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Posts Tagged ‘blocco’

Occupazione: “Prorogare blocco settori in crisi e coinvolgere su Pnrr”

Posted by fidest press agency su martedì, 29 giugno 2021

“Dai lavoratori in piazza arriva una richiesta di ascolto e dialogo che il Governo non può ignorare. Cominciamo a dare certezze sul blocco dei licenziamenti, che deve essere prorogato nei settori in crisi e a rischio, in attesa che si completi la riforma su ammortizzatori e politiche attive. Il Governo accolga la proposta che il gruppo Pd ha portato in Parlamento. Concordo con la proposta dei sindacati di coinvolgere le parti sociali sui contenuti del Pnrr e nella cabina di regia”. Lo afferma la presidente della commissione Lavoro Romina Mura (Pd), in merito a quanto emerso dalle manifestazioni unitarie indette dai sindacati in varie città d’Italia.

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Garante Privacy dispone il blocco di TikTok

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

Il Garante per la protezione dei dati personali “ha disposto nei confronti di Tik Tok il blocco immediato dell’uso dei dati degli utenti per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica”, dopo il caso della bambina di 10 anni di Palermo. “Un atto doveroso dopo quanto successo. Un fatto gravissimo per il quale è necessario accertare i fatti. Bene, quindi, il blocco cautelare del trattamento dei dati degli utenti per i quali non è certa l’età, in attesa delle dovute verifiche” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Utile ricordare, anche in questo momento, che i social media non sono pericolosi in sé, se usati nel rispetto delle regole e, anche per chi ha più di 13 anni, se sotto il controllo dei genitori” conclude Dona.(Mauro Antonelli)

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Nuovo blocco dei collegamenti con il Regno Unito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 dicembre 2020

Penalizza anche le aziende agricole italiane, che esportano ogni giorno oltremanica prodotti per un valore di oltre nove milioni di euro – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Con la Gran Bretagna abbiamo forti legami commerciali. Non a caso, il Paese figura al quarto posto tra gli importatori di cibo e bevande made in Italy dopo Germania, Francia e Stati Uniti. Ma c’è di più: nonostante l’emergenza sanitaria, le esportazioni di prodotti agroalimentari italiani nel Regno Unito hanno registrato un lieve incremento nel 2020.Alla luce degli ultimi sviluppi, è opportuno tenere alta l’attenzione e continuare a sostenere l’agricoltura italiana con misure straordinarie, per garantire un settore chiave che non può permettersi di fermare le sue attività – continua Tiso. Gli agricoltori hanno già dimostrato di saper fronteggiare la crisi se adeguatamente sostenuti. Del resto, è interesse di tutti fare in modo che il lavoro nei campi non conosca soste.Se c’è un momento in cui è necessario intensificare il proprio impegno è proprio questo. Lo dimostra anche il recente braccio di ferro tra le regioni del sud e quelle nord sulla ripartizione dei fondi del programma Next Generation dell’Unione europea. Al di là della questione di merito e delle motivazioni delle singole regioni, questo scontro tutto interno al Paese fa emergere in modo chiaro la necessità di ulteriori risorse per poter garantire tutti i coltivatori italiani, dal nord al sud, senza alcuna distinzione.

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Telefonia: a gennaio scatta il blocco dei servizi premium per i clienti WindTre

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2020

Scatterà a partire dal 18 gennaio 2021 il blocco di default dei servizi a sovrapprezzo su tutte le numerazioni Wind. Tra un mese i clienti, sia consumer che business, potranno quindi beneficiare a titolo automatico e gratuito di una tutela in più a fronte della possibile attivazione involontaria o comunque indesiderata dei cosiddetti VAS (servizi a valore aggiunto), che in troppi casi e da troppo tempo causano addebiti non richiesti agli utenti. Coloro i quali non intendano usufruire di questa opzione potranno comunicarlo direttamente al gestore e comunque sarà possibile disdire il barring (ovvero il blocco dei servizi) in qualsiasi momento, anche successivamente all’entrata in vigore del blocco stesso. Il provvedimento assunto da Wind si allinea con quanto prospettato nello schema di delibera 401/20/CONS posto in consultazione pubblica nei mesi scorsi da AGCom, anche in seguito alle criticità da noi evidenziate e in relazione alla quale abbiamo appunto sottolineato e condiviso con l’Authority la necessità di bloccare in automatico i servizi premium per scongiurare qualsiasi rischio di attivazione inconsapevole. A lungo abbiamo chiesto ad AGCom e alle aziende del settore di intervenire sulla spinosa questione dei VAS, che da troppo tempo provocano addebiti non richiesti agli utenti, ed ora finalmente stiamo per arrivare a quella che si rivelerà una svolta decisiva nelle telecomunicazioni: in base alla delibera AGCom, in esito alla consultazione pubblica, anche gli altri operatori dovranno seguire questa condotta e il risultato sarà un significativo salto di qualità per la tutela dei diritti degli utenti in un mercato in cui il rischio di attivazioni non richieste sarà se non del tutto scongiurato quantomeno ridotto al minimo. In attesa che tutti gli operatori si allineino, non ci stanchiamo di mettere in guardia i consumatori nei confronti di una problematica ancora estremamente diffusa, che crea notevoli disagi agli utenti soprattutto in termini di costi indesiderati. È necessario prestare sempre la massima attenzione nella navigazione su internet, poiché spesso l’attivazione avviene cliccando su una minuscola casella di spunta o su una pagina in trasparenza, nonché procedere all’annullamento del servizio non appena si riscontri l’errore.

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Pa: Cgil Cisl Uil Fp a Dadone, nessuno parla di recupero anni blocco contrattazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

“Nessuno ha mai parlato di recuperare dieci anni di blocco della contrattazione, che sarebbero oltre 9 punti percentuali di incremento salariale. Quello che stanno chiedendo le lavoratrici e i lavoratori della sanità, della scuola, degli enti locali e dello Stato, nonché delle forze dell’ordine, è di vedersi riconosciuti aumenti salariali in linea con la condizione economica delle famiglie e, soprattutto, di non vedersi sottratte dalla busta paga somme già erogate in questo momento, a partire dall’elemento perequativo. Su questo la ministra non ci ha mai risposto”. Così i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi e Nicola Turco, replicano alle affermazioni della ministra della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone.

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Campidoglio, nessun blocco su progetti trasporti e lavori pubblici

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

In relazione a notizie di stampa apparse oggi, si segnala che non esiste alcun rischio di congelamento o blocco dei fondi per la realizzazione di opere pubbliche nel settore dei trasporti e delle infrastrutture.Roma Capitale, infatti, sta portando avanti i progetti come previsto. Le ipotesi fantasiose ricostruite da alcuni a partire dal nuovo Documento Unico di Programmazione, recentemente licenziato in progetto dalla Giunta, sono prive di ogni fondamento.Per quanto riguarda il comparto dei trasporti, abbiamo già ottenuto finanziamenti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la realizzazione di progetti presentati a dicembre 2018, come le nuove linee tram su viale Palmiro Togliatti e via Tiburtina.Per la parte relativa alle Infrastrutture, ci sono sia progetti preliminari sia ulteriori nuove opere, appena programmate, il cui inserimento nel DUP è propedeutico all’uso del fondo per i livelli minimi di progettazione.

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Trasporti, Faisa Cisal: “Rischio di blocco totale”

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 agosto 2020

“Al fine di scongiurare il blocco del trasporto pubblico locale, turistico, di linea e merci in ambito nazionale ed internazionale, chiediamo che lo Stato italiano, attraverso il Ministero dei Trasporti, si faccia carico di supportare e sostenere nei confronti delle competenti autorità europee, la proroga delle Carte di Qualificazione del Conducente. La scadenza è prevista già a settembre del corrente anno, e non è stata rinnovata per l’emergenza Covid-19, che causa l’impossibilità di poter svolgere il regolare percorso formativo obbligatorio”.
Così il Segretario Generale della Faisa Cisal, Mauro Mongelli ha commentato l’attuale drammatica situazione dei trasporti italiani, ed ha aggiunto: “Sarebbe davvero paradossale che settori che hanno garantito il proprio servizio costantemente anche durante la fase più critica della pandemia, possano rischiare, nei prossimi mesi, di essere messi letteralmente in ginocchio dalla scadenza dei titoli abilitanti dei propri conducenti”.“Infatti le criticità che già a suo tempo avevamo rilevato ed evidenziato alle aziende e poi, insieme, al Ministero dei Trasporti in ordine alla estrema difficoltà di organizzare e finalizzare in tempo utile i corsi di formazione professionale in questione alla luce dell’adozione delle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria ancora in atto, sono ancora contemporanee ed emergenti”, conclude il segretario della Faisa-Cisal, Mauro Mongelli.

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Blocco quasi totale delle attività di noleggio a breve termine

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2020

E’ del (-90%) presso aeroporti, stazioni e centri cittadini e del car sharing nelle principali città. Rallentano anche gli ordinativi di auto nuove da parte delle imprese clienti del noleggio a lungo termine che preferiscono prolungare i contratti in essere, in attesa di tempi migliori.Somiglia a un vero e proprio bollettino di guerra il report sull’impatto dell’emergenza COVID-19 sulle attività di noleggio reso noto da ANIASA, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità, che chiede interventi immediati al Governo a tutela dei lavoratori e delle imprese del settore che impiega 20mila addetti e ogni anno immatricola 461mila vetture (25% del totale), gestendo quotidianamente la mobilità di oltre 1 milione e 200mila veicoli di ultima generazione.

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Scuola: Blocco quinquennale sui trasferimenti. Anief: il governo faccia passo indietro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 dicembre 2019

Annuncio del ministro Fioramonti: “Provvedimento per la continuità didattica”. Pacifico (Anief): “Non è questa la strada. Si assuma in ruolo sui posti vacanti e si favorisca piuttosto la mobilità, per conciliare diritto al lavoro e alla famiglia”. “Nel decreto-scuola varato alla Camera, e ora al Senato, abbiamo già inserito un articolo sulla continuità didattica: tutti coloro che vinceranno il concorso ordinario e straordinario dovranno rimanere presso la sede di inserimento per almeno cinque anni”. L’annuncio del ministro Lorenzo Fioramonti, rilanciato dalla stampa specializzata, non può essere accolto positivamente dal giovane sindacato. Sugli altri provvedimenti annunciati dal titolare del Miur (“Bisogna dare la possibilità di introdurre meccanismi già possibili con l’attuale normativa come i bonus per gli affitti e i buoni per fare la spesa”, ha aggiunto Fioramonti) c’è un cauto apprezzamento di Anief, ma anche la consapevolezza che il personale scolastico, a iniziare da quello fuori sede, non ha bisogno di “gettoni”, ma di un sostegno economico reale e di potersi ricongiungere alla famiglia d’origine se lo desidera.
Contro lo spettro del blocco quinquennale Anief si è più volte espressa. Il vincolo di permanenza per cinque anni, senza la possibilità di trasferimento è una disposizione incostituzionale, approvata nel 2011, con la Legge 106, e modificata dal Parlamento, grazie sempre alla denuncia del giovane sindacato, nel 2013, con la Legge 128/13 quando si riportò a un triennio il blocco dei trasferimenti. Per via del vincolo quinquennale si potrebbe ripetere la stessa ingiustizia perpetrata nei confronti dei docenti ingabbiati dalle diverse procedure di reclutamento e di mobilità attuate all’indomani dell’approvazione della legge 107/2015, voluta dal governo Renzi.
Sebbene quest’anno si sia registrato un altissimo numero di posti vacanti e disponibili, con più di 200 mila supplenze annuali, il Miur non è andato oltre le quote sui trasferimenti fuori provincia, introdotte col contratto sottoscritto a dicembre sulla mobilità del personale. Per colpa proprio della contrattazione integrativa, per l’anno scolastico 2019/20 sono stati previsti il 40% di trasferimenti interprovinciali e il 10% di passaggi di ruolo; per il 2020/21, il 30% di trasferimenti interprovinciali e il 20% di passaggi; per il 2021/22, il 25% di trasferimenti interprovinciali e il 25% di passaggi. L’introduzione di quelle percentuali risibili sui trasferimenti ha portato il M5S, attraverso il primo firmatario Marilotti, ad avviare un’interrogazione all’allora ministro dell’Istruzione.

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Castelli, “Riduzione dell’IRPEF grande risultato, assieme al blocco dell’aumento IVA”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

Roma – “Nel programma elettorale del 4 marzo del MoVimento 5 Stelle c’era la riforma dell’IRPEF per poter ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti. 25 milioni di persone.
Nel primo anno di governo non siamo riusciti a realizzarlo perché i nostri ex alleati volevano far credere che si sarebbero trovati 30 miliardi sotto i cavoli. Motivo per il quale decisero tra un mojto e l’altro di far cadere il Governo pur di non far emergere la verità. Questo Governo invece ha i piedi per terra e si è impegnato seriamente fin da quest’anno a ridurre le tasse ai lavoratori. A regime sono 5 miliardi che ci auguriamo di poter aumentare con gli introiti della lotta all’evasione. La riduzione dell’IRPEF, combinata con l’evitato aumento dell’IVA (che sarebbe costato, in media, 500 euro in più a famiglia) rappresenta un grande risultato di cui siamo orgogliosi.Scriveremo i dettagli di questa riforma col Parlamento, con le parti sociali e con i cittadini. Diteci la vostra!”.Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post su Facebook.

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“Il Governo non ha bloccato nessun cantiere”

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 febbraio 2019

“E’ sorprendente che gli attori economici bergamaschi, sempre ben informati, si lascino andare a un attacco politico a gamba tesa al Governo in carica buttando nel piatto un blocco delle grandi opere che non esiste.
Chiariamo alle associazioni e alle sigle sindacali una volta per tutte che il nostro Governo non ha fermato nessun cantiere in Italia. Le grandi opere stanno procedendo e i lotti sono stati finanziati. Il terzo valico e il tunnel del Brennero vanno avanti su input diretto dell’esecutivo mentre su altre infrastrutture ferme da anni, come la TAV, si stanno facendo le opportune riflessioni.
Se preferiscono quei Governi che fin qui hanno fatto solo promesse senza concretizzare nulla per Bergamo e per il Paese si accomodino. Noi continuiamo a lavorare nell’interesse dei cittadini.
Lo ribadisco: come abbiamo dimostrato in questi mesi siamo pronti a incontrare tutti gli attori economici nell’ottica di rilanciare il Paese e la crescita per il territorio bergamasco, lombardo e italiano. Ma con dati veri.
La CGIL parla di un fantomatico taglio di 3,5 miliardi di euro e di investimenti per 550 milioni: sono cifre che non esistono da nessuna parte.
Solo per il dare un’idea delle grandezze, da solo, il bando TPL a cui parteciperà la Tramvia per la Val Brembana vale, per il 2019, più di 2 miliardi e 100 milioni di euro. Grazie al lavoro del sottoscritto si è sbloccata la variante di Trescore che, nonostante i grandi annunci dello scorso Governo era ferma. Sono altri 70 milioni di euro per Bergamo.
Quanto allo scalo merci di Bergamo è fermo da anni a causa dei veti incrociati del PD che riesce solo a litigare con se stesso o con la Regione come nel caso dell’Autostrada Bergamo Treviglio. E poi, perché le associazioni non si chiedono che fine ha fatto il rondò dell’autostrada annunciato anni fa e ancora fermo al palo?”.Questa la dichiarazione del consigliere regionale del M5S Lombardia Dario Violi.

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TLC: Consiglio di Stato blocca rimborsi

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 dicembre 2018

“Una vergogna nazionale”, afferma Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la decisione del Consiglio di Stato di sospendere l’ordine dell’Agcom di rimborsare. “Non c’è limite al peggio, dopo il Tar ora ci si mette anche il Consiglio di Stato a sospendere un sacrosanto diritto dei consumatori: riavere quello che le compagnie telefoniche hanno indebitamente percepito violando le delibere dell’Authority”, prosegue Dona.”Ancora una volta le compagnie senza alcun pudore si arrampicano sugli specchi cercando di rinviare i rimborsi dovuti agli utenti”, conclude il Presidente di UNC.

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Scuola: Rinnovo del contratto, il Governo stanzia appena 85 euro di aumento dopo 7 anni di blocco

Posted by fidest press agency su domenica, 12 marzo 2017

ministero-pubblica-istruzioneDisco verde per il decreto che sblocca 2,5 miliardi di euro: manca solo il via libera della Corte dei conti. Una volta stanziate le risorse, potrà mettersi in moto l’iter che porterà all’inizio della contrattazione; verrà inviata una direttiva all’Aran per riavviarla, i decreti dovrebbero essere approvati entro fine maggio. Per il sindacato, accettare queste condizioni sarebbe un vero tradimento dei lavoratori. Perché secondo la normativa vigente e la sentenza della Consulta, in attesa della firma del contratto, dal settembre 2015 lo Stato avrebbe dovuto versare a ogni dipendente pubblico 105 euro di aumento medio, riconducibile a una busta paga mensile di 1.500. Ossia, il 7 per cento del proprio stipendio, salvo recuperare l’altro 50 per cento alla firma del contratto. Ecco le ragioni per cui è stato deciso di chiedere ai lavoratori della scuola e della P.A. di inviare la diffidae di attendere il responso da parte della Corte Costituzionale.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): alla luce delle cifre risibili in arrivo, con gli 85 euro lordi che rappresentano anche una media lorda e non la cifra certa che ogni dipendente pubblico andrà a percepire, lo stipendio non andrà a coprire nemmeno il gap rispetto all’inflazione venutasi a creare in questo periodo per il mancato adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale. Se non si firma, il lavoratore avrebbe già comunque garantiti 22 euro in più in busta paga. Un accordo, tenendo conto di questa situazione, si potrebbe chiudere dunque solo garantendo 103 euro in più. Esattamente come è avvenuto nel settore privato.

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Sciopero generale: adesioni

Posted by fidest press agency su sabato, 22 ottobre 2016

Oltre un milione e trecentomila lavoratori e lavoratrici hanno aderito allo sciopero generale proclamato oggi dall’USB assieme ad altre sigle del sindacalismo di base.Alta partecipazione nelle fabbriche e negli uffici pubblici, scuole chiuse, sia per l’adesione degli insegnanti che del personale Ata ed ex Lsu; ben 5.300 (il 21,5% del personale) hanno scioperato all’INPS.Altissime, come sempre accade quando è l’USB a convocare la lotta, le adesioni nel settore trasporti. Molti aeroporti hanno subito cancellazioni e forti ritardi‌; in molte città il blocco degli autobus e delle metropolitane è stato rilevantissimo: una media del 60% che si preannuncia ancora più elevata nelle fasce serali.Tante le piazze che oggi in Italia si sono riempite delle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici e privati, dei precari, dei disoccupati, dei senza casa, dei migranti, dei pensionati, per le manifestazioni dello sciopero: dai lavoratori della scuola, insegnanti ed ex LSU delle pulizie in presidio a Roma sotto il MIUR, a quelli della Piaggio di Pontedera, in corteo a Pisa; dai lavoratori del trasporto aereo, in presidio all’aeroporto di Fiumicino, a quelli della logistica campana, all’interporto di Nola, e tutte le altre numerose vertenze che sono confluite nelle iniziative territoriali. (video e foto delle piazze su http://www.usb.it ).
Grande soddisfazione da parte dell’USB, che ha convocato lo sciopero sulla propria piattaforma e che ritiene stia finalmente cambiando la percezione del mondo del lavoro sulla possibilità di cacciare il Governo Renzi con le sue politiche di aggressione ai diritti, difendendo così anche la Costituzione italiana nata dalla Resistenza.
Il ritorno dello sciopero politico, da tempo scomparso nel nostro Paese, dimostra che c’è un largo fronte del mondo del lavoro disponibile a scendere in campo anche su parole d’ordine che vanno oltre le rivendicazioni sociali e sindacali.Secondo gli organizzatori, la riuscita dello sciopero generale di oggi e l’annuncio dell’arrivo di circa un centinaio di pullman da tutta Italia fa prevedere una grande adesione anche alla manifestazione nazionale “No Renzi Day”, che domani sfilerà per le vie della capitale.
Il corteo di domani avrà il seguente percorso: San Giovanni, via Emanuele Filiberto, via Manzoni, Via Labicana, Colosseo, Circo Massimo, via dei Cerchi, Piazza Bocca Della Verità, via Petroselli, Piazza Venezia, Via Botteghe Oscure, piazza di Torre Argentina, Corso Vittorio Emanuele. Piazza Campo de’ Fiori. (foto: blocco sciopero)

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Volkswagen blocca le vendite in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2015

volkswagenCon una lettera inviata a tutti i concessionari Volkswagen, l’amministratore delegato della filiale italiana, Massimo Nordio, ha chiesto lo stop sulla vendita di circa 40mila auto in Italia, come misura precauzionale.
“Giusto, è un’iniziativa che apprezziamo. Ma apprezzeremmo ancor di più se, in caso di valori non conformi a quanto dichiarato al momento della vendita, la Volkswagen, fin da ora, si impegnasse a non opporsi in sede legale, nel caso l’acquirente chiedesse la risoluzione del contratto di acquisto” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Pensionati: Il Governo aggira due volte la sentenza della Consulta sul blocco illegittimo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2015

pensionatiIl Governo aggira due volte la sentenza della Consulta sul blocco illegittimo: prima restituisce solo un misero forfait e ora si scopre che i beneficiare dovranno pure ridare indietro il 20% al fisco. Cronaca d’un sistema ormai al collasso: da uno studio del sindacato emerge che lo Stato non solo darà indietro ai pensionati una piccola parte di quanto non corrisposto illegittimamente negli anni 2012 e 2013, ma anche che poi recupererà una bella fetta del rimborso attraverso una iper-tassazione. Marcello Pacifico (Anief-Confedir-Cisal): il bonus doveva essere distribuito in proporzione a quanto indebitamente trattenuto. Mentre è stata scelta la via dell’assegnazione di un importo una tantum, senza possibilità di consolidare in misura piena gli arretrati non percepiti. E ora ci mancava la beffa. Il sindacato non ha scelta: contro questa doppia penalizzazione dei pensionati ricorrerà in tribunale.Il Governo aggira due volte la decisione della Corte Costituzionale, che attraverso la sentenza n. 70/2015 del 30 aprile scorso ha stabilito l’illegittimità del blocco delle perequazioni sulle pensioni disposto dal Governo Monti nel 2011: se per la Consulta è illegittima la decisione di non rivalutare gli assegni pensionistici del 2012 e 2013 superiori ai 1.450 euro lordi mensili, ponendo centinaia di migliaia di pensionati italiani nelle condizioni di vantare un credito nei confronti dello Stato Italiano, l’attuale Esecutivo prima è corso ai ripari approvando il decreto legge 65/2015, Disposizioni urgenti in materia di pensioni, di ammortizzatori sociali e di garanzie TFR. (15G00081) (GU Serie Generale n.116 del 21-5-2015).
che porterà nelle tasche dei pensionati vessati solo una somma irrisoria rispetto al maltolto; ora si scopre anche che quei soldi saranno iper-tassati al 20%. Violentando quindi doppiamente quanto espresso dai giudici, che hanno ribadito che occorre necessariamente e sempre associare le retribuzioni, anche se differite, al costo della vita.Vediamo come avverranno i rimborsi. Le somme saranno corrisposte esclusivamente ai pensionati danneggiati che percepiscono un assegno di quiescenza compreso tra le 3 e le 6 volte il trattamento minimo, quindi tra 1.500 e 3mila euro circa lordi al mese (che corrispondono ad un range che va 1.200 e 2.400 euro circa, al netto delle tasse). Al contrario, i pensionati che percepiscono un assegno Inps superiore ai 3mila euro lordi, non vedranno incrementare il loro assegno mensile nemmeno di un centesimo.Ma la vera beffa, dicevamo, è rappresentata dal regime fiscale che si abbatterà sui mancati aumenti degli anni scorsi: infatti, verrà applicata una tassazione separata. Ciò vuol dire che su tali somme sarà applicata l’aliquota media Irpef (la stessa che viene utilizzata per calcolare l’imposta sugli emolumenti arretrati, redditi percepiti in anni passati con una maturazione di imposta successiva separata), pagata dal pensionato nel biennio precedente; mentre per gli aumenti di pensione che saranno liquidati a partire dal 2016, grazie al ricalcolo degli assegni effettuato per tenere conto delle rivalutazioni del 2012 e 2013, il pensionato pagherà la sua aliquota marginale iperf (si intende l’applicazione di una percentuale legale su un’eccedenza di scaglione o di reddito in generale).In ordine agli anni 2012 e 2013, verrà disposto un reintegro del 100% per i trattamenti di importo complessivo fino a tre volte il minimo; il reintegro scende al 40% per gli assegni pensionistici superiori a 3 volte il minimo e fino a 4 volte; del 20% per quelli ricompresi tra 4 e 5 volte il minimo; del 10% per quelli ricompresi 5 e 6 volte il minimo. Relativamente agli anni 2014 e il 2015, invece, la rivalutazione sarà riconosciuta a partire dalle pensioni superiori a 3 volte il minimo e fino a 6 volte: sarà pari al 20% della percentuale assegnata per ogni fascia di reddito per gli anni 2012-2013. Mettendo da parte i tecnicismi, tutto ciò significa che il 20% di quanto restituito dalle casse pubbliche rientrerà in quelle del fisco di uno Stato che nei confronti dei cittadini ha scelto di adottare un sistema che gli permette di dare e togliere allo stesso tempo. E il diritto al rimborso, in ogni caso, sarà riconosciuto anche agli eredi di chi, nel frattempo, è deceduto, ma solo se presenteranno una richiesta all’istituto entro i termini di prescrizione (di norma 5 anni). “In pratica – commenta Marcello Pacifico, presidente Anief, segretario organizzativo Confedir e confederale Cisal – i rimborsi verranno effettuati a partire dal 1° agosto 2015, ma le cifre in ogni caso non corrisponderanno agli oggettivi emolumenti che il pensionato destinatario di tali disposizioni avrebbe dovuto percepire nel caso in cui non fosse stato disposto il blocco nel 2011. Tutto ciò rappresenta quindi una magra consolazione per i pensionati italiani e per l’intero sistema: perché il bonus doveva essere distribuito in proporzione a quanto indebitamente trattenuto. Mentre è stata scelta la via dell’assegnazione di un importo una tantum, senza possibilità di consolidare in misura piena gli arretrati non percepiti. E ora arriva anche la beffa. Contro entrambe le disposizioni, assegnazione di un rimborso irrisorio e iper-tassazione, daremo battagli in tribunale”, conclude amaramente Pacifico.Il sindacato ricorda che danno economico prodotto ai tanti pensionati coinvolti è considerevole: gli arretrati spettanti ai pensionati arrivano a superare i 5mila euro. E la perdita annuale, a regime, i 2mila euro. Anche coloro che percepiscono una fascia di reddito di 1.700 euro, ad esempio, si ritroveranno, anche dopo l’una tantum percepita, a perdere 2.959. E oltre 1.000 come differenza annuale a regime. Alla luce di tutto ciò, Anief con Cisal, Confedir e Radamante, hanno deciso di rivolgersi al tribunale per ottenere le quote spettanti. Si parte da 3.000 euro di arretrati e 1.000 euro annui ulteriori a regime per assegni di 1.700 euro. Non va dimenticato che la sentenza n. 70/2015 è subito esecutiva. Per informazioni sul ricorso leggere “Pensioni: Anief, Cisal e Confedir avviano i ricorsi alla Corte dei conti per il recupero della perequazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo inps, a partire dal 2012” oppure scrivere a pensioni@anief.net oppure contattare il sindacato, la confederazione di appartenenza entro il prossimo 15 settembre. Per presentare direttamente ricorso, invece, cliccare qui. Gli interessati possono anche scaricare il modello di diffida. Il sindacato, infine, ricorrerà contro la tassazione delle somme corrisposte: non appena saranno definite le modalità, farà pervenire come e quando impugnare l’ennesima decisione illegittima.

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Pensionati: chiedere restituzione mal tolto

Posted by fidest press agency su sabato, 9 Maggio 2015

pensionatiContinua la”soap opera” che ruota attorno alle conseguenze della giustissima sentenza della Corte Costituzionale, che boccia la Legge Fornero del 2011,per la parte che concerne il blocco della perequazione automatica delle pensioni per il 2012 e 2013. In tanti hanno ricette ,più o meno infallibili, per danneggiare un gran numero di pensionati . La sentenza va applicata ed il Partito Pensionati – ha dichiarato il segretario nazionale Carlo Fatuzzo – sottolinea che il Governo deve procedere rapidamente a restituire ai pensionati danneggiati, quanto da loro non percepito , a causa del blocco della perequazione automatica , non solo per gli anni 2012 e 2013, ma anche per il 2014 e 2015. Il Partito Pensionati – ha continuato Fatuzzo – invita tutti i pensionati colpiti dal” blocco”, a presentare immediatamente domanda all’Inps, chiedendo ,oltre all’attribuzione dell’importo relativo alla mancata attribuzione dell’aumento del costo della vita, secondo quanto stabilito dall’Istat, dal 2012 , a tutt’oggi, anche i relativi interessi,la rivalutazione monetaria e l’immediato adeguamento della pensione , dal momento che quanto bocciato dalla Corte Costituzionale, cessa di avere ogni effetto. Il Partito Pensionati ricorda – ha concluso Fatuzzo – che le somme relative al blocco della perequazione sono euro che spettavano ai pensionati colpiti dal “blocco”e quindi, si tratta semplicemente della restituzione del dovuto, a tutti i pensionati danneggiati dal “blocco” , in sintesi , il Partito Pensionati, ritiene che dare a questi cittadini quanto loro spetta, è solo un atto dovuto.

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Il Parlamento sostiene il blocco temporaneo dei “permessi” di emissione CO2

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 luglio 2013

La proposta di congelare la vendita all’asta di un certo numero di permessi d’emissione CO2 per incoraggiare le imprese a investire in innovazione a basse emissioni di carbonio è stata sostenuta mercoledì dal Parlamento, dopo la bocciatura di misura avvenuta in aprile. Questa volta, gli eurodeputati hanno introdotto condizioni più rigorose per il congelamento. La misura mira a ripristinare l’effetto d’incentivazione del sistema di scambio di emissioni, progettato per diminuire le emissioni di gas a effetto serra e contrastare i cambiamenti climatici.Il crescente surplus di quote di emissione – a causa di un eccesso di offerta e del rallentamento economico – ha visto la caduta del prezzo del carbonio ben al di sotto dei livelli stimati quando è stato creato il sistema UE di scambio di emissioni (ETS). Il Parlamento, sulla base di proposte della commissione ambiente, ha dato il suo accordo per consentire alla Commissione di rinviare la tempistica di una porzione dei crediti da mettere all’asta.”Ora abbiamo un mandato, poiché il Parlamento ha approvato le nostre proposte. Inizieremo i negoziati con i ministri UE il prima possibile per cercare una soluzione comune che permetterà all’ETS di raggiungere il suo scopo”, ha detto il relatore Matthias Groote (S&D, DE).”In tutti i continenti, l’esperienza europea di un sistema basato sul mercato per la riduzione delle emissioni di CO2 è presa in considerazione e vista come un’opzione credibile, come è avvenuto recentemente in Cina. Noi non dobbiamo lasciare che l’ETS sia vittima di preoccupazioni a breve termine. Una riforma strutturale del sistema seguirà, per assicurare che resti la pietra angolare della politica climatica ‘UE “, ha aggiunto.
La risoluzione legislativa è tata approvata con 344 voti a favore, 311 contrari e 46 astensioni.Negli emendamenti approvati presentati dalla commissione ambiente, i deputati dicono che la Commissione può, in circostanze eccezionali adattare il calendario delle aste, se una valutazione d’impatto dimostra che i settori interessati non dovranno subire un rischio “significativo” di delocalizzazione di imprese al di fuori dell’UE. La Commissione non potrà fare più di un adattamento di questo tipo, e per un massimo di 900 milioni di quote.

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Non crediamo alla cura Monti

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2012

Dalla Fiat di Torino alla Fincantieri di Palermo, passando per la Zuegg di Verona e l’Ansaldo Breda di Pistoia, striscioni contro la ‘’cura Monti’’ e la riforma dell’articolo 18, ‘’che punta a ridurre i lavoratori in schiavitù’’ sono comparsi nella notte in una cinquantina di città italiane. A rivendicare la protesta Blu, Blocco lavoratori unitario, il sindacato nato in seno a CasaPound Italia, che aveva già messo a segno azioni contro i licenziamenti dell’azienda di autotrasporto trentina Arcese e della Omfesa, le Officine meccaniche ferroviarie del Salento. ‘’Art. 18: lavoratori licenziati, mercati deliziati’’, ‘’Art. 18: lavoratori pezzenti, mercati contenti’’, ‘’Art. 18: lavoratore disperato, mercato rassicurato’’, ‘’Art. 18: lavoratore schiavo, spread in calo’’ sono i messaggi lanciati dagli striscioni, comparsi su muri, cavalcavia e davanti alle sedi di industrie, centri per l’impiego e zone commerciali di città e piccoli centri dal nord al sud del paese per protestare contro una riforma che, si legge sul volantino diffuso dal sindacato, ‘’vuole avvicinare le condizioni dei lavoratori italiani a quelle dei lavoratori del terzo mondo’’. Ma, secondo Blu, ‘’peggiorare la condizione dei lavoratori non porterà nuovi investimenti in Italia e certamente non impedirà alle imprese di
delocalizzare alla ricerca di lavoratori low cost’’. ‘’Non saremo mai competitivi con i lavoratori del terzo mondo che lavorano per pochi euro, senza sicurezza, senza orari, senza tutele – spiega il volantino – finché non saremo schiavi anche noi’’. Per questo, si legge, ‘’non crediamo alla riforma del lavoro, non crediamo che rendere più facili i licenziamenti porterà sviluppo per il paese e di conseguenza più lavoro. Il lavoro in sé non è indice di benessere: la qualità del lavoro, la sicurezza sul lavoro, la giusta retribuzione per il proprio lavoro sono benessere’’. Secondo il sindacato di CasaPound Italia, ‘’nessuna fabbrica verrà aperta in Italia grazie a questa riforma il cui unico obiettivo è rendere appetibili agli speculatori internazionali i Buoni del Tesoro italiani’’. ‘’E gli speculatori – sottolinea Blu – comprano Bot solo se vengono convinti che qui in Italia il mercato ha campo libero e i lavoratori la testa china e la coda tra le gambe’’. Soprattutto, evidenzia il Blocco unitario lavoratori, ‘’vendere Bot agli speculatori non vuol dire sviluppo ma solo altro debito pubblico e consegnare la Nazione agli strozzini internazionali’’.

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Le catene che bloccano lo sviluppo del Paese

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 gennaio 2012

I cambiamenti e lo sviluppo partono sempre da semplici atti, indispensabili per togliere immediatamente privilegi e potere a quelle persone che li usano contro l’interesse comune. L’avvento dell’era digitale ha portato: conoscenza, trasparenza, efficienza ed economicità. Infatti, ogni norma dev’essere inserita su Internet in modo che il cittadino, con un semplice click, ne prenda conoscenza senza doversi spostare, inquinando, e senza oneri, poiché le norme sono sempre delle limitazioni alla sua libertà o riguardano il suo contributo socioeconomico alla collettività.
Solo pochi degli 8109 comuni italiani, Province, Regioni e apparati dello Stato si sono utilmente aggiornati a questo atto di trasparenza ed efficienza. La maggior parte di loro, certi di non essere oggetto di tempestive sanzioni, resistono, addebitando spese, a chi chiede di accedere a un atto amministrativo. Ecco due casi emblematici di come un pubblico dipendente, pagato dai contribuenti, e/o un eletto a ricoprire cariche pubbliche procurano danni ai cittadini, al Paese, alle istituzioni, all’ambiente.
Comune di San Benedetto del Tronto: un cittadino si vede limitato nei propri diritti e incarica il legale di acquisire i documenti. A tale richiesta, il funzionario preposto esigeva il versamento anticipato di 5,80 euro (circa 10.000 vecchie lire) per costi di ricerca e di trasmissione del documento. Alla richiesta di chiarimenti, il funzionario rispondeva aumentando la gabella in virtù di una delibera di giunta successiva all’istanza di accesso!
Comune di Arezzo: Posta elettronica certificata inibita! La conseguenza è che, per un certificato di residenza, si è obbligati a mettersi la fila allo sportello dell’anagrafe e/o allo sportello postale. Infatti, esigono, per ogni singolo certificato in carta semplice, di ricevere una busta di posta prioritaria contenente, oltre la richiesta motivata, una busta già affrancata e monete per un totale di 0,26 euro.
Se lo Stato non riesce a sanzionare immediatamente chi attiva dette gabelle, come riuscirà a varare e far funzionare i necessari provvedimenti per il progresso del nostro Paese, al passo con Europa? È potere, soprattutto dovere, di un Governo cancellare con una semplice norma questi nocivi comportamenti. (Pier Luigi Ciolli)

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