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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘biotecnologie’

La passione per le biotecnologie si scopre tra i banchi di scuola

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 Mag 2019

Fondazione Amgen, grazie al supporto offerto al programma internazionale Amgen Biotech Experience (ABE), entra nelle classi delle scuole superiori per favorire l’interesse e l’entusiasmo per la ricerca in ambito scientifico e biotecnologico. Si tratta, infatti, di un programma internazionale di formazione sperimentale sulle biotecnologie che aiuta gli studenti a comprendere meglio la scienza e come questa influenzi la loro vita quotidiana. L’iniziativa di laboratorio in classe offre agli insegnanti formazione professionale, materiali didattici e attrezzature per la ricerca in aula con l’obiettivo di far immergere gli studenti nei concetti e nelle tecniche utilizzate dagli scienziati per scoprire e sviluppare farmaci.
In questo modo gli studenti sono inseriti in un vero e proprio percorso scientifico, conoscono il fascino della ricerca di laboratorio e si immedesimano nelle esperienze che ogni giorno vivono i ricercatori professionisti: situazioni complesse e imprevisti sperimentali, le molteplici variabili, una rigorosa spiegazione dei risultati in base alle evidenze, il riconoscimento di un errore, il confronto dei propri risultati con quelli degli altri e la definizione di nuove domande di ricerca.
In Italia la Regione capofila del programma è la Campania che, con 17 scuole, può vantare il maggior numero di istituti coinvolti, anche grazie alla stretta collaborazione avviata dal Dipartimento di Biologia dell’Università degli studi di Napoli Federico II con il provider di ABE in Italia, l’Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali (ANISN).Tra le scuole campane coinvolte durante l’anno scolastico 2018 – 2019, l’Istituto Superiore Statale Pitagora di Pozzuoli è sicuramente uno dei più attivi nella provincia di Napoli: i suoi insegnanti di scienze e gli studenti di alcune classi hanno aderito al programma formativo ABE vivendo un’esperienza unica nel suo genere che oggi, grazie all’organizzazione di un Open Day, è stata ripercorsa nelle sue tappe principali e raccontata attraverso la presentazione dei risultati raggiunti.
Fondazione Amgen sostiene a livello economico il programma ABE da oltre 30 anni negli Stati Uniti. Nel 2017 il programma è stato avviato anche in Cina, Canada, Australia, Singapore e in cinque Paesi europei, tra cui l’Italia. Si stima che a livello globale, nel 2020 ABE avrà coinvolto circa 900.000 studenti di scuole secondarie di 20 paesi del mondo.
ABE Site Italy è realizzato grazie alla cooperazione tra ANISN e Università Federico II di Napoli e si fregia di gemellaggi di prestigio con l’ABE site Massachusetts, Harvard University (U.S.A.) e l’ABE France presso l’Ecole Normale Superieure di Parigi. Il corso di formazione ABE è organizzato in due fasi: una di formazione in presenza dei docenti di scienze selezionati tramite una call pubblica sulla piattaforma del MIUR e una di sperimentazione obbligatoria con gli studenti a scuola. L’ABE Site Italy offre gratuitamente risorse didattiche e strumenti in comodato d’uso necessari per la sperimentazione a scuola, previa verifica dell’esistenza di un laboratorio scientifico sufficientemente attrezzato presso l’istituzione scolastica ospitante e il rispetto di tutte le norme di sicurezza.In Italia, nell’ultimo triennio, Fondazione Amgen ha destinato contributi per oltre 500.000 euro ai diversi programmi indirizzati allo sviluppo e alla diffusione della cultura scientifica. Amgen Biotech Experience, presente in Italia dal 2017, ha coinvolto oltre 2.500 studenti di 8 regioni italiane. abe.anisn.it

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Biotecnologie: è difficile stare al passo con il loro progresso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 Mag 2018

A cura di:Marie-Laure Schaufelberger, Product Specialist del fondo Pictet-Biotech di Pictet Asset Management. Le società farmaceutiche stanno perdendo terreno nei confronti di un nuovo tipo di produttori farmaceutici. Mentre le case farmaceutiche producono medicinali partendo dalle sostanze chimiche, le società biotecnologiche utilizzano organismi viventi come batteri o enzimi per i loro prodotti. Inoltre, una più profonda comprensione del DNA umano ha consentito alle società biotecnologiche di affrontare malattie specifiche con molta più precisione rispetto alle società farmaceutiche tradizionali. Il settore ha un tasso di crescita stimato del 15-20% annuo. Questo rappresenta un tasso di crescita previsto del 6% per le vendite di farmaci con prescrizione a livello mondiale per il periodo fino al 2022. Oltre 700 società biotecnologiche sono attualmente quotate sui mercati azionari internazionali. I ricavi totali delle società biotecnologiche quotate sono cresciuti di sette volte dal 2000 al 2016, passando da poco più di 20 a quasi 140 miliardi di dollari.Le società biotecnologiche hanno già raggiunto risultati considerevoli. ‘Un buon esempio è la cura per l’epatite C, che è stata messa a punto da un’importante società biotecnologica americana’, afferma Marie-Laure Schaufelberger, Product Specialist del fondo Pictet-Biotech. Tuttavia, il prezzo di questa cura è alto. Un trattamento della durata di tre mesi può costare dai 70.000 ai 100.000 dollari. Dozzine di società biotecnologiche hanno uno o più prodotti nella fase finale di sviluppo clinico che precede l’approvazione della FDA, l’ente governativo americano che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici.
Nell’ambito farmaceutico tradizionale, quando il brevetto di un farmaco di successo scade, un timore diffuso per il produttore è che le società che realizzano farmaci generici ne riproducano la formula commercializzandola a un prezzo significativamente scontato. Dato che i brevetti dell’Aspirina sono in circolazione da parecchio tempo, altre società oltre alla Bayer, che l’ha inventata, sono autorizzate a produrre e vendere questo farmaco. Ciò spiega perché una compressa costa solo pochi centesimi. La società di consulenza EvaluatePharma stima che le società farmaceutiche sono destinate a perdere ricavi pari a quasi 80 miliardi di dollari tra il 2017 e il 2020 per via dell’aumento della concorrenza. Per le società biotecnologiche, questo rischio è notevolmente minore. ‘Chiunque voglia produrre una medicina simile a un farmaco biotecnologico il cui brevetto è scaduto – noto anche come farmaco biosimilare – deve innanzitutto dimostrare che il prodotto presenta esattamente le stesse caratteristiche biologiche del trattamento originale’, spiega Schaufelberger. ‘Una procedura molto più complessa rispetto a quella dei farmaci tradizionali, per i quali è sufficiente dimostrare che la composizione chimica è simile.’
Negli Stati Uniti, le società che intendono commercializzare la versione generica di un farmaco biotecnologico il cui brevetto è scaduto devono superare un altro ostacolo. ‘Questi farmaci devono superare test clinici, simili a quelli del farmaco biotecnologico originale’, afferma Schaufelberger. ‘Oltre a un capitale e conoscenze importanti, occorreranno laboratori di alta qualità per produrre in modo sicuro ed efficiente farmaci generici ed essere competitivi con un prodotto di successo, una volta scaduto il brevetto. Tra le società che possiedono tutti questi asset figurano molte grandi società biotecnologiche. Se giocano bene le loro carte, crediamo che abbiano il potenziale per attingere a una nuova fonte di reddito. Riteniamo che le dinamiche del settore biotecnologico lo rendano un’area di investimento interessante.’

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Biotecnologie che aiutano l’agricoltura. Aduc aderisce alla “Carta 24 gennaio”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 gennaio 2017

biotecnologiaIn occasione del Convegno “Biotecnologie che aiutano l’agricoltura” organizzato, presso la Camera dei Deputati, dall’Associazione Luca Coscioni per la liberta’ di ricerca scientifica, e’ stata predisposta la “Carta 24 gennaio” sulla Libertà Scientifica in tema di tecnologie applicate all’agricoltura. Considerato che:
– la ricerca scientifica, in generale, produce risultati conoscitivi e applicativi che migliorano la qualita’ della vita e dell’ambiente;
– il diritto alla liberta’ di ricerca scientifica e di accesso ai risultati e’ garantito dalla Costituzione Italiana e in particolare dalla Convenzione ONU per i diritti economici e sociali (Carta dei diritti fondamentali: articolo 13 – Libertà di scienze; articolo 3 del TUE: l’UE promuove il progresso scientifico e tecnologico; articolo 173 TUE: favorire un migliore sfruttamento del potenziale industriale delle politiche d’innovazione, di ricerca e sviluppo tecnologico);
– in campo agroalimentare la ricerca scientifica, e le sue applicazioni, ha storicamente consentito spettacolari avanzamenti quantitativi e qualitativi per rispondere alle crescenti domande alimentari;
– limitazioni alle innovazioni tecnologiche possono rendersi indispensabili al fine della promozione della salute umana, dell’ambiente e della biodiversita’, sulla base di valutazioni scientifiche rigorose, che dimostrino i possibili danni e siano scevre da pregiudizi ideologici di qualsiasi segno o natura;
– a tal fine, sono fattori fondamentali sia la divulgazione delle conoscenze scientifiche pertinenti, sia il dialogo tra la comunita’ scientifica da una parte e, dall’altra, i cittadini e i responsabili istituzionali.
I convenuti presso la Camera dei Deputati il 24 gennaio 2017 auspicano:
– che il Governo italiano investa nella ricerca scientifica delle cosiddette biotecnologie verdi anche attraverso la tecnica della correzione del genoma (genome editing);
– che l’Unione europea sottragga tale ricerca ai divieti attualmente imposti per i cosiddetti Organismi Geneticamente Modificati, concentrando la regolamentazione sul prodotto e non sul processo;
– che le istituzioni di ogni livello e la comunita’ scientifica investano sul confronto e il dialogo costante per valutare l’impatto delle nuove tecnologie in campo agroalimentare, coinvolgendo i cittadini nel rispetto dei principi fondamentali della democrazia liberale;
– che il Governo si impegni per consentire la sperimentazione in pieno campo dei prodotti della ricerca scientifica sulle nuove biotecnologie in modo da non accumulare ritardi incolmabili con i principali Paesi sviluppati. (fonte http://www.aduc.it)

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Bioteconologie che aiutano l’agricoltura

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 gennaio 2017

biotecnologiaRoma Martedì 24 gennaio ore 9,45-13, Camera dei Deputati, Sala Aldo Moro Interverra’ il segretario dell’Aduc, Primo Mastrantoni. Obiettivo: superare le contrapposizioni fondate su pregiudizi Recentemente, si sono registrati passi avanti nel dibattito sulle soluzioni innovative mirate a rilanciare la competitività dell’agricoltura italiana, nell’ottica di valorizzare la ricerca pubblica e i punti di forza dell’agroalimentare. Le nuove tecnologie, unitamente a un rinnovato interesse per il ruolo della ricerca pubblica in agricoltura, fanno sperare nel superamento le contrapposizioni che hanno caratterizzato gli ultimi 20 anni di dibattito sul tema, e nella possibilità di fondare il dibattito innanzitutto su dati di fatto e non su pregiudizi.
Quale la via ed i percorsi per trasformare tali primi segnali positivi in una reale opportunità di crescita per la ricerca pubblica, il settore agricolo e alimentare? Ne vogliamo discutere assieme a rappresentanti istituzionali, media, scienziati e portatori di interesse in un contesto di dialogo costruttivo e scevro da pregiudizi.

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Dichiarazione delle aziende farmaceutiche, biotecnologiche e diagnostiche sulla lotta alle resistenze batteriche agli antibiotici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Mag 2016

resistenza microbicaIl fenomeno della resistenza agli antibiotici minaccia la salute dell’uomo ed è una delle maggiori sfide di salute pubblica, tanto da diventare priorità dei Governi di tutto il mondo. Nel corso del World Economic Forum di Davos che vede riuniti ogni anno politici, economisti, scienziati e rappresentanti della società civile, è stata presentata la “Declaration by the Pharmaceutical, Biotechnology and Diagnostics Industries on Combating Antimicrobial Resistance”.
Il documento è stato sottoscritto da oltre 80 aziende produttrici di farmaci, medicinali generici, biotecnologie e dispositivi diagnostici e da organismi di settore di 18 Paesi.
resistenza microbica3L’obiettivo del documento è sollecitare i Governi e le imprese a intraprendere un’azione sinergica e globale di investimenti per combattere il preoccupante e crescente fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Tre i punti cruciali in cui si articola la Dichiarazione:
arginare il fenomeno della resistenza;
aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo di nuovi e più potenti antibiotici;
garantire un accesso universale ai nuovi farmaci.
Le aziende firmatarie reputano indispensabile un’azione comune fondata su alcuni principi fondamentali che rendano più appropriato l’uso degli antibiotici già disponibili e sostengano lo sviluppo di nuove molecole, vaccini, strumenti diagnostici e altri prodotti per la prevenzione e trattamento delle infezioni resistenti ai presidi terapeutici già disponibili.
Per favorire la ricerca e lo sviluppo di nuovi antibiotici, le aziende chiedono:
una riforma del mercato, sostenuta dai Governi, per favorire – attraverso incentivi adeguati – l’investimento in R&S delle aziende del farmaco in questa area;
meccanismi atti a far si che il prezzo degli antibiotici rifletta adeguatamente i benefici che i nuovi farmaci possono avere in termini di salute pubblica;
modelli innovativi di remunerazione che riducano il legame tra redditività di un antibiotico e il volume venduto, favorendo in questo modo una riduzione delle necessità di investimenti in attività promozionali da parte delle aziende.
Le aziende, d’altra parte, si impegnano:
a sostenere le iniziative del Piano di azione globale contro l’antibiotico-resistenza messo a punto dall’OMS per un utilizzo più appropriato dei farmaci già disponibili promuovendo anche progetti formativo-educazionali dei medici in modo da evitare un uso improprio;
a estendere la collaborazione tra privati, enti pubblici e mondo accademico per abbattere le barriere e coordinarsi in maniera più efficace al fine di individuare e aprire nuove linee di ricerca;
a mantenere i costi dei nuovi antibiotici accessibili a tutti e in ogni parte del mondo anche nelle fasce di reddito più svantaggiate.
La Dichiarazione di Davos verrà aggiornata ogni due anni sulla base dell’evoluzione delle condizioni globali dei focolai resistenti agli antibiotici e alle priorità che si presenteranno di volta in volta.

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Forum dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sui tumori del cavo orale

Posted by fidest press agency su sabato, 27 febbraio 2016

New York 4-5 marzo 2016 Il Prof. Marco Meleti, ricercatore del Dipartimento di Scienze Biomediche, Biotecnologiche e Traslazionali – S.Bi.Bi.T. dell’Università di Parma, diretto dal Prof. Marco Vitale, è stato selezionato per rappresentare l’Europa al Forum dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sui tumori del cavo orale. Il carcinoma del cavo orale rappresenta un’emergenza globale. Per questo l’OMS ha istituito un Forum permanente, il “Global Oral Cancer Forum”, che debutterà proprio a New York il 4 e 5 marzo. Esperti da tutto il mondo si incontreranno per discutere i punti critici e le innovazioni riguardanti la prevenzione, la terapia e le nuove tecnologie per fronteggiare questa patologia dall’incidenza in costante aumento, come evidenziato dai più recenti dati epidemiologici. La scelta di Parma non è casuale. Nel corso degli ultimi trent’anni il Prof. Vescovi ha dato vita insieme ai suoi collaboratori, la Prof.ssa Maddalena Manfredi e lo stesso Prof. Marco Meleti, a un gruppo di ricerca sulle malattie del cavo orale conosciuto in tutta Europa. A Parma è in atto da tempo una consolidata collaborazione tra gli specialisti dell’Odontostomatologia, della Chirurgia Maxillo-facciale (Prof. Enrico Sesenna, Prof. Silvano Ferrari, Prof. Tito Poli e Dr. Bernando Bianchi) e dell’Anatomia Patologica (Prof. Enrico Maria Silini, Dr. Luigi Corcione) che rende possibile un approccio diagnostico e terapeutico delle lesioni potenzialmente maligne e delle neoplasie maligne della testa e del collo in linea con i più avanzati standard mondiali.
La recente opportunità di poter disporre di strutture avanzate cliniche e di ricerca nel Centro Universitario di Odontoiatria, diretto dal Prof. Mauro Bonanini, e nella Struttura Complessa di Odontostomatologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria, diretta dalla Prof.ssa Silvia Pizzi, ha fornito un ulteriore input per il consolidamento e l’implementazione dei risultati ottenuti finora.

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Biotecnologie ed Innovazione in Medicina

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2015

merck seronoSocial network, communities, blog, forum: con l’avvento del Web 2.0 cosa è cambiato per i professionisti dell’informazione chiamati ad informare in maniera corretta e referenziata sui temi della salute? E’ possibile realizzare una comunicazione efficace in ambito healthcare senza ascoltare la Rete e confrontarsi con essa? Per discutere di questi e altri aspetti,
., affiliata italiana di Merck, ha riunito oggi a Roma esponenti del mondo della comunicazione, dell’Healthcare e del biotech in occasione dell’’incontro “Biotecnologie ed Innovazione in Medicina sul Web 2.0. Fonti di informazione, fruitori, linguaggi”.
“Le applicazioni del Web 2.0 sono diventate uno strumento sempre più importante per la discussione ed il confronto sui temi legati alla salute – ha spiegato Antonio Tosco, Direttore Health Outcomes & Market Access di Merck Serono S.p.A.: i nuovi media altamente interattivi hanno cambiato i modelli di fruitore, le aspettative dei fruitori stessi e, ovviamente, anche i linguaggi. Di fronte a questi stravolgimenti, come si deve comportare il giornalista che si occupa di temi Healthcare? L’informazione giornalistica sulla salute risponde ancora ai bisogni dei suoi fruitori? E come ci si può adeguare a questi nuovi bisogni senza tradire la propria “mission” professionale e continuando a garantire un’informazione corretta? Nell’incontro di oggi abbiamo voluto provare a rispondere a questi interrogativi, con l’aiuto di esperti e studiosi del Web 2.0”.
Questi gli spunti di riflessione emersi dal dibattito
1. Linguaggio dei Social vs corretta informazione: perché entrano in conflitto
“Sul web, così come sui social – ha dichiarato Federico Mello, Giornalista del programma televisivo Ballarò e blogger Huffington Post – tutto tende a funzionare seguendo le dinamiche del feedback. On line ogni cosa è infatti misurabile: le visite, i ‘mi piace’, i retweet, i commenti, i follower, le condivisioni, i preferiti. Inoltre, molti mattoni di comunicazione (che siano un post o un tweet), mostrano in maniera plateale al navigatore il loro grado di popolarità, facendo scattare così il tipico ‘effetto BandWagon’, ovvero “Guardo quel video perché lo stanno guardando tutti”. Se a queste constatazioni – ha proseguito il Dottor Mello – aggiungiamo il fatto che ogni testata digitale ha numerosi strumenti (analisi dei flussi di traffico, risposta dei social network, link in entrata, ecc…) per poter analizzare i feedback dei suoi contenuti, ecco che il rischio di compromettere una corretta informazione è dietro l’angolo. All’obiettivo di informare, infatti, si sostituisce quello di raccogliere visite. A tutt’oggi comunque una informazione al contempo efficace, completa e ‘virale’ è possibile, ma risulta impossibile – ha concluso Mello – realizzare un buon servizio agli utenti se l’obiettivo di qualsiasi impresa editoriale rimane la caccia ai click. Questo naturalmente vale ancora di più per alcuni campi delicati dell’informazione, come quella medico-scientifica.”
2. Tecnologie digitali: come è cambiato il modo di raccontare e condividere l’esperienza della malattia. “Oggi le conversazioni online sulla salute, la malattia e le terapie – ha spiegato Cristina Cenci, Senior Consultant Eikon Strategic e curatrice del Blog Digital Health, Nòva Il Sole24Ore – consentono di condividere con altri ‘pazienti come me’ le paure, le aspettative, gli effetti dei farmaci. Questo cambia radicalmente la percezione e il percorso della malattia. Nel momento della cura, le discussioni online contribuiscono all’aderenza terapeutica ma anche a determinare effetti placebo e nocebo dei farmaci. Quando la malattia è cronica, le comunità online offrono quel supporto che mai nessun sistema sanitario o network di caregiver è mai riuscito ad offrire prima. La sfida allora per la comunicazione e i media – ha concluso la Dott.ssa Cenci – è ascoltare il discorso sociale online e acquisire la consapevolezza che il racconto di malattia non può essere scientificamente avalutativo, ma deve avere senso e significato dal punto di vista del soggetto. Serve empatia narrativa, bisogna trovare il giusto linguaggio e le metafore adeguate per comunicare questi temi partendo dall’ascolto di quello che si condivide in rete, un osservatorio fondamentale delle esigenze e delle rappresentazioni collettive.”
3. Gli italiani e l’informazione sulla salute in Rete: usi e consumi. “I trend degli ultimi 10 anni mostrano una crescente sensibilità al tema salute – ha sottolineato Stefania Fregosi, Direttore delle ricerche quantitative Dipartimento Salute GfK Eurisko. – Il paziente diventa sempre più attento, sensibile, competente, con una conseguente ‘espansione’ delle pratiche di salute: aumentano infatti i comportamenti ‘preventivi’, cresce la popolazione attenta. In questo nuovo contesto la ricerca di informazioni appare centrale e sembra ridefinire la tradizionale relazione medico-paziente (medico informato, paziente passivo). Internet diventa un luogo cruciale per cercare e condividere informazioni ed esperienze. Come noto, cresce esponenzialmente negli ultimi 10 anni la quota degli internauti (dall’11 al 68% degli Italiani maggiorenni) ed aumenta in modo consistente la percentuale di chi si informa sulla salute nel web: circa l’85% degli utenti, infatti, ha cercato informazioni sulla salute sui siti Internet e quasi il 30% ha partecipato a discussioni di salute su blog, forum, chat.1 In questa prospettiva – ha spiegato la Dott.ssa Fregosi – appare cruciale per chi opera nel settore della salute cogliere la sfida e far fronte ai bisogni del «cittadino-paziente internauta». Si tratta di una sfida a due livelli: da un lato riguarda i servizi al cittadino (Come dare risposta ai bisogni di competenza e confronto? Quali servizi, quali strumenti offrire al cittadino? Come assicurare un’informazione garantita nel web?), dall’altro riguarda la relazione medico-paziente, ovvero come «ri-definire» un nuovo tipo di relazione che legittimi e valorizzi il bisogno di protagonismo e consapevolezza del paziente nella gestione della propria salute (così importante nel determinare il successo della cura), senza mettere in difficoltà il ruolo del medico a cui il paziente vuole e continua ad affidarsi.”
4. Comunicare il valore del biotech: l’esperienza di Farmindustria. “Le biotecnologie sono oggi la frontiera dell’innovazione in Italia – ha affermato Agostino Carloni, Direttore Comunicazione, Stampa e Studi Farmindustria. Se ci soffermiamo sul solo settore Salute, abbiamo 3.900 addetti in R&S, 199 aziende del farmaco biotech, 88% degli investimenti in R&S sul totale effettuati dall’industria del farmaco, 145 farmaci biotecnologici oggi disponibili nel mondo e 303 progetti in fase di ricerca e sviluppo. Grazie alla ricerca farmaceutica sempre più biotech – prosegue Carloni – sono migliorate molte terapie esistenti e individuati nuovi trattamenti per malattie finora ritenute senza cura.
Per questo Farmindustria, nell’ultimo anno, ha avviato una serie di eventi per una maggiore informazione sulla realtà biotech. Esempi di questo impegno sono diversi progetti che hanno i giovani come target di riferimento come Geni a bordo: la scienza viaggia in Camper, format di divulgazione itinerante realizzata negli istituti superiori italiani, e la collaborazione con Wired attraverso video, infografica e social network.”

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Novartis BioCamp Italia 2014

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 dicembre 2014

novartisSono 34 i giovani ricercatori che parteciperanno al Novartis BioCamp Italia 2014, esclusivo workshop dedicato alle biotecnologie, organizzato in collaborazione con l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas, in programma a Milano dal 15 al 17 dicembre.
Oltre 140 le candidature pervenute da tutt’Italia, con una prevalenza da Lombardia, Toscana e Campania, 29 anni l’età media e schiacciante maggioranza delle donne, che costituiscono ben il 70% del totale. Dall’analisi dei curricula dei candidati emerge un quadro promettente della ‘giovane’ ricerca biomedica in Italia: gli aspiranti partecipanti al Novartis BioCamp Italia sono autori di 1.566 pubblicazioni scientifiche e per 360 di esse ne sono i primi firmatari, un preciso indice di riconoscimento del merito e delle responsabilità. Inoltre oltre la metà dei candidati (il 53%) ha già effettuato un’esperienza di ricerca all’estero, fattore oggi determinante per l’interscambio e la valorizzazione delle competenze nell’ambito della comunità scientifica.
“Le candidature giunte al Novartis BioCamp Italia ci offrono una fotografia nitida ed estremamente stimolante del valore e della motivazione dei giovani talenti della ricerca italiana”, dichiara Guido Guidi, Head Pharma Region Europe, Novartis. ”Il nostro obiettivo è valorizzarli e farli maturare, indirizzandoli verso un percorso di eccellenza internazionale. La formula del workshop si ispira all’unica strategia possibile per raggiungere questo traguardo, privilegiando, accanto all’assoluto valore scientifico, la cooperazione tra i soggetti che sono in grado di promuovere concretamente, dare sbocchi e sostenere l’innovazione: industria privata, università, centri di ricerca d’eccellenza, istituzioni e mondo finanziario”.Il programma del Novartis BioCamp 2014 presenta il mondo della ricerca biomedica da diverse angolazioni. Innanzitutto dalla prospettiva dell’industria farmaceutica e da quella degli Istituti di cura e ricerca, come Humanitas, da quest’anno sede anche di un’università indipendente. E poi da quella di altri attori, come le società scientifiche o le istituzioni, a livello nazionale e locale. Non mancherà infine una parte dedicata alla creazione e gestione di start-up e alle modalità di finanziamento delle imprese biotech, attraverso l’esame di casi di successo.

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Sistema biotecnologie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 agosto 2014

biotecnologiail settore delle Biotecnologie è ancora agli “albori” della crescita e continua a rappresentare un’interessante opportunità d’investimento nonostante la recente fiacchezza, dichiara Evan Bauman, co-manager del comparto da 2,9mld USD, il Legg Mason ClearBridge US Aggressive Growth Fund.Bauman e il co-manager Richie Freeman, che da trent’anni investono con successo anche in titoli biotecnologici nella loro strategia, quest’anno hanno cercato di sfruttare il sell-off del settore per incrementare le posizioni nelle aziende preferite quali Biogen Idec e Amgen.“Sovraponderiamo ancora il settore Salute, soprattutto le aziende biotecnologiche, attualmente negoziate a sconto, per la prima volta nella Storia, rispetto ai grandi nomi farmaceutici”, afferma Bauman.“Il settore beneficia del consolidamento dovuto ai solidi bilanci. Se si osservano imprese come Biogen, si noterà che l’azienda ha immesso sul mercato farmaci per un valore di quattro miliardi di dollari. A nostro avviso, ci troviamo ancora nelle primissime fasi di crescita per questi titoli: ciò non significa che non sottoperformeranno mai ma possiamo sfruttare eventuali sell-off per colmare posizioni che consideriamo di lunghissimo periodo”.Bauman e Freeman tendono a detenere i titoli nel lungo periodo, con una media di 17 anni ininterrotti: hanno infatti acquistato Amgen a metà degli anni ᾽80 e Biogen nel 1991.Essenziale al loro approccio di stockpicking è l’individuazione di un mercato in cui ci siano ancora ampi margini d’azione, dove le imprese abbiano la possibilità di costruire forti barriere all’ingresso e generare una crescita secolare sostenibile – aziende spesso caratterizzate da un potenziale d’innovazione “dirompente”, soprattutto nelle aree d’elezione rappresentate da Biotecnologie e Information Technology.I gestori privilegiano inoltre la qualità – ricercando free cashflow consistenti e livelli di debito trascurabili– e adottano un approccio più attento alle valorizzazioni rispetto alla maggior parte dei gestori “growth”.“Quando acquistiamo una società, il nostro ideale è di tenerla in portafoglio per sempre”, sostiene Bauman. “Solo modifiche considerevoli nell’ambito della strategia o delle valorizzazioni ci spingerebbero a ipotizzarne la vendita. L’elemento determinante del turnover dei titoli detenuti è rappresentato dall’attività di M&A, con 56 acquisizioni avvenute dal lancio della strategia nel 1983”.Bauman asserisce che le operazioni di M&A attualmente in corso restano un fattore positivo – sia per il comparto che per il mercato nel suo complesso– e si aspetta che l’attività si sposti verso settori come l’Energia e la Tecnologia, dopo diverse transazioni nei settori Media e Salute.Criteri così rigorosi nella selezione dei titoli implicano la scarsa esposizione del fondo sulla maggior parte del mercato, con una ponderazione pari a zero nei Finanziari e trascurabile nei settori dei Consumi, nonché l’avversione a settori costosi come le Utility, surrogato del mercato obbligazionario.“Abbiamo sempre ritenuto che sia impossibile battere il mercato se si adottano le sue stesse strategie”, ci dice Bauman. “Con i finanziari, ad esempio, le banche in questo momento non sono in grado di allocare liberamente i capitali e ciò significa che la loro crescita è depressa. Preferiamo concentrarci su aree anti-cicliche – Biogen, per esempio, non ha bisogno di un determinato tasso di espansione del PIL per proseguire con l’incremento degli utili ad un ritmo del 30%”.Considerando che molti settori sono pienamente prezzati, Bauman e Freeman prevedono che il 2014 sarà un anno più volatile rispetto a quello scorso ed hanno lasciato accumulare la liquidità, seguendo la loro metodologia del Dollar Cost Averaging (DCA) per acquistare a intervalli regolari i titoli delle società favorite.Solitamente aggiungono in portafoglio solo una o due partecipazioni l’anno e affermano che il 2014 potrebbe somigliare al 2000 in termini di stockpicking, con la comparsa di opportunità interessanti a seguito della correzione in aree sopravvalutate. Una società inserita di recente in portafoglio è Nuance Communications, impegnata nella progettazione di servizi e soluzioni vocali e già leader nel settore, che i due gestori hanno seguito almeno per dieci anni prima di perfezionarne l’acquisto.

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Ottime prospettive per la produzione di farmaci biotecnologici per conto terzi, secondo Frost & Sullivan

Posted by fidest press agency su sabato, 12 ottobre 2013

MILANO Ci sono considerevoli opportunità di crescita all’orizzonte per i produttori di farmaci biotecnologici per conto terzi. I farmaci biologici più venduti, il cui valore supera i 100 miliardi di dollari, perderanno la tutela brevettuale entro il 2019 e si prevede che il mercato globale dei farmaci biosimilari crescerà ad un robusto tasso di crescita composto annuo (CAGR) del 60,4% tra il 2012 e il 2019. Un nuovo Market Insight di Frost & Sullivan, intitolato “Biopharmaceutical Contract Manufacturing”, rileva che i progressi nelle tecnologie di trattamento biologico, così come le innovazioni nella produzione di biofarmaci con piante ed animali transgenici, cellule staminali e clonazione, avranno un impatto diretto sul mercato.
La tecnologia “usa e getta” rappresenta una tendenza chiave nella produzione di biofarmaci ed offre interessanti opportunità per minimizzare i costi di produzione, grazie al design personalizzabile, alla maggiore produttività e ai significativi vantaggi operativi. Le apparecchiature usa e getta ed i bioreattori monouso sono considerati una possibile alternativa alle apparecchiature di acciaio inossidabile convenzionali, grazie alla loro flessibilità, al breve tempo di inizializzazione, al rapido passaggio tra campagne di produzioni ed all’assenza delle fasi Clean-in-Place, Steam-in-Place e di grandi volumi di acqua per iniezione. Le tecnologie monouso sono inoltre progettate appositamente per fornire benefici aggiuntivi, come ad esempio la semplicità di trasferire le attività da un sito a un altro e la possibilità di espandere facilmente i siti per gestire volumi maggiori.
Anche i progressi nelle tecnologie di pre- e post-trattamento avranno un impatto sul settore. Attualmente, il 20% dei costi di produzione biotecnologica è relativo alle attività di pre-trattamento, mentre un altro 40% è legato alle attività di post-trattamento. Nel 2011, il settore globale ha assistito a un aumento del budget del 6,2% per l’integrazione di nuove tecnologie nella fase di pre-trattamento. La riduzione della variabilità nella qualità del prodotto – dovuta ad impurità come aggregati, variazioni nella glicosilazione ed altro – e la viabilità delle cellule saranno le aree chiave su cui si concentreranno i processi di pre-trattamento nella produzione di biofarmaci. Le tecnologie di post-trattamento seguiranno due diverse tendenze – mAb e proteine ricombinanti – in particolare nei processi di purificazione. Nei prossimi cinque anni, l’esplorazione di metodi di purificazione alternativi sarà cruciale per i produttori di farmaci per conto terzi.
Gli avanzamenti nella liofilizzazione e le crescenti applicazioni della tecnologia PAT (tecnologia analitica di processo) attireranno anch’essi l’attenzione. Innovazioni quali i processi di caricamento automatico nell’essiccatore invece del caricamento manuale contribuiranno a minimizzare l’errore umano ed a massimizzare la produttività. Inoltre, le case produttrici preferiscono sempre più implementare la tecnologia PAT e standardizzare i propri processi, piuttosto che fare affidamento sulla validazione dei prodotti finiti. La spettroscopia nel vicino infrarosso (NIR) è una delle più recenti tecnologie che fornisce il potenziale controllo in tempo reale delle cellule in fermentazione, in particolare nei processi di coltura di cellule di mammifero. Si prevede che il significativo miglioramento dei livelli di purezza e l’efficienza dei prodotti guideranno la domanda di questa nuova tecnologia per tutto il periodo di previsione. Si prevede che la produzione per conto terzi di biofarmaci derivati da cellule di mammifero sosterrà la futura espansione del settore. Attualmente, questo segmento rappresenta quasi i due terzi delle entrate relative alle vendite nel mercato globale ed è atteso che aumenterà fino al 65% nei prossimi cinque anni, ad un tasso significativamente maggiore rispetto al segmento relativo alla produzione per conto terzi dei biofarmaci basati su cellule microbiche. La crescente adozione del modello delle grandi molecole da parte delle grosse aziende farmaceutiche contribuirà a dare slancio alle prospettive di mercato. Delle 15 più importanti case farmaceutiche, si prevede che quasi l’80% vedrà una crescita netta del proprio portfolio di farmaci biologici. Il passaggio delle grosse aziende farmaceutiche alle grandi molecole sarà probabilmente guidato dagli anticorpi monoclonali (mAb) e si prevede che avrà un tasso di crescita composto annuo (CAGR) del 10,8% tra il 2012 e il 2017. Inoltre, le aziende tenderanno sempre di più ad esternalizzare operazioni cruciali e cercheranno di adottare un modello di business integrato/di condivisione dei rischi. L’obiettivo è quello di fornire un servizio completo (“one-stop-shop”) alle case biofarmaceutiche, in modo da sfruttare al meglio le risorse e le competenze dei produttori per conto terzi e ottenere il massimo dei benefici, concentrandosi allo stesso tempo sulle proprie capacità distintive e sulle attività di ricerca e sviluppo.

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Biotecnologie: Piante, geni e ogm

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 marzo 2012

69-Compendio di piante medicinali - Italia Nor...

Image via Wikipedia

Roma giovedì 15 marzo 2012 ore 16.30 aula Amaldi – edificio di Fisica piazzale Aldo Moro 5, Paolo Costantino, del dipartimento di Biologia e biotecnologie della Sapienza, terrà una conferenza dal titolo Piante, geni e ogm.
Nel corso della conferenza verranno brevemente illustrate alcune ricerche e si parlerà dei problemi e delle tecniche utilizzate nello studio delle piante e dei geni che ne regolano i processi fondamentali a livello molecolare. Fondamentale in questo tipo di studi è la possibilità di creare piante transgeniche per capire e approfondire lo studio dei geni delle piante. Questa stessa tecnologia vale anche per la produzione di piante transgeniche per uso industriale, agronomico o commerciale, i cosiddetti ogm. Le prime piante transgeniche in Italia, risalenti al 1987, sono state create proprio nel laboratorio diretto da Costantino. L’incontro sarà l’occasione confrontarsi sui fatti, sulle fantasie e sulle paure che circondano gli ogm. (Paolo Costantino)

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Biotecnologia: pancreas artificiale e cura del diabete di tipo 1

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2011

FDA outlines flexible approaches for artificial pancreas system clinical trials, product approvalsL’FDA (l’ente statunitense per il controllo sui farmaci e gli alimenti) delinea approcci flessibili per la sperimentazione del “pancreas artificiale” Agency provides options for device designs and studies Passi importanti per la regolamentazione della cura del diabete di tipo 1 arrivano dagli USA. Lo segnala Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”.
L’FDA, The US Food and Drug Administration today issued draft guidance designed to help investigators and manufacturers as they develop and seek approval for artificial pancreas device systems to treat type 1 diabetes.l’agenzia federale statunitense per il controllo sui farmaci e gli alimenti, nella giornata di ieri ha individuato le linee guida di indirizzo per i ricercatori e produttori relative allo sviluppo e alle richieste di approvazione per i sistemi di “pancreas artificiale” utili per il trattamento di una malattia che coinvolge milioni di persone nel mondo.
To facilitate development of this novel product in an evolving area, the draft guidance provides flexible recommendations for design and testing that meet statutory requirements for safety and effectiveness.Per facilitare lo sviluppo di questo nuovo dispositivo in un settore in continua evoluzione, il progetto di orientamento offre suggerimenti flessibili per la progettazione e la sperimentazione in grado di soddisfare i requisiti di legge relativi alla sicurezza e l’efficacia.
For example, the draft guidance provides for flexibility in choice of study endpoints, number of patients to be studied and the length of the clinical trial. “The FDA is focused on improving the process for the study and approval of artificial pancreas systems, and developed this guidance to provide maximum flexibility to manufacturers seeking to bring this device to US patients,” said Jeffrey Shuren, MD, director of the FDA’s Center for Devices and Radiological Health.L’FDA con quest’azione dimostra così particolare attenzione al miglioramento ed a un’accelerazione del processo per lo studio e l’approvazione di sistemi di pancreas artificiale, avendo realizzato queste linee guida per offrire la massima flessibilità ai produttori che cercano di introdurre questo nuovo dispositivo per i pazienti degli Stati Uniti ed avendo compreso come questo prodotto potrebbe cambiare la vita di milioni di americani affetti da diabete.
Il Type 1 diabetes is a serious, chronic condition in which the pancreas produces little or no insulin, a hormone needed to properly control blood glucose (sugar) levels.diabete di tipo 1 è una grave malattia cronica a causa della quale il pancreas o non produce o la produce in maniera insufficiente insulina, un ormone necessario per il controllo dei livelli di glicemia (zucchero) nel sangue. People with type 1 diabetes must monitor their blood sugar using a glucose meter throughout the day, calculating how much insulin is needed to lower their blood glucose levels, and administering the necessary dose using a syringe or insulin pump to deliver insulin into subcutaneous tissue.Le persone affette da diabete di tipo 1 devono monitorare costantemente la glicemia utilizzando un misuratore di glucosio nel corso della giornata, calcolando la quantità di insulina necessaria per abbassare i loro livelli di glucosio nel sangue ed utilizzando una siringa per somministrarla nel tessuto sottocutaneo.
An artificial pancreas system does not involve synthetic or artificial tissue or organs.Il sistema di pancreas artificiale non coinvolge né tessuti sintetici o artificiali né nuovi organi da trapiantare, ma Instead, it combines two medical devices, an insulin pump and a continuous glucose monitor or CGM that receives information on glucose levels from a sensor placed under the patient’s skin.combina due dispositivi medici, una pompa di insulina ed un chip CGM che attraverso un sensore posto sotto la pelle del paziente monitora continuamente i livelli di glucosio nel sangue. The pump and CGM work together, monitoring the body’s glucose levels and automatically pumping appropriate doses of insulin as determined by a computer algorithm.La pompa e il CGM lavorano in sinergia attraverso il monitoraggio dei livelli di glucosio del corpo e l’automatico pompaggio di dosi appropriate di insulina come determinato da un algoritmo informatico.
While not a cure, an artificial pancreas could reduce dangerous high and low blood sugars, providing a better quality of life for those with diabetes and lowering the risk for future diabetes-related complications.Pur non essendo una vera e propria cura definitiva, il “pancreas artificiale” potrebbe ridurre i pericolosi picchi di glicemia alta e bassa, offrendo una migliore qualità della vita per le persone con diabete e riducendo il rischio per le complicazioni future legate al diabete.
The guidance recommends a three-phase clinical study progression so that studies may move to an outpatient setting as quickly as possible.La guida raccomanda tre fasi di progressione degli studi clinici in modo che si possa passare a un ambiente ambulatoriale il più velocemente possibile. To further streamline clinical studies, the guidance suggests ways sponsors may leverage existing safety and effectiveness data for components that may make up an artificial pancreas system, as well as data gathered from clinical studies conducted outside of the USPer snellire ulteriormente la fase di ricerca, i nuovi protocolli della FDA, danno ampio rilievo alla sicurezza dei dati esistenti e quelli relativi all’efficacia dei componenti del sistema del pancreas artificiale, nonché i dati raccolti dagli studi clinici condotti al di fuori degli Stati Uniti.

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Assobiotec: modificare la manovra

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2011

“Il Tavolo per discutere gli aspetti della manovra che interessano la spesa farmaceutica ospedaliera va convocato subito”. A dirlo è Alessandro Sidoli, Presidente di Assobiotec – l’Associazione nazionale per lo Sviluppo delle Biotecnologie che fa parte di Federchimica – commentando positivamente l’apertura del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, alla proposta di Farmindustria di convocare un Tavolo con il Governo, le Regioni, l’Aifa e le altre componenti della filiera del farmaco per trovare soluzioni condivise che salvaguardino il futuro dell’industria innovativa farmaceutica. “Siamo grati al ministro Fazio – dichiara Sidoli – per la disponibilità subito manifestata. Ancora una volta il ministro mostra la propria sensibilità rispetto ai temi della ricerca e dell’innovazione in campo farmaceutico. Ma non c’è un attimo da perdere: il Tavolo va convocato immediatamente per modificare quell’art. 17 della manovra che, concentrandosi sul taglio della spesa farmaceutica ospedaliera, va a colpire il settore dove confluisce tutta l’innovazione che sempre di più è rappresentata da prodotti derivati dalla ricerca biotecnologica”. “Per l’industria innovativa – sottolinea il Presidente di Assobiotec – la manovra rischia di tradursi in un aggravio di 800 milioni all’anno, visto che lo sfondamento del tetto della spesa farmaceutica ospedaliera è inevitabile con un tetto del 2,4% totalmente irrealistico. È una situazione insostenibile, ancora più se si considera che la spesa farmaceutica ospedaliera rappresenta il capitolo più controllato dell’intera spesa sanitaria, dal momento che la gran parte dei farmaci impiegati in ambito ospedaliero è soggetta a rigorosi strumenti di monitoraggio e controllo dell’appropriatezza. Basti ricordare, tra gli altri, la procedura autorizzativa ai fini dell’inserimento nei prontuari, la limitazione dei centri autorizzati alla prescrizione, l’istituzione di piani terapeutici e di Registri Aifa on line per il monitoraggio dell’appropriatezza”. “L’obiettivo finale che il Tavolo dovrebbe perseguire – conclude Sidoli – non può e non deve essere la mera gestione e il contenimento della spesa, bensì la garanzia di un Sistema Sanitario realmente efficiente, competitivo e qualitativamente eccellente, nel più ampio contesto di una sanità sostenibile, ora e nel prossimo futuro”.

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“Biotecnologie in Italia 2011”

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2011

Roma, 4 maggio 2011, alle ore 11 presso Palazzo Marini – Sala delle Colonne – Via Poli, 19 convegno realizzato in collaborazione con Farmindustria e l’Istituto Nazionale per il Commercio Estero. Presenteranno e commenteranno i risultati del Rapporto:
• Umberto Vattani, Presidente ICE
• Antonio Irione, Ernst & Young
• Sergio Dompé, Presidente Farmindustria
• Alessandro Sidoli, Presidente Assobiotec
• Maria Stella Gelmini, Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Scientifica

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Le scelte morali tra scienza e società

Posted by fidest press agency su martedì, 29 marzo 2011

Roma, martedi 29 marzo, ore 17.00 Sapienza Università di Roma Aula Sergi, Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Charles Darwin” (sede di Antropologia). Piazzale Aldo Moro 5 L’autore ne discute con Massimo Cozza, Segretario Nazionale FP Cgil-Medici Ernesto Di Mauro, Docente di Genetica Molecolare – Sapienza Università di Roma Eugenio Lecaldano, Direttore Master in Etica Pratica e Bioetica, Sapienza Università di Roma Michele Prospero, Docente di Scienza della Politica – Sapienza Università di Roma Intervengono  Ignazio Marino, Senatore, Presidente Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario NazionaleStefano Rodotà, Professore Emerito di Diritto civile – Sapienza Università di Roma Modera Simone Pollo, docente di Bioetica – Sapienza Università di RomaIl 10 marzo la Camera ha discusso il testo della legge sul fine vita, approvata in Senato nel marzo del 2009. Il testo, che verrà sottoposto al voto dei deputati agli inizi di aprile, è stato ed è tuttora oggetto di numerose critiche soprattutto perché sono in molti a ritenere che la legge, qualora venisse approvata, sottrarrebbe di fatto al cittadino il diritto che gli è riservato dall’articolo 32 della Costituzione: “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario” e “la legge stessa non può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Ma quella del fine vita è una delle tante questioni di bioetica che in Italia dividono scienziati, politici e opinione pubblica in fazioni contrapposte: dalla fecondazione assistita all’eutanasia, dalle sperimentazioni di ingegneria genetica alla ricerca sulle cellule staminali.

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Crescono le coltivazioni biotech

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 febbraio 2011

“I dati appena diffusi da ISAAA sulla crescita delle coltivazioni geneticamente modificate nel mondo rappresentano un segnale importante, sul quale tutti siamo chiamati a riflettere” così Alessandro Sidoli, Presidente di Assobiotec – l’Associazione per lo Sviluppo delle Biotecnologie (oltre 120 associati tra aziende e parchi scientifici e tecnologici), che fa parte di Federchimica – a commento della pubblicazione, da parte di ISAAA (The International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications), dell’ultimo Rapporto di settore, “Global Status of Commercialized Biotec h/GM Crops 2010”. “E’ evidente che la crescita costante delle superfici coltivate con piante geneticamente modificate, oggi a quota 150 milioni di ettari nel mondo, significa qualcosa: grandi benefici e minore impatto ambientale delle coltivazioni, per cominciare, ma anche il valore che le moderne tecnologie hanno rivelato per ben 14,4 milioni di contadini a livello globale” prosegue Sidoli. “L’augurio è che l’Italia apra finalmente gli occhi alle potenzialità dell’innovazione in agricoltura, così come sta avvenendo in tutto il mondo. Il nostro Paese può contare su un patrimonio di enti di ricerca che molto hanno dato in termini di avanzamento delle conoscenze agrobiotech, ma che da anni attendono di poter continuare a lavorare per sviluppare nuovi prodotti, a cominciare dal miglioramento delle varietà vegetali italiane, tipiche dell’agricoltura mediterranea, che potrebbero essere salvate grazie alle biotecnologie. Tra queste le numerose varietà da tutelare perché a rischio di estinzione”.

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Studenti alla scoperta di Unicam

Posted by fidest press agency su sabato, 29 gennaio 2011

Camerino, Sono stati 900 gli studenti delle scuole superiori provenienti da tutta la Regione Marche, che hanno partecipato con entusiasmo all’ottava edizione di “Porte Aperte in Unicam”, la due giorni dedicata all’orientamento conclusasi oggi 28 gennaio a Camerino.  Anche quest’anno l’iniziativa si è sviluppata nel corso dell’intera giornata e tutti i partecipanti sono stati accolti presso il Complesso Universitario Sportivo “S. Sabbieti”, dove hanno potuto intraprendere un interessante viaggio nelle professioni. Nelle postazioni delle “Scuole di Ateneo” (Architettura e Design, Bioscienze e Biotecnologie, Giurisprudenza, Scienze Ambientali, Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute, Scienze Mediche Veterinarie, Scienze e Tecnologie) gli studenti hanno potuto incontrare docenti, neolaureati e professionisti che hanno illustrato loro percorsi di studio, sbocchi professionali e attività di ricerca con i propri talenti e le invenzioni. Hanno inoltre potuto raccogliere tutte le informazioni relative alle opportunità ed ai servizi riservati agli studenti: dalle borse di studio agli alloggi, dallo studio all’estero allo stage formativo, dalle attività sportive a quelle ricreative e culturali. Nel pomeriggio, invece, presso il Centro Culturale Benedetto XIII, sono previsti laboratori e percorsi di orientamento guidati da psicologi.

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Europei favorevoli alle biotecnologie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 novembre 2010

“Ben l’80% degli europei è favorevole alle biotecnologie. Questo dato ci rincuora e ci spinge a fare sempre di più per diffondere la conoscenza dei benefici di queste tecnologie in tutti i settori di applicazione, certi che questo lavoro può fare molto contro i pregiudizi che purtroppo hanno contrastato, per esempio in Italia, le applicazioni in ambito agroalimentare delle biotecnologie” così Alessandro Sidoli, Presidente di Assobiotec – l’Associazione per lo Sviluppo delle Biotecnologie (oltre 120 associati tra aziende e parchi scientifici e tecnologici), che fa parte di Federchimica – a commento della pubblicazione, da parte della Commissione Europea, dell’ultimo sondaggio Eurobarometro sulla percezione pubblica delle Scienze della Vita e delle biotecnologie. “Il nostro obiettivo, per il prossimo futuro, è di avvicinarci ai paesi come la Svezia e la Finlandia, dove i cittadini risultano particolarmente sensibili alla tecnologia e ai benefici che ne derivano” prosegue Sidoli. “Ciò vuol dire lavorare perché si acquisti sempre di più la consapevolezza che il benessere delle generazioni future è strettamente legato ai risultati e progressi delle biotecnologie. Grazie alla ricerca in questo ambito, infatti, più di 300 milioni di pazienti in tutto il mondo hanno già potuto beneficiare di farmaci e terapie innovative per trattare o prevenire attacchi di cuore, infarto, sclerosi multipla, tumore al seno, fibrosi cistica, leucemia, malattie genetiche rare, epatiti, diabete e altre patologie, ed oggi circa il 50% di tutti i nuovi farmaci e terapie in sviluppo origina dalle biotecnologie. L’impatto del biotech, non solo nella cura della salute, ma anche in altri settori quali l’agroalimentare ed i processi industriali, porterà a straordinari risultati nella sostenibilità economica e qualità della vita del nostro pianeta”.

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La medicina delle erbe

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2010

I recenti dati dell’Agenzia regionale di Sanità confermano quelli già evidenziati da una nostra ricerca pubblicata nel 2007: superando la media nazionale, oltre il 20 % della popolazione si rivolge a prodotti di erboristeria e fitoterapia, confermando la fiducia che da sempre ripone nelle erbe medicinali. Culla dei primi corsi di erboristeria, la Toscana accoglie oggi importanti centri di ricerca e formazione nelle tre sedi universitarie, Firenze, Pisa e Siena, dall’etnobotanica alle tecniche erboristiche, dalla fitochimica alle biotecnologie. E dagli anni ’90, l’attuale Centro di riferimento per la Fitoterapia della Regione Toscana diretto dal dr. Fabio Firenzuoli, resp. dell’ UO di Medicina Naturale dell’ Ospedale di Empoli (Azienda USL 11), ha portato il contributo innovativo e specifico della fitoterapia clinica e della fitovigilanza, che ben si è coniugato con la Facol tà di Medicina e Chirurgia dell’ Università di Firenze in tema di ricerca, didattica, formazione e controllo di qualità dei prodotti. Dalla tradizione degli antichi conventi e dalle oltre 400 moderne erboristerie, la Regione Toscana ha saputo trarre linfa vitale non solo per finanziare il Centro di riferimento e gli ambulatori di Fitoterapia, ma anche promuovere la ricerca e la formazione: accanto a medici e farmacisti “esperti” in fitoterapia, da quest’anno, per la prima volta il nuovissimo Master in Medicina Naturale ad indirizzo Fitoterapia clinica dell’ Università di Firenze (coordinatore scientifico Prof. Gian Franco Gensini), formerà anche laureati in erboristeria, ostetricia, scienze infermieristiche e dietetica, all’uso corretto e alle avvertenze relative agli integratori e prodotti a base di piante. Il Bando è disponibile nei siti web http://www.naturamedica.net e http://www.med.unifi.itPresso il Centro di Fitoterapia spazio pure per i tirocinanti e laureandi in erboristeria, farmacia e medicina, già in questo autunno il prossimo corso di aggiornamento per erboristi, iniziative di educazione alla salute naturale con le scuole superiori, e un seminario sulle “buone sinergie” tra erbe e farmaci, argomento poco conosciuto che riserva invece interessanti sorprese e prospettive.

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La bioetica di fronte alle biotecnologie

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2010

Roma 2 marzo 2010, a, alle 17.10, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (via degli Aldobrandeschi 190), nell’ambito del Master in Scienza e Fede, si terrà la conferenza con ingresso libero “La bioetica di fronte alle biotecnologie”. Parlerà Padre Gonzalo Miranda, L.C., docente della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.  Padre Gonzalo Miranda, L.C. è nato a Gerona, in Spagna. Nel 2001 ha fondato la Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, della quale è stato Decano fino al 2006. E’ autore di numerose pubblicazioni su temi di bioetica e di morale, argomenti ai quali dedica la sua intensa attività didattica e di conferenze in Italia e all’estero. L’incontro con Padre Gonzalo Miranda, L.C. fa parte della serie di conferenze “Biotecnologie e questioni bioetiche”. La conferenza sarà trasmessa anche in videoconferenza a Bologna, presso l’Istituto Veritatis Splendor (Via Riva di Reno, 57). Il rapporto tra Scienza e Fede è un tema con cui ci si confronta sempre più spesso. Da una parte gli incessanti sviluppi della scienza e della tecnica suscitano nuove ed urgenti questioni etiche ed antropologiche. Dall’altra ci troviamo di fronte al pluralismo culturale e religioso, che suscita il bisogno di proporre punti di incontro verso il dialogo e la comune ricerca della verità. L’obiettivo del Master in Scienza e Fede dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum è sviluppare competenze teorico-culturali sul rapporto tra Scienza e Fede in generale, fornendo un’ampia e profonda formazione su ciò che tale rapporto significa nell’attualità.  Il Master rientra nel quadro del Progetto STOQ (Science, Theology and the Ontological Quest), portato avanti dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum insieme ad altre cinque università pontificie: Lateranense, Gregoriana, Santa Croce, Salesiana e San Tommaso d’Aquino, sotto gli auspici del Pontificio Consiglio della Cultura e con il supporto della John Templeton Foundation. (gonzalo)

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