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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 341

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Scuola: Rinnovo del contratto, il Governo stanzia appena 85 euro di aumento dopo 7 anni di blocco

Posted by fidest press agency su domenica, 12 marzo 2017

ministero-pubblica-istruzioneDisco verde per il decreto che sblocca 2,5 miliardi di euro: manca solo il via libera della Corte dei conti. Una volta stanziate le risorse, potrà mettersi in moto l’iter che porterà all’inizio della contrattazione; verrà inviata una direttiva all’Aran per riavviarla, i decreti dovrebbero essere approvati entro fine maggio. Per il sindacato, accettare queste condizioni sarebbe un vero tradimento dei lavoratori. Perché secondo la normativa vigente e la sentenza della Consulta, in attesa della firma del contratto, dal settembre 2015 lo Stato avrebbe dovuto versare a ogni dipendente pubblico 105 euro di aumento medio, riconducibile a una busta paga mensile di 1.500. Ossia, il 7 per cento del proprio stipendio, salvo recuperare l’altro 50 per cento alla firma del contratto. Ecco le ragioni per cui è stato deciso di chiedere ai lavoratori della scuola e della P.A. di inviare la diffidae di attendere il responso da parte della Corte Costituzionale.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): alla luce delle cifre risibili in arrivo, con gli 85 euro lordi che rappresentano anche una media lorda e non la cifra certa che ogni dipendente pubblico andrà a percepire, lo stipendio non andrà a coprire nemmeno il gap rispetto all’inflazione venutasi a creare in questo periodo per il mancato adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale. Se non si firma, il lavoratore avrebbe già comunque garantiti 22 euro in più in busta paga. Un accordo, tenendo conto di questa situazione, si potrebbe chiudere dunque solo garantendo 103 euro in più. Esattamente come è avvenuto nel settore privato.

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Sciopero generale: adesioni

Posted by fidest press agency su sabato, 22 ottobre 2016

Oltre un milione e trecentomila lavoratori e lavoratrici hanno aderito allo sciopero generale proclamato oggi dall’USB assieme ad altre sigle del sindacalismo di base.Alta partecipazione nelle fabbriche e negli uffici pubblici, scuole chiuse, sia per l’adesione degli insegnanti che del personale Ata ed ex Lsu; ben 5.300 (il 21,5% del personale) hanno scioperato all’INPS.Altissime, come sempre accade quando è l’USB a convocare la lotta, le adesioni nel settore trasporti. Molti aeroporti hanno subito cancellazioni e forti ritardi‌; in molte città il blocco degli autobus e delle metropolitane è stato rilevantissimo: una media del 60% che si preannuncia ancora più elevata nelle fasce serali.Tante le piazze che oggi in Italia si sono riempite delle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici e privati, dei precari, dei disoccupati, dei senza casa, dei migranti, dei pensionati, per le manifestazioni dello sciopero: dai lavoratori della scuola, insegnanti ed ex LSU delle pulizie in presidio a Roma sotto il MIUR, a quelli della Piaggio di Pontedera, in corteo a Pisa; dai lavoratori del trasporto aereo, in presidio all’aeroporto di Fiumicino, a quelli della logistica campana, all’interporto di Nola, e tutte le altre numerose vertenze che sono confluite nelle iniziative territoriali. (video e foto delle piazze su http://www.usb.it ).
Grande soddisfazione da parte dell’USB, che ha convocato lo sciopero sulla propria piattaforma e che ritiene stia finalmente cambiando la percezione del mondo del lavoro sulla possibilità di cacciare il Governo Renzi con le sue politiche di aggressione ai diritti, difendendo così anche la Costituzione italiana nata dalla Resistenza.
Il ritorno dello sciopero politico, da tempo scomparso nel nostro Paese, dimostra che c’è un largo fronte del mondo del lavoro disponibile a scendere in campo anche su parole d’ordine che vanno oltre le rivendicazioni sociali e sindacali.Secondo gli organizzatori, la riuscita dello sciopero generale di oggi e l’annuncio dell’arrivo di circa un centinaio di pullman da tutta Italia fa prevedere una grande adesione anche alla manifestazione nazionale “No Renzi Day”, che domani sfilerà per le vie della capitale.
Il corteo di domani avrà il seguente percorso: San Giovanni, via Emanuele Filiberto, via Manzoni, Via Labicana, Colosseo, Circo Massimo, via dei Cerchi, Piazza Bocca Della Verità, via Petroselli, Piazza Venezia, Via Botteghe Oscure, piazza di Torre Argentina, Corso Vittorio Emanuele. Piazza Campo de’ Fiori. (foto: blocco sciopero)

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Volkswagen blocca le vendite in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2015

volkswagenCon una lettera inviata a tutti i concessionari Volkswagen, l’amministratore delegato della filiale italiana, Massimo Nordio, ha chiesto lo stop sulla vendita di circa 40mila auto in Italia, come misura precauzionale.
“Giusto, è un’iniziativa che apprezziamo. Ma apprezzeremmo ancor di più se, in caso di valori non conformi a quanto dichiarato al momento della vendita, la Volkswagen, fin da ora, si impegnasse a non opporsi in sede legale, nel caso l’acquirente chiedesse la risoluzione del contratto di acquisto” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Pensionati: Il Governo aggira due volte la sentenza della Consulta sul blocco illegittimo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2015

pensionatiIl Governo aggira due volte la sentenza della Consulta sul blocco illegittimo: prima restituisce solo un misero forfait e ora si scopre che i beneficiare dovranno pure ridare indietro il 20% al fisco. Cronaca d’un sistema ormai al collasso: da uno studio del sindacato emerge che lo Stato non solo darà indietro ai pensionati una piccola parte di quanto non corrisposto illegittimamente negli anni 2012 e 2013, ma anche che poi recupererà una bella fetta del rimborso attraverso una iper-tassazione. Marcello Pacifico (Anief-Confedir-Cisal): il bonus doveva essere distribuito in proporzione a quanto indebitamente trattenuto. Mentre è stata scelta la via dell’assegnazione di un importo una tantum, senza possibilità di consolidare in misura piena gli arretrati non percepiti. E ora ci mancava la beffa. Il sindacato non ha scelta: contro questa doppia penalizzazione dei pensionati ricorrerà in tribunale.Il Governo aggira due volte la decisione della Corte Costituzionale, che attraverso la sentenza n. 70/2015 del 30 aprile scorso ha stabilito l’illegittimità del blocco delle perequazioni sulle pensioni disposto dal Governo Monti nel 2011: se per la Consulta è illegittima la decisione di non rivalutare gli assegni pensionistici del 2012 e 2013 superiori ai 1.450 euro lordi mensili, ponendo centinaia di migliaia di pensionati italiani nelle condizioni di vantare un credito nei confronti dello Stato Italiano, l’attuale Esecutivo prima è corso ai ripari approvando il decreto legge 65/2015, Disposizioni urgenti in materia di pensioni, di ammortizzatori sociali e di garanzie TFR. (15G00081) (GU Serie Generale n.116 del 21-5-2015).
che porterà nelle tasche dei pensionati vessati solo una somma irrisoria rispetto al maltolto; ora si scopre anche che quei soldi saranno iper-tassati al 20%. Violentando quindi doppiamente quanto espresso dai giudici, che hanno ribadito che occorre necessariamente e sempre associare le retribuzioni, anche se differite, al costo della vita.Vediamo come avverranno i rimborsi. Le somme saranno corrisposte esclusivamente ai pensionati danneggiati che percepiscono un assegno di quiescenza compreso tra le 3 e le 6 volte il trattamento minimo, quindi tra 1.500 e 3mila euro circa lordi al mese (che corrispondono ad un range che va 1.200 e 2.400 euro circa, al netto delle tasse). Al contrario, i pensionati che percepiscono un assegno Inps superiore ai 3mila euro lordi, non vedranno incrementare il loro assegno mensile nemmeno di un centesimo.Ma la vera beffa, dicevamo, è rappresentata dal regime fiscale che si abbatterà sui mancati aumenti degli anni scorsi: infatti, verrà applicata una tassazione separata. Ciò vuol dire che su tali somme sarà applicata l’aliquota media Irpef (la stessa che viene utilizzata per calcolare l’imposta sugli emolumenti arretrati, redditi percepiti in anni passati con una maturazione di imposta successiva separata), pagata dal pensionato nel biennio precedente; mentre per gli aumenti di pensione che saranno liquidati a partire dal 2016, grazie al ricalcolo degli assegni effettuato per tenere conto delle rivalutazioni del 2012 e 2013, il pensionato pagherà la sua aliquota marginale iperf (si intende l’applicazione di una percentuale legale su un’eccedenza di scaglione o di reddito in generale).In ordine agli anni 2012 e 2013, verrà disposto un reintegro del 100% per i trattamenti di importo complessivo fino a tre volte il minimo; il reintegro scende al 40% per gli assegni pensionistici superiori a 3 volte il minimo e fino a 4 volte; del 20% per quelli ricompresi tra 4 e 5 volte il minimo; del 10% per quelli ricompresi 5 e 6 volte il minimo. Relativamente agli anni 2014 e il 2015, invece, la rivalutazione sarà riconosciuta a partire dalle pensioni superiori a 3 volte il minimo e fino a 6 volte: sarà pari al 20% della percentuale assegnata per ogni fascia di reddito per gli anni 2012-2013. Mettendo da parte i tecnicismi, tutto ciò significa che il 20% di quanto restituito dalle casse pubbliche rientrerà in quelle del fisco di uno Stato che nei confronti dei cittadini ha scelto di adottare un sistema che gli permette di dare e togliere allo stesso tempo. E il diritto al rimborso, in ogni caso, sarà riconosciuto anche agli eredi di chi, nel frattempo, è deceduto, ma solo se presenteranno una richiesta all’istituto entro i termini di prescrizione (di norma 5 anni). “In pratica – commenta Marcello Pacifico, presidente Anief, segretario organizzativo Confedir e confederale Cisal – i rimborsi verranno effettuati a partire dal 1° agosto 2015, ma le cifre in ogni caso non corrisponderanno agli oggettivi emolumenti che il pensionato destinatario di tali disposizioni avrebbe dovuto percepire nel caso in cui non fosse stato disposto il blocco nel 2011. Tutto ciò rappresenta quindi una magra consolazione per i pensionati italiani e per l’intero sistema: perché il bonus doveva essere distribuito in proporzione a quanto indebitamente trattenuto. Mentre è stata scelta la via dell’assegnazione di un importo una tantum, senza possibilità di consolidare in misura piena gli arretrati non percepiti. E ora arriva anche la beffa. Contro entrambe le disposizioni, assegnazione di un rimborso irrisorio e iper-tassazione, daremo battagli in tribunale”, conclude amaramente Pacifico.Il sindacato ricorda che danno economico prodotto ai tanti pensionati coinvolti è considerevole: gli arretrati spettanti ai pensionati arrivano a superare i 5mila euro. E la perdita annuale, a regime, i 2mila euro. Anche coloro che percepiscono una fascia di reddito di 1.700 euro, ad esempio, si ritroveranno, anche dopo l’una tantum percepita, a perdere 2.959. E oltre 1.000 come differenza annuale a regime. Alla luce di tutto ciò, Anief con Cisal, Confedir e Radamante, hanno deciso di rivolgersi al tribunale per ottenere le quote spettanti. Si parte da 3.000 euro di arretrati e 1.000 euro annui ulteriori a regime per assegni di 1.700 euro. Non va dimenticato che la sentenza n. 70/2015 è subito esecutiva. Per informazioni sul ricorso leggere “Pensioni: Anief, Cisal e Confedir avviano i ricorsi alla Corte dei conti per il recupero della perequazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo inps, a partire dal 2012” oppure scrivere a pensioni@anief.net oppure contattare il sindacato, la confederazione di appartenenza entro il prossimo 15 settembre. Per presentare direttamente ricorso, invece, cliccare qui. Gli interessati possono anche scaricare il modello di diffida. Il sindacato, infine, ricorrerà contro la tassazione delle somme corrisposte: non appena saranno definite le modalità, farà pervenire come e quando impugnare l’ennesima decisione illegittima.

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Pensionati: chiedere restituzione mal tolto

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2015

pensionatiContinua la”soap opera” che ruota attorno alle conseguenze della giustissima sentenza della Corte Costituzionale, che boccia la Legge Fornero del 2011,per la parte che concerne il blocco della perequazione automatica delle pensioni per il 2012 e 2013. In tanti hanno ricette ,più o meno infallibili, per danneggiare un gran numero di pensionati . La sentenza va applicata ed il Partito Pensionati – ha dichiarato il segretario nazionale Carlo Fatuzzo – sottolinea che il Governo deve procedere rapidamente a restituire ai pensionati danneggiati, quanto da loro non percepito , a causa del blocco della perequazione automatica , non solo per gli anni 2012 e 2013, ma anche per il 2014 e 2015. Il Partito Pensionati – ha continuato Fatuzzo – invita tutti i pensionati colpiti dal” blocco”, a presentare immediatamente domanda all’Inps, chiedendo ,oltre all’attribuzione dell’importo relativo alla mancata attribuzione dell’aumento del costo della vita, secondo quanto stabilito dall’Istat, dal 2012 , a tutt’oggi, anche i relativi interessi,la rivalutazione monetaria e l’immediato adeguamento della pensione , dal momento che quanto bocciato dalla Corte Costituzionale, cessa di avere ogni effetto. Il Partito Pensionati ricorda – ha concluso Fatuzzo – che le somme relative al blocco della perequazione sono euro che spettavano ai pensionati colpiti dal “blocco”e quindi, si tratta semplicemente della restituzione del dovuto, a tutti i pensionati danneggiati dal “blocco” , in sintesi , il Partito Pensionati, ritiene che dare a questi cittadini quanto loro spetta, è solo un atto dovuto.

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Il Parlamento sostiene il blocco temporaneo dei “permessi” di emissione CO2

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 luglio 2013

La proposta di congelare la vendita all’asta di un certo numero di permessi d’emissione CO2 per incoraggiare le imprese a investire in innovazione a basse emissioni di carbonio è stata sostenuta mercoledì dal Parlamento, dopo la bocciatura di misura avvenuta in aprile. Questa volta, gli eurodeputati hanno introdotto condizioni più rigorose per il congelamento. La misura mira a ripristinare l’effetto d’incentivazione del sistema di scambio di emissioni, progettato per diminuire le emissioni di gas a effetto serra e contrastare i cambiamenti climatici.Il crescente surplus di quote di emissione – a causa di un eccesso di offerta e del rallentamento economico – ha visto la caduta del prezzo del carbonio ben al di sotto dei livelli stimati quando è stato creato il sistema UE di scambio di emissioni (ETS). Il Parlamento, sulla base di proposte della commissione ambiente, ha dato il suo accordo per consentire alla Commissione di rinviare la tempistica di una porzione dei crediti da mettere all’asta.”Ora abbiamo un mandato, poiché il Parlamento ha approvato le nostre proposte. Inizieremo i negoziati con i ministri UE il prima possibile per cercare una soluzione comune che permetterà all’ETS di raggiungere il suo scopo”, ha detto il relatore Matthias Groote (S&D, DE).”In tutti i continenti, l’esperienza europea di un sistema basato sul mercato per la riduzione delle emissioni di CO2 è presa in considerazione e vista come un’opzione credibile, come è avvenuto recentemente in Cina. Noi non dobbiamo lasciare che l’ETS sia vittima di preoccupazioni a breve termine. Una riforma strutturale del sistema seguirà, per assicurare che resti la pietra angolare della politica climatica ‘UE “, ha aggiunto.
La risoluzione legislativa è tata approvata con 344 voti a favore, 311 contrari e 46 astensioni.Negli emendamenti approvati presentati dalla commissione ambiente, i deputati dicono che la Commissione può, in circostanze eccezionali adattare il calendario delle aste, se una valutazione d’impatto dimostra che i settori interessati non dovranno subire un rischio “significativo” di delocalizzazione di imprese al di fuori dell’UE. La Commissione non potrà fare più di un adattamento di questo tipo, e per un massimo di 900 milioni di quote.

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Non crediamo alla cura Monti

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2012

Dalla Fiat di Torino alla Fincantieri di Palermo, passando per la Zuegg di Verona e l’Ansaldo Breda di Pistoia, striscioni contro la ‘’cura Monti’’ e la riforma dell’articolo 18, ‘’che punta a ridurre i lavoratori in schiavitù’’ sono comparsi nella notte in una cinquantina di città italiane. A rivendicare la protesta Blu, Blocco lavoratori unitario, il sindacato nato in seno a CasaPound Italia, che aveva già messo a segno azioni contro i licenziamenti dell’azienda di autotrasporto trentina Arcese e della Omfesa, le Officine meccaniche ferroviarie del Salento. ‘’Art. 18: lavoratori licenziati, mercati deliziati’’, ‘’Art. 18: lavoratori pezzenti, mercati contenti’’, ‘’Art. 18: lavoratore disperato, mercato rassicurato’’, ‘’Art. 18: lavoratore schiavo, spread in calo’’ sono i messaggi lanciati dagli striscioni, comparsi su muri, cavalcavia e davanti alle sedi di industrie, centri per l’impiego e zone commerciali di città e piccoli centri dal nord al sud del paese per protestare contro una riforma che, si legge sul volantino diffuso dal sindacato, ‘’vuole avvicinare le condizioni dei lavoratori italiani a quelle dei lavoratori del terzo mondo’’. Ma, secondo Blu, ‘’peggiorare la condizione dei lavoratori non porterà nuovi investimenti in Italia e certamente non impedirà alle imprese di
delocalizzare alla ricerca di lavoratori low cost’’. ‘’Non saremo mai competitivi con i lavoratori del terzo mondo che lavorano per pochi euro, senza sicurezza, senza orari, senza tutele – spiega il volantino – finché non saremo schiavi anche noi’’. Per questo, si legge, ‘’non crediamo alla riforma del lavoro, non crediamo che rendere più facili i licenziamenti porterà sviluppo per il paese e di conseguenza più lavoro. Il lavoro in sé non è indice di benessere: la qualità del lavoro, la sicurezza sul lavoro, la giusta retribuzione per il proprio lavoro sono benessere’’. Secondo il sindacato di CasaPound Italia, ‘’nessuna fabbrica verrà aperta in Italia grazie a questa riforma il cui unico obiettivo è rendere appetibili agli speculatori internazionali i Buoni del Tesoro italiani’’. ‘’E gli speculatori – sottolinea Blu – comprano Bot solo se vengono convinti che qui in Italia il mercato ha campo libero e i lavoratori la testa china e la coda tra le gambe’’. Soprattutto, evidenzia il Blocco unitario lavoratori, ‘’vendere Bot agli speculatori non vuol dire sviluppo ma solo altro debito pubblico e consegnare la Nazione agli strozzini internazionali’’.

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Le catene che bloccano lo sviluppo del Paese

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 gennaio 2012

I cambiamenti e lo sviluppo partono sempre da semplici atti, indispensabili per togliere immediatamente privilegi e potere a quelle persone che li usano contro l’interesse comune. L’avvento dell’era digitale ha portato: conoscenza, trasparenza, efficienza ed economicità. Infatti, ogni norma dev’essere inserita su Internet in modo che il cittadino, con un semplice click, ne prenda conoscenza senza doversi spostare, inquinando, e senza oneri, poiché le norme sono sempre delle limitazioni alla sua libertà o riguardano il suo contributo socioeconomico alla collettività.
Solo pochi degli 8109 comuni italiani, Province, Regioni e apparati dello Stato si sono utilmente aggiornati a questo atto di trasparenza ed efficienza. La maggior parte di loro, certi di non essere oggetto di tempestive sanzioni, resistono, addebitando spese, a chi chiede di accedere a un atto amministrativo. Ecco due casi emblematici di come un pubblico dipendente, pagato dai contribuenti, e/o un eletto a ricoprire cariche pubbliche procurano danni ai cittadini, al Paese, alle istituzioni, all’ambiente.
Comune di San Benedetto del Tronto: un cittadino si vede limitato nei propri diritti e incarica il legale di acquisire i documenti. A tale richiesta, il funzionario preposto esigeva il versamento anticipato di 5,80 euro (circa 10.000 vecchie lire) per costi di ricerca e di trasmissione del documento. Alla richiesta di chiarimenti, il funzionario rispondeva aumentando la gabella in virtù di una delibera di giunta successiva all’istanza di accesso!
Comune di Arezzo: Posta elettronica certificata inibita! La conseguenza è che, per un certificato di residenza, si è obbligati a mettersi la fila allo sportello dell’anagrafe e/o allo sportello postale. Infatti, esigono, per ogni singolo certificato in carta semplice, di ricevere una busta di posta prioritaria contenente, oltre la richiesta motivata, una busta già affrancata e monete per un totale di 0,26 euro.
Se lo Stato non riesce a sanzionare immediatamente chi attiva dette gabelle, come riuscirà a varare e far funzionare i necessari provvedimenti per il progresso del nostro Paese, al passo con Europa? È potere, soprattutto dovere, di un Governo cancellare con una semplice norma questi nocivi comportamenti. (Pier Luigi Ciolli)

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Blocco infrastrutture

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2011

Dall’indagine Nimby Forum® emerge inoltre che 1 impianto su 3 (31%) è stato abbandonato dai proponenti (+8% rispetto ai dati emersi lo scorso anno) mentre il 47% dei progetti censiti non ha fatto alcun passo avanti nel corso di tutto il 2010 (+ 13% rispetto ai dati dello scorso anno).Rispetto alla scorsa edizione, quando – complice l’emergenza rifiuti in Campania – discariche e termovalorizzatori occupavano le prime posizioni della classifica, quest’anno il primato delle sparizioni spetta agli impianti per produrre energia. Sono le centrali a biomasse (spesso confuse proprio con gli inceneritori) ad essere in testa alla classifica (30 impianti scomparsi), seguono i termovalorizzatori, scesi da 24 a 16, e gli impianti eolici e le centrali a metano, ex equo a 14.La Lombardia si conferma in testa alla classifica con ben 19 impianti scomparsi, a seguire Piemonte (in un anno da 3 a 14), Emilia Romagna (13) e Trentino Alto Adige (11). Sempre la Lombardia guida la classifica degli impianti “bloccati” (4), seguita ex equo da Emilia Romagna, Marche e Piemonte (3).“In un Paese assillato dalla crisi assume ancora maggior peso il blocco di infrastrutture e grandi opere a causa non solo di contestazioni ma soprattutto di incertezze normative e scarsa responsabilità politica” afferma Alessandro Beulcke, Presidente Aris. “La fotografia del Nimby Forum ci restituisce l’immagine di un sistema che si arrende, dove un terzo dei progetti contestati viene abbandonato. Insomma, finora un quadro sconfortante. Ma siamo all’inizio di una nuova fase, dove responsabilità e rigore saranno d’obbligo. Ci sono imprenditori e amministratori pubblici che resistono, e che credono che il futuro sia l’unica sfida su cui scommettere davvero, a dispetto di ogni interesse di parte. A tutti loro va il nostro appoggio per una vera rinascita economica dell’Italia”.

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6 settembre: sciopero generale

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 settembre 2011

Milano: Sciopero Generale Nazionale della CGIL

“La manovra del governo peggiora di giorno in giorno ed esprime un vero odio di classe contro i lavoratori, i pensionati, i disoccupatii giovani e i precari. Non deve essere approvata”, così Pierpaolo Leonardi, dell’Esecutivo Confederale USB, annuncia lo sciopero generale di domani proclamato da USB, Slaicobas, ORSA, Cib-Unicobas, Snater, SICobas e USI. “L’Unione Europea non è la cura dei problemi ma la malattia – prosegue Leonardi – e domani scenderemo in piazza in tutta Italia contro la macelleria sociale imposta agli stati nazionali per rispondere agli appetiti delle banche e degli speculatori, appetiti di cui non si vede la fine. Ricordiamo – sottolinea il dirigente USB – che le manovre 2010-2011 ammontano complessivamente a oltre 130 miliardi di Euro, pari a oltre 250.000 miliardi di Lire, cioè tre volte la manovra per entrare in Europa di Amato nel ‘92”.
Conclude Leonardi: “Il sindacalismo conflittuale chiede invece la cancellazione del debito, il blocco delle spese militari, la difesa dei servizi sociali, della scuola e dei beni comuni, ed è contro l’accordo del 28 giugno scorso, che cancella il Contratto Nazionale e che è alla fonte dell’articolo 8 della manovra”. Lo sciopero generale sarà dell’intera giornata con manifestazioni territoriali. manifestazioni:
• Roma corteo con concentramento ore 9.30 in Largo Corrado Ricci (angolo via Cavour); percorso: via dei Fori Imperiali, pazza Venezia, via delle Botteghe Oscure, l.go Argentina, corso Vittorio Emanuele II. Conclusione in piazza Navona con interventi dal palco.
• Lombardia – Milano Largo Cairoli, ore 9.30;
• Piemonte – Torino Piazza XVIII Dicembre (Stazione Porta Susa) ore 9.30;
• Liguria – Genova Largo Lanfranco (davanti Prefettura), ore 9.00;
• Veneto – Mestre Piazzale Stazione FS, ore 9.00;
• Emilia Romagna – Bologna Piazza XX Settembre (vicino Stazione FS), ore 9.00; Toscana – Firenze Piazza SS.Annunziata, ore 9.00; Marche – Ancona. Piazza del Plebiscito, ore 10.30; Abruzzo – Pescara. Corso Vittorio Emanuele II (davanti Banca d’Italia), ore 9.30;
• Campania – Napoli Piazza Cavour, ore 10.00; Puglia – Lecce Piazza Sant’ Oronzo, ore 10.00;
• Calabria – Lamezia Terme Piazza Italia, ore 09.30;
• Sicilia – Palermo. Piazza Giulio Cesare, ore 9.00;
• Sardegna – Cagliari. Piazza S. Cosimo, ore 9.00
• Nuoro, Piazza Vittorio Emanuele, ore 9.00.

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Farmacie: blocco pignoramenti

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2011

Doccia fredda per i titolari di farmacia dal testo della Manovra pubblicato in Gazzetta ufficiale il 6 luglio. Nella versione finale del decreto, infatti, è stato allungato di un anno il blocco dei pignoramenti a carico di Asl e Ao nelle Regioni sottoposte a piani di rientro. I creditori delle strutture sanitarie, in sostanza, dovranno rinunciare ad azioni esecutive fino alla fine del 2012 anziché del 2011, come originariamente recitava la bozza presentata in Consiglio dei ministri. Non è ben chiaro quando e dove sia scattata la correzione, certa è invece la sorpresa delle aziende private che sono in credito con Asl e ospedali: per le imprese del settore biomedicale i debiti si aggirerebbero sui 3,4 miliardi di euro, per i produttori del farmaco siamo a circa 3 miliardi. E le farmacie? Federfarma non dispone di dati aggiornati e allora bisogna passare dalle rappresentanze regionali del sindacato. In Campania per esempio i mancati rimborsi ammontano a un totale approssimativo di 600 milioni, nel Lazio sono circa 400 (ma Federfarma regionale ha pattuito con la Regione un piano di recupero che dovrebbe dimezzare i debiti entro l’inizio del nuovo anno) e in Molise un milione e mezzo (sulla protesica, perché sui farmaci i rimborsi sono quasi puntuali). Poi c’è la Sicilia, dove non sono disponibili cifre ma i ritardi coinvolgono la metà circa delle province e oscillano tra una e tre mensilità, e infine la Calabria, dove Cosenza, Catanzaro e Crotone mettono assieme più di 200 milioni. Reazioni? Per Assobiomedica «moltissime aziende sono a rischio di ridimensionamento, molte di chiusura». Da Federfarma invece commenti più blandi: «La modifica certamente è un cattivo segnale» osserva il segretario nazionale, Alfonso Misasi «ma se non altro garantisce alle farmacie il pagamento delle mensilità correnti evitando che i creditori blocchino i patrimoni delle Asl». (fonte farmacista33)

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La manovra finanziaria del Governo

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2011

Assomiglia sempre di più ad una soap opera – ha dichiarato il Segretario Nazionale del Partito Pensionati, Carlo Fatuzzo – ognuno ha qualcosa da dire, da criticare, anche all’interno della stessa maggioranza, ma è difficile, forse impossibile, trovare qualcuno che la condivida. Le ipotesi che si stanno rincorrendo sul blocco della rivalutazione automatica delle pensioni, che fisserebbero a 2.400 euro lordi il taglio di ogni rivalutazione, sarebbero comunque fuori da ogni logica ed equità, per il semplice fatto che 2.400 euro lordi significa, in pratica, circa 1.900 euro netti, per i pensionati interessati. La verità vera – ha proseguito Fatuzzo – è che si tratta, in questo caso, di pensioni medie, sostanzialmente modeste, che, sopratutto in una grande città, peggio ancora se si deve pagare l’affitto, è una pensione appena sufficiente ad arrivare alla fine del mese, ed anche con molti sacrifici.Si può fare facile demagogia sulla pelle dei più poveri, si taglino veramente le pensioni d’oro, si incominci ad applicare i contributi di solidarietà, anche del 30-40%, su pensioni che raggiungono i 100mila euro l’anno e anche più. Si abbia il coraggio di colpire il grande capitale – ha rimarcato Fatuzzo – gli evasori, si cancellino le auto blu e si cominci ad utilizzare il taxi per le centinaia di migliaia e forse più di appartenenti alle varie “caste”, piccole e grandi, di cui è ricco il nostro Paese. Forse veramente si sta arrivando al limite della sopportazione: colpire sempre e comunque i pensionati, illudendosi di risolvere i problemi del Paese, oltre che ingenuo è anche accanimento inutile ed ingiusto. Si colpisce una categoria, come quella dei pensionati, che non ha forza per difendersi, che non può bloccare il Paese, che non può scioperare e, per età, acciacchi e malanni vari non è in grado di porre in essere quelle proteste eclatanti, a cui siamo abituati nella nostra bella Italia. Alla vigilia di ogni campagna elettorale in tanti fanno promesse – ha osservato Fatuzzo – e si ricordano soprattutto dei pensionati, il giorno dopo ce se ne dimentica ed alla prima occasione li si pone nel mirino di tagli e penalizzazioni. Continuare con queste incertezze quotidiane, con fibrillazioni continue ad ogni dichiarazione, ad ogni parola, fa male al Paese ed alla nostra economia – ha concluso Fatuzzo – e per evitare il peggio forse la soluzione meno drammatica sono lo scioglimento del Parlamento e nuove elezioni.

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Blocco rivalutazione pensioni

Posted by fidest press agency su martedì, 5 luglio 2011

Primo maggio, i pensionati di oggi i lavorator...

«La questione vera non è tanto bloccare le perequazioni delle pensioni al di sopra dei 2.380 euro, ma aumentare le pensioni minime, di anziani ridotti spesso alla soglia dell’indigenza». Il presidente dell’Associazione nazionale anziani e pensionati (Anap) di Confartigianato, Giampaolo Palazzi, interviene sul blocco della rivalutazione delle pensioni per il biennio 2012-2013, previsto dalla manovra finanziaria preparata dal Governo. «Nessuno, e dunque nemmeno noi – prosegue il presidente Palazzi – vede, in generale, mai di buon occhio il taglio delle pensioni o delle perequazioni. Principio valido soprattutto per il blocco del 45% delle rivalutazioni di pensioni tra i 1.428 euro e i 2.380, pensioni dunque di media entità. Tuttavia, nel quadro generale di una stabilizzazione della spesa pensionistica, e considerata la complessa situazione dei conti pubblici italiani, Anap potrebbe in assoluto non essere contraria al blocco delle perequazioni delle pensioni alte, qualora i tagli fossero controbilanciati da opportuni riequilibri per le pensioni minime. La politica di risparmio e di sacrifici impostata dal Governo, non solo non deve assolutamente gravare su chi percepisce 467 euro al mese di pensione, ma pensiamo che questa manovra debba essere l’occasione, proprio in periodo di crisi economico-finanziaria, per rafforzare il sostegno a chi è in maggiore difficoltà». (gianpaolo palazzi)

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Crisi libica: imprese ferme

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 aprile 2011

Le internazionalizzazioni di grandi e PMI nazionali fanno dell’Italia il primo Paese europeo investitore in Libia. La scelta interventista del Governo ha avuto come diretta ed immediata conseguenza il sostanziale blocco di ogni tipo di attività pianificata in seguito ad accordi intercorsi con il Governo Gheddafi. Il danno al sistema-Italia, comprensivo del blocco dell’import/export, è oggi stimabile in oltre 100 miliardi di euro. Almeno 130 le imprese italiane che in Libia hanno fermato le proprie attività: appaiono gravi i rischi occupazionali e negative le inevitabili ripercussioni sul vasto ed articolato sistema industriale ed imprenditoriale dell’indotto in Italia”, affema l’ing. Alfredo Cestari, presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale-Unioncamere. “La conferma arriva dai nostri tanti associati che ci raccontano le loro enormi difficoltà nell’operare non solo in Libia ma in tutta l’Africa: quasi tutti i governi degli Stati di quel continente, dal Maghreb alla fascia sub sahariana, oggi vedono nell’Italia un Paese ostile, dalle posizioni opposte a quelle di Unione Africana, Lega Araba e Brics. In simili situazioni a pagare lo scotto più pesante sono le aziende italiane, piccole e grandi, che vedono sparire le commesse ed annullare i contratti. Le scelte in materia di politica estera stanno mettendo in serie difficoltà centinaia di onesti imprenditori italiani a cui, a fronte di scelte governative che ne avrebbero condizionato i rapporti, non è stata offerta nessuna sostanziale opportunità di salvataggio delle proprie attività. Il danno è già enorme. Cestari fa riferimento al recente rapporto ICE: “Le grandi imprese italiane presenti in Libia operano soprattutto nei settori del petrolio e gas (Eni, Snam Progetti, Edison, Tecnimont, Saipem), delle costruzioni ed opere civili (Impregilo e Bonatti, poi Garboli-Conicos, Maltauro, Enterprise), della ingegneria (Techint e Technip), dei trasporti (Iveco, Calabrese, Tarros, gruppo Messina, Grimaldi, Alitalia), delle telecomunicazioni (Sirti e Telecom Italia), dei mangimi (Martini Silos e Mangimi); della meccanica industriale (Technofrigo – impianti refrigerazione e OCRIM – mulini); delle centrali termiche (Enel Power); dell’impiantistica (Tecnimont, Techint, Snam Progetti, Edison, Ava, Cosmi, Chimec, Technip, Gemmo). Sono presenti inoltre Telecom, Prismian Cables (ex Pirelli Cavi).   In assoluto il maggiore investitore nel Paese è L’Eni, presente in Libia sin dal 1959 con le società Eni Oil e Eni Gas ed altre del gruppo operanti nel settore degli idrocarburi come Saipem, Snam Progetti (acquistata dalla prima). L’Eni aveva inoltre sottoscritto con il Governo-Gheddafi accordi per il rinnovo delle concessioni fino al 2045. Altro importante investitore è l’Iveco (gruppo Fiat) presente con una società mista ed un impianto di assemblaggio di veicoli industriali”.   Investimenti e commesse ad aziende italiane a forte rischio. Nello specifico:la Finaset (trading edil procurement) attraversola CO.GE.L. aveva ottenuto un contratto di alcune centinaia di milioni di euro per la ristrutturazione al centro di Tripoli di diverse costruzioni di origine italiana, di parte della Medina e del vecchio Monopolio dei tabacchi ela Italflex. La Sirti, con la francese Alcatel, aveva chiuso un contratto per la fornitura e messa in opera di oltre7.000 km di cavi di fibre ottiche per un importo globale di 161 milioni di euro (di cui 68 per Sirti).La Prysmian Cables & Systems di Milano (ex Pirelli Cavi) un contratto da 35 milioni di euro per la fornitura e posa di cavi a larga banda nella rete del Libya General Post and Telecommunications Company (GPTC).La Augusta-Westland aveva ottenuto il contratto per la fornitura di 10 elicotteri con relativi corsi di formazione ed assistenza post-vendita.

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“Mettere blocco a Lampedusa”

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

“Sono arrivati a 4800 gli immigrati sbarcati a Lampedusa a fronte di una popolazione locale di 5000 abitanti.La situazione è di una gravità inaudita.In questa situazione e con queste cifre che tendono ad aumentare si rischia la rivolta civile degli abitanti.Il problema non è e non deve essere italiano.Il peso della massiccia immigrazione data dalle circostanze del momento deve ricadere su tutti i paesi europei. Si metta al più presto un blocco per l’accesso a Lampedusa e si crei un ponte marittimo con le coste degli altri paesi europei,almeno con i più vicini.”Lo dichiara in una nota il Segrertario Romano e Dirigente Nazionale della Fiamma Tricolore,Stefano Tersigni.

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Smog a Roma: blocco del traffico

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 febbraio 2011

«E’ stato disposto per oggi il quarto divieto di circolazione dei veicoli più inquinanti. Il provvedimento è stato assunto al fine di contenere i livelli delle polveri sottili, le cui concentrazioni sono favorite dalle attuali condizioni di alta pressione e dall’inversione termica. Quest’ultimo fenomeno meteorologico, che si verifica in particolari condizioni nei mesi invernali, non consente la dispersione degli inquinanti favorendo il ristagno delle polveri sottili nei bassi strati dell’atmosfera. L’Amministrazione Alemanno punta sullo sviluppo della mobilità sostenibile e su interventi di carattere strutturale per ridurre le emissioni inquinanti ma il blocco emergenziale associato all’attività della Polizia Municipale per fluidificare il traffico è utile a contenere l’inquinamento. Grazie ai provvedimenti adottati nel 2010 il numero degli sforamenti del pm10 è notevolmente diminuito rispetto al 2007, per questo dobbiamo  continuare con la politica degli interventi strutturali, che abbiamo intrapreso con successo.
Secondo le disposizioni vigenti, dunque, domani dalle 7.30 alle 20.30, la fascia verde cittadina sarà interdetta ai seguenti mezzi: autoveicoli (compresi mezzi commerciali) a benzina “euro 0”; autoveicoli (compresi mezzi commerciali) diesel “euro 0”, “euro 1” e “euro 2”; motoveicoli e ciclomotori a due tempi “euro 0”; minicar a benzina “euro 0”; minicar diesel “euro 0” e “euro 1”
Queste, infine, le centraline ARPA che hanno segnalato concentrazioni di polveri sottili superiori il limite di 50 mg/m3: Preneste, Francia, Magna Grecia, Cinecittà, Ada, Guido,  Cavaliere, Fermi, Bufalotta, Cipro, Tiburtina e Arenula».  Lo ha dichiarato Marco Visconti, Assessore all’ambiente di Roma Capitale.

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Militari: blocco voci stipendiali

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2011

“Avevamo annunciato da tempo, nonostante le premurose raccomandazioni del Governo e dei Cocer Esercito e Carabinieri, i devastanti effetti del famigerato articolo 9 comma 1 della legge 122/2010 (manovra finanziaria aggiuntiva) che impongono il tetto retributivo per il triennio 2011 – 2013, ancorato a quello del 2010, hanno già determinato il blocco delle principali voci stipendiali ed accessorie  tra cui gli scatti stipendiali, avanzamenti ed assegni di funzione.” Lo dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm) – “Ancora una volta – prosegue – dobbiamo constatare che avevamo ragione quando contestammo quel provvedimento definendolo illogico e irrazionale. Il nostro allarme era, ed è, verso un problema che non è stato risolto  e che si sta rivelando vero in tutta la sua drammaticità per gli effetti che da qui in avanti si avranno per il personale dei comparti Sicurezza e Difesa, e quindi- conclude Comellini- per tutti i cittadini e per la sicurezza interna ed esterna del Paese.”

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Polveri sottili a Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 11 gennaio 2011

Roma. «Per la prima volta a Roma soltanto due centraline (Francia e Tiburtina) hanno leggermente superato il limite imposto dall’Unione Europa dei 35 superamenti annuali. Un miglioramento enorme rispetto al passato, basti pensare che al 31 dicembre 2007 erano state 9 su 10 le centraline che avevano ampiamente superato i limiti.  Una diminuzione, in termini percentuali, del 70% (235 sforamenti nel 2010 a fronte dei 784 del 2007), risultato di una serie di importanti interventi strutturali: acquisto di nuovi mezzi Ama, Servizio Giardini e Atac a minor impatto ambientale; blocco dal 1° gennaio 2010 ai ciclomotori e ai motoveicoli a due, tre e quattro ruote, con motore “Euro 0” all’interno della ZTL dell’anello ferroviario (circa 120.000 veicoli); aumento della frequenza del lavaggio delle strade dal 30% al 70%; incentivi per i taxi ecologici; potenziamento del trasporto pubblico; approvazione del regolamento sui bus turistici; realizzazione dei corridoi della mobilità; attivazione e potenziamento del bike sharing e del car sharing; sviluppo e incentivo della mobilità elettrica tramite una nuova rete di ricarica e l’adozione dell’ecososta; interventi di fluidificazione stradale sia ordinaria sia straordinaria nelle giornate di blocco per i veicoli più inquinanti, in cui viene anche prevista una limitazione delle temperature per le abitazioni sia civili sia industriali.  Indubbiamente c’è ancora tanto lavoro da fare per migliorare ulteriormente la qualità dell’aria ma la strada intrapresa è quella giusta. I cittadini, anche grazie alle campagne di sensibilizzazioni effettuate, stanno percependo l’importanza dell’utilizzo di mezzi di trasporto a basso impatto ambientale. In corso e in programma abbiamo tanti altri interventi strutturali di grande rilevanza, dalla realizzazione di nuove linee della metropolitana all’ampliamento delle pedonalizzazioni, dalla riorganizzazione del piano merci alla realizzazione del piano quadro della ciclabilità».  Lo comunica l’assessore all’Ambiente Fabio De Lillo. Nel dettaglio il confronto tra il numero di giorni di superamento delle 10 centraline tra il 31 dicembre 2007 e il 31 dicembre 2010.

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Roma: Blocco Studentesco

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 dicembre 2010

Roma. Centinaia di motorini in corteo hanno sfilato questa mattina per le strade di Roma per difendere l’istruzione pubblica da tagli e privatizzazioni. La “motorinata” promossa dal Blocco Studentesco e dai coordinamenti degli studenti di Roma nord, Eur e quarto municipio, è partita da piazza della Repubblica per raggiungere prima il ministero dell’Economia in via XX settembre, poi il Senato e infine il ministero dell’Istruzione in viale Trastevere. “Si è trattato di un’originale forma di protesta assolutamente pacifica e divertente – spiega Guelfo Bartalucci, responsabile romano del Blocco Studentesco-. Abbiamo raggiunto i luoghi che più rappresentano il difficile momento che sta vivendo l’istruzione pubblica, realizzando delle brevi assemblee in cui abbiamo ribadito il nostro no alla riforma Gelmini e ai tagli realizzati dal governo”.

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Università: riforma Gelmini

Posted by fidest press agency su sabato, 27 novembre 2010

Dopo due intense giornate di lotta in tutta Italia contro il ddl Gelmini, USB Università chiede con forza il ritiro di una riforma che non è possibile migliorare, ma solo respingere in blocco.
In Parlamento, vecchie e nuove opposizioni devono seguire un comportamento lineare e trasparente, raccogliendo la protesta universitaria che ha già chiaramente bocciato il disegno di legge del Ministro Gelmini. Il mondo universitario non ha bisogno di “passerelle” sui tetti, ma di una vera riforma che ridisegni dalle fondamenta l’Università, con investimenti nella ricerca e nella formazione, ed immediatamente conseguente all’annullamento dei tagli che oggi mettono in seria crisi gli atenei italiani. USB Università rimane accanto agli studenti che rivendicano una Università pubblica, libera, indipendente, di eccellenza e per tutti, e chiede a tutte le rappresentanze di lavoratori, studenti, docenti, ricercatori e precari, coinvolte nella mobilitazione, di indire urgentemente lo sciopero generale dell’Università per imporre il ritiro definitivo della riforma Gelmini.

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