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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘bisturi’

Rinoplastica senza bisturi

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2020

Un trattamento soft per correggere i difetti estetici del naso senza ricorrere alla chirurgia, quindi senza bisturi, senza complicazioni post operatorie e senza pesare sul portafoglio. Stiamo parlando del rinofiller, una delle tante applicazioni dei filler riassorbibili, sempre più richiesti in medicina estetica per intervenire sulle imperfezioni in modo rapido e indolore, con risultati naturali.«Il successo del rinofiller e dei filler in generale, si inquadra nell’ascesa dei trattamenti che puntano a donare un aspetto fresco e armonioso senza stravolgere le linee del volto» afferma Giulia Lo Russo, chirurgo estetico di Firenze. «Con micro iniezioni di materiali volumizzanti in punti strategici, possiamo intervenire su piccole imperfezioni, come la “gobbetta”, i vuoti da riempire o la punta all’ingiù. Il risultato è subito visibile ed estremamente naturale. I segni post intervento sono minimi: come dico spesso ai miei pazienti, nessuno noterà che ci si è sottoposti al trattamento» spiega ancora Lo Russo.Durante la seduta il medico, con dei micro aghi, inietta appunto i filler, materiali biocompatibili e riassorbibili, come l’acido ialuronico, che hanno la funzione di riempire i vuoti e correggere le irregolarità del naso. «Il tutto – spiega la dottoressa Lo Russo – richiede circa 10 minuti in ambulatorio e non comporta dolore, perché i filler sono arricchiti di anestetico locale». Il risultato non è permanente: dura da circa un anno, e può essere ripetuto. I segni dell’intervento (gonfiore, piccoli lividi) sono minimi e scompaiono in poco tempo. Non c’è convalescenza e si può tornare subito a tutte le normali attività quotidiane. Però, precisa sempre Giulia Lo Russo, «Pur essendo un trattamento rapido e con bassissimo rischio di complicazioni, il rinofiller dev’essere eseguito da un medico qualificato. Solo con una profonda conoscenza dell’anatomia è possibile individuare i punti giusti dove intervenire con delicatezza e sensibilità, per ottenere un aspetto più bello e non artificiale».Senza dimenticare che il rinofiller, proprio perché si basa sull’azione di sostanze volumizzanti, non serve a ridurre un naso troppo grande, a intervenire su deviazioni del setto nasale e tantomeno a risolvere problemi funzionali. «Anche per questo è importante affidarsi a un professionista esperto – conclude Giulia Lo Russo – in grado di valutare le caratteristiche e le aspettative del paziente, in modo da proporre la soluzione giusta per ciascuno».

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Torino si riconferma capitale dell’urologia senza bisturi con due centri di eccellenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

Dal recente Congresso Nazionale della Società Italiana di Endourologia –IEA co-presieduto dal professor Francesco Porpiglia, Direttore dell’ Urologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano (Torino), e dal dottor Cesare Marco Scoffone, Direttore dell’Urologia dell’Ospedale Cottolengo di Torino, che ha riunito a confronto oltre 400 urologi, tutte forze in campo contro le patologie urologiche che affliggono milioni di italiani.Protagoniste vincenti del congresso sono state avanzate tecniche endoscopiche basate sull’uso di varie fonti di energie laser .Le fibre del diametro di 0,2 – 0,5 mm che erogano l’energia laser arrivano in qualsiasi punto delle vie urinarie e asportano direttamente dall’interno i calcoli renali (in Italia affliggono 7-8 milioni di persone con 100mila nuovi casi l’anno) l’ipertrofia prostatica benigna (l’80% degli italiani over 50). La stessa tecnica rimuove i tumori dell’urotelio (reni, vescica e uretere) senza sacrificare l’organo che con la chirurgica tradizionale sarebbe stato asportato.
Calcolosi renale e laser – La terapia miniinvasiva della calcolosi si avvale ora della ECIRS (Endoscopic Combined IntraRenal Surgery) che utilizza laser e microstrumenti per risolvere la patologia con efficacia e sicurezza. La metodica impiega sottilissimi ureteroscopi attraverso i quali la fibra laser raggiunge direttamente il calcolo che viene polverizzato o frantumato. Rispetto alla chirurgia del passato invasiva e con grossi tagli ,la nuova tecnica si effettua utilizzando le vie naturali o con piccole incisioni, riduce i tempi di catetere e di degenza e consente di operare anche pazienti “difficili”, bambini e anziani. Enucleazione laser per la prostata ingrossata – “La HoLEP”,spiega il dottor Scoffone, “che si effettua per via endoscopica transuretrale passando per le vie naturali (l’uretra), quindi senza alcuna incisione cutanea, si avvale dell’ energia del laser ad olmio erogata da una fibra sottile come un capello a brevissima distanza dal tessuto, per asportare adenomi prostatici ostruenti di qualsiasi dimensione (anche di 300 grammi) che prima erano trattati solo con la chirurgia open . La parte rimossa viene sospinta in vescica dove viene frantumata dal morcellatore e asportata per essere sottoposta all’esame istologico. Questo approccio riduce notevolmente intensità e durata dei fastidiosi disturbi minzionali spesso presenti dopo l’intervento. Durante la HoLEP il controllo del sanguinamento è ottimale e i numerosi vasi prostatici vengono coagulati in modo mirato e selettivo. Questo ci consente di trattare anche pazienti affetti da gravi patologie cardiovascolari in terapia anticoagulante o antiaggregante, e quindi ad alto rischio in caso di chirurgia tradizionale”.Il bisturi ad acqua e il robot per la vescica al San Luigi – “Ulteriori novità nel campo delle più avanzate tecnologie”, dice il professor Francesco Porpiglia, “sono l’ablazione endoscopica robot-assistita dell’adenoma prostatico mediante getto di acqua ad alta pressione e l’ approccio robotico dell’ asportazione della vescica per tumori infiltranti con successiva ricostruzione durante lo stesso intervento. Il robot “lavora” attraverso 3-4 piccole incisioni cutanee e permette di ricostruire una neovescica con un tratto di intestino del paziente, riposizionata nella stessa sede dell’organo originale. Entrambi gli interventi vengono eseguiti in pochissimi centri di eccellenza in Italia e all’estero, tra cui il nostro centro piemontese”. ll laser asporta i tumori dell’urotelio (reni, vescica e uretere) permettendo di salvare il rene a differenza della chirurgia a cielo aperto che lo rimuoveva – “Il laser a olmio ha rivoluzionato la terapia dei tumori che interessano le cavità renali e l’uretere, vale a dire quelli dell’alta via escretrice” conclude il dottor Scoffone. “Gli ureteri collegano i reni alla vescica e i tumori che li interessano costituiscono il 5-10% delle neoplasie dell’apparato urinario. La fibra laser dato il suo diametro microscopico è in grado di entrare nell’uretere dove può vaporizzare le lesioni tumorali mantenendo integra la parete ureterale. Rispetto al tradizionale intervento chirurgico demolitivo, che comporta l’asportazione di rene, uretere e pastiglia vescicale, il laser ad olmio permette dunque di non sacrificare un organo funzionalmente rilevante”.

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Niente più bisturi per la tiroide

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 marzo 2017

equipePrato. E’ un trattamento alternativo per la tiroide quello applicato dall’equipe dell’ospedale Santo Stefano di Prato. Non più il bisturi per eliminare i noduli, la loro distruzione viene effettuata con la termoablazione a radiofrequenza.
La tecnica consiste nell’introduzione all’interno delle lesioni, sotto guida ecografica, di aghi che trasmettono onde a radiofrequenza. Le onde, a contatto con i tessuti, sviluppano calore e permettono di raggiungere risultati terapeutici soddisfacenti. Si provoca così la necrosi cellulare del tessuto, cioè la sua distruzione che consente la riduzione volumetrica della lesione. Dall’inizio di marzo all’Ospedale pratese sono stati eseguiti sei trattamenti con termoablazione a radiofrequenza. I pazienti, dopo avere eseguito tutti gli esami diagnostici di preparazione ed essere stati valutati dagli specialisti, sono stati sottoposti a questo trattamento in anestesia locale e grazie alla scarsa invasività della metodica, sono potuti tornare a casa dopo due ore dalla fine dell’intervento senza nessuna cicatrice cutanea.
Le termoablazioni sono state eseguite dal dottor Francesco Feroci, specialista in chirurgia, dalla dottoressa Angela Coppola, specialista in medicina nucleare, coadiuvati dal professor Stefano Spiezia di Napoli, esperto internazionale in questo tipo di trattamenti.“Non tutti i pazienti possono eseguire questo tipo di trattamento – ha spiegato il dottor Feroci – solo alcuni sono candidati a questa nuova tecnica. La chirurgia resta la prima scelta terapeutica, ma esistono alcuni casi di neoplasie tiroidee, sia benigne che maligne, nelle quali la termoablazione può essere una valida alternativa terapeutica. Per la patologia nodulare benigna questa tecnica è indicata nei pazienti con gozzo nodulare che è causa di deviazione e compressione della trachea o dell’esofago e che presentano controindicazioni all’intervento chirurgico come per esempio i pazienti cardiopatici. E’ indicata anche nei pazienti che presentano gozzi voluminosi con deviazione della trachea e che non possono essere intubati. In questi casi la termoablazione riduce il volume della massa e conseguentemente l’effetto della compressione. Rispetto alla chirurgia tradizionale, questo tipo di tecnica è più tollerata, comporta minor dolore, può essere eseguita in day hospital e le proprie attività quotidiane possono essere riprese dopo 24-48 ore.” “I pazienti candidati a questo tipo di metodica, nell’ambito delle lesioni maligne – ha aggiunto la dottoressa Angela Coppola – sono soprattutto quelli che sviluppano recidiva neoplastica a livello del collo, inoperabili o comunque non trattabili con altre strategie terapeutiche come la chemioterapia o quella radiometabolica. Un gruppo più ristretto è rappresentato poi dai pazienti che rifiutano l’intervento chirurgico o da quei casi di patologia nodulare che si accompagna ad ipertiroidismo, nei quali la termoablazione può essere proposta in alternativa ai trattamenti radiometabolici.”I noduli alla tiroide sono tra le patologie endocrine più frequenti. Studi epidemiologici hanno riportato come la prevalenza di noduli clinicamente evidenti sia pari a circa il 5% della popolazione, percentuale che subisce un importante incremento in corso di studi ecografica, raggiungendo dei valori fino al 50 % dei soggetti esaminati.Sono circa 5.000 i pazienti che annualmente vengono seguiti dalle strutture (mediche, specialistiche, ambulatoriali, ecc…) all’Ospedale di Prato per la patologia tiroidea. (by Vania Vannucchi) (foto nella foto da sinistra: Francesco Feroci, Angela Coppola e Stefano Spiezia: equipe)

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Salute: Acoi, bisturi in Italia non tagliano più

Posted by fidest press agency su martedì, 26 gennaio 2016

chirurgia estetica“I bisturi in Italia non tagliano più. È quanto emerge da una nostra inchiesta tra i soci Acoi – Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani- che ha coinvolto migliaia di chirurghi in tutta Italia. Una situazione che è diventata nel corso degli anni preoccupante, nonostante il progressivo deterioramento della qualità’ dei dispositivi medici sia stato denunciato da tempo, a tutti i livelli, anche dalla nostra società’ scientifica. La continua ricerca del prezzo di mercato più basso, con criteri di valutazione spesso discutibili da parte delle commissioni regionali, ha determinato un livellamento verso il basso della qualità. Il prezzo non può e non deve essere l’unico criterio di valutazione, a scapito della qualità e della sicurezza. I cittadini pazienti hanno diritto, come peraltro stabilito dalla Carta della Qualità in Chirurgia già nel 2007, alla tecnica chirurgia più appropriata secondo gli studi di evidenza scientifica. La mediocre qualità dei bisturi utilizzati oggi ha conseguenze sia estetiche, perché il taglio perde la famosa precisione chirurgica, sia infettive, perché, aumentando il trauma cutaneo per incidere una superficie, si aumenta il rischio di contaminazione batterica della ferita. E’ evidente che, dovendo aumentare la forza per incidere una superficie, si rischia di tagliare oltre le intenzioni dell’operatore. Quanto ai costi, possiamo affermare che si tratta di una scelta antieconomica, perché per uno stesso intervento può essere necessario utilizzare più bisturi, cosa che non si verificherebbe con un buon bisturi che, al contrario, potrebbe essere utilizzato più volte durante lo stesso intervento. Per questi motivi è indispensabile che le società scientifiche di chirurgia siano parte attiva nel processo di selezione e scelta dei dispositivi medici. Se continuiamo a privilegiare il prezzo a scapito della qualità, fino a fare scomparire quasi del tutto le caratteristiche minime di funzionalità del prodotto, addirittura dei dispositivi medici ad elevata tecnologia il cui malfunzionamento può avere affetti letali, che tipo di sicurezza e qualità forniamo ai nostri pazienti?”. Lo afferma Diego Piazza, presidente dell’Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani).

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Rifarsi il seno all’estero

Posted by fidest press agency su domenica, 1 marzo 2015

bisturi tripLi chiamano “bisturi trip” e sono quei viaggi fatti con l’obiettivo di sottoporsi a operazioni di chirurgia estetica in Paesi in cui i costi degli interventi sono minori rispetto a quello d’origine. Dall’Italia in molti, soprattutto gli anni scorsi, hanno fatto le valigie per farsi un lifting o un aumento del seno in Croazia, Brasile, Marocco, Indonesia, Thailandia e Africa del Nord. «Operarsi in un altro Paese potrebbe sembrare una buona occasione per fare un lifting o regalarsi un nuovo décolleté, lontano da occhi indiscreti e senza dover dare troppe spiegazioni in ufficio. Tuttavia ci sono aspetti che conviene valutare con attenzione: è un problema che mi riguarda da vicino in quanto l’Isaps, l’associazione che raccoglie professionisti di 94 Paesi, lo ha spesso affrontato» afferma Gianluca Campiglio, segretario dell’International Society of Aesthetic Plastic Surgery (Isaps), la più grande associazione al mondo di chirurgia estetica, e autore del libro “Mi voglio così”, in cui parla di aspetti meno noti della chirurgia estetica che tutti i pazienti dovrebbero conoscere.
Ci sono alcune domande che chi decide di partire per un bisturi trip dovrebbe porsi. Ecco le principali. Anzitutto, sei sicuro che l’intervento a cui vuoi sottoporti sia il più adatto a te? «Può succedere che il paziente si presenti con l’idea di fare una liposuzione, mentre in realtà l’intervento giusto per il suo caso è un’addominoplastica. Solo il chirurgo estetico può stabilire quale è la procedura più adatta, ma deve anche verificare che le aspettative del paziente siano realistiche, spiegando quali miglioramenti possono dare gli interventi» spiega Campiglio. Definito l’intervento da fare, sono chiare le possibili complicazioni? «È necessario che il medico informi su tutte le conseguenze in termini di cicatrici, ricovero e rischi – spiega l’autore di “Mi voglio così” -. A questo punto è bene che il paziente rifletta con calma sulla sua decisione, senza la pressione di un volo di ritorno da prendere: la sicurezza del paziente è una priorità. Altro quesito determinante è: il chirurgo a cui mi sto rivolgendo è qualificato? Andare in Paesi del Terzo Mondo per sottoporsi a un intervento estetico significa, il più delle volte, affidarsi a un perfetto sconosciuto senza alcuna garanzia di professionalità. È necessario invece verificare che abbia fatto studi apposite e che abbia esperienza nell’intervento che stai considerando ».Ci sono poi gli aspetti pratici, a cominciare dalla comprensione reciproca: il chirurgo e il suo staff parlano in modo fluente una lingua che conosci? «Far capire quello che si vuole in chirurgia estetica non è facile, quindi è bene che la lingua non sia un ostacolo, altrimenti aspettatevi complicazioni». È bene poi assicurarsi che la clinica sia accreditata e che usi materiali di qualità. «Bisogna avere sufficienti garanzie sui materiali utilizzati e sulle strutture sanitarie in cui si è operati – dice -. Non sempre gli standard sono quelli garantiti dalle case di cura italiane. Altro punto da considerare: dove starai dopo l’intervento? Nel post-operatorio, viaggiare troppo presto aumenta il rischio di embolia polmonare e di trombosi. Non pensate neanche di operarvi e poi godervi il mare o visitare il posto: sono pochissimi i trattamenti di chirurgia estetica che hanno una convalescenza così breve da consentire di andare in spiaggia o per musei dopo appena 24-48 ore».Chiedetevi anche cosa succederebbe in caso di complicazioni nel post intervento? «Anche se la chirurgia è fatta bene, le complicazioni non sono mai da escludere, ma pensate a quale dottore vi assisterà in caso di complicazioni e a chi pagherà per un intervento secondario o una revisione. Per non parlare del caso in cui si andasse in Tribunale, con tutte le complicazioni di una causa internazionale» aggiunge il chirurgo plastico milanese. Last but not least: conviene davvero operarsi all’estero? «Considerate i costi totali, incluso il viaggio, il soggiorno e anche i possibili rischi e poi valutate il da farsi. Oggi i prezzi della chirurgia plastica in Italia sono diminuiti rispetto a qualche anno fa, le cliniche devono garantire standard altissimi e ci sono professionisti altamente qualificati a cui rivolgersi, sempre assicurandosi che si tratti di un vero specialista in chirurgia plastica. Non dimenticate che in gioco c’è il bene più importante, ossia la propria salute» conclude Campiglio.
Gianluca Campiglio. Medico chirurgo specialista in Chirurgia plastica e Microchirurgia a Milano, durante gli anni ’90 ha partecipato alla messa a punto della prima pelle artificiale in Italia a partire da cellule staminali adulte. È autore di oltre 100 pubblicazioni riguardanti la Chirurgia plastica ricostruttiva e la Chirurgia estetica su riviste mediche in lingua italiana e inglese. Dal 1990 al 2001 ha lavorato nella Divisione di Chirurgia plastica e Centro Ustioni dell’Ospedale Niguarda e successivamente come consulente in diversi ospedali pubblici e privati di Milano. Dal 2007 si occupa di chirurgia estetica dedicandosi con serietà e professionalità alla cura dei difetti estetici del viso e del corpo sia congeniti che conseguenti a invecchiamento, gravidanza, dimagrimento o aumento del peso corporeo.
(foto campiglio)

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Bisturi in fuga

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 ottobre 2014

sala operatoria1“Non è un paese per chirurghi” è l’esclamazione accorata del Professor Francesco Corcione, Presidente Eletto della SIC a Congresso a Roma “ormai formiamo risorse che cercano fortuna all’estero. Una lenta ma inarrestabile emorragia che presto mostrerà i suoi effetti”.
In Italia nel 2010 il numero di assunti di ruolo in chirurgia generale ha coperto solo il 10% del fabbisogno e il 20% nella chirurgia specialistica. Situazione analoga nei reparti dove nel 2011 mancavano all’appello 8800 medici che secondo alcune stime diventeranno 22mila nel 2018 e 34mila tra soli 10 anni .
“Le ragioni sono molteplici, da quelle personali e professionali a quelle organizzative” prosegue il Presidente Corcione “Le scuole di non riescono a riempire i posti a disposizione: negli ultimi anni abbiamo assistito ad un calo di iscrizioni del 30%. Diventare chirurgo non è più un sogno per i giovani medici: un laureato in medicina tra specializzazione e precariato inizia a guadagnare ben 10 anni dopo i suoi “colleghi” in ingegneria o giurisprudenza. Negli Stati Uniti il percorso formativo è più breve: 4 anni per la laurea, 5 di internato e 2 di specializzazione per diventare ‘chief resident’ (ce la fa uno su 10). Nel frattempo il giovane studente americano alla fine dei 7 anni trascorsi “sul campo” ha eseguito circa 2000 interventi con una rotazione obbligatoria nelle varie specialità”.
Uno specializzando italiano alla fine del suo processo formativo ha lavorato su cartelle cliniche, e interventi minori e si avvia una vita da “precario”. Per tacere il fatto che talora gli specializzandi vengono utilizzati per supplire alla carenza del personale di ruolo, esponendoli a rischi professionali. Questo perché vengono stipulati pochissimi contratti a tempo indeterminato (nel 2011 coprivano solo il 15% del fabbisogno) a causa di tagli, errate valutazioni del fabbisogno da parte delle Regioni e blocco dei contratti in quelle sottoposte al piano di rientro.
Anche a livello economico i medici e i chirurghi italiani non trovano vantaggi rispetto ai sacrifici richiesti: in Italia uno specializzando guadagna la metà di uno inglese, 1750 euro contro 2500 sterline, il quale ha anche la prospettiva di crescita importanti negli anni successivi e un medico della carriera che opera in un ospedale pubblico guadagna tra i 100 e i 250 mila euro l’anno.
Ricevere una denuncia nel corso della carriera è invece praticamente una certezza. Deve difendersi l’80% dei medici e 9 su 10 vengono assolti, il che dovrebbe suggerire che forse in Italia esiste una tendenza a tentare la denuncia nella speranza di un risarcimento.
“Un quadro già critico, il ‘paziente SSN’ è già in terapia intensiva, ma a farne le spese è sempre l’utente finale: tra 10 anni e con quasi 30mila medici in meno il sistema non sarà più in grado di rispondere alla domanda di assistenza, limiterà l’accesso alle cure e allungherà esponenzialmente le liste d’attesa. Il risultato? Entro 10 anni assisteremo ad un progressivo peggioramento della salute dei cittadini il che alimenterà a discapito delle fasce più fragili e povere come le famiglie con bambini, gli anziani, i soggetti con malattie croniche, le persone con bisogni speciali” conclude il chirurgo. Di questo passo tra 10 anni non avremo più chirurghi formati ed esperti e saremo costretti ad assumere chirurghi provenienti da paesi dell’est o dei paesi in via di sviluppo con conseguenze facilmente immaginabili”.
E mentre gli uomini abbandonano il bisturi sul tavolo operatorio e prendono valigia e passaporto emerge un piccolo esercito di “chirurghi in rosa”: in 10 anni infatti, le donne iscritte alle scuole di specializzazione in chirurgia sono aumentate dall’8 (2001) al 50% (2010). (fonte: Federspecializzandi)

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Tumori dell’orofaringe

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 luglio 2010

Il cancro alla cavità orofaringea può insorgere anche a seguito di pratiche sessuali non protette, a causa dell’azione del papilloma virus umano (HPV). Il fenomeno colpisce maggiormente i giovani, ma, con le cure di ultima generazione, la guarigione è possibile nell’80% dei casi.  Intanto, dagli USA arrivano tecniche di chirurgia endoscopica rivoluzionarie destinate a migliorare in modo visibile gli esiti degli interventi chirurgici al distretto cervico-facciale. E dalle relazioni dei più importanti oncologi del mondo emerge che una nuova serie di farmaci è in grado di sostituire l’uso del bisturi.
Sono molte le novità nel campo dell’ORL emerse dalla 9th International SVO Conference on Head and Neck Cancer, tenutasi dall’8 al 10 luglio scorsi a Mestre (VE) e promossa dalla Scuola Veneta Ospedaliera di Discipline Otorinolaringoiatriche (SVO) presieduta da Francesco Lunghi e Roberto Spinato. Alla tre giorni hanno preso parte decine di luminari, specialisti, medici e infermieri provenienti da tutto il mondo, per quello che è stato un simposio di grande importanza per l’aggiornamento e l’approfondimento sulle nuove frontiere della chirurgia cervicale e degli interventi terapeutici di ORL in generale. Tra i temi maggiormente sotto la luce dei riflettori quello legato all’insorgere di tumori alla cavità orofaringea tra i giovani, causati da pratiche sessuali non protette. Dal convegno di Mestre è però emerso che, grazie a cure all’avanguardia, la guarigione totale di questi pazienti è pari all’80%, quasi il doppio rispetto a quelli negativi al HPV. E che la medicina in fase diagnostica, terapeutica e chirurgica abbia compiuto negli ultimi anni passi da gigante, lo testimoniano alcune novità emerse nel corso del congresso: “Da sperimentazioni svolte negli Stati Uniti sono giunti importanti aggiornamenti sull’uso del laser per interventi di chirurgia endoscopica – affermano Francesco Lunghi e Roberto Spinato -. Questo tipo di operazioni richiede una grande preparazione e una notevole abilità da parte del chirurgo, ma conduce a risultati molto più soddisfacenti rispetto a quelli ottenibili con la chirurgia tradizionale”.
La Scuola Veneta di Discipline Otorinolaringoiatriche e Chirurgia Cervico-Facciale (SVO) è nata nel 1996 per volontà del prof. Gregorio Babighian e di un gruppo di primari del Veneto. L’obiettivo primario è quello di promuovere l’aggiornamento continuativo, professionale teorico e pratico dei medici ospedalieri e non, specialisti di tutte le discipline otorinolaringoiatriche al fine di creare una rete di interscambi culturali tra i reparti ORL del Triveneto e con i medici specialisti di altre discipline, oltre definire linee guida comuni e offrire qualificati supporti di aggiornamento mediante l’organizzazione di workshop, corsi teorico-pratici, conferenze internazionali. Attualmente il Presidente è il Dr. Francesco Lunghi ed il Vice Presidente il Dr. Roberto Spinato. Il consiglio direttivo è composto da G. Babighian, F. Barbieri, L. Barzan, F. Bonato, M. Cenzi, C. Grandi, R. Kirn, F. Lunghi, C. Marchiori, A. Pradel, M. Russolo, A. Smiroldo, R. Spinato. I membri suppletivi del Comitato Scientifico sono M. Amadori, C. Da Mosto, R. Fustos e F. Fiorino, G. Cazzato è responsabile delle relazioni con Enti, Regione e Sindacati e D. Frezza per la formazione.

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Tumore del fegato: non solo bisturi

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2009

Sono circa 6 mila i nuovi casi di tumore al fegato diagnosticati in Italia ogni anno e la ricerca, negli ultimi 20 anni, ha registrato numerosi successi che hanno consentito di offrire ai malati prognosi e qualità di vita migliori. La possibilità, infatti, di individuare pazienti in fase precoce e di selezionarli in base al trattamento più efficace ne ha cambiato la storia clinica. In aggiunta, le nuove terapie biologiche hanno permesso agli oncologi di offrire opportunità di cura anche a chi finora era destinato solo a trattamenti di tipo palliativo. Ne abbiamo parlato con Massimo Colombo, Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano, Vincenzo Mazzaferro Istituto dei Tumori di Milano e Armando Santoro, Istituto Humanitas, Rozzano (Mi)

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Anche le nonne si fanno il lifting

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2009

Nonne coi capelli bianchi e il volto rugoso, addio. Oggi le donne over 70 vogliono sembrare giovanili e dinamiche e per riuscirci ricorrono anche al bisturi. A una sola condizione: che non si veda.  Sono in aumento le richieste delle ultrasettantenni che cedono alla tentazione di un ritocchino per sembrare più giovani, ma con un effetto naturale. «È un fenomeno nuovo, ma nella mia esperienza sempre più diffuso: negli ultimi tre anni è aumentato del 30% – dice Francesco Bernardini, chirurgo specializzato in oculoplastica con studi a Genova e Torino -. Del resto l’età media si allunga, i capelli si tingono e con piccoli ritocchi si può tenere la “vecchiaia” lontana per altri 10 anni, sentendosi in ottima forma dentro». Se per l’Italia si tratta di una tendenza recente, in America si registra già da una decina d’anni. Dal 1997 al 2000, secondo i dati dell’American Society for Aesthetic Plastic Surgery (Asaps), gli over 65 sono aumentati del 352% continuando a crescere: dal 2003 al 2008 i trattamenti cosmetici over 65 sono cresciuti del 61%. Anche gli uomini over 70 si affacciano alla porta della chirurgia estetica, ma in percentuale molto ridotta rispetto alle signore. Nel loro caso, sono spinti dall’opportunità di ricominciare una nuova vita sentimentale oppure vogliono tornare a fare colpo sull’adorata compagna della vita.
Gli interventi più richiesti sono blefaroplastica superiore e inferiore, che permettono di ottenere risultati naturali, senza cicatrici visibili, con la garanzia di almeno 10 anni di durata. Molto apprezzati sono i trattamenti con tossina botulinica che, se ben dosata e utilizzata con giudizio, evita di creare visi immobili in maniera artificiale e permette di alleggerire le rughe più profonde e di ridurre i segni del tempo intorno agli occhi. Richieste anche piccole infiltrazioni di acido ialuronico per addolcire le rughe delle guance, i solchi tra guance e naso, la zona delle labbra. Una scrupolosa valutazione pre-operatoria e la corretta esecuzione dell’intervento chirurgico da parte di un medico ultra-specialista se possibile rendono i risultati per una paziente di 70 del tutto sovrapponibili a quelli di una quarantenne» conclude Bernardini.

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