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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘bisogni’

Bisogni del paese e mercato del lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2019

Treviso il 25-26 settembre Hotel Maggior Consiglio e il 27 settembre Auditorium CIOFS-FP Veneto – Conegliano si terrà La XXXI edizione del Seminario Europa su formazione professionale e lavoro ideato e organizzato dal CIOFS-FP (FP (Centro Opere Femminili Salesiani per la formazione Professionale) avrà come tema chiave il LAVORO QUALIFICATO e BISOGNI DEL PAESE E MERCATO DEL LAVORO.
Tre giorni in cui dare rilievo ad un traguardo appena raggiunto il rinnovo del repertorio delle qualifiche professioni: il CIOFS-FP insieme alle associazioni di categoria FORMA e CONFAP ha a lungo collaborato e spronato gli enti per sbloccare l’impasse per cui il nostro paese dal 2011 non riusciva ad aggiornare l’atlante dei mestieri. Tradotto in termini pratici, se le imprese corrono e sviluppano nuove esigenze e necessitano quindi di figure professionali adeguate e preparate, la lista e il riconoscimento di modalità e competenze, di fatto vietava l’avvio di corsi riconosciuti e finanziati per lavori utili e molto ricercati. Un paradosso. Dopo un iter di 2 anni lo scorso 1 agosto, la IX Commissione Lavoro della Conferenza delle Regioni ha presentato una proposta alla conferenza Stato-Regioni ed è stata approvata.
Sarà ora possibile progettare, in vista dell’anno 2020-21, corsi affini alle richieste dei distretti produttivi dal manifatturiero al terziario, si approfondirà il tema con il contributo di Confindustria, Confartigianato, Compagnia di Sanpaolo, INAPP e Ministero del Lavoro. Il confronto sarà approfondito nella seconda giornata di lavori con esempi pratici virtuosi di ITS con ANPAL Servizi (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro), Confindustria e Confartigianato.
Il 27 settembre a Conegliano, anche attraverso un position paper, la presidente del CIOFS-FP Manuela Robazza, la presidente di FORMA, Paola Vacchina enunceranno le richieste proposte alle istituzioni rappresentate da Mimmo Parisi, Presidente ANPAL, Paola Nicastro, Direttore Generale INAPP
e i rappresentati delle regioni Toscana, Veneto, Liguria, Piemonte, Lazio, Sicilia, Puglia, Lombardia.

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Bisogni fittizi solo per poter vendere di più

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

La società di oggi sta prendendo una direzione estremamente pericolosa in cui si creano bisogni fittizi solo per poter vendere ancora di più. L’epoca del consumo, infatti, ha sancito la supremazia della tecnologia e dei social, ma ha cancellato i desideri più autentici degli individui, i quali non sono più cittadini, ma consumatori.Questa direzione è sbagliata e non può che condurci verso il baratro. A dimostrarlo non sono solo delle valutazioni di tipo “etico”, ma anche alcune estremamente pratiche. E’ infatti in questo modo che si spiega l’impossibilità di trovare figure che svolgano il ruolo di cuochi, artigiani, operai e altri impieghi che, secondo la “società del consumo” non servono più perché desueti. La verità è invece estremamente semplice: la narrazione della società fatta dai media non corrisponde in alcun modo a quella reale.Il nostro Paese è uno di quelli che più di tutti ha perso l’orientamento: non c’è un’idea di società da costruire, ma solo il muoversi in maniera disorganizzata e senza mete. Quel che si sta facendo è perseguire dei richiami generici come “modernizzazione”, ma senza un vero dibattito su cosa significhino questi indirizzi e su dove portino. Per noi di Soggetto Giuridico il progresso corrisponde a termini come “benessere”, “diritti”, “comunità” e “ambiente”. Bisogna ripartire dalle conquiste di questi secoli e cancellare tutto il superfluo e l’inutile che ci hanno condotto fuori strada. E’ giunto il momento di chiedersi se occorra fare un passo indietro piuttosto che uno in avanti.

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Il bisogno di maggiori informazioni dei medici

Posted by fidest press agency su martedì, 9 ottobre 2018

I risultati di una nuova indagine a livello mondiale rivelano che oltre un terzo (36%) dei 310 medici interpellati ritengono di non disporre di informazioni sufficienti per prendere decisioni su come sequenziare i trattamenti dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), positivo per mutazioni del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR M+). I risultati dell’indagine sono stati presentati come abstract late-breaking (P3.01-108) all’edizione 2018 del Congresso Mondiale sul Tumore Polmonare (WCLC) a Toronto, Canada.I due più importanti obiettivi terapeutici individuati dagli interpellati sono stati: aumentare la sopravvivenza complessiva (77%), seguita dalla qualità di vita (69%), indipendentemente dalla linea di trattamento.I risultati indicano che oltre la metà (55%) dei medici predilige fortemente una sequenza terapeutica che offra ai pazienti la massima durata di trattamento con terapie mirate. Inoltre, i medici hanno riferito una forte necessità di informazioni su potenziali mutazioni di resistenza al trattamento, prima di cambiare la loro pratica corrente.
Il 43% di coloro che preferiscono una terapia con la più lunga sopravvivenza libera da progressione della malattia dichiara di aver necessità di maggiori informazioni per prendere decisioni terapeutiche sulla strategia di sequenza di terapie mirate, rispetto al 23% di coloro che preferiscono una terapia mirata di prima linea, con la possibilità di utilizzare una terapia mirata di seconda linea.Il Professor Thomas Wehler, dell’Ospedale Evangelico di Hamm in Germania, ha dichiarato: “I risultati di questo studio dimostrano che i medici non hanno chiaro quale sia il modo migliore di sequenziare terapie mirate per allungare la sopravvivenza, che è l’obiettivo principale nella scelta delle terapie per pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) positivo per mutazioni EGFR. Sono necessarie linee guida e maggiori informazioni sull’impatto del sequenziamento terapeutico sulla sopravvivenza complessiva, per aiutare i medici nelle scelte terapeutiche”.La Dottoressa Victoria Zazulina, Responsabile Mondiale, Tumori Solidi, Oncologia, di Boehringer Ingelheim, ha aggiunto: “La disponibilità di maggiori opzioni terapeutiche significa che ora i medici hanno la possibilità di sequenziare terapie mirate per i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) positivo per mutazioni EGFR e considerare il quadro generale dal momento della diagnosi. Abbiamo intrapreso questa ricerca per conoscere quali considerazioni guidino le decisioni dei medici riguardo all’approccio sequenziale di terapie mirate, e questo studio ha rivelato la mancanza di dati clinici che potrebbero essere alla base di tali decisioni. Pertanto, abbiamo intrapreso uno studio per ottenere evidenze Real World riguardo alla strategia di sequenza della terapia con inibitori di tirosin-chinasi dell’EGFR in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) positivo per mutazioni EGFR e siamo ansiosi di condividerne i risultati con la comunità medica, più avanti quest’anno”.
L’indagine promossa da Boehringer Ingelheim ha interpellato 310 medici (Oncologi, Pneumologi, Chirurgi Toracici e Internisti Specialisti in Malattie dell’Apparato Respiratorio) di quattro paesi (Cina: 70, Germania: 70, Giappone: 70, e Stati Uniti: 100), per conoscerne la posizione attuale riguardo alle decisioni sulla sequenza con inibitori di tirosin-chinasi, determinare cosa sia più importante nella scelta della terapia e quali siano i problemi che devono affrontare i medici quando iniziano la terapia mirata in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) positivo per mutazioni EGFR. (fonte: http://www.boehringer-ingelheim.com)

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I nuovi bisogni del paziente oncologico

Posted by fidest press agency su martedì, 27 febbraio 2018

Roma 28 febbraio 2018, ore 10.30-13 Sala degli Atti parlamentari, Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” Piazza della Minerva, 38. Nel nostro Paese vivono più di 3 milioni e trecentomila persone dopo la diagnosi di tumore, una percentuale in costante aumento, addirittura il 24% in più rispetto al 2010. Questi cittadini presentano nuovi bisogni, impensabili fino a dieci anni fa, di fronte ai quali sia gli oncologi che i medici di famiglia si trovano spesso impreparati. Piccoli disturbi di carattere psicologico (come ansia, nervosismo o difficoltà ad addormentarsi) oppure fisico (ad esempio gonfiore addominale, spossatezza e secchezza) possono compromettere la qualità di vita e le relazioni sociali. Da un lato gli oncologi non vengono coinvolti dai pazienti oppure tendono a minimizzare questi piccoli effetti collaterali, dall’altro i medici di famiglia non sono preparati a fornire risposte adeguate. Con la conseguenza che i pazienti e i loro familiari si muovono troppo spesso in modo autonomo cercando soluzioni prive di basi scientifiche.
Fondazione AIOM e AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) promuovono il primo progetto nazionale per fotografare i nuovi bisogni dei pazienti oncologici e delineare gli strumenti indispensabili per rispondere a queste esigenze. Sono stati infatti realizzati quattro sondaggi (su pazienti, oncologi, medici di famiglia e farmacisti) i cui risultati saranno presentati nel convegno nazionale “I nuovi bisogni del paziente oncologico e la sua qualità di vita”. Interverranno, fra gli altri, Stefania Gori (presidente nazionale AIOM), Fabrizio Nicolis (presidente Fondazione AIOM), Elisabetta Iannelli, (vicepresidente Aimac, Associazione Italiana Malati di Cancro), Rita Vetere (vicepresidente “Salute Donna”), Claudia Santangelo (presidente “Vivere Senza Stomaco (si può!), Claudio Cricelli, (presidente SIMG, Società Italiana di Medicina Generale) e Annarosa Racca (presidente Federfarma Lombardia).

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Chi soddisferà i nuovi bisogni dei clienti dei Servizi Finanziari e ne coglierà i benefici?

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 gennaio 2018

marketNEW YORK NY e DAVOS, SVIZZERA Secondo la società di consulenza Oliver Wyman, le imprese tradizionali di servizi finanziari dovranno radicalmente aumentare la capacità di soddisfare i bisogni dei clienti per non rischiare di perdere, a favore delle Big Tech, una parte sempre più significativa dell’attenzione e della volontà di spesa dei propri clienti. Nonostante le più grandi imprese di servizi finanziari siano sul mercato, in media, da quasi 150 anni, in trent’anni i dieci leader della tecnologia di consumo hanno raggiunto una capitalizzazione di mercato media superiore di 2,3 volte a quella raggiunta dai leader globali della finanza.Il rapporto Oliver Wyman sullo stato dell’industria dei servizi finanziari 2018, intitolato The Customer Value Gap: Re-calculating Route, evidenzia come la sostanziale ripresa del settore dei servizi finanziari dopo dieci anni di crisi sia oggi percepita come a rischio di sostenibilità. Il principale motivo di preoccupazione è legato alla velocità e alle modalità con le quali i Big Tech stanno aumentando, nei settori che oggi presidiano, il valore generato per i propri clienti. “Le lezioni impartite dalle Big Tech negli ultimi dieci anni non riguardano solo l’acquisizione e la crescita dell’attenzione dei clienti, piuttosto rivelano la natura della competizione futura che esse imporranno” – afferma Rick Chavez, co-autore del rapporto e partner di Oliver Wyman. “Le basi della concorrenza si sono spostate da vendita di prodotti all’offerta di soluzioni dinamiche per i problemi più importanti dei clienti, con un continuo e veloce miglioramento dell’esperienza d’acquisto, che produce un circolo virtuoso di più clienti e più informazioni, che a loro volta consentono di migliorare il servizio e quindi la soddisfazione dei bisogni dei clienti”.Il 21mo rapporto annuale di Oliver Wyman ha analizzato il mercato del retail banking come caso di studio, per evidenziare il divario oggi esistente tra i bisogni espressi dai clienti di servizi finanziari e quanto oggi offerto dalle istituzioni finanziarie tradizionali. Oliver Wyman ha condotto una vasta ricerca, che comprende un’indagine sulla percezione del valore e sui bisogni finanziari non soddisfatti di circa 4.000 clienti retail residenti in USA, Regno Unito, Francia e Australia.
market1“Le società di servizi finanziari devono imparare a riconoscere e misurare l’effettivo valore creato per i clienti” – ha affermato Aaron Fine, partner di Oliver Wyman e co-autore del rapporto. “le istituzioni finanziarie si sono finora focalizzate su tre categorie di bisogni finanziari tradizionali, Finanziamento, Protezione e Accumulazione, sebbene nel vissuto dei clienti ve ne siano altri tre altrettanto ed anche più rilevanti: Produzione di reddito, Spesa e Trasferimento. La nostra indagine indica che queste categorie sono prioritarie nella lista dei bisogni attualmente più pressanti per la clientela retail. Nel caso degli Stati Uniti, se si potessero aiutare le famiglie a conseguire risparmi nelle proprie spese medie annue del 4%, ciò porterebbe alla creazione di 1.000 $ di valore annuo. Per ottenere lo stesso impatto dai servizi finanziari, attraverso un aumento dei rendimenti derivanti dai risparmi investiti o una riduzione degli interessi maturati su prestiti, sarebbe necessario aumentare i rendimenti di 33 volte o ridurre i costi finanziari del 15%. In pratica queste sono le aree in cui si scatenerà la competizione per la creazione di nuovo valore nei servizi finanziari”.
Dal rapporto si evince che all’avanguardia nel soddisfare questi bisogni finanziari sono le nuove aziende Big Tech. Ad esempio il rapporto calcola che dal 2010 negli USA è stato creato un trilione di $ in nuovo valore di Borsa nelle aree di finanziamento, risparmio e protezione, in maggioranza prodotto da banche, asset manager e assicurazioni. In parallelo un ulteriore trilione di $ in nuovo valore è da ricondurre a nuovi servizi focalizzati su spesa, produzione di reddito e trasferimenti, in massima parte riconducibile ad attività condotte da Big Tech. (market)

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Ricerca Zurich – Swg sui bisogni assicurativi degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2015

zurich in Italia presenta i risultati della Ricerca realizzata da SWG sul bisogno assicurativo degli italiani su un campione rappresentativo di 1.200 intervistati. Dall’analisi emerge che negli ultimi 7 anni è cresciuto sempre più il senso di diffidenza e la consapevolezza di come sia necessario provvedere all’autoprotezione: più della metà del campione intervistato (56%) dichiara infatti di sentire il bisogno di difendersi e tutelarsi per danni arrecati a terzi. Il dato si scontra con lo scenario del Paese: gli italiani sono sotto-assicurati sulla responsabilità civile. Poco protetti in auto, dove malgrado gli obblighi, il Paese convive con quattro milioni di veicoli che circolano senza assicurazione, e inevitabilmente poco tutelati anche fuori dalle automobili, dove la polizza Rc non è obbligatoria.La percezione del bisogno di protezione assicurativa, tende ad aumentare con l’avanzare dell’età ed è una necessità maggiormente avvertita nel sud Italia e nelle Isole. Fra le categorie di lavoratori più sensibili al tema, emergono in primo luogo gli insegnanti delle scuole materne e primarie e gli operai.A questa tendenza, si aggiunga che quasi il 60% del campione ritiene che non vi siano, rispetto al passato, strumenti capaci di offrire protezione, senza contare invece che una normale assicurazione RC, il più delle volte, si dimostra invece un valido strumento di tutela.Tra coloro che avvertono un maggior bisogno di protezione e tutela solo il 48% ritiene di disporre oggi di maggiori strumenti rispetto al passato per far valere i propri diritti. La maggiore necessità di copertura sembra poi trovare un riscontro nella maggiore propensione presente in Italia a chiedere danni o risarcimenti attraverso vie legali. Una persona su due ha infatti pensato di chiedere danni o risarcimenti, e il 33% ha valutato l’idea poi rinunciandovi.Quasi il 30% ha pensato di chiedere risarcimento a un privato/vicino di casa, mentre il 28% a un datore di lavoro. Dalla ricerca emerge anche che il 22% del campione ha pensato di chiedere danni a un’azienda o esercizio commerciale, mentre il 21% a professionisti, quali per esempio medici e commercialisti. I tempi della burocrazia e la sfiducia nella giustizia risultano essere le principali motivazioni (33% del panel) che spingono gli italiani a non chiedere danni e risarcimenti per vie legali. A queste si aggiungono motivazioni economiche (21% del campione) e la mancanza di strumenti e professionalità in grado di aiutare i cittadini (8% del campione).Camillo Candia, Country CEO di Zurich Italia ha dichiarato: “Continua a crescere il senso di diffidenza che porta alla necessità di proteggersi”. Detto in cifre, “il 56% degli italiani, sente il bisogno di tutelarsi verso danni arrecati a terzi”, spiega il CEO di Zurich, e “ci sono ampi margini di crescita per le assicurazioni RC diverse dall’auto. Tanto a livello personale, quanto a livello aziende”. Un cambiamento di atteggiamento nelle dinamiche della società civile, che riguarda anche gli acquisti e le forniture: “Il 22% ha preso in considerazione di chiedere danni a un’azienda o esercizio commerciale”.
Zurich Insurance Group (Zurich), leader nei servizi assicurativi, è operativa sia nel ramo danni che nel ramo vita, servendo i propri clienti a livello globale e su singoli mercati locali grazie ad oltre 55.000 collaboratori. Tra i clienti di Zurich vi sono privati, piccole e medie imprese e grandi società, comprese aziende multinazionali, in oltre 170 paesi. Fondato nel 1872, il Gruppo ha la propria sede centrale a Zurigo, in Svizzera. La società holding Zurich Insurance Group Ltd (ZURN), quotata alla SIX Swiss Exchange, è presente sul mercato statunitense mediante un programma American Depositary Receipt di Livello I (ZURVY) negoziato fuori borsa su OTCQX. Maggiori informazioni su Zurich sono disponibili all’indirizzo http://www.zurich.com.
Zurich in Italia. Zurich è presente in Italia dal 1902 ed opera attraverso una rete di circa 600 Agenzie e accordi di distribuzione con banche e reti di promotori finanziari, nell’area della protezione assicurativa, del risparmio e della previdenza.

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“Stato dell’oncologia”

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 aprile 2015

tumore metastatico1Oggi il 57% degli uomini e il 63% delle donne colpiti dal cancro sconfiggono la malattia. In quindici anni (1992-2007) le guarigioni sono aumentate rispettivamente del 18% e del 10%. Particolarmente elevata la sopravvivenza dopo un quinquennio in tumori frequenti come quello del seno (87%), della prostata (91%) e del colon retto (64% per gli uomini, 63% per le donne). Queste percentuali collocano l’Italia fra i primi Paesi in Europa per numero di guarigioni. Perché il nostro sistema, basato sul principio di universalità, è efficiente grazie alle eccellenze ospedaliere. Ma è necessario far fronte a criticità urgenti che rischiano di compromettere la qualità dell’assistenza: almeno il 15% degli esami (in particolare radiologici e strumentali) è improprio, vi sono terapie di non comprovata efficacia che costano ogni anno al sistema circa 350 milioni di euro e il peso delle visite di controllo è pari a 400 milioni. Non solo. Le liste di attesa sono troppo lunghe, l’adesione ai programmi di screening è insufficiente soprattutto al Sud, i percorsi terapeutici non sono uniformi nelle varie Regioni con conseguente spreco di risorse. Soluzioni concrete vengono proposte oggi nel convegno nazionale sullo “Stato dell’Oncologia in Italia” organizzato dall’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) al Senato con la partecipazione del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. “Le esigenze dei pazienti oncologici stanno cambiando – spiega il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM – e la presa in carico di queste persone richiede una risposta a 360 gradi da parte dei clinici e delle Istituzioni. L’AIOM in questi anni ha messo in campo strumenti concreti ed efficaci. A partire dalle campagne di prevenzione come ‘Non fare autogol’: con i calciatori della serie A siamo entrati nelle scuole superiori per insegnare ai ragazzi gli stili di vita corretti. Il progetto è giunto alla quinta edizione, con 100 incontri, un milione di studenti e 3.000 Istituti scolastici coinvolti. Il fattore di rischio più importante, il fumo di sigaretta, risulta ancora troppo diffuso fra gli italiani. Un terzo degli under 35 è fumatore, con conseguenze allarmanti. Per questo il nostro impegno nella prevenzione continua con un tour sui danni del fumo anche passivo in otto Regioni”. Un altro aspetto è quello relativo alla prevenzione secondaria, cioè agli esami di screening. “Nel corso del 2013 – afferma il prof. Pinto – gli inviti per i tre programmi (mammografia per il tumore del seno, pap-test per quello della cervice uterina e ricerca del sangue occulto nelle feci per il cancro del colon-retto) hanno superato gli 11 milioni. Più di 5 milioni e duecentomila persone hanno eseguito il test proposto. Ma permangono grandi differenze fra Nord e Sud”. Nel 2014 sono stati registrati 365.500 nuovi casi di tumore (circa 1000 al giorno), di cui 196.100 (54%) negli uomini e 169.400 (46%) nelle donne. Ma la mortalità è in netto calo, dal 1996 a oggi è diminuita del 20%. “Il passo avanti – continua il prof. Pinto – è stato rappresentato dalla medicina personalizzata e dalle terapie mirate che agiscono solo sulle cellule malate preservando quelle sane. I test molecolari consentono la selezione dei pazienti in cui questi trattamenti possono funzionare. L’AIOM, in collaborazione con gli anatomopatologi della SIAPEC-IAP, ha avviato diversi programmi per il controllo di qualità delle strutture che eseguono queste analisi nel tumore del polmone, del seno, del colon-retto, dello stomaco e nel melanoma. L’obiettivo è quello di garantire l’accesso a test molecolari validati per tutti i pazienti sull’intero territorio nazionale. Oggi alle terapie personalizzate su bersagli cellulari si aggiunge una nuova importante arma nel trattamento della patologia neoplastica rappresentata dall’immunoterapia, che riattiva il sistema immunitario contro il tumore. L’immunoterapia ha già raggiunto importanti risultati nella cura del melanoma e del carcinoma del polmone e si sta sviluppando con studi clinici in molte altre patologie oncologiche”. “Nostro obiettivo – ribadisce il presidente AIOM, prof. Pinto – è quello di garantire insieme l’accesso alle cure più efficaci per tutti i pazienti in tutte le Regioni del nostro Paese e la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale. Con questa finalità lavoriamo con l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e con l’Industria per rendere disponibili subito i nuovi farmaci, e con AGENAS perché vengano definiti i criteri per lo sviluppo delle reti oncologiche regionali. La riforma dell’organizzazione sanitaria dovrebbe essere legata alla revisione del Titolo V della Costituzione per garantire una maggiore omogeneità assistenziale sul territorio”. “Solo così non vi saranno più 20 sistemi sanitari diversi – sottolinea la dott.ssa Stefania Gori, segretario nazionale AIOM –. È necessario che la riorganizzazione degli ospedali e dei posti letto privilegi le strutture che trattano più casi e garantiscono servizi migliori. E devono essere razionalizzate le risorse. Non è ammissibile che un giorno di ricovero abbia costi estremamente diversi tra le diverse Regioni e nell’ambito di una stessa Regione. Anche la disponibilità dei farmaci biosimilari potrà consentire risparmi significativi, dando però sempre la priorità alla cura del paziente. Dall’altro lato è necessaria la realizzazione e l’attivazione delle reti oncologiche regionali, che procede con estrema lentezza. Il problema della loro istituzione è stato affrontato nel precedente Piano Oncologico Nazionale ma è rimasto ancora embrionale. Solo le reti oncologiche regionali possono permettere un collegamento reale fra i centri e lo sviluppo integrato dei percorsi-diagnostico-terapeutici-assistenziali (PDTA). Inoltre offrono al paziente la garanzia di ricevere le cure migliori e consentono significativi risparmi di risorse. Senza considerare l’eliminazione degli esami impropri e la riduzione delle liste di attesa. Oggi servono fino a 60 giorni per un’operazione di chirurgia oncologica. Le reti permetterebbero di abbattere del 30% questi tempi”. “Noi abbiamo fatto la nostra parte e continueremo a farla – spiega la dott.ssa Gori -, mettendo a disposizione una serie di strumenti epidemiologici (‘I numeri del cancro in Italia’), organizzativi (‘Il libro bianco dell’oncologia’) e di appropriatezza (‘Linee guida’). Chiediamo che le Istituzioni forniscano la cornice e le regole entro cui le reti oncologiche siano costituite. Non possiamo però tollerare ulteriori ritardi e, soprattutto, qualità così diverse nell’assistenza ai malati nelle varie Regioni”. Altro obiettivo di AIOM riguarda l’implementazione della continuità di cura. In Italia il 35% dei malati di cancro giunge alla diagnosi quando la malattia è in fase avanzata. A questi pazienti deve essere applicato il modello di cure simultanee, che implica l’integrazione tra terapie oncologiche e cure palliative. “L’Italia – continua la dott.ssa Gori – detiene il primato in Europa con ben 35 centri di oncologia certificati dalla Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) per l’integrazione precoce tra le terapie oncologiche e le cure palliative. Ma, anche se le cure simultanee sono state inserite nel Piano Oncologico Nazionale e riconosciute, a livello internazionale, come modello ideale per rispondere a tutti i bisogni del malato, carenze organizzative e di personale dedicato rappresentano in alcune aree del nostro Paese un ostacolo alla loro piena realizzazione”.
Infine l’impegno per la ricerca. Il 35% degli studi clinici condotti in Italia riguarda l’oncologia, l’area terapeutica su cui si concentrano i maggiori investimenti. Manca però nel nostro Paese un punto di riferimento unico e strutturato, a cui le Istituzioni e l’Industria si possano rivolgere. Troppo spesso le sperimentazioni sono lasciate all’iniziativa e all’impegno dei singoli centri. Per colmare questo vuoto nasce sotto l’egida dell’AIOM la “Federation Italian Cooperative Oncology Groups – FICOG”, che riunisce in un progetto unitario i gruppi di ricerca clinica attivi in Italia. “Il processo di sviluppo di un nuovo farmaco anticancro è molto lungo e complesso, richiede dai 10 ai 15 anni di ricerca – conclude il prof. Pinto -. Solo una molecola su 10mila arriva sul mercato e solo 2 su 10 permettono di recuperare i costi in ricerca e sviluppo, che stanno diventando sempre più consistenti. Infatti nel 2001 per sviluppare un prodotto erano necessari circa 800 milioni di dollari, oggi questa cifra è salita a 1,3 miliardi di dollari. Il 95% delle risorse viene dall’industria, il 5% dai singoli gruppi di ricerca. Se l’industria avesse un unico interlocutore qualificato e ben strutturato, sicuramente investirebbe di più, oltre il 50% delle risorse attuali. Oggi la Federazione può essere questo interlocutore, rendendo il nostro Paese più attrattivo anche per la grande ricerca internazionale”.

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Bullismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 marzo 2015

BullismoUn altro video della serie ” violenza e giovanissimi straccioni dell’umanità”. Un altro video da fare vedere o nascondere, non sia mai che crei emulazioni o nuovi atti di imbecillità disumana. Un altro video da decidere se prenderlo a esempio su quanto abbiamo costruito in questi anni di bullismo sociale, oppure assemblarlo per qualche altra puntata-salotto buono in tv . Un altro video per fare accrediti sul proprio libricino della morale pedagogica e azione educativa, infatti il mondo adulto gonfia i polmoni, anche i bicipiti, quando rivendica il proprio ruolo di agente educativo, senza però riuscire a spostare di un solo millimetro le assi di s-coordinamento collettivo in cui sopravviviamo. Un altro video per non parlarne troppo, perchè potrebbe fare male a chi lo vede, ai ragazzini che scopiazzano, a chi insegna, a chi s’accontenta della scienza, un pò meno della coscienza. Un altro video per tentare una volta per tutte di smetterla con le teorie, le belle parole, le canzonette, le cattedre e i massimi sistemi, le slide, i lucidi, i colori sgargianti delle tecniche di apprendimento, riducendo questo disagio relazionale che miete vittime da una parte e dall’altra, a una semplice connotazione intenzionale, persistente, asimmetrica. Non è soltanto questo, ma storie anonime e blindate che ancora fanno testo per arginare lo spavaldo di turno. Un altro video per affermare che trasgressione non è devianza, che non subordinare mai le proprie incapacità, passioni, bisogni, desideri, alle regole, significa farsi male e soprattutto fare male agli altri, agli innocenti.
Un altro video per porre un freno al buonismo deleterio che non fa bene ad alcuno, ai ragazzi nè agli adulti, al mondo professorale, genitoriale, educativo. Un altro video per indicare esempi che non siano di cartapesta, che s’accartacciano e gettano via pochi istanti dopo averli letti e poco ascoltati. Un altro video per scacciare la paura creata ad arte dall’omertà, ma anche la paura di non parlarne troppo, perchè potrebbe ferire la sensibilità di tante anime belle, perchè c’è persistente l’insidia dei comportamenti copia incolla.
Un altro video per consigliare chi afferma “politicamente” che nella propria scuola, nella propria famiglia, nel proprio orticello, non ci sono assolutamente erbacce, di conseguenza perchè parlarne, perchè farne materia di “incontro” e di “relazione”.
Un altro video per fare i conti con le storie personali delle persone e non con i soliti giudizi affrettati da bar dello sport.
Un altro video per scardinare i recinti in cui ognuno entra e ciascuno non consente all’altro di vedere, sentire, dialogare.
Un altro video per comprendere che quel sangue nulla altro è che sangue della vergogna, di quella ragazzina di 12 anni vigliaccamente demolita: ma carissimo il mio bullo/a, questo te lo dico io, puoi credermi, la tua arroganza e presunzione potrebbe risultare il tuo sangue domani, alla meno peggio, fuori dalla scuola, in un carcere, in un ospedale, ma qualche volta pure con i piedi in avanti per sempre. Un altro video per disprezzare la platea plaudente tutt’intorno, che bestemmia, inveisce, grida di andare giù più forte, quanti partecipano ghignando beotamente al banchetto dei miserabili. Un altro video per riaffermare che infame ( un vocabolo assai in voga tra gli adolescenti che lo interpretano malamente senza ben sapere da dove arriva e che carichi di sofferenza comporta) non è chi si mette di traverso, di mezzo, per salvare quella ragazzina-vittima-predestinata, o chi denuncia questa piccola demente, infame è chi rimane in silenzio, chi fa da veterano di una guerra che non è mai stata sua, nè mai lo sarà. (vincenzo.andraous)

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Investimento a lungo termine per individuare cure e soluzioni per la sclerosi multipla progressiva

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 settembre 2014

sclerosi_multiplaLa International Progressive MS Alliance ha consegnato la prima serie di 22 borse di ricerca a ricercatori in 9 nazioni, finalizzate alla eliminazione delle barriere che ostacolano lo sviluppo delle cure per la sclerosi multipla progressiva. La Alliance è una collaborazione mondiale mirata all’individuazione di soluzioni per le forme progressive, La prima serie di finanziamenti avvia un programma ambizioso che investirà in totale 22 milioni di Euro nel corso dei prossimi sei anni e darà vita a reti di collaborazione internazionali per la ricerca, utilizzando ricerche che sono già in essere e stimolando nuove ricerche grazie agli importanti programmi di finanziamento della Alliance.Per questa offerta iniziale, sono pervenute 195 proposte da 22 nazioni nel mondo. “La risposta della comunità di ricerca al nostro primo appello per ricevere proposte innovative di ricerca è stata eccezionale, e affronta sia i bisogni non soddisfatti che la forza galvanizzate di questa iniziativa internazionale,” ha sottolineato Cynthia Zagieboylo, Presidente del Comitato Esecutivo della Alliance e Amministratore Delegato di National MS Society (USA). “Per la prima volta, le società per la sclerosi multipla nel mondo stanno finanziando la ricerca in modo congiunto, senza tenere conto della geografia, per poter trovare le risposte si cui la comunità della sclerosi multipla ha urgente bisogno,” ha aggiunto.
Le prime borse sono destinate a studi pilota innovativi a breve termine per iniziare a colmare il divario conoscitivo e delle infrastrutture , come ad esempio l’identificazione e i test delle cure potenziali; la comprensione della degenerazione dei nervi; la realizzazione di banche dati e banche biologiche, quali magazzini di campioni biologici da utilizzare nella ricerca, per avere una comprensione migliore della diagnostica per immagini a lungo termine, dei fattori genetici e degli esiti associati alla sclerosi multipla progressiva. Questi studi pilota hanno una durata da uno a due anni.

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I profeti del malaugurio

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2013

Si sta formando in Italia un “partito” degli ottimisti per i quali la crisi mondiale che ci sovrasta non è poi tanto drammatica come sembra e l’Italia, in particolare, ha saputo fare come la laboriosa formica nel raccogliere nei periodi di abbondanza le risorse necessarie che oggi può mettere in campo nei momenti di crisi. L’altro “partito”, che possiamo definire dei pessimisti, è ovviamente, di segno contrario se pensa agli sprechi, al nostro debito pubblico da capogiro, al lavoro nero e senza tutele, alla disoccupazione, ecc.
L’opinione pubblica, ovviamente, interpreta tutto ciò a seconda dei suoi personali accadimenti. Se la famiglia ha un figlio disoccupato, o un genitore o entrambi, se sono alle prese con il mutuo della casa, di certo parteggeranno per il partito dei pessi-misti. A questo punto dovremmo pensare che esiste una terza possibilità, come dire “in medio stat vir-tus”. Lo dobbiamo alla nostra arte di saperci arrangiare. Se non fosse così come potremmo spie-garci l’abilità dei pensionati, una famiglia mono-reddito di quattro persone, i primi con un reddito da 500 euro e gli altri sui 1.200 al mese a pagare il fitto di casa, la luce, il gas, il telefono, le spese condo-miniali e ad alimentarsi e vestirsi? Sono i milioni di italiani che si arrangiano come possono così come accadeva nel periodo di guerra con la borsa nera e le tessere annonarie. E se gli italiani si arrangiano, non devono certo dire grazie al governo che in queste cose non c’entra, anzi diventa in talune circostanze un ingombro. Tutto questo potrebbe apparire una gran bella risorsa, un prodotto da esportare nel mondo, se non ci rendessimo conto che così ingegnandoci tracciamo un solco sempre più profondo tra la politica e i cittadini. Un solco di incomprensioni, del fai da te per mancanza di solidarietà, pavesato di egoismi e che si stanno traducendo in un volontariato alternativo a compiti che lo stato non dovrebbe abdicare come l’assistenza sanitaria, la sicurezza, con le ronde, l’istruzione, ecc. Alla fine avremo un anti-stato a tutto campo e ci chiederemo che senso ha avere un parlamento, una giustizia, un esercito, una scuola pubblica, se tali istituzioni tendono ad allontanarsi sempre più dalla realtà del paese, a non comprenderla, a non governarla, a non riuscire ad immedesimarsi con i suoi bisogni. A questo punto il malaugurio o il ben augurio diventa una vera e propria iattura. (editoriale Fidest a cura di Riccardo Alfonso)

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I farmaci arrivano al mini-market

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 Mag 2012

Puoi trovare un antinfiammatorio o un mucolitico, così come un gelato o un sushi freschissimo appena arrivato da Milano. Il tutto in qualsiasi momento della giornata e della settimana, visto che l’esercizio è aperto h24 e sette giorni su sette. Si chiama city store, un nuovo modello di parafarmacia, ma in futuro probabilmente anche di farmacia, che coniuga l’offerta di farmaci sop, otc e prodotti per il benessere a quella di generi di prima necessità, dal pa ne, al latte, dalla frutta, alla verdura, senza disdegnare libri e giornali. È stato aperto a Roma (a pochi passi da ben due farmacie) dalla catena Essere Benessere lo scorso sabato ed entro luglio ne verranno inaugurati altri 86 su tutto il territorio nazionale, ridando vita così ai locali dei vecchi negozi Blockbuster rilevati negli scorsi mesi e portando per la prima volta in Italia una tipologia di attività tipicamente anglo-americana. La rivoluzione nella vendita dei medicinali, dunque, non è alle porte ma è ormai una realtà, per iniziativa di un gruppo che ha investito nel progetto 40 milioni di euro, con 500 assunzioni, di cui 300 farmacisti e 200 ex dipendenti Blockbuster.
«Stiamo vivendo un periodo di grandi cambiamenti e di grandi incertezze» dice Danilo Salsi, presidente di Essere Benessere. “Una cosa, però, deve essere chiarissima: nulla sarà più come prima. Se è vero che la farmacia non po trà più reggersi economicamente sul farmaco etico, l’unica strada è cimentarsi nell’arena competitiva del prodotto commerciale. Questo, però, significa fare un altro mestiere e molti farmacisti non sono preparati. Il mercato offre oggi un’occasione forse unica. Se il cliente cerca servizi sotto casa, quale realtà è più prossima della farmacia? Se la Gdo può vendere l’aspirina, perché la farmacia non può migliorare la propria offerta commerciale in modo da soddisfare sempre di più i bisogni dei propri clienti?
Molti farmacisti troveranno queste parole provocatorie ma, signori, la farmacia come l’abbiamo conosciuta non esiste più, almeno da un punto di vista economico. Delle due l’una: o si opta per una farmacia dispensatrice di solo farmaco, ultimo terminale di un Ssn sempre più povero, o ci si lascia il passato alle spalle e si pensa con coraggio a una o più nuove formule». < BR>di Nicola Miglino (fonte farmacista33)

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Caritas: emergenza Giappone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2011

«Facciamo tutto quanto ci è possibile» dice padre Daisuke Narui, il direttore di Caritas Giappone. C’è la consapevolezza che ogni sforzo è solo un piccolissimo tassello nell’enormità dei bisogni, ma c’è anche un grande senso di unità, di solidarietà, di condivisione. A Sendai è stato aperto nei giorni scorsi un centro di aiuti per i sopravvissuti del terremoto e dello tsunami. Voluto dai vescovi di Sendai, Niigata, Saitama e da Caritas Giappone, è un riferimento per tutta l’azione della piccola ma attiva Chiesa giapponese. Il potente terremoto ha danneggiato in particolare quattro province nella diocesi di Sendai: Aomori, Iwate, Miyagi e Fukushima. In quest’ultima è stata danneggiata la centrale nucleare e c’è grande apprensione per le possibili gravissime conseguenze. Nella città di Sendai, molti edifici hanno resistito, ma gli abitanti hanno paura e i rifugi temporanei sono dunque ancora in piena attività. La Caritas continua a fornire beni di prima necessità anche grazie al sostegno di molti volontari: circa 200 persone sono attivamente impegnate già dai primi giorni dopo il disastro. Anche a livello internazionale la mobilitazione è stata grande, a partire proprio dalle Caritas dell’Asia: Myanmar, Vietnam, Singapore, Macao, Taiwan, ma anche Corea, India e Pakistan. Caritas Italiana ha messo a disposizione un primo contributo ed ha lanciato una raccolta fondi per continuare a sostenere gli interventi di Caritas Giappone.Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramiteC/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: “Emergenza Giappone 2011”.Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
°    UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119
°    Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma – Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384
°    Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113
°   CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)

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Giappone: continua emergenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 marzo 2011

Caritas Italiana ha immediatamente espresso vicinanza e solidarietà a Caritas Giappone e alla popolazione giapponese, mettendo a disposizione un primo contributo di centomila euro. Si tiene in costante collegamento con Caritas Giappone e con la rete internazionale attraverso aggiornamenti e teleconferenze per coordinare gli interventi, analizzare i bisogni di tutta l’area colpita dal terremoto e dallo tsunami, cercare di raggiungere anche le zone più lontane e inaccessibili. Innumerevoli i messaggi di vicinanza e gli aiuti offerti dalle Caritas di tutto il mondo. In particolare va segnalata la mobilitazione delle Caritas dei Paesi asiatici colpiti dallo tsunami del 2004 o da successive emergenze che hanno sempre ricevuto anche il sostegno di Caritas Giappone. Ad esempio la Caritas del Myanmar, colpita anche dal ciclone Nargis nel 2008, ha indetto per domenica 20 marzo una giornata di solidarietà in tutte le parrocchie. In costante coordinamento con le altre realtà presenti sul terreno, Caritas Giappone ha confermato che pur essendo già attiva in questa fase di emergenza, si concentrerà in particolare nelle fasi di riabilitazione e sviluppo, nel medio e lungo periodo, con grande attenzione anche al sostegno psicologico.Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramiteC/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: “Emergenza Giappone 2011”. Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma – Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)

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Bisogni umanitari in Libia

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2011

Nei prossimi giorni voli charter UNICEF raggiungeranno le due capitali confinanti con oltre 160 tonnellate di aiuti (con priorità per kit per l’igiene e nutrizionali, materiali ricreativi e per il recupero psico-sociale dei bambini) per far fronte ai bisogni umanitari immediati lungo i confini dell’Egitto e della Tunisia; sono stati anche pre-posizionati aiuti per una loro possibile distribuzione all’interno della Libia. Mentre fino ad oggi rimane relativamente basso il numero di famiglie che attraversano la frontiera della Tunisi, l’UNICEF teme che all’interno della Libia bambini e donne siano stati gravemente colpiti dai disordini.   Il Direttore delle Operazioni d’emergenza Louis-Georges Arsenault è arrivato ieri in Tunisia per incontrare le autorità governative, le agenzie dell’ONU e la Mezzaluna Rossa Nazionale e discutere sulle necessità umanitarie. Arsenault si recherà a Ras Jdir, al confine tra Tunisia e Libia per incontrare coloro che sono fuggite dai disordini in Libia. Il Direttore incontrerà anche i funzionari che si occupano di aiuti e le autorità locali per discutere le esigenze di chi sta al confine con la Tunisia.  L’UNICEF ha lanciato un appello di raccolta fondi per 7,2 milioni di dollari per rispondere ai bisogni immediati di donne e bambini colpiti dalle violenze in Libia. Per questa emergenza l’UNICEF ha attivato proprio personale, già distribuito lungo le regioni di confine di Tunisia e Egitto; su entrambi i confini, l’UNICEF sta lavorando in collaborazione con l’UNHCR, l’OIM, le Società della Mezzaluna Rossa di Egitto e Tunisia.   Si possono effettuare donazioni all’UNICEF: tramite:c/c postale 745.000, causale: “Emergenza Nord Africa”;  carta di credito online su http://www.unicef.it, oppure chiamando il numero verde UNICEF 800745000;cc bancario Banca Popolare Etica IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051“Emergenza Nord Africa”;i comitati locali dell’UNICEF presenti in tutta Italia (elenco sul sito-web http://www.unicef.it).

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Maroni tra parole e fatti

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 novembre 2010

“Cosa vorremmo sentir dire questa sera a Maroni su Rai Tre: tutte le verità di un ministro che deve occuparsi anzitutto del suo comparto, e nessuno degli slogan bugiardi del politico costretto ad allinearsi ai diktat del governo”.
“Parole che esprimano un punto di vista serio e pienamente onesto, dettato dal solo obiettivo di difendere e garantire le ragioni del Comparto che è chiamato a guidare, ed a pretendere il soddisfacimento dei reali bisogni degli Operatori della sicurezza senza se e senza ma. In pratica: la verità. Ecco cosa vorremmo davvero sentir dire questa sera al ministro Roberto Maroni nel corso della trasmissione ‘Vieni via con me’ in onda su Rai Tre dove sarà ospite. Vorremmo sentirlo tutti, tutti i Poliziotti italiani, perchè noi Sindacati non siamo ‘altro’ dai colleghi, e non siamo una piccola percentuale di uomini e donne in divisa, siamo il megafono dell’intero Comparto”.  E’ quanto afferma Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, riferendosi alla partecipazione di Maroni alla trasmissione di Fazio e Saviano di questa sera. “Non vogliamo ‘anticipare’ alcuna polemica o strumentalizzazione – aggiunge Maccari – anzi. Facciamo Sindacato ma siamo ben lontani dalla critica e dalla contrapposizione ad ogni costo. Quando è stato il momento abbiamo riconosciuto al ministro meriti e buona volontà, ma oggi ci sentiamo di dirgli con tutta la nostra convinzione che è ora di smetterla di assecondare sempre e comunque l’esigenza di questo Governo di utilizzare la pubblicità ingannevole! Spot e bugie non solo non fanno onore, ma non convincono più e sono controproducenti. Ecco perché speriamo veramente di sentire da Maroni le parole di un buon amministratore, saggio e autorevole, che sappia ammettere errori e lacune e sappia disegnare soluzioni e strategie serie. Speriamo di ascoltare il ministro della Repubblica italiana, e non il politico costretto ad allinearsi ai diktat di un esecutivo autoreferenziale intento solo a proteggere se stesso ed i privilegi di chi siede su certe poltrone. Speriamo che Maroni sappia smarcarsi dagli ordini di scuderia e non faccia come troppi rappresentanti della maggioranza che con un imbarazzante ‘copia e incolla’ recitano i loro puntuali ‘tutto va bene’ ed altre ridicole dichiarazioni del genere (ogni riferimento a La Russa e Gasparri è totalmente non casuale!). Speriamo che, a differenza di qualcun altro (leggi, ad esempio, il solito La Russa), Maroni non neghi ma sappia riconoscere il valore ed il senso delle contestazioni mosse dai Sindacati del Comparto (e quindi in pratica da quasi tutti i colleghi italiani!), su tutti il Coisp che è arrivato fino sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia, e di lì alla ribalta delle cronache nazionali, per urlare le necessità dei Poliziotti che si sentono letteralmente accoltellati alle spalle. Speriamo di sentir il ministro ammettere sbagli come il flop delle ronde ed altre inutili sprechi del genere, e che invece troverà certamente, crolli il mondo, il modo di assicurare subito maggiori e sacrosanti fondi per i Servitori in divisa. Speriamo che quando giungerà l’immancabile momento di sciorinare i lusinghieri risultati raggiunti nel contrasto alla criminalità, Maroni abbia la dignità ed il buon gusto di attribuire il solo ed unico merito esistente alle Forze dell’Ordine, non preoccupandosi di seguire l’assurdo copione che vuole il Governo in carica protagonista di attività che vanno avanti da anni ed anni. Speriamo che invece di continuare a filosofeggiare di diatribe politiche fra rappresentanti di governo che si feriscono a colpi di fioretto mentre l’Italia va a rotoli, Maroni passi ai fatti ed annunci, magari, che entro questo mese verranno pagati gli arretrati del contratto, già rinnovato purtroppo in maniera del tutto miserevole. Speriamo questo e tanto altro – conclude Maccari -. Continuiamo a sperare… perché crediamo nelle Istituzioni e vogliamo con tutte le nostre forze che le cose funzionino. Perché la dignità dell’uomo e del Rappresentante istituzionale dovrebbe essere più forte di ogni necessità di allinearsi… Perché quell’uomo e quel rappresentante, noi Sindacati dobbiamo incontrarlo di qui a poco e vorremmo davvero poterlo guardare in volto senza provare rabbia e indignazione se questa sera ci riserverà bugie e non tutte le verità che competono ad un Ministro”.

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Il credito alle famiglie

Posted by fidest press agency su domenica, 22 agosto 2010

A fronte del progressivo aumento dei tassi d’interesse, dell’indebolimento del mercato immobiliare e del peggioramento del clima di fiducia, le famiglie italiane hanno evidenziato un atteggiamento più cauto nel ricorso al credito. Agli effetti di rallentamento della domanda si sono aggiunti quelli derivanti da politiche di offerta più caute e dalla difficoltà di funding degli operatori. Sul fronte dell’offerta in un contesto sempre più concorrenziale, gli operatori hanno continuato a favorire l’innovazione di prodotto e la flessibilità delle condizioni applicate in una logica volta a rispondere meglio al mutamento dei bisogni delle famiglie. Anche in risposta alle sollecitazioni delle Istituzioni, l’attenzione degli operatori è stata rivolta a facilitare la sostenibilità degli oneri sul debito a fronte di un maggiore orientamento, anche da parte del cliente, al credito responsabile. Sono queste alcune delle principali evidenze emerse dalla venticinquesima edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio realizzato da Assofin, CRIF  e  Prometeia. Il credito al consumo, pur se in rallentamento, è rimasto il comparto con la crescita più intensa rispetto alle altre forme di finanziamento alle famiglie.  Hanno sostenuto il mercato, in particolare, i crediti contro cessione del quinto dello stipendio/pensione e i prestiti personali  Nel comparto dei mutui il rallentamento della domanda delle famiglie, sconta la flessione del mercato immobiliare e il contesto di incertezza, riflettendosi in una frenata nella crescita delle consistenze  e in una contrazione del -5% circa dei flussi finanziati per l’acquisto di abitazioni. Complessivamente il debito delle famiglie italiane continua a essere ridotto nel confronto internazionale, attestandosi in rapporto al Pil, al 33,7%, pari a circa la metà del livello medio dell’area Euro e a un terzo di quello osservato negli Stati Uniti e nel Regno Unito.  L’evoluzione della rischiosità del mercato del credito al dettaglio si colloca in un quadro congiunturale di deterioramento delle condizioni economiche nazionali.  Per il credito al consumo si rileva un lieve aumento sia degli indicatori di rischio dinamici, ossia del tasso di default che registra le nuove sofferenze nel periodo in esame. Nel biennio 2010-2011 i finanziamenti al consumo dovrebbero evidenziare un progressivo miglioramento dei ritmi di crescita, pari rispettivamente al +6,2% e al +8,5%, a fronte del +5% stimato per la fine del 2009. L’evoluzione del mercato dovrebbe ancora accompagnarsi a una maggiore integrazione tra i gruppi bancari e le società specializzate e a un’ulteriore ricomposizione verso le forme di credito diretto.

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La cura della vita nella disabilità

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 agosto 2010

(Centro Maderna)   La “relazione di aiuto”, la “relazione che cura”, la “relazione tra curante e curato” è il cuore di questa pubblicazione. Là dove il curato può essere ricondotto al malato o al disabile e dove il curante può essere il medico, l’operatore sanitario, l’educatore, il volontario, l’amico, il parente. Relazioni che rimandano ad una asimmetria, ad una impossibile parità. L’invito è quello di vedere oltre la malattia, la limitatezza, la disabilità, la patologia, per arrivare alla persona – alla donna e l’uomo con un nome ed un cognome – con i suoi bisogni, i suoi desideri, le sue necessità.  C’è una relazione che cura e che guarisce anche quando, paradossalmente, davanti a noi c’è una persona inguaribile. Quando l’altro cessa di essere una malattia, una patologia, una insufficienza. Ricompare, allora, l’umano. Un umano che ci mette davanti alle nostre difficoltà e paure – che possono assumere la maschera del distacco, fino, a volte, alla supponenza – che ci fa sperimentare più spesso l’impotenza. L’incontro con la debolezza e la sofferenza può diventare anche l’incontro con noi stessi con le nostre fragilità e in-certezze; le nostre incapacità di ascolto. La nostra paura di farci “spazi vuoti” per accogliere l’altro. Un incontro che può condurci alla conoscenza dell’altro. AA.VV., “La cura della vita nella disabilità e nella malattia cronica”, Gruppo Solidarietà, Castelplanio (AN) 2008, p. 112, euro 11.00.

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Crisi e meridione

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 Mag 2010

Di Nunziante Minichiello Non si fa tesoro di storia e di storie, quali gli incomparabili tre  principi latini del diritto e le tante saggezze ed esperienze, che permetterebbero di non ripetere errori e  di progredire in civiltà, specie quando la giustizia è zittita dalla prepotenza, la pace è turbata da guerre e contrasti ed il bene viene oscurato da illegalità e criminalità.  Laddove si affermano mediocri, non privi  di furbizia, di spregiudicatezza e di  ipocrisia, eredi comunque  di onori ed oneri superiori alle loro capacità,  degrado e decadenza sono assicurati. Si crede pure in esorcismi e si spera in miracoli: bisogno,  ignoranza e fiacchezza   riducono  l’esistenza a miraggio di sicurezza sotto  qualsiasi ombrello. Non educato ad “egregie cose”,  pur degne  d’”animo forte”, l’essere umano sente solo la voce della forza ed il richiamo degli  istinti  violenti  da spirito di sopraffazione e da miraggio di ricchezza. In Italia, nonostante i successi della Legge, restano identici i malanni, in concreto  ineliminabili disservizi,  sprechi e miserie d’ogni genere ed inesauribili fonti di preoccupazioni per  la popolazione, che, pare, ignora di essere popolo sovrano. C’è crisi, che non è fatto mediatico o cinematografico, ma reale, che però quasi nessuno vuole accettare: quasi nessuno è disposto a dare ed a fare, da chi se la passa bene, persino con lavoro nero,  alla gente comune non priva di povera gente, che  continua  a pagare il prezzo più alto,  non avendo riconoscimento concreto neanche quando  fa il miracolo di portare alla ribalta mondiale  industrie private e pubbliche, che addirittura ripagano  con bassi salari e con rischi su lavoro anche mortali. Maliziosamente tenuto lontano dalla Costituzione, cioè dalla politica od, ancor meglio, dalle proprie prerogative,  il popolo rincorre raccomandazioni, protezioni e pure distrazioni e molto meno conoscenza utile e coscienza civile,   che  sole  elevano ed impediscono la formazione di caste, di poteri forti e di quei tanti poteri di cui ci si lamenta quotidianamente. Cresce omogenea solo la comunità di pari livello culturale: negare sapere, quello che si apprende nelle università per fare, per realizzare e per crescere,  significa condannare umanità, nel Terzo Mondo o nel Sud d’Italia, a soggezione e ad intervento straordinario, ossia  ad impotenza. La realtà meridionale non è però tanto brutta: per ritornare alla luce basterebbe riappropriarsi  della libertà, privata dai conquistatori,  e  fare  quello che non si fa da secoli, ossia produrre idee, cose e servizi, come teorie e tecniche insegnano, ed affrontare,  con prodotti di ogni genere e settore, il mercato, che è confronto e concorrenza, spesso anche sleali.   Costituzione in tasca, i cittadini si facciano sentire e valere, come Carta vuole: lex, latina nella forma e nella sostanza, chiara ed imparziale, darà sovranità, responsabilità, solidarietà, parità, dignità, libertà, equità, sicurezza, studio, ricerca, progresso e lavoro, che sarà non solo un fine mese sicuro, ma soprattutto l’espressione di professionalità necessaria  alla comunità, virtuosa tutta quanta.

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Università: Progetto Start

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2010

Pavia 27 aprile 2010 (ore 10). al Museo della Tecnica elettrica. L’incontro di Pavia è organizzato dalle strutture dell’Ateneo, Centro Orientamento Universitario e Centro per l’Innovazione e il Trasferimento Tecnologico, per far conoscere a laureandi e laureati le opportunità professionali legate alla creazione di impresa.  Promosso e finanziato da Ministero della Gioventù, Regione Lombardia, Unioncamere Lombardia e tutte le Camere di Commercio lombarde, il Progetto START si pone l’obiettivo generale di favorire la nascita e lo sviluppo di nuove imprese attraverso la messa a punto di un sistema organico di servizi che presidi i diversi bisogni dello start-up d’impresa: dal momento del concepimento dell’idea fino alla prima gestione imprenditoriale e abbia come focus fondamentale l’investimento sul “soggetto imprenditoriale” attraverso il trasferimento di saperi e competenze utili per la gestione di micro-imprese. I servizi gratuiti che il progetto START mette a disposizione puntano al rafforzamento del “capitale umano” degli aspiranti imprenditori e nello specifico riguardano: – servizi di orientamento: seminari sul mettersi in proprio per la definizione dell’idea imprenditoriale – servizi di formazione: percorsi formativi per il trasferimento delle conoscenze/competenze e metodologie per la definizione del progetto imprenditoriale – servizi di assistenza personalizzata: consulenza specialistica per la stesura del Business Plan – aiuti economici sotto forma di contributi a fondo perduto per le imprese neo-costituite, che possano contribuire alla copertura degli investimenti materiali ed immateriali riconducibili allo start-up dell’impresa –  assistenza post – contributo alla rendicontazione per le imprese agevolate –  tutoraggio, mentoring, affiancamento alla gestione per i primi 24 mesi di vita dell’impresa. Tale servizio sarà erogato solo alle neo-costituite imprese giovanili. Destinatari – Il progetto è rivolto a domiciliati/residenti in Lombardia: – disoccupati, inoccupati – cassaintegrati, lavoratori in mobilità che intendono avviare un’attività in forma d’impresa. Una particolare attenzione è dedicata ai giovani laureandi/laureati under 30. http://cor.unipv.it/post/progetto_start.html

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Brunetta e lo sciopero Cgil del 12 marzo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 marzo 2010

Dichiara Vittorio Pezzuto Portavoce del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione: “L’ennesimo sciopero “allunga week-end” indetto dalla Cgil per venerdì 12 marzo non ci preoccupa certo per la prevedibile, striminzita adesione dei lavoratori pubblici. Da tempo questo sindacato conservatore ci ha infatti abituato a percentuali inferiori alle due cifre. Quello che però ci amareggia è constatare come il segretario generale Carlo Podda, nel tentativo di spingere alla mobilitazione gli ormai esausti iscritti al suo sindacato, abbia deciso attaccare strumentalmente le recenti modifiche alla Legge 104, volute dal ministro Brunetta per meglio tutelare il sacrosanto diritto dei cittadini disabili a una reale assistenza, senza quegli abusi che ogni anno sottraggono oltre 100 milioni di euro ai loro veri bisogni.  Il Dipartimento della Funzione pubblica, in pieno accordo con le associazioni di tutela dei disabili, ha realizzato nello scorso mese di ottobre un primo monitoraggio completo sull’utilizzo dei permessi previsti dalla Legge 104 (consultabile sul sito http://www.innovazionepa.it), allo scopo di ottimizzare le risorse disponibili alla reale assistenza alla disabilità. I dati pervenuti da 9.400 amministrazioni (impieganti un milione 700mila dipendenti pubblici) hanno così consentito di realizzare finalmente una mappa delle tante anomalie nell’utilizzo dei permessi. E’ risultato ad esempio che il 9% dei dipendenti pubblici utilizza questi permessi mensili a fronte dell’1,5% dei lavoratori del settore privato. I dati raccolti hanno poi evidenziato variazioni significative del fenomeno sia a livello regionale (dal 4% nel Trentino Alto Adige e nella Valle d’Aosta fino al 16% in Umbria) sia per quanto riguarda i settori d’impiego (dal 4% del comparto sicurezza fino al 14% negli Enti pubblici nazionali). Si è poi constatata la diffusissima anomalia di assegnare permessi a famigliari di quarto grado, a volte distanti centinaia di chilometri dalla residenza del disabile. Il monitoraggio ha in sostanza registrato un fortissimo trend di crescita nell’utilizzo di questi permessi, con numerosi casi di abuso che di fatto trasformano il diritto del disabile in un privilegio del parente o affine che si candida ad accudirlo, spesso senza alcun beneficio per il disabile stesso.  La nuova legge in materia di lavoro pubblico e privato cerca di riportare rigore e serietà nella disciplina in materia di permessi per l’assistenza a portatori di handicap in situazioni di gravità. Contro di essa si scaglia adesso la Cgil, che mai ha denunciato né combattuto gli abusi nell’applicazione della Legge 104. Da che parte stanno Podda e compagni? Purtroppo dalla parte della conservazione, della tutela dei furbi e di quanti in questi anni hanno sottratto risorse all’assistenza dei veri disabili.

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