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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘borsa’

Draghi preservi l’autonomia gestionale della S.p.A. Borsa italiana da ingerenze straniere

Posted by fidest press agency su sabato, 6 marzo 2021

“Draghi preservi l’autonomia gestionale della S.p.A. Borsa italiana. A fronte dell’acquisizione della Borsa da parte di Parigi, con tutte le conseguenze immaginabili per i titoli di Stato e per le imprese italiane, ho presentato una mozione finalizzata ad impegnare il governo nella tutela della governance dell’istituto, soprattutto nei confronti di possibili ingerenze francesi. L’Italia deve garantire che la Borsa possa consentire l’avvio di un’adeguata strategia di lungo termine nel settore dell’innovazione tecnologica, una ricerca azionaria trasparente, l’attuazione di un procedimento di semplificazione del processo di quotazione, in particolare per le società di piccole e medie dimensioni. Se si vuole dare un futuro economico all’Italia bisogna inoltre rafforzare il mercato telematico dei titoli di Stato, evitare che i tagli e le razionalizzazioni vadano a danneggiare la società e quindi l’Italia, mantenendo allo stesso tempo il livello occupazionale di Borsa italiana e verificando l’assenza di clausole volte ad escludere dal vertice di Euronext amministratori delegati italiani. Queste garanzie sono fondamentali se si vuole preservare la sovranità economica e la stabilità finanziaria dell’Italia, dei nostri titoli pubblici e la sicurezza degli asset strategici, anche attraverso il corretto e tempestivo utilizzo delle norme sulla golden power, oltre ad un utilizzo appropriato dei fondi del Recovery Plan, che devono mantenere e accrescere la competitività della piazza finanziaria italiana in termini di attrattività internazionale, indotto e capacità di convogliare investimenti internazionali e risparmio italiano verso imprese strategicamente rilevanti per il sistema economico nazionale”. Lo dichiara il sen. Adolfo Urso responsabile del Dipartimento Impresa e Attività produttive di Fratelli d’Italia e vicepresidente del Copasir.

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Le strategie di comunicazione delle Mid e Small Cap quotate su Borsa Italiana in ambito Esg

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

Intermonte SIM, investment bank italiana indipendente, presenta la quinta edizione dei “Quaderni di ricerca Intermonte”, studi su temi di interesse per il mercato che la Società sviluppa di anno in anno in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano. Quest’anno, la ricerca: “Le strategie di comunicazione delle mid e small cap quotate su Borsa Italiana in ambito ESG: un’analisi di benchmarking”, si è concentrata sull’analisi della rendicontazione dei dati non finanziari di un campione selezionato di società mid e small cap italiane quotate, per valutare la completezza e l’efficacia della comunicazione delle metriche ESG e i risultati ottenuti in tale ambito (sulla base dei principali KPI desunti dagli elenchi di vari framework nazionali e internazionali) nel corso del triennio 2017-2019. Questo ha consentito di individuare alcuni cluster fra le imprese a piccola e media capitalizzazione analizzate: le “esperte”, le “ambizione” e le “gregarie”. L’analisi si è focalizzata, in particolare, su di un campioneselezionato secondi criteri stringenti di 21 aziende non finanziarie (con un focus sui comparti industriale, energy e utilities) quotate sul segmento mid e small cap del Mercato telematico Azionario Italiano, scelte tra quelle coperte dalla ricerca di Intermonte Sim (rappresentanti circa il 95% della capitalizzazione dell’intero mercato azionario italiano) che nel 2019 hanno divulgato più del 70% delle informazioni mappate come rilevanti ai fini ESG. Tale scelta consente di focalizzare l’analisi di fatto sulle aziende più ‘virtuose’ in termini di disclosure non finanziaria, per avere una fotografia del posizionamento del campione in ottica ESG e valutarne i miglioramenti.
Le società analizzate hanno performato molto meglio del mercato nell’arco del triennio: il valore mediano della performance è +76,6%, più del triplo rispetto alle blue chip e alle altre small e mid cap. Considerando che le imprese selezionate sono quelle che hanno rilasciato più informazioni in ambito ESG, ciò può rappresentare un elemento distintivo rispetto all’attenzione che il mercato ha riservato in termini di premio di performance. Si può inoltre apprezzare la presenza significativa nel capitale delle aziende del campione di investitori istituzionali e fondi: in media il 18,1% del capitale totale è in mano a questi soggetti mentre il valore mediano è il 17%. Moltissimi studi accademici, d’altronde, dimostrano l’impatto positivo di una efficace rendicontazione non finanziaria per un’impresa, con l’effetto di generare rendimenti differenziali positivi per gli investitori (es. riduzione del costo del capitale, migliore attrattività per investitori e manager, riduzione del rischio alla reputazione, efficienza sui costi operativi, riduzione delle asimmetrie informative ecc.).Secondo Morningstar, a fine giugno 2020 il valore totale degli investimenti in 3.432 fondi ‘sostenibili’ ha superato la soglia di $ 1.000 miliardi a livello mondiale. L’Europa è il mercato di riferimento, con un flusso netto di nuovi impieghi nel primo semestre 2020 pari a $ 61 miliardi (l’86% del totale) e uno stock complessivo pari a $ 870 miliardi (l’82% del totale). L’incertezza legata alla pandemia Covid-19 non ha frenato la raccolta che, a livello globale, ha registrato un valore record nel secondo trimestre del 2020 (+72% sul primo trimestre). Continua a crescere anche il numero di prodotti (fondi attivi ed ETF) che si richiamano a criteri ESG nella loro policy di investimento. Nel secondo trimestre 2020 si contano ben 125 nuovi fondi offerti al mercato, di cui 107 solo in Europa.Il tema della comunicazione dei dati non finanziari è sempre più rilevante per le aziende per consentire ad analisti e società di rating di comprendere e apprezzare qualitativamente e quantitativamente gli sforzi profusi dal management nella tensione verso l’eccellenza in ambito ESG. Dal 2017 le imprese quotate sui listini regolamentati sono tenute a pubblicare una rendicontazione non finanziaria; cominciano, quindi, ad essere disponibili informazioni di valore per il mercato (anche se la maggior parte degli studi realizzati fino ad oggi, su possibili impatti positivi della efficace rendicontazione dei paramenti ESG, sono stati spesso confinati al mondo delle blue chips e quasi mai al mondo delle piccole e medie imprese). La ricerca integrale è disponibile sul sito Intermonte al link https://www.intermonte.it/it-it/Free-Reports (abstract)

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Il Covid? In Borsa si sconfigge puntando sulle aziende familiari

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 dicembre 2020

A cura di Paolo Paschetta, Country Head Italia di Pictet Asset Management. Sono il 90% delle imprese attive in tutto il mondo e rappresentano quasi il 20% dell’indice MSCI ACWI. Una loro caratteristica distintiva consiste nell’essere intrinsecamente più resilienti nei periodi di crisi (come conferma una vasta letteratura accademica). Parliamo delle imprese familiari, solide e resilienti. Se è pur vero che a volte presentano dimensioni piccole e problemi di governance, in questo mare magnum rientrano anche storie di grande successo e gruppi che sono diventati veri e propri colossi, leader dei loro mercati di riferimento, come Amplifon, Hermès o la cinese NetEase. Molte vantano storie secolari, raccolte dall’associazione internazionale Henokiens e raccontate nei libri di management delle Università di tutto il mondo. La stessa Pictet AM rientra in tale circolo esclusivo, essendo una società familiare fondata più di 200 anni fa. E, per quanto non tutte le imprese familiari possano vantare una storia ultra-secolare, siamo in ricca compagnia: le aziende gestite dal fondatore o da una famiglia rappresentano, difatti, una parte importante di quelle che popolano i listini globali, oltre che l’ossatura dell’economia reale in molti Paesi: per esempio, in Francia sono l’80% del totale; in Germania il 90%, in Spagna l’83% e in UK l’80%. Un report dell’Economist, stima che le imprese familiari rappresentino più del 90% di tutte le imprese attive nel mondo. Secondo l’ultimo aggiornamento del Global Family Business Index, realizzato dall’Università svizzera di San Gallo insieme a EY, e che raccoglie le maggiori 500 società a controllo familiare in tutto il mondo, i Paesi più rappresentati in assoluto sono Stati Uniti (con 122 società), Germania (79), Francia (28), Hong Kong (21), Svizzera (19) e India (17). L’Italia è al settimo posto con 17 imprese familiari.In tutto, nel nostro Paese, l’Associazione delle aziende familiari (Aidaf) calcola che siano l’85% del totale e il 60% delle quotate (o il 25% in termini di capitalizzazione). Mediamente di piccola dimensione, ma in crescita negli ultimi dieci anni: quelle con fatturato sopra i 50 milioni pesano oggi per il 27,7% del totale, rispetto al 23,3% del 2007. Anche sul fronte della governance, le aziende familiari domestiche migliorano: se i leader ultra-settantenni sono aumentati di quasi dieci punti in percentuale a scapito di quella degli under 50 (oggi il 20,7% rispetto al 26,9% del 2007), è cresciuto anche il modello collegiale, ovvero la coesistenza al vertice di rappresentati di diverse generazioni: il peso di questa formula è passato dal 21,2% a oltre il 40% del 2007. E sono sempre più numerosi anche i manager professionisti. Il dato più interessante è tuttavia quello relativo alla maggior redditività: le imprese familiari sono riuscite a recuperare il terreno perso nel corso della crisi del 2008, facendo meglio delle altre tipologie di aziende. Un recente paper della Bocconi segnala che anche durante l’esplosione del Covid, nei primi sei mesi del 2020, in media hanno mostrato ritorni superiori del 10% rispetto alle aziende non familiari. Una gestione oculata delle finanze aziendali familiari favorisce la stabilità dell’attività e porta a mantenere un livello adeguato di liquidità e a non fare eccessivo ricorso all’indebitamento. Altri fattori, invece, meritano di essere spiegati più a fondo: “rinnovamento imprenditoriale” è, per dirla con le parole del professor Vogel, “il modo in cui la nuova generazione porta idee e metodi innovativi in un’azienda a conduzione familiare; una specie di processo naturale di rivitalizzazione”. Ragionando sul concetto di “filantropia e CSR”, Vogel analizza esempi recenti di aziende familiari che hanno rapidamente adeguato la produzione alle necessità del momento, una flessibilità che è più facilmente attuabile da imprese che hanno alla guida un singolo proprietario. Vogel nutre molta fiducia sul fatto che le aziende a conduzione familiare prospereranno nei prossimi anni, perché fondamentalmente hanno gli strumenti e le capacità per affrontare stravolgimenti e choc e per riemergere più forti della concorrenza, anche cambiando completamente business come, nella storia, le aziende familiari hanno spesso dimostrato di saper fare. diana.ferla@bc-communication.it, beatrice.cagnoni@bc-communication.it, federica.calvia@bc-communication.it,

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Borsa della spesa, calano le vendite

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

Sul sito di BMTI e sul sito di Italmercati Rete d’Imprese è possibile consultare la Borsa della Spesa di questa settimana, frutto della collaborazione tra Unioncamere, Italmercati e BMTI, in cui sono raccolti i migliori prodotti ortofrutticoli in rapporto qualità/prezzo. Dai dati raccolti emergono gli effetti di un periodo di rallentamento delle vendite nei mercati all’ingrosso ortofrutticoli nazionali. Novembre è tipicamente un mese in cui avvengono pochi scambi poichè la richiesta dei prodotti diminuisce per poi aumentare in occasione del periodo prenatalizio e natalizio. Quest’anno, però, a questo si aggiungono altri fattori. Innanzitutto il clima più caldo non ha invogliato le famiglie all’ acquisto di prodotti autunnali, come molti ortaggi a foglia, gli agrumi, i pomodori da insalata. Inoltre la chiusura totale e parziale di bar, ristoranti e mense nelle zone rosse e arancioni ha fortemente contribuito a ridurre le vendite. Senza tralasciare il fatto che, la seconda ondata pandemica, non ha portato con sé la “corsa alla spesa” avuta nei mesi di Febbraio, Marzo e Aprile. Questi elementi sono la causa degli ultimi ribassi dei prezzi all’ ingrosso dei prodotti della Borsa della Spesa di oggi tra cui troviamo le variazioni maggiori per cavolfiore bianco (-13% con prezzi che vanno da 0,50 a 1,10 euro/chilo), broccoli (-9% con prezzi che vanno da 0,80 a 1,45 euro/chilo), clementine (-10% con prezzi che vanno da 0,80 a 1,40 euro/chilo), zucchine (-8% con prezzi che vanno da 0,80 a 1,50 euro/chilo), arance (-7% con prezzi che vanno da 1,10 a 1,60 euro/chilo) e castagne (-3% con prezzi che vanno da 3,30 a 5,00 euro/chilo).

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Labomar ammessa su AIM Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2020

Istrana (TV), 1 ottobre 2020 – Labomar, azienda nutraceutica italiana attiva a livello internazionale, comunica di aver ricevuto in data odierna l’ammissione delle proprie azioni ordinarie alle negoziazioni su AIM Italia, sistema multilaterale di negoziazione organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.A..L’ammissione è avvenuta ad esito della conclusione, con un importante successo, del collocamento di complessive 4.983.250 azioni ordinarie (comprensive dell’opzione greenshoe) per un controvalore totale di 29,9 milioni di euro, a fronte di una domanda complessiva superiore a 120 milioni di euro, pari a circa 4,2 volte l’offerta (circa 5,7 volte escludendo dal calcolo gli ordini e la quota riservata agli anchor investors).Walter Bertin, Fondatore e Amministratore Delegato di Labomar ha commentato: “Siamo molto orgogliosi dell’esito del processo di IPO. Grazie al successo della quotazione avremo le risorse per realizzare i nostri progetti. Intendiamo consolidare la nostra posizione nel mercato italiano e continuare la nostra espansione geografica sviluppandoci anche per linee esterne e, dopo il successo dell’acquisizione di ImportFab in Canada, valutando possibili nuove acquisizioni in altri Paesi”.Il collocamento ha avuto ad oggetto (i) n. 4.333.333 azioni di nuova emissione oltre a (ii) n. 649.917 azioni rivenienti dall’esercizio delle opzioni di over allotment e greenshoe concesse dall’azionista LBM Holding a IMI – Intesa Sanpaolo, in qualità di Global Coordinator. Pertanto l’offerta complessiva ha riguardato un totale di n. 4.983.250 azioni ordinarie per un controvalore di circa 29,9 milioni di Euro.La domanda pervenuta al prezzo di collocamento, a testimonianza del grande successo riscosso presso la comunità finanziaria italiana ed europea, risulta superiore ai 120 milioni di Euro. Al prezzo di collocamento, la domanda complessiva è pari a circa 4,2 volte l’offerta; escludendo dal computo gli ordini ricevuti da e le azioni allocate a due anchor investor con cui Labomar ha sottoscritto, prima dell’avvio del collocamento, due separati accordi di investimento, la domanda risulta pari a circa 5,7 volte l’offerta di titoli.Si segnala che circa il 42% della domanda complessiva al prezzo di collocamento è pervenuta da investitori esteri.Il prezzo di collocamento è stato fissato in Euro 6,00 per azione; sulla base di tale prezzo è prevista una capitalizzazione di mercato pari a Euro 110,9 milioni. Il flottante della Società post aumento di capitale sarà pari a circa il 17,9% del capitale sociale, assumendo l’integrale esercizio dell’opzione greenshoe.

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Labomar: presentata la domanda di ammissione a Borsa Italiana

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2020

Labomar, azienda nutraceutica italiana attiva a livello internazionale, annuncia di aver presentato in data odierna la domanda di ammissione, funzionale all’ammissione alle negoziazioni delle proprie azioni ordinarie sul mercato AIM Italia, sistema multilaterale di negoziazione organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.A.. La data di ammissione è attesa per il 1 ottobre 2020.Fondata da Walter Bertin nel 1998 a Istrana, in provincia di Treviso, Labomar è un CDMO (Contract Development and Manufacturing Organization), ossia società specializzata nello sviluppo e produzione di integratori alimentari, dispositivi medici, alimenti a fini medici speciali e cosmetici per conto terzi. Il suo team di ricerca lavora per creare, sviluppare e realizzare prodotti ad alto valore aggiunto nel campo della nutraceutica, con una particolare vocazione all’innovazione. Molti degli integratori prodotti da Labomar si avvalgono di tecnologie proprietarie in grado di aumentare la biodisponibilità degli attivi, modularne l’assorbimento gastrointestinale e migliorarne il gusto.Negli oltre 20 anni di vita, Labomar ha costruito un business model che la differenzia dai concorrenti del settore e che è in grado di generare valore per tutti i propri stakeholder, offrendo un servizio full service a 360 gradi, con elevati standard di qualità e produttività. Vanta un dipartimento di ricerca e sviluppo strutturato e all’avanguardia, una squadra commerciale in grado di rispondere tempestivamente alle richieste del mercato e un’elevata differenziazione di prodotto, anche grazie a brevetti e know-how proprietari.Nell’operazione di ammissione alle negoziazioni su AIM Italia Labomar è assistita da IMI – Intesa Sanpaolo (Global Coordinator & Joint Bookrunner), CFO SIM (Joint Bookrunner), Banca Mediolanum (Nomad e Financial Advisor), BModel (Corporate Financial Advisor), PwC (Business Plan Advisor), EY (Società di Revisione), Pavia e Ansaldo (Studio Legale dell’Emittente), Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners (Studio Legale del Global Coordinator, dei Joint Bookrunner e del Nomad), Thanai Bernardini (Communication Advisor) e Twin (IR Advisor).

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Borsa italiana: Urso (FdI), Parlamento intervenga laddove il governo ha fallito

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

“Presenteremo emendamenti al “decreto Agosto” per evitare che gli asset strategici italiani siano sottoposti a scalata ostile. Ci auguriamo che il Parlamento intervenga laddove il governo ha fallito”: è quanto ha dichiarato il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir e responsabile del Dipartimento Impresa e Attività produttive di Fratelli d’Italia. “Sono sconcertato di quanto accaduto. È grave che il governo prima annunci e poi ritiri norme così importanti per la salvaguardia di Borsa Italiana così come di Mediobanca e quindi Generali. Le divisioni nella maggioranza non devono pregiudicare gli interessi generali del Paese”, conclude Urso.

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Borsa della spesa: Fave in pole position, asparagi down

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

Nonostante il periodo particolare, sulle tavole degli italiani a Pasqua frutta e verdura non mancheranno. Dalle elaborazioni di BMTI sui dati rilevati questa settimana nei mercati all’ingrosso appartenenti alla Rete di imprese Italmercati, è evidente un aumento delle commercializzazioni causato da una forte crescita della domanda che ha inevitabilmente colpito l’andamento dei prezzi all’ingrosso di alcuni prodotti.Tenendo conto della Borsa della Spesa di questa settimana, realizzata dalla collaborazione di Unioncamere, Italmercati e BMTI, grazie alle alte temperature stagionali, si osservano prodotti di ottima qualità ad eccezione dei carciofi, tipici di questo periodo, che invece risultano danneggiati dalla gelata di qualche settimana fa e il cui prezzo, per i carciofi romaneschi, va da 0,60 a 0,70 euro/cad. Altro prodotto sempre presente sulle tavole in questo periodo, è la fava la cui produzione risulta essere abbondante e di ottima qualità e con un prezzo particolarmente basso che va da 1,00 a 1,20 euro/kg, grazie alla grande disponibilità del prodotto. Con la Pasqua, inoltre, non ha frenato la corsa all’acquisto di prodotti tradizionalmente consumati in questa festività, come ad esempio gli asparagi che, proprio a causa di una forte domanda, hanno raggiunto un prezzo che va dai 5,00 ai 6,00 euro/kg. Stesso discorso per le fragole che vanno dai 3,50 ai 4,00 euro/kg. Per entrambi questi prodotti, si segnala una qualità eccezionale favorita dalle alte temperature di questi giorni.Continua a crescere la domanda per kiwi grazie al grande contenuto vitaminico che li contraddistingue e di cui il consumatore è in continua ricerca in questo periodo, con un prezzo si va da 1,60 a 1,80 euro/kg. Aumenti anche per le mele con prezzi da 1,40 a 1,50 euro/kg .Prezzi stabili per le arance bionde, da 0,90 a 1,10 euro/kg, la cui domanda sta iniziando a diminuire a favore di altri prodotti tipici del periodo primaverile.

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de Bertoldi (FdI): Commissione inchiesta avvii indagine su Borsa Milano e Consob

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

“Ho chiesto alla Commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario di avviare un’indagine su quanto in queste settimane di crisi economica e finanziaria, dovuta al diffondersi dell’epidemia Covid-19, si è abbattuto sulla Borsa di Milano. Da tempo denuncio una situazione gravissima che avrebbe dovuto portare da tempo la Consob a una vigilanza e un’attenzione maggiore, prendendo anche misure eccezionali che avrebbero avuto il merito di difendere sia gli investimenti e sia i risparmi degli italiani. Invece, abbiamo assistito una sorta di inazione e ritardi che settimane dopo settimane hanno aggravato la crisi della nostra Borsa. Per questo ritengo che sia compito di questa Commissione avviare un’inchiesta, facendo luce sui ritardati interventi della Consob, e capire quindi chi, anche con vendite allo scoperto, ha lucrato in queste settimane sui soldi degli italiani, mentre questi soffrivano il peso dell’epidemia”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, capogruppo di FdI nella Commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario.

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Bce: Le irresponsabili dichiarazioni di Christine Lagarde

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 marzo 2020

“L’andamento di questi giorni della Borsa, con il tonfo di ieri e il rimbalzo record di oggi, evidenzia ancora di più le responsabilità della Bce, con le azzardate quanto devastanti dichiarazioni di Christine Lagarde, e anche degli organi di vigilanza italiani su tutti la Consob. In questo momento purtroppo non si può fare a meno di rilevare l’inadeguatezza del presidente Paolo Savona, che in questi giorni si è distinto per il silenzio e per non aver preso alcun provvedimento efficace per frenare la caduta dei nostri titoli. In realtà già al tempo della sua nomina in Commissione Finanze e Tesoro del Senato avevo espresso fortissime riserve sul suo nome a causa di profili di incompatibilità sia alla luce degli incarichi precedenti del professor Savona e sia per quanto previsto dalla legge Madia. Gli eventi stanno dimostrando che Fratelli d’Italia aveva ragione e che in questo momento sarebbe stato necessario un impegno e un’attenzione maggiore dalla Consob. Così come mi auguro che dopo le autorevoli parole del Capo dello Stato e la correzione della presidente Largarde, l’Unione europea si renda conto della gravità della situazione e intervenga aiutando quei Paesi, a cominciare dall’Italia, che sono in ginocchio colpiti dall’epidemia Covid-19. Altrimenti ci sarebbe da interrogarsi sul senso di un’Unione europea simile”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi segretario della Commissione Finanze e Tesoro.

 

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Problema coronavirus e andamento della Borsa di Milano

Posted by fidest press agency su martedì, 25 febbraio 2020

A cura di Andrea Carzana, Gestore azionario Europa di Columbia Threadneedle Investments. Il crollo della Borsa di Milano di ieri mattina è dovuto principalmente alla paura. Fino alla settimana scorsa si pensava che il problema coronavirus fosse limitato principalmente alla Cina, ma che, anche in quella zona, la situazione si stesse normalizzando, tanto che lentamente, alcuni stabilimenti produttivi stavano riaprendo. Ora si sta diffondendo il timore che, anche in Italia, alcune imprese possano chiudere e che vengano limitati gli spostamenti di merci e persone per circoscrivere la diffusione dell’infezione. Questo avrebbe un impatto negativo sull’economia europea, soprattutto in un contesto, come quello attuale, di crescita bassa. A livello industriale, le aziende avevano aumentato le scorte di magazzino in vista del Capodanno cinese, quindi, nel breve, non ci saranno problemi di scorte, ma se la produzione non venisse riavviata rischieremmo di avere un problema a livello di supply-chain. Lato consumi, la Cina sta indubbiamente soffrendo e questo ha ricadute anche sull’Europa e sull’Italia. Ci si augura che questo blocco a livello italiano non perduri.

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Per le PMI opportunità di finanziamento con la Borsa

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Buone notizie per le PMI che intendono quotarsi in Borsa: la Legge di Bilancio 2018 (articolo 1, commi 89-92) ha introdotto il credito d’imposta sul 50% delle spese di consulenza relative alla quotazione sostenute tra l’1.1.2018 e il 31.12-2020. Utilizzabile esclusivamente in compensazione, tale credito è valido per tutte le tipologie di quotazione, con o senza aumento di capitale, sui mercati europei regolamentati e non. L’ammontare complessivo del credito è di 80 milioni di euro ed è stato stimato che potranno usufruire di questa agevolazione un minimo di 160 imprese nell’arco del triennio. Per ciascuna è previsto un tetto massimo di 500.000 euro.
Sono ammissibili al credito d’imposta un ampio elenco di voci:
– attività sostenute per iniziare il processo di IPO (Inital Public Offering), tra cui l’implementazione e l’adeguamento del sistema di controllo di gestione, l’assistenza dell’impresa nella redazione del piano industriale, il supporto all’impresa in tutte le fasi del percorso funzionale alla quotazione nel mercato di riferimento;
– attività svolte in fase di ammissione alla quotazione per attestare l’idoneità dell’azienda all’ammissione e permanenza sul mercato;
– azioni necessarie per collocare presso gli investitori le azioni oggetto di quotazione;
– attività finalizzate a supportare la società emittente nella revisione delle informazioni finanziarie storiche o prospettiche e nella conseguente preparazione di un report, incluse quelle relative allo svolgimento della due diligence finanziaria;
– assistenza della società emittente nella redazione del documento di ammissione e del prospetto o dei documenti utilizzati per il collocamento presso investitori qualificati o per la produzione di ricerche così come definite nell’articolo 3, comma 1, numeri 34 e 35 del Regolamento UE n. 596/2014;
– attività riguardanti le questioni legali, fiscali e contrattuali (ad esempio, la definizione dell’offerta, l’analisi del prospetto informativo o documento di ammissione o dei documenti utilizzati per il collocamento presso investitori qualificati, la due diligence legale o fiscale e gli aspetti legati al governo dell’impresa);
– comunicazione necessaria a offrire la massima visibilità dell’azienda e a divulgare l’investment case tramite interviste, comunicati stampa, eventi e presentazioni alla comunità finanziaria.
Le spese possono consistere in un importo fisso pattuito in precedenza, oppure possono dipendere parzialmente dal successo della quotazione. Dovranno essere attestate dal Presidente del collegio sindacale, oppure da un Revisore legale iscritto nel registro dei revisori legali, o da un professionista iscritto nell’albo dei Dottori commercialisti e degli esperti contabili. Per usufruire dell’agevolazione le PMI dovranno inviare una richiesta per via telematica nel periodo compreso tra il 1° ottobre dell’anno in cui è stata ottenuta la quotazione e il 31 marzo dell’anno successivo. Il riconoscimento dell’agevolazione (con indicazione dell’importo spettante), o il rifiuto, sarà comunicato alle PMI nei 30 giorni dal termine ultimo.

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J.P. Morgan Private Bank: Commento sul mercato azionario

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 febbraio 2018

borsa-merci-telematica-italianaCommento di David Stubbs – Chief Client Investment Strategist di J.P. Morgan Private Bank: sul mercato azionario: “Le discese occasionali del mercato fanno parte del panorama degli investimenti azionari. In effetti, in un dato anno solare, la maggior parte dei mercati azionari subisce un pullback di almeno il 5% per tre volte. Con le banche centrali orientate a una graduale rimozione degli stimoli e il rialzo energico dei mercati azionari negli ultimi mesi, era probabile che a un certo punto la volatilità ritornasse sui mercati.Anche se la volatilità del mercato potrebbe rimanere elevata, siamo incoraggiati dalla solidità del contesto macroeconomico e dai buoni fondamentali economici nei principali mercati in cui investiamo. L’espansione dell’economia globale si basa sia sull’aumento della spesa in conto capitale da parte delle imprese sia sulla spesa dei consumatori alimentata da livelli di disoccupazione molto bassi. In una prospettiva globale, vediamo che tutte le principali regioni godono di buona salute. L’indice Eurozone Composite Purchasing Managers è il più alto degli ultimi 11 anni, in Cina i sondaggi sulla fiducia delle imprese e dei consumatori sono a livelli molto positivi e negli Stati Uniti l’economia sembra destinata a sperimentare un’ulteriore espansione senza grandi eccessi apparenti e a trarre vantaggio della riforma fiscale. Questa solidità economica suggerisce che vi saranno probabilmente ulteriori significativi aumenti degli utili societari in tutte le principali regioni.In effetti, sebbene tale solidità economica aiuti i fondamentali aziendali, potremmo ora entrare in un periodo in cui i mercati si adegueranno al quadro economico più luminoso e alle prospettive di tassi di interesse più elevati. Questo potrebbe indicare un ritorno alla normalità piuttosto che significare che il ciclo economico stia finendo in un modo che rappresenta una vera minaccia per i mercati azionari”.

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Report dell’Osservatorio Immobiliare Digitale

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

borsaL’Osservatorio Immobiliare Digitale (OID) presenta il Report sul mercato residenziale degli USA, realizzato in collaborazione con Opisas, società internazionale specializzata nella vendita ed intermediazione di investimenti immobiliari all’estero. Le vendite di giugno 2017 hanno fatto registrare un incremento dell’1.7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Degno di nota anche l’aumento del prezzo mediano di vendita degli immobili: +7.5% (sempre giugno 2017 su stesso mese 2016). Il Report, oltre a presentare un novero di dati interessanti e inediti, analizza anche la portata degli investimenti stranieri negli USA, in fortissima crescita, trainati dalla Cina. Presente anche l’Italia, al decimo posto.
“L’analisi del mercato residenziale statunitense – dichiara Diego Caponigro, Presidente OID e CEO di ReGold.it – è un importante insight per la valutazione e lo studio della situazione economica globale. Il Report si focalizza infatti anche sul costante e crescente interesse da parte degli investitori internazionali per questo mercato”. “Siamo molto orgogliosi – aggiunge Christian Calusa, CEO e Founder di Opisas – che OID ci abbia chiesto di collaborare a questo Report. La certificazione riconosciuta ad OPISAS (e attribuita da OID) sul processo di acquisto sul mercato immobiliare americano è un riconoscimento che ci riempie di soddisfazione. Sono molto orgoglioso dei traguardi che OPISAS ha raggiunto negli ultimi anni all’estero, dove ormai collaboriamo con diverse associazioni di categoria che ci considerano un partner serio ed affidabile per i propri associati.”

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Investimenti: i Pir fanno bene alla Borsa italiana

Posted by fidest press agency su domenica, 27 agosto 2017

La_Borsa_-_Dettaglio_-_Foto_di_Giovanni_Dall'OrtoI Piani Individuali di Risparmio (Pir) stanno sostenendo la Borsa italiana, che da inizio anno è una delle più brillanti del continente, e continueranno a farlo almeno fino alle prossime elezioni, ma non è tutto oro quel che luccica. Lo hanno sostenuto Gilberto Bassi, partner manager di Copernico Sim, Mario Fumei, private banker e Pierluigi Lotti, consulente finanziario, intervenuti al quarto e ultimo appuntamento di Economia sotto l’ombrellone 2017 sul tema: “Investire in un mondo che cambia fra crisi bancarie e crescita delle Pmi”, organizzato al Beach Aurora di Lignano Pineta da Eo Ipso Comunicazione ed Eventi e moderato dal giornalista Carlo Tomaso Parmegiani.I Pir, introdotti con l’ultima legge di bilancio, sono “contenitori di strumenti finanziari” nati con l’obiettivo di veicolare i risparmi delle famiglie verso le imprese italiane e in particolare verso le piccole e medie imprese, ossatura dell’economia italiana che fa gola ai capitali stranieri. «Si tratta di fondi comuni di investimento – ha spiegato Gilberto Bassi – che devono investire il 70% del loro capitale in strumenti sia azionari, sia obbligazionari di aziende italiane o con stabile organizzazione in Italia e di questo 70%, il 30 % deve essere investito in aziende medio piccole che sono, poi, la stragrande maggioranza delle imprese italiane e che fanno più fatica a trovare accesso al credito e a sostenere la competizione globale. Una bella idea, dunque, tanto più che c’è l’aggiunta del “regalo” dell’assenza di tassazione sui guadagni dopo cinque anni». La capitalizzazione di Borsa in Italia infatti, ha fatto notare Bassi, era di 418 miliardi nel 2016, e i Pir hanno raccolto circa 3 miliardi (con prospettive in netta crescita). «Peccato, però –ha commentato Bassi–, che le aziende che da inizio anno si sono quotate in borsa nel segmento dedicato alle Pmi (cioè quelle che avrebbero dovuto essere le maggiori utilizzatrici del Pir), siano solo sette, che con il collocamento hanno raccolto solo 188 milioni. Il che vuol dire che i soldi raccolti con i Pir sono prevalentemente serviti a comprare azioni di aziende già quotate».
Al di là della comunque interessante opportunità offerta dai Pir, i tre relatori nel tracciare lo scenario complessivo dell’anno che ci attende e delle opportunità di investimento, hanno dipinto un quadro molto complesso e da affrontare con prudenza, legato alle politiche statunitensi e ai riflessi di un possibile calo del mercato borsistico Usa dopo otto anni di crescita continua, ma anche a varie questioni aperte come la crescita cinese che rallenta, ma continua a ritmi imponenti, la politica giapponese che tiene lo yen molto basso per rilanciare le esportazioni, gli effetti della Brexit, che deve di fatto ancora avviarsi, sia sulla Gran Bretagna sia sull’Europa, e via dicendo. Anche sull’Italia, pur di fronte a una delle borse più brillanti del continente negli ultimi tempi (ma che ha perso il 28% negli ultimi dieci anni a fronte di un +55% di Francoforte, +38% di Parigi, + 14% di Madrid, +89% mondiale e +136% del Nord America) e nonostante qualche segnale di ripartenza del Pil, i tre relatori hanno consigliato un atteggiamento di prudenza perché il Paese continua ad avere un debito pubblico in crescita, nonostante i tassi bassi; una politica economica incerta; una burocrazia asfissiante. Per questo Lotti, Fumei e Bassi hanno suggerito agli investitori di evitare il “fai da te”, affidandosi a chi riesce ad avere uno sguardo più globale e la necessaria flessibilità per agire su mercati in continuo cambiamento, nonché l’indispensabile cultura finanziaria.Proprio sulla mancata cultura finanziaria degli italiani (37esimi in Europa) si è concentrata la seconda parte del dibattito. «Purtroppo in Italia – ha sostenuto Fumei – gli investitori per decenni hanno vissuto con i titoli del debito pubblico che rendevano molto, erano i famosi Bot-people, che non hanno avuto bisogno di conoscere a fondo i processi di investimento. In più c’è stato uno scarso interesse del sistema bancario a diffondere una cultura finanziaria che avrebbe sicuramente potuto penalizzare i ricavi delle banche stesse. Questo rischia di rivelarsi deleterio per ciò che potrebbe succedere sulle obbligazioni se, come è prevedibile, aumenteranno i tassi di interesse: molti confidano sull’assenza di rischio delle obbligazioni e dei titoli governativi, mentre in caso di un aumento dei tassi si troveranno ad affrontare perdite anche ingenti se dovranno vendere i titoli».
In conclusione i tre relatori hanno illustrato ai presenti le possibilità per i giovani di intraprendere un’attività nel settore finanziario sostenendo che si tratta di lavori che offrono opportunità decisamente interessanti e remunerative, ma che richiedono una passione, una preparazione di base di livello universitario molto solida, nonché aggiornamento e studio continui.

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È veneta la prima società in Europa quotata alla Borsa di Malta

Posted by fidest press agency su sabato, 15 aprile 2017

maltaMalta. È la veneta SFA S.p.A. la prima società in Europa ammessa al mercato Prospects, lanciato lo scorso anno dal Malta Stock Exchange e creato appositamente per facilitare il reperimento di capitale di rischio e di capitale di debito per le piccole e medie imprese europee. Si tratta di un’importante opportunità di finanziamento per le imprese a vocazione internazionale, che consente un canale alternativo al sistema bancario nel reperimento di risorse finanziarie finalizzate al sostegno dello sviluppo del business.
Con sede a Pianiga, nel Veneziano, l’azienda è attiva nel settore dello smaltimento di amianto friabile e delle bonifiche ambientali, settore in forte sviluppo ma particolarmente difficile per l’expertise professionale richiesto agli operatori del settore. A condurre l’operazione di quotazione al mercato Prospects è stata Demetra Corporate Advisors Ltd, in qualità di advisor accreditato da Malta Stock Exchange, con il supporto di Cortellazzo&Soatto, studio integrato ACB Group. Un percorso durato tre mesi di attività volte alla predisposizione del piano strategico, industriale ed economico-finanziario, agli adeguamenti statutari, all’analisi dei rischi, l’attività di due diligence e di verifica sulla corporate governance e, infine, la procedura di ammissione.
Grazie all’iniezione di liquidità che seguirà alla quotazione, SFA spa potrà dare attuazione al proprio piano di sviluppo strategico, portando il valore della produzione 2016 di circa 3 milioni di euro ai circa 5 milioni previsti per l’esercizio 2019. Ciò significherà, di pari passo, un incremento della base occupazionale e della redditività aziendale, consentendo in seguito anche di procedere a future acquisizioni. L’operazione garantirà inoltre un deciso rafforzamento della reputazione aziendale nei confronti di tutti i principali stakeholder.La quotazione di SFA è stata presentata come case history nel corso di due recenti seminari promossi da Demetra Corporate Avisors Ltd con il patrocinio di Confindustria Padova (23 marzo) e Confindustria Romagna (24 marzo) ai quali ha partecipato anche Malta Stock Exchange.

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Perché i costi sono fondamentali negli investimenti finanziari

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

borsaLa relazione fra costo pagato e qualità del prodotto/servizio ricevuto, pur con notevoli eccezioni, è un fatto del quale ciascuno di noi ha avuto più volte esperienza diretta. In genere, un prodotto di grande qualità costa di più di un prodotto di scarsa qualità.
Si può dire la stessa cosa anche per i prodotti/servizi finanziari?
La risposta veloce è un “NO” secco e forte. Vediamo perché?
La triade: rischio-rendimento-costo. In finanza esiste un rapporto ineliminabile fra rischio e rendimento atteso (da ribadire l’aggettivo “atteso”). A maggior rendimento atteso corrisponde un aumento del rischio.
Quando sottoscriviamo un prodotto finanziario o acquistiamo uno strumento finanziario lo facciamo puntando ad un certo rendimento atteso. Per far tentare di ottenere un certo rendimento atteso dobbiamo sopportare un certo livello di rischio. Se, nel sottoscrivere un prodotto finanziario subiamo dei costi, il rendimento atteso al quale possiamo puntare, a parità di rischio, sarà necessariamente inferiore. Il costo, quindi, diminuisce direttamente la “qualità” di ciò che vogliamo “comprare” cioè un certo livello di rischio/rendimento. In pratica è come se andassimo dal fruttivendolo a comprare 10 mele e qualcuna di queste fosse già morsa dal fruttivendolo.
L’industria del risparmio gestito “giustifica” questi costi con la “favola del bravo gestore” cioè la presunta capacità di battere il mercato producendo un rendimento maggiore a quello del mercato a parità di rischio. La narrazione che propongono i venditori della finanza è più o meno la seguente: un gestore professionista che si occupa dei tuoi risparmi è in grado di tirare fuori dai mercati un rendimento maggiore di quello medio, per questo si fa pagare. Purtroppo è statisticamente dimostrato che questa presunta capacità di estrarre maggiore rendimento a parità di rischio è semplicemente una favola. A parità di rischio, mediamente, a causa dei costi, si ha un diminuzione del rendimento netto.
In sintesi, quindi, il costo nei prodotti finanziari diminuisce direttamente la “qualità” del prodotto stesso, ovvero lo scopo per il quale lo sottoscriviamo.
Questa è la ragione più diretta per la quale in finanza maggior costo non significa maggior qualità ma l’esatto opposto.
L’incidenza dei costi nel servizio di consulenza
Oltre a fare un danno diretto, come abbiamo visto, nel settore degli investimenti finanziari i costi provocano un danno ancora più grave: influenzano le informazioni che gli investitori ricevono.
I vari venditori della finanza, ovvero i promotori finanziari (che adesso si fanno chiamare “consulenti”, ma rimangono agenti di commercio a tutti gli effetti) ed i bancari che si occupano di suggerire come investire i soldi dei clienti, non sono affatto liberi di proporre ciò che è realmente nell’esclusivo interesse dei clienti. Tutte queste persone consigliano gli investitori sulla base delle informazioni che ricevono dagli stessi intermediari che li pagano. Molto spesso, quindi, non è neppure una questione di mala fede di questi venditori. Le informazioni fuorvianti (quando non proprio ingannevoli) che danno ai clienti derivano da un mix di informazioni sbagliate che loro per primi ricevono dalle banche e varie pressioni commerciali.
Proprio a causa dei costi, agli investitori vengono proposte solo i prodotti tendenzialmente più costosi o comunque quelli che in quella fase sono incentivati dagli intermediari attraverso la propria rete di vendita.
Questo fa si che, di fatto, gli investitori non ricevano una vera consulenza finanziaria basata sui propri bisogni. Al contrario, nel migliore dei casi ricevono informazioni fuorvianti, nel peggiore ricevono informazioni false ed ingannevoli.
L’assenza di una vera consulenza finanziaria implica un danno ancora maggiore rispetto al minor rendimento dovuto ai costi. Il fatto di sottoscrivere prodotti o strumenti finanziari senza una vera consulenza finanziaria ed in presenza di informazioni fuorvianti fa sì che questi prodotti vengano utilizzati male. I clienti tendono a prendere più rischi di quelli che si potrebbero permettere e quando si accorgono che le cose vanno male si spaventano anche oltre il necessario e magari vendono nei momenti peggiori.Le statistiche dimostrano che i rendimenti dei fondi comuni d’investimento sono molto superiori della media dei rendimenti effettivamente percepiti dai clienti. Questo può apparire illogico e contraddittorio, ma è la pura realtà ed è causato dal momento in cui questi fondi sono sottoscritti e riscattati. Dire che un fondo negli ultimi 3 anni ha avuto un rendimento medio annuo, mettiamo, del 5% non significa che i loro sottoscrittori abbiano avuto lo stesso rendimento. Solo l’ipotetico sottoscritto che ha sottoscritto esattamente tre anni fa ed ha mantenuto le stesse quote fino ad oggi ha ottenuto quel rendimento. In genere, però, i fondi vengono sottoscritti nel momento peggiore, quando cioè i prezzi sono molto elevati, perché quando i fondi vanno bene è più facile per i venditori convincere i clienti a sottoscriverli. Viceversa i fondi vengono abbandonati quando vanno male. Le statistiche sulle sottoscrizioni e sui riscatti dei fondi comuni sono impietose. I pochi studi che sono stati pubblicati in materia indicano che il momento in cui i clienti sottoscrivono e disinvestono i fondi comuni d’investimento diminuisce il rendimento medio, rispetto a quello del fondo, di oltre il 2% all’anno! Questo è un problema molto più grande dei costi in sé, ma indirettamente deriva dal problema dei costi del risparmio gestito.

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Digital Magics: accordo con Innogest e i soci di Withfounders, che entreranno nel capitale dell’incubatore

Posted by fidest press agency su sabato, 24 dicembre 2016

La_Borsa_-_Dettaglio_-_Foto_di_Giovanni_Dall'OrtoDigital Magics, business incubator quotato sul mercato AIM Italia di Borsa Italiana (simbolo: DM), ha sottoscritto nella serata di ieri un accordo industriale con Innogest, uno dei più importanti fondi italiani di venture capital, specializzato in investimenti early stage, guidato da Claudio Giuliano e con gli altri soci di Withfounders, acceleratore seed fondato, insieme a cinque business angel e imprenditori seriali italiani, da Giulio Valiante (già coinvolto in operazioni di successo come Buongiorno-Vitaminic, SaldiPrivati, Jobrapido, Glamoo e Volagratis).A seguito dell’accordo, Digital Magics diventa il primo socio di Withfounders, con una quota del 35% del capitale della società. La partnership strategica siglata con i soci di Withfounders contribuirà pertanto anche alla crescita del valore del portfolio delle partecipate di Digital Magics, che si arricchisce, indirettamente, delle 13 startup in cui Withfounders ha già investito, insieme a società di venture capital e business angel, e che hanno registrato nel 2015 un fatturato aggregato superiore ai 15 milioni di Euro. L’accordo, inoltre, consoliderà e accelererà maggiormente il rapporto di collaborazione, già avviato, fra l’incubatore e Innogest, potenziando ulteriormente le attività di finanziamento e di sviluppo delle startup innovative di Digital Magics. L’ampliamento della compagine sociale di Digital Magics con l’ingresso di Innogest e di alcuni soci di Withfounders, consolida definitivamente la leadership del più importante incubatore italiano con la vocazione al “Digital Made in Italy”. L’accordo prevede la proposta all’Assemblea di Digital Magics (31 gennaio 2017) di un aumento di capitale con esclusione del diritto di opzione, riservato a Innogest e ai soci di Withfounders, da sottoscriversi in parte in natura con il conferimento del 35% di Withfounders (di cui il 28,8% da parte di Innogest) e in parte in denaro per circa Euro 600.000 (di cui Euro 500.000 da parte di Innogest)

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I mercati finanziari sono complicati? Magari…

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Maggio 2016

La_Borsa_-_Dettaglio_-_Foto_di_Giovanni_Dall'OrtoSpesso mi dicono che i mercati finanziari sono complicati, intendendo con questo termine “difficili da capire”.Tecnicamente, i mercati finanziari non sono complicati, sono complessi. Complesso, complicato e semplice sono termini che vengono tutti dalla stessa radice indoeuropea plek (parte, piega, intreccio). Da plek vengono i verbi latiniplicare (piegare) e plectere (intrecciare) così come il suffisso plex (parte). Un orologio, ad esempio, è un sistema molto complicato, ma non complesso. Una cellula è un sistema incredibilmente complesso perché al suo interno avvengono moltissime reazioni frutto dell’interazione non lineare di tantissime parti.
Perché è così importante distinguere ciò che è complesso da ciò che è solo complicato? Perché abbiamo bisogno di un armamentario teorico e di strumenti completamente diversi per studiarli e trarne le adeguate conseguenze.
Per poter studiare la realtà gli studiosi costruiscono dei modelli. I modelli sono una rappresentazione, in genere formalizzata da formule matematiche, di una porzione di realtà. Ad esempio in economia si parla di “equilibrio fra domanda ed offerta” per indicare un modello in base al quale all’aumentare dell’offerta il prezzo scende, all’aumentare della domanda il prezzo sale fino a quando si dovrebbe raggiungere un equilibrio fra le due cose. Questo è un pezzo del classico modello, costruito con banalissime equazioni di primo grado, sul quale si fonda tutta l’economia e quindi la finanza.
Qualsiasi modello, nessuno escluso, è necessariamente una semplificazione della realtà. Deve rappresentare in qualche modo un compromesso tra l’essere efficiente (cioè facile da utilizzare) ed efficace (cioè descrivere nel modo più rappresentativo possibile la realtà).Prima dell’avvento dei computer, tutta la scienza si basava su modelli non complessi i quali sono molto efficienti, ma anche poco efficaci. I modelli tradizionali, in sostanza, sono delle banalizzazioni della realtà. In ambiti nei quali l’interazione reciproca delle componenti è trascurabile (come la fisica classica) questi modelli funzionano molto bene. Ma per la grande maggioranza dei sistemi che ci circondano nel mondo reale, cioè per tutti i sistemi complessi, questa banalizzazione non funziona, spesso ci trae in inganno.Ad esempio, il modello del gas perfetto, costruito tra la fine del 1600 e l’inizio del 1800, prevede che il fluido sia del tutto privo di vischiosità. A causa di questa eccessiva semplificazione, non spiega il fenomeno della turbolenza.
Analogamente, la teoria economica tradizionale, per poter utilizzare formule matematiche gestibili con gli strumenti pre-informatici, ha costruito un modello il quale prevede agenti economici razionali, una concorrenza perfetta, assenza di vincoli all’impiego delle risorse e altre ipotesi assolutamente irreali.Non dovremmo stupirci del fatto che gli economisti non sono in grado di prevedere le crisi! Abbiamo escluso tutti i fattori di turbolenza dal modello che analizziamo e ci stupiamo del fatto che non comprendiamo perché nel mondo reale le cose vadano molto diversamente dal modello teorico?
Con l’avvento dell’informatica siamo in grado di studiare fenomeni complessi attraverso modelli (sia multi-agente, sia multi-fattoriali) complessi, ma purtroppo questa innovazione ha due problemi: 1) è ancora relativamente giovane e 2) è piuttosto “costosa” (non solo e non tanto in termini economici, quanto in termini di difficoltà di utilizzo).
Nel mondo scientifico però il problema dei modelli eccessivamente semplificati è un tema ormai assodato. A partire dagli anni ’70 si è sviluppata una “cultura della complessità” la quale ha anche implicazioni filosofiche molto rilevanti, potremmo dire al pari della fisica quantistica.Purtroppo in quasi tutti i campi – finanza compresa – siamo vittime di quella che io chiamo la “sindrome QWERTY”. Nelle prime macchine da scrivere, se si scriveva troppo velocemente i martelletti dei tasti si incastravano tra di loro. L’ing. Christopher Scholes, nel 1864 brevettò la disposizione dei tasti “QWERTY” perché rallentava i dattilografi evitando così che i martelletti s’incastrassero.A distanza di oltre 150 anni continuiamo ad usare ancora una disposizione dei tasti volutamente scomoda semplicemente perché è difficile cambiare! E’ faticoso cambiare anche – e soprattutto – perché c’è tutto un ecosistema attorno a quella scelta che tende a bloccare il cambiamento.Questo principio vale anche per i modelli scientifici che sono chiaramente inefficaci (ma molto efficienti).
L’errore di fondo dei modelli matematici che continuiamo ad utilizzare in finanza è facilissimo da comprendere: tutti i modelli non includono nelle loro formule il fatto che le scelte degli operatori economici si auto influenzano in circoli viziosi o virtuosi. Questo aspetto, apparentemente banale, cambia tutto!Crisi come quella del 2008 sono state causate anche grazie al fatto che i modelli matematici sui cui si basano praticamente tutti gli operatori nei mercati finanziari sono nati prima dell’arrivo della Teoria della Complessità e resistono ancora oggi, sebbene siano chiaramente inefficaci.
Praticamente tutti i prodotti e servizi offerti ai risparmiatori continuano ad essere fondati su questi modelli. Quando si acquista, ad esempio, un fondo comune d’investimento, una gestione patrimoniale, ecc. si sta comprando anche una metodologia d’investimento fondata su modelli palesemente non rappresentativi della realtà. Questi prodotti contribuiscono a creare turbolenze e disequilibri sui mercati.A livello sistemico il fatto di non utilizzare modelli complessi implica che non abbiamo strumenti per prevenire le crisi finanziarie. I modelli che usano la teoria economica classica non sono in grado di spiegare le crisi per il semplice fatto che sono basati sul concetto di equilibrio. Tutti i fattori che causano le crisi sono escluse dal modello per semplificarlo in modo sufficiente da utilizzare una matematica lineare.Ciò implica che i regolatori del mercato stesso, come è evidente in questa fase, adottino politiche le quali creano il terreno affinché si manifestino nuove turbolenze finanziarie. Se adottassimo modelli complessi per rappresentare i mercati, potremmo anche immaginare nuove regole di scambio nei mercati finanziari che riducano enormemente le perturbazioni, ma siamo distanti anni luce da queste conquiste.A livello individuale, invece, il fatto che in finanza si continui ad utilizzare modelli così vecchi espone il singolo risparmiatore a continui pericoli. Il risparmiatore medio, oggi, si trova nella condizione di un malato nelle mani di un medico del 700 che ignora concetti fondamentali di fisiologia dell’organismo e prescrive salassi per curare la quasi totalità delle malattie.
Abbiamo visto che i mercati finanziari non sono semplicemente complicati, ma sono bensì complessi, nonostante il fatto che i modelli sui quali si basano tutti coloro che vi operano, compresi i regolatori, ignorino questo aspetto assolutamente fondamentale. Che fare allora, sapendo questo?La prima cosa è non credere alle favole che ci racconta l’industria del risparmio gestito (come quella del “bravo gestore”) e usare gli strumenti finanziari con grande prudenza partendo dal concetto che il primo obiettivo in finanza è evitare le grandi perdite. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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KHB Shanghai Kehua Bio-Engineering acquisisce l’italiana Technogenetics

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2015

Milano. KHB shanghai-china Kehua Bio-Engineering Co., Ltd quotata alla Borsa di Shenzhen e uno dei più importanti produttori di kit per la diagnostica in vitro in Cina, ha annunciato oggi la firma dell’accordo con Technogenetics, dinamica azienda italiana nel campo dell’immunodiagnostica con sede a Lodi. KHB acquisisce Technogenetics e gli asset della diagnostica in vitro di Altergon Italia, azienda che sviluppa innovative formulazioni farmacologiche e nuovi principi attivi per uso farmaceutico.Secondo i termini dell’accordo, KHB Shanghai Kehua Bio-Engineering Co ha acquisito il 100% di Technogenetics con un investimento di 28,8 milioni di Euro: 18,8 milioni per l’acquisizione e i restanti 10 milioni destinati allo sviluppo aziendale nei prossimi 18 mesi. Da questo accordo nasce una nuova azienda, Technogenetics Holding, che integra l’innovativa attività di ricerca nell’immunodiagnostica di Technogenetics con i 30 anni di esperienza nella produzione di kit per la diagnostica in vitro di KHB Shanghai Kehua Bio-Engineering Co. In seguito all’acquisizione di Technogenetics da parte di KHB, Altergon Italia integrerà nella nuova azienda il suo spin-off di diagnostica in vitro, che include un centro di Ricerca & Sviluppo a Morra de Sanctis in provincia di Avellino e altre due sedi in Cina a Qingdao e Shenzhen. Il capitale azionario di Technogenetics Holding sarà detenuto per l’80% da KHB e per il rimanente 20% da Altergon.“Siamo molto soddisfatti di questo accordo con Technogenetics, che è una delle più innovative aziende italiane di immunodiagnostica. Questo accordo segna un ulteriore successo commerciale nella nostra strategia di partnership”, afferma Mr Tang Weiguo, Presidente di KHB Shanghai Bio-Engineering Co.. “Sono fermamente convinto che l’esperienza di Technogenetics nel campo della diagnostica in vitro possa contribuire allo sviluppo di prodotti innovativi e di valore per il mercato cinese e offrirà a KHB Shanghai Bio-Engineering Co. nuove opportunità di business nei mercati europei e del Nord America”.“Questo accordo con KHB Shanghai Kehua Bio-Engineering Co, spiega Salvatore Cincotti, Amministratore Delegato di Technogenetics e Altergon Italia, è molto importante per lo sviluppo di nuove possibilità di business delle sedi italiane ed è una tappa fondamentale per il riconoscimento del valore della nostra R&D in un campo così competitivo come quello della diagnostica”.
“Con questa operazione, dice Giorgio Pisani, Presidente di IBSA Italia, precedente proprietaria di Technogenetics attraverso la sua sussidiaria Bouty SpA, abbiamo creato le migliori condizioni per un ulteriore sviluppo di Technogenetics e per impiegare la sua esperienza nello sviluppo di nuovi prodotti per la diagnostica in vitro. Allo stesso tempo, come IBSA Institute Biochimique, grazie alle nuove risorse potremo concentrare i nostri sforzi nel settore farmaceutico nella ricerca clinica, nostro core business”.
Per questo accordo IBSA/Bouty/Altergon si è avvalsa della consulenza di Financial Technologies SA, azienda svizzera specializzata in M&A, mediante le sedi operative situate in Svizzera e in Cina.

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