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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘biomasse’

Il modello Greenway

Posted by fidest press agency su martedì, 6 gennaio 2015

GreenwayDopo soli tre anni di attività, il caso della centrale a biomasse Greenway si impone all’attenzione degli agricoltori della storica cooperativa irlandese del West Cork, intenzionati a seguire la “via verde”all’energia imboccata dai colleghi del Medio Friuli. Il presidente Greenway Marco Tam: «L’Italia è il terzo Paese produttore al mondo, stiamo voltando una pagina di storia nell’uso delle risorse passando dalle fonti fossili alle rinnovabili: non perdiamo l’occasione di promuovere in Europa una soluzione sostenibile che fa bene all’ambiente e all’economia dei territori» Il biogas made in Italy fa scuola: per studiare il modello di attività su cui, negli ultimi anni, hanno puntato diverse aziende agricole in Italia, gli agricoltori della storica cooperativa Drinagh (http://drinagh.com) hanno scelto Greenway. La società agricola del Medio Friuli ha realizzato e completato nel 2012 nel Comune di Bertiolo (UD) un impianto a biomasse alimentato da una filiera corta di una quindicina di imprese agricole che hanno reagito alla crisi del settore convertendo la propria attività tradizionale nella produzione di biogas. Una scelta che sta pagando in termini di risultati e che rappresenta una via locale all’energia pulita in cui l’Italia, per produzione, può vantare un lusinghiero terzo posto nel mondo alle spalle di Cina e Germania con1,8 miliardi di metri cubi di metano equivalente annui, 12mila addetti e 4,5 miliardi di euro di investimenti (dati Consorzio italiano biogas). «Quello di Greenway è un modello vincente che vogliamo provare ad applicare in Irlanda –ha affermato il responsabile della cooperativa Drinagh, MauriceGreenway1 O’Callaghan, a seguito dell’ultima visita fatta a dicembre alla centrale di Bertiolo–. Anche in Irlanda gli agricoltori conoscono le difficoltà che hanno investito il settore in Italia e stanno provando a riorientare parte della propria attività: il biogas, che da noi non ha trovato ancora diffusione, rappresenta una soluzione di grande interesse che vogliamo percorrere a breve». «Recentemente il Consorzio italiano biogas ha sottolineato le grandi potenzialità che si schiudono al nostro settore e cui possono dare ulteriore impulso alcuni orientamenti normativi sia a livello comunitario sia nazionale che rispecchiano una sensibilità sempre più marcata verso gli impatti ambientali positivi di questa fonte energetica –commenta Marco Tam, presidente di Greenway Agricola a r.l. –, siamo soddisfatti quindi di mettere il nostro know-how a disposizione di colleghi stranieri interessati sia alle opportunità di business che si schiudono, sia ai temi dell’ambiente e della sostenibilità, centrali in una scelta strategica come quella del biogas, che è a impatto zero e che stimola l’economia dei territori.
Fino a oggi la scelta del biogas fatta da Greenway, si è rivelata vincente permettendo alle imprese agricole che non reggevano più il ribasso delle commodities di restare sul mercato. Queste hanno diversificato il proprio modello di attività e sfruttato le opportunità offerte dalle rinnovabili ricavando dalle biomasse di colture erbacee energia pulita che è stata ceduta alla rete; la prossima frontiera sarà ricavare dal biogas il biometano, il carburante che potrà dare una spinta decisiva alla mobilità sostenibile. Aggiunge Tam: «Considerando che già oggi in Italia il parco auto alimentate a metano è di 750mila veicoli, se si andrà in questa direzione per il settore si apriranno nuove possibilità in termini di occupazione e di innovazione, oltre ad avere evidenti benefici ambientali e di economicità».
Nei suoi primi tre anni di attività, cominciata all’inizio del 2012, la centrale a biomasse Greenway di Bertiolo (Udine) ha prodotto circa 25mila Mwh, risparmiato 4,5mila tonnellate equivalenti di petrolio, realizzato un fatturato complessivo di circa 6 milioni di euro, la metà dei quali di ricaduta sul Pil locale. Un bilancio positivo, secondo Tam: «Siamo in linea con il nostro piano industriale; segno che le basi su cui abbiamo costruito questo progetto erano solide. La centrale è ben dimensionata, la scelta della filiera corta ha creato una rete locale molto efficiente intorno all’impianto. Mi preme sottolineare proprio questo aspetto: la scelta di produrre biogas fatta dal sistema agricolo del Medio Friuli non ha prodotto soltanto fatturato, ma ha enormemente arricchito in termini di know-how le persone attive in questa filiera; un patrimonio di conoscenze che sarà molto utile in prospettiva, perché il settore, per essere competitivo, dovrà essere in grado di innovarsi continuamente». La centrale, situata nell’area industriale di Bertiolo, con una potenza di un Megawatt e in grado di produrre quasi 8500 MwH l’anno, è alimentata da una filiera autoctona costituita da una quindicina di imprese agricole che producono, su circa 300 ettari di terreno, tutta la biomassa necessaria. Nella filiera che si è creata intorno al funzionamento dell’impianto lavorano, in relazione alle stagioni, un numero oscillante fra le 35 e le 30 persone. La centrale, inoltre, produce del digestato, materiale organico che si utilizza per concimare i terreni “produttori” e ne migliora la qualità. L’impianto Greenway di Bertiolo, costato 5 milioni di euro, ha un fatturato annuo di due milioni e una ricaduta sul Pil locale di oltre 1 milione euro l’anno. Greenway Società agricola a rl, con sede a Bertiolo (UD) è una società costituita da tre famiglie di imprenditori agricoli, con Marco Tam presidente e Gabriele Gardisan vicepresidente. Portata a termine nel 2012, la centrale Greenway Bertiolo (Udine) è uno dei più grandi impianti a biogas del Medio Friuli. Il progetto è stato realizzato insieme con altri attori economici locali.

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Biomasse e sviluppo sostenibile

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 Mag 2012

Bari – Biomasse e sviluppo sostenibile in Puglia. Se ne parla venerdì 4 maggio, dalle 15.30, nel salone della Camera di Commercio di Bari, durante un workshop promosso dalla Consulta dei Giovani Imprenditori della Camera di Commercio di Bari e BAT, in collaborazione con la Camera di Commercio di Bari, e il patrocinio dei distretti produttivi La Nuova Energia e DIALOGOi, e dei GAL Ponte Lama, Sud-Est Barese, Terre di Murgia, Trulli e Barsento. Al centro dell’incontro le prospettive di un modello energetico legato al territorio, indirizzato verso impianti dimensionati al contesto e che utilizzano prodotti di aziende agricole locali e non importati da altri continenti, capace quindi di trasformare gli scarti di potatura, i reflui zootecnici e gli oli di sansa in autentiche opportunità di reddito; nonché l’importanza di investire in questo settore per rivitalizzare la crescita delle agro-energie, garantendo un quadro normativo stabile e certezze per la programmazione, gli investimenti e l’accesso al credito per le pmi, incentivando altresì la filiera agro-industriale.A illustrare normative, esperienze e ricadute, il coordinatore della Consulta Giovanile Sergio Ventricelli assieme al presidente della Camera di Commercio Alessandro Ambrosi, l’assessore alla Agricoltura della Regione Puglia Dario Stefano, l’assessore alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro e i componenti della Consulta, Donato Fanelli, Emilio Cirillo Farrusi e Leonardo Pellicani che tratteranno, rispettivamente, la promozione nel territorio, la filiera agro-industriale e la valorizzazione delle giovani imprese.
Assieme a loro, per descrivere le cosiddette “best practice” del settore, sono previsti gli interventi del responsabile Sezione Ambiente Confapi Puglia Salvatore Adamo e del Vice Presidente del distretto produttivo “La Nuova Energia” Enzo Tucci, nonché le testimonianze di tre esempi pugliesi che hanno incontrato alterne vicende nello sviluppo di impianti di biomasse.

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Tecnologia HYST: dalle biomasse alimenti ed energia sostenibile

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 febbraio 2012

Il giorno 23 febbraio 2012, presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Montelibretti (RM), si è tenuto il convegno di studio “Tecnologia HYST: dalle biomasse alimenti ed energia sostenibile” organizzato dal CNR Area della Ricerca RM1 e dall’associazione Scienza per l’Amore, in collaborazione con la società BioHyst.
L’incontro è stato aperto dal Responsabile dell’Area Ricerca CNR Roma 1, Renzo Simonetti, il quale ha brevemente illustrato le attività dei vari dipartimenti che afferiscono alla struttura.
Al suo intervento ha fatto seguito quello del prof. Pier Paolo Dell’Omo (Dipartimento di Ingegneria Astronautica, Elettrica ed Energetica dell’Università La Sapienza). “Con la tecnologia HYST”, ha spiegato l’ing. Dell’Omo, “non solo potremmo produrre biometano a prezzi estremamente bassi (circa 0,6 € a litro di benzina equivalente), ma anche in quantità tali da soddisfare entro il 2020 l’obbligo europeo di sostituire il 10% del fabbisogno energetico con biocarburanti: un risultato che nessuno degli attuali sistemi di produzione di biogas di seconda generazione è in grado di ottenere”.Successivamente il prof. Luca Malagutti, del Dipartimento di Scienze Animali dell’Università di Milano, ha presentato i risultati relativi all’utilizzo della tecnologia HYST nell’alimentazione animale, mostrando come alcuni costituenti tipici degli alimenti zootecnici, quali la crusca e le paglie di cereali, divengano più digeribili e maggiormente nutrienti se sottoposti al trattamento HYST. “Abbiamo sottoposto a trattamento HYST crusca di cereali e stocchi di mais, poi abbiamo effettuato delle analisi chimiche e biologiche per determinare il valore nutrizionale e la digeribilità delle frazioni. […] La tecnologia HYST applicata a sottoprodotti agricoli permette di ottenere prodotti paragonabili a una farina nobile”.Per quanto riguarda l’alimentazione umana, la dott.ssa Luciani dell’Istituto Superiore di Sanità ha poi spiegato come, con la lavorazione HYST, sia possibile ottenere dalla crusca una farina estremamente ricca di proteine, vitamine e micronutrienti, che sono invece carenti nelle farine di uso comune. Con un processo totalmente naturale, la tecnologia HYST rende disponibili prodotti di elevata qualità nutrizionale da sottoprodotti (attualmente considerati “di scarto”) dell’industria molitoria, e proprio per questo rappresenta una irripetibile opportunità per il supporto all’alimentazione nei Paesi in Via di Sviluppo.La seconda parte dell’incontro si è focalizzata sull’aspetto umanitario della tecnologia. Luca Urdich, dell’associazione Scienza per l’Amore, ha illustrato il progetto Bits of future: food for all. “Il progetto”, ha spiegato Urdich, “mira a combattere la fame e a favorire l’ottimale utilizzo delle risorse nei Paesi in Via di Sviluppo attraverso l’uso della tecnologia HYST. Ben cinque paesi africani hanno già aderito ufficialmente al progetto con l’intento di arrivare in tempi brevi alla realizzazione delle prime installazioni industriali”.Il dott. Daniele Lattanzi, della società BioHyst – che gestisce per conto dell’Associazione Scienza per l’Amore gli aspetti economici legati alla tecnologia – ha concluso i lavori evidenziando l’impatto economico, occupazionale e d’investimento che avrebbe l’introduzione della HYST in Italia. Il suo intervento si è concentrato particolarmente sul settore strategico dei biocarburanti. “Non solo con HYST l’Italia potrà ottemperare agli impegni presi in sede comunitaria”, ha detto Lattanzi, “ma sarà possibile far partire sul territorio nazionale una filiera agro-energetica che, a regime, produrrà fatturati per oltre 2 miliardi di euro (il 17% del mercato della benzina italiano) creando oltre 12000 nuovi posti di lavoro”. “Anche nel settore alimentare vediamo grandi possibilità di sviluppo”, ha continuato Lattanzi “sap! piamo di avere prodotti al vertice del mercato funzionale, in un segmento che fattura ogni anno oltre 9 miliardi di euro su scala globale, ed è ritenuto uno dei settori trainanti dell’economia del futuro”.L’intervento è quindi terminato con uno sguardo al mondo politico: “Il progetto HYST ha coinvolto Università di tutta Italia e oggi il più importante istituto scientifico italiano, il CNR. Dopo quest’appuntamento, non resterà che portare il progetto all’attenzione dei massimi vertici istituzionali italiani, per creare un programma di sviluppo tecnico ed economico”.

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“Tecnologia HYST: dalle biomasse alimenti ed energia sostenibile”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2012

Montelibretti (RM) 23 Febbraio 2012 – ore 10.00/13.00 CNR: Area della Ricerca RM1 Via Salaria Km 29.300 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l’Associazione Scienza per l’Amore, in collaborazione con la società BioHyst, organizzano il convegno: “Tecnologia HYST: dalle biomasse alimenti ed energia sostenibile”. La tecnologia HYST (Patent Application WO 2011/061595A1) è un sistema di trattamento delle biomasse, che agisce per via esclusivamente fisica “disaggregando” le strutture dei vegetali attraverso ripetuti stadi d’urto ad alta velocità tra i frammenti del materiale processato. È un procedimento semplice, a basso costo e a impatto ambientale nullo, alternativo ai comuni processi che modificano la materia per via chimica o termochimica. I risultati sin qui conseguiti autorizzano a ritenere che il sistema HYST possa essere una soluzione per la valorizzazione di molte biomasse, tra cui scarti e sottoprodotti, al fine di conciliare necessità alimentari ed energetiche. Impiegare la stessa biomassa per più scopi è il concetto chiave: una risorsa per cibo, energia, chimica, farmacopea. La tecnologia HYST nasce nell’ambito di un progetto umanitario, oggi chiamato Bits of Future: food for all, promosso dall’Associazione Scienza per l’Amore. Lo scopo di tale progetto è quello di sostenere la crescita dei Paesi in Via di Sviluppo ottimizzando, attraverso la HYST, l’utilizzo delle risorse locali per combattere la fame, la povertà e le carenze energetiche. In questo contesto, il Convegno vuole rappresentare un momento di incontro e dialogo tra ricercatori, realtà socio-economiche e industria, per una disamina dei risultati ottenuti e per tracciare nuovi percorsi di ricerca e sviluppo. Programma: http://www.scienzaperlamore.it/allegati/Programma_CNR.pdf

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Accordo per lo sviluppo delle biomasse

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2011

Enel Green Power e Generali hanno finalizzato l’accordo con Terrae, la Società che ha lo scopo di riconvertire e valorizzare il settore bieticolo-saccarifero, e ANB – Associazione Nazionale dei Bieticoltori, per l’acquisizione di una quota del 15% ciascuno del capitale sociale di Terrae.
Viene così collocato il 30% del capitale sociale della società che ha come suo obiettivo la promozione e lo sviluppo di progetti per la generazione di energia elettrica da biomasse, alimentati da filiere locali. L’acquisizione delle quote fa seguito agli accordi siglati tra i partner, finalizzati alla promozione congiunta di progetti di generazione elettrica da biomasse, con l’obiettivo di riunire in un unico soggetto tre componenti indispensabili: quella agricola, che dispone delle filiere per la produzione da biomasse, quella industriale, per gestire la generazione di energia, e quella finanziaria, per garantire il sostegno alla realizzazione dei progetti di investimento. L’ingresso nella compagine sociale di Terrae consentirà ad Enel Green Power – in qualità di partner industriale – l’accesso diretto alla filiera agro-energetica, con significative sinergie per l’approvvigionamento della biomassa, ed un contatto diretto con il know-how agronomico di associazioni e consorzi, applicato alle colture da biomassa. L’accordo prevede, inoltre, una partecipazione di controllo di Enel Green Power nelle società di scopo appositamente costituite per lo sviluppo delle iniziative di carattere industriale di taglia maggiore. Il piano industriale di Terrae è indirizzato prevalentemente alla realizzazione e gestione di progetti di generazione elettrica da biomassa sulla base di intese di filiera, prevedendo comunque la possibilità di realizzare progetti basati sulle altre tecnologie a fonte rinnovabile, anche a carattere sperimentale.

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Sviluppo delle biomasse

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 febbraio 2011

Terrae, la Società che ha lo scopo di riconvertire e valorizzare il settore bieticolo-saccarifero, ANB- Associazione Nazionale dei Bieticoltori – ed Enel Green Power hanno firmato un accordo finalizzato all’acquisizione di una quota del 15% del capitale sociale di Terrae da parte di EGP,  società leader mondiale nelle fonti  rinnovabili. L’accordo siglato fa seguito al precedente protocollo d’intesa tra i tre partner, finalizzato alla promozione congiunta di progetti di generazione elettrica da biomasse, con l’obiettivo di riunire in un unico soggetto tre componenti indispensabili: quella agricola, che dispone delle filiere per la produzione da biomasse; quella industriale per gestire la generazione di energia; quella finanziaria per garantire il sostegno alla realizzazione dei progetti di investimento. L’ingresso nella compagine sociale di Terrae, quale partner industriale consentirà ad Enel Green Power l’accesso diretto alla filiera agro-industriale, con significative sinergie per l’approvvigionamento della biomassa, ed al know-how agronomico di associazioni e consorzi, applicato alle colture da biomassa. L’accordo prevede, inoltre, una partecipazione di controllo di Enel Green Power nelle società di scopo appositamente costituite per lo sviluppo delle singole iniziative di carattere industriale, con potenza superiore ad 1 MW. Terrae ed Enel Green Power stanno predisponendo il Piano Industriale del quale svilupperanno congiuntamente le linee guida. L’azione sarà indirizzata prevalentemente alla realizzazione e gestione di progetti di generazione elettrica da biomassa sulla base di intese di filiera, con la possibilità di sviluppare anche altri progetti relativi ai settori bieticolo-saccarifero, agroindustriale, agroalimentare ed agro-energetico. L’accordo prevede inoltre la vendita delle azioni residue di Terrae a investitori istituzionali, ivi inclusi i partner finanziari.

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Accordo Enel per l’energia verde

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 dicembre 2010

Fulvio Conti, Amministratore delegato e Direttore generale di Enel, e Sergio Marini, Presidente di Coldiretti, hanno firmato un protocollo di intesa per collaborare nella realizzazione di progetti agro energetici finalizzati alla produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile e, in particolare, da biogas e biomasse solide di origine agricola. Questa collaborazione sarà in grado di valorizzare modelli di produzione sostenibili – alimentati da accordi di filiera – e di promuovere tecnologie innovative, con importanti ricadute sui sistemi economici locali, anche attraverso specifici progetti di ricerca. In particolare, Enel Green Power, per Enel, e Consorzi Agrari d’Italia, quale soggetto indicato da Coldiretti, svilupperanno congiuntamente progetti mirati a favorire lo sviluppo di filiere agro energetiche locali, secondo un modello di generazione di energia distribuita da biomasse, in modo da sostenere lo sviluppo di veri e propri distretti agroenergetici. A tale scopo,  verrà creata una nuova joint venture –  partecipata al 51% da Enel Green Power e al 49% da CAI – che sarà dedicata prevalentemente alla promozione e all’implementazione di progetti di generazione di energia elettrica da biomassa solida da filiera nazionale, e che potrà sviluppare anche progetti fotovoltaici su tetti e  terreni dei Consorzi Agrari. I singoli progetti a biomassa saranno messi a punto attraverso società di progetto dedicate, partecipate integralmente dalla nuova joint venture. I partner svilupperanno le iniziative scegliendo le filiere più adatte ed inserendole nel contesto geografico migliore per la valorizzazione e l’integrazione con le economie locali, facendo leva sulla leadership tecnologica di Enel Green Power nel settore delle rinnovabili, riconosciuta a livello mondiale,  e sulla capacità di CAI di strutturare accordi di filiera per l’approvvigionamento delle biomasse.

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Impianto a biomasse di Castiglion Fiorentino

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 dicembre 2010

Confindustria, CNA, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, CGIL, CISL e UIL auspicano che siano portati rapidamente a compimento gli iter autorizzativi di importanti progetti di investimento previsti nella nostra provincia che, a causa di lentezze burocratiche, contrasti sociali, incertezze decisionali e ostacoli di varia natura, rischiano di far perdere concrete opportunità di contenimento della grave crisi economica in cui versa il territorio.
Importanti progetti di investimento e sviluppo di attività industriali legate all’ambiente ed al recupero, ai quali sono associati consistenti programmi occupazionali sia sul piano quantitativo che su quello della qualificazione professionale, sono fermi sul presupposto temuto degli effetti negativi, ancor prima che venga effettuata la prevista Valutazione di Impatto Ambientale e, in alcuni casi, anche dopo che le aziende hanno ricevuto le relative autorizzazioni a norma di legge.
L’accordo per il progetto industriale di riconversione dell’ex zuccherificio di Castiglion Fiorentino è stato stipulato tra le parti interessate e gli Enti istituzionali preposti nel lontano 2007 e ancor oggi è aperto il dibattito sulla realizzazione e sulla localizzazione degli ingenti investimenti prospettati.
Un rilevante flusso di capitali per investimenti è disponibile per essere riversato sulla realizzazione di attività produttive nella nostra provincia; queste risorse sono bloccate in attesa che si concludano i procedimenti amministrativi per la loro realizzazione.
Tutto questo avviene mentre gli effetti della crisi economica e sociale sono reali e in alcuni settori della nostra provincia rischiano di provocare un notevole impoverimento del tessuto produttivo e una forte riduzione occupazionale.
Le attività connesse al trattamento di materiali, alla loro selezione e riutilizzo, allo smaltimento dei rifiuti, agli investimenti in impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile costituiscono le nuove frontiere che possono ridare impulso allo sviluppo del territorio e alla salvaguardia dell’ambiente.
L’appello rivolto alle Autorità e agli Enti istituzionali e locali è quello di assumere in tempi certi le decisioni che competono loro in ordine alla valutazione dei progetti presentati, consentendone la realizzazione nel rispetto delle leggi vigenti.

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Biomasse al posto di pale eoliche in Puglia

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 aprile 2010

“Con la netta opposizione al nucleare e alla ricerca di idrocarburi mediante  trivellazione del parco marino delle Tremiti si prediligerà lo sviluppo dell’energia prodotta dalle biomasse”. Queste le parole di Patrizia Lusi, vice-responsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti, in merito al discorso delle energie rinnovabili tenuto dal governatore Nichi Vendola all’inaugurazione della 61esima Fiera internazionale dell’Agricoltura di Foggia. “La Puglia ad oggi – continua la Lusi – produce più del 50% dell’energia rinnovabile di tutto il Mezzogiorno e lo sviluppo delle biomasse affida un ruolo centrale all’agricoltura regionale. Ritengo infatti giusta la scelta del governatore di non continuare a sottrarre terreni coltivabili per l’impianto delle torri eoliche, ma di sfruttare le potenzialità del territorio quali agricoltura, sole e turismo. Il sogno condiviso da tutti i corregionali – conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – è la solarizzazione della città con l’utilizzo dei pannelli solari per avere ospedali, scuole ed uffici pubblici che non paghino più la bolletta”.

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Coltivare biomasse può danneggiare la diversità

Posted by fidest press agency su martedì, 2 marzo 2010

L’Ispra, con una relazione, ha incoraggiato l’intervento. Sviluppo sostenibile e benefici ambientali possono essere raggiunti se le specie per le biomasse sono coltivate in maniera sostenibile  Il Comitato permanente della Convenzione di Berna (il Consiglio della Convenzione europea sull’osservazione della Fauna europea e degli habitat naturali), preoccupato che l’incremento di colture per la produzione di biomasse possa condurre alla fuga di specie invasive con effetti susseguenti deleteri sulla biodiversità naturale, ha adottato un suggerimento (raccomandazione) per ridurre l’impatto sulla biodiversità dei sistemi naturali di specie non native potenzialmente invasive utilizzate nelle coltivazioni per biomassa (Recommendation 141, 2009). L’Ispra, con una relazione sottoposta agli esperti europei della Convenzione di Berna, ha incoraggiato queste misure. L’istituto italiano per la Protezione dell’Ambiente (un’agenzia che fa capo al ministro italiano per l’Ambiente) poneva l’attenzione, nella relazione, al fatto che sviluppo sostenibile e benefici ambientali possono essere entrambi raggiunti solamente quando le specie per le biomasse sono coltivate in maniera ambientalmente sostenibile. La Raccomandazione, che vincola legalmente gli stati membri, avverte del fatto che alcune specie per biomassa invadono le aree al di fuori di quelle coltivate a tale scopo, e, facendo ciò, possono avere un impatto sulla biodiversità naturale. Il Parlamento europeo, pertanto, ha consigliato di ridurre la potenziale invasione di specie non autoctone controllandone l’utilizzo nelle coltivazioni per biomassa. È importante, dicono gli esperti, fornire uno screening, precedente alla coltivazione, per ciascuna specie proposta in ciascuna regione. In aggiunta, è necessario introdurre nuovi criteri di coltivazione per limitare la dispersione e la disponibilità delle specie invasive. Senza queste misure, le specie invasive, sfuggendo al controllo, possono causare una perdita di biodiversità naturale e di funzionalità dei terreni agricoli.

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A Napoli la Consortile Edosm

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2009

Nascerà il 27 ottobre a Napoli, alle 12 e 30 nella sede dell’Unione degli Industriali, la Società Consortile per azioni EdoSm, Energia do Sole mio, che nei prossimi mesi lancerà un piano progettuale di sviluppo delle energie rinnovabili dal basso Lazio alla Sicilia.   Con novanta milioni di investimento, di cui sessanta nel fotovoltaico, venticinque milioni nelle biomasse liquide, cinque milioni nel micro eolico, marino e biomasse solide: sono questi i numeri per la Campania che la Consortile vuole sviluppare nella produzione di energia pulita nel 2010. Nella filiera delle biomasse liquide partendo da una raffineria di olio vegetale per l’energia da cinquantamila tonnellate, che entrerà in esercizio nei prossimi mesi a Nola, si farà filiera realizzando presso industrie energivore delle mini centrali di trigenerazione da 1MW generando una occupazione stabile  di circa 100 unità.   In quella fotovoltaica, incrementando del cinquanta per cento all’anno, l’obiettivo del 2010 l’occupazione temporanea di cinquecento addetti si trasforma in occupazione stabile per seicento persone entro il 2014; nella filiera del microeolico, la tecnologia del vento vale anche per  le maree, e nella micro gassificazione delle biomasse solide altri cento nuovi posti di lavoro.  E lo statuto col quale nascerà Edosm martedì sarà anche un appello alla politica: “le imprese vogliono rilanciare il settore- è scritto nel testo- ma gli enti territoriali lo sburocratizzino.  Vogliamo costruire la filiera delle fonti rinnovabili ed  esportare tecnologia e non limitarci alla sola produzione di energia.”

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