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Lavori stradali fermi anche nei primi mesi del 2018

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

Roma La prolungata assenza di lavori di manutenzione delle nostre strade ha ormai raggiunto un punto di non ritorno. Dopo un 2017 in cui i consumi di asfalto (conglomerato bituminoso) si sono confermati al minimo storico (da tre anni intorno ai 23 mln di tonnellate contro i 45 mln del 2006), nei primi 5 mesi del 2018 gli indicatori sono addirittura peggiorati evidenziando una contrazione dell’11,8%. A essere più a rischio sono le arterie comunali dove le Amministrazioni stanno correndo ai ripari moltiplicando le limitazioni alla circolazione e della velocità.
La fotografia di una rete stradale ridotta a un vero e proprio “groviera” emerge dalla nuova analisi trimestrale effettuata dall’Associazione SITEB – Strade Italiane E Bitumi.
Nel 2017 la produzione di conglomerato bituminoso, dopo un crollo verticale costante registrato nel decennio 2006 (quando toccò quota 45 mln di tonnellate) – 2016, ha registrato un lieve “rimbalzo”, evidenziando un +2,1% che l’ha portata da 23,1 a 23,6 milioni di tonnellate. Di fatto solo una piccola inversione di tendenza che però lasciava sperare in un 2018 di vera ripresa per il comparto e soprattutto per la sicurezza delle nostre strade. Così non è stato, anzi nei primi cinque mesi il saldo è pesantemente negativo (-11,8% del consumo di bitume vs lo stesso periodo del 2017) e i primi segnali sul periodo estivo, in cui per le condizioni climatiche solitamente si concentra il 60% dei lavori, non sono affatto confortanti.
Eppure proprio in questi mesi sarebbero dovuti partire i lavori, negli ultimi anni rinviati, soprattutto in diverse aree metropolitane del nostro Paese, in cui vere e proprie strade colabrodo mettono a rischio ogni giorno l’incolumità di automobilisti, motociclisti e, addirittura, pedoni.Per le imprese del settore è arrivata, inoltre, un’ulteriore beffa: il costo del petrolio, stabile da anni intorno ai 50-60$ al barile, è improvvisamente schizzato a 80$ accompagnato da un concomitante deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro. Il risultato è stato un brusco aumento del 20-25% del prezzo del bitume che ha messo in crisi soprattutto le imprese che hanno vinto appalti di lavori stradali di durata pluriennale; negli appalti di opere pubbliche, infatti, la “revisione prezzi” è abrogata dal 1993 e nessun adeguamento viene riconosciuto anche a seguito dell’aumento del costo dei materiali da costruzione. “Sembra quasi”, evidenzia il Presidente SITEB – Michele Turrini, “si sia diffuso ormai in molte amministrazioni quasi un senso di assuefazione e impotenza nei confronti di strade ammalorate e buche, con una doppia beffa per i cittadini: da una parte sono obbligati a convivere con una viabilità sempre più a bollino rosso e dall’altra, proprio a causa di questi pericoli, sono tenuti a percorrere arterie cittadine anche sotto i 30 km/h. L’empasse è totale. Se poi a questo si aggiunge l’improvviso aumento del prezzo del bitume che da solo rappresenta il 40% del valore di un’opera stradale, si capisce come il Paese abbia perso una ennesima occasione per eseguire i lavori a prezzi più contenuti. È ora fondamentale che il nuovo Governo del cambiamento imprima un deciso cambio di marcia rispetto ai precedenti, puntando, per quel che concerne il trasporto su gomma, su una seria politica di manutenzione del patrimonio esistente di 600mila km di strade e, in particolare, di quelle comunali e provinciali che sono le più disastrate”.Il bollettino elaborato periodicamente dall’Associazione evidenzia come a causa del costante blocco dei lavori di manutenzione oggi occorrerebbero oltre 42 miliardi di euro per rimettere in sesto le nostre strade, ripristinando, ove necessario, anche gli strati più profondi della sovrastruttura stradale. Un costo decisamente elevato, ma necessario per preservare il valore complessivo della nostra rete stimato in 5.000 miliardi di euro.

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Pneumatici usati come bitume

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 novembre 2009

Torino. È stato firmato a Palazzo Cisterna il protocollo d’intesa per l’utilizzo del polverino proveniente da pneumatici fuori uso nelle pavimentazioni stradali Erano presenti, oltre al presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta e agli assessori Alberto Avetta (Viabilità) e Roberto Ronco (Ambiente), l’Associazione nazionale filiera industria automobilistica (Anfia) e le associazioni di imprese che gestiscono attività di recupero e riciclaggio dei rifiuti (Fise-Unire), di produttori e importatori di pneumatici (Ecopneus) e di operatori del settore stradale e del bitume (Siteb). In Italia vengono annualmente smaltiti circa 25 milioni di pneumatici fuori uso (PFU), corrispondenti a una massa di circa 400.000 tonnellate, di cui il 45% è avviato al recupero energetico, il 23% è trasformato in granuli e polverino e il restante 32% non è correttamente raccolto e trattato. Il polverino di gomma di pneumatico, ottenuto dalla macinazione di PFU, può essere proficuamente impiegato, come dimostrano le esperienze sviluppate negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei, quale componente aggiuntivo del bitume per formare gli strati superiori delle pavimentazioni stradali.  Lo scopo del progetto, avviato dalla Provincia e dagli altri sottoscrittori dell’accordo, è quello di verificare quali siano le migliori condizioni per implementare un sistema che porti all’utilizzo e alla diffusione di questa particolare miscela bituminosa, valutando, oltre che le prestazioni tecniche, anche quelle ambientali e sanitarie. In attuazione dell’intesa sottoscritta oggi, la Provincia ha da tempo affidato un progetto di ricerca al Politecnico di Torino per valutare le esperienze già sviluppate in Italia e all’estero e la loro applicabilità in loco. Saranno effettuate delle verifiche tecniche di fattibilità, mediante indagini sperimentali di laboratorio e successive sperimentazioni in campo con la realizzazione di tronchi pilota. L’attività di ricerca si concluderà con la stesura di linee guida per l’implementazione su base locale delle tecnologie di impiego dei PFU nelle pavimentazioni stradali e la redazione di norme tecniche per la progettazione, la posa in opera e il controllo delle miscele bituminose contenenti polverino di gomma. Saranno definiti capitolati d’appalto che fungeranno da riferimento sia per la Provincia sia per altri enti.

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Roma, in ripresa il settore dei lavori stradali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2009

“Riprendono finalmente a marciare le attività di manutenzione e costruzione strade nella capitale, facendo segnare risultati incoraggianti nei mesi di maggio e giugno (+ 10-15% rispetto al 2008), dopo un lungo letargo invernale che aveva fatto temere il peggio. Se il trend positivo dovesse confermarsi, si prevede una chiusura di anno più che soddisfacente con una produzione di bitume (materiale di derivazione petrolifera essenziale nella costruzione delle strade) che potrebbe superare anche del 25-30% quella dello scorso anno.”. E’ questo il dato più evidente che emerge dal raffronto tra l’andamento del settore delle opere stradali nella città eterna e nel resto dell’Italia nei primi sei mesi dell’anno, presentato dal SITEB – l’Associazione Italiana Bitume e Asfalto Stradale.Il segnale di crescita nel 2009 ha più di una motivazione: da una parte il negativo effetto congiunto sulla produzione 2008 determinato dall’insediamento della nuova giunta capitolina che inevitabilmente ha prodotto qualche ritardo burocratico negli appalti rallentando il business e dal blocco dei lavori di manutenzione operato dalla magistratura in seguito alla nota vicenda “dell’appaltone Romeo”; dall’altra parte, da gennaio di quest’anno si è avviata una politica di forte investimento sulla manutenzione delle strade capitoline, funestate da un inverno quanto mai piovoso e dall’assenza di lavori nei mesi precedenti che ne aveva ridotto comfort e sicurezza, rendendo improcrastinabili interventi di maquillage.  Ogni anno nella sola Roma si concentra l’80-85 % dei lavori stradali eseguiti nel Lazio e si producono mediamente circa 2 milioni di tonnellate di asfalto su un complessivo dato nazionale che è in continua diminuzione (dai 45 milioni del 2003 ai 32 del 2008). A fronte di un piccolo segnale di ripresa delle attività di manutenzione e costruzione delle strade, le aziende del settore lamentano un grande disagio causato dall’aggravamento del già critico fenomeno del ritardo nei pagamenti da parte della P.A., principale committente dei lavori in corso: si è passati rapidamente dai 120 giorni di attesa di dicembre scorso agli oltre 200 di oggi, con danno enorme per le imprese della Capitale (circa 20 di medie dimensioni).

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