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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Per le PMI opportunità di finanziamento con la Borsa

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Buone notizie per le PMI che intendono quotarsi in Borsa: la Legge di Bilancio 2018 (articolo 1, commi 89-92) ha introdotto il credito d’imposta sul 50% delle spese di consulenza relative alla quotazione sostenute tra l’1.1.2018 e il 31.12-2020. Utilizzabile esclusivamente in compensazione, tale credito è valido per tutte le tipologie di quotazione, con o senza aumento di capitale, sui mercati europei regolamentati e non. L’ammontare complessivo del credito è di 80 milioni di euro ed è stato stimato che potranno usufruire di questa agevolazione un minimo di 160 imprese nell’arco del triennio. Per ciascuna è previsto un tetto massimo di 500.000 euro.
Sono ammissibili al credito d’imposta un ampio elenco di voci:
– attività sostenute per iniziare il processo di IPO (Inital Public Offering), tra cui l’implementazione e l’adeguamento del sistema di controllo di gestione, l’assistenza dell’impresa nella redazione del piano industriale, il supporto all’impresa in tutte le fasi del percorso funzionale alla quotazione nel mercato di riferimento;
– attività svolte in fase di ammissione alla quotazione per attestare l’idoneità dell’azienda all’ammissione e permanenza sul mercato;
– azioni necessarie per collocare presso gli investitori le azioni oggetto di quotazione;
– attività finalizzate a supportare la società emittente nella revisione delle informazioni finanziarie storiche o prospettiche e nella conseguente preparazione di un report, incluse quelle relative allo svolgimento della due diligence finanziaria;
– assistenza della società emittente nella redazione del documento di ammissione e del prospetto o dei documenti utilizzati per il collocamento presso investitori qualificati o per la produzione di ricerche così come definite nell’articolo 3, comma 1, numeri 34 e 35 del Regolamento UE n. 596/2014;
– attività riguardanti le questioni legali, fiscali e contrattuali (ad esempio, la definizione dell’offerta, l’analisi del prospetto informativo o documento di ammissione o dei documenti utilizzati per il collocamento presso investitori qualificati, la due diligence legale o fiscale e gli aspetti legati al governo dell’impresa);
– comunicazione necessaria a offrire la massima visibilità dell’azienda e a divulgare l’investment case tramite interviste, comunicati stampa, eventi e presentazioni alla comunità finanziaria.
Le spese possono consistere in un importo fisso pattuito in precedenza, oppure possono dipendere parzialmente dal successo della quotazione. Dovranno essere attestate dal Presidente del collegio sindacale, oppure da un Revisore legale iscritto nel registro dei revisori legali, o da un professionista iscritto nell’albo dei Dottori commercialisti e degli esperti contabili. Per usufruire dell’agevolazione le PMI dovranno inviare una richiesta per via telematica nel periodo compreso tra il 1° ottobre dell’anno in cui è stata ottenuta la quotazione e il 31 marzo dell’anno successivo. Il riconoscimento dell’agevolazione (con indicazione dell’importo spettante), o il rifiuto, sarà comunicato alle PMI nei 30 giorni dal termine ultimo.

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J.P. Morgan Private Bank: Commento sul mercato azionario

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 febbraio 2018

borsa-merci-telematica-italianaCommento di David Stubbs – Chief Client Investment Strategist di J.P. Morgan Private Bank: sul mercato azionario: “Le discese occasionali del mercato fanno parte del panorama degli investimenti azionari. In effetti, in un dato anno solare, la maggior parte dei mercati azionari subisce un pullback di almeno il 5% per tre volte. Con le banche centrali orientate a una graduale rimozione degli stimoli e il rialzo energico dei mercati azionari negli ultimi mesi, era probabile che a un certo punto la volatilità ritornasse sui mercati.Anche se la volatilità del mercato potrebbe rimanere elevata, siamo incoraggiati dalla solidità del contesto macroeconomico e dai buoni fondamentali economici nei principali mercati in cui investiamo. L’espansione dell’economia globale si basa sia sull’aumento della spesa in conto capitale da parte delle imprese sia sulla spesa dei consumatori alimentata da livelli di disoccupazione molto bassi. In una prospettiva globale, vediamo che tutte le principali regioni godono di buona salute. L’indice Eurozone Composite Purchasing Managers è il più alto degli ultimi 11 anni, in Cina i sondaggi sulla fiducia delle imprese e dei consumatori sono a livelli molto positivi e negli Stati Uniti l’economia sembra destinata a sperimentare un’ulteriore espansione senza grandi eccessi apparenti e a trarre vantaggio della riforma fiscale. Questa solidità economica suggerisce che vi saranno probabilmente ulteriori significativi aumenti degli utili societari in tutte le principali regioni.In effetti, sebbene tale solidità economica aiuti i fondamentali aziendali, potremmo ora entrare in un periodo in cui i mercati si adegueranno al quadro economico più luminoso e alle prospettive di tassi di interesse più elevati. Questo potrebbe indicare un ritorno alla normalità piuttosto che significare che il ciclo economico stia finendo in un modo che rappresenta una vera minaccia per i mercati azionari”.

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Report dell’Osservatorio Immobiliare Digitale

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

borsaL’Osservatorio Immobiliare Digitale (OID) presenta il Report sul mercato residenziale degli USA, realizzato in collaborazione con Opisas, società internazionale specializzata nella vendita ed intermediazione di investimenti immobiliari all’estero. Le vendite di giugno 2017 hanno fatto registrare un incremento dell’1.7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Degno di nota anche l’aumento del prezzo mediano di vendita degli immobili: +7.5% (sempre giugno 2017 su stesso mese 2016). Il Report, oltre a presentare un novero di dati interessanti e inediti, analizza anche la portata degli investimenti stranieri negli USA, in fortissima crescita, trainati dalla Cina. Presente anche l’Italia, al decimo posto.
“L’analisi del mercato residenziale statunitense – dichiara Diego Caponigro, Presidente OID e CEO di ReGold.it – è un importante insight per la valutazione e lo studio della situazione economica globale. Il Report si focalizza infatti anche sul costante e crescente interesse da parte degli investitori internazionali per questo mercato”. “Siamo molto orgogliosi – aggiunge Christian Calusa, CEO e Founder di Opisas – che OID ci abbia chiesto di collaborare a questo Report. La certificazione riconosciuta ad OPISAS (e attribuita da OID) sul processo di acquisto sul mercato immobiliare americano è un riconoscimento che ci riempie di soddisfazione. Sono molto orgoglioso dei traguardi che OPISAS ha raggiunto negli ultimi anni all’estero, dove ormai collaboriamo con diverse associazioni di categoria che ci considerano un partner serio ed affidabile per i propri associati.”

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Investimenti: i Pir fanno bene alla Borsa italiana

Posted by fidest press agency su domenica, 27 agosto 2017

La_Borsa_-_Dettaglio_-_Foto_di_Giovanni_Dall'OrtoI Piani Individuali di Risparmio (Pir) stanno sostenendo la Borsa italiana, che da inizio anno è una delle più brillanti del continente, e continueranno a farlo almeno fino alle prossime elezioni, ma non è tutto oro quel che luccica. Lo hanno sostenuto Gilberto Bassi, partner manager di Copernico Sim, Mario Fumei, private banker e Pierluigi Lotti, consulente finanziario, intervenuti al quarto e ultimo appuntamento di Economia sotto l’ombrellone 2017 sul tema: “Investire in un mondo che cambia fra crisi bancarie e crescita delle Pmi”, organizzato al Beach Aurora di Lignano Pineta da Eo Ipso Comunicazione ed Eventi e moderato dal giornalista Carlo Tomaso Parmegiani.I Pir, introdotti con l’ultima legge di bilancio, sono “contenitori di strumenti finanziari” nati con l’obiettivo di veicolare i risparmi delle famiglie verso le imprese italiane e in particolare verso le piccole e medie imprese, ossatura dell’economia italiana che fa gola ai capitali stranieri. «Si tratta di fondi comuni di investimento – ha spiegato Gilberto Bassi – che devono investire il 70% del loro capitale in strumenti sia azionari, sia obbligazionari di aziende italiane o con stabile organizzazione in Italia e di questo 70%, il 30 % deve essere investito in aziende medio piccole che sono, poi, la stragrande maggioranza delle imprese italiane e che fanno più fatica a trovare accesso al credito e a sostenere la competizione globale. Una bella idea, dunque, tanto più che c’è l’aggiunta del “regalo” dell’assenza di tassazione sui guadagni dopo cinque anni». La capitalizzazione di Borsa in Italia infatti, ha fatto notare Bassi, era di 418 miliardi nel 2016, e i Pir hanno raccolto circa 3 miliardi (con prospettive in netta crescita). «Peccato, però –ha commentato Bassi–, che le aziende che da inizio anno si sono quotate in borsa nel segmento dedicato alle Pmi (cioè quelle che avrebbero dovuto essere le maggiori utilizzatrici del Pir), siano solo sette, che con il collocamento hanno raccolto solo 188 milioni. Il che vuol dire che i soldi raccolti con i Pir sono prevalentemente serviti a comprare azioni di aziende già quotate».
Al di là della comunque interessante opportunità offerta dai Pir, i tre relatori nel tracciare lo scenario complessivo dell’anno che ci attende e delle opportunità di investimento, hanno dipinto un quadro molto complesso e da affrontare con prudenza, legato alle politiche statunitensi e ai riflessi di un possibile calo del mercato borsistico Usa dopo otto anni di crescita continua, ma anche a varie questioni aperte come la crescita cinese che rallenta, ma continua a ritmi imponenti, la politica giapponese che tiene lo yen molto basso per rilanciare le esportazioni, gli effetti della Brexit, che deve di fatto ancora avviarsi, sia sulla Gran Bretagna sia sull’Europa, e via dicendo. Anche sull’Italia, pur di fronte a una delle borse più brillanti del continente negli ultimi tempi (ma che ha perso il 28% negli ultimi dieci anni a fronte di un +55% di Francoforte, +38% di Parigi, + 14% di Madrid, +89% mondiale e +136% del Nord America) e nonostante qualche segnale di ripartenza del Pil, i tre relatori hanno consigliato un atteggiamento di prudenza perché il Paese continua ad avere un debito pubblico in crescita, nonostante i tassi bassi; una politica economica incerta; una burocrazia asfissiante. Per questo Lotti, Fumei e Bassi hanno suggerito agli investitori di evitare il “fai da te”, affidandosi a chi riesce ad avere uno sguardo più globale e la necessaria flessibilità per agire su mercati in continuo cambiamento, nonché l’indispensabile cultura finanziaria.Proprio sulla mancata cultura finanziaria degli italiani (37esimi in Europa) si è concentrata la seconda parte del dibattito. «Purtroppo in Italia – ha sostenuto Fumei – gli investitori per decenni hanno vissuto con i titoli del debito pubblico che rendevano molto, erano i famosi Bot-people, che non hanno avuto bisogno di conoscere a fondo i processi di investimento. In più c’è stato uno scarso interesse del sistema bancario a diffondere una cultura finanziaria che avrebbe sicuramente potuto penalizzare i ricavi delle banche stesse. Questo rischia di rivelarsi deleterio per ciò che potrebbe succedere sulle obbligazioni se, come è prevedibile, aumenteranno i tassi di interesse: molti confidano sull’assenza di rischio delle obbligazioni e dei titoli governativi, mentre in caso di un aumento dei tassi si troveranno ad affrontare perdite anche ingenti se dovranno vendere i titoli».
In conclusione i tre relatori hanno illustrato ai presenti le possibilità per i giovani di intraprendere un’attività nel settore finanziario sostenendo che si tratta di lavori che offrono opportunità decisamente interessanti e remunerative, ma che richiedono una passione, una preparazione di base di livello universitario molto solida, nonché aggiornamento e studio continui.

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È veneta la prima società in Europa quotata alla Borsa di Malta

Posted by fidest press agency su sabato, 15 aprile 2017

maltaMalta. È la veneta SFA S.p.A. la prima società in Europa ammessa al mercato Prospects, lanciato lo scorso anno dal Malta Stock Exchange e creato appositamente per facilitare il reperimento di capitale di rischio e di capitale di debito per le piccole e medie imprese europee. Si tratta di un’importante opportunità di finanziamento per le imprese a vocazione internazionale, che consente un canale alternativo al sistema bancario nel reperimento di risorse finanziarie finalizzate al sostegno dello sviluppo del business.
Con sede a Pianiga, nel Veneziano, l’azienda è attiva nel settore dello smaltimento di amianto friabile e delle bonifiche ambientali, settore in forte sviluppo ma particolarmente difficile per l’expertise professionale richiesto agli operatori del settore. A condurre l’operazione di quotazione al mercato Prospects è stata Demetra Corporate Advisors Ltd, in qualità di advisor accreditato da Malta Stock Exchange, con il supporto di Cortellazzo&Soatto, studio integrato ACB Group. Un percorso durato tre mesi di attività volte alla predisposizione del piano strategico, industriale ed economico-finanziario, agli adeguamenti statutari, all’analisi dei rischi, l’attività di due diligence e di verifica sulla corporate governance e, infine, la procedura di ammissione.
Grazie all’iniezione di liquidità che seguirà alla quotazione, SFA spa potrà dare attuazione al proprio piano di sviluppo strategico, portando il valore della produzione 2016 di circa 3 milioni di euro ai circa 5 milioni previsti per l’esercizio 2019. Ciò significherà, di pari passo, un incremento della base occupazionale e della redditività aziendale, consentendo in seguito anche di procedere a future acquisizioni. L’operazione garantirà inoltre un deciso rafforzamento della reputazione aziendale nei confronti di tutti i principali stakeholder.La quotazione di SFA è stata presentata come case history nel corso di due recenti seminari promossi da Demetra Corporate Avisors Ltd con il patrocinio di Confindustria Padova (23 marzo) e Confindustria Romagna (24 marzo) ai quali ha partecipato anche Malta Stock Exchange.

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Perché i costi sono fondamentali negli investimenti finanziari

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

borsaLa relazione fra costo pagato e qualità del prodotto/servizio ricevuto, pur con notevoli eccezioni, è un fatto del quale ciascuno di noi ha avuto più volte esperienza diretta. In genere, un prodotto di grande qualità costa di più di un prodotto di scarsa qualità.
Si può dire la stessa cosa anche per i prodotti/servizi finanziari?
La risposta veloce è un “NO” secco e forte. Vediamo perché?
La triade: rischio-rendimento-costo. In finanza esiste un rapporto ineliminabile fra rischio e rendimento atteso (da ribadire l’aggettivo “atteso”). A maggior rendimento atteso corrisponde un aumento del rischio.
Quando sottoscriviamo un prodotto finanziario o acquistiamo uno strumento finanziario lo facciamo puntando ad un certo rendimento atteso. Per far tentare di ottenere un certo rendimento atteso dobbiamo sopportare un certo livello di rischio. Se, nel sottoscrivere un prodotto finanziario subiamo dei costi, il rendimento atteso al quale possiamo puntare, a parità di rischio, sarà necessariamente inferiore. Il costo, quindi, diminuisce direttamente la “qualità” di ciò che vogliamo “comprare” cioè un certo livello di rischio/rendimento. In pratica è come se andassimo dal fruttivendolo a comprare 10 mele e qualcuna di queste fosse già morsa dal fruttivendolo.
L’industria del risparmio gestito “giustifica” questi costi con la “favola del bravo gestore” cioè la presunta capacità di battere il mercato producendo un rendimento maggiore a quello del mercato a parità di rischio. La narrazione che propongono i venditori della finanza è più o meno la seguente: un gestore professionista che si occupa dei tuoi risparmi è in grado di tirare fuori dai mercati un rendimento maggiore di quello medio, per questo si fa pagare. Purtroppo è statisticamente dimostrato che questa presunta capacità di estrarre maggiore rendimento a parità di rischio è semplicemente una favola. A parità di rischio, mediamente, a causa dei costi, si ha un diminuzione del rendimento netto.
In sintesi, quindi, il costo nei prodotti finanziari diminuisce direttamente la “qualità” del prodotto stesso, ovvero lo scopo per il quale lo sottoscriviamo.
Questa è la ragione più diretta per la quale in finanza maggior costo non significa maggior qualità ma l’esatto opposto.
L’incidenza dei costi nel servizio di consulenza
Oltre a fare un danno diretto, come abbiamo visto, nel settore degli investimenti finanziari i costi provocano un danno ancora più grave: influenzano le informazioni che gli investitori ricevono.
I vari venditori della finanza, ovvero i promotori finanziari (che adesso si fanno chiamare “consulenti”, ma rimangono agenti di commercio a tutti gli effetti) ed i bancari che si occupano di suggerire come investire i soldi dei clienti, non sono affatto liberi di proporre ciò che è realmente nell’esclusivo interesse dei clienti. Tutte queste persone consigliano gli investitori sulla base delle informazioni che ricevono dagli stessi intermediari che li pagano. Molto spesso, quindi, non è neppure una questione di mala fede di questi venditori. Le informazioni fuorvianti (quando non proprio ingannevoli) che danno ai clienti derivano da un mix di informazioni sbagliate che loro per primi ricevono dalle banche e varie pressioni commerciali.
Proprio a causa dei costi, agli investitori vengono proposte solo i prodotti tendenzialmente più costosi o comunque quelli che in quella fase sono incentivati dagli intermediari attraverso la propria rete di vendita.
Questo fa si che, di fatto, gli investitori non ricevano una vera consulenza finanziaria basata sui propri bisogni. Al contrario, nel migliore dei casi ricevono informazioni fuorvianti, nel peggiore ricevono informazioni false ed ingannevoli.
L’assenza di una vera consulenza finanziaria implica un danno ancora maggiore rispetto al minor rendimento dovuto ai costi. Il fatto di sottoscrivere prodotti o strumenti finanziari senza una vera consulenza finanziaria ed in presenza di informazioni fuorvianti fa sì che questi prodotti vengano utilizzati male. I clienti tendono a prendere più rischi di quelli che si potrebbero permettere e quando si accorgono che le cose vanno male si spaventano anche oltre il necessario e magari vendono nei momenti peggiori.Le statistiche dimostrano che i rendimenti dei fondi comuni d’investimento sono molto superiori della media dei rendimenti effettivamente percepiti dai clienti. Questo può apparire illogico e contraddittorio, ma è la pura realtà ed è causato dal momento in cui questi fondi sono sottoscritti e riscattati. Dire che un fondo negli ultimi 3 anni ha avuto un rendimento medio annuo, mettiamo, del 5% non significa che i loro sottoscrittori abbiano avuto lo stesso rendimento. Solo l’ipotetico sottoscritto che ha sottoscritto esattamente tre anni fa ed ha mantenuto le stesse quote fino ad oggi ha ottenuto quel rendimento. In genere, però, i fondi vengono sottoscritti nel momento peggiore, quando cioè i prezzi sono molto elevati, perché quando i fondi vanno bene è più facile per i venditori convincere i clienti a sottoscriverli. Viceversa i fondi vengono abbandonati quando vanno male. Le statistiche sulle sottoscrizioni e sui riscatti dei fondi comuni sono impietose. I pochi studi che sono stati pubblicati in materia indicano che il momento in cui i clienti sottoscrivono e disinvestono i fondi comuni d’investimento diminuisce il rendimento medio, rispetto a quello del fondo, di oltre il 2% all’anno! Questo è un problema molto più grande dei costi in sé, ma indirettamente deriva dal problema dei costi del risparmio gestito.

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Digital Magics: accordo con Innogest e i soci di Withfounders, che entreranno nel capitale dell’incubatore

Posted by fidest press agency su sabato, 24 dicembre 2016

La_Borsa_-_Dettaglio_-_Foto_di_Giovanni_Dall'OrtoDigital Magics, business incubator quotato sul mercato AIM Italia di Borsa Italiana (simbolo: DM), ha sottoscritto nella serata di ieri un accordo industriale con Innogest, uno dei più importanti fondi italiani di venture capital, specializzato in investimenti early stage, guidato da Claudio Giuliano e con gli altri soci di Withfounders, acceleratore seed fondato, insieme a cinque business angel e imprenditori seriali italiani, da Giulio Valiante (già coinvolto in operazioni di successo come Buongiorno-Vitaminic, SaldiPrivati, Jobrapido, Glamoo e Volagratis).A seguito dell’accordo, Digital Magics diventa il primo socio di Withfounders, con una quota del 35% del capitale della società. La partnership strategica siglata con i soci di Withfounders contribuirà pertanto anche alla crescita del valore del portfolio delle partecipate di Digital Magics, che si arricchisce, indirettamente, delle 13 startup in cui Withfounders ha già investito, insieme a società di venture capital e business angel, e che hanno registrato nel 2015 un fatturato aggregato superiore ai 15 milioni di Euro. L’accordo, inoltre, consoliderà e accelererà maggiormente il rapporto di collaborazione, già avviato, fra l’incubatore e Innogest, potenziando ulteriormente le attività di finanziamento e di sviluppo delle startup innovative di Digital Magics. L’ampliamento della compagine sociale di Digital Magics con l’ingresso di Innogest e di alcuni soci di Withfounders, consolida definitivamente la leadership del più importante incubatore italiano con la vocazione al “Digital Made in Italy”. L’accordo prevede la proposta all’Assemblea di Digital Magics (31 gennaio 2017) di un aumento di capitale con esclusione del diritto di opzione, riservato a Innogest e ai soci di Withfounders, da sottoscriversi in parte in natura con il conferimento del 35% di Withfounders (di cui il 28,8% da parte di Innogest) e in parte in denaro per circa Euro 600.000 (di cui Euro 500.000 da parte di Innogest)

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I mercati finanziari sono complicati? Magari…

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Mag 2016

La_Borsa_-_Dettaglio_-_Foto_di_Giovanni_Dall'OrtoSpesso mi dicono che i mercati finanziari sono complicati, intendendo con questo termine “difficili da capire”.Tecnicamente, i mercati finanziari non sono complicati, sono complessi. Complesso, complicato e semplice sono termini che vengono tutti dalla stessa radice indoeuropea plek (parte, piega, intreccio). Da plek vengono i verbi latiniplicare (piegare) e plectere (intrecciare) così come il suffisso plex (parte). Un orologio, ad esempio, è un sistema molto complicato, ma non complesso. Una cellula è un sistema incredibilmente complesso perché al suo interno avvengono moltissime reazioni frutto dell’interazione non lineare di tantissime parti.
Perché è così importante distinguere ciò che è complesso da ciò che è solo complicato? Perché abbiamo bisogno di un armamentario teorico e di strumenti completamente diversi per studiarli e trarne le adeguate conseguenze.
Per poter studiare la realtà gli studiosi costruiscono dei modelli. I modelli sono una rappresentazione, in genere formalizzata da formule matematiche, di una porzione di realtà. Ad esempio in economia si parla di “equilibrio fra domanda ed offerta” per indicare un modello in base al quale all’aumentare dell’offerta il prezzo scende, all’aumentare della domanda il prezzo sale fino a quando si dovrebbe raggiungere un equilibrio fra le due cose. Questo è un pezzo del classico modello, costruito con banalissime equazioni di primo grado, sul quale si fonda tutta l’economia e quindi la finanza.
Qualsiasi modello, nessuno escluso, è necessariamente una semplificazione della realtà. Deve rappresentare in qualche modo un compromesso tra l’essere efficiente (cioè facile da utilizzare) ed efficace (cioè descrivere nel modo più rappresentativo possibile la realtà).Prima dell’avvento dei computer, tutta la scienza si basava su modelli non complessi i quali sono molto efficienti, ma anche poco efficaci. I modelli tradizionali, in sostanza, sono delle banalizzazioni della realtà. In ambiti nei quali l’interazione reciproca delle componenti è trascurabile (come la fisica classica) questi modelli funzionano molto bene. Ma per la grande maggioranza dei sistemi che ci circondano nel mondo reale, cioè per tutti i sistemi complessi, questa banalizzazione non funziona, spesso ci trae in inganno.Ad esempio, il modello del gas perfetto, costruito tra la fine del 1600 e l’inizio del 1800, prevede che il fluido sia del tutto privo di vischiosità. A causa di questa eccessiva semplificazione, non spiega il fenomeno della turbolenza.
Analogamente, la teoria economica tradizionale, per poter utilizzare formule matematiche gestibili con gli strumenti pre-informatici, ha costruito un modello il quale prevede agenti economici razionali, una concorrenza perfetta, assenza di vincoli all’impiego delle risorse e altre ipotesi assolutamente irreali.Non dovremmo stupirci del fatto che gli economisti non sono in grado di prevedere le crisi! Abbiamo escluso tutti i fattori di turbolenza dal modello che analizziamo e ci stupiamo del fatto che non comprendiamo perché nel mondo reale le cose vadano molto diversamente dal modello teorico?
Con l’avvento dell’informatica siamo in grado di studiare fenomeni complessi attraverso modelli (sia multi-agente, sia multi-fattoriali) complessi, ma purtroppo questa innovazione ha due problemi: 1) è ancora relativamente giovane e 2) è piuttosto “costosa” (non solo e non tanto in termini economici, quanto in termini di difficoltà di utilizzo).
Nel mondo scientifico però il problema dei modelli eccessivamente semplificati è un tema ormai assodato. A partire dagli anni ’70 si è sviluppata una “cultura della complessità” la quale ha anche implicazioni filosofiche molto rilevanti, potremmo dire al pari della fisica quantistica.Purtroppo in quasi tutti i campi – finanza compresa – siamo vittime di quella che io chiamo la “sindrome QWERTY”. Nelle prime macchine da scrivere, se si scriveva troppo velocemente i martelletti dei tasti si incastravano tra di loro. L’ing. Christopher Scholes, nel 1864 brevettò la disposizione dei tasti “QWERTY” perché rallentava i dattilografi evitando così che i martelletti s’incastrassero.A distanza di oltre 150 anni continuiamo ad usare ancora una disposizione dei tasti volutamente scomoda semplicemente perché è difficile cambiare! E’ faticoso cambiare anche – e soprattutto – perché c’è tutto un ecosistema attorno a quella scelta che tende a bloccare il cambiamento.Questo principio vale anche per i modelli scientifici che sono chiaramente inefficaci (ma molto efficienti).
L’errore di fondo dei modelli matematici che continuiamo ad utilizzare in finanza è facilissimo da comprendere: tutti i modelli non includono nelle loro formule il fatto che le scelte degli operatori economici si auto influenzano in circoli viziosi o virtuosi. Questo aspetto, apparentemente banale, cambia tutto!Crisi come quella del 2008 sono state causate anche grazie al fatto che i modelli matematici sui cui si basano praticamente tutti gli operatori nei mercati finanziari sono nati prima dell’arrivo della Teoria della Complessità e resistono ancora oggi, sebbene siano chiaramente inefficaci.
Praticamente tutti i prodotti e servizi offerti ai risparmiatori continuano ad essere fondati su questi modelli. Quando si acquista, ad esempio, un fondo comune d’investimento, una gestione patrimoniale, ecc. si sta comprando anche una metodologia d’investimento fondata su modelli palesemente non rappresentativi della realtà. Questi prodotti contribuiscono a creare turbolenze e disequilibri sui mercati.A livello sistemico il fatto di non utilizzare modelli complessi implica che non abbiamo strumenti per prevenire le crisi finanziarie. I modelli che usano la teoria economica classica non sono in grado di spiegare le crisi per il semplice fatto che sono basati sul concetto di equilibrio. Tutti i fattori che causano le crisi sono escluse dal modello per semplificarlo in modo sufficiente da utilizzare una matematica lineare.Ciò implica che i regolatori del mercato stesso, come è evidente in questa fase, adottino politiche le quali creano il terreno affinché si manifestino nuove turbolenze finanziarie. Se adottassimo modelli complessi per rappresentare i mercati, potremmo anche immaginare nuove regole di scambio nei mercati finanziari che riducano enormemente le perturbazioni, ma siamo distanti anni luce da queste conquiste.A livello individuale, invece, il fatto che in finanza si continui ad utilizzare modelli così vecchi espone il singolo risparmiatore a continui pericoli. Il risparmiatore medio, oggi, si trova nella condizione di un malato nelle mani di un medico del 700 che ignora concetti fondamentali di fisiologia dell’organismo e prescrive salassi per curare la quasi totalità delle malattie.
Abbiamo visto che i mercati finanziari non sono semplicemente complicati, ma sono bensì complessi, nonostante il fatto che i modelli sui quali si basano tutti coloro che vi operano, compresi i regolatori, ignorino questo aspetto assolutamente fondamentale. Che fare allora, sapendo questo?La prima cosa è non credere alle favole che ci racconta l’industria del risparmio gestito (come quella del “bravo gestore”) e usare gli strumenti finanziari con grande prudenza partendo dal concetto che il primo obiettivo in finanza è evitare le grandi perdite. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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KHB Shanghai Kehua Bio-Engineering acquisisce l’italiana Technogenetics

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2015

Milano. KHB shanghai-china Kehua Bio-Engineering Co., Ltd quotata alla Borsa di Shenzhen e uno dei più importanti produttori di kit per la diagnostica in vitro in Cina, ha annunciato oggi la firma dell’accordo con Technogenetics, dinamica azienda italiana nel campo dell’immunodiagnostica con sede a Lodi. KHB acquisisce Technogenetics e gli asset della diagnostica in vitro di Altergon Italia, azienda che sviluppa innovative formulazioni farmacologiche e nuovi principi attivi per uso farmaceutico.Secondo i termini dell’accordo, KHB Shanghai Kehua Bio-Engineering Co ha acquisito il 100% di Technogenetics con un investimento di 28,8 milioni di Euro: 18,8 milioni per l’acquisizione e i restanti 10 milioni destinati allo sviluppo aziendale nei prossimi 18 mesi. Da questo accordo nasce una nuova azienda, Technogenetics Holding, che integra l’innovativa attività di ricerca nell’immunodiagnostica di Technogenetics con i 30 anni di esperienza nella produzione di kit per la diagnostica in vitro di KHB Shanghai Kehua Bio-Engineering Co. In seguito all’acquisizione di Technogenetics da parte di KHB, Altergon Italia integrerà nella nuova azienda il suo spin-off di diagnostica in vitro, che include un centro di Ricerca & Sviluppo a Morra de Sanctis in provincia di Avellino e altre due sedi in Cina a Qingdao e Shenzhen. Il capitale azionario di Technogenetics Holding sarà detenuto per l’80% da KHB e per il rimanente 20% da Altergon.“Siamo molto soddisfatti di questo accordo con Technogenetics, che è una delle più innovative aziende italiane di immunodiagnostica. Questo accordo segna un ulteriore successo commerciale nella nostra strategia di partnership”, afferma Mr Tang Weiguo, Presidente di KHB Shanghai Bio-Engineering Co.. “Sono fermamente convinto che l’esperienza di Technogenetics nel campo della diagnostica in vitro possa contribuire allo sviluppo di prodotti innovativi e di valore per il mercato cinese e offrirà a KHB Shanghai Bio-Engineering Co. nuove opportunità di business nei mercati europei e del Nord America”.“Questo accordo con KHB Shanghai Kehua Bio-Engineering Co, spiega Salvatore Cincotti, Amministratore Delegato di Technogenetics e Altergon Italia, è molto importante per lo sviluppo di nuove possibilità di business delle sedi italiane ed è una tappa fondamentale per il riconoscimento del valore della nostra R&D in un campo così competitivo come quello della diagnostica”.
“Con questa operazione, dice Giorgio Pisani, Presidente di IBSA Italia, precedente proprietaria di Technogenetics attraverso la sua sussidiaria Bouty SpA, abbiamo creato le migliori condizioni per un ulteriore sviluppo di Technogenetics e per impiegare la sua esperienza nello sviluppo di nuovi prodotti per la diagnostica in vitro. Allo stesso tempo, come IBSA Institute Biochimique, grazie alle nuove risorse potremo concentrare i nostri sforzi nel settore farmaceutico nella ricerca clinica, nostro core business”.
Per questo accordo IBSA/Bouty/Altergon si è avvalsa della consulenza di Financial Technologies SA, azienda svizzera specializzata in M&A, mediante le sedi operative situate in Svizzera e in Cina.

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“La Borsa del Medico” e “Curami”

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2015

aula senatoLa tecnologia mette oggi a disposizione di medici e pazienti ausili preziosi, per ridurre il campo dell’alea ed espandere il territorio sicuro della certezza scientifica, della misurabilità e della rispondenza delle terapie alle normative, alle linee guida e alle note delle Autorità regolatorie. “La Borsa del Medico e Curami”* sono le prime App a integrare il supporto al medico e l’azione di ‘reminder’ nei confronti del paziente, per fare della tecnologia un vero alleato di una rinnovata alleanza terapeutica.Interverranno: Alessandro Del Bono (Amministratore Delegato Mediolanum farmaceutici Spa)Gian Franco Gensini (Presidente Società Italiana Telemedicina)Andrea Mandelli (Presidente Federazione Ordini Farmacisti Italiani) Modera i lavori:Paolo Messa (Direttore di Formiche)

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“La Borsa del Medico” e “Curami”

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 agosto 2015

medico_di_baseRoma, 9 settembre 2015 Ore 11:00 – 12:00 Senato della Repubblica – Sala “Caduti di Nassirya” Piazza Madama 11. Errori medici e mancata aderenza alla terapia sono i principali ostacoli – e i più impattanti, dal punto di vista economico e della qualità di vita dei pazienti – che incombono sul percorso di cura dei malati cornici.
La tecnologia mette oggi a disposizione di medici e pazienti ausili preziosi, per ridurre il campo dell’alea ed espandere il territorio sicuro della certezza scientifica, della misurabilità e della rispondenza delle terapie alle normative, alle linee guida e alle note delle Autorità regolatorie. “La Borsa del Medico e Curami”* sono le prime App a integrare il supporto al medico e l’azione di ‘reminder’ nei confronti del paziente, per fare della tecnologia un vero alleato di una rinnovata alleanza terapeutica.Interverranno:
Alessandro Del Bono (Amministratore Delegato Mediolanum farmaceutici Spa)
Gian Franco Gensini (Presidente Società Italiana Telemedicina)
Andrea Mandelli (Presidente Federazione Ordini Farmacisti Italiani)
Modera i lavori:Paolo Messa (Direttore di Formiche)

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Legalità e trasparenza

Posted by fidest press agency su domenica, 10 Mag 2015

borsa milanoMilano Giovedì 14 maggio 2015 Ore 9-13 Borsa di Milano Palazzo Mezzanotte Piazza degli Affari 6 Legalità e trasparenza: questi gli argomenti su cui sarà incentrata la quinta edizione del Focus 2015. Organizzato dallo Studio LS Lexjus Sinacta in collaborazione con l’Istituto Guglielmo Tagliacarne (Fondazione di Unioncamere per la promozione della cultura economica), l’iniziativa ha come principale obiettivo, nel corso dell’anno, lo studio ed approfondimento di un progetto di ricerca sulla Piccola e Media Impresa Italiana.
Il valore economico della legalità, materia prescelta quest’anno e rivolta a sviscerare anche aspetti sociali ed istituzionali nell’ambito della crescita delle imprese e del processo di sviluppo del Paese, sarà dunque oggetto di un convegno suddiviso in due sezioni di analisi che rispettivamente analizzeranno la vulnerabilità dei territori e della diffusione della criminalità organizzata di tipo economico (su fonti Istat/Ministero dell’Interno/Ministero della Giustizia e testimonianze di singole imprese) e la percezione dell’illegalità nelle PMI italiane. Al Focus, la cui partecipazione è gratuita su prenotazione e che ospiterà un originale sistema tecnologico di live twitting su schermo multimediale per far interagire relatori e pubblico, hanno aderito prestigiosi esponenti del mondo economico, politico ed istituzionale italiano. Sono confermate infatti, al momento, le partecipazioni di: Antonio Calabrò (Consigliere Incaricato Assolombarda Legalità e Responsabilità Sociale d’Impresa); Claudio De Albertis (Presidente Assimpredil Ance); Paola De Micheli (Sottosegretario di Stato Ministero dell’Economia e delle Finanze); Domenico De Angelis (Condirettore Generale Banco Popolare); Alessandro Maggioni (Presidente Nazionale Federabitazione-Confcooperative); Alfio Marchini (Imprenditore e Consigliere dell’Assemblea Capitolina); Rossella Orlandi (Direttore Agenzia delle Entrate); Matteo Piantedosi (Prefetto Vice Capo della Polizia di Stato); Livia Pomodoro (Presidente Emerito del Tribunale di Milano) e Roberto Sommella (Direttore Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali – Autorità Antitrust). La realizzazione di un osservatorio permanente sul sistema delle piccole e medie imprese – come hanno già dimostrato i consensi ottenuti nelle scorse edizioni – si conferma essere un utile strumento di aggiornamento e approfondimento in grado di sviscerare le tematiche di più stringente attualità e rilevanza per il mondo imprenditoriale.
Il Focus PMI è un’iniziativa che gode dell’ Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e del patrocinio di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Difesa e Ministero dello Sviluppo economico, realizzata con il supporto del Banco Popolare in collaborazione con Borsa Italiana. Ingresso libero su obbligo di prenotazione.

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REA Group acquisisce il 100% di Casa.it

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2011

Rea Group annuncia che la filiale Europea ha completato l’acquisizione di Casa.it, il portale immobiliare leader in Italia. L’operazione, del valore di circa 7 Milioni di Euro, è stata portata a termine con successo attraverso l’acquisizione del 30% delle quote di Casa.it ancora detenute da SKY Italia s.r.l., entrando a far parte al 100% del gruppo REA Ltd, società che fa capo al gruppo News Corp. “L’acquisizione del 30% delle quote di Sky da parte di Rea Group sottolinea la strategicità del mercato immobiliare italiano nello scenario internazionale,” ha dichiarato Daniele Mancini, Amministratore Delegato di Casa.it, “La volontà di Rea Group è quella di proseguire sulla strada della specializzazione del business immobiliare. In un momento di difficoltà economica come quello attuale, il modello di Casa.it, che mira a privilegiare il dialogo con le agenzie immobiliari partner, si è dimostrato vincente come dimostrano i dati degli ultimi mesi: aumento del 113% del fatturato nell’anno fiscale 2011 pari a 12 milioni di €, incremento del 16% delle agenzie immobiliari partner pari a oltre 14.000, incremento del 55% di utenti unici, pari a 4 milioni rispetto al 2010* “Casa.it è un investimento strategico per Rea Group. In momenti economici difficili come quelli attuali, internet è il media che permette di ottenere risultati migliori, come dimostrato dall’ottimo lavoro svolto dal team guidato da Daniele Mancini, da cui ci aspettiamo un’ulteriore crescita per il futuro” ha dichiarato Greg Ellis, REA Group MD & CEO.Questa acquisizione completa l’operazione di Rea Group iniziata nel 2007. Rea Group, nato nel 1995 in Australia, parte di REA Ltd, ha raggiunto una posizione di leader di mercato consolidando la propria attività e la propria esperienza e dal 2006 ha cominciato ad espandersi nel resto del mondo. Il Gruppo REA, quotato alla Borsa Australiana e presente nel mercato con 13 portali immobiliari, è oggi il più importante network internazionale dedicato al settore immobiliare online.

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Borsa: azionisti San Paolo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 agosto 2011

L’Associazione azionisti dipendenti di Intesa Sanpaolo esprime forte preoccupazione per l’andamento della quotazione delle azioni della società, situazione che penalizza pesantemente soprattutto i dipendenti azionisti che hanno optato, in luogo di quote di retribuzione legate al raggiungimento di obiettivi di produttività, per l’assegnazione di azioni.
Il presidente di ADBI rilancia quindi quanto già sostenuto dall’Associazione nel corso dell’ultima assemblea degli azionisti e “chiede che le best practice della democrazia economica, già ampiamente diffuse in varie realtà europee, e soprattutto in quelle che meglio e prima hanno saputo uscire dalla crisi economico-finanziaria, vengano estese anche all’Italia, ad iniziare proprio dal Gruppo Intesa Sanpaolo”.
Sortino ribadisce il fermo convincimento che i lavoratori di Intesa Sanpaolo possano e debbano essere maggiormente coinvolti nella vita aziendale, “perché i dipendenti sono e dovrebbero essere gli attori principali dei piani industriali e dei bilanci sociali”. Tale esigenza, aggiunge il Presidente di ADBI, appare ancor più indispensabile oggi, alla luce dell’Accordo sottoscritto da Intesa Sanpaolo con le OO.SS., ad esclusione di Unità Sindacale Falcri Silcea, che ancora una volta prevede sacrifici per i lavoratori del Gruppo. Senza voler entrare nel merito dell’accordo, ADBI osserva come le motivazioni addotte per la non sottoscrizione da Unità Sindacale Falcri Silcea, sollevino legittime e condivisibili perplessità in merito ad alcune delle misure che si sono intese adottare, tenuto conto dell’incertezza normativa previdenziale e del non definito piano riorganizzativo. ADBI ritiene che non si possa accettare che le politiche aziendali rivolte al contenimento dei costi vadano a ricadere solo ed esclusivamente sulla forza lavorativa, ma sia giunto il momento che anche il Management dia un serio segnale di partecipazione al contenimento dei costi con una significativa riduzione dei propri emolumenti. Segnale, questo, che verrebbe letto da tutto il Paese come la volontà concreta di imboccare la strada “virtuosa”, indifferibile e assolutamente necessaria: la “Banca del Paese” è chiamata a fare la sua parte.

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Prospettive di crescita

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 agosto 2011

Partiamo da un dato di fatto. L’anno in corso si è aperto con un rallentamento dell’economia mondiale. A trainare questo trend negativo sono stati gli Usa e il Giappone. Quest’ultimo per via del terremoto. Per contro le economie emergenti hanno continuato ad espandersi anche se talune di esse a ritmi meno sostenuti. Questo andamento non ha segnato modifiche sostanziali per tutto il primo semestre del 2011. Ma ad aggravare la situazione, agli inizi del secondo semestre, si sono messi di traverso i mercati finanziari che hanno risentito dell’accresciuta incertezza della ripresa internazionale e delle rinnovate tensioni del debito sovrano: vedesi Usa e Europa (area euro). Per l’Europa gli anelli deboli hanno risentito maggiormente di questo ciclone finanziario un po’ spinto da una bolla speculativa e un po’ per mancanza di una seria volontà politica di mettere i conti pubblici in ordine mettendo mano alla riforme strutturali. Le nazioni messe sotto tiro sono state nell’ordine la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda, la Spagna e l’Italia. Per il nostro paese, che ha un debito pubblico da capogiro, i titoli sotto attacco sono stati quelli pubblici registrando un elevato differenziale tra il rendimento dei Btp decennali e quello dei corrispondenti titoli tedeschi. Ma questi titoli italiani che coprono il nostro debito chi li ha comprati? Sappiamo che sono stati gli investitori privati, le banche estere (quelle tedesche in particolare) e le banche domestiche. Ora se una parte di costoro decide di vendere è ovvio che gli effetti distorsivi sull’andamento delle quotazioni di fanno sentire. Ma perché vendono? Lo fanno per speculare sui differenziali quotativi: oggi vendo a 90 e ricompro ad ottanta e via di questo passo. Se ci fosse, invece, un calmieratore che a chi vende a 90 non lasci spazi alle speculazioni al ribasso è ovvio che il tentativo si sgonfierebbe sul nascere. Ma chi dovrebbe farlo? Non certo chi emette il titolo, per ovvie ragioni. Dovrebbero farlo le banche nazionali? A parte che il loro portafoglio è già pieno di tali titoli sia tenuti in proprio che venduti alla loro clientela, si troverebbero, semmai, a dover negoziare le stesse vendite dei loro clienti e lo farebbero rivolgendosi al mercato borsistico e, quindi, dilatando la svalutazione del titolo. Ci vorrebbe, semmai, una autorità internazionale che gestisca questi surplus facendosene garante e sottraendoli alla loro volatilità di mercato. In pratica chi vende sa che può contare sia nel rimborso dello stato che ha emesso il titolo sia da parte di un organismo superiore che funga da garante e disponibile ad acquistare tutte le eccedenze presenti sul mercato per stabilizzarne i prezzi. A questo punto i titoli tedeschi finirebbero con il valere quanto quelli italiani pur essendo, questi ultimi, in presenza di un debito pubblico rilevante. Ma l’Europa comunitaria, l’Europa dell’area dell’euro sarebbe capace di tanto? Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Nomadismi: Mostra finale dei borsisti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2011

Roma 22 giugno ore 19 (dal 22 giugno al 30 luglio martedì/domenica 10.00 / 13.00 – 16.00 / 19.00) Reale Accademia di Spagna Piazza San Pietro in Montorio 3 Anche quest’anno la Reale Accademia di Spagna a Roma fondata nel 1873 e diretta da Enrique Panés è lieta di presentare la mostra finale dei borsisti ospitati nell’istituto culturale dell’ex convento di San Pietro in Montorio al Gianicolo. L’esposizione è curata da Teresa Macrì.
Il titolo Nomadismi sottolinea lo status di transitorietà che i borsisti vivono per i mesi di residenza a Roma, la loro condizione di erranza come dinamica del soggetto contemporaneo e l’elemento di comunità che si instaura tra i borsisti nella collettivizzazione degli spazi accademici. Come scrive Teresa Macrì: “Siamo tutti esseri nomadici in qualche modo e il nomadismo è, senza dubbio alcuno, una opzione conoscitiva su cui sviluppare e modellare l’identità in una società sempre più fondata sulla pluri-culturalità”. L’esposizione ha un carattere multimediale, dato dalle diverse discipline a cui fanno riferimento i 15 borsisti: film, video, fotografia, pittura, scultura, installazione, architettura del paesaggio, musica, poesia, recitazione, scrittura. Il crossing che ne deriva tende a evidenziare come attraverso le differenti specificità linguistiche sia possibile edificare una relazione tra contesto territoriale e linguaggio artistico.
Guillermo Mora realizza delle sculture precarie ottenute dopo un lungo procedimento pittorico che assembla e unifica pittura e scultura fino a svilupparne un apparato installativo.
Pelayo Varela indaga sui significati iconografici tra forma e contenuto dell’oggetto artistico.
Angel Masip e Aurelio Edler hanno concepito per la mostra un lavoro congiunto, tra musica e installazione, che, pur fissando i temi e le forme delle singole ricerche, intende andare oltre il concetto dell’autorialità dell’opera, in linea con un’estetica della relazione.
Il fotografo Julio Galeote mette in relazione spazio urbano e linguaggio fotografico in un intervento murale, mentre Clara Ortega attraverso una installazione fotografica racconta la variazione luminosa e emotiva degli spazi aperti.
Patricio Cabrera, utilizzando il polistirolo, crea delle forme parietali che assommano linguaggio pittorico a forme scultoree.
L’artista messinese Giacomo Miracola attraversa frammenti di realtà sociale utilizzando l’incisione con una nuova visione e nuove caratteristiche della disciplina stessa.
L’architetto Carlos García Fernández interviene nel chiostro dell’Accademia creando un site-specific, minimale ma calcolato per frazionare ed evidenziare le variazioni della luce solare.
La regista Andrea Jaurrieta Bariain inscena una video-installazione all’interno della quale presenterà i suoi video: “Lovely boredom” e “Crisis?! What Crisis?!”.
Saranno visibili in mostra anche i lavori di Maria Diez Ibargoitia che ha sviluppato la sua tesi di dottorato sugli architetti spagnoli che furono borsisti dell’Accademia tra il 1904 e il 1940, di Laura Jiménez Valverdeche ha lavorato sulla valutazione dei rischi nella conservazione del patrimonio archeologico, di José Maria Dominguez Rodriguez che ha redatto una monografia sulla musica e il mecenatismo artistico all’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede alla fine del 1600, di Maruchi León che si occupa di pedagogia dell’arte drammatica applicata al canto, e di Pedro Manuel Villora che ha scritto l’opera Medea Mikaela sull’incontro a Roma dello scrittore spagnolo Terenci Moix con Rafael Alberti e Pier Paolo Pasolini.

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I pastori sardi alla borsa di Milano

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 febbraio 2011

Milano 25/2/2011 “Assieme ai pastori che oggi sono davanti alla Borsa di Milano ci saranno tutti i sardi che sono contro la violenza ma in favore della pastorizia e quindi della nostra terra”. Così l’assessore dell’Agricoltura della Regione Sardegna, Andrea Prato, commenta l’annunciata manifestazione del Movimento dei pastori sardi domani a Milano. “Se il senso della manifestazione di domani è testimoniare la crisi che sta attraversando un settore simbolo della nostra civiltà – dichiara Prato – allora ben venga l’iniziativa del Movimento pastori sardi. È tempo che Roma, Milano e il sistema Paese tengano conto anche delle minoranze, che rappresentano una ricchezza non solo per l’economia di centinaia di migliaia di persone ma anche per l’identità culturale della nostra Isola e della nostra nazione. Una pecora – ha proseguito l’assessore – non può valere 10 a Nuoro e 50 a Milano: queste disparità non possono più essere accettate, così come non accettiamo più una politica agricola che fa figli e figliastri. Noi, come Regione Sardegna, stiamo facendo l’impossibile per risollevare il settore, ma è giusto che ministero, Governo e Unione europea ci dedichino maggiore attenzione. Quindi ritengo giusto che la nostra gente faccia sentire pacificamente la propria voce”.

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Borsa Mediterranea sul turismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 gennaio 2011

Napoli dal 1 al 3 aprile 2011 Mostra d’Oltremare Puntare alla concretezza dei risultati”. Si potrebbe sintetizzare così la mission della quindicesima edizione della Borsa Mediterranea del Turismo.  La prossima edizione della Borsa Mediterranea del Turismo ospiterà nei suoi cinque padiglioni espositivi i più importanti operatori dell’incoming e dell’outgoing, i protagonisti del mercato del lusso e del termalismo, oltre ai buyers nazionali ed internazionali che animeranno i workshop tematici con le contrattazioni tra domanda ed offerta. Non parole, quindi, ma fatti.
Protagonisti della prossima BMT saranno soprattutto gli agenti di viaggio. Ed è a loro che la Borsa di Napoli fornirà, durante i tre giorni di lavori, importanti occasioni per aggiornare la propria formazione, per poter così rispondere al meglio alle diverse richieste dei clienti. Importanti momenti di incontri e dialogo ed un grande evento realizzato in collaborazione con un prestigioso partner, vera e propria sorpresa dell’edizione 2011, forniranno infatti gli strumenti più appropriati per vivere al meglio la futura stagione estiva. “Alla BMT le potenzialità del turismo diventano concrete opportunità di business sia per l’outgoing che per l’incoming – continua De Negri – perché per gli agenti di viaggio e per i protagonisti dei tour operator che partecipano alla fiera, poter contare su costi e tempi ottimizzati sono già di per sé la garanzia di un buon investimento” .
La Borsa Mediterranea del Turismo sarà ancora una volta una fiera essenziale, perchè importante è l’efficacia dei contatti commerciali prodotti. Il mercato d’altronde non necessita di promesse vane, né le soluzioni per rilanciare il settore turismo sono contenute in seminari o tavole rotonde come qualcuno propone al solo scopo di far lievitare i costi della partecipazione alle fiere.
Le strategie reali e concrete di sviluppo del turismo, passano quindi ancora una volta per Napoli, e la borsa napoletana si conferma una piazza affari centrale nel sistema della promozione turistica nazionale ed internazionale. http://www.bmtnapoli.com

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Convenzione tra Cribis D&B e Borsa Merci

Posted by fidest press agency su martedì, 28 settembre 2010

È stata sottoscritta una convenzione tra CRIBIS D&B, società specializzata nelle business information nata dall’acquisizione da parte di CRIF della filiale italiana di Dun & Bradstreet, e Borsa Merci Telematica Italiana (BMTI), la borsa telematica dei prodotti agricoli, agroalimentari ed ittici, parte del sistema delle Camere di Commercio dal 2000. La convenzione, che avrà validità fino al 2015, permetterà agli operatori accreditati BMTI di accedere all’Ecosistema CRIBIS D&B, il patrimonio unico di informazioni su tutte le imprese in Italia e all’estero. Per BMTI il fine della convenzione non è soltanto quello di avvalersi direttamente dei servizi offerti da CRIBIS D&B ma anche estendere ai propri Associati questa opportunità, a condizioni particolarmente vantaggiose. Per BMTI rappresenterà, infatti, l’occasione per ampliare la propria offerta di servizi agli operatori accreditati, incoraggiandoli all’utilizzo delle business information per valutare la rischiosità delle loro relazioni commerciali. L’accordo non si limiterà però alla semplice vendita di servizi a condizioni agevolate ma sancisce anche una partnership per la partecipazione congiunta ad eventi prestigiosi sino al 2015. Si tratta di un riferimento temporale non casuale in quanto sarà proprio il 2015 l’anno in cui si terrà l’Expo di Milano, evento nel quale BMTI sarà affiancata da CRIBIS D&B nella realizzazione della Borsa Agroalimentare Telematica Mondiale, progetto cardine, per l’appunto, dell’Expo 2015. http://www.cribisdnb.com
La Borsa Merci Telematica Italiana BMTI è stata istituita ufficialmente dal D.M. n. 174 del 6 aprile 2006, ha l’obiettivo di assicurare efficienza e razionalità ai mercati determinando, in tempi rapidi e in modo trasparente, i quantitativi scambiati ed i prezzi realizzati. Grazie alla BMTI, la Borsa non si muove più su rilevazioni e stime di prezzi, ma su prezzi reali, determinati dall’asta continua tra domanda e offerta. La Borsa Merci Telematica Italiana elabora, infatti, ogni settimana un listino contenente le quotazioni dei prodotti agricoli ed agroalimentari scambiati all’interno della piattaforma telematica di contrattazione. http://www.bmti.it

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Piazza affari va su di giri

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 Mag 2010

Il maxi piano da 750 miliardi di euro piace alle borse. Dopo Tokyo ora è Roma seguita dalle consorelle europee. Dopo un’ora dall’apertura borsistica Piazza affari l’indice Ftse Mib schizza a più 8,98% e l’all share a più 8,27%. I titoli più “intraprendenti, dopo la sospensione al rialzo dello scorso venerdì, sono i titoli bancari. In testa Unicredit con il 15,29% seguiti da Intesa Sanpaolo con un +14,20%, Banca Popolare di Milano il 10,98% e Mediobanca il 10,58%. Altrove Amsterdam segna +4,25%, Parigi +5,87%, Francoforte +3,46% e Londra +3,56%.  A Tokyo, che è stata la prima borsa ad essere interessata, l’indice Nikkei ha chiuso infatti la seduta con un rialzo dell’1,6%.precedenti: qui

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