Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘birmania’

Birmania: Transizione democratica pacifica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

birmania“La vittoria in Birmania di Aung San Suu Kyi e del partito di opposizione Ndl da lei guidato, è un’ottima notizia e un esempio da seguire. Una donna è riuscita, con la sua tenacia e la sua determinazione, affrontando e sopportando mille difficoltà, a portare dopo 25 anni il suo Paese verso la democrazia. Non si tratta, però, di una rivoluzione improvvisa avvenuta da un giorno all’altro ma di una transizione pacifica che produrrà di sicuro effetti strutturali e duraturi nel tempo”. A dirlo è Paolo Alli, Capogruppo Area Popolare (Ncd-Udc) in Commissione Affari Esteri e Vice Presidente dell’Assemblea Parlamentare Nato. “Sono stati evitati gli errori avvenuti, ad esempio, in Libia dove ancora a distanza di qualche anno dalla caduta di Gheddafi, siamo in una situazione complessa e dove la democrazia non è stata riportata. Ora la Birmania potrà, finalmente, uscire dal suo isolamento, tornare nella comunità internazionale e rilanciare la sua economia. Finora su di essa, per effetto del regime militare, hanno gravato le sanzioni Usa e quelle dell’Unione Europea”.

Posted in Uncategorized | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Myanmar: escalation nella lotta per il potere

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2015

MyanmarL’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) definisce la violenta rimozione di Shwe Mann, l’influente segretario del partito di governo USDP come un grave passo indietro per la giovane democrazia birmana. L’escalation nella lotta per il potere tra il presidente Thein Sein e l’ex generale Shwe Mann dimostra come in Birmania a quattro anni dalla fine della dittatura militare l’esercito continui ad avere un’influenza immutata nella politica del paese.
La sera del 12 agosto, tre mesi prima delle elezioni parlamentari in novembre 2015, Shwe Mann, segretario del partito di governo “Union Solidarity and Development Party (USDP)”, è stato rimosso dalle sue funzioni e deposto dopo una lotta di potere con il presidente Theim Sein lunga diversi mesi. La sede del partito è stata circondata dall’esercito e dalle forze di sicurezza che hanno impedito ai membri e collaboratori del partito di lasciare l’edificio. In una democrazia, gli incarichi non vengono tolti con le armi ma con votazioni trasparenti e chiare. E’ evidente che la Birmania sia ancora molto lontana da una vera routine democratica.Il segretario di partito rimosso mantiene ancora la sua funzione di portavoce del parlamento ma, sostiene Ulrich Delius, il referente per l’Asia dell’APM Göttingen, “temo sia solo questione di tempo finché sarà rimosso anche da questo incarico”. Al suo posto come segretario di partito il presidente Therin Sein ha nominato il suo stretto collaboratore Htay Oo.Il partito di governo USDP è composto prevalentemente da ex-militari ed è evidentemente deciso a mantenere e assicurare potere politico ai militari. La discussa costituzione birmana prevede inoltre che il 25% dei mandati parlamentari sia riservato a esponenti militari che in questo modo possono bloccare legalmente qualsiasi processo di democratizzazione del paese.

Posted in Estero/world news, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Thailandia: 1300 profughi Rohingya espulsi verso la Birmania

Posted by fidest press agency su sabato, 15 febbraio 2014

thailandiaDopo mesi di smentite lo scorso 13 febbraio le autorità thailandesi hanno per la prima volta ammesso di aver forzatamente rimpatriato 1.3000 profughi Rohingya verso la Birmania. Le espulsioni sono avvenute tra settembre e novembre 2013 e senza che fossero precedute dallo studio dei singoli casi. Secondo le dichiarazioni di un generale della polizia thailandese, i profughi sono stati trasferiti in barca dalla provincia thailandese di Ranong alla vicina regione birmana di Tanintharyi. Il trasferimento sarebbe avvenuto in accordo con le autorità birmane. Negli scorsi anni le organizzazioni per i diritti umani hanno ripetutamente denunciato il trattamento disumano riservato in Thailandia ai profughi Rohingya e avevano chiesto al paese di garantire la tutela permanente ai profughi che a casa loro erano stati e sarebbero nuovamente stati vittime di pesanti persecuzioni.La situazione non cambia molto nel vicino Bangladesh. La scorsa settimana la ministra degli affari esteri bengalese Dipu Moni ha confermato che il suo paese non può accogliere altri Rohingya e che si impegnerà per un veloce rimpatrio dei profughi. Il ministero degli esteri del Bangladesh avrebbe anche già preparato un piano di azione e nominato una commissione per l’attuazione del piano. Una commissione inter-ministeriale dovrebbe infine elaborare insieme a polizia e guardie di frontiera una nuova strategia per il controllo dei rifugiati. Attualmente circa 30.000 Rohingya vivono legalmente nei campi profughi nel sud del Bangladesh ma altri 300.000 circa vivono senza documenti nella regione di Cox Bazar nelle vicinanze della città di Chittagong. La loro è una situazione terribile, costretti a nascondersi dalle autorità, essi sono quotidianamente vittime di aggressione e sfruttamento.Il rimpatrio forzato dei Rohingya nonostante la violenta persecuzione e i sistematici crimini e massacri che subiscono in Birmania viola decisamente i parametri del diritto umanitario internazionale. Negare protezione e tutela a chi a casa propria rischia la vita unicamente in base alla sua appartenenza etnica e religiosa è disumano e indegno di qualunque paese che voglia dirsi democratico. Né la Thailandia né il Bangladesh esercitano pressione sulle autorità birmane affinché pongano fine alla discriminazione dei Rohingya. Il Bangladesh ha infine rifiutato gli aiuti all’accoglienza e alla gestione della situazione dei profughi illegali offerti dall’Unione Europea.I profughi forzatamente rimpatriati in Birmania (Myanmar) rischiano lunghe pene detentive. Dal 2011 ad oggi molti dei Rohingya costretti a tornare nel paese hanno dovuto affrontare condanne al carcere per “abbandono illegale della Repubblica”.La politica restrittiva sui profughi di Thailandia e Bangladesh contribuisce a far fiorire la tratta di esseri umani. Attualmente solo le organizzazioni illegali riescono ancora a portare fuori dal paese i profughi disperati. Arrivati oltre frontiera i Rohingya si ritrovano poi nella trappola dei trafficanti e costretti a lavorare come mano d’opera a bassissimo costo. Considerata la situazione dei Rohingya in Bangladesh, si è aperto anche un nuovo mercato per i trafficanti di persone che trasferiscono i Rohingya dal Bangladesh all’India dove ancora una volta essi si trovano a essere ridotti in condizioni di schiavitù e vengono sfruttati come lavoratori a basso costo.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Il presidente di Myanmar (Birmania) parla all’Assemblea generale dell’ONU

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 settembre 2012

Bolzano, Göttingen.L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) mette in guardia da una possibile revoca delle sanzioni contro la Birmania (Myanmar), almeno fino a quando alla minoranza musulmana dei Rohingya vengono negati i diritti di cittadinanza. La Birmania ha appena iniziato a muovere i primi passi verso la democratizzazione del paese. Ma la continua discriminazione di circa 800.000 Rohingya ai quali è stata ritirata collettivamente la cittadinanza, mostra quanto sia ancora lunga la strada per una vera democrazia. E’ prematuro in questo momento allentare la pressione sul governo birmano. Il presidente della Birmania Thein Sein il 27 settembre sarà a New York, davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, per chiedere la fine di tutte le sanzioni contro il suo Paese. L’Unione europea ha sospeso le proprie sanzioni a inizio estate 2012 per un anno. Gli Stati Uniti nel mese di agosto hanno esteso le restrizioni sulle importazioni di prodotti dalla Birmania ancora per un anno. L’Unione europea e i paesi del mondo musulmano hanno la possibilità di protestare davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite contro l’esclusione arbitraria di un intero popolo solo a causa della sua fede. L’APM chiede che i Rohingya vengano finalmente riconosciuti come cittadini alla pari della Birmania. Per questo servirebbe abrogare la controversa legge sulla cittadinanza del 1982, che costituisce la base giuridica per la privazione della cittadinanza ai Rohingya.La Commissione europea, dopo i pesanti scontri tra i Rohingya e i Rakhine buddisti nel giugno di quest’anno, e il massiccio intervento da parte delle forze di sicurezza ai danni della minoranza musulmana il 26 agosto di quest’anno, ha chiesto al governo birmano di non continuare a negare la cittadinanza ai Rohingya. Gli Stati musulmani per la prima volta quest’anno vogliono discutere nell’ambito dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite della drammatica situazione dei Rohingya. Molti paesi musulmani nelle ultime settimane hanno inviato aiuti umanitari ai profughi Rohingya. Anche tra i paesi dell’ASEAN cresce la critica nei confronti della politica birmana sulla questione dei Rohingya. Molti dei paesi confinanti con la Birmania temono un esodo di Rohingya, poiché ormai tanti membri di questa minoranza non vedono più né sicurezza né un futuro nella loro patria. Anche l’ex primo ministro della Malaysia, Mahahtir Mohamad, la scorsa settimana ha chiesto che la Birmania conceda la cittadinanza ai Rohingya.

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Birmania: diritti umani

Posted by fidest press agency su sabato, 20 agosto 2011

Lac Inle Birmania

Image via Wikipedia

A quasi cinque mesi dalla costituzione di un governo civile in Birmania la situazione dei diritti umani nel paese del sud est asiatico è addirittura peggiore che durante la precedente dittatura militare. Questo è il bilancio critico che fa l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM), alla vigilia dell’inizio della visita del Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Birmania, Tomas Quintana, nello stato asiatico multietnico. I circa 2.000 prigionieri politici non sono ancora stati rilasciati e nelle regioni abitate da minoranze etniche più di 30.000 civili sono stati costretti a fuggire in seguito alle nuove offensive militari da parte dell’esercito. Le espropriazioni arbitrarie e violente dei terreni, gli stupri e il lavoro forzato fanno purtroppo ancora parte della vita quotidiana delle minoranze etniche in Birmania. Lo stupro è sistematicamente utilizzato dall’esercito come arma di guerra nelle aree abitate dalle minoranze e dalle altre nazionalità. Almeno 32 donne e ragazze del popolo Kachin sono state violentate dai soldati tra il 9 e il 26 giugno luglio 2011 nello stato Kachin. 13 vittime sono morte durante la violenza o uccise perché dovevano assistere agli stupri. Gli autori delle violenze provengono da cinque battaglioni differenti dell’esercito birmano. Nel villaggio di Bung Dum tre famiglie non sono riuscite a fuggire prima dell’arrivo dei militari. Sei ragazze e donne sono state violentate in gruppo dai militari, e sette bambini sono stati uccisi. Nell’insediamento di Je Sawn è stata uccisa una bambina di sette anni: subito dopo è stata violentata e uccisa la nonna. Una dodicenne è stata violentata di fronte a sua madre; quando questa ha cercato di proteggere sua figlia, è stata malmenata. Negli Stati federati Kachin e Shan almeno 31.700 abitanti di villaggi sono dovuti fuggire in seguito agli attacchi da parte dell’esercito. Nello Stato Shan l’APM ha potuto documentare numerosi saccheggi, arresti arbitrari, torture e casi di lavoro forzato. Abbiamo potuto registrare più di 50 attacchi massicci da parte dei soldati contro la popolazione civile nello Stato Shan solamente a partire dall’insediamento del nuovo governo avvenuto a metà aprile 2011. In questo periodo il governo aveva promesso di migliorare la situazione dei diritti umani, ma ora ha dimostrato le sue vere intenzioni: la nuova leadership in Birmania non è interessata a un cambiamento democratico, ma ad una escalation della guerra civile e della pulizia etnica. Secondo l’APM, i militari hanno ancora il pieno potere nello stato multietnico. Nel nuovo governo siedono infatti molti ex ufficiali dell’esercito. Hanno sostituito con delle elezioni farsa, una dittatura militare che ha governato per più di 20 anni.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Birmania: terremoto

Posted by fidest press agency su sabato, 26 marzo 2011

Secondo le informazioni giunte all’APM il terremoto di ieri in Birmania ha causato almeno 100 morti. Il terremoto si è verificato nella regione degli Shan nella regione orientale del paese e la maggior parte delle vittime appartengono alla popolazione Shan. I lavori di soccorso sono resi più difficili dal luogo stesso dell’epicentro a 48 km a sud della città di Tachilek, vicino alla frontiera con la Thailandia, in una regione in parte già provata dalla guerra civile. Tra i morti finora rilevati figurano anche 17 soldati dell’esercito birmano e i loro familiari a causa del crollo della caserma della base militare. In una chiesa vicino al villaggio di Talerh sono morte diverse persone sotto il tetto della chiesa crollato durante una delle scosse di assestamento. Le vittime si erano rifugiate in chiesa in seguito al terremoto. Gli edifici andati distrutti a Talerh sono almeno 100, tra cui anche l’ospedale locale. Nello stato federale Shan ci sono 20 movimenti armati Shan che da 53 anni combattono per più autonomia e autodeterminazione. La situazione è particolarmente intricata a causa dei frequenti cambiamenti nelle alleanze tra milizie diverse. Solo pochi giorni fa, a metà marzo 2011, l’esercito birmano aveva avviato un’offensiva militare contro i movimenti Shan nel nord dello stato federale Shan. Negli scorsi decenni diverse decine di migliaia di Shan sono fuggiti nella vicina Thailandia per sottrarsi agli scontri armati e alle gravi violazioni dei diritti umani. Solo tra il 1995 e il 1998 le autorità birmane hanno imposto il trasferimento forzato e la deportazione di 1.500 villaggi Shan.

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Per la liberazione di Aung San Suu Kyi

Posted by fidest press agency su sabato, 13 novembre 2010

Nonostante la prevista liberazione della Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, seconda l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) la comunità internazionale deve continuare ad esercitare pressione sul governo della Birmania affinché vengano finalmente rispettati i diritti umani e si avvii una vera democratizzazione del paese. L’APM inoltre mette in guardia la comunità internazionale dal rischio di sopravvalutare il significato della liberazione di Aung San Suu Kyi. La fine degli arresti domiciliari non comportano un’apertura democratica della Birmania. La giunta militare ha condannato la leader dell’opposizione in un processo ingiusto e le ha fatto scontare fino all’ultimo giorno dei 18 mesi di arresti domiciliari. Inoltre la giunta militare ha modificato la costituzione del paese per impedire che la leader politica possa in futuro ricoprire posizioni politiche importanti ed è così riuscita a dividere l’opposizione democratica del paese prima delle elezioni.
Le modifiche alla costituzione operate dalla giunta militare birmana, seppure parzialmente e in linea di principio condivisibili, di fatto impediscono ad Aung San Suu Kyi di occupare posizioni politiche dirigenziali. L’articolo 59 della nuova costituzione birmana del 2008 stabilisce infatti che il presidente birmano e i membri della sua famiglia devono essere cittadini birmani. Il defunto marito di Aung San Suu Kyi era però cittadino britannico. La stessa costituzione stabilisce inoltre che nessuna persona condannata per delitti penali possa essere eletta in parlamento. Se quindi Aung San Suu Kyi dovesse davvero ottenere la libertà permanente, la leader si troverà però investita di enormi aspettative che difficilmente potrà soddisfare, tanto più che in vista delle elezioni la giunta militare si era impegnata a dividere l’opposizione. Alcuni dissidenti si sono infatti impegnati attivamente nelle elezioni mentre Aung San Suu Kyi ne aveva chiesto il boicottaggio. Il governo aveva infine proibito il partito della leader, la Lega Nazionale per la Democrazia (NLD – National League for Democracy). Nonostante Aung San Suu Kyi goda di molta stima tra la popolazione e gli oppositori al regime, dopo tutti questi anni di isolamento le sarà difficile riuscire a rimettere insieme un movimento di opposizione diviso e sgretolato.

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Birmania: conflitto nelle regioni orientali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2010

In seguito allo scoppio di intensi combattimenti tra i movimenti di liberazione delle minoranze etniche ed esercito nella Birmania orientale, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha chiesto al segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon di inviare con urgenza l’incaricato speciale per il Myanmar Tomas Quintamare nel paese asiatico e di avviare una mediazione tra le parti in causa affinché possa essere evitata una escalation del conflitto. Il rischio ora è che i combattimenti si estendano anche alle altre regioni abitate da minoranze etniche. I combattimenti di ieri tra i ribelli Karen ed esercito birmano sono costati la vita ad almeno 30 persone. Circa 10.000 Karen sono fuggiti nella vicina Thailandia. In Birmania si rischia una pericolosa escalation di violenza e l’inizio di un ulteriore esodo di profughi. La Birmania orientale è ormai sull’orlo di una vera e propria guerra. La settimana scorsa cinque movimenti di liberazione dei gruppi etnici dei Karen, dei Mon, dei Chin, dei Karenni e dei Kachin si sono alleati in un esercito federale il cui fine è far cadere la giunta militare che governa la Birmania. Dopo 16 anni di liti interne tra i ribelli Karen, dopo i combattimenti di ieri per la prima volta l’Unione Nazionale dei Karen (KNU – Karen National Union) ha offerto sostegno militare all’Esercito democratico buddista dei Karen (DKBA). La 5. brigata del DKBA composta da circa 1.000 uomini combatte da lunedì mattina nella zona di frontiera tra Birmania e Thailandia contro l’esercito birmano. I problemi del paese asiatico non potranno però essere risolti con lo scioglimento forzato dei molti movimenti di liberazione. Le popolazioni minoritarie della Birmania chiedono maggiore autonomia, come era stata promessa loro nel 1948. Nel frattempo l’opinione pubblica internazionale sembra essere talmente concentrata sul destino dell’attivista e oppositrice al regime Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace e agli arresti domiciliari, da non vedere la grave ed esplosiva situazione delle minoranze etniche del paese. Ogni terzo abitante della Birmania appartiene però a una delle minoranze etniche presenti nel paese asiatico e senza pace e giustizia difficilmente si potrà arrivare a una pace duratura.

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Birmania: violazione diritti umani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 novembre 2010

A pochi giorni dalle discusse elezioni in Birmania, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) vuole ricordare le gravi violazioni dei diritti umani commesse dalla giunta militare birmana nelle regioni orientali del paese. Da agosto 2009 almeno 86.000 persone appartenenti alle diverse minoranze etniche nel paese sono state costrette a fuggire dalla guerra e dalla violenza. Nelle regioni di insediamento delle minoranze etniche, la giunta militare birmana persegue una politica basata sulla violenza e sulla messa in fuga della popolazione. Nella Birmania orientale sono stazionate 240 divisioni dell’esercito e i soldati presenti sono aumentati dai 180.000 del 1988 ai 400.000 del 2010. La popolazione civile è costretta ai lavori forzati, gli stupri da parte dei soldati e le fucilazioni sono all’ordine del giorno. Dopo l’acquisto di 50 elicotteri militari dalla Russia, le minoranze in Birmania ora temono una escalation della violenza subito dopo le elezioni. Nel 2010 sono stati distrutti e forzatamente dislocati almeno 113 villaggi di minoranze etniche. I popoli dei Mon e dei Karen prevalentemente cristiani sono particolarmente colpiti dalle persecuzioni e aggressioni dei militari. I soldati fucilano arbitrariamente persone in strada, sparano su villaggi, contadini al lavoro, scuole, chiese e ambulatori, confiscano e distruggono riserve alimentari, sementi e attrezzatura agricola e ostacolano sistematicamente l’assistenza umanitaria. Almeno 26.000 Karen e 8.000 Mon sono dovuti fuggire dalle aggressioni. Nella Birmania orientale almeno 450.000 persone appartenenti a una delle molte minoranze etniche del paese sono profughi interni, di cui almeno 115.000 si nascondono dall’esercito in regioni poco o difficilmente accessibili. La situazione non migliora nella Birmania occidentale e settentrionale. Negli ultimi 12 mesi almeno 8.000 Rohingya musulmani della Birmania occidentale sono stati costretti a fuggire nel vicino Bangladesh e circa 5.000 Chin cristiani del nord hanno lasciato i loro villaggi per le continue violazioni dei diritti umani e per la siccità. Le elezioni del 7 novembre sono una scandalosa farsa con cui la giunta militare intende legittimare il proprio potere e il saccheggio del paese. Mentre la giunta militare continua ad arricchirsi con la svendita delle risorse naturali del paese, le popolazioni perlopiù minoritarie delle regioni interessate continuano ad impoverirsi. Il 32% della popolazione birmana vive infatti sotto la soglia di povertà. In Birmania vengono costruite oltre 20 dighe per l’esportazione di energia alla Cina, all’India, alla Thailandia e al Bangladesh. I mega-progetti vengono finanziati anche dalla Cina che in settembre 2010 ha concesso alla Birmania un prestito senza interessi di 4,2 miliardi di dollari USA. Per fare posto alle future centrali idroelettriche centinaia di migliaia di persone dovranno abbandonare casa e terra.

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »