischi ambientali per l’introduzione della Vespa samurai (Trissolcus japonicus), allo scopo di contrastare il flagello della esotica Cimice asiatica, che tanti danni sta provocando all’agricoltura italiana.La Vespa samurai è un importante antagonista naturale della Cimice nella sua area di origine. Infatti, negli ecosistemi in cui è presente, la Vespa depone le sue uova in quelle della Cimice, contenendone in tal modo le popolazioni, senza ricorrere ad agenti chimici nocivi come pesticidi ed insetticidi. Il nome comune con cui è indicato l’antagonista naturale “Samurai Wasp” non deve preoccupare, in quanto questo minuscolo Insetto utile, poco più grande di 1 mm, non ha nulla a che vedere con le comuni e temute vere Vespe.Il CREA, il più importante ente di ricerca in Italia sull’agroalimentare, su richiesta del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo, è impegnato con il suo Centro di Ricerca Difesa e Certificazione proprio per lo sviluppo di un programma di Lotta Biologica Classica contro la Cimice asiatica, per testare le potenzialità e fare una valutazione di impatto ambientale sull’uso di antagonisti naturali.
Le Istituzioni hanno compreso e sostenuto la posizione della ricerca di cui il CREA è capofila, in collaborazione con il Servizio Fitosanitario Centrale del MIPAAFT e questo permetterà a breve di completare le ricerche, non solo con riferimento alle indagini sull’efficacia della Vespa samurai, ma anche, come giustamente richiesto da più parti, di terminare una corretta Valutazione di Impatto Ambientale, basata sugli Standard Internazionali definiti dalla FAO e dalla European and Mediterranean Plant Protection Organization, per gli aspetti connessi alla tutela della biodiversità negli interventi di Lotta Biologica.

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Crescita del mercato biologico in Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 febbraio 2019

I dati forniti da FiBL e Ami Roma sulla crescita del mercato biologico in Europa (+ 11% per un fatturato di 37,3 miliardi di euro) – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – confermano l’esigenza di investire in politiche alimentari sane e genuine, nonché l’urgenza di una Politica Agricola Comune in grado di raccogliere le istanze che vengono da una cittadinanza comunitaria evidentemente molto più attenta a ciò di cui si nutre.E’ giunto il momento – conclude Tiso – in cui l’Unione Europea comprenda che è nelle pratiche sostenibili e agroecologiche che va ricercavo il vero progresso del settore agroalimentare, e non, come è invece avvenuto fino ad oggi, nella tutela delle multinazionali e delle produzioni agricole realizzate con metodi intensivi.Come Confeuro – conclude il presidente nazionale – ci auguriamo che la prossima Pac possa essere l’occasione giusta per realizzare quei cambiamenti tanto auspicati; ma che poi, esaurita la retorica, finiscono sepolti sotto gli interessi delle multinazionali.

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Arriva BIGA, la prima birra Italian Grape Ale totalmente biologica

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

Orsogna. Nata dal felice incontro tra la Cantina Orsogna 1964 e il Birrificio artigianale Mezzopasso, la referenza si propone come novità dell’estate 2018.L’eccellenza della birra artigianale sposata alla inconfondibile tipicità di un vitigno autoctono. Si chiama Biga la grande novità di questa estate ed è la prima birra artigianale italiana, in stile Italian Grape Ale (Iga), completamente biologica,frutto dell’esperienza e del guizzo creativo di Cantina Orsogna 1964 e del Birrificio artigianale Mezzopasso.Nata da due emblematici esempi del saper fare abruzzese, Biga è frutto del felice incontro tra la Birra Crevette Blanche Mezzopasso, speziata con coriandolo in semi, fiori di camomilla e scorze di limone, e mosto d’uva Malvasia d’Abruzzo, varietà aromatica dal tipico profumo di muschio e albicocca.Gli ingredienti, tutti rigorosamente biologici, sono malto d’orzo, fiocchi di frumento, malto di frumento, luppolo tedesco SAAZ, coriandolo, fiori di camomilla, scorza di limone, mosto d’uva malvasia; mentre i lieviti scelti sono quelli destinati allo stile blanche.Ne deriva quindi una birra immediatamente riconoscibile, dal colore opalescente, con schiuma bianca, abbastanza persistente, che racchiude una combinazione di sapori freschi e agrumati, conferiti dalle bucce di limone e dal coriandolo; la leggera nota maltata iniziale scivola in fretta verso un dissetante gusto citrico e speziato, con un finale secco e pulito, mitigato dai sentori floreali e di frutta a pasta gialla, regalati dalla Malvasia.Un prodotto innovativo, sul quale Cantina Orsogna 1964 e il Birrificio Artigianale Mezzopasso hanno deciso di scommettere. Quella delle IGA è infatti una tipologia di birre che sta prendendo sempre più piede in Italia. Non a caso, recentemente, il BJCP (Beer Judge Certification Program) – l’organizzazione nata nel 1985 per promuovere la cultura birraria e sviluppare strumenti e metodologie per la valutazione della birra – nello stilare l’aggiornamento dello “Style Guidelines”, ha ufficialmente codificato l’Italian Grape Ale, a testimonianza di come l’Italia, pur non essendo un paese di lunga tradizione brassicola, stia gradualmente affermandosi nel settore a livello internazionale. Secondo quanto previsto dall’organizzazione “le caratteristiche aromatiche delle varie uve devono essere riconoscibili, ma non devono prevaricare gli altri aromi”.Si tratta di un’importante apertura da parte del mondo della birra allo stile di produzione italiano che, impiegando per le IGA mosti derivanti da vitigni autoctoni, lega così a doppio filo la birra che ne deriva con un preciso territorio d’origine.

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Decimo negozio dedicato al mondo del biologico

Posted by fidest press agency su sabato, 2 settembre 2017

thieneThiene. La famiglia Biosapori si allarga. L’11 settembre al via l’apertura al pubblico del decimo negozio specializzato in prodotti biologici e biodinamici a Thiene, in Via delle Arti, 3, in provincia di Vicenza, mentre il taglio del nastro sarà per sabato 23. Uno spazio di circa 1000 mq, con ampio parcheggio, si unisce ai precedenti punti vendita di Vicenza, Bassano del Grappa, San Giuseppe di Cassola, Treviso, Castelfranco Veneto, Villorba, Castagnole di Paese e Noventa Padovana.
Dal 21 al 23 settembre, in occasione dell’inaugurazione, ci sarà uno sconto del 15% sulla spesa.
Il mondo Biosapori soddisfa le esigenze di chi ricerca uno stile di vita sano e naturale ed offre una ricca selezione di oltre 20.000 referenze tra alimenti biologici, biodinamici, rimedi fitoterapici e cosmetici bio. La mission del marchio Biosapori è quella di garantire prezzi di vendita equi, sostenibili per i consumatori e per i produttori, instaurando con questi ultimi relazioni dirette e sinergie di collaborazione. Un impegno quotidiano portato avanti con passione al fine di contribuire alla diffusione di una conoscenza e di una cultura del biologico, che tutela l’ambiente e il naturale ciclo di produzione e promuove la biodiversità e il benessere.
“Il nostro obiettivo è quello di fare cultura nel mondo del biologico attraverso un percorso quotidiano di selezione verso ciascun prodotto che proponiamo, supportando allo stesso tempo i piccoli agricoltori e le economie locali – afferma Adriana Cazzin – Rendiamo i nostri clienti consapevoli del valore dell’agricoltura biologica e biodinamica e del ruolo chiave della sana alimentazione per un corretto stile di vita.”
Il negozio di Thiene offrirà un percorso quotidiano verso un modo di vivere sano, sostenibile ed etico, che si arricchisce di cultura e conoscenza oltre che di ambienti studiati per accompagnare il consumatore in un’esperienza completa.
Grande attenzione viene posta al banco del fresco e al settore Frutta e Verdura, dove la selezione dei prodotti viene fatta direttamente sul campo, rispettandone il ciclo di vita per garantire la migliore qualità, secondo modelli di produzione etici e sostenibili.
Nel settore Erboristeria, la famiglia Biosapori propone una ricca selezione di prodotti biologici per la cosmesi, il benessere e la cura della persona. Qui erboristi, nutrizionisti, naturopati e chinesiologi offrono quotidianamente una consulenza completa che va dall’ascolto di esigenze specifiche, alla scelta di rimedi più adatti, secondo un approccio olistico e naturale.
Anche il Ristorante Biosapori, in un ambiente accogliente, offre quotidianamente modelli alimentari all’insegna della sostenibilità, con un’ampia varietà di ricette in grado di soddisfare i più moderni canoni di alimentazione. Prodotti del territorio e cibi poco conosciuti, ma ottimi dal punto di vista nutrizionale, si arricchiscono di antichi cereali come il teff o grano saraceno, amaranto e miglio per combattere le intolleranze alimentari. Il ristorante diviene così un percorso per conoscere meglio i prodotti e trovare spunti creativi e nuovi stili di alimentazione.
Nella Caffetteria Biosapori proposte di dolci di produzione propria, torte crudiste e vegane, oltre a una selezione di caffè di cultivar biologiche selezionate; a completare l’offerta, la Gastronomia da asporto, che propone una cucina varia e salutistica, disponibile anche al servizio catering.
In programma un ricco calendario di eventi e iniziative speciali, Cene a tema che propongono le cucine del mondo con ricchi buffet e Corsi di cucina per diffondere la cultura di sani stili di vita. Tra i momenti più rilevanti, la Festa di Primavera e la Festa d’Autunno offrono degustazioni specifiche di prodotti e sconti speciali.
Il progetto Biosapori è un’idea di Adriana Cazzin, imprenditrice lungimirante, che ha creduto nel valore del biologico tanto da creare una realtà dalla forte identità e oggi stimata tra le migliori del settore. Un’intuizione che le permise di creare, trentadue anni fa, il piccolo pastificio artigianale L’Origine, cui è seguita, circa dieci anni dopo, una gastronomia specializzata nella proposta di nuove referenze: sofficini di miglio, quinoa e farro, tortelli vegan, torte salate di verdure, seitan, oltre alla produzione di pane e pizze con lievito madre, con sede a Pove del Grappa. Tutti i prodotti sono disponibili nei dieci punti vendita.
Biosapori oggi rappresenta una realtà imprenditoriale di grande valore economico per tutto il territorio. Oltre 130 dipendenti, con una media d’età di soli 28 anni, concorrono a definire il sistema di un’azienda moderna e innovativa. La passione, la costante proiezione verso le nuove esigenze di consumo, unite al valore umano, fanno della famiglia Biosapori il pioniere e il portavoce del mondo del biologico certificato.

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Crea: “Il biologico appaga la nostra voglia di verde”

Posted by fidest press agency su sabato, 28 gennaio 2017

biologicoChe il biologico rivesta una funzione centrale nell’ottica del consumo sostenibile è ormai un fatto ampiamente consolidato, testimoniato sia dal mercato in costante espansione sia dalle politiche di settore. Da fenomeno di moda, quindi, si è sempre più affermato come un oggetto di scelte di acquisto e di consumo consapevoli, attente a salvaguardare sia l’ambiente sia la salute e il benessere individuale. In tal senso il CREA, con il suo centro di Politiche e bioeconomia, partendo da un’analisi delle politiche orientate a favorire la sostenibilità ambientale, sociale ed economica dei consumi alimentari, si è focalizzato sul settore biologico delineando alcune possibili strategie per incrementarne la domanda di prodotti che favoriscano la sostenibilità del sistema agroalimentare (tali riflessioni sono contenute nel volume disponibile on line Il consumo sostenibile dalla teoria alla pratica. Il caso dei prodotti biologici).L’aumento della domanda di prodotti biologici passa sicuramente attraverso la percezione che i consumatori hanno della sostenibilità ambientale ad essi associata. Le preferenze alimentari dei consumatori, infatti, oggi sono sempre più orientate verso prodotti considerati “verdi”, possibilmente comprovati anche dalla presenza di marchi di certificazione che ne sanciscano la maggiore salubrità e i maggiori benefici sull’ambiente. Pertanto le azioni legate alla corretta comunicazione, formazione ed educazione risultano determinanti per le scelte dei consumatori e vanno ad intrecciarsi con misure nate per accrescere la consapevolezza dei consumatori e la trasparenza dei processi produttivi. Tali iniziative rappresentano indubbiamente il primo step del processo in atto per realizzare cambiamenti più radicali e incisivi nelle abitudini di consumo. Ma questo da solo non basta. È necessario un approccio integrato di vari strumenti che promuovano comportamenti di consumo virtuosi, come ad esempio le campagne di educazione alimentare incentrate sulla armonizzazione di una corretta ed equilibrata composizione della dieta e sull’introduzione di prodotti biologici in quanto più sostenibili e amici dell’ambiente.
È senz’altro, inoltre, auspicabile la collaborazione fra i settori pubblico e privato da cui possono scaturire nuovi modelli alimentari e di consumo sostenibile dove confluiscano anche obiettivi di tutela sociale e lotta allo spreco. Questo accade in maniera più evidente in alcune realtà locali, dove le esigenze dei consumatori sono più riconoscibili e gli interventi di governance che coinvolgono tutti gli attori della filiera sono più facilmente gestibili. Qui, infatti, è possibile riscontrare le esperienze più innovative e di sperimentazione, dove il biologico è diventato il modello di produzione e di consumo di riferimento. Questo tipo di esperienze andrebbero sì incentivate, ma soprattutto estese dalla dimensione locale a contesti più ampi fino a raggiungere la dimensione regionale e nazionale.

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E’ boom di biologico nei saloni di bellezza

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 settembre 2016

trattamento bio

Bottles on a wooden surface decorated with fresh green leaves, organic cosmetics concept

È boom di biologico in ogni settore; anche per la bellezza. Secondo un’indagine di Uala.it, sito italiano dedicato al mondo beauty che raccoglie i migliori saloni di hairstyling ed estetica, l’aumento di prenotazioni di trattamenti bio dal 2015 al 2016 è stato pari al 60%.
L’analisi è stata realizzata confrontando le prenotazioni giunte nei primi sei mesi del 2015 con quelle dello stesso periodo dell’anno corrente; a sorpresa si è scoperto che se le richieste crescono, non lievitano i costi, stabili con una media pari a 38 euro, anche se il trend del 2016 è di decrescita dei prezzi che si stanno abbassando di fronte ad una richiesta sempre maggiore.
«Da qualche anno a questa parte sono sempre più i saloni di bellezza che si stanno interrogando su cosa veramente si aspetti chi desidera impattare meno sul Pianeta – ha dichiarato Alessandro Bruzzi, CEO di Uala – Se anni fa le donne che – non riuscendo a trovare una risposta adeguata alla propria domanda – preferivano ricorrere al fai da te erano davvero tantissime, la nostra indagine dimostra che oggi gli sforzi fatti dai saloni in questa direzione stanno portando a risultati ottimali anche in termini di offerta e il tutto senza impatti sostanziali sui prezzi».
Ma quali sono i trattamenti biologici più scelti e desiderati dalle donne italiane? Partendo dalla cura del corpo sono sempre più numerose sia le richieste sia le offerte di manicure o pedicure con prodotti a base di estratti biodinamici e smalti vegani; ma anche trattamenti anti-age ricchi di ingredienti naturali come la mora artica, isoflavoni di soia, ginseng e ginkgo biloba per ritrovare luminosità e splendore e peeling naturali per viso e corpo.
Dal corpo ai capelli, che tutte vogliono setosi e lucenti, mai sciupati e disidratati. A questo scopo per la piega bio in un numero sempre maggiore di saloni si utilizzano dispositivi elettrici eco-friendly, ma soprattutto si offre la possibilità di vivere un vero momento di relax grazie ad essenze e aromi profumati privi di nichel, chrome e cobalt. Anche per il colore si richiedono prodotti naturali al 100%, privi di ammoniaca che hanno il doppio vantaggio di non irritare il cuoio capelluto e rispettare ambiente ed animali. (foto: trattamento bio)

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Regioni contro la riforma UE del biologico

Posted by fidest press agency su martedì, 9 dicembre 2014

commissione europeaI leader locali e regionali avvertono che la riforma del settore biologico dell’UE potrebbe causare un declino di quello che è oggi un mercato fiorente. Il Comitato delle regioni (l’Assemblea dei rappresentanti regionali e locali dell’UE) concorda sulla necessità di rivedere la normativa e varare un nuovo piano a sostegno della crescita sostenibile a lungo termine del settore biologico ma ritiene che le proposte della Commissione europea siano semplicemente controproducenti e manchino di flessibilità e investimenti adeguati. Nel parere elaborato da Hester Maij il Comitato sostiene l’obiettivo della Commissione di favorire la crescita sostenibile del settore biologico dopo il rapido sviluppo di questi anni: 19,7 miliardi di euro di fatturato nel 2011, con una previsione di crescita annua di circa il 9 %. L’UE però, sostiene Maij, deve mostrarsi ambiziosa e investire di più sulla tutela della salute delle future generazioni e sulla protezione dell’ambiente. In particolare il Comitato ritiene che le norme dell’UE debbano adattarsi meglio al mercato e alle condizioni climatiche locali e teme che l’inasprimento delle regole inciderà negativamente sulle imprese agricole. Intervenendo a Bruxelles, Maij, membro del Consiglio provinciale di Overijssel (Paesi Bassi), ha affermato: “vogliamo rafforzare la fiducia dei consumatori nei prodotti biologici, garantendo al tempo stesso condizioni di concorrenza eque, ma ciò non è possibile tramite un semplice inasprimento delle regole”. La flessibilità è necessaria perché la produzione biologica dipende fortemente dal tipo di coltivazione e dalle caratteristiche specifiche della regione.I piani della Commissione di porre fine al modo di produzione duale (che consente agli agricoltori di praticare sia l’agricoltura biologica che quella convenzionale sulle stesse superfici) potrebbero anche rivelarsi dannosi, avverte il Comitato. Il Comitato rileva che circa un quarto delle aziende europee che praticano l’agricoltura biologica ha anche una produzione convenzionale, pertanto “Un divieto di tale modo di produzione duale farebbe sparire una parte dei produttori biologici”.Il Comitato ritiene inoltre che sarebbe necessario individuare fondi specificamente dedicati al biologico all’interno del bilancio europeo e invita l’UE a fissare obiettivi concreti. “Nella sua forma attuale, le proposte rappresentano un’opportunità mancata, poiché non è stato previsto alcuno strumento di bilancio a sostegno del settore. Gli enti locali e regionali sono direttamente coinvolti nello sviluppo dell’agricoltura biologica, nella loro veste di cofinanziatori delle misure adottate nel quadro dei programmi di sviluppo rurale, e affinché la riforma abbia successo, occorre rafforzarla e finanziarla secondo modalità più appropriate”. A tal fine, il Comitato raccomanda anche di creare una piattaforma a livello UE volta a promuovere e valutare il successo dei piani. La piattaforma dovrebbero coinvolgere gli operatori economici, la società civile, gli enti pubblici e il mondo della formazione e della ricerca.

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Sì al danno esistenziale anche in assenza del biologico

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2014

Importantissima sentenza della Corte di Cassazione in materia di risarcibilità di danni ed in particolare del danno alla vita di relazione. Dopo le famose sentenze del 2010 che avevano messo in discussione questa voce di danno, arriva la sentenza n. 531 del 14 gennaio 2014 della Suprema Corte che stabilisce come il pregiudizio esistenziale possa essere liquidato anche in assenza di danno biologico.
Per la corte di legittimità il giudice è quindi tenuto a riconoscere il risarcimento alla famiglia della vittima quando l’incidente, che nella fattispecie era avvenuto sul lavoro, ha alterato profondamente l’assetto dei rapporti personali.
I giudici della terza sezione civile, nel caso di specie hanno rigettato il ricorso di una ditta individuale che era stata condannata a risarcire la famiglia di un giovane operaio che era rimasto gravemente ferito in seguito a una rovinosa caduta da un’impalcatura. Nonostante l’archiviazione in sede penale sia i giudici di merito, che infine quelli di legittimità con la decisione in questione, hanno confermato il risarcimento del danno morale ed esistenziale.
È a dir poco interessante la lunga motivazione, con cui i giudici di Piazza Cavour hanno chiarito, con una sentenza la cui portata, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, segna un a dir poco significativa nuova riapertura circa il dibattito sul danno alla vita di relazione o esistenziale che dir si voglia, che «la mancanza di danno biologico (qual è stato ritenuto, nella specie, per i due genitori) non esclude la configurabilità in astratto di un danno morale soggettivo (da sofferenza interiore) e di un danno dinamicorelazionale, quale conseguenza, autonoma, della lesione medicalmente accertabile, che si colloca e si dipana nella sfera dinamico-relazionale del soggetto». E, nel caso in cui il fatto lesivo abbia profondamente alterato il complessivo assetto dei rapporti personali all’interno della famiglia, provocando, come è stato ritenuto nella fattispecie, una «rimarchevole dilatazione dei bisogni e dei doveri ed una determinante riduzione, se non annullamento, delle positività che dal rapporto parentale derivano, il danno non patrimoniale consistente nello sconvolgimento delle abitudini di vita del genitore in relazione all’esigenza di provvedere perennemente ai (niente affatto ordinari) bisogni del figlio, sopravvissuto a lesioni seriamente invalidanti, deve senz’altro trovare ristoro nell’ambito della tutela ulteriore apprestata dall’art. 2059 cod. civ. in caso di lesione di un interesse della persona costituzionalmente protetto».

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Studio Cnr dimostra superiorità del pomodoro biologico

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2012

In questi ultimi anni il pomodoro ha guadagnato lo status di cibo funzionale, vista l’associazione sempre più frequente stabilita tra il suo consumo e il ridotto rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari e tumori. E nel pomodoro biologico queste virtù sarebbero amplificate: è quanto emerge da uno studio condotto da biologi, microbiologi e medici dell’Istituto di biologia e biotecnologia agraria del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibba-Cnr) e dell’università di Pisa. Secondo i risultati d ello studio i pomodori bio, rispetto a quelli coltivati con altri metodi, contengono concentrazioni più elevate di calcio (15%), potassio (11%), fosforo (60%) e zinco (28%). «Il valore nutrizionale e nutraceutico» si legge in una nota del Cnr «è influenzato dalle condizioni di coltivazione e se la pianta cresce con i suoi simbionti naturali, aumentano le sostanze antiossidanti che contrastano alcuni tipi di cancro». «I pomodori coltivati biologicamente, in particolare» si sottolinea nella ricerca «instaurano insieme ai loro microfunghi una benefica associazione radicale permanente, paragonabile dal punto di vista funzionale al nostro microbioma intestinale» inoltre «i frutti di pomodoro sono una riserva naturale di molecole come acido ascorbico, vitamina E, flavonoidi, composti fenolici e carotenoidi, tra cui il licopene che, oltre a esercitare una forte attività antiossidante, può modulare le vie metaboliche ormonali e del sistema immunitario», conferma Manuela Giovannetti dell’Università di Pisa, che ha coordinato il lavoro. Br J Nutr. 2012 Jan;107(2):242-51 (fonte farmacista33)

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