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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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Bloccare l’obbligo vaccinale antinfluenzale nel Lazio

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2020

Con una lettera indirizzata ai Capigruppo del Consiglio Regionale del Lazio, l’associazione Codici prosegue l’azione per mettere fine a quello che ritiene un atto gravissimo: l’ordinanza firmata dal Presidente Nicola Zingaretti che rende obbligatoria la vaccinazione antinfluenzale per i cittadini over 65 anni e per il personale sanitario.“Ci sembra doveroso – afferma il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – che i Consiglieri Regionali si attivino per revocare un provvedimento che viola la libertà fondamentale della persona. L’ordinanza è incostituzionale, irragionevole e scientificamente infondata. Ci auguriamo che la politica si attivi per mettere fine a questa iniziativa gravissima. In caso contrario, saremo costretti a ricorrere al Tar per tutelare i cittadini, danneggiati da un provvedimento che interviene in ambiti dei diritti fondamentali dell’individuo senza averne i poteri costituzionali”. Con una lettera indirizzata ai Capigruppo del Consiglio Regionale del Lazio, l’associazione Codici prosegue l’azione per mettere fine a quello che ritiene un atto gravissimo: l’ordinanza firmata dal Presidente Nicola Zingaretti che rende obbligatoria la vaccinazione antinfluenzale per i cittadini over 65 anni e per il personale sanitario. “Ci sembra doveroso – afferma il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – che i Consiglieri Regionali si attivino per revocare un provvedimento che viola la libertà fondamentale della persona. L’ordinanza è incostituzionale, irragionevole e scientificamente infondata. Ci auguriamo che la politica si attivi per mettere fine a questa iniziativa gravissima. In caso contrario, saremo costretti a ricorrere al Tar per tutelare i cittadini, danneggiati da un provvedimento che interviene in ambiti dei diritti fondamentali dell’individuo senza averne i poteri costituzionali”.

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Parcheggio incivile: è reato bloccare un’altra auto

Posted by fidest press agency su martedì, 31 dicembre 2019

Ostruire il passaggio al cortile in uso anche ad altra persona a cui viene impedito di entrare per recuperare i propri attrezzi ivi depositati o a un’auto, parcheggiando la propria in modo incivile tanto da non lasciarla passare, fa scattare il reato di violenza privata: non solo, quindi, una semplice multa per violazione del codice della strada a carico di chi blocca l’uscita o l’entrata da o per un garage, un cancello, un box auto, l’ingresso a un cortile, un edificio ecc., ma anche un procedimento penale vero e proprio. A confermare la condanna per violenza privata la Corte di Cassazione, quinta sezione penale, nella sentenza n. 51236/2019 del 19.12.2019. L’episodio giudicato dalla Cassazione si è verificato nella provincia di Matera. Un uomo si era rifiutato di rimuovere la sua auto parcheggiata all’ingresso di un cortile privato, così togliendosi lo ‘sfizio’ di impedire al vicino «di accedere al cortile e di prelevare gli attrezzi di sua proprietà, lì depositati». Per i giudici non vi sono dubbi sull’abuso compiuto dall’uomo sotto processo, che, a precisa richiesta, si è rifiutato di spostare l’auto, così impedendo a un’altra persona di accedere al cortile e recuperare gli attrezzi di sua proprietà. A riguardo, la Corte ha affermato due importanti principi:
– il reato scatta anche per pochi minuti: non conta quanto tempo duri la violenza, ma il semplice fatto che il comportamento sia stato realizzato;
– il reato scatta sia nel caso in cui la condotta sia stata posta in malafede (dolo), con l’intento di dar fastidio, sia con colpa, ossia ignorando di aver bloccato il passaggio.
Infine, gli ermellini sottolineano che «il requisito della violenza si identifica con qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente la persona offesa della propria libertà di determinazione e di azione».
Non è la prima volta che gli Ermellini si pronunciano su vicende analoghe e il prevalente indirizzo giurisprudenziale è nel senso di condannare coloro che bloccano il passaggio e impediscono l’accesso al cortile, al garage o, addirittura, parcheggiano selvaggiamente in doppia fila.
In questi casi, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, per denunciare chi ti blocca il passaggio non devi far altro che immortalare la posizione delle macchine con una fotografia e recarti alla polizia o ai carabinieri. In quella sede, ti basterà raccontare l’episodio e chiedere che si proceda per le vie penali. In alternativa, potresti anche rivolgerti direttamente alla Procura della Repubblica, per il tramite del tuo avvocato, depositando lì il tuo atto di querela.

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Vergogna d’Italia: nuova norma ad personam

Posted by fidest press agency su martedì, 5 luglio 2011

Berlusconi-comizio

Image via Wikipedia

Vergogna d’Italia! Con una norma ad aziendam, inserita nella Manovra Finanziaria al vaglio del Quirinale, Berlusconi si autocondona 750 milioni di euro. Può il Parlamento della Repubblica accettare una cosa del genere? Serve indignazione nazionale per bloccare questa nuova porcheria berlusconiana! Ecco la norma ad aziendam che consente a Berlusconi di non pagare i 750 milioni di euro alla Cir di De Benedetti, per come risulta inserita nella Manovra finanziaria al vaglio del Capo dello Stato. “23. Al codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 283, dopo il primo comma è inserito il seguente: “La sospensione prevista dal comma che precede è in ogni caso concessa per condanne di ammontare superiore a dieci milioni di euro se la parte istante presta idonea cauzione”;
b) all’articolo 373, al primo comma, dopo il secondo periodo è inserito il seguente: “La sospensione prevista dal presente comma è in ogni caso concessa per condanne di ammontare superiore a venti milioni di euro se la parte istante presta idonea cauzione.”
Ci troviamo davvero davanti ad un nuovo scandalo, ad una norma costruita ad arte per evitare a Berlusconi di pagare i 750 milioni di euro alla Cir, per come previsto dal giudice. Una vergogna nazionale davanti alla quale il parlamento e il Paese si devono indignare con tutta la forza possibile.

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I precari hanno bloccato lo stretto

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2010

Il PMLI esprime solidarietà militante ai precari della scuola di Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Basilicata in lotta, che domenica 12 settembre, in migliaia, scandendo la parola d’ordine “Vogliamo una sola disoccupata, ministro Gelmini sei licenziata”, hanno bloccato le due sponde dello Stretto e la stazione di Messina per  protestare duramente contro i pesantissimi tagli che penalizzano soprattutto i lavoratori della scuola, le masse studentesche e popolari del Mezzogiorno d’Italia.
Il PMLI stigmatizza l’intervento della polizia che ha tentato di forzare il blocco dei manifestanti e identificato e denunciato 25 lavoratori. La lotta dei precari meridionali per salvare il proprio lavoro, la scuola pubblica e il diritto allo studio delle masse studentesche meridionali è sacrosanta e gli unici fuorilegge sono Berlusconi e la Gelmini, che stanno scaricando sul Sud la maggior parte del peso della controriforma della scuola, scatenando la protesta dei lavoratori. Auspichiamo che intorno alla forte mobilitazione dei precari della scuola si costituisca un largo fronte unito che comprenda studenti, lavoratori, sindacati, associazioni ed organizzazioni che hanno a cuore il diritto allo studio con l’obbiettivo comune dell’abrogazione della controriforma Gelmini, l’assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari della scuola, interventi straordinari per la messa in sicurezza delle scuole del Sud.

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