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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘bond’

Elezioni USA e pandemia: oro e bond cinesi per difendersi dalla volatilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2020

Analisi di Jean-Marie Mercadal, CIO di Ofi Asset Management. Rispetto alla calma vissuta durante l’estate, il mese di settembre si è distinto per un aumento della volatilità e per un deciso ribasso sui mercati azionari. L’indice S&P 500 ad oggi ha perso quasi il 10% rispetto al suo picco più recente, e il Nasdaq il 15%. L’azionario europeo, che da marzo ha guadagnato meno poiché include un minor numero di titoli del comparto tecnologico, è sceso di circa il 7%, arrivando ai minimi registrati a maggio.Questa fase di maggiore volatilità potrebbe perdurare, per due ragioni in particolare: le elezioni statunitensi e, ovviamente, la pandemia di Covid-19. Queste a loro volta sono inserite in un clima geopolitico turbolento, senza contare il nuovo capitolo nella soap opera Brexit, ancora irrisolta nonostante l’avvicinarsi della scadenza.Questa elezione presidenziale pare essere una delle più polarizzanti della storia contemporanea. In generale, le elezioni presidenziali americane non turbano particolarmente i mercati, ma ci sono comunque dei settori che oscillano di più in base ai programmi dei candidati. Storicamente, tra i due maggiori partiti americani le differenze sono minime, e i fondamenti ideologici e i principi riguardanti l’organizzazione sociale sono ampiamente condivisi.Tuttavia, stavolta i programmi dei due candidati divergono in maniera significativa. Come dimostrato negli ultimi 4 anni, Donald Trump è piuttosto orientato verso il libero mercato, mentre il piano di Joe Biden è diverso e punta a espandere la regolamentazione, ad alzare l’aliquota sul reddito dei più ricchi dal 21% al 28%, ad aumentare il salario minimo e a imporre condizioni migliori nelle assicurazioni sanitarie dei lavoratori dipendenti. Questo programma è relativamente nuovo per gli Stati Uniti, e sarà probabilmente mal recepito da Wall Street. Lo scenario migliore sarebbe quello di una vittoria di misura di Biden, che gli impedisca di ottenere la maggioranza in Senato; in questo caso, le misure proposte dovrebbero subire modifiche o saranno difficili da approvare. Un altro fattore che preoccupa i mercati è il fatto che le elezioni USA cadono in un momento atipico, con l’economia che è stata duramente colpita dal Covid-19 e che richiede una risposta governativa a stretto giro. Tuttavia, le possibilità che un piano strutturato venga approvato in tempi brevi sono poche.La ripresa economica della fase post-lockdown è stata robusta fino ad ora. L’attività manifatturiera e i consumi sono decollati di nuovo, nonostante il tasso dei risparmi individuali sia rimasto precauzionalmente alto, sia negli Stati uniti che in Europa. Ai ritmi attuali il Pil globale del 2020 dovrebbe attestarsi attorno al 2% in meno rispetto al 2019, mentre per il 2021 è previsto un rimbalzo del 3,5% per gli USA, del 5,5% per l’Eurozona e dell’8% per la Cina.Ma vista la ripresa dei contagi, le certezze da questo punto di vista si stanno affievolendo. Le imprese e i consumatori per investire hanno bisogno di un orizzonte sicuro, cosa attualmente impossibile dato che potrebbero essere imposte nuove restrizioni. È difficile fare previsioni su questo argomento; ci sembra però che negli ultimi mesi i sistemi sanitari abbiano fatto dei progressi, che il distanziamento sociale sia ormai in larga misura messo in atto e, soprattutto, che i governi non dovrebbero imporre nuovi lockdown generali, viste le potenziali conseguenze economiche. Allo stesso tempo, la pandemia ha dato un forte impulso ai programmi di ricerca medica, e cure o vaccini dovrebbero essere scoperti in tempi ragionevoli.La fiducia degli investitori è calata leggermente, ma il quadro complessivo non è variato molto. Pertanto, manteniamo la nostra posizione neutrale per il breve periodo sull’azionario, al fine di preservare alcune cartucce da sparare durante la fase di maggiore volatilità che vediamo avvicinarsi. Ma, in generale, il quadro complessivo è sostanzialmente lo stesso, caratterizzato ancora da un forte intervento delle banche centrali che manterrà i tassi d’interessi a livelli estremamente bassi per molti mesi a venire, congelando di fatto i mercati obbligazionari. Inoltre, le stesse banche centrali non esiteranno a intervenire nuovamente in caso di un secondo crollo economico o finanziario.In un mondo che appare sostanzialmente binario, gli asset in grado di garantire diversificazione sono diventati piuttosto rari, ma ne individuiamo comunque due su cui puntare nel lungo periodo: i bond cinesi e l’oro.Riteniamo infatti che i titoli di stato cinesi a 10 anni possano avere un ruolo importante nei portafogli strategici. In una certa misura potrebbero rimpiazzare i Treasury americani, che storicamente hanno fatto da copertura macro, aumentando di valore nei periodi di recessione o di crisi. Tuttavia, adesso il loro margine di rialzo è piuttosto limitato, con i rendimenti si aggirano attorno allo 0,65%, e allo stesso tempo difficilmente scenderanno, dato che la Fed ha escluso uno scenario di tassi negativi. Il rendimento dei bond cinesi, invece, è quasi del 3%, e sono ora anche più liquidi e internazionalizzati, data la loro inclusione nei principali indici. Allo stesso modo, anche l’oro sembra essere un asset promettente per i prossimi anni. Esso trarrà beneficio dai tassi d’interesse reali negativi e dalla diffidenza nei confronti delle valute, così come dalle sue proprietà di diversificazione nei portafogli tradizionali. L’attuale debolezza, dunque, è una buona opportunità per aumentare gradualmente la propria esposizione.

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“Fixed Income – Oltre i green bond”

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

A cura di Stéphane Rüegg, Senior Client Portfolio Manager, Eric Borremans, Senior Sustainability Analyst. Il mercato dei green bond, le cosiddette “obbligazioni verdi”, è in pieno sviluppo. Ed è destinato a ingrandirsi, dato che sempre più società, governi e multinazionali cercano di raccogliere fondi per realizzare progetti ecocompatibili e che gli investitori sono attratti da questi attivi. Per esempio, oltre il 30% del Recovery Plan da 750 miliardi di euro lanciato dall’Unione Europea è stato destinato a progetti “verdi”. Ma come per ogni nuovo tipo di investimento, i green bond nascondono molte potenziali trappole – non ultimo perché molti di loro non sono verdi come vogliono far credere. Di norma, i green bond vengono emessi per finanziare progetti specifici che contribuiscono a ridurre le emissioni di gas serra, come le infrastrutture per l’energia rinnovabile, o che aiutano Paesi e aziende ad adattarsi al cambiamento climatico, ad esempio proteggendo le aree costiere dall’innalzamento del livello dei mari. Vengono emessi con disposizioni che regolano l’utilizzo delle risorse raccolte e tendono ad assumere il rating dell’emittente.Fanno parte dell’universo degli investimenti ESG, ossia legati alle tematiche ambientali, sociali e di governance – strategie di investimento la cui crescente popolarità è stata premiata negli ultimi tempi da ottimi rendimenti, soprattutto durante la pandemia di COVID-19. Ed è bene che sia così. Gli investimenti legati all’ambiente e al clima assumeranno un’importanza sempre maggiore nel corso dei prossimi anni.Gli studiosi della Oxford University ritengono che un cambiamento climatico incontrollato potrebbe costare all’economia globale circa il 30% del PIL potenziale pro-capite entro il 2100. Si stima che, per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi centigradi dai livelli pre-industriali, serviranno investimenti da 1600 a 3800 miliardi di dollari ogni anno fino al 2050.Può sembrare un dato poco realistico, ma il denaro c’è. Ad esempio, nel 2015, i finanziamenti globali per i combustibili fossili ammontavano a 5000 miliardi di dollari. Quello stesso anno, lo stanziamento totale per il clima è stato di solo 481 miliardi di dollari. Con la diffusione degli investimenti ESG, i green bond guadagneranno importanza.
Gli Stati Uniti e l’Europa finora hanno dominato il mercato: l’Europa da sola ha rappresentato il 45% delle emissioni globali nel 2019. Un dato che forse non stupisce, considerato il livello di maturità dei mercati finanziari della regione e l’importanza che gli europei attribuiscono all’ambiente. Ma altri Paesi sono entrati in gioco. Le società cinesi, innanzitutto le banche, sono già grandi emittenti e nel 2019 hanno contato per circa 30 miliardi di dollari.
E come dimostra il Recovery Plan dell’UE da 750 miliardi di euro, che presenta una forte attenzione all’ambiente, il mercato dei green bond potrebbe crescere a un ritmo ancora maggiore nel mondo post-COVID. Ma gli emittenti sovrani e legati agli stati sovrani potrebbero finire in seconda fila rispetto al settore privato, che di recente ha scoperto i vantaggi della finanza green. Nel complesso, le istituzioni finanziarie e le aziende hanno rappresentato emissioni pari a circa 142 miliardi di dollari in green bond nel 2019, con le emissioni corporate cresciute da sole del 90% rispetto all’anno precedente.
Nonostante tutte le zone grigie nei green bond, le cose stanno migliorando. Parte del miglioramento proviene dalle migliori prassi, parte dagli enti di settore, e parte dai legislatori.Attraverso il loro organo di settore, la International Capital Market Association, le banche d’investimento e altri soggetti dei mercati finanziari hanno dato vita ai Principi sui Green Bond; una serie di linee guida volontarie volte a promuovere criteri di trasparenza, divulgazione e rendicontazione per i green bond, ma che non specificano, tuttavia, quali tipi di investimento siano ammissibili in questa categoria. Un codice di settore volontario stabilisce quali titoli sono ammissibili tra i green bond – la Climate Bonds Initiative ha definito la gamma di attività ammissibili. Questi, a loro volta, vengono verificati da una parte terza approvata dal Climate Bonds Standard and Certification Scheme. Il carattere “verde” delle obbligazioni può essere verificato anche da agenzie esterne indipendenti come Sustainalytics. Il fornitore di dati Refinitiv ha recentemente lanciato le prime classifiche per la finanza sostenibile, che aiuteranno a individuare i titoli migliori della categoria.Infine, anche le agenzie governative vengono coinvolte. L’UE ha aperto la strada con l’approvazione della legge sulla tassonomia verde, che stabilisce il primo “elenco verde” ufficiale al mondo che classifica le attività sostenibili dal punto di vista ambientale e che è fondamentale per gettare le basi per un’Unione “climate neutral” entro il 2050. Questa legge è anche fondamentale per la creazione di una norma europea sui green bond, che è già in fase di studio e che potrebbe lanciare una sfida all’intero settore: secondo una stima meno di un quinto dell’MSCI Green Bond rispetterebbe il requisito delle norme europee sui green bond.Nel frattempo, il Recovery Fund da 750 miliardi di euro di recente approvato dall’UE potrebbe innescare un cambio di passo nella disponibilità dei green bond a basso rischio, secondo le ricerche di settore. Circa un terzo del fondo potrebbe essere rappresentato da spesa “verde”.Ma quantificare gli aspetti spesso qualitativi di queste operazioni è una sfida, e il settore è ancora agli inizi. Le agenzie che valutano le società in base ai criteri ESG possono fornire valutazioni ampiamente diverse, in base all’importanza che attribuiscono ai diversi fattori, come il settore di appartenenza, la regione di attività e le intenzioni del management.Considerate tutte le complessità della materia, agli investitori si raccomanda un approccio attento e analitico. Alcuni green bond sono più green di altri. Alcune obbligazioni societarie comuni emesse da società green saranno più “green” di quelle green. E a volte, la capacità di finanziamento comune delle società attive in settori poco puliti sarà diretta verso investimenti di valore ambientale – soprattutto se l’azienda intende cambiare radicalmente la natura delle sue attività. Raggiungere l’equilibrio tra le credenziali ambientali e i fattori sociali richiede anche un’ampia visione del mercato. Nessun singolo green bond deve essere valutato al di fuori del contesto della strategia dell’azienda emittente verso un modello di business più sostenibile ed ecologico. (abstract)

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Deutsche Bank issues first own green bond

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2020

Deutsche Bank has, for the first time, successfully placed its own green bond in the market. The bond has a tenor of six years and a volume of 500 million euros with a coupon of 1.375 percent. The proceeds of the issue will be used exclusively to refinance the bank’s own sustainable projects, such as the expansion of renewable energies. In mid-May, Deutsche Bank established the necessary framework for a green bond and also set itself concrete sustainability targets. “Issuing our own green bonds is a further building block of our sustainability strategy,” said CEO Christian Sewing. “As one of the few global financing houses, we can and want to help shape the transformation to a low-carbon economy. Green bonds for our own account and for our customers are an important instrument in this respect”. Deutsche Bank’s Green Bond Framework defines the assets with which the bond is backed and what the proceeds may be used for. “Green” assets include loans and investments in companies, assets or projects in the fields of renewable energy, energy efficiency and so-called green buildings, which are constructed according to ecological and sustainable standards. The bank’s framework follows the principles for green bonds of the International Capital Market Association (ICMA) – an industry association of capital market participants that has been the standard-bearer in the sustainable bond market since 2014. In addition, the framework also follows the latest guidelines of the Technical Expert Group on EU Taxonomy, the future classification system for sustainable investments within the European Union.

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Btp Italia o “bond guerra Covid”?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Il Ministero Economia e Finanza (Mef) ha pubblicato un comunicato stampa. Vi comunica l’emissione di un Btp Italia nei giorni 18-21 maggio prossimi, avrà una struttura cedolare identica ai titoli omonimi già in circolazione, una parte fissa ed una indicizzata all’inflazione Italia. Come per le precedenti emissioni, i primi 3 giorni di collocamento saranno riservati ai risparmiatori, l’ultimo agli investitori istituzionali.Fin qui le analogie, vediamo ora le differenze o i punti che potranno differire, visto che non vi sono informazioni in merito:
– nelle precedenti emissioni il Mef si riservava la possibilità di chiudere anticipatamente il collocamento, questa volta tutti i risparmiatori saranno soddisfatti.
– la durata è sempre stata comunicata anticipatamente, anche se a dire il vero non con un mese di anticipo, in questa occasione il Mef si lascia le mani libere per decidere negli ultimi giorni, indicando solamente che verrà rispettato il range di durata previsto, tra i 4 e gli 8 anni.
– anche il tasso minimo previsto per l’emissione verrà comunicato nei giorni immediatamente precedenti il collocamento.
– nei prossimi giorni scadrà una emissione del 2014, emessa originariamente per più di 20 miliardi di € e tuttora in essere per più di 15 mld; questo può essere il motivo per cui il Mef ha deciso di anticipare alcuni dati della prossima emissione, per avvalersi di un maggior stock di liquidità ed evitare che parte del rimborso finisca in altri strumenti.
Inutile dire che stiamo vivendo giorni che rimarranno nei libri di storia, questa emissione sarà lo spartiacque tra i collocamenti pre Covid e i post Covid.Lo Stato Italiano dovrà finanziare con l’aumento del debito pubblico spese di carattere straordinario mai sostenute in precedenza, per questo molti propongono l’emissione di Speciali Bond come avvenuto in passato per le guerre. Le opzioni sul tappeto sono molte, tassazione privilegiata, extra rendimento, bonus fiscali per i sottoscrittori. Unica certezza è che questo strumento verrà affiancato da un altro, con caratteristiche ancora da definire, rivolto unicamente al retail.
Il contesto attuale, è però profondamente diverso, se gli effetti economici della pandemia possono a ragione essere paragonati a quelli di una guerra, i mercati finanziari globali e le regole della comunità Europea a cui apparteniamo, offrono opportunità ma impongono altresì vincoli.Non dimentichiamo inoltre l’importanza della politica nazionale in tutte le scelte che si profileranno all’orizzonte: vi sarà un Mes senza regole o no? Vi sarà un “coronabond europeo” o no? Quanta sarà la pazienza della popolazione nel caso del prolungarsi dell’emergenza sanitaria con conseguente slittamento della ripartenza economica italiana e mondiale nel suo complesso? Molti sono i fattori che dovranno essere valutati da qui all’inizio del collocamento, non mi sento oggi di prendere nessuna posizione rispetto all’opportunità o meno di sottoscriverlo, ma continuerò ad aggiornarvi fino al 18 Maggio, ricordandovi però, che alla base di ogni scelta di investimento, prima di valutare le caratteristiche degli strumenti è indispensabile fare una attenta analisi degli obiettivi personali e familiari, e solo in seguito e nel rispetto di questi, prendere decisioni. (Claudio Voltolini, consulente finanziario, collaboratore Aduc)

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Bond Astaldi. Verso il pateracchio del concordato. Si può evitare di farci male?

Posted by fidest press agency su sabato, 15 febbraio 2020

Nei giorni scorsi abbiamo evidenziato come il voto sul piano e sulla proposta di concordato preventivo di Astaldi, previsto per il prossimo 26 marzo, sarà un pateracchio illegale sostenuto da chi agisce in conflitto di interessi: banche e Salini Impregilo. Per questo abbiamo invitato gli obbligazionisti a votare NO a questa proposta. Le banche Unicredit e Intesa San Paolo (che sono anche socie di Salini Impregilo) sono in conflitto di interesse: sono loro che hanno proposto il concordato e loro ad essere i maggiori creditori delle esposizioni bancarie che non sono state sufficienti ad impedire ad Astaldi di essere al punto in cui è. Nel contempo, tra gli ammessi al voto c’è pure Salini Impregilo, il gruppo di costruzioni che -se il piano verrà approvato- fagociterà Astaldi con il suo ricco portafoglio di commesse e completamente liberata dal fardello del debito. Quindi tutti questi soggetti votano su se stessi. Abbiamo ampiamente motivato questa situazione. Ci aspettavamo non proprio di essere presi in considerazione facendo magari anche rinsavire le parti che abbiamo denunciato essere in conflitto di interessi…. Se fosse accaduto avremmo dovuto darci diversi pizzicotti sulle guance per capire se eravamo svegli e se ci eravamo risvegliati nel Paese e nel mondo in cui viviamo.. ma quantomeno di mettere la pulce nell’orecchio dell’ampio “Pantheon” che ascoltiamo e leggiamo tutte le volte che sono in gioco gli interessi dei risparmiatori, il buon diritto e il risanamento di economie disastrate da una serie di “leggerezze”.
Invece NO! Silenzio assoluto!! Abbiamo sbagliato? Non crediamo, visto che al momento non ci sono arrivate comunicazioni giudiziarie che, in genere, la tipologia di soggetti coinvolti usano facilmente (2). Imbarazzo, vista la mastodonticità dei soggetti coinvolti, che vantano solidità, capacità, essenzialità, determinatezza e lungimiranza? Può darsi. Ma le cose le abbiamo scritte e auspichiamo solo che non rimangano solo per una sorta di “futura memoria” dopo che tutto quello che era previsto di male e di storto sarà accaduto.
Non ci piace la funzione di “grillo parlante”. Non siamo soddisfatti di avere previsto qualcosa che poi sarà diventato tale, ma operiamo con la consapevolezza di contribuire a non farci male; ché crediamo che vicende del genere facciano male non solo agli specifici risparmiatori e ai soggetti industriali e creditizi coinvolti, ma all’economia di tutto il Paese. Perciò siamo qui a ribadire la vicenda e le nostre osservazioni.
Purtroppo siamo consapevoli che il concordato Astaldi, ‘concordato’ in ogni minimo dettaglio, andrà avanti e tale palese violazione della par condicio tra i creditori non fermerà i soggetti che l’hanno studiata e confezionata. Il 26 marzo voteranno tutti, e voteranno a favore del piano. La votazione sarà di sicuro impugnata per questo ulteriore motivo, assieme agli altri già noti e descritti. Non si può evitare? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Assured Guaranty Wraps University of Leicester Bond Issuance

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2019

Assured Guaranty (Europe) plc (AGE)* announced that it has guaranteed principal and interest payments on £124 million of bonds issued by Freemens Common Village LLP. The bond issuance** will finance the construction of new student accommodation at the University of Leicester (the University). As a result of the guarantee from AGE, the bonds are rated AA by S&P Global Ratings. The underlying project is rated BBB-. The 45-year inflation-linked bond, which reached financial close on 2 August 2019, took advantage of low long-term rates and was issued as a private placement to UK investors.The bonds will finance a total of 1,164 new bedspaces for university students, a multi-storey car park and new teaching facilities. The halls are located on campus and are designed to house both undergraduate and postgraduate students in a wide mix of room types including en-suites, studios, micro rooms and townhouse units.Engie Regeneration Limited (Engie) will build and maintain the halls through wholly owned subsidiaries, delivering the accommodation in two phases over three years. Equitix is the main sponsor of the project company, with Engie as a co-sponsor. The University has a 10% stake in the project company.

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DLA PIPER, Mediobanca e AKIN GUMP con Bonfiglioli e Pricoa Capital Group per un bond da 125 Milioni USD

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Bonfiglioli e Pricoa Capital Group hanno sottoscritto una Shelf Facility da 125 Milioni di USD attraverso la quale il Gruppo Bonfiglioli avrà facoltà di emettere, nei prossimi tre anni, Private Placements che saranno sottoscritti da parte di Pricoa Capital Group. Questa operazione segna il primo collocamento privato di Bonfiglioli.La fase fortemente espansiva di Bonfiglioli nel mondo (ca. +25% di fatturato dal 2015) insieme al sensibile aumento di profittabilità (EBITDA: ca. +60% dal 2015) permettono a Bonfiglioli di consolidare e rafforzare l’esecuzione del piano strategico del prossimo periodo.In questo contesto, la partnership con Pricoa aggiunge un finanziatore esperto e di lungo termine alla struttura del capitale di Bonfiglioli, aumentando al tempo stesso la diversificazione dei finanziamenti dell’azienda.
Bonfiglioli è stata supportata nell’operazione da DLA PIPER che ha agito con un team multi-jurisdictions coordinato dal partner del dipartimento Finance & Projects Chiara Anceschi con il lawyer Giorgio Paludetti e composto dal partner Luciano Morello coadiuvato dal lawyer Martina Antoniutti per la parte DCM, dal partner Tony Lopez coadiuvato dal lawyer Jenny Sugden per gli aspetti US, dal partner Andrea di Dio coadiuvato da Federico D’Amelio per gli aspetti tax. Sono stati coinvolti anche i team finance & projects di Francoforte e Bratislava.Advisor dell’operazione è stato Mediobanca con l’Head of Debt Coverage Roberto Turati insieme ad Andrea Borna.Per Prudential ha agito Akin Gump Strauss Hauer & Feld per la parte US con i partners Tom O’Connor e Chip Fischer mentre NCTM con Andrea De Tomas ha gestito la parte Italiana.Settlement Agent dell’operazione e’ stato BNY Mellon assistita da Hogan Lovells.

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Bond Portugal Telecom – Oi Brasil: disponibile il ‘Form of Acceptance Notice’

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Il “Form of Acceptance Notice” si deve presentare entro il 31 agosto. Venerdì 27 luglio è avvenuto il concambio dei titoli nell’ambito del “Recuperacao Judicial” del Gruppo Oi Brasil – Portugal Telecom.I creditori che hanno individualizzato il proprio credito entro l’8 marzo scorso, e soltanto loro, trovano il documento denominato “Form of Acceptance Notice” all’interno della propria area personale nel sito internet https://www.dfkingltdevents.com, precisamente nella sezione “My Entitlements”.
Il “Form of Acceptance Notice” è il documento che attesta il credito ammesso al passivo del concordato e il valore del nuovo credito che per i “Non Qualified”, vale a dire la maggioranza degli obbligazionisti, consiste in Loans denominati in Dollari USA ed emessi per il 50% del credito ammesso al passivo.
Alcuni istituti richiedono il documento in originale, ma trattandosi di un file da scaricare nel sito internet non esiste un originale, così come non esiste ulteriore documentazione da compilare, altra cosa che viene a volte richiesta.Ricordiamo anche l’ulteriore passo da compiere da parte degli aderenti alla “Non Qualified recovery” di cui ci occuperemo a breve, ossia accedere al sito internet dell’agent del titolo posseduto per compilare la “Individual onboarding form” oppure la “Corporate onboarding form”, a seconda se persone fisiche oppure giuridiche. (Anna D’Antuono, consulente legale Aduc)

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Bce: taglia bond a 15 mld/mese fino dicembre, poi stop

Posted by fidest press agency su domenica, 17 giugno 2018

La Banca Centrale Europea ridurrà gli acquisti di titoli fatti attraverso il Qe a 15 miliardi al mese da ottobre a dicembre, per poi portarli a zero da gennaio in poi.”Una brutta notizia. L’Italia ora è nei guai. Nonostante lo slittamento da settembre a dicembre, la riduzione a 15 mld rischia di avere effetti immediati sullo spread” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Pagheremo il fatto di non aver saputo approfittare del QE e dei bassi tassi di interesse per abbattere il debito pubblico in valore assoluto. Ogni anno vanno in scadenza 400 miliardi di debito. Un punto in più di tasso di interesse, quindi, equivale ad una mini manovra da 4 miliardi” conclude Dona.

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Popolare Vicenza e Veneto Banca: come ricevere l’indennizzo per i bond subordinati

Posted by fidest press agency su domenica, 27 agosto 2017

bancaE’ stato pubblicato il regolamento che disciplina l’accesso all’indennizzo forfettario per i possessori di bond subordinati di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. I possessori di bond subordinati delle due ex popolari venete possono presentare istanza al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che gestisce le pratiche, entro il 30 settembre. E’ facile ipotizzare che il termine sarà prorogato, come avvenuto per le richieste riguardanti i titoli subordinati delle quattro banche finite in risoluzione nel novembre del 2015.Nel frequente caso di titoli cointestati, la domanda deve essere presentata da tutti i cointestatari che siano in possesso dei requisiti sopra indicati. E’ possibile presentare un’unica istanza da parte di uno dei cointestatari se corredata di apposita delega.Il rimborso per gli aventi diritto è pari all’80% cui Intesa Sanpaolo aggiunge di suo (si fa per dire, dato che ha ricevuto in regalo le due banche da parte dei contribuenti) un ulteriore 20%. La percentuale viene calcolata su un valore pari al corrispettivo pagato per l’acquisto degli strumenti finanziari subordinati al netto degli oneri e delle spese direttamente connessi all’acquisto e della differenza, se positiva, tra il rendimento degli strumenti finanziari subordinati e il rendimento di mercato di un BTP in corso di emissione di durata finanziaria equivalente oppure il rendimento ricavato tramite interpolazione lineare di BTP in corso di emissione aventi durata finanziaria più vicina.Il ristoro è destinato alle sole persone fisiche, agli imprenditori individuali e agricoli ed ai coltivatori diretti. E’ esteso ai loro eredi o coniugi, conviventi more uxorio e parenti entro il secondo grado che abbiano i bond per trasferimenti tra vivi.L’acquisto o sottoscrizione dei bond deve essere stato effettuato entro il 12 giugno 2014, data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue della Direttiva “Brrd” sui salvataggi bancari.L’acquisto deve essere avvenuto nell’ambito di un rapporto negoziale diretto dell’investitore con una delle due banche emittenti. Sono quindi esclusi tutti gli obbligazionisti che hanno sottoscritto oppure comprato i titoli presso altri intermediari, incluse le banche che facevano parte dei due gruppi Veneto Banca e Popolare Vicenza. Sono anche esclusi gli acquisti effettuati sul mercato mediante le due banche, quando queste hanno agito solo da intermediari.I titoli devono essere stati posseduti alla data del 25 giugno 2017.Ci sono poi dei parametri di natura patrimoniale oppure reddituale da rispettare. Essi sono
– Essere in possesso di un patrimonio mobiliare al 31 dicembre 2015 inferiore a centomila euro, escluso il valore dei titoli azzerati oppure:
– Disporre di un reddito complessivo ai fini Irpef anno 2014 (dichiarazione del 2015) inferiore a trentacinquemila euro.
E’ sufficiente rispettare uno soltanto dei due parametri, non per forza entrambi. Per maggiori informazioni o assistenza, gli interessati possono contattare Aduc tramite il canale Investire Informati del sito web. (Anna D’Antuono, legale consulente Aduc)

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Che cosa rimane dei “reflation trades”?

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 giugno 2017

borsa-merci-telematica-italianaA cura di Guglielmo Manetti, Vice Direttore Generale di Intermonte Advisory e Gestione, la divisione di Intermonte SIM che si occupa di risparmio gestito e advisory Analizziamo i cosiddetti “reflation trades” 7 mesi dopo l’elezione di Trump Le elezioni di Trump avevano innescato una fase rialzista delle attese di inflazione nel mondo, trascinando al rialzo i mercati e innescando una fase di switch importante da bond a azioni.
Il movimento dei mercati è stato accompagnato da un effettivo miglioramento della macro globale, in particolare in Europa (ma anche in Italia) e da revisioni al rialzo delle stime di utili, dando quindi maggiore giustificazione al rialzo dei mercati. Se migliora l’economia e migliorano gli utili delle aziende perché i mercati azionari non devono salire? Tuttavia, a distanza di 7 mesi, stiamo notando una significativa e preoccupante inversione del trend. In questo report analizziamo pertanto cosa rimane del cosiddetto reflationary trade (ovvero il movimento del mercato innescato da attese positive sull’inflazione) e vediamo quali messaggi arrivano oggi dalle principali variabili in esame: la macro, le performance dei settori/titoli e gli utili aziendali.
Partiamo dalla macro: buone notizie ma non più sorprendenti…
Le elezioni di Trump avevano innescato una fase rialzista delle attese di inflazione nel mondo, trascinando al rialzo anche molti indicatori di attività economica a livello globale, segnalando quindi un trend virtuoso e generalizzato di ripresa economica.
Una efficace rappresentazione grafica di questo trend è data dall’indice Citigroup Economic Suprise Index (CESI) che misure le sorprese positive o negative di un aggregato dei principali indicatori macroeconomici rispetto alle attese del mercato. Un indice sopra lo zero segnala un momentum macro positivo mentre sotto lo zero negativo.
Si vede come dalle elezioni americane (riga rossa) gli indici in Europa e USA siano molto migliorati, ma siano scesi di recente in Europa e addirittura crollati a -80 negli USA, un livello che non si vedeva dal 2015. (Indici Citigroup Economic Surprise Index in USA e Europa) – (fonte: Factset)

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Bond per la messa in sicurezza del territorio

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 settembre 2016

terremotoLe devastazioni e la perdita di tante vite umane, a causa dei disastri che ripetutamente colpiscono il territorio del nostro Paese, naturalmente provocano emozioni forti, suscitano diffusa solidarietà e spingono gli stessi governanti ad assumere impegni. Ciò è quanto è accaduto anche a seguito del recente terremoto.
In verità la messa in sicurezza anti sismica è un problema antico che riguarda la gran parte del territorio italiano. La semplice ricostruzione delle aree colpite e la ristrutturazione anti sismica in tutto il territorio nazionale interesserebbero non meno di 12 milioni di unità abitative con investimenti prevedibili di circa 100 miliardi di euro.
Se si aggiungesse anche l’improcrastinabile intervento di stabilità idrogeologica dell’intero Paese, allo scopo di evitare le continue e devastanti alluvioni, frane e altri deterioramenti del territorio, bisognerebbe aggiungere almeno altri 40-50 miliardi di investimenti.
Indubbiamente si tratta di cifre molto importanti. Soprattutto se si considerano anche i costi delle perdite di vite umane e delle distruzioni di proprietà e di ricchezze provocate dai vari cataclismi.
Secondo l’ufficio studi della Camera dei Deputati in 48 anni sarebbero stati spesi circa 121 miliardi di euro per ricostruire ciò che i terremoti hanno distrutto!
Ovviamente il ruolo dello Stato, anche in questi casi, è insostituibile. Non c’è libero mercato che tenga. E’ compito dello Stato garantire la sicurezza ai propri cittadini. Perciò è sacrosanto, come fa il nostro presidente del Consiglio dei ministri, chiedere che gli investimenti per la ricostruzione e per la messa in sicurezza del territorio siano posti fuori dai ristretti parametri del Trattato di Maastricht.
La dimensione degli investimenti richiesti non potrebbe essere soddisfatta da una semplice flessibilità di bilancio!
Lo Stato, secondo noi, potrebbe emettere specifiche “obbligazioni per la ricostruzione” al fine di creare liquidità da destinare esclusivamente alla realizzazione del programma di investimenti. Potrebbe essere la Cassa Deposti e Prestiti a farsene carico, al fine di non farli rientrare nell’alveo del debito pubblico. Del resto la stessa Germania usa in tale senso la sua Kreditanstalt fuer Wiederaufbau, la gigantesca banca di sviluppo tedesca che, con attivi per oltre 500 miliardi di euro, è da sempre considerata fuori dal bilancio statale. La KFW è stata il motore della ricostruzione e dello sviluppo dell’economia tedesca.
Tale scelta non potrebbe che essere condivisa perché, come noto, il debito sarebbe strettamente legato a politiche di sviluppo che creano non solo unità abitative sicure ma anche produzione, occupazione, aumento della produttività e maggiori introiti fiscali. Così lo stesso debito iniziale verrebbe in parte ripagato e creerebbe allo stesso tempo nuova ricchezza.
Ai sottoscrittori delle obbligazioni si potrebbe estendere la garanzia dello Stato fino al valore di 100.00 euro, così come avviene per i conti correnti bancari. Sarebbe una forma di forte incentivazione.
Importante che detti titoli siano di lungo termine, almeno 10 anni, con capitale nominale garantito, ad un tasso di interesse basso ma comunque superiore al tasso zero di oggi.
Un secondo strumento per sostenere i menzionati investimenti potrebbe essere simile a certi contratti di assicurazione sulle vita. Il risparmiatore verserebbe un capitale, ad un tasso di interesse stabilito, mantenendolo bloccato per un certo numero di anni. Alla scadenza avrebbe diritto alla restituzione del capitale investito più gli interessi maturati, oppure ad una rendita commisurata. In questo caso non si avrebbe alcuna emissione di obbligazioni ma si tratterebbe di “assicurazioni sulla stabilità del territorio”. Anche questo strumento potrebbe essere gestito dalla stessa CDP.
Per incentivare tali “polizze assicurative”, lo Stato potrebbe anche qui offrire una garanzia fino a 100.000 euro e altri eventuali incentivi.
Purtroppo i governi preferiscono creare un debito anonimo, e non mirato a settori specifici di intervento, perché in questo modo possono gestirlo come meglio credono, anche per coprire altri buchi di bilancio. Ma il disegno che dovrebbe stare alla base delle messa in sicurezza dell’intero territorio rappresenta una grande sfida ma anche l’opportunità di indirizzare e programmare l’economia in un modo differente dal passato, compatibile con la difesa della natura e dell’ambiente.
Naturalmente i controlli di qualità, di trasparenza e di rispetto delle regole sono fondamentali per la riuscita del progetto. Così come è indispensabile il coinvolgimento delle popolazioni interessate. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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I bond dei Paesi periferici: la scelta più efficiente in un mondo di rendimenti bassi

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 giugno 2016

graficoA cura di Yuchen Xia, Portfolio Manager in MoneyFarm. Diciassette anni dopo l’adozione della moneta unica, permangono ancora notevoli differenze tra i Paesi che hanno deciso di fare dell’euro la loro nuova valuta, divisi sostanzialmente tra un nord Europa economicamente stabile e un sud indebitato che a stento riesce a crescere. Mentre le nazioni del nord come la Germania o la Francia possono giovarsi dell’avanzo delle partite correnti, un basso tasso di disoccupazione e un’economia solida, quelle dell’Europa periferica come Italia, Grecia, Spagna e Portogallo soffrono tutte di notevoli deficit e di una grossa fetta di popolazione senza occupazione, priva di risorse economiche, quindi risparmi su cui poter contare.Nei mercati finanziari queste divisioni sono rese ancora più visibili dalla differenza nei tassi di interesse che i diversi governi riservano a chi presta loro denaro. Mentre in Germania i tassi sul debito pubblico si aggirano intorno al livello record dello 0%, in Italia si arriva all’1,43% e in Spagna all’1,47%. La Grecia ha raggiunto tassi pari al 18% durante la crisi del debito greco, per poi scendere fino al 7,6% (ancora molto alti se comparati alla Germania).Naturalmente questi tassi così elevati rispetto ai titoli di stato tedeschi, non fanno che riflettere l’alto rischio che caratterizza gli investimenti in aree economiche periferiche.In un mondo di tassi bassi i Titoli di Stato dei Paesi periferici diventano sempre più popolari.
Nonostante l’elevato grado di rischio a cui si va incontro con i titoli di stato dei periferici, gli investitori vedono nel “sud Europa” il giusto equilibrio tra rischio e rendimento se comparato ad altre asset class.
Nulla di sorprendente in realtà. Fino all’ultimo trimestre del 2015, il debole tasso di crescita, il clima di incertezza geopolitica e le politiche monetarie delle banche centrali mondiali, hanno alimentato tra gli investitori la ricerca di soluzioni in grado di generare rendimenti, di asset sicuri, di investimenti di lungo termine e titoli di stato di qualità.A marzo 2016 la BCE ha deciso di estendere il programma di quantitative easing tagliando ancora di piu’ i tassi, portando gli acquisti mensili dei titoli di Stato da 60 a 80 miliardi e inserendo nel piano anche i corporate bond (i bond denominati in euro emessi da società non finanziarie).
grafico1In particolare, per il 2016 l’offerta di nuovi titoli di stato governativi nell’Eurozona dovrebbe attestarsi secondo le stime intorno ai 744 miliardi di euro (meno dei 790 miliardi del 2015), e gli acquisti della BCE potrebbero superare le nuove emissioni, aggiungendo quindi una ulteriore pressione sui rendimenti di titoli di stato come ad esempio quelli dei bund tedeschi.
La BCE non è l’unica banca centrale ad aver adottato un piano di QE per favorire la ripresa della crescita economica, così circa un terzo degli esistenti titoli governativi dell’Eurozona ha già tassi negativi, per un ammontare pari a 10 trilioni di dollari. In questo caso gli investitori che comprano titoli governativi a tassi negativi sanno che portarli a scadenza significa andare in contro ad una perdita, per questo sperano in un profitto dato dalla vendita ad un prezzo più alto o scommettono in genere su movimenti valutari favorevoli.
MoneyFarm SIM S.p.A è una società indipendente di servizi finanziari – iscritta all’Albo Consob n. 281 e al Fondo Nazionale di Garanzia n. SIM 0429. Ad agosto 2012, la SIM è sbarcata sul web con MoneyFarm.com, aprendo la strada alla consulenza indipendente via Internet nel mercato italiano. La società guidata da Paolo Galvani e Giovanni Daprà può contare su un team di 35 professionisti di qualificato background e su oltre 50.000 utenti attivi. La mission di MoneyFarm è quella di permettere alle persone di gestire i propri soldi in maniera semplice ed efficiente e offre un servizio unico in Europa che propone la consulenza personalizzata su ETF e l’attività di trading. (foto: grafico)

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Gli italiani investono nei bond come nessun altro paese

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 aprile 2016

mini bondLondra. Cambiano i mercati, le strategie di investimento, i tassi di interesse ma la passione degli investitori italiani più maturi per le obbligazioni resta immutata. Il 27% del portafoglio medio dell’investitore italiano è infatti allocato in bond: si tratta della più alta percentuale riscontrata tra gli investitori delle principali economie a livello globale (10% in Germania, 12% in Francia, 13% in UK e Cina, 14% in Spagna, 15% in USA).La restante parte del portafoglio medio si compone poi di: liquidità (23%), azionario (19%), investimenti immobiliari (16%), oro e metalli preziosi (5%) ed investimenti non tradizionali (5%).È quanto mostrano i nuovi dati rilasciati dall’edizione 2016 della Global Investment Survey realizzata da Legg Mason Global Asset Management, uno dei principali gestori globali diversificati. L’indagine è stata realizzata in 19 paesi e ha raccolto i dati di oltre 5000 rispondenti.Secondo gli investitori del nostro paese le asset class che offriranno le migliori opportunità di investimento nei prossimi 12 mesi saranno i titoli azionari internazionali (50%) seguiti da investimenti immobiliari e azioni domestiche (43%) e poi obbligazioni internazionali (39%). Anche in questo caso, nessun paese come l’Italia considera così diffusamente i bond come una asset class su cui investire: a livello globale la media si attesta infatti al 22% e – guardando all’Europa – i valori più elevati si rilevano in Spagna (25%), Francia (24%), UK (23%) e Germania (19%).Prendendo in esame i singoli paesi, estero è anche il podio delle nazioni che rappresentano le migliori opportunità di investimento nel 2016 per gli italiani: ai primi posti troviamo infatti Usa e India (40%), Australia (35%) e Giappone (30%).
L’investitore nostrano guarda invece con preoccupazione a Cina (43%), Brasile (41%) e Russia (34%). La passione degli italiani per gli investimenti oltre frontiera è confermata dal fatto che il 30% del portafoglio medio italiano è investito fuori dai confini nazionali, rispetto a una media globale del 16%: è la più alta percentuale tra i paesi Europei (17% in UK, 19% in Francia, 15% in Germania, 16% in Spagna).Il 63% degli italiani dichiara che sarà molto più focalizzato sugli investimenti oltre confine di quanto fatto nell’ultimo anno (la più alta percentuale riscontrata tra i paesi europei oggetto d’indagine), anche se esistono alcune preoccupazioni quando si investe fuori dal mercato domestico, in particolare l’incertezza sui mercati a livello globale (54%), il rischio valuta (40%) e la mancanza di trasparenza (23%).“Non stupisce vedere confermata dal nostro studio la passione italiani per le obbligazioni, frutto di convinzioni ‘storiche’ radicate negli anni, quando l’obbligazione era sinonimo di basso rischio e rendimento sicuro. L’investitore deve però essere consapevole che il contesto di mercato odierno è molto mutato ed è caratterizzato da una forte volatilità. Il che non vuol dire che il settore del reddito fisso debba essere evitato, ma che bisogna saper scegliere – all’interno di una proposta molto vasta – su quali obbligazioni puntare. Riteniamo perciò fondamentale per gli investitori avvalersi del contributo di professionisti del risparmio gestito che li consiglino e li seguano nei propri investimenti.” dichiara Marco Negri, country head Italia di Legg Mason Global Asset Management.

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“Il credito è un bene pubblico, deve essere dato a chi se lo merita” Fa più la trasparenza del conto economico

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2016

Banca europea per gli investimenti“Non definirei i mini-bond canali alternativi. Sono canali possibilmente complementari e anche in competizione”. Così Andrea Munari, Amministratore Delegato e Direttore Generale BNL, Responsabile Gruppo BNP Paribas in Italia, intervenuto questa mattina al 7° Forum Banca e Impresa organizzato da Il Sole 24 Ore. “Le banche probabilmente in questo momento sono gli istituti, le organizzazioni più trasparenti al mondo, perché siamo sotto i radar screen di qualsiasi tipo di regulator o ente pubblico o opinione pubblica ecc. E giustamente deve essere così. Che cos’è che chiediamo e perché pensiamo che dare credito oggi anche con i tassi bassi possa essere assolutamente profittevole? La stessa cosa. Le aziende che oggi possono essere finanziate, indipendentemente dal canale bancario o dai canali alternativi, sono sempre le stesse. Non è che un canale alternativo riesce a finanziare delle aziende diverse. – continua Munari dal palco del Sole 24 Ore – Noi dobbiamo cominciare a ragionare sul fatto che le aziende top rated non sono necessariamente solo le aziende che in quel momento hanno una determinata profittabilità, ma hanno tutta una serie di caratteristiche che sono veramente low cost: una governance molto più trasparente, amministratori indipendenti nei consigli, un livello di capitalizzazione leggermente più alto del solito”. Nel corso del suo intervento al 7° Forum Banca e Impresa del Sole 24 Ore, l’Amministratore Delegato e Direttore Generale BNL, Responsabile Gruppo BNP Paribas in Italia Andrea Munari ha affermato che “Il credito è un bene pubblico: deve essere dato a chi se lo merita. Noi abbiamo finanziato aziende industriali soprattutto sulla base di progetti che riteniamo credibili e che avevano di partenza una struttura magari non perfettamente equilibrata, certamente prendendo in considerazione un premio a rischio più alto. Io credo che per poter dare modo alla banca piuttosto che all’investitore (di fare credito, ndr) l’azienda deve spiegarsi, deve comprendere che più è trasparente nei confronti dell’interlocutore finanziatore, più è facile ottenere il credito”. Alla domanda se faccia più la trasparenza del conto economico, Munari conclude: “Io non ho dubbi su questo, è un mantra, ripaga sempre alla fine”.

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Argentina: Tango bond

Posted by fidest press agency su martedì, 4 maggio 2010

E’ stato pubblicato il prospetto informativo relativo all’offerta pubblica di scambio dei bond promosso dalla Repubblica Argentina e relativo ai titoli non scambiati nell’offerta del 2005. L’offerta è sostanzialmente simile a quella del 2005 e prevede due opzioni: discount e par. Nel primo caso si ricevano titoli scadenti nel 2033 con un valore nominale pari al 33,7% del valore di scambio delle obbligazioni esistenti ed un tasso d’interesse del 7,82. Nel secondo caso si riceveranno titoli per un valore nominali pari al valore di scambio, ma i titoli hanno una scadenza più lunga, 2038, ed un tasso più basso pari al 2,26% fino al 2018, poi 3,38% fino al 2028 e poi il 4,74% fino alla scadenza.In entrambi i casi vengono riconosciuti una parte di interessi non percepiti, nel caso dell’offerta discount l’ammontare ricevuto è in titoli, nel caso dell’offerta PAR in denaro. Ovviamente gli interessi pagati in denaro, a parità di titoli scambiati, sono inferiori rispetto a quelli pagati in titoli.Il prospetto informativo completo è reperibile anche sul sito della Consob a questo indirizzo: http://www.consob.it/main/documenti/ opa_be/2010/ opa04_2010_2.htm Nel 2005, quando l’Argentina propose la prima offerta pubblica di scambio, noi usammo la metafora del “dilemma del prigioniero” ovvero quella situazione tipica, studiata in economia, nella quale l’esito di una scelta dipende dal comportamento degli altri. In questo caso, non si può parlare di dilemma del prigioniero. Nel 2005 un fallimento dell’offerta di scambio (improbabile, ma possibile) avrebbe avuto come conseguenza possibile un cambiamento dell’offerta stessa. Oggi questa ipotesi è da escludere e l’unica alternativa sarebbe la strada giudiziaria contro la Repubblica Argentina. Consigliamo, quindi, chi non ha aderito all’offerta del 2005 di farlo ora. (fonte Aduc)

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Bond: Insolvenza argentina

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2009

I risparmiatori italiani creditori del governo argentino si rivolgono ai  Deputati della Repubblica Italiana per “prendere decisioni tali che la portino  a rispettare le obbligazioni contratte con i 450.000 cittadini italiani. L’Argentina ha tentato e sta tentando, finora riuscendoci in tutte le maniere, di sottrarsi alle sentenze emesse negli Stati Uniti e in Germania, sedi delle giurisdizioni che lei stessa ha scelto. La Corte Costituzionale di Germania ha sentenziato che l’Argentina non è in stato di emergenza e necessità come pretestuosamente dichiarato e in ogni caso non lo può far ricadere su privati cittadini . Infatti le ricchezze naturali argentine sono enormi in tutti i campi, dal bestiame all’agricoltura, dalle miniere di materiali speciali al petrolio. Alcuni cittadini ricorsi alla Corte di Francoforte hanno visto riconosciuto il diritto di ricevere il capitale e gli interessi pattuiti. Sentenze esecutive  a cui il paese si sottrae”.

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